Contributo per lo sviluppo della città L ASSETTO STORICO DI PORTA S. ANTONIO

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1 Periodico dell Associazione Amici del Banco fondato nel Numeri arretrati sul sito Anno 3 - n. 4 / 2007 Tribunale di Sassari n. 265/ Distribuzione gratuita - Poste Italiane spa. spedizione in a.p. - 70% - DCB Sassari CERIMONIA DI PREMIAZIONE DEL CONCORSO BANCO DI SARDEGNA PER LA SCUOLA Lo scorso 27 ottobre nella magnifica sala della Villa Mimosa, messa a disposizione dall Associazione Industriali della Provincia di Sassari, si è svolta la cerimonia di premiazione degli studenti, che hanno partecipato al concorso in oggetto, a suo tempo bandito dal Banco di Sardegna. Erano presenti il Presidente e il Direttore Generale del Banco, il Sindaco di Sassari, i rappresentanti della Provincia di Sassari, dell Ufficio Scolastico Regionale per la Sardegna, dei Rettori delle Università di Sassari e Cagliari, dell Associazione Industriali, il Presidente dell Associazione Amici del Banco accompagnato da numerosi consiglieri e Soci, altre personalità e dirigenti e dipendenti del Banco. Erano altresì presenti gli studenti e i docenti delle tre scuole, che si sono classificate ai primi posti della graduatoria, che, per la prima volta, ha visto le altre nove scuole partecipanti classificate ex aequo al quarto posto. Il primo premio è stato assegnato al Liceo Scientifico M.Pira di Siniscola, con il progetto Panicum virgatum, il secondo dall Istituto Tecnico Commerciale Statale Fabio Besta di Cagliari, con il progetto Soc.Coop. Ossydian e il terzo all Istituto Commerciale Statale G.Musinu di Thiesi per il progetto Su Mulinu de sa Casina. Circa la decisione della Commissione di assegnare ex aequo il quarto posto ai nove restanti Istituti, essa ha inteso premiare lo sforzo compiuto da tutti gli studenti e dai docenti coordinatori e la bontà dei progetti presentati. Hanno Sassari - Villa Mimosa Premiazione vincitori VI concorso borse di studio preso a turno la parola le Autorità presenti, nei cui discorsi, tra l altro, è stato più volte messo in risalto il contributo della nostra Associazione per la buona riuscita della manifestazione. Dopo il rinfresco, offerto dal Banco, nel cortile della villa si sono esibiti gli sbandieratori, che da studenti dell I.P.S.I.A. di Sassari, avevano partecipato ad un precedente concorso, nel quale erano stati premiati per il progetto taglia e cuci. Successivamente hanno sfruttato la loro originale idea organizzando manifestazioni in diversi paesi. Lo spettacolo offerto è stato bellissimo ed ha strappato calorosi applausi da parte dei presenti. Il Banco,anche per il prossimo anno, ha deliberato il nuovo concorso consentendo così ai giovani studenti di apprendere,attraverso lo studio e le ricerche, la cultura d impresa ed avvicinarsi al mondo del lavoro con un maggior bagaglio di conoscenze. Antonello Sanna - Presidente Ricordi di vita lavorativa nel Banco di Sardegna a cura di Antonio Loi 5 puntata - Anni 1968/1969 La professoressa Maria Saba, confidenzialmente da noi alunni chiamata zia Maria, titolare della cattedra di lettere e storia presso l Istituto Tecnico Commerciale Lamarmora di Sassari, da me frequentato negli anni cinquanta, è stata sempre esaustiva nell insegnamento, e considerata una delle pietre miliari nella vita dell Istituto. Ricordo che uno degli argomenti a Lei più caro consisteva nel ribadire che la Storia spesso procede per corsi e ricorsi. Oggi debbo constatare che su questa riflessione aveva perfettamente ragione. Iniziative dell Associazione Conferenze - Dibattito PORTO TORRES LA CITTÀ NELLA STORIA Porto Torres - Basilica La mattina del 17 novembre non annunciava certo una bella giornata: era umida, piovosa con un leggero vento fresco, ma ciò non ha impedito a circa 40 Amici di incontrarsi alle ore 9.00 in Piazzale Segni a Sassari, per effettuare una visita a Porto Torres. Nell attesa dell arrivo del pullman, alcuni commentavano che sarebbe stato più interessante se si fosse potuto andare in un altro sito, anche più lontano, dal momento che la vicinanza di Porto Torres alla nostra città ha fatto si che la maggior parte dei partecipanti l avesse già visitata più di una volta. Contrariamente a quanto in quel momento sussurrato, la giornata si è rivelata una vera scoperta dal punto di vista culturale, storico e archeologico. In poco tempo la comitiva ha raggiunto la meta, quindi, su suggerimento dell Amico cav. Sassari - Villa Mimosa Un momento della premiazione Continua a pag. 5 Contributo per lo sviluppo della città L ASSETTO STORICO DI PORTA S. ANTONIO Alla presentazione del Piano Strategico della nostra Città, reclamizzato col noto manifesto delle mani solidali sovrapposte e lo slogan Sassari cambia con le tue idee ho tentato di dare, in chiusura dei lavori, un mio contributo, tardivo, perché gravi motivi di salute per un intero anno me lo avevano prima impedito. Ciò mi è stato straordinariamente consentito, malvolentieri e per un lasso di tempo esiguo, per mia insistenza, per il motivo esposto e con interruzioni di chi gestiva il dibattito, col risultato di una comunicazione incompleta. Eppure il mio intervento aveva lo scopo di plaudire al lavoro svolto egregiamente ed altrettanto bene presentato, di manifestare il mio entusiasmo perché Sassari stava dimostrando voglia di crescere e di svilupparsi adeguatamente nel tempo, ed inoltre di ricordare brevemente quanto in seno ai Gruppi d Impegno Politico e Sociale (GIPS) e dell Associa-zione Amici del Banco avevo elaborato per portare un Recupero dell edificio quale sede di associazioni NO-PROFIT Contributo d idee per lo sviluppo di Sassari e della costa del Nord Ovest. Materia questa di poi pubblicamente presentata, unitamente alle Associazioni Amici di Sassari e Centro Storico di Sassari Città Regia, nella Sala Angioy il 16 dicembre 2004, alla presenza di Amministratori dell epoca e di rappresentativi esponenti dell Amministrazione in carica oggi. Ricordo brevemente che facevano parte delle proposte alla Città: a) l idea di un coordinamento territoriale per lo sviluppo del turismo, da ottenersi mediante la costituzione di un consorzio dei Comuni del Nord Ovest (Sassari, Alghero, Stintino, Porto Torres, Sorso e Castelsardo, con popolazione di oltre abitanti) al fine di trarre sinergie dalle risorse dei porti, dell aeroporto, del Parco dell Asinara, del Palazzo dei Congressi, dei beni archeologici; b) l idea di un drastico potenziamento del polo museale di Sassari con la creazione di un moderno e tecnologico Museo della Civiltà Nuragica per il quale, come scrisse questo giornale all indomani del convegno, si indicava Continua a pag. 4 IL SALVADANAIO Possibili rimedi alla crisi del subprime di Mario Era Informiamo i Soci che stiamo predisponendo un Sito WEB tramite il quale, in tempo reale, si potrà prendere visione di tutte le iniziative dell Associazione. Il Sito in costruzione conterrà una parte statica ed una dinamica; su quest ultima, collegata anche ad una galleria fotografica, verranno proposti i progetti ed i con- Negli ultimi cinque anni trascorsi, suntivi delle attività associative, anche com è noto, si è registrata anche nel delle Sezioni nostro Paese la corsa all acquisto della Rinnoviamo l invito a voler aderire alla primacasa, soprattutto favorita da un nostra Associazione mediante la sottoscrizione e l inoltro del coupon stampato sulle. Ed ora, purtroppo, la crisi del sub- tasso variabile molto basso ed appetibil ultima pagina di questo giornale. prime, scoppiata recentemente negli La Presidenza Continua a pag. 8 Continua a pag. 7

2 2 DOVE VA L AGRICOLTURA SARDA Ho letto recentemente sulla stampa che questa, per la Casar di Serramanna, non è stata un annata particolarmente felice, infatti a causa delle avverse condizioni meteorologiche che hanno ostacolato la coltura dei pomodori, è stata costretta a lavorare un quantitativo di materia prima pari a circa la metà rispetto quello convenuto con l associazione dei coltivatori. Ma purtroppo la notizia vera è un altra: dal prossimo anno la Casar potrebbe essere costretta a lavorare un quantitativo di prodotto locale ancora inferiore rispetto a quella già insufficiente di quest anno, non perché si prevedano condizioni meteorologiche particolarmente avverse, ma perché la Comunità Europea erogherebbe dei contributi affinché si abbandoni la coltivazione del pomodoro. Non so se la notizia sia esatta, ma se lo è, credo meriti una riflessione. In una Sardegna dove, accanto agli altri numerosi focolai di crisi, il mondo agricolo è in rivolta per una crisi senza precedenti, una vera e propria crisi esistenziale, con i nodi della legge 44/88 giunti al pettine in maniera drammatica, con la bieticoltura e la produzione zuccheriera azzerate, e neppure una produzione cerealicola di gran pregio riesce a dare dei risultati soddisfacenti, è davvero opportuno (e lecito) incentivare anche l abbandono della coltura del pomodoro? Il risultato potrebbe essere ancora una volta disastroso e autolesionistico, un ripetitivo déjà vu : si ricorrerebbe Raccolta pomodori ancora alla cassa integrazione, si incentiverebbe ancora la creazione di nuova disoccupazione e si incrementerebbe ancora di più il senso d insicurezza e d instabilità sociale; e fatto ancora più grave, si sperperano risorse pubbliche in maniera ingiustificata ed assurda. Cose che, almeno a parole, la nostra politica afferma ogni giorno di voler evitare ed eliminare. Se il provvedimento in argomento fosse conseguenza di un eccessiva produzione europea, con l Europa peraltro chiamata a fronteggiare l invasione del pomodoro cinese, non sarebbe meglio lasciare invariata la nostra produzione, utilizzare quelle risorse finanziarie per acquistare il prodotto eccedente (ed eccellente, almeno per quanto riguarda quello della CASAR) e distribuirlo in tutti quei paesi segnati da un pesante deficit alimentare? Non so, mi sbaglierò, ma a me sembra l uovo di Colombo. Andrea Manunza ITINERARI CULTURALI DELLA SARDEGNA CAGLIARI - L ORTO BOTANICO Nel cuore della vecchia Cagliari, nello storico quartiere di Stampace, nell area chiamata Palabanda, famosa perché nel 1812, nella casa dell Avvocato Giovanni Cadeddu, fu organizzata una congiura, che dal luogo prese poi il nome di Congiura di Palabanda, contro il dispotico governo piemontese, per detronizzare Vittorio Emanuele I di Savoia. Scoperta a seguito di una delazione, costò la vita allo stesso Cadeddu, decapitato per tradimento in Piazza d armi assieme ad alcuni altri congiurati. Il terreno circostante era stato precedentemente adibito da certo Barberis, imprenditore piemontese, a vivaio di gelsi per alimentare i bachi che avrebbero dovuto produrre la seta, vecchio pallino degli industriali cisalpini che ritenevano il clima e il territorio della Sardegna adatto allo scopo, ma la cacciata dei Piemontesi dall Isola costrinse il Barberis a cedere quei terreni che l Avvocato Cadeddu intendeva destinare a vigneto. L area, ritenuta malfamata, fu abbandonata a trasformata in discarica fino al 1862 quando iniziarono i lavori di impianto dell orto botanico, voluto fin dal 1851 dal Professore di storia naturale Giovanni Meloni Baylle che venne inaugurato nel 1866 dal suo successore Patrizio Gennari su progetto di Gaetano Cima. E sistemato in una vallata di natura calcarea di oltre 5 ettari compresa fra l anfiteatro romano e la villa di Tigellio, scelta per le sue favorevoli caratteristiche climatiche e la presenza di un pozzo di origine romana che assicurava la regolarità dell irrigazione. Grazie alla lungimiranza di questi personaggi, Cagliari, oggi, può godere della presenza di questo monumento naturale dove quotidianamente centinaia di persone si recano anche solo per fare una passeggiata lontano dallo smog, dai rumori e dal traffico convulso della città, ritrovare silenzi, e fresco anche nelle giornate torride. E uno degli orti botanici più importanti d Europa; è ripartito in 4 settori: il settore mediterraneo, che si dedica alla coltivazione ed allo studio delle specie vegetali sarde e provenienti da aree caratterizzate dal clima mediterraneo; il settore tropicale, che si occupa dell acclimatazione delle specie tropicali; il settore delle piante succulente e quello delle piante medicinali (orto dei semplici). Fu gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, ma nel dopo guerra fu ripresa con alacrità l opera di rimboschimento e l orto assunse l aspetto che ancora oggi conserva. Ospita circa 600 alberi, 550 arbusti e 75 piante lianose; quelle grasse sono circa mille. Per le sue notevoli caratteristiche, con piante provenienti dalla Indie occidentali e dall America Australe, dall Africa Australe e da quella boreale, dalle isole Atlantiche, dalla Cina, dal Giappone, dall Australia e da tante regioni ancora, e per l elevato numero di piante, circa 3000 specie, ha assunto un importanza dominante in Italia ed all estero. La visita dell orto botanico si svolge lungo il viale principale, un immensa galleria di verde che conduce fino all anfiteatro romano dove è possibile osservare l esemplare più grande in Europa di Euforbia delle Canarie che emette un curioso crepitio all apertura dei suoi frutti nei mesi estivi; oltre la vasca centrale si può ammirare un Ficus magno con eccezionali radici colonnari. Ma tutto il percorso riserva fantastiche sorprese: alberi immensi, alberi con forme inusuali, arbusti che assumono sembianze fantastiche, e poi colori, e cinguettii di uccelli e scrosci d acqua nelle numerose fontane. Una visita a questo giardino di delizie contribuisce a ritemprare lo spirito e spesso a ritrovare se stessi. Luigi Zuddas GLOBALIZZAZIONE La parola globalizzazione ci affascina e ci preoccupa insieme. Ci affascina perché esprime un concetto le cui conseguenze si ripercuotono oggi sulla vita di tutte le popolazioni del nostro pianeta e, per quanto oggi non si sia ancora pervenuti ad una chiara ed esauriente analisi del fenomeno, è convincimento comune che ci troviamo di fronte ad un processo di trasformazione epocale. Ci preoccupa, invece, perché ci pone tutti di fronte alla necessità di saper governare la globalizzazione in tutti i suoi molteplici aspetti. Sul fenomeno globalizzazione e sulle molte perplessità di cui è portatrice, la Nuova Sardegna dell 8 ottobre u.s. ha intervistato Bachisio Bandinu, scrittore e studioso delle tradizioni agropastorali della Sardegna, il quale esprime severe riserve sugli effetti positivi della glabalizzazione esaltando, invece, la specificità della cultura unica del Mediterraneo, cioè un patrimonio di tradizioni da tutelare e salvare. Bandinu argomenta che la globalizzazione è un pericolo per le tradizioni agro-pastorali della Sardegna, sia per quanto si riferisce ai prodotti tipicamente sardi, che verrebbero inquinati dal contatto di prodotti ogm., sia principalmente per gli effetti devastanti sulla lingua sarda, che a causa dell influsso del linguaggio globale sarebbe relegata sempre più in un microcosmo e quindi abbandonata, con la conseguenza della perdita, da parte delle generazioni future, della memoria storica e delle tradizioni antropologiche della Sardegna. Pur riconoscendo alle argomentazioni di Bandinu una certa validità, non si può più però fare a meno delle tecnologie che la globalizzazione esprime e che sono la causa di un cambiamento epocale della società in tutti i suoi aspetti. Le nuove tecnologie, infatti, che del fenomeno globalizzazione ne costituiscono l anima ed il motore, sono principalmente le telecomunicazioni, l informatica e l elettronica, e attraverso di esse si tende alla costruzione di un villaggio globale. In questo contesto le nuove tecnologie sono degli strumenti fantastici che ci consentono di sbarcare su un continente sconosciuto e alieno. Se pensiamo a quella straordinaria metafora che è stato il Robison Crusoe, epopea e mito di un epoca proiettata alla scoperta e alla esplorazione e conquista della natura, sembra oggi di appartenere ad un altro pianeta per cui, invece delle piante, degli alberi e dei fiumi su cui misurare le proprie capacità di sopravvivenza, dobbiamo misurarci con mezzi tecnologici e districarci nella ragnatela delle reti telematiche. Soprattutto le telecomunicazioni, nelle loro più recenti innovazioni applicative, ampliano l orizzonte comunicativo degli individui e producono importanti benefici ambientali. Ne consegue perciò il miglioramento della qualità della vita e degli ambienti di lavoro. In questo scenario dell innovazione, l elettronica gioca un ruolo essenziale. Innanzi tutto essa costituisce un insieme di tecnologie su cui si basa la componente più dinamica della società attuale, che è la società dell informazione, tanto a livello di sistemi di calcolo che di sistemi di telecomunicazione, di produzione e di controllo. Se pensiamo alle infinite possibilità che le nuove tecnologie ci consentono, quando navighiamo in internet con il computer, ci sembra di essere come Alice nel paese delle meraviglie. Ci lasciamo trasportare in tutto il mondo; come una farfalla visitiamo vari paesi, i monumenti, le piazze, i musei. Scambiamo quasi istantaneamente messaggi scritti da un capo all altro del pianeta, inoltre inviamo documenti di ogni genere, immagini, suoni, testi... Tutto questo sarà il nostro futuro. Affascinante o, secondo Bandinu, deleterio, questo è l interrogativo che affidiamo al fenomeno globalizzazione. Giuseppe Santoni

3 LETTERA APERTA PARLIAMO ANCORA DI TRASPORTI PUBBLICI Recentemente, mi sono recato all estero, con mia moglie, utilizzando soltanto mezzi pubblici: treno e traghetto. Da Abbasanta, dove ci trovavamo per motivi familiari, un treno discretamente veloce, anche se con fermate quasi ovunque, in meno di 2 ore ci ha portato fino alla stazione marittima delle ferrovie di Porto Torres, dove, però non c erano i traghetti; sembra che questi, siano essi della Tirrenia o della Grimaldi, non possano entrare nel porto commerciale, appena rinnovato, a causa della loro stazza. Sorge subito spontanea una domanda: com è che si è operata la ristrutturazione di quel porto, la porta per l Italia del Nord e per la Francia e nessuno ha pensato alle esigenze dei vettori più importanti, di quelli che collegano Porto Torres con Genova? Come giustificare tutti quei soldi che sembrano piuttosto gettati in mare? In ogni modo una navetta ci ha portato allo scalo del porto industriale, dove, tra TIR in manovra, automobili e merci ammucchiate alla rinfusa sulla banchina, ci siamo potuti imbarcare. Una volta a bordo tutto è andato bene: le navi attualmente in servizio su quella linea sono abbastanza buone, decorose e sufficientemente confortevoli; la Tirrenia, però, denuncia ancora delle carenze strutturali nei servizi di accoglienza e di ristorazione. Al il rientro le cose sono andate un po peggio: partiti da Genova in perfetto orario, siamo giunti a Porto Torres alle 6,30 in punto, ancora in perfetto orario; con tragitto inverso rispetto all andata, la stessa navetta ci ha portato alla stazione marittima delle Ferrovie, ancora chiusa, dove non c era alcun treno ad aspettarci; ma non c era traccia neppure di un bar per un caffé, un cappuccino, un cornetto, generi di conforto indispensabili per un viaggiatore del mattino. Dopo aver chiesto ripetutamente, un anima buona ci ha indicato un bar a circa 300 metri, dove è stato possibile rifocillarci (naturalmente ci siamo dovuti portare appresso i bagagli, non avendoli potuti lasciare da nessuna parte). Altra domanda : visto che i traghetti non arrivano nel porto commerciale, perché ostinarsi ad utilizzare la stazione marittima come terminal delle ferrovie, in luogo della stazione centrale, ben più accogliente e confortevole? A chi puo tornare utile? Ma, anche dopo la colazione, il treno non c era, o meglio, non c era il diretto per Cagliari, il famoso Turritano, la cui partenza era prevista intorno alle 9,30, circa 3 ore dopo l arrivo delle navi. Un controllore delle Ferrovie, una signora gentilissima, ci ha informati che era meglio prendere il treno locale in partenza alle 7,20, sempre dalla stazione marittima, cambiare a Chilivani, da dove, dopo circa 10 minuti d attesa, avremmo potuto proseguire verso Cagliari con un altro treno locale; e così abbiamo fatto. Morale della favola: il viaggio di ritorno verso Abbasanta, dove avevo lasciato l auto, è durato circa tre ore, anziché due come all andata; abbiamo preso 2 mezzi, due automotrici gemelle, le più vecchie, le più rumorose, le più scomode e forse anche le più sporche dell intero parco ferroviario, anziché un solo treno diretto. Vorrei capire se ancora, nel 2007 i vertici delle ferrovie ritengono che si possa ancora offrire un disservizio del genere ai propri utenti (volevo dire clienti); se si spiegano perché, tra i numerosissimi passeggeri delle due grandi navi traghetto, giunte a Porto Torres intorno alla stessa ora ( credo con mezz ora di differenza), soltanto una quarantina ha scelto il treno, mentre gli altri, la stragrande maggioranza, hanno preferito i mezzi alternativi. Sono ancora convinti, gli stessi vertici delle Ferrovie, che tocchi ai passeggeri fare il primo passo, ovvero, sacrificarsi e prendere il treno perché il disservizio migliori? o se, al contrario, non si dovrà procedere migliorare, e di gran lunga, il servizio perché i passeggeri possano ricominciare numerosi ad utilizzare quel mezzo, diventato comodo e veloce? Non è che si stia tentando di dismettere anche il servizio passeggeri, dopo aver quasi già dimesso anche il servizio merci, a favore dei mezzi gommati, a causa della diseconomicità del servizio ferroviario? Dato che gli esperti del settore asseriscono che, privata del trasporto merci, qualunque azienda ferroviaria sarebbe destinata al tracollo, che dire della nostra che sembra già giunta al tracollo? Sono domande che dovrebbero avere delle risposte esaustive, che ne dice Presidente Soru? Andrea Manunza ANNO 1615 A SASSARI LA PRIMA TIPOGRAFIA Il mio primo incarico, all atto dell assunzione al Banco di Sardegna, è stato quello di impiegato di prima categoria destinato all Ufficio Patrimonio- Economato della Direzione Generale; ed è quella primissima mansione che mi ha consentito di conoscere e di apprezzare il lavoro tipografico in generale, il cui mondo, ancora oggi mi affascina. Ricordo i rapporti, quasi quotidiani con le diverse tipografie della città: Gallizzi, Chiarella, Poddighe, Moderna ed altre, ricordo l odore del piombo che si respirava al loro interno, gli operai sporchi d inchiostro, il rumore assordante delle rotative, la composizione dei pezzi con i caratteri mobili, la correzione delle migliaia di bozze relative agli stampati ordinati dal Banco; e sento una profonda nostalgia. Quando Antonello Sanna mi ha sollecitato l invio di un mio articolo da pubblicare sul prossimo numero de La Pintadera, istintivamente ho pensato a qualcosa che mi riconducesse alla Sassari di quei meravigliosi primi anni del mio lavoro in Banca, e cosa meglio della storia degli antenati di Chiarella e Gallizzi per tornare ad inebriarmi di quell odore di piombo e del rumore di quelle rotative. ******* E stato Antonio Canopolo, sassarese di origine corsa, ecclesiastico che, al tempo ricopriva la carica di Arcivescovo di Oristano, a realizzare, nel lontano 1615 l idea, non certamente semplice, di impiantare una stamperia a Sassari, soprattutto perché il prelato impegnava nell impresa esclusivamente fondi attinti dal proprio patrimonio che dovevano essere reintegrati con gli utili che la stamperia avrebbe dovuto produrre. Antonio Canopolo, laureato in utroque iure viaggiò moltissimo per l Europa; nel 1579 lo troviamo addirittura in Spagna, Cappellano di Maria d Austria. Fu nominato Arcivescovo della Diocesi di Oristano, ma a causa del clima insalubre del territorio Arborense, soggiornava frequentemente nella sua città natale dove, nel 1619 fondò il collegio per l educazione dei giovani. Riuscì a farsi nominare arcivescovo di Sassari nel 1620, ma morì prima che fosse ufficialmente insediato. La stamperia aperta dal Canopolo, dotata dell attrezzatura completa per la produzione di libri e scritti in generale, fu affidata alla direzione di un valente tipografo, certo Bartolomeo Gobetti, chiamato dal continente. Questa impresa consentiva la diffusione, anche a Sassari, della stampa a caratteri mobili, seppure in grande ritardo rispetto alla sua invenzione, ma soprattutto in ritardo rispetto all introduzione della stamperia a Cagliari. Cagliari, peraltro, deteneva il potere politico, amministrativo e giudiziario della Sardegna e non intendeva dividere questa ulteriore forma di potere con nessun altro centro, e men che mai con Sassari. Questi due centri, all epoca, erano divisi da una profonda rivalità in tutti i campi. A Sassari, fin dal 1565, operava un Collegio Gesuitico, che contribuiva a diffondere il gusto del sapere e contribuiva a formare i primi nuclei di lettori colti. Fra il 1517 e il 1532 venne istituita l Università, con la necessaria produzione di attività editoriale, inoltre l acuirsi del contrasto con Cagliari anche nel delicatissimo ambito della religiosità, spinge la municipalità a favorire l impianto della stamperia. Il primo libro stampato nella tipografia turritana è un poema del segretario comunale Gavino Gillo y Marignacio, finanziato con 55 scudi dal Consiglio della città, scritto quando furono ritrovate le reliquie dei tre martiri turritani ed intitolato El triunpho y martirio esclarecido de los illustriss. SS. Martyres Gavino, Proto, Yanuario con la dedica dirigido a la Illustriss y Magnificentiss ciudad de Sacer - Cabeca de la Provincia Turritana. Il secondo libro edito dalla stamperia è scritto da Pietro Gambella, segretario dell Arcivescovo di Sassari, col titolo Declarassione de su Symbolu Apostolicu de su Cardinale Ballarminu voltada dae limba italiana in sardu; quindi, sempre, nell anno 1516, La vida y milagros de las BB Vergines Justa, Bustina y Enedina, sulla scorta di manoscritto ritrovato in Oristano, ma ritenuto non veritiero. Sarebbe stato questo un modo per allargare anche ad Oristano, già sede vescovile del Canopolo, il mercato editoriale. Furono stampati numerosi altri volumi fra i quali uno importante, scritto dal giurista Olives, avvocato fiscale nel Consiglio di Aragona, con commenti e glosse al famoso Codice di Eleonora, intitolato Commentaria et glosa in Cartam de Logu. Dopo la morte del Canopolo la stamperia fu acquistata da certo Francesco Scano di Castelvì che si avvalse ancora della collaborazione del Gobetti. Alla morte dello Scano furono i suoi eredi a gestirla, ma, verso la fine del 600 l azienda iniziò il suo declino e le macchine, gli arredi e quant altro si dispersero. Ma non si disperde il desiderio di proseguire nella strada segnata dal Canopolo e Sassari da allora ha sempre potuto contare su operatori del settore attenti, capaci, operosi quali tutti quelli da me citati all inizio di questo modesto scritto. Luigi Zuddas 3

4 4 I PENSIONATI FONDO AGGIUNTIVO DEL BANCO QUESTIONI DI INTERESSE GENERALE Ritengo necessario rendere noto ai nostri lettori che nella seduta del 19 novembre scorso del Consiglio di Amministrazione del Fondo Aggiuntivo Pensioni, del quale faccio parte per designazione del Banco, ho proposto di esaminare e discutere, per l avvio eventuale del successivo iter procedurale previsto dallo Statuto e dalle intese Banco/Sindacati/Pensionati, due iniziative volte ad accrescere l interesse e la conoscenza dell istituzione e renderla in pari tempo più equamente rappresentativa degli interessi dei partecipanti in servizio e dei pensionati. Riporto di seguito una breve informativa. Proposta di avvio di esame per la modifica statutaria: incremento della rappresentanza della categoria dei Pensionati nel C.d.A. La proposta di dibattito su questo tema ha tratto giustificazione, innanzi tutto, dalla considerazione che fin dal passaggio da fondo aziendale a Fondo Pensioni per il Personale, con gestione separata e autonomia patrimoniale e contabile (come è riportato nel Regolamento approvato dal C.d.A. del Banco nell adunanza del novembre 1979), il Fondo è stato amministrato, in rappresentanza dei dipendenti, da un rappresentante dei pensionati, oltre ché da due rappresentanti della categoria degli impiegati ed un rappresentante della categoria direttiva. All epoca, ed anche nel novembre del 1989, periodo nel quale l Assemblea degli iscritti ed il Banco hanno ratificato lo Statuto del rinominato Fondo Fondo Aggiuntivo Pensioni per il Personale del Banco di Sardegna, la categoria dei pensionati era costituita da un esiguo numero di componenti, fatto questo che aveva consentito la perpetuazione di una previsione che assegnava (come attualmente assegna) ad essa un solo seggio nel C.d.A. dell Istituzione, mentre ha riconosciuto e tuttora riconosce quattro seggi ai rappresentanti dei partecipanti in servizio. All attualità le consistenze numeriche delle categorie dei partecipanti e dei pensionati sono notevolmente mutate, essendosi decrementato il numero dei primi ed incrementato il numero dei secondi sino a superare la consistenza di 800. Si può osservare, perciò, che una corretta interpretazione della volontà dei costituenti, unita all imprescindibile esigenza di equità e di rispetto del fondamentale principio democratico della rappresentatività e degli interessi delle diverse categorie aderenti al fondo di previdenza complementare, giustifica l ampliamento del Consiglio di Amministrazione del FAP, con l incremento di ulteriori due consiglieri appartenenti alla categoria dei pensionati. Tra gli argomenti addotti a sostegno della proposta figurano: - la considerazione che i componenti delle rappresentanze sindacali dei dipendenti in servizio in seno al C.d.A., oltre ché rispondere all esigenza del rispetto del principio di tutela di tutti i lavoratori, non possono disconoscere la rilevanza oggettiva dell ampliamento del C.d.A. che consente a tutti i pensionati, compresi quelli iscritti ai sindacati, di candidarsi in occasione del rinnovo dell Organo amministrativo; - il fatto che i rappresentanti dei sindacati nel C.d.A. vanterebbero sempre un numero di membri pari a quattro, mentre i rappresentanti dei pensionati passerebbero da uno a tre. In tal modo si andrebbe a perfezionare i coefficienti di rappresentanza categoriale, del resto significativamente rispettati nella norma statutaria che riserva sia a partecipanti che ai pensionati distintamente l elezione di un componente del Collegio Sindacale; - il conseguimento di benefici effetti sui rapporti della categoria del pensionati con quella dei partecipanti e col FAP specie per il loro maggiore coinvolgimento e per il rafforzamento della cultura della previdenza integrativa, fondata sulla mutualità e la solidarietà tra colleghi di lavoro, di fatica e di vita. Ciò in special modo per quanto attiene al gravissimo problema della fuga dal FAP della maggior parte dei colleghi all atto del loro collocamento in pensione ed alla conseguente necessità di creare un movimento di opinione e decisionale diverso che miri, nel rispetto della norma, a rafforzare il FAP facendogli acquisire quanti più pensionati possibile. All attualità, infatti, questo orizzonte non si presenta molto sereno. Proposta di organizzazione di periodiche Convention degli iscritti al Fondo. Nella stessa seduta ho anche avanzato la proposta che il FAP si faccia promotore di una Convention annuale, al fine di raggiungere almeno i seguenti scopi: - sviluppare la cultura della previdenza complementare attraverso una diretta informazione ed un dialogo costruttivo; - approfondire i contenuti dello Statuto del Fondo e del relativo Regolamento nonché i valori cui sono ispirati, evidenziando la grande opportunità che il Banco ha inteso offrire ai propri collaboratori dopo la cessazione del rapporto di lavoro; - rafforzare lo spirito di solidarietà e di partecipazione fra tutti gli iscritti, favorendo il consolidamento dell amicizia e della stima reciproca; - tenere vivo il dialogo e l interesse sulle esperienze e le realtà del mondo dei pensionati che coinvolgono in special modo le scelte previdenziali dei partecipanti alle soglie del pensionamento. Una tale Convention dovrebbe almeno: - prevedere alla riunione assembleare la partecipazione di esponenti del Banco e della Fondazione, relazioni della struttura istituzionale e amministrativa del FAP nonché apporti tecnici di esperti invitati dal C.d.A.; - essere organizzata con il determinante apporto finanziario del Banco e della Fondazione omonima, - prevedere una parziale contribuzione degli iscritti partecipanti; coinvolgere anche le loro famiglie; svolgersi in strutture alberghiere qualificate che consentano anche l eventuale prolungamento del soggiorno a totale carico degli interessati; comprendere un escursione culturale, molto utile per rafforzare i rapporti interpersonali. * * * Dopo ampio dibattito, il Presidente ha inopinatamente dichiarato non ricevibile la proposta di discussione su temi indicati in quanto contenenti argomenti sui quali il Consiglio non può pronunciarsi considerate le norme che regolano il funzionamento del fondo. Farebbe piacere a me ed alla Pintadera poter pubblicare vostre osservazioni in merito! Giuseppe Tito Sechi Contributo per lo sviluppo della città L ASSETTO STORICO DI PORTA S. ANTONIO Segue da pag. 1 l area strategica del Parco di Monserrato, che avrebbe dovuto anche accogliere nei suoi ampi spazi all aperto esemplari delle costruzioni megalitiche più diffuse. Dopo le elezio- Sassari - Porta Sant Antonio ni regionali del 2005 la Giunta Soru ha lanciato l idea di un Museo della Cultura Nuragica, progetto di grande rilevanza architettonica in via di realizzazione. E Sassari? c) Progetti per il rilancio della partecipazione e della società, quali la destinazione del Cinema Astra ad uno stabile Teatro Etnico delle Minoranze, possibile sede annuale di un Festival Internazionale di tale genere cultural-popolare; il Palazzo delle Associazioni, individuato nel discusso e da taluni odiato Hotel Turritania, sede invece ideale per riunire in un sito del Centro Storico da rivitalizzare sinergie straordinarie di tanti cittadini di buona volontà, utili per la cultura, la crescita sociale e lo sviluppo della città; il Progetto del Parco attrezzato del Rosello pensato per la valorizzazione della Fonte e l aggregazione degli abitanti del centro storico e di Monte Rosello, servito da ascensori-montacarichi per consentirne una pratica ed agevole fruizione. Di questa breve esposizione mi è stato possibile, all incontro di giovedì 28 giugno, esporre solo qualche brandello. Quanto al vecchio edificio dell Hotel Turritania non mi è stato possibile ricordare l antica tradizione sassarese di distruggere le tracce e le vestigia del passato: dal Castello agli acciottolati, alle ville liberty, agli antichi e storici edifici del Comune mai restaurati e mai resi fruibili dalla Città. Avrei voluto dire, in particolare, che una risorsa recuperabile per i cittadini e le istituzioni sociali non può essere dilapidata, essendo patrimonio di tutti noi; che Porta S.Antonio senza la quinta dell ex albergo risulterebbe incompleta, indefinita e privata di una piccola parte della sua storia; che non può essere sacrificata semplicemente per valorizzare altri beni di minor rilevanza per la Città; che la tanto agognata breccia, contro ogni sensata logica urbanistica moderna, porterebbe il traffico caotico nel cuore del centro storico (ancorché, a quanto si dice,tale grande arteria sarebbe invece riservata nientepopodimeno.solo a pedoni e bici!). Se il problema, tuttavia, è quello ben più rilevante di trovare una accettabile soluzione per eliminare la strozzatura del cavalcaferrovia, perché l Amministrazione comunale non provvede ad affidare ai tecnici il compito di studiare la realizzazione di un viadotto che colleghi Viale Porto Torres con il terrapieno di Viale Sicilia e consenta così di snellire oltremodo il traffico nei due sensi di marcia, senza definitivamente compromettere l assetto urbano, storico, sociale e culturale di una parte così importante del Centro Storico? In tal modo il traffico sul cavalcaferrovia potrebbe essere consentito in unico senso di marcia, con innegabili benefici effetti per la circolazione dei mezzi di trasporto su Corso Trinità. Questa è un idea che avrei voluto esporre in quell incontro dello scorso giugno. E un contributo, non una provocazione. Mi auguro che le persone che amministrano la cosa pubblica mirando alla realizzazione del bene comune dei Sassaresi non vogliano sottrarsi all obbligo morale di rivedere le loro determinazioni concernenti l Hotel Turritania, la Piazza di Porta S.Antonio ed il traffico da e per il Viale Porto Torres, ponendo in particolare al centro gli interessi degli abitanti del Centro Storico, ai quali tutta la Città è debitrice per i ritardi pluridecennali negli interventi di recupero ambientale e sociale e nella tutela della storia, della cultura e dell anima dei Sassaresi. Giuseppe Tito Sechi Componente Commissione Toponomastica del Comune di Sassari

5 INTEGRAZIONE TRA CULTURE DIVERSE Si sente spesso parlare in maniera trasversale, del problema dell integrazione degli italiani con gli immigrati, regolari o clandestini, con argomentazioni che attraversano tutta l opinione pubblica. Ho provato a capire il perché questo concetto così importante trovi scarsissima applicazione pratica in quasi tutti gli strati della popolazione italiana e perciò, partendo dal mio vissuto, cerco di capire come, a distanza di tanti anni dall avvio dell immigrazione, i miei rapporti con persone di altre culture siano così rari. Qualche giorno fa, mentre aspettavo in piazza stazione il mezzo pubblico n. 8, ho chiesto ad un giovane di colore a che ora potesse approssimativamente arrivare il mezzo ed avuta una cortesissima risposta abbiamo parlato delle sue origini. Mi ha detto di essere senegalese in Italia da circa tre anni, dove vive vendendo articoli vari, attività che gli consente di spedire somme anche basse, che rivestono per la sua Famiglia una grande importanza. Mi ha anche detto che ha sempre ripudiato la strada del guadagno facile, perché in possesso di valori e rispetto delle persone che l hanno accolto. A parte questo episodio, in altre occasioni ho fatto qualche acquisto di mercanzia, per me inutile o quasi, fatto per dare una mano a persone bisognose d aiuto, ma non ho trovato alcuna disponibilità da parte di queste persone a colloquiare e cercare un qualche contatto. Sarò in parte responsabile anch io, ma ritengo debba essere fatta un attenta riflessione sulle cause di tale anomalo comportamento bipartisan, per provare a dare risposte adeguate. Una gran parte degli immigrati ha scelto, per entrare nel nostro paese, la via della clandestinità e questo rappresenta un anomalia perché, se è vero che l Italia ha bisogno di lavoratori che svolgano mansioni non gradite dagli Italiani, il processo di inserimento degli stessi deve avvenire esclusivamente con l azione del Governo, che dovrebbe trattare con le nazioni di provenienze le quantità di persone da far entrare regolarmente ciascun anno. Altra condizione indispensabile e che chiunque entri in Italia deve accettare senza condizioni e limiti il rispetto delle nostre leggi, in primis la Costituzione, che prevede parità assoluta di diritti e doversi per tutti, uomini e donne, ed il rispetto reciproco delle culture, usanze e credenze religiose, sempre che queste non siano contrarie alle leggi del nostro Stato. Quindi devono essere severamente vietate tutte quelle pratiche, che in qualche misura limitano i diritti delle persone, e, cito, ad esempio, qualsiasi imposizione che costringa le donne a portare il velo o lo chador, qualora lo vogliano, la poligamia, l infibulazione, il macello all aperto degli animali, peraltro fatto senza alcuna garanzia d igiene, ecc.. La magistratura dovrebbe perseguire i reati a prescindere dalla nazionalità e dalla cultura di chi li commette ( al riguardo hanno sollevato grande clamore le attenuanti concesse da un giudice tedesco a un delinquente accusato di maltrattamenti, con la motivazione che trattavasi di un sardo, giudizio questo che ha arrecato un evidente grave offesa alla popolazione della nostra isola). Altro grave aspetto è quello della delinquenza degli immigrati clandestini, che, non trovando facilmente lavoro, per campare devono necessariamente assoggettarsi alle regole imposte dalla malavita e commettere conseguentemente azioni illegali, che il più delle volte rimangono impunite. E mia profonda convinzione che non debbano essere sottovalutati, e quindi puniti a norma di legge, i reati commessi da coloro che qualcuno chiama impropriamente microcriminali, quali quelli commessi dai lavavetri (ad eccezione di coloro che si limitano ad offrire il servizio senza pretenderlo), dai parcheggiatori abusivi, dagli scippatori, dagli autori di furti negli appartamenti, dai truffatori e perché no dai graffitari, che stanno deturpando e devastando le nostre belle città. Una riflessione a parte meritano i rom, cosiddetti nomadi, che si insediano nelle periferie delle città e che vivono in condizioni disumane in catapecchie di fortuna tra sporcizia e scarsa igiene, dando un impressione totalmente negativa a chi ha la sventura di osservare quei luoghi. A mio avviso tutte queste considerazioni sono sufficienti per capire lo stato di disagio e diffidenza che la gran parte dei cittadini italiani nutre per queste persone, non per motivi razziali, troppo spesso tirati in ballo fuori luogo, ma per una sacrosanta esigenza di sicurezza, che qualsiasi governo civile dovrebbe assicurare loro. Antonello Sanna Iniziative dell Associazione Conferenze - Dibattito PORTO TORRES LA CITTÀ NELLA STORIA 5 Segue da pag. 1 Mario Era, già apprezzato uomo politico sassarese, si è recato nel Municipio a rendere omaggio alla città di Porto Torres. Qui è stato accolto dall assessore Ginatempo, delegato del sindaco, che ha intrattenuto gli ospiti parlando dell importanza che Porto Torres ha avuto negli anni sessanta e primi anni settanta per gli alti livelli occupativi di cui beneficiavano non solo le maestranze locali e limitrofe alla città ma anche quelle che provenivano da paesi più distanti sino a oltre cinquanta chilometri. In quell occasione non si è potuto non ricordare che Porto Torres fu conosciuta nel mondo per il merito acquisito da una sua industria di carpenteria metallica che produsse e vendette all estero paesi arabi - il primo esemplare di dissalatore di acqua marina di svariate decine di migliaia di metri cubi al giorno. Intorno alle 11 ci si è recati a visitare l Antiquarium Turritano che conserva numerosi ed interessantissimi reperti di età romana. La guida, gentile, graziosa e soprattutto esauriente nelle sue spiegazioni, ci ha condotto lungo un percorso di antiche vestigia (vasi, vasetti, lucerne, statue, persino un ara altare - finemente decorata dedicata a Bubasti) dimostrandoci quanto Turris Libisonis fosse stata grande ed importante per Roma e il suo impero dal momento che la città e il suo porto erano punti di imbarco dei vari prodotti agricoli, ed in particolar modo del grano, che venivano qui raccolti. La guida ci ha ricordato che la Sardegna era considerata uno dei granai di Roma e che per questo a Ostia antica si può ancora leggere nel pavimento di un magazzino antistante l antico porto, la scritta ad Turris Libisonis per significare che quella porzione di molo era riservata alla città sarda. In quella mattinata, inoltre, sarebbe stata un ottima occasione poter visitare anche il parco archeologico soprattutto per vedere i recenti ritrovamenti di case e mosaici risalenti all età repubblicana di Roma, ma ciò non è stato possibile sia perché la campagna di scavi non è ancora finita ma soprattutto perché la pioggia ci ha scoraggiato di avventurarci in mezzo al fango. Nel pomeriggio, dopo un gustoso pranzo in ristorante, la comitiva ha raggiunto la Basilica di San Gavino: la più grande e bella chiesa romanica sarda. Ha tre navate e due absidi, caratteristica alquanto rara (in tutta Italia ci sono solo altre due chiese con una struttura architettonica simile). Nell abside ovest è posto il presbiterio con l altare, in quello est, su un catafalco, sono adagiate le statue dei martiri turritani: San Proto, San Gavino, San Gianuario. La Basilica è stata costruita, nella forma attuale, nel XI secolo su una precedente chiesa (consacrata nel 517), che Comita, giudice di Torres, aveva fatto costruire per dare degna sepoltura ai tre Martiri i cui corpi sino a quel momento erano deposti nelle grotte di Balai. La primitiva chiesa a sua volta era stata edificata su una necropoli punico-romana che venne riutilizzata dai cristiani per le sepolture. Nel secolo XVII, nella Basilica fu condotta dall arcivescovo di Sassari, Manca Cedrelles, una campagna di scavi durante la quale furono riportati alla luce i resti dei Santi Martiri, per ospitare i quali venne costruita una cripta dove vennero situati tre sarcofagi, uno per ogni Santo. Soltanto di recente i tre corpi santi sono stati riuniti in un unico nuovo sarcofago. Lungo il tragitto di ritorno, abbiamo vivamente ringraziato l Amico Renzo per la felice idea che ha avuto di portarci in luoghi che erano ritenuti già noti, ma che in realtà non lo erano al punto che abbiamo potuto verificare. Dory Porto Torres - Balai

6 6 I CAVALIERI CON LA CROCE GEROSOLIMITANA NELLA NOBILE TERRA DEGLI ARBOREA ORISTANO - ISTITUITA IN CITTÀ LA DELEGAZIONE Complice l inattesa giornata di sole gli oristanesi che sabato 27 Ottobre affollavano la Piazza della Cattedrale e le vie del centro storico della città hanno assistito ad una cerimonia quantomeno insolita. Un corteo di Cavalieri e di Dame che, rivestiti dai mantelli e preceduti dai vessilli ornati con la rossa croce gerosolimitana, si recava in Cattedrale per festeggiare la Beata Vergine Maria, Regina della Palestina, Patrona celeste dell Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e per ufficializzare l istituzione della nuova Delegazione di Oristano. La celebrazione della ricorrenza è stata presieduta, nella Cattedrale di S. Maria, dall Arcivescovo Metropolita di Oristano, S.E. Rev.ma Mons. Ignazio Sanna, Grand Ufficiale dell Ordine e Priore della nuova Delegazione. Alla presenza del Luogotenente per l Italia Centrale e Sardegna dell Ordine, S.E. il Cavaliere di Gran Croce Alberto Consoli Palermo Navarra, del Preside della Sezione Sardegna, il Grand Ufficiale Renato Picci, dei Delegati di Sassari, il Cavaliere Vincenzo Picci e di Nuoro, il Cavaliere Salvatore Cambosu, una folta rappresentanza di Cavalieri e di Dame provenienti da tutta la Sardegna, si è raccolta in preghiera per onorare la Vergine Maria e per assistere alla cerimonia di istituzione della Delegazione di Oristano, affidata alla guida del neo-delegato, il Cavaliere Mario Virdis. Numeroso anche il pubblico che ha voluto unirsi in preghiera con i Cavalieri e le Dame del Santo Sepolcro. Tra le Autorità locali presenti, il Sindaco di Oristano d.ssa Angela Nonnis ed il V.Prefetto vicario Dr. Ledda. L Ordine del Santo Sepolcro trae le sue origini storiche nel sodalizio cristiano costituitosi presso la Chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme subito dopo la conquista della Città Santa da parte dei Crociati. Ma cosa significa oggi per un cristiano diventare Cavaliere del Santo Sepolcro di Gerusalemme? Cosa spinge un cristiano, già impegnato nella vita sociale ad accettare di indossare il mantello dei vecchi crociati? La risposta la troviamo ripercorrendo insieme la storia recente dell Ordine. Nel 1847, ripristinato il Patriarcato Latino di Gerusalemme, il Beato Pio IX, con la Bolla Nulla Celebrior diede nuova vita all Ordine, affidandogli il compito precipuo di provvedere al mantenimento delle attività del Patriarcato stesso. Lo Statuto, più volte modificato (fino all ultimo aggiornamento approvato nel 1996), ne mantenne immutata la finalità caritativa di assicurare un regolare appoggio di preghiere e di opere alle comunità cristiane in Terra Santa. Finalità che si é rivelata essenziale negli ultimi decenni, anche come mezzo per arginare la forte tendenza all emigrazione. Oristano - Investitura Cavalieri Alcuni dati diffusi in questi ultimi anni dall Università di Betlemme forniscono uno scenario quanto mai drammatico. Dal 1948, hanno lasciato la Terra Santa 230 mila cristiani. La popolazione cristiana di Gerusalemme, che conta oggi 14 mila persone, è scesa, tra il 1840 e il 2002, dal 25% al 2%. Nello stesso periodo, gli ebrei sono passati da 4 mila a 400 mila unità, mentre i mussulmani sono diventati 143 mila. Oggi, con i contributi dei circa Cavalieri e Dame, raggruppati in 52 Luogotenenze (di cui 5 in Italia), l Ordine del Santo Sepolcro, oltre alle 68 parrocchie, finanzia circa 45 scuole frequentate da oltre 19 mila ragazzi appartenenti ad ogni razza e religione. I ragazzi cristiani che frequentano queste scuole e le cui rette scolastiche sono interamente sostenute dai Membri dell Ordine, sono circa 10 mila. Attraverso tali aiuti, l Ordine del Santo Sepolcro si prefigge di dare ai giovani cristiani una istruzione adeguata per inserirsi in un contesto sociale e politico, come è quello attuale della Terra Santa, che non lascia spazi alla minoranza cristiana, se non a livelli culturali e professionali di eccellenza. Attraverso il potenziamento delle iniziative mirate alle scuole, l impegno dell Ordine del Santo Sepolcro, però, vuole essere prevalentemente una missione di pace. I Cavalieri e le Dame del Santo Sepolcro, dunque, impegnati a concorrere, come operatori di pace, al raggiungimento di quella pace che, in Terra Santa, purtroppo, appare ancora molto lontana. Bambini e ragazzi cristiani, ebrei e mussulmani, sedendo sugli stessi banchi, imparando a convivere e a fraternizzare, avendo avuto oggi l occasione di vivere uniti la loro formazione scolastica e culturale, liberi da pregiudizi ed antichi rancori, forse domani, potranno essere finalmente in grado di costruire insieme quella pace da tutti tanto auspicata. Per giungere alla pace bisogna educare alla pace, esortava il compianto Sommo Pontefice Giovanni Paolo II nel suo messaggio, in occasione della giornata mondiale di alcuni anni fa. In sintonia con tale esortazione, l Ordine del Santo Sepolcro ha iniziato ad impegnare le singole Luogotenenze ad assumere, in via esclusiva, il mantenimento di una o più scuole. La Luogotenenza per l Italia Centrale e Sardegna, fin dall anno 2004, si è fatta carico e provvede al pagamento delle rette dei studenti cristiani, fra i giovani circa, che frequentano la scuola di Madaba, in Giordania. Dall anno 2006, inoltre, partecipa al finanziamento dei lavori e delle opere di ammodernamento del Centro Scolastico Comunitario di Jenin, in Samaria e, da quest anno, anche di quello di Aboud, nei Territori Palestinesi a nord ovest di Gerusalemme. Continua a pag. 7

7 I CAVALIERI CON LA CROCE GEROSOLIMITANA NELLA NOBILE TERRA DEGLI ARBOREA ORISTANO - ISTITUITA IN CITTÀ LA DELEGAZIONE Sono punti di riferimento e di esempio, nella vita spirituale dei Cavalieri e delle Dame, le figure dei Santi che hanno fatto parte dell Ordine: San Pio X, (che ne fu Gran Maestro), i Beati Cardinali Giuseppe Benedetto Dusmet, Andrea Ferrari e Ildefonso Schuster, nonché Bartolo Longo (fondatore del Santuario di Pompei). La guida ed il coordinamento delle attività dell Ordine, che ha personalità giuridica vaticana, sono affidati ad un Cardinale Gran Maestro (attualmente il cardinale John Patrick Foley, di recentissima nomina), assistito da un Gran Magistero a composizione internazionale. La Luogotenenza per l Italia Centrale e Sardegna, posta sotto la responsabilità di un Luogotenente (attualmente S.E. Alberto Consoli Palermo Navarra) e la guida spirituale di un ecclesiastico (attualmente S.E. Rev.ma Mons. Giovanni De Andrea, Arcivescovo titolare di Acquaviva, Nunzio Apostolico), ha competenza territoriale nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Molise, Sardegna, Toscana ed Umbria ed amministra circa persone, tra Cavalieri (laici ed ecclesiastici) e Dame. La Sardegna è una Sezione della Luogotenenza per l Italia Centrale e Sardegna, mentre Oristano, dopo Sassari e Nuoro, è la terza Delegazione, in ordine di tempo, ad essere istituita nell ambito di questa Sezione. A breve, seguirà l istituzione della Delegazione di Cagliari. Ciò premesso, torniamo alla cronaca della manifestazione. Alle 10.30, nella chiesa del Carmine, i Cavalieri e le Dame, indossati i mantelli e le insegne dell Ordine, hanno dato inizio alla lunga processione introitale per fare, unitamente all Arcivescovo di Oristano, che si è unito al corteo dall episcopio, l ingresso solenne in Cattedrale. La Cattedrale, addobbata di fiori bianchi e rossi (i colori dell Ordine) e con i drappi bianchi sui quali era la croce potenziata rossa (o croce gerosolimitana) emblema dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Dopo il saluto del Luogotenente, è iniziata la Celebrazione Eucaristica presieduta dall Arcivescovo, che nella Sua omelia non ha mancato di apprezzare l impegno di preghiera e di carità svolto dai Cavalieri e dalle Dame del Santo Sepolcro in favore delle popolazioni cristiane della Terra Santa. Al termine del Rito, dopo brevi parole augurali del Preside della Sezione Sardegna, si è svolta la cerimonia di consegna del vessillo alla nuova Delegazione. Dopo la benedizione da parte dell Arcivescovo, il Luogotenente ha consegnato l insegna al Preside che, a sua volta, l ha affidata al nuovo Delegato. Oristano - Un momento della cerimonia Quest ultimo, visibilmente commosso, ha rivolto ai presenti un caloroso indirizzo di saluto, ringraziando il Luogotenente per il prestigioso incarico conferitogli e l Arcivescovo e Priore della Delegazione per la preziosa assistenza che non mancherà di fornirgli nell espletamento della sua nuova funzione. Il nuovo Delegato ha concluso il suo intervento invocando, prima di guidare la recita corale della preghiera alla Patrona dell Ordine, la sua celeste benedizione. Oristano, terra di antiche tradizioni, ora, oltre ai Cavalieri della Sartiglia, che hanno lo scopo di cogliere la stella, sinonimo di buon auspicio e di augurio per un anno fortunato, è orgogliosa di avere anche i Cavalieri del Santo Sepolcro, il cui scopo, anche per loro, è quello di cogliere la stella, centrare un obiettivo: sostenere ed aiutare con sempre maggior impegno e costanza le opere e le istituzioni della Chiesa Cattolica in Terra Santa. Segue da pag. 6 Segue da pag. 1 Mario Virdis IL SALVADANAIO I possibili rimedi alla crisi del subprime 7 Stati Uniti, ora dilagante anche in Europa, apre tragici scenari a quanti registrano la travolgente ascesa dei tassi variabili dovuti per i mutui in essere. Il problema più tragico lo vivono proprio i mutuatari-acquirenti della casa dove abitano, esposti sempre più concretamente al rischio di esserne definitivamente espropriati per effetto delle esecuzioni immobiliari che potranno essere promosse dalle banche e dagli altri istituti finanziari, legittimati a rientrare in possesso dei capitali erogati. La crisi immobiliare è seguita dalle associazioni dei consumatori che si sono adoperate per ottenere le norme recate dai decreti Bersani, i quali com è noto prevedono la possibilità di ricorrere a rinegoziazioni o sostituzioni di mutui in essere. La rinegoziazione del mutuo consentirebbe l applicazione del tasso fisso ed una maggiore durata, con riduzione di spese grazie al ricorso ad una scrittura privata tra banca e mutuatario (esclusione dell imposta sostitutiva dello 0,25% sull importo rifinanziato, validità della vecchia iscrizione ipotecaria, esclusione di nuovi onorari notarili). Un rimedio ben più consistente è stato adottato in questi giorni dalle autorità federali statunitensi d intesa con gli istituti specializzati nell erogazione di prestiti immobiliari. Esso prevede il congelamento per cinque anni dei tassi di interesse sui mutui subprime. Secondo attendibili stime un americano su tre, acquirenti di casa con tale tipo di mutuo, non riesce più a pagare le rate ed è quindi esposto alle procedure di pignoramento e vendita dell abitazione. Qui da noi le autorità competenti studiano la possibilità di un fondo pubblico di garanzia per i mutuatari in difficoltà, mentre le associazioni dei consumatori richiedono un provvedimento analogo a quello adottato negli USA per scongiurare lo spettro delle esecuzioni immobiliari di 3,2 milioni di famiglie indebitate a tasso variabile. Seguendo le diverse fasi dello sviluppo della crisi, ai rimedi descritti, ad avviso di chi scrive, altri ne potrebbero essere suggeriti. Uno potrebbe svilupparsi secondo nostra modesta convinzione nel modo seguente: riconvertire il tasso variabile in tasso fisso per la durata residua del mutuo contestualmente all accensione di un collegato conto corrente, vincolato a favore della banca mutuataria, sul quale verrebbero addebitate le quote percentuali di tasso variabile eccedenti quelle calcolate col tasso fisso concordato ed accreditate le possibili maggiori disponibilità liquide versate dal mutuatario. Lo stato finale del conto corrente che evidenziasse un debito a carico del mutuatario dovrebbe essere regolato con eventuale possibile prolungamento della durata del mutuo. Questa soluzione avrebbe il pregio di incentivare il mutuatario ad un deciso risparmio per onorare così il debito immobiliare a suo tempo contratto, consentendogli di sfruttare al meglio le possibilità reddituali che potranno verificarsi nel corso dell ammortamento rinegoziato. In pari tempo si eviterebbero drammi familiari per la perdita dell abitazione e corse speculative per la partecipazione alle aste di vendita coatta. La nostra soluzione, tra l altro, faciliterebbe di non poco i buoni rapporti con la banca! Vi sembra poco? Mario Era

8 8 Ricordi di vita lavorativa nel Banco di Sardegna a cura di Antonio Loi 5 puntata - Anni 1968/1969 In data 15 novembre u.s. La Nuova Sardegna editò il sesto volume della collana Enciclopedia della Sardegna. Sfogliandolo svogliatamente ho soffermato la mia attenzione alla voce Monti granatici che, come tutti sappiamo, sono stati gli Enti progenitori dell attuale Banco di Sardegna. Ma ciò che ha attirato particolarmente la mia attenzione è stata la storia descritta in quella specifica voce. Si narra infatti che i Monti ebbero il loro primo avvio presso alcuni paesi della MARMILLA nella seconda metà del Seicento, grazie all iniziativa di un VESCOVO illuminato, il SASSARESE Giuseppe Maria Pilo. Sono rimasto alquanto meravigliato dalle molte coincidenze con quanto da me esposto sulla quarta puntata di questa rubrica pubblicata su La Pintadera nel mese di Settembre u.s. Appare evidente il ripetersi del medesimo personaggio, un VESCOVO, che nel periodo da me considerato era mons. Antonio Tedde, nativo di SASSARI, analogamente a quello citato nell Enciclopedia, il mons. Giuseppe Maria Pilo. Entrambi si distinsero nella realizzazione di Opere benefiche ricadenti sullo stesso territorio, la MARMILLA. Ciò pare dimostrare che veramente la Storia procede per corsi e ricorsi. Riprendo la scia dei ricordi. Nei primi mesi del 1967 presso la Filiale di Oristano avvenne il cambio di Direzione fra il dr. Loris Loy, destinato all Ufficio Crediti presso la Direzione Generale in Sassari, ed il rag. Luigi Carossino proveniente dalla Filiale di Lanusei. A pochi mesi dall insediamento del nuovo Direttore, presso una delle maggiori Casse Comunali del Gruppo si verificò un grosso ammanco di cassa quantificato in circa quattrocento milioni (dell epoca) e che, dato l importo, era quantitativamente inferiore soltanto a quello di Genova del La relativa inchiesta fu affidata alla Ispettrice del Banco la dr. Welleda Duce, al tempo considerata una specie di spauracchio presso i dipendenti del Banco, per il suo carattere intransigente e poco propenso al dialogo. Il reato inizialmente contestato all allora Segretario Cassiere fu appropriazione indebita modificato in sede processuale in peculato, poiché si rilevò che la parte offesa era un Istituto di Credito di Diritto Pubblico. Da sempre quel segretario-cassiere, da tutti confidenzialmente chiamato ziu Antoni, era considerato uno dei migliori collaboratori esterni del Banco per gli ottimi risultati conseguiti nel comparto della raccolta. Certezze sulle reali cause della avvenuta devianza da parte di un fedele collaboratore che sino ad allora aveva dedicato l intera vita nell esemplare svolgimento del proprio dovere, non fu possibile accertarle. E stato triste dover constatare che, un simile personaggio, arrivato quasi alla soglia della pensione subisse un così indegno tracollo. Una delle ipotesi più accreditata sulle cause di dèfaillance del nostro uomo, e maggiormente sostenuta anche dai due quotidiani isolani che, per mesi, hanno riempito pagine e pagine su questo, per loro, appetibile avvenimento, fu individuata nella impellente necessità di dover ripianare notevoli perdite subite nella attività commerciale di compravendita di granaglie, svolta all insaputa del Banco, a seguito di un repentino crollo dei prezzi di questo prodotto merceologico sui mercati internazionali. Altre voci, sicuramente più malevole, attribuivano l accaduto a perdite patrimoniali subite a seguito della partecipazione a giochi d azzardo e scommesse clandestine. Però certezze non se ne ebbero mai. Oristano - Su Componidori Certo invece fu il crollo fisico dell uomo. A distanza di circa dieci anni dal verificarsi degli avvenimenti, mi capitò di incrociare per la strada ziu Antoni il quale fece finta di non conoscermi voltando lo sguardo su altra direzione. Per la verità inizialmente anch io feci fatica nel riconoscere in quell uomo che attraversava la strada con andamento molto insicuro, quasi volesse trascinarsi, quel signore dal portamento signorile ben impresso nella mia memoria. Ricordo anche che quel personaggio fu molto Segue da pag. 1 stimato dai suoi concittadini e titolare, in vari periodi, anche di cariche pubbliche importanti fra le quali quella di Sindaco. Ora era inguardabile e quasi irriconoscibile. Sicuramente gli anni di restrizione fisica patita in seguito alla conseguente condanna penale inflittagli dal Tribunale di Oristano ne aveva fiaccato la pur forte fibra. Passavano i mesi ma tra me ed il nuovo direttore non si creava quel necessario feeling indispensabile per una serena conduzione aziendale. Ovviamente sulle mie spalle ricadevano le maggiori difficoltà poiché, non spalleggiato dalla Direzione, il compito di dover affrontare la quotidianità con quei colleghi noti per essere non di facile amministrazione, risultava sempre più ardua. Superati i primi sei mesi e non constatando nessun miglioramento nel rapporto interpersonale ritenni doveroso chiarire con il Direttore, con il solo intento di individuare e possibilmente sanare le cause delle sussistenti negatività. Appresi così dalla sua viva voce che inizialmente le incomprensioni erano ascrivibili al fatto che in più occasioni avrei espresso perplessità sulla sua attitudine, causa la mancanza di esperienza, alla conduzione della Direzione della più importante Filiale del Banco. Ovviamente tutto ciò non corrispondeva assolutamente a verità anche se, nel periodo, era consolidata consuetudine presso il Banco pettegolare sui nuovi Direttori in arrivo, attingendo notizie dagli ex colleghi del nuovo arrivato. Sicuramente lo stesso trattamento sarà stato riservato al rag. Carossino, ma certamente qualcuno mise il massimo impegno nel riferire all interessato non solo quanto vagheggiato, ma sicuramente aggiungendo anche del suo, ovviamente in negativo. Nel frattempo radio banca riferiva dell intensificarsi dei contrasti in seno al nostro Consiglio di Amministrazione, premonitori di grandi sconvolgimenti che si sarebbero verificati a breve nelle alte sfere della Direzione generale. Si diceva che il Consiglio fosse ormai insanabilmente suddiviso in due grandi fazioni; quelli che parteggiavano per la politica posta in essere dal Direttore generale, il signor Sergio Puritz, che mirava ad incrementare la quota degli investimenti dell Istituto nel settore del Credito ordinario, contro chi invece perorava la causa dell agricoltura isolana che, nel periodo, subiva una forte stagnazione nella produzione. Lo stabile di proprietà del Banco in Oristano, ove erano ubicati uffici e appartamenti locati a colleghi, prospettava sulla Via Mazzini ove annualmente si realizzava la famosa giostra equestre della Sartiglia. Nei giorni delle esibizioni per noi dipendenti del Banco era festa Continua a pag. 9

9 Ricordi di vita lavorativa nel Banco di Sardegna a cura di Antonio Loi 5 puntata - Anni 1968/1969 grande. Chiusi frettolosamente gli uffici operativi tutti noi prendevamo posizione per l osservazione utilizzando le finestre degli uffici, e requisendo anche quelle degli appartamenti sovrastanti. Ovviamente il poter usufruire di tale privilegiato osservatorio suscitava non poca invidia e qualche malevola chiacchiera da parte del numeroso pubblico accalcato sui marciapiedi sottostanti. La convivenza con il nuovo Direttore andava sempre più deteriorandosi. In uno degli ultimi animosi colloqui con il rag. Carossino feci notare che veniva attribuito un non meritato credito a quanto la talpa malignamente continuava a riferire su inesistenti anomalie nel settore contabile, anziché valutare il mio leale e fattivo impegno nella conduzione dei Servizi contabili. Ricordo che in quell occasione vinsi la battaglia ma persi la guerra. Dopo circa tre mesi da quest ultima scaramuccia fui convocato a Sassari, Ufficio del Personale, per comunicazioni urgenti che mi riguardavano. Direttore del precitato Ufficio centrale era il rag. Francesco Bogliolo. Noi tutti sapevamo che quel Dirigente era debole di udito ed utilizzava specifica protesi per l amplificazione del suono. Nel ricevermi nel suo ufficio mi invitò a sedermi in posizione dirimpettaia alla sua, ed iniziò un lungo discorso che si protrasse per circa un ora. Normalmente i deboli di udito dialogano con tono di voce alquanto alto. Non sò per quale motivo, ma in quella occasione, nella quale sicuramente avrà provveduto ad evidenziare i miei erronei comportamenti, nonché le conseguenti immancabili decisioni adottate, non riuscii a sentire una sola parola del suo pur lungo discorso. Ero letteralmente terrorizzato dalla necessità di evidenziare la scarsa ricezione di quanto esposto, nella convinzione che una richiesta in tal senso potesse essere interpretata quale sottolineatura del noto handicap dal mio interlocutore. Ho dovuto attendere una quindicina di giorni prima di ricevere la comunicazione ufficiale del mio trasferimento alla Filiale di Macomer. Lasciare Oristano per me è stato sicuramente uno dei momenti più difficili della mia vita lavorativa presso il Banco. Troppi i ricordi, tante le battaglie ma anche tante le vittorie, le soddisfazioni ed i riconoscimenti. Ma la vita doveva continuare. A proposito della Storia e dei suoi corsi e ricorsi già evidenziati nel preambolo di questa puntata, il caso ha voluto che, con il rag. Luigi Carossino, dal 1975 e per una decina di anni, sotterrata l ascia di guerra, abbiamo lavorato presso lo stesso Ufficio Ispettorato della Direzione generale con identiche mansioni. E vero che abbiamo collaborato obtorto collo, ma, ripeto, abbiamo fattivamente collaborato sicuramente anche grazie all asettica Direzione del rag. Vittore Uzzau. Altri ricordi alla prossima puntata. Oristano - La Cattedrale Segue da pag. 8 QUANDO IN BANCA SI RIDE a cura di Antonio Loi Cambia solo l argomento ma non il luogo, la solita Filiale del Banco in Oristano, neppure il tempo, primi anni sessanta, né i personaggi, il solito gruppo di colleghi supportanti la lotta continua, (in odio alla Direzione locale). Quando radio banca preannunciava l imminente pubblicazione della delibera relativa alle promozioni per merito, era tangibile una certa elettrizzazione dell umore dei colleghi, particolarmente evidente fra gli incinti, ovvero di quelli che da anni attendevano invano un riconoscimento. Fra i vari servizi espletati dal Banco vi era quello di distributore primario di Valori Bollati per conto dei Monopoli di Stato, e la scritturazione della movimentazione di questi valori veniva esposta su un semplice registro di carico e scarico. Preposto alla tenuta di detto registro era uno dei colleghi che più spesso si lamentava del mancato riconoscimento del proprio merito lavorativo. Inutili le frequenti frecciatine dei colleghi i quali evidenziavano la semplicità dell incarico svolto nonché le eccessive ore lavorative impegnate per l espletamento dell incombenza assegnata. Era sua consuetudine, durante l esecuzione materiale di questo compito, annunciare con voce ferma i termini delle varie operazioni per cui, quando iniziava ad operare, previo un rapido sguardo di intesa fra colleghi, nel salone si otteneva un silenzio tombale mentre il nostro uomo declamava: sette, impostando quella cifra nella calcolatrice a manovella in sua dotazione, seguita da: meno tre, ed altra battuta di manovella con richiesta del totale e lettura ad alta voce del risultato: quattro. A questo punto era immancabile l atteso commento pronunciato con tipica cadenza campidanese. e poi mmi diconno che sono lennto... Individuato il soggetto, nel periodo di avvento delle promozioni, si decise di predisporre un innocente scherzo che poi in realtà si rivelò alquanto pesante. Un giorno, approfittando dell assenza del Direttore, alla chiusura pomeridiana degli sportelli, tramite il commesso gli facemmo pervenire una missiva regolarmente sigillata ed intestata al nostro uomo, con la dicitura riservata-personale in bella evidenza. Ovviamente, così come concordato, la consegna avvenne in maniera alquanto plateale con contestuale formazione di capannelli di colleghi che si complimentavano con il destinatario dando per scontato che il contenuto della missiva era sicuramente la conferma dell avvenuta agognata promozione. Tutti abbiamo assistito all apertura della lettera e già si sprecavano gli auguri e le congratulazioni. Con grande meraviglia, particolarmente da parte di chi non aveva organizzato il tutto, vedemmo il collega quasi accasciarsi sulla scrivania mentre un sudore freddo gli imperlinava la fronte seguito da un leggero tremolio delle mani. Gli astanti poterono così accertare che la missiva testé recapitata anziché contenere la sospirata promozione evidenziava un aspro rimprovero della direzione locale in relazione all esasperante lentezza con la quale il nostro uomo esplicava i compiti demandatigli, seguita dalla puntualizzazione che su tale pronunciamento negativo non era ammessa replica né scritta né tanto meno orale. Poiché il collega continuava ad evidenziare un certo cedimento fisico, e ad evitare guai maggiori, fummo costretti a comunicargli in tutta fretta che si trattava di un semplice scherzo anche se di cattivo gusto. Inizialmente ci ringraziò tutti supponendo che la nostra fosse una caritatevole mistificazione della cruda realtà. Ciò che maggiormente lo convinceva sulla autenticità del documento era la perfetta sottoscrizione a nome dell allora Direttore, il rag. Luigi Cossu. Vista inutile la nostra ammissione di colpa, a quel punto, fummo costretti a richiamare il collega calligrafo, il caro amico Giovanni Derosas, che con l occasione affettuosamente saluto, e che sotto i suoi occhi, riprodusse altra sottoscrizione identica alla precedente. Capovolgimento di fronte. Il moribondo da pallidùccio diventò paonazzo esternando, con voce roboante, una sequela di contumelie all indirizzo dei colleghi ivi presenti che negli ultimi anni risultavano beneficiari di un riconoscimento di merito da parte dell Azienda. Per ciascuno enunciava la tortuosa strada percorsa per il raggiungimento dello scopo. C è ne fu per tutti. Alcuni furono accusati di aver unto il direttore pro tempore con piccoli ma soventi omaggi, altri di aver tenuto costantemente comportamenti assimilabili a tappettiniscendiletto, ad uno venne rinfacciato addirittura che la moglie spesso faceva gli occhi languidi al direttore ed infine, al commesso, non potendogli attribuire altre malefatte, gli ricordò che il riconoscimento ricevuto era conseguente non al merito bensì all aver condotto spesso a spasso il cane del direttore per le necessità fisiologiche dello stesso. Immaginabile la gazzarra scatenatasi a seguito di tali affermazioni, ed il confuso vociare si protrasse per delle ore. E meno male che il tutto avvenne in un giorno di assenza del Direttore. 9

10 10 GIAMPIERO CUBEDDU Una grave perdita per la cultura sassarese Quando ho scritto quella breve recensione sulla commedia La faradda di li macchi rappresentata con testi di Leonardo Sole e con la regia di Giampiero Cubeddu, non avrei mai immaginato che di lì a pochi giorni l amico Giampiero ci avrebbe improvvisamente lasciato, determinando un vuoto incolmabile nella cultura cittadina. Possiamo senz altro definire Giampiero profeta in patria perchè pochi cittadini hanno riscosso nella loro amata città un consenso così unanime in tutti gli strati sociali come il compianto regista. Noi, della mia famiglia, siamo tra i pochi che lo chiamavano Gianni e Lui di ciò un pò si sorprendeva; ma, avendo vissuto con lui, negli anni cinquanta, nella stessa palazzina di Via Lamarmora, il nome Gianni lo sentivamo echeggiare spesso nell arco della giornata quando la gentile Signora Speranza, sua madre, lo richiamava per i motivi più disparati. Gianni era un bambino robustello che viveva con i suoi genitori, di cui ricordo con simpatia la disponibilità e la gentilezza, e con una sorellina nata nei primi anni cinquanta. Non di rado le nostre famiglie si riunivano, nelle ricorrenze festive, in improvvisate tavolate e, talvolta, per ascoltare brani di musica lirica della quale il padre, Bruno, era un grande appassionato e un autentico intenditore, come si usava in quel periodo a Sassari che, a torto o a ragione, era considerata una piazza di cultori raffinati. Poi i tempi sono cambiati; tutti noi ragazzi, crescendo, abbiamo percorso le strade più disparate e abbandonato, come la grande maggioranza dei sassaresi, il centro storico. Naturalmente l infanzia trascorsa in un ambiente caratterizzato da una marcata matrice popolare deve aver impresso nella sensibile mente di Giampiero quell interesse curioso che poi tanto ha sviluppato nelle sue numerose regie delle commedie dialettali. Tutto ciò che si poteva dire sulla sua tecnica di regista e sulle sue doti di far esprimere al meglio le capacità degli attori è stato gia magistralmente detto dalle esperte penne di Leonardo Sole, Franco Enna, Costantino Cossu e Manlio Brigaglia in quegli splendidi articoli apparsi sulla Nuova : A noi tutti rimane il rammarico di aver perso un amico e un autentico protagonista della cultura sassarese; un uomo che, facendo leva sulla sua raffinata passione e supportato da un gruppo di fedeli discepoli, attori, tecnici e sceneggiatori, ha saputo creare, quasi dal nulla, una struttura come la Compagnia Teatro Sassari, e la Cooperativa Teatro e/o Musica che tante belle rappresentazioni hanno regalato alla cittadinanza. Auguriamo a chi avrà l oneroso incarico di proseguire il cammino da lui tracciato, la forza e gli adeguati supporti tecnici perché si possa continuare ad assistere in città ad avvenimenti culturali importanti, come ci aveva abituati Giampiero. Mentre mi accingo ad ultimare questa mia breve nota, apprendo dalla nuova una notizia che lenisce un pò il triste momento in cui si è costretti a ricordare un amico che ci ha lasciato, e cioè che il Sindaco della città Gianfranco Ganau ha proposto di intitolare il Palazzo di Città al regista scomparso uno dei nostri cittadini più illustri. Auguriamo al nostro Sindaco di veder realizzato quanto prima questo suo progetto. Salvino Casu NOTE TEATRALI La faradda di li macchi Una tragedia tra i barboni Quando parliamo di teatro e, più specificatamente, della Compagnia Teatro Sassari non possiamo fare a meno di pensare a un paio d ore di spettacolo esilarante, di macchiette e di gags irresistibili. Ma l ultimo spettacolo al quale ho assistito il 19 ottobre c.a. al Teatro Comunale Sassari - Teatro Civico di Porto Torres non aveva le caratteristiche di rappresentazione cionfraiola alla quale il pubblico è abituato e questo non perché gli attori fossero in una serata di scarsa vena, tutt altro, sono stati bravi come forse non mai, bensì per il contenuto dell opera; d altronde l autore stesso, il Prof. Leonardo Sole che ha rivisitato un lavoro di Franco Scaldati, intitolandolo La faradda di li macchi, ci aveva preannunciato che lo spettacolo avrebbe avuto tinte forti. Infatti, già dalla prima scena, in cui appaiono due barboni che dormono su materassi di cartone, fra sacchi d immondizia e materiali di risulta di ogni genere, si ha l idea dell ambiente men che misero in cui si muovono i protagonisti. Quello descritto è il periodo dell immediato dopo guerra nel quale la città presentava gravi sacche di emarginazione e quelli della mia età ricordano tante figure di diseredati, che ancora negli anni 50 si potevano incontrare nel centro storico, come Monello, Troiani, Trappadè, Cosci Bianca, etc. Fortunatamente, nei tempi in cui viviamo, la gente non ha più modo di ridere nell incontrare simili personaggi, forse perché ferve in città una serie di organizzazioni umanitarie di ispirazione ecclesiastica, laica o politica che, in qualche modo aiuta gli emarginati. Leonardo Sole e il regista Giampiero Cubeddu ci hanno voluto rappresentare un microcosmo in cui pochi esseri umani cercano di sopravvivere in un contesto proibitivo, esasperato, impossibile. In questo ambiente di iper realismo, gli interpreti sono stati bravissimi ad adattarsi ad interpretare personaggi sub umani dimostrando di aver raggiunto una maturità espressiva che consente loro di esprimersi al meglio in tutte le tonalità della recitazione. La trama della commedia esprime un contenuto assolutamente pessimistico sulla sorte dei protagonisti. Per loro non c è guarigione, non c è miglioramento di condizione, non c è progresso. I due giovani, Gavino e Maria, che erano apparsi con velate speranze per il loro futuro, finiscono miseramente: lei uccisa da Gavino per gelosia perché costui non tollera la sua vita ormai dedita alla prostituzione e poi, disperato ne invoca il nome dopo il misfatto. La matta Sorighitta muore suicida perché due balordi la privano della sua unica amicizia costituita da una gallina. I due balordi, Zinzura e Bisibisi, rompono la loro amicizia perché non si accordano sulla sorte della gallina rubata alla Matta in quanto Bisibisi non ha il coraggio di cucinarla ma, anzi, in una sorta di delirio e, forse, vinto dal rimorso ne fa la sua migliore amica. Fra le due storie si inserisce quella dei due storpi Peppino e Giuannina che sbarcano il lunario eseguendo con una chitarra stonata improbabili serenate. Il finale è una mesta sfilata dei protagonisti che, con andatura sempre più sofferente, si dissolvono in un cupo scenario da oltretomba. Per loro non c è stato il miracolo. Per intenderci, tipo quello che ricordiamo in un capolavoro del neorealismo di Vittorio De Sica, dal titolo Miracolo a Milano, nel quale un gruppo di barboni intirizziti nella nebbia di Piazza del Duomo viene, per incanto, riscaldato da un caldo raggio di sole che squarcia la nebbia e gli ridona il sorriso; quindi un sortilegio consente la loro ascesa verso il cielo cavalcando delle scope. L opera di Leonardo Sole, pur non suscitando una salutare ilarità, dà una sferzata alle coscienze degli spettatori i quali, uscendo dal teatro, si consolano per non essere stati mai, neanche sfiorati, da situazioni così estreme. Sono interpreti della commedia: Mario Lubino,Teresa Soro, Chicca Sanna, Michelangelo Ghisu, Gianni Sini, Maurizio Giordo, Emanuela Di Biase. Allestimento scenico Giampiero Cubeddu; aiuto regia Alfredo Ruscitto; luci e fonica Marcello Cubeddu. Salvino Casu SALVATORE NIFFOI Il viaggio degli inganni In una terra aspra come melo selvatico e rocciosa come la montagna che trasforma mezzi pastori in mezzi uomini, Salvatore Niffoi racconta, nel suo bel libro Il viaggio degli inganni ed. Il Maestrale, la durezza del vivere in un paese dell entroterra barbaricino, Oropische, dove nell aria tersa e intorpidita accadono prodigi e misteri. Il viaggio degli inganni è scritto come un diario in cui i ricordi fanno battere forte il cuore, come la prima volta che il protagonista Nineddu vede il mare, che si innamora o che scopre il dolore della morte. In questo racconto Nineddu ci accompagna nei ricordi e nelle emozioni che hanno scandito la sua difficile esistenza, con immagini e sensazioni così vivide e intense che lo fanno tornare indietro nel tempo, fino a ricordare il giorno della sua nascita. L infanzia, la famiglia, il sesso, l amicizia sono solo alcuni dei temi fondamentali che incontriamo attraversando l esistenza di Nineddu. La sua voglia di libertà e ribellione è forte quanto il legame con la sua famiglia, anche se lui forse non lo vuole ammettere. Violenza e tenerezza si intrecciano nella vita di Nineddu segnata da un destino tragico e da eventi premonitori. Per uno che pensa che i suoi giorni saranno come pietre di sole, non basta purtroppo la tenerezza dei nonni e non bastano neanche i profumi infiniti dei fiori che fanno più morbide le case di granito. Oropische, paese di pietre e di talco, fa da sfondo all infanzia e adolescenza di Nineddu, che in quell ambiente così difficile, fin da piccolo, vuole vivere secondo le sue regole in quanto le imposizioni in famiglia e a scuola lo trasformano in un ribelle che si rifugia nei libri per cercare quelle risposte che gli adulti non sanno dargli, e consapevole dell ingiustizia sociale, si ribella ad una religione bigotta e a una politica lontana dai bisogni dei cittadini ma, nonostante una vita meschina e difficile, scopre l amore, gli ideali e i valori in cui credere. Alla crescita del ragazzo contribuisce il nonno Bantine, figura veramente speciale. Non avevano bisogno di grandi discorsi per capirsi, per questo la sua morte sarà un dolore che non andrà mai via. Dagli insegnamenti del nonno Nineddu capisce l importanza della cultura, ma non di quella imposta nelle scuole. Ama leggere e ciò lo renderà più forte e consapevole della persona che vuole diventare. Prende la vita come viene, Nineddu, sogna e combatte ogni giorno cercando la sua strada, anche se questo significa andare contro tutti, compresa la sua famiglia ma, nonostante le difficoltà, niente sarà mai come la dolcezza del ricordo dei pomeriggi trascorsi ad ascoltare i racconti della nonna accanto al caminetto acceso, mentre fuori nevica. Le vicende di Nineddu si intrecciano e si mescolano con quelle del paese, della famiglia e in particolare del padre e della nonna che gli lasciano in eredità due doni speciali e unici. A Oropische la realtà è una battaglia quotidiana per tutti, specie per i lavoratori delle miniere che mettono in gioco la loro vita, ogni volta che arriva l alba e si ritorna nelle viscere di quelle terre maledette. Questa consapevolezza lo porta a desiderare con rabbia la libertà, quella che Nineddu cercava nei libri. La passione e il fuoco che si porta dentro dalla nascita lo rendono un ragazzo speciale, come la sua continua sete di risposte lo aiuteranno ad andare avanti, perché una vita vissuta senza lottare non avrebbe un senso. Le conquiste di ogni giorno valgono la pena di vivere, come ha fatto lui, fino alla fine. Del libro di Niffoi piacciono la narrazione, e, soprattutto, il modo di trattare la lingua italiana e le costruzioni direttamente in sardo che danno forza al racconto. I personaggi sono stati costruiti con grande attenzione e sembra quasi abbiano un odore particolare che esalta le pagine del libro e, nel contempo, evocano la grande fierezza e semplicità del vivere del popolo sardo. Le descrizioni del paesaggio sono magnifiche, toccanti, melodiose e poetiche, che contrastano con la Sardegna evocata in maniera scioccante, come si trattasse di una terra maledetta. Giuseppe Santoni Salvatore Niffoi - È nato nel 1950 a Orani, dove vive e lavora come insegnante. Scrive il suo primo romanzo, Collodoro, nel 1997, edito dalla casa editrice nuorese Solinas. Nel 1999 inizia il sodalizio con Il Maestrale, con la quale ha pubblicato i successivi romanzi: Il viaggio degli inganni, Il postino di Piracherfa (2000), che nel 2004 è stato tradotto in Francia, Cristolu (2001), La sesta ora (2003). I romanzi La leggenda di Redenta Tiria e La vedova scalza hanno trovato una nuova importante collocazione presso la casa editrice Adelphi di Milano. Con questo suo ultimo lavoro, Niffoi si è aggiudicato il Premio Campiello per la narrativa.

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12 12 L ANGOLO DELLA FAMIGLIA Il cuciniere a cura di Raimondo Ginesu Papassini dosi: Kg. 1 di farina sarda 300 grammi di strutto 400 grammi di mandorle 300 grammi di noci 300 grammi di zucchero a velo 250 grammi di zucchero semolato 200 grammi di canditi (arancia) 200 grammi di uva passa (sultanina) 30 grammi di semi di finochieti 30 grammi di anice stellato 30 grammi di diavolini 30 grammi di ammoniaca n 2 albumi uova un pizzico di sale latte (quanto basta) Procedimento: 1) Impastare la farina con il latte tiepido e l ammoniaca sciolta in un bicchiere di latte. - 2) aggiungere lo strutto e impastare per ottenere una pasta morbida. - 3) mettere i semi di finochieti, l anice stellato, l uva passa e lo zucchero. - 4) inserire le mandorle tagliate a pezzettini e leggermente abbrustolite. - 5) continuare aggiungendo le noci e i canditi in modo da formare un impasto unico. - 6) creare delle strisce di pasta dello spessore di due centimetri e tagliare a pezzi (vedi foto) - 7) sistemare in teglia e infornare fra i 130 e i 150 gradi (vedi foto) - 8) in un frullatore mettere due albumi e frullare per cinque minuti, aggiungere lo zucchero a velo e continuare a frollare per altri 5 minuti. - 9) incappucciare i papassini, con il preparato del frullatore e abbellire con i diavolini. (vedi foto) Nell imminenza delle festività natalizie e di fine d anno desidero rivolgere a nome mio, del Consiglio di Amministrazione, del Collegio sindacale e delle Sezioni l augurio a tutti i nostri Soci, agli Amici colleghi pensionati e in servizio di trascorrere in serenità e in famiglia questo meraviglioso periodo dell anno. Un carissimo saluto Il Presidente Antonello Sanna Associazione Amici del Banco Sede Legale: Via Moleschott, 16 - Tel. e Fax Sassari RICHIESTA DI ISCRIZIONE ALL ASSOCIAZIONE Il sottoscritto nato a il residente a via n. Tel. Fax Cell. nella qualità di (Pensionato ovvero Dipendente del indicare l Azienda di appartenenza) chiede di essere iscritto all Associazione Amici del Banco, ai sensi dell art. 4 dello Statuto, ed autorizza l Associazione al trattamento dei dati personali per gli usi amministrativi necessari per il funzionamento dell organizzazione. Il sottoscritto, inoltre, precisa che: È disponibile ad offrire concreta collaborazione. Non è, all attualità, disponibile ad offrire specifica collaborazione. Inoltre, resto in attesa di ricevere dall Associazione il modulo recante la disposizione permanente di addebito della quota sociale annuale. Cordiali saluti. (firma leggibile) Direttore responsabile: Mario Era Redattore capo: Antonio Loi Redazione Sezione Sassari Giuseppe Tito Sechi, Salvino Casu, Pietro Moirano, Giovanni Battista Cossu, Antonello Sanna Raimondo Ginesu, Giuseppe Agostino Meridda Sezione Cagliari-Oristano Andrea Manunza, Dina Tuveri, Gigi Zuddas Bruno Serreli Sezione Nuoro Salvatore Cambosu, Franco Murtas Direzione e redazione Tel. e Fax Via Moleschott, 16 - Sassari Impaginazione, Fotocomposizione e Stampa Tipografia Gallizzi Via Venezia, 5 - Tel Sassari

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