ATTERRA «LA LEGGENDA DI KASPAR HAUSER» DI DAVIDE MANULI, TELESCOPIO PER AVVICINARE IL NUOVO MONDO. E DALL ANTICHITÀ UN TALISMANO CONTRO TUTTI I VELENI

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1 DARDENNE ANGELO VITTORIOSO LOS ONCE REAL MADRID BENFICA JOHN PRICE VINTAGE SWING ISIO SABA ON THE ROAD DMITRY GLUKHOVSKY METRO LAST LIGHT L UTOPIA DEL FUTURO ATTERRA «LA LEGGENDA DI KASPAR HAUSER» DI DAVIDE MANULI, TELESCOPIO PER AVVICINARE IL NUOVO MONDO. E DALL ANTICHITÀ UN TALISMANO CONTRO TUTTI I VELENI

2 (2) ALIAS ARCHEOLOGIA Terra Sigillata Melitensis SANTO PAOLO DI RAFFAELE K. SALINARI In un passo della Descrizione dell isola di Malta di Giovanni Quintino Eduo, pubblicata nel 1536, viene riferito che «esiste sull isola una terra miracolosa che viene chiamata dal popolo Gratiam Sancti Pauli, e che avrebbe la proprietà di curare dal veleno di serpenti, scorpioni e ragni». Nel XVI secolo la Terra Melitensis aveva conquistato una fama così grande presso tutte le classi della società europea che ben presto cominciò ad essere contraffatta e spacciata, per mercati e fiere, dai cosiddetti sampaolari, guaritori girovaghi che pretendevano di curare dagli avvelenamenti, in nome di una loro discendenza diretta dal Santo, utilizzando la «vera terra maltese». La situazione imponeva dunque la necessità, per chi intendeva sfruttarla sia a fini terapeutici sia religiosi, di gestirne in esclusiva l autenticità: nasce così la Terra Sigillata Melitensis, cui le autorità ecclesiali decidono di apporre un apposito sigillo. Le virtù della Terra Melitensis vengono «sigillate» per la prima volta da Monsignor Pietro Dusina, Inquisitore, durante la sua visita pastorale avvenuta in Malta il 9 febbraio del Nelle cronache del soggiorno la Chiesa, per la prima volta, riconosce ufficialmente le virtù curative della terra che, se mischiata all acqua: «adversus omnia venena prodesse», giovano contro ogni veleno. Si collega così indissolubilmente «hanc gratiam» al soggiorno di San Paolo nell isola e alla volontà di Dio che «in questo modo opera attraverso i suoi Santi». Ma come nasce questa credenza, e dove specificatamente si trova la terra miracolosa? Il Viaggio di San Paolo da Gerusalemme a Malta «Ti sei appellato a Cesare, e da Cesare andrai!». Così il governatore di Gerusalemme, Porcio Festo, decreta il viaggio dell Apostolo a Roma; Paolo è deciso a perseguire la propria missione, in coerenza con la visione apparsagli sulla via di Damasco. «Io sono Gesù, che tu perseguiti. Ma ora alzati e sta in piedi; io ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto di me e di quelle per cui ti apparirò. Ti libererò dal popolo e dalle nazioni, a cui ti mando per aprire i loro occhi, perché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ottengano il perdono dei peccati e l eredità, in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me». L Apostolo delle Genti era stato accusato di eresia e tradimento dai sacerdoti giudei e per questo detenuto nel carcere di Cesarea. Portato dinanzi all autorità romana, Paolo dimostra che le accuse nei suoi confronti sono inconsistenti ed insiste nel poter dimostrare la sua fede dinanzi all Augusto. Anche di fronte al re Agrippa, venuto ad ascoltarlo, egli ripete la sua professione di innocenza. «Perciò, o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione celeste, ma, prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusalemme e in tutta la regione della Giudea e infine ai pagani, predicavo di pentirsi e di convertirsi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione. Per queste cose i Giudei, mentre ero nel tempio, mi presero e tentavano di uccidermi. Ma, con l aiuto di Dio, fino a questo giorno, sto qui a testimoniare agli umili e ai grandi, null altro affermando se non quello che i Profeti e Mosè dichiararono che doveva accadere, che cioè il Cristo avrebbe dovuto soffrire e che, primo tra i risorti da morte, avrebbe annunciato la luce al popolo e alle genti». Il governatore romano, a questo punto, d accordo con re Agrippa, decide di far imbarcare Paolo su una nave diretta a Roma. Ma siamo nel mese di novembre e le tempeste sono frequenti nel Mediterraneo; ad un certo punto il vascello viene sospinto fuori rotta da un vento chiamato «Euroaquilone», che costringe il capitano, un centurione di nome Giulio, ad un approdo di fortuna sull isola di Malta. Il luogo è presunto dal nome Melite, riportato nella pericope neotestamentaria, ma quest affermazione geografica ha dato vita a numerosi studi, che sulla vexata quaestio melitense hanno prospettato ipotesi diverse. Mentre la maggioranza degli studiosi concorda per l approdo maltese, dopo ben quattordici giorni passati in balia delle onde, esistono anche le obiezioni di chi nega l identificazione dell isola con l odierna Malta, preferendole la dalmata Mljet, o la greca Cefalonia. Sia come sia, una volta sbarcato Paolo incontra i nativi. Probabilmente all epoca nell isola non si parlavano né il latino né il greco ma una forma di punico, la lingua che Flaubert metterà in bocca alla principessa Salambó nell omonimo romanzo «cartaginese». Gli indigeni dell isola secondo Luca, al quale vengono attribuiti gli Atti degli Apostoli dove la vicenda è narrata (26-28), sono, infatti, definiti barbaroi, e dunque interessante sarebbe comprendere come San Paolo riesca a cogliere subito il nome dell isola appena dopo il naufragio. Fatto sta che la popolazione accoglie benevolmente i naufraghi: nel racconto neotestamentario, infatti, pur essendo barbaroi, essi sono capaci di philanthropia; nel greco ellenistico questo sostantivo veniva La terra maltese usata dal santo contro il veleno, fu «sigillata» dal 1575 per essere sfruttata a fini terapeutici e religiosi comunemente utilizzato per esprimere il concetto di «ospitalità». A questo proposito bisogna pensare che, intorno al I secolo d.c., Malta era considerata l «isola della salvezza», a ragione sia della posizione topografica centrale all interno del Mediterraneo, sia per la presenza del grande tempio dedicato ad Astarte-Giunone, molto conosciuto e rispettato, con un «diritto di asilo» che nessuno, secondo quanto riportato da Cicerone, aveva mai violato, neppure Massinissa, re di Numidia. Il concetto di luogo di rifugio, secondo Achille Ferris, uno studioso che nel 1862 pubblicò Notizie storiche sull etimologia dei nomi appropriati a varie località dell isola di Malta, rimase anche nel nome dell isola, strettamente imparentato con l ebraico Malet, che significa «ricovero», «asilo». San Paolo e i serpenti «Una volta in salvo, venimmo a sapere che l isola si chiamava Malta. Gli indigeni ci trattarono con ospitalità; ci accolsero tutti attorno a un gran fuoco, che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia ed era freddo. Mentre Paolo raccoglieva un fascio di sarmenti e lo gettava sul fuoco, una vipera, risvegliata dal calore, lo morse a una mano. Al vedere la serpe pendergli dalla mano, gli indigeni dicevano tra loro: «Certamente costui è un assassino, se, anche scampato dal mare, la Giustizia non lo lascia vivere». Ma egli scosse la serpe nel fuoco e non ne patì alcun male. Pietre e acqua da Malta al Salento Quella gente si aspettava di vederlo gonfiare e cadere morto sul colpo, ma, dopo avere molto atteso senza vedere succedergli nulla di straordinario, cambiò parere e diceva che era un dio. Nelle vicinanze di quel luogo c era un terreno appartenente al «primo» dell isola, chiamato Publio; questi ci accolse e ci ospitò con benevolenza per tre giorni. Avvenne che il padre di Publio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da dissenteria; Paolo l andò a visitare e dopo aver pregato gli impose le mani e lo guarì. Dopo questo fatto, anche gli altri isolani che avevano malattie accorrevano e venivano sanati; ci colmarono di onori e al momento della partenza ci rifornirono di tutto il necessario». Ecco nascere il mito del Santo come taumaturgo sia perché immune dal veleno dei serpenti, sia come guaritore. L Apostolo delle Genti passa tre mesi sull isola, e si rifugia in una grotta nei pressi della cittadina di Rabat, che diviene in seguito il luogo di culto e di provenienza della miracolosa Terra Sigillata Melitensis, o Terra Sancti Pauli che aveva la proprietà di guarire dal morso di serpenti, scorpioni e ragni. Anche l episodio della guarigione del padre del «primo» Publio dalla dissenteria, cioè da una morbo legato all acqua, avrà una parte fondamentale nel culto del Santo come guaritore dei tarantolati. Intimamente legato alle acque, che nella vicenda maltese di San Paolo hanno importanza rilevante, è connesso infatti il culto dei pozzi. Per capirne l origine bisogna fare riferimento al contesto culturale preesistente all epoca del Santo, espressione diretta di una particolare realtà geografica. Nella zona della baia di San Paolo - luogo designato dalla tradizione come punto di sbarco del Santo naufrago - così come in certe zone del Salento, terra di tarantolati, i poteri dell Apostolo si estendevano al culto delle acque come strumento di guarigione, probabilmente perché si trattava, e si tratta tuttora, di aree nelle quali è difficile reperirne o addirittura ne sono prive. Vedremo come il ruolo del pozzo presso la cappella di San Paolo a Galatina nei «relitti» dell esorcismo coreutico musicale del tarantismo, osservato da De Martino e la sue équipe alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso, ne è la prova oggettiva. Nel 1536 Giovanni Quintino Eduo riporta l ubicazione della Grotta in un passo della sua Descrizione: «Propter urbem spelunca est effossa introrsum rupe». Menziona pertanto una grotta ubicata nel fossato della città, detto anche chandah, dove esistevano un tempo le prigioni di Stato. In realtà sino al XVI secolo la tradizione paolina in Malta resta confinata al culto popolare autoctono, compreso l uso della Terra Sancti Pauli, anche perché le vicissitudini geopolitiche dell isola, conquistata dai romani dopo la seconda guerra punica, poi caduta in mano agli arabi nel 970 ed infine sotto il dominio della cristianità europea a partire dall occupazione da parte dei Normanni nell anno 1090, non ne consentivano la libera espressione. Il pieno sviluppo della fortissima tradizione paolina si deve all arrivo dell Ordine Gerosolimitano nell arcipelago. Dopo la caduta in mano turca dell isola di Rodi nel 1522, l imperatore Carlo V donò Malta, Gozo e Tripoli in gestione perpetua all Ordine con diritto di pieni poteri, in cambio della simbolica consegna di un falcone maltese ogni anno. Da parte sua l Ordine dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme si impegnava a difendere i possedimenti siciliani dall avanzata dei Turchi. L investitura venne sancita solennemente con il diploma imperiale del 1530, data da cui i Cavalieri rimasero a Malta, tranne nella breve parentesi napoleonica, fino al 1834, quando la sede maggiore venne trasferita a Roma. Gli Ospitalieri capirono il potenziale simbolico del culto paolino, soprattutto legato alle virtù terapeutiche della Gratia Sancti Pauli, tanto che durante il magistero del Gran Maestro Aloph de Wignacourt ( ), si dispose affinché la grotta ove aveva soggiornato l Apostolo avesse un officiatura da parte dei Cappellani dell Ordine. I documenti indicano il 24 aprile dell anno 1617 la data ufficiale in cui l Ordine Gerosolimitano prese possesso della Grotta di San Paolo a Rabat, situata fuori le mura della civitas romana dentro il fossato dell antica Melite. La Grotta di Rabat divenne così meta di numerosissimi pellegrini, provenienti da vari paesi, tra cui Italia, Francia, Spagna, Fiandra, Polonia. Il luogo era infatti ben presto entrato a far parte di quel circuito dei grandi pellegrinaggi, che collegava Roma, Gerusalemme e San Giacomo di Compostela. Si poneva allora, con maggior forza, l esigenza di salvaguardare l autenticità della Terra Sancti Pauli: la soluzione fu trovata nei sigilli. I sigilli e le coppe contra veleno. I sigilli utilizzati per «verificare» la provenienza della terra miracolosa furono numerosi; la maggior parte riproduceva l immagine di San Paolo e quella della Croce di Malta. Spesso la Terra Sigillata Melitensis, confezionata in panetti o pasticche, veniva accompagnata nei suoi viaggi da una «licenza», sorta di foglietto il cui testo era pressoché

3 ALIAS (3) uguale per tutti, sia che venissero stampati in Malta sia all estero. In questa notula, oltre all autenticità del prodotto, si raccomandava che la terra venisse portata «da fidata persona della detta Isola di Malta con le debite fedi». Il più antico di questi fogli volanti, fortunosamente conservati, risale al 1643; fu stampato a Malta e riprodotto successivamente da Thomas Bartolinus nel suo Historiarum anatomicarum et medicarum rariorum. Se è il più antico tra quelli rimasti, certo però non fu il primo ad essere stato stampato. In una lettera del Commendatore Fissio Cavagliati, datata 4 agosto 1620 e spedita da Malta al Duca di Mantova, Ferdinando Gonzaga, si fa cenno, infatti, ad una «ricetta in stampa» acclusa alla Terra di San Paolo che Cavagliati inviò al Duca. È possibile vederla presso l Archivio storico di Mantova, Fondo Gonzaga. L uso di dare a chi la chiedeva la «fede scritta» confermante l autenticità della terra si protrasse per alcuni secoli: dalla metà del XVI alla metà del XIX. Ancora oggi, presso l archivio della grotta a Rabat, è possibile vedere il formulario della «Testimoniale che si dà insieme colle Pietre della Sagra Grotta di San Paolo a chi la dimanda», e nella quale è descritta esplicitamente la forma del sigillo da appore sulla terra «in cera rubra hispanica impresso signata». Uno studio completo sull argomento non esiste; nel 1737 fu redatto da Johann Christian Kundmann un primo breve catalogo di tali sigilli, contenuto nel suo Rariora naturae et artis, item in re medica, Leipzig Una variante interessante della Terra Sigillata Melitensis, che per così dire racchiude al tempo stesso l autenticità del prodotto ed un suo utilizzo affatto peculiare, sono le coppe contra veleno. George Zammit-Maempel, nel 1975, ha pubblicato un saggio in cui descrive le iscrizioni delle due sole coppe contra veleno rimaste: una conservata nel British Museum di Londra e l altra attualmente visibile nella teca delle Terre Sigillate, presso il Museo di Palazzo Poggi di Bologna. Chi scrive ha studiato quest ultima, catalogata come pezzo proveniente della Wunderkammer di Ferdinando Cospi. In realtà, nel repertorio del Museo Cospiano, redatto da Lorenzo Legati nella seconda metà del Seicento, ed oggi conservato presso il Museo Medioevale del capoluogo emiliano, la coppa non compare, e dunque si tratterebbe di una falsa attribuzione. A chi apparteneva allora la coppa felsinea? Un mistero al momento insoluto; ma questa è un altra storia. Le «coppe sigillate» contra veleno venivano usate per il consumo quotidiano di bevande. Bere acqua, vino o altri liquidi da una tazza fatta di Terra Sigillata Melitensis corrispondeva a bere un qualcosa in cui fosse stata disciolta la Gratia Sancti Pauli. Si può capire così il successo di questo sistema, molto pratico per i pellegrini, ma anche in considerazione del fatto che l avvelenamento era, ai tempi, una delle modalità più diffuse per togliere di mezzo un avversario; l arsenico costituiva il veleno più usato a tale scopo per la sua facile solubilità in acqua calda e per la quasi totale assenza di particolare sapore quando misto nel cibo. L ossido arsenioso, o arsenico bianco, erano poi il preferito fra tutti; proprio contro tali veleni era ritenuta infallibile la Terra Sigillata. La richiesta di questi oggetti era tale, e la delicatezza del ruolo terapeutico così evidente, che la loro produzione e distribuzione pare fossero controllate dalle autorità ecclesiastiche e supervisionate dal Gran Maestro dell Ordine in persona. Naturalmente, la fama delle coppe si diffuse soprattutto presso le corti e i palazzi nobiliari d Europa. Le già citate lettere del Cavagliati al Duca di Mantova degli anni , forniscono in proposito una importante testimonianza. In esse, infatti, più volte si legge dell invio a Ferdinando Gonzaga di cassette «di terra di San Paulo contro li veneni», contenenti «lavorati vasi». La coppa felsinea è, da un punto di vista simbolico, estremamente interessante. Sui frammenti rimasti, infatti, è possibile vedere chiaramente sia il volto del Santo inscritto all interno di una croce maltese, sia le figure chiarissime dei tre animali corrispondenti ad altrettanti veleni dai quali la coppa guariva: scorpione, serpente e ragno. Sono anche gli animali simbolici del tarantismo che, come vedremo, sarà sussunto progressivamente, sino alla sua apparente scomparsa, proprio dal culto del Santo guaritore. Le proprietà curative Giacomo Buonamici scrisse, rifacendosi all opera De metallis di Ulisse Aldrovandi, che già nel XVI secolo medici illustri, come Falloppio, affermavano «potersi la terra di Malta sicuramente adoprare negl antidoti reali invece della terra lemnia, e che presane della medesima una dramma proibisce la putredine nelle vene, raffrena il flusso del sangue e soccorre i fanciulli travagliati dalle valoire (le pustole del vaiolo n.d.a.) e da vermini». La terra lemnia era un composto proveniente dall isola greca di Lemno con proprietà curative simili a quella maltese. Conferma nell uso della terra di Malta contro il vaiolo e la febbre ci vien data anche dal viaggiatore inglese Patrick Brydone che nel 1770 visitò la Sicilia e Malta. Della Terra di San Paolo scrisse che è «una specie di pietra biancastra la quale ridotta in polvere pare sia un rimedio sovrano in molti disturbi. Salva migliaia di vite ogni anno e non v è casa nell isola che non ne sia provvista. Ci dicono anche che molte scatole di questa polvere vengono spedite ogni anno non soltanto in Sicilia e in Italia, ma anche in Levante e nelle Indie Orientali... La polvere mi sembra del tutto innocua. Ne ho assaggiato un po : ha un cattivissimo sapore di magnesia, e penso che abbia press a poco gli stessi effetti. Ne danno circa un cucchiaino ai bambini quando hanno il vaiolo o la febbre. Dopo circa un'ora, provoca sudori abbondanti e a quanto dicono non manca mai di recare sollievo». Altra virtù della Terra di San Paolo, secondo Claudius Shaw nel suo Malta sixty years ago, Londra 1875, era quella di salvaguardare da possibili naufragi. A tale scopo, in passato, i visitatori erano incoraggiati a scheggiare e a portar via un pezzo di calcare dalla parete rocciosa della grotta, e un piccone era sempre tenuto a portata di mano per essere usato dal guardiano della cripta o dai visitatori stessi. Nel secolo XVIII troviamo la Terra Sigillata Melitensis in un quaderno del 1731 per i farmaci preparati a mano nell elenco dei prezzi delle sostanze medicinali vendute al pubblico dalla farmacia dell Ospedale Santo Spirito di Rabat. Ma di cosa era fatta realmente la Terra Sigillata Melitensis? Oltre alla Gratia Sancti Pauli dovuta al suo carisma, aveva proprietà curative anti velenose oggettivamente dimostrabili? George Zammit-Maempel ha fatto analizzare, negli anni Settanta del secolo scorso, alcuni frammenti della grotta di San Paolo da esperti dei Dipartimenti di Antropologia e di Mineralogia del British Museum. Dagli esami scientifici è stato appurato che il calcare è costituito «pressoché da una pura calcite con 95,5% di carbonato di calcio e solo 0,5% ossido di silicio in qualità di impurità». Pertanto alcune delle proprietà curative della Terra Sigillata sarebbero riferibili a quelle del carbonato di calcio, ancora oggi in uso come assorbente gastrointestinale e, somministrato per bocca, come antidoto negli avvelenamenti lievi. Per le sue specifiche proprietà protettive, infatti, il carbonato di calcio è in grado di ritardare o evitare l assorbimento, e dunque il passaggio in circolo del veleno, nonché eliminare le tossine organiche che possono provocare una sindrome diarroica. È dunque scientificamente plausibile che bere dalle coppe ricavate dal calcare proveniente dalla Grotta di San Paolo abbia potuto aiutare coloro i quali avessero ingerito modiche quantità di veleno, proprio grazie alla reazione dell arsenico con il carbonato di calcio allo stato quasi puro. Anche se la fama della Terra Sigillata non è più la stessa, a cagione di contra veleni più efficienti o di veleni molto più potenti, ancora fino agli Anni Venti e Trenta del secolo scorso le madri dell isola erano solite appendere al collo dei neonati piccoli sacchetti di stoffa, gli «abitini», contenenti la Terra di San Paolo a protezione della salute dei loro bambini. A questo proposito si deve citare anche un altro contra veleno legato al Santo, la cosiddetta glossopetra, o «lingua di serpente» pietrificata; in realtà un dente di squalo fossile cui veniva attribuita una simile proprietà. La lingua di serpente La «lingua di serpente» fa specifico riferimento alla credenza secondo la quale il Santo Apostolo, dopo il morso della vipera, convertì i serpenti velenosi che lo avevano morso, in sassi. Per cui le glossopetre (lingue di pietra), in realtà denti di squalo fossili che abbondano sull isola e che si trovano racchiuse nella roccia maltese, altro non rappresentano se non le lingue di quei serpenti maledetti. Ma la «maledizione» del santo, per un effetto rivulsivo ben conosciuto nella magia naturale, li aveva resi «benedetti», dunque sicuri controveleni, per cui negli stessi secoli della Terra Sigillata, le glossopetre vengono usate come antidoto. Da questa credenza si svilupparono diversi amuleti, il più comune tra i quali è certamente quello composto, ancora oggi - benché l originale significato sia ignoto ai più - da un dente di squalo. L effettiva origine delle glossopetre era in realtà conosciuta già in età romana, anche se prima della scoperta della loro origine organica e fossile restavano avvolte dal mistero. Plinio, ad esempio, nel suo Naturalis historia, attribuiva loro origine celeste affermando che esse non nascono in terra, ma «cadono dal cielo nelle buie notti senza luna». Ignazio Giorgio testimonia che, ancora ai suoi tempi (scriveva nel 1730), uomini inesperti ritenevano le glossopetre «strali fulminei oppure saette celesti cadute con la pioggia dalle nubi», e questo per l evidente somiglianza che i fossili avevano con le punte delle frecce. Anche Giovanni Francesco Abela, Giovanni Francesco Buonamici e Giovanni Antonio Ciantar e molti altri scrittori e studiosi europei del XVI, XVII e XVIII secolo non si allontanarono molto da questa spiegazione, convinti come erano che le glossopetre, come le gemme, venissero spontaneamente generate dalle rocce e in particolar modo dalle rocce maltesi. In controtendenza l estensore del catalogo del Museo Cospiano, Lorenzo Legati, cita Stenone ed il suo De solido intra solidum naturaliter contento, ove si afferma che si tratta probabilmente di denti di Cane Cercaria, cioè pesce-cane, e che essi sono emersi con l isola dal fondo del mare a seguito di un fenomeno sismico. Per quello che concerne il loro potere anti venefico, Legati conferma che «hanno virtù simili alla terra bianca di Malta». Santo Paolo mio delle tarante Il tarantismo è un fenomeno peculiare della religiosità meridionale, circoscritto alla Puglia ed in particolare alle zone di Lecce, Brindisi e Taranto. Qui ci limitiamo a ricordare, come afferma De Martino nel suo La terra del rimorso, che il tarantismo ha rappresentato, nella specifica situazione del Sud dell Italia di ascendenza magno-greca, una forma resistenziale alla penetrazione ed all invadenza della cultura cristiana. Già dopo la conquista di Taranto, nel 280 a.c., i romani avevano cercato di reprimere il dionisismo indigeno; poi il nascente cristianesimo si era incaricato di ridurre il tarantismo ad una forma di mania, di possessione. Qui entra in gioco il ruolo «terminale» esercitato sul rituale coreutico musicale - originariamente totalmente pagano, a base di musica e ballo, sospensioni a funi ed immersioni in specchi d acqua - dalla figura di «Santo Paolo mio delle tarante», utilizzato dalla chiesa per sterilizzarne le valenze dionisiache ed amministrare la forza eversiva della possessione. Sparì con la vittoria cristiana, dice Elémire Zolla nel suo Il dio dell ebbrezza, la percezione dell identità di tragedia e commedia, lo sprofondamento nella vita animale e vegetale, per non dire nella sostanza minerale; la libertà con tutti i suoi rischi, la liberazione delle donne e degli schiavi per i giorni di Dioniso. «Come concordemente dimostrano testi e monumenti, Dionysos era il dio più importante della regione tarantina: nel corso delle dionisie tutta la città versava in stato di ebbrezza», dice De Martino descrivendo l ascendenza dionisiaca del tarantismo. Riferendosi alle pose ritratte nelle fotografie dei tarantolati, scattate in Salento nell estate del 1959, con specifico riferimento al «completamento» dell esorcismo coreutico musicale all interno della cappella di San Paolo a Galatina, lo studioso afferma che le posture: «Accennavano a una pesante storia alle spalle di questi così eccentrici personaggi, una storia che SEGUE A PAGINA 8 Pagina sinistra: in alto: scena di tarantismo, sotto: tarantolati nella cappella di San Paolo a Galatina (De Martino), in basso: Terra Sigillata su supporto ligneo, Palazzo Poggi, Bologna (foto dell autore). Pagina destra: La coppa contra veleno, Palazzo Poggi, Bologna (foto dell autore), Placentulas (pasticche) di Terra Sigilla, Palazzo Poggi, Bologna (foto dell autore) GERENZA Il manifesto direttore responsabile: Norma Rangeri acuradi Silvana Silvestri (ultravista) Francesco Adinolfi (ultrasuoni) con Roberto Peciola redazione: via A. Bargoni, Roma Info: ULTRAVISTA e ULTRASUONI fax tel e impaginazione: il manifesto ricerca iconografica: il manifesto concessionaria di pubblicitá: Poster Pubblicità s.r.l. sede legale: via A. Bargoni, 8 tel fax sede Milano viale Gran Sasso Milano tel fax tariffe in euro delle inserzioni pubblicitarie: Pagina ,00 (320 x 455) Mezza pagina ,00 (319 x 198) Colonna ,00 (104 x 452) Piede di pagina 7.058,00 (320 x 85) Quadrotto 2.578,00 (104 x 85) posizioni speciali: Finestra prima pagina 4.100,00 (65 x 88) IV copertina ,00 (320 x 455) stampa: LITOSUD Srl via Carlo Pesenti 130, Roma LITOSUD Srl via Aldo Moro Pessano con Bornago (Mi) diffusione e contabilità, rivendite e abbonamenti: REDS Rete Europea distribuzione e servizi: viale Bastioni Michelangelo 5/a Roma tel Fax In copertina: dal manifesto di «La leggenda di Kaspar Hauser» di Davide Manuli

4 (4) ALIAS I LIBRI Dardenne, umanità tragica di ROBERTO DE GAETANO* Se da soli la nostra via di accesso alla felicità è interdetta, l incontro con l altro diventa la via prioritaria per scoprire l umanità che è in noi, che ci separa unendoci, che ci unisce separandoci. La marginalità sociale dei personaggi permette ai Dardenne non tanto di affermare prese di coscienza politica dello stato del mondo, quanto di misurare nel riconoscimento sociale la necessità, fondativa, di un riconoscimento intimo. L importanza del denaro (L enfant), di una presenza al mondo che sia rappresentata da un documento d identità (Il matrimonio di Lorna), di un lavoro come entrata in una dimensione sociale (Rosetta), di una paternità ricercata, perché assente (Il ragazzo con la bicicletta), ebbene tutte queste lotte per il riconoscimento sono vane se non contemplano un riconoscimento intimo che solo l incontro d amore può determinare. Questo perché il riconoscimento amoroso è quello che permette ai soggetti coinvolti di trasformarsi e cambiare veramente, facendo sì che il carattere finito della vita non sia la condizione per vivere nella paura della morte ma per trascenderla, e trasformarla nella gioia di vivere qui ed ora, insieme a chi ci sta vicino, questo tempo di passaggio. L incontro, che è in primo luogo riconoscimento del «nulla» che ci tiene insieme, e a cui bisogna fortemente corrispondere se vogliamo trovare una via di accesso alla felicità, per sottrarci alla paura di morire come paura fondativa che spinge l umano verso la sua inumanità: «Divenire viventi è amarsi, amare se stesso e amare l altro dice Luc Dardenne, amarsi come separati. Ecco lo svelamento possibile dell affare umano!». I limiti con cui si misurano tutti i personaggi dei Dardenne, la materialità del loro operare, i dispositivi ferrei che li stringono, sono le condizioni che definiscono un soggetto vincolato, e che gli fanno immaginare una situazione immodificabile se non attraverso un azione criminale. La libertà allora emerge nel momento estremo, quando tutto sembra perso inesorabilmente: Rosetta, dopo il suicidio fallito, scoppia a piangere guardando il ragazzo che la segue e l aiuta a rialzarsi. Un pianto che è il segno del sentimento di una vita offesa, di una vita non riconosciuta, che stava per svanire sotto l incombere di una cecità ingombrante data dalla miseria, e che viene ripresa solo per la coda, accolta in un pianto che dice tutto il dolore patito con fermezza, lo sforzo fatto con tenacia, e che ritrova nel riconoscimento dell altro, insistente e partecipe nonostante tutto, il suo evento miracoloso, la sua rinascita. La stessa rinascita accompagnata dal pianto di Bruno nel finale de L enfant, o la rinascita letterale del bambino dopo la «morte» per caduta dall albero ne Il ragazzo con la bicicletta. Rinascere significa far riprendere la propria vita nel momento in cui sembrava senza via d uscita, sentire la possibilità che il cambiamento arrivi, per effetto di un miracolo, di una scoperta, di un incontro: un accordo fra un accadimento ed una disponibilità, che arrivi al momento giusto, che è (quasi) sempre un momento prima della fine. Rinascere Anticipazione del saggio incluso nel volume in uscita dedicato ai registi dell umanità marginale ma non vinta LIBRI GIAN PIERO BRUNETTA Il ruggito del leone negli anni Trenta di GIANCARLO MANCINI Ai molti astanti e curiosi che dai piedi del Colosseo si chiedevano quando mai fosse iniziata la smania d America di quel giovane, romanissimo ragazzone rispondente al nome di Nando Moriconi, Un Americano a Roma (1954) di Steno proponeva, per lui e per tutti quelli della generazione nata negli anni venti, i giorni dello sbarco americano in Italia. A questa ipotesi aveva aderito anche il Malaparte de La Pelle, in cui si accompagnava alla risalita dell esercito alleato nella penisola il propagarsi di un virus, di una contaminazione malarica che lasciava dietro di sé strascichi indelebili nel patrimonio genetico di un popolo. Per Gian Piero Brunetta la smania o malattia che fosse era iniziata molto prima, forse in concomitanza con l altra guerra mondiale o comunque nella seconda metà degli anni dieci. E proprio il percorso che porta dallo sbarco di film, divi, leggende e favole nere o rosa, fino a Nando Moriconi, dunque agli anni cinquanta, è l argomento di un libro suggestivo, ricco di immagini, copertine e volti che per tanti anni furono contornati da un alea particolare: Il ruggito del leone (Marsilio, pp. 314, Euro 25). Il leone a cui si allude è ovviamente quello della Metro Goldwyn Mayer, lo studio che forse più di tutti garantiva con la sua sterminata produzione, il cospicuo numero di divi sotto contratto esclusivo, il bisogno di spettacolo, divertimento e confezioni di gran lusso del pubblico. Interessante è seguire Brunetta nell intersezione tra la penetrazione del cinema americano in Italia e con questo anche di uno stile di vita con significa dunque scoprire in sé, per effetto dell incontro con un altro, quell umanità che ci permette di sottrarre la vita al suo essere un mero dispositivo con una fine assegnata. Le storie dei Dardenne sono eminentemente storie tragiche, fondate sulla inscindibilità del personaggio dall intreccio, e raccontano il destino di una vita capace di riscattarsi (imprevedibilmente) in un finale «commedico», dove emerge la capacità e forza che ha un soggetto, e il cinema che vuole raccontarlo, di riprendere il filo del suo percorso, quando dallo scetticismo e dalla diffidenza è capace di attivare la fiducia nel mondo e nell altro. E questa credenza nel mondo, infranto ogni schermo illusorio, peraltro debole nei personaggi marginali dei Dardenne, e superato lo scetticismo disperato di chi non si sente riconosciuto in nulla, diventa l unica possibilità per un individuo di riaprire un rapporto con il mondo e per il cinema stesso l unico reale suo compito. È stato il compito dei le vicende del regime fascista a partire dal 22, l anno della conquista del potere. È nota la passione di Mussolini verso i film americani, la costanza con cui si chiudeva nella saletta privata di Villa Torlonia, non altrettanto l organica fiducia del regime verso la penetrazione così intensiva di prodotti provenienti da oltreoceano, in un momento, la seconda metà degli anni venti, in cui la produzione italiana sprofonda a livelli comatosi, risalendo solo un decennio dopo, con la nascita di Cinecittà. Non riuscendo però più a scalfirne il ruolo egemonico nell immaginario degli spettatori/consumatori. L Italia fascista, corporativa, nazionalista, piccolo-borghese, antidemocratica e dittatoriale ben accoglieva, alla perenne ricerca di consenso internazionale ma non solo per Bresson, deirossellini, ed ora dei Dardenne che, in una versione religiosa o laica, non hanno assegnato al cinema che la sua missione più alta, non quella di illuderci su alcunché (come molto cinema hollywoodiano) né di elaborare e costruire una visione critica del presente (come in certo cinema intellettuale europeo), ma quella di tessere il filo che legal uomo al mondo, le immagini alla vita: «Missione infinita per il cineasta: far sì che il mondo sia, far sì che l uomo sia, vedendolo e facendolo vedere. La sua solitudine è maggiore che ai tempi di Pascal, e anche il suo spavento, poiché il silenzio degli spazi infiniti adesso è nello sguardo degliuomini» (Luc Dardenne). Far sì che il mondo sia, far si che l uomo sia, ma anche far sì che il cinema sia, è questo il compito più alto, la missione infinita a cui i Dardenne corrispondono, ea cui anche i discorsi sul cinema devono corrispondere, sottraendosi al flirt continuo con i brandelli di immaginario con cui un certo cinema gioca, e alla visione apocalittica che nel cinema legge questo motivo, i film di un paese multirazziale, aperto, liberista e interclassista. Una predisposizione che si sarebbe incrinata solo a partire dalla guerra di Spagna ( 36) per deteriorarsi sempre di più, fino a raggiungere casi sorprendenti quanto paradossali come quello di Marco Ramperti, l autore del celebre Alfabeto delle stelle che nel 43, diventato «zelante e livido collaboratore cinematografico della Difesa della razza», riscriverà (in Alfabeto delle stelle morte) completamente facendo diventare Errol Flynn «bello però di genere stupidotto. Rosso acceso e in politica. Ha pronunciato nei comizi di Santa Monica le più accese concioni contro l Asse», Greta Garbo «una sorta di selvaggia senza l amabilità dei selvaggi», i fratelli Marx «quattro bislacchi esagitati, deliranti pagliacci che sapete. Il surrealismo ebraico ha trovato solo i segni della fine. Inventare una storia, costruire un immagine, raccordarla con le altre, dar vita ad un mondo e farlo abitare, è questo il compito di artisti che in ogni loro passo (film o scrittura) ci riconsegnano l impegno e la gioia di questo sforzo, che è l impegno e la gioia di vivere. *Estratto dal saggio incluso nel volume «Jean Pierre e Luc Dardenne» (Pellegrini, Cosenza 2013), a cura di Alessia Cervini e Luca Venzi, L umanità «tragica» in uscita il 18 giugno. È il secondo libro, dopo Clint Eastwood, della serie «Nomi Propri», all interno della Collana «Frontiere. Oltre il cinema» (Pellegrini Editore), diretta da Roberto De Gaetano, I saggi contenuti nel libro: «Apertura» (Alessandro Canadè), «Etica» (Luca Venzi), «Grazia» (Alessio Scarlato), «Immanenza» (Andrea Inzerillo), «Lavoro» (Alessia Cervini), «Paternità» (Bruno Roberti), «Umano» (Roberto De Gaetano), «Vicinanza» (Daniele Dottorini). per mezzo loro, appartenenti appunto alla tribù, anche la via dello schermo». Ma tutto ciò neanche stavolta sortirà l effetto di allontanare il pubblico italiano da quel mondo di cartapesta che anzi diventa sempre più un agognato oggetto del desiderio, di speranze non sopite, di desideri irrelati d essere altrove che non nella sciagurata Italia mussoliniana. Un capitolo a parte lo meritano i viaggi a Cinelandia di scrittori, impresari, scout, aspiranti attori o attrici sulle orme della leggenda di Rodolfo Valentino. Da Emilio Cecchi, direttore della Cines a Corrado Pavolini a Blaise Cendrars a Fraccaroli, si cerca di capire e raccontare ogni più recondito segreto della Mecca del cinema: quanto costa noleggiare un leopardo, cosa mangia a colazione Greta Garbo, come si mantiene in forma Clara Bow, chi guadagna di più tra Charlie Chaplin, Mary Pickford, Douglas Fairbanks e Harold Lloyd, dove sono dislocate le ville più belle e come e per quali strade è possibile visitarle. Si inaugurano i famosi giri turistici che ancora oggi spopolano tra lo Strip e le colline di Beverly Hills. Ma di tutti questi cronisti, gazzettieri e fini letterati ce n è uno che stando comodamente seduto nel suo studio in Italia riesce a inventare racconti così elaborati di flirt mai consumati, fughe d amore mai nemmeno concepite, litigi e corse in auto da lasciare col fiato sospeso i lettori di ben tre riviste. E questo personaggio, l autore delle Cronache di Hollywood, non poteva che essere Cesare Zavattini, il padre di tutto ciò che sarebbe venuto dopo, quando il cinema italiano sarebbe riuscito ad imporsi al mondo intero con la forza di uno sguardo nuovo e vero anche agli americani, ai gattopardi e ai leoni. In pagina: i fratelli Dardenne, Jèrèmie Renier e Deborah François in una scena di «L enfant» (2005). Sotto: i fratelli Marx

5 ALIAS (5) Pilastro solido di un organizzazione per niente effimera, sponda ironica e leggera di un iniziativa rigorosa che faceva vivere la cultura nella città La basilica di Massenzio UN RICORDO ANGELO VITTORIOSO Comunista gentiluomo da Massenzio al paradiso dei cinefili di FRANCESCO PETTARIN È morto Angelo Vittorioso, di cancro ai polmoni ma forse anche un po di stanchezza della vita, soprattutto dopo che se ne era andata Emma, la compagna di una vita, dopo una malattia lunga e stressante che probabilmente aveva molto provato anche lui. Un vecchio penserà qualcuno e forse lo pensava lui stesso dato l appassionato cinismo con cui amava guardare la vita, quella degli altri ma anche la propria. Ma forse vale la pena di riflettere su una vicenda umana che, fuori dalle apparenze, ha contribuito alla vita della nostra città. La mia conoscenza di Angelo è durata 35 anni di cui 15 passati fianco a fianco nell ufficio di Massenzio a lavorare alla manifestazione e a commentare il mondo, per lo più a lamentarci di quella entità astratta che chiamavamo «Partito» e che tanto ha contribuito a rovinarci il fegato ben prima che avercela con la politica andasse di moda. Un esperienza così lunga e complessa non può avere una narrazione organica tanto più che il protagonista non era persona facile nel mostrarsi agli altri quasi sempre riparato da quella maschera da romano disincantato e flemmatico che nascondeva una forte e sofferta partecipazione alle cose. Cercherò di farlo prendendo a prestito dalla cultura popolare e da quella aulica una serie di titoli secondo il più spiccato stile massenziente. Il disincanto tradito. Il 68, i movimenti di liberazione delle minoranze, in primis quello delle donne, erano un esperienza forte nel suo passato e venivano vissuti con rigore, sia nell esperienza della Dae, la piccola casa di distribuzione che aveva aperto con Enzo Fiorenza, che in quella dell Aiace l associazione amici del cinema d essai di cui era uno dei fondatori e che divenne parte integrante di Massenzio, ha sempre riportato con ironia e leggerezza la necessitò di un impegno rigoroso che mettesse al centro la serietà del discorso culturale proposta, in termini un po Dada, come il suo esatto contrario, la delusione è stata costante nel vedere che ciò che era provocazione ed ironia venisse visto, proprio da quelli che avrebbero dovuto esserci più vicini, come È stato tra i fondatori dell Aiace, associazione amici dei cinema d essai, e tra gli animatori dell estate romana a Massenzio «tradimento» e superficialità. Una vita da mediano. Non amava esporsi, a Massenzio privilegiava il rapporto con i «ragazzi» del servizio d ordine e gli aspetti di tipo organizzativo piuttosto che la facciata, lo faceva schernendosi e quando più di una volta gli proposi di alternarci nella carica di presidente della cooperativa mi rispose immancabilmente «Io a trattare con quei matti del comune? lascia perdere vai tu che sembri più fumantino ma sei infinitamente più paziente di me». Gli piaceva fare da guardiano del bidone ma contemporaneamente non amava farsi mettere i piedi in testa, non per sé ma da comunista in nome del rispetto che si deve a chi sta lavorando. Ad un giornalista che non essendo venuto alla conferenza stampa di Massenzio pretendeva che gli si portasse il materiale in redazione, dopo aver pazientemente spiegato che essendo tutti noi giustappunto alla conferenza stampa non aveva persone da mandare prima del pomeriggio, quando per tutta risposta l altro affermò il tanto italiano «ma io sono il tal dei tali del tal giornale» con flemmatica precisione rispose «E io sono Angelo Vittorioso di Massenzio, se vuoi il materiale te lo vieni a prendere» e mise giù il telefono. Il dottor Jekyll e mr. Hyde. Questo suo farsi schivo, l accento romanesco vagamente strascicato, il guardare le cose con bonaria ironia, inducevano chi non lo conosceva bene a considerarlo come un buon organizzatore e niente più, soprattutto da parte di intellettuali e giornalisti ma anche di giovani ricercatori e studiosi di cinema, che seguivano quando non organizzavano essi stessi le nostre rassegne, ho visto spesso un certo sguardo di condiscendenza, come verso un simpatico zio da cui non ci si aspetta certo profondità e raffinatezza culturale, quante volte mi si sono poi avvicinati con espressioni incredule per dirmi «Ma lo sai che conosce ma lo sai che ha letto ma lo sai che mi ha suggerito» era una persona colta e raffinata che amava le battute rozze proprio perché le trovava, in alcuni momenti, le più raffinate. Robin Hood. Forse il riferimento è un poco forzato anche perché non avrebbe rubato un tovagliolino al bar, ma è l unico che trovo per esprimere il profondo fastidio, quasi il disprezzo per ogni forma di privilegio, qui stava il suo modo di essere comunista. Ricordo con affetto e tenerezza il sorriso e la faccia soddisfatta di quando raccontava il suo unico rapporto con l avvocato Agnelli: la Dae era la distribuzione di Liliana Cavani, quando la regista mise in cantiere La pelle tratto dal romanzo di Curzio Malaprte, Agnelli espresse il desiderio di vedere Milarepa uno dei film più belli della Cavani che non aveva mai visto, prima di decidere se entrare come finanziatore nel nuovo progetto, di conseguenza un pomeriggio squillò il telefono della Dae ed Angelo sentì dall altra parte una gentile e professionale voce femminile: «Pronto? Sono la segretaria dell Avvocato». (la maiuscola l ho messa io ma giurava Angelo che si sentiva tutta) «dell avvocato chi? Scusi». «Ma qui a Torino tutti sanno chi è l avvocato! L avvocato Agnelli» «Mi scusi ma a Roma ce ne sono tanti di avvocati e bisogna specificare». «Comunque l Avvocato (ancora quella maiuscola!) vorrebbe vedere Milarepa della Cavani ce ne può mandare una copia?» «Certo sono lire e le spese di spedizione a vostro carico» «Ma veramente quando l avvocato vuol vedere un film tutti i distributori ci danno la copia gratis» «Tutti i distributori tranne la Dae che è una piccola casa di distribuzione che vive del proprio lavoro, se vuole una copia queste sono le condizioni se no può sempre aspettare che esca in un cineclub di Torino ce ne sono di ottimi». A questo punto si faceva una bella risata e diceva «Avrei voluto conservare l assegno e incorniciarlo, Agnelli che paga un comunista, ma tant è era vero che quei soldi servivano a mandare avanti la baracca». Comunista e Gentiluomo. In verità questo è un falso riferimento letterario, è il titolo che avremmo voluto per il libro che editammo con Luca Sassella editore su Massimo Girotti, poi l autrice optò per «Il corpo gentile» e noi l assecondammo. Mi piace ricordarlo così: elegante senza strafare testimone al mio matrimonio. Senza patente. Con l eterna sigaretta in bocca mentre parla nelle «retrovie» con i ragazzi della sorveglianza a Massenzio, si avvicina uno strappabiglietti «Scusa Angelo puoi venire alla porta c è un signore che dice di essere un giornalista ma è senza accredito, ha alzato la voce e noi non sappiamo come fare» «Arrivo». Poi con il suo bel sorriso stampato in faccia «Mi dica qual è il problema?» «Sono un giornalista, non ho fatto in tempo a passare al giornale per prendere l accredito e qui mi fanno storie» «I ragazzi non fanno storie noi non facciamo entrare qualsiasi giornalista ma solo quelli accreditati dal nostro ufficio stampa» «Non ha capito, io sono qui per lavoro e sarebbe il colmo che dovessi pagare anche il biglietto» «Va bene non è usuale ma entri le vado a prendere un biglietto omaggio alla cassa e la signorina?» «Lei è con me» «Immagino non sia anche lei qui per lavoro e quindi deve fare il biglietto» «Certo vado subito a farlo». Poi, entrando il signore agita il biglietto pagato e apostrofa Angelo «Di questo parleranno domani i giornali» e Angelo avvicinandosi con fare suadente quasi a prenderlo sottobraccio «E immagino che diranno che siamo una massa di cafoni». «No, questo non posso dirlo» «Può, può perché io adesso la mando a fare in culo». Raccontavi sempre che un amico, ad una partita di poker in cui uno dei giocatori non avendo i soldi della puntata disse «debbo», rispose: alla parola debbo il gioco cessa come per incanto e forse la vita cominciava a doverti troppo, addio caro angelo chissà se esiste un paradiso dei cinefili in cui vedersi in pace qualche vecchia pellicola proiettata bene. UNA PESSIMA COMMEDIA ITALIANA Meditazione da viaggio. Non so come cominciare, forse megliodallo status quo, sono quia Torino ancora per pocheore nellacucinadi mia figlia Corinna che studia all'università, facoltàdi agraria, sono arrivata duegiorni fae sono venuta senzacomputer enon hocomprato igiornali inqueste 48 ore nevisto itg perchènella casadei ragazzinon c'èla tv, emolto poco web, solola nottefellini perparlare della grande bellezzaefare idovuti paragoni conla dolce vita e 8% che non tuttii ragazziavevano visto, e poicamminare e parlare dopo il lungoinverno, madre figlia, generazioni, amicidei figli, università, scuole d'arte, animazioni 3D, naturalmente prospettive, progetti, discussioni, utopiee confronti, tuttoquel che si fa quando si cercadi comunicare ilpiùpossibile cercando ipotesi positiveper loro, i pochivantaggi, la lorola prima generazioneeuropea...i mercati, l'agricoltura...passeggiando passeggiando perquesta bella cittàpulita, silenziosa, nordica incui si parlanoi milleaccenti del sud, eppure iragazzi midicono super inquinata, i quartierisi mescolanol'uno con l'altro, popolari eborghesi, liberty, da una strada all'altra, geometricamente, non so, misembrache la crisisi avverta molto meno che a Roma, ma non ho tempo per capire davvero, Corinna midice che fa moltaimpressionevedere icartelli con le fotodei ragazziscomparsi appeseper strada, i ragazziscomparsi domando? sì mi risponde. In che senso? nonso mamma ma ce nesono tanti, penso ai 250 tunisini inghiottitisenza nome dallanostra burocrazia... poi ci fermiamo dal giornalaio guardo ititoli so che devoscrivere entro domani, non sonulla diquello che succede nelmondo da 48ore, so solo della Turchia, poileggo neititoli esposti inedicola di Cucchi, emi prendeun senso dirabbia e sconforto, così forte, veramente misi rivolta lo stomacoa vivere in questo paese sempreuguale a sestesso, sempre peggio, inquesta pessima commedia che non muta mai finale epenso alla chiacchierata diieri Sorrentinoe Fellini, certosorrentino è un granderegista ma facendo idovuti paragoni linguisticie temporali misembra che il vuotodifellini fosse pieno di persone raccontateanche nelle loronullità, ilvuoto diadesso, che naturalmente corrisponde a quellocircostante, viene passatoin rassegna senzadar dignitàa coloroche del nulla sono portatori: i personaggiche sivedono passare, anche bravi comeferilli everdone, ma sidileguano piùvelocidei sogni, sarà questionedi linguaggio, dicapacità di concentrazione, lentezza evelocità, superfice e profondità... rimane lo sconfortodei titolidei quotidiani che mi riportaa questo immobilismopiduesco realizzato erappresentato da questo governoricattabile, da questipersonaggi che decidonodelle nostre sorti, anche in casodivita o dimorte comeper Cucchi, questa commediacciadelpotere italiano percui se bisognava riformare la legge elettoraleprima d'ognialtra cosaora si parla solodipresidenzialismo, un paesein cui «separla se magna ese crepa». Poi penso a qualcosa dipositivo domanisera a Romasiproietta al Valle occupato un documentario opera prima difederico Nerisu Antonello Nericompositore contemporaneofolle e genialenonchè suo genitore. Bene! Un giovane che ha trovato coraggio edeterminazione per autoprodursi... bene... certovive e studia a Berlino... infatti propriodiquesto parlavamodel vantaggio disentirci europei... infuga da qui... meditazioni da viaggio.

6 (6) ALIAS DALLA RUSSIA IL NUOVO VIDEOGAME «METRO LAST LIGHT» Sopravvivenza sotterranea e postapocalittica di FEDERICO ERCOLE Alcuni videogiochi possiedono la coralità di un grande libro. Sono pochi, ma tra questi c è Metro 2033 e il suo seguito stupefacente, Metro Last Light. Si possono trascorrere minuti assistendo ai dialoghi degli abitanti di questo sotterraneo mondo post-apocalittico, ipnotizzati dalle loro parole e dai loro gesti. Momenti opzionali, che un giocatore frettoloso può trascurare, perdendosi così molte delle emozioni e delle sorprese che i giochi riservano. Il merito di questa trasfigurazione letteraria del videogioco si deve all autore della sceneggiatura, lo stesso che ha scritto l epico romanzo Metro 2033, che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e ha ispirato altri scrittori a continuarlo e a variarlo: Dmitry Glukhovsky. Abbiamo Intervista a Dmitry Glukhovsky, scrittore, reporter specializzato in politica estera, autore di 18 romanzi da cui ha tratto le sceneggiature di Metro 2033 e il nuovo Metro Last Light incontrato lo scrittore moscovita in occasione del lancio di Metro Last Light, dove ha risposto alle nostre domande. La letteratura russa del XIX secolo ha influenzato la sua opera e il suo stile? La cosa curiosa è che io non ritengo di appartenere alla scuola classica della letteratura russa. Inoltre anche se esiste una fantascienza russa mi sento un po estraneo ad essa. Gli scrittori che più mi hanno ispirato e influenzato sono occidentali. Qualcuno è latino-americano. Come Borges o Marquez. Poi ci sono i tedeschi come Remarque. E Kafka. Tra i russi voglio citare Bulgakov e Platonov. Io mi considero una miscela, sono il prodotto di tutti questi autori. Adesso per esempio sto leggendo R. R. Martin, le sue Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, e mi stanno davvero piacendo molto. La gente che legge i miei libri afferma di percepirvi un sentore «russo». D altronde ho studiato in una scuola russa, con un programma dedicato alla letteratura russa: Tolstoj, Dostoevskij, Cechov; questi scrittori fanno parte della mia formazione e quindi sono imprescindibili. Ma la mia ambizione e creare qualcosa di nuovo, che sia d ispirazione per nuovi scrittori. Questa è la vera sfida. Il suo rapporto con i videogiochi? Ho 33 anni, quindi ho iniziato a videogiocare quando ne avevo circa 10. Prima con le console Nintendo, poi sul computer a giochi come Wolfenstein e Prince of Persia, giochi «primitivi», prima che diventassero serie di grande successo. Sono un giocatore, o ero un giocatore. Ho giocato durante tutti gli anni della scuola e durante l università. Ecco perché i miei risultati non erano così brillanti, perché quando preparavo un esame passavo ore a giocare a Fallout! Adesso non gioco quasi più, l unica eccezione è Civilization perché sono un fan di vecchia data di questa serie. Quindi non posso più definirmi un videogiocatore. Ho scritto Metro non perché diventasse un videogioco, non saprei neanche come si scrive un videogioco! Eppure ha sceneggiato i due videogiochi. Qual è la differenza tra scrivere un romanzo e sceneggiare un videogioco? Scrivere un videogioco è un scienza vera e propria. Io non la conosco. Quindi ho deciso di trattare la sceneggiatura dei videogame come se stessi scrivendo un libro, o un film. Ho strutturato la storia come se fosse l intreccio di un film e ho scritto i dialoghi con la stessa serietà e libertà che utilizzo per i miei romanzi. Nei film è difficile trattare certi argomenti, perché poi la gente non li va a vedere. Invece i videogiocatori sono un pubblico desideroso di contenuti forti e maturi. Un tempo questi erano adolescenti affamati di sesso che volevano solo andare in giro e sparare a ogni nemico. Ma i videogiocatori sono cresciuti, sono passati venti anni, e richiedono dei videogame che siano cresciuti con loro, con delle storie che possano coinvolgerli ed appassionarli con una diversa profondità. Non crede che una delle cose più interessanti per uno scrittore che lavora ad un videogioco sia scrivere tutti i dialoghi dei personaggi secondari? È un lavoro che prendo molto seriamente. Ho creato così tante storie per questi personaggi che non ci stanno nemmeno tutte nel gioco. La mia idea personale è che se devi convincere qualcuno che il mondo in cui gioca sia vero allora non si devono trattare questi personaggi solo come modelli in 3d o involucri di nulla dall aspetto di uomini e donne. Bisogna trasformarli in esseri umani e così gli ho date speranze, paure, nostalgia, odio e amore. Storie, affinchè ci si possa dimenticare che non sono veri. Cosa ne pensa della Russia di oggi? È assolutamente chiaro, la Russia di oggi è un teatro delle marionette. C è un palco dove viene rappresentato lo spettacolo dei burattini, con i partiti politici, le elezioni e i governi. Ma il vero spettacolo è dietro il palco. Quello che succede veramente è che c è un gruppo di persone che ha usurpato il potere e sta rubando le risorse energetiche. Stanno trattando la Russia non come uno stato ma come la loro fattoria privata o la loro corporazione, senza idee nê motivazioni, solo per spremerla il più possibile e mettersela in tasca. È solo per il caso che siano al potere, non per i loro meriti. Non si meritano i ruoli che occupano, li hanno usurpati. Sono stati messi lì da qualcuno. Sono gli amici, di amici, di amici, di amici che governano la Russia, non ci sono veri politici. Il resto è solo uno spettacolo che non ha nulla a che vedere con la vera politica, è solo uno spettacolo per distrarre la gente dai problemi reali. Stiamo andando indietro nel tempo, in una fusione tra Unione Sovietica e medioevo. Non è affatto un meraviglia! Sta scrivendo un nuovo romanzo? Si intitola Futuro e racconta di un mondo dove le persone non invecchiano grazie all ingegneria genetica, così restano giovani per sempre e la Terra è sovrappopolata. La società cambia completamente perché quando il corpo è sempre giovane non si ha più bisogno di un anima, di avere figli o una famiglia. Ma l essere umano si può considerare ancora umano? Credo che nella realtà stiamo andando proprio in questa direzione. Si stanno facendo esperimenti sui ratti che ne allungano la vita a dismisura. Credo che la nostra generazione sarà l ultima a morire.

7 illustrazioni da Metro Last Light. a destra, copertina del libro di Giovagnoli: «Cross-media» ALIAS (7) RECENSIONE METRO LAST LIGHT Iridiscente notte radioattiva di F.E. La pioggia macchia di grigio il vetro già opaco di una maschera antigas, è acqua sporca e letale che cade dalle nuvole nere sospese sui ruderi di Mosca; è il rigurgito radioattivo delle polverose nubi di una catastrofe definitiva. Malgrado lo sporco e le macchie di sangue mutante, residuo ematico di un ratto abnorme appena eliminato con un fucile a canne mozze, ciò che si vede toglie il fiato: ricordi di una metropoli massacrata dalle bombe atomiche, fantasmi di architetture affogate nella melma, scheletri metallici di automobili dilaniate in macabre fantasmagorie di lamiere arrugginite. Ci sono anche dei cadaveri, che giacciono come fiori raccolti e poi gettati via a marcire sul fango malsano e sotto gli alberi bruciati. Se premiamo un tasto del controller potremmo pulire il vetro della maschera antigas ma non importa, perché la sporcizia che contamina il nostro sguardo in soggettiva aggiunge colore alla visione del panorama. Alla fine il fiato ci manca davvero, il filtro della maschera è quasi esaurito, se sostiamo ancora rischiamo il game over per soffocamento. Inoltre bestiali gorgoglii ci suggeriscono che i topi mutanti si stanno radunando per attaccarci nuovamente. È meglio proseguire. Metro Last Light, il videogame seguito del romanzo Metro 2033 e del gioco omonimo, uscito per Playstation 3, Xbox 360 e PC, offre numerosi momenti di pura contemplazione della rovina e ci consente di fermarci, per qualche tempo, prima che sia troppo tardi, per ammirare orizzonti russi vetrificati e paludosi, cimiteri di edifici illuminati dalle tinte sinistre e innaturali dell iridescente notte radioattiva. La cura nella rappresentazione dello sfacelo e l amore riposto nel disegno dell apocalisse sono solo due dei tanti meriti di questo videogame sviluppato tra mille difficoltà dal team ucraino di 4A Game; un videogioco sopravvissuto al fallimento di THQ come i suoi personaggi lo sono alla terza guerra mondiale. Gli esterni moscoviti sono un territorio alieno per l umanità superstite che continua la propria esistenza tra i tunnel e le stazioni della labirintica metropolitana di Mosca. È tra gallerie e avamposti caotici che si svolge la maggior parte di Metro Last Light, un gioco che può illudere di essere uno sparatutto ma che non lo è, perché richiede di essere giocato con lentezza affinchè possa essere goduto e apprezzato come merita. Potremmo affrontarlo di corsa, sparando e correndo, tuttavia così non incontreremo gli abitanti di questo mondo sotterraneo e non ascolteremo i loro racconti strazianti e patetici, che li trasformano in persone «vere». Metro Last Light possiede una strabiliante «letterarietà» e giocarlo di fretta è come leggere un romanzo saltandone le pagine per arrivare al finale. Scritto da Dmitry Glukhovsky, lo scrittore del romanzo, questo viaggio virtuale verso l utopia di una salvezza impossibile non solo raccoglie la perizia narrativa dell autore nell inventare microstorie e caratteri, ma trasforma le sue visioni di carta in immagini elettroniche, esaltandone la ricchezza di dettagli. Che vaghiate per un tunnel allagato al chiarore di muffe fosforescenti o percorriate claustrofobici e oscuri cunicoli ostacolati dalle ragnatele appiccicose di ragni grotteschi, il senso d avventura e di scoperta non cessa mai di essere alimentato da orrori e strane meraviglie. Oltre alle terrificanti mutazioni ci sono gli ancora più spaventosi esseri umani che ripristinano nel nuovo mondo della metropolitana le abominazioni politiche del passato, sudice e violente dittature che dimostrano l eterno ritorno di ogni idiozia. Gioco «russo» in tutto e per tutto, come può essere russo l adagio della quinta di Shostacovic o un fotogramma di Dziga Vertov, Metro Last Light è un altra delle tante, inaspettate, ultime grandi luci che stanno brillando sul cielo ormai quasi buio del tramonto di questa generazione di videogiochi e di hardware. Elogio della lentezza in questo gioco che prevede anche la contemplazione della rovina, le confessioni dei personaggi LIBRI Giovagnoli racconta il mondo Transmedia di FRANCESCO MAZZETTA «Cross-media»? «Transmedia»? Qual è il termine più appropriato per qualificare le narrazioni che travalicano un singolo medium e si esprimono contemporaneamente su molteplici media? Pensiamo all'esempio cardine: Star Wars che nasce come opera cinematografica per contaminare progressivamente e programmaticamente gli altri media non solo con operazioni di «merchandising» ma con vere e proprie storie che vanno ad integrare/completare la «vulgata». Il dubbio sul termine nasce dagli ultimi due titoli di uno dei massimi esperti italiani della materia: Max Giovagnoli. Cross-media è infatti intitolato il suo volume del 2009 e Transmedia quello uscito da poco (pubblicati da Apogeo), ma entrambi dedicati allo stesso argomento. Il dubbio lo chiarisce lo stesso Giovagnoli con la preferenza recente degli studiosi per l'ultimo. In particolare il volume del 2013 è estremamente utile a chi voglia allestire un progetto transmediale ai fini soprattutto della promozione/marketing, anche sotto il profilo del «media activism». Il problema è che Giovagnoli nega che questo sia l'unico fine del suo testo, ed in particolare in Cross-media si addentra in una disamina anche da un punto di vista «artistico». Ma, se già rende perplessi la scarsa cura - come si può su entrambi i volumi portare come esempio cardine di progetto cross/transmediale il lancio pubblicitario per il film Dark Knight e poi sbagliare su entrambi il nome di uno dei principali «villain»: Harley Dent al posto di Harvey Dent? -, quello che a Giovagnoli non riesce assolutamente è spiegare il meccanismo o la ragione per cui una narrazione possa trasferirsi da un media non interattivo (la letteratura, il cinema) ad un media interattivo (come ad esempio i videogiochi) e viceversa: cosa fortemente contestata dai ludologi. Eppure proprio il caso di Dark Knight poteva essere estremamente utile per approfondire la questione: il protagonista, Batman, è stato creato nel 1939 per i fumetti e da allora ha visto innumerevoli reinterpretazioni letterarie, televisive, cinematografiche, videoludiche, ecc. Un altro fenomeno transmediale che Giovagnoli non prende in considerazione in nessuno dei due volumi è quello di Metro 2033.Nato in rete dove l'autore, il russo Dmitry Glukhovsky ha inizialmente pubblicato il suo romanzo, ben presto si è sviluppato non solo in una pubblicazione cartacea, ma in un vero e proprio universo anche transmediale, grazie alla ripresa del tema della sopravvivenza umana dopo l'olocausto nucleare nei recessi della metropolitana moscovita da parte di altri autori non solo russi e alla trasposizione del romanzo in due videogiochi di cui il secondo, l'appena uscito Metro Last Light, riprende le vicende di Metro 2033 esattamente dalla sua conclusione e seguendone in maniera fedele i meccanismi narrativi dove il seguito scritto da Glukhovsky si focalizzava piuttosto su personaggi secondari del primo volume. In Metro Last Light (sviluppato come il precedente da 4A Games, con un ottimo motore grafico creato internamente, e distribuito da Koch Media per PC, PS3 e Xbox360) torniamo a seguire le vicende di Artyom dopo che ha distrutto il nido degli orrendi «tetri» solo per scoprire che ad essi era legata la sopravvivenza del genere umano sulla terra devastata dalle radiazioni. Ma forse non tutti i tetri sono stati uccisi e la nuova missione di Artyom è verificare le dicerie sull'avvistamento di un cucciolo della specie. Come nel romanzo Artyom dovrà imbarcarsi in una complessa e pericolosa peregrinazione all'interno della metropolitana moscovita trasformata in microcosmo autosufficiente e la ricerca del cucciolo tetro si trasformerà progressivamente nel tentativo di salvare la gente della Metro da una guerra suicida tra le opposte fazioni di redivivi comunisti contro nazisti. Il tutto senza farsi mancare escursioni tra le mutazioni del mondo esterno o tra le allucinazioni e le perversioni annidate nei tunnel. Metro Last Light dimostra come una narrazione transmediale possa efficamente trasferirsi da un media non interattivo ad una altro interattivo per definizione senza perdere il fascino che l'ha resa un successo, anzi aggiungendo carisma con la capacità di trasferire sul lettore/giocatore in prima persona (come per Metro 2033 infatti abbiamo di fronte uno sparatutto in prima persona) la sensazione di profonda inadeguatezza del protagonista di fronte al mondo ed ai pericoli che deve fronteggiare. Davanti alla capacità di tradurre efficacemente da un genere all'altro una narrazione avvincente e complessa come capita per la saga di Metro 2033 rimane muta la pur ricca dotazione di strumenti fornita da Giovagnoli (che espressamente e ripetutamente sottolinea l'accessibilità e la semplicità delle trame per i progetti transmediali). Last Light dimostra quindi come il transmedia non sia affare esclusivo degli addetti del marketing ma una modalità espressiva che ha bisogno di strumenti nuovi e più complessi di quelli che il marketing o le teorie letterarie o cinematografiche mettono attualmente a disposizione.

8 (8) ALIAS FUMETTO MILITANTE COLOMBIA GRAPHIC NOVEL «LOS ONCE» El Holocausto, giorni di terrore in Colombia Ventotto anni dopo i giovani fumettisti Andrés Cruz, José Luis e Miguel Jiménez raccontano il massacro di un giorno di novembre, con undici desaparecidos di FABIO BOZZATO Mentre è in corso, tra il governo e la guerriglia delle Farc, il più serio tra i negoziati di pace finora tentati, in Colombia un fumetto riapre una delle pagine più dolorose della sua storia. O, meglio, un fumetto e due colpi di scena giudiziari. Los once, gli undici: così si chiama il cómic, tanti (forse) sono i desaparecidos (quasi) ufficiali di un tragico giorno di novembre del Tutti lo conoscono come el Holocausto. L allora formazione guerrigliera M-19 assalta il Palazzo di Giustizia. Un'azione spettacolare nel cuore di Bogotà, di fronte al Congresso e ad un isolato dalla residenza presidenziale. Solo che nel giro di 28 ore, l'esercito lo riconquista in un bagno di sangue. Due giorni di terrore, ma anche di silenzi e di sparizioni. A tutt'oggi, 28 anni dopo, nemmeno sul numero di vittime si concorda, ci si rinfaccia le responsabilità e si tentenna sui desaparecidos: 11 infatti, tra ostaggi e guerriglieri, usciti vivi dal palazzo, sarebbero scomparsi nel nulla, anche se per lo Stato solo due persone mancano all'appello. Segreti e bugie, in questa vicenda si moltiplicano. Andrés Cruz, José Luis e Miguel Jiménez, che all epoca avevano due o tre anni e che di professione fanno gli illustratori, hanno pensato che la memoria bisogna affrontarla. Così è nato Los once. Ricorda a prima vista il Maus di Art Spiegelman: anche qui i protagonisti sono dei roditori che devono sopravvivere alla tragedia. Ma non ci sono dialoghi, le strisce hanno tratti veloci e di grande poesia visiva. Il terrore di Stato appare sotto forma di lupo feroce. I corvi rinviano agli assalitori. Emoziona l atmosfera e colpisce la maestria con cui viene ricostruita. «Ci è sembrato un buon modo per arrivare ad un pubblico molto vasto, soprattutto giovane e anche internazionale ci racconta José Luis Jiménez Su quei fatti si scontrano pezzi di verità e posizioni ideologiche. Noi volevamo creare uno spazio di riflessione, pubblico e partecipato». Interamente auto-finanziato via crowdfunding, una raccolta di micro-finanziamenti web su una piattaforma tutta colombiana (La Chévre), il fumetto è stato lanciato nei giorni scorsi dalla crew, che si chiama Sharpball, con la diffusione di una applicazione da scaricare gratuita. Un'iniziativa senza precedenti, che sta facendo discutere il paese sudamericano e che ha il supporto dell associazione di familiari delle vittime: «a loro ci siamo avvicinati delicatamente aggiunge Jiménez costruendo fiducia ed offrendo responsabilità e rispetto». Il progetto editoriale, per di più, arriva a poche settimane da due fatti giudiziari che hanno riportato el moderati arabi < > I militanti sahrawi duramente condannati per le manifestazioni di Gdeim Izik, sono stati ricordati in Venezuela. «Festeggiamo i 40 anni di lotta del Polisario denunciando le brutali violenze di Rabat nel Sahara Occidentale». holocausto sulle prime pagine dei quotidiani colombiani. Uno viene dalla Corte interamericana per i diritti umani, cui si sono appellati contro lo Stato i familiari delle vittime. Solo che l'avvocato incaricato dallo Stato è stato costretto a dimettersi cinque giorni prima che scadesse il termine per depositare gli atti, si dice minacciato, forse da settori delle forze armate. E il nuovo legale? Lui ha presentato un dossier in cui si respinge qualunque responsabilità e si nega che sia mai scomparso qualcuno quel giorno. Una mossa shock, controcorrente rispetto a tutte le ricostruzioni, compresa quella della Commissione per la verità del Mentre il Governo affrontava la Corte interamericana, un tribunale di Bogotà emetteva la prima sentenza, dopo quasi tre decenni, contro il commando dell'm-19, comminando 28 anni a 8 persone. A fare più scandalo, in realtà, è che tra di loro figura Irma Franco, proprio una di quei desaparecidos mai riconosciuti. La tivù l'ha ripresa quel tragico giorno del 1985, mentre usciva trascinata dai soldati. E chissà in quale fossa comune è finita. «Quel massacro è l'emblema dell'infinito conflitto colombiano», ci dice amaro Sigifredo Leal Guerrero, antropologo, che sulla vicenda sta concludendo una ricerca all'università di Francoforte. Anche lui, al tempo, aveva 4 anni. «Il problema dice - è comprendere perché la Colombia non sia in grado di fare i conti con quei fatti». Allora, bisogna ritornare alla mattina del 6 novembre 1985, quando 35 militanti dell'm-19 fanno irruzione al Palazzo di Giustizia, un grande e cupo edificio nella centralissima Plaza de Bolivar. Entrano sparando per neutralizzare le guardie, prendono in ostaggio 350 persone, tra cui l'intera sessione di alti magistrati e tutti gli impiegati. Il presidente Belisario Betancur rifiuta qualsiasi mediazione e dà subito il via all'assalto da parte dell'esercito. «La guerriglia colpiva al cuore del potere giudiziario dello Stato e in piena capitale ci spiega Leal Guerrero La classe media urbana per la prima volta vedeva in tivù e dal vivo il terrore». E scioccante è l'immagine di un blindato che sale la gradinata del palazzo e sfonda il portone principale a cannonate. È un massacro. Verranno trovati 94 corpi. Poi l'incendio. Prima che l'edificio diventi un cumulo di macerie, cominciano ad uscire delle persone. Sono accompagnate dai militari fino ad una caserma. C'è chi resta vivo e chi scompare per sempre. Tra quest'ultimi c'è Irma Franco. Ma c'è anche chi, tra i vivi, viene trovato morto il giorno dopo con un colpo di pistola alla testa: è il caso di Carlos Horacio Urán Rojas, magistrato in vista per le inchieste sulla guerra sporca e gli abusi dei militari. «Abbiamo sempre vissuto in una democrazia bonapartista dice l'antropologo E i militari hanno ancora una grande influenza. All'epoca hanno risposto alla sfida, con un'operazione di terrore di Stato esorbitante. E anche un po' classista: tra i desaparecidos ci sono tutti e 7 i lavoratori della caffetteria e il gestore, forse sospettati di essere complici dei guerriglieri, solo perché poveri». Tra chi guidava le operazioni, c'è il colonnello Alfonso Plazas Vega. Non il più alto al comando, ma l'unico a finire condannato da un tribunale, assieme ad un altro militare, Jesús Armando Arias Cabrales. Orgogliosi del loro compito, «in nome della lotta al comunismo e della supposta incapacità dello Stato democratico a farvi fronte sottolinea Leal Guerrero È la stessa meta-narrazione dei militari golpisti argentini e cileni: tutti loro dipingono la giustizia come un atto di umiliazione pubblica e di vendetta delle loro vittime di un tempo, dei comunisti infiltrati nello Stato». Da qui forse è precipitata la sentenza contro Irma Franco e i fantasmi dell'm-19. E, magari, così si capisce perché ci siano pezzi di istituzioni che ancora non vogliono ammettere alcuna responsabilità. Per questo, il successo de Los Once assume un valore tanto esplosivo nel Paese, dove il potere finisce interrogato da un cómic e da una banda di giovani fumettisti. In pagina: copertina e tavole di «Los once» SEGUE DA PAGINA 3 segnalava in qualche dove, in un quando e in un come, determinate battute d arresto del processo di espansione della civiltà cristiana». Fondamentale, a questo punto, l affermazione che i tarantolati, o meglio le tarantolate, data la maggioranza del genere femminile all interno di questa forma di «possessione», sono assimilabili alle menadi, alle baccanti dionisiache, alle coribanti; insomma «a tutti quei fenomeni che nel mondo antico partecipavano a una vita religiosa percorsa dall orgiasmo e dalla mania». E certo la chiesa cattolica non poteva che respingere in toto la figura della tarantolata-menade, della donna libera e ribelle all autorità maschile e, di conseguenza, proprio secondo i dettami di San Paolo stesso, a Dio. Infatti, seguendo la gerarchia stabilita dall Apostolo delle Genti nella prima lettera ai Corinzi: Dio è il capo del Cristo, e questi è il capo dell uomo, mentre il capo della donna è l uomo, onde la donna «riflette Dio attraverso la mediazione dell uomo». Questa gerarchia, oltre a giustificare la predominanza del principio maschile e patriarcale all interno della comunità cristiana, spiega il perché l uomo può stare a capo scoperto durante le assemblee liturgiche, mentre la donna deve coprirsi il capo come segno della sua soggezione a Dio attraverso la sua soggezione all uomo. Possiamo ben immaginare cosa potesse significare, per l ordine simbolico vaticano, e non solo, una chioma libera, come quella delle menadi-tarantolate, a maggior ragione mentre i lunghi capelli scomposti fluttuavano nell aria ondeggiando al ritmo indiavolato della tarantella. Addirittura, come riferisce il medico De Raho nelle sue osservazioni dirette: «Le inferme sono discinte, hanno capelli sciolti, arruffati e non si preoccupano della nudità che spesso mostrano». Il ruolo di San Paolo nel «lento processo di disgregamento del tarantismo», come dice De Martino, nasce circa nel 700 con la cappella a lui dedicata in Galatina, con annesso pozzo di acqua miracolosa. L antefatto fa riferire il tutto ad una supposta presenza del Santo in terra d Otranto, di cui non vi è nessuna evidenza storica a sostegno, se non la fede popolare. Dunque, verso la prima metà del 700 vi era in Galatina una Casa di San Paolo, riferisce ancora De Martino, con un pozzo di acqua miracolosa presso il quale i tarantolati venivano portati a bere per ricevere la grazia e così guarire. In quegli anni erano presenti numerosi sanpaolari, che naturalmente pretendevano di discendere dalla stirpe del Santo. Nel 1752 Don Nicola Vignola acquista il comprensorio ed erige l attuale cappella, con il piccolo altare sul quale campeggia il dipinto del Santo circondato dalle serpi, con annesso il pozzo di acqua miracolosa. Sino alla prima metà dell 800 è questa l attrazione che lega il culto del Santo ai tarantolati, essendo l acqua rinomata per curare il «morso reale» di animali velenosi: serpenti, scorpioni e tarante. Lentamente, sotto la spinta della chiesa e delle istituzioni secolari, l esorcismo originario viene, dapprima completato da un passaggio alla cappella di Galatina, poi totalmente sussunto in esso sino a «disgregare il tarantismo in una serie di grotteschi ibridismi senza avvenire, e soprattutto in una serie di crisi senza orizzonte». Trasportato nella cappella, amputato dell esorcismo musicale e di tutti i simbolismi di evocazione e di deflusso che in quell esorcismo entravano in azione, il tarantismo si spogliava in questo modo di ogni dignità culturale, di ogni efficacia simbolica, e recedeva al livello di singoli episodi morbosi. E così l Apostolo delle Genti, fattosi semplice esorcista con i tarantolati, ha oramai perso l immenso ardore apostolico di quel ut omnes facerem salvos che un tempo emanava anche dalla Terra Sigillata Sancti Pauli.

9 COPPA DEI CAMPIONI SPORT Il dominio di Real Madrid e Benfica, espressioni dei regimi fascisti europei, tra gli anni Cinquanta e Sessanta In pagina: manifesto dell incontro Real madrid-benfica 1962, Di Stefano, Eusebio festeggia dopo la finale del 62 nella Coppa dei campioni contro il Real Madrid, Il Real vince nel 59, Puskas con la maglia del Real Madrid ALIAS (9) di PASQUALE COCCIA La finale di Champions League tutta tedesca ha sancito in Europa a livello di club la fine della supremazia delle squadre spagnole Barcellona, in particolare, ma anche il solito Real Madrid. Quando la massima competizione calcistica europea tra club si disputò per la prima volta nel campionato e si chiamava Coppa Campioni, si impose una supremazia ispano-iberica, rappresentata dal Real Madrid e dal Benfica, che conquistarono il trofeo per sette anni di seguito. Le due squadre erano espressione delle uniche dittature fasciste d'europa, quella di Francisco Franco Bahamonde e di Antonio De Olivera Salazar. In questi paesi, dove sopravvivevano i residui fascisti del Vecchio Continente, il calcio aveva la sua importanza, era pane quotidiano per le masse e strumento di controllo da parte di due irriducibili anticomunisti. Real Madrid e Benfica rappresentarono il fiore all'occhiello, la faccia presentabile dei due dittatori all'europa. Fu durante la Guerra Civil combattuta tra il 1936 e il 1939, che il Real Madrid si trasformò nella squadra del regime, quando tra febbraio e giugno del '37 la federazione calcio spagnola si divise in due parti, una repubblicana, che da Madrid si trasferì a Barcellona, città simbolo delle forze popolari e delle brigate internazionali, l'altra a San Sebastian, luogo dei golpisti di Franco. La Spagna era spaccata in due sia sul fronte politico sia su quello calcistico. In questo clima, il presidente del Barcellona Ioseph Sunyol, repubblicano e indipendentista, venne assassinato da un gruppo armato di nazionalisti guidati da Sanchez Balzquez. Il Real Madrid, anche se per poco, rimase nelle mani dei repubblicani, infatti il suo presidente Rafael Sanchez Guerra, rimasto fedele alle truppe del Frente Popular, fu destituito, arrestato e torturato nel 1939, mentre il suo tesoriere venne assassinato dai franchisti. Il passaggio di mano avvenne presto e alla presidenza del Real Madrid si insediò Santiago Bernabeu, al quale oggi è dedicato lo stadio dove gioca il Real, anticomunista viscerale e franchista della prima ora, prese parte alla conquista di Cuenca. Dopo la fine della Guerra Civil e la sconfitta delle forze repubblicane, Bernabeu, insediò un comitato per bonificare i vertici del Real, che a partire dalla prima edizione della Coppa Campioni, rappresentò il braccio sportivo in Europa di Francisco Franco. Acquistò La dittatura del calcio la stella del calcio ungherese Puskàs, che dopo l'intervento militare sovietico del 1956 e i carri armati a Budapest, emigrò a Madrid, dove Santiago Bernabeu gli garantì lauti guadagni. Puskàs, divenne paradossalmente il simbolo della «libertà» del regime franchista in chiave anticomunista, e insieme all'asso argentino Di Stefano contribuì alla supremazia del Real nel calcio europeo. A contrastare il dominio spagnolo in Coppa Campioni fu il Benfica, squadra del dittatore Salazar, a capo del Portogallo dal 1932 al 1974, quando la «rivoluzione dei garofani» lo fece cadere. Il Benfica si impose per le prodezze di due campioni provenienti dalle colonie come Eusebio e Colunha, la cui presenza nella squadra portoghese consentiva a Salazar di sostenere che vi era un'unica grande nazione e che non vi erano differenze tra portoghesi e indigeni delle colonie, dove venivano trasmesse le partite. Ecco quanto riferisce lo scrittore Antonio Lobo Antunes, giovane tenente medico dal 1970 al 1975 in Africa: «Quando in Portogallo giocava il Benfica, noi appendevamo gli altoparlanti a tutto volume, fuori dagli accampamenti. Era un modo per far sentire la radiocronaca ai guerriglieri del movimento di liberazione, tifosissimi del Benfica, la cui stella era il mozambicano Eusebio. I combattimenti allora si interrompevano per 90' e dalla selva non si udiva neppure un fruscio. Finita la partita ricominciavamo a spararci e l'intensità del fuoco dipendeva dal risultato». Il Benfica si impose in Europa e contese più volte la Coppa Campioni al Real Madrid. Certo, in quegli otto anni, tra il 1955 e il 1963, passava dai fascisti ai fascisti, dalla Spagna di Franco al Portogallo di Salazar. Se in Spagna gli oppositori al regime di Franco tifavano per il Barcellona e l'athletic Bilbao, squadre che incarnavano l'indipendentismo catalano e il separatismo basco, in Portogallo le simpatie calcistiche degli antisalazariani erano volte all'acadèmica di Coimbra, club assurto nel 1969 a simbolo delle rivolte degli studenti portoghesi contro Salazar. La squadra dell'acadèmica quell'anno arrivò a disputare la finale di Coppa del Portogallo proprio contro il Benfica. Per timore di proteste quel 22 giugno SCUOLA GESTIONE DEL TEMPO LIBERO Campus estivi, l alternativa èinpalestra di P. C. Oggi finisce la scuola per circa 7 milioni di studenti. Una liberazione, che pone fine alle ultime interrogazioni, alle notti insonni per ripassare tutto il programma, agli esiti incerti degli ultimi compiti in classe. Da domani, a parte gli studenti impegnati negli esami di terza media e dell'ultimo anno delle superiori, per i quali si prospetta una coda di studio, saranno liberi di dormire qualche ora in più, di vedersi tra amici la sera, di farsi qualche spensierata partitella al pallone. Finiti i primi giorni di meritato riposo per molti ragazzi si pone il problema del che fare. Per i genitori dei più piccoli, quelli delle elementari e delle medie, c'è l'annosa questione del dove Salazar ordinò di non trasmettere la partita in televisione e il presidente fantoccio della repubblica, l'ammiraglio Americo De Deus Rodrigue Tomas, rinunciò a effettuare le premiazioni. L'Acadèmica si arrese solo ai supplementari con il risultato di 2 a 1. Dopo cinque anni di predominio del Real Madrid dal 1955 al '60 e i seguenti due del Benfica, la dittatura franco-salazariana nel calcio europeo si interruppe cinquanta anni fa, il 22 maggio del 1963, quando il Milan a Wembley sconfisse 2 a 1 il Benfica (due goal di Altafini e uno di Eusebio). Quella sera di maggio fu ritenuta il 25 aprile del calcio europeo, secondo la tesi contenuta nel libro Poi Milan e Benfica. Milano che fatica (Sedizioni, euro 13) scritto da Sergio Giuntini, storico dello sport e Claudio Gregori, giornalista della Gazzetta dello Sport. Certo vent'anni dopo a prendere in mano la squadra rossonera fu Berlusconi, che trasformò il Milan in una squadra vincente in Italia e in Europa, al pari del Real di Franco e del Benfica di Salazar. Quel Milan è stato la prima tappa del lungo percorso calcistico-politico del ventennio berlusconiano, certo meno cruento, ma molto vicino agli intenti di Franco e Salazar. Da domani 20mila strutture scolastiche resteranno chiuse. Un suggerimento piazzare i figli per non lasciarli soli in casa. Spesso si scaricano sui nonni, che se pur dettati dall'affetto verso i nipotini non sono in grado di gestire il tempo libero dei bambini per un'intera giornata, altri finiscono dritti davanti alla tv a sorbirsi dvd per ore, la soluzione più comoda e la più economica, i bambini per incanto restano muti e immobili. A supplire il vuoto ci sono fameliche agenzie che ti offrono il tutto compreso, camp estivi per una due o tre settimane. I prezzi variano dagli 800 ai 1500 euro a settimana per giocare a pallavolo, a tennis, a pallacanestro, a calcio lontani da casa presso centri sportivi con annessi alberghi dove i ragazzi vengono stipati in sei-otto per camera. A volte quei genitori che non hanno alcuna scelta, si affidano a queste agenzie e sono costretti a sborsare cifre che nel loro piccolo incidono sul bilancio familiare, in particolare quando hanno più figli. Certo non vi sarebbe alcun bisogno di andare a centinaia di chilometri da casa per giocare a pallavolo o praticare uno sport, è possibile farlo vicino casa e a prezzi davvero modici. Come? Aprire le scuole agli studenti durante il periodo estivo. In Italia vi sono circa 20mila palestre, che da domani fino alla ripresa delle lezioni, resteranno chiuse a doppia mandata. Al ministro dell'istruzione Chiara Carrozza e al ministro dello Sport Josefa Idem vorremmo dare un suggerimento, riaprire le 20mila palestre e d'intesa con gli enti locali, proprietari degli edifici, organizzare attività sportive e tornei per gli studenti dalle elementari alle superiori, che frequentano quegli edifici scolastici durante tutto l'anno. Quei ragazzi, potrebbero continuare a frequentare i loro compagni e conoscere altri coetanei attraverso lo sport praticato a scuola. Chi si occuperebbero di loro? In Italia ci sono circa 80mila laureati in scienze motorie in cerca di occupazione, molti di loro sono costretti a lavorare nelle palestre di fitness fino a dieci ore al giorno e raggranellare poche decine di euro per consentire agli aspiranti Schwarzenegger di scolpire i loro bicipiti. Se avessero la possibilità di avere un contratto circoscritto ai mesi estivi, anche con il contributo economico dei genitori dei ragazzi, si darebbe loro l'opportunità di fare un'esperienza educativa di immenso valore.

10 (10) ALIAS SINTONIE A CURA DI SILVANA SILVESTRI CON FILIPPO BRUNAMONTI, ANTONELLO CATACCHIO, ARIANNA DI GENOVA, GIULIA D AGNOLO VALLAN, MARCO GIUSTI, CRISTINA PICCINO, GIONA A. NAZZARO IFILM IL FILM IL CASO KERENES DI CALIN PETER NETZER, CON LUMINITA GHEORGHIU, BOGDAN DUMITRACHE. RIOMANIA 2012 Orso d oro al festival di Berlino e premio della critica 0internazionale, dramma psicologico di un rapporto ossessivo tra madre e figlio nella classe medio alta rumena del postcomunismo. INTO DARKNESS - STAR TREK (3D) DI J. J. ABRAMS, CON CHRIS PINE, ZACHARY QUINTO. USA 2013 Quando l Enterprise è chiamata a tornare verso casa, 0l equipaggio scopre una inarrestabile forza all interno della propria organizzazione che ha fatto esplodere la flotta e tutto ciò che essa rappresenta. Il Capitano Kirk condurrà una caccia all uomo per catturare una vera e propria arma umana di distruzione di massa. HATES DI MARK TONDERAI, CON JENNIFER LAWRENCE, ELISABETH SHUE. USA 2012 Sarah (Elisabeth Shue) e la figlia Elissa (il premio Oscar Jennifer 0Lawrence) trovano la casa dei loro sogni in una piccola città, ma eventi inspiegabili cominciano ad accadere finché scoprono la vera storia dei vecchi proprietari. IL FONDAMENTALISTA RILUTTANTE DI MIRA NAIR, CON RIZ AHMED, KATE HUDSON Dal romanzo di Mohsin Hamid del 2007: Changez è un giovane 0pakistano, analista finanziario a Wall Street che dopo l 11 settembre vede stravolta tutta la sua vita tra conflitti personali e situazione internazionale. KILLER IN VIAGGIO DI BEN WHEATLEY, CON ALICE LOWE, EILEEN DAVIES. UK 2012 Un viaggio nella miseria del nostro vivere quotidiano, 0talmente spiazzante da sfiorare l'orrore. Sightseers, premiato come miglior film al festival del noir di Courmayeur racconta il viaggio di Tina e Chris attraverso le isole britanniche, meraviglie turistiche che scompaiono di fronte alla dura realtà più simile all horror NIENTE PUÒ FERMARCI DI LUIGI CECINELLI, CON GÉRARD DEPARDIEU, MASSIMO GHINI. ITALIA 2013 Quattro ragazzi variamente dipendenti si incontrano in 0un ospedale dove curano i loro disturbi durante l estate e decidono di andarsene a Ibiza rubando l auto del direttore. UNA RAGAZZA A LAS VEGAS DI STEPHEN FREARS, CON REBECCA HALL, JOEL MURRAY. UK 2012 Beth lascia la sua vita da spogliarellista di una piccola città 0per trasferirsi a Las Vegas, dove inizia a lavorare come assistente di uno dei più grossi scommettitori d azzardo. Basata sulla vita di Betty Raymer, giocatrice d azzardo profesionista. TRASHED DI CANDIDA BRADY, CON JEREMY IRONS. DOCUMENTAERIO. UK 2012 Jeremy Irons si propone di scoprire la portata e gli effetti 0del problema globale dei rifiuti, mentre viaggia in tutto il mondo per belle destinazioni contaminate dall'inquinamento. Un viaggio meticoloso, coraggioso e investigativo che porta Irons (e noi) dallo scetticismo al dolore e dall'orrore alla speranza. Ne abbiamo parlato su queste pagine dal festival Cinemambiente di Torino. AFTER EARTH - DOPO LA FINE DEL MONDO 3 DI M. NIGHT SHYAMALAN, CON WILL SMITH, ISABELLE FUHRMAN. USA 2013 Dal futuro, atterraggio sul pianeta Terra di padre generale e figlio (l inespressivo figlio di Smith) appena silurato dai ranger: un susseguirsi di situazioni che dovrebbero essere spettacolari, ma senza alcuna logica. In più troviamo la stucchevole retorica militare, criticata a favore dell affetto paterno, ma che viene rispolverata in continuazione. Oltre al linguaggio pseudoscientifico. (a.ca.) CARLO! DI GIANFRANCO GIAGNI E FABIO FERZETTI. DOCUMENTARIO. ITALIA Soprattutto nella prima parte, più ricca e veloce, è una festa per i verdoniani di stretta osservanza, ma anche per tutti quelli che fanno cinema in Italia o che lo hanno vissuto senza snobismi, senza pesare cioè in un modo il cinema d autore e in un altro il cinema comico o quella che un tempo si chiamava commedia all italiana. Un genere che Verdone ha sempre praticato seguendo la strada di Mario Monicelli e di Dino Risi. (m.gi.) CONFESSIONS DI TETSUYA NAKASHIMA, CON CON TAKAKO MATSU, YUK NISHII, GIAPPONE Nakashima, noto soprattutto per il coloratissimo Kamikaze Girls, film simbolo del genere kawaii («carino», «colori pastello»), è considerato un maestro del genere. Confessions rappresenta un drammatico cambiamento di rotta, annegato in un atmosfera opprimente e cupamente monocromatica. Rispetto alle deflagrazioni visive dei suoi film precedenti, si muove all interno di uno spettro cromatico teso esclusivamente fra il nero più minaccioso e il grigio più asfissiante. Come in una variante da incubo del classico schema Rashomon, Confessions mette in scena la vendetta di un insegnante ai danni della sua scolaresca convinta che fra i suoi studenti si celino gli assassini di sua figlia, una bambina di quattro anni. (g.a.n.) HOLY MOTORS DI LEOS CARAX, CON EVA MENDES, MICHEL PICCOLI. FRANCIA Tredici anni dopo Pola X il ragazzo impossibile del cinema francese, che allora aveva promesso di non fare più cinema, ritorna. Qesto film, una variazione sismica nel sistema delle immagini, è una dichiarazione magnifica e commovente di addio a un certo modo di fare-cinema a cominciare dal suo, l'infinito visionario di Les amants du Pont Neuf (91). Monsieur Oscar, che è Denis Lavant, attore di performance totale, e compagno di avventura di Carax dai primi film, diventa di volta in volta un mendicante, una creatura cyber, un killer, un vecchio moribondo, un operaio di Motion capture, un suonatore di fisarmonica, il padre, un povero, e nella città Lumière attraversa tutti i generi cinematografici e dell'immaginario. A ogni tappa lo aspetta una donna, un altra storia possibile. (c.pi.) EFFETTI COLLATERALI DI STEVEN SODERBERGH, CON JUDE LAW, CHANNING TATUM. USA L elemento oscuro che l intreccio promette si perde nella commistione consueta di generi, il genere psichiatrico innestato sulla detective story, più il film di denuncia contro le case farmaceutiche genere tenuto ben sotto controllo per non far perdere proventi e nella necessità di confezionare un prodotto rassicurante. Infatti, tranquilli non di devastanti effetti collaterali a causa di medicinali si tratta (non siamo nei pressi di Michael Moore), ma come sempre di quell inafferrabile mostro senza volto che è la finanza (condita di misoginia). (s.s.) ESTERNO SERA DI BARBARA ROSSI PRUDENTE, CON VALENTINA VACCA, EMILIO VACCA. ITALIA Il personaggio attorno a cui ruotano tutti gli altri è Alba, ragazza del casertano inquieta e spericolata al limite del delirio, come correre di notte fra le macchine per scommessa. L incontro dopo tanti anni con un cugino venuto da Milano rimette in moto sentimenti sopiti, ma un segreto coinvolge tutta la famiglia e ha reso malati i rapporti. Interpretazioni tese, abbastanza allusivi gli avvenimenti, ed esplicitati infine nel momento meno adatto, con una musica portante di esagerata presenza che sottolinea i momenti drammatici o di grave tensione non meglio raccontati. Premio Solinas alla sceneggiatura, film d esordio con una certa personalità, incipit interessante e finale discutibile. (s.s.) FIAMME DI GADDA DI MARIO SESTI. CON MAURIZIO BARLETTA, SERGIO RUBINI. ITALIA 2012 Maurizio Barletta critico teatrale e scrittore rievoca in dettaglio il 1tragitto che compiva lo scrittore soprattutto la domenica, da piazza Cavour a piazza Mazzini con la pausa canonica in pasticceria, Sergio Rubini recita testi originali che raccontano la vita dell «Ingegnere» - sogno di ordine del mondo -, scrittori commentano, Pino Calabrese recita «L incendio di via Keplero» al Valle occupato. Con foto e filmati inediti, musiche originali di Teo Teardo. Un impegnativo e riuscito tentativo di fermare l onda, l energia inaudita della sua scrittura, l incognita della sua personalità. (s.s.) A LADY IN PARIS DI ILMAR RAAG, CON JEANNE MOREAU, LAINE MAGI. FRANCIA 2013 Scarno tentativo di approccio con il mondo occidentale 6rappresentato da Jeanne Moreau che gioca a fare l anziana signora dallo splendido passato e che ora ha bisogno di un accompagnatrice. Anne, estone come lei, arriva dal suo villaggio e fa di tutto per toglierle dalla testa pensieri suicidi. Più ricco il fuoricampo di quello che viene messo in scena, da ricordi letterari, a un paese lasciato alle spalle, alla giovinezza irrimediabilmente finita. (s.s.) MONICELLI. LA VERSIONE DI MARIO DI ANNAROSA MORRI, FELICE FARINA, MARIO CANALE, MARIO GIANNI, WILMA LABATE. ITALIA 2012 Documentario ricco di riflessioni che nasce 7dall'incontro di cinque cineasti che hanno conosciuto Monicelli, da una lunga intervista e dai set del regista, un magnifico ritratto in cinque capitoli (s.s.) PAULETTE DI JERÔME ENRICO, CON BERNADETTE LAFONT, CARMEN MAURA. FRANCIA 2012 Paulette (Lafont) vecchietta incattivita dalla sorte, una 7pensione misera, il marito alcolista che ha dilapidato il ristorante ora in mano ai cinesi, scopre che la sua vita potrebbe cambiare. Lo spaccio fiorisce lì sotto, e loro guadagnano moltissimo. E diventa imbattibile, una vera macchina da guerra, specie dopo che alle bustine sostituisce dei meravigliosi dolci, coivolgendo le amiche. Tutto giocato sulla presenza dell attrice, musa della nouvelle vague, con la sua spudoratezza irriverente. (c.pi.) CAN T HOLD US Usa, 2013, 7, musica: Macklemore con Ryan Lewis, regia: Ryan Lewis, Jon Jon Augustavo, Jason Koenig, fonte: Mtv Praticamente un kolossal più che un clip, infatti questi sette 1minuti sono il frutto di tre mesi di riprese in sei continenti, dalla Caifornia meridionale alla Nuova Zelanda. Più che svolgere un unica narrazione, Can t Hold Us intreccia più film insieme, con le due popstar che duettano su sfondi sempre diversi (dal ponte di un antico veliero al deserto fino ad uno scenario metropolitano). Unico comune denominatore è una bandiera con la scritta «The Heist» che passa da una location all altra fino a sventolare in cima a un grattacielo. L impressione è che, pur denso di suggestioni, ci troviamo di fronte ad un catalogo tanto sfarzoso quanto privo di senso di sequenze scollegate che, comunque, si lasciano guardare. Del resto con quello che sono costate... COMUNTWIST Italia, 2000, 3 35,musica: 99 Posse (con Cenzou), regia: Antonio Bocola e Paolo Vari, fonte: Youtube 7 I 99 Posse organizzarono un blitz all insaputa della loro casa discografica, commissionando di nascosto e in tempi brevi, il clip della canzone Comuntwist, inviandola poi alle varie emittenti televisive. La Bmg aveva infatti deciso di far uscire per l estate del 2000 il singolo Sfumature, più adatto alle strategie di marketing. Nel video le immagini della band in bianco e nero, rigate accuratamente per donarle la patina del tempo, si mescolano a documentari e film sovietici, tra cui La fine di San Pietroburgo di Pudovkin, spesso skretchate in sincrono con l audio. L aggiunta di immagini a colori sottolinea il contrasto tra l essere comunisti ieri e oggi (dunque «fuori moda», come recita il testo della canzone). Sublime l inquadratura finale: un neonato adagiato su una bandiera comunista e due cosacchi che si preparano a consumare l «orrido pasto». BODY TALK Uk, 1981, 3 40,musica: Imagination, regia: autore ignoto, fonte: Mtv Classic 1 IL TWIST DEI COSACCHI Il vocalist della band inglese, Lee John, compare da un tappeto che viene srotolato in un paesaggio da Mille e una notte, sotto tende piantate in mezzo al deserto, servitori e odalische, ma senza alcuna narrazione plausibile. E, sulle note languide della tastiera, ecco prendere vita una serie di situazioni che rendono più glamour il playback degli Imagination. Filmato da anonimo con le videocamere dell epoca e i soliti filtri flou, Body Talk è ormai divenuto un classico degli anni Ottanta, progenitore di tanti music video successivi con rapper afroamericani e belle ragazzotte. MAGICO LA LEGGENDA DI KASPAR HAUSER DI DAVIDE MANULI, CON VINCENT GALLO, SILVIA CALDERONI, FABRIZIO GIFUNI, CLAUDIA GERINI, ELISA SEDNAOUI, MARCO LAMPIS. ITALIA 2012 Kaspar Hauser, il ragazzo misterioso che affascinò la Mitteleuropa dell 800, comparso dal nulla e perseguitato che motivi forse dinastici fino al suo assassinio, epilettico e incapace dopo gli anni passati incatenato al buio di affrontare luce e stimoli, diventa il corpo celeste del film di Manuli, nelel sale da giovedì. Gli dà le sue sembianze da performer illimitata Silvia Calederoni, incarnando lo spirito del personaggio, uomo nuovo, cristo venuto dalle acque, innocenza intoccabile. Arrivato dal mare, misteriosamente illeso, allevato dallo sceriffo che ne vuole fare un dj e intanto lo protegge dagli abitanti del luogo, ossessionato dalla Duchessa che ne vuole spiare le sue magie, accolto come un miracolo dal prete (Fabrizio Gifuni), controllato dal Drago (Lampis), assassinato dal Pusher (il secondo personaggio di Vincent Gallo). La composizione delle inquadrature, il bianco e nero supercontrollato, l interazione dei personaggi dalla ritmica particolare dovuta ai diversi linguaggi (dallo slang degli stati del sud al foggiano al sardo, alle vibrazioni sonore di Calderoni) ne fanno materia incandescente, con la musica di Vitalic, compositore francese di musica elettronica. Numerose le derive che lascia spalancate a chi vuole esplorare, dai riferimenti freudiani, spirituali, formali. Cancella, astrae, azzera e rimette in scena con uno sguardo degno di un nuovo mondo. (s.s.) IL FESTIVAL SUQ FESTIVAL DELLE CULTURE GENOVA, PIAZZA DELLE FESTE, PORTO ANTICO GIUGNO Quindicesima edizione di Suq, ideato nel 1999 da Valentina Arcuri e Carla Peroilero con lo scenografo Luca Antonucci, la prima senza don Gallo che ha sempre partecipatato alla manifestazione arrivando di sorpresa. Ogni giorno laboratori per bambini, lezioni di danze etniche, racconti di viaggio, prersentazioni di libri, spettacoli officine gastronomiche di Chek Koumalé, incontri, spettacoli teatro, concerti, danza dj set. notturni in tenda, bazar, cucine del mondo. Da segnalare: domenica 16 incontro con il ministro per l integrazione Cécile Kyenge (ore 20) e alle ore 22 dall Equador la cantante Pia Perez Almeida. Il 20, giornata mondiale dell emigrato serata per don Gallo monologo con Modou Gueye e Khadim Mbengue in cllaborazione con il teatro stabile di Genova, il 21 giornata dedicata al Mali e al Marocco con il festival au désert en Exil di Timuktu, il festival di Taragalte, gruppo Tadalat in concerto, incontro con le giovani comunità tuareg. Una iniziativa interessante: dona uno strumento che non usi più, per affidarlo ai bambini che costituiranno l orchestra giovanile genovese. IL TEATRO FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI 7-21 GIUGNO Diciottesima edizione del festival che vede quest anno l intensa collaborazione con partner francesi. Da segnalare il meeting tra giovani europei della rete Ypal che studiano le discipline teatrali e lo spettacolo - in prima mondiale - Gratte-Ciel, che si terrà il 20 giugno al Teatro Astra. Il programma di oggi: Lo splendore dei supplizi di e con Licia Lanera e Riccardo Spagnulo, Fibre Parallele coproduzione Festival delle Colline Torinesi, presentato in collaborazione con Fondazione Live Piemonte dal Vivo, spettacolo promosso da Teatri del Tempo Presente MiBac, dal titolo di uno dei capitoli di Surveiller et punir, di Foucault. Lo spettacolo ha vinto il bando di Teatri del tempo presente. Sabato 8 (ore 21), domenica 9 (ore 19) Cavallerizza Reale, Torino prima nazionale di Jocuri in curtea din spate di Edna Mazya, regia Bobi Pricop del Teatrul Act (Bucarest): da un processo per stupro trae spunto la drammaturga israeliana Edna Mazya per raccontare una storia emozionante sull amore, sull adolescenza tradita. martedì 11 Biografia della peste di e con Francesco d Amore e Luciana Maniaci, regia Roberto Tarasco. Tra gli spettacoli in calendaio: Anagoor, Fibre Parallele, Motus, Rafael Spregelburd, Città di Ebla, Fanny & Alexander. LA BIOGRAFIA BIOGRAFILM FESTIVAL BOLOGNA, CINEMA LUMIÈRE 7-17 GIUGNO Il festival dedicato alle biografie e ai racconti di vita, promosso dall associazione Fanatic About Festivals e dall international Celebration of Live Association con il patrocinio della regione Emilia Romagna si sviluppa quest anno intorno al motto Look Forward (guarda avanti). Dieci anteprime concorrono al Lancia Award. Tra i film in programma: The Gatekeepers testimonianza di sei capi dell intelligence israeliana. La retrospettiva «The camera and the eye» è dedicata allo storico direttore della fotografia Ed Lachman, che quest anno è anche presidente della giuria. A Giuliano Montaldo è assegnato oggi il premio che il festival dedica ai grandi narratori e in questa occasione sarà proiettato il documentario che gli ha dedicato Marco Spagnoli. In programma stasera Ai Weiwei: Never Sorry, il più famoso artista contemporaneo cinese racconta la verità di un dissidente dell era digitale, Jason Becker: Not Dead Yet sul chitarrista heavy metal e fondatore del gruppo musicale Cacophony colpito da Sla che da vent anni sulla sedia a rotelle lotta contro il degenerare della malattia e continua a comporre. In programma domani Searching for Sugar Man, sul caso di Sixto Rodriguez, premio Oscar Concerti, incontri e letture si terranno inoltre nel Parco del Cavaticcio.

11 Tornano le nostre riproposizioni «d annata». Questa settimana tocca a un genere Usa andato di pari passo con tristi vicende belliche. Oggi quei ritmi ricompaiono nei club, metabolizzati in stile electro da dj e remixer. Ecco come tutto ebbe origine ALIAS (11)

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14 (14) ALIAS RITMI MUSICHE PIÙ TRISTI di FRANCESCO ADINOLFI Negli ultimi cinquant anni le canzoni in classifica si sono fatte più cupe e il ritmo è rallentato. È il risultato di una ricerca condotta da Glenn Schellenberg (Università di Toronto Mississauga) e da Christian von Scheve (Freie Universität di Berlino). Analizzando 1000 pezzi dal 65 nella top 40 di Billboard i due docenti hanno appurato che fino agli anni 60 l 85% dei pezzi erano scritti in una tonalità maggiore con andamenti caldi ed effervescenti (si pensi a She Loves You). Oggi solo il 42% dei pezzi segue queste linee guida; la maggior parte dei brani in classifica predilige, in realtà, scritture in una tonalità in minore e rallentamenti di ritmo. La ricerca ha, infatti, appurato come le battute al minuto delle singole canzoni siano passate da 116 negli anni Sessanta alle 100 di oggi. E come i pezzi si siano allungati (oltre i 3 minuti). Se di solito si tende ad associare chiavi minori e tempi lenti a tristezza e melanconia, in realtà canzoni dai contenuti cupi (Disturbia di Rihanna) possono scegliere ritmi veloci e viceversa (No One di Alicia Keys). Tra le ragioni del cambiamento: avversità sociali ed esposizioni a influenze sonore sempre più diversificate e globalizzate. Il senso jazz di Isio Saba di LUIGI ONORI Il 29 marzo è scomparso Isio Saba, fotografo e promoter jazz. Una morte improvvisa, a settantuno anni, ad Amantea in Calabria dove viveva con la moglie e il figlio sempre seguendo i «suoi» artisti in tour. Talmente improvvisa che sulle colonne del nostro giornale non si è nemmeno riusciti a ricordarlo; appare doveroso farlo ora, a distanza di tempo. A Isio Saba il jazz deve molto e anche il manifesto che grazie alla sua straordinaria collaborazione è riuscito a produrre album di valore storico. Nato nel 1942 ad Ozieri, Isio apparteneva alla generazione del 68 e la sua vita è stata, in un certo senso, rivoluzionaria. Abbandonò presto la Sardegna - peraltro amatissima - per trasferirsi a Roma insieme ad Antonello Salis e seguire a partire da lì, da vicino, le vicende del jazz, da quel locale unico che era il Music Inn e, poi, rapidamente espandendosi. Saba amava il jazz in modo sconfinato, specialmente quello che coniugava coscienza politica e valori, identità afroamericana e creatività; l amore e la passione per la musica nera non lo lasciarono mai e - per amore - partì dalla fotografia, arte che ha sempre esercitato, per giungere all organizzazione in un percorso segnato, però, non dall interesse quanto dall amicizia con i jazzmen e dal desiderio di far conoscere la loro musica. Nella sua casa vicino piazza Navona c era sempre spazio per i jazzisti: Charles Mingus, Don Cherry, Lester Bowie, Nanà Vasconcelos... Il suo contributo a cominciare dagli anni Settanta alla diffusione del jazz in Sardegna, in Italia, in Europa, al di qua e al di là dell Atlantico, è stato fondamentale. Walter Porcedda (in un documentato e affettuoso articolo apparso su La Nuova Sardegna del 31 marzo scorso) ricordava come ci fosse la figura di Saba dietro la nascita e lo ON THE ROAD Cocorosie Le sorelle Bianca e Sierra Casady (nella foto sotto) sono tra le interpreti più rappresentative della scena indie-folk-tronica. Presentano il nuovo album Tales of a Grass Widow. Milano VENERDI' 14 GIUGNO (MAGAZZINI GENERALI) Roma SABATO 15 GIUGNO (LAGHETTO DI VILLA ADA-ROMA INCONTRA IL MONDO) Coheed and Cambria La band newyorkese incorpora elementi di progressive, punk, metal, pop e post hardcore. Roncade (Tv) SABATO 15 GIUGNO (NEW AGE) Patti Smith La sacerdotessa del rock made in Usa (nella foto di pagina 15) di nuovo in Italia accompagnata dalla sua band. Napoli MERCOLEDI' 23 GIUGNO (ARENILE RELOADED) Buzzcocks Da Manchester, una delle primissime band punk rock. Legnago (Vr) SABATO 8 GIUGNO (LOCALITA' SAN VITO) Un ricordo del fotografo, promoter e collaboratore della nostra etichetta discografica, scomparso lo scorso marzo Rover Il cantante e autore Timothée Régnier presenta il suo repertorio intimo e romantico. Soliera (Mo) SABATO 8 GIUGNO (ARTI VIVE FESTIVAL) Hayseed Dixie La band arriva dai Monti Appalachi, negli Stati Uniti, e ripropone in chiave bluegrass i grandi successi del pop e del rock... Bologna GIOVEDI' 13 GIUGNO (BOLOGNETTI ROCKS) Sesto San Giovanni (Mi) VENERDI' 14 GIUGNO (PARCO ARCHEOLOGICO INDUSTRIALE EX BREDA-CARROPONTE) Paramore Una data per la pop rock band statunitense. Milano LUNEDI' 10 GIUGNO (IPPODROMO DEL GALOPPO-CITY SOUND) Ssion Un'istituzione nella scena elettroclash indipendente Usa. Milano VENERDI' 14 GIUGNO (PLASTIC) City and Colour Il progetto solista del canadese Dallas Green, cantante degli Alexisonfire. Milano DOMENICA 9 GIUGNO (MAGAZZINI GENERALI) Ghost B.C. La band metal svedese, guidata sviluppo di importanti rassegne: dal cagliaritano «Jazz in Sardegna» con Alberto Rodriguez (altra straordinaria persona, purtroppo scomparsa) ai festival di Calagonone e Sant Anna Arresi. Eppure l attività organizzativa non può essere scissa nel fotografopromoter da quella di diffusore delle musiche e delle idee attraverso dischi introvabili, conoscenze dirette, discussioni animate da una passione autentica. Saba fu il mentore degli Art Ensemble of Chicago in Italia e nel Vecchio Continente, dove quel gruppo arrivò ad avere migliaia di spettatori; con Lester Bowie, Roscoe Mitchell, Joseph Jarman, Malachi Favors e Don Moye il legame fu strettissimo, come testimonia il messaggio che il batteristapercussionista del gruppo (Moye) ha inviato a commento dell articolo di Porcedda: «Bye bye Isio e grazie per più di 30 anni di amicizia da Chicago a New York a Port Antonio Jamaica e tutta Sardegna, Sicilia e Italia, Francia, Germania, Greece ecc. ecc... Grazie for good and bad times, big arguments, good eating (ricerca enogastronomica), great musical adventures and sharing many moments of life and family... Un abbraccio a tutta la famiglia». Agli inizi degli anni Ottanta Isio Saba diede vita alla Around Jazz Productions che ha celebrato nel febbraio scorso la sua attività ricordando che «da oltre 30 anni portiamo in giro il jazz». I nomi più significativi promossi da Saba (con l aiuto di Enrico Iubatti) sono, tra gli altri, Ron Carter, John McLaughlin, dall'istrionico Papa Emeritus I, in Italia. Rho (Mi) SABATO 8 GIUGNO (ARENA CONCERTI FIERA-SONISPHERE, CON IRON MAIDEN E ALTRI) The Killers + Stereophonics La rock band di Las Vegas e la formazione britannica insieme per un mini tour nel nostro paese. Roma MARTEDI' 11 GIUGNO (IPPODROMO DELLE CAPANNELLE-ROCK IN ROMA) Milano MERCOLEDI' 12 GIUGNO (IPPODROMO DEL GALOPPO-CITY SOUND) Slayer Heavy metal, puro e semplice. Padova SABATO 15 GIUGNO (GRAN TEATRO GEOX) Saxon La band britannica, in giro dalla seconda metà dei Settanta, è a metà strada tra l hard rock e l heavy metal. Firenze VENERDI' 14 GIUGNO (VIPER) Ciampino (Rm) SABATO 15 GIUGNO (ORION) Richie Kotzen Un virtuoso della chitarra elettrica, ex Mr. Big. Milano SABATO 15 GIUGNO (BARRIO'S CAFE') Steve Vai In Italia il virtuoso chitarrista, scoperto da Frank Zappa. Franco D Andrea, Marcus Miller, D.D. Bridgewater, Tom Harrell, Roy Hargrove, Larry Coryell, Michel Camilo, Eddie Palmieri, Chano Dominguez, Miguel Zenon, Horacio «El Negro» Hernandez, Jeff Ballard, Ruben Blades, Gregory Porter, Enzo Pietropaoli, Michele Rabbia, Roberto Cecchetto, Lydian Sound Orchestra, Fulvio Sigurtà, Claudio Filippini, Roberta Gambarini, Dee Alexander, Bobo Stenson, Nils Petter Molvaer, Lynne Arriale, Zakir Hussain, The Original Blues Brothers Band. Quello che colpiva in Isio Saba era la profonda naturalezza con cui viveva il suo lavoro, in una coincidenza tra esistenza e impegno rara e felice; il suo senso di ospitalità e dell amicizia era, poi, proverbiale. Con gli eterni dissidenti del manifesto (in particolare Guglielmo Di Zenzo e A CURA DI ROBERTO PECIOLA CON LUIGI ONORI SEGNALAZIONI: EVENTUALI VARIAZIONI DI DATI E LUOGHI SONO INDIPENDENTI DALLA NOSTRA VOLONTÀ Trieste VENERDI' 14 GIUGNO (POLITEAMA ROSSETTI) Ravenna SABATO 15 GIUGNO (PALA DE ANDRE') Nine Below Zero Torna in Italia la band rock blues britannica. Brivio (Lc) SABATO 15 GIUGNO (ITALIAN BLUES RIVER) Paolo Benvegnù Il cantautore, ex Scisma e leader della band che prende il suo nome. Bologna SABATO 8 GIUGNO (BOLOGNETTI ROCKS) Verona DOMENICA 9 GIUGNO (TEATRO ROMANO) Sesto San Giovanni (Mi) GIOVEDI' 13 GIUGNO (PARCO ARCHEOLOGICO INDUSTRIALE EX BREDA-CARROPONTE) Linea 77 Il crossover della band piemontese di nuovo in tour. Carnago (Va) SABATO 15 GIUGNO (BISBOCCIA FEST) Sonisphere Un festival per gli amanti del metal, nelle sue varie forme. Si parte nel primo pomeriggio con Zico Chain, Voodoo Six, Amphitrium, Ghost B.C., Mastodon, Megadeth, per chiudere con gli headliner Iron Maiden. Rho (Mi) SABATO 8 GIUGNO (ARENA CONCERTI FIERA) Michela Gesualdo de «I Materiali Musicali») Isio (insieme ad Around Jazz e a Enrico Iubatti) si avventurò nella coproduzione di album come The Bad Guys del polistrumentista Roscoe Mitchell con il gruppo Note Factory; nel 2003 seguì Reunion dell Art Ensemble of Chicago (registrato nello Studio A di via Asiago in Roma, nell ambito di RadioTre Suite curata da Pino Saulo). Il disco celebrava, insieme al tour del 2003, il ritorno dopo dieci anni nell AEoC di Joseph Jarman e l inserimento del musicista africano Baba Sissoko; il libretto allegato era anche una significativa antologia dell Isio Saba fotografo e conteneva una sua sintetica - quanto efficace e diretta - ricostruzione della vicenda del gruppo di Chicago che nel 1999 aveva perso Lester Bowie, morto prematuramente. «La mancanza di Lester si è rivelata quasi incolmabile nello spirito e nella musica dell Art Ensemble (...) ma Lester scriveva Saba - ci aveva insegnato a non mollare, ad andare avanti!». Non so dove oggi Isio sia e porti avanti il suo amore per la musica, la vita, gli esseri umani, la giustizia e l uguaglianza; rubo ad Antonello Salis (e a Daniela Morgia), con cui mi scuso, il saluto che gli hanno inviato con il cuore: «Ciao amico insostituibile (...) ciao fratello jazz». In alto Isio Saba, accanto l Art Ensemble of Chicago e Lester Bowie Sherwood Festival Come ogni anno arriva il festival organizzato da Radio Sherwood. I primi ospiti della rassegna, che si protrarrà per un mese, fino al 12 luglio, saranno Lo Stato Sociale e Amari (il 12), e Marta sui Tubi (il 14). Padova MERCOLEDI' 12 E VENERDI' 14 GIUGNO (PARCHEGGIO NORD STADIO EUGANEO) Mi-Ami Festival Giornate dedicate alla musica, al rock e dintorni, tutto rigorosamente indipendente. Sui palchi si alterneranno, tra gli altri, We the Modern Age, Omid Jazi, At the Weekend, Jennifer Gentle, Riva Starr (dj set), Stylophonic (dj set), The Rust and the Fury, Honeybird & The Birdies, Amari, Selton e D'argen D'Amico (oggi); Patty Pravo, Mauro Ermanno Giovanardi, Giardini di Mirò, Spiritual Front, Andrea Appino, Brothers in Law, Platonick Dive, Wildmen, His Clancyness, Wolther Goes Stranger, Van Houtens, Sinfonico Honolulu, Sycamore Age e Sylvia (il 9). Segrate (Mi) SABATO 8 E DOMENICA 9 GIUGNO (MAGNOLIA) Carroponte L'edizione 2013 della rassegna questa settimana ha in cartellone i live di Paolo Benvegnù, Hayseed Dixie e Neffa. Sesto San Giovanni (Mi)

15 ALIAS (15) POP Voci sull orlo del blues AlisonMoyet èstata, edè, unadelle voci femminilipiù belle, calde e potentiche gli anniottantaciabbiano regalato. E l'ha saputa mettereadisposizione dei brani di VinceClark negliyazoo, impreziosendoli nonpoco. Poiuna carriera solistatraalti e bassie oggiil ritorno conthe Minutes (CookingVynil/Edel). Apertura con la splendidahorizonflame che cifa immergere subito nell'atmosferadiundisco che definiremmopop non convenzionale, con unabaseelettro per nullascontata. Davvero unritorno gradito. Arrivadal Canada, ma è di origini haitiane, Mélissa Laveaux;e arrivadal jazz, ma sadestreggiarsia dovere anchecolpop e e con l'r'n'b, comedimostra inquesto DyingIs a Wild Night (Naïve/Self). Unalbum eclettico, che spaziatra i generi purrestando ancorato alpop, e ancheun lavoro sofisticato, e pienodi ritmoe freschezza. Sonoinvece bluese alt rock le matricida cui nasce Trixie Whitley. E nel suofourthcorner (Strong Blood/ Audioglobe) dàprova di capacitàsiacome composititriceche comevocalist. Ci si muovein unambitoquindi dicantautorato trapj Harvey, Anna Calvi, JeffBuckleye FlorenceWelch. Undebutto ditutto rispetto. (Roberto Peciola) DA GIOVEDI' 13 A SABATO 15 GIUGNO (PARCO ARCHEOLOGICO INDUSTRIALE EX BREDA) Festival Leo Ferré La città marchigiana ospita per la diciottesima volta un festival dedicato al grande autore francese. Nelle tre serate a tributargli omaggio saranno, nell'ordine, Tiziana Ghiglioni e Bobo Rondelli, Tetes de Bois e Francesco Baccini, Carmine Torchia e Annick Cisaruk. San Benedetto del Tronto (Ap) DA GIOVEDI' 13 A SABATO 15 GIUGNO (TEATRO CONCORDIA) NANCY ELIZABETH DANCING (The Leaf Label) S'intitola Dancing, ma c'è ben poco di «ballabile» nel terzo album di Nancy Elizabeth. Totalmente al verde e semi-reclusa nel suo minuscolo appartamento, la cantautrice mancuniana per la prima volta ha chiesto aiuto a un computer per forgiare la sua musica. Il risultato sono 12 brani, tra cui prevalgono le ballate neo-folk soffici e intime, caratterizzati dalla voce acuta di Nancy e dal piano, e resi più moderni grazie ai sintetizzatori (Mexico e All Mouth). Si distingue qualche momento più animato, come Indelible Day e Simon Says Dance, che strizza l'occhio a certe cose di Lykke Li. Carino, ma non imprescindibile. (j.da.) ENTROPIA THE DECLINE OF WESTERN CIVILIZATION (Eclectic Productions) Rientro per il collettivo Entropia. La formazione capitanata da Amptek e Dr. Lops approda all ennesima prova col consueto abbrivio sperimentale. Le novità presenti - una sezione ritmica e una sax di natura analogica - si coibentano nel tessuto elettronico della band senza forzature. Grazie poi alla presenza del cantante diplofonico Mauro Tiberi, ospite nella psichedelica e orientaleggiante The Alchemist, il tutto acquisisce valore. Sei temi che si fondono in un mix di musica liquida, idm e reminiscenze davisiane. Evocando meravigliosamente la lezione world del grande afroamericano. (g.di.) FÜSCH! MONT CC9.0 FIRST ACT (Jestrai/Venus) Che grinta e che classe, per questa formazione: chi aveva già adottato il corposo, imprendibile suono di Corinto, un disco nato quasi in ambito garage rock, sappia che avrà altre abbondanti dosi musicali dal gruppo bergamasco. Questo è il primo «atto» di una trilogia che si completerà nel Se amate un rock psichedelico, sognante e sferzante, con riflessive virate shoegaze, un gusto rumoristico kraut rock, occasionali inserti vocali a spargere scie di inquietudine, siete nel vostro: i Füsch non sbagliano un colpo, qui. (g.fe.) TONI MORETTO IL SOLE DAGLI OCCHI (TM Records) Con i Pitura Freska contribuisce allo sviluppo di una scena reggae in Italia. Si esibisce al Rototom Sunsplash e in altri importanti festival a fianco di Steel Pulse, Capleton e Ziggy Marley. Ha dato vita a questo nuovo album, Il sole dagli occhi, dove il reggae roots incontra il pop, registrando il tutto sugli Appennini in uno studio da lui creato. L'intento è quello di diffondere un originale e potente messaggio roots italiano. (v.d.s.) The Jambo Tre giorni tra dance, electro, hip hop e dintorni. Nelle prime due serate sono attesi Chase & Status, Salmo, Zeds Dead e Rudimental (il 14), Dizzee Rascal, Riva Starr e Major Lazer (il 15). Bologna VENERDI' 14 E SABATO 15 GIUGNO (BOLOGNA FIERE) Lo Spirito del Pianeta Si chiude la tredicesima edizione per il festival che porta in Italia il meglio della musica etnica non professionistica, con gruppi provenienti da Spagna, Brasile, Ecuador, Costa d'avorio, Messico, JOHN RUTTER/CATRIN FINCH BLESSING (Deutsche Grammophon) In un tempo di musica inutile, questo cd di John Rutter e Catrin Finch richiama a un tempo passato, ineluttabile, incredibile. È un viaggio in un tempo popolare in cui i due interpreti e compositori cercano di recuperare una radice unica, quella che viene della terra. Non a caso la cover del cd è una foto di un bosco rosso, una ricongiunzione alla terra che cambia. Da ascoltare con silenzio nel traffico dell inutilità. (m.ra.) SIGUR RÓS KVEIKUR (Xl Recordings/Self) La rete ci aveva già dato buone anticipazioni su questo nuovo lavoro della band islandese. Brani che ci dicevano di un impatto sonoro meno «estremo», con aperture melodiche degne del miglior indie pop (rock). Tutte impressioni confermate all'ascolto dell'intero cd, che però ci dice anche che restano intatte alcune qualità e prerogative imprescindibili di Jónsi e compagni, come la rara capacità compositiva, una cupezza di fondo - che li contraddistingue da sempre - e la ricerca continua di nuovi suoni, nuove frontiere. Ancora un diamante dal paese dei ghiacci. (r.pe.) JUNE TABOR QUERCUS (Ecm/Ducale) Protagonista della grande stagione del folk-rock inglese nelle Silly Sisters e poi da solista con la Mrs Ackroyd Band, la cantante, oggi 66 anni, ha il coraggio di spingersi verso una ricerca di suoni sempre più rarefatti, incrociando la sobria profondità di un vocalismo quasi arcano all urgenza improvvisativa di due jazzmen britannici come Iain Ballamy (sax) e Huw Warren (piano), per un esito finale, tra 11 brani di autori vari, dal vivo, oniricamente spinto verso un folk-jazz dal gusto cameristico e classicheggiante. (g.mic.) THE THERMALS DESPERATE GROUND (Saddle Creek/ Goodfellas) Gli americani hanno un termine che suona perfetto per la musica dei Thermals: enjoyable. Il loro punk rock è così, divertente se non fosse per i testi che raccontano una storia di violenza umana, un destino solitario in una notte scura. Il trio confeziona gli ultimi atti di questo sesto album con la supervisione magistrale di John Agnello (Dinosaur Jr. e Sonic Youth) a Hoboken, New Jersey, dopo di loro l uragano Sandy. La spinta propulsiva delle 10 tracce tese, essenziali risente di un energia cruda sulla scia di Social Distortion. È una band in assetto serrato che combatte con le forze della natura in un inno all adolescenza che è anche cifra di genere. (s.fr.) Indonesia, Scozia, Russia, Turchia, Louisiana e Italia. Chiuduno (Bg) SABATO 8 E DOMENICA 9 GIUGNO (POLO FIERISTICO) Festival Internazionale di Canto Sacro Quarta edizione per la rassegna che ospita il quartetto inglese Gothic Voices ne Il testamento di Gregorio Magno (stasera), e il Coro di Voci Bianche del Teatro dell'opera di Roma in un omaggio alla musica britannica (domani alle ore 12). Roma SABATO 8 E DOMENICA 9 GIUGNO (BASILICA DI S. MARIA IN ARACOELI) La Fabbrica del Canto Festival Corale Internazionale, una maratona musicale a ingreso libero dedicata al repertorio popolare, con cori provenienti da Russia, Taiwan, Germania, Lettonia, Bielorussia e Italia. Sette giorni di rassegna in vari comuni lombardi. Comuni della Lombardia DA MARTEDI' 11 A SABATO 15 GIUGNO (VARIE SEDI) Novara Jazz Si chiude il festival internazionale di musica jazz con i Sousaphonix, diretti dal trombonista, compositore e arrangiatore Mauro Ottolini. Il 6 la manifestazione ha ospitato l importante incontro fra il trombettista Wadada Leo Smith e il ULTRASUONATI DA STEFANO CRIPPA JESSICA DAINESE LUCIANO DEL SETTE VIOLA DE SOTO GIANLUCA DIANA GUIDO FESTINESE SIMONA FRASCA GUIDO MICHELONE ROBERTO PECIOLA MARCO RANALDI JAZZ Deviazioni contemporanee Nel jazz italiano contemporaneo molteplici sono le direzioni possibili. Se dovessimo indicare un punto di sintesi tra calore mediterraneo e ricordi ben storicizzati della Chicago anni Sessanta e Settanta, il tutto mediato da molti ascolti mingusiani, lo troveremmo in A World Apart, (Labirinti Sonori) nuovo capitolo per il sestetto guidato dal fiatista siciliano Stefano Maltese. Musicisti eccellenti in formazione, con menzione per due grandi signore del jazz, la contrabbassista Silvia Bolognesi e la vocalist Gioconda Cilio, un suono che prevede molto respiro, molti spazi vuoti a dar risalto al pieno della musica, e una bella composizione alla memoria di Malachi Maghoust Favors dell Art Ensemble of Chicago. La palpitante creatura sonora di Mitchell e Bowie risuona anche nella lussureggiante selva percussiva degli Odwalla. Nella nuova uscita Ankara Live (Splasch(h) Records) un concerto in Turchia in dvd, e un cd con il «live» del Teatro Giacosa a Ivrea, il tutto datato Tutto Monk invece in Corner Brilliance (Alma Records): riletture meditate di Tonolo, Zigmund e Zunino.(Guido Festinese) MAJA VIDAL SPACES (Crammed/Materiali Sonori) Che sia incantevole e incantatrice, Maja Vidal lo conferma anche nel suo album numero due. Sfuggendo a generi precisi per dar corpo invece a una creatura musicale tutta sua, Maja corre lungo spartiti come cascate d acqua, raffiche di vento, tintinnare di cristalli. Melodie aperte, sussurri, ritmi dal cambio repentino ma pronti a rientrare quando meno te lo aspetti, ribaltamenti di atmosfere. L'impressione è che Maja sia l anima forte di un lungo progetto. (l.d.s.) gruppo Eco d Alberi. Broletto (No) SABATO 8 GIUGNO Salso Jazz Dopo Alessandro Quarta e Yuri Goloubev, la masterclass viene affidata al pianista Michele Di Toro. Il jazzista si esibisce anche in solo, in duo con Quarta e con una formazione di studenti. Salsomaggiore (Pr) SABATO 8 E DOMENICA 9 GIUGNO (PALAZZO DEI CONGRESSI) Jazz in It Cominciata il 7 (con Barrend Middelhoff Trio e Consonanti), la veterana manifestazione propone i recital del Pov 5tet del batterista Alessandro Paternesi, di un altro batterista quale Manu Katché nonché di Fred Fish e Steve Kuhn. Vignola (Mo) SABATO 8 E DOMENICA 9 GIUGNO (TEATRO FABBRI) Albajazz Attivo dal 6 (Gegé Telesforo, Rosario Giuliani) il festival ospita il quartetto di Stefano Di Battista con la vocalist Nicky Nicolai, il quintetto italiano di Paolo Fresu (Tino Tracanna, Roberto Cipelli, Attilio Zanchi e Ettore Fioravanti) e l Ambrosia Brass Band. Alba (Cn) SABATO 8 E DOMENICA 9 GIUGNO (CORTILE DELLA MADDALENA) Fasano Jazz La XVI edizione (iniziata il primo COMPOSITORI Nino Rota, brivido romantico LaStradivarius, da sempre impegnatanelle riscoperteclassiche italiane, presenta A SentimentalDevil dinino Rota, una raccolta disettelavori ( ) perviola/violino e pianoforte (confrancesco D'Orazio e GiampaoloNuti ai rispettivistrumenti), a confermadiuntalento romanticoaproprio agiopersino in ambitocameristico (in apparenzalontanissimo dall'estroversione riservataaigrandi lungometraggi). C è quindi EnnioMorricone con Lemma inundici recenti pezzi ( ) dove agiscono clarinetto (Rocco Parisi), violoncello (AndreaNoferini), pianoforte (Gabriel Rota), archi (Quartetto Noferini): con l'aiutodel figlioandrea, lamusicasi fa più sperimentale, lasciandospazio, come nel GruppoNuova Consonanza, a «una strana improvvisazionescritta» (perusare leparole dell'autore), talvoltain undinamismo apparentementeimmobile. E perfinire GoffredoPetrassi in Concerto per piano e altreduecomposizioni realizzatesottoil fascismo (ben diretteda Arturo Tamayo conl'orchestra SinfoniaRai e Alfonso Albertial pianoforte) confermal'originalità diunartistaprivo diretorica o servilismo, giàallorarivolto alnuovo, pur nelrispetto di antiche tradizioni. (Guido Michelone) WILL.I.AM WILLPOWER (Universal) La mente dei Black Eyed Peas nei momenti di pausa mette a punto frenetici progetti solisti. La formula è la stessa della «casa madre», tanta dance, campionamenti e computer sample e l'aiuto di qualche vocalist. Qui ci sono Afro Jack in Hello, Eva Simons per This Is Love e soprattutto Britney Spears in Scream & Shout, prezzemolino dei talent e ciliegina sulla torta per pezzettini pop da classifica. Si balla che è un piacere. Ma non si va oltre questa funzione. (s.cr.) giugno) ospita il Devil Quartet di Paolo Fresu, la presentazione del libro di Paolo Carnelli Van Der Graaf Generator - La biografia italiana, Former Life, Alex Carpani Band con ospite David Jackson; il sax dei Van Der Graaf suonerà anche con Aldo Tagliapietra & Band. Fasano (Br) SABATO 8, MARTEDI' 11 E MERCOLEDI' 12 GIUGNO (TEATRO KENNEDY E TEATRO SOCIALE) Festa del Decennale - Il gioco della musica Il Parco della Musica romano festeggia il suo decennale con una maratona di suoni che inizia alle 10 e va avanti fino alla tarda serata. Partecipano Antonio Pappano, Ascanio Celestini, il Coro di Voci Bianche dell Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Raffaele Costantino, la JuniOrchestra, Pino Minafra, Mauro Ottolini, Gino Paoli, Parco della Musica Contemporanea Ensemble, Nicola Piovani, Danilo Rea, Ambrogio Sparagna, i Têtes de Bois. Roma DOMENICA 9 GIUGNO (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA) Musica ai Frari La VII edizione (realizzata in collaborazione con il Circolo Culturale Caligola) vede ospite il pianista Tigram Hamasyan che si esibirà in solo in A Fable. Venezia VENERDI' 14 GIUGNO (BASILICA DEI FRARI, SAN POLO) I «MAD MEN» DEL SOUL Ilsuono gloriosodicorde di chitarrache si mescolanoa sassofoniinquieti, a bonghi irriverenti, a lineedi bassodeambulanti, a batteriemartellanti. Questaè la spina dorsaledel rock'n'roll, questo è quello chesi trovanei tre cdthe Backbeatof Rock'n'Roll-SeminalSounds fromthe InstrumentalEpoch (Famous Flames FLAMECD 02/Goodfellas). Laraccolta va ovviamentedipari passocon altrettante compilationsul tema, ma qui in uncolposi passada Tequila (Champs) apeter Gunn (DuaneEddy), da Rumble (LinkWray) a SleepWalk (Santo & Johnny) ecc. C'ètutto loscibile strumentale del rock'n'roll corredatoda notedi copertinache vannoal cuoredel genere. Citandodal libretto: «L'essenza profondadi questanuova scena siandava formandodipari passo conquel jazz, bluese R&Bche avrebberodato vitaal soule alpop. Alcuore diqueste rivoluzioni coeveprendevano vitaritmi sincopatiche avrebbescatenato nuovi balli, zeppidi melodiee suoni da altrimondi. (Comenel caso) dilink Wrayche forando l'amplificatoreinventò conrumble (1958) quelsuono greve e rumorosoal cuoredel futurogrungee delle delinquenze giovanili a venire ( ). Gli annicinquanta conobbero unavarietà sonorache attraversò ogni generemusicale. Inmolti casilamescolanza dichitarre e sassofonifucentrale. ( ) Fu un'erafrequentata dagruppi dallecarriere brucianti e dasingoli pezzi, i Champsnon riuscirono più aripetere l'enorme successo ditequila, ode immortaleall'ubriachezza ( )». Inmezzo Elvis, Sinatra, ilpop, il country. Dietroe sotto ritmiincendiari, suadenti, vorticosi, assorbitianche e soprattuttodai clubburlesque più torbidi dellegrandimetropoli Usa. Ancora strumentali, stavolta acid jazzaustraliano, conpronunciate aperturebreakbeat (si sentala cover dia Night intunisia didizzy Gillespie). Rispetto a Bamboose dintorni - ossiala newwavedel soul australiano - quellodei KerbsideCollection non èun ripescaggiodi funk, sax, voce, hammond, piuttostoè unomaggio jazz funka Coltrane (c èla cover diimpressions), a George Benson (c èla cover dippark), awes Montgomery, ai Crusaders. Intorno aspersioni dijames Brown e similisullo stile dieddie Roberts, New Mastersounds ecc. Mindthe Curb (Légère LEGO 054/willwork4funk) è il debutto del quartetto dibrisbanecon Jake Mason (Cookin' On 3Burners) allaproduzione. Neldisco anchedue pezziremixati, tracui CatWhip rielaborata da RenegadesOf Jazz. Occhioaldoppio cd The ManyMoods of MadMen-Over 50 OriginalJazz, Pop, Lounge & FolkSounds fromthe Hit TvSeries (FantasticVoyage FVDD 159/Goodfellas). Il doppio cd è dedicatoai suonidellaserie tv Mad Menin ondaanche initalia eambientata nel mondoanni Sessanta dellapubblicità newyorkese - l'agenziaprotagonista è lasterling Cooper. DaDon Cherry arosemaryclooney, da ChubbyChecker ajack Jones alle surfband. Librettocon pubblicitàdel tempo accluse.

16 (16) ALIAS IL FILMMAKER INDIPENDENTE JOHN E I SUOI DOCUMENTARI PRICE SPERIMENTALI Canadese, realizza semplici home movies, come piccoli haiku, sui figli o sul mare, in cui la scelta dei materiali determina l atto creativo Haiku di celluloide fragili e sovversivi di Rinaldo Censi «Penso sia stata la migliore proiezione che io abbia mai avuto. I proiettori 35mm erano eccezionali». Gli alti papaveri di Google staranno anche tessendo progetti totalitari, in combutta con misteriose figure legate al governo degli Stati Uniti, saremo anche tutti controllati (è notizia di oggi che la NSA, l'agenzia per la Sicurezza nazionale americana, schedi e conservi un numero spropositato di utenze telefoniche), ma è un vero piacere scambiare con qualcuno dall'altra parte del globo. Per dire, John Price non l'ho mai incontrato. Mi è semplicemente capitato di vedere alcuni dei suoi film. Ho trovato il suo indirizzo . Gli ho scritto e ne è nata una bella corrispondenza. La frase che trovate qui sopra me l'ha digitata qualche giorno fa. I suoi film sono stato proiettati all'interno del «Media City Experimental Film and Video Festival», manifestazione che si è appena svolta tra Detroit e Windsor, Canada, e oggi un programma dei suoi lavori verrà proposto a Izola, Slovenia, all'interno del festival «Izola Cinema». John Price vive in Canada, è un filmmaker e realizza film dal Oltre a questo, offre la sua competenza in fatto di ottiche ad altri cineasti, curando la «fotografia» dei loro film. Da quanto mi scrive, tiene anche corsi di «Cinematography» presso l'humber College di Toronto e si occupa di danza e opera, realizzando e curando proiezioni di film legati a questi ambiti di ricerca. Mi sembra una persona soddisfatta di quello che fa. E lo percepisco proprio da quella frase sibillina che mi ha inviato, capace di tratteggiare il IZOLA FESTIVAL Film, dibattiti e concerti Oggi il finale Izola Film Festival, alla sua nona edizione, è un festival internazionale che propone produzioni cinematografiche provenienti dall Africa, Asia, America Latina e Europa dell est, sotto la direzione artistica di Jan Cvitkovic. Con quasi 5 mila ogni anno, Izola diviso in otto sezioni, offre proiezioni in diversi luoghi dell isola. Con un appendice modaiola: «Nightbeach», con una programmazione aperta a film, dibattiti e concerti. Info:http://www.isolacinema.org/en /just-in/ soggetto più di qualsiasi curriculum vitae. Il perché è presto detto. La brillantezza e la qualità dei proiettori ha reso giustizia ai film. Il numero di spettatori non è certo secondario, ma la felicità arriva quando finalmente hai modo di percepire il tuo lavoro, lo sforzo, ripagato e «visibile» lì sullo schermo. Del resto, il tono intimo dei film che egli realizza non richiama certo le folle oceaniche di un blockbuster. Price realizza semplici home movies, «documentari sperimentali», come ama definirli, film come pagine di un diario ininterrotto. E mi sembra di cogliere una specie di consapevolezza zen nel suo approccio. Senza l'ossessione dei numeri e delle cifre. Solo la gioia di fare le cose in pura perdita, senza aspettarsi nulla, nella convinzione della fugacità di ogni cosa, in primis dei materiali che si utilizzano: strisce di celluloide. Un atteggiamento che apparteneva a Luis Buñuel, riscontrabile in una famosa intervista con Max Aub. Giri film per lasciare un segno? Risposta: «Le pellicole sono fatte di materiale deperibile. Noialtri, fra cinquant'anni, certamente tutti a crapa pelata, ma quelle là saranno ridotte in polvere». E se qualcuno trovasse il riferimento troppo colto, potremmo indicargli Jacques Tourneur. Gli domandano quale posto avrà nella storia del cinema. E lui risponde, poco prima di morire: «Nessuno. Non c'è nulla di più evanescente di un'immagine in celluloide.». C'è un fondo ironico in tutto questo. La consapevolezza incontra la modestia. Per quanto mi riguarda, questo è un buon metro di giudizio, quando si tratta di decidere che persone frequentare. Tempo fa, informandomi di aver spedito un dvd contenente una selezione dei suoi film, ci ha tenuto a sottolineare il suo disappunto, la sua frustrazione. Insomma, è un peccato vederli così, in digitale, su un computer. Ma così vanno le cose, concludeva, mantenendo i piedi per terra, a contatto con la realtà. E vedendoli sul laptop, o sullo schermo del televisore, si comprende facilmente cosa vada perso, rispetto ad una proiezione in sala. Perché John Price è un alchimista dell'emulsione. Un negromante che lavora con pellicola scaduta, e si occupa personalmente dei bagni di sviluppo della pellicola, variando e studiando diverse soluzioni di resa della grana, della superficie impressionata. Nei suoi film, simili per misura a piccoli haiku, il materiale utilizzato è il vero protagonista, e campeggia in bella vista nei credits, insieme alle persone che vengono filmate, spesso i figli. Qual è dunque il soggetto dei suoi film? Tipologia di pellicola, formati, cineprese, accorgimenti ottici e di sviluppo: l'atto creativo passa attraverso questi materiali. Si modifica grazie a loro. Che si filmino le cascate del Niagara (View of the Falls from the Canadian Side, 2006), o un neonato immerso nel sonno (il figlio Charlie in ten thousand dreams, 2004), il mare nei suoi diversi stati, nei momenti ricreativi (Sea Series #1-#13, ), un bimbo che gioca con un fucile giocattolo e un cacciatore in uno stagno, seduto in una barca, pronto a sparare a qualche volatile (gun/play, 2006) le immagini che appariranno sullo schermo si materializzano come resto cristallizzato, emerso dallo stato della pellicola utilizzata e dall'azione sui materiali, in fase di sviluppo e stampa. Il film è, insomma, il risultato di questa tensione ottico-chimica. Un gesto che incrocia il fare e il «trovare». Senza troupe o maestranze, John Price filma con una cinepresa 16mm o Super 16. Utilizza strumenti la cui meccanica permetta, volendo, di riavvolgere il girato per sovrapporvi altre immagini (quasi certamente delle cineprese Bolex). Filma, sviluppa, modifica i materiali sul banco ottico così come un artista si districa con il proprio materiale. E la tensione è tutta lì, visibile in ogni fotogramma che scorre e viene trascinato dalla perfetta meccanica ad orologeria Nella sequenza in alto, il primo e il terzo fotogramma sono tratti da: «sea series #10»; al centro un fotogramma tratto da «domashnyee kino / home movie» (2010); in alto a sinistra, «domashnyee kino / home movie»; in basso a destra, «Charlie s Haircut» dei proiettori. L effetto è spiazzante. Il gioco della sovrimpressione, lo scorrimento rallentato, il codice numerico della pellicola e le perforazioni visibili, le macchie, gli aloni, le scie colorate e i flash improvvisi, gli atomi ingranditi e visibili, l'immagine che svanisce improvvisamente, instabile, tutto questo crea davvero una fisicità della superficie. Tanto che ogni evento ottico-chimico sembra affiorare simile a un disturbo della vista, simile a quel fenomeno che l'ottica fisiologica chiama «mosca volante» (miodesopsia, un disturbo della vista dovuto alla non perfetta trasparenza del corpo vitreo, che si ritrova a dover gestire ombre mobili, macchie). Quando gli chiedo come definirebbe il suo lavoro, mi risponde che lo considera una forma di realismo, ma non chiuso in uno script. Una rappresentazione della realtà. Ma il processo di lavorazione e i materiali connessi rendono il tutto più impressionista, con un lato astratto. Un lirismo della materia, mi viene da rispondergli. Mi trattengo perché non vorrei sembrare troppo poetico (eppure, molti anni fa, Franz Kafka definiva così il cinema, a Gustav Janouch: «Le corde della lira dei poeti moderni sono strisce senza fine di celluloide»). Come molti filmmaker a lui simili, John Price lavora ai margini dei grandi Studios e della produzione. E ne è cosciente. Eppure, c'è un gesto che lo distingue dagli altri. Dopo avere sviluppato il film, lo gonfia a 35mm, ne modifica l'aspetto con un salto di scala. In un successiva gliene chiedo conto. La sua risposta non tarda ad arrivare, geniale quanto pragmatica. «I proiettori 35 millimetri hanno lampade più brillanti e possono cogliere meglio i dettagli dei materiali la texture risulta più accentuata». Ma c'è anche un altro motivo: fare in modo che dei veri home movies possano potenzialmente condividere proiettori e spazi utilizzati per film commerciali come Rambo e Spiderman. «Credo che sia un gesto sovversivo mi dice. L'idea mi solletica». Mentre leggo la sua risposta, penso che ci sia qualcosa di umoristico e utopico in quello che afferma. E credo che anche lui lo sappia. Riflette sul momento cruciale legato al destino dei formati analogici. Mi scrive che la Kodak ha smesso di produrre pellicola reversibile a colori, in grado di sviluppare un «positivo» senza passare dal negativo e successiva stampa. A pensarci bene, i suoi film, così pieni di vita, simili ad appunti filmati, piccole elegie in grado di condensare in una sovrimpressione diversi istanti della vita di persone care, o di sconosciuti, materializzano pure una zona limite, che non riguarda solo il litorale, quello spazio liminare tra terra ferma e mondo acquatico (il «giardino», il mare, i bambini, una costante nei suoi film, qualcosa che mi ricorda il titolo di un film di Stan Brakhage, A Child's Garden and the Serious Sea), ma incute anche una sensazione di caducità e di perdita, qualcosa come un senso di rovina differito, stabilizzato chimicamente. Strana conseguenza: più la proiezione dei suoi film raggiungerà il massimale qualitativo, più noi noteremo quell altra vita sottostante, pellicolare, che affiora e si espone alla luce in tutta la sua fragilità. E penso a quello che mi dicevano qualche mese fa Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, alle prese con il loro film sul fascismo. L'angoscia che sale vedendo e studiando quelle immagini è raddoppiata dal fatto di sapere che questo sarà l'ultimo film che farai tenendo tra le mani una striscia di pellicola. Perché non c'è nulla di più evanescente di un'immagine in celluloide. E ogni filmmaker, a modo suo, fa i conti con questa realtà.

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