Educa 200dB e l'idea... Nota Incontri Formativi per Animatori

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1 Educa 200dB e l'idea... Nota Incontri Formativi per Animatori 21 appuntamenti formativi per animatori d'oratorio con don Bosco. Questo troviamo in fondo ad ogni puntata del sussidio. 21 incontri di formazione sullo stile, identità e spiritualità dell'animatore, ispirati alla pedagogia salesiana e agli insegnamenti del santo, protagonista del nostro sussidio. Ciascuna delle pagine dedicate agli animatori prevede un contenuto formativo a loro dedicato, elaborato a partire da scritti e memorie di don Bosco e collegato alla parola chiave del giorno. Inoltre tale contenuto è sempre proposto in abbinamento a un personaggio della vita di Giovanni Bosco, a volte già protagonista della puntata del giorno, altre volte nuovo, introdotto appositamente per questo spazio, e qui presentato per lanciare l'idea... Nota: un'idea rivolta agli animatori, proposta per caratterizzare in modo colorato, divertente e in stile oratoriano, sia il contenuto formativo per gli animatori, sia la parola chiave "musicale" della puntata. 1

2 1D - Educa a 200dB: Ti credo! Il primo passo per diventare animatori a 200dB è sintetizzato nella parola chiave di questa puntata: credo. Credere a e in ciascuno dei nostri ragazzi dell'oratorio è il punto di partenza per accendere in loro il desiderio di fare della propria vita qualcosa di grande. Credere in loro significa dargli fiducia sempre, anche quando ci deludono o sembrano avere poche qualità e nessuna speranza per il futuro. Invece in ogni ragazzo il Signore ha seminato dei talenti: a noi il compito di scoprirli e di guidare il ragazzo stesso, affinché li conosca e li potenzi, realizzando a pieno la propria vita, secondo il disegno di Dio su di lui. Credere in ciascuno significa conoscerli, sapere le loro fragilità e fatiche, vedere nitidamente il loro cuore e immaginare cosa possono diventare. Poi pregare ogni giorno per ognuno di loro e sperare che diventino la meraviglia che possono essere. Significa essere presenti, prendersene cura, ascoltarli, in poche parole amarli. E loro questo amore lo sentiranno. Al punto che capiremo quanto li amiamo da quanto ci seguiranno. Più li amiamo in modo autentico, più ascolteranno gli insegnamenti che vorremo indicar loro per conto di Dio. Per l'educatore non c'è soddisfazione più grande del vedere crescere in modo splendido i propri ragazzi. Scommettiamo, dunque, su tutti loro e diamo a ciascuno i propri tempi: se crediamo e abbiamo fede, li vedremo fiorire come rose meravigliose. 1D - l'idea... Nota: DO come DOn Giovanni Calosso Si tratta di un personaggio storico e una figura quasi paterna per Giovanni, da ragazzo. Don Calosso incontra Giovanni a 15 anni, casualmente, dopo un'omelia paesana domenicale, e nel conversare col giovane Bosco ne scopre le doti. Decide allora di credere in lui e di sostenerlo negli studi. Prendendo spunto da don Calosso, in questa prima giornata di oratorio con don Bosco, tutti gli animatori potrebbero indossare una maglietta "letterata": ovvero una maglietta su cui hanno scritto (con i colori per tessuti) una breve storia o una poesia, sul tema "l'importanza di credere in qualcuno" (es. E una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un altra opportunità, un altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c è un nuovo inizio. - Il Piccolo Principe). Le magliette potrebbero essere tutte dello stesso colore, in modo che esse siano, a tutti gli effetti, il distintivo attraverso cui i ragazzi possono riconoscere gli animatori, mentre si divertono a leggere e farsi leggere tali scritte. 2

3 2D - Educa a 200dB: Passato, presente, futuro E qui giochiamo subito un primo asso. Giusto per chiarire che questo spazio dedicato all'animatore non è uno scherzo. È vero, con don Bosco si scherza, ma per fare sul serio. I nostri ragazzi, come noi, sono il frutto della loro storia, del loro passato: una storia tanto più amata quanto più la fede ci ha permesso di rileggerla e accoglierla con comprensione e affetto. Solo l'amore di Dio infatti li fa sentire compresi e perdonati come nulla mai prima. Solo il Suo sguardo li aiuta a riconoscere, nel loro passato, il fondamento e le premesse per il futuro. E a noi animatori è chiesto di avere per ciascuno di loro quello stesso sguardo. Se la fede li aiuta ad amare il passato, il passaggio verso un presente di carità è a portata di mano: la riconoscenza per l'amore da cui si sentono colmati, il sollievo e la pace con cui impareranno a guardare la loro storia, li porterà ad essere sereni, gioiosi e ad aver voglia di comunicare a tutti la bellezza della presenza di Dio nella loro vita. Ecco che desidereranno fare del bene ai propri amici, alle proprie famiglie, alle persone che vedranno in difficoltà, e anche, forse, a chi li ha trattati male. E noi animatori saremo lì, ogni giorno, a sostenerli e incoraggiarli in queste opere di carità. E arriviamo al punto focale. Una volta avviati sulla via delle opere, saranno già proiettati verso il futuro. Infatti, se le loro opere saranno di carità autentica, don Bosco ci insegna, che non le realizzeranno per loro, ma direttamente per il Signore. E mentre compiranno opere di carità, prenderà forma in loro un disegno più o meno nitido di quello che Dio vuole da loro. Ed ecco fatto. Inizieranno a intravedere quel futuro ispirato da Dio, e sarà tanto bello che non potranno fare a meno di sognarlo ogni giorno. E noi animatori? Abbiamo un compito fondamentale: mantenere viva e accesa la speranza che quel sogno sia davvero il loro futuro. Non permettiamo che nessuno rubi loro questa speranza. 2D - l'idea... Nota: Non ridere di Comollo! Don Bosco e Luigi Comollo erano amici sul serio. Condividevano tutto, ma sopra ogni cosa il desiderio di donare tutta la propria vita a Dio. Luigi era un ragazzo mite e non particolarmente atletico, per questo spesso deriso dai bulli del momento. Giovanni si lanciava spesso nell'atto di difenderlo, con le parole e, quando non bastava, anche con le mani. Quello che però stupiva Giovanni era la tranquillità con cui Luigi reagiva a queste prese in giro: sempre pacifico e mai arrabbiato con chi lo derideva o lo malmenava. Luigi sembrava, non solo comprendere il motivo di quei comportamenti, ma soprattutto sapeva bene a cosa dare importanza. Tutte le sue energie erano impiegate per realizzare il suo sogno: vedere Dio e essere al suo fianco per l'eternità. In ogni caso un conto è ridere di e un conto è ridere con. Senza dubbio Giovanni e Luigi si divertivano a ridere con gli altri amici e tra loro. Cominciamo allora questa giornata con una grande sfida a farsi il solletico. Gli animatori ai ragazzi, i ragazzi ai ragazzi e i ragazzi agli animatori. Ogni volta che abbiamo un momento libero, oggi, facciamoci il solletico. E se qualcuno non lo soffre? Proviamo sotto i piedi! 3

4 3D - Educa a 200dB: Studia!... di farti amare dai ragazzi, diceva don Bosco ai collaboratori e ai chierici, che pian piano nel suo oratorio crescevano come educatori. Un consiglio sapiente per chi vuol fare l'educatore. Del resto per coloro che amiamo, chiunque di noi è disposto a fare qualsiasi cosa, anche sacrifici enormi. Se sapremo conquistare il cuore dei nostri ragazzi, ci seguiranno, anche quando la strada della loro crescita sarà in salita. Ma se per caso, forti di questa consapevolezza, qualche animatore fosse colto da un momentaneo delirio di onnipotenza, niente paura: ci penseranno gli altri animatori dell'oratorio a riportarci con i piedi per terra, e con loro, i grandi alleati della nostra comunità di educatori: lo Spirito Santo, Maria Ausiliatrice e certamente don Bosco! Ma i preziosi suggerimenti che sottendono questo "studia" sono molteplici: l'educatore ha anche il compito di studiare con cura e attenzione la proposta educativa che presenta ai propri ragazzi e alla comunità parrocchiale. Essa deve tener conto dei bisogni educativi di ciascun ragazzo e al contempo dell'intero gruppo dei ragazzi. Tale proposta deve essere accessibile a tutti e specifica per ciascuno. E il gruppo animatori in questo è chiamato a mettere in campo tutta la propria intelligenza e creatività, ricordando che con l'oratorio ogni ragazzo deve poter realizzare il proprio sogno di vita, darsi a Dio per tempo - come direbbe don Bosco - e iniziare da subito il cammino per la santità. 3D - l'idea... Nota: ContaMI! Sono Giuseppe. Sono qui, sono pronto! Questa è la riposta che Giuseppe Buzzetti dava all'amico Giovanni Bosco ogni volta che c'era da far qualcosa per l'oratorio. Atteggiamento tipico da animatore. Giuseppe era famoso per essere affidabile e fedele alla squadra: ascoltava gli altri animatori, collaborava con loro, non li contraddiceva e se c'era da correggerli non si tirava indietro, cercando di dar loro suggerimenti che fossero utili per il loro futuro, secondo quanto lo Spirito gli lasciava intravedere. Una volta Giuseppe prese da parte Michele Rua, il don Michele che poi succederà a don Bosco alla guida dei salesiani, per rimproverarlo che studiava poco: Giuseppe aveva già intravisto che Michele aveva tutti i doni per diventare un ottimo educatore e un ottimo prete, per questo era necessario che studiasse, perché la scuola avvia alla vita! Niente da dire, su un amico o un animatore così sei certo di poter contare. Questa dunque è la giornata del "conta su di me". Spazio allora al calendario a parete: gli animatori prepareranno un calendario grande quanto una parete (dipinto sul muro, su cartelloni, inciso su una tavola di compensato, serigrafato su una lastra di alluminio, stampato su pvc,...) con tutti i giorni da primo all'ultimo dell'attività di oratorio. Accanto al calendario gli animatori sistemeranno un elenco di opere di carità (visitare gli ammalati della parrocchia, distribuire pasti caldi, preghiere, dare ospitalità,...) tra cui animatori e ragazzi potranno scegliere. Poi ciascuno segnerà sul calendario il giorno nel quale, in questo anno di oratorio, si "potrà contare su di lui" per quell'opera di carità. 4

5 4D - Educa a 200dB: Accoglienza incondizionata Il nome di ogni ragazzo. Dal secondo giorno di oratorio. Don Bosco si concedeva al massimo un giorno. Poi non poteva perdere una simile occasione. I ragazzi erano quanto di più prezioso il Signore e Maria Ausiliatrice gli avevano donato. E non poteva permettersi di non sapere i loro nomi, la seconda volta che li incontrava. Perché incontrare per la seconda volta un ragazzo e salutarlo, chiamandolo con il suo nome, significa dirgli "sei importante per me", "mi ricordo di te e so che il tuo nome custodisce la tua storia, che vorrei conoscere, se tu vorrai". Se il ragazzo ne rimarrà contento, avrà percepito il calore di una persona di famiglia che lo accoglie. Significa anche non mancare l'unica occasione che, a volte, abbiamo di invitare quel ragazzo in oratorio. E sappiamo bene che l'oratorio è un portone enorme verso la possibilità di incontrare Dio. Non possiamo lasciarci scappare questa occasione. Con nessun ragazzo. Anche con quei ragazzi che ci sembrano senza speranza. E qui per noi animatori cominciano i conti con la nostra coscienza e con l'intenzionalità con cui vogliamo essere d'oratorio: tutti i ragazzi hanno speranza, sono capaci di amare e di far cose grandi. A noi il compito di mostrar loro gli strumenti per riuscirvi. Solo quando la penseremo veramente così saremo veri animatori di oratorio. 4D - l'idea... Nota: FAmiglia Oratorio E da chi avrebbe potuto respirare quella devozione e quella famigliarità con Dio, il nostro Giovanni, se non da sua madre Margherita? L'Eccomi di mamma Margherita quando don Bosco le chiede di venire con lui a Torino per occuparsi dei suoi ragazzi, somiglia moltissimo all'eccomi di Maria detto all'angelo Gabriele. La loro vita da quel momento è definitivamente per e del Signore. Dal momento in cui arriva a Torino, tutti i ragazzi di don Bosco, poveri e soli hanno finalmente di nuovo una madre. Per loro Margherita lava, cuce, cucina, ha parole di conforto, li rimprovera e ride con loro. Per rendere omaggio a mamma Margherita l'oratorio oggi sarà una vera e propria casa che accoglie. E in oratorio ci staremo tutti quanti in pantofole. Sì, e non si tratterà di ciabatte qualsiasi. Ma di ciabatte di tessuto che animatori e ragazzi si divertiranno a cucire insieme all'arrivo in oratorio. Basteranno tante pezze di tessuto spesso e resistente, magari in lana, forbici per la forma del piede e dell'avampiede, ago e filo e tanta voce per cantare allegri mentre di taglia e cuce! 5

6 5D - Educa a 200dB: Che cittadino sei? Dolce, ma rigoroso e chiaro. Con un don Bosco così accanto, non puoi mica sbagliare. Per forza ha sfornato chierici, preti, educatori, giovani uno migliore dell'altro. Patti chiari e amicizia lunga. E, così per non perdere l'abitudine, cominciamo dal nostro senso di cittadinanza. Perché possiamo essere degli animatori eccezionali in oratorio, ma se non ci preoccupiamo dei nostri vicini di casa, delle persone che, rientrando la sera a casa, notiamo dormono per strada, se non portiamo la spesa a un signore anziano che abita al quarto piano del palazzo, se vediamo una vecchietta cadere perché la strada è piena di buchi e, oltre a soccorrerla, non piantoniamo l'ingresso del comune finché non ha sistemato le strade... "la patente dell'animatore" don Bosco, gli dispiace, ma non ce la rilascia proprio. Perché il primo passo per essere un buon educatore è essere un buon cristiano e un onesto cittadino. L'animatore di oratorio testimonia la ricchezza dell'umanità che ha dentro. E, da bravi estimatori di don Bosco, sappiamo che la nostra umanità si arricchisce con la solidarietà, insomma, per essere espliciti, con le opere di carità. 5D - l'idea... Nota: La SOLllevo La Marchesa del grillo (oh pardon), la Marchesa di Barolo - volevamo scrivere - non aveva mica capito. Lei pensava di far un gran favore a mandar don Bosco a riposare qualche mese al manicomio, ma don Bosco era cresciuto alla scuola di don Cafasso "ci si riposa solo in Paradiso". Del resto tra l'ospedale e quei ragazzi con cui si ostinava a voler fare l'oratorio don Bosco ci stava rimettendo la salute. E la Marchesa doveva sollevarlo dal gravoso incarico di occuparsi di quei ragazzetti, non ce la poteva fare a far tutto. Scegliesse l'ospizio e gli avrebbe aumentato anche lo stipendio. Sarebbe invecchiato come un re, anzi da papa. Già, rinunciare ai suoi ragazzi, don Bosco. Come no. Povero in canna piuttosto, ma mai senza i suoi ragazzi. Di don Bosco, la Marchesa, non aveva proprio capito nulla. Se al "sollievo" ci vogliamo dedicare, che sollevar sia. Gli animatori arriveranno in oratorio attrezzati con la lista della spesa delle persone più anziane della zona e per loro quest'oggi l'oratorio dedicherà un'oretta a recapitare a domicilio la spesa. Divertitevi animatori a salire e scendere scale, con i vostri ragazzi, mentre sollevate pesanti buste della spesa: occhio a non rompere uova e bandito è l'ascensore! 6

7 6D - Educa a 200dB: Tutti per uno, uno per tutti! No, non cambiate pagina. Siete nella storia giusta. "Tutti per uno e uno per tutti", è vero, è il motto dei famosi Tre Moschettieri, l'avvincente storia di Dumas, ma è anche quanto don Bosco chiedeva ai suoi ragazzi e ai suoi collaboratori. In questo tutti per uno c'è lo spirito che deve sostenere il gruppo animatori di ogni oratorio. La collaborazione e la comunione di intenti per raggiungere il bene dei ragazzi sono il richiamo a cui tutte le comunità educanti devono tendere, a partire dagli animatori che dell'oratorio si occupano in prima linea, ma con loro anche le famiglie e tutte le altre figure educative presenti in parrocchia. Nell'uno per tutti c'è la forza e l'identità del singolo animatore, i cui talenti valorizzano in modo unico il gruppo animatori e rendono speciale la relazione educativa con quei ragazzi. Quell'uno non può mancare, lascerebbe un posto vuoto, non sostituibile. Ma al contempo è chiamato a fare quanto a lui spetta e non oltre. Perché oltre comincia lo spazio, i doni, il protagonismo di un altro animatore. L'armonia di tanti uno, che formano un tutti al servizio dei ragazzi e di Dio, rende l'oratorio un'esplosiva risposta positiva, al desiderio dei giovani di fare della propria vita un sogno. 6D - l'idea... Nota: Te LA senti di saltare? Quando arrivate in oratorio chiedete ai ragazzi quanti sanno fare una classica e normalissima capriola. Di quelle tradizionali all'avanti. Se rimarrete sorpresi del fatto che solo in pochi la sapranno fare, anche dopo aver tenuto conto degli animatori, non disperate! Pensate all'amico Saltimbanco di don Bosco, con il quale Giovanni e gli altri compagni di scuola si divertivano a suon di salti, capriole e acrobazie di tutti i generi. E se è una bella giornata, trovate un bel prato asciutto per sfidarvi tutti insieme alle capriole. Se poi la situazione resta disperata, organizzate un'uscita in un parco giochi provvisto di tappeti elastici: se proprio la capriola non viene, almeno ci si può dare al salto sul tappeto elastico e chissà che tra un salto e l'altro, a qualche ragazzo, non esca pure una capriola! 7

8 7D - Educa a 200dB: Silenzio... parlano le opere Cosa succederebbe nei nostri oratori se da domani cominciassimo come animatori ad osservare la regola del silenzio come prassi fondamentale nella gestione dell'attività? Probabilmente una rivoluzione. Forse anche piuttosto divertente. Don Bosco però sul silenzio scommette come sfida educativa. Infatti, più volte nelle sue Memorie ci dimostra come il silenzio, l'attesa, gli sguardi siano stati capaci di educare; come quel silenzio ai ragazzi parlasse e come lui in quei silenzi percepisse i loro pensieri e le loro paure. Il silenzio, come metodo, lascia spazio al tu, all'ascolto dei nostri ragazzi, degli altri animatori e, ancora più importante, ci permette di percepire la voce di Dio. Soprattutto se combinato con una quotidiana preghiera. Anche in questo caso l'immagine di Maria, la silenziosa e forte madre di Gesù, affiora naturalmente. Perché l'intera educazione che don Bosco vuol dare ai giovani è ispirata e intrecciata al desiderio di bene che Maria ha per ogni ragazzo. Ma se utilizziamo meno parole e spiegazioni, allora come educhiamo? Con le opere. Semplice. Facendo del bene ai ragazzi, e a tutti coloro che popolano le nostre vite. I ragazzi allora vedranno le nostre opere, che, grazie allo Spirito di Dio, parleranno da sole, e tutto saranno in grado di spiegare. Vale la pena, perché parlar meno ci fa risparmiare energie che possiamo investire, piuttosto, in azioni pastorali più efficaci di molte parole. 7D - l'idea... Nota: Solo un Sì "Se non mi prende con sé queste due creature, moriranno di polmonite". Questo fu l'evento scatenante che diede origine alla congregazione religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Un pover'uomo venditore ambulante, rimasto vedovo, suonò alla porta del laboratorio di sartoria di Maria Domenica Mazzarello, sulle colline piemontesi, e le chiese di prender con sé le sue figlie. Maria e la cugina Petronilla dissero di Sì. Dopo qualche anno le ragazze povere e sole, ospitate, divennero 7 e don Bosco, informato della notizia le volle visitare. Trovò che la Madonna già abitava con loro e con l'approvazione dei giovani sacerdoti che lo seguivano, fondò l'ordine delle Figlie di Maria Ausiliatrice. A cosa può portare un Sì. Nè la Madonna, né Suor Maria Domenica lo avrebbero mai immaginato quando lo hanno pronunciato. Ma senza dubbio lo pronuncerebbero di nuovo se rivivessero la stessa situazione. Per rendere omaggio alle Figlie di Maria Ausiliatrice, nella giornata di oggi agli animatori è chiesto di rispondere ai ragazzi con un Sì, tutte le volte che sarà possibile, cercando, qualora le richieste dei ragazzi si rivelassero talora pericolose o poco garbate, di declinare la richiesta usando però soltanto termini affermativi ed evitando tutte le negazioni. 8

9 8D - Educa a 200dB: Gratuità Amore non amato, fino a un certo punto. Il Signore vuol essere amato, altroché. Senza nulla togliere alla bruciante verità a cui ci mette di fronte S. Francesco d'assisi, nel pianto alla Porziuncola, quando, disperato, ci rivela che l'amore, Cristo, da noi non è amato1. E con il Signore, ci chiedono reciprocità tutte le persone che ci amano, compresi i nostri ragazzi. Compresi noi animatori, che non vediamo l'ora di essere sommersi dall'affetto di quelle piccole "pesti" che ci invadono l'oratorio. Anche da questo si capisce che siamo animatori d'oratorio. Allora come possono coesistere il dono gratuito di sé, senza aspettarsi nulla in cambio, e il desiderio di reciprocità che nasce spontaneo quando amiamo qualcuno? Anche in questa occasione don Bosco ci guida con il suo prezioso insegnamento: donarsi gratuitamente significa imparare, un piede dietro l'altro, a rinunciare alle proprie esigenze, ai propri egoismi, alle proprie tensioni naturali, a sé: rinunciare a sé significa far un sacrificio, a volte piccolo, a volte grande, per lasciare spazio all'altro e privarsi di qualcosa di cui, a pensarci bene, possiamo fare benissimo a meno, perché in fondo Dio basta. Ma se i nostri ragazzi non ricambiano il nostro amore è naturale soffrirne. E tale sofferenza ce la teniamo. Non dobbiamo aver bisogno della loro reciprocità per essere motivati a continuare ad amarli, ci pensa l'amore di Dio a sostenerci e ad alimentare il nostro amore per loro, anche quando non è ricambiato o compreso. Sicuramente risulta faticoso, perché per sua natura l'amore umano cresce se ricambiato. Diverso è l'amore di Dio per noi. Ci chiede un Sì, ci chiede di sceglierlo, non ci ha imposto di amarlo. Ma il Suo amore è Carità. Cresce per noi, anche se non lo ricambiamo. A questo tipo di amore don Bosco ci invita ad ispirarci e ad allenarci per amare i nostri ragazzi. 8D - l'idea... Nota: DiviDO tutto a metà Don Giovanni Bosco guardò Michele Rua e gli fece il gesto di tagliarsi la mano sinistra. Da quel momento Giovanni e Michele avrebbero fatto a metà di tutto. Ed effettivamente Michele, prima chierico e poi sacerdote, fu per tutta la vita il braccio destro, sinistro, la spalla, insomma il primo sostegno di don Bosco. E il suo primo successore alla guida dei Salesiani. E pensare che a portarlo in oratorio fu la passione per una cravatta, che un suo compagno aveva vinto alla lotteria di don Bosco. Lo Spirito soffia dove vuole, è provo vero. In una puntata dedicata a Giovanni e Michele cosa ci può essere di più bello per gli animatori del condividere qualcosa di proprio con i ragazzi? Ogni animatore porterà qualcosa in oratorio a cui tiene moltissimo, e farà in modo che da quest'oggi il suo dono sia di tutti. Qualche esempio? La torta preferita cucinata dalla mamma, una playlist personalissima, la collezione unica di supereroi, un dvd storico, e... spazio alla vostra fantasia, ma anche al vostro cuore. 1 Fonti Francescane, La leggenda dei tre compagni, cap. V, par. 1413, Porziuncola Edizioni

10 9D - Educa a 200dB: Dolcezza Don Bosco usa dolcezza con i suoi ragazzi. L'idea di rivolgersi ad ogni ragazzo dell'oratorio sempre con dolcezza è evangelica quanto rivoluzionaria. Con alcuni di loro è più semplice: sono loro stessi dolci di indole, quindi attirano maniere dolci anche negli educatori. Ma con i più vivaci, i più aggressivi non viene spontaneo. Don Bosco non ci dice di non ammonirli, se occorre, ma solo di farlo con dolcezza e amorevolezza, ricordando ogni volta chi abbiamo davanti e la sua storia. Per molti dei ragazzi che aveva in oratorio, don Bosco, prima che un educatore, era un amico, addirittura un padre. E lui non rinunciava a far sentire loro quel calore e quell'affetto tipico di legami così forti. Quello dell'esser dolci, in ogni caso, è un consiglio d'oro, se impariamo a praticarlo: dire la verità a ciascun ragazzo, in modo chiaro e dolce al tempo stesso, lo aiuta a crescere nel proprio valore e nella propria identità, soprattutto se l'educatore ha cura di comprendere i tempi giusti in cui comunicare quella verità, e, in caso, custodirla nel segreto del proprio cuore fino a quando il ragazzo non è pronto ad accoglierla, o, ancor meglio, non è giunto lui stesso a intuirla. Chiari e dolci, un'ottima formula anche nella relazione tra adulti. 9D - l'idea... Nota: Sai fischiare? La dolcezza con cui don Bosco si rivolge a Bartolomeo Garelli, in quel famoso 8 dicembre nella sacristia della chiesa di S. Francesco, ma ancor più la dolce timidezza e riverenza con la quale Bartolomeo risponde alle domande di Don Bosco, sono commoventi. Chiunque abbia a cuore i ragazzi e l'oratorio riconoscerà nel loro dialogo l'essenza dell'essere educatori. Giovanni si rende conto che Bartolomeo non aveva avuto occasione di imparare molte cose e per non metterlo a disagio, ma al tempo stesso stimolarlo a imparare cose nuove, gli chiede "se sa fischiare". Arte e strategia educativa magistralmente fine. Nella giornata di oggi dedichiamo un po' di tempo a fischiare insieme ai ragazzi: insegnate loro a farlo e fischiettate all'unisono un motivo semplice e noto a tutti, come ad esempio l'inno dell'oratorio. 10

11 10D - Educa a 200dB: Sincerità e rigore Il rigore con il quale don Bosco si allena a diventare un educatore ogni giorno migliore è impegnativo, ammirevole, ma possibile, anche per noi. Essere rigorosi con se stessi va di pari passo con l'essere sinceri: riconoscere con serenità e pace i propri punti deboli, senza dover necessariamente far finta di essere dei supereroi senza difetti e inattaccabili, ci concede un'opportunità grandiosa: imparare ad accettare le nostre fragilità e a perdonare miserie e cadute che da esse derivano. Una volta riconosciute e accettate, allora è molto più semplice allenarsi per migliorare. Più ci conosciamo e ci perdoniamo, più saremo capaci di essere rigorosi con noi stessi. E il programma di allenamento per migliorare sarà calibrato in base a quanto rigore saremo in grado di sostenere. Più ci alleniamo, più possiamo aumentare il carico del rigore. Ma essere così tanto rigorosi a cosa serve? A diventare santi, ovvero a mettere le cose più importanti al centro della nostra vita: Dio, la carità e i ragazzi. Ma ad essere anche di buoni educatori e dei buoni amici. Appena nella nostra vita sincerità e rigore diventeranno protagonisti, anche la correzione fraterna conquisterà il proprio spazio. E impareremo a correggerci come S. Paolo ci ha insegnato a fare: prima in disparte, poi in presenza di altri due amici e poi di fronte alla comunità. Più saremo capaci di sincerità e misericordioso rigore con noi stessi, meno giudicheremo i ragazzi e le persone che incontriamo. E più le nostre correzioni saranno amorevoli. Perché altro grande scoglio da superare per un educatore è non giudicare i propri ragazzi, ma imparare a leggerle in profondità il loro cuore, per contribuire a farli crescere. 10D - l'idea... Nota: FamMI luce! Giona ha iniziato a desiderare di approfondire il cristianesimo perché ha visto la luce e il trasporto negli occhi di Giovanni ogni volta che parlava di Dio e della fede cattolica. I nostri oratori oggi saranno luminosissimi: animatori e ragazzi troveranno il modo di ricreare quante più fonti luminose riusciranno a realizzare (lampadine e lampade, candele accese, led, raggi del sole, arcobaleni, faretti, statue di luce colorata con i fili degli addobbi natalizi,...). L'oratorio brillerà talmente tanto da attirare chiunque passi nei dintorni: non si potrà fare a meno di chiedersi da dove provenga tutta quella luce. 11

12 11D - Educa a 200dB: Ciascuno è il mio prediletto Abbiamo superato la metà sussidio e dopo 10 puntate di stile dell'animatore secondo don Bosco, siamo pronti per una sfida piuttosto ardua: amare come nostro prediletto ciascun ragazzo. E come si fa? E' risaputo che, dai tempi dei tempi, ogni educatore ha i suoi prediletti, anche Gesù lo aveva, e se prediligiamo uno, non possiamo prediligerli tutti, altrimenti che preferenza sarebbe? Ma don Bosco ci riesce, ed invita anche noi a farlo. E per non far torti, lo diceva pure ai suoi ragazzi pubblicamente nelle omelie: "vi amo tutti e ciascuno è il mio prediletto". Solitamente per i nostri preferiti siamo più flessibili, più morbidi, condoniamo qualcosa in più, siamo più presenti, disponibili, se ci chiedono qualcosa ci catapultiamo per farlo... basta essere così con tutti. Del resto don Bosco non ci chiede cose impossibili, solo azioni e gesti da santi. A pensarci bene però, Giovanni rivela anche in questo caso uno sguardo acuto: amare in modo particolare un ragazzo, ci permette di conoscerlo a fondo, a volte ancor prima che lui stesso si conosca. E un amore autentico fa venir fuori il meglio di quel ragazzo, ovvero la sua più splendente identità. L'amore vero lo trasforma e gli permette di uscire allo scoperto così come è, con talenti e debolezze. Esattamente come lo conosce Dio. Se amiamo in questa maniera ogni ragazzo, ciascuno avrà la possibilità di far uscire la propria identità e decidere, così, se i talenti che possiede li vuol mettere a servizio di Dio. La squadra del Signore d'altro canto, più di qualsiasi altra, ha bisogno di giovani con la "stoffa" dei campioni: devono combattere il male e conquistare il mondo con il bene. Una partita difficile e delicata. 11D - l'idea... Nota: Che mestiere FAi? Da qualche parte Giovanni Bosco avrà pur imparato a cucire e a lavorare il ferro? Tutto merito di Giovanni Roberto ed Evasio Savio che gli insegnarono i mestieri del sarto e del fabbro, in un primo tempo utili per pagarsi gli studi, ma poi molto più avanti, arti impiegate per insegnare delle professioni ai ragazzi dell'oratorio, procurando loro un lavoro certo per il futuro. Gli animatori, in questa giornata, arriveranno in oratorio vestiti con l'abito distintivo e gli accessori di alcune arti e mestieri, che già praticano o che sognano di praticare in futuro (medico, pittore, idraulico o meccanico, cuoco, cameriere, animatore, suora, sacerdote, sarto, fabbro, scrittore, carabiniere,...). Con loro, oltre tale cosiddetta uniforme, avranno anche una videointervista di qualcuno che nella zona effettivamente svolge quel lavoro, il quale, video-ripreso dall'animatore, racconterà ai ragazzi la passione per il proprio mestiere. 12

13 12D - Educa a 200dB: Intraprendenti creativi o creativi intraprendenti? Intraprendenti, creativi e anche un po' spregiudicati. In amore s'intende. Per trovare delle soluzioni efficaci, per esempio quando tutta l'attività che abbiamo preparato è pensata per esser realizzata all'aperto e sono più di 10 giorni che piove, quando con un ragazzo proprio non sappiamo più che pesci pigliare, quando i locali adibiti all'oratorio vengono destinati ad altro e da un giorno all'altro non sappiamo dove ritrovarci, quando dopo tre anni che proponiamo l'oratorio non viene nessuno e non sappiamo da dove ripartire, la capacità di esplodere il pensiero divergente diventa fondamentale. Visto che l'oratorio è un contesto educativo spesso tutto da affermare, far accettare e nella pratica anche tutto da inventare, creatività e intraprendenza sono le armi d'attacco degli animatori. Tra l'altro don Bosco, pure in questo caso, non ci lascia soli. Perché, caso mai il pensiero creativo dovesse venirci un tantino meno, ci offre un consiglio per riportarlo subito ai massimi livelli: ricordarsi come siamo quando siamo innamorati: positivi, fiduciosi, a volte un po' spregiudicati e appunto creativi e intraprendenti. Se però ancora non ci siamo innamorati neppure una volta, e quindi il suggerimento ad oggi risulta per noi di difficile comprensione, possiamo rimediare: preghiamo perché il Signore ci faccia incontrare una persona speciale per cui battere il cuore. Dopo, tutto diventa chiaro, anche per amare i ragazzi dell'oratorio. 12D - l'idea... Nota: 1 soldo, 2 SOLdi, 3 soldi,... Il signor Francesco Pinardi, pur di avere una "chiesa" in casa, la tettoia a don Bosco, forse, gliel'avrebbe data anche gratis. Ma Giovanni, che è sapiente, contratta un giusto affitto. Dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. In oratorio in questa puntata si vive all'insegna del risparmio. Viene procurato dagli animatori un grande salvadanaio, magari costruito insieme ai ragazzi a forma di nota musicale, e da questa giornata in avanti tutti mettono nel salvadanaio ciò che possono e riescono a risparmiare. Alla fine dell'anno quei soldi serviranno per sostenere la famiglia di un ragazzo, che non può permettersi gli studi. Ancor meglio se non è già tra coloro che frequentano l'oratorio. 13

14 13D - Educa a 200dB: A volte far poco è molto Le priorità. Ecco la chiave del successo, nella vita come in oratorio, e soprattutto nella logica di un mondo secondo Dio. Spesso vogliamo fare troppe cose: preparare numerose attività, belle ma complesse, avere l'oratorio pulito e ordinato, organizzare mille appuntamenti con gli animatori, poi con le famiglie e la comunità educante, trovare sempre una nuova tecnica di animazione per sorprendere i ragazzi, organizzare gite confortevoli e pluri-accessoriate, avere oratori connessi con i tempi e tecnologicamente aggiornati, strutturare al secondo ogni giornata di animazione. Presi dai modelli dell'efficienza del nostro tempo, rischiamo a volte di finire nel vortice delle cose da fare, dimenticando la sostanza, ovvero la preghiera, quindi Dio e i ragazzi. Ecco che se le molte cose che facciamo, magari anche con uno sforzo immane, non sono quello che il Signore vuole da noi per realizzare il Suo progetto di salvezza mediante l'oratorio, quanto facciamo potrebbe essere tutto inutile. L'ascolto della Parola, dunque, e una preghiera costante sono fondamentali per discernere le priorità e ciò che davvero conta. Perché sia lo spirito a guidare le nostre azioni, e il nostro fare sia una preghiera vivente gradita a Dio e a servizio dei nostri ragazzi. 13D - l'idea... Nota: LA scritta Oltre ad essere la guida spirituale di don Bosco, don Giuseppe Cafasso è stato per lui un educatore modello. Da Cafasso don Bosco ha imparato il tirar fuori le potenzialità e i talenti dei ragazzi, senza essere invadenti e attendendo che ogni giovane maturi da solo la propria strada, ma al contempo rimanendo loro accanto e dando gli strumenti utili a discernere. Da don Giuseppe Giovanni ha raccolto l'importanza della Parola di Dio, al punto che ha compreso quanto essa operi da sé, senza bisogno di troppe spiegazioni. Come faceva don Bosco a Valdocco, oggi anche noi scriviamo sulle pareti dell'oratorio una breve frase del Vangelo, che vogliamo resti impressa nell'animo dei nostri ragazzi. Scegliamola con il parroco, alla luce dei bisogni di cui il gruppo di giovani a noi affidato necessita, affinché la Parola lo possa illuminare e guidare. 14

15 14D - Educa a 200dB: In che posizione sei? Ed eccoci arrivati alla puntata dell'animaquiz, il quiz che testa se siamo veri animatori di oratorio. L'animaQuiz prevede una sola e cruciale domanda. All'interno di una relazione educativa, l'animatore, rispetto al ragazzo che educa, è bene che si posizioni: sempre davanti, in quanto è colui che nella relazione ha il ruolo di guida, e deve tracciare il cammino da seguire per il ragazzo, in particolare nei suoi momenti di smarrimento; di fianco, poiché è andando alla stessa velocità del ragazzo che l'educatore riesce realmente ad ascoltarlo, conoscerlo e a non bruciare le tappe che lui deve raggiungere a tempo debito; accanto, tenendolo per mano, affinché possa percepire un amico e un compagno di viaggio che lo sostiene e incoraggia nei momenti di buio; deve trovarsi alle spalle del ragazzo, per far sì che si senta autonomo, anche correndo il rischio di farlo sbagliare e resistendo all'istinto di prevenire ed evitare quelle sofferenze, che, invece, sono inevitabili e forgianti per la sua vita. Volete sapere cos'ha risposto don Bosco? Facile. Quello che aveva risposto anche don Giuseppe Cafasso. L'educatore deve assumere tutte queste posizioni, continuamente, ogni giorno, a seconda di cosa la relazione e il contesto che la circonda richiedono. Saranno l'esperienza, le competenze e soprattutto la passione educativa per ciascuno dei propri ragazzi a guidare l'educatore nello scegliere, di volta in volta, la posizione giusta. 14D - l'idea... Nota: Preparazione intensiva Studiare che passione! Solo Giovanni Bosco e pochi altri possono fregiarsi di aver avuto tanto desiderio di imparare dai libri. Infatti, per questo, era spesso deriso da ragazzi della sua età, come quella volta in cui la figlia della prima famiglia presso cui lavorò per pagarsi gli studi, Anna Moglia, lo prese in giro, proprio perché mentre arava i campi, teneva l'aratro con una mano e il libro aperto nell'altra. Certo, avrebbe fatto ridere anche noi a vederlo. Ma Giovanni non faceva una piega: rispondeva ad Anna che studiava perché doveva diventare prete, quindi non aveva tempo di giocare. Anna all'epoca rideva e non ci credeva, ma poi divenuta adulta, moglie e mamma andava regolarmente a confessarsi da don Giovanni Bosco. Giovanni, da grande educatore quale era, già da ragazzo aveva intuito che Anna si sarebbe ricreduta, ma ha saputo attenderla. Sulla scia di don Bosco multitasking anche noi quest'oggi raccogliamo il guanto di sfida: sia gli animatori, sia i ragazzi, mentre saranno impegnati in giochi e attività, cercheranno di recitare, in silenzio e a mente, almeno una decina di Ave Maria del Rosario, con tanto di Mistero del giorno, Padre nostro e Salve Regina alla fine, secondo le istruzioni che gli animatori sapranno opportunamente dare. Chi riesce a recitarla, senza interrompersi, potrà tingersi le mani con un bel colore acceso e spalmare un 10 dita su un grande cartellone preventivamente preparato, per poi siglare il tutto con la firma del proprio nome. 15

16 15D - Educa a 200dB: Presenza, Perdono, Pazienza Potremmo definirle le tre P dell'animatore di oratorio. Strumenti essenziali da portare con sé nella propria valigia dell'animatore. La Presenza, scontata ma non troppo. Forse tra le più importanti caratteristiche di un animatore. Più che una caratteristica, si tratta di un impegno da prendersi e un dono concreto da dedicare ai ragazzi. Prendersi del tempo per stare accanto a ciascuno, ascoltarlo e con sapienza e fortezza sostenerlo, perché segua la strada del bene, è faticoso. I ragazzi, la maggior parte delle volte, ricambiano questa presenza con commoventi manifestazioni di affetto e riconoscenza, ma essere presenti nella loro vita, far sì che ciascuno di loro, alzando lo sguardo, ci possa incontrare nel cortile è dura. Soprattutto nel contesto frenetico e pressante di oggi. Don Bosco ci ricorda che abbiamo dalla nostra parte la ragione. Perché logica e intelligenza seguano i segni dello Spirito e ci aiutino a individuare le tappe per ciascun ragazzo, ma allo stesso tempo la ragione ci serva a far le scelte più strategiche ed efficaci, nella gestione di tempi e della relazione educativa stessa. Perdono, il segno che la fede di Dio abita nell'animatore. Il perdono è la chiave di lettura e la soluzione di ogni difficoltà. L'abitudine importante da assumere per un animatore è quella di imparare a perdonare ogni secondo, i ragazzi e se stessi, e non più solo in occasione di fatti eccezionali. Don Bosco ci dice che il fondamento del nostro essere educatori è la religione. Senza la rivelazione dell'amore di Dio per noi, senza aver fatto errori seri e aver sperimentato dopo il perdono di Dio, difficile riuscire a comprenderne l'importanza. Pazienza, dicevamo per l'appunto. C'è chi è più paziente di natura e chi la perde facilmente, ma non si finisce mai di imparare ad averne. E soprattutto non è mai abbastanza. Se ci fermiamo un momento ad osservare i nostri ragazzi, a guardarli al microscopio, noteremo le milioni di volte nelle quali tentano di cambiare, migliorare, riuscire, e magari si demoralizzano perché non raggiungono gli obiettivi che noi più grandi imponiamo loro. Solo la pazienza ci permette di godere di questo spettacolo, di vederli ripartire ogni volta e riprovarci. L'amorevolezza con cui li guardiamo, e gli mostriamo ciò che Dio si aspetta da loro, li tranquillizzerà e li aiuterà a riuscire. Ciascuno di loro ha tutti gli strumenti per diventare il meglio di sé. E noi siamo accanto a loro proprio per aiutarli a diventare questo meglio. 15D - l'idea... Nota: ComanDO io! Tra le più belle confessioni passate alla storia c'è quella di Michele Magone, quando andando da don Bosco gli confidò di avere "la coscienza ingarbugliata". Per un capobanda storico, niente male. Chissà se anche la "banda del Signore" vanta dei capobanda così motivati e carismatici. Di sicuro con persone così a servizio di Dio, ricopriremmo il mondo di opere di carità. Nella giornata dei capobanda del Signore, all'arrivo in oratorio, gli animatori estrarranno a sorte il nome di uno dei ragazzi. E da quel momento tutti seguiranno giochi e attività che il ragazzo "capobanda" di oggi proporrà al gruppo. Il tutto sarà preceduto da un simpatico passaggio di consegne tra animatori e ragazzi, nel quale gli sarà consegnato il regolamento dell'oratorio, segno di continuità con la gestione "animativa" precedente. 16

17 16D - Educa a 200dB: Prega facendo Puntata di gioie e di dolori, questa, per gli animatori. Non a caso coincide con la Pasqua. Infatti, fino a questo punto abbiamo compiuto un cammino, diciamo, di un certo peso, per lo meno da assimilare. Ed ecco che qui ci attende la prova del 9. "Pietro, tu mi ami?" chiede il Signore a Pietro qualche tempo prima di morire (Gv 21, 15-17). Se arrivati a questo punto, non possiamo trattenere la commozione, perché cogliamo segni tangibili della nostra opera educativa in oratorio, vediamo i nostri ragazzi cresciuti, belli, gioiosi, autonomi e li sorprendiamo anche superare "i maestri animatori" è giunto il tempo. Il tempo della mietitura, quindi di cercare un nuovo campo da arare e seminare, perché nell'attuale il raccolto è già maturo. E lo capiremo perché le nostre azioni educative saranno preghiera vivente, gradita a Dio. Quando ciò che faremo per i ragazzi e per Dio profumerà di fede, allora saremo pronti. Pronti per seminare un nuovo campo, per crescere insieme a nuovi ragazzi. In più di un'occasione don Bosco ha visto i segni viventi della sua opera, e ha capito che stava compiendo il volere di Dio. E tante volte è partito per generare altro bene, in missione per conto del Signore. Non significa abbandonare i ragazzi che finora abbiamo seguito. Li ameremo sempre. Significa solo lasciarli andare e lasciare che prendano, perché no, il nostro posto. Significa cambiare posizione. Ed essere pronti a partire per terre, dove è ancora tutto da costruire, mentre qui già tutto è avviato. E noi partiremo, se siamo animatori di oratorio, partiremo. Magari, come Pietro, rinnegheremo il Signore qualche volta, ma partiremo. E il Signore lo sa, per questo ha scelto noi, la Sua Chiesa che evangelizza in oratorio. 16D - l'idea... Nota: Pronto a cantare! Due erano le colonne dell'oratorio salesiano di don Bosco a Torino, don Michele Rua e don Giovanni Cagliero. Il primo riflessivo, mite e schivo, in secondo entusiasta e una forza della natura. Quando don Bosco gli chiese di partire per la Patagonia, alla guida della prima missione salesiana, immediatamente Giovanni rispose: "Sono pronto!". E la prima terra di missione guadagnò così, per ben trent'anni, uno splendido sacerdote, poi addirittura cardinale, e un abilissimo maestro di musica. Come don Cagliero era pronto a partire, così noi siamo pronti a cantare: animatori e ragazzi, all'ingresso in oratorio, saranno invitati a pronunciar le loro prime parole di saluto al gruppo... cantando! Animatori, giovani amici, pronti a scaldare le ugole! 17

18 : 17D - Educa a 200dB: Umiltà Questo è l'ingrediente segreto per essere dei buoni animatori. Anzi, se proprio vogliamo esagerare, per diventare animatori santi! Infatti, solo chi è santo è realmente umile, ovvero riesce a riconoscere e ammettere le proprie miserie di fronte a Dio. Diceva don Bosco alle figlie di Maria Ausiliatrice di tenere lo sguardo basso in segno di timore e riverenza a Dio, ma la testa alta e fiera, degna delle figlie di Maria. Umili, dunque, ma con la consapevolezza di esser figli di Dio. Grazie all'umiltà, impariamo a metterci in discussione, a non dare per scontato di aver ragione, anche quando davanti abbiamo ragazzi più piccoli di noi; ci insegna ad ascoltare e ad osservare; mantiene sempre alta la considerazione degli altri e ci fa partire dal presupposto che, nel nostro caso, gli altri animatori sono persone da ammirare e da imitare in tutti i loro pregi. Ci abitua a pensare che dietro ciò che accade c'è sempre una spiegazione e a chiederci quale responsabilità abbiamo noi, di fronte a ciò che non va, quindi, che contributo possiamo dare per migliorare le cose. E, fondamentale, ci allena a non aver bisogno di riconoscimenti, ad attribuire con sincerità ad altri il merito dei successi, a lavorare nel bene nascosti, in modo che "la mano destra non sappia ciò che ha fatto la sinistra". Ci aiuta anche a trovare il giusto modo di reagire di fronte alle ingiustizie e ai maltrattamenti: don Bosco sacerdote, più di una volta, ha dovuto affrontare ingiuste accuse o fronteggiare offese. L'umiltà, che ha saputo coltivare, gli ha permesso di rispondere a misura, affermando la verità con chiarezza, senza aggredire, né offendere. Proprio come solo i miti sanno fare. 17D - l'idea... Nota: RicordaMI Francesco Besucco era un ragazzo fantastico: i suoi compagni di oratorio gli sembravano sempre più bravi di lui. E lui voleva migliorare, farsi prete, e perché no, pure santo, se gli riusciva. Un ragazzo umile, riconoscente al suo parroco don Pepino e a don Bosco per aver individuato per lui la strada del sacerdozio. Spesso piangeva Francesco, al ricordo di quanto don Pepino aveva fatto per lui. A volte capita anche a noi di piangere, davanti a ciò che evoca ricordi importanti. Oggi ragazzi e animatori porteranno in oratorio la fotografia di una persona importante per la loro vita, e, insieme, sceglieranno un posto speciale, dentro questa loro seconda casa, in cui custodirla. 18

19 18D - Educa a 200dB: Ti puzza la salute? Se siamo arrivati fino a questo punto, non c'è più rimedio. "Qui lasciate ogni speranza"2 di tornare ad una tranquilla e beata vita di routine. Forse non lo ammettiamo ancora, ma in cuor nostro abbiamo già scelto di spendere la nostra vita per il Signore e per i ragazzi. Servono le prove? A che ora di notte abbiamo finito di preparare l'ultima attività per i nostri ragazzi? Quante ore di studio o di lavoro abbiamo fatto prima di scapicollarci in oratorio in tempo per l'attività estiva? Ma soprattutto, abbiamo destinato tutte le nostre ferie al campo estivo parrocchiale e trascorriamo oramai più tempo in parrocchia che a casa? Spacciati, siamo spacciati. Ma che bello, però, scoprire che siamo in tanti ad ammalarci e a sopportare problemi più o meno gravi di salute, perché abbiamo speso tutta la mente, l'anima, il cuore e le forze per loro, Dio e i ragazzi. Siamo una comunità, o meglio, una Chiesa di persone. E don Bosco non era da meno, non crediate. Lui sempre il primo a dare l'esempio. E siccome sapeva che la preparazione e lo studio erano importanti, per educare secondo il cuore di Dio, studiava di notte, dormendo massimo due ore, mentre di giorno si spaccava la schiena in ogni genere di fatica, tra una confessione, una parolina all'orecchio o un gioco coi ragazzi. Se ce l'ha fatta Giovannino, e addirittura i giovani salesiani che lo hanno seguito, ce la possiamo fare anche noi. In fondo pure noi siamo chiamati a diventar santi. L'intuizione di vedere realizzato il nostro sogno di educatori, poter fantasticare sul futuro, la preghiera e la percezione della presenza di Dio, nostro sostegno, basteranno a rendere tutto possibile. 18D - l'idea... Nota: Mi FAi un autografo? Il giorno che Francesco Dalmazzo aveva deciso di tornare a casa dai suoi genitori e di lasciare l'oratorio di don Bosco, a causa dei suoi problemi di salute, don Giovanni, per non perderlo, ha dovuto chiedere il diretto intervento divino. E di fronte al miracolo della moltiplicazione delle ostie durante la Messa, Francesco non ha saputo resistere: altro che tornare a casa! Attaccato alla talare di quel prete santo doveva stare! E noi animatori del 2000 che carta giochiamo per convincere nuovi ragazzi a venire all'oratorio? Proviamo con una webradio, radio oratorio, una vera e propria trasmissione radiofonica in onda dall'oratorio, che può fare da sfondo alle nostre giornate d'inverno e nella quale, in una puntata come questa, potremmo invitare ragazzi nuovi della zona, e intervistarli in qualità di ospiti illustri della radio. Chissà che non ci lascino anche un autografo e una dedica, con la promessa di tornare a trovarci. 2 Alighieri Dante, cit. da La Divina Commedia, Inferno, III canto vs. 9, Edizione La Nuova Italia, Firenze

20 19D - Educa a 200dB: Sobrietà: Velocità = Zavorre : Perdite di tempo S. Giovanni Bosco come S. Francesco d'assisi aveva capito tutto: per riuscire a fare molto per le persone e i ragazzi occorre essere il più liberi possibile. Da obblighi, impedimenti, orpelli, zavorre. Più siamo sobrii e snelli, più recuperiamo tempo utile e velocità. Di vestiti don Bosco e i suoi ragazzi ne avevano uno, forse due. Un solo vestito da lavare, cucire indossare. Sicuramente non avevano il dubbio la mattina sul vestito da mettersi, tempo recuperato. Di pasti spesso ne facevano uno al giorno e per molto tempo non ci furono neppure le scodelle per tutti, quindi il tempo per apparecchiare, lavare, riassettare era minimo, come quello per cucinare.. Letti per dormire e da rifare a volte neppure c'erano, o in ogni caso si dormiva ammassati su brandine di fortuna. Anche qui il contesto aiuta, per esempio, a non poltrire nel letto la mattina. Oggetti di cui aver cura, da non perdere, da sistemare, da mantenere in ordine non li avevano. Non avevano neppure il portafoglio. Quando però c'è stata l'epidemia del colera, don Bosco aveva l'unguento medicinale per tutti i malati. La povertà, infatti, non gli ha sottratto la ragione, e l'intelligenza di Giovanni si adoperava continuamente per ottenere le risorse che servivano a procurarsi l'essenziale, per discernere ciò che era davvero importante. Ora, questa condizione di vita era estrema e non è una condizione a cui ambire. Don Bosco e mamma Margherita hanno faticato una vita per dare a quei ragazzi ciò che serviva per vivere bene e non patire fame, freddo, povertà. Perché avessero qualche soldo e un avvenire, si è inventato per loro anche un lavoro. Interessante però è notare che persone così povere erano sempre solari e felici, pronte alla carità e alla solidarietà. Molti nostri nonni e bisnonni hanno vissuto in condizioni simili, sopratutto durante le guerre. E tante volte abbiamo notato come anche loro fossero felici con poco. A noi resta allora una domanda: delle tante comodità e accessori che oggi abbiamo, siamo certi che ci serva proprio tutto? Se per caso di qualcosa, anche piccola, riusciamo a fare a meno, da don Bosco sappiamo che quello sarà tempo recuperato, da dedicare ai ragazzi. 19D - l'idea... Nota: Ma è SOLo uno scherzo! Una volta che don Bosco ha spiegato a Domenico Savio le 3 regole fondamentali per diventare santo, Domenico non stava più nella pelle. Una di queste consisteva nello star allegri, cosa c'era di meglio! Diamoci da fare, dunque, per star tutti allegri e durante la giornata improvvisiamo qualche scherzo simpatico, di quelli che fan ridere a crepapelle chi li subisce e chi li fa, da fare ai ragazzi, ma soprattuto da fare agli animatori e... divertiamoci! 20

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