Contributo per lo sviluppo della città L ASSETTO STORICO DI PORTA S. ANTONIO

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1 Periodico dell Associazione Amici del Banco fondato nel Numeri arretrati sul sito Anno 3 - n. 4 / 2007 Tribunale di Sassari n. 265/ Distribuzione gratuita - Poste Italiane spa. spedizione in a.p. - 70% - DCB Sassari CERIMONIA DI PREMIAZIONE DEL CONCORSO BANCO DI SARDEGNA PER LA SCUOLA Lo scorso 27 ottobre nella magnifica sala della Villa Mimosa, messa a disposizione dall Associazione Industriali della Provincia di Sassari, si è svolta la cerimonia di premiazione degli studenti, che hanno partecipato al concorso in oggetto, a suo tempo bandito dal Banco di Sardegna. Erano presenti il Presidente e il Direttore Generale del Banco, il Sindaco di Sassari, i rappresentanti della Provincia di Sassari, dell Ufficio Scolastico Regionale per la Sardegna, dei Rettori delle Università di Sassari e Cagliari, dell Associazione Industriali, il Presidente dell Associazione Amici del Banco accompagnato da numerosi consiglieri e Soci, altre personalità e dirigenti e dipendenti del Banco. Erano altresì presenti gli studenti e i docenti delle tre scuole, che si sono classificate ai primi posti della graduatoria, che, per la prima volta, ha visto le altre nove scuole partecipanti classificate ex aequo al quarto posto. Il primo premio è stato assegnato al Liceo Scientifico M.Pira di Siniscola, con il progetto Panicum virgatum, il secondo dall Istituto Tecnico Commerciale Statale Fabio Besta di Cagliari, con il progetto Soc.Coop. Ossydian e il terzo all Istituto Commerciale Statale G.Musinu di Thiesi per il progetto Su Mulinu de sa Casina. Circa la decisione della Commissione di assegnare ex aequo il quarto posto ai nove restanti Istituti, essa ha inteso premiare lo sforzo compiuto da tutti gli studenti e dai docenti coordinatori e la bontà dei progetti presentati. Hanno Sassari - Villa Mimosa Premiazione vincitori VI concorso borse di studio preso a turno la parola le Autorità presenti, nei cui discorsi, tra l altro, è stato più volte messo in risalto il contributo della nostra Associazione per la buona riuscita della manifestazione. Dopo il rinfresco, offerto dal Banco, nel cortile della villa si sono esibiti gli sbandieratori, che da studenti dell I.P.S.I.A. di Sassari, avevano partecipato ad un precedente concorso, nel quale erano stati premiati per il progetto taglia e cuci. Successivamente hanno sfruttato la loro originale idea organizzando manifestazioni in diversi paesi. Lo spettacolo offerto è stato bellissimo ed ha strappato calorosi applausi da parte dei presenti. Il Banco,anche per il prossimo anno, ha deliberato il nuovo concorso consentendo così ai giovani studenti di apprendere,attraverso lo studio e le ricerche, la cultura d impresa ed avvicinarsi al mondo del lavoro con un maggior bagaglio di conoscenze. Antonello Sanna - Presidente Ricordi di vita lavorativa nel Banco di Sardegna a cura di Antonio Loi 5 puntata - Anni 1968/1969 La professoressa Maria Saba, confidenzialmente da noi alunni chiamata zia Maria, titolare della cattedra di lettere e storia presso l Istituto Tecnico Commerciale Lamarmora di Sassari, da me frequentato negli anni cinquanta, è stata sempre esaustiva nell insegnamento, e considerata una delle pietre miliari nella vita dell Istituto. Ricordo che uno degli argomenti a Lei più caro consisteva nel ribadire che la Storia spesso procede per corsi e ricorsi. Oggi debbo constatare che su questa riflessione aveva perfettamente ragione. Iniziative dell Associazione Conferenze - Dibattito PORTO TORRES LA CITTÀ NELLA STORIA Porto Torres - Basilica La mattina del 17 novembre non annunciava certo una bella giornata: era umida, piovosa con un leggero vento fresco, ma ciò non ha impedito a circa 40 Amici di incontrarsi alle ore 9.00 in Piazzale Segni a Sassari, per effettuare una visita a Porto Torres. Nell attesa dell arrivo del pullman, alcuni commentavano che sarebbe stato più interessante se si fosse potuto andare in un altro sito, anche più lontano, dal momento che la vicinanza di Porto Torres alla nostra città ha fatto si che la maggior parte dei partecipanti l avesse già visitata più di una volta. Contrariamente a quanto in quel momento sussurrato, la giornata si è rivelata una vera scoperta dal punto di vista culturale, storico e archeologico. In poco tempo la comitiva ha raggiunto la meta, quindi, su suggerimento dell Amico cav. Sassari - Villa Mimosa Un momento della premiazione Continua a pag. 5 Contributo per lo sviluppo della città L ASSETTO STORICO DI PORTA S. ANTONIO Alla presentazione del Piano Strategico della nostra Città, reclamizzato col noto manifesto delle mani solidali sovrapposte e lo slogan Sassari cambia con le tue idee ho tentato di dare, in chiusura dei lavori, un mio contributo, tardivo, perché gravi motivi di salute per un intero anno me lo avevano prima impedito. Ciò mi è stato straordinariamente consentito, malvolentieri e per un lasso di tempo esiguo, per mia insistenza, per il motivo esposto e con interruzioni di chi gestiva il dibattito, col risultato di una comunicazione incompleta. Eppure il mio intervento aveva lo scopo di plaudire al lavoro svolto egregiamente ed altrettanto bene presentato, di manifestare il mio entusiasmo perché Sassari stava dimostrando voglia di crescere e di svilupparsi adeguatamente nel tempo, ed inoltre di ricordare brevemente quanto in seno ai Gruppi d Impegno Politico e Sociale (GIPS) e dell Associa-zione Amici del Banco avevo elaborato per portare un Recupero dell edificio quale sede di associazioni NO-PROFIT Contributo d idee per lo sviluppo di Sassari e della costa del Nord Ovest. Materia questa di poi pubblicamente presentata, unitamente alle Associazioni Amici di Sassari e Centro Storico di Sassari Città Regia, nella Sala Angioy il 16 dicembre 2004, alla presenza di Amministratori dell epoca e di rappresentativi esponenti dell Amministrazione in carica oggi. Ricordo brevemente che facevano parte delle proposte alla Città: a) l idea di un coordinamento territoriale per lo sviluppo del turismo, da ottenersi mediante la costituzione di un consorzio dei Comuni del Nord Ovest (Sassari, Alghero, Stintino, Porto Torres, Sorso e Castelsardo, con popolazione di oltre abitanti) al fine di trarre sinergie dalle risorse dei porti, dell aeroporto, del Parco dell Asinara, del Palazzo dei Congressi, dei beni archeologici; b) l idea di un drastico potenziamento del polo museale di Sassari con la creazione di un moderno e tecnologico Museo della Civiltà Nuragica per il quale, come scrisse questo giornale all indomani del convegno, si indicava Continua a pag. 4 IL SALVADANAIO Possibili rimedi alla crisi del subprime di Mario Era Informiamo i Soci che stiamo predisponendo un Sito WEB tramite il quale, in tempo reale, si potrà prendere visione di tutte le iniziative dell Associazione. Il Sito in costruzione conterrà una parte statica ed una dinamica; su quest ultima, collegata anche ad una galleria fotografica, verranno proposti i progetti ed i con- Negli ultimi cinque anni trascorsi, suntivi delle attività associative, anche com è noto, si è registrata anche nel delle Sezioni nostro Paese la corsa all acquisto della Rinnoviamo l invito a voler aderire alla primacasa, soprattutto favorita da un nostra Associazione mediante la sottoscrizione e l inoltro del coupon stampato sulle. Ed ora, purtroppo, la crisi del sub- tasso variabile molto basso ed appetibil ultima pagina di questo giornale. prime, scoppiata recentemente negli La Presidenza Continua a pag. 8 Continua a pag. 7

2 2 DOVE VA L AGRICOLTURA SARDA Ho letto recentemente sulla stampa che questa, per la Casar di Serramanna, non è stata un annata particolarmente felice, infatti a causa delle avverse condizioni meteorologiche che hanno ostacolato la coltura dei pomodori, è stata costretta a lavorare un quantitativo di materia prima pari a circa la metà rispetto quello convenuto con l associazione dei coltivatori. Ma purtroppo la notizia vera è un altra: dal prossimo anno la Casar potrebbe essere costretta a lavorare un quantitativo di prodotto locale ancora inferiore rispetto a quella già insufficiente di quest anno, non perché si prevedano condizioni meteorologiche particolarmente avverse, ma perché la Comunità Europea erogherebbe dei contributi affinché si abbandoni la coltivazione del pomodoro. Non so se la notizia sia esatta, ma se lo è, credo meriti una riflessione. In una Sardegna dove, accanto agli altri numerosi focolai di crisi, il mondo agricolo è in rivolta per una crisi senza precedenti, una vera e propria crisi esistenziale, con i nodi della legge 44/88 giunti al pettine in maniera drammatica, con la bieticoltura e la produzione zuccheriera azzerate, e neppure una produzione cerealicola di gran pregio riesce a dare dei risultati soddisfacenti, è davvero opportuno (e lecito) incentivare anche l abbandono della coltura del pomodoro? Il risultato potrebbe essere ancora una volta disastroso e autolesionistico, un ripetitivo déjà vu : si ricorrerebbe Raccolta pomodori ancora alla cassa integrazione, si incentiverebbe ancora la creazione di nuova disoccupazione e si incrementerebbe ancora di più il senso d insicurezza e d instabilità sociale; e fatto ancora più grave, si sperperano risorse pubbliche in maniera ingiustificata ed assurda. Cose che, almeno a parole, la nostra politica afferma ogni giorno di voler evitare ed eliminare. Se il provvedimento in argomento fosse conseguenza di un eccessiva produzione europea, con l Europa peraltro chiamata a fronteggiare l invasione del pomodoro cinese, non sarebbe meglio lasciare invariata la nostra produzione, utilizzare quelle risorse finanziarie per acquistare il prodotto eccedente (ed eccellente, almeno per quanto riguarda quello della CASAR) e distribuirlo in tutti quei paesi segnati da un pesante deficit alimentare? Non so, mi sbaglierò, ma a me sembra l uovo di Colombo. Andrea Manunza ITINERARI CULTURALI DELLA SARDEGNA CAGLIARI - L ORTO BOTANICO Nel cuore della vecchia Cagliari, nello storico quartiere di Stampace, nell area chiamata Palabanda, famosa perché nel 1812, nella casa dell Avvocato Giovanni Cadeddu, fu organizzata una congiura, che dal luogo prese poi il nome di Congiura di Palabanda, contro il dispotico governo piemontese, per detronizzare Vittorio Emanuele I di Savoia. Scoperta a seguito di una delazione, costò la vita allo stesso Cadeddu, decapitato per tradimento in Piazza d armi assieme ad alcuni altri congiurati. Il terreno circostante era stato precedentemente adibito da certo Barberis, imprenditore piemontese, a vivaio di gelsi per alimentare i bachi che avrebbero dovuto produrre la seta, vecchio pallino degli industriali cisalpini che ritenevano il clima e il territorio della Sardegna adatto allo scopo, ma la cacciata dei Piemontesi dall Isola costrinse il Barberis a cedere quei terreni che l Avvocato Cadeddu intendeva destinare a vigneto. L area, ritenuta malfamata, fu abbandonata a trasformata in discarica fino al 1862 quando iniziarono i lavori di impianto dell orto botanico, voluto fin dal 1851 dal Professore di storia naturale Giovanni Meloni Baylle che venne inaugurato nel 1866 dal suo successore Patrizio Gennari su progetto di Gaetano Cima. E sistemato in una vallata di natura calcarea di oltre 5 ettari compresa fra l anfiteatro romano e la villa di Tigellio, scelta per le sue favorevoli caratteristiche climatiche e la presenza di un pozzo di origine romana che assicurava la regolarità dell irrigazione. Grazie alla lungimiranza di questi personaggi, Cagliari, oggi, può godere della presenza di questo monumento naturale dove quotidianamente centinaia di persone si recano anche solo per fare una passeggiata lontano dallo smog, dai rumori e dal traffico convulso della città, ritrovare silenzi, e fresco anche nelle giornate torride. E uno degli orti botanici più importanti d Europa; è ripartito in 4 settori: il settore mediterraneo, che si dedica alla coltivazione ed allo studio delle specie vegetali sarde e provenienti da aree caratterizzate dal clima mediterraneo; il settore tropicale, che si occupa dell acclimatazione delle specie tropicali; il settore delle piante succulente e quello delle piante medicinali (orto dei semplici). Fu gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, ma nel dopo guerra fu ripresa con alacrità l opera di rimboschimento e l orto assunse l aspetto che ancora oggi conserva. Ospita circa 600 alberi, 550 arbusti e 75 piante lianose; quelle grasse sono circa mille. Per le sue notevoli caratteristiche, con piante provenienti dalla Indie occidentali e dall America Australe, dall Africa Australe e da quella boreale, dalle isole Atlantiche, dalla Cina, dal Giappone, dall Australia e da tante regioni ancora, e per l elevato numero di piante, circa 3000 specie, ha assunto un importanza dominante in Italia ed all estero. La visita dell orto botanico si svolge lungo il viale principale, un immensa galleria di verde che conduce fino all anfiteatro romano dove è possibile osservare l esemplare più grande in Europa di Euforbia delle Canarie che emette un curioso crepitio all apertura dei suoi frutti nei mesi estivi; oltre la vasca centrale si può ammirare un Ficus magno con eccezionali radici colonnari. Ma tutto il percorso riserva fantastiche sorprese: alberi immensi, alberi con forme inusuali, arbusti che assumono sembianze fantastiche, e poi colori, e cinguettii di uccelli e scrosci d acqua nelle numerose fontane. Una visita a questo giardino di delizie contribuisce a ritemprare lo spirito e spesso a ritrovare se stessi. Luigi Zuddas GLOBALIZZAZIONE La parola globalizzazione ci affascina e ci preoccupa insieme. Ci affascina perché esprime un concetto le cui conseguenze si ripercuotono oggi sulla vita di tutte le popolazioni del nostro pianeta e, per quanto oggi non si sia ancora pervenuti ad una chiara ed esauriente analisi del fenomeno, è convincimento comune che ci troviamo di fronte ad un processo di trasformazione epocale. Ci preoccupa, invece, perché ci pone tutti di fronte alla necessità di saper governare la globalizzazione in tutti i suoi molteplici aspetti. Sul fenomeno globalizzazione e sulle molte perplessità di cui è portatrice, la Nuova Sardegna dell 8 ottobre u.s. ha intervistato Bachisio Bandinu, scrittore e studioso delle tradizioni agropastorali della Sardegna, il quale esprime severe riserve sugli effetti positivi della glabalizzazione esaltando, invece, la specificità della cultura unica del Mediterraneo, cioè un patrimonio di tradizioni da tutelare e salvare. Bandinu argomenta che la globalizzazione è un pericolo per le tradizioni agro-pastorali della Sardegna, sia per quanto si riferisce ai prodotti tipicamente sardi, che verrebbero inquinati dal contatto di prodotti ogm., sia principalmente per gli effetti devastanti sulla lingua sarda, che a causa dell influsso del linguaggio globale sarebbe relegata sempre più in un microcosmo e quindi abbandonata, con la conseguenza della perdita, da parte delle generazioni future, della memoria storica e delle tradizioni antropologiche della Sardegna. Pur riconoscendo alle argomentazioni di Bandinu una certa validità, non si può più però fare a meno delle tecnologie che la globalizzazione esprime e che sono la causa di un cambiamento epocale della società in tutti i suoi aspetti. Le nuove tecnologie, infatti, che del fenomeno globalizzazione ne costituiscono l anima ed il motore, sono principalmente le telecomunicazioni, l informatica e l elettronica, e attraverso di esse si tende alla costruzione di un villaggio globale. In questo contesto le nuove tecnologie sono degli strumenti fantastici che ci consentono di sbarcare su un continente sconosciuto e alieno. Se pensiamo a quella straordinaria metafora che è stato il Robison Crusoe, epopea e mito di un epoca proiettata alla scoperta e alla esplorazione e conquista della natura, sembra oggi di appartenere ad un altro pianeta per cui, invece delle piante, degli alberi e dei fiumi su cui misurare le proprie capacità di sopravvivenza, dobbiamo misurarci con mezzi tecnologici e districarci nella ragnatela delle reti telematiche. Soprattutto le telecomunicazioni, nelle loro più recenti innovazioni applicative, ampliano l orizzonte comunicativo degli individui e producono importanti benefici ambientali. Ne consegue perciò il miglioramento della qualità della vita e degli ambienti di lavoro. In questo scenario dell innovazione, l elettronica gioca un ruolo essenziale. Innanzi tutto essa costituisce un insieme di tecnologie su cui si basa la componente più dinamica della società attuale, che è la società dell informazione, tanto a livello di sistemi di calcolo che di sistemi di telecomunicazione, di produzione e di controllo. Se pensiamo alle infinite possibilità che le nuove tecnologie ci consentono, quando navighiamo in internet con il computer, ci sembra di essere come Alice nel paese delle meraviglie. Ci lasciamo trasportare in tutto il mondo; come una farfalla visitiamo vari paesi, i monumenti, le piazze, i musei. Scambiamo quasi istantaneamente messaggi scritti da un capo all altro del pianeta, inoltre inviamo documenti di ogni genere, immagini, suoni, testi... Tutto questo sarà il nostro futuro. Affascinante o, secondo Bandinu, deleterio, questo è l interrogativo che affidiamo al fenomeno globalizzazione. Giuseppe Santoni

3 LETTERA APERTA PARLIAMO ANCORA DI TRASPORTI PUBBLICI Recentemente, mi sono recato all estero, con mia moglie, utilizzando soltanto mezzi pubblici: treno e traghetto. Da Abbasanta, dove ci trovavamo per motivi familiari, un treno discretamente veloce, anche se con fermate quasi ovunque, in meno di 2 ore ci ha portato fino alla stazione marittima delle ferrovie di Porto Torres, dove, però non c erano i traghetti; sembra che questi, siano essi della Tirrenia o della Grimaldi, non possano entrare nel porto commerciale, appena rinnovato, a causa della loro stazza. Sorge subito spontanea una domanda: com è che si è operata la ristrutturazione di quel porto, la porta per l Italia del Nord e per la Francia e nessuno ha pensato alle esigenze dei vettori più importanti, di quelli che collegano Porto Torres con Genova? Come giustificare tutti quei soldi che sembrano piuttosto gettati in mare? In ogni modo una navetta ci ha portato allo scalo del porto industriale, dove, tra TIR in manovra, automobili e merci ammucchiate alla rinfusa sulla banchina, ci siamo potuti imbarcare. Una volta a bordo tutto è andato bene: le navi attualmente in servizio su quella linea sono abbastanza buone, decorose e sufficientemente confortevoli; la Tirrenia, però, denuncia ancora delle carenze strutturali nei servizi di accoglienza e di ristorazione. Al il rientro le cose sono andate un po peggio: partiti da Genova in perfetto orario, siamo giunti a Porto Torres alle 6,30 in punto, ancora in perfetto orario; con tragitto inverso rispetto all andata, la stessa navetta ci ha portato alla stazione marittima delle Ferrovie, ancora chiusa, dove non c era alcun treno ad aspettarci; ma non c era traccia neppure di un bar per un caffé, un cappuccino, un cornetto, generi di conforto indispensabili per un viaggiatore del mattino. Dopo aver chiesto ripetutamente, un anima buona ci ha indicato un bar a circa 300 metri, dove è stato possibile rifocillarci (naturalmente ci siamo dovuti portare appresso i bagagli, non avendoli potuti lasciare da nessuna parte). Altra domanda : visto che i traghetti non arrivano nel porto commerciale, perché ostinarsi ad utilizzare la stazione marittima come terminal delle ferrovie, in luogo della stazione centrale, ben più accogliente e confortevole? A chi puo tornare utile? Ma, anche dopo la colazione, il treno non c era, o meglio, non c era il diretto per Cagliari, il famoso Turritano, la cui partenza era prevista intorno alle 9,30, circa 3 ore dopo l arrivo delle navi. Un controllore delle Ferrovie, una signora gentilissima, ci ha informati che era meglio prendere il treno locale in partenza alle 7,20, sempre dalla stazione marittima, cambiare a Chilivani, da dove, dopo circa 10 minuti d attesa, avremmo potuto proseguire verso Cagliari con un altro treno locale; e così abbiamo fatto. Morale della favola: il viaggio di ritorno verso Abbasanta, dove avevo lasciato l auto, è durato circa tre ore, anziché due come all andata; abbiamo preso 2 mezzi, due automotrici gemelle, le più vecchie, le più rumorose, le più scomode e forse anche le più sporche dell intero parco ferroviario, anziché un solo treno diretto. Vorrei capire se ancora, nel 2007 i vertici delle ferrovie ritengono che si possa ancora offrire un disservizio del genere ai propri utenti (volevo dire clienti); se si spiegano perché, tra i numerosissimi passeggeri delle due grandi navi traghetto, giunte a Porto Torres intorno alla stessa ora ( credo con mezz ora di differenza), soltanto una quarantina ha scelto il treno, mentre gli altri, la stragrande maggioranza, hanno preferito i mezzi alternativi. Sono ancora convinti, gli stessi vertici delle Ferrovie, che tocchi ai passeggeri fare il primo passo, ovvero, sacrificarsi e prendere il treno perché il disservizio migliori? o se, al contrario, non si dovrà procedere migliorare, e di gran lunga, il servizio perché i passeggeri possano ricominciare numerosi ad utilizzare quel mezzo, diventato comodo e veloce? Non è che si stia tentando di dismettere anche il servizio passeggeri, dopo aver quasi già dimesso anche il servizio merci, a favore dei mezzi gommati, a causa della diseconomicità del servizio ferroviario? Dato che gli esperti del settore asseriscono che, privata del trasporto merci, qualunque azienda ferroviaria sarebbe destinata al tracollo, che dire della nostra che sembra già giunta al tracollo? Sono domande che dovrebbero avere delle risposte esaustive, che ne dice Presidente Soru? Andrea Manunza ANNO 1615 A SASSARI LA PRIMA TIPOGRAFIA Il mio primo incarico, all atto dell assunzione al Banco di Sardegna, è stato quello di impiegato di prima categoria destinato all Ufficio Patrimonio- Economato della Direzione Generale; ed è quella primissima mansione che mi ha consentito di conoscere e di apprezzare il lavoro tipografico in generale, il cui mondo, ancora oggi mi affascina. Ricordo i rapporti, quasi quotidiani con le diverse tipografie della città: Gallizzi, Chiarella, Poddighe, Moderna ed altre, ricordo l odore del piombo che si respirava al loro interno, gli operai sporchi d inchiostro, il rumore assordante delle rotative, la composizione dei pezzi con i caratteri mobili, la correzione delle migliaia di bozze relative agli stampati ordinati dal Banco; e sento una profonda nostalgia. Quando Antonello Sanna mi ha sollecitato l invio di un mio articolo da pubblicare sul prossimo numero de La Pintadera, istintivamente ho pensato a qualcosa che mi riconducesse alla Sassari di quei meravigliosi primi anni del mio lavoro in Banca, e cosa meglio della storia degli antenati di Chiarella e Gallizzi per tornare ad inebriarmi di quell odore di piombo e del rumore di quelle rotative. ******* E stato Antonio Canopolo, sassarese di origine corsa, ecclesiastico che, al tempo ricopriva la carica di Arcivescovo di Oristano, a realizzare, nel lontano 1615 l idea, non certamente semplice, di impiantare una stamperia a Sassari, soprattutto perché il prelato impegnava nell impresa esclusivamente fondi attinti dal proprio patrimonio che dovevano essere reintegrati con gli utili che la stamperia avrebbe dovuto produrre. Antonio Canopolo, laureato in utroque iure viaggiò moltissimo per l Europa; nel 1579 lo troviamo addirittura in Spagna, Cappellano di Maria d Austria. Fu nominato Arcivescovo della Diocesi di Oristano, ma a causa del clima insalubre del territorio Arborense, soggiornava frequentemente nella sua città natale dove, nel 1619 fondò il collegio per l educazione dei giovani. Riuscì a farsi nominare arcivescovo di Sassari nel 1620, ma morì prima che fosse ufficialmente insediato. La stamperia aperta dal Canopolo, dotata dell attrezzatura completa per la produzione di libri e scritti in generale, fu affidata alla direzione di un valente tipografo, certo Bartolomeo Gobetti, chiamato dal continente. Questa impresa consentiva la diffusione, anche a Sassari, della stampa a caratteri mobili, seppure in grande ritardo rispetto alla sua invenzione, ma soprattutto in ritardo rispetto all introduzione della stamperia a Cagliari. Cagliari, peraltro, deteneva il potere politico, amministrativo e giudiziario della Sardegna e non intendeva dividere questa ulteriore forma di potere con nessun altro centro, e men che mai con Sassari. Questi due centri, all epoca, erano divisi da una profonda rivalità in tutti i campi. A Sassari, fin dal 1565, operava un Collegio Gesuitico, che contribuiva a diffondere il gusto del sapere e contribuiva a formare i primi nuclei di lettori colti. Fra il 1517 e il 1532 venne istituita l Università, con la necessaria produzione di attività editoriale, inoltre l acuirsi del contrasto con Cagliari anche nel delicatissimo ambito della religiosità, spinge la municipalità a favorire l impianto della stamperia. Il primo libro stampato nella tipografia turritana è un poema del segretario comunale Gavino Gillo y Marignacio, finanziato con 55 scudi dal Consiglio della città, scritto quando furono ritrovate le reliquie dei tre martiri turritani ed intitolato El triunpho y martirio esclarecido de los illustriss. SS. Martyres Gavino, Proto, Yanuario con la dedica dirigido a la Illustriss y Magnificentiss ciudad de Sacer - Cabeca de la Provincia Turritana. Il secondo libro edito dalla stamperia è scritto da Pietro Gambella, segretario dell Arcivescovo di Sassari, col titolo Declarassione de su Symbolu Apostolicu de su Cardinale Ballarminu voltada dae limba italiana in sardu; quindi, sempre, nell anno 1516, La vida y milagros de las BB Vergines Justa, Bustina y Enedina, sulla scorta di manoscritto ritrovato in Oristano, ma ritenuto non veritiero. Sarebbe stato questo un modo per allargare anche ad Oristano, già sede vescovile del Canopolo, il mercato editoriale. Furono stampati numerosi altri volumi fra i quali uno importante, scritto dal giurista Olives, avvocato fiscale nel Consiglio di Aragona, con commenti e glosse al famoso Codice di Eleonora, intitolato Commentaria et glosa in Cartam de Logu. Dopo la morte del Canopolo la stamperia fu acquistata da certo Francesco Scano di Castelvì che si avvalse ancora della collaborazione del Gobetti. Alla morte dello Scano furono i suoi eredi a gestirla, ma, verso la fine del 600 l azienda iniziò il suo declino e le macchine, gli arredi e quant altro si dispersero. Ma non si disperde il desiderio di proseguire nella strada segnata dal Canopolo e Sassari da allora ha sempre potuto contare su operatori del settore attenti, capaci, operosi quali tutti quelli da me citati all inizio di questo modesto scritto. Luigi Zuddas 3

4 4 I PENSIONATI FONDO AGGIUNTIVO DEL BANCO QUESTIONI DI INTERESSE GENERALE Ritengo necessario rendere noto ai nostri lettori che nella seduta del 19 novembre scorso del Consiglio di Amministrazione del Fondo Aggiuntivo Pensioni, del quale faccio parte per designazione del Banco, ho proposto di esaminare e discutere, per l avvio eventuale del successivo iter procedurale previsto dallo Statuto e dalle intese Banco/Sindacati/Pensionati, due iniziative volte ad accrescere l interesse e la conoscenza dell istituzione e renderla in pari tempo più equamente rappresentativa degli interessi dei partecipanti in servizio e dei pensionati. Riporto di seguito una breve informativa. Proposta di avvio di esame per la modifica statutaria: incremento della rappresentanza della categoria dei Pensionati nel C.d.A. La proposta di dibattito su questo tema ha tratto giustificazione, innanzi tutto, dalla considerazione che fin dal passaggio da fondo aziendale a Fondo Pensioni per il Personale, con gestione separata e autonomia patrimoniale e contabile (come è riportato nel Regolamento approvato dal C.d.A. del Banco nell adunanza del novembre 1979), il Fondo è stato amministrato, in rappresentanza dei dipendenti, da un rappresentante dei pensionati, oltre ché da due rappresentanti della categoria degli impiegati ed un rappresentante della categoria direttiva. All epoca, ed anche nel novembre del 1989, periodo nel quale l Assemblea degli iscritti ed il Banco hanno ratificato lo Statuto del rinominato Fondo Fondo Aggiuntivo Pensioni per il Personale del Banco di Sardegna, la categoria dei pensionati era costituita da un esiguo numero di componenti, fatto questo che aveva consentito la perpetuazione di una previsione che assegnava (come attualmente assegna) ad essa un solo seggio nel C.d.A. dell Istituzione, mentre ha riconosciuto e tuttora riconosce quattro seggi ai rappresentanti dei partecipanti in servizio. All attualità le consistenze numeriche delle categorie dei partecipanti e dei pensionati sono notevolmente mutate, essendosi decrementato il numero dei primi ed incrementato il numero dei secondi sino a superare la consistenza di 800. Si può osservare, perciò, che una corretta interpretazione della volontà dei costituenti, unita all imprescindibile esigenza di equità e di rispetto del fondamentale principio democratico della rappresentatività e degli interessi delle diverse categorie aderenti al fondo di previdenza complementare, giustifica l ampliamento del Consiglio di Amministrazione del FAP, con l incremento di ulteriori due consiglieri appartenenti alla categoria dei pensionati. Tra gli argomenti addotti a sostegno della proposta figurano: - la considerazione che i componenti delle rappresentanze sindacali dei dipendenti in servizio in seno al C.d.A., oltre ché rispondere all esigenza del rispetto del principio di tutela di tutti i lavoratori, non possono disconoscere la rilevanza oggettiva dell ampliamento del C.d.A. che consente a tutti i pensionati, compresi quelli iscritti ai sindacati, di candidarsi in occasione del rinnovo dell Organo amministrativo; - il fatto che i rappresentanti dei sindacati nel C.d.A. vanterebbero sempre un numero di membri pari a quattro, mentre i rappresentanti dei pensionati passerebbero da uno a tre. In tal modo si andrebbe a perfezionare i coefficienti di rappresentanza categoriale, del resto significativamente rispettati nella norma statutaria che riserva sia a partecipanti che ai pensionati distintamente l elezione di un componente del Collegio Sindacale; - il conseguimento di benefici effetti sui rapporti della categoria del pensionati con quella dei partecipanti e col FAP specie per il loro maggiore coinvolgimento e per il rafforzamento della cultura della previdenza integrativa, fondata sulla mutualità e la solidarietà tra colleghi di lavoro, di fatica e di vita. Ciò in special modo per quanto attiene al gravissimo problema della fuga dal FAP della maggior parte dei colleghi all atto del loro collocamento in pensione ed alla conseguente necessità di creare un movimento di opinione e decisionale diverso che miri, nel rispetto della norma, a rafforzare il FAP facendogli acquisire quanti più pensionati possibile. All attualità, infatti, questo orizzonte non si presenta molto sereno. Proposta di organizzazione di periodiche Convention degli iscritti al Fondo. Nella stessa seduta ho anche avanzato la proposta che il FAP si faccia promotore di una Convention annuale, al fine di raggiungere almeno i seguenti scopi: - sviluppare la cultura della previdenza complementare attraverso una diretta informazione ed un dialogo costruttivo; - approfondire i contenuti dello Statuto del Fondo e del relativo Regolamento nonché i valori cui sono ispirati, evidenziando la grande opportunità che il Banco ha inteso offrire ai propri collaboratori dopo la cessazione del rapporto di lavoro; - rafforzare lo spirito di solidarietà e di partecipazione fra tutti gli iscritti, favorendo il consolidamento dell amicizia e della stima reciproca; - tenere vivo il dialogo e l interesse sulle esperienze e le realtà del mondo dei pensionati che coinvolgono in special modo le scelte previdenziali dei partecipanti alle soglie del pensionamento. Una tale Convention dovrebbe almeno: - prevedere alla riunione assembleare la partecipazione di esponenti del Banco e della Fondazione, relazioni della struttura istituzionale e amministrativa del FAP nonché apporti tecnici di esperti invitati dal C.d.A.; - essere organizzata con il determinante apporto finanziario del Banco e della Fondazione omonima, - prevedere una parziale contribuzione degli iscritti partecipanti; coinvolgere anche le loro famiglie; svolgersi in strutture alberghiere qualificate che consentano anche l eventuale prolungamento del soggiorno a totale carico degli interessati; comprendere un escursione culturale, molto utile per rafforzare i rapporti interpersonali. * * * Dopo ampio dibattito, il Presidente ha inopinatamente dichiarato non ricevibile la proposta di discussione su temi indicati in quanto contenenti argomenti sui quali il Consiglio non può pronunciarsi considerate le norme che regolano il funzionamento del fondo. Farebbe piacere a me ed alla Pintadera poter pubblicare vostre osservazioni in merito! Giuseppe Tito Sechi Contributo per lo sviluppo della città L ASSETTO STORICO DI PORTA S. ANTONIO Segue da pag. 1 l area strategica del Parco di Monserrato, che avrebbe dovuto anche accogliere nei suoi ampi spazi all aperto esemplari delle costruzioni megalitiche più diffuse. Dopo le elezio- Sassari - Porta Sant Antonio ni regionali del 2005 la Giunta Soru ha lanciato l idea di un Museo della Cultura Nuragica, progetto di grande rilevanza architettonica in via di realizzazione. E Sassari? c) Progetti per il rilancio della partecipazione e della società, quali la destinazione del Cinema Astra ad uno stabile Teatro Etnico delle Minoranze, possibile sede annuale di un Festival Internazionale di tale genere cultural-popolare; il Palazzo delle Associazioni, individuato nel discusso e da taluni odiato Hotel Turritania, sede invece ideale per riunire in un sito del Centro Storico da rivitalizzare sinergie straordinarie di tanti cittadini di buona volontà, utili per la cultura, la crescita sociale e lo sviluppo della città; il Progetto del Parco attrezzato del Rosello pensato per la valorizzazione della Fonte e l aggregazione degli abitanti del centro storico e di Monte Rosello, servito da ascensori-montacarichi per consentirne una pratica ed agevole fruizione. Di questa breve esposizione mi è stato possibile, all incontro di giovedì 28 giugno, esporre solo qualche brandello. Quanto al vecchio edificio dell Hotel Turritania non mi è stato possibile ricordare l antica tradizione sassarese di distruggere le tracce e le vestigia del passato: dal Castello agli acciottolati, alle ville liberty, agli antichi e storici edifici del Comune mai restaurati e mai resi fruibili dalla Città. Avrei voluto dire, in particolare, che una risorsa recuperabile per i cittadini e le istituzioni sociali non può essere dilapidata, essendo patrimonio di tutti noi; che Porta S.Antonio senza la quinta dell ex albergo risulterebbe incompleta, indefinita e privata di una piccola parte della sua storia; che non può essere sacrificata semplicemente per valorizzare altri beni di minor rilevanza per la Città; che la tanto agognata breccia, contro ogni sensata logica urbanistica moderna, porterebbe il traffico caotico nel cuore del centro storico (ancorché, a quanto si dice,tale grande arteria sarebbe invece riservata nientepopodimeno.solo a pedoni e bici!). Se il problema, tuttavia, è quello ben più rilevante di trovare una accettabile soluzione per eliminare la strozzatura del cavalcaferrovia, perché l Amministrazione comunale non provvede ad affidare ai tecnici il compito di studiare la realizzazione di un viadotto che colleghi Viale Porto Torres con il terrapieno di Viale Sicilia e consenta così di snellire oltremodo il traffico nei due sensi di marcia, senza definitivamente compromettere l assetto urbano, storico, sociale e culturale di una parte così importante del Centro Storico? In tal modo il traffico sul cavalcaferrovia potrebbe essere consentito in unico senso di marcia, con innegabili benefici effetti per la circolazione dei mezzi di trasporto su Corso Trinità. Questa è un idea che avrei voluto esporre in quell incontro dello scorso giugno. E un contributo, non una provocazione. Mi auguro che le persone che amministrano la cosa pubblica mirando alla realizzazione del bene comune dei Sassaresi non vogliano sottrarsi all obbligo morale di rivedere le loro determinazioni concernenti l Hotel Turritania, la Piazza di Porta S.Antonio ed il traffico da e per il Viale Porto Torres, ponendo in particolare al centro gli interessi degli abitanti del Centro Storico, ai quali tutta la Città è debitrice per i ritardi pluridecennali negli interventi di recupero ambientale e sociale e nella tutela della storia, della cultura e dell anima dei Sassaresi. Giuseppe Tito Sechi Componente Commissione Toponomastica del Comune di Sassari

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