Atene festeggia la fine di un incubo. Luciana Castellina ATENE

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1 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 2,00 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, Aut. GIPA/C/RM/23/2013 ANNO XLV - N LUNEDÌ 26 GENNAIO 2015 MISSIONE POSSIBILE Norma Rangeri P er cambiare il vocabolario politico dell Europa dell era neoliberista, per tagliare il ramo secco dell austerity e tornare alle radici europee originarie, fonte della democrazia, dobbiamo tornare alla scuola di Atene che oggi vive la storica vittoria della sinistra nuova di Syriza e del suo giovane leader Alexis Tsipras. Le cronache raccontano che nella piazza Omonia di Atene, dove Tsipras ha tenuto l'ultimo grande comizio della vigilia, c'era tanta gente comune, lontana dalla politica attiva, senza bandiere né slogan. Era il segnale tangibile che qualcosa si era mosso nelle profondità della società greca. Del resto i sondaggi delle ultime ore indicavano che la vittoria di Tsipras sarebbe stata alimentata da un voto che arrivava a Syriza da tutta la popolazione, anche da quei greci che alle ultime elezioni del 2012 avevano votato per la destra sperando di trovare così una via d'uscita alle loro sofferenze. C'era chi prevedeva che un 10 per cento dei consensi sarebbero venuti da quella parte di Nuova Democrazia ostile all'estremismo liberista del premier uscente Samaras. Gente per nulla di sinistra, ma che, questa volta, voleva punire un governo colpevole di avere decurtato pensioni e stipendi portandoli a livelli di sussidi. D'altra parte quando superi il 35 per cento dei consensi vuol dire che i voti ti arrivano un po' da tutti i ceti sociali, almeno da tutti quelli che la crisi ha messo con le spalle al muro, da quel 30 per cento di famiglie ridotte in povertà, da quei cittadini che in massa fanno la fila per rimediare medicinali e cibo. Se la nostra media della disoccupazione è al 12 per cento e ci fa paura, quella greca ha sfondato il 26 per cento, più del doppio, e si calcola che un milione e mezzo di occupati abbia sulle spalle otto milioni e mezzo di connazionali ridotti alla sussistenza. Ormai si organizzano viaggi di studio per vedere e capire come Syriza sia riuscita a organizzare 400 centri di erogazione di servizi sociali in tutto il paese. Si resta increduli a sentire che si può comprare un appartamento per 5000 euro, che il catasto è inservibile, ma che gli armatori sono ancora i potentissimi padroni di Atene. CONTINUA PAGINA 6 Angelo Mastrandrea INVIATO AD ATENE S ono le 21,05 Alexis Tsipras quando fa la sua prima apparizione da Presidente del consiglio in pectore in piazza Koumoundourou, nel popolarissimo quartiere di Psiri. Sfoggia un gran sorriso, saluta la folla in tripudio e si infila nel quartier generale di Syriza. La felicità è data dalle prime proiezioni, che sembrano poter dare alla coalizione della sinistra radicale quella maggioranza assoluta che il suo leader aveva chiesto dal palco di piazza Omonia, giovedì sera «per avere più forza in Grecia e in Europa». CONTINUA PAGINA 2 Mitiko «Oggi si fa la storia, riconquistiamo la democrazia». Così il trionfatore delle storiche elezioni in Grecia, Alexis Tsipras commenta i clamorosi risultati a spoglio ancora in corso. Alle 22 lo scrutinio dava Syriza primo partito al 36,5%, a un soffio dalla maggioranza assoluta dei seggi. Il partito del premier uscente Samaras, Nuova democrazia, si ferma sotto il 28%. Ha votato oltre il 60% degli elettori. La sinistra europea festeggia. La Germania entra nel panico PAGINE 2,3,4,5 6,7 ATENE Tra la folla festante il sorriso di Alexis I GIORNI DELLA MEMORIA Tra Auschwitz e Agnone il Purrajmos del popolo Rom ELEONORA MARTINI l PAGINA 11 SYRIZA Atene festeggia la fine di un incubo Luciana Castellina ATENE È ormai notte e il risultato definitivo non è ancora stato diffuso come inizialmente avevamo sperato. La agognata maggioranza assoluta si sta giocando su una forchetta ridottissima: 148 a 151. Dipende da un calcolo difficile dettato da un complicatissimo sistema elettorale. In attesa che Alexis arrivi e salga sul grande palco che è stato allestito davanti all Università, proprio contigua allo slargo dove è stato montato il tendone allestito da Siriza, la piazza continua a cantare e a ballare. CONTINUA PAGINA 2 BIANI EGITTO/QUARTO ANNIVERSARIO Uccisa mentre porta una rosa a Piazza Tahrir GIUSEPPE ACCONCIA l PAGINA 10 FOTO LUIGI MISTRULLI-SINTESI VISIVA I RISULTATI PAGINA 2 Una vittoria netta, una svolta radicale ATENE PAGINA 3 Il padre di questa vittoria è solo Alexis ATENE PAGINA 4 EUROPA PAGINA 5 PAVLOS NERANTZIS DIMITRI DELIOLANES Nella notte la gioia dell Altra Europa JACOPO ROSATELLI La Ue in imbarazzo, Germania nel panico ANNA MARIA MERLO

2 pagina 2 il manifesto LUNEDÌ 26 GENNAIO 2015 MITIKO La piazza Nella notte di Atene esplode la gioia dei militanti della coalizione della sinistra. Il mesto addio del premier uscente Samaras Tsipras: ha vinto la speranz Sin dal primo pomeriggio, quando si diffondono i primi dati del voto, nelle piazze si balla e piange di gioia. Poi arriva il sorriso di Alexis DALLA PRIMA Angelo Mastrandrea Ma di Alexis Tsipras, a quell ora, parlava solo il volto. Che avesse vinto in maniera clamorosa era chiaro, e lo sarebbe stato ancora di più nelle ore successive, ma bisognava attendere per capire se dalle urne fosse venuta fuori la possibilità di un governo monocolore. Per scendere in piazza bisognava dunque aspettare qualcosa in più di un exit poll che assegnava alla coalizione della sinistra radicale la vittoria entro una forchetta tra il 35 e il 39,5 per cento e anche della prima proiezione che invece le garantiva il 36,5 per cento e 150 seggi, giusto la metà del nuovo Parlamento (ma nelle ore successive dati e numeri di seggi si manterranno poco al di sotto della soglia). Il nodo da sciogliere, a quel punto, era solo uno: ce la farà Tsipras a ottenere la maggioranza più uno dei seggi o da lunedì dovrà andare alla ricerca delle alleanze per governare? Con un risultato così in bilico la cautela, a quell ora, era d obbligo. L unico segnale di un entusiasmo che si faceva fatica a contenere è arrivato su Twitter, dove lo slogan che ha segnato la campagna elettorale di Tsipras, «la speranza sta arrivando», è stato immediatamente modificato in un incontestabile «la speranza ha vinto». Nella sede di piazza Koumoundouru, la prima telefonata Tsipras l ha ricevuta dal premier uscente Antonis Samaras, che ha ammesso la sconfitta e gli ha fatto le congratulazioni prima di convocare una conferenza stampa in cui ha annunciato le sue dimissioni. Poi ha atteso che si chiarissero i contorni della vittoria. A parlare erano invece altri leader politici, come George Papandreou, che rischia di esser il grande sconfitto di questa tornata elettorale. L ex premier socialista che si era dimesso dopo che l Europa gli aveva sostanzialmente impedito di tenere il referendum sul piano di austerità imposto dalla troika, figlio del primo presidente della Repubblica dopo la dittatura dei colonnelli e uscito dal Pasok alla vigilia del voto nella speranza di poter fare l ago della bilancia in caso di una vittoria relativa di Syriza, rischia di non entrare in Parlamento (la sua neonata formazione Kinima oscilla poco sotto la soglia minima del tre per cento). Ma lui ha voluto insistere: «Nessun partito, anche con la maggioranza, può affrontare l attuale situazione da solo». Aggiungendo poi, forse memore di quanto accadutogli appena tre anni fa, che «la decisione dei cittadini dev essere rispettata, qui e all estero». L ago della bilancia a questo punto potrebbe invece essere il partito di centrosinistra To Potami (Il fiume), fondato dal presentatore televisivo Stavros Theodorakis, dalle posizioni decisamente europeiste. In attesa dell annunciato discorso del leader, da Syriza arrivavano invece altre voci, come quella della deputata Nadia Valavani, che ha messo le mani avanti ricordando come «abbiamo detto sin dall inizio della campagna elettorale che cercheremo il consenso più ampio possibile per metter fine all era dei Memorandum. Syriza può essere il nucleo, e ha bisogno di essere sostenuto dalle forze che vogliono la stessa cosa». In effetti, era stato lo stesso Tsipras, ancora venerdì, a dire che anche in caso di vittoria con una maggioranza assoluta avrebbe cercato un consenso più ampio e si sarebbe rivolto a tutte le forze parlamentari, conscio del compito a dir poco arduo che lo aspetterebbe, in ogni caso, in Grecia come in Europa, com è testimoniato dalle dichiarazioni del presidente della Bundesbank Jens Weidmann, che un minuto dopo il primo exit poll e alla vigilia dell Eurogruppo di oggi ha dichiarato che «la Grecia deve aderire alle condizioni del salvataggio» e che «è nell interesse del governo greco fare le riforme necessarie per risolvere i suoi problemi strutturali». A Weidmann rispondeva indirettamente Giannis Milios, economista di Syriza: «Il programma concordato da Samaras (il primo ministro uscente, ndr) è ormai morto. È una vittoria storica per il popolo greco, un cambio di pagina per tutta l Europa». Cosa andrà a dire oggi il dimissionario governo Samaras all Eurogruppo? Annunciato dopo le prime proiezioni delle 21,30, il bagno di folla di Tsipras, nella piazza della biblioteca nazionale dove in un clima di festa migliaia di persone attendevano il discorso del vincitore, è stato rimandato in attesa che si chiarisse la situazione. Largo alla festa, dunque, ma per ascoltare l uomo con il quale l Europa, e tutte le sinistre, non potranno fare a meno da oggi in poi di confrontarsi, bisognerà aspettare nella notte. Ma l attesa non ha pregiudicato la festa per un successo storico per la sinistra greca. Syriza/ UNA VITTORIA STORICA. L INCOGNITA MAGGIORE È SE AVRÀ LA MAGGIORANZA ASSOLUTA Una città in festa che guarda con fiducia al futuro DALLA PRIMA Luciana Castellina Il primo urlo di gioia dentro il tendone c era stato alle 18,55, per l exit poll registrato appena chiusi i seggi: una forchetta per Syriza, vale a dire tra i 157 e 147 seggi: una bella differenza fra un dato è l altro, perché quella assoluta necessaria è di 151. Ma una vittoria straordinaria comunque. Il chiasso rende impossibile capire cosa succede davvero e acciuffare i dati che la televisione sputa in greco come una mitragliatrice. Il chiasso è prodotto soprattutto dagli italiani, ormai quasi il doppio di quelli dei primi giorni, invadenti come mai, difficile rintracciare un greco, i più giovani stanno ancora ai seggi dove si scrutina, i vecchi attaccati ai televisori. Riempiranno tutti le strade di Atene solo a notte. Per fortuna a riempire la piazza prospicente il tendone ci pensano già prima del momento epico una quantità di bancarelle con salsiccie, suvlaki e mais abbrustolito. Segno che anche i greci stanno finalmente per arrivare. E infatti finalmente tuona anche la musica di qui che, siccome si balla bene, anima danze infuocate di giovani e vecchi, nel fumo degli spiedini. Son canzoni storiche, quelle di Teodorakis ma anche quelle più antiche della Resistenza. Bella ciao non ha più il monopolio. Sovrastata da una musica che rompe i timpani e dal rumore di un eccitazione ormai incontenibile dal televisore arriva finalmente una dichiarazione ragionevole di un dirigente del Kke, il partito comunista: dice due cose che il partito ancora filosovietico non aveva mai detto: che il popolo valuterà il programma del futuro governo e dunque non c è più un rifiuto a priori di Syriza; e poi ammette che di Nuova democrazia non se ne poteva più, il che vuol dire riconoscere implicitamente che la spallata data da Syriza è stata una buona cosa. Nonostante la folle posizione di rifiuto ad appoggiare Syriza che ha animato la sua campagna elettorale il Kke sta comunque fra il 5 e il 6%, più forte del povero vecchio Pasok: incredibile resistenza del comunismo irragionevole. Alle 18,43, venti minuti circa prima della chiusura dei seggi, erano arrivati gli ultimi exit polls naturalmente non ufficiali: la vittoria di Siriza veniva già data in proporzioni al di là di ogni previsione: tra i sei e i dieci punti di distacco da «Nuova Democrazia». Da internet per tutta la serata sono piovuti comunicati contrastanti. Alle 18,25, una fonte non meglio identificata annunciava che «una parte della Germania tifava per Tsipras». Una sua sostanziosa parte del resto è qui, i tedeschi della Linke, assenti nei giorni scorsi, oggi sono massicciamente presenti. Alle 18,36 ci hanno avvertito che tre sono le incognite fondamentali : 1) se Syriza riuscirà a raggiungere 37-38% per avere la maggioranza che le serve a governare; 2) chi potrebbe essere interessato a sostenete un governo a guida Tsipras. Si fa l identikit di Potami, il centro, o del piccolo partito appena creato da George Papandreu, ancora in dubbio, però, se in grado di superare il 3%; 3) chi sarà il terzo partito: Alba dorata o Potami? «Perchè hai votato Tsipras?» «Perché è giovane bello e buono». A rispondere in questo modo un po semplificato a una Tv lussemburghese era stata in mattinata un vecchietta appena uscita dal seggio, che è quello dove poco prima aveva deposto la sua scheda assediato da un turba di fotocamere e da un discreto numero di simpatizzanti del quartiere Alexis Tsipras. Un altro vecchietto quando capisce che sono straniera cava dalla tasca un foglietto sgualcito che mi consegna con orgoglio: è la fotocopia di tutte le prime pagine di quotidiani stranieri in ALEXISIS TSIPRAS FOTO REUTERS cui compare il leader di Syriza. Nella foto pubblicata da «Die Welt» c è anche lui che lo abbraccia dopo un comizio, il titolo: «Così in Grecia ci sarà un vincitore radicale». A votare Syriza ci sono stati naturalmente tanti giovani, ma sono questi vecchietti provati da storiche tragiche esperienze che mi hanno commosso in questa campagna elettorale. Fieri e felici per un evento in cui forse ormai non speravano più: una vittoria della sinistra di tradizione comunista. Non posso non andare col pensiero ai vecchi compagni dell epoca della guerra civile, poi della dittatura, quasi tutti ormai morti. Ne ho conosciuti bene tanti perché qui in Grecia sono venuta così spesso già dall inizio degli anni 60 per «Paese sera» e come sapete qui sono stata anche arrestata pochi giorni dopo il colpo di stato dei colonnelli. Ne incontro qualcuno ora su questa piazza e ci viene quasi da piangere pensando a quelli che non hanno potuto godere questo momento. Ma ci consola la canzone di Loisos, cantata a ripetizione e diffusa altissima alla piazza in attesa. Si chiama «Niente si perde nella nstra vita perduta», e vuol dire proprio questo: che dentro la vittoria di oggi c è anche il contributo di quella loro storia, di quel loro sacrificio. Gli italiani nella piazza sono emozionati per la vittoria dei «fratelli greci», ma continuano a chiedersi l un l altro: e da noi, perché no? Questa vittoria forse aiuterà a pensare che mai dire mai.

3 LUNEDÌ 26 GENNAIO 2015 il manifesto pagina 3 MITIKO I seggi È thriller per capire se Syriza potrà formare un governo monocolore o se sarà costretta ad alleanze con altre forze. «Tentativo con il Kke» a Alle 22 ore italiane, alla chiusura del giornale, in Grecia erano stati scrutinati poco meno del 54% dei voti. I dati qui accanto, sebbene molto indicativi della schiacciante vittoria di Syriza, sono quindi ancora provvisori. Syriza 35,93% Nea Dimokratia 28,28% Alba Dorata 6,36% To Potami 5,86% Partito comunista 5,42% Pasok 4,79% RISULTATI La Bundesbank: «Gli aiuti continueranno ad arrivare se saranno mantenuti i patti» Nikissame! Affermazione netta Dimitri Deliolanes ATENE Q uesta vittoria ha un padre. Che ha 40 anni, è dal 2013 presidente di Syriza e si chiama Alexis Tsipras. E una vittoria tutta sua, della sua abilità, la sua costanza, il suo intuito politico. Non è un omaggio al culto della personalità, è la registrazione di una storia vera, con lieto fine. Fino alle elezioni del 2012 Syriza era semplicemente quello che diceva di essere: una coalizione di varie forze della sinistra radicale greca. Il suo maggiore successo era quello di esistere: di mantenere cioè unite forze di una sinistra famosa per la sua tendenza alla rissosità e alla frammentazione. Il discorso politico di Syriza era semplice, spesso elementare, con punte massimaliste. Se sei destinato all opposizione per l eternità te lo puoi permettere. Nel 2012 la scena politica è cambiata rapidamente. Già prima delle doppie elezioni di maggio e giugno era evidente la disgregazione dell area di centro sinistra: il partito socialista Pasok radiava deputati dissidenti, perdeva quadri sindacali e organizzazioni giovanili. Ne ha aprofittato Evangelos Venizelos per fare lo sgambetto a George Papandeou, nell illusione che il Pasok avrebbe continuato a essere quello che era stato per un quarantennio, un pilastro essenziale del sistema politico. È stato crudelmente smentito. Ma quest opera di contrasto sistematico dell opera di ricompattazione dell area di centrosinistra è l intuzione importante di Tsipras, all epoca semplice presidente del gruppo parlamentare. Forzando le sue competenze, il giovane leader ha aperto le porte alla collaborazione con i profughi del Pasok. Il messaggio lanciato era semplice: il vostro dissenso verso l austerità può trovare forza solo sotto il tetto della Sinistra Radicale. I risultati si sono visti alle doppie elezioni di quell anno: l apertura verso i socialisti ha fatto in modo che la Pavlos Nerantzis ATENE «N ikissame! Nikissame!», «Abbiamo vinto! Abbiamo vinto», festeggiavano ieri i greci radunati nei vari centri elettorali di Syriza ad Atene, a Salonicco, dal nord al sud del paese. Una svolta radicale, un vento progressista in Grecia, un messaggio per un altra Europa da riflettere al resto del vecchio continente. Alle 7 di ieri sera, subito dopo la chiusura delle urne, la buona notizia: Syriza appariva chiaramente come il partito vincente, secondo i primi exit-poll. La sinistra radicale ha ottenuto una vittoria di dimensioni storiche in Grecia, in Europa, raccogliendo tra il 35,5% e il 39,5% con seggi, senza avere la certezza di poter formare un governo monocolore. Sconfitta la Nea Dimokratia che raccoglieva, sempre secondo gli exit-pool, tra il 23% e il 27% con seggi. Nelle elezioni più importanti degli ultimi decenni, ha vinto la speranza nel cambiamento e con essa la dignità, l orgoglio per il giorno dopo di un popolo che ha subito tanti sacrifici negli ultimi anni. Hanno vinto la democrazia, la giustizia sociale, la solidarietà. Hanno perso la paura promossa dai conservatori, dai creditori internazionali, da chi vede nelle sinistre il diavolo rosso; hanno perso tutti coloro che nel nome di un risanamento economico del Paese hanno provocato questa crisi umanitaria senza precedenti, la recessione, la depressione collettiva, la violazione di leggi e di vite umane. grande massa degli elettori del Pasok accogliesse l invito. Syriza ottenne allora un importante 27%, poi confermato alle elezioni europee dell anno scorso. Un nucleo forte del 27% indifferente a qualsiasi minaccia, fedele alla Sinistra radicale qualsiasi cosa succedesse. Ottenuti - per merito di Tsipras - gli elettori, bisognava attrezzare Syriza a venire incontro alle loro esigenze e aspettative. La parola d ordine con cui aveva affrontato le elezioni del 2012 era «nessun sacrificio per l euro». Malgrado il forte orientamento europeista del partito, non si escludeva la possibilità di un uscita dall eurozona nel caso di uno scontro all ultimo sangue con Bruxelles. Un errore di cui ne hanno approfittato gli avversari, come hanno ampiamente approfittato della diversità di posizioni che venivano espresse nel dibattito preelettorale. condo luogo se Alexis Tsipras avrebbe preferito una maggioranza debole ( seggi sui 300) e la diminuzione della sua forza di trattativa nei confronti dei creditori internazionali, oppure una collaborazione con un altra forza politica che di fatto avrebbe limitato la sua forza politica nell applicazione del suo programma. «Faremo un altro invito al Kke» ha detto Dimitris Stratoulis, dirigente del Syriza, «ma se continuano a rispondere negativamente, tratteremo con altre forze politiche». Secondo fonti di Syriza, la sinistra radicale esclude ogni collaborazione con le forze pro-memorandum (Nea Dimokratia, Pasok, To Potami), lasciando aperta l eventualità di una cooperazione LA FESTA DI PIAZZA DOPO I RISULTATI DELLE ELEZIONI FOTO REUTERS SOTTO, TSIPRAS AL SEGGIO FOTO ALEANDRO BIAGIANTI con i Greci indi- Verso le 10 di sera i risultati non erano ancora definitivi. 36,5% per il Syriza sti democratici, fondato dall ex premier Yorgos Papandreou (2,5%, la Sinistra pendenti, il partito di destra nazionalistico, l unico ad essere chiaramente anti-memorandum. con 150 seggi, 27,7% per i conservatori democratica, gia componente A parte le eventuali alleanze della Nea Dimokratia con 76 seggi. Al terzo posto i nazisti di Alba dorata (Chrysi Avghi) con 6,3% e 17 seggi, il Fiume (To Potami) con 5,9% e 16 seggi, i comunisti del Kke con 5,6% e 15 seggi, il Pasok con 4,8% e 13 seggi e i Greci indipendenti (Anel) con 4,7% e 13 seggi. Non sono riusciti a superare la soglia del 3% e rimangono fuori dal parlamento il Movimento dei sociali- del Syriza e ex partner del governo di coalizione di Antonis Samaras (0,5%) e Antarsya, formazione della sinistra (0,6%). Oltre alla preoccupazione che ha provocato a tutti il mantenimento della forza elettorale dei nazisti, la domanda che si poneva fino a tarda serata era se Syriza sarebbe riuscita a formare un governo monocolore e in se- post-elettorali, a sentire i dirigenti di spicco del Syriza ai talk-show televisivi «i greci, e non solo quei che hanno votato per la sinistra radicale, hanno preso una grande boccata di ossigeno». Non certo tutti, ma almeno una parte sono consapevoli delle difficoltà, che il nuovo governo dovrà affrontare; ma a sentire questa gente che ieri gridava vittoria per le strade di Atene, «Tsipras durante i negoziati con la troika avra un ottimo alleato». Piena soddisfazione tra gli attivisti della «Brigata kalimera» radunata in piazza Klathmonos nel pieno centro di Atene. Smentita la telefonata di Matteo Renzi a Tsipras, mentre la prima reazione da Berlino è arrivata da Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, la Banca centrale tedesca, da sempre custode del rigore del bi- Analisi/SYRIZA È IL PIÙ GRANDE PARTITO GRECO E CON MILIONI DI VOTI, MA HA SOLO 30MILA ISCRITTI Perché il «padre» di questa vittoria è solo il quarantenne Alexis All indomani di quelle elezioni Tsipras è stato il primo a intuire la necessità di passare dalle aperture verso i socialisti a un percorso profondo di trasformazione del discorso politico di Syriza. Abbandonare le facilonerie del passato per arrivare a una proposta politica responsabile, misurata, degna di una sinistra pronta a governare e a dare soluzione alla grave crisi del paese. È questo il dibattito del congresso del 2013, che ha trasformato Syriza da aggregato di «componenti» (in pratica piccoli partiti con una propria struttura organizzativa) in partito unitario con varie correnti interne. Non tutti hanno seguito Tsipras. Le resistenze sono state forti e solo la sua capacità di mediazione ha evitato fratture traumatiche. L opposizione di sinistra, capitanata da Panayotis Lafazanis, si è concentrata sulla necessità di preparare in tempo un «piano B» nel caso di rottura con Bruxelles. Ma non è questo che ha preoccupato Tsipras negli ultimi due anni. Lo scontro interno era più profondo e riguardava l essenza stessa di Syriza. Ne ho parlato a lungo con lui l anno scorso, poco dopo le elezioni europee: c è un numero non indifferente di militanti che non vede di buon occhio l espansione di Syriza, l ingresso di nuovi linguaggi e di nuove mentalità. Estremizzando, avrebbero preferito rimanere al 4,5% del E per questo hanno chiuso ermeticamente le porte del partito a nuovi iscritti. Il risultato è paradossale: il partito più grande della Grecia, con qualche milione di elettori, si ritrova ad avere solo 30 mila militanti. E questo l avversario con cui si è battuto Tsipras. Aprire il partito, cambiare il suo linguaggio e le sue priorità, renderlo capace di comunicare e di rappresentare i bisogni e le esigenze della grande maggioranza dei greci, appartenenti all oceano dei ceti medi, ora duramente colpiti dalla crisi. L obiettivo, in breve, è di trasformare un partito «di classe», con forte connotazione ideologica, in un partito «nazionale» (in senso gramsciano) che ritrova nella politica e non nei proclami la sua collocazione di sinistra. In sostanza, inventare ex novo una sinistra di governo, in cui il primo sostantivo non entra in contraddizione con il secondo. Ecco la ricetta di Tsipras. Smentita la telefonata di Renzi al leader greco. Sconfitta storica per Papandreou lancio e avversario di Mario Draghi, il quale ha detto con toni minacciosi che «gli aiuti economici verso Atene continueranno soltanto se la Grecia rispetta i patti». La risposta di Syriza è stata immediata. «Parleremo e tratteremo a livello politico con la leadership europea, non con i suoi rappresentanti» ha detto ieri il vice-presidente dell europarlamento, Dimitris Papadimoulis, anticipando l atteggiamento del nuovo governo di Atene nei confronti della troika (Fmi, Ue, Bce). Il risultato ottenuto dalla Nea Dimokratia difficilmente sarà gestito dal premier uscente Antonis Samaras. Samaras ha usato un linguaggio nazionalistico adottato pure da Alba dorata, come per esempio lo slogan della campagna elettorale «patria, religione, famiglia» che ha fatto allontanare molti elettori di destra. Problemi e lamentelle si sono sentite ieri anche nel quartier generale dei socialisti del Pasok. Il vice-presidente del governo di coalizione e leader del Pasok, Evanghelos Venizelos probabilmente si allontanera, ma «non come sconfitto» secondo i suoi stretti collaborattori.

4 pagina 4 il manifesto LUNEDÌ 26 GENNAIO 2015 MITIKO Atene L attesa e poi l esplosione di gioia sotto il tendone: «C è chi ha ironizzato sul nostro viaggio, ma è un esperienza che ci cambierà per sempre» Esplode la gioia dell altra Europa Per le numerose delegazioni straniere giunte ad Atene l eccezionale risultato delle elezioni rappresenta una speranza per i propri Paesi. «E la prova che anche i piccoli possono fare la storia e cambiare il mondo» Jacopo Rosatelli ATENE L Unione europea è quella del tendone di piazza Klafthmonos, dove Syriza ha chiamato il manifesto DIR. RESPONSABILE Norma Rangeri CONDIRETTORE Tommaso Di Francesco DESK Matteo Bartocci, Marco Boccitto, Micaela Bongi, Massimo Giannetti, Giulia Sbarigia CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri il nuovo manifesto società coop editrice REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, Roma via A. Bargoni 8 FAX , TEL REDAZIONE AMMINISTRAZIONE SITO WEB: iscritto al n del registro stampa del tribunale di Roma autorizzazione a giornale murale registro tribunale di Roma n ilmanifesto fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge n.250 ABBONAMENTI POSTALI PER L ITALIA annuo 320e semestrale 180e versamento con bonifico bancario presso Banca Etica intestato a il nuovo manifesto società coop editrice via A. Bargoni 8, Roma IBAN: IT 30 P COPIE ARRETRATE 06/ STAMPA litosud Srl via Carlo Pesenti 130, Roma - litosud Srl via Aldo Moro 4, Pessano con Bornago (MI) CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PUBBLICITÀ poster pubblicità srl SEDE LEGALE, DIR. GEN. via A. Bargoni 8, Roma tel , fax TARIFFE DELLE INSERZIONI pubblicità commerciale: 368 e a modulo (mm44x20) pubblicità finanziaria/legale: 450e a modulo finestra di prima pagina: formato mm 65 x 88, colore e, b/n e posizione di rigore più 15% pagina intera: mm 320 x 455 doppia pagina: mm 660 x 455 DIFFUSIONE, CONTABILITÀ. RIVENDITE, ABBONAMENTI: reds, rete europea distribuzione e servizi, v.le Bastioni Michelangelo 5/a Roma - tel , fax chiuso in redazione ore certificato n del tiratura prevista a raccolta i suoi sostenitori. Pieno all inverosimile, caldo quasi insopportabile, pochi istanti prima delle 7 ore locale la tensione si taglia con il coltello: facce concentrate, cenni di incoraggiamento reciproco. Poi l annuncio degli exit polls, e ci si scioglie in un abbraccio collettivo. Greci, tedeschi, spagnoli, francesi, inglesi, italiani, e chissà da quante altre parti del Vecchio continente: un enorme, corale urlo di gioia cancella l ansia e la fatica. Ora si può festeggiare. Esiste un altra Europa, è quella che si è data appuntamento qui, nel centro di Atene. «Questo è uno di quei momenti in cui si dimostra che anche i piccoli possono fare la storia, possono cambiare il mondo» ci dice subito, tra lacrime di gioia, Raffaella Bolini, l infaticabile organizzatrice della Brigata Kalimera e di mille altre avventure politiche internazionali. «C è chi ha ironizzato sul nostro viaggio per criticarci, ma noi siamo venuti a immergerci nella realtà greca: non torneremo in Italia uguali a come eravamo alla partenza, perché questa esperienza ci ha davvero arricchiti», afferma una raggiante Rosa Rinaldi, tra le principali artefici del «miracolo» della fondamentale raccolta firme in Valle d Aosta per la lista delle europee. «Ora la speranza si materializza: vale per i greci, ma vale anche per noi, perché Syriza al governo ad Atene significa una rivoluzione democratica per l intera Europa. Persino il nostro pusillanime premier Matteo Renzi potrà ora avere più margini di manovra nei confronti dei partner continentali, e a noi a sinistra spetta il compito di costruire una vera alternativa di società: senza copiare modelli di altri Paesi, ma cogliendo la straordinaria occasione di questo momento», conclude Rinaldi. «Il messaggio di stasera (ieri, ndr) riflette Maso Notarianni, anima dell Altra Europa a Milano è che nella sinistra italiana dobbiamo finalmente abbandonare un atteggiamento minoritario ancora troppo diffuso: qui in Grecia ci dimostrano che si può fare. Bisogna essere convinti che un utopia può diventare realtà». La soddisfazione in piazza Klafthmonos è ovviamente di tutti, indipendentemente dalla nazionalità. Ciascuno ha però un compito diverso nel proprio Paese. In Spagna lo scenario politico più simile a quello greco: «La svolta nella politica europea è possibile. La sfida per noi è prendere ad esempio Syriza e mettere da parte personalismi o divisioni infondate, concentrandoci nella cosa più importante, che è unire le forze», ragiona Alberto Garzón, il nuovo (e giovane) leader di Izquierda unida. Il messaggio che invia dal tendone ateniese è diretto a Podemos, che finora nicchia sulla possibilità di costruire un cartello unitario alle elezioni di autunno. Parole simili da Enest Urtasun, brillante eurodeputato della sinistra ecologista catalana, «pontiere» fra i Verdi e il gruppo del Gue (Sinistra unitaria europea) nel parlamento di Strasburgo: «La scelta giusta è quella fatta a Barcellona per le prossime municipali: lista unitaria di tutti quelli che si battono contro l austerità». Di diverso avviso è l attivista di Podemos Ramón Arana: «non voglio alleanze con i partiti del vecchio sistema, ma parlo a titolo personale». Pensionato 64enne, Ramón è venuto ad Atene da Madrid «per assistere alla presa della Bastiglia del ventunesimo secolo». I tedeschi della Linke muniti di cartelli inequivocabili: «La nuova Europa comincia in Grecia» usano toni meno enfatici, ma la sostanza è la stessa: niente potrà essere più come prima. «La cancelliera Angela Merkel dice sempre che non ci sono alternative alle attuali politiche, ma la vittoria di Syriza mostra che è falso» ci dice Katharina Dahme della direzione nazionale del partito. «Il nostro compito sarà mostrare ai cittadini del nostro Paese che la politica del nuovo governo di Atene non sarà solo nell interesse dei greci, ma anche dei lavoratori in Germania, che hanno bisogno di salari più alti e di una politica sociale differente», conclude la dirigente del principale partito dell opposizione tedesca. I FESTEGGIAMENTI NEL QUARTIER GENERALE DI SYRIZA ALL USCITA DEGLI EXIT POLL FOTO ALEANDRO BIAGIANTI Milano/CON BELLA CIAO CHIUDE HUMAN FACTOR. CIVATI: «MI SENTO A CASA» Vendola: «Sinistre unite, al via il cordinamento» La vittoria greca già produce il miracolo in Italia MILANO Q uando Nichi Vendola finisce di parlare la regia fa esplodere un "Bella ciao" scatenato, liberatorio, come quello che ha cantato tutta piazza Omonia all ultimo comizio di Alexis Tsipras ad Atene. Sono le quattro del pomeriggio di domenica, ma già si inizia a festeggiare la vittoria greca. Potenza di Tsipras, nel pomeriggio non ha ancora vinto ma già fa il miracolo a Milano: rimettere le sinistre tutte insieme. «Non sciolgo Sel e non dico a questa comunità di fare un passo indietro, le dico di fare molti passi avanti», urla Vendola. Alla conclusione di Human Factor, appuntamento di Sel aperto alle mille sfumature della sinistra, il leader lancia la proposta di un «coordinamento delle forze di sinistra», non una cabina di regia di capifazione ma «un coordinamento fatto da rappresentanti di associazioni, collettivi e forze politiche che vogliono far parte del processo». Vendola giura che, da maggiore forza della sinistra-sinistra italiana, non metterà il cappello sulla nuova nata. E che le risse sono alle spalle. Tutti faranno la loro «cessione di sovranità perché assieme tutti si possa avanzare». Chi aderirà alle «camere dei diritti», anche così le chiama, potrà prendere «la doppia tessera, la doppia militanza»: ma questo è dettaglio che appassiona solo i militanti dei partiti, la nuova casa accoglierà anche tutti i senzatetto della sinistra e non sarà «la somma algebrica della sinistra del passato». Parte così, poche ore prima della vittoria di Tsipras - per Vendola il segnale che «l Europa non è morta» - la nuova via della sinistra italiana, speriamo con maggiore fortuna delle precedenti. Stavolta però alcuni fondamentali migliori, parziali e tuttavia significativi, ci sono. Dettagli millimetrici per i più, che però hanno un peso in un mondo fin qui condannato alle divisioni. Ad esempio: è la prima volta dalla scissione del 2009 che Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, parla da un palco di Sel. Dopo essersele date di santa ragione per anni, politicamente parlando, stavolta i due leader si danno ragione. Ferrero oggi parla della necessità di una «sinistra di governo», formula fondativa del partito di Vendola. Ferrero non ha cambiato idea, ma è l era ad essere cambiata: oggi Vendola non considera più il Pd di Renzi un alleato, dunque quando parla di sinistra di governo parla di sinistra-sinistra. Ferrero applaude alla proposta di coordinamento, che aveva avanzato all ultimo congresso Prc, un anno fa. Oggi dalle parole si può passare ai fatti, le stelle rosse sembrano allineate. Non si allineano invece gli astri della minoranza Pd. Gianni Cuperlo pronuncia un no garbato alla domanda che aleggia nella sala della Permanente: «Quello che state facendo è prezioso, ma sarebbe un limite se una condizione di questo disegno fosse la rottura di un partito che raccoglie militanti magari delusi ma convinti che in questo partito vi sia un pezzo della loro storia». Stessa musica da Stefano Fassina, accolto da grandi applausi. Risponde al sociologo Marco Revelli che aveva parlato di «mutazione genetica del Pd, ormai è un Ogm»: «Se siamo ancora convinti che è possibile cambiare rotta è perché nel Pd, tra gli amministratori, nei circoli, ci sono tante energia in sintonia con le nostre domande», dice. Traduzione: restano nel Pd. «Camminiamo insieme», concludono entrambi. Tutto diverso il caso di Sergio Cofferati, che ha lasciato il Pd e invia una lettera all assemblea. E quello di Pippo Civati, che è ancora dentro il suo partito ma esordisce con un eloquente «qui mi sento a casa». E si capisce, dopo polemiche di questi giorni contro di lui provenienti proprio da casa dem. «Non c è il disegno di dividere il Pd, però non posso garantire che questo non avvenga», ammette. Vorrebbe «ricostruire il centrosinistra che si è rotto» ma «se questo succede sono contento, se non succede ce ne faremo una ragione». «Parlare è facile, costruire è difficile, basta personalismi», avverte il sindaco Giuliano Pisapia, padrone di casa. Dal palco si fanno avanti nuovi protagonisti, la scommessa è che presto sulla nuova strada procederà una nuova prima fila: Massimo Zedda sindaco di Cagliari, accolto come una star («Vorrei aiutare gli amici del Pd a correggere lo strabismo. Aiutiamo il Pd da fuori con l aiuto di altri che lavoreranno dall'interno»); Mapi Pizzolante di Tilt Camp («Il futuro è di chi se lo va a prendere»); Paola Natalicchio, straordinaria sindaca di Molfetta («Apriamoci e chiudiamo i nostri fan club»); Simone Oggionni («Questo è il tempo della responsabilità, ma senza coraggio si trasformerebbe in corresponsabilità»). d.p.

5 LUNEDÌ 26 GENNAIO 2015 il manifesto pagina 5 MITIKO Bruxelles Ora Tsipras dovrà negoziare con la troika. La Grecia ha un bisogno vitale dei fondi comunitari, 21 miliardi previsti per il periodo IL TWEET DI PODEMOS Con la vittoria di Syriza «oggi la Grecia ha detto sì si può... Possiamo costruire un paese più giusto»: questo il commento su Twitter del partito spagnolo Podemos, che aggiunge: «Dopo anni durante i quali Nd e Pasok hanno sequestrato la politica, la Grecia può rappresentare il paese del cambiamento». ILLUSIONE EUROSCETTICA «Uno schiaffo alla casta neogollista e socialista europeista, e una bella speranza perché i veri dibattiti potranno moltiplicarsi: sull austerità, sull euro, l Ue!». La vittoria di Syriza eccita il numero due del Front National di Marine Le Pen, Philippot. E con lui gli euroscettici d Europa. Il leader dell Ukip, Nigel Farage: «È un grido di aiuto di chi è stato impoverito dall'euro. Inizia il poker con la Merkel, la Bce è senza potere». E il leghista Salvini: «Un bello schiaffone all'unione Sovietica Europea dell'euro, della disoccupazione e delle banche. Adesso tocca a noi! Purtroppo, per colpa di Monti, Letta e Renzi, se Tsipras non pagherà una parte del debito, a rimetterci saranno gli italiani» REAZIONI Oggi vertice Draghi, Juncker, Tusk e Dijsselbloem prima dell Eurogruppo Imbarazzo Ue, panico tedesco Anna Maria Merlo PARIGI L a politica fa irruzione sulla scena europea, e l Europa non sa cosa mettersi. Dopo essere intervenuti al di là di ogni decenza per esorcizzare la vittoria di Syriza, gli europei sono in imbarazzo e non sanno come presentarsi di fronte ai cittadini, che hanno scelto controcorrente rispetto alla minaccia della paura: per oggi è convocata una riunione dei ministri delle finanze dell Eurogruppo. Prima della riunione, discuteranno dell esito del voto greco, in una colazione di lavoro, i presidenti della Bce Mario Draghi, della Commissione Ue Jean Claude Juncker, del Consiglio Danald Tusk e dell Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Juncker avrebbe preferito avere «persone conosciute» al potere ad Atene. In Germania, le prime reazioni sono di puro panico. La Bild, giornale popolare, parla di La tedesca Bild: «Syriza terrore dell euro». Lo Spiegel: «In ballo i nostri soldi» Sinistra Pd/ IL DEPUTATO DISSIDENTE: ORA RENZI OFFRA ALLEANZA Fassina: «In Grecia vince la democrazia Il loro piano è il contrario del jobs act» MARIO DRAGHI «Siryza, terrore dell euro». Ma anche il serio Spiegel ha la mano pesante: «Sono in ballo i nostri soldi», scrive il settimanale, che si chiede «quanti miliardi di euro costerà ai contribuenti» la politica di rifiuto dell austerità di Alexis Tsipras? La Germania aveva giocato d anticipo, pensando di spaventare gli elettori greci. Il ministro delle finanze, Wolfgang Schäuble, dopo l annuncio del quantitative easing di Draghi, giovedì, ha affermato che se la Grecia rifiuta di rispettare gli impegni, non avrà diritto ad accedere alle nuove larghezze della Bce. E ieri, a urne chiuse, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha detto che «è nell interesse del governo greco fare le riforme necessarie per risolvere i suoi problemi strutturali. La Grecia deve aderire alle condizioni del salvataggio». In Francia, la prima reazione è quella di Jean-Luc Mélénchon del Front de gauche, che parla di una «vittoria storica»: «subito Syriza in Francia!». Per la Verde Cécile Duflot, la vittoria «apre una breccia nel liberismo». Il Ps francese nasconde l imbarazzo per il crollo dell alleato tradizionale, il Pasok, e parla di «buona notizia» (anche se l esempio greco metterà in controluce la mancanza di coraggio di Hollande, che nel 2012 aveva promesso di rinegoziare l austerità a Bruxelles ma poi non ha fatto nulla). Matteo Renzi ha sfoderato il tradizionale opportunismo italiano, reagendo anche prima dei risultati: se Syriza vince «l Europa e soprattutto Merkel si metteranno nell ordine di idee di concedere qualcosa alla Grecia, né l Europa né la Germania possono permettersi che la Grecia esca dall euro, così come la Grecia non può permettersi di uscire dalla moneta unica. Dobbiamo scendere a compromessi e quei compromessi rafforzano la nostra linea». Nei fatti, qualcosa si muove già da qualche tempo. Tsipras dovrà negoziare con la trojka. Ue e Fmi ricordano che dal 2010, anno nero, la Grecia ha ottenuto 240 miliardi di aiuti, a cui vanno aggiunti 100 miliardi di annullamento del debito nel 2012 e 40 miliardi a titolo dei vari programmi Ue. E in corso il secondo piano di «salvataggio» e l ultima tranche promessa è per fine febbraio (7 miliardi del Fmi, 3,6 della Ue). La Grecia ha bisogno di questi soldi, anche se la cifra di 240 miliardi sbandierata dalla trojka va ridimensionata, perché è servita per rimborsare le banche non greche che avevano prestato ad Atene a tassi di usura. Ma la Grecia ha un bisogno vitale dei fondi comunitari, 21 miliardi per il periodo (la Commissione sottolinea che dal 1981, anno di entrata della Grecia nella Comunità europea, Atene ha ricevuto 68 miliardi di fondi strutturali). C è un margine di manovra. Il 70% dei 321,7 miliardi di debito greco sono nelle mani di creditori pubblici, Fmi (32 miliardi), gli altri stati della Ue (53 miliardi) e il Fondo europeo di stabilità (Fesf, 141,8 miliardi). La strada sarà probabilmente non la cancellazione di parte del debito, che potrebbe provocare il «contagio» tra altri grandi indebitati, ma un programma di rimborso allungato e alleggerito nei tassi di interesse, in cambio di una seria riforma dello stato (e del sistema fiscale). Tsipras chiede difatti un vertice sul debito nell Unione europea. La Grecia, per di più, si presenta con le carte in regola: dal 2013, il bilancio greco è in avanzo primario (fatta esclusione del servizio del debito). Alla vigilia delle elezioni, tutti - Merkel compresa - hanno escluso l eventualità di un Grexit, cioè dell uscita della Grecia dall euro. Tutti perderebbero. E questa defezione - non contemplata dai Trattati - potrebbe aprire una voragine nella quale cadrebbero altri, persino la Spagna, l Italia ecc. L art.50 del Trattato di Lisbona non prevede l uscita dall euro, ma l uscita dalla Ue (sulla carta, Atene potrebbe poi chiedere di rientrare, senza euro). Daniela Preziosi S tefano Fassina, con la vittoria di AlexisTsipras in Grecia cosa cambia in Europa da stamattina? Innanzitutto la vittoria greca rianima la democrazia. È una vittoria del valore democratico del voto. Per la prima volta dopo tanto tempo nell eurozona la politica torna ad essere scelta. Da tempo non c era una forza competitiva per il governo che vinceva con un programma alternativo all agenda mercantilista dell eurozona. I cittadini greci, nonostante le minacce di scenari catastrofici, hanno scelto la strada alternativa a quella del memorandum della Troika. Non è poca cosa, e non era scontato date le pesantissime ingerenze esterne, in una condizione di debolezza della Grecia. E poi con questa vittoria nel dibattito pubblico trova finalmente legittimità un paradigma diverso, fino ad oggi confinato al dibattito dell accademia o agli appelli degli economisti. Invece ora sarà sul tavolo dei consigli dei capi di stato e di governo a Bruxelles. Intende dire che il suo Pd, che ha quasi vinto nel 2013, non era alternativo alle politiche dettate dalla Troika? Il Pd nel 2013 non ha vinto. E comunque certo non aveva un impianto alternativo. Anzi credo che non abbiamo vinto proprio perché siamo apparsi subalterni all agenda Monti. Ora qual è lo scenario che lei ritiene più probabile? Ci sarà la disponibilità alla ristrutturazione del debito, anche perché il debito è oggettivamente insostenibile. In quale misura, sarà oggetto di discussione, ma al di là delle posizioni di ciascun governo, ci si arriverà e la misura sarà significativa. Sarà invece molto più complicato su un versante a cui fin qui si è prestata poca attenzione: il programma di Syriza per quanto riguarda il lavoro e il welfare è un inversione di cent ottanta gradi rispetto all agenda della Troika. Il programma di Salonicco (presentato da Alexis Tsipras, ndr) smonta le misure di liberalizzazione dei licenziamenti individuali e collettivi, e rafforza la contrattazione nazionale. Questo porterà a uno scontro con gli altri governi europei? Credo di sì, perché mentre fin qui la ristrutturazione del debito è già stata fatta, ma a fronte di politiche di svalutazione del lavoro. In questo caso invece la novità è che nel programma di Syriza la ristrutturazione del debito è nel quadro di una rivalutazione del lavoro e di una ricostruzione del welfare. Ci sarà una fase di conflittualità. Ma spero che i governi europei di orientamento progressista e tutta la famiglia dei socialisti europei sostenga Syriza e la sua richiesta di radicale correzione dell agenda economica. Tsipras sostiene di pensarla come Renzi sull'uscita dalle politiche di rigore. E verso il premier italiano ha già lanciato segnali di collaborazione. Per Syriza è assolutamente necessario cercare le alleanze più larghe possibili in Europa. Per quanto riguarda il debito l Italia ha una situazione non lontana da quella greca quindi si capisce bene la richiesta di collaborazione da parte di Tsipras. E il governo italiano, che fa parte del Pse ed è il governo di un paese importante, può anzi deve essere un alleato per la Grecia. Tsipras usa verso Renzi toni meno ruvidi di quelli che usa lei? Il punto sono sempre gli obiettivi. Capisco che Tsipras cerchi terreni di convergenza. Certamente il cosiddetto jobs act del governo Renzi è l esatto opposto del programma di Syriza sul lavoro. La vittoria della sinistra radicale in Grecia cambia qualcosa per l Italia e per il Partito democratico? Credo di sì. Certamente si apriranno più spazi per le posizioni di chi in questi anni ha proposto una rotta alternativa al mercantilismo liberista. La sinistra radicale ora prenderà una boccata d aria. Crede che potrebbe nascere una qualche Syriza italiana? Dall assemblea di Sel a Milano, alla quale ho partecipato (ieri mattina, ndr) è emersa l esigenza di un lavoro comune fra persone che militano in partiti diversi, fra rappresentanti degli interessi economici e sociali, del volontariato e della cultura. Da Atene arriva un messaggio che spinge verso un lavoro comune. Dobbiamo raccoglierlo. Ma dobbiamo dare priorità ai contenuti, non ai contenitori. SUGGESTIONI Una comune passione per il Sudamerica Quei due leader così «bolivariani» Nuova sinistra e America latina Geraldina Colotti A lexis Tsipras e Pablo Iglesias, il leader greco di Syriza e quello di Podemos, in Spagna. Insieme per il comizio conclusivo ad Atene. Insieme per un progetto di Europa che, secondo molti analisti, si ispira al «nuovo rinascimento» latinoamericano e al «Socialismo del XXI secolo». «Tsipras è l Hugo Chavez dei Balcani», ha titolato il Wall Street Journal, mentre la stampa spagnola continua a incalzare i dirigenti di Podemos per euro di consulenze, percepite in Venezuela e nei paesi dell Alba da Juan Carlos Monedero. All ossessione chavista di alcuni media spagnoli, Iglesias ha risposto che «il Venezuela non è un modello per la Spagna» e che in certi paesi dell America latina «c è troppa insicurezza», mentre Monedero ha assicurato che documenterà la provenienza dei soldi incassati per le proprie docenze. Tsipras non ha invece mai nascosto l intenzione di voler introdurre in Grecia alcune delle politiche «bolivariane»: «È arrivato il momento di fare tutti insieme un grande passo verso il socialismo del XXI secolo, la storia ci chiama», ha detto alla fine del 2012 durante la conferenza nazionale del suo partito, e in seguito ha dichiarato: «Chavez ha attirato l attenzione del mondo per il suo governo creativo, operaio, democratico e indipendente e il suo esempio sarà seguito presto o tardi da altri popoli». Già nel 2007, il leader ellenico andò come osservatore internazionale al referendum costituzionale in Venezuela, unico appuntamento perso di misura da Chavez. A marzo del 2013, era al funerale del presidente venezuelano, scomparso a 58 anni. All Accademia militare dov era esposta la salma ha abbracciato i famigliari e ha avuto contatti con i diversi leader e capi di stato dell America latina presenti. Allora sei tu il greco che tutti si aspettano diventi primo ministro, gli avrebbe detto il presidente cubano Raul Castro. E c è chi ha fatto notare anche una coincidenza di date: sia Chavez che Tsipras sono nati il 28 luglio, seppure con trent anni di differenza. Il leader ellenico è stato anche in Argentina e in Brasile, ricevuto dalla presidente Dilma Rousseff. Certo, la Grecia non ha il petrolio e l Europa delle società «complesse» non è il Sudamerica, né il progetto di Bolivar e della «patria grande» può calzare ad Atene o a Madrid. Ma è indubbio che i 16 anni di esperimento venezuelano e il vento che soffia in gran parte dell America latina hanno lanciato oltreoceano brani di speranze. Il Venezuela della IV Repubblica e delle democrazie consociative ha mandato in soffitta un sistema asfittico nel Quando Chavez si è candidato, nessuno avrebbe scommesso una virgola sul suo composito movimento «bolivariano», privo di finanziamenti. Un blocco sociale costituito soprattutto dagli ultimi, dai senza diritti. Ha vinto con oltre il 60%. Ha affermato Tsipras: «Chavez non ha vinto chiedendo alla gente di votare per il socialismo, ma chiedendo il voto per un cambiamento reale della loro vita». Un cambiamento che ha spostato l asse attraverso profonde riforme strutturali. Un giro di boa basato su un diverso schema di alleanze sud-sud, per una nuova sovranità e senza asimmetrie: fino alla creazione del Sucre, una moneta alternativa al dollaro, che funziona all interno dell alleanza regionale. Da qui l accento di Syriza (e di Podemos) sulla questione del debito e la ripresa di sovranità nei confronti della Troika. La situazione del Venezuela oggi, il sabotaggio interno e internazionale mostra i termini del conflitto: i poteri forti e i fascismi che li servono non si lasceranno scippare la torta. E il giorno che segue alla vittoria è l inizio di una nuova partita.

6 Una missione pos pagina 6 il manifesto LUNEDÌ 26 GENNAIO 2015 MITIKO Una sinistra cosmopolita, una nuova generazione che cita molto Gramsci ma che intende lasciarsi alle spalle le pesanti zavorre novecentesche, rinnovare modelli partitici, leadership e cultura politica UNA SEQUENZA DI COPERTINE DA NOI DEDICATE ALLA GRECIA NEGLI ULTIMI ANNI, DALL INIZIO DELLA CRISI ECONOMICA ALLA VIGILIA DEL VOTO DI IERI. AL CENTRO ALEXIS TSIPRAS INCONTRA LA REDAZIONE DEL MANIFESTO IL 7 FEBBRAIO 2014 DALLA PRIMA Norma Rangeri Questo paese distrutto dalla guerra economica e governato dalla Troika oggi trova la forza di riacciuffare la speranza. Dando fiducia a una forza di sinistra nuova, impegnata in tutto il territorio nazionale a fianco dei più deboli, con un programma politico che fa della rinegoziazione del debito e la cancellazione dei Memorandun la leva a cui agganciare un'agenda di provvedimenti molto precisi: tetto minimo di 700 euro agli stipendi, tredicesima per le pensioni minime, cancellazione di tasse sulla casa e blocco delle aste giudiziarie, banche controllate dallo stato, patrimoniale sulle grandi ricchezze cresciute all ombra della crisi. Una proposta di governo ormai conosciuta come il "programma di Salonicco" che Tsipras ha promesso di perseguire a prescindere da come andrà la trattativa con le istituzioni europee. Di fronte allo sfascio di un paese che nella sua storia recente ha conosciuto pagine drammatiche fino al colpo di stato dei colonnelli negli anni 70, il fatto che Syriza abbia sbarrato la strada alla destra eversiva è un risultato che sarebbe imperdonabile sottovalutare anche solo semplicemente sotto il profilo della difesa democratica. Una destra sempre presente (con i neonazisti di Alba Dorata che contendono il terzo posto al raggruppamento di centrosinistra To Potami), perché se Tsipras dovesse fallire, in Grecia arriverà l'estrema destra. Lo sanno bene le cancellerie internazionali che si spingono a pur caute aperture verso una trattativa, come dimostra la linea aperturista del Financial Times. Perché quello che sta vivendo oggi l'europa, dalla Francia all'ucraina, con la natura violenta, isolazionista, xenofoba, nazionalista delle destre che si stanno riorganizzando, potrà essere fermato solo da un rapido, benefico contagio del vento greco, da una cosmopolita sinistra europea di nuova generazione (fissata nell'immagine, a piazza Omonia, dell'abbraccio tra Tsipras e Iglesias, leader di Podemos). Una sinistra che cita molto Gramsci, che ha solide radici a sinistra ma che intende lasciarsi alle spalle le zavorre novecentesche, capace di rinnovare radicalmente modelli

7 LUNEDÌ 26 GENNAIO 2015 il manifesto pagina 7 MITIKO sibile partitici, leadership e culture politiche. La vittoria di Syriza è solo l'inizio di un percorso pieno di trappole, ostacoli, contraddizioni. Prendersi la responsabilità di governare un paese distrutto sembra quasi una missione impossibile. Nel libro di Teodoro Andreadis Synghellakis, "Alexis Tsipras,la mia sinistra", il leader di Syriza spiega molto bene che si tratta «di una scommessa enorme, simile a quella del Brasile di Lula» e avverte che «non possiamo permetterci il lusso di ignorare che gran parte della società greca, e anche una percentuale dei nostri sostenitori, abbia assorbito idee conservatrici». Dunque consapevolezza della prova che l attende e determinazione nel perseguire l obiettivo «che oggi non è il socialismo ma la fine dell austerità». Ma questi sono i momenti della festa, della svolta, della vittoria contromano, della bellissima rivincita che la Grecia si prende dopo sei anni vissuti come una piccola cavia nel grande laboratorio tedesco. Un paese da punire in modo esemplare per educare tutti gli altri: se non volete finire come la Grecia ingoiate l'amara medicina dei tagli a salari e pensioni (anche noi abbiamo assaggiato questa frusta e ingoiato questa pillola). Il debito vissuto come colpa (avete voluto vivere al di sopra delle vostre possibilità) con tutto l'armamentario dei luoghi comuni che ancora oggi sentiamo ripetere in tv e leggiamo sui giornali. Ora dobbiamo attenderci un ampio fuoco di sbarramento contro la svolta sociale di Syriza che appunto ribalta la prospettiva e rimette la realtà con i piedi per terra. Quando nel febbraio dello scorso anno Tsipras venne in Italia in vista delle elezioni europee, come prima tappa fece visita alla redazione del manifesto (Renzi non trovò il tempo di riceverlo). Ci parlò a lungo del cammino verso una sinistra unita e di quello che poi sarebbe diventato il programma di governo. Ci regalò una piccola barca di porcellana della collezione del museo Benaki, quasi un auspicio, un pronostico. Due coloratissime vele gonfie. Un anno fa il vento in poppa era un auspicio e forse un pronostico. Ora è una realtà sulla quale la sinistra italiana dovrebbe riflettere molto. E anche in fretta.

8 pagina 8 il manifesto LUNEDÌ 26 GENNAIO 2015 INTERNAZIONALE Simone Pieranni U n importante manager cinese, recentemente, ha sottolineato la rilevanza del proprio scalo portuale in Grecia perché, grazie all'assenza di scioperi, si lavora tutti i giorni. Il precedente governo greco, infatti, ha stretto molti accordi con i cinesi, garantendo il controllo dei sindacati e quindi dei lavoratori, in cambio di investimenti che hanno rinsaldato le scarne casse greche e che già fruttano profitti a Pechino. La domanda è: il governo che uscirà dalle elezioni, come gestirà una relazione che per Pechino è fondamentale per i propri interessi in Europa? La strategia «europea» Partiamo dagli interessi cinesi. La Cina ha messo un punto finale, nella vicenda relativa alla creazione di un varco di ingresso in Europa. La necessità era un comodo arrivo nel cuore dell'europa di alcuni prodotti, che hanno ancora buoni numeri a livello di esportazione. Abbigliamento, macchinari di produzione, elettrodomestici e veicoli. Per arrivare nel Pireo, dove alloggia il più grande porto container al mondo, con il quale la Cina fece un primo accordo già nel 2009, concluso lo scorso giugno, è necessario organizzarsi. Il 18 dicembre 2014 a Belgrado, Cina, Ungheria, Serbia e Macedonia hanno accettato di costruire un collegamento ferroviario espresso terra-mare che collega Budapest, Belgrado, Skopje, Atene e il porto del Pireo in Grecia. In questo modo la Cina ha risolto parecchi problemi: un più comodo accesso al mare per le esportazioni cinesi verso l'europa e per le merci europee verso la Cina. Inoltre ha scritto il China Daily - «trasformerà il Pireo in un nuovo hub per il commercio con il continente, oltre ad aiutare paesi senza sbocco sul mare come Ungheria e Serbia ad ottenere accesso al porto di transito più importante che collega i Balcani, il Mediterraneo e l Africa». Zhao Junjie, un ricercatore di studi europei presso l'accademia Cinese delle Scienze Sociali, ha detto che il progetto aumenterà in modo significativo lo sviluppo economico dei paesi lungo il corridoio, con il percorso che passa attraverso un territorio con 32 milioni di abitanti e chilometri quadrati di terreno. «Diventerà un alternativa alla rotta nord esistente, che collega la Cina con l'europa in treno, che attraversa la regione autonoma del Xinjiang, Russia, Polonia e la Spagna» ha raccontato al China Daily. E il premier Li Keqiang che in quei giorni era in Serbia, ha specificato che si tratterebbe soltanto del primo di altre «linee» costruite nella regione. Vada come vada, la Cina nella Grecia ha un punto fondamentale dei suoi interessi in Europa. Ed è stato l'unico paese al mondo a investire in Grecia, quando tutti scappavano. MURALES NELLA CITTÀ CINESE DI CHANGSHA XINHUA GLOBALIZZAZIONE Nel giugno 2014 l accordo: 3,3 miliardi di euro per 33 anni di controllo del molo Il mar cinese d Europa è nel porto del Pireo I NUMERI CONTENUTI NELL INFOGRAFICA INDICANO GLI INVESTIMENTI CINESI ESPRESSI IN MILIARDI DI DOLLARI Atene e Pechino hanno firmato importanti contratti, che il nuovo governo greco dovrà gestire. Per i cinesi la Grecia è fondamentale per le rotte commerciali e le proprie importazioni Camminare sul fiume La crescita cinese, ora in fase di rallentamento, ha creato la necessità per il partito comunista di re-inventare parecchie cose nella propria organizzazione statuale e sociale. In primo luogo, da partito rivoluzionario è dovuto diventare un partito di potere. Ha dovuto piegare la propria storia, motivando lo spirito socialista, con la necessità di sviluppare un modello ibrido, capace di arricchire fasce della popolazione, mantenere l'ordine sociale e soprattutto la sua centralità. «Prima di tutto lo sviluppo», si diceva fino a qualche anno fa. Ora le cose sono cambiate. Ma queste modifiche continue, costituiscono tentativi con i quali il partito tenta di inventarsi una strategia. «Camminare sul fiume toccando le pietre», un detto attribuito a Deng Xiaoping, è il motto. E quindi la Cina procede: c'è bisogno di risorse, di know how e di sbocchi commerciali. Le prime si vanno a cercare in America Latina e Africa. La moneta di scambio è doppia. Nei paesi latinoamericani la Cina funziona come il Fondo Monetario internazionale. Chiede risorse e concede prestiti. In Africa, costruisce infrastrutture, scuole, strade, ospedali. Per il know how il problema è più grande, perché quello risiede, agli occhi dei cinesi, in Europa e negli Stati uniti. E l'europa è potenzialmente un competitor, molto attenta alle questioni legati al copyright, un ostacolo non da poco. Da un lato quindi, ci si avvicina con ferrovie, nuove via della Seta, nuovi sbocchi al mare. In secondo luogo si aspetta, si attende il momento buono. E poco dopo la crisi che ha messo in ginocchio il Vecchio Continente, ecco la Cina. Container e varco sul mare Come ha scritto Vittorio da Rold su Il Sole 24 ore il 26 marzo 2014, «Mentre gli investitori occidentali si aspettavano il default greco e fuggivano a gambe levate dall'acropoli, i cinesi scommettevano su Atene offrendo investimenti e di comprare bond. Era il 3 ottobre 2010 quando tra l'allora premier greco Giorgos Papandreou e quello cinese Wen Jiabao, in visita ad Atene per due giorni, si strinse un'alleanza strategica tra i due Paesi che avrebbe trasformato la Grecia nella porta occidentale della Cina». Stessa sensazione viene sottolineata, in tempi più recenti, dal Financial Times, che ha ricordato l'arrivo dei commercianti cinesi nel 2004, a vendere abbigliamento e prodotti made in China, salvo poi passare il timone agli investitori. In particolare la Cina ha stretto un accordo sull'uso del porto del Pireo, «come centro logistico per lo smistamento e il transito dei prodotti della Zte che è entrato in attività dal 20 marzo scorso. In base all'intesa, i prodotti della Zte saranno inviati tramite il porto del Pireo in 12 Paesi dell'europa Sud-orientale: Austria, Italia, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Slovacchia, Slovenia, Bulgaria, Spagna e Portogallo». E mentre il Daily Telegraph registrava la delusione greca di «aver venduto l'anima ai cinesi», nel giugno scorso Grecia e Cina concludevano, nella pratica, l'affare: la Cosco, una società controllata dal governo di Pechino, annunciava la spesa di 3,3 miliardi di euro per l'acquisizione del controllo del molo greco per i prossimi 33 anni. Investimento per strutture (un nuovo approdo, per aumentare le possibilità di carico): 564 milioni di euro. «Il porto commerciale situato vicino al terminal dei traghetti, la porta d'ingresso alle isole greche- al momento è in grado di caricare e scaricare 1,8 milioni di container all'anno. Il che significa che ogni giorno 5 mila moduli per il trasporto commerciale passano da queste parti», ha scritto il Daily Telegraph. E si tratta di un investimento che già porta profitti a Pechino: la Cosco infatti «ha messo a segno la sua miglior performance con un incremento del 16% dei profitti 2013 pari a 23,1 milioni di dollari». E come ha sottolineato Il Sole 24 ore, riportando le parole di Xingru Wang, vice presidente e amministratore delegato di Cosco Pacific, il terminal cinese non ha mai perso un giorno di lavoro «per gli scioperi». I cinesi ci mettono i soldi, i greci - fino ad ora - hanno tenuto a bada i sindacati e i lavoratori. Con il cambiamento politico deciso e scaturito dalle urne sarà ancora così? I cinesi sono in attesa. E dopo le merci... Il 60 per cento delle importazioni di materie prime strategiche per la Cina, viaggia su navi greche. Naturale dunque un rapporto privilegiato tra i due paesi in Europa, ma gli affari non riguardano soltanto la navigazione e il commercio. C'è di mezzo anche il turismo, naturalmente. Fosun il più grande conglomerato cinese di aziende private che ha acquisito parecchi asset in giro per il mondo, avrebbe concluso un accordo di 5 miliardi di euro per un progetto in grado di sviluppare attività commerciali, concentrate nel restyling del vecchio aeroporto di Atene. Gli arrivi dei turisti cinesi, una frazione di quelli diretti altrove in Europa, sono in aumento in Grecia: visitatori cinesi hanno viaggiato ad Atene, Santorini e Creta nel E nel 2014 sono diventati oltre 40mila, nonostante un problema logistico non da poco, che pare ormai in procinto di essere superato: non esiste un volo diretto ad Atene da Pechino o da Shanghai. «I visitatori devono prima passare da Istanbul o Francoforte, che taglia il soggiorno se si ha solo una settimana di ferie come hanno la maggior parte dei cinesi che viaggia in Europa», ha detto al Financial Times un'operatrice turistica cinese. «Ma il mercato sta per esplodere, ha assicurato, non appena il collegamento aereo sarà impostato».

9 LUNEDÌ 26 GENNAIO 2015 il manifesto pagina 9 Immaginari VISIONI Una generazione di registi, da Lanthimos a Tsingari, è esplosa in Grecia negli anni della crisi, i loro film mettono a nudo con irriverenza i conflitti sociali Il contemporaneo contro lo schermo Personaggi di giovani, ritratti femminili, la famiglia: le figure del mito calate nel raccolto di una rivolta per inventare il mondo Tra devastazione e sentimenti no future, la produzione greca sfida i tagli della politica Cristina Piccino S e come diceva Derek Jarman l immaginario produce le sue scintille più esplosive in situazioni di conflitto - nel caso del grande regista inglese il riferimento era l Inghilterra dell era Thatcher - allora la crisi greca è all origine (e ancora prima della massacrante austerità imposta da Bruxelles) di un cinema che con provocatoria irriverenza sa mettere a nudo la crudeltà del sistema attuale e insieme ad essa le sue radici. Nell ultimo decennio infatti è emersa una generazione di registi che ha spiazzato l immagine del cinema greco in patria e agli occhi del mondo, dove coincideva con Angelopoulos o Costa Gavras - anche loro peraltro legati alla situazione politica (allora era la dittatura). Che sfida la mancanza di soldi, i tagli e quant altro con una produzione indipendente in continua crescita, e che cerca di reinventarsi nel confronto con la realtà. Non a caso i personaggi di quasi tutte le storie sono giovani, ragazzi nell equilibrio no future di una vita precaria nei sentimenti e nelle prospettive, massacrati dal passato (la famiglia in particolare, altro riferimento ricorrente), e dalla sua violenza come da quella delle istituzioni, polizia in testa. Nel 2005 arriva sugli schermi Kinetta, ed è una deflagrazione. Lo firma un giovane fino allora sconosciuto, Yorgos Lanthimos, classe 1973, che in una manciata di anni diviene uno dei cineasti internazionalmente più acclamati (solo in Italia non distribuiscono i suoi film, nonostante Alps sia stato in concorso alla Mostra di Venezia, ma la nostra politica culturale è purtroppo ormai inclassificabile). Quel film, ambientato in un hotel al mare fuori stagione rompe i codici narrativi abituali, e lascia affiorare una nevrosi diffusa nell ossessiva perfomance dei suoi giovani protagonisti. Il film successivo, Dogtooth, vince il Certain Regard di Cannes (2009) ed è candidato agli Oscar nella cinquina per il miglior film straniero. Anche qui i giovani si battono contro i padri in una dimensione claustrofobica di follia familiare e di autoritarismo che ritroviamo nel misterioso Alps (2011). Lanthimos, di cui ora si attende con ansia il nuovo film, Lobster - il primo in inglese, una sci-fi oscura con un cast che va da John C. Reilly a Léa Seyodux, Colin Farrell, Rachel Welsz - e che nel frattempo ha realizzato un videoclip slabbratissimo per i Leon of Athens (il pezzo si chiama Baby Asteroid), non è mai esplicito nei suoi riferimenti - «Il mio punto di partenza non è l idea di criticare lo stato delle cose, mi interessa invece fare degli esperimenti sulla condizione umana e lasciare che lo spettatore trovi da solo le sue connessioni». Ma in questa apertura di senso delle sue immagini, e nell inquietudine che riempie le sue storie non può non leggersi il riflesso dell insofferenza che vive la Grecia, quel «sadismo» di relazioni squilibrate a cui è stata piegata. Del gruppo di Lanthimos fa parte anche Athina Tsingari, classe 1966, produttrice (tra i suoi titoli Before Midnight di Linklater) che qualche anno fa ha esordito come regista con il magnifico Attenberg (2010), un romanzo di formazione femminile - ma i personaggi di donne sono un altro segno specifico del nuovo cinema greco, quasi la declinazione contemporanea, come la lotta con in padri delle figure del Mito. Narrazione anche qui affidata alla fisicità, danza, salti, morbidezza sensuale della splendida attrice (Ariane Labed, Coppa Volpi alla Mostra di Venezia con presidente della giuria Quentin Tarantino) che raccontano il desiderio stridente di trovare se stessi in una nuova libertà - il prossimo film di Tsingari, Chevalier, scritto con Efthimis Filippou, autore anche dei film di Lanthimos, sarà però tutto al maschile: sei uomini su un lussuoso yatch sfidano la noia con un gioco, Chevalier, ferocemente competitivo. Altri registi tratteggiano invece nelle loro opere il paesaggio della crisi con maggiore evidenza. Accade in Xenia - passato velocemente anche sui nostri schermi - di Panos H. Koutras (autore già del molto interessante Strella), in cui due fratelli alla ricerca del padre che li abbandonati attraversano come in un Odissea di oggi una Grecia popolata da razzisti, omofobi - sono a metà albanesi e il più giovane è gay - picchiatori di Alba dorata, scheletri di alberghi, negozi chiusi, frustrazione, cinismo. Dice Koutras: «In Grecia di circa bambini apolidi, perché c'è il diritto di sangue e non di suolo. Queste persone sono nate in Grecia, sono andate a scuola in Grecia, parlano il greco come prima lingua, ma non sono greci e non potranno mai diventarlo. Ora, in tempi di crisi, è questa generazione a portarne il fardello, e non si riconosce ad essa l'essenziale: poter scegliere a quale paese appartenere». Le piazze in rivolta, e la repressione governativa, sono il riferimento di Wasted Youth (2001)di Argyris Papadimitropoulos, che già dal titolo (preso dal nome del gruppo punk losangelino degli anni Ottanta) esprime il sentimento che lo domina mentre insegue i vagabondaggi sullo skate di un adolescente, la sua ribellione muta, solitaria, le schegge impazzite degli adulti di fronte alla crisi. Loro, i ragazzi, ne sono già consapevoli, e a questo cercano una via di fuga. Impossibile non pensare AL CENTRO, «ATTENBERG» DI ATHINA TSINGARI; IN ALTO, «WASTED YOUTH»; SOTTO, GRETA GERWIG IN «MISTRESS AMERICA» DI NOAH BAUMBACH, FOTO SAM LEVY Sundance/IL NUOVO FILM DI GRETA GERWICH E NOAH BAUMBACH Giulia D Agnolo Vallan PARK CITY «P ensavamo a certi film degli anni ottanta, come per esempio Qualcosa di travolgente, di Jonathan Demme, o Tutto in una notte, in cui un personaggio viene trascinato fuori della sua vita di tutti giorni in qualcosa di completamente folle, in cui dal nulla saltano fuori cose impreviste come una motocicletta». Cosi, completandosi le frasi a vicenda Greta Gerwig e Noah Baumbach hanno presentato al pubblico la loro ultima collaborazione, Mistress America. Cosceneggiato dall attrice e del regista, presentato al festival nella sezione Premiere e già venduto alla Fox Searchlight, il film è, per certi versi, e anche se visto attraverso gli occhi di una ragazza molto più giovane, un sequel del loro lavoro su Frances Ha. La mistress America del titolo (un gioco di parole sull ideale di «Miss America», dove mistress significa amante) è Brooke Cardinas (Gerwig) misteriosa, effervescente, apparizione che illumina l orizzonte di Tracy (Lola Kirke, luminosa sorella della Jamine Kirke di Girls), diciottenne aspirante scrittrice, appena arrivata a New York e un pesce fuori d acqua nel campus della Columbia University. Tracy telefona a Brooke controvoglia, perché i loro genitori stanno per sposarsi, ma già al primo incontro è rapita dall energia vulcanica e dall ineffabilità da Carol Lombard di questa nuova sorella maggiore. Classica eroina single americana, su cui incombe un ombra di tragedia da Edith Warthon che non sfugge alla studentessa di letteratura, Brooke diventa un faro nella vita di Tracy e, a sua insaputa, il soggetto di un suo racconto - come d altra parte parecchi film di Baumbach attingono alla sua biografia. Ultima di un ennesima serie di spericolate avventure creativo/finanziarie, finite in modo più o meno fallimentare, Brooke sta per aprire un ristorante. Quando il fidanzato greco la molla a distanza e ritira dall impresa i soldi promessi, lei decide di ricorrere all aiuto di un altro ex, un miliardario che ha sposato una sua compagna di scuola diventata ricca dopo averle rubato l idea nel finale con la polizia che uccide senza ragione all omicidio di Alexis Grigoropoulos, il ragazzino di sedici anni ammazzato nel 2008 da un poliziotto nel quartiere rosso di Atene, Exarchia. Ha senso far nascere un bambino mentre il Paese va in bancarotta? Se lo chiedono le protagoniste di City of Children di Yorgos Gikapeppas che ha il suo senso più profondo nel rapporto tra la crisi economica e sociale del paese (continuamente rilanciata dai notiziari che si sentono durante il film) e il rapporto di quattro donne con la maternità. Scontro di classe, più subdolo perché ammantato dall ipocrisia di una benevolenza «amicale» in A casa (Sto Spiti) di Athanasios Karanikolas, la cui protagonista, una donna rumena da anni a servizio in una ricca famiglia greca, si ammala e quando la crisi colpisce le economie i suoi «padroni» non esitano a metterla alla porta. Inganni, menzogne, ancora violenza familiare come metafora sfrontata del declino della nazione: il passato della dittatura dei colonnelli, il presente di corruzione e impoverimento sono i riferimenti tra i quali oscilla Homeland di Syllas Tzoumerkas. E la scommessa di questo cinema è come quella greca tutta aperta. Mistress America, le «brave ragazze» sanno come cavarsela in un mondo di uomini per una maglietta. Così Brooke e Tracy, partono alla volta del Connecticut, stato/set di molte commedie classiche, prime tra tutte Oh Susanna, di Hawks. Oltre a Demme, infatti, in Mistress America ci sono De Palma (la grande casa moderna in Connecticut è un omaggio a quella di Body Double), Mike Leigh («gli scarti tonali e la sua passione per il teatro», dice Gerwig), John Hughes («il sound dei suoi film», secondo Baumbach) e la grande farsa hollywoodiana rivista da Peter Bogdanovich in Noises Off e nel recente She Is Funny That Way, coprodotto da Baumbach che, non a caso, parlando di questo film che è il più arioso e solare che ha mai realizzato, ha citato «l amico» Peter e la sua profonda conoscenza della screwball. «Nelle scene della casa in Connecticut volevamo fare qualcosa di più vecchia maniera», ha detto Baumbach dopo la proiezione di sabato. «Lavorare su un set in cui appaiono tutti i personaggi, nel loro ambiente, che entrano ed escono di scena». «La nostra è una farsa con porte scorrevoli», interviene Gerwig, che aggiunge: «L ingresso del vicino di casa Steve è una citazione di La ragazza del venerdì. Ancora Hawks, quindi. «Dopo aver fatto Frances insieme eravamo felici di lavorare a una storia che non avesse niente a che vedere con una donna che si innamora, viene lasciata, o che si tormenta per amore», ha dichiarato ancora l attrice. «Ho frequentato un college femminile, quindi cito Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé (1929) solamente le donne sanno cosa fanno le donne quando sono sole. È per quello che abbiamo bisogno di sceneggiatrici. Gli uomini non sanno cosa facciamo quando loro non ci sono». Il college femminile (Barnard, presso la Columbia) è anche una parte importante del film. «Mentre scrivevamo ho trovato molto liberatorio aver a che fare con scene così elaborate, e con un personaggio larger than life, lontano dalla mia esperienza personale. Poi abbiamo cominciato a girare e mi sono ritrovata al Barnard College, nel corridoio del dormitorio dove stavo a diciotto anni, con Lola che indossava i miei vestiti di allora Ci ero cascata di nuovo!».-

10 pagina 10 il manifesto LUNEDÌ 26 GENNAIO 2015 EGITTO IL CAIRO La vittima «sempre dalla parte dei lavoratori». Le autorità tentano di discolpare la polizia Attivista uccisa, mentre porta una rosa a Tahrir La polizia ha sparato a Shaimaa El-Sabbagh, dell Alleanza socialista, che muore tra le braccia del marito. Oltre 16 morti per il quarto anniversario dalle rivolte Giuseppe Acconcia P er le strade delle città egiziane la disillusione e lo sconforto hanno lasciato spazio alle più cruente proteste da un anno a questa parte. Nel 2014, per ricordare i giorni della rivoluzione, vennero uccise sessanta persone. Questa volta sono 16 i morti e trenta i feriti negli scontri per il quarto anniversario dalle proteste di piazza Tahrir del 25 gennaio 2015: un bilancio destinato a crescere. Scontri tra manifestanti e polizia si sono svolti al Cairo, Alessandria d'egitto, nel governatorato di Beheira e nel quartiere popolare di Mataryya. Ma per sdegno e dolore, la morte di Shaimaa El-Sabbagh è senz'altro la vicenda che segnerà non solo queste nuove contestazioni ma l'intero impegno politico anti-regime della frammentata e divisa sinistra egiziana. Shaimaa, 32 anni, è una vera martire degli operai e dei lavoratori egiziani. È stata uccisa da un poliziotto nel pomeriggio di sabato. L'attivista del partito dell'alleanza socialista stava partecipando a una manifestazione organizzata dal movimento di sinistra in piazza Talaat Harb, a due passi da piazza Tahrir. La giovane, madre di un bambino di cinque anni, Bilal, stava portando fiori e rose a Tahrir per commemorare i morti delle rivolte del 2011 quando è stata raggiunta da un proiettile di gomma, sparato da un poliziotto che si trovava a pochi metri di distanza da lei. Secondo l'autopsia, il colpo ha perforato cuore e polmoni di Shaimaa. «Il marito, Osama, trasportava in braccio il suo corpo insanguinato, l'ha condotta dietro al caffè Bustan mentre suo figlio Bilal piangeva», ci racconta l'amica e attivista Reem Gamal che ha assistito alla scena. «In ospedale, per dare l'autorizzazione per la sepoltura, hanno chiesto ai familiari di dire che si è trattato di suicidio», ha aggiunto la giovane attivista. In realtà dal momento della morte di Shaimaa, i media egiziani hanno iniziato a dare una versione completamente insensata sulle circostanze della sua fine, puntando il dito addirittura contro i suoi compagni di partito. «È assurdo. Le autorità egiziane tentano costantemente di discolpare la polizia», ha commentato Reem. Anche il Segretario del partito socialista, Talaat Fahmy è stato picchiato dalla polizia durante la sparatoria. Sei sono i feriti in seguito agli scontri, costati la vita a Shaimaa. «Sempre dalla parte dei Giu. Acc. A bbiamo raggiunto al telefono a Boston lo storico britannico Roger Owen, il docente di Harvard è autore di una delle pietre miliari sul Medio Oriente moderno, «State, Power and Politics in the Making of the Modern Middle East». Con il quarto anniversario delle rivolte egiziane, sono tornate le proteste al Cairo. È rimasto poco delle aspirazioni rivoluzionarie egiziane. Ma al-sisi mostra qualche segno di cedimento? Sta attraversando una fase problematica. Al-Sisi è una specie di poliziotto-militare. Ora i pro-mubarak stanno tornando prepotentemente, vogliono di nuovo esercitare il loro controllo dall alto. A sua volta al-sisi ha bisogno dei politici del Partito nazionale democratico (Pnd) per rafforzarsi. Ora che i figli, Alaa e Gamal sono fuori, nessuno impedirà loro di fare politica. Esiste tra gli uomini di Mubarak un profondo disprezzo per al-sisi. Lo stesso sentimento è condiviso da molti militari all'interno dell'esercito, come Sami Annan. Eppure se al-sisi non sarà in grado di formare un partito alternativo dovrà appoggiarsi sulla struttura del Pnd. Vivrà nel terrore, è sempre confinato in una base militare di Heliopolis, teme costantemente di essere ucciso. Sa bene, al-sisi che le zone di libero scambio che sta proponendo, insieme ai tagli ai sussidi, potrebbero non calzare neppure con gli interessi economici dei militari in economia. Professor Owen, dalla Siria alla Libia, la regione è attraversata da una delle più profonde crisi della sua storia. Cosa accade in queste ore in Yemen? Si procede con negoziati a oltranza, lo scopo lavoratori delle fabbriche di Alessandria», è il ricordo al manifesto di Shaimaa dell'attivista per i diritti dei lavoratori, Mahiennur el-masry, più volte in prigione per il suo attivismo al fianco degli operai e in attesa di un nuovo verdetto il prossimo 9 febbraio per un attacco alla stazione di polizia di Alessandria, durante la presidenza Morsi. «Prima delle rivolte del 2011, Shaimaa era un'attivista di sinistra senza un'affiliazione precisa. Durante le contestazioni di piazza Tahrir ha iniziato a fare politica con l'alleanza socialista. Era una delle donne più sincere e impegnate per la difesa dei diritti dei lavoratori, partecipava a scioperi e sit-in nelle fabbriche di Alessandria ed era un membro dell'ufficio permanente dei lavoratori che raggruppa sindacalisti, attivisti e operai», ci racconta commossa Mahiennur. Per Moataz Elshennawy, portavoce del partito dell'alleanza socialista, si è trattato di un «assassinio premeditato» a opera della polizia. Moataz ha anche aggiunto che la manifestazione non era stata autorizzata (in base alla legge anti-proteste è impossibile ottenere autorizzazioni in tempi utili per manifestare) ma era stata annunciata in anticipo. Il procuratore del Cairo ha aperto un'inchiesta sulla morte di Shaimaa. Il ministro dell'interno ha negato invece la responsabilità della INTERVISTA Lo storico Roger Owen, esperto di Medio Oriente «Al-Sisi trema per il ritorno degli uomini di Mubarak» IN ALTO A SINISTRA GLI SCONTRI DI IERI AL CAIRO, SOPRA UNA SEQUENZA DELLA TRAGICA MORTE DELL ATTIVISTA SOCIALISTA DOPO AVER PORTATO UNA ROSA SU PIAZZA TAHIR REUTERS polizia negli attacchi, mentre il premier Ibrahim Mahleb ha assicurato che chiunque si sia reso responsabile della sua morte sarà giudicato in un giusto processo. Per le strade del Cairo è subito apparso un graffite in memoria della grande rivoluzionaria operaia che era Shaimaa. Si vede la giovane che stringe dei ribelli Houthi non è la conquista di Sanaa ma di fare pressioni sul governo centrale per ottenere maggiore autonomia a livello locale. Faranno le loro richieste e poi torneranno nel Nord del Paese. Non credo affatto che vogliano creare una Repubblica islamica, sul modello iraniano. Aspirano alla formazione di un Comitato centrale per la soluzione delle dispute che assicuri l'autonomia dello Yemen del Nord. Un colpo di stato provocherebbe una reazione certa dei sauditi. E poi, fin qui l esercito yemenita è stato a guardare in attesa di ottenere il miglior accordo possibile per la sua sopravvivenza. Certo gli Houthi sono ben più forti dell esercito regolare. Esiste un legame tra gli attacchi di Parigi a Charlie Hebdo del 7 gennaio scorso e gli eventi che coinvolgono lo Yemen? La stampa statunitense si interroga costantemente su questo tema. Non ci sono prove in questo senso né pistole fumanti per cui si può dire che i qaedisti yemeniti sono in grado di chiamare una cellula dormiente dallo Yemen per attaccare cittadini occidentali. Ma negli Usa la gente è terrorizzata, si domanda dove sarà il prossimo attentato. Le persone si sentirebbero più sicure se sapessero chi è il loro nemico e dove si nasconde, vogliono corroborare la teoria di un franchising di al-qaeda che semina terrore ma fin qui non esistono prove in questo senso. Cosa accadrà alle aspirazioni nucleari civili dell'iran dopo la morte del re saudita Abdullah? Il nuovo monarca saudita Salman, tra i falchi della monarchia, potrebbe dichiarare subito dopo la sua nomina di non volere che l'iran prosegua in alcun modo con il suo programma nucleare, (mettendo fine ai negoziati in corso a Ginevra, ndr). Da parte sua, Rohani sta tentando di controbilanciare la crescente inflazione con lo stop alle sanzioni internazionali. Le guardie rivoluzionarie possono resistere per tanti anni anche con i prezzi del petrolio bassi, a soffrirne è la gente comune. E poi l'iran ha un esercito tecnicamente impeccabile. Se dovesse esserci un conflitto nella regione, il prezzo del petrolio tornerebbe a salire, ma in questo momento credo che non lo voglia nessuno. La mancata conquista di Tripoli da parte di Khalifa Haftar sta indebolendo al-sisi? È possibile. Ma io penso invece che contrabbando e confusione in Libia facciano comodo agli interessi occidentali e statunitensi. In fondo tutto è cominciato a Tunisi alla fine del Consoliamoci con la Tunisia e la vittoria laica alle presidenziali Penso sempre fino a che punto la rivoluzione si sia estesa oltre i giovani in Tunisia. I conservatori tunisini sono molto preoccupati della forza dei movimenti salafiti. E così serpeggia la sensazione che il regime di Habib Burghiba sia stata un età dell oro rispetto agli anni di Ben Ali, per questo la vittoria di Beji Essebsi alle presidenziali dello scorso anno racchiude qualcosa di molto affascinante. tra le mani un manifesto a sostegno di poveri ed indifesi, come era solito vederla alle porte di fabbriche o durante gli scioperi a cui prendeva parte. I funerali di Shaimaa ad Alessandria si sono trasformati in una grande manifestazione degli attivisti socialisti e di sinistra contro il regime di al-sisi. Centinaia di compagni gridavano canti contro la polizia e innalzavano cartelli con la sua foto. Il candidato alle presidenziali della Corrente popolare, Hamdin Sabbahi ha reagito duramente alla notizia della morte della giovane attivista: «È inaccettabile che venga versato il sangue di egiziani che protestano pacificamente». In un'affollata conferenza stampa, politici egiziani liberali e di sinistra tra cui Medhat el-zahed e Hala Shukrallah, hanno duramente condannato le «tattiche oppressive» del governo. Le proteste di ieri, nonostante il lutto nazionale dichiarato per la morte del re saudita Abdullah, sono state organizzate dai Fratelli musulmani, dal movimento 6 Aprile, che ha chiesto ai suoi affiliati di raggrupparsi in alcuni quartieri circostanti piazza Tahrir: Abdel-Moneim Riyad, Abdeen, Opera e Bab Al-Louk; e da vari gruppi socialisti. Decine di attivisti islamisti che mostravano le foto dell'ex presidente Mohammed Morsi, secondo loro, l'unica e legittima guida del paese, sono stati immediatamente arrestati dalla polizia. La morte di Shaimaa conferma una volta di più quanto la repressione non colpisca solo i movimenti islamisti ma anche i partiti laici, di sinistra e i movimenti giovanili. Non solo, chiarisce che la disillusione per il fallimento delle rivolte non si è ancora trasformata in disimpegno. Per questo al-sisi non può dormire sonni tranquilli. L'aggressività di polizia e del ministero dell'interno, insieme al ritorno degli uomini di Mubarak, se uniti a nuove manifestazioni di piazza, possono mettere a dura prova la tenuta del regime dell'ex militare, costretto a procrastinare lo stato di emergenza nel Sinai per altri tre mesi, e creare condizioni esplosive in vista delle elezioni parlamentari di marzo.

11 LUNEDÌ 26 GENNAIO 2015 il manifesto pagina 11 I GIORNI DELLA MEMORIA MEMORIA Convegno al Senato De «Lo sterminio del popolo Rom nel nazifascismo e la nuova intolleranza» ne parleranno, domani alle 10 nella Sala caduti di Nassiriya del Senato, Stefano Pasta (Università Cattolica di Milano), Luca Bravi (Università di Chieti) e i testimoni: Ernesto Grandini e Paolo Galliano. Apre i lavori Luigi Manconi (presidente della commissione Diritti umani del Senato), coordina Patrizio Gonnella (presidente Cild) e conclude Carlo Stasolla (presidente 21 luglio). Il convegno è organizzato dalla Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, dalla Commissione Diritti Umani del Senato, in collaborazione con l'associazione 21 Luglio, in occasione della Giornata della Memoria. Eleonora Martini P er tutta la vita Glazo si è sforzato di immaginare l inimmaginabile: «Da tanto tempo ho il desiderio di andare a vedere Auschwitz, dove è morto il bisnonno, e le zie, e le cugine... dove è stata sterminata parte della mia famiglia. L anno che viene ci andrò». Per quest anno Glazo si accontenta di posare quei suoi occhi, azzurri come il vetro del bicchiere da cui viene il suo nome sinto-tedesco, sulle foto che il più giovane dei suoi figli gli mostra al ritorno del Viaggio della memoria, organizzato dalla Regione Toscana. Come suo figlio, molti dei 650 studenti e insegnanti imbarcati lunedì scorso sul treno Firenze/Auschwitz hanno riconosciuto il nome di qualche parente, nel lungo elenco esposto nel Blocco 13 del primo Campo. In fuga perenne Fu suo zio a soprannominarlo Glazo, «da glas, bicchiere, perché i sinti sono come gli indiani d America, danno alle persone il nome delle cose che li circondano». Ma c è stato un tempo in cui quelli come Paolo Galliano, classe 1949, di Prato ma milanese di nascita, per salvarsi la vita hanno dovuto prendersi un cognome a caso. Così fece suo padre, il liutaio Nello Lehmann, scegliendo il nome di un violino di origine napoletana e sfuggendo così al Porrajmos, la «Devastazione», lo sterminio delle minoranze Rom e Sinti. Suo nonno Carlo Ludovico Lehmann, anch egli liutaio, all inizio del 900 lasciò Berlino con i suoi cinque figli per sfuggire alla repressione della polizia tedesca. Discendente della numerosa famiglia Lehmann-Reinhardt che ancora oggi «conta circa 3500 persone in tutta Italia e alcune centinaia in giro per l Europa», Paolo Galliano è cresciuto girovago tra artisti, artigiani e musicisti, e si è stabilizzato a Prato solo una trentina di anni fa, «per i miei figli». Per tutta la vita ha ascoltato le storie dei suoi parenti dai nomi tedeschi - anche Rosenfeld, Winter, Hoffmann - imprigionati nei campi di concentramento per zingari di Agnone o di Bolzano e poi spediti a Mathausen o direttamente ad Auschwitz. «Non è tornato nessuno, solo una volta ho conosciuto una cugina di mio padre che aveva sul braccio il numero degli internati e mi raccontava di aver visto tutta la sua famiglia in fila verso i forni crematori». La parente del signor Galliano è una dei rari testimoni diretti del "genocidio degli zingari", miracolosamente scampata e liberata dai sovietici nel giorno di cui ricorre domani il settantesimo anniversario. Lo sterminio Una storia quasi sconosciuta, quella del Porrajmos, rispetto alla Shoa ebraica. Eppure, come spiega Luca Bravi, ricercatore di Storia presso l Università Tra Auschwitz e Agnone l eredità del Purrajmos La «Devastazione» di Rom e Sinti in Germania e in Italia. Una storia quasi sconosciuta a causa dei pregiudizi italiani e per il ritardo con il quale Berlino ha riconosciuto lo sterminio razziale di Chieti che ha accompagnato in viaggio gli studenti toscani, «sono morti in tutto circa mezzo milione di Rom e Sinti, circa l 80% della popolazione presente nei territori occupati dal Reich in quel periodo». E «non è un conteggio preciso perché all inizio del 1942, prima dei campi di sterminio veri e propri, come gli ebrei, gli zingari venivano fucilati sul posto, appena arrestati». Solo «ad Auschwitz sono morti in 23 mila e lo sappiamo perché un prigioniero riuscì a salvare il libro mastro dove venivano annotati i nomi delle persone che vivevano nello Zigeunerlager di Birkenau prima della sua liquidazione totale, che avvenne nella notte del 2 agosto 1944 con l uccisione in massa di circa 2 mila persone». LO ZIGEUNER LAGER DI AUSCHWITZ, APERTO IL 26 FEBBRAIO 1943 La «razza pericolosa» Abomini commessi in nome dell «igiene razziale» garantita in Germania dalle unità del Reich dirette dallo psichiatra infantile Robert Ritter che, racconta ancora Bravi, «dedicò anni a studiare la pericolosità sociale di queste popolazioni, individuata in una caratteristica ereditaria che era l istinto al nomadismo e l asocialità». Stesse tesi sostenute in Italia dall antropologo Guido Landra, i cui "studi" sostenevano le leggi razziali di Mussolini. Tra il 1940 e il 43 il regime fascista emana l ordine di arresto di tutti i Rom e Sinti italiani e non, e il loro trasferimento in specifici campi di concentramento. «Se non fosse arrivato l 8 settembre quelle persone sarebbero sicuramente transitate verso i campi di sterminio tedeschi, i collegamenti c erano e i documenti provano questa linearità - spiega Bravi - Molti Rom e Sinti però anche dopo il 43, quando il sistema dei campi fascisti salta completamente, riescono a fuggire e vanno verso il nord. Qui, nelle zone di competenza della Repubblica sociale, vengono arrestati, messi sui vagoni e inviati nei campi austriaci, tra i quali Mathausen». Qualcuno, però, «fa in tempo ad unirsi ai partigiani, come dimostrano le storie del piemontese sinto Amilcare Debar o di Walter Vampa Catter, Lino Ercole Festini e Renato Mastini, i tre circensi, giostrai e teatranti trucidati dalle Ss tra i dieci martiri nell eccidio del Ponte dei Marmi di Vicenza». Una memoria taciuta Eppure del Purrajmos restano poche tracce nella memoria collettiva. Perché, fa notare Bravi, «la memoria ha bisogno di un contesto sociale disposto ad ascoltare». In Germania, «lo sterminio razziale degli zingari è stato riconosciuto solo negli anni 90 e il primo memoriale è stato inaugurato alla presenza di Angela Merkel vicino al Reichstag di Berlino solo due anni fa». In Italia invece «la permanenza dello stereotipo dei Rom come nomadi, e quindi come pericolosi, alimenta la politica dei campi che continua a tenere queste persone distanti, ad escluderle, anche dai diritti di cittadinanza. I pregiudizi di oggi sono esattamente lineari con quelli di allora». Ecco perché anche la ricerca storica è «partita in ritardissimo»: «Da noi i documenti c erano ma solo nel 2013 sono venuti fuori, grazie al progetto Memors finanziato dall Unione europea che ha permesso anche l apertura del primo museo virtuale italiano sul tema, Eppure, conclude Bravi, «il racconto del genocidio dei Sinti e dei Rom c è sempre stato all interno delle comunità ma difficilmente viene riportato all esterno. Una volta chiesi a Glazo il perché di questa memoria taciuta, e lui mi rispose: "Perché non vogliamo che questa nostra storia possa essere trattata come spazzatura, come trattano noi"».

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