VETTORI DI MALATTIE E MUTAMENTI CLIMATICI

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1 ATTI CONVEGNO VETTORI DI MALATTIE E MUTAMENTI CLIMATICI TORINO 5 OTTOBRE 2012

2 ATTI CONVEGNO VETTORI DI MALATTIE E MUTAMENTI CLIMATICI Torino 5 ottobre 2012 SALUTI DELLE AUTORITÀ On. Vito Bonsignore Europarlamentare, Vicepresidente del Gruppo PPE-DE Negli ultimi decenni il Parlamento europeo ha costantemente acquisito maggiori poteri, e ora agisce in qualità di colegislatore in quasi tutti i settori del diritto dell'unione. In questa fase dell'integrazione europea infatti un buon 80% della legislazione di riferimento è fatta dal Parlamento Europeo, mentre il resto viene gestito dalle istituzioni locali, Stati e Regioni. Tra le materie su cui il Parlamento legifera, ambiente e sanità sono sicuramente tra le principali. In questi settori si sono prese decisioni importanti, in particolare con due atti: - Decisione n. 2119/98/CE, con cui viene istruita nel 1998 una rete di sorveglianza e controllo delle malattie trasmesse; questa rete è lo strumento che il parlamento europeo utilizza per coordinare le attività di controllo - Regolamento n. 851/2004/CE, con cui nel 2004 viene istituita l agenzia Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) che opera, in stretto contatto, con i diversi organismi presenti nei 27 Paesi della Comunità Europea. Quest agenzia ha avviato un serio programma sulle malattie emergenti e trasmesse da vettori ed interviene con un programma capace di dare una risposta ai diversi problemi. Il programma si articola attraverso 3 reti: 1. Diagnostica di Malattie Virali e di Importazione 2. Rete degli specialisti di Medicina dei Viaggi e Malattie Tropicali 3. Rete costituita da esperti collocati nel territorio Il Parlamento ha anche legiferato in materia di immissione sul mercato e di utilizzazione di Biocidi che comprendono gli insetticidi e altri principi attivi utilizzati per la lotta ai vettori. La Direttiva Biocidi ha rafforzato i controlli su questi prodotti affinché non costituiscano un rischio per l uomo e per l ambiente. La burocrazia è tanta, ma l attenzione che la Commissione Europea che pone al tema della salute è alta lavorando sia a livello Europeo che sui singoli Stati membri. Da questo incontro ci si attende che ci sia maggiore attenzione per l utilizzo di prodotti con basso impatto ambientale, un attenzione delle strutture deputate alla prevenzione nonché dei singoli cittadini nelle azioni di prevenzione, quindi maggiore informazione nei confronti di tutti quelli che operano nel territorio. Dr. Gianfranco Corgiat Direttore settore prevenzione e veterinaria - Regione Piemonte L aver messo insieme diverse professionalità promette bene per il futuro e si spera di continuare ad operare anche in un momento di crisi economica come stiamo vivendo. Quando si parla di zanzare spesso si associa il fastidio che queste provocano e questo è esattamente ciò che avveniva fino a poco tempo fa anche in Piemonte. Da anni la discussione per l approvazione del bilancio per il progetto di lotta alle zanzare è tema di discussione tra l Assessorato dell Agricoltura e Sanità; finora i finanziamenti sono rimasti nei capitolati di spesa della Sanità. Questo perché il territorio Piemontese, dove ci sono più di ha di risaie, costituisce un notevole serbatoio di riproduzione delle zanzare e da un certo punto di vista non turbano l agricoltore che ha già fatto i conti con il fastidio che gli possono arrecare. In particolare, se consideriamo gli aspetti sanitari ci sono due componenti: l aspetto di disturbo e fastidio che questi insetti arrecano e l aspetto puramente di interesse sanitario per il ruolo che posso assumere nella trasmissione delle malattie. Atti convegno Vettori di Malattie e Mutamenti Climatici 1

3 Le spese che la Regione ha sostenuto per le campagne di lotta sono cambiate e state via via crescenti fino ad arrivare ai livelli di 7 milioni di euro sia per ridurre l impatto dell area risicola che per coinvolgere i Comuni nella lotta alle zanzare sotto l aspetto urbano. Da un punto di vista intuitivo, nel 2012 il piano di rientro attuato dal governo e la spending review poteranno a una riduzione per molte attività di interesse sanitario per cui rischiamo di perdere alcune parti importanti in un sistema di prevenzione futuro. Nel 2012 sono stati stanziati 7 milioni di euro per la lotta alle zanzare e poche decine di migliaia di euro per le altre spese di prevenzione; probabilmente, a partire dal 2013, questa proporzione sarà difficile da mantenere e cambierà al fine di ridistribuire la spesa tra gli investimenti in campo della prevenzione. Questo perché o crescono le risorse (ma è difficile da immaginare nella situazione di deficit del bilancio pubblico in cui ci troviamo), oppure le risorse saranno distribuite diversamente e sicuramente a favore della prevenzione. È chiaro che, se la spesa non è comprimibile e le risorse pubbliche sono limitate, si dovranno cercare forme diverse di compartecipazione, tenendo conto che permane l interesse della sanità nel Piemonte al fine di tutelare l area nel controllo delle malattie che in altre regioni hanno causato un costo maggiore della prevenzione (es. Chikugunya in Emilia Romagna). La tematica che si discuterà nel corso di questo convegno, è di sicuro interesse e deve essere considerata tenendo conto degli aspetti climatici e sanitari. Attualmente il problema rimane di chi se ne occupa; finora la lotta alle zanzare in ambito urbano è stata sostenuta al 50% dai Comuni, ma la crisi economica coinvolge anche i Comuni, e già nel corso di quest anno abbiamo avuto i primi segnali, in quanto molti Comuni non avevano le risorse del 50% per attuare la lotta. La compartecipazione sia tra amministrazioni pubbliche che locali e il soggetto attuatore di questi programmi non è detto che rimanga lo stesso, così come non è scontato che rimangano le stesse risorse e il rapporto di cofinanziamento tra Regione e Comuni. Infine, anche in agricoltura si è provato attraverso un piano di sviluppo rurale avviato negli scorsi anni, di promuovere misure per ridurre il problema delle zanzare, anche se non si sono avuti grandi risultati; probabilmente è possibile rivederlo e migliorarlo in modo da avere un maggior contributo alla lotta anche dal mondo agricolo. CAMBIAMENTI CLIMATICI E POSSIBILI SCENARI FUTURI Dr. Luca Mercalli Società Meteorologica Italiana Il 2012 è stato un anno che ha registrato, fatta eccezione per un ondata di freddo anomala di brevissima durata, temperature medie giornaliere al di sopra della media, rilevando una fortissima prevalenza di anomalie positive continue. L umidità gioca un ruolo importante nel ciclo vitale delle zanzare: durante il 2012 nelle zone del Piemonte e della Valle d Aosta, la situazione pluviometrica osservata si presenta al di sopra della media. Nell ultimo ventennio le temperature medie estive hanno registrato un trend in crescita tanto che, in Italia, dal 1973, si sono rilevate le tre estati più calde ( ). I dati del trimestre giugno-agosto dimostrano che il 2012 è stato il terzo caso più caldo dal 1880 sui continenti dell emisfero boreale. La perdita di superficie di banchisa polare (3,3 milioni di kmq) registrata in quest ultima annata conferma i dati sopra esposti: si stima che da almeno anni questa sia la minima estensione di ghiaccio mai verificatasi. In generale, dunque, il sistema climatico subisce un cambiamento di fase non rassicurante in quanto innesca una serie di feedback preoccupanti. Nell Oceano Artico, ad esempio, l effetto albedo innesca una catena per cui il ghiaccio bianco riflette circa l 80% dell energia solare, mentre le acque oceaniche, molto scure, ne intercettano circa il 70% alterando il bilancio energetico del pianeta. Quali possibili scenari futuri? La comunità scientifica francese ha osservato l andamento della temperatura terrestre dal 1850 fino ad oggi confermando che l aumento di concentrazione di CO 2 negli ultimi anni anni ha favorito il riscaldamento globale. L approccio per risolvere il problema è di tipo preventivo. Atti convegno Vettori di Malattie e Mutamenti Climatici 2

4 Lo scenario che si prospetta prevede un aumento soglia di 6 C in un arco temporale minore di 100 anni: un incremento che Homo sapiens non ha mai affrontato. Per questo motivo è necessario un adattamento i cui margini di manovra prevedono un arresto entro i prossimi decenni dell emissione di CO 2 e una stabilizzazione della temperatura di 3 C. Il Centro Euro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici prevede una possibile estate media mediterranea a fine del secolo (2070) con 5-6 C in più: scenario che implica un evoluzione della biosfera, un cambiamento della produzione agricola e della disponibilità idrica. DIFFUSIONE DEI VETTORI DI MALATTIE DI NUOVA INTRODUZIONE Dr.ssa Alessandra Pautasso IZSTO-Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d Aosta Gli artropodi di interesse veterinario si dividono in Aracnidi (Ragni, Scorpioni, Acari e Zecche) e Insetti (Pidocchi, Pulci e Cimici e Ditteri). Tra gli Aracnidi rivestono maggiore interesse le Zecche, mentre tra gli Insetti l ordine dei Ditteri (Zanzare, Flebotomi e Culicoides) è di sicuro il più importante. Le Zecche sono ectoparassiti ematofagi obbligati, il cui ciclo biologico si articola in 4 stadi di sviluppo (uovo, larva, ninfa, adulto), la durata del quale è variabile (mesi/anni). Per la femmina il pasto di sangue è indispensabile per l ovodeposizione. Con il progetto di ricerca Malattie trasmesse da zecche: sviluppo e applicazione di metodi epidemiologici e diagnostici, dal 2009, sia in Liguria sia in Piemonte sono stati monitorati 91 siti. Nel 2011 nella sola provincia di Imperia sono state raccolte Zecche da animali suddivise nei seguenti generi: Dermacentor (3%) Haemaphysalis (6,5%) Rhipicephalus (0,5%) Ixodes (90%) In Piemonte, sempre nello stanno anno, sono state raccolte 1671 zecche tramite dragging e 105 zecche da animali selvatici, tutte appartenenti al genere Ixodes. Le Zanzare sono ectoparassiti ematofagi obbligati, il ciclo biologico si articola in 4 stadi di sviluppo (uovo, larva, pupa, adulto) e per la femmina il pasto di sangue è indispensabile per l ovodeposizione. Possono creare problemi sia agli animali che all uomo attraverso la trasmissione di agenti patogeni (Flavivirus, Togavirus, Bunyavirus), reazioni cutanee e fastidio. Il monitoraggio effettuato in Piemonte, nel corso del 2011, con trappole a CO 2 ha evidenziato la presenza delle seguenti specie: Aedes vexans Aedes albopictus Aedes cinereus Culex theileri Anopheles plumbeus Culiseta subocrhea Aedes geniculatus Culiseta longiareolata Culiseta annulata Tra le specie monitorate in Liguria, sono da segnalare: Culex pipiens Aedes albopictus I Flebotomi sono ectoparassiti ematofagi e fitofagi, il cui ciclo biologico si articola in 4 stadi di sviluppo (uovo, larva, pupa, adulto) e per la femmina il pasto di sangue è indispensabile per l ovodeposizione. Possono creare problemi sia agli animali che all uomo attraverso la trasmissione di agenti patogeni Atti convegno Vettori di Malattie e Mutamenti Climatici 3

5 (Leishmania, Phlebovirus), prurito e reazioni cutanee. In Italia sono presenti, prevalentemente, 4 specie: Phebotomus perniciosus Phebotomus perfiliewi Phebotomus neglectus Phebotomus papatasi I Culicoides sono ectoparassiti ematofagi, il cui ciclo biologico si articola in 4 stadi di sviluppo (uovo, larva, pupa, adulto) e per la femmina il pasto di sangue è indispensabile per l ovodeposizione. Possono creare problemi sia agli animali che all uomo attraverso la trasmissione di agenti patogeni (Bluetongue, Schmallenberg). L Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d Aosta collabora nell abito piano di sorveglianza nazionale per la Bluetongue. In conclusione si vuole sottolineare l importanza di: Conoscenza delle specie di artropodi presenti sul nostro territorio (piani di sorveglianza/progetti di ricerca/piani di lotta al vettore) Collaborazioni tra enti con professionalità e competenze diverse Sorveglianza integrata sulle malattie trasmesse da vettori Futuri sviluppi e collaborazioni MALATTIE DI NUOVA INTRODUZIONE E IMPATTO SULLA SALUTE UMANA Dr. Guido Calleri Centro Medicina dei Viaggi - Ospedale Amedeo Savoia Torino Partiamo da un caso pratico. Il 13 agosto 2007 fu registrata la comparsa di una malattia febbrile in dozzine di pazienti da una ristretta area geografica (tra Ravenna e Forlì); nella maggioranza dei casi i sintomi si sono manifestati con dolori muscolari e articolari con eruzione cutanea diffusa. Si pensava fossero casi di febbri da Toscana virus e così gli entomologi furono incaricati della ricerca di flebotomi, ma non ne furono trovati. Campioni di sangue furono quindi inviati a Roma (ISS, INMI) per ulteriori accertamenti. Alla fase acuta della malattia (3-4 giorni) è seguita astenia prolungata e severa e si sono avuti 11 ricoveri, compreso un uomo di 83 anni con morbilità multiple croniche, che successivamente morì. Solo il 29 agosto, gli esami del laboratorio ISS di Roma confermarono un'infezione da virus Chikungunya in 21 casi tramite sierologia e 6 casi con PCR. Dal 4 luglio (caso zero) al 21 settembre 2007 sono stati segnalati 292 casi totali a cui aggiungere alcuni casi sporadici descritti nelle città di Ravenna, Cervia, Cesena (trasmissione locale, senza epidemia). Questo insegna come i cambiamenti in atto possano produrre scenari prima inimmaginabili. Effetti del cambiamento del clima sul salute (WHO) sono dovuti anche a fattori come: Siccità e inondazioni che compromettono la sicurezza alimentare: incrementi di malnutrizione Danni da eventi climatici estremi (tempeste e inondazioni) Ondate di calore aumentano la morbilità e la mortalità (anziani e patologie cardiovascolari e respiratorie) Scarsità/eccesso di acqua aumentano il peso delle malattie diarroiche (2^ causa di mortalità infantile) Varia la distribuzione geografica degli insetti vettori (Malaria e Dengue) In base a questi cambiamenti, le patologie legate all acqua e al cibo possono essere causate: Da carenza di acqua e conseguente carenza di igiene Da inondazioni con conseguente contaminazione delle falde Le patologie trasmesse da vettori sono legate alla sopravvivenza e all attività del vettore e alla sopravvivenza Atti convegno Vettori di Malattie e Mutamenti Climatici 4

6 dell incubazione del patogeno, spesso favorite dai cambiamenti climatici, quali il riscaldamento del clima. Malaria, Malattia di Chagas, Schistosomiasi, Dengue e Malattia di Lyme sono solo esempi delle malattie emergenti in queste condizioni. Oltre ad aumentare il rischio d'infezione recandosi nei paesi tropicali, negli ultimi anni sono in aumento i casi autoctoni di malattie da vettore. Oltre alla già ricordata epidemia di Chikungunya, si sono registrati casi Dengue in Francia e in Croazia nel Il rischio di allargamento dell'area di distribuzione di Dengue è concreto e correlato con gli scenari di global warming. Anche il suo principale vettore, Aedes aegypti, è in forte espansione, ad esempio in America latina, seguito dal virus e dai casi di Dengue, anche nella sua forma emorragica. Altra malattia in forte espansione è West Nile, non solo negli USA, ma anche in vari paesi del bacino del mediterraneo. In Italia si sono verificati i seguenti casi di WNV: 1998 solo casi equini 2008 anche 9 casi umani 2009 anche 17 casi umani 2010 anche 7 casi umani 2012 casi già segnalati ad inizio luglio Altra malattia soggetta all'influenza dei mutamenti climatici è la malaria. Ad esempio le epidemie in Punjab si quintuplicano durante il fenomeno noto come "El Nino". In Africa si sta spingendo a quote più elevate, mettendo a rischio gli altipiani. Sarebbe un errore ritenere i vettori troppo legati alla temperatura, basti ricordare che la malaria era diffusa anche in Scandinavia e in Inghilterra fino al 1900 ed in Russia fino al MALATTIE DI NUOVA INTRODUZIONE E IMPATTO SULLA SALUTE ANIMALE Prof. Luca Rossi Facoltà di Veterinaria - Università degli Studi di Torino Il global warming e le malattie degli animali sono correlati a diversi fattori: Densità degli ospiti Densità delle forme infettanti ambientali Densità dei vettori Distribuzione ospiti Distribuzione vettori Capacità vettoriale Questi effetti si avvertono maggiormente nelle aree fredde e temperato-fredde che quindi assumono un notevole interesse per il veterinario. Nella fauna selvatica, ci sono infatti validi esempi di malattie di nuova introduzione, emergenti o riemergenti) ragionevolmente collegabili al global warming. Due noti parassiti del bue muschiato, Teladorsagia boreoarcticus, parassita dell'abomaso e Umingmakstrongylus pallikuukensis, parassita polmonare, negli ultimi anni stanno assumendo connotati patologici a causa dell'innalzamento termico. Un altro nematode, Setaria tundra, una microfilaria che affligge le renne causando peritoniti nell'ultimo decennio si è diffuso sempre più a nord colpendo popolazioni che ne erano del tutto esenti. Il cambiamento climatico sta anche incrementando verso nord l'area di diffusione di molti animali. Ad esempio il capriolo sta risalendo la penisola scandinava portando con se le zecche ed il virus dell'encefalite da morso di zecca (TBE). Cosa analoga sta avvenendo anche sulle alpi, dove le zecche ed i relativi patogeni si stanno trovando a quote sempre più elevate: in Svizzera, ad esempio, si trova Ixodes ricinus anche a m. Questo ha portato le popolazioni di camoscio a contatto con patogeni e parassiti dei caprioli, come Babesia capreoli e Anaplasma phagocitophyla. Atti convegno Vettori di Malattie e Mutamenti Climatici 5

7 Tutti questi esempi riguardano i selvatici, ma cosa succede negli animali da reddito? E' recente la scoperta di un nuovo virus che causa aborti negli ovini, chiamato Schmallenberg virus, dalla località tedesca dove è stato isolato e che è trasmesso dai culicoidi. Ormai si è diffuso dall'inghilterra alla Svizzera, con alcuni focolai (8 finora) anche in Italia. Altro esempio è la diffusione del West Nile virus (WNV), trasmesso da zanzare nella popolazione aviaria, ma che può avere come ospite terminale anche il cavallo, causando una pericolosa malattia neurologica. In Italia ci sono stati oltre 200 casi a partire dal Il virus della febbre della Lingua Blu (BTF) o febbre catarrina ovina (FCO) sembra essersi invece diffusa in Italia ed altri paesi mediterranei per un altro fenomeno atmosferico: i venti provenienti dal nord Africa avrebbero trasportato vettori infetti (ditteri del genere Culicoides) al di qua del mare. A causa di questo fenomeno nel 2001 si sono registrati circa focolai dal 2001, con due milioni e mezzo di capi morti o abbattuti per tentare di fermare l'epidemia. Venendo agli animali da affezione, le malattie canine da vettore (CVBD) sono in aumento, sia quelle da zecche (Anaplamosi, Babesiosi, Ehrlichiosi, Lyme Borreliosi, Rickettsiosi, Hepatozoonosi, Hemoplasmosi, Encefalite da zecche) sia quelle da altri vettori, come la Bartonellosi canina (pulci), le Filariosi (zanzare), Thelaziosi oculare (drosofile) e, soprattutto, Leishmaniosi (flebotomi). Sul finire degli anni Ottanta, la Liguria era l unica regione del Nord Italia in cui erano presenti focolai di Leishmaniosi canina. Il primo focolaio noto fuori da questo areale è stato osservato in zona collinare presso Verona (1993) ed il secondo, sempre in zona collinare ma più antropizzata sulla collina di Torino (1997). Fino a 40 anni fa tanto in Piemonte, quanto in Veneto non era infatti nota la presenza di flebotomi vettori. L analisi retrospettiva Leishmap evidenzia 5 nuovi focolai descritti fra il 1998 e il I primi tre si trovano in zone collinari/basso appenniniche; il quarto in zona prealpina (Serra d Ivrea); il quinto in zona decisamente alpina, anche se a quota non elevata ( m, presso Aosta). Nel biennio di attività Leishmap vengono descritti sedici nuovi focolai. E vengono trovati anche i vettori. Inoltre vengono confermati i vecchi focolai. Sette ceppi da casi clinici autoctoni vengono tipizzati come ZMON1. L assenza (o quasi) di flebotomi in Pianura Padana potrebbe ricondursi al freddo umido e alle gelate, dannosi per le larve ibernanti. Alle quote giuste (aree collinari e prealpine) con l'introduzione di cani infetti e l'aumento di vettori la malattia è destinata a diffondersi a macchia d'olio. MALATTIE TRASMESSE DA CULICIDI IN ITALIA: DIFFUSIONE DEI VETTORI INDIGENI E POSSIBILE INTRODUZIONE DI SPECIE ALLOCTONE Dr. Roberto Romi Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate (M.I.P.I.) - Unità di Entomologia Medica Istituto Superiore di Sanità Le malattie trasmesse da insetti vettori non vanno considerate come comuni malattie infettive. Si possono infatti prevenire impedendo l ingresso, la stabilizzazione la diffusione e la riproduzione massiva del vettore mentre si combattono riducendo rapidamente e drasticamente la densità del vettore e interrompendo il contato vettore-uomo. Questo vale anche per le zanzare, le quali non si comportano come "siringhe volanti", ma la loro competenza vettoriale (predisposizione a infettarsi) e la loro capacità vettrice (grado di efficienza del vettore) sono determinate da fattori diversi che possono fare di una zanzara comune un vettore. I fattori intrinseci sono di natura genetica, cellulare, fisiologica e comportamentale, mentre i fattori estrinseci comprendono quelli ambientali, climatici e socio-economici. In Italia sono state segnalate 64 specie di Culicidi ed è considerato un paese a rischio di introduzione di nuovi insetti vettori e degli agenti patogeni che questi possono trasmettere. Tra le specie introdotte negli ultimi anni sono da segnalare: 1990 Aedes albopictus (ubiquitaria) 1996 Aedes atropalpus (eradicata) 2011 Aedes koreicus (segnalata a Belluno, Treviso, Vicenza) tra le malattie segnalate negli ultimi anni sono da ricordare: Atti convegno Vettori di Malattie e Mutamenti Climatici 6

8 1997 primo caso di malaria trasmesso da vettore indigeno dopo la sua eradicazione 2007 out break di Chikugunya con più di 250 casi encefaliti da West Nile virus con oltre 60 casi umani (in aumento) Attualmente in Italia ci sono 3 specie di interesse sanitario importanti (Aedes albopictus, Culex pipiens, Anopheles labranchiae) e 2 patologie endemiche o divenute tali (Dirofilariasi, WNF). Nel prossimo futuro possiamo aspettarci l introduzione di altri potenziali vettori alloctoni e introduzione di patogeni esotici (Chikungunya, Dengue, Dengue emorragica, Rift Valley Fever, Encefalite Giapponese ecc.) magari con il coinvolgimento di altre specie italiane non considerate vettrici. Cosa è cambiato dal punto di vista organizzativo: La perdita progressiva delle competenze in entomologia medica da parte delle strutture territoriali del Servizio Sanitario Nazionale, iniziata dopo l eradicazione della malaria negli anni 950 La ridotta capacità operativa di tutte le strutture pubbliche del SSN (ISS compreso) dovuta ad una politica sanitaria scriteriata e alla cronica carenza di finanziamenti ad hoc Lo scarso numero di programmi di sorveglianza passiva, l assenza di quelli di sorveglianza attiva e di un coordinamento a livello centrale (nazionale) L entomologia medica: materia universitaria trascurata A ciò occorre aggiungere la globalizzazione, nel nostro caso intesa come aumento degli scambi commerciali, e della velocità con cui questi avvengono, del turismo e dell immigrazione in assenza di una qualsiasi normativa che preveda l ispezione attiva o una qualsiasi forma di quarantena delle merci a rischio in entrata. Da considerare inoltre l allarme per il global warming con previsioni non rassicuranti per il periodo rispetto al trentennio Gli Artropodi sono organismi eterotermi la cui temperatura corporea dipende da quella ambientale; l aumento globale della temperatura media può accelerare sia i tempi di riproduzione dei vettori indigeni, sia favorire l introduzione di quelli alloctoni tropicali e dei patogeni che questi trasmettono. Tra i principali fattori concomitanti che possono favorire la comparsa o ricomparsa di una malattia trasmessa da artropodi vettori in Paesi Europei ricordiamo, accanto a quelli climatici, quelli umani (commercio, immigrazioni, guerre ecc.), quelli ambientali (agricoltura intensiva, in special modo la risicoltura, cattiva gestione del territorio ecc.), quelli biologici (introduzione ed adattamento di insetti e/o patogeni tropicali), quelli sociali, politici ed economici. Per quanto riguarda la malaria, nelle zone endemiche erano presenti vettori quali Anopheles superpictus (centro-sud e Sicilia), An. sacharovi (centro-nord e Sardegna) e An. labranchiae (centro-sud e isole). Diretta dal Prof. Missiroli, nel 1947 viene lanciata la campagna nazionale di eradicazione della malaria che porterà alla scomparsa dell endemia in pochi anni. Cosa c'è adesso? Anopheles superpictus e An. sacharovi non sono più state trovate, mentre An. labranchiae è ancora presente ed è anche stata trovata dove un tempo non c'era: poco a nord del 43 parallelo. Un recente studio ha rilevato che il potenziale malariologico dell'italia nel suo complesso resta molto basso, ma alcune aree del paese hanno un potenziale di recettività per la presenza del vettore (An. labranchiae), il quale è suscettibile a Plasmodium vivax, scarsamente a Plasmodium falciparum. La vulnerabilità (presenza sul territorio di serbatoi d infezione, cioè di malarici portatori di gametociti) è bassissima e quindi in conclusione è escluso il ritorno a qualunque forma di endemia, ma non si esclude la possibilità che si verifichino casi isolati di malaria da P. vivax in aree a rischio (Calabria e Toscana, seguite da Sardegna e Sicilia). Diverso è il discorso per le specie urbanizzate: Culex pipiens e Aedes albopictus. Sono fortemente radicate sul territorio, dove spesso condividono gli stessi focolai, ma con prevalenza stagionale diversa. In genere le 2 specie si allontanano poco dai focolai di sviluppo, occupando i siti più svariati, anche con acque con forte carica organica In Italia la distribuzione di Aedes albopictus, potenziale vettore di malattie tra cui Dengue e Chikugunya, è prevalentemente stratificata lungo le fasce costiere, nell interno fino a quote collinari al disotto dei 600 m slm, con rare punte oltre gli 800 m. Altre specie esotiche sono a rischio d'introduzione: Aedes aegypti, che è stata trovata più volte in passato (ultimo avvistamento a Brescia nel 1972) e Aedes japonicus, introdotta accidentalmente e radicatasi in Svizzera, Germania sud occidentale e Austria. Aedes aegypti è stata responsabile di epidemie di Atti convegno Vettori di Malattie e Mutamenti Climatici 7

9 Dengue/Dengue emorragica in Grecia nel (più di casi e decessi) e di Febbre Gialla in Spagna e in Italia (ultima a Livorno nel 1804, con 636 decessi). Le epidemie si estinguevano naturalmente ai primi freddi, non essendo la specie in grado di sopravvivere agli inverni di paesi con clima temperato. Non va dimenticata la potenzialità di altre specie autoctone di cui non conosciamo ancora il possibile ruolo vettore (Culex modestus, Aedes vexans, Ochlerotatus caspius). Tra le malattie di recente introduzione da segnalare il Virus del Nilo occidentale (WNV) con il primo focolaio del 1998; dopo 10 anni di assenza WNV ricompare con alcuni focolai d infezione a partire dalle regioni del nord-est: Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia: primi casi umani (9), equini e uccelli stanziali; primi pool positivi di zanzare Stesse aree del nuovi foci in centro Italia; 16 casi umani Stesse aree del nuovi foci nel centro sud e Sicilia; 6 casi umani Primo coinvolgimento di Sardegna e Friuli V.G.; 14 Casi umani Stesse aree del Friuli e ancora Sardegna; boom di casi umani (22 al primo di ottobre) A partire dal 2002 viene attivato un piano nazionale di sorveglianza per WNV coordinato dal CESME di Teramo, che prevede la collaborazione dell ISS per la parte entomologica. Questa ha evidenziato in Culex pipiens il principale vettore anche per la presenza di forme ibride tra le varietà Culex pipiens pipiens, ornitofila e Culex pipiens molestus, antropofila, che può fare da ponte tra il serbatoio (uccelli) e l'uomo. SORVEGLIANZA SANITARIA IN PIEMONTE Dr. Roberto Raso Dr.ssa Donatella Tiberti SeREMI -Servizio Regionale Malattie Infettive - Regione Piemonte In Piemonte esiste un Sistema Informativo Malattie Infettive (SIMI) che raggruppa il Sistema di Notifica Obbligatorio (istituito dal Ministero della Salute nel 1990), che prevede la segnalazione da parte dei medici curanti di tutte le malattie infettive sospettate o diagnosticate al locale Servizio di Igiene e Sanità Pubblica della ASL e i Sistemi di Sorveglianza Speciali (internazionali, nazionali e regionali) dedicati a specifiche malattie infettive. Questi sistemi rispondono alla necessità di raccogliere ulteriori informazioni su specifiche malattie. Ad esempio nel 2011 al Sistema di notifica e Sorveglianze Speciali sono giunte segnalazioni riguardanti tre malattie da vettore (tutte da importazione): Malaria (77 casi), Leishmaniosi viscerale (7 casi) e Dengue (1 caso). Nel 2012 siamo già a 5 casi di Dengue. Sia i casi di Malaria che quelli di Dengue sono in aumento negli ultimi vent'anni a dimostrazione che i cambiamenti globali in corso si stanno ripercuotendo anche qui. In Piemonte è prevista: attuazione della sorveglianza speciale nazionale per Chikungunya, Dengue e forma neuroinvasiva di West Nile sorveglianza entomologica e sorveglianza veterinaria attività di controllo sui vettori in ambito risicolo e urbano I soggetti coinvolti sono: Centro di coordinamento (SeREMI-IPLA) per la sorveglianza e prevenzione dell'importazione e diffusione di Chikungunya, Dengue ed altre malattie da importazione trasmesse da vettore Clinici e laboratorio di riferimento Nodi SIMI e Servizi Veterinari dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL Istituto Zooprofilattico e laboratorio di riferimento IPLA Centri di Medicina dei Viaggi La sorveglianza dei casi di Chikungunya, Dengue ed altre malattie da importazione trasmesse da vettore prevede che il medico segnali i casi sospetti diagnosticati ai nodi SIMI (ASL), i quali informano SeREMI che a sua volta avvisa il Ministero della Salute e l'istituto Superiore di Sanità. Nel frattempo procedono le analisi di laboratorio che possono confermare o meno il caso. I nodi SIMI e SeREMI allertano IPLA, soggetto attuatore Atti convegno Vettori di Malattie e Mutamenti Climatici 8

10 dei piani di controllo sulle zanzare, che procede alla valutazione della presenza del vettore e decide se procedere ad attività di disinfestazione per cercare di contenere la diffusione della malattia. SeREMI, infine, nel caso si verifichino casi autoctoni, allerta il Centro Sangue per attivare i protocolli necessari ad evitare trasmissione via trasfusionale. Ogni soggetto opera a diverso livello ai fini di sorveglianza e prevenzione: La Medicina dei viaggi e la Sorveglianza speciale nazionale a livello dell'ospite umano La Sorveglianza veterinaria a livello dell'ospite animale, terminale o serbatoio La Sorveglianza entomologica a livello di vettore La lotta alle zanzare a livello di prevenzione sul contatto vettore - ospite Tra le criticità ancora in atto sono da segnalare: Rafforzamento del sospetto diagnostico (e della segnalazione ) Rafforzamento dell intervento di controllo del vettore in presenza di casi importati Rafforzamento del coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche Coinvolgimento della popolazione nel controllo delle zanzare Miglioramento del coordinamento tra gli attori Piano di azione per la gestione di eventuali focolai autoctoni Rimangono inoltre ancora ostacoli da superare come la gestione della complessità, la percezione del problema e la cronica diminuzione delle risorse umane ed economiche a cui si somma il rischio di dannose scappatoie emergenziali dove non mancano esempi passati. IL PROGETTO LOTTA ALLE ZANZARE IN PIEMONTE DAL 1995 AD OGGI: ECCELLENZE E CRITICITÀ Dr. Andrea Mosca Referente Tecnico Scientifico Progetto di lotta alle zanzare Area Torinese La moderna lotta alle zanzare in Piemonte nasce da un reale bisogno di un territorio e dall impegno di uomini di buona volontà dotati di coraggio e lungimiranza. Un gruppo di cittadini e imprenditori capaci di credere in un progetto, un uomo politico capace di concretizzare un idea che sembrava folle ed alcuni giovani biologi capaci di mettersi completamente in gioco al servizio di questa idea sono stati infatti il germe che hanno portato in tempi record alla nascita di un modello per tutta Italia. Il territorio è il Monferrato, da anni costretto a subire le zanzare che si sviluppavano nelle circostanti risaie e nell estate del 1995 iniziano le prime attività di studio e politiche. Queste portano alla nascita della Legge Regionale 24 ottobre 1995, n. 75 Contributi agli enti locali per il finanziamento di interventi di lotta alle zanzare, votata da tutto il Consiglio Regionale. Questa Legge prevede la concessione di contributi pari al 50% delle spese sostenute da Enti locali per interventi di lotta biologica ed integrata contro le zanzare e definisce le linee guida tecniche e formali per la presentazione dei progetti. I compiti di indirizzo sono affidati al Settore Sanità Pubblica, che si dota di una struttura di riferimento esterna per la valutazione tecnico-scientifica sui progetti presentati: il Centro Agricoltura e Ambiente di Crevalcore (BO). Grazie alla LR 75/95, l anno successivo nascono i primi progetti di lotta alle zanzare, che in pochi anni coinvolgono un centinaio di comuni tra le province di Alessandria, Asti, Novara, Torino e Vercelli. I vari progetti sono gestiti autonomamente, spesso in maniera slegata e disomogenea. Inoltre, grossi ostacoli normativi, economici ed organizzativi impediscono d intervenire sul problema principale: le zanzare di risaia. Hanno dunque successo solo progetti lontani dalle aree risicole. Nel 2000 è di nuovo la politica a raccogliere le istanze, questa volta dei tecnici, necessarie per far fare il secondo passo alla lotta alle zanzare in Piemonte: l intervento in risaia, non più solo sperimentale. Grazie al forte impegno dell Assessore all Ambiente di Casale, Elena Sassone, dal sindaco di Casale, Paolo Mascarino, recentemente scomparso, e dall assessore regionale all agricoltura, Ugo Cavallera, la LR 75/95 viene quindi modificata. Atti convegno Vettori di Malattie e Mutamenti Climatici 9

11 La modifica prevede un sensibile aumento di contributo agli enti che intendono fare la lotta in risaia. Inoltre, Regione Piemonte e Città di Casale siglano due successivi Accordi di Programma triennali che si traducono in una programmazione più ampia delle attività. Anche le Province di Vercelli, Novara e Biella intraprendono iniziative simili. Si iniziano quindi a trattare migliaia di ettari di risaia anche se perdurano problemi e limiti che impediscono il consolidarsi dei primi incoraggianti risultati. Nel resto del Piemonte aumenta il numero di adesioni e progetti di lotta, ma la situazione è ancora più precaria, per la mancanza di piani pluriennali. Nel 2003 si approvano le nuove Istruzioni di applicazione della LR 75/95, che consentono trattamenti adulticidi mirati, ma in tutti i progetti si devono fare i conti con il Patto di Stabilità, che limitava la capacità di spesa degli Enti capofila. Nel 2007, per far fronte a questi problemi, su proposta dell assessore regionale all agricoltura, Mino Taricco, Regione Piemonte sigla un Accordo di Programma con le Province di Alessandria, Asti, Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli. Nello stesso anno si riforma anche la LR 75/95 e s individua in Ipla SpA la nuova figura di Soggetto coordinatore con la nomina di un Comitato Tecnico Scientifico (CTS) di esperti per definire le linee guida della lotta e controllarne l applicazione. Ipla non ha competenze specifiche nel campo, ma ha grande esperienza di gestione di piani operativi. Pertanto acquisisce dagli enti locali, che non seguiranno più direttamente i progetti, il personale che ha maturato la maggior esperienza. Questi, con le Associazioni degli agricoltori e il CTS definiscono le linee guida per la lotta in risaia. Ipla inizia a gestire la maggior parte dei progetti locali, più una serie di progetti regionali unitari che nascono in successione. Il Progetto Regionale Unitario (PRU) di lotta alle zanzare in risaia, nato nel 2007, prevede l unione delle esperienze pregresse di 4 progetti maggiori e 2 minori, una riduzione progressiva dei Centri Operativi, il coinvolgimento nella lotta delle aziende risicole (oggi oltre 400) e l ottimizzazione degli interventi aerei con conseguente consolidamento dei risultati: le zanzare di risaia sono ridotte di circa un terzo nel Piemonte orientale e sono quasi scomparse nel resto della Regione. Il tutto con una riduzione dei costi operativi. Dal 2008 al 2011 viene inoltre istituito il progetto Regionale Unitario di monitoraggio alla zanzara tigre, che estende il monitoraggio fuori dalle aree di competenza dei progetti locali, permettendo la definizione di carte di diffusione della specie su base regionale attraverso la creazione di una banca dati on-line contenente tutti i dati di monitoraggio, segnalazioni dei cittadini e sopralluoghi dei tecnici. Si crea anche un sito informativo e un numero verde per i cittadini. Nel 2012, questo piano si trasforma in un progetto d'informazione e monitoraggio della diffusione dei vettori di patologie umane e animali veicolate da zanzare, estendendone le competenze alle altre specie culicidiche vettrici, in vista del probabile ingresso del WNV in Piemonte. Il Centro di coordinamento e sorveglianza delle malattie da importazione trasmesse da vettori, composto dal soggetto di coordinamento e dal SeREMI si attiva nel 2009 ed è stato decritto nell'intervento precedente. Anche a livello locale le cose cambiano negli ultimi anni: alcuni progetti scompaiono o si ridimensionano, altri nascono o si ampliano. In base al DGR , alcuni progetti sono stati raggruppati operativamente al fine di ottimizzare le risorse. In tutti i progetti la zanzara tigre è sempre più il target principale. Dopo 18 anni di applicazione della LR 75/95, si ripresentano criticità mai del tutto risolte: annualità dei progetti costanti incertezze ritardo degli stanziamenti ritardo dei trasferimenti di fondi Tutto ciò ha inevitabili ripercussioni su inizio dei lavori, pagamenti del personale e delle forniture, qualità dei servizi, investimenti tecnologici, calo delle motivazioni ecc. rendendo estremamente faticoso mandar avanti i progetti. A ciò si aggiungono criticità esterne di tipo biologico (introduzione di nuove specie, di nuovi patogeni ecc.), normativo (direttiva biocidi) ed economico (crisi finanziaria, debito pubblico insostenibile, riduzione dei budget di spesa ecc.). Oggi pertanto si rischia che i progetti scompaiano o vengano drasticamente ridimensionati, vanificando i risultati fin ora ottenuti e che l apparente risparmio generi costi molto maggiori in caso di epidemia. Ad esempio, per far fronte all epidemia di Chikungunya a la Reunion, dove non c era un piano attivo, il governo Atti convegno Vettori di Malattie e Mutamenti Climatici 10

12 francese spese 44 milioni di, pari a 56 ad abitante. La lotta alle zanzare in Piemonte oggi costa invece 1,7 ad abitante. Dal 1995 sono stati fatti enormi passi, raggiunti importanti obiettivi, maturate professionalità di primo ordine, creati contatti stabili tra le strutture, ottimizzando le risorse e spesso riducendo i costi. Per il futuro è dunque fondamentale non disperdere le conoscenze e indebolire le reti create in questo settore, quando emergono importanti esigenze di sanità pubblica ed è inoltre necessario sanare le criticità residue per far compiere un nuovo passo alla lotta alle zanzare in Piemonte. ESEMPI DI MODELLI ORGANIZZATIVI E GESTIONE DEI PROGETTI ALLA LOTTA ALLE ZANZARE NEL MONDO Dr. Peter DeChant PH - Forestry Business development Manager - Valent BioSciences Corporation La lotta integrata ed organizzata alle zanzare è un servizio fondamentale per la Sanità Pubblica. Un esempio è dato dall'epidemia di febbre da Virus del Nilo Occidentale (WNV) negli Stati Uniti. Il 2012 è stato un anno difficile per gli Stati Uniti, al 25 Settembre sono stati infatti segnalati casi con casi neuro-invasivi e 147 morti in tutto il Paese, anche se con distribuzione non omogenea. La presenza o l assenza della Lotta Integrata ed Organizzata Alle Zanzare nei diversi stati ha fatto una grande differenza. L'incidenza più alta della malattia si è infatti verificata negli Stati con pochi progetti di lotta integrata alle zanzare: l incidenza più alta si è avuta in alcuni stati nel Nord e nel Sud degli USA. Il 38% dei casi ha interessato lo stato del Texas: qui il 95% dei casi si è avuto nelle Contee con assenza di progetti di lotta alle zanzare. Stati con simili condizioni ambientali, ma con più lotta alle zanzare organizzata hanno avuto meno casi: California: 37 milioni di abitanti, 67 progetti e 144 casi Florida: 19 milioni di abitati, 30 progetti e 44 casi Texas: 25 milioni di abitanti, 14 progetti e casi Tra i progetti organizzati di lotta alle zanzare nel mondo, che si distinguono per efficienza e tipo di organizzazione si possono citare: Australia: con il sistema dei Councils Francia: con gli Entente Interdépartementale pour la Démoustication (EID) Germania: con la Kommunale Aktionsgemeinschaft zur Bekämpfung der Schnakenplage e.v. (KABS) Stati Uniti: con i Mosquito Abatement Districts (MAD) Un Council può includere una Città, una o più Contee. Il Council funziona come un ramo indipendente dal governo locale, ha un direttore e uno staff permanente. Molti di essi operano sulla costa, dove si concentrano le aree umide. In Francia i Dipartimenti possono associarsi e fondare un Ente Interdipartimentale per la lotta alle zanzare (EID). Ve ne sono 3: EID Méditerranée, EID Atlantique, EID Rhône-Alpes. Tutti hanno una struttura stabile con staff professionale di alto livello. Ad esempio EID del Rhône-Alpes è gestita da un Consiglio di Amministrazione composto da quattro consiglieri, uno per dipartimento, che è l'organo di governo dell'istituzione che applica le procedure finanziarie. Vi è poi un Direttore Generale, quattro servizi comuni (amministrazione con 6 impiegati, cartografia con 1 tecnico, laboratorio di comunicazione con 2 dipendenti, officina meccanica con 3 operai), un servizio di lotta in ambito rurale diviso in quattro centri operativi, uno per dipartimento (totale 28 tecnici), un servizio di lotta in ambito urbano (26 centri e 40 tecnici stagionali), un servizio di gestione delle aree umide per gli interventi di tipo fisico (3 tecnici permanenti e 2 stagionali) e uno per la gestione della riserva naturale della palude del Lavours (3 dipendenti). Utilizzano principalmente metodi di lotta larvicidi, sia per via aerea che da terra. In Germania, sulla Valle del Reno, opera il KABS che è un'associazione senza scopo di lucro basata sulla quota di iscrizione annuale dei Comuni, ognuno dei quali paga la stessa quota. Anche le regioni coinvolte contribuiscono con lo stesso importo fisso. La struttura è composta di un comitato amministrativo, con un Presidente e 2 Vice Presidenti, da tecnici regionali e locali e collaboratori stagionali. Annualmente di riunisce Atti convegno Vettori di Malattie e Mutamenti Climatici 11

13 l'assemblea generale dei soci per l'approvazione dei bilanci, mentre un comitato scientifico in collaborazione con le Università associate dà le linee guida. KABS interviene su aree di grandi dimensioni lungo l'asse fluviale del Reno, per 320 km, su di un'area totale di circa 600 km2, con un'area di controllo di ha e siti. Negli USA l esperienza ha una storia lunga (dal 1906) e di successo. La struttura e l organizzazione dei progetti sono la chiave di questo successo. Ogni parte del Paese doveva affrontare problemi diversi e ogni parte del Paese ha progettato diverse soluzioni. Molti progetti dei circa 650 presenti hanno avuto molto successo e hanno migliorato la qualità della vita dei cittadini. Di conseguenza, i progetti possono beneficiare di sostegno pubblico, di una forte base finanziaria (quasi permanente), di lavoratori dedicati e una forte posizione negoziale con i fornitori e appaltatori. Quasi tutti i progetti di successo hanno una struttura denominata "Mosquito Abatement District" (MAD). Speciali leggi statali permettono l esistenza dei MAD. Sono unità indipendenti dal governo e forniscono un meccanismo stabile per la gestione del progetto, il finanziamento e le operazioni di controllo. Sono finanziati da una base indipendente con contributi fiscali previsti dalla legge (di solito l'imposta fondiaria). Ciascuna unità è governata da un consiglio di amministrazione in rappresentanza delle province e delle città all'interno del distretto. Un buon esempio è quello del MAD delle Contee di Sacramento e Yolo, nato nel Esso opera con metodi di lotta integrata, constante monitoraggio e controllo in laboratorio, prevenzione attraverso istruzione e informazione pubblica. Valent BioSciences Corporation (VBC) ha contribuito al successo dei progetti alle lotta alle zanzare nel mondo attraverso il supporto nell utilizzo dei prodotti larvicidi a base di Bacillus thuringiensis var. israelensis (Bti). L equipe degli Esperti e Tecnici di VBC collabora con i progetti alle lotta alle zanzare nel mondo al fine di assicurarne il successo. Dal 2004 VBC ha fornito il supporto tecnico nel progetto di lotta alle zanzare in Piemonte attraverso lo sviluppo del metodo di applicazione aerea e ULV del Bti e alla scelta dell equipaggiamento per le nuove formulazioni. Il Piemonte ha bisogno di una lotta alle zanzare che può avere successo nel lungo periodo finalizzata a ridurre le malattie che le zanzare trasmettono: la lotta alle zanzare non è una cosa che si può fare in modo casuale e, per una lotta sostenibile, c è bisogno di una struttura che abbia la capacità di pianificare le cose per tempo. Atti convegno Vettori di Malattie e Mutamenti Climatici 12

14 Rigraziamenti: Patrocinanti: Regione Piemonte Dipartimento di Scienze Veterinarie - Università degli studi di Torino SEREMI AcfA - Associazione di cultura e formazione Ambientale Dr. Andrea Mosca Centro Uffici San Siro - Edificio C ala 3 - Via Caldera, Milano - Tel Fax

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