«Così abbiamo pagato il pizzo allo Stato»

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1 Martedì 29 aprile 2014 VIENI A TROVARCI ANCHE SUL SITO Perseguitati dalla Finanza «Così abbiamo pagato il pizzo allo Stato» Dall azienda «occupata» per 5 mesi alla trappola degli studi di settore: ecco i racconti dei lettori L accusa dei giudici fiscali: «Sistema sbilanciato costruito per sabotare i cittadini» La linea di Forza Italia Cavaliere,cambipasso isuoielettori noncapisconopiù di MAURIZIO BELPIETRO Da giorni mi rigiro tra le mani una lettera. È arrivata in redazione la mattina in cui Silvio Berlusconi ha deciso di dare l altolà a Matteo Renzi sul tema delle riforme, un segnale che viste le successive correzioni di rotta del leader di Forza Italia non fa però perdere attualità alle riflessioni della signora che firma il messaggio arrivato per posta. Di che si tratta? Scrive Rossana Marsano:«Sono un elettrice di centrodestra, di una famiglia dicentrodestra,ma oggi devo comunicare tutto il mio disappunto per la linea politica adottata negli ultimi tempi da Forza Italia». La lettrice non ce l ha con le divisioni interne e quelle che chiama tempeste congiunturali, si lamenta del fatto che il partito dei moderati si sia ridotto a fare da stampella al governo Renzi. «Vada per le simpatie personali del Cavaliere per il front-man del Pd», spiega Rossana,«resta però ilfatto che la politica di quest ultimo, a parte lo smantellamento iperliberista dell impianto costituzionale e delle tutele del lavoro, è quanto di più demagogicamente (...) segue a pagina 11 Silvio attacca Napolitano «Doveva darmi la grazia» di TOMMASO MONTESANO a pagina 8 di GIACOMO AMADORI, FAUSTO CARIOTI e CHIARA PELLEGINI alle pagine di ANTONIO SOCCI Proprio alle porte di Roma, il giorno precedente la canonizzazione dei due papi, cioè sabato 26 aprile, è accaduto uno strano incidente alla statuetta della Madonna di Civitavecchia, quella che - fra il 2 febbraio e il 15 marzo per 14 Colpita dalla sua stessa corona Il mistero della Madonnina mutilata La statua che piange sangue cara a Woityla sfregiata alla vigilia della santificazione volte lacrimò sangue, e che è custodita nella chiesetta di Pantano. Sono stato informato da alcuni amici che erano presenti e immediatamente hanno temuto che la cosa venisse interpretata in modo superstizioso, come è avvenuto per altriepisodi recenti, ritenuti (...) segue a pagina 21 ANNO XLIX NUMERO 101 EURO 1,30 Bilancio con sorpresa Imbarazzo nel Pd Renzi si rifiuta di dare soldi al suo partito di FRANCO BECHIS Avrà pure dato energie, prime pagine sui giornali, una risalita nei sondaggi, fatto conquistare le poltrone che contano. C è una cosa di sicuro che Matteo Renzi non ha fatto per il Pd: svenarsi dal punto di vista economico. Di tutti i dirigenti del Nazareno è stato di fatto l unico anonavereversatouncentesimo delsuo stipendio per finanziare l attività politica delpartito democratico. L assenza di Renzi brilla infatti dai resoconti dei versamenti effettuati nel 2013 al Pd (...) segue a pagina 13 Il gesto di Dani Alves I professionisti dell antirazzismo seppelliti da una banana di FRANCESCO BORGONOVO Una banana li seppellirà. Tutti. Quelli che devono dimostrare il loro disprezzo al giocatore negro trattandolo come una scimmia, senza rendersi conto che gli animali da circo sono loro. E le fanfare del nulla che aspettano il primo fischio al calciatore dalla pelle nera per berciare contro il razzismo imperante. Il gesto di Dani Alves, terzino al caffelatte del Barcellona e della nazionale brasiliana, li ha sgominati tutti. Mentre si accingeva a battere (...) segue a pagina 16 Un Paese umiliato «Tutti liberi: siamo in Italia» Presi per il sedere dallo scafista di MARIA G. MAGLIE APPUNTO di FILIPPO FACCI Campagna lettorale Bisognerebbe avere il coraggio di spiegare al dottor Ambrogio Marrone, giudice del tribunale di Bari, che delle sue convinzioni personali in tema di sesso e costumi, come dire, ecco. Dirgli che non è pagato per infarcire le sue sentenze con valutazioni sulla condotta morale - e non penale - di maggiorenni di entrambi i sessi, come faceva il celebre pretore Vincenzo Salmeri negli anni Sessanta. Bisognerebbe chiedergli se a Bari, di norma, i riti abbreviati per sfruttamento della prostituzione a carico di una sola persona - cioè un oscuro avvocato - vengano motivati per ben 187 pagine dedicate non solo alla condotta penale a carico dell'imputato, appunto, ma anche alla condotta personale di persone non imputate di nessun reato. Chiedergli se doveva proprio esprimersi, dunque, sullo «sconcertante quadro della vita privata» di certe ragazze e di certo Berlusconi, sulle «boccaccesche nottate» del medesimo, e suquellochelui,cioèildottorambrogio Marrone, giudica «oscenità e bassezza» ma che dovrebbe giudicare solocomereatoononreato:ungiudice in genere fa questo, non divaga su un' eventuale «situazione di mercimonio del corpo femminile» e non si dilunga sulla «considerazione delle donne come semplici oggetti suscettibili di commercio». Se invece fa questo, un giudice, corre il rischio che le sue motivazioni - in campagna elettorale, peraltro - vengano strumentalizzate dai giornali: ed è ciò che il dottor Marrone mai avrebbe voluto, ne siamo certi. «Tranquilli, qui in Italia non ci succederà nulla, qualche giorno e saremo fuori». Ricordiamoci queste parole di uno scafista ai suoi familiari e complici, una bella famiglia di mercanti di schiavi da sbarcare sulle coste siciliane. È l epitaffio in arabo di una nazione. Mentre un superfluo consiglio dei ministri raccomanda «più impegni da parte delle Nazioni Unite e dell Unione Europea» nel contrasto all immigrazione clandestina, mentre un inutile ministro degli Interni (...) segue a pagina 17 Prezzo all estero: CH - Fr 3.00 / MC & F / SLO

2 2 Martedì 29 aprile commenta su perseguitati dalla Finanza PRIMO PIANO COINCIDENZE Confrontandomi con altri imprenditori della mia stessa zona, abbiamo notato che la Gdf tende a concentrarsi su aziende sane e immediatamente solvibili PAROLA DI FINANZIERE FORZATURE Nel nostro lavoro ci sono delle forzature evidenti e imbarazzanti. Dietro alle verifiche ci sono enormi interessi economici. Il dato del recupero dell imposta serve amolti,sia ai politici che ai finanzieri. Nella Guardia di finanza il raggiungimento degli obiettivi legittima l ottenimento dei premi incentivanti eglistipendi stellari dei generali NORMATIVA La normativa tributaria italiana ètalmente ingarbugliata che si presta alla nostra logica del risultato ad ogni costo. Per noi è piuttosto semplice fare un rilievo visto che siamo aiutati da questa legislazione astrusa e abnorme, spesso contraddittoria e conflittuale. Nel nostro Paese è quasi impossibile essere in regola e, per chi lo sembra, ci prendiamo più tempo e spulciamo ogni carta Caro direttore Belpietro, dopo aver letto suo articolo di domenica scorsa mi munisco di coraggio e le racconto quanto è successo a me e alla mia azienda durante una verifica fiscale fatta nel corso dell anno Le premetto che la mia azienda esiste da quasi un secolo e in tanti decenni non ha mai presentato un bilancio in perdita. Poi, negli ultimi anni, crescendo per nostra fortuna, i numeri sono diventati più importanti e i nostri bilanci hanno sempre riportato utili a sei zeri con conseguente pagamento all erario di milioni di euro in tasse. La mia azienda è classificata con «tripla A» dalle banche e dalle agenzie di rating, un bell orgoglio per la mia famiglia, per i miei dipendenti e per il territtorio (almeno così dovrebbe essere). E mi lasci aggiungere che non abbiamo mai attinto alla cassa integrazione e ci siamo sempre autofinanziatida solineinostri investimenti e nei nostri piani di crescita. Abbiamo creato oggi un azienda che continua ad assumere, che esporta in tutto il mondo e che è un fiore all occhiello per il nostro territorio, e per il nostro paese. ALL IMPROVVISO Capita un controllo delle fiammegialle,d improvviso,una mattina nell aprile del Premetto: erano passati circa sei anni da un altro controllo avuto in precedenza, senza particolari problemi nè contestazioni. Questa volta il piglio dei finanzieri è più aggressivo e arrogante, ci bloccano immediatamente metà degli uffici e pretendono una stanza tutta per loro, con tanto di due impiegate a disposizione otto ore al giorno. Appongono sigilli ai nostri armadi, che contengono tutto quello che serve al nostro lavoro quotidiano e all amministrazione. Per l accesso dobbiamo chiedere il permesso e le chiavi a loro. Fin qua, tutto «normale», anche se sembrerebbe l assalto di una banda di malviventi anziché l intervento di un organo di controllo. Man mano che i giorni passano i due marescialli si fanno sempre più arroganti, quasiprepotenti. Minacciano gli impiegati di «collaborare», altrimenti sarebberro stati verificati personalmente anche loro. La verifica sulla nostra impresa durò cinque mesi. Spaziò su una serie di operazioni contrattuali che la mia azienda, così come tutte le altre aziende concorrenti nel nostro settore, usa compiere da sempre. Noi ritenevamo, in buona fede, di procedere nel rispetto delle normi vigenti e La mia azienda colpita con metodi da aguzzini Lo sfogo di un imprenditore: «Per fare una verifica hanno paralizzato gli uffici cinque mesi. Abbiamo pagato la multa con i risparmi di anni» della legge. Purtroppo, a detta loro, stavamo agendo non correttamente in quanto - secondo una chiave di interpretazione dei finanzieri - non avremmo rispettato un cavillo di una certa legge sulla quale non mi voglio dilungare, in quanto materia complicatissima dove anche più studi legale e fiscali contattati hanno dato pareri disicordanti. CI HANNO SPREMUTI Individuata questa nostra «falla», i signoridella guardia difinanza ci si sono buttati a capofitto e hanno spremuto più che hanno potuto, riprendendoci tutti i contratti per cinque anni, per un ammontare contestato di oltre un milone e mezzo di euro, oltre a una denuncia penale in capo agli amministratori. Faccio notare che la materia non era assolutamente inerente ad evasione fiscale o simile, ma semplicemente una difficilissima interpretazione legislativa nella quale, purtroppo, siamo incappati. Abbiamo dovuto aderire all ammontare ripreso in quanto, attraverso una sorta di «minaccia», ci era stato detto che se ci fossimo opposti la verifica fiscale sarebbe continuata in altri ambitie sicuramente ciavrebbero contestato altre cose. Terrorizzati, abbiamo assecondato quelli che non esito a definire aguzzini, accettando la multa (per la denuncia penale invece ci stiamo ancora difendendo) e mettendo in seria difficoltà la nostra capicità di cassa. Solo perché abbiamo gestito la nostra azienda in modo oculato e sano negli anniaddietro, siamo riusciti a pagare una multa del genere. CONCORRENTI FAVORITI Il paradosso è stato poi che la nostra impresa è stata inibita nel procedere con queste forme contrattuali nei confronti della clientela, in quanto a detta delle fiamme gialle non avevavmo i requisiti per farlo, mentre invece tutte le altre aziende nostre concorrenti hanno continuato tranquilllamente ad operare nel medesimo modo, quindi oltre il danno subiamo anche la beffa. Tra poco saranno trascorsi cinque annida quei giorni,e già pensiamo alla prossima verifica fiscale: quando arriverà e come sarà condotta. Roba da non dormirci la notte. Confrontandomi con altri imprenditori del mio stesso territorio, anche loro «verificati» dalla Gdf,èemersocheoggi-apparentemente - per fare cassa la tendenza da parte dello Stato è quella di concentrare la sua attenzione su aziende sane,liquide ed immediatamente solvibili. Così facendo, il risultato - per loro - è assicurato. Questo è quello che succede. Non me la sento di firmare questa la lettera, nè didare nominativi. Me ne scuso con Lei, direttore, ma capirà il mio stato d animo e lamiapaura.lapregoanchedi non riportare in nessun caso la casella di posta elettronica che ho adoperato. Cordialmente, un imprenditore Contestazioni mostruose Sono solo un taxista però rischio la casa Gentile direttore, sono un taxista di Milano, svolgo questa attività da circa 24 anni. Tre annifa sono stato oggetto diun accertamento da parte dell Agenzia delle entrate. Non entro nei dettagli tecnici su come questo accertamento sia stato fatto, contraddicendo addirittura le stesse istruzioni per la compilazione degli studi di settore da loro stessi scritte, ma lo definirei folle. Mi trovo ora in fase di ricorso in Commissione tributaria e sto già pagando le sanzioni di un terzo sui maggior ricavi, mio malgrado, per evitare «ceppifiscali» al taxi, che è fonte di reddito, o un eventuale pignoramento della casa che sto pagando assieme a mia moglie, con ovvi sacrifici. Nonostante abbia fornito numerose prove a mia discolpa, stranamente non sono nemmeno state prese in considerazione. Sono terrorizzato dal fatto che chi mi giudicherà faccia parte del«triangolo della morte» Equitalia-Inps-Agenzia entrate. Si rende conto che se volessi ricorrere in secondo grado non me lo potrei mai permettere? Mi sento privato della mia dignità di uomo, padre di famiglia e di persona onesta, quale mi ritengo. Non vorrei un domani far parte di quel triste ed ormai lungo elenco delle vittime dello Stato ma mi creda, mi sento vessato, indifeso e abbandonato. Nessuno interviene concretamente, ciò non lascia nessuna speranza. Mi scusi tanto per lo sfogo. G. V. Attilio Befera, direttore dell Agenzia delle entrate [LaPresse] Via dallo stivale Per fare l ingegnere sono fuggito in Olanda Egregio direttore, sono un ingegnere italiano emigrato da più di un anno in Olanda. In italia avevo una partita Iva, operavo da lavoratore autonomo con due attività: una commerciale e l altra di consulenza. La consulenza rendeva discretamente e mi impegnava molto, tant è che la parte commerciale l ho via via lasciata in disparte, pur mantenendola registrata. Il fisco mi ha elevato una multa di circa euro perché il reddito dell attività commerciale era inferiore a quanto indicato dallo «studio di settore», che io chiamo «pizzo legalizzato». C è stata una trattativa e ho pagato meno, ma ho pagato pur «non avendo commesso il fatto (presupposta evasione)». Perché, per dirla in linguaggio da strada: se uno una cosa non l'ha fatta, è impossibile poter portare prove a propria difesa, si è supini, indifesi. Non è possibile produrre prove che una cosa non sia avvenuta! È quindi impossibile difendersi. E quando lo stato diventa mafioso, e adotta sistemi mafiosi come questo, beh, allora viene proprio voglia di emigrare. E io l ho fatto, complice anche la crisi. Ma se penso a questo aspetto dell Italia, di tornare proprio non mi viene voglia, anche se la crisi si risolvesse. E la soluzione della crisi non arriverà certo grazie a un governo che ci dà 80 euro al mese anziché curare l emorragia di aziende che scappano all estero, chiudono o peggio vengono svendute all estero. Un caro saluto, GIORGIO POLICANTE

3 PRIMO PIANO Martedì 29 aprile commenta su ASSERVITO La nuova figura è stata subito resa subordinata a quella amministrazione fiscale che sulla carta era chiamata a controllare e giudicare perseguitati dalla Hanno cancellato i diritti dei contribuenti Nel 2000 crearono il garante per vigilare sulla correttezza di ispezioni e verifiche fiscali Ma non ha mai avuto poteri reali. E anziché rafforzarlo, l hanno reso un ente inutile ::: FAUSTO CARIOTI Buongiorno direttore Belpietro, mi chiamo Corrado Viola e sono amministratore della ItalCom Srl, una sana azienda con circa 20 dipendenti che lavora dal 1996 nel Mantovano, in Veneto e nel Trentino. L azienda esporta in tutto il mondo elettronica. Nello scorso autunno sono stato visitato dalla Agenzia delle dogane di Mantova. Paga e taci Ho versato l Iva due volte per evitare guai peggiori CHIUSURE SEMPRE APERTE Lo scopo della visita ai nostri uffici era redigere l ennesimo verbale di chiusura verifica. Infatti, dal 2008 sono esportatore ed importatore di prodotti elettronici e da allora ho ricevuto fra Agenzia entrate, Agenzia delle dogane e Guardia di finanza circa quindici o forse diciotto ispezioni di verifica, ricevendo due multe per circa ottantamila euro. La prima «multa» è corretta, ho sbagliato io. La seconda però è una ingiustizia totale, figlia di regole degne del Monopoli e non di uno Stato. Espongo il fatto contestato: nel 2011 ho acquistato da un fornitore italiano del materiale da esportare. Ho pagato tutto fino all ultimo centesimo, Iva inclusa naturalmente. INSEGUITI ALL ESTERO La merce mi serviva in un magazzino in Austria, in quanto il mio cliente la voleva lì. E così è stato: il mio fornitore mi ha consegnato la merce là dove serviva. Il mio cliente ha pagato e tutto sembrava dover finire lì. Qui inizia il «bello». La dogana mi ha chiesto di versare nuovamente tutta l Iva pagata, e in più mi è stata presentata una sanzione in quanto il mio fornitore aveva la merce in un magazzino estero e non in Italia. Io non sapevo di questo. Totale multa: oltre i euro. Faccio notare che l Iva in questione l abbiamo già pagata una volta al fornitore. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, passa in rassegna le truppe della Guardia di finanza. Le Fiamme gialle sono il corpo militare più antico della nazione, ciononostante dipendono in maniera diretta dal ministero dell Economia e delle finanze [LaPresse] Avrei potuto contestare il procedimento nei nostri confronti, ma il mio avvocato mi dice: «Corrado, io ti costo in caso di ricorso dai diecimila ai ventimila euro. Se poi perdiamo, ti ritrovi da pagare la sanzione maggiorata e le spese processuali. Costo del giochino completo, nella peggiore delle ipotesi: circa settantamila euro. Non te lo consiglio. Paga subito». È una ingiustizia, ma è così che si sono svolti fatti. LA BEFFA Il fisco avrebbe potuto andare dal mio fornitore e prendere i soldi da lui e non venire da me a prenderli per la seconda volta, per poi darmi anche la sanzione. Ma poi, sanzione per cosa? Sanzionarmi su quanto avevo già pagato tre anni prima? Nel mio caso lo Stato ha incassato due volte l Iva (una volta dal mio fornitore e una seconda dalla mia azienda) più l importo della sanzione nei miei confronti. Ci ha pure guadagnato! Caro direttore Belpietro, in Italia funziona proprio così. Cordialità e viva Dio, e che un giorno ci porti giustizia. Corrado Viola C.E.O. ItalCom S.r.l. Ma storie dell orrore come quelle raccontate sabato su Libero dal maresciallo della Guardia di Finanza «specializzato» in controlli alle imprese, storie della disperazione e della rabbia come quelle che si possono leggere in queste pagine, non dovrebbero essere fuori dai confini di uno Stato civile? Davvero non c è nessuna legge che proibisca simili vessazioni, nessun organismo che difenda la libertà e la dignitàdichipagaletasse?certochecisono.e la loro è la storia più brutta di tutte: metafora perfetta del modo con cui lo Stato italiano tratta chi lo mantiene. C era una volta, dunque, il Garante del Contribuente. Atteso da anni, fu introdotto al suono delle fanfare nell anno 2000 dalla legge 212. All articolo 13 questa norma, nota come Statuto del Contribuente, annunciava la nascita delle nuove creature. Già, perché ne erano previste tante: un Garante per regione e provincia autonoma. Era stabilito che ognuno di essi operasse «in piena autonomia», fosse «un organo collegiale», composto da tre componenti scelti tra magistrati, giuristi, dirigenti dell amministrazione finanziaria e ufficiali della Guardia di Finanza a riposo, avvocati, commercialisti e ragionieri. Ad esso spettava vigilare sulla legalità delle ispezioni e delle verifiche compiute dagli uomini delle Fiamme Gialle e dell Agenzia delle Entrate. Anche su segnalazione dei contribuenti, poteva chiedere documenti agli uffici, richiamare gli inadempienti e proporre provvedimenti disciplinari quando «i comportamenti dell amministrazione determinano un pregiudizio dei contribuenti o conseguenze negative nei loro rapporti con l amministrazione». Un passo decisivo per «sdrammatizzare il rapporto fiscocittadino», assicurava l allora ministro delle Finanze, Ottaviano del Turco. La favola inizia e finisce qui. Già allora il lettore più scafato avrebbe potuto scovare in quella legge i primi segnali di come sarebbe andata a finire. Era stabilito, infatti, che il Garante avrebbe avuto i propri uffici «presso ogni direzione regionale delle Entrate», che le funzioni di segreteria sarebbero state assicurate «dagli uffici delle direzioni regionali delle Entrate» e che il compenso e i rimborsi spettanti ai componenti del Garante sarebbero stati decisi «con decreto del ministro delle Finanze». Come sarebbe stato possibile per il Garante operare «in piena autonomia», se le strutture e il personale appartenevano a quella amministrazione fiscale rispetto alla quale lo stesso Garante avrebbe dovuto essere terzo? E che libertà avrebbe potuto avere nei confronti della burocrazia delle Finanze se il suo stipendio era deciso dal ministro delle Finanze? Domande che all epoca nessuno pose a voce alta. I problemi emersero comunque molto presto. Già nel 2002 Giulio Tremonti, diventato ministro dell Economia, chiedeva al Parlamento se non sarebbe stato meglio avere «un Garante indipendente a livello centrale» piuttosto che adottare «una formula regionale e debole di Garante». I poteri che la legge sembrava dare a queste mini-authority, infatti, sono stati subito vanificati dall assoggettamento a quell amministrazione fiscale che avrebbero dovuto giudicare, dalla mancanza di una reale facoltà sanzionatoria e da leggi successive, che hanno spuntato le armi a disposizione. Il risultato è che «quasi tutti i contribuenti che si rivolgono al Garante lamentano l inefficacia delsuo intervento. La protesta, che si esprime sovente con lettere cariche di amarezza e di rabbia, è fondata» (parole di Salvatore Paracampo, Garante per il Contribuente della Puglia). Essendo questa la diagnosi, la terapia ovvia avrebbe dovuto consistere nel rafforzare i poteridel Garante. Rendendolo indipendente sotto ogni punto di vista dall amministrazione fiscale. Stabilendo che lo stipendio dei suoi membri non sarebbe stato più deciso dal ministro, cioè da una sua controparte, ma - ad esempio - dal Parlamento. Ampliando il numero di casi in cui il Garante può intervenire e attribuendogli una reale capacità sanzionatoria nei confronti di quei funzionari che calpestano lo Statuto del Contribuente. È stata presa la direzione opposta. Siccome così il Garante non serve a nulla, anziché renderlo efficace si è preferito metterlo sul binario morto, in attesa di dichiararlo ufficialmente «ente inutile». Prima la Finanziaria del 2012 ha ridotto la composizione del Garante da tre membri a uno. Durante la stesura della legge di Stabilità del 2014 si era anche pensato di sopprimerlo, affidandone i compiti al presidente della Commissione tributaria regionale. Progetto al quale si è rinunciato in extremis, limitandosi a dimezzare il compenso del Garante, figura ormai marginalissima. Oggi chi vuole rivolgersi al Garante del contribuente del Lazio può scrivere un all indirizzo mentre chi cerca il Garante della Lombardia ha disposizione la casella già da quei suffissi internet si capisce che il sistema non funziona. In alternativa ci si può recare nella sede del Dipartimento delle Finanze in via dei Normanni o dell Agenzia delle Entrate in via della Moscova. Come se una corte d Appello fosse ospite e dipendente del pm che ti ha fatto condannare in primo grado: chi mai presenterebbe ricorso? Chi si sentirebbe tutelato da un simile sistema? PAROLA DI FINANZIERE LA CARRIERA A fine anno i generali chiedono il dato dell imposta evasa contestata e lo confrontano con quello dell anno prima. Il risultato non può essere inferiore. Se il dato scende bisogna dar contoalreparto centrale di Roma del perché si siano recuperati meno soldi e il comandante del reparto periferico rischia di vedersi bloccare la carriera. Per questo le nostre ricerche proseguono anche di fronte a evidenti illogicità LA MEDIANA Si tratta di uno studio a tavolino che stabilisce il valore medio della verifica necessario per raggiungere gli obiettivi. Il tetto al di sotto del quale noi non possiamo proprio andare SPIETATEZZA Gli imprenditori con noi sono sempre gentili, ci accolgono con il caffè e ci sopportano per settimane. A noi però non interessa: dobbiamo fare verbali a ogni costo

4 4 Martedì 29 aprile commenta su perseguitati dalla Finanza PRIMO PIANO LA DENUNCIA «Gli stipendi sono stabiliti per decreto Somme ridicole: 311 euro al mese. Tra studio, ore passate a redigere le sentenze e udienze sono 50 cent all ora» «Giudici fiscali pagati dal Tesoro Così non c è giusto processo» PAROLA DI FINANZIERE COMPETENZE Il nostro problema è la mancanza di specializzazione di un Corpo che cerca di riscattarsi nel modo sbagliato, provando a portare a casa grandi risultati, sebbene storti. A volte l ignoranza aiuta a far montare un rilievo che non sta né in cielo né in terra FORMAZIONE La formazione? Non esiste. Ma dobbiamo confrontarci con specialisti agguerriti, leggere documenti in lingue straniere, e la gran parte di noi non sa una parola di inglese. Non ci forniscono i codici tributari aggiornati ::: GIACOMO AMADORI La denuncia del maresciallo della Guardia di finanza rilanciata dalle pagine di Libero sulle storture della giustizia tributaria e sugli accertamenti di Fiamme gialle e Agenzia delle entrate, non ha lasciato indifferenti. Nemmeno i magistrati che quella giustizia dovrebbero far funzionare. Ma tra questi giudici non tutti si sono scandalizzati per le parole del maresciallo. E anzi c'è chi ha ritenuto che ci sia delvero.in proposito una voce originale e autorevole è certamente quella di Daniela Gobbi. Vice presidente delle commissione tributaria regionale dell'emilia Romagna e presidente dell' Associazione per il giusto processo fiscale: sino al 2012 ha guidato il Consiglio di presidenzadella giustizia tributaria, l'organo di autogoverno della magistratura fiscale. Unica donna in un consiglio di uomini e unica presidente laica che si ricordi. Infatti Gobbi non è un giudice di carriera, ma un avvocato. Una figura di primo piano che,dopo aver letto con interesse l'inchiesta di Libero, accetta di intervenire nel dibattito. In modo sorprendente. Avvocato che cosa pensa delle parole del maresciallo? «Le ho lette con attenzione e anche se, da giudice, non voglio entrare nel merito, posso dire che quel sottoufficiale ha sollevato questioni esistenti. Per esempio ha giustamente evidenziato che il diritto tributario è una materia complicatissima e a volte conflittuale nelle sue norme». Persino un po' bizantine «Assolutamente sì. Sono anni Daniela Gobbi [web] Daniela Gobbi (ex capo del Csm tributario): «Il magistrato dovrebbe essere terzo ma il ministro delle Finanze interferisce controllando il personale e fissando i compensi» che collaboro con le Università proprio per promuovere presso i giudicila formazione e l'aggiornamento in materia tributaria perché, come avete detto voi, mettendo il dito nella piaga, le norme sono tante, complesse e alle volte contraddittorie. Inoltre nell attuale processo tributario, non c'è parità tra le parti. Invece una magistratura indipendente e forte dovrebbe garantire allo stesso modo il contribuente e l'interesse dello Stato...» Ma in questo momento non ècosì «Il giudice deve essere terzo. Ma capisce bene che non può esserci terzietà se il Ministero dell economia e delle finanze (Mef) interferisce con le sue norme nella gestione autonoma della giustizia tributaria». Come fa a interferire nell'attività giurisdizionale? «Ci sono tanti modi. Per esempio attraverso il controllo del personale amministrativo delle commissioni tributarie. I giudici non possono dare indicazioni a direttori e segretari perché questi dipendono dal ministero». Beh, il Mef avrà i suoi buoni motivi per cercare di controllare la giustizia tributaria. Dal vostro lavoro dipende una buona fetta del bilancio dello Stato. «Ma è un approccio sbagliato. L'indipendenza dei giudici e del personale sono fondamentali. Non si può fare del processo il braccio armato dell'amministrazione finanziaria. Invece per il ministero i giudici sono "personale giudicante". Mi dica leise chi scrive sentenze "in nome del popolo italiano", può essere considerato tale. La risoluzione del 2010 dell Unione europea tutela l'autonomia e l'indipendenza dei giudici, ma per la giustizia tributaria del nostro Paese questa è ancora una chimera». Qual è il rimedio per salvarla? «Uno solo: svincolarla dal Mef, che è parte sostanziale del processo, e sottoporla, nel suo complesso, come le altre magistrature, al controllo della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Ma intanto continuate a essere stipendiati dal Mef, l'esattore delle tasse «È così.i nostri compensi a differenza di tutti gli altri giudici non sono definiti per legge, ma stabiliti con decreto ministeriale: il Mef decide a sua discrezione quanto debbano guadagnare i giudici». C'è anche il problema dei vostri compensi «Si tratta di somme ridicole: 311 euro mensili, 26 euro lordi a sentenza. Tra studio, ore passate a redigere la sentenza, udienze e ricerche non superano i 50 cent all'ora! Senza contare che questi soldi possono essere pagati (così è stato nel 2011) con ritardi di uno o due anni e, nonostante questo, sottopostia tassazione ordinaria: un trattamento "punitivo" riservato solo ai giudici tributari». Per il maresciallo voi toghe del fisco lavorate quasi per hobby e difficilmente vi prendete la briga di dare torto allo Stato. «Su questo mi permetto di dissentire. Igiudici, nonostante imagri stipendi, lavorano con impegno e passione e i dati statistici dicono che i contribuenti vincono quasi il 43 per cento dei ricorsi». Non può negare, però, che le norme che regolano il processo tributario in Italia non siano eque. «Ha ragione. Ci sono norme nel processo che avvantaggiano l'amministrazione». In che modo? «Se il contribuente perde in primo grado, l'amministrazione incassa i 2/3 della cifra contestata, senza attendere che la sentenza passi in giudicato e si avvale di strumenti che il cittadino non può contrastare. Il ministero è nello stesso tempo verificatore ed esattore, contesta l'evasione e la riscuote». Una mostruosità per il garantismo giudiziario. «Maiocomegiudicenonpos- E gli ordini professionali? Egr. Direttore, il contenuto del vostro articolo del 26 aprile 2014 è vero e completamente condivisibile. Rivela una realtà che tutti coloro che lavorano nel campo fiscale hanno sempre saputo. Gli Ordini Professionali avrebbero avuto il dovere di denunciare i comportamenti vessatori della Agenzia delle Entrate nei confronti dei contribuenti,ma hanno sempre taciuto facendo finta di non sapere. Questa è un'altra vergogna LE LETTERE del nostro paese e dimostra la inutilità degli Ordini Professionali che servono solo a coloro che vengono nominati nel Consiglio direttivo come biglietto da visita per darsi visibilità ed importanza di ruolo nel campo della professione. Quando sento nei servizi televisivi i vari Ministri dell Economia che si sono succeduti o gli alti Dirigenti della Agenzia delle Entrate che si riempiono la bocca con annunci sui grandi risultati ottenuti nella lotta alla evasione,mi monta uno sdegno e una rabbia infinite perché è una grande bugia. Responsabilità la hanno anche i mezzi di informazione,soprattutto quelli del settore, che in tutti questi anni non hanno mai trattato il tema della lotta all'evasione dicendo la verità al cittadino ignaro. E' la prima volta che un giornale dice finalmente le cose come stanno veramente. Grazieesperochecontinueretesu questa strada,anche se in solitaria rispetto agli altri giornali,perché c'è bisogno che gli italiani,anche quelli non toccati dal problema come i dipendenti,sappiano come stanno veramente le cose. Un lettore Condivido in toto Egregio dottore, condivido in toto tutto ciò che ha riferito il collega gdf. Un ispettore della finanza con 29 anni di servizio Quegli appostamenti... Ho letto l'articolo «Svelato il bluff della lotta all'evasione - I veri furbi sono quelli in divisa». Le confesso di aver provato un forte dolore scorrendo le parole da Lei scritte e mi sono mentalmente confrontato con la mia realtà lavorativa, del tutto diversa da quella evidenziata tra le righe. Quando c'era la disponibilità di obsolete macchine da scrivere, acquistavamo di tasca nostra personal computer da utilizzare in ufficio, spendevamo denaro in libri, in abbonamenti al Sole 24 Ore, effettuavamo appostamenti con le nostre auto private. Potrei scrivere pagine e pagine sulla mia esperienza sino ad ora avu-

5 PRIMO PIANO Martedì 29 aprile commenta su TAGLIATO TUTTO «Nel 2001, in nome della spending review ci hanno ridotto a giudici monocratici. Visto che ce n è uno per regione, s immagini cosa può fare...» perseguitati dalla so fare questa battaglia in difesa delcittadino, dovrebbe farla ilgarante del Contribuente. Ma anche quella figura sembra che sia stata dimenticata. Inizialmente era un collegio formato da tre persone di alto valore scientifico, il cittadino poteva rivolgersi a loro prima di fare ricorso e questi potevano convocare l'amministrazione e provare a risolvere il contenzioso». Epoi? «In nome della spending review, nel 2011, l'annus horribilis della giustizia tributaria, hanno deciso che costava troppo e l'hanno ridotto a organo monocratico.visto che c'è n'è uno per regione lei può immaginare quello che possa fare in concreto. Lo hanno svuotato di significato, oltre ad avergli dimezzato lo stipendio che ora è abbondantemente sotto i mille euro». In compenso hanno inventato la mediazione obbligatoria per gli accertamenti sotto i 20 mila euro «Anche in questo caso il rapporto tra le parti non è equilibrato. La norma prevede che il contribuente indichi da subito tutte le motivazioni del ricorso anticipando in tal modo la linea di difesa.così se ilcittadino ne dimentica una all'inizio del procedimentononpotràpiùutilizzarlanel processo. Ma quando mai tra due parti in conflitto, una delle due deve scoprire tutte le sue carte all'inizio del contenzioso?» Una partita a poker in cui uno dei due giocatori conosce le carte dell'altro. «Ecco perché mi batto da anni per un giusto processo, in cui ci si confronti ad armi pari». PAROLA DI FINANZIERE I BUDGET I nostri capi hanno budget di spesa sempre più ristretti. Nonostante ciò ogni ufficiale deve portare a casa risultati con i soldi e le pattuglie che ha. A causa di questa mancanza di mezzi siamo costretti a portare via dalle aziende penne, risme di carta, spillatrici GLI STIPENDI La frustrazione dei nostri superiori è compensata da ottimi stipendi che lievitano grazie ai risultati conseguiti. Cosa che a noi non succede. Nel nostro lavoro, la mattina, ammesso che trovi un auto libera, devi prima accompagnare i colleghi ai reparti il graffio Destino a cinque stelle «Se il Movimento 5 stelle sarà votato come primo gruppo politico alle Europee, dovranno avvenire due cose. Immediatamente. La prima è che Napolitano dovrà dimettersi, non rappresenta più da tempo il sentimento del Paese nè la volontà degli elettori». Questa la dichiarazione al vetriolo di Beppe Grillo sul suo blog. In poche parole al presidente della Repubblica toccherebbe la stessa sorte di buona parte degli eletti stessi del Movimento 5 stelle, o almeno di quelli che azzardassero un pensiero autonomo diverso da «vaffanculo la kasta». Dimettersi. LE CINQUE MOSSE Lotta all evasione Il governo rifà gli stessi errori E comunque Renzi, giusto per non essere da meno rispetto ai suoi predecessori, ha pensato bene di restituire slancio alla lotta all evasione. Tanto poi l obiettivo è sempre lo stesso: recuperare risorse che in questo caso ammontanoaduemiliardidieuro.come anticipava ieri Il Sole 24 ore tra un mese il Governo presenterà al Parlamento una relazione sui risultati dei controlli fatti nel 2013 e sulle prospettive del Dopo di che sarà delineato, anche sulla base delle indicazioni che arriveranno dalla Camera, un programma per rafforzare i controlli e le attività di prevenzione. Il secondo punto consiste neldefinire una metodologia per misurare l evasione fiscale che investa tutti i principali tributi e si basi sul confronto tra i dati della contabilità nazionale e quelli acquisiti dall'anagrafe tributaria. Irisultati del monitoraggio saranno pubblicati ogni anno. Debutta ilprossimo 6 giugno l obbligo di emettere la fattura elettronica per chi lavora con iministeri, le agenzie fiscali e gli enti di previdenza. Dal 31 marzo 2015 saranno tracciati i pagamenti verso tutte le Pa, anche a livello locale. L ultima mossa consiste nel far ripartire la procedura per ilrientro dei capitali detenuti all estero e nascosti all amministrazione finanziaria entro il prossimo settembre: è uno degli obiettivi indicati nel Def (documento di economia e finanza) del Governo. Petizione popolare per la riforma Il sistema non funziona: evasi 500 milioni al giorno Ecco chi dichiara perdite... ::: CHIARA PELLEGRINI ROMA La lotta all evasione è ferma al palo. Ogni anno in Italia oltre 180 mld diimposte vengono eluse. Ciò significa 15 mld al mese,500 mln dieuro algiorno, 20,8 mln di euro ogni ora e 347 mila euro al minuto. Numeri drammatici che emergono da uno studio commissionato dalla Uil sulla base degli ultimi dati Ocse. Si scopre così che l 89,4% dei contribuenti, oltre 37 mln di persone, dichiara meno di 35 mila euro e che solo lo 0,18% del totale dei soggetti ad Irpef confessa di guadagnare oltre 200 mila euro. Di più, stando alla distribuzione dei redditi dichiarati nel 2012, emerge che il reddito medio degli imprenditori risulta essere di soli euro a fronte dei euro medi del lavoratoridipendenti. Numericontroversi anche per quanto riguarda i mezzi privati di locomozione. In Italia risultano circolare autovetture soggette al superbollo, il 31,7% delle quali possedute da persone che dichiarano redditi inferiori ai 20 mila euro annui. Asimmetria che si regista anche tra quelli che possono permettersi uno yacht. Nella fascia diredditiinferiori ai 20 mila euro annui i dati riportatinello studio Uilmostrano come, in questa fascia, ci siano 42 mila contribuenti proprietaridinatanti superioriai10 metri, il 42,4% del totale della flottiglia nazionale. Ma le anomalie non finiscono qui. Infatti, scartabellando le dichiarazioni dei redditi del 2012, di scopre che, peresempio, le discoteche, le sale da ballo, i night club, almeno stando ai bilanci, farebbero meglio a chiudure, visto che dichiarano in media un reddito negativo per euro. Stessa musica per i centribenessere che denunciano euro di media. Altri centri di «enti di beneficienza», come li definisce ironicamente il segretario generale aggiunto, Carmelo Barbagallo, risultano essere i ristoranti che dichiarano euro medi l anno. Seguono bar e le pasticcerie con euro, gli alberghi, con euro e gli stabilimenti balneari che denunciano introiti per euro l anno. Praticamente sul lastrico i tassisti, che dichiarano un reddito medio di Scarsi guadagni, apparentemente, anche per i parrucchieri i cui redditi si attestano intorno ai euro. Più alti i redditi di chi ha una autoscuola, o una scuola nautica con euro che, insieme al commercio di accessori per auto e ai servizi di manutenzione e riparazione di macchine e motorini, oltre 25 mila euro, conquistano la testa della classifica. Gli italiani sono bravi ad evadere o forse il sistema non funziona? Ancora una volta i numerici vengono in soccorso. La pattuglia antievasione in Italia è piuttosto esigua. A conti fatti, la nostra amministrazione conta lavoratori operativi civili, la metà degli addetti presenti in Francia (69.650) e Regno Unito (64.820), e quasi 5 volte in meno di quelli occupati in Germania, Morale, sempre secondo la Uil, ogni anno i controlli non sono più di , con una «probabilità di controllo approfondito ogni 20 anni», calcola ancora il sindacato. Se gli italiani sono «istigati all evasione» la Uil propone una petizione popolare per dare un svolta nella lotta all evasione. Obiettivo: 500 mila firme per proporre una legge che preveda di dedurre dalle tasse determinate spese. «Il nostro scopo», spiega il segretario della Uil, Luigi Angeletti, «è quello di aumentare il contrasto di interesse per evitare che i contribuenti si trovino sempre davanti alla solita domanda: Costa 200 euro senza Iva e 250 con l Iva...». Insomma più il cittadino potrà dedurre dalla dichiarazione dei redditi più sarà invogliato a chiedere la fattura. E agli evasori cosa accadrà? Nel progetto di legge della Uil è previsto, oltre al potenziamento degli enti locali, anche l introduzione di una sanzione che preveda, per chi elude il fisco, l interdizione all accesso alle agevolazioni fiscali. ta, sono orgoglioso di svolgere con impegno e serietà le mie mansioni, completamente lontane dalle situazioni da Lei narrate. La considero una seria persona. Distinti saluti Maresciallo Aiutante Fabio Cardinali Massima discrezionalità Ho appena letto il Suo articolo relativo alla questione fisco-rivelazioni di un maresciallo della GdF. Condivido pienamente quanto da Lei scritto e confermo che in GB, dove vivono e lavorano mio figlio con la nuora, le cose stanno proprio così: chi controlla lo fa con il massimo della discrezione. Sono tornato mercoledì da un viaggio in quelpaese e penso che l'aver mantenuto la sterlina sia per loro una fortuna. Congratulazioni per le chiarissime considerazioni in materia. Cordiali saluti e buon lavoro. Aldo Mondino Scandalo internazionale Insistete su questo tema, sollevate uno scandalo internazionale. E' troppo importante per tutte le imprese, poiché la maggior parte di quelle che fuggono all'estero lo fanno per no subire il ricatto fiscale da parte di uno Stato farabutto. Forza, andate avanti, bisogna sollevare il velo che copre questa vergogna italiana. Giancarlo Le vite distrutte Gentile direttore, non mi permetto di dirle come hanno fatto alcuni che avete scoperto l'acqua calda, anzi complimenti per aver avuto il coraggio di LE LETTERE scrivere delle cose che, per quanto ovvie, nessuno osava nemmeno dire. Figurarsi scriverle. Il fenomeno è più ampio di quanto descritto e non investe "solo" gli accertamenti fiscali e contabili da parte degli Enti preposti. Il problema dei numeri(quelli statistici tanto per intendersi) riguarda anche gli arresti, i fermi. Crede che a qualcuno importi qualcosa se dopo anni di processi, Tizio o Caio vengano assolti o proscioltidalle accuse? A chi liha indagati, o peggio arrestati non interessa nulla. Sono serviti a fare NUMERO. Si informi e controlli quanti imprenditori dalle mie parti (quelli della terra cd. dei fuochi) si sono visti assoggettare a sequestri patrimoniali poichè ritenuti contigui ad associazioni malavitose. Le loro aziende gettate sul lastrico. Le loro famiglie e quelle dei loro dipendenti distrutte. Poi, magari dopo anni, sono stati ritenuti non affatto prestanomi ed hanno avuto indietro iloro beni ormai mere scatole vuote. Cordialità. Avv. Mariano Omarto

6 6 Martedì 29 aprile commenta su ITALIA ::: I NOSTRI SOLDI Il diavolo fiscale si nasconde nei dettagli L obolo di Renzi va pure ai sacerdoti Rischio beffa: il bonus sarà in media di 53 euro, sperando che a dicembre arrivi la compensazione fino a quota 80 ::: ANTONIO CASTRO Forse Matteo Renzi spera in una assoluzione, quantomeno in una benedizione,oè solo un caso se anche sacerdoti, vescovi e parroci d Italia incasseranno il bonus promesso (che non sarà di 80 ma di 53 euro salvo compensazione a dicembre 2014). L illuminante circolare (8/E) dell'agenzia delle Entrate diffusa ieri sera che offre chiarimenti - a tratti esilaranti - al progetto bonus del governo. In sostanza, tra i soggetti beneficiari (punto uno della Circolare), rientreranno anche gli oltre 39mila sacerdoti italiani (sempre che non abbiano altro reddito che li fa lievitare oltre la tagliola dei 26mila euro). Premesso che i nostri preti non guadagnano cifre da onorevoli (un vescovo arriva al massimo a euro e pochi spiccioli), sorprende che l Agenzia specifichi i ministri del culto tra i beneficiari dell obolo di Stato. La materia dei rapporti economici Stato-Chiesa è complessa e spinosa. Però, forse, Papa Francesco - che della povertà ha fatto il tratto distintivo del suo papato - avrebbe fatto a meno del bonus, in virtù di interventi più decisi a favore di chi sta peggio. Ma questa è una valutazione che spetta più al pastore di anime che al burocrate fiscale.seilpreteguadagnapoco (circa 988 a "inizio carriera", non più di euro dopo 40 anni di "servizio"), è fiscalmente giusto che incassi il bonus. A giudicare dai dati statistici dell'istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (ultimo aggiornamento 2012), non hanno molto da scialare neppure i vescovi, praticamente i dirigenti della Chiesa (un vescovo emerito incassa complessivamente ,24 euro, vale a dire 1.631,52 mensili per 12 mensilità). Sempre che non abbia altre entrate (docenze, attività professionali, rendite da diritti d autore, ecc). Insomma, anche i vescovi avranno diritto al bonus se resteranno sotto la soglia dei 26mila euro lordi di reddito nel L aspetto esilarante della circolare delle Entrate, però, è un altro. Tra i destinatari del bonus, infatti, rientrano i dipendenti delle istituzioni che rappresentano, nell'immaginario collettivo, la casta che più casta non c è. Spiega la Circolare: «Per effetto del richiamo ai sostituti d imposta di cui all'art. 29 deldpr n. 600 del1973, sono tenuti a riconoscere il credito anche: le amministrazioni dello Stato, comprese quelle con ordinamento autonomo; le amministrazioni della Camera dei deputati, del Senato e della Corte costituzionale, nonché della Presidenza della Repubblica e degli organilegislativi delle regioni a statuto speciale. I soggetti in precedenza indicati, al ricorrere delle condizioni previste dal comma 1-bis dell'art. 13 del TUIR, sono tenuti a riconoscere il credito in via automatica"». Delle due l una: o alle Entrate hanno un sottilissimo senso dell' umorismo, oppure fanno finta di non sapere che alla Camera o allo Corte Costituzionale neppure l'ultimo arrivato guadagna meno di 26milaeuro. Certo il presidente Matteo Renzi, il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan e anche la ministra Marianna Madia hanno promesso dipassare ildecespugliatore sugli emolumenti più generosi, ma la lama - vista anche l autonomia di gestione prevista dalla Costituzione - non arriverà a tagliare così tanto le buste paga. Chiinvece avrà poco da sorridere saranno i quasi 2 milioni di collaboratori domestici. Renzi aveva promesso interventi per gli incapienti (chi paga così poche tasse e contributi da non avere capienza o da non poter chiedere al datore di lavoro il bonus), ma nella circolare dell Agenzia c è solo un rinvio a giugno 2015.E pure dalle modalità abbastanza fumose e modalità ancora inesistenti. Ultimo dettaglio. Il fantomatico bonus non sarà di 80 euro per 8 mesi,madi53euro(espiccioli) per 12. Il calcolo è complesso mala sostanza è che si incasseranno 53 euro al mese da fine maggio e poi, forse a dicembre in compensazione, si avrà diritto ad altri 200 euro. Arrivando così ai famosi 80 euro al mese (ma posticipati) per gli ipotizzati 10 milioni di italiani. Cèpoiilproblema-giàsollevato da Libero sabato scorso - dell incapienza d azienda per riconoscere il bonus. In sostanza, se l'azienda non ha abbastanza Irpef o contributi (come in caso di cassintegrazione), non ha il patrimonio per poter anticipare i soldi nelle buste paga. Una bella rogna considerando il numero di lavoratori in Cig o dei contratti ridotti (part time). Ma il problema non è proprio contemplato dai signori dell Agenzia. E forse neppure preso in considerazione dal governo. DAL 6 MAGGIO Auto ecologiche Tornano gli sconti fino a 5 mila euro Dal 6 maggio ripartono gli incentivi per le auto ecologiche, con sconti fino a 5mila euro. La conferma arriva dal ministero dello Sviluppo economico che ha firmato il decreto che ripartisce le risorse per il Le agevolazioni riguardano le auto elettriche, ibride, a gpl, a metano, a biometano, a idrogeno che producono emissioni di CO2 non superiori a 120, 95 e 50 g/km. Gli incentivi non riguarderanno invece le biciclette a pedalata assistita. Le risorse disponibili ammontano a 31,36 milioni di euro a cui si aggiungono le risorse non utilizzate nel 2013 per un totale di 63,4 milioni. Per le automobili acquistate nel 2014 il contributo è pari, per tutti i veicoli ammissibili, al 20% del costo complessivo dello stesso così come risultante dal contratto di acquisto (e prima delle imposte), con un tetto massimo di euro per i veicoli con emissioni di CO2 non superiori a 50 g/km. Lo sconto sul prezzo dei veicoli è dato dal contributo statale per il 50% e per un altro 50% dallo sconto del rivenditore (che si incarica delle domande di accesso ai finanziamenti) che si rifà sul concessionario che godrà poi di un credito di imposta. Dal 14 al 16 maggio la giornata della previdenza «Il bonus? Meglio i buoni pasto» Alberto Brambilla: con il welfare aziendale più soldi a chi lavora e meno costi per lo Stato Il professor Alberto Brambilla è uno dei massimi esperti di previdenza in Italia. È stato dal 2001 al 2005 sottosegretario al Welfare [Fotogramma] ::: TOBIA DE STEFANO Trovare, di questi tempi, un unico ambiente dove mentre «si assegnano» 150 posti di lavoro è possibile ottenere una simulazione sul proprio futuro previdenziale sa del miracoloso. Ed è forse per questo motivo che l ex sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla, mette tanta enfasi nel raccontarci del quarto appuntamento con «la Giornata Nazionale della Previdenza e del Lavoro». Un titolo che può trarre in inganno perché le giornate dedicate a pensione e occupazione saranno tre, dal 14 al 16 di maggio, e tutte concentrate nella sede della Borsa a Palazzo Mezzanotte (Piazza degli Affari, Milano). Professore ci spieghi meglio «Abbiamo concentrato per tre giorni tutto il mondo della previdenza: Inps, casse privati, fondi pensione ecc. Ci saranno più di 80 stand, circa 60 convegni, postazioni interattive per fare il checkup previdenziale e consulenze per avviare un attività. Il piatto forte resta l iniziativa «Busta Arancione» grazie alla quale ognuno potrà ottenere una proiezione di quella che sarà la propria pensione, ricevendo consigli su eventuali strumenti di previdenza complementare». Ma la novità di quest'anno arriva dal mondo del lavoro... «Infatti. È un progetto della Provincia di Milano realizzato in collaborazione con la Città dei Mestieri: nel corso della tre giorni ci saranno aziende che metteranno a disposizione tra i 120 e i 150 posti di lavoro. Sul sito Trovolavoro. it si trovano le posizioni aperte, poi basta inviare un curriculum. Verranno effettuati colloqui». A proposito di lavoro, cosa ne pensa del bonus da 80 euro di Renzi? «Avendone viste tante penso che sia meglio fare qualcosa piuttosto che restare fermi. Ma per spingere i consumi avrei puntato sul welfare integrativo». Che si tradurrebbe in? «Per esempio, in buoni trasporto da 5 euro o in buoni pasto da 10. Oppure ancora in buoni per acquistare libri o fare la spesa». Quali i vantaggi? «Sarebbe un provvedimento strutturale. Lo Stato dovrebbe coprire solo la parte che è esente da contributi e tasse, il resto andrebbe a carico delle imprese». E le imprese come la prenderebbero? «Bene. Perché avrebbero la possibilità di aumentare di 200 euro la paga del dipendente spendendone solo 200. Pensi, invece, a quanto gli costano oggi gli incrementi di salario e comunque avrebbero la loro parte». Cioè? «Reintrodurrei gli ammortamenti anticipati (oggi chi investe paga subito e scarica dalle tasse i costi in diversi anni) che sono stati eliminati prima da Visco e poi da Tremonti». Può spiegare ai meno tecnici? «Un azienda che oggi spende 100 euro per acquistare un computer lo deve ammortizzare in 4 anni e quindi in quel lasso temporale non prenderà altri pc. Se invece avesse la possibilità diammortizzarloinunsoloannosarebbespintaa comprarne di nuovi molto prima». Ha fatto molto discutere anche il decreto lavoro che dovrebbe rendere più flessibili contratti a termine e apprendistato... «Milimito a ricordare che non c è previdenza se non c è lavoro e che nei prossimi mesi noi sconteremo ancor di più la concorrenza di Paesi come Slovenia o Serbia che hanno un costo del lavoro molto più basso rispetto al nostro e sono praticamente ai nostri confini». Quindi? «Nel mondo ideale esiste un contratto a tempo indeterminato per tutti, in quello della realtà tutte le forme di lavoro, purché regolari, vanno bene». Insomma il decreto dovrebbe tornare alla sua stesura originaria «Non entro nei dettagli, ma ho fiducia nel ministro Poletti, persona di grande buon senso». Ha visto le rivelazioni a Libero del finanziere che parla di imprenditori in regola costretti a pagare e di budget da raggiungere a ogni costo «Guardi, vista l enorme mole di sommerso che c è qui in Italia è inutile inventarsi spesometri o limitare l uso del contante, non si fa altro che spingere gli acquisti oltreconfine. L unico modo per combattere il fenomeno è il contrasto d interessi. Si tratta di un progetto molto complesso che si basa sulla riduzione dell Iva e sulla possibilità di portare in deduzione quello che si acquista». Inumeri? «In media una famiglia spende 5mila euro per lavori deducibili che al 30% di aliquota fanno euro di risparmi. In pratica, una tredicesima».

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8 8 Martedì 29 aprile commenta su ITALIA ::: LE SFIDE DI SILVIO VECCHI NEMICI Il Cav picchia su giudici e Napolitano «Graziarmi era un suo dovere morale» Berlusconi si sfoga a «Piazzapulita»: «Al capo dello Stato dissi che doveva agire di sua iniziativa». Sui servizi sociali: «Decisione ridicola, ma sarà un boomerang per chi l ha presa». Obiettivo Europee: «Noi al 25% o addio Italicum» Gianpaolo Tarantini [LaPresse] Stralcio del processo escort Puntuale dalle toghe di Bari l avviso elettorale a Silvio: «Vita privata sconcertante» ::: BARI Arriva a meno di un mese dall appuntamento con le elezioni europee (previste il prossimo 25 maggio) il deposito delle motivazioni per il processo di Bari sul caso escort, che vede coinvolto l ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Dagli atti del processo sulle accompagnatrici portate da Gianpaolo Tarantininelle case di Berlusconi«emerge uno sconcertante quadro della vita privata di vari soggetti coinvolti nella vicenda, dalle ragazze sino all allora presidente del Consiglio». Questo è quanto si legge nelle motivazioni del gup del Tribunale di Bari Ambrogio Marrone nelle motivazioni della sentenza con cui, il 10 dicembre 2013, ha condannato ad un anno di reclusione, con pena sospesa, l avvocato pugliese Salvatore Castellaneta per induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ma non per associazione a delinquere. Si tratta dello stesso quadro accusatorio che vede fra gli altri imputati anche lo stesso fratello dell ex imprenditore sanitario barese, Claudio, alcuni suoi collaboratori e alcune ragazze tra cui Sabina Beganovich e altre. Scopo del processo è dimostrare che tra l estate del 2008 e il 2009 Tarantini gestì un traffico di ragazze presso le feste e le residenze dell ex premierallo scopo diconquistarne i favori. Sarebbero state oltre 30 le ragazze portate da Tarantini e daglialtri suoi amici- «iprincipali e stabilicollaboratori del Tarantini nel procacciamento di donne destinate a prostituirsi» Massimiliano Verdoscia e Pierluigi Faraone collaboratori - tra cui il Castellaneta, alle cene e alle feste di Berlusconi. In alcuni stralci delle motivazioni depositate ieri il gup scrive «le ragazze erano istruite su cosa avrebbero dovuto fare una volta reclutate e come avrebbero dovuto comportarsi nel corso delle serate alle quali erano chiamate a partecipare. Le ragazze così istruite si incontravano con il Tarantini che si occupava di accompagnarle a Roma o a Milano o in Sardegna, nelle residenze del premier dell epoca, al quale le presentava come sue amiche o accompagnatrici». Nelle 187 pagine delle motivazioni il gup di Bari ricostruisce le serate «eleganti» e riferendosi a Tarantini precisa che questi aveva «costituito una specie di agenzia di servizi, in cui le prestatrici d opera, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro», potevano «concludersi con prestazioni sessuali». «Tali utilita» - si legge sempre nelle motivazioni del gup barese - «vengono elargite di solito dallo stesso Berlusconi, quasi sempre poco prima che queste vadano via dalle sue dimore, il giorno dopo l incontro ravvicinato a scopo sessuale». La ripresa del processo con rito ordinario è prevista ad ottobre. ::: TOMMASO MONTESANO Si sarà anche buttato a capofitto nell ennesima campagna elettorale, Silvio Berlusconi. Sicuro che la sua nuova discesa in campo consentirà a Forza Italia di superare la soglia del «25%» deivotialle Europee. Ma ilpensiero del Cavaliere, in attesa che una «telefonata dell assistente sociale» fissi il colloquio con la fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone per concordare le modalità con le quali svolgere l affidamento in prova («saròa disposizione»), va sempre a quanto accaduto la scorsa estate. Alla sentenza «mostruosa», frutto di una «costruzione inaccettabile», di una «strategia per escludere illeader deimoderati dalla battaglia politica» che lo costringerà a farsi «rieducare» dai servizisociali («una cosa ridicolaper ilpaese»). Ma soprattutto, eccola la novità, alla mancata concessione di un atto di clemenza da parte del Quirinale. Perché a Giorgio Napolitano, rivela Berlusconi a Piazzapulita,pur«senza alcuna richiesta formale avevo chiesto la grazia». Aggiunge l ex premier: «Gli dissi: lei ha il dovere morale di concederla motu proprio», ossia senza la presentazione di un atto formale da parte del condannato. Un passo che Napolitano non ha mai voluto compiere, trincerandosi dietro la prassi che imporrebbe al Colle di muoversi solo dopo l eventuale presentazione di un apposita domanda. Berlusconirisponde alle domande di Corrado Formigli nel teatro di villa Gernetto. Perché anche se ilsuo servizio a Cesano Boscone non è ancora cominciato, le prescrizioni imposte dal tribunale di Sorveglianza sono già da esecutive. E tra queste c è il divieto dilasciare la sua regione di residenza, la Lombardia, il lunedì. Tra le regole ::: ROMA SU RENZI Non lo considero avversario fino in fondo: potremmo arruolarlo in Fi, non ha radici comuniste SU DELL UTRI Perbenissimo, ètormentato da accuse assurde imposte dalle toghe, ci sarebbe anche quella di astenersi dal menare fendentialla magistratura. Ma su questo versante il leader forzista non si trattiene. Nel mirino c è sempre la sentenza sui diritti tv Mediaset, che continua a suscitargli «indignazione». Non tanto per le quattro ore settimanali che dovrà trascorrere alla Sacra Famiglia - «sarà piacevole, finirò per stare lìtutto il giorno» - quanto per l attentato, riuscito solo in parte, alla sua agibilità politica. «Sarà un boomerang per chi l ha voluto. La condanna sarà ribaltata». Berlusconi confida sia nella Corte europea dei diritti dell uomo, sia nella revisione del processo. Nel corso dell intervista, l ex premier spara all indirizzo del Quirinale anche quando ripercorre quanto accaduto prima della caduta del suo ultimo governo, nel novembre del Un addio a Palazzo Chigi, ribadisce Berlusconi, frutto di uno dei quattro «colpi di Stato» ai suoi danni. «E per far sì che ci sia un colpo di Stato non serve che ci siano carri armati e militari per le strade». È sufficiente, ricorda, che un «governo eletto dal popolo» sia «sostituito da un altro governo che non esca dalle urne». Proprio quello che è accaduto nell autunno 2011 tra il suo esecutivo e quello di Mario Monti. Ma Napolitano, ecco ilsecondo affondo di Berlusconi verso il Colle, «già nel 2010 si era fatto parte attiva affinché Gianfranco Fini spostasse i suoi parlamentari a sinistra, per formare una nuova maggioranza». Di cui l ex presidente della Camera sarebbe dovuto diventare la guida. Da Palazzo Chigi. A sostegno della sua tesi, illeaderdi FIassicura diavere «prove insuperabili» grazie a una dozzina di«testimoni. Se ci saranno necessità, anchegiurisdizionali, di chiarimento, i nomi li farò». Logico che in un contesto simile il nodo delle riforme resti sullo sfondo. Tuttavia sull Italicum, dopo aver assicurato che lui e Forza Italia restano «ragionevoli», qualedubbio Berlusconi lo lascia. «È importante che ci sia una legge elettorale», concede. Salvo ammettere, subito dopo, che qualora FI scivolasse al terzo posto dietro Pd e M5S, il nuovo sistema sarebbe meno conveniente del proporzionale puro imposto dalla sentenza della Cortecostituzionale: «Il ragionamento è concreto, ma non arriveremo terzi. Riusciremo a rimontare». Del resto Matteo Renzi, al quale lui invidia «solo l età, non è imbattibile». La luna di miele con il leader del Pd, intanto, prosegue: «Lo avrei preso volentieri in Forza Italia. Non lo considero un avversario fino in fondo». Il quasi-golpe del 2010 Un testimone svela le manovre del Colle «C era un disegno per dare a Fini il potere» Un «golpe» per portare Gianfranco Fini a palazzo Chigi, defenestrando Silvio Berlusconi? E il tutto orchestrato dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano... Si moltiplicano le testimonianze, dirette e indirette, sull ipotesi. Ne ha parlato lo stesso ex premier, prima qualche sera fa, durante il suo intervento alla trasmissione Porta a porta, facendo riferimento a quanto sarebbe avvenuto già nel 2010, in autunno. Riunioni e incontri in cui Fini avrebbe fatto presente che Napolitano lo spingeva a lasciare il Pdl e a progettare una «scalata» al potere: «Ho dodici testimoni che hanno sentito la voce di Napolitano mess ain diretta per convincerlo che poteva fare la sua operazione politica perchè aveva le spalle coperte». Ne ha riparlato ieri, sempre in tv, intervenendo a Piazza Pulita: «Non ho accusato il presidente Napolitano di colpo di Stato. Ho raccontato che già nel 2010 si era reso parte attiva affinchè il presidente della Camera, Fini, spostasse una parte dei suoi in Parlamento a sinistra, formando una nuova maggioranza rispetto a quella eletta». «Ho le prove», ha detto ancora Berlusconi, «ci sono testimoni al corrente di cose che voleva fare Fini. I nomi? Non ho l autorizzazione, ma se ci saranno necessità, anche giurisdizionali di chiarimento, i nomi si faranno». Al precedente intervento di Berlusconi sulla questione Fini aveva replicato che «i complotti denunciati» dal leaderdifi «sono solo nella sua mente». Ma a sostenere l ipotesi di un intervento «forte» da parte del presidente Napolitano per sostenere Fini in funzione anticavaliere c è da registrare, tra gli altri, anche una misteriosa telefonata alla Zanzara (Radio24) di Giuseppe Cruciani, qualche giorno fa. Un ascoltatore, presentatosi come Antonio da Roma, ha infatti raccontato: «Berlusconi ha detto la verità sul primo colpo di Stato, quello di Fini... E una cosa reale...era una riunione con Fini,c erano la bellezza di 12 persone delpdl. Finiha messo in viva voce la telefonata di Napolitano, per INCROCI PERICOLOSI In grande Silvio Berlusconi intervistato da Corrado Formigli su La7. Sotto, l ex presidente della Camera e leader di Futuro e Libertà Gianfranco Fini [LaPresse] far sentire a tutti che quello che voleva fare non era una cosa personale contro Berlusconi, ma erano le alte sfere del potere a dirgli di farlo». Lei come fa a saperlo? gli ha chiesto Cruciani. «Ero uno dei presenti quando Napolitano chiamò Gianfranco Fini... gli altri nomi dei presenti non li posso fare, li deve dare Berlusconi. Fini mise in viva voce il telefono, perché doveva convincere una parte del partito ad allontanarsi da Berlusconi e a fa cadere il governo nel voto di fiducia. Napolitano chiese la disponibilità a Gianfranco Fini di formare un nuovo governo. Gli chiese se la sentiva». Lei lo sentì dalla viva voce di Giorgio Napolitano? gli ha ancora chiesto Cruciani. «L ho sentito io come tutti gli altri presenti a quella riunione», è stata la risposta. Una testimonianza che, se è autentica, si affianca a quella di numerosi altri ex finiani, come Amedeo Laboccetta e Fabio Granata, che hanno sottolineato lo stretto rapporto tra il capo dello Stato e l ex presidente della Camera. c.ma.

9 ITALIA Martedì 29 aprile commenta su ::: LE SFIDE DI SILVIO Verso il voto del 25 maggio Silvio tende la mano ai tedeschi Ma la Merkel pensa solo al Ppe L ex premier fa marcia indietro sui lager: «Io amico della Germania,è stato un trappolone dei socialisti» Angela risponde («assurdità») e poilascia ilcampo al candidato popolare Juncker: «Parole Strabismo alfaniano In Europa Ncd spara su Fi ma alle amministrative (spesso) ci andrà a braccetto ::: BARBARA ROMANO «È come uno studente di buonecapacità alquale viene detto che l esame di maturità è stato anticipato di un anno. Studia anche di notte col risultato di poter superare la maturità. Poi il futuro saràpiùfacile».èconquestocartellino che il coordinatore nazionale Gaetano Quagliariello ieri ha presentato l Ncd al fischio d inizio della partita delle Amministrative. Pur essendo al debutto elettorale, l Ncd avrà propri candidati nell 86% degli enti locali che rinnoveranno le amministrazioni alle prossime elezioni di maggio. Sitratta dioltre 4mila Comuni e due Regioni: l Abruzzo, dove il partito di Angelino Alfano sostiene il candidato di Forza Italia Gianni Chiodi, e il Piemonte, dove l Ncd compete con un proprio giocatore: il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, che ha ufficializzato ieri la propria discesa in campo per le Regionali, all Hotel Fortino di Torino, assieme al ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, capolista alle Europee. L Ncd sarà presente in tutti e 28 capoluoghi di provincia che andranno al voto: in 15 correrà con il proprio simbolo, in 8 con il logo europeo assieme all Udc, e in 5 con liste civiche di centrodestra. In 9 diquesti capoluoghil Ncd esprimerà anche il candidato sindaco. Per quanto riguarda i Comuni non capoluogo con più di 15mila abitanti, sono 211 quelliincuisonopresenticandidati Ncd: nel 34% dei casi si tratta di liste del solo Ncd, nel 12% è stato presentato il simbolo europeo Ncd più Udc, nel 36% si tratta di coalizioni quasi tutte unitarie di centrodestra. Se il dato geograficamente più importante è il fatto che l Ncd è presente quasi dappertutto sul territorio dove si va al voto, il fatto politicamente rilevante è l alleanza con Forza Italia: nel 50% delle liste l Ncd sarà in coalizione con il partito di Berlusconi dal quale si è scisso a novembre. Alfano ha anche deciso diappoggiare ilcandidato azzurro in una delle due Regioni nelle quali si vota. Nessun accordo, invece, è stato raggiunto con la sinistra. «I simboli comuni sono stati presentati non solo al Sud, ma abbiamo intese anche per la Lombardia e per il Lazio», fa sapere il coordinatore di Ncd. Rivali acerrimi alle Europee, nello stesso giorno, il25 maggio, Fi ed Ncd andranno a braccetto nei Comuni. Una realpolitik che Quagliariello giustifica così: «Le amministrative confermano che l alleanza con Forza Italia non è obbligatoria, la si è potuta fare dove non c è stata arroganza né volontà di prevaricazione». Ma il coordinatore nell Ncd non sisbilancia sulfuturo.«è assolutamente presto per parlare dipolitiche. In questa tornata elettorale abbiamo dimostrato di stare nel centrodestra». E sul domani lancia un amo, che è anche un altolà alsuo ex partito: «Se non ci saranno soprusi si potrà andare uniti, altrimenti correremo divisi». ::: CATERINA MANIACI ROMA La frase «incriminata» di Silvio Berlusconi (l ex premier ha detto sabato, a Milano, alla presentazione delle liste di Forza Italia per le Europee, che per i tedeschi i lager non sono mai esistiti), a giorni di distanza continua a far discutere, i leader europei prendono posizione e la polemica piomba di peso nella campagna elettorale. Ieri è intervenuta anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel: per leiquelle di Silvio Berlusconi sono «affermazioni talmente assurde che il governo tedesco non le commenta», come ha riferito Steffen Feibert, il portavoce della Merkel. Problemi anche tra i Popolari europei, in vista del voto del 25 maggio. Jean Claude Juncker, candidato del Ppe - e quindi anche di Forza Italia - alla presidenza della Commissione Ue, ha ritenuto di non poter eludere la questione e ha chiesto a Berlusconi «di scusarsi con i sopravvissuti all Olocausto e con i cittadini tedeschi per le sue dichiarazioni». «L Italia è una grande nazione», ha spiegato Juncker, «ma anche la Germania è una grande nazione. Tutti i 28 Paesi della Ue sono grandi nazioni. Nessuno ha il diritto di insultare gli amicie i partners della Ue. Nella politica europea non c è spazio per dichiarazioni divisive che tradiscono i valori su cui la nostra Unione è fondata». E sull Olocausto ha precisato: «Per tutti quelli che hanno in mentelastoriaeuropea, l Olocausto, costato la vita a milioni di innocenti, non è un tema su cui ridere». Il leader di FI non ci sta ed ecco la replica: «Mi pare doloroso e spiacevole che la sinistra europea abbia compiuto l ennesima speculazione, montando un caso su una mia frase, estrapolata dalcontesto di un mio ragionamento sul candidato della sinistra Martin Schulz..». A Juncker, ha scritto il leader di Fi in una nota, «che non dovrebbe cadere in simili trappole da campagna elettorale, ripeto: rivendico il mio ruolo di amico storico del popolo ebraico, e dello Stato di Israele, che è e resta unico presidio di libertà e di democrazia in tutto il Medio Oriente. Nulla e nessuno può mettere La cancelliera Angela Merkel tira la volata al Ppe alle Europee [LaP] Non volevo offendere Shulz ma apriti cielo, perché per i tedeschi i campi di concentramento non sono mai esistiti. I campi (stalinisti, ndr) di Katyn invece sì, quelli tedeschi, no IL CAV SABATO AMILANO IL CONCERTONE ANTI-EURO Mi pare doloroso e spiacevole che la sinistra europea abbia compiuto l ennesima speculazione, montando un caso su una mia frase, estrapolata dal contesto di un mio ragionamento sul candidato della sinistra Schulz IERI LA REPLICA ALLE CRITICHE DEL PPE Salvini allunga il raduno di Pontida: quattro giorni per «un altra Europa» Si tratta del primo raduno di Pontida da organizzatore e non più da semplice dirigente tra i dirigenti sul palco quello presentato ieri dal segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini. Un appuntamento allungato sulla durata di quattro giorni e che prevederà un contro-concertone il Primo Maggio con protagonista il folk singer dal lago di Como Davide Van de Sfross. Il leit motiv della kermesse, manco a dirlo, sarà «un altra Europa è possibile», il manifesto contro al dominio della moneta unica a trazione tedesca con cui il Carroccio si presenta ai nastri delle Europee il prossimo 25 maggio con l obiettivo e l ambizione di superare la fatidica soglia del 4%. A questo proposito Salvini ha anche escluso qualsiasi alleanza con Grillo: «Il M5S è a favore della moneta unica e per i clandestini». in discussione questa mia convinzione profonda». Ancora: «Se sono ostile a qualcosa, lo sono nei confronti di un austerità controproducente». Poi l affondo:«e' paradossale che, In Italia e non solo, si siano scagliati contro di me non pochi esponenti della sinistra protagonisti di ambigue difese di Hamas e di Hezbollah». E tornato a parlare di Schulz, che anni fa definì «Kapò» in un celebre discorso al Parlamento europeo: «Lui vive di gloria riflessa dal 2003, dal dibattito tra me e lui», hadetto Berlusconiospite delprogramma tv Piazza Pulita, chiedendo tuttavia «scusa se qualcuno ha pensato che dicessi qualcosa di negativo nei suoi confronti». Niente scuse ufficiali, comunque, come richiesto da Juncker, e toni battaglieri, ribadendo le posizioni espresse nella nota. Dall Europa all Italia, tra attacchi e contrattacchi. Renato Brunetta, capogruppo di Fialla Camera, ha ribadito la lettura in chiave elettorale delle reazioni alle parole dell ex premier: «Le dichiarazioni dijunckersono esse sì incresciose, e purtroppo figlie di un triste calcolo elettorale: la paura cioè di perdere i voti della Merkel. Ora che anche Juncker si dimostra succube di questa nouvelle vague prona alla Grande Germania, che ha impoverito il sud dell Europa e ingrassato i conti delle banche tedesche, laposizione diberlusconi appare più che mai lungimirante e realistica». Secondo Brunetta, poi, «altro che scusarsi con tedeschi ed ebrei. Berlusconinon ha affatto scherzato sull Olocausto, né accusato a vanvera un popolo che stimiamo e amiamo, ma ha dato voce a un timore serio e realistico dell opinione pubblica non solo italiana». Tutta la polemica ha un altro contraccolpo: sotto accusa finisce anche l appartenenza stessa di FI al Ppe. «Risulta fuori da ogni logica, dopo le affermazioni di Berlusconi sulla Germania, che Forza Italia militi ancora nelle fila del Ppe» afferma Massimiliano Salini, candidato Ncd alle europee Nord Ovest, secondo il quale «il partito popolare non può tollerare al suo interno derive populiste, arroganti e al di là di ogni formula collaborativa».

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11 ITALIA Martedì 29 aprile commenta su ::: LE SFIDE DI SILVIO Verso le elezioni europee Cavaliere, torni in sella e cavalchi la rivolta Gli elettori di Forza Italia minacciano di votare per Grillo se Berlusconi non tornerà a difendere le imprese e a combattere la VENT ANNI DI IMPEGNO POLITICO La metamorfosi di Forza Italia dal 1994, passando per il Pdl nel 2008 fino alla campagna elettorale 2014 [Fotogramma - Milestone - Lapresse] ::: segue dalla prima MAURIZIO BELPIETRO (...) di sinistra si sia mai visto». Di qui la conclusione, che non è per niente tranquillizzante per il partito di Berlusconi: «Al prossimo giro del 25 maggio è impossibile non orientare il voto verso un movimento (pentastellato) che unico realmente fa da diga all onda dilagante e corrosiva del demagogo Renzi». La lettera si conclude con un esortazione, a segnalare che la decisione definitiva non è ancora presa: «Forza Italia aggiusti il tiro, renda chiaro al suo elettorato quale politica intende promuovere in Europa, faccia reale opposizione al Pd cannibale, se tiene davvero all abbraccio dei suoi elettori». Non so quante persone di centrodestra la pensino come Rossana, cioè quanti stiano valutando l ipotesi di voltare le spalle al Cavaliere per votare Grillo: forse pochi ma, anche se condiviso da pochi, il sentimento di cui è pervasa la lettera segnala un disagio che credo sia più diffuso di quanto ci si immagini. Di questi tempi gli elettori di Forza Italia faticano a capire la linea del partito che fino a ieri li ha rappresentati. Gli argomenti che per vent anni sono stati il cavallo di battaglia di Berlusconi oggi sono fatti propri da Grillo e perfino da Renzi, mentre il centrodestra tace. La guerra alla casta dei superburocrati, la rivolta contro gli sprechi della pubblica amministrazione, la riduzione del centralismo, la battaglia contro l Europa dei funzionari, sono tutte parole che ora si trovano sulla bocca delleader a Cinque stelle e delpresidente del Consiglio, mentre sono assenti dalle labbra degli esponenti di Forza Italia. Certo, il Cavaliere ha attaccato l Europa e anche la Merkel, ma non sembra avere voglia di andare fino in fondo come invece fa Grillo né ha la possibilità diinterpretare ilruolo credibile di chi può presentarsi alla Cancelliera di ferro chiedendo modifiche al trattato comunitario, come invece fa Renzi. Non solo. Mentre il premier dà 80 euro a qualche milione di dipendenti scommettendo sulla ripresa e l ex comico parla di uscire dall Euro e di salario minimo garantito, Berlusconi non sembra riuscire a presentare una sua offerta concreta per il rilancio dell economia. Come i lettori sanno, qualche giorno fa abbiamo criticato chi si era spinto a parlare di fallimento del centrodestra, giudicando ingenerosa l operazione rimozione del passato che certi giornaloni portano avanti. Tuttavia non è possibile tacere sull appannamento generale della linea politica di Forza Italia. Soprattutto non si può ignorare il profondo disagio di una parte di quegliitalianiche hanno sempre votato per il centrodestra e che ora non sanno che cosa fare. La lettera di Rossana Marsano è una spia rossa che segnala qualcosa che non va nel motore azzurro (come un tempo si chiamava). Il programma ha bisogno di manutenzione, di parole chiave che facciano intendere senza esitazioni la strada imboccata sui temi che stanno a cuore agli italiani. Fossimo nel Cavaliere, ad esempio, non solo rilanceremmo la grande rivoluzione liberale che fu alla base del suo successo nel 1994, ma sosterremmo anche la campagna sulle estorsioni di Stato di cui Libero in questigiornisiè fatto interprete. Artigiani, imprenditori, professionisti e commercianti hanno bisogno di essere rappresentati, di trovare cioè chine capisce le ragioni e non li considera solo e sempre soggetti da spremere. Perché il Cavaliere non si fa paladino delle loro istanze per un Fisco più giusto? Non vorrà mica lasciare l argomento a Grillo? O, peggio, a Renzi? Sarebbero un regalo troppo ::: LA STORIA BERLUSCONISMO Secondo lo storico Giovanni Orsina, il berlusconismo nel trova alimento «nel mito antipolitico della società civile che si è venuto facendo sempre più robusto e trasversale in Italia a partire dagli anni Ottanta» LE PRIME FASI La prima fase di Forza Italia termina già nel 1994 con la caduta del primo governo Berlusconi per la defezione della Lega Nord. Contro tutte le previsioni, i consensi degli «azzurri» rimangono sostanzialmente inalterati anche alle elezioni del 1996 anche se vince la sinistra perché la Lega si presenta da sola alle urne IL GOVERNO Al governo dal 2001 al 2006, poi sconfitto dal centrosinistra guidato da Romano Prodi, Berlusconi torna alla vittoria del 2008, fino a quando, nel novembre del 2011, passa le consegne a Mario Monti e al suo governo tecnico, sostenuto anche dal Pdl. Alle elezioni del 2013 prevale il Pd. Forza Italia appoggia in un primo tempo il governo Letta ma non Renzi, anche se stringe un patto con quest ultimo per le riforme istituzionali il graffio Euro amaro per Magdi Allam Gli spot pro-euro della Rai-Tv fanno arrabbiare Magdi Allam impegnato in una campagna elettorale tutta ispirata all abbandono della moneta unica. Ha perfino denunciato il servizio pubblico perché celebra l Unione europea come un paradiso per consumatori e lavoratori. Si è dimenticato che a Bruxelles un miracolo è stato compiuto davvero, con la sua elezione al Parlamento europeo nelle liste dell Udc. E che, fra un mese, potrebbe essere l euro ad abbandonare lui, se rimarrà privo del seggio nonostante la candidatura con Fratelli d Italia. Le critiche alla sentenza La balla dei giudici «clementi» con Silvio ::: DAVIDE GIACALONE Magistratura democratica ha da ridire sulla decisione relativa all affidamento ai servizi sociali di Silvio Berlusconi. La pena non sarebbe, a loro avviso, abbastanza afflittiva. La pena stessa, delresto, così come modulata in sede d applicazione, prevede che il condannato non critichi la magistratura. Singolare contorsione corporativa, giacché, evidentemente, i magistrati ritengono di potere essere criticati solo da altri magistrati. Le critiche di Magistratura democratica si dirigono contro colleghi, che quella pena hanno valutato adeguata e coerente. Non basta, perché, oramai, non c è salotto televisivo dal quale non giunga la considerazione secondo cui la pena sarebbe praticamente inesistente, per non dire farlocca. Posto che vale l obiezione di cui sopra, ovvero che è stata stabilita da giudici, non dai passanti, su cosa si basa tale considerazione? Sul fatto che non è una gran pena passare qualche ora la settimana in un posto ove soggiornano delle persone anziane. Non è solo questo, perché il condannato è sottoposto, quotidianamente e sempre, a limitazioni della propria libertà personale così come degli spostamenti. Non è poca cosa. Certo, è stata garantita l agibilità politica. Detta in maniera meno oscura: la possibilità di fare la campagna elettorale. Anche questo non è poco. Ma vorrei si riflettesse su cosa sarebbe potuto significare il contrario, ovvero togliere la parola a un leader politico. Ancora più in generale, però, quelli che si lamentano lasciano intendere che la pena è troppo poco, che dovrebbe essere più penosa e che, infatti, tale è per tanti comuni mortali. Sicuri? Forse è sfuggito che per evitare altre incresciose condanne della Corte Europea dei Diritti dell Uomo, sono state scarcerate legioni di detenuti, e che altri ancora usciranno nelle prossime settimane. Persone condannate a pene detentive. E forse è sfuggito che la via della pena alternativa è imboccata perle condanne fino a quattro anni, non solo per uno. Quindi non i poveri disgraziati, ma i disgraziati criminali hanno un più favorevole accesso all uscita dal carcere. Già, si obbietta, ma poi i servizi sociali sono ben altra e più pesante cosa. E chi lo ha detto? ma credete sul serio che ci sia abbastanza controllo su quelle pene alternative? Generalizzare è sempre un errore, ma ne conosco tanti che, in buona sostanza, devono solo evitare di commettere altri reati. Non vorrei essere frainteso: sono favorevole alle pene alternative (assai meno a scarcerare i condannati e lasciare in cella gli innocenti, come sta succedendo). Il fatto è che, nell inferno della nostra malagiustizia, la pena è assai più probabile e pesante durante le indagini che non dopo le sentenze; che la carcerazione diventa assaipiù dolorosa di quelche dovrebbe, a causa delle condizioni invereconde in cui si trovano molti (non tutti) carceri; e che, in fondo, il nostro grande guaio è che il giudizio è la pena, mentre la condanna il preludio per evitarla. Vuoi con l incapacità di farla scontare, vuoi con gli sconti per propiziare lo sfollamento. L inganno retorico del caso Berlusconi consiste nel far credere che certe cose succedano a lui perché si tratta di un privilegiato e un protetto (evidentemente non abbastanza, vista la condizione giudiziaria in cui si trova), mentre, invece, la consuetudine di certe pratiche dimostra quanto noi tutti si sia afflitti da mancanza di giustizia. Il Paese ove si teorizzò che non la durezza, ma la certezza della pena disincentiva dal crimine,è divenuto quello in cuila pena è ilsentimento più adeguato a valutare la giustizia.

12 12 Martedì 29 aprile commenta su ::: I GUAI DELLA SINISTRA ITALIA Nella bozza meno sindaci nominati Renzi nel labirinto del Senato: tutto rinviato a dopo le Europee Il premier pronto a trattare con l opposizione Pd, ma non molla sulla scelta di rendere non elettivo Palazzo Madama. Poi esulta: ci siamo. In realtà se ne riparla a giugno o a fine estate ::: ELISA CALESSI ROMA Il Senato non sarà eletto a suffragio universale. Su questo Matteo Renzi, almeno per ora, non intende fare passi indietro. E questa mattina, incontrando i senatoridel Pd, lo ripeterà. Convinto che di fronte all ultimatum di fondo - volete contribuire al cambiamento o passare per quelli che lo frenano? - dovranno cedere. «Non hanno alternative». Ma su tutto il resto, da come scegliere i componenti, a quanti debbano essere, è disponibile a modifiche. Ieri sera, poi, Lorenzo Guerini ha incontrato Denis Verdini e Paolo Romani per trovare un punto di intesa anche con Forza Italia. Fino a ieri sera, dunque, la bozza prevedeva che i senatori venissero eletti dai consiglieri regionali. Con un meccanismo, quindi, spiegano a Palazzo Chigi, che «salva la rappresentanza democratica», garantendo le minoranze. Anche, per esempio, ilmovimento Cinque Stelle, che se fosse passata la versione iniziale rischiava di non aver rappresentanti. Per il resto, le 21 personalità di nomina quirinalizia passano a 5 o 10, si introduce un criterio di proporzionalità nello stabilire a quanti componenti avrà diritto ciascuna regione, così che la Lombardia non abbia lo stesso numero di senatori del Molise. Diminuisce pesantemente la presenza dei sindaci, rispetto al testo originario. Non si toccano, invece, le funzioni. Questo è quanto si è stabilito nelvertice diierimattina tra il premier Renzi, Anna Finocchiaro, Luigi Zanda e il ministro Maria Elena Boschi e che dovrebbe tradursi nel testo base che sarà presentato domani in commissione alsenato.esultailpremierchea sera scrive su Twitter:«Sulle riforme ci siamo, 80 euro ok,l Irap va giù, pronti i soldi sulle scuole. Mercoledì PA. Con un pensiero affettuoso agli #amicigufi». La mediazione in realtà media molto poco, perché non mette in discussione il nodo centrale attorno cuisiera calamitato ildissenso interno al Pd, ma anche di Forza Italia edincd,cioèla non eleggibilità del Senato. Eppure, ieri, sembrava che questa nuova formula, in gran parte frutto del lavoro di Finocchiaro, piacesse anche alla minoranza del Pd. All Eliseo, dove si è riunita Area Riformista, la corrente diversamente renziana formata da bersaniani e dalemiani, un po tutti hanno detto diapprovare l accordo di Palazzo Chigi. Giordano Riello [u.s.] Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi [Milestone] ::: GIULIANO ZULIN Giordano Riello è vice presidente del gruppo Giovani di Unindustria Rovigo oltre che rappresentante dei giovani imprenditori che siedono nella giunta nazionale di Confindustria guidata da Giorgio Squinzi. Non ha ancora 25 anni ma è già amministratore delegato della Rpm Spa, azienda dimotori elettricidi Badia Polesine, e co-fondatore di una start up specializzata in ingegneria rinnovabili e riqualificazione energetica a Gorizia. Figlio di Alessandro (fondatore di Rpm Spa) e nipote di Giordano (fondatore di Aermec, azienda leader in Italia nella climatizzazione dell aria), ha un grande sogno: «Voler dare il suo contributo alpaese garantendo un futuro alle imprese e ai giovani italiani». Per questo «otto mesi fa ho ideato una proposta di legge elettoraleistituzionale». L idea ha avuto la luce a fine gennaio, «grazie alla collaborazione di Valerio Lemma, giovane docente (ha 33 anni) di law and economy alla Luiss di Roma. Da Gli unici che restano sulle barricate sono i sei senatori civatiani e Chiti. Il mistero va cercato nella sostanza, più che nella forma. Se è vero che ilsenato resta non elettivo, i consiglieriregionaliacquisterebbero, però, più potere, rispetto al testo originario che prevedeva un indicazione (di fatto una nomina) da parte del governo. Vannino Chiti non ritirerà il suo ddl. Ma si dovrebbe ridurre l area dei mal di pancia. Non a caso nel pomeriggio il lettiano Francesco Russo e altri senatori, anche loro critici con il ddl governativo, parlavano, in una nota, di«riavvicinamento di posizioni originariamente molto lontane». Dicendosi «felici» di aver contribuito. La verità è che nel lavoro di commissione si potrebbe ulteriormente rivedere il nodo dell eleggibilità, prevedendo che già al momento dell elezione del Consiglio regionale ci siano alcuni candidati che si presentano all elettore per svolgere due funzioni, quella di consigliere e quella di senatore. Oppure potrebbe passare la proposta di cui ha parlato Gaetano Quagliariello con Finocchiaro, trovando quest ultima interessata. Cioè prevedere questa modalità solo per una «frase transitoria». Salvo stabilire che a regime i senatori verranno eletti in un listino a parte, come aveva proposto Roberto Calderoli (anche se i renziani sostengono che il listino non passerà). Dunque, chi ha vinto? Secondo i fedelissimi del premier la nuova intesa altro non è se non buon imprenditore dise stesso Giordano Riello ha così iniziato a far girare il suo progetto. Il libretto è così finito in mani importanti: Maria Elena Boschi, ministra renziana delle Riforme. La quale s è letta la proposta e «le è piaciuta molto, tanto che - racconta il giovane Riello - l ha consegnata al suo team di lavoro. Sabato poi è arrivata la chiamata dal suo capo di gabinetto: ora andremo a Roma, per approfondire la questione». Giovani imprenditori, giovani professori per giovani ministri... Riello, ma cosa avrà di così tanto speciale la sua idea di riforma? «Innanzitutto vorrei fare una premessa: tutto parte da uno studio che fece mio padre quando era leader nazionale dei giovani industriali nel Di quella proposta originaria abbiamo tenuto i collegi ma abbiamo messo a punto dei punti interessanti per la governabilità». Tre sono icapisaldi della riforma Riello. Cominciamo dal ritorno alle preferenze: «La rappresentatività è il concetto base di un nuovo modo diintendere la politica, con una maggiore responsabilizzazione dei candidati e più coinvolgimento degli elettori». Altro punto: abolizione del Senato: «Così si ottengono due risultati. Primo: riduzione di sprechi e costi. un «escamotage» per permettere alla minoranza di dire che sono riusciti a «correggere» il testo del governo. Secondo la minoranza, è il segno che Renzi ha capito di non poter procedere a suon di diktat. La verità è che si rinvia tutto a dopo le Europee. Se non addirittura all autunno quando ci sarà la seconda lettura. Renzi ottiene un voto, almeno in commissione, entro le Europee. La minoranza, ma anche Forza Italia e Ncd, possono sperare di riaprire l intesa dopo. La proposta dell erede del colosso dei condizionatori Per le riforme la Boschi chiama Riello Il ministro studia la legge elettorale-istituzionale del giovane imprenditore: «Le piace molto» Secondo: sparisce il problema del bicameralismo perfetto, quindi le leggi pensate non vengono stravolte». Terzo caposaldo: governabilità.«il nostro sistema è anti-ribaltone. Niente ballottaggio, quindi più efficentamento». Ma come si vota? «Abbiamo diviso l Italia in 300 collegi. C è un voto all eventuale coalizione e poi alla singola lista, che non è bloccata, per cui si può scegliere il candidato chesivuole». Assomiglia un po al sistema spagnolo, una sorta di Italicum, ma aperta alle preferenze... Cambiano però i premi. «Già, qua entra in campo la novità: «Se nessuna lista supera il 50% + uno del gradimento sono eletti solo 301 deputati, quindi uno per collegio, scelto fra le liste più votate». Il bello - o brutto per i politici di professione - è che se si votasse domani con questo sistema ci troveremmo con circa 650 parlamentari in meno (no Senato e Camera dimezzata). Ma anche se una lista superasse il 50% non è detto che i perdenti abbiano il posto assicurato. «Sì, perchè chi vince avrà 330 seggi, ma gli altri saranno ripartiti in base ai voti presi». Domanda finale: lo sa la Boschi che leivuole abolire il Senato? «Sì». E l Italicum? «...». Abbiamo perso le parole. AREA DEMOCRATICA Nel Pd ora nasce l opposizione filo-renziana Ci sono i diversamente renziani, la maggior parte. Quelli che, come Roberto Speranza,indicatocomeleaderdell area, spiegano che «noi dobbiamo essere gli ultra-riformistidelpd,quellicheloincalzano sulle riforme». Per cui, come ha detto dal palco dell Eliseo, dove si è tenuta a battesimo Area Riformista, «discutiamo, ma alla fine si decide e si sceglie insieme.lo voglio dire chiaramente: non possiamo mancare l appuntamento con le riforme». Poi ci sono i bersaniani di ferro, i quali, invece, sperano che l area si strutturi come un partito nel partito, per tentatare, un giorno, la rivincita contro Renzi. Ha debuttato ieri, al teatro Eliseo di Roma, la nuova corrente democratica sorta dagli ex bersaniani e dai sostenitori della mozione Cuperlo, tra i quali oltre, appunto, a Pier Luigi Bersani e Gianni Cuperlo, erano presenti anche Guglielmo Epifani, Enrico Gasbarra, Paola De Micheli, Stefano Fassina, Cesare Damiano, Maurizio Martina, Miguel Gotor. Un area di minoranza, ma non ostile a Renzi, che si è presentata alla vigilia delle Europee non per aprire una fase due del Congresso perso a dicembre, spiegano gli organizzatori, ma per proporre con «lealtà» e «autonomia» qual è «l Europa che non vogliamo più» e quale «l Europa che faremo». Come ha detto Cesare Damiano, «vogliamo sostenere il governo con le nostre posizioni di merito». Ad aprire la riunione, trasmessa, come protocollo della nuova politica, in diretta streaming sul nuovo sito areariformistapd.it, è stato Enrico Gasbarra con un introduzione affidata a un video realizzato, manco a dirlo, da un gruppo di blogger. «Potremmo twittare un hashtag Matteo di noi ti puoi fidare», ha esordito Gasbarra. «Perché saremo lì a spingere il carro del cambiamento rivendicando però la necessità di un confronto sulle idee e ricordando il valore delle idee della segreteria di Pier Luigi Bersani e del governo di Enrico Letta». Assentiigiovaniturchiel area di Civati.

13 ITALIA Martedì 29 aprile commenta su ::: I GUAI DELLA SINISTRA Imbarazzo al Nazareno Che tirchio, Matteo non sgancia un euro al suo Pd Il segretario è l unico leader del partito a non aver versato nulla nel In barba al regolamento ::: segue dalla prima FRANCO BECHIS (...) e depositati alla tesoreria comune delle Camere a palazzo San Macuto. Un elenco lunghissimo, visto che secondo gli stessi regolamenti del partito tutti gli eletti e nominati debbono versare una quota del proprio stipendio pubblico ricevuto. Nel lungo elenco ci sono sindaci, presidenti di provincia, consiglieri regionali, eurodeputati, parlamentari nazionali, membri del governo nazionale e locale. Manca solo Renzi, che nel 2013 è stato sempre sindaco di Firenze e nell ultimo mese pure segretario delpd. Hanno versato tuttii suoi predecessori: Pierluigi Bersani euro nell anno, e Guglielmo Epifani euro. Ha versato il suo obolo anche il predecessore a palazzo Chigi, Enrico Letta: 18 mila euro. Il più generoso di tutti è stato Vannino Chiti, che nella prima parte dell anno scorso è stato vicepresidente del Senato, dove poi è stato rieletto presentandosi in Piemonte. Fra versamenti al partito nazionale e quelli alla federazione piemontese, Chiti si è svenato, girando alle casse del suo partito euro. Di fatto è stato il contributore più generoso in assoluto, superando perfino i finanziatori privati. Si capisce che uno che ha donato il sangue manco il Pd fosse l Avis, oggi si attenderebbe dalla sua classe dirigente un po più di rispetto quando fa proposte politiche, come è accaduto con la presentazione di un testo alternativo di riforma del Senato. I PIÙ GENEROSI Al secondo posto nella classifica degli eletti-finanziatori c è Matteo Colaninno, che era dirigente del partito con la segreteria Bersani, e che nella vita fa l imprenditore: ha versato euro (e poteva permettersi di essere un pizzico più generoso). Terzo posto in classifica per il friulano Ettore Rosato, che è segretario d aula del gruppo alla Camera dei deputati: euro versati in un anno alla tesoreria nazionale o a quelle locali del partito. Poco dietro una che Renzi volentieri rottamerebbe: Anna Finocchiaro, presidente della commissione affari costituzionali del Senato. In loco e a Roma lei ha versato 50 mila euro, più o meno l indennità base mensile da parlamentare. La vecchia guardia è sembrata assai generosa prima di finire nelle grinfie di Renzi. Anche un altra candidata alla rottamazione come Rosy Bindi si è svenata donando al partito in tutto 38 mila euro. il graffio Grazie al Cielo Ignazio Marino, ha ringraziato «tutti» per il successo della giornata dedicata alla canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. «Si è trattato di un evento incredibile ed emozionante», ha detto il sindaco di Roma «e voglio rivolgere a tutti il mio più sentito ringraziamento, e dividere con ognuno la responsabilità di un successo tanto più grande in quanto collettivo». Marino ha ringraziato proprio tutti, dalla Protezione civile all Atac. Gli unici di cui si è dimenticato sono i due papi canonizzati ai quali dovrebbe accendere un cero: visti i precedenti nella Capitale, il fatto che sia andato tutto bene è senza dubbio il loro primo miracolo da santi. MEGLIO FASSINA Generoso anche Stefano Fassina, che è stato viceministro dell Economia nel governo Letta: euro. E pure Pippo Civati, che ha donato euro. Più lui di un altro candidato alla guida del Pd come Gianni Cuperlo, che comunque si è privato di 18 mila euro. Quinto posto in classifica generale della generosità per il primo renziano doc, Andrea Marcucci: ha versato in un anno al partito nazionale e alle federazioni locali euro. Anche lui però è rampollo di una famiglia di imprenditori, e può essere un pizzico più generoso. In fascia alta di classifica alcuni ministri dell attuale governo: sesto posto per Roberta Pinotti ( euro), settimo per Andrea Orlando ( euro), dodicesimo per Federica Mogherini (30 mila euro), diciannovesimo per Maria Anna Madia ( euro), trentesimo posto per Dario Franceschini (18 mila euro). Più giù in classifica alcuni renziani del cerchio magico di Matteo: Maria Elena Boschi si è privata per il partito di euro, come il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti.PocopiùgiùAngeloRughetti, che ha versato euro, identica cifra dell ex ministro (per poco) Josefa Idem, e ancora più giù il nuovo tesoriere del partito, Francesco Bonifazi(7.830 euro versati, circa un terzo dei euro versati al partito dal suo predecessore Antonio Misiani), Matteo Richetti (6.775 euro) e il nuovo candidato sindaco di Firenze, Dario Nardella (6.050 euro). DAI PRIVATI, POCO Nel lungo elenco, con cifre che variano a seconda della sensibilità di ciascuno, ci sono presidenti di Regione e sindaci. Piero Fassino ha versato 7 mila euro, Ignazio Marino qualcosina in più: 10 mila euro, cifra quasiidentica a quella scelta da Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia. Non ci sono solo eletti e militanti naturalmente nella classifica dei finanziatori del Pd, ma di soldi privati anche in questi primi mesi del 2014 ne sono arrivati assai pochi. Ci sono 90 giorni di tempo per depositare le dichiarazioni congiunte, e quindi è ancora presto per verificare se ci sia stato o meno un effetto-renzi. L ODIATO PALAZZINARO Fra i pochi contributi risalta quello - non particolarmente alto - versato al Pd di Roma dalla società Milano 90. Sono 20 mila euro, ed è l unico versamento a un partito che risulti nel 2013 da parte della società del gruppo dell immobiliarista Sergio Scarpellini. Però fa specie: la Milano 90 è la proprietaria delle sedi distaccate della Camera dei deputati, e proprio il Pd era stato in prima linea per fare disdettare queicontratti di locazione. Nulla risulta che sia avvenuto, ma nel frattempo quei 20 mila euro sono volati dalle casse dell odiato palazzinaro a quelle del partito democratico... L ABITACOLO di FRANCO BECHIS Saltamartini: «I dem volevano la patrimoniale» Matteo Renzi aveva intenzione di varare una nuova patrimoniale per gli italiani, saltata all'ultimo solo per l'opposizione del Nuovo centrodestra. Lo sostiene Barbara Saltamartini, portavoce nazionale del Ncd, durante la trasmissione L'Abitacolo per la web tv dilibero (visibile su Secondo la Saltamartiniinfatti «Renzi resta il capo della sinistra, e diuna sinistra che conserva tutte le sue caratteristiche principali: dal desiderio di mettere la patrimoniale all opzione per imatrimonifra coppie omosessuali, all avversione per la libertà personale». Per la portavoce nazionale del Nuovo centro destra «se non ci fosse stato algoverno AngelinoAlfano la patrimoniale sarebbe stata già introdotta. È nel dna di quella sinistra». Nella chiacchierata il portavocedelnuovo centrodestra critica Forza Italia proprio per avere legittimato Renzi prima degli altri e per avere alzato troppo i toni nei confronti di Alfano. La Saltamartini però ha grande stima diun altro esponente renziano, Maria Elena Boschi: «È un ottimo ministro, e si sta anche applicando molto. Ma la stampa comeaccadde con Mara Carfagna la considera solo per l avvenenza fisica. Sono convinta che anche nei confronti della Boschi, come accadde per Mara, molti saranno costretti a fare delle scuse. Sono stufa anche io dopo ventitrè anni di politica di essere considerata per il taglio di capelli che uno porta o per il tacco della calzatura». Un passaggio anche sul sindaco di Roma Ignazio Marino «che non esiste più, da mesi non si occupa della Capitale di Italia. Meno male che si è fatto sentire Alfano, e cosìavremo un po di decoro e meno sacche di illegalità a Roma». Il Pd: colpa del Cav. Silvio: l ho saputo dalla stampa Salta il nuovo show del premier ad «Amici» ::: BRUNELLA BOLLOLI Stavolta niente Matteo Renzi in versione Fonzie. Non vedremo il presidente del Consiglio leader del Pd con i jeans e il giubbotto nero di pelle a prendersi gli applausi dai teenagers di Amici, il talent-show più gettonato tra le nuove generazioni(e non solo). Non sarà accolto dalla padrona di casa Maria De Filippi nel mega studio sulla Tiburtina, e non si intratterrà con i due coach delle squadre in gara: l eclettico Miguel Bosé dagli occhibistratiperiblu,eilsapientinorapper Moreno (vincitore della scorsa edizione) per i bianchi. Niente strette di mano in favore di camera con i tre giudici: Sabrina Ferilli, Luca Argentero e Gabry Ponte. Insomma, la passerella televisiva del sabato sera su Canale 5, per il premier,èdarimandarea data nonprecisata. Di sicuro sarà dopo le elezioni del 25 maggio, visto che il regolamento della par condicio parla chiaro e l intervento di Renzi «in piena libertà» ad Amici (si doveva registrare ieri la puntata in onda il 3 maggio) avrebbe violato la norma. Da Palazzo Chigi lasciano intendere che sia stato lo stesso capo del governo, che aveva accolto l invito della conduttrice alcune settimane fa, ad avere deciso, ieri, per il passo indietro: «Maria, siamo sotto elezioni, ed è meglio se rinviamo ad un altra occasione. Sai com è... già ho dovuto rinunciare alla Partita del Cuore a Firenze, troppe polemiche». Altre voci sostengono che l alt sia partito dai vertici di Mediaset, giustamente preoccupati di violare la legge e di non incappare in multe dall Autorità garante per le Comunicazioni. Ma il Pd ne ha approfittato per insinuare che sulla vicenda abbia pesato lo zampino di Silvio Berlusconi, sebbene il leader azzurro abbia smentito un suo coinvolgimento: «Niente Amici per Renzi? L ho saputo dalla stampa», ha tagliatocortol excav,«nonhorapporti frequenti con l azienda». A sinistra, in particolare, non hanno gradito la partecipazione di Berlusconi, domenica pomeriggio da Barbara D Urso: «Ma come lui sì e Matteo no?». La risposta sta nel fatto che il format della domenica, realizzato da Videonews, prevede ospiti politici perché rientra negli spazi dell informazione (e non a caso la D Urso ha ricordato che «restano aperti gli spazi di Domenica Live per altri leader»), mentre i talent sono show di puro intrattenimento. Soddisfatto il senatore di Fi, Maurizio Matteo Renzi con Maria De Filippi in occasione della sua apparizione di un anno fa ad «Amici» [Ansa] Gasparri, cui sideve il tam tam per «ricordare il regolamento 138 dell Agicom che al comma 6 dell articolo 7 vieta apparizionidipolitici a programminon diinformazioneincampagnaelettorale».ma anche Daniele Capezzone che ha parlato di «par condicio come gabbia sbagliata», una sorta di censura voluta dal Pd che a Fi non è mai andata giù. Nella polemica si è inserita, poi, la sinistra di Libertà e Giustizia che chiede alla Rai di «non invitare il condannato Berlusconi sulla tv pubblica». Ma Fico (M5S): «Appello non ricevibile». Del resto, anche Grillo è un condannato. Renzi oggi da Vespa.

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15 ITALIA Martedì 29 aprile commenta su ::: ARIA DI Dopo il referendum Indipendenza non solo a parole Il Veneto ha già 21 ambasciate Germania, Inghilterra, Spagna. E anche Usa e Brasile. La Serenissima si attrezza per impostare rapporti diplomatici (e commerciali) senza passare da Roma ::: GIULIANO ZULIN È passato più di un mese dalla dichiarazione di indipendenza del Veneto, frutto del plebiscito on line che - a maggioranza - ha votato per l autonomia della Repubblica di San Marco. Nel frattempo è successo di tutto: polemiche sui numeri del referendum, arresti, scioperi della fameperivenetistiincarcere.la macchina amministrativa tuttavia è andata avanti come un treno. Massimo Colomban, grande imprenditore trevigiano, ha messo a disposizione il suo Castelbrando per gli Stati generali del Veneto. E all estero sono nate delle vere e proprie ambasciate venete. A oggi si registrano 21 ambasciatori e consulenti diplomaticiper la Serenissima. «Abbiamo ambasciatori che risiedono in Germania, Olanda, Inghilterra, Scozia, Irlanda, Catalogna, Serbia, Montenegro, Polonia, Ucraina, Repubblica Ceca, Brasile, Ecuador, Panama, USA, Sudafrica e consulenti diplomaticiperaustria,slovenia,ungheria, Spagna, Argentina. Il bello è che se ne aggiungono di nuovi ogni giorno. Oggi intervistiamo per Taipei e Indocina. Contiamo diavere circa un centinaio di ambasciate entro tre mesi», rivela GiovanniDalla-Valle, capo delteam internazionale di plebiscito. eu e ambasciatore nelregno Unito e in Scozia. ::: IL LIBRO MADE IN VENETO «Indipendenza», di cui sono autori Matteo Mion e Giuliano Zulin, è un libro interamente made in Veneto, edito dalla casa editrice trevigiana Programma e in distribuzione nelle edicole al prezzo di 4,70 euro con «Libero». LEONE DI SAN MARCO La copertina di Paolo Mameli rappresenta il Leone di San Marco, secolare simbolo della città di Venezia, della sua antica Repubblica, che cerca una via di fuga alla disfatta italiana, a simboleggiare lo smarrimento di molti veneti. GLI AUTORI Matteo Mion (www.matteomion.com), nato a Padova nel 1974, si è laureato in giurisprudenza a Milano. Avvocato, è specializzato in malasanità. Pubblicista, collabora con «Libero» La copertina dal Giuliano Zulin, nato in provincia di Verona nel 1977, è laureato in Scienze Politiche a Padova ed è caporedattore di «Libero». CONTRIBUTI ESTERNI Il volume è impreziosito dalle prefazioni di Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri, rispettivamente direttore e fondatore di «Libero». A introdurre il testo anche uno scritto di Luca Zaia, governatore della Regione Veneto, e uno di Davide Guiotto, dell associazione Raixe Venete. GRANDE RICHIESTA Nei primi giorni di distribuzione - è uscito lo scorso 24 aprile - il libro di Mion e Zulin è stato molto richiesto, sia nelle edicole del Veneto sia con chiamate da altre regioni al numero verde appositamente istituito, CINQUE MILIONI «Riceviamo molte richieste ma la selezione è dura, specialmente sulle competenze linguistiche e le capacità di comunicazione. Esigiamo una conoscenza perfetta della lingua locale e possibilmente esperienza nel settore commerciale o culturale. Un funzionario della Repubblica Veneta - spiega ancora Dalla Valle - rappresenta cinque milioni di persone e deve eccellere ad ogni costo». Gran parte dellavoro di ambasciatori e consulenti sarà all'inizio di tipo commerciale per favorire l'utilizzo di contattiimprenditoriali alternativi, a causa della scarsa «attività di tanti consolati Italiani e istituti come l'ice. Passeremo alla fase diplomatica vera e propria a conclusione dello scrutinio degli osservatori internazionali e la validazione dei risultati del referendum. Il trattato di New York sul diritto all'autodeterminazione dei Popoli e lo stesso articolo 10 della Costituzione Italiana (che impone la conformità alle leggi internazionali) saranno IL SOGNO DI SAN MARCO In alto, nella foto piccola, l insegna di un ambasciata veneta all estero: il Veneto ne conta addirittura 21, importanti soprattutto per impostare e seguire i rapporti commerciali. Sopra, una manifestazione per l indiprendenza. Qui a sinistra, Palazzo Balbi, a Venezia, sede della giunta regionale del Veneto [web] puntichiave dell'azione diplomatica e giuridica internazionale per il iconoscimento della nostra Indipendenza», continua Dalla- Valle. MODELLO SCOZZESE La svolta digitale e internazionale della questione veneta sembra essere la formula vincente dei nuovi serenissimi. La fonte d'ispirazione è stato certamente il modello scozzese, specie quello dello Scottish National Party, che poi è un partito di sinistra. Plebiscito.eu, sotto la leadership di Gianluca Busato, è stato poi «molto abile nell'importare l'impostazione aperta, tollerante e trasversale della Yes Scotland Campaign e dello SNP, consentendo diuscire daglischemi beceri e xenofobi di un Venetismo provinciale o al meglio folkloristico. Soltanto domenica scorsa, una roccaforte mediatica della sinistra inglese come il Guardian ci ha concesso l'interaterza pagina sulla versione stampata e buona partedella primaonline», racconta l'ambasciatore veneto Oltremanica. SEI MESI L'estero va bene, ma il Veneto? L'Italia? Come procedelamarcia perl autodeterminazione? La prossima tappa sarà il Libro Bianco dei Veneti, il cuore del progetto costituzionale, il quale si ispira al modello delle White Papers scozzesi. Si tratta di un enorme opera didocumentazione e consultazione dal basso di associazioni civili e cittadini che affronta tutti i temi istituzionali (per esempio l economia, il lavoro, le pensioni, la scuola, la sanità, l immigrazione e via dicendo) che sarà condotta in modo scientifico e sistematico nei prossimi sei mesi e che consentirà la produzione di un canovaccio ben articolato su cui poi formulare la bozza di Costituzione da sottoporre all'approvazione dell'assemblea Costituente. «È tempo di far vedere al mondo che i Veneti del conclude Dalla Valle - sono prontiad accettare la sfida della globalizzazione, sono interessati a risolvere i problemi urgenti di adesso e non quelli del1797.e perciò torneranno ad essere una zona chiave nello scacchiere politico-economico di una nuova Europa di popoli».

16 16 Martedì 29 aprile commenta su ITALIA Il gesto rilanciato in tutto il mondo Gli ultrà dell antirazzismo seppelliti da una banana Dani Alves, giocatore del Barcellona, mangia provocatoriamente il frutto lanciato dagli spalti per offenderlo. Ironia e zero retorica: è così che si fa ::: segue dalla prima FRANCESCO BORGONOVO (...) un calcio d angolo, si è visto piovere dal cielo una banana, lanciata da un tifoso del Villareal. Magari gli era sfuggita dal cestino del pranzo. O forse i prezzi criminali del suo fruttivendolo l hanno fatto inviperire. Ma azzardiamo che l abbia lanciata per la consueta ragione: trovando Alves «diversamente bianco», voleva ricordargli la sua appartenenza ai primati. Ignaro del fatto che le foreste di mezzo mondosono pienediscimmie più intelligenti di gran parte del genere umano. Specie di quella parte che spreca la banane gettandoleingiro. Che ha fatto allora Alves? Ha avutoun colpo digenio. Una ventata di situazionismo gli ha permeato il cranio ed ecco: ha raccolto la banana, l ha sbucciata e l ha ingoiata in un sol boccone. Poi, come se nulla fosse, si è rimesso a giocare. Sublime. Non ha piagnucolato. Non ha perso le staffe, come successe tempo fa al milanista Boateng durante un amichevole con la Pro Patria, quando i tifosigliurlarono contro. No, Alves ha risposto con classe a chivoleva umilarlo. L insulto razzialeè stato liquidato con uno sberleffo: la più geniale e coraggiosa delle risposte. Perché a incazzarsi son buoni tutti. Replicare a tono, anzi, con tono più elegante, è privilegio di pochi. Richiede un talento eccezionale, di testa più che di piede. Uno lancia la banana, Dani se la mangia e se ne frega, spregiudicato e schietto. E il bananatore viene sbananato davanti a mezzo mondo, rimediando la figura del coglione. Finita lì: tra le risate che la vicenda merita. Perché siamo pur sempre allo stadio, mica a un pubblico linciaggio dell afroamericano negli Stati Uniti che furono. Il colpo di estro di Alves tappa la bocca a tutti. Frena le polemiche e ipiagnisteidegliantirazzistida operetta e sbertuccia il suprematista della domenica. Andiamo al circo per vedere l effetto che fa: un pirla si avvicina alla gabbia delle scimmie,e le scimmie glisputazzano in faccia. Intanto, i passanti si sganasciano. Invece, qui bisogna sempre tirarla in tragedia, imbastire il funerale della democrazia e convocare le prefiche dall animo candidato a piangere come aquile in nome dei diritti umani violati. Il gesto idiota viene trasformato in una questione capitale, se ne parla per giorni e chipuò sistrappa i capelli. Prendiamo l episodio capitato a Cervia l anno scorso, durante una festa del Partito democratico (i pirla, a quanto pare, a differenza delle banane, crescono a tutte le latitudini e sotto ogni sole). Stava parlando Cécile Kyenge, rispettabile signora dotata di due caratteristiche: aveva la pelle nera ed era una pessima ministra dell Integrazione. Un tale, procuratosi due banane, le lanciò sul palco all indirizzo della signora. Seguì il diluvio. ::: FILIPPO MANWULLER Ma chi l ha detto che gli immigrati stanno tutti con la Kyenge? Avanza il fronte dei «dissidenti», che si schierano, udite udite, con la Lega Nord. Nel 2009 fece scalpore l ascesa a sindaco sotto le insegne del Sole delle Alpi dell italo afro-americana, Sandy Cane, a Viggiù, nel cuore pulsante della Lega, nel varesotto. Sandy non si ricandiderà a questa tornata amministrativa, ma ci penseranno altri a raccogliere la sua eredità, che è poi quella degli immigrati che pensano che il primo aiuto agli stranieri vada dato «in casa loro». Di questa idea è anche Fidele Muhineza, veterinario rwandese, cattolico, dal 1989 in Italia.In caso divincita del Carroccio, il candidato a sindaco Gianluca Vinci lo ha già indicato assessore al welfare del Comune di Reggio Emilia: cuore del Pd e patria di Graziano Delrio. E non è difficile scoprire perché Vinci abbia pensato proprio al welfare: «Dalle nostre parti i soldi vanno tutti agli extracomunitari», spiega. Il «suo» assessore (in pectore) di colore, dall alto del suo metro e novanta, annuisce: «In tempi di crisi non possiamo accogliere chiunque. Così facciamo il gioco dei dittatori africani, che stanno spogliando la nostra terra d origine di risorse La Kyenge, dopo tutto, fu tra le più sobrie: definì il gesto «uno schiaffo alla povertà e uno spreco di cibo». Ma gli altri, a partire dai suoi colleghi di partito, tuonarono contro la dignità e la democrazia lese. Pensate come sarebbe finita se Cécile avesse raccolto la banana el avesse mangiata digusto, ringraziando chi le aveva fatto omaggio dello spuntino. Risate fra il pubblico, generale compatimento del lanciatore di frutta, fina della tiritera. Però in Italia - e non solo - è pieno di illustri professori di antirazzismo, prontia trasformare ognimugugno dibalottelli (un altro permalosetto) in una questione degna di un film dispike Lee.Mentre costoro suonano i tromboni, uno come Dani Alves preferisce una canzone #SIAMO TUTTI SCIMMIE Dani Alves, difensore del Barcellona, nella sequenza tratta da un video di «BeIn» tv durante il match che i blaugrana hanno giocato contro il Villarreal. Alves quando stava per battere un angolo, dagli spalti gli è piovuta addosso una banana: lui l'ha raccolta e se l è mangiata. Solidali con lui ieri hanno postato su Twitter foto con una banana: da sinistra, il brasiliano Neymar; il premier Renzi con il ct Prandelli; Dries Mertens, calciatore del Napoli [Ansa] sbarazzina e il risultato è superbo. «Guarda la banana, lanciatore di banane : sono brasiliano di Bahia, siamo più forti che mai, il sorriso è la nostra protezione, la musica la nostra spada. Ci vediamo al Mondiale», ha detto il terzino, onore a lui. Certo, poi ogni cosa deve essere sfruttata da chi sopperisce alla mancanza di genio con la retorica. Nel giro di una mattinata, internet si è riempito di foto di vip muniti di banana, tutti a scimmiottare il gesto di Dani. E passi per i compagni disquadra. Passi per i connazionali carioca, tipo Roberto Carlos (che, a suo tempo, reagì agli insulti perdendo la pazienza). Ma Renzi e Prandelli con la banana sembrano due ortolani mal riusciti. Anche se pare che il sindaco di Firenze, per dimagrire in campagna elettorale, LUMBARD DI COLORE Dall alto: Fidele Muhineza; Saliha Ez Zahraoui e Sandy Cane [web] sinutrisse solo di fruttigialli. Gli appelli e i tweet «siamo tutti scimmie» (sai che scoperta) svuotano di senso il colpo di classe. Ancora peggio quel che ha fatto il Villareal: ha identificato il lanciatore e lo ha espulso per sempre dallo stadio. Non ce n era bisogno, Alves aveva già regolato i conti da solo. Ma così è la vita: qualcuno è banana, gli altri sono semplicemente banali. Verso le amministrative La Lega elettorale si fa multietnica. E guarda a Sud A Reggio Emilia il candidato del Carroccio indica come assessori un ruandese e un napoletano. E a Caorso in lista c è una marocchina e di opportunità, lasciandola in mano ai cinesi, che la stanno acquistando a pezzi». La Kyenge? «Vengo anch io dall'africa, ma la penso all opposto. A lei dico che il futuro di una terra si realizza costruendo lavoro per i nostri giovani laddove sono nati, non favorendone l emigrazione». Quarantanove anni, sposato, con tre figli, Fidele (si legge alla francese, senza la «e» finale) è arrivato alla laurea a suon di borse di studio, tra Perugia e Bologna. Oggi ha addirittura l accento reggiano «e ai tempi dell Università ero pure comunista», ricorda, «ma sull'immigrazione il Pd sbaglia. Qui continuano ad arrivare. E le opportunità non ci sono. Così aumentano i delinquenti. Gli altri immigrati» giura, «la pensano in gran parte come me. Li incontro per strada, mi dicono che ho ragione, che avanti così non si può più andare». L'ipotetica giunta leghista nelcomuneroccaforte di Delrio ha un altro inconsueto inserimento. Quello del napoletano Giorgio Varchetta, maresciallo in congedo, Cavaliere della Repubblica, diverse esperienze in missione, tra Iraq e Bosnia. A dispetto delle origini meridionali, è un attivista padano e da tempo ha sposato la causa Lega. E sulla sicurezza la pensa proprio come i tanti sindaci «sceriffi» del Carroccio: pugno duro e tolleranza zero. A Caorso - nel piacentino, comune di poco meno di 5mila abitanti noto per la centrale nucleare dismessa dopo Chernobyl - il Carroccio guarda al nord. Africa. Saliha Ez Zahraoui ha origini marocchine, 30 anni. Convive con un italiano e lavora come operaia in un sacchettificio della zona. È leghista e sostiene un sindaco leghista, Roberta Battaglia. «Mai sentita emarginata o discriminata» assicura, «ma la fiducia te la devi conquistare. Io nonvadoincasad altripretendendodi cambiare quadri o arredamento. È una questione di buon senso e rispetto. Lo ius soli? La cittadinanza non si svende. Io l ho ottenuta dopo un percorso e 13 anni di residenza». Tra gli sponsor principali della sua candidatura c è Stefano Cavalli, consigliere regionale dell'emilia Romagna, già vicesindaco di Caorso. «Penso che Saliha sia un valore aggiunto, per la sua storia e per la sua esperienza. E per dimostrare che gli immigrati integrati la pensano come noi. Alla faccia di chi, invece, ci dà dei razzisti e degli xenofobi».

17 ITALIA Martedì 29 aprile commenta su Paese zimbello Anche gli scafisti deridono l Italia colabrodo Presi padre e figli che gestivano le traversate di clandestini. E il boss tranquillizza i suoi: «Qualche giorno e saremo fuori» ::: segue dalla prima MARIA GIOVANNA MAGLIE (...) prosegue nella suicida operazione Mare Nostrum, mentre si finge scandalo perché il Cav. ha ricordato quanti furono i volenterosi carnefici di Hitler, e si finge scandalo per coprire l'ossequio alla Merkel e la sponsorizzazione di un incapace fazioso come Martin Schulz, la verità su come ci hanno ridottila raccontano sette scafistiegiziani. Fermati dalla squadra mobile della questura di Ragusa a bordo di una nave con 281 persone, soccorsa in mare da una nave militare che ha poi portato i migranti a Pozzallo domenica scorsa, i sette, padre e figli tra i quali un ragazzo di 14 anni, sono accusatidi associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell' immigrazione clandestina. Un video casuale ma provvido immortala il gruppo alla lettura in arabo del verbale di fermo, il padre e capo trafficante commenta: «Tranquilli, qui in Italia non ci succederà nulla, qualche giorno e saremo fuori». Ha naturalmente ragione. Da metà ottobre, da quando cioè ha avuto inizio l operazione Mare Nostrum, il totale degli extracomunitari soccorsi è salito vertiginosamente, siamo ben sopra i , siamo all occupazione delle coste siciliane. Diciamo pure che li andiamo a prendere a metà strada e che inutili sono stati finora gli urgenti appelli dei sindaci al Viminale. «Nei primi tre mesi del 2014 abbiamo ricevuto un numero di richieste di asilo quindici volte più alto dello stesso periodo del 2013» denuncia il sindaco di Catania, Enzo Bianco. Solo il costo navale e areo dell operazione è di dieci milioni di euro al mese, aggiungeteci i costi di controllo delle coste, il fondo europeo per i rimpatri, i costi dei centri di accoglienza, quelli dei centri di identificazione e di espulsione, non dimenticate i costi della detenzione in carcere di stranieri, e poi ripensate all imbroglio degli 80 euro di Matteo Renzi. Non starò qui a ricordare il peso insopportabile per la condizione dei disoccupati e delle famiglie italiane in crisi di questo enorme spreco di risorse. Il peggio è che, soprattutto dopo la visita di papa Francesco a Lampedusa, la tendenza polically correct che già ci affliggeva si è incistata in una sorta di condanna perpetua al razzista per chiunque ricordi che i diritti degli italiani dovrebbero venire prima dei diritti di stranieri che si imbarcano per venire da noi,illusi da trafficanti, senza nessuna prospettiva ne scopo, per giunta quasi sempre senza volersi fermare qui in Italia. Mentre noi consentiamo a chi governa di anteporre gli interessi degli immigrati a quello degli italiani, a Londra e a Berlino studiano una legge efficace per consentire l espulsione degli immigranti europei disoccupati. Scrive di DailyMail:«Cameronlavoreràaun piano per deportare gli immigranti illegali che non riescono a trovare un lavoro. Ma i piani tedeschi andranno oltre dando agli stati membri il diritto di buttar fuori chi non lavora. Lo conferma Cameron, spiegando la necessità di imporre maggiori restrizioni alla libertà di movimento in Europa». Capito? L Europa è divisa tra furbi e fessi, tra quelli che si preparano a cacciare addirittura via disoccupati europei e quelli che si debbono tenere immigrati illegali extra europei. Al centro della debolezza generale del governo italiano il ruolo del ministro degli Interni Angelino Alfano. All inizio di aprile Alfano ha ricordato alla Commissione Schengen l impossibilità per l Italia di affrontare l emergenza; il 17 aprile l Europarlamento ha votato una nuova legge che vieterà ai paesi membri qualsiasi operazione di respingimento di clandestini in alto mare. Di chi è l alto mare? Italiano, naturalmente. Se fanno i prepotenti una ragione c è, dall'ultimo governo Berlusconi e dall ultimo ministro dell Interno degno di questo PERPLESSITÀ IN RETE Kyenge e Wojtyla, strana foto Una foto di fronte alla quale in parecchi, sui social, hanno espresso perplessità. Ritrae una giovane Cecile Kyenge, l ex ministro dell Integrazione, stringere la mano di Papa Giovanni Paolo II. Immagine pubblicata sul profilo Facebook della stessa Kyenge alla vigilia della canonizzazione del Papa polacco. La strana mano che spunta a lato del Pontefice, i capelli delle donne che sembrano ritagliati, la luce sul viso di Wojtyla: in parecchi hanno insinuato si trattasse di un falso. Dalla Kyenge nessun commento [web] nome, Roberto Maroni, tre governi hanno detto sempre di si a qualsiasi imposizione e mancanza di considerazione europea. Non solo il governo Letta non discusse all avvio di Mare Nostrum una ripartizione onesta dei esseri umani salvati fino ad oggi, ma nessuna iniziativa per difenderciin qualche altro modo è stata assunta con i governi dei Paesi dai quali partono i barconi. C erano accordi con la Tunisia, dove un governo c è; c erano con la Libia di Gheddafi, faticosamente raggiunti, anche là un parvenza di governo c è, ce l ha messo l Europa. Gli accordi un tempo funzionavano, perché un Ministro si preoccupava di stipularli, compito che deve sembrare superfluo ad Angelino Alfano. Potremmo ritornare indietro fino al 1990, quando cadde il comunismo in Albania e la Puglia fu invasa da ondate di barconi. Nel giro di qualche mese, in accordo col nuovo governo truppe italiane andarono a pattugliare le coste Albanesi e i gommoni, semplicemente e banalmente li sgonfiavano. Una nazione si difende come può e come deve. Ha ragione la Lega Nord nel chiedere ripetutamente le dimissioni del Ministro dell' Interno. Mare Nostrum inutile Il refrain di Renzi: «Europa e Onu si impegnino di più» ::: GIANANDREA GAIANI Il vertice sull immigrazione convocato ieri da Matteo Renzi si è rivelato un altra occasione sprecata per dare un segnale di fermezza ai trafficanti di esseri umani, che continuano a riversare migliaia diimmigrati clandestiniverso le coste italiane. Nonostante le polemiche sollevate dalle opposizionicirca l inutilità dell operazione Mare Nostrum, che vede dall ottobre scorso le navi della Marina Militare raccogliere in mare gli immigrati provenienti dalla Libia, il governo non è riuscito a varare una sola iniziativa concreta per bloccare o ostacolare i flussi migratori: 70mila arrivi dall anno scorso e forse 700mila persone in attesa di imbarcarsi. Rende dunque noto Palazzo Chigi che «l Italia tornerà con determinazione» a chiedere, in vista del semestre dipresidenza dell Unione Europea e del prossimo Consiglio Europeo, «più impegno da parte delle Nazioni Unite e della stessa Unione europea» nel contrasto all immigrazione clandestina. Come dire che il tavolo di coordinamento presieduto da Renzi - con la presenza dei massimi vertici governativi e delle forze armate, di polizia e intelligence - non è riuscito a partorire nulla più di un generico appello alla comunità internazionale. Rivolto per dipiù a queglistessiorganismi che finora se ne sono infischiati dell emergenza che colpisce l Italia e che furono i protagonisti(con la Nato) della guerra che nel2011 ha portato il caos in Libia. Europa e Onu continueranno a infischiarsene, ma il governo italiano non può utilizzarli come alibi. Roma ha il dovere di difendere gli interessi nazionalibloccando flussi illecitiquanto ingestibili, senza contare che i costi sostenuti per l'emergenza clandestini cozzano con i sacrifici imposti agli italiani. Spetta dunque a Roma (non a Bruxelles o a New York) prendere atto del fallimento dell operazione Mare Nostrum perché, così come è impostata, vede le navi militari fungere da traghetti e non da strumento di deterrenza, mentre gli schiavisti aumentano gli incassi grazie alle navi militari che garantiscono a tutti i loro clienti lo sbarco in Italia. Ritirare la flotta e cancellare Mare Nostrum, come chiedono Lega Nord e Forza Italia, provocherebbe solo l ennesima concentrazione dei barconi verso Lampedusa, con il rischio di altri naufragi e tragedie. Meglio utilizzare i mezzi militari per risolvere i problemi, non per aggravarli, riportando in Libia gli immigrati e obbligando le autorità di Tripoli a collaborare. La Marina ha le forze per assumere il controllo di un tratto di costa libica sbarcandovi i migranti e coinvolgendo Onu e Ue per fornire l'assistenza. Solo così potremmo scoraggiare i flussi colpendo gli affari dei trafficanti. Chi pagherebbe per ritrovarsi sulle coste africane? Polemiche a Cattolica «Il velo viola le regole»: l albergo nega lo stage alla studentessa musulmana ::: RIMINI Una donna con il velo [Olycom] In effetti pare una polemica perfetta, quasi ritagliata su misura, per scatenare gli ultrà del politicamente corretto in servizio permanente effettivo. Ecco dunque la storia: c è questa ragazzza di 17 anni - Omaima, questo il suo nome - è nata in Italia da genitori di origine marocchina, e lei indossa il velo per motivi religiosi. Il problema è che l albergo presso cui avrebbe dovuto essere impiegata come stagista alla fine la rifiuta. È accaduto a Cattolica, in provincia di Rimini: un esperienza lavorativa di tre settimane - prevista dal suo corso di studial turistico Isiss di Morciano, sempre nel Riminese - saltato per l appunto perché l utilizzo del velo è giudicato sconveniente, o comunque non in linea con la politica aziendale, dalla struttura. L episodio è stato segnalato sul suo blog da Brahim Maarad, giovane giornalista di origini marocchine che da anni vive e lavora nella zona. E apriti cielo, tutti o quasi a gridare allo scandalo. Secondo la ricostruzione, in un primo momento l hotel avrebbe accettato la disponibilità della studentessa, per poi fare retromarcia sostenendo che per quel ruolo c era bisogno di un preciso abbigliamento che non includeva il velo. Atteggiamento che rientra appieno nelle prerogative di un azienda privata, e certo non per questo sottintende un atteggiamento razzista.l albergo ha proposto alla giovane di togliersi il foulard: in questo modo avrebbe potuto frequentare lo stage. La ragazza ha rifiutato. «Mi hanno discriminata - accusa adesso Omaima- solo per via di un foulard che è segno irrinunciabile della mia fede e identità culturale. Ci sono rimasta malissimo e voglio che la mia storia sia conosciuta perché possa far pensare». Detto e fatto: la strumentalizzazione è subito partita. Intervistato, il direttore dell albergo ha comunque puntualizzato: «La ragazza non può indossare il velo, cosìcome non accettiamo piercing, orecchini particolarmente vistosi, capigliature stravaganti. Il nostro regolamento è chiaro, la religione non c entra nulla. Il nostro compito è fare accoglienza. Un cappuccino servito con un sorriso è più buono, con un velo il sorriso non si vede». Piccata la controreplica della studentessa: «Non indosso il burqa, il mio volto sivede benissimo. Ilvelo che indosso non è paragoniabile a un piercing, fa parte del mio modo di essere. Lo indosso da anni, non me lo tolgo per uno stage». Più che legittimo. Basta poi non lamentarsi.

18 18 Martedì 29 aprile commenta su Normalizzazione al Cairo L Egitto decapita i Fratelli: condannati a morte in 720 Al patibolo anche il leader Badie, solo il Gran Muftì lo può salvare. Dall inizio della repressione arrestate persone, i morti. Con la benedizione saudita ::: MIRKO MOLTENI ::: LA SCHEDA LA SENTENZA Il tribunale di Minya, a Sud del Cairo, ha condannato a morte 683 militanti della Fratellanza Musulmana, compreso il capo Mohamed Badie e ha confermato la pena capitale per 37 dei 529 Fratelli che già in marzo erano stati anch essi condannati inizialmente all impiccagione, seppure per 492 si commuti in ergastolo. In totale, dunque, 720 sentenze per l assalto a una stazione di polizia che i Fratelli compirono il 14 agosto dell anno scorso durante le proteste per la deposizione del presidente Morsi (loro affiliato), azione in cui morì un poliziotto AL JAZEERA La tv panaraba Al Jazeera, che ha sede nel Qatar ed è stata finora tra le maggiori voci favorevoli ai Fratelli musulmani, ha sporto denuncia contro il governo egiziano per il danneggiamento del suo lavoro nel Paese, soprattutto a causa di angherie e imprigionamenti dei suoi giornalisti. La rete chiede 150 milioni di dollari di risarcimento al Cairo A tre anni dalla rivoluzione che rovesciò il «faraone» Hosni Mubarak, l Egitto non trova una via alla stabilità diversa dal patibolo. Ieri la corte del tribunale di Minya, a Sud del Cairo, ha condannato a morte ben 683 militanti della Fratellanza Musulmana, compreso il loro capo Mohamed Badie e ha confermato la pena capitale per 37 dei 529 Fratelli che già in marzo erano stati anch essi condannati inizialmente all impiccagione, seppure per 492 si commuti in ergastolo. In totale, dunque, 720 sentenze per l assalto a una stazione di polizia che i Fratellicompirono il14 agosto dell anno scorso, azione in cui morì un poliziotto. Erano le settimane successive alla destituzione, il 3 luglio 2013, del presidente Morsi, membro dei Fratelli ed eletto l anno prima, da parte dell esercito guidato dal generale Abdel Fatah Al Sisi, che proprio su spinta di Morsi era stato promosso dal precedente grado di colonnello. Il presidente era stato impressionato dal fervore religioso di Sisi, ma lui e i suoi colleghi militari avevano altri progetti. La sentenza ha scatenato le proteste dei famigliari degli imputati: «Non è giustizia, è una farsa». Un rappresentante locale di Amnesty International, Mohamed Elmessiry, ha denunciato: «Gli avvocati non hanno potuto presentare i loro fatti, i testimoni non sono stati ascoltati e molti imputati non sono statiportatiin sala. Ciò fa mancare al processo ogni garanzia non solo in base alle norme internazionali, ma anche alle stesse leggi egiziane». Certo è che i Fratelli, da quasi un anno sulpiede diguerra sia nelle piazze cittadine sia nei santuari impervi fra le gole del Sinai, sono già fuorilegge in Egitto come gruppo terrorista, così come i loro soci di Hamas, oltre la frontiera con Gaza, che perciò si sono stretti a Fatah cambiando gli equilibri palestinesi. Dal golpe di luglio fino a oggi le autorità hanno arrestato persone e almeno 2500 sono i morti causati dall altalenante guerriglia urbana. Comunque, le 720 sentenze di morte dovranno essere sottoposte ancora algiudizio delgran Muftì del Cairo e solo a giugno potranno dirsi definitive. La sostanza non cambia,tantopiù che nelle stesse ore è stato anche dichiarato fuorilegge il «Movimento 6 aprile» dei giovani manifestanti di Piazza Tahrir, coloro che nel 2011 diedero inizio alla rivolta nell omonima piazza cairota fino a rovesciare Mubarak. Il nemico degli attualivertici, dunque, non è solo l estremismo islamico. I ragazzi moderati del 6 aprile hanno già visto molti loro capi incarcerati e ieri un loro portavoce, Ahmad Abd Allah, ha commentato: «Bersagliano non solo gli islamisti, ma anche i gruppi liberali come noi, ed è solo l inizio, il governo schiaccerà tutte le forze democratiche». Sisente forte Sisi, spalleggiato in appoggio politico e soldi dalle petrolmonarchie del Golfo Persico, capitanate da un Arabia Saudita che è riuscita a far cessare da parte del Qatar il sostegno alla Fratellanza. L emirato di Doha, che aveva sganciato miliardi ai Fratelli e anche allo Stato quando Morsi era presidente, ha dovuto negli «The Big Bang Theory» andava forte sul web La Cina proibisce la sitcom Usa dei secchioni Agenti di guardia al tribunale in cui sono stati condannati a morte 683 sostenitori del deposto presidente Morsi, tra cui anche il leader della Fratellanza musulmana in Egitto, Mohammed Badie [Ap] ultimi giorni rientrare nei ranghi imposti dai sauditi, così come anche in relazione alla guerra civile siriana. Unico colpo di coda dal Qatar, per ora, la denuncia che la tv panaraba Al Jazeera, che ha sede a Doha ed è stata finora tra le maggiori voci favorevoli ai Fratelli, ha sporto contro il governo egiziano per il danneggiamento del suo lavoro nel Paese, soprattutto a causa di angherie e imprigionamenti dei suoi giornalisti. La rete satellitare chiede 150 milioni di dollari di risarcimento al governo del Cairo, che se non sgancerà entro sei mesi verrà trascinato in tribunale. L Egitto ha però buchidi bilancio che forse l aiuto saudita potrà ripianare solo in parte. Ieri ilministero del Turismo ha annunciato per il 1 maggio un grosso aumento del prezzo del visto turistico d ingresso,da15a20dollari.sisperachei visitatori non si scoraggino, ma anche se i giorni di Pasqua sono andati bene, su base annua si soffre ancora un calo del 28 % di presenze rispetto alla primavera del ::: Mald Africa Hamas oggi è debole Israele stavolta deve dar fiducia all Anp ::: ANTONIO PANZERI* ESTERI I colloqui di pace fra i rappresentanti dello Stato israeliano e dell autorità nazionale palestinese sembrano avviati a un epilogo imprevisto. Pochi giorni fa Hamas e Al Fatah, le due fazioni che storicamente hanno rivaleggiato nella rappresentanza del popolo palestinese, hanno infatti raggiunto un intesa. Il patto prevede la formazione, nelle prossime cinque settimane, di un governo di unità nazionale, mentre entro sei mesi si dovrebbero tenere nuove elezioni. Secondo il premier israeliano Benyamin Netanyahu, questo sviluppo esclude che si possa raggiungere un accordo di pace fra Israele e Palestina. I falchi del governo israeliano ritengono che l intesa tradisca il vero intento dei palestinesi: la distruzione dello Stato ebraico. Più sfumata la posizione degli Stati Uniti, che potrebbero riconoscere il nuovo governo se accetterà la legittimità dello Stato ebraico e rinuncerà alla violenza. Adesso resta da vedere se gli accordi siglati da Hamas e Al Fatah condurranno davvero a un cambiamento: già in passato, infatti, le due parti hanno siglato intese che non hanno generato risultati concreti. Ma questa volta potrebbe essere diverso. Hamas, che affermava di voler distruggere il popolo ebraico, si trova attualmente in una posizione di oggettiva debolezza. Il mutevole scenario mediorientale ha generato equilibri meno favorevoli al movimento, che pur essendo sunnita è stato finanziato dall Iran. I rapporti con Teheran sono difficili e Hamas, che si era volto verso l Egitto di Morsi e dei Fratelli Musulmani, si trova sempre più isolato. Il generale Al Sisi ha chiuso i canali fra Gaza e l Egitto, impedendo il transito clandestino di merciche sosteneva la fragile economia palestinese. In poco tempo, le difficoltà hanno intaccato la popolarità di Hamas. Questo spiega la volontà di aprirsi a una collaborazione più stretta con le forze moderate palestinesi, anche a fronte di gruppi jihadisti radicali che sfidano sempre più l autorità di Hamas. Nel frattempo, Abu Mazen, Presidente dell autorità palestinese, ha voluto lanciare un messaggio forte per indebolire le argomentazioni di Netanyahu e rassicurare gli USA: in un incontro con il rabbino americano Marc Schneier ha infatti affermato che la Shoah rappresenta il crimine più odioso contro l umanità dell era moderna. Esprimendo solidarietà alle vittime del nazismo, il presidente ha ribadito che ilpopolo palestinese è impegnato in una lotta contro il razzismo. Forse non basterà a rassicurare Israele, ma è un segnale che l ala più moderata della leadership palestinese sta tentando una nuova strada diplomatica. Una strada rischiosa e complessa, ma anche un apertura che l establishment israeliano farebbe male a non cogliere. *Eurodeputato Pd Jim Parsons (Sheldon Cooper) e Simon Helberg in una scena di The Big Bang Theory [Lapresse] ::: MAURIZIO STEFANINI Xi Jinping contro Sheldon Cooper. Non è che la televisione cinese trasmettesse The Big Bang Theory : la popolarissima sit-com sui quattro nerd di Pasadena, il fisico teorico Sheldon con il fisico sperimentale Leonard, l ingegnere spaziale Howard e l astrofico Nerd, la cui vita viene scombussolata quando vicino a loro va a abitare la procace, ignorante e un po buzzurra Penny. Però la serie record, 20 milioni di spettatori nei soli Usa e la recente scelta di aggiungere altre tre stagioni alle sette già andate in onda, era trasmessa via Internet, abbastanza da diventare anche in Cina la serie più vista di sempre. Allo stesso modo passavano varie altre serie: in particolare dalle piattaforme Sohu Tv e Youku. Ma da venerdì non è più disponibile: così come non sono più disponibili né Ncis, la serie degli investigatori del Naval Criminal Investigative Service; né The Good Wife, la serie della moglie tradita costretta a ridiventare avvocato dopo l arresto del marito procuratore in seguito a uno scandalo sessuale; né The Practice, di cui sono invece protagonisti un gruppo di penalisti di Boston. Furibondi gli spettatori, e furibondi anche i proprietari delle due piattaforme, che avevano già pagato i diritti per le puntate che non verranno più trasmesse. Ma il Quotidiano del Popolo,organo ufficiale delpartito Comunista Cinese, ha scritto che all inizio dell anno l Amministrazione di Stato per la stampa, l edizione, la radio,il cinema e la televisione aveva ricordato con una circolare che i siti di video non possono essere diffusi senza autorizzazione, e che «senza ordine non può essercilibertà su Internet». Locuzione in senso stretto piuttosto criptica, ma il cui senso di fondo è abbastanza chiaro. A parte che ogni tanto c è qualche riferimento a quel regime nord-coreano con cui Pechino spesso litiga ma che come linea di fondo difende: non solo le spie di Pyongyang sono feroci e sanguinarie a Ncis, ma anche a The Big Bang Theory ce n è una che cerca di sedurre Leonard, mentre un ragazzino fuggito dalla Corea del Nord rischia di mettere a repentaglio il primato di Sheldon come ragazzo prodigio. Soprattutto, però, è l ideologia di fondo di questi programmi a fare a cazzotti con l ideologia ufficiale. Si può, ad esempio, mostrare il funzionamento del sistema giudiziario Usa e la punizione dei corrotti, senza fare malinconici confronti con la Repubblica Popolare? Si puòmostrarenerdcherestando geni imparano a divertirsi e ad avere rapporti più fluidi con l altro sesso, senza mettere in crisi il sistema di valori confuciano che regola il sistema educativo? Il tono delle proteste sul sito di Sohu dedicato a The Big Bang Theory è: «se voi foste capaci di produrre serie tv che non offendano l intelligenza degli spettatori, credete che sprecherei tanta energia a cercarmi serie straniere?».

19 ::: LO SCONTRO ::: CARLO PANELLA ESTERI Martedì 29 aprile commenta su LE SANZIONI Sono stati colpiti Igor Sechin, presidente della compagnia petrolifera Rosneft, Sergyey Chemezov, amministratore della Rosetec (holding delle industrie ad alta tecnologia) e Gennady Timchenko, uno dei proprietari di Gazprom. Gli altri soggetti colpiti ruotano intorno ai fratelli Arkady e Boris Rotenberg, o alla banca Rossiya. Boris Retenberg è il compagno di judo del presidente e comproprietario della banca Smp e di Sgm Group GAS PER KIEV Le compagnie che controllano i gasdotti di Ucraina e Slovacchia, Eustream e Urktransgaz, hanno firmato un accordo per l inversione del flusso del gas rendendo possibile un flusso dall Europa all Ucraina a prezzi ridotti rispetto a quello applicato dall inizio del mese da Mosca a Kiev. Alla firma dell intesa avvenuta ieri a Bratislava era presente anche il presidente della Commissione Ue Jose Manuel Barroso Sempre più caotica la situazione in una Ucraina che vede il governodikievincapacedisviluppare quella «operazione contro i terroristi» annunciata con grande impeto dallo stesso presidente in parlamento una settimana fa. Da parte loro, i miliziani filorussi del Donbass continuano a restare arroccati nelle città in cui hanno occupato i palazzi del potere da due settimane senza però riuscire a fare decisivi passi ulteriori. Ieri i filorussihanno occupato ilquartiergenerale della polizia e il municipio nella cittadina di Kostyantynivka ( abitanti) su cui hanno issato la bandiera della Repubblica di Donetsk. In un Paese immobilizzato nelle sue profonde contraddizioni, sempre sull orlo di una guerra civile che per fortuna non deflagra mai, a poche settimane dalle elezioni politiche del 25 maggio, una notizia dai contorni oscuri ha dato il segno del caos diffuso. A Kharkiv, seconda città del Paese, il sindaco Gennady Kernes è stato ferito a morte da due fucilate da un cecchino mentre andava in bicicletta di primo mattino per tenersi in forma. Kernes è un milionario, è ebreo, si è arricchito come tanti con le privatizzazioni selvagge dopo la caduta del regime comunista, in passato è stato condannato per furto e malversazioni e sino a poche settimane fa era uno dei più fermi seguaci del presidente filorusso Yanukovich. Tanto fermo da essere accusato di avere ordinato torture in carcere di manifestanti del movimento di piazza Maidan e di avere ordinato di riempire gli idranti della polizia che reprimeva Miliziani pro russi mascherati davanti alla sede della tv regionale di Donetsk, Ucraina orientale [Ap] La crisi nell est Europa Bp boicotta le sanzioni Usa L Eni sfida Mosca: gas a Kiev Washington colpisce altri oligarchi, ma il gigante petrolifero inglese sta coi russi A sorpresa Scaroni parla di contratti con l Ucraina. Ucciso il sindaco di Kharkiv Vladimir Putin [Ap] ::: ALESSANDRO CARLINI La Russia di Valdimir Putin, che ospitando la «talpa» dello scandalo Datagate, Edward Snowden, si è proclamata baluardo della privacy, in realtà nasconde un sistema di sorveglianza che fa a gara con quello americano. Pare quindiper lo meno ipocrita la sua indignazione per il programma Usa chiamato «Prism» e gestito dalla National Security Agency (Nsa). Mosca infattirisponde colcosiddetto «Sorm»: la versione russa di Echelon, una eredità dei tempi sovietici, quando fu ideato dal servizio segreto Kgb. Eredità rimasta anche oggi le loro manifestazioni di liquidi urticanti. Caduto Yanukovich, Kernes è stato visto fuggire in macchina verso la Russia, ma pochi giorni dopo, calmate le acque, è tornato al suo municipio dicendo con fare sprezzante: «Non sono fuggito. Ero solo in vacanza! Sono tornato quando ho capito che c era bisogno di me». Sempre sotto processo per corruzione e abusi, ma sempre al suo posto, nelle ultime settimane Kernes ha cercato diriciclarsiproponendosi come «pacificatore degli animi» e mediatore tra i filorussi e il nuovo governo di Kiev. Addirittura si è proposto come «riconciliatore della nuova Ucraina» attirandosi le critiche dell una e dell altra parte. Un tipico personaggio della grande «zona grigia» che permea il potere in Ucraina, pronto a cambiare fronte a seconda della situazione, sì che è ora impossibile capire se chigli ha sparato proviene dalle file dei filorussi o dei pro Maidan. Molto confusa la situazione anche sul piano internazionale. Ieri gli Stati Uniti hanno deciso nuove dure sanzioni contro sette alti gerarchi della Russia putiniana. Sono stati colpiti Igor Sechin, presidente della compagnia petrolifera Rosneft, detto «lo zar del petrolio», SergyeyChemezov,amministratore della Rosetec (holding delle industrie ad alta tecnologia) e altri managere esponentipoliticidi primissimo piano. Da parte sua l Europa,che pure sidice pronta a sanzioni più dure, stenta a trovare un accordo perché come sempre è divisa tra le colombe,in testa Germania e Italia, e i«falchi», in testa Polonia e Paesi baltici. La Russia, ha subito annunciato una risposta dolorosa alle sanzioni americane: «Naturalmente risponderemo e siamo certi che gli effetti di questa risposta saranno dolorosi per Washington». Contro le sanzioni americane si è schierata la britannica Bp,che ha confermato i suoi affari con Sechin e Rosneft. Bp, già malvista negli Usa dopo il disastro della piattaforma Deepwater Horizon, ha dichiarato: «Restiamo impegnati nel nostro investimento in Rosneft e puntiamoa restare un investitoridi successo di lungo termine in Russia». Ma se una società britannica sfida Obama, ce n è una italiana che a sorpresa potrebbe dare un dispiacere a Putin. Il New York Times ha col suo successore, l Fsb, che anzi lo ha potenziato e trasformato in un arma temibile di controllo su milioni di persone, dissidenti e anche comuni cittadini. Quello che fa riflettere sul confronto fra Mosca e Occidente nell utilizzo di questi orecchi elettronici è come gli agenti russi operino senza tutti gli scupoli che si fanno quelli americani o britannici. Come hanno spiegato in un articolo apparso sul World Policy Journal i due esperti di intelligence, Andrei Soldatov e Irina Borogan. Se infatti anche l Fsb - come le agenzie di intelligence Usa - deve ottenere un autorizzazione della magistratura per intercettare, poi invece non deve più renderne conto a nessuno e può aggiungere nuovi numeri telefonici da controllare senza ulteriori autorizzazioni. Inoltre, l Fsb non deve usare come tramite gli operatori telefonici o i provider internet: ha centri di controllo connessi via Gennady Kernes[Ap] raccolto un intervista a Paolo Scaroni in cui l ad Eni afferma che potrebbe convogliare gas verso l Ucraina attraverso i Paesi limitrofi, come la Slovacchia, che ieri ha firmato un accordo al riguardo con Kiev (alla presenza di Barroso). Mentre le grandi compagnie occidentali, BP ed Exxon Mobil, sottolinea il NYT, «hanno importanti interessi in Russia» e temono le sanzioni, «Eni, invece, ha focalizzato le proprie attività di esplorazione e produzione in Africa. La principale attività in Russia è l acquisto di gas da commercializzare, businesssempre meno profittevole negli ultimi anni con la caduta dei prezzi del gas. Ecco, forse, la ragione per la quale Eni può rischiare di irritaregazprom stringendo accordi paralleli con l Ucraina». La scuola del Kgb Putin spia molto più di Obama Ha accolto Snowden e si è detto paladino della privacy. In realtà il suo «Sorm» è peggio della Ukip primo partito «Mai con la Le Pen» Le tante gaffe e le uscite razziste dei suoi esponenti sembrano far aumentare i voti: il partito euroscettico britannico Ukip raggiunge nuovi record nei sondaggi per le elezioni europee di maggio. Secondo YouGov, è per la prima volta al 31%, staccando il Labour di tre punti, mentre i conservatori del premier David Cameron arrancano al terzo posto, con un misero 19%. Forte dei sondaggi, il leader Nigel Farage ha rigettato la proposta dialleanzaconlalepen: «l antisemitismo è nel DNA del Front National», haaffermatoilleaderdel Partito per l indipendenza britannica. In una intervista rilasciata alla BBC, la leader del Front national aveva infatti aperto le braccia a Farage per «allearsi con l obiettivo comune di combattere l Unione europea» in occasione delle elezioni di fine maggio Kerry: in Israele c è rischio apartheid Il segretario di Stato americano John Kerry ha affermato che, se non ci sarà un accordo di pace, Israele rischia di diventare uno stato con un sistema di apartheid come in Sudafrica. Il suo commento, rivelato dal Daily Beast, è giunto durante un incontro a porte chiuse con esperti americani, europei, russi e giapponese della Commissione Trilaterale. Kerry ha spiegato che se le parti non si metteranno d accordo per la pace, potrebbe lui stesso proporre un piano «da prendere o lasciare». In questo piano, ha aggiunto, «la soluzione con due Stati verrà evidenziata come unica vera alternativa. Perché un unico Stato finirebbe per diventare uno stato apartheid con cittadini di serie B, oppure uno stato che distruggere la possibilità per Israele di essere uno stato ebraico» cavo direttamente ai loro server, in tutti i quartier generali regionali. Il sistema fu messo a punto dal Kgb a metà anni Ottanta e nel corso del tempo è stato via via perfezionato. Ora il Sorm-1 «cattura» le telefonate, il Sorm-2 il traffico internet e il Sorm-3 raccoglie tutte le informazioni da ogni tipo di comunicazione, consentendo un immagazzinamento dei dati di lunga durata. Se si vanno poi ad analizzare i dati di questa attività di spionaggio, questi sono sempre più in aumento. Secondo la Corte suprema russa, il numero di telefonate ed intercettate è raddoppiato in sei anni, passando da nel 2007 a nel Pare che poi le autorizzazionideitribunali vengano abilmente superate quando sitratta di oppositori del Cremlino. In quel caso prevalgono su tutto le ragioni di sicurezza nazionale. Non finisce qui. Le statistiche infatti non includono le intercettazioni del controspionaggio sugli stranieri, principale categoria oggetto di sorveglianza anche da parte della Nsa in Usa. A differenza degli Stati Uniti, l orecchio del Cremlino non ha ancora le tecnologie avanzate per intercettare il traffico globale delle tlc. Ma questo non significa che Mosca non intercetti comunicazioni oltre i suoi confini. Gran parte delle ex repubbliche sovietiche, come la Bielorussia, l Ucraina, il Kirghizistan, hanno adottato inoltre lo stesso sistema del Grande Fratello russo, acquistandone la tecnologia e copiandone la legislazione. In questo insomma, i vecchi usi ai tempi del Patto di Varvasia e del blocco sovietico restano del tutto immutati. In Russia ilsistema Sorm è stato approvato nel 1995, in epoca ieltsiniana. E al cambio della guardia tra Eltsin e Putin al Cremlino, all inizio del 2000, entrò in vigore una legge che estese ad altre agenzie federali per la sicurezza la possibilità di accedere al Sorm. Di sicuro in futuro si assisterà a un potenziamento degli sforzi russi in questo settore, dopo la crisi che si è scatenata con l Ucraina e i Paesi occidentali.

20 20 Martedì 29 aprile 2014

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