ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI Focus sulle attività marginali

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1 N. 3 ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI Focus sulle attività marginali Quaderno del CSV FVG per le Organizzazioni di Volontariato SECONDA EDIZIONE AGGIORNATA a cura di Sandra Bresin consulente per il Fund Raising del CSV-FVG

2 INDICE PREMESSA p. II Parte prima: nozioni di Fund Raising. I principi della raccolta fondi 1.1. La trasparenza nelle donazioni. p Le linee guida dell Agenzia per le O.N.L.U.S.. p. 3. Definire la Buona Causa 2.1. Obiettivi, bisogni e risultati p Parte seconda: Focus sulle attività marginali e aspetti fiscali 3.. Organizzare raccolte fondi 3.1. Riferimenti normativi. p Le attività marginali p La raccolta pubblica occasionale p Attività marginali e rendicontazione... p Attività marginali in pratica p Aspetti fiscali delle donazioni 4.1. Riconoscimento fiscale della donazione p Le donazioni alle ONLUS p Il punto sulla nuova normativa: +DAI VERSI p Liberalità a favore di altri enti beneficiari.. p Altre liberalità... p.25 APPENDICE DOCUMENTI p.26 NORMATIVA p.39 MODULISTICA p.50

3 QUADERNO DEL CSV-FVG ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI PREMESSA Questa pubblicazione ha l obiettivo di fornire i principi basilari, per le attività di raccolta fondi e vuole essere un utile supporto per le Associazioni di Volontariato che intendono affrontare tali attività con più efficacia. Perché sottolineare l importanza di un attività di raccolta fondi? Le attività di raccolta fondi sul territorio, oltre a garantire una maggiore visibilità alla propria Associazione, contribuiscono ad una maggiore autonomia nella realizzazione dei propri programmi, permettendo di superare limiti temporali e di bilancio legati all approvazione dei progetti. Dobbiamo sfatare la convinzione che questa attività sia secondaria rispetto alle attività istituzionali e che debba essere svolta saltuariamente, è necessaria invece una costante attività di raccolta fondi perché ci offre l opportunità di comunicare la nostra mission, grazie al contatto diretto con i donatori. Per garantire il pieno sostegno alla nostra Associazione ed il perseguimento della mission i Volontari devono essere in grado integrare una pluralità di fonti di finanziamento. Un altra opinione che viene spesso sostenuta, riguarda il fatto che le tecniche di raccolta fondi siano prerogativa unicamente delle grandi Associazioni a livello nazionale, mentre le Associazioni di Volontariato locali sono strutture piccole e con poche risorse inadeguate a queste attività; a questa affermazione possiamo obiettare che giornalmente anche le piccole Associazioni si trovano a dover risolvere problemi legati alle donazioni: come rendicontare? Quali sono le ricevute da emettere? Questi quesiti, dubbi e bisogni interessano moltissime Associazioni di Volontariato del territorio. Ultimamente il settore delle donazioni è stato interessato da grosse novità legislative, come la cosiddetta + DAI VERSI e il 5x1000, che testimoniano un nuovo approccio favorevole alle donazioni, ma richiedono altresì la capacità di saperle attrarre e gestire. Si è pensato quindi di presentare nella prima parte, i principi guida un Associazione da seguire nella richiesta di fondi; la seconda parte è dedicata agli gli aspetti pratici e legislativi legati alle erogazioni liberali ed alle attività marginali, corredati in appendice della normativa di riferimento, e dei modelli fac-simile utili. Il CSV-FVG propone questo Quaderno con l auspicio che le Associazioni di Volontariato sviluppino con successo la cultura della donazione. Dott.ssa Sandra Bresin consulente per il Fund Raising del CSV-FVG Cav. Mariangela Fantin Presidente del CSV-FVG Dario Mosetti Direttore del CSV-FVG II

4 QUADERNO DEL CSV-FVG ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI 1.. I principi della Raccolta Fondi 1.1. La trasparenza nelle donazioni Per le organizzazioni di volontariato, e più in generale per il mondo non profit, è sempre più importante muoversi con trasparenza e capacità comunicativa per dare adeguata visibilità al proprio agire sociale, garantendo impegno etico nella gestione della propria associazione. Agire con uno stile etico è fondamentale per fidelizzare volontari e donatori oltre che per muoversi con il consenso della rete sociale e territoriale. Negli ultimi anni diverse sono state le iniziative che sono andate incontro a questa esigenza, gli stessi donatori si mostrano sempre più interessati alla trasparenza delle organizzazioni che sostengono. La Carta della donazione, pubblicata nel , rappresenta la prima esperienza italiana che si è posta l obiettivo di certificare la qualità e la trasparenza nella gestione dei fondi raccolti dalle organizzazioni non profit, ed evidenzia l impegno di consolidare un contesto di fiducia e di trasparenza in cui possono moltiplicarsi le opportunità di donazione in campo sociale. Così come nella Carta dei Valori del volontariato 2, presentata nella sua versione definitiva nel 2001, si afferma che le Organizzazioni di Volontariato ritengono essenziale la legalità e la trasparenza in tutta la loro attività e particolarmente nella raccolta e nell uso corretto dei fondi e nella formazione dei bilanci. Purtroppo non sono mancati in questi ultimi anni notizie a livello nazionale sulla cattiva gestione delle donazioni che hanno coinvolto il mondo del non profit e hanno generato non poche perplessità intorno alle donazioni e al buon fine delle stesse. Ecco perché oggi anche le piccole OdV devono essere pronte a rispondere ai dubbi legittimi dei donatori attraverso trasparenza ed efficacia. Se un tempo la donazione veniva sollecitata semplicemente in nome delle buone intenzioni dell associazione, oggi un organizzazione non profit che desidera meritarsi fiducia e attrarre donazioni deve dimostrarsi capace di fare, avere dei buoni progetti ed avere la capacità di realizzarli. Questa doverosa premessa per indurre l attenzione sui diritti del donatore. Chi si occupa di raccolta fondi all interno dell organizzazione dovrà porsi determinati principi che cercheremo di riassumere e che sono stati dettagliati in dei veri propri codici etici che recentemente sono stati stilati in Italia per autoregolare il settore. Due sono gli strumenti ai quali fare riferimento per conoscere i fondamenti del rapporto tra Associazione non profit e donatore. 1 Pubblicata nel 1999 da Forum Nazionale del Terzo settore, Fondaizone Sodalitas e Summit della Solidarietà, la Carta della Donazione è il primo codice italiano di autoregolamentazione per la raccolta e l utilizzo dei fondi nel non profit. 2 La "Carta dei valori del volontariato", è stata proposta per la prima volta dalla Fivol (Fondazione Italiana per il volontariato) e dal Gruppo Abele, grazie al contributo di volontari, organizzazioni, incontri. La redazione della Carta dei valori ha preso le mosse dall' intenzione di fotografare, nei suoi aspetti essenziali, l'esperienza del volontariato nella ricerca della consapevolezza del suo duplice ruolo: la dimensione attiva, attraverso la gratuita presenza nel quotidiano e la dimensione politica che riveste un soggetto sociale che partecipa alla rimozione degli ostacoli che generano svantaggio, esclusione, degrado e perdita di coesione sociale.nella stesura definitiva è stata presentata a Roma il 4 dicembre 2001 in occasione della conclusione dell'anno internazionale del volontario. 1

5 QUADERNO DEL CSV-FVG ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI Il primo è la Carta della Donazione, rappresenta il punto di arrivo di una collaborazione che, dal 1996, ha visto convergere gli sforzi di professionisti del non profit, studiosi del mondo universitario, enti, associazioni, organizzazioni del terzo settore. E strutturata in due parti: 1. Diritti e responsabilità: in questa parte sono espressi Diritti dei donatori Diritti dei destinatari delle attività sociali Responsabilità delle Organizzazioni non profit 2. Nella seconda parte sono delineate le regole di comportamento, l osservanza delle quali permette il realizzarsi dei diritti espressi. Metodologie di raccolta Sistemi di rendicontazione La Carta della donazione 3 ha voluto inserire il requisito della certificazione al settore non profit, che risponda all esigenza di aggiungere fiducia alla donazione. Le Organizzazioni aderenti alla Carta della donazione si assumono, di fronte ai donatori, ai destinatari delle loro attività sociali, ai collaboratori, e alla comunità, l'impegno di consolidare un contesto di fiducia e di trasparenza in cui possano moltiplicarsi le opportunità di donazione. Ciò significa che le Organizzazioni aderenti, adottando questo codice di autoregolamentazione, si impegnano, in primo luogo, a tenere nella massima considerazione i donatori, tutelandoli nel loro diritto ad una informazione precisa e trasparente che fornisca loro elementi per valutare l'efficacia del sostegno devoluto e l'efficienza nella gestione. Un'altra esperienza che si ispira ai principi del fund raising è il Codice Etico ASSIF 4. Regola il comportamento del fundraiser professionista ed ha ovviamente delle corrispondenze con diritti e doveri delineati nella Carta della Donazione. Colui che aderisce al codice è tenuto a rispettare il fondamentale diritto di informazione del donatore rispetto alla natura e caratteristiche della mission dell organizzazione non profit, (art. 3 del Codice Etico ASSIF), sulle modalità di utilizzo delle risorse donate ed inoltre sulla capacità dell ente di disporre con efficacia di tali risorse per il conseguimento della mission, sui risultati ottenuti grazie alle donazioni ottenute, sugli aspetti fiscali delle donazioni; viene inoltre sottolineata l importanza del riconoscimento delle donazioni, della comunicazione con il donatore nel rispetto della privacy. Si è voluto aggiornare su queste iniziative non solo per presentare i risultati di esperienze maturate nel settore delle donazioni, ma soprattutto per stimolare anche le piccole organizzazioni a farne propri i principi; anch esse pur non avendo le forze per affrontare un percorso di certificazione dovranno abituarsi a confrontarsi con le esigenze di chi intende donare ed a presentarsi meritandosi pienamente la fiducia dei possibili sostenitori. vai a documenti pag Associazione Italiana Fundraiser 2

6 QUADERNO DEL CSV-FVG ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI 1.2. Le linee guida dell Agenzia per le O.N.L.U.S Il Consiglio dell Agenzia per le Onlus ha approvato in via definitiva, nel maggio 2010, il documento Linee Guida per la raccolta dei fondi, che promuovono e indicano i principi fondamentali a cui ispirarsi quando vengono intraprese attività di raccolta dei fondi; Hanno lo scopo di indicare le modalità per garantire la massima trasparenza nelle iniziative di raccolta dei fondi che l ente intraprende e per comunicare a tutti i soggetti coinvolti, il donatore, il destinatario della donazione, gli organi di controllo e il pubblico in generale le informazioni utili a comprendere le caratteristiche delle raccolte svolte. Il documento è articolato in tre parti 5.: Linee Guida: sono la parte fondante del documento, e individuano i principi cardine da rispettare nella trasparenza, nella rendicontabilità e nell accessibilità. Allegato n.1, che descrive le modalità e gli strumenti di raccolta più diffusi; Allegato n.2, che richiama le norme fiscali riferite alla rendicontazione sulla raccolta pubblica di fondi e le principali agevolazioni delle erogazioni liberali in denaro. Si pone il punto soprattutto sul principio della trasparenza trasversale agli altri enunciati, e per rispondere a questa esigenza viene proposta la redazione di un documento della trasparenza, che deve imperniarsi su dodici informazioni rilevanti, a documentare tutti gli aspetti della raccolta, dalle finalità, alle persone, alle modalità, alle percentuali di costi, ai beneficiari e così via. Per quanto riguarda la rendicontazione consiste nell attività di comunicare l agire dell associazione, attraverso la redazione di documenti atti ad illustrare, a chi ne ha interesse, donatori o pubblico in genere, il proprio operato; per rispondere a questo principio è utile predisporre un rendiconto gestionale e una relazione di missione o un bilancio sociale. L organizzazione deve adottare dei parametri di misurazione della propria effettiva produttività in termini di utilità sociale, e cioè rendicontare con valori quantitativi e qualitativi la propria efficacia ed efficienza. L accessibilità alle informazioni infine, può oggi venire soddisfatta attraverso la divulgazione sul web o altri strumenti di comunicazione facilmente consultabili. Precisiamo che queste Linee Guida non dettano delle norme, ma bensì tracciano una metodologia comune per gestire la raccolta fondi secondo i principi enunciati. vai a documenti pag Scaricabile integralmente dl sito 3

7 QUADERNO DEL CSV-FVG ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI PRINCIPI DELLE LINEE GUIDA PER LE ONLUS TRASPARENZA DOCUMENTO DI TRASPARENZA RENDICONTABILITA RENDICONTO GESTIONALE/RELAZIONE DI MISSIONE ACCESSIBILITA NUOVE TECNOLOGIE DONATORE DESTINATARIO I SOGGETTI COINVOLTI NELLA RACCOLTA FONDI Deve vedere realizzate le finalità della sua donazione Deve ricevere le risorse che il donatore intende destinargli AMMINISTRAZIONE PUBBLICA ASSOCIAZIONE RICEVENTE Deve verificare i presupposti per l applicazione dei benefici fiscali Deve perseguire la propria missione e tutelare la propria reputazione PARAMETRI DI UTILITÀ SOCIALE La misura in cui OdV raggiunge i propri obiettivi: la EFFICACIA capacità di realizzare gli interventi programmati, e la capacità di soddisfare i bisogni collettivi. L OdV efficiente è quella che con la minor quantità EFFICIENZA di risorse (input) produce una maggior quantità di servizi (output) E la capacita di un OdV di perdurare nel tempo,garantendo una gestione economica ECONOMICITA equilibrata, senza incorrere in situazioni di insolvenza 4

8 QUADERNO DEL CSV-FVG ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI 2. Definire la Buona Causa 2.1 Obiettivi, bisogni e risultati Introduciamo questo paragrafo con l affermazione che ci sono molte cose da fare prima che un associazione possa dirsi pronta per un programma di raccolta fondi. L attività di raccolta fondi va inserita all interno di una precisa strategia di valorizzazione comunicativa che prevede un assunzione di responsabilità verso i beneficiari delle proprie attività e nei confronti dei donatori che sostengono tali attività. L Associazione dovrà prima di tutto fare una vera e propria dichiarazione di intenti, una sorta di programma che il donatore è pronto a condividere e sostenere; nel fund raising questo percorso viene definito Documento di Buona Causa. Dobbiamo sempre ricordare che si ottiene una donazione non perché l associazione esiste, ma perché fa delle cose, lavora, risolve dei problemi. Ecco perché il potenziale donatore dovrà poter essere in grado di conoscere e condividere i problemi concreti che grazie alla sua donazione saremo in grado di risolvere. La decisione di intraprendere la strada della raccolta fondi implica la disponibilità ad affrontare profonde analisi interne, e richiede l apertura al cambiamento, a livello della riorganizzazione interna, e delle strategie di comunicazione e di coinvolgimento del pubblico. Le metodologie del fund raising possono risultare molto deboli se non vi è il reale coinvolgimento all interno dell organizzazione riguardo alla raccolta fondi, e se non viene riconosciuta l importanza delle attività da svolgere costantemente. Un altro scoglio da superare è raggiungere la convinzione che una campagna di raccolta fondi rappresenti un investimento per l associazione, e conseguentemente decidere di destinare alla sua gestione risorse sia umane che finanziarie. L attività di fund raising coinvolge in maniera profonda la mission dell associazione, il fondamentale punto di partenza che giustifica l esistenza della nostra Associazione. La mission da un senso a tutto ciò che facciamo, ai nostri progetti che si tradurranno in attività e risultati. Prima di tutto sarà necessario sviluppare una visione reale e condivisa della mission all interno della propria associazione. Proponiamo un percorso schematico che può stimolare le riflessioni e suggerire i passaggi da affrontare per dare concretezza alla propria buona causa, e costruire in questo modo, all interno dell associazione, un documento condiviso sulla nostra identità e sui programmi da svolgere. Questo documento vi aiuterà a formulare nuovi progetti ed a verificare se siano rispondenti alla propria mission, ad esprimere inoltre ragioni e motivazioni per implementare una campagna di raccolta fondi, e per valutare infine se siano stati raggiunti o meno i risultati dichiarati negli obiettivi. Si suggerisce di redigere un documento interno ma che potrà servire soprattutto a predisporre la comunicazione esterna per sollecitare i potenziali donatori. Il percorso proposto, nello schema seguente è formulato attraverso domande e risposte correlate e conseguenti, è stato costruito come esempio pensando ad una associazione impegnata in una grave e diffusa patologia cronica. 5

9 QUADERNO DEL CSV-FVG ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI MISSION Qual è il problema che voglio risolvere? I familiari di un malato cronico sopportano un peso spesso insostenibile Esisto perché aiuto i familiari nella cura del malato OBIETTIVO STRATEGICO Cosa intendo fare per risolverlo? Alleviare la cura dei malati cronici Ho risposto con efficacia al problema OBIETTIVI OPERATIVI In che modo intendo farlo? Gestire un centro di respiro e cura Ho gestito con efficienza i fondi PROGRAMMI E SERVIZI Quali sono i servizi offerti? Incontri di formazione Attività ricreative.. Realizzo i servizi FABBISOGNO Di cosa ho bisogno per realizzare i programmi? Volontari Risorse economiche Strutture Dispongo delle risorse necessarie CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI 6

10 QUADERNO DEL CSV-FVG ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI Come abbiamo visto alla base della riuscita di una strategia di raccolta fondi sta infatti la capacità dell organizzazione di far percepire l importanza e la bontà della propria buona causa, di destare interesse, attenzione e quindi generare partecipazione e sostegno nei confronti dei progetti proposti. Ripercorriamo brevemente i passaggi proposti nello schema: Mission: individua il problema che l associazione si prefigge di risolvere; bisognerà esprimerlo in modo che chiunque possa comprenderlo e condividerlo affinché possa affermare: sì questo problema esiste; Obiettivo strategico: dobbiamo esporre cosa intende fare la nostra associazione per far fronte al problema e migliorare la situazione attuale; Obiettivi operativi: devono rispondere all obiettivo strategico esposto, il modo concreto attraverso la descrizione di azioni che verranno messe in campo dall associazione per fronteggiare il problema; Programmi e servizi: sono la descrizione delle attività che intendo svolgere; quest ultima parte andrà aggiornata annualmente secondo le diverse esigenze interne, sono programmi e servizi quantificabili sia dal punto di vista dei costi che per la verifica dei risultati. Ci serviranno soprattutto a capire quali sono i nostri bisogni sia in termini di volontari, sia per quanto riguarda i fondi necessari. Questo programma è il primo passo da compiere prima di organizzare una raccolta fondi. Dovremo anche abituarci all interno dell associazione a raccogliere sistematicamente altre informazioni che ci riguardano, come ad esempio articoli che parlano di noi, testimonianze dei nostri beneficiari (per le quali è indispensabile il consenso), informazioni sulle nostre strutture, sull organo di governo e sui volontari. Importante è anche dare prova chiara di una gestione efficace delle risorse, fornire bilanci consuntivi che mostrino in modo chiaro spese e risorse finanziarie, pensando non esclusivamente alle sole esigenze contabili; a questo proposito molte associazioni stanno adottando anche con il supporto del CSV-FVG lo strumento del Bilancio Sociale. Gli strumenti da mettere in campo per organizzare la raccolta fondi sono molteplici e spetta all OdV la scelta di optare e programmare quello più consono alle proprie forze. Una cosa importante da tenere presente è che un OdV dovrebbe pensare alla raccolta fondi cercando di rivolgersi verso più mercati per diversificare le fonti di entrata, ed essere preparata ad affrontare eventuali restrizioni di una fonte abituale. Organizzare una raccolta fondi significa programmare un insieme di attività e destinare al loro svolgimento le risorse necessarie. Prima di passare agli strumenti concreti di raccolta fondi era necessario affrontare queste nozioni preliminari affinché ogni associazione si abitui a ricondurre la raccolta fondi alle propria realtà: mission, obiettivi, attività. Gli strumenti possono essere diversi ma vanno predisposti tenendo conto delle proprie esigenze e risorse. 7

11 QUADERNO DEL CSV-FVG ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI PROGRAMMAZIONE PREPARAZIONE MATERIALI E STRUMENTI ATTIVITA DI SEMSIBILIZZAZIONE E COINVOLGIMENTO GESTIONE DONAZIONI E RINGRAZIAMENTI Ogni campagna fondi deve essere strutturata in relazione all obiettivo che deve conseguire. Ci possono essere nella vita di una associazione, oltre alla gestione consueta delle attività istituzionali, dei progetti particolarmente importanti e innovativi che richiedono delle risorse straordinarie, e per i quale si decide di organizzare una raccolta fondi legata alla nuova esigenza. L individuazione di queste diverse esigenze tecnicamente viene distinta in: FONDI PER LE ATTIVITA ISTITUZIONALI RISORSE PER FINALITA PARTICOLARI CAPITALI STRAORDINARI CAPITALI FINANZIARI RACCOLTA ANNUALE DONAZIONI MIRATE RACCOLTA DI CAPITALI DONAZIONI PIANIFICATE Mira a raccogliere donazioni su base annuale e ripetute per sostenere le attività ordinarie dell associazione Si sollecitano donazioni vincolate ad un determinato progetto, possono essere in denaro o in natura, ed il donatore spesso può scegliere la finalità E un programma legato spesso all apertura di nuove strutture Donazioni elargite attraverso disposizioni testamentarie 8

12 QUADERNO DEL CSV-FVG ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI Parte seconda: Focus sulle attività marginali e aspetti fiscali 3.Organizzare raccolte fondi 3.1. Riferimenti normativi Le attività marginali rappresentano un importante strumento di raccolta fondi ed una fondamentale fonte di entrata per il sostegno delle attività istituzionali. Si tratta di attività definite nella norma commerciali e produttive marginali che godono del beneficio fiscale in quanto vengono per così dire decommercializzate in quanto non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito degli enti non commerciali, 6 sempreché vengano svolte rispettando i criteri normativi. In particolare ricordiamo che le Organizzazioni di Volontariato, iscritte nei registri allo scopo istituiti dalle Regioni e dalle Province Autonome, sono considerate ONLUS di diritto solo ove non svolgano attività commerciali diverse da quelle marginali. Le attività commerciali e produttive marginali sono state individuate in un apposito decreto: DM 25 maggio 1995 nel quale vengono definite la tipologia, i limiti e le caratteristiche che devono avere per rientrare nella definizione di marginali. vai a normativa pag Le attività marginali Le attività marginali possono quindi essere svolte da un'organizzazione di Volontariato in parallelo all'attività istituzionale, avendo la finalità di reperire fondi da destinare totalmente all'esercizio dell'attività istituzionale. Affinché sussista il criterio di marginalità L attività deve essere svolta per la realizzazione del fine istituzionale dell OdV. Non deve configurarsi come autonoma attività commerciale scollegata dai fini istituzionali. Tale attività deve essere svolta senza l impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato, quindi non esercitata in locale attrezzato nella fattispecie di esercizio commerciale, con pubblicità del prodotto, ed uso di insegne, Le attività commerciali e produttive marginali identificate nel decreto sono 1. Attività di vendita occasionali o vendite svolte nel corso di celebrazioni o ricorrenze o in concomitanza di campagne di sensibilizzazione pubblica verso i fini istituzionali dell organizzazione di volontariato; pensiamo alle giornate dedicate ad una determinata causa. 6 Decreto Legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 "Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale." (Pubblicato in G. U. 2 gennaio 1998, n. 1, S.O.) (Si consiglia la lettura della Circolare del Ministero delle Finanze, 26 giugno 1998, n. 168/E) 9

13 QUADERNO DEL CSV-FVG ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI 2. Attività di vendita di beni acquistati da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione purché la vendita sia eseguita direttamente dall organizzazione. 3. Cessione di beni prodotti da assistiti e beneficiari se curata direttamente dall OdV. 4. Attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili di carattere occasionale. 5. Prestazione di servizi rese in conformità alle finalità istituzionali La raccolta pubblica occasionale Tra le attività marginali che le Organizzazioni di Volontariato possono svolgere, molta rilevanza per il sostegno delle associazioni possono assumere le raccolte pubbliche occasionali. Sono sottoposti regime agevolato i fondi raccolti attraverso raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, in occasione di una celebrazione o durante una campagna di sensibilizzazione. 8 le giornate dedicate alle raccolte nelle piazze i banchetti di fiori o altri prodotti, decennale dell associazione, date giornate commemorative collegate all ente. La raccolta occasionale non viene considerata commerciale anche se esiste effettivamente un rapporto di scambio: sovvenzione contro cessione. Anche la legge 266/91 prevede all Art. 8 comma 3, la detassazione delle attività commerciali e produttive e marginali impiegate unicamente per fini istituzionali. Devono sussistere le seguenti condizioni. Raccolta pubblica. aperta a tutti non limitata a soci o partecipanti di un evento. In concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione Occasionalità: non deve rappresentare l occupazione abituale o ordinaria dell ente e nemmeno l unica attività posta in essere. 9 Modico valore dei beni vi deve essere una relativa sproporzione tra il costo del bene ceduto e la donazione ricevuta 10, Per evitare contestazioni deve sussistere il più possibile la sproporzione tra offerta ricevuta e servizio prestato. Tra i servizi erogabili possono rientrare anche attività di spettacolo, organizzate comunque rispettando il criterio di occasionalità e di sproporzione nel valore del servizio offerto rispetto al contributo richiesto. 7 Per i quali venga corrisposto un corrispettivo che non ecceda il 50% dei costi di diretta imputazione. A l criterio di marginalità non sono riconducibili i proventi derivanti da convenzioni. 8 comma 3 all art 143 T.U.I.R. ai sensi del quale non concorrono a formare il reddito degli enti non commerciali i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche, effettuate occasionalmente anche mediante offerte di modico valore o di servizi ai sovventori, in concomitanza di celebrazioni ricorrenze o campagne di sensibilizzazione. 9 In riferimento alla sussistenza di abitualità vanno considerati il tempo dedicato a tale attività, la natura ed il volume dei mezzi impiegati, il risultato economico. Per quanto riguarda le Associazioni Sportive dilettantistiche sono escluse dalla base imponibile i proventi derivanti da raccolte fondi che no eccedano ,69 e che non sono state conseguite oltre l ambito di due manifestazioni per periodo d imposta. Art.25, comma1, L. 133/ è ragionevole considerare quale limite relativo al valore del bene ceduto 25, 82 ( lire) come previsto per le spese di rappresentanza. 10

14 QUADERNO DEL CSV-FVG ORGANIZZARE LA RACCOLTA FONDI RACCOLTA PUBBLICA OCCASIONALE Art. 2, comma a., D.Lgs. 460/97: fondi pervenuti occasionalmente anche mediante offerte di beni di modico valore o di servizi ai sovventori in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensiblizzazione. AGEVOLAZIONE Non sono assoggettate ad I.V.A. e a qualsiasi altro tributo sia erariale che locale. ADEMPIMENTI Entro 4 mesi dalla chiusura d esercizio va redatto un apposito rendiconto separato, accompagnato ove necessario da una relazione illustrativa sulla singola attività di raccolta fondi. (Art. 20, 2 comma, DPR 600/73) 3.4.Attività marginali e rendicontazione Sussiste l obbligo di predisporre un apposito rendiconto delle attività marginali effettuate, in modo da conferire trasparenza a tutte le attività svolte, che riporti in modo chiaro e cronologico entrate e spese relative a ciascuna attività marginale e/o raccolta pubblica occasionale. Queste scritture non necessitano di particolari formalità di vidimazioni o di bollatura, ma vanno conservate, unitamente alla relativa documentazione 11 non vanno bollati, ed anche se non sia espressamente prevista l approvazione di tali rendiconti da parte dell assemblea dei soci, è opportuno citare tali rendiconti nel verbale d assemblea come approvati dai soci. Tale adempimento per le raccolte pubbliche effettuate sussiste indipendentemente da altri vincoli contabili dell ente. vai a modulistica pag Attività marginali in pratica Molte e diversissime possono essere le attività marginali da mettere in campo, ma idealmente dovrebbero rafforzare il messaggio della nostra mission, essere cioè legate agli scopi istituzionali, così per esempio un associazione per l infanzia, Unicef, veicola la propria campagna attraverso le famose bambole Pigotte. Le attività di raccolta fondi possono riguardare come in questo caso degli oggetti confezionati dai propri volontari, o possono altresì offrire prodotti alimentari o piante, gli esempi possono essere infiniti. La vendita degli oggetti si può curare presso la propria sede o può essere organizzato un evento ad hoc, con i banchetti in piazza o presso centri commerciali; l importante è avere un supporto consistente dalla nostra rete di volontari, perché sono operazioni che richiedono un impegno notevole, ma che possono dare anche notevoli soddisfazioni in termini di fondi raccolti, e di relazioni con nuovi sostenitori per la nostra causa. 11 ai sensi dell'art.22 del D.P.R. n.600 del

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