ACEC Lombardia. Atti del convegno. 19 febbraio 2011

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1 Atti cover corretto 1_Layout 1 27/06/ Pagina 1 ACEC Lombardia In collaborazione con Ufficio Comunicazioni Sociali Diocesi di Milano ITL s.r.l. Settore Sale della Comunità Agis Lombardia IL DIgITALE nella SALA DELLA CoMUnITà: gestire LA TrAnSIzIonE 19 febbraio 2011

2 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 1 Si ringraziano: i relatori, i direttori di Sala della Comunità intervenuti, il cinema "Conca Verde" di Bergamo che ha ospitato il convegno.

3 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 2 Indice Abitare la sfida digitale. Introduzione di don Gianluca Bernardini. Pastorale delle Sale della Comunità, diocesi di Milano. MATERIALI DAL CONVEGNO 1. Introduzione ai lavori. Don Davide Milani. Responsabile Ufficio Comunicazioni Sociali dell Arcidiocesi di Milano e Delegato Acec per la Lombardia 2. Digitale: sguardo storico e prospettive future D-cinema e altri sistemi a confronto. Andrea Rescigno. Tecnico di post-produzione digitale Digitale e 3D: conoscere per orientarsi. Matteo Bertolotti. Responsabile della programmazione del Sas di Bergamo Luci e ombre di una transizione. Sergio Oliva. Responsabile programmazione di Circuito Spaziocinema La peculiarità delle Sale della comunità nel passaggio al digitale. Francesco Giraldo. Segretario Generale Acec 3. Digitale vissuto: le esperienze Testimonianze di: Salvatore Indino Direttore Sala della comunità Cristallo di Cesano Boscone (MI) Matteo Pacchioni Direttore della Sala della comunità Capitol di Sermide (BG) Sergio Bona Responsabile Sala della Comunità di Collebeato (BS) Matteo Bertolotti Cinema Conca Verde di Bergamo

4 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 3 Abitare la sfida digitale Sono ben lieto di presentare gli atti del Convegno svoltosi a Bergamo il febbraio scorso che ha visto non solo una numerosa partecipazione delle sale lombarde, ma che ha avuto anche riscontri positivi per la qualità degli interventi svolti. Non semplici annunci, non inutili allarmismi, non vuote parole, ma concrete risposte ai bisogni delle nostre realtà diocesane che si apprestano a vivere la sfida digitale come impulso per ricomprendersi e rilanciarsi nel panorama odierno che sta vivendo velocemente un importante storica trasformazione. Occorre perciò non perdere la memoria di quanto è stato detto e fatto fin qui. Le basi sono state gettate (Rescigno) e su queste basi dovrebbe ripartire il nostro lavoro come esercenti, animatori delle nostre sale della comunità per continuare, in una tradizione che si rinnova, l antica missione (Milani). Stare dentro questa trasformazione è d obbligo (Oliva e Bertolotti) per restare vivi e attivi. Tutto questo non per seguire semplicemente una nuova moda, una nuova tecnologia, ma perché il digitale cambierà sempre più il nostro modo di pensare, percepire e riproporre la realtà cinematografica. Siamo di fronte ad un cambio epocale che chiede di rimettere in moto tutto il sistema (Giraldo). Abbiamo un associazione, come quella dell Acec, abbiamo i nostri SAS che ci accompagnano e sono pronti a sostenere l intero cammino di trasformazione. Non siamo perciò soli ed isolati. Se in ultima analisi le decisioni concrete dovranno essere prese dai singoli esercenti o dalle singole parrocchie, le diocesi faranno il possibile per suggerire puntuali riposte per ciascuno. A voi tutti l impegno a restare dentro questo cammino che è appena iniziato, ma che chiede prontamente azioni concrete per non rimanere fuori da questo nostro mondo sempre più digitalizzato. Don Gianluca Bernardini Pastorale Sale della comunità Diocesi di Milano

5 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 4 Introduzione Gli amici dell Acec delle altre diocesi della Lombardia mi hanno incaricato di introdurre e condurre i lavori di questa mattinata. E una grande soddisfazione poter essere qui davanti a così tanti operatori, direttori, volontari che operano nelle realtà delle Sale della comunità. È una soddisfazione perché i termini che più spesso ingiustamente ci vengono restituiti quando si parla di cinema, di teatro, di Sale della comunità, di impegno delle parrocchie per la cultura, sono purtroppo quelli di crisi, fatica, gente che se ne va, gente che non c è. Io sono certo, e ne ho una prova tangibile questa mattina, che non è così per noi; il nostro movimento non è in dissoluzione: certamente vive tante difficoltà, ma tiene, cresce, continua a riflettere. Noi non ci accontentiamo - lo sento dire da tanti operatori, tanti direttori di Sale, tanti responsabili diocesani delle Sale della comunità dell Acec - di andare avanti, di restare solo per difendere la posizione. Anche perché non solo è un atteggiamento non vincente, ma è un atteggiamento non ammissibile per chi opera dentro le Sale della comunità. Il nostro lavoro, la nostra missione, il nostro impegno dentro le Sale della comunità è simile a quello di chi decide di attraversare un percorso, di raggiungere una vetta, di fare una scalata, di arrivare in cima ad una montagna. Una Sala della comunità quando esiste, quando gioca la sua partita, quando riceve il mandato dalla propria comunità parrocchiale, dalla propria diocesi, dal proprio territorio, non può accontentarsi di mantenere la posizione perché mette a rischio un patrimonio che da decenni, da anni, da lustri, quel territorio ha consegnato. Mette a rischio una storia, mette a rischio la possibilità di stare sul quel passaggio fondamentale per le nostre comunità cristiane che è lo snodo tra la cultura e la fede, tra chi sta dentro la comunità cristiana e chi sta fuori. Se questa possibilità va persa si crea una situazione simile a quella di chi attraversa un passaggio in montagna: si va giù e ci si fa molto male, perché viene meno l opportunità di presidiare quel territorio, di usare dentro la comunità cristiana quella carta che solo nella Sala della comunità si può utilizzare. Questa traversata corrisponde ad una fase di cambiamento. Qualche sociologo sostiene che sarebbe opportuno evitare di dire che siamo in fase di transizione perché una delle caratteristiche della modernità è quella di essere nella transizione permanente, come a dire che il treno è in movimento, ma già per definizione lo è forse, semplicemente, ci dovremmo abituare a transizioni veloci. Questa mattina vogliamo capire un aspetto fondamentale di questa transizione che non è solo una questione tecnologica, non è solo una competenza da portare a casa. La sfida è quella del digitale, a partire dal presupposto che non è solo maturando conoscenze tecniche che risolveremo i problemi, la tecnologia da sola non può fare miracoli. Tenendo presente di nuovo il paragone con la scalata in montagna, non è possibile semplicemente pensare che l acquisto di un bel giubbetto termico e di una buona piccozza ci diano la garanzia di arrivare in cima. Certo, l attrezzatura inadeguata ci può mettere a repentaglio. Ma innanzitutto sono necessari gambe allenate, fiato, intelligenza, sguardo strategico e buona compagnia per arrivare in alto in montagna. Allo stesso modo, parlando di Sale della comunità, è necessario rendersi conto che in questa traversata, in questa scalata, abbiamo dei compagni di viaggio: non siamo da soli. Qui ci sono un centinaio di Sale della comunità, c è un movimento, c è una presenza, c è un associazione, l Acec, che crede nel lavoro comune. Ci sono le nostre diocesi, le nostre comunità cristiane che ci hanno dato il mandato. Pur nella consapevolezza che non è la tecnologia a salvarci, siamo convinti però che la tecnologia va conosciuta. Inoltre siamo certi di avere una buona compagnia, certi di avere un movimento che ci sostiene e certi di avere degli esperti che volentieri si mettono a disposizione per aiutarci a capire lo scenario in cui ci stiamo muovendo, il territorio, il sentiero, i tipi di sassi, le tecnologie che è bene tenere presenti. don Davide Milani Responsabile Ufficio Comunicazioni Sociali dell Arcidiocesi di Milano Delegato Acec per la Lombardia

6 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 5 Digitale: sguardo storico e prospettive future D-cinema e altri sistemi a confronto Buongiorno, sono molto felice di avere la possibilità di essere qui con voi perché credo che sia molto importante per gli esercenti in questa fase di transizione dalla pellicola al digitale avere una buona conoscenza dei concetti di base, in modo che possano fare scelte senza farsi influenzare dalla moda, come per esempio il 3D, o da un particolare sistema. Prima di iniziare con la presentazione, vorrei accennarvi il motivo per cui si è arrivati al passaggio dalla pellicola al digitale. La pellicola 35 millimetri è un supporto che esiste pressoché identico ormai da più di un secolo, dalla sua invenzione alla fine del 1800 per mano di Edison. Potreste prendere un film girato da Edison e proiettarlo in un qualsiasi cinema di oggi (anche se rischiereste di mandare a fuoco il cinema perché le pellicole di nitrato usate all epoca erano estremamente infiammabili, e comunque le strutture di oggi non hanno il mascherino e l obiettivo adatti per il fotogramma muto). Perché allora si sta abbandonando il 35 millimetri? Perché è cambiato completamente il modo di girare i film. Fino alla fine degli anni Settanta i film erano girati in pellicola, montati in pellicola e gli effetti speciali (che allora si chiamavano effetti ottici) erano realizzati in laboratorio in pellicola. L immagine proiettata al cinema era un immagine fotochimica, ottenuta in pellicola con un obiettivo della cinepresa e proiettata con un altro obiettivo del proiettore. Ma a cominciare più o meno dal 1980 in America (e dagli anni Novanta in Italia), l elettronica ha cominciato ad essere utilizzata anche per la produzione di film. All inizio solo per il montaggio: il negativo girato sul set veniva passato in un apparecchio chiamato telecine ricavandone una versione in video. L immagine video così ottenuta era utilizzata esclusivamente per il montaggio, finito il montaggio si continuava con le lavorazioni tradizionali: si tagliava il negativo, si integravano gli effetti ottici, i titoli, e alla fine si stampavano le copie. A partire più o meno dal 2000 è entrato in uso un sistema chiamato digital intermediate. Il negativo di macchina viene ora immediatamente convertito in digitale e poi archiviato. L immagine digitale ad alta definizione minimo 2K (dove 2K è la larghezza del fotogramma, punti) viene utilizzata per tutte le lavorazioni successive. Alla fine delle lavorazioni si ottiene una sequenza di fotogrammi digitali, e da questa si ricavano poi tutti i formati di distribuzione, inclusa la pellicola 35mm. Per la produzione dei positivi 35mm da proiezione, i fotogrammi digitali passano in un apparecchio chiamato film recorder, che è l opposto dello scanner e serve a produrre un internegativo o un interpositivo (a seconda di quello che è necessario), da cui si ricavano poi le copie 35 millimetri con le normali procedure di laboratorio. Quindi l immagine che si vede oggi in una proiezione in 35 millimetri in realtà è già digitale (con qualche eccezione, soprattutto nelle produzioni italiane). Inoltre i film vengono girati sempre più spesso con cineprese digitali, escludendo del tutto l uso della pellicola. Il motivo per cui il passaggio alla proiezione digitale è cosa recente è semplicemente il costo: i proiettori digitali infatti costano cifre non trascurabili, fino a qualche anno fa addirittura al di fuori della portata di quasi tutti i cinema. Inoltre non esisteva una tecnologia di proiezione adatta a coprire uno schermo sufficientemente grande con risultati di qualità adatta ad una proiezione in sala cinematografica. Oggi questi problemi sono stati risolti: esistono proiettori digitali in grado di illuminare qualsiasi schermo cinematografico con lo stesso livello di luce del 35 millimetri. Parlando di digitale dobbiamo notare alcune differenze importanti. Prima di tutto tra D-cinema, che è il sistema di proiezione digitale pensato e sviluppato appositamente per le sale cinematografiche, e E-cinema, che è un sistema di proiezione video basato su un normale proiettore full HD, sia pure di sufficiente luminosità e qualità d immagine. L immagine D-cinema esiste infatti in due formati, entrambi diversi dal video full HD: il 2K, che corrisponde a punti di larghezza e punti di altezza, e il 4K, che corrisponde a punti di larghezza e

7 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina di altezza. Il full HD invece ha una risoluzione di per punti. Non è quindi possibile comprare un normale proiettore full HD e utilizzarlo per una proiezione cinematografica D-cinema, perché il formato dell immagine non è lo stesso. Inoltre, le case di distribuzione cinematografiche vogliono proteggere i loro materiali dalla pirateria e per farlo inviano le copie digitali (chiamate DCP, Digital Cinema Package) ai cinema in formato cifrato. Questo formato può essere decifrato solo da un server D-cinema, che contiene al suo interno circuiti specializzati e fisicamente protetti per evitare manomissioni. In più è necessario possedere un piccolo file addizionale, chiamato KDM (Key Delivery Message), che viene inviato ai cinema dalle distribuzioni insieme ai film e che è specifico per ciascun server (e quindi per ciascuna sala), che oltre a fare da chiave per decifrare il DCP stabilisce l intervallo di date in cui il film può essere proiettato. Inoltre, anche il collegamento tra server e proiettore è cifrato, per evitare che si possa collegare un registratore al posto del proiettore e creare una copia pirata del film. Solo i proiettori D-cinema contengono l elettronica necessaria a decifrare il video inviato dal server, quindi non è possibile utilizzare un normale proiettore video. Quindi, solo i sistemi D-cinema completi sono in grado di proiettare materiale commerciale distribuito in DCP. Questo è un punto cruciale, perché esistono soluzioni offerte da alcune società che vendono pacchetti chiavi in mano, che non sono però in grado di proiettare materiali distribuiti dalle case di distribuzione, ma soltanto materiali video distribuiti dalla stessa società, che si occupa quindi di fornire anche i contenuti. Queste soluzioni sono ovviamente più economiche rispetto ad un sistema di cinema digitale completo, ma bisogna sempre tener presente che non si tratta di un impianto D-cinema e quindi non è possibile proiettare i contenuti distribuiti alle normali sale digitali. Due grandi distribuzioni hanno già previsto una data oltre la quale non forniranno più pellicole 35 millimetri: la fine del Questo significa che la questione oggi non è più se passare al digitale, ma quando farlo. I laboratori di sviluppo e stampa lavorano già oggi con margini di guadagno estremamente ridotti e solo su grossi volumi. Man mano che le sale si convertono al digitale e gli ordinativi di copie in 35 millimetri scendono, è sempre meno conveniente stamparle. Nel momento in cui le grosse distribuzioni non ordineranno più quantitativi sufficienti di copie in 35 millimetri, i laboratori cesseranno di produrle. Le tempistiche non sono ancora così certe, ma è sicuro che questo avverrà, anche se non tutti i cinema avranno completato la conversione al digitale. Ora, questo può sembrare una costrizione da parte dei distributori, e per certi aspetti lo è, visto che uno dei motivi per cui i distributori cercano di spingere la proiezione in digitale al posto di quella in pellicola è il risparmio economico, perché stampare copie 35mm è un procedimento costoso. Anche la distribuzione fisica delle copie è costosa, visto il peso e l ingombro, mentre gli hard disk utilizzati per la distribuzione delle copie digitali sono molto più piccoli e leggeri, e possono essere cancellati e utilizzati nuovamente per altri film. Inoltre, con il digitale è possibile arrivare a utilizzare la distribuzione via satellite. Anche in quest ultimo caso è necessario distinguere tra la distribuzione via satellite dei DCP il sistema attraverso il quale un cinema riceve via satellite gli stessi identici dati che avrebbe dalle major su hard disk e la distribuzione via satellite di eventi in diretta. La distribuzione di eventi in diretta significa infatti che il cinema ha un ricevitore satellitare collegato al proiettore e proietta in tempo reale quello che gli viene inviato. Invece la distribuzione via satellite dei DCP prevede l invio del materiale non in tempo reale ma qualche giorno prima, a cui segue la memorizzazione sul server del cinema e la proiezione. La distribuzione via satellite dei DCP avverrà però in un secondo momento, perché le distribuzioni devono ancora stringere accordi con i fornitori di servizi satellitari. Il cinema non dovrà comunque fare nuovi investimenti se non la parabola, perché tutto il resto dell impianto di proiezione D-cinema rimarrà esattamente lo stesso. È importante sapere che l installazione di un impianto di proiezione D-cinema non limita alla

8 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 7 proiezione dei soli DCP, poiché può proiettare qualsiasi altro contenuto video. I proiettori D- cinema hanno infatti dei connettori video a cui collegare lettori Blu-ray oppure DVD, o anche per alcuni modelli un ricevitore satellitare tradizionale. Ovviamente possedere il proiettore non esclude dai problemi legali: per proiezioni pubbliche è sempre necessaria l autorizzazione Siae. Per concludere: un sistema D-cinema vero è un investimento maggiore rispetto a un sistema di video proiezione, però è anche molto più flessibile perché permette di proiettare tutti i tipi di contenuti. E non c è da temere che nel prossimo futuro i sistemi diventino obsoleti e cambino gli standard, perché gli standard di distribuzione D-cinema sono stati progettati in modo da mantenere la compatibilità anche in futuro. Questo significa che, ad esempio, quando si passerà dal 2K al 4K, i cinema che hanno un impianto 2K non avranno problemi, perché qualsiasi impianto 2K può già oggi proiettare così com è un DCP 4K, ovviamente riprodotto a 2K. Invece, la prima generazione di proiettori digitali, quelli che vengono identificati come 1.3K, oggi non è più in grado di proiettare nulla se non i formati video previsti all epoca, perché non sono stati pensati per essere collegati ad un server in grado di decifrare i DCP e perché la risoluzione 1.3K non è entrata negli standard finali del cinema digitale. La durata media prevista per un sistema D-cinema, prima della necessità di interventi di manutenzione importanti, va dai 10 ai 15 anni, quindi c è la possibilità di recuperare l investimento anche per sale che non hanno grossi volumi di pubblico. Andrea Rescigno Tecnico di post-produzione digitale

9 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 8 Digitale e 3D: conoscere per orientarsi Farò una panoramica abbastanza veloce sulle strutture digitali esistenti introducendo anche qualche piccola nota legata al 3D. Nella parte finale del mio intervento ho predisposto un riassunto di ciò che è accaduto per quanto riguarda l uscita di copie digitali nei mesi di gennaio e febbraio. Il collega Rescigno ha parlato di due case che non stamperanno più in 35mm alla fine del 2012, secondo me la data è molto più vicina e i dati delle uscite del mese di febbraio dovrebbero far suonare qualche campanello d allarme per le sale della comunità. Innanzitutto vi ricordo che il digitale non corrisponde al 3D. Un proiettore digitale proietta non necessariamente e non solamente i film che vengono distribuiti in 3D. Il passaggio al digitale è una cosa ormai certa, si tratterà di capire quale sarà la data esatta. Mentre sul futuro del 3D ci sono ancora dei grossi punti di domanda. Di fatto non esiste ancora la certezza che questo sistema continuerà ad esistere. Alcune sale hanno fatto la scelta di montarlo e ne hanno avuto anche un riscontro economico. A sale di minore grandezza - minore a livello di resa economica - consiglio di andare con i piedi di piombo. Infatti, ci sono film che escono in 3D e incassano e film che non incassano né in 3D né in 2D. Per esempio gli incassi dei recenti film in 3D Gulliver e Sanctum, seppure significativi considerando il week-end in cui sono usciti, non sono minimamente paragonabili a quelli di Avatar o di Alice e in parte anche di Toy Story 3. Per le due tipologie di sistema digitali esistenti che Andrea Rescigno ha illustrato mi limito ad indicare qualche ditta: Cinemeccanica, Christie, Prevost, Kinoton per il 2K DCI, e Microcinema e Digima per il secondo sistema. Le sale della comunità che possiedono il primo sistema, il 2K DCI, si appoggiano ancora ai Sas per il reperimento dei film e ritirano il film sotto forma di hard disk dallo stesso magazzino dov è depositata la pellicola. Successivamente la sala scarica il film sul suo server e riceve tramite delle dal distributore i file KDM che abilitano la sala alla proiezione del film per una fascia di tempo ben definito contrattualmente. Questo sistema ha un grosso vantaggio perché ultimamente si è verificata la mancanza di disponibilità di copie in 35mm a ridosso del giorno di uscita. Un caso clamoroso è stato Benvenuti al sud, che ha avuto un uscita discreta in Lombardia ma l inatteso successo ha ritardato la disponibilità di copie 35mm per le nostre sale. Con il sistema digitale questo problema non c è, poiché dopo che una sala ha scaricato il film dall hard disk questo è a disposizione di altre sale. Ovviamente dato da non trascurare questo non risolve il problema delle esclusive e delle scelte della distribuzione sugli smontaggi ma risolve almeno i problemi del passaggio di copie. Il vantaggio del D-cinema è anche quello di poter proiettare dei contenuti alternativi, stanno infatti nascendo alcune aziende che producono eventi. Il secondo sistema, quello legato principalmente a Microcinema e Digima, ha uno standard di partenza di 1.3K. La maggior parte delle sale che hanno scelto questo sistema sono sale parrocchiali. Gli unici film che sono a disposizione per queste sale sono quelli che Microcinema o Digima contratta di volta in volta (o con contratti annuali) con le case di distribuzione. Chi ha montato un sistema 1.3K deve iniziare a pensare di convertirsi al cinema a 2K poiché molte major non passeranno attraverso il canale dell 1.3K, perché i proiettori a 1.3K sono in numero insignificante nel mercato nazionale. Chi è dotato di un sistema 1.3K, inoltre, non può montare un sistema per il 3D. Un consiglio che do alle Sale della Comunità è di farsi fare preventivi da diverse ditte del settore perché risparmiare è possibile, anche cifre veramente significative! Per quanto riguarda il 3D, volevo specificare la differenza tra occhialini attivi e occhialini passivi. L occhialino attivo è un occhiale che ha una batteria al suo interno. Il costo di ogni occhiale attivo è di circa 40 euro e quindi va consegnato allo spettatore appena prima della visione e ritirato dopo. È inoltre necessario prevedere di avere almeno il doppio degli occhialini rispetto ai posti della sala, perché tra una proiezione e l altra ogni occhiale va disinfettato da un apposito macchinario, che va anch esso acquistato. Per le Sale della comunità questo sistema comporta una ulteriore difficoltà. Per esempio considerando una realtà che conosco molto bene, quella di Osio Sotto, osserviamo che durante l intervallo i ragazzi escono dalle uscite di emergenza per correre al bar

10 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 9 dell oratorio. Ogni occhiale che viene così a mancare, o viene danneggiato, comporta un danno economico abbastanza significativo. Con l occhialino attivo c è quindi la necessità di avere volontari che controllino che in sala che tutto vada per il verso giusto e che non ci siano danni o furti agli occhialini. Invece con il sistema passivo, gli occhialini forniti sono meno belli (il costo è tra i 70 centesimi e 1 euro l uno) ma usa e getta. Lo spettatore più rispettoso per l ambiente può comunque conservare gli occhialini e riutilizzarli per la visione successiva. All Uci di Curno i cartelli nell atrio recitano Usalo e tienilo : a chi riporta l occhiale viene scalato 1 euro dal prezzo del biglietto (il canone di affitto dell occhialino stesso). Con questo sistema non si ha la necessità di avere in sala volontari che controllino i furti o i danneggiamenti degli occhialini, c è però la necessità di montare uno schermo argentato, e il costo di questa apparecchiatura è indicativamente di 30 mila euro. Una cosa che non ho detto riguardo al sistema di occhiali attivi è che bisogna montare dei particolari sensori in sala, mentre per il sistema passivo basta posizionare un apparecchio davanti al proiettore e sostituire lo schermo. Ora vorrei elencarvi quattro film usciti tra la fine di gennaio e metà febbraio e il relativo numero di copie digitali e 35mm uscite in Lombardia. Animals United è uscito il 21 gennaio in 20 copie digitali e 7 copie 35mm. I fantastici viaggi di Gulliver (4 febbraio) 54 copie digitali e 6 in 35mm. Sanctum (11 febbraio) è uscito in 31 digitali e 3 copie in 35mm. Per Il Grinta l agenzia che ha l appalto per la profondità dei film Universal ha inoltrato alla direzione centrale della Universal 17 richieste di copie 35mm ma si è vista recapitare solamente 4 copie in 35 millimetri. Quando ci sono poche copie in 35mm e tutte date ai multiplex con contratti di noleggio di 4/5 settimane, si presenta un grosso problema per le nostre realtà: per tutte le nostre sale che prima erano abituate a proiettare film in terza o quarta settimana, il film non è più disponibile. Le copie rimangono bloccate nei multiplex oppure alcune copie già confermate vengono sprogrammate il martedì precedente il fine settimana di programmazione, sempre perché il multiplex prosegue la programmazione. Sprogrammare al martedì sera una sala che fa gli immediati proseguimenti non è poi una cosa così anomala, ma ora noi Sas ci troviamo ad affrontare questa situazione sempre più spesso. Per le sale che avevano richiesto il film con diverse settimane di anticipo e già affisso i manifesti si creano diversi problemi, anche di fiducia da parte del pubblico e nei confronti del Sas. Ho fatto qualche telefonata alle distribuzioni importanti per capire se esiste o potrebbe esistere una soluzione a tutto ciò sull esempio di Medusa che da circa quattro anni edita a distanza di quattro mesi dall uscita dei film nelle sale dei Dvd particolari, chiamati Dvd theatrical, ritirabili a presso la loro sede e programmabili secondo condizioni di noleggio simili alla pellicola. Essendo i proiettori Dvd molto meno costosi dei sistemi digitali, se tutte le case seguissero questo esempio, alcune Sale in forti difficoltà economiche potrebbero risollevarsi. Sull onda di questa esperienza Medusa mi sono domandato se fosse possibile accorciare i tempi del Dvd theatrical a un mese, un mese e mezzo, e dare la disponibilità di questi Dvd alle nostre sale. Ho ricevuto un no secco di risposta dalle distribuzioni principalmente perché e in parte è anche giusto che sia così le distribuzioni vogliono tutelare le strutture commerciali che stanno sostenendo grossi investimenti per la digitalizzare delle sale. Molti multiplex non hanno problemi a fare investimenti per digitalizzarsi, però esiste una fascia di sale commerciali ancora gestite da persone fisiche che sono sì pronte a convertirsi al digitale, ma effettivamente non sono in grado di farlo in tempi strettissimi. Questo significa che se nell arco di un anno, un anno e mezzo, queste sale si convertiranno al digitale, non solo non avranno più problemi di reperimento copie, ma daranno una mano molto importante a quelle piccole realtà che non sono in grado di convertirsi perché le poche copie 35mm ancora stampate saranno a disposizione delle piccole realtà. Matteo Bertolotti Responsabile della programmazione, Sas di Bergamo

11 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 10 Luci e ombre di una transizione Buongiorno, prima di cominciare mi presento perchè non vengo dal mondo delle sale della comunità e molti di voi non mi conoscono. Mi chiamo Sergio Oliva e insieme ad altri colleghi mi occupo della programmazione e dell organizzazione di eventi cinematografici per Spaziocinema. Il nostro gruppo gestisce direttamente due multisale a Milano, l Anteo e l Apollo, un multiplex di 7 schermi a Cremona e 3 cinema con altri 7 schermi nella città di Monza, inoltre insieme ai gestori collaboriamo alla programmazione di altre 6 sale lombarde. Il mio intervento di oggi non sarà tecnico e neppure vi dirò se il 2012 sarà l anno in cui i distributori smetteranno di stampare copie in pellicola e tutte le sale italiane se vorranno programmare film di prima visione dovranno, di conseguenza, essere digitalizzate, ma sono convinto che questo, e qui aggiungo purtroppo, presto o tardi avverrà. Purtroppo perchè i costi di questa rivoluzione tecnologica li stanno sostenendo in gran parte gli esercenti. Inoltre il digitale è in continua evoluzione quindi quello che installiamo ora, probabilmente sarà superato tra cinque o sei anni. All Apollo abbiamo comprato un proiettore digitale 5 anni fa e quest anno un altro che è stato messo in una seconda sala, vi posso assicurare che se dovessimo proiettare lo stesso film nelle due sale ci accorgeremmo della differenza di luminosità soprattutto nei film in 3D. In considerazione del fatto che dovremo, prima o poi, sostituire i nostri proiettori con quelli digitali, credo convenga fare un investimento completo, cioè predisporre la sala per tutti i tipi di proiezione esistenti in modo da poter avere più opportunità di programmazione. Speriamo che con l aumento della domanda i prezzi si abbassino. La più significativa opportunità che ci dà il digitale è la possibilità di diversificare le nostre programmazioni, molto di più di quello che abbiamo fatto fino ad oggi. Non ci dovrebbe più essere il problema dell indisponibilità delle copie. Tutti nello stesso giorno d uscita di un film potrebbero, potenzialmente, programmarlo. Esiste una legge nel nostro paese che tutela la libera concorrenza e non si capisce per quale motivo questo nel nostro settore non sempre avvenga. Spesso ci siamo sentiti dire: non abbiamo copie a disposizione, oppure, per avere il film in prima battuta mi devi dare un minimo garantito per la stampa della copia. Una volta che tutte le sale saranno digitalizzate questo problema, teoricamente, dovrebbe essere superato, ma non ci conterei molto. Infatti, a mio avviso, è più facile modernizzare tutto il parco sale d Italia che cambiare la mentalità distributiva. Il mercato delle sale è in continua evoluzione e ultimamente abbiamo assistito a una forte concentrazione da parte di due gruppi (The space cinema e Uci cinemas) che insieme hanno circa il 40% del mercato. È facilmente intuibile che avere un peso così rilevante dia forza contrattuale e quindi consenta di ottenere, su tutte le programmazioni, migliori condizioni economiche rispetto alle piccole realtà che sempre di più avranno meno voce in capitolo. Ecco perchè ritengo sia importante, anche per le Sale della comunità, fare sistema. Di fatto se tutte le vostre sale fossero coordinate e programmate, almeno per i film di prima visione, da un unica struttura sicuramente otterrebbero maggior ascolto da parte dei distributori. Il digitale, come dicevo, ci permette di avere maggiori opportunità di programmazione. Possiamo caricare 4 o 5 film e proiettarli negli orari o nei giorni che desideriamo con estrema facilità, dando così al pubblico il film più adatto nel momento più giusto. Insomma i nostri cinema che non hanno più schermi per fare diversi film nello stesso giorno avranno almeno la possibilità di poterli fare a palinsesto. Non credo però, come qualcuno ha scritto, che il cinema debba imitare la televisione anzi, mentre la televisione propone quasi esclusivamente programmi di intrattenimento in modo che la si possa guardare senza impegno, magari facendo dell altro, noi dobbiamo puntare sulla qualità promuovendo incontri e cercando di far sì che le nostre sale siano anche un luogo di socializzazione. È possibile diversificare sempre di più la programmazione soltanto facendo una grossa pressione nei confronti dei distributori e questo possiamo farlo solo se siamo un unica realtà. Per concludere, penso che il digitale ci consentirà di esplorare nuove strade che possano far

12 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 11 aumentare il pubblico che frequenta le nostre sale, per questo non possiamo permetterci di continuare a programmare come abbiamo fatto fino ad ora, ma dobbiamo chiedere ai distributori di diversificare i contratti a seconda di dove è ubicata la sala, magari dandoci i film per un certo numero di passaggi da espletare in un certo periodo e non più a tenitura. Solo così avremo la possibilità di aumentare gli spettatori, anche perchè senza questo aumento di pubblico non potremmo ripagare gli investimenti che saremo costretti a fare. Sergio Oliva Responsabile programmazione di Circuito Spaziocinema

13 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 12 La peculiarità delle Sale della comunità nel passaggio al digitale Sono contentissimo di essere qui con voi anche perché molti di voi li ho sentiti telefonicamente in questi anni o hanno partecipato ai corsi di formazione Acec. Già dal 2000/2003 l Associazione ha preso a cuore l idea del cinema digitale. Un gruppo di nostre sale sono entrate da subito nel circuito Microcinema. Anche perché la nostra associazione sta prendendo sempre di più una qualifica di tipo ecclesiale e la tecnologia digitale ci dava la possibilità, io penso ce lo possa dare ancora, di poter mettere veramente in rete le 24 mila parrocchie esistenti e recuperare il nostro passato glorioso. Noi non siamo solo Agis, siamo anche diocesi, conferenza episcopale, con tutto quello che questo comporta. Le possibilità del digitale devono però confrontarsi con il mercato, nei cui confronti c è sempre un atteggiamento di amore e odio. Il mercato detta i tempi e le tecnologie usate e se non viene correttamente regolamentato può anche combinare dei danni. Io penso che il sistema di cinema concepito su Jpeg 2000 sia un sistema concepito chiaramente dalle major americane per evitare i danni della pirateria, attività che può potenzialmente far fallire tutto il sistema cinema di Hollywood. Questa minaccia ha fatto sì che, con molto anticipo, si pensasse ad un sistema digitale che funzionasse e fosse spettacolare, il 3D. Di tutti i titoli citati da Matteo Bertolotti, nessuno è ancora stato distribuito via satellite, ma solo in pellicola o su sistemi collaterali al sistema di D-cinema. Questo deve farci inoltre capire che il digitale, così come è stato pensato, non è ancora giunto al suo massimo sviluppo tecnologico. Ma quali sono le opportunità in più che il cinema digitale può darci? Innanzitutto, creare aggregazione. I vice presidenti Acec che sono qui presenti in sala sanno che da alcuni anni cerchiamo di far nascere un coordinamento nazionale della programmazione. Poi, grazie a questa nuova tecnologia sarà possibile accorciare la filiera commerciale. Una frase che mi aveva appassionato qualche tempo fa e che amo ripetere perché ben ci rappresenta è vino nuovo in otri nuovi, ossia non possiamo pensare di affrontare il digitale con la vecchia filiera distributiva. Accorciare la filiera permetterebbe anche di abbattere 5 o 6 punti di percentuale sul costo del film. Spesso negli incontri associativi si sente che noi non siamo capaci di organizzarci e di far valere la nostra massa critica che sarà pur piccola, ma può ancora recuperare il valore della parte di redditività economica che ha. E questo è un elemento fondamentale sul quale come associazione stiamo insistendo. E se è vero che i passaggi epocali li fanno sempre le persone, è sulle persone che bisogna spostare l attenzione e scommettere, anche attraverso la formazione. È quindi giunto il momento che i Sas insieme con l Associazione e le diocesi stesse facciano vera vita associativa. Vorrei riprendere le parole di don Emilio Mayer pronunciate il 12 dicembre scorso all inaugurazione della sala Conca verde di Bergamo: non siamo più quell associazione autarchica che non voleva avere dei rapporti con le altre componenti della Chiesa. Ormai questi muri sono stati abbattuti, e lo testimonia anche il nuovo nome ci siamo dati, Sale della comunità, e di questo bisogna dare atto alle diocesi e alla stessa conferenza episcopale che si sono prese in carico le sale. Il prossimo passo è creare insieme alle diocesi e ai Sas un coordinamento che possa reperire un prodotto che sia vicino alla nostra identità. È chiaro infatti che quando lavoriamo su alcuni prodotti che sono marginali per il mercato come Il grande silenzio, Uomini di Dio, L isola, Bella, L ultima cima diamo al nostro ruolo un supplemento di missione che deve sempre più caratterizzarci. Senza dimenticare che dobbiamo impegnarci per fare arrivare nelle nostre sale anche un prodotto più commerciale. Il messaggio vero che il digitale ci dà oggi: conta la resa commerciale, conta modificare la filiera dell analogico perché si adatti al digitale. E sulle sale monoschermo che si dovrà puntare per guadagnare ciò che si sente di aver perso finora dal distribuire un certo tipo di prodotto sui multiplex. E chiaro che è tutto un sistema che dobbiamo rimettere in moto e su questo dobbiamo essere molto, molto determinati. Francesco Giraldo Segretario Generale Acec

14 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 13 Digitale vissuto: le esperienze Don Davide Milani Riprendiamo i lavori con l ascolto di alcune esperienze sul territorio. Ascoltiamo le testimonianze di quattro sale della comunità che con il digitale hanno cominciato a lavorare da tempo. Prima abbiamo analizzato lo scenario, abbiamo sentito parlare di tecnica, ora sentiamo l esperienza. Non vuole essere un confronto su questo o quell'altro modello, ma si tratta della declinazione concreta di cosa vuol dire avere il digitale in sala. Quindi ascolteremo quali sono le difficoltà, quali sono le opportunità. E lo sentiamo da alcune sale che abbiamo scelto perché sono complementari l una all altra: si va dalla grande sala con grandi numeri in un grande centro urbano, alla piccola sala di montagna. Salvatore Indino Direttore Sala della Comunità Cristallo di Cesano Boscone (MI) Io comincio così: esiste una domanda importante che attiene alla responsabilità di laici impegnati nel privato sociale e senza la risposta a questa domanda non vale la pena di darsi da fare. E la domanda è questa: cosa succederebbe nelle nostre piccole città se per un qualsiasi motivo si dovesse interrompere un attività come quella espressa da una qualsiasi delle nostre sale? Cosa succede a Cesano Boscone e al territorio circostante se chiudesse il Cristallo? Se non si facesse più cinema tutti i giorni con l esclusione di circa 20 giorni l anno in agosto? Se non si proponessero più i pomeriggi cinematografici, i cineforum o il teatro, le serate culturali, le opere liriche, i balletti e tutto il resto? Io penso che sarebbe come se venisse a mancare un anima, un punto di riferimento. Come se fossimo privati della voglia di ricominciare, la voglia di stare insieme e di amare un po di più il posto in cui noi, non per caso, è capitato che nascessimo. È appunto per dare qualcosa al territorio che ci siamo avventurati in questa impresa forse più grande di noi. Sì perché la nostra Sala è stata una delle prime cavie del digitale in Italia, e stiamo facendo da cavia anche in questi giorni visto che stiamo montando le ultime apparecchiature che, utilizzando la piattaforma di Achieva, permetteranno alla nostra sala di ricevere via satellite anche i film delle major, invece di scaricarli degli odiati hard drive. Era affascinante l ipotesi dell Acec nazionale di aderire alla creazione del primo circuito di sale a livello europeo attrezzato per proiettare in digitale non solo contenuti cinematografici ma anche contenuti alternativi. Questo avrebbe permesso alle nostre Sale di continuare ad essere un punto di riferimento nelle nostre cittadine, assediate dall avvento dei multiplex. La società con cui l Acec nazionale aveva fatto l accordo era Microcinema, che avrebbe per prima sperimentato la trasmissione dei contenuti digitali con il satellite e, attraverso una parabola aggiuntiva, la ricezione degli eventi in diretta. Alcune sale hanno aderito non consapevoli delle incognite a cui andavano incontro, senza preparazione e informazione, in conclusione, senza essere supportati sufficientemente. La mia Sala ha aderito seguendo l intuizione corretta che questo passo prima o poi sarebbe stato necessario per salvarsi e offrire ai clienti qualcosa in più. Proiettare in digitale con un proiettore adeguato è una cosa tecnicamente di alta qualità che il pubblico ha apprezzato ma, contrariamente a quanto promesso, è mancato il prodotto da proporre e, anche quando era disponibile, le condizioni per proiettarlo non erano affatto diverse dal 35mm: teniture lunghe, doppia programmazione non consentita, minimi garantiti sempre da discutere. Le proiezioni con il sistema Microcinema da noi venivano all inizio effettuate con il kit in 1.3K e i film disponibili arrivavano solo dalle piccole distribuzioni, mentre le major non concedevano il prodotto. La versatilità che permette il sistema digitale è enorme, ma gli ostacoli della distribuzione sono insormontabili tuttora. L investimento iniziale per il kit non è stato da capogiro, ma

15 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 14 l accesso ai contributi statali o regionali è stato di difficile attuazione. La mia Sala ha infatti partecipato al bando di rotazione del fondo regionale ed è stata ammessa, ma classificandosi al 50 posto non ha ottenuto il contributo, in quanto i fondi sono finiti alla trentaduesima richiesta. Insomma, ci siamo trovati a dover affrontare limitazioni di ogni tipo e solo per permetterci di proporre alcune dirette digitali di opere liriche come elemento di novità. E non tutte le dirette sono risultate attraenti quanto la prima della Scala. Certo, per un determinato periodo di tempo abbiamo avuto un vantaggio temporale sugli altri cinema: solo noi del circuito Microcinema potevamo infatti fare queste dirette. Ma il vantaggio ora non c è più. La società Microcinema è purtroppo una società di recente costituzione e non ha in sé la forza economica e commerciale di imporre il suo sistema, anche perché il sistema messo in piedi imponeva alle case di consegnare a Microcinema i contenuti per la trasformazione e la gestione. Le major infatti producono contenuti digitali con uno standard diverso da quello dei contenuti Microcinema. Lo standard delle major si chiama DCI e ha bisogno di un sistema che proietti almeno in 2K e che legga gli hard drive. Il Cristallo senza il prodotto delle major si è trovato spiazzato sul mercato. Più tardi la società Microcinema ci ha proposto, vista la situazione, un sistema interoperabile da implementare al kit base che permettesse la proiezione di tutti i contenuti digitali compresa la pubblicità. La spinta a cambiare ulteriormente è arrivata quando due multiplex vicini hanno installato sistemi digitali 3D che stavano già portandoci via parte del pubblico delle famiglie. In due anni ho perso 40 mila spettatori, e ho cercato di trovare una soluzione. All epoca i multiplex che avevano il 3D con la programmazione di un solo film riuscivano a pagarsi il nuovo sistema. Ricordo che con Viaggio al centro della terra il multiplex Medusa fece 240 mila euro e il sistema ne costa 100. A quel punto Microcinema mi propose un sistema che contemplasse la gamma completa delle possibilità mantenendo il server e la piattaforma Windows, con l aggiunta di un secondo hard disk dedicato ai contenuti DCI. Quindi adesso ho in casa un M-box che mantiene tutte le possibilità di programmazione precedenti, cioè i film via satellite, le dirette, e in più è dotato di un hard disk fisso che permette di proiettare dagli hard drive delle major anche in 3D. Il problema per me non è stato decidere se volevo mettere il nuovo sistema o meno ma con quali soldi pagarlo. La mia è un associazione che non riceve soldi dalla parrocchia o dalla Curia. Qui devo dire è intervenuta la provvidenza, ma anche i rapporti che si sono formati negli anni di attività del Cristallo. Dopo non poche insistenze, Microcinema ha infatti accettato la mia proposta di noleggio del sistema con possibilità di riscatto. Abbiamo dovuto correre per adeguare la cabina in tempi brevissimi e installare una linea dedicata al digitale. E poi c'è stato il problema di reperire il prodotto sul mercato. Volevamo aprire la stagione con un film in digitale 3D, L era glaciale, ma il primo hard drive che ci hanno inviato non veniva letto dal sistema. Allora siamo corsi al cinema Apollo a prendere un altro hard drive e la sera, con la sala stracolma, il proiettore non partiva. Per fortuna con un intervento da remoto dei tecnici Microcinema, il proiettore è finalmente partito. Con un adeguata pubblicità il successo è stato notevole. Sull onda della novità abbiamo recuperato tutte le famiglie. Nei mesi successivi abbiamo dovuto superare molti inconvenienti e molte volte Microcinema ha dato la colpa ai nostri volontari che non erano tecnicamente all altezza. Questo è un altro problema. In cabina deve esserci qualcuno che se ne intenda perché questo sistema usa un computer. Alcune sere abbiamo iniziato la proiezione in ritardo, altre sere abbiamo dovuto mandare a casa gli spettatori. Tutto ciò nonostante l assistenza in remoto. Comunque come testimoniato anche dal dott. Losurdo di Agis quando venne nella mia sala per un convegno, il problema è generale e riguarda anche le strutture commerciali, e non solo le Sale della comunità con volontari. Tutt oggi si hanno ancora problemi, specialmente con gli hard drive in quanto i produttori non verificano né collaudano il prodotto prima di inviarlo alle sale. Quasi sempre il prodotto arriva all ultimo momento, e la chiavetta si può utilizzare solo nello

16 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 15 stesso giorno in cui parte la programmazione del film. Le monosale sono le più penalizzate da questo punto di vista, in quanto non hanno la possibilità di interscambio di film tra le sale o di prodotto da proiettare. Tutto il sistema, 3D e occhialini compresi, alla mia sala è costato oltre 120 mila euro, IVA esclusa. Passano i mesi e si presenta il problema di cosa fare con il noleggio con riscatto. All inizio sembrava che di film in 3D ne dovessero uscire una valanga ma poi si è scoperto che non tutti i film in 3D incassano bene e che in alcuni periodi della stagione addirittura non ci sono uscite in 3D. In quel periodo si faceva un gran parlare del contributo della distribuzione all introduzione del digitale. Ma strada facendo ho dovuto constatare che, dopo tutto il lavoro fatto, la nostra modalità di acquisto non era ammissibile per il rimborso ministeriale. Il Ministero non aveva contemplato la modalità di affitto con riscatto perché non era equiparabile alla locazione finanziaria o all acquisto diretto. Ho insistito molto, finché per fortuna la mia modalità è stata ammessa equiparandola alla locazione finanziaria. Quindi il noleggio con riscatto, se riuscite a ottenerlo, è contemplato per poter avere il tax credit, che è pari al 30% dell investimento in crediti di imposta. Un altro problema è che una volta installato, il digitale va pagato per poter aver acceso al tax credit. Ho dovuto quindi chiedere un finanziamento a una banca con fideiussione personale. In contemporanea, finalmente, la gran parte delle major aveva raggiunto l accordo di contribuire all installazione del digitale con il virtual print fee, e cioè riconoscendo un contributo di circa 450 euro per i film programmati in digitale in prima visione per almeno due settimane. In conclusione, qualche soddisfazione c è stata nell essere stati una Sala della comunità pioniera, ma c è stato anche qualche mal di pancia. Dopo tanta sofferenza ci rimane una doppia consolazione: se la nostra monosala è ancora aperta è per merito della nostra caparbietà. Tutti quelli che ancora non hanno installato il sistema oggi saranno agevolati dal fatto che il Ministero abbia riconosciuto e reso ammissibile la modalità di acquisto noleggio con riscatto che in questi giorni, proprio in questa settimana ho saputo, Microcinema sta proponendo a molti ed è un opportunità che spaventa meno. Matteo Pacchioni Direttore della sala della comunità Capitol di Sermide (BG) Buongiorno a tutti, mi chiamo Matteo Pacchioni, faccio parte del gruppo che coordina il cinema Capitol Multisala di Sermide. Siamo diventati una multisala a seguito di una ristrutturazione totale nell anno Nonostante ciò siamo una realtà molto piccola, le due sale sono infatti rispettivamente di 150 posti con uno schermo da 10 metri e di 117 posti con uno schermo da 8,5 metri. Data la localizzazione sul territorio abbiamo un bacino d utenza molto particolare. Sermide è un comune di 6 mila abitanti, però le città con multiplex più vicine sono Ferrara (40 chilometri), Mantova, Rovigo. Abbiamo quindi un bacino di utenza allargatissimo. Nelle vicinanze, inoltre, non ci sono Sale della comunità con strutture simili alla nostra. Tutte e due le sale sono qualificate d essai e una delle due partecipa anche al premio schermi di qualità. Articoliamo la nostra programmazione tra cinema di prima visione, indispensabile per mantenere un certo livello di sopravvivenza, e cinema d essai. Per un discorso culturale e pastorale e amiamo proporre contenuti complementari come opere teatrali, balletti, etc. Le nostre presenze annue arrivano a circa 30 mila. Il nostro processo di digitalizzazione è iniziato nell anno Siamo partiti dando fiducia a Microcinema con il kit da 1.3K, formato da un proiettore, una work station HP che in sostanza è un gran computerone con un sistema operativo XP e quindi chiamarlo server è una parola grossa un sistema satellitare bidirezionale per il download dei film sulla macchina e per il controllo remoto da parte di Microcinema, e una parabola aggiuntiva unidirezionale per la rice-

17 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 16 zione di eventi live. Nel 2006 sapevamo che era un rischio sperimentare per primi il passaggio al digitale, ma la possibilità di ricevere via satellite era allettante visti i problemi legati alla distribuzione, al montaggio e alla proiezione delle pellicole ed era interessante la possibilità di proporre contenuti alternativi. Ci piaceva inoltre la possibilità di avere l assistenza e il monitoraggio remoto degli impianti di proiezione, e in più abbiamo usufruito di un grosso aiuto con il contributo in conto capitale del 60% dallo stato e il bonus di 10 mila euro che Microcinema ha dato alle prime venti sale del progetto pilota. In più Microcinema si impegnava a eliminare i minimi garantiti nei costi delle proiezioni. Di contro sapevamo che comunque l 1.3K non sarebbe stato lo standard del futuro e non eravamo molto contenti dell esistenza di un costo pay per play, cioè della cifra che Microcinema chiede per la proiezione di ogni film che ai tempi era di 5 euro circa. Inoltre il catalogo cinematografico di Microcinema era ancora in costruzione. Nel 2007 abbiamo firmato il contratto e il 20 aprile abbiamo inaugurato il sistema con La Traviata. La novità delle opere teatrali ci ha permesso di allargare notevolmente la nostra offerta di carattere culturale. All inizio il flusso di spettatori è stato ingente, poi però con il tempo si è smorzato visto che non tutte le opere attirano il pubblico allo stesso modo. Nel complesso, gli eventi culturali e teatrali sono però una grande possibilità. Tra gli aspetti negativi del sistema digitale che abbiamo adottato voglio sottolineare la limitatezza del catalogo cinematografico. I titoli importanti sono pochi e spesso escono in formato Microcinema solo successivamente all uscita in 35 millimetri. Le percentuali che Microcinema tende ad applicare, inoltre, sono più alte rispetto alle contrattazioni che noi riusciamo ad avere tramite la distribuzione coordinata dal Sas di Bergamo e ciò rende la cosa ancor meno conveniente. Dal 2007 Microcinema ha poi introdotto i minimi garantiti. Noi siamo soddisfatti di Microcinema soprattutto per la serata del giovedì, caratterizzata dal film d essai, ma con l introduzione dei minimi garantiti l incasso della serata viene praticamente annullato. Anche il costo del pay per play è stato progressivamente aumentato ed è stato introdotto un costo per la banda satellitare e per il contratto di assistenza (con dei prezzi abbastanza alti). Ci sono anche alcuni problemi dal punto di vista tecnico. Non è infatti possibile andare avanti e indietro nel film e c è un numero massimo di proiezioni possibili deciso a priori. Abbiamo avuto anche qualche proposta forzata di aggiornamenti tecnici, che abbiamo dovuto accettare per evitare problemi nella ricezione degli eventi live. La nostra esperienza con Microcinema è riassumibile così: la possibilità degli eventi complementari ed eventi live culturali è stata molto positiva. La possibilità di usare il sistema con sorgenti esterne per presentazioni multimediali e per convegni ci ha aiutato a rendere come sottolineato nelle linee guida dell Acec la sala più multimediale. Invece per tutto quello che riguarda il cinema, il nostro kit 1.3K rimane pressoché inutilizzato. Nel 2010 abbiamo assistito all esplosione della digitalizzazione delle sale. A quel punto era già chiaro che il 2K sarebbe stato lo standard dei successivi anni in attesa del 4K. I multiplex attrezzati col 3D, seppur lontani dal nostro centro, cominciavano a portarci via molti spettatori anche grazie a fenomeni come Avatar. Questa situazione ci ha fatto capire che ancora una volta non potevamo permetterci di rimanere indietro. Era quindi giunto il momento per il passaggio al digitale DCI. La qualità tecnica è sempre stata un nostro obiettivo primario e la nostra Sala non ha mai avuto nulla da invidiare ai multiplex, anzi con due sole sale siamo sempre riusciti a curare maggiormente le proiezioni. Il discorso dell investimento economico si presentava ancora notevole e con Microcinema volevamo mantenere la possibilità di programmare tutti i contenuti alternativi. La domanda che ci siamo fatti era principalmente: quanti film in DCI saranno disponibili per noi? Questa domanda era fondamentale per valutare se l investimento che stavamo per fare era adatto alla nostra realtà. In questo ci siamo avvalsi della consulenza del Sas di Bergamo, che ci ha garantito che tutte le maggiori case stavano già producendo film in digitale. Per scegliere è stato inoltre indispensabile informarsi a fondo sulle diverse tecnologie esistenti. Siamo andati a vedere non solo le aziende produttrici ma anche altre sale per capire quale fosse il sistema migliore in base alle

18 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 17 esigenze della nostra sala. In questo periodo di transizione, è facile accorgersi che accanto alle storiche aziende installatrici di sistemi che sono state citate prima, nascono altri nuovi soggetti, alcuni indubbiamente validi ma altri decisamente improvvisati. Si improvvisano installatori di sistemi digitali ditte che non l hanno mai fatto e a volte può essere pericoloso. Per noi che abbiamo scelto di installare anche il 3D, è stato fondamentale cercare di capire quale tecnologia 3D scegliere per la nostra sala. Questa indagine ha poi innescato una reazione a catena che ha influito su altre decisioni di tipo tecnologico. I sistemi molto economici infatti rischiano di non raggiungere luminosità sufficienti sullo schermo. Attenzione perché i sistemi 3D rubano molta luce sullo schermo e al proiettore. Uno dei primi preventivi che abbiamo vagliato è stato quello di Microcinema, che offriva di sostituire il vecchio impianto 1.3K con quello nuovo scontandoci tutto il costo iniziale di 36 mila euro del primo sistema. L iniziativa era allettante però, una volta sottratti al preventivi totale i 36 mila euro e visti gli sconti che facevano altri installatori, il prezzo di Microcinema restava comunque più alto della media. Per l installazione del cinema kit di Microcinema nel 2007 abbiamo usufruito del contributo in conto capitale dallo Stato che però prevedeva che il sistema fosse mantenuto per almeno cinque anni. Non eravamo sicuri di poter mantenere il contributo ricevuto cambiando il sistema con un altro, per questo abbiamo preferito non rischiare. Digitalizzando l altra sala abbiamo potuto richiedere ancora il contributo ma non ci è stato possibile accedere al fondo di rotazione della regione Lombardia per una questione di tempi. Ancora una volta il Sas di Bergamo ci ha dato un buon aiuto e una buona consulenza per quanto riguarda la valutazione dei vari contributi. Con riferimento alle valutazioni tecniche fatte per scegliere il sistema 3D, il nostro ragionamento è partito da come è fatto fisicamente il nostro cinema, cioè con sale larghe e abbastanza corte. In sostanza abbiamo un angolo di visione dello schermo molto ampio ed eravamo preoccupati che gli schermi argentati presentassero problemi di visione laterale, specialmente l estremità sinistra dello schermo rischiava di essere troppo buia. Di conseguenza, abbiamo subito escluso il 3D con occhiali usa e getta. Grazie al fatto che la nostra sala è di 150 posti, con un po di sforzo del personale è per noi possibile lavare le 150 paia di occhiali dopo ogni spettacolo (per sicurezza però ne abbiamo comunque comprati il doppio). A questo punto restavano solo due soluzioni possibili per il 3D: 3D Dolby con occhiali passivi oppure occhiale attivo con sistema XpanD. Questi ultimi sono una buona soluzione, anche se questo tipo di occhiali è più delicato. L occhiale Dolby ha però, secondo noi, un ottima qualità costruttiva e ci è sembrata la miglior soluzione di occhiale passivo considerato il comfort per lo spettatore e la ridotta manutenzione. Purtroppo Microcinema non tratta il sistema Dolby e ci siamo rivolti a Cinemeccanica, con cui abbiamo un rapporto di fiducia pluridecennale. Abbiamo scelto un proiettore 2K dell ultimissima generazione Cinemeccanica con il server Dolby e il sistema Dolby 3D e un processore audio Dolby DCP650. Una cosa importante di questo proiettore è che può far passare il segnale audio in digitale direttamente al processore audio. Il segnale audio sui DCP sui cinema in digitale non è infatti compresso come sulla pellicola. Per usufruire al massimo di questa ultimissima tecnologia, utilizzare tutto il processo dell audio in digitale è importante, anche se costa un po' di più. Mi avvio verso la conclusione affrontando il discorso del lavaggio: ci siamo dotati di una macchina lava-occhiali industriale, adattata alle alte temperature, con detergenti brillantanti specifici per occhiali 3D. Con il tempo abbiamo anche trovato il giusto modo di lavarli bene, senza che restassero macchie da asciugatura. Spenderei inoltre due paroline sulle associazioni dei consumatori che hanno preso di mira i sistemi 3D con l occhiale non usa e getta. Sappiamo bene che non ci sono fondamenti scientifici per queste accuse, però per essere inattaccabili e sicuri, noi garantiamo allo spettatore di ricevere un prodotto completamente disinfettato. In questi giorni stiamo inoltre valutando un contratto con un fornitore per la fruizione via satellite di nuovi contenuti live con il sistema DCI 2K. Open Sky lavora con Eutelsat per fornire in 3D anche concerti, e in futuro ricevere i film in digitale scaricandoli dal satellite. Conclusioni: noi abbiamo inaugurato l impianto digitale il 17 dicembre, e da allora abbiamo

19 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 18 fatto solo due spettacoli in pellicola. Questo conferma quanto detto prima sull accelerazione del processo di digitalizzazione delle sale. I minimi garantiti per le copie digitali tra l altro cominciano ad essere in qualche caso inferiori a quelli richiesti per i 35 millimetri. Nell altra sala, dove montiamo il sistema 1.3K di Microcinema, ci stiamo aprendo ad un aggiornamento da fare nel corso del Il meccanismo del virtual print fee, a cui si accennava prima, inoltre, non è eccessivamente sostanzioso ma è decisamente un buon aiuto per pagare le rate del finanziamento che magari farete. Il mio consiglio per evitare problemi è di investire per formare volontari tecnicamente competenti, perché non è vero che avere il digitale significa schiacciare un bottone e il cinema fa tutto da sé. La qualità tecnica non è però sufficiente da sola. Sergio Bona Responsabile Sala della Comunità di Collebeato (BS) Mi presento, mi chiamo Sergio Bona, sono il focal point di 20 volontari della sala della comunità di Collebeato, a 5 chilometri da Brescia. La nostra sala è di 100 posti. La nostra programmazione è per l 80% diretta ai bambini, dalla scuola materna fino alla terza media. I ragazzi più grandi frequentano infatti le multisale della città. Il restate 20% del nostro pubblico è formata da affezionati alla sala. Noi siamo entrati nel circuito Microcinema nel 2007 tra le 20 sale pilota del progetto. Siamo entrati in Microcinema sia per un discorso qualitativo sia per risparmiare un po di soldi grazie al contributo del Ministero dei Beni culturali e al credito di 10 mila euro concesso da Microcinema per cinque anni. Oggi aderiscono a Microcinema più di 300 sale, nel bresciano ci sono altre 3 sale che sono entrate in questo circuito: la sala di Botticino, la sala di Montichiari e una sala in montagna in Val Sabbia. Attualmente la nostra programmazione con Microcinema è circa il 20% del totale. Nonostante le promesse fatte da Microcinema, infatti, all inizio non abbiamo trovato in catalogo dei film che potessero essere adatti ai nostri spettatori. Con Microcinema programmiamo film di case distributrici minori e film di qualità, che sono adatti alle due sessioni di cineforum che noi proponiamo a novembre e a febbraio. Usufruiamo anche del servizio di opere in diretta con discreto successo (ultimamente il successo è però diminuito visto che vengono proiettate anche su Rai 5). Adesso vorrei elencarvi gli aspetti positivi e gli aspetti negativi di questa soluzione in modo che possiate fare delle valutazioni sulla convenienza o no delle varie soluzioni. Ricordatevi che questi aspetti sono riferiti a sale di 100 persone. Gli aspetti positivi: rispetto alla pellicola la qualità delle immagini è decisamente migliore. Pur essendo una macchina 1.3K abbiamo una qualità più che sufficiente per la nostra tipologia di Sala. Prima avevamo un sonoro mono, ora usando il digitale abbiamo una risoluzione stereo che è decisamente migliore. Inoltre anche i volontari sprovvisti di competenze tecniche sono in grado di usare questa macchina. Il sito di Microcinema contiene diversi spunti, tutte le locandine ed è semplice da usare. Un altro vantaggio è poter evitare il trasporto della pellicola e soprattutto il montaggio della pellicola 35mm. Gli aspetti negativi. Purtroppo l hardware che abbiamo ora è obsoleto. Inoltre la maggior parte dei film in catalogo sono film d essai, poco adatti al nostro pubblico abituale. Non abbiamo comunque pensionato la macchina in pellicola, ma la teniamo in appoggio e la soluzione Microcinema al momento è per noi la più adatta anche perché, come dicevo, ci è costata poco. Inoltre i film che Microcinema propone non sono pubblicizzati. I costi delle programmazioni con Microcinema sono un altro problema. All inizio i film concessi da Microcinema avevano un prezzo in percentuale (circa 40%), adesso invece dobbiamo sostenere anche un minimo garantito. È logico che quando ci sono persone in sala, non riusciamo nemmeno ad arrivare a pagare il minimo. Anche il pay to play rappresenta un ostacolo: ogni volta che

20 atti imp_layout 1 28/06/ Pagina 19 proiettiamo un film dobbiamo pagare 8 euro che sommati al costo del film e rapportati alla dimensione della nostra sala, sono una cifra da non sottovalutare. Il supporto tecnico di Microcinema, poi, è un po scadente. Una sera durante un cineforum il proiettore si è spento. Dopo due giorni, mentre ancora aspettavamo un intervento del tecnico Microcinema, abbiamo capito che era sufficiente pulire i filtri, che dopo 4 anni di utilizzo si erano intasati. Il contratto di manutenzione a cui abbiamo aderito è, purtroppo, un contratto che prevede solo l help desk telefonico e costa più di euro all anno, cifra che per noi è abbastanza importante, considerato che la nostra è una sala stagionale che lavora dai primi di ottobre fino a Pasqua. Un altro problema è che la macchina è completamente chiusa, non possiamo operare nel server se non per accedere alla schermata di play out per la proiezione. Matteo Bertolotti Responsabile della programmazione, Sas di Bergamo Concentro veramente in poche parole l intervento. Il Conca Verde ha una storia come cinema culturale d essai. Se abbiamo fatto il passo di andare verso il digitale 2K è stato unicamente su esplicita richiesta della Disney. Questo 2K ci ha poi aperto dei rapporti commerciali con altre case che noi abbiamo rifiutato. Warner Bros, ad esempio, ci ha fatto un offerta di prodotto tridimensionale decisamente commerciale che a noi, per la tipologia della sala, non interessava. Prima di scegliere quale sistema installare mi ha aiutato molto il mio lavoro di programmista di sale. Con le sale parlo quasi quotidianamente e conosco le diverse esperienze, anche quella di Microcinema. Al tempo stesso mi interfaccio quotidianamente con le distribuzioni e le sale commerciali del territorio. Ho visitato molte cabine, sapevo quali erano i pro e i contro. Sulla scelta che abbiamo fatto del 3D usa e getta ha inciso il fatto che siamo non solo una sala della comunità ma anche una realtà commerciale. Il personale, infatti, qui è pagato e non potevamo permetterci ulteriori assunzioni per controllare gli occhialini. Con riferimento a una delle perplessità citate prima, cioè la perdita di luminosità son lo schermo argentato, abbiamo risolto con uno schermo curvo. Francesco Giraldo Segretario Generale Acec Anche considerando queste testimonianze, risulta fondamentale capire chi paga che cosa, chi poi alla fine di tutta questa avventura digitale mette i soldi. In questo momento esistono due forme di finanziamento che sono il tax credit ed il virtual print fee. Il tax credit è concesso dallo Stato ed è un credito che riconosciuto sulle imposte: il 30% su 50 mila euro. Il virtual print fee è riconosciuto alle sale che fanno la prima visione in formato digitale. Per il tax credit, al 31 dicembre, le sale monoschermo che hanno fatto domanda in Italia sono solo 82. Per le Sale della comunità che non fanno prima visione o che stanno riaprendo, queste due forme di finanziamento sono poco appetibili. L Acec sta operando perché il contributo in conto capitale venga dato unicamente per la tecnologia digitale, per riattivare le sale dismesse e solo per le sale monoschermo. Il contributo in conto capitale è quello che in questi anni ha dato la possibilità a tutti voi di potersi risistemare, ristrutturare, acquistare la tecnologia, risistemare gli arredi, mettere a norma. Questo contributo è una lotta di tipo associativo che facciamo in modo molto duro e determinato in ambito nazionale. Anche dentro al mondo ecclesiale deve però maturare qualcosa di nuovo perché finora le sale si sono sostenute da sole, ma la loro mission ha un impronta fortemente pastorale e culturale che diventa sempre più forte. Diventa quindi fondamentale un intervento da parte della chiesa. Come farlo e come realizzarlo è tutto da vedere. Certo il meccanismo del contributo in conto capitale messo in essere in questi ultimi anni, ha aiutato tantissime realtà.

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