Lunedì 2 aprile a Cosenza il decennale della morte di Mancini vedrà sul palco dei relatori eminenti ex (?) fascisti, che non hanno mai ritrattato le

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1 Lunedì 2 aprile a Cosenza il decennale della morte di Mancini vedrà sul palco dei relatori eminenti ex (?) fascisti, che non hanno mai ritrattato le loro indegnità contro il fausto leader socialista. Gli onori di casa sono a cura dell'ignoto nipote, depositato fin dalla nascita non su una culla ma su una poltrona. Per l'ultima -da non perderesarebbe capace di far commemorare Cristo dal Diavolo.?

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3 UNA STORIA LA MATA HARI DELLA LOCRIDE C inquecento lire per un grillo notturno. Un capitale per un bambino nel 70. Questo pagava la Mata Hari della Locride per un grillo canterino che gli serviva a superare le lunghe notti della sua insonnia, passate a rammentare rocambolesche avventure in giro per il mondo. La Mata Hari comparve dal nulla negli anni sessanta, aveva una certa età, i capelli biondi e un forte accento straniero. Chi aveva la fortuna di entrarle in casa scopriva un mondo misterioso fatto di profumi esotici, di vasi dorati e quadri alle pareti. Aveva i tappeti per terra quando parecchie case avevano ancora i pavimenti in cemento. Andava e veniva dalla Locride per viaggi misteriosi dei quali nessuno mai conosceva la meta. A volte si diceva che fosse una profuga ebrea, altre una nazista in fuga e altre ancora una spia. Certo è che nessuno mai ha saputo il suo nome, che nella borsetta portava sempre una pistola. Certo è che nessuno si è mai spiegato come ci fosse venuta a finire nella Locride. E nessuno poi spiegò bene come fosse morta, quando la trovarono lunga distesa dentro casa sua. E nessuno seppe dare spiegazioni del piccolo tesoro trovato nascosto nell imbottitura delle sue sedie. L unica cosa certa fu che i grilli notturni videro cessare la propria caccia e i bambini smisero di ingozzarsi di gelati con i suoi soldi. E certo è che il suo corpo giace sepolto in una tomba senza nome, nel cimitero di uno dei paesi più strani della Locride. Le Chevalier Luigi Tuccio e suoi affini L onore secondo la ndrangheta e la politica P ossono i politici mutuare le categorie dei loro giudizi dalle categorie della cultura ndranghetista? Per dare risposta, più che probabile, alla nostra domanda ritorniamo sul caso Tuccio. Che riassumiamo brevemente. Luigi Tuccio viene messo nel mirino dello schieramento di centrosinistra per i rapporti di parentela, giuridicamente inesistenti, visto che solo nell uso comune può essere considerata suocera la signora Giuseppa Cotroneo, essendo la figlia sua Giampiera Nocera, compagna e non moglie dell assessore. La terribile suocera avrebbe assicurato appoggio al latitante Domenico Condello. Dopo un bombardamento di più giorni Luigi Tuccio decide di dimettersi da assessore all urbanistica, dando prova di non credere nello stato di diritto che pure sembra invocare. Ma vuole lasciare morti sul suo cammino e, come al poker, rilancia sugli altrui scheletri. CARTOLINE PER LA PADP ADANIAANIA IL NUOVO ALBUM I Quartaumentata tra Sirene e naviganti Sirene e Naviganti il nuovo album dei Qartaumentata è un progetto di undici brani che vanta la collaborazione di artisti famosi del calibro di Spagna, Saule, Margarida Guerreiro. Concepito tra le calette di Icaria, Sirene e naviganti si racconta navigando, attraverso un cammino simbolico, un'analogia tra il viaggio di Ulisse e il viaggiare contemporaneo. * di E qui comincia la commedia dei sinonimi. Luigi Tuccio è affine ai suoi accusatori più di quanto egli pensi. Gli accusatori di Tuccio sono a lui affini più quanto sospettino. L uno e gli altri ritengono che una persona, per essere onorata e onorabile, non debba avere parenti pregiudicati fino alla settima generazione. E sul punto, oltre gli asini, cascano anche i cavalli. Che cosa dice il codice della ndrangheta? Che un giovane può essere rialzato, cioè può ricevere l onore di fare parte dell Onorata Società, se nella sua razza fino alla settima generazione non c è un parente, che sia stato carabiniere o poliziotto. Non c è dubbio che per traslazione questo principio ndranghetista viene applicato anche al campo della politica. Non s era mai sentito che i maestri della purezza prelevassero l idea-guida della loro damnatio dalla cultura ndranghetista, davvero pervasiva, oltre che diffusa. Antonio Calabrò PENTEDATTILO, A UN PALMO DA DIO Una mano di roccia viva protesa verso Dio. Un bastione caduto dalla Luna, o sbucato dalle profondità, un avviso ai naviganti, uno sperone piantato nelle costole del cielo. E dalle sue feritoie naturali, dalle sue ferite di sangue scolorito dal tempo, dai suoi anfratti ombreggiati, le voci le urla gli ululati di dolori atavici, e i fantasmi disperati, e la potenza della terra. Un set da milioni di dollari, uno studio d artista eccentrico, un gran varietà gotico, la mano verso il creatore, protesa verso Dio, che invisibile la sfiora. Pentedattilo, il regno delle ombre vive. LA COLONNA DI ERCOLE RIDATECI COLA, IL RE DEGLI ZINGARI P resunta lupara bianca per il re degli Zingari. Del gitano poco nomade che stanziava ad Ardore non si hanno notizie da sabato. Nessuno mostra lo scalpo di Cola Berlingeri, nickname Cavallo di Ritorno, cugino primordiale di Toro Seduto. Furti di giorno e tarantelle grigliate oltre i tramonti, lungo notti illuminate da vecchie lampadine senza risparmio energetico, collegate abusivamente a cavi pubblici. Cola Berlingeri amava la Fiesta, quella col sedile leopardato ce l aveva nel sangue. Come la sua gente, che con lunghe vesti e oro antico da un lato, gilet e bretelle dall altro, finisce sempre dentro interminabili note d organetto e, senza patire fatica, regala la luna alle periferie. Il re degli zingari, quattro figli, è scomparso nel mese dell accoppiamento. La sua tribù ora non canta più. Ulula nella notte, diversa e crudele, come un antica madre. Ridateglielo. Ridateci questo apache reggino. Alla fine, in un mondo che gira, anche Cola Berlingeri è di passaggio. Ma Cavallo di Ritorno no. Lui è noir. Ritornerà. Per sette volte chiederà il riscatto, dopo avervi rubato perfino l eterno riposo. Ps. Dato che si tratta di una scomparsa e le ricerche sono in corso, la Riviera segnala ai lettori che questo articolo è andato in stampa venerdì 30 marzo alle ore 12 e 10 DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 03

4 Parlando di... ATTUALITÀ NORDICI & SUDICI DI GIOACCHINO CRIACO La Calabria ai tempi della ginestra Pochi di voi sanno persino quanti tipi di ginestra crescono spontanei sul nostro territorio, figurarsi quanti conosceranno gli utilizzi di questa pianta meravigliosa, buona per fare tessuti, carta, profumi, medicine. Salubre per l ambiente per la sua capacità di fissare l azoto dell aria, idonea a ridurre il propagarsi degli incendi, buona per contenere le dispersioni del terreno durante la pioggia e utili per il suo drenaggio. C era un tempo in cui in Calabria la lavorazione della ginestra costituiva un capitolo economico importante e nei tanti suoi ruscelli la pianta stava a macerare nell acqua per settimane. Era una Calabria contadina, che però non è mai diventata industriale e ha rinunciato alle sue produzioni in cambio di un posto in treno o in nave che ha portato lontano i suoi figli per farne degli operai. Ora non è questione se sia meglio fare il contadino o l operaio, ma il mondo sviluppato va verso forme nuove di produzione. Si cerca una decrescita industriale a favore di una crescita economica basata su sistemi produttivi più in sintonia con la natura e il rispetto ambientale. Non vorrei farvi tornare a battere sui sassi la ginestra, piuttosto vorrei farvi conoscere quanto ci fosse più un sistema produttivo buono nel passato rispetto a oggi. E quanto fossero presenti più iniziative economiche un tempo rispetto alla Calabria attuale. Allora alle ragazze che nel letto si lamentavano della ruvidezza delle lenzuola di ginestra le mamme dicevano dormi figlia che bella ti fai. Ed era vero perché la ginestra migliorava la circolazione sanguigna, massaggiando la cute e cedendole numerose e salutari sostanze organolettiche. Addirittura fra le ginestre spinose, che producono uno dei fiori più profumati in natura, ci s infilava per un doloroso quanto purificante salasso. Non per nulla si chiamavano salassare, le spine ghermivano le carni facendole sanguinare il giusto necessario a nettarle dalle tossine altrimenti non eliminabili. Voi non tornerete a coltivare il grano, l ulivo, la vite, il gelsomino, il bergamotto. Non tornerete a far nulla perché 150 anni di stop culturale vi hanno devastato il cervello. Continuerete a stare sui divani in attesa di inutili sussidi che contribuiranno ancor di più ad atrofizzarvi la mente. Perché a voi, cari sudici, non bisognerebbe farvi camminare in mezzo alle salassare, ma appendervi a testa in giù. LA NOVITÀ Cornetto agli agrumi, the original. Made in Calabria La presentazione-degustazione, pensata per valorizzare le arance di Calabria e tutelare i lavoratori coinvolti, si è svolta martedì 27, presso il bar Riviera a Locri. Un modo genuino per fare una salutare colazione con cornetti ripieni di marmellata delle arance di Calabria. L obiettivo dell agrumetto: dare il giusto prezzo alla frutta locale, eliminando il circolo perverso che porta il produttore a guadagnare 8 centesimi di chilo di merce. La nascita della brioche agli agrumi è stata ideata della SAOR, Azienda di Gioiosa Jonica guidata da Rocco Criserà, della Frujt presidente Francesco Macrì, e della Coldiretti Calabria, presidente Pietro Molinaro, per dare la giusta importanza agli agrumi e stimolare la nascita di buone pratiche. I prodotti, realizzati per il lancio dal Bar Riviera, nella variante alla marmellata con l arancia, il bergamotto, il mandarino, il mix di agrumi e molto altro, hanno conquistato il palato degli ospiti. ILARIO AMMENDOLIA Ho espresso la mia vicinanza militante alla dottoressa Lanzetta sindaco di Monasterace. Tre colpi di pistola sono stati sparati contro la sua macchina. Una ennesima intimidazione mafiosa contro un sindaco della Locride. Con Lei, nei mesi scorsi, siamo stati insieme in prefettura, ricevuti dal comitato per l ordine e la sicurezza. Sempre a Monasterace questa estate, in una pubblica assemblea, c erano tutti i sindaci della Locride per manifestare la solidarietà alla dottoressa Lanzetta quando il fuoco è arrivato a due passi dalla sua camera da letto. Con noi Pasquale Brizzi sindaco di Sant Ilario, comune il cui consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Io conosco bene entrambi, avendo lavorato con loro nell assemblea dei sindaci della locride. E difficile l impegno politico nella nostra Terra. Il tessuto democratico è fragile o quasi inesistente. I partiti, nella migliore delle ipotesi, sono comitati elettorali che danno qualche flebile segnale di vita in occasione delle elezioni.. La politica manca, ed i poteri forti fanno da padroni. La mafia, per quanto possa sembrare incredibile, è un potere forte i cui tentacoli penetrano nelle carni della nostra società. La politica ha valori da difendere, i politicanti si curvano a tutti i venti pur di sopravvivere. Così succede che un sindaco viene ucciso dalla ndrangheta e viene cancellato dalla memoria collettiva della Locride, un ex sindaco viene arrestato, quin- RICORRENZE ADRIANA MUSELLA SI CONVERTIRÀ ALL ISLAMISMO DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 04

5 la Riviera LA RIFLESSIONE Cosa dovrebbe fare un sindaco? di assolto, e poi muore di crepacuore. Anche in questo caso silenzio assoluto. Ho letto le motivazione dello scioglimento del consiglio comunale di Sant Ilario. Io non sono un giurista, ma è evidente il contrasto tra la Costituzione e la procedura sommaria con cui si scioglie un consiglio comunale sospendendo la democrazia. Per un solo istante io mi soffermerò sui motivi che stanno alla base del decreto di accesso che ha portato a sciogliere il consiglio comunale di Sant Ilario:...a seguito di un rapporto redatto dalle locali forze dell ordine che aveva evidenziato una serie di frequentazioni tra componenti degli organi politici e personaggi collegati alla criminalità. Già nei processi è difficile arrivare alla verità, immaginate quando tutto è affidato ad un rapporto di polizia, con tutta la stima ed il rispetto per gli appartenenti alle forze di polizia, quanto ardua diventa la strada. Per un solo istante, immaginate qualora il ministro Scelba avesse avuto i poteri di sciogliere un comune in seguito ad un rapporto, quante amministrazioni di sinistra sarebbero sopravvissute? Crotone, Siderno, Melissa, S. Giovanni in Fiore? Che significa la parola frequentazione in un paese dove la ndrangheta esiste? Una bella e inedita / novella si sferra, / corre gli oceani, / corre la terra. / i monti supera, / divora i piani, / sorvola i baratri; / e indomita / di lido in lido / come di turbine / manda il suo grido, / come di turbine / l alito spande:/ ella si converte, o popoli, / Adriana la Grande. L abbiamo letta sull Ansa nazionale questa novella, subito diffusa dalla rinomata BBC inglese. Ed è rimbalzata sull autorevole New York Times. I giornali arabi se ne sono immediatamente impadroniti e Al jazeera, l ha posta trionfalmente in prima sgargiante pagina, accompagnandola con un Sia lodato Allah, Cosa dovrebbe fare un sindaco? Affacciarsi alla finestra ogni mattina e vedere chi c è per strada? Comprarsi una macchina con i vetri oscurati e passare veloce per le vie del Paese? Mandare un vigile comunale in avanscoperta per verificare chi c è in un bar prima di entrarci? Addestrare un cane capace di fiutare da lontano l odore dei mafiosi? Una cosa è parlare di ndrangheta in un bel convegno tra gli applausi degli addetti ai lavori, una cosa ben diversa è abitare in un paese dove la ndrangheta esiste, dove i rapporti si fondano su intrecci secolari, si frequentano gli stessi locali, le stesse Chiese, le stesse strade! Io credo che un sindaco non debba avere collusioni di alcun tipo con la mafia così come non dovrebbe averle un magistrato, eppur succede, ma nessuno si sognerebbe di sciogliere un tribunale perché un magistrato o un cancelliere è stato visto prendere un caffè con un pregiudicato! Nella peggiore delle ipotesi ci sarebbe un processo disciplinare con tutte le garanzie di difesa. Nessuno metterebbe sotto processo sommario una caserma perché un militare è stato visto in compagnia di una persona con la fedina penale dubbia!. Un sindaco no! Il sindaco, o qualunque persona normale ma debole, che vive in un piccolo paese è solo una pedina che una classe dirigente compromessa e corrotta butta nelle ganasce di un giustizialismo plebeo per salvare se stessa. Infine le collusioni evidenti, interessate, tese a portare reciproci profitti sono reati e come tali andrebbero giudicati. Per il resto esiste, prima ancora delle leggi scritte, un principio evangelico che dice visitare i carcerati. Infine una domanda: è possibile che la ndrangheta sia diventata così stupida da colludere nelle piazze o nelle pubbliche strade. Chi vuole commettere reati, ovviamente, prende tutte le precauzione e non si va certamente a colludere in luoghi pubblici. Perché dico queste cose? Perché parto da Monasterace e arrivo a Sant Ilario? Perché io credo nella libertà e nella democrazia. Diceva Errigo Boldrini comandante partigiano: noi lottiamo per difendere la nostra libertà, la libertà degli indifferenti, la libertà di coloro che oggi ci combattono. Sono passati tanti anni ma questo insegnamento è sempre attuale! Questo insegnamento distingue coloro che amano la Politica dai politicanti dozzinali. anche se risulta che Lui non fa miracoli. Dunque, Adriana Musella, che sulla nota questione trova permissivo e concessivo il cattolicesimo, s è convertita all islamismo, religione dura e severa. Ma è novella o notizia? Noi, come ognuno sa, dubitiamo di tutto, e per ciò stesso abbiamo chiesto lumi alla nipote di Mubarak, che ha risposto: è notizia. Vera, verisima. Abbiamo sbagliato ad essere increduli. Passare dal fondamentalismo antimafia al fondamentlismo islamico è la cosa più naturale del mondo. Anche il primo d Aprile. Fried Fish DIAVOLO NERO Non è un movente politico Alberto Musy è consigliere comunale a Torino. Più di una settimana fa è stato ferito gravemente e versa in condizioni, che i medici dicono serie. Del suo attentatore non si hanno notizie e, perciò, è arduo stabilire quale il movente dell agguato e del ferimento. Ma sembra che debba escludersi il movente politico, nonostante sia Alberto Musy un uomo politico. Trasferiamoci in Calabria, che è terra nella quale si ripercuotono, con scadenza significativa, lettere di minaccia a pubblici amministratori e persino a parlamentari, soprattuto quando quet ultimi sono in crisi di visibilità e anche di ricandibilità. Non solo lettere, ma pure, di tanto in tanto, incendi ai beni dei Comuni. Degli epistolari scrittori minacccianti e dei piromani non si acchiappa l identità. Ma da noi non è arduo stabilire quale sia il movente delle nefaste azioni. Il coro unanime dei solidarizzanti non ha dubbi. Tutto si può escludere tranne che il movente non sia politico. Il che porta a questo corollario che non ha bisogno di dimostrazione: chi fa politica in Calabria è il santo patrono del territorio d appartenenza. E, per ciò stesso, ogni atto criminale si pone come azione indotta a fermare il cambiamento e, addiritttura, la ndrangheta. Tantissimi anni fa, nel 1985, ad Africo Giacomo Mancini concluse un convegno sul pentitismo. A fine lavori, rivolto a un gentile capitano dei carabinieri, disse: Ma possibile che in Calabria c è solo il delitto di mafia? Nessuno più ruba? Nessuno più lancia occhiate?. Il capitano non rispose. Calabria pura. DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 05

6 La forma è quella della colomba, ma l'interno è un tripudio di gusti per differenti palati! Dalla colomba glassata con le mandorle a quella ricoperta di cioccolato, passando per l'esotica colomba fruttata a base di mango, papaya, ananas e pesca. Non resta che scegliere! Gioiosa Jonica Via Lazio, 46 info: Nel 572, Re Alboino, occupata la città di Pavia, il giorno della vigilia di Pasqua, prima di trafiggere gli abitanti con la spada ed appiccare il fuoco alla città, ricevette da popolo stesso, molti regali, tra i quali dei pani dolci preprati da un vecchio artigiano. La colomba, dolce pasquale per eccellenza con un impasto lievitato naturalmente insaporito da morbido scorzone d' arancio all' interno. Ingredienti di prima scelta e lavorazione che rispetta, tempi e canoni imposti dalle ricette tradizionali, ne fanno un dolce di cui noi andiamo fieri. Siderno Via Amendola, 115 info: L'attenzione alla qualità dei prodotti dalla scelta delle materie prime alla cura nel seguire le lavorazioni degli stessi in tutte le loro fasi fanno della nostra colomba, lavorata con il medoto classico, arricchita con gocce di cioccolato e ricoperta dalla glassatura con le mandorle, un dolce irresistibile. Roccella Jonica Via XXV Aprile info: DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 06

7 l Il vecchio rivolgendosi al Re disse: Sire, sono venuto a porgerti queste colombe, quale tributo di pace nel giorno di Pasqua. Il re assaggiò i pani, che gli piacquero così tanto da indurlo a sentenziare: Pace sia! Eleganti e raffinate confezioni racchiudono il meglio della tradizione dolciaria. Uova di finissimo cioccolato lavorate seguendo antiche ricette e colombe pasquali realizzate con le migliori materie prime rendono i nostri prodotti unici, il tutto racchiuso in eleganti confezioni, idee regalo ideali. M.na di Gioiosa Jonica P.zza Zaleuco info: Per una Pasqua all'insegna del gusto prodotti di alta pasticceria, specialità uniche della tradizione dolciaria italiana. Le nostre colombe artigianali hanno un cuore tenero ripieno di crema pasticcera, cioccolato e pistacchi di bronte, ricoperte di fine glassa e scaglie di mandorle. Caulonia Marina Piazza Bottari, 1 info: Specialisti nella produzione di dolci tipici delle feste, proponiamo una vasta gamma di colombe pasquali. Da quelle classiche, a quelle arricchite con ingredienti sfiziosi, come il cioccolato o i frutti delicati, alle Golosone ricoperte di cioccolato fondente o glassa. Bianco Piazza Marconi, 3 info: DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 07

8 MOSTRI NEL PARADISO Gas a Gioia Tauro. Carbone a Saline. Eolico a Piani della Lopa (Bagaladi). I sofisti dell energia pulita stanno svendendo la Calabria, gli ambientalisti tacciono e non si comprende il motivo. Destra e sinistra inciuciano, le voci dissonanti svaniscono e i calabresi vili subiscono in cambio di sussidi sempre più simili a sporche elemosine. Pale in faccia alla Calabria GIOACCHINO CRIACO Perché ci siamo fatti fare questo? E quanto altro male ancora lasceremo che ci facciano? Non ci è bastato lo schifo di quarant anni fa della Liquichimica di Saline, lo scempio del quinto centro siderurgico di Gioia? Chi siamo, noi Riviera, noi stampa, noi ambientalisti, noi calabresi? Che razza di cialtroni siamo diventati? Per capire la nostra pochezza basta scendere dai Campi di Bova, nell ora di un tramonto colorato carico del profumo della ginestra spinosa. Lo sguardo s intrappola in un mare a specchio che rimanda al cielo gli ultimi scampoli di luce, poi s incastra nella cupola bianca dell Etna e si avvinghia al pugno chiuso di Pentedattilo proteso a sfidare l azzurro con la bellezza immensa che la natura ha dato ai nostri luoghi. Un attimo ancora ed ESSENZIALE ecco che il colpo arriva potente ad annullare tutto, a stringere lo stomaco e far montare la rabbia. Il fiele trasborda quando gli occhi si fermano ai Piani della Lopa e girano insieme alle pale d acciaio di 26 mt. Il nostro territorio sta subendo trasformazioni, frutto di menti a corto raggio. Il cambiamento climatico e paesaggistico è oramai irreversibile. E noi? Lambiti dal fuoco politico faremo la fine del castagno: al rogo. LA COPERTINA Montate su torri lucenti alte 55 mt. Il bello svanisce sommerso dalla mostruosità dei mulini a vento lunari del parco eolico costruito sui Piani della Lopa, nel comune di Bagaladi. Certo tutto è sicuramente in regola, costruito nel rispetto delle leggi, ci saranno vantaggi economici per le popolazioni dei comuni del circondario. E io? Io che ritenevo impagabile lo spettacolo della natura, io che non sono abitante nei comuni del circondario? Voi calabresi che non abitate nel triangolo Bagaladi-Melito-Montebello? Noi comunità reggina, che vantaggi avremo? E quali sono i vantaggi per i quali è legittimo barattare i capolavori unici che la natura ci ha donato? La vita si può sempre e continuamente ridurre a valori economici? Che faremo, ci lasceremo costruire addosso la centrale a carbone di Saline e poi il rigassificatore di Gioia Tauro? Ovvio che si. Perché siamo un popolo in regressione culturale irreversibile, fenomeno tipico dei paesi colonizzati. Tutto ci faremo fare, contenti pure. Perché la nostra terra è diventata barattabile. Bastano le magiche paroline, sviluppo e occupazione e cediamo a tutto. Ma la distruzione non è né sviluppo né occupazione. Questo è quello a cui collaboriamo, lo scempio della nostra terra e in cambio di nulla perché qualche migliaio di posti di lavoro non possono valere perdite ambientali di valore incommensurabile. Non possiamo trattare la nostra terra da papponi, per avere qualcosa in tasca perché alla lunga non avremo nulla. Dobbiamo decidere un modello di sviluppo che rispetti i beni che abbiamo, un modello che sia strutturale, che duri. La strada imboccata non è quella giusta e non bisogna essere degli antimoderni per non volerla. Per non volere le pale eoliche, le centrali a carbone, i rigassificatori, bisogna avere un po d amore per se stessi, per la propria terra, per il futuro dei propri figli e avere un minimo di senso estetico. Rinunciamo all uovo marcio che ci stanno rifilando e alleviamo una gallina che in futuro ci potrà dare uova fresche. Oggi ci stanno fregando e noi Riviera, noi stampa, noi politica, noi Legambiente, noi gente, dove siamo? PIANA Il rigassifictore di Gioia Tauro E ormai certo, a Gioia Tauro si farà il rigassificatore. Lo si farà senza quasi opposizione perché poche sono le voci in disaccordo. Si promette sviluppo economico, occupazione, ricadute importanti sul territorio. Le solite prebende in cambio di uno scempio ambientale certo. L impianto di Gioia, a parte qualche ricaduta occupazionale, sarà un ennesima ferita fatta alla Calabria perché benefici veri non ce ne saranno. Nella nostra regione passa già un grande gasdotto che porta il metano dal nord Africa, lo porta ma non per noi, lo fa transitare sul nostro territorio a vantaggio di posti lontani da noi, perché da noi si fanno i gasdotti e i rigassificatori e la Calabria continua a essere la regione meno metanizzata DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 08

9 d Italia. Il gas passa da noi, ma entra in pochissime delle nostre case perché manca la rete. Il gas di Gioia non sarà per i calabresi, ci daranno qualche contentino giusto per farci ingoiare l ennesimo boccone amaro e per tenerci buoni accettando di continuare a essere terra di transito per il benessere altrui. Sarà un altra enclave in territorio straniero, come lo è il porto che serve ormai solamente a trasbordare beni da una nave enorme ad altre più piccole che li porteranno altrove, lasciando fuori dal porto il solito deserto. L impianto non rappresenterà un progetto di sviluppo per noi perché non ci verrà costruito intorno nulla, come sempre, noi daremo la terra e le braccia e il gas riscalderà altre case. CENTRALE A CARBONE I tingiuti di Saline Dapprima furono le bioproteine chimiche della dride carbonica, con un accurata tasso di emissioni di zolfo e ani- Liquichimica, poi le riparazioni dell OGR. Ora, ci risiamo, sarà la volta dell elettricità. A Saline si replica il miraggio, gli svizzeri di REPOWER vogliono convertire i reperti industriali calabresi per farne una modernissima centrale elettrica a carbone. La promessa è allettante, come al solito. Si creeranno un migliaio di posti di lavoro, che per una terra disperata come la nostra sarebbero una manna, anzi no una goccia nel mare. Si continua a percorrere una strada sbagliata, quella dell industrializzazione a tutti i costi. Si chiudono gli occhi sui fallimenti delle politiche industriali nel sud, debacle colossali, dalla Campania, alla Puglia, alla Basilicata, alla Sicilia, passando per la Calabria. Fiat, Ilva, Quinto centro siderurgico, Petrolchimico. Nomi diversi per fallimenti identici, che hanno alimentato speranze e costruito attenzione all impatto ambientale affidata ad architetti seri del calibro di Rota e Kisar. Dicono. Sarà, ma intanto verranno inondati di cemento trecentoventimila quadri di terreno, verrà sparata in cielo una torre di centottanta metri, verranno costruiti trentacinque chilometri di elettrodotti sino a Rizziconi per il collegamento alla rete nazionale di trasmissione, verranno costruite nuove banchine nel porto ormai fatiscente per l attracco delle grandi navi carbonifere. Ecco, alla faccia del basso impatto ambientale. Non bisogna essere dei beceri e integralisti soldati ambientali, come in fondo noi siamo, per avere dubbi sulla bontà della centrale di Saline. Continuiamo a vedere la rincorsa della nostra politica verso scelte che contrastano mortalmente con la vocazione della nostra terra. disastri ambientali enormi. Abbiamo il futuro dell energia, Perché la centrale di Saline dovrebbe mutare la tendenza? Perché è di ultima generazione, con una resa maggiore di almeno il dieci per cento rispetto alle centrali tradizionali, con un basso non si chiama petrolio, ne carbone. E il sole. Forse è meglio non far tingere di nero il nostro futuro. E, quasi quasi, vien voglia di dire a gli svizzeri di portare il carbone a casa loro. DA SINISTRA: Impianto eolico ai Piani di Lopa La centrale a carbone di Saline Joniche Un rigassificatore simile a quello che dovrebbe essere impiantato a Gioia Tauro Nuccio Barillà, storico leader di Legambiente COMPETENZE Avviso a Legambiente a Nuccio Barillà. Abbiamo, Egiusto qualche tempo fa, salutato con gioia l ingresso del calabrese Barillà nella segreteria nazionale di Legambiente. La nostra soddisfazione era e per la persona, che ha spesso una vita per l affermazione delle cause ambientali, e per l importanza concreta del fatto. Avevamo sperato che tale evento avesse potuto contribuire a dare maggior visibilità alle problematiche ambientali calabrese. La speranza continuiamo ad averla, però stiamo vivendo un momento di passaggio importante e vorremmo che le voci ambientaliste si facessero più forti. Le questioni sono tante, Saline, Gioia, l eolico e per questo avvisiamo Nuccio Barillà: da Roma continui a guardare la Calabria e faccia sentire la voce forte dell ambiente, che ultimamente, in verità, sembra troppo sottotono. la Riviera EDITORIALE DI JIM BRUZZESE Cicatrici di silenzio S eimila tonnellate di rifiuti radioattivi sotto la botola. In migliaia marciarono nell ottobre 2009 a Cetraro, pensando di stare a Chernobyl. Aggrappati ai tazebao, in comadato d uso gratuito prestati dai sindacati e dai partiti del centrosinistra calabrese, urlavano, contro le navi dei veleni, mai pensate come presunte allora e oggi solo ectoplasmi. Urlavano un mieloso tormentone che aveva note in comune più con A K ant live che non con Be bop a lula She s my baby. Chi si ferma è perduto e perciò non si sono fermati. Telecomandati a distanza dai loro massimi fattori, girano quotidianamente interi feudi calabresi, come i servi della gleba, alla ricerca di un metro quadro di amianto da innalzare agli onori della cronaca su facebook, dove la poltroneria spesso sostituisce l azione e fa smorfie al pensiero. Comunque, c è speranza da condividere, sperando di affiliare. Dicevo: un metro quadro d amianto. E sul rigassificatore, che equivale a una centrale nucleare? A Gioia Tauro stanno per installare un mostro che, per pericolosità, supera quei reattori che a Fukushima sono stati inghiottiti dal Pacifico, una creatura rifiutata dall intera nazione, e gli escamiciados svaniscono dentro cicatrici di omertà. Farfugliano, invece, i loro massimi fattori come se qualche dente d oro si sia impigliato, traversando la bocca, nelle corde vocali. E non concedono più in comodato d uso gratuito le loro bandiere. Le sventoleranno in fronte al sole alla prima occasione. Per un cassonetto dei rifiuti dato alle fiamme dalla mafia? MESSAGGI POLITICI ELETTORALI PER LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2012 INDETTE PER I GIORNI 6 E 7 MAGGIO 2012 ed eventuale ballottaggio del 20 e 21 maggio la Rivieracomunica LA PROPRIA DISPONIBILITÁ A DIFFONDERE SULLA PRE- DETTA TESTATA GIORNALISTICA MESSAGGI POLITICI ELETTORALI ALLE CONDIZIONI SOTTO RIPORTATE Non si praticano provvigioni di agenzia, sconti quantità nè altri sconti. La pubblicazione degli avvisi é consentita fino al 4 maggio 2012 compreso, salva eventuale estensione in relazione a votazioni di ballottaggio. Il pagamento dovrà essere contestuale all accettazione dell ordine di pubblicazione. Le richieste di inserzione elettorale, con gli specifici dettagli relativi alla data di pubblicazione ed eventuali posizioni di rigore, soggetto richiedente ecc. dovranno pervenire almeno 3 giorni lavorativi prima della data richiesta di pubblicazione presso: Pi Greco Comunication srl - Telefono Fax È stato predisposto un codice di autoregolamentazione disponibile presso la Ns. Sede di Siderno la Riviera srl Corso della Repubblica - Galleria Tasso info I messaggi politici elettorali dovranno recare la dicitura messaggio elettorale Ai sensi e per gli effetti della delibera n 43/12/CSP dell Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 09

10 DALLA COPERTINA Il caso non è chiuso come se si addice alle indagini contro ignoti. Non è chiuso il caso di Platì e dello sgombero coatto di tre famiglie, avvenuto a sole non alto, il 22 marzo BANDITI A PLATI PASQUINO CRUPI Il caso non è chiuso come se si addice alle indagini contro ignoti. Non è chiuso il caso di Platì e dello sgombero coatto di tre famiglie, avvenuto a sole non alto, il 22 marzo. Il giorno primo entrava la primavera, il giorno dopo nel paese aspromontano ritornava l inverno con i suoi fortunali. Insomma, la tempesta giudiziaria che mai non cessa nei confronti dei platiesi. I quali, come i morti, non hanno più né voce né vita. A Platì ormai il linguaggio è quello delle perquisizioni notturne, delle manette, della confisca dei beni, delle sirene, delle camionette di carabinieri e polizia, degli acuti di gola dei commissari di pubblica sicurezza - quello di Siderno e di Locri - che hanno voluto in prima persona essere sul luogo dell immane delitto di voler riporre la testa sotto un tetto, sotto il loro tetto. Un operazione brillante certamente, ma altrettanto certamente dilapidatrice delle sostanze finanziarie dello Stato, quella che ha visto in azione a Platì un mucchio inverecondo di camionette e carabinieri e poliziotti, teutonicamente armati. Per far che? Per rendere certo il diritto dello Stato di punire. Ma dove e ESSENZIALE La vicenda dello sgombero per confisca si trascina dal Ma solo ora, cioé mentre si paventa lo spostamento dell Agenzia per i beni confiscati, la famiglia di Domenico Romeo è costretta a lasciare manu militari la casa incriminata. chi, pretendendo di leggere nella mente delle tre famiglie estradate, cioè messe sulla strada, ha concluso che non sarebbe bastato un usciere, ma dispiegate forze dell ordine? Sono storie che vengono da lontano. E in proposito vogliamo raccontare quella della famiglia Romeo. Lui si chiama Domenico, ed è bracciante, la moglie Francesca Sergi, è casalinga ed enormemente ammalata. Hanno due figli dentro la maggiore età: un maschio e una femmina. Lo sciagurato platiese acquista, or molto tempo fa, un terreno martoriato, ossia che male si presta a diventare casa d abitazione, da Saverio Romeo, con fedina penale macchiata e individuato da carabinieri e magistratura come degno di misure preventive. A tal punto che gli vengono confiscati tre fabbricati. E su questo non abbiamo nulla da osservare, non conoscendo le carte. Comunque, è proprio da questa confisca, decisa anche con l autorevole parere del giudice Vincenzo Giglio, ora in galera, che si lacera la scheggia dell incredulità. In altre parole, la confisca s abbatte anche su un terreno che Saverio Romeo aveva alienato ai coniugi Romeo e su cui i coniugi Romeo hanno costruito la loro casetta: appena tre vani. E a prova del giusto titolo di proprietà i coniugi Romeo esibiscono una scrittura privata. Faccio una pausa. Nel mondo contadino la parola data valeva come un contratto stipulato di fronte al notaio. Il mondo contadino non c è più. Ci sono giudici cittadini per i quali la scrittura privata non ha valore giuridico. Giusto. Ha anche il profilo di una messinscena? Se questo è, siamo alla bancarotta della logica più comune. Poiché dobbiamo immaginare che Domenico Romeo con i suoi sudati risparmi, mangiando di meno, vestendo di meno, costruisce la sua casa su un terreno di cui non è proprietario. E il cui prorietario effettivo, Saverio Romeo, potrebbe rivendicarne la restituzione quando che voglia. Ma, se PRIMO PIANO questo non è, ne deriva una altra conclusione, assai efferata: che Saverio Romeo, inquinato di ndrangheta, riconosce la validità di quella scrittura privata alla quale i magistrati fino alla Corte di Cassazione tolgono ogni validità, chiudendosi in un formalismo, cieco della realtà sostanziale. Ecco, lo Stato, infine, ha della carità. Prima ha buttato la famiglia di Domenico Romeo sulla pubblica via insieme ad altre due famiglie e poi le ha fatto ricoverare in alcune case popolari di Platì. Senza acqua e senza luce. Tanto i poveri si lavano a fiume e vanno a letto quando il sole declina i suoi raggi. E noi intanto ci chiediamo se è legittimo e se è giusto assegnare alle famiglie sgomberate le case popolari che dovrebbero rimanere disponibili per gli aventi diritto e che di questo diritto sono privati. Possibile che a Platì i tutori della legge violino la legge? Attenzione. Questa storia dello sgombero inizia nel Siamo nel Sono passati 13 anni. Ci congratuliamo con l attenzione concentrata e finalizzata a sgomberare tre relitti di casa. Ma ci viene la tentazione di pensare che siamo in presenza d uno sgombero ad orologeria. Poiché è un dato oggettivo che esso viene promosso e attuato proprio nel momento in cui sull Agenzia per i beni pesa la concreta possibilità del suo trasferimento a Roma o in qualche importante città siciliana. Che a Reggio, la detta Agenzia lavori e colga risutati non è un ottimo argomento contro chi ne vuole lo spostamento? La democrazia secondo Rosario Sergi RODERIGO DI CASTIGLIA A vevamo chiesto al magistrato Romano De Grazia un incontro, per discutere di Platì, o presso la redazione de «la Riviera» o in qualche pubblico locale del paese del brigante Ferdinando Mittiga, certamente meno feroce dei suoi uccisori, che, dopo averlo ammazzato a tradimento, gli tagliarono la testa. Di tutta evidenza, dopo un primo fievole gradimento, il magistrato Romano De Grazia ci ha ripensato e a Platì ci è arrivato con una piccola corte. Era il venerdì 23 marzo. Il giorno prima, 22 marzo, di buon mattino, arrivano a Platì camionette di carabinieri, poliziotti, guardie di finanze. L assetto è di guerra in questo paese che cerca pace e non la trova, e che può vantare - strano vanto - una generazione che non ha conosciuto la serenità. Sono colà per dare esecuzione ad un ordinanza di sgombero di tre case confiscate dentro cui vivono famiglie che ancor non hanno capito che devono avviare le pratiche per cambiare cognome. Poiché altrove non accade, ma siccome a Platì siamo in colonia e la pena e anche la confisca dei beni dipendono da come ti chiami. Ora noi ci saremmo aspettati dal De Grazia e da quelli che gli fanno da pali a Platì un minimo di parola sul caso di cui stiamo discorrendo, su donne e bambini sbalzati dalla casa alla strada. Niente. Facile è, però, parlare di democrazia in astratto, cioè della democrazia che in astratto è nulla. Facile è parlare di difesa di diritti in astratto, e concretamente sospesi a Platì. Ma è un po più difficile parlare di rispetto della democrazia e di difesa dei diritti in presenza di situazioni concrete. Da che parte stanno Romano De Grazia, la loquace giovinetta di Siderno, i pali di Platì? Dalla parte delle madri e dei bambini messi sulla strada o dalla parte della lex, dura lex, ma semper lex? La storia dei difensori in astratto di Platì non finisce qui. Continua con un bardo della democrazia, nato e cresciuto a Platì, un paese - dichiara il nostro Rosario Sergi- - povero di Democrazia. E avrebbe dovuto dire espropriato di ogni forma di democrazia, se oggettivamente non avesse fatta propria tutta la letteratura casermaria su Platì. Avevamo avuto l impressione, in più incontri e in più conversari, che il platiese illustre avesse voglia di candidarsi a sindaco alla testa d una lista che riassumesse il cuore piagato di Platì. Aveva anche lanciato di recente un manifesto programmatico in cui diceva di voler procedere, sulle note dell organo, con la chiesa, con gli oratoriani, con tutti i cittadini, con le istituzioni, con i rappresentanti del territorio, con i partiti politici, con i sindaci del comprensorio, con le associazioni del territorio. E nell elenco mancava solo Obama. Ma di fatto sì è ritrovato a marciare dietro la banda dei carabinieri, con alla testa Romano De Grazia, sicuramente lieta l anima sua per lo sgombero, poema eccelso di come lo Stato insegni la democrazia a Platì. E in proposito da che parte sta Rosario Sergi? La domanda aspetta risposta, preso atto che sui nuovi zingari di Platì non ha mosso parola. DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 10

11 DOMENICA 18 MARZO 2012 LA RIVIERA 11

12 Parlando di ATTUALITÀ Approvato all unanimità il bilancio 2012 del Consorzio di Bonifica Alto Ionio Reggino Costa: «Un atto di grande rilevanza» Apochi mesi dall insediamento commenta Arturo Costa presidente del Consorzio questo rappresenta un atto di grande significato e rilevanza perchè negli effetti delle cifre impegnate produrrà benefici alle imprese agricole ed in generale a tutto il territorio. Si avvia così una stagionedi scelte positive che il Consorzio dovrà compiere per tenere fede alla sua missione ed alle funzioni ad esso assegnate dalla Legge. Un modello quello consortile che intercetta a tutto tondo le potenzialità del territorio, proponendosi sempre di più quale esempio di governance per la gestione delle acque e per la tutela del territorio. Un contributo essenziale-rimarca Costa è venuto da tutti i componenti il Consiglio dei Delegati che hanno dato un contributo di prim ordine a fare in modo di razionalizzare cifre ed investimenti. Il Consorzi prosegue persegue interessi comuni, che hanno un rilievo individuale ma lo trascendono e l azione di programmazione e spesa consolidata con il documento di bilancio, cura la soddisfazione di questi interessi. Di rilievo -conclude Costa è laresponsabile e costruttiva intesa con le amministrazioni comunali che sono interlocutori importanti perché intercettano le esigenze ed i bisogni dei territori come una sorta di cerniera tra società eistituzioni. Adesso proseguiremo con sempre maggiore vigore e determinazione la gestione diopere IL CONVEGNO I disturbi specifici dell apprendimento Si è discusso dei Disturbi specifici di apprendimento (denominati anche Dsa) nel convegno promosso dall Istituto comprensivo statale P. Coluccio O. Filocamo, su impulso della dirigente scolastica Maria Giuliana Fiaschè in collaborazione con la dottoressa Caterina Coluccio. L iniziativa, articolata in due sessioni, ha richiamato nel gremito Convento dei Minimi di Roccella autorità ed esperti in ambito medico, pedagogico e scolastico, docenti e genitori, proponendo un approccio ampio e diversificato della problematica nella quale rientrano la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia. Si tratta di difficoltà nella correttezza e rapidità di lettura, nella scrittura, nel calcolo e l elaborazione dei numeri, che si riscontrano tra il 2 e il 5 per cento della popolazione in età scolare. Quello dei Dsa è un problema che si manifesta in crescita; per questo abbiamo sentito il dovere di creare occasioni di contatto anche con i genitori in un clima di serena collaborazione per trovare insieme delle soluzioni, con l auspicio che i nostri alunni, che passano tanti anni dietro i banchi di scuola, si ritrovino da adulti a riconoscere che quegli anni sono stati per loro costruttivi per la loro personalità e la loro vita relazionale, ha spiegato nel suo discorso introduttivo la dirigente scolastica Maria Giuliana Fiaschè. Apprezzamenti per l iniziativa convegnistica, quale occasione di crescita culturale e sociale e per l attivismo dell istituto comprensivo e della sua dirigente sono stati espressi dal sindaco Giuseppe Certomà, dall assessore comunale alla Pubblica Istruzione Gabriele Alvaro e del direttore sanitario dell Ospedale di Locri Antonio Previte. I lavori sono stati brillantemente moderati dalla dottoressa Giovanna Campolo neuropsichiatra ed hanno permesso al pubblico di ascoltare diversi e validi contributi di esperti della materia. Tra questi la dottoressa Giusi Foti, neuropsichiatra infantile che ha inquadrato la tematica dal punto di vista clinico, distinguendo tra i disturbi di apprendimento specifici e quelli non specifici, i metodi diagnostici concludendo con un significativo video che ha invitato il pubblico ad immedesimarsi nei panni di un bambino dislessico. E ancora la presidente dell Aid Calabria ( l associazione delle famiglie di bambini con dislessia) Maria Pia Scarfuro che ha offerto una toccante ed efficace testimonianza della travagliata esperienza nel mondo scolastico come madre di due bambini dislessici. La neuropsichiatra infantile Caterina Coluccio che ha fornito un aiuto all organizzazione del convegno, a sua volta si è soffermata sul tema Dalla valutazione al trattamento: come aiutare il dislessico. Altro rilevante contributo medico-specialistico quello del dottor Gianfranco Suraci, neuropsichiatra infantile, che si è occupato dell aspetto Emozioni di apprendimento. S.P. destinate al risanamento dei territori, allo sviluppo dell agricoltura quale fattore di crescita economica e sociale. POLISTENA Reggio, al via un progetto per pazienti dializzati. Ma i posti tecnici c erano già È stato necessario un progetto. Un progetto presentato in pompa magna addirittura dal governatore Scopelliti che renderà fruibili 8 posti tecnici di dialisi che in realtà, al reparto di Nefrologia dell ospedale Riuniti, c erano già ma non venivano utilizzati. E per questo motivo 36 pazienti erano costretti a migrare tre volte a settimana oltre lo Stretto per un trattamento che dura dalle 3 alle 5 ore. 20 di loro continueranno a farlo, gli altri 16 finalmente smetteranno di affrontare anche il sacrificio della traversata. Ci saranno dei medici nella loro città che rinunceranno al proprio giorno libero e, in due turni, con un supplemento di lavoro straordinario, azioneranno quei macchinari rimasti abbandonati a raccogliere la polvere per troppo tempo. Una soluzione che permetterà di rimediare alle carenze di personale, con cui il reparto di Nefrologia un reparto ai vertici fra i centri specialistici di eccellenza (secondo in Italia dopo l istituto Mario Negri di Bergamo e terzo in Europa) deve fare i conti da una decina di anni: mancano, infatti, cinque medici e quattro infermieri. Per anni questa soluzione, la più sensata e piuttosto semplice da praticare, non è stata trovata e si è sprecata la possibilità di seguire almeno 16 pazienti, consentendo anche un risparmio per le casse della Regione Calabria di 508 mila euro l anno. Non poco, considerata la crisi della sanità calabrese. Maria Giovanna Cogliandro Verità e verità MARIA BOETI Ci sono donne che non si rassegnano a perdere la battaglia, anche se era troppo evidente fin dall' inizio che non avrebbero trionfato. Eppure era così elementare vincere! Che fascino il mistero! Ci sono storie d'amore che senza il mistero crollerebbero nel giro di 24 h. L'amore è sempre fragile, anche quello che dura da anni, e velarlo è un lavoro arduo. Con la continua domanda da parte di una società troppo abituata al cicaleccio: prima o poi si saprà la verità. Ma quale verità? La verità è che esiste la vita privata che non può essere vita pubblica! Prevalere senza combattere e riuscire a rispondere senza parlare è stato un lavoro inumano!!! Ma probabilmente il dolore del passato è avvenuto per addestrare al presente. Da una parte c'era chi tesseva trame dall' altra chi pacata stava ferma. Ma come non ci si rende conto che quel che eccede, riduce. Quando avviene la diminuzione ci possono essere dietro mille motivi, e capire vuol dire risolvere. Ma se non si è all' altezza di capire e si rimane in un continuo stato di autostima illusoria lì neppure il Padreterno può far nulla. E' la concezione sbagliata di se stessi, che non fa distinguere la verità. Facciamo un esempio: quante volte in una coppia sposata con figli la moglie tradisce (non stiamo qui a discutere per quale motivo), quando poi rientra in sé ed in famiglia, la collettività sparla, e dice a lui: < ma perché non la lasci, fosse capitato a me io non l' avrei più accettata nuovamente in casa >. Il marito come scusa risponde che lo fa per l' educazione dei figli, per non sfasciare la famiglia, perché altrimenti dovrebbe darle metà del patrimonio, oppure perché dovrebbe intraprendere una nuova relazione con un' altra donnaccia, e via dicendo. Non è vero! Assolutamente falso. Lo fa perché ne è innamorato. Malgrado il tradimento ne è innamorato. Se non la vuole è perché non sente davvero nulla per lei. Perché ha una vera e propria caduta d' interesse verso di lei. E, se ci sono incontri, sta vestito e quindi protetto. Non la vuole, e non c'è nulla che gli possa far cambiare idea. A questo punto, subentra la parte interiore della donna. Nessuna donna al mondo accetta di essere rifiutata! Quando questo accade scatta una vendetta senza fine. Non lo accetta per se stessa e non lo accetta per il giudizio della società. Una donna rifiutata è una scarpa vecchia. Non è una questione di bellezza e non si tratta della burrasca di una notte è che non è riuscita a fargli perdere la testa. Non riesce a far prendere forma alla storia nell' intimità e alla fine dopo aver fatto fughe in avanti deve congedarsi. Tutto questo è intollerabile! Sente che non solo non viene accettata come corpo ma non viene accettata nella sua interezza, non viene accettata emotivamente. E, per quanto stupida sia, sente che non è desiderata, questo per qualsiasi donna è veleno! Il distacco e la chiusura dell'uomo l' amareggia. Ecco perchè si vendica. Non è desiderata sotto l' aspetto tattile né riesce a suscitare l' infatuazione erotica. Il tatto significa vicinanza e la donna sperimenta l' emozione del <sì mi desidera> <no non mi desidera>. Si rende conto che non è riuscita a farsi amare dalla mascolinità dell'uomo, dal suo potere fisico e sociale, dal fatto che è temibile e gelido ma con lei diventa un tesoro. Ecco perché, l'erotismo femminile è profondamente influenzato dal successo e dall'applauso che la comunità in cui vive, le fa. Il massimo, è quando si sbarazza di tutte le rivali e domina il territorio, territorio che è il corpo e la mente dell'uomo che ama. Fatto questo ha vinto! Quale chiusa per il finale: ci sono storie d'amore che sono come un film giallo si pensava all' inizio d' intuire il colpevole, invece DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 12

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14 Parlando di... Locride Risiko a Stefania Ballista con uno dei suoi "pelosi" Bovalino GIOIOSA JONICA Concerto in beneficienza a favore dell Aiva Manuela Cricelli e Peppe Platani, Martin e Luana, Mr Muscolo e i suoi Estrogeni, tutti all'auditorium comunale, in via Rubina, nei pressi della centrale Piazza Vittorio Veneto a Gioiosa Ionica, per esibirsi a favore dell' Aiva - L' Oasi di Stefania. Il ricavato della manifestazione verrà devoluto interamente a favore dei cani ospiti dell'oasi e a tutti i randagi in stallo. L'Associazione nasce nel 2006 a Gioiosa Ionica (RC) grazie a un gruppo di amici, amanti degli animali, stanchi di assistere a continui abbandoni e maltrattamenti degli animali. L'attuale rifugio ospita attualmente circa 35 cani, ma si potrebbe fare ancora di più. Tanto per iniziare non perdiamoci l'appuntamento di domenica 1 aprile, dalle ore in poi. CONTESSA LARA Partita di Risiko in corso a Bovalino. I territori sono divisi, le armate disposte, la parola ai dadi. In Consiglio comunale l opposizione dichiara guerra alla maggioranza, il Presidente fatica a mantenere l ordine, il pubblico assiste e fa la hola. I vicesindaci dell alternanza discutono animatamente: Vadalà chiede alcuni chiarimenti a Maesano, il quale rimprovera al Sindaco la poca disponibilità al dialogo, ma è a sua volta rimproverato da Rocca - terzo (?) vicesindaco, per aver preferito dare le dimissioni a dicembre. Mittiga ascolta, e osserva, ma non raccoglie. Savica, che pensa, pur opponendosi, al Viceregno, insorge e infiamma gli animi. Dopo tre ore e mezzo di Consiglio non ci sono vincitori né vinti. Tutti stremati. Poi arriva la comunicazione che il progetto Sistema di videosorveglianza del Comune di Bovalino Un occhio alla sicurezza, presentato nell ambito del Programma operativo nazionale Sicurezza per lo sviluppo, è stato ammesso al finanziamento con decreto dell Autorità di gestione del 16 marzo Stavolta sono d accordo tutti, cittadini, politici, commercianti specialmente; un po meno i rapinatori. E dopo la politica e l ordine pubblico, si battaglia sul volontariato. Tommaso Mittiga rende disponibile una sala del municipio per gli incontri del Centro servizi al volontariato che, da qualche settimana, ha realizzato in provincia un nuovo percorso per fornire supporto alle associazioni che intendono collaborare con i comuni e le istituzioni. E che Dio gliela mandi buona. Per i giornali, infatti, esiste una Protezione Civile di cui anche Ferdinando Rocca, attuale vicesindaco, fa parte, ed una Protezione Civile di cui anche Francesco Perrone, consigliere di minoranza, fa parte. Entrambe senza sede, senza divise, senza mezzi. La prima, costituita in via ufficiosa a maggio, vanta un nutrito gruppo di persone ma attende segnali dall amministrazione per l atto di nascita ufficiale, la seconda, costituita in questi giorni, si definisce a mezzo stampa già operativa e attende, date le quattro adesioni (un po pochine), i tesseramenti. Ma i volontari, a prescindere da chi anche si tessera nell associazione, non dovrebbero essere apartitici, apolitici, e (soprattutto) affiatati? Non vince né l una né l altra, per questo. La battaglia è vinta dalla stampa che, sempre e comunque, scrive, o giù di lì. E la partita continua OPUSCOLO INFORMATIVO LA LADOS RISPONDE A «LA RIVIERA» Caro direttore, non era nostra intenzione offendere i grafici de la Riviera che invitiamo, piuttosto, a darci una mano. La Lados non ha avuto contributi per realizzare il libretto di cui avete parlato lo scorso numero, se non 500 euro per la stampa. Il libretto è stato realizzato gratuitamente da ragazzi che nella vita non fanno i grafici, fanno tutt altro lavoro. L intento era di far conoscere gli scopi della nostra associazione, i motivi per cui sostenere la donazione del sangue, le tappe della nostra storia. Si sta preparando, ad esempio, nel prossimo mese di maggio, la festa per i nostri 35 anni di attività; e asseriamo con orgoglio che, da quando operiamo sul territorio, il numero dei donatori è aumentato del 5%. Grande anche la soddisfazione per aver avuto un ispezione dei Nas, presso la nostra sede in via strada Cavalleria 27 a Marina di Gioiosa, per la verifica del servizio ambulanza. Il controllo, effettuato dalle forze dell ordine su tutta la provincia, ci ha confermato a norma tutti i nostri mezzi. DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 14

15 la Riviera MOSCHETTA SUCCULENTI CAVI IN RAME ANTONELLA ITALIANO Di furti se ne è parlato tanto in questo periodo. Ma basta con le gioiellerie, con i supermercati, con le banche; già visto, già scritto, già sentito! E i ladri, che nel loro continuo pianificare, desiderano infondo anch essi un po di notorietà, si sono adeguati, inventando qualcosa di originale. Obiettivo: Moschetta. Bottino: cavi in rame della linea telefonica Telecom. Unica arma: una diabolica perseveranza. Così da agosto 2011, ogni mese, i cittadini di questo splendido paesino, a pochi chilometri dalla costa locrese, si ritrovano puntualmente senza linea telefonica. Un grave danno agli anziani di Moschetta, spesso in pessimi rapporti con i cellulari, e bisognosi di assistenza immediata. Un grave danno alle attività commerciali, considerata l elevata intensità turistica della zona; ai ristoranti dunque, agli alberghi, agli agriturismo, che vestono numerosi le colline della Locride. Un grave danno alle scuole elementari, all asilo, al museo. Tutti senza adsl e senza telefono. Sei le incursioni ladresche registrate ad oggi, e il timore diffuso è che questi fantasiosi, quanto poveri, Lupin ne preparino delle altre. Il furto di fine gennaio, ad esempio, ha tagliato fuori dalle comunicazioni tutta la Contrada, e solo dopo diversi solleciti, e due mesi di attesa, la compagnia telefonica si è decisa ad effettuare l ennesimo intervento di ripristino del sistema. Nel frattempo, però, si è giunti a metà marzo. E come potrete già immaginare, ROCCELLA Porto delle Grazie: lavori in corso Consentire l immediata fruizione del porto Delle Grazie in termini di operatività per le forze dell ordine e di approdo sicuro e semplice per i diportisti e i pescatori. E questo l impegno che il vicepresidente della Provincia di Reggio Calabria, Giovanni Verduci ha ribadito al termine del sopralluogo effettuato nella struttura portuale roccellese, nuovamente interessata dall insabbiamento nell area di mare antistante l imboccatura. Giuseppe Mezzatesta, è stato accolto al suo arrivo dal sindaco di Roccella Giuseppe Certomà, dal suo vice sen. Sisinio Zito, dal comandante dell Ufficio circondariale marittimo Antonio Ripoli, dal responsabile della Squadriglia navale della Fiamme Gialle, Marco Giuffrida, dal consigliere provinciale Pierfrancesco Campisi. Verduci ha spiegato gli interventi che l Ente Provincia si è assunto l onere di realizzare: il dragaggio dell imboccatura del porto; l acquisto di un pontone galleggiante da utilizzare per eventuali interventi di dragaggio; l acquisto di attrezzatura per la manutenzione quotidiana. Il sindaco di Roccella, Giuseppe Certomà ha espresso soddisfazione per l esito dell incontro e la sensibilità manifestata dall esecutivo guidato dal presidente Raffa, evidenziando che è la prima volta che l Amministrazione provinciale dimostra interesse verso la difesa e lo sviluppo del porto di Roccella. Stefania Parrone proprio qualche giorno fa, ancora un altro colpo. Ottima intuizione degli operatori sarà stata la sostituzione dei cavi in rame, con quelli in alluminio, nell area della fiumara, in assoluto la meta prediletta. Geni di conseguenza i ladri, nel decidere di cambiare zona. Ringraziano tutti, ma prediligono il rame. Si mobilita l associazione Pro Moschetta, tramite una petizione popolare promossa dalla stampa, preannunciando blocchi e proteste. Cosa fare? Migliorare la vigilanza della periferia? Rinunciare al telefono e ad internet? Sostituire tutti i cavi in rame con quelli in alluminio e rischiare di spostare il caso Moschetta ad altre zone? La soluzione va ricercata insieme, e l associazione chiede l intervento del sindaco di Locri, Giuseppe Lombardo, e dei suoi assessori alla pubblica istruzione e al turismo, campi direttamente colpiti dal disagio. Una periferia splendida ed operosa come quella di Moschetta deve uscire da questo triste giogo. Subito. Non facciamoci rubare, con i cavi, anche la dignità di cittadini. GRUPPO BURRACO YMCA TORNEO DELLE PALME Ardore Mediare, la scelta migliore Dalla passione per il burraco del gruppo YMCA, iscritto all' Federazione italiana FIBUR, nasce il primo Torneo che si terrà oggi, alle 15,30, presso il BEAT WINE, Corso della Repubblica, Siderno. Il nostro in bocca al lupo a tutti partececipanti. Controversie civili o commerciali? Mettetevi d'accordo! Lo dice lo Stato. Da un anno, infatti, è obbligatorio in Italia il tentativo della mediazione, perché potrebbero esistere fra le parti in causa interessi comuni e compatibili. Rimboccatevi le maniche contendenti, sotterrate l'ascia di guerra, rispolverate il vostro buon senso e smettetela di litigare, angosciando i vostri avvocati. Mediate per almeno due buoni motivi: la convenienza economica, essendo la procedura conciliativa molto meno costosa di un procedimento giurisdizionale; la durata del procedimento, in quanto la conciliazione obbliga le parti a giungere ad una risoluzione del conflitto entro il termine massimo di quattro mesi, contro i quattro anni previsti dalla giustizia ordinaria, se tutto va bene. Inoltre, ci si muoverebbe in un clima di collaborazione e reciproca intesa, e i partecipanti sarebbero garantiti dalla riservatezza del procedimento. Di questo e di altro si è parlato nel convegno tenutosi, lo scorso sabato 31 marzo, ad Ardore GROTTERIA Teatro Onlus Alcuni giovani di Grotteria lavorano, da qualche anno, sul progetto: il Teatro Grotteria onlus. Il presidente del gruppo, Domenica Femia, dichiara: «Siamo riusciti a farci conoscere in tutta la Locride, e abbiamo potuto contare sempre sull'interesse di un pubblico meraviglioso. Non posso però negare che, nonostante quanto fatto di buono, ci sia stato a Grotteria qualcuno che non ha accolto con benevolenza la nostra associazione. Signorotti che stentano ad uscire dal loro guscio di cartone e non aspirano certamente a migliorare sé stessi né, tanto meno, le sorti di Grotteria». Se non fosse così, non sapremmo spiegarci, difatti, il furto spregevole di materiale scenografico ai danni del Gruppo Teatro. L'intera comunità grotterese ha, però, fatto sentire la sua vicinanza e il suo calore. Conclude Femia: «Grotteria si nutre di un passato nobile ed illustre, una storia che, ancora oggi, consente a tutti noi di sentirci partecipi e orgogliosi». Tutti i cittadini possano aiutare i giovani di Grotteria donando il 5 per mille. A.I. Marina presso la locale Biblioteca, organizzato, con il patrocinio della Amministrazione comunale, della associazione Altera Quaestio e dall'organismo di mediazione Adr Logos, questi ultimi accreditati presso il Ministero della Giustizia. A.I. DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 15

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18 BIBLIOTECA MERIDIONALISTA Da mito a benefattore. Nulla di alto, di elevato, di duraturo fu costruito ad Africo senza il suo storico parroco. È ancora presto per scrivere la storia, di don Stilo, ma si è in tempo per fermare i crociati, che lo vogliono santo. Anche se non subito. Don Stilo e la vera storia dell esodo ROCCO PALAMARA Mi ricordo quando ero studente negli anni 60 e viaggiavo sul treno lungo la costa Jonica. Allora capitava spesso che altri viaggiatori forestieri mi ripetessero la litania su don Stilo Benefattore e Padre degli africoti. Dicevano che era merito suo se ci avevano ricostruito in sostituzione di quello distrutto sull Aspromonte; che aveva avuto la preveggenza di farcelo fare nelle più progredite marine, invece che nella montagna; che aveva fatto costruire le scuole per istruirci; e che persino se il treno si fermava ad Africo era merito suo. Il mito don Stilo Tutte frottole da male informati, in realtà. Passato il tempo e morto (ma non in odore di santità) don Stilo, la leggenda del Padre, lungimirante, benefattore, se non del santo, viene riproposta dai suoi irriducibili ammiratori, stavolta in pagine web, in libri e persino in manifestazioni di tipo culturale a lui dedicate, come quella di certi poeti riconoscenti di Africo e dintorni. Costoro non mancano persino di bacchettare gli altri africesi che non sarebbero a sentir loro - abbastanza devoti alla sua memoria, dato ESSENZIALE Avrei preferito lasciare in pace i morti, ma se i trapassati, questi, ricorrendo a vecchie menzogne, sono portati da altri come esempi di vita per perpetuare falsi miti, diviene doveroso informare i giovani della verità che non gli hanno ancora dedicato una via, né innalzato una pubblica statua. Quel che è peggio però è il fatto che nella loro forsennata opera di pompaggio attribuiscano a don Stilo conquiste che appartengono invece a tutto il popolo di Africo, che ha lottato e pagato per raggiungerle. Contro l incredibile furto della Storia di un popolo, cui anche io appartengo, mi è doveroso fare un quadro veritiero del personaggio in questione e ricostruire il percorso dei fatti. Don Stilo e l esodo La storia dell esodo è complessa, non riducibile a facili semplificazioni, ma precisa e chiara nei suoi passaggi. Nel mese di Ottobre del 1951, al culmine dell alluvione, una frana causata da un torrente ostruito dilagò nel centro abitato del vecchio paese di Africo sull Aspromonte meridionale, travolgendo alcune case e causando tre morti. Successe durante la notte, col fare del giorno quasi tutti gli abitanti, abbandonarono il paese riparando in un posto più sicuro. Da lì partì per Reggio una delegazione di cittadini per chiedere aiuti e disposizioni presso la Prefettura. Gli stessi tornarono con l ordine per la popolazione di allontanarsi dal sito pericoloso e riparare a Bova, a 16 chilometri di distanza, dove avrebbe ricevuto gli aiuti necessari. I più allora si misero in cammino per quel paese, che raggiunsero con qualche aiuto e non poche difficoltà, e dove vennero alloggiati alla meglio nelle scuole elementari. Tra i delegati che qualche giorno prima erano andati a Reggio, oltre al segretario comunale e al brigadiere, c era anche l allora giovane parroco don Giovanni Stilo. Ed ecco allora lo spunto per il primo miracolo da attribuire al prete: Merito suo se è arrivato quell ordine della Prefettura! Figuriamoci! E se non ci fosse andato lui a Reggio? Le autorità avrebbero ordinato alla gente di tornare sotto le frane? E la gente ci sarebbe tornata? C è da dire inoltre che il progetto di trasferire l abitato di Africo in un posto più sicuro non era nemmeno nuovo dato che risaliva agli anni 30, quando altre frane si erano abbattute sul paese. Proseguendo nell esodo gli africoti rimasero solo alcuni giorni a Bova dove, data la mancata solidarietà dei locali (errore che costerà a Bova S. la decadenza), furono trasferiti in vari centri di raccolta di Reggio e provincia. A quel punto però si mossero anche gli abitanti di Casalinuovo, paese a 4 chilometri da Africo, distinto per popolazione ma accomunato dalle stesse misere condizioni di vita e dall appartenenza allo stesso Comune. Il territorio di Casalinuovo era stato devastato non meno dell altro; i morti, periti nelle campagne, erano stati 6, il doppio di quelli di Africo, ma nessuna casa era caduta, per cui a differenza dei primi - venne a mancare l autorizzazione prefettizia per lo sfollamento. Allora l iniziativa la presero i più poveri tra i paesani, a cominciare da Giuseppe Palamara, futuro sindaco comunista, e Paolo Modafferi, mastro stagnaro, che posero a tutti la domanda/ risposta: «E noi che ci stiamo a fare quassù se non ci è rimasto più niente?». I due, con le loro famiglie, furono i primi a lasciare Casalinuovo esprimendo una speranza: «Qualcuno ci deve aiutare pure a noi!» e, superato una frana apocalittica che isolava completamente il paese, raggiunsero pure essi Bova, dove furono alloggiati nelle stesse scuole appena sgombrate dagli africoti. Tutti i casalinoviti vennero alloggiati nello stesso edificio scolastico, dove si arrivò a stipare 15 famiglie per ogni aula. Ma i disagi erano nulla a confronto con i patimenti passati nel vecchio e isolato paese. La cosa più interessante era che lo CRONACHE MERIDIONALI Stato si faceva carico anche di noi, e non solo degli africoti, e ciò era molto incoraggiante. Nei mesi seguenti i più furono trasferiti nel vecchio seminario di Bova Marina e nei baraccamenti costruiti in aggiunta, dove successivamente furono concentrati tutti i casalinoviti sfollati. Fin qui la prima fase dell esodo con i due popoli (quello di Africo e quello di Casalinuovo) in movimento ma in modo distinto e separato e don Stilo profugo insieme agli altri dalla parte africota. Egli, come abbiamo visto, non ebbe nessun ruolo per quanto riguarda l esodo della frazione di Casalinuovo, che attenzione! equivaleva per numero di abitanti alla stessa Africo. Altri problemi ci furono col governo che, passata la prima emergenza, voleva negare ai casalinoviti lo status di profughi. Per ottenere il diritto si dovettero fare lotte molto dure, con tanta gente incarcerata e manifestazioni in cui si portava un unico ed eloquente cartello con la scritta O LA CASA O LA TOMBA. Alla fine le autorità - visto inutile il tentativo di ricacciarci indietro - ricorsero a un sotterfugio per appianare le cose con buona pace di tutti: mandarono dei geologi per un sopralluogo a Casalinuovo e questi, prendendo a pretesto un insignificante torrentello asciutto che costeggia la parte a monte dell abitato, certificarono che da lì l acqua piovana avrebbe, nel tempo, segato la montagna e fatto franare il paese (!). Una panzana, si può dire, ma servì per il riconoscimento dello stato di necessità, secondo gli standard di legge; e fu così che anche ai casalinoviti venne riconosciuto il diritto a una nuova casa in un nuovo paese. In tutte quelle lotte con epicentro il campo profughi di Bova Marina non si vide mai Don Stilo. Egli anzi era ritenuto ostile alla causa dei casalinoviti che nelle elezioni comunali del 1956 e del 1960 votarono in massa contro il candidato a sindaco da lui sostenuto, che era poi un suo stesso fratello. Designato il sito del nuovo paese (nell attuale Africo Nuovo) vennero, già nel 1953, costruite le prime case e un buon numero di baracche prefabbricate donate dalla Croce rossa svedese; e le prime famiglie di africoti e di casalinoviti furono là trasferite. Poi tutto si fermò per quasi un decennio, con la maggior parte della gente ancora alloggiata nei campi profughi. L attesa a parte i disagi di vivere nelle baracche - non fu proprio DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 18

19 la Riviera tranquilla, perché ci furono altri scioperi e agitazioni, ma solo quando tentavano di sospendere quei sussidi. Nessuno più dubitava della ricostruzione delle case che, si sapeva, sarebbe avvenuta prima o poi (come in effetti fu). L alluvione del 1951 e quella successiva del 1953, oltre ad Africo e a Casalinuovo, danneggiarono anche altri centri della Calabria, come ad esempio Canolo e Ciminà a cui il governo proprio come a noi alla fine fece rifare case e paese. E se le case le fecero a tutti, com è che a noi a sentire gli estimatori di don Stilo - non le avrebbero costruite se non ci fosse stato lui? La scelta della marina Nel tripudio di riconoscimenti, un altro dei meriti attribuiti a don Stilo è quello sulla scelta dell ubicazione in marina del nuovo paese. Liberando il popolo dalle capre e portandolo nella civiltà, si dirà. Scelta tutto sommato lungimirante, solamente che non fu affatto don Stilo a farla. La scelta della marina fu invece fatta, sin dal primo momento, dalla quasi totalità del popolo di Casalinuovo, e successivamente anche dalla parte più povera della popolazione di Africo, uscita vincente dopo ripetuti referendum popolari. Portavoce delle esigenze popolari presso il governo fu allora il deputato comunista Eugenio Musolino, che in un interrogazione parlamentare del 25 marzo 1952 (appena 6 mesi dopo l alluvione) insistendo sul luogo prescelto: Lacco della Quercia nel territorio di Bianco (lo stesso in cui è ora Africo Nuovo), ricevette la risposta affermativa del governo nella persona del Sottosegretario di Stato per i Lavori Pubblici, Ludovico Camangi. Don Stilo invece nel Febbraio del 1952 si ribatteva ancora nelle sue ambiguità e scriveva a Fanfani per la scelta della ricostruzione in montagna; cambiando idea solo successivamente. Egli in quel frangente critico stava col partito dei notabili, di cui era parte, e con i padroni delle mandrie. Le uniche categorie in condizioni di fare una vita decente lassù. Don Stilo benefattore Chiarito - con quello già detto - il capitolo su Don Stilo guida del popolo e padre fondatore di Africo Nuovo, passo ora all altra favola, del don Stilo benefattore ed educatore. Tornando ai primi tempi del nuovo paese, la creazione del mito produceva un tornaconto all interessato, il quale con i paesani faceva valere le sue relazioni esterne e se arrivava qualcosa per il paese, tipo i cantieri-scuola, poteva vantarsi che era per merito suo e grazie alle sue amicizie; mentre agli altri faceva intendere che aveva tutto il paese disposto a seguirlo come un sol uomo; e ciò valeva anche in termini elettorali. Questo lo aiutò a tessere la sua formidabile rete di amicizie nel mondo delle istituzioni, della politica e del clero, che furono la base del suo potere nel sottogoverno dell era democristiana. Esse, per incominciare, gli furono utili per iniziare la costruzione del suo grande complesso scolastico Serena Juventus proprio nella nuova Africo: per elevare culturalmente il Suo popolo - disse lui - e ripetuto a pappagallo dai suoi vecchi e nuovi estimatori. Perché costituiva un ottimo investimento per lui medesimo - dicono i fatti dato che le lezioni non erano affatto gratis ma a pagamento, ed ancor di più remunerativi risultarono successivamente i famigerati Diplomi Facili per i quali, come si sa, l istituto divenne famoso in tutta Italia. Ma, come si dice, non si vive di solo pane, perché i diplomi si rivelarono anche eccellente merce per lo scambio di favori nel Sistema clientelare. Tra i beneficiati, oltre a varie migliaia di asini sguinzagliati a far danni per mezza Italia, vi furono il fior fiore dei mafiosi calabro - siciliani, tra i quali don Coppola, nipote di Frank Tre Dita, e ben due futuri sindaci di Palermo (tra i famigerati autori dello scempio edilizio, negli anni 60 e 70, di quella città). Per quanto ci riguardò come ragazzi di Africo, la maggior parte preferimmo viaggiare piuttosto, e con i treni raggiungere le più economiche scuole pubbliche negli altri paesi. Al dunque, per il don Stilo educatore : molto business e beneficenza zero! Lavoro & diritti E se allora non ci ha agevolati nello studio, che era il suo mestiere di prete e di insegnate, in che cos altro avrebbe favorito il suo Popolo don Stilo? Prendiamo il problema del lavoro, mai risolto ad Africo Nuovo, ma assai più grave all inizio, nel A quel tempo persino i comunisti del paese si rivolsero a lui, per la creazione di una cooperativa agricola - pastorale, che avrebbe dovuto sostenere una sessantina di famiglie. Nello spirito della nuova frontiera dove ci si doveva aiutare l un l altro senza badare alle differenze ideologiche, gli stessi pensarono di appoggiarsi al prete, ritenuto e forse a ragione, l unico che per cultura e amicizie era nelle possibilità di accedere ai contributi pubblici. Si acquistarono così, grazie a quei contributi, ben 180 ettari di terreno, sufficienti si riteneva - per sostenere le decine di famiglie dei soci; ma quando si trattò di raccogliere i frutti, lui li lasciò tutti a bocca asciutta, salvo alcuni suoi fidi che favorì (si fa per dire) facendogli comprare parte di quella terra che, in quanto soci, era già di loro proprietà. Il suo stile era sempre lo stesso: ricavare per sé la parte del leone, accontentare gli amici e fregarsene di tutti gli altri. In una seconda fase, dopo il 1963, quando con l arrivo ad Africo Nuovo degli ultimi profughi dei campi si cominciò una lunga stagione di lotte (per il lavoro, il diritto allo studio ed i servizi che ancora mancavano), don Stilo non fu per nulla accanto al suo popolo che, senza di lui, diede invece prova di quella grande combattività e partecipazione che ci è da tutti riconosciuta. Io, che feci parte di tutte quelle lotte, non lo vidi mai né nelle fasi preparatorie, né sul campo, salvo una volta che ricordo molto bene: Don Stilo arrivò, buon ultimo, quando da molte ore stavamo bloccando un treno e la ferrovia, ed i carabinieri cercavano di trattare per lo sgombero. Si fece avanti lui cercando di fare la primadonna e disse : Io rappresento il popolo di Africo! ma fu subito redarguito da Rosario Bruzzaniti, vicesindaco comunista, che gli disse : Voi qua rappresentate la vostra sola ed unica persona!. Dopo di allora (offeso?) non si vide più nelle manifestazioni, né si ricordano suoi interessamenti per riscattarci, almeno dalla repressione, presso i suoi amici e compari magistrati ed i carabinieri (quest ultimi li teneva in pugno, giacché poteva farli trasferire) i quali, per quelle manifestazioni, ci schedarono e denunciarono in massa, a partire dai ragazzini. Bisogna dire che il nostro modo deciso e collettivo di reclamare i diritti non appassionava don Stilo, uomo dei particolarismi e campione delle raccomandazioni. Nel suo modo arcaico di intendere i rapporti le cose si dovevano chiedere con ossequio ai dispensatori: a Dio e ai santi per le cose celesti e a Lui medesimo per quelle della sua Africo. Il suo modo di fare, legittimo se rapportato tra privati, risultava però devastante in un contesto pubblico, dove il suo favoritismo intrigante calpestava la giustizia e spaccava la comunità. Padre degli africoti? Altro che Padre degli africoti! Egli fu l uomo delle divisioni; ad esempio sul punto del lavoro nell Ente Forestale (maggior risorsa di Africo) mentre il popolo compatto faceva gli scioperi nel segno di Più LAVORO PER TUTTI, strappando di volta in volta delle giornate lavorative per la comunità, egli si incuneava negli spazi aperti e, tramite i suoi amici negli uffici di Reggio, faceva assumere stabilmente i suoi fidi. Dato però che i posti erano razionati a rimetterci erano gli altri paesani con le porzioni di lavoro a loro spettanti (Per l alto numero di disoccupati vigeva la turnazione di 2 mesi per volta). Si coniò allora ad Africo una nuova parolaccia: I RACCO- MAMNDATI, riferita ai ladri del lavoro altrui, grazie a don Stilo. Con gli stessi metodi, negli anni tra 60 e 70, fece assegnare a parenti e suoi fidi quasi tutti i posti pubblici del paese ed, almeno in un caso, uno che il posto già lo aveva dovette lasciarlo con la prepotenza. Mi riferisco al bravo e competente medico condotto dott. Nucera di Condofuri, che dovette sloggiare per lasciare posto a un nipote del prete, appena laureato. Senza andare a rinvangare nel capitolo mafia, che tutti già conoscono, ed i rapporti solidali con i fascisti di Ordine Nuovo (che per lui, nel 1971, occuparono e devastarono l Università di Messina), questo era dunque l Uomo a cui dovremmo essere anche grati, e che qualcuno di cui sopra, in un recente libro, ha osato mettere appena un gradino sotto San Leo, tra i figli di Africo. Blasfemia di cui gli lascio la completa paternità, a memoria del fondo raggiungibile dai lecchini come lui, dei quali - purtroppo - è piena la storia della Calabria. DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 19

20 La gerenza Tel 0964/ la Riviera Registrazione Tribunale di Locri (RC) n. 1 del 19/06/1998 R.O.C. n del 02/11/98 Questo periodico è associato all Unione Stampa Periodica Italiana AmministratoreUnico Rosario Vladimir Condarcuri Direttore responsabile PASQUINO CRUPI Direttore Editoriale ERCOLE MACRÌ In redazione: MARIA ELENA FILIPPONE, DOMENICO MACRÌ, MARIA GIOVANNA COGLIANDRO, ANTONELLA ITALIANO Editorialista: GIOACCHINO CRIACO Art Director: PAOLA D ORSA Impaginazione: EUGENIO FIMOGNARI COLLABORATORI Anna Laura Tringali, Mara Rechichi, Ruggero Brizzi, Benjamin Boson, Nik Spatari, Angelo Letizia, Marilene Bonavita, Francesca Rappoccio, Mario Labate, Franco Crinò, Marco Andronaco, Isabella Galimi,Maria Teresa D Agostino, Giovanna Mangano. Lettere, note e schermaglie I COMUNISTI COM ERANO Ricordo di Franco Femia RICORDANDO... La morte non è niente FORTUNATO NOCERA Il giorno 22 marzo ha concluso la sua parentesi terrena Franco Femia, uomo di specchiate virtù morali e civili, combattente instancabile per la difesa dei diritti dei lavoratori, disponibile e gentile con i deboli e gli indifesi. Anche se cagionevole di salute, ha partecipato ad ogni iniziativa che riguardasse le lotte dei lavoratori. Assieme a Virgilio Condarcuri ed altri comunisti della zona ionica guidò, negli anni cinquanta del Novecento, le lotte delle raccoglitrici di gelsomino che reclamavano un salario dignitoso e fu in prima fila negli scioperi a rovescio ed in ogni altra manifestazione sindacale o politica. Nato ad Ardore nel 1919, in una famiglia che sarebbe stata numerosa se non fosse stata decimata dalla mortalità infantile, padre falegname madre bottegaia, crebbe nel culto della rettitudine, della moralità e del rispetto verso gli altri. La sua presa di coscienza politica e sociale avvenne all'indomani dello sbandamento conseguente all'armistizio dell' 8 settembre 1943, quando, militare dell'aviazione di stanza a Ciampino di Sotto, decise di raggiungere il fratello Aldo, di quattro anni più giovane, ad Omegna dove erano emigrati altri suoi famigliari e dove lo stesso Aldo si era trasferito da Senago in provincia di Milano, per sfuggire ai tedeschi. Aldo, così come il fratello Franco, aderì immediatamente, già verso la fine di settembre del 1943, alle brigate partigiane garibaldine, divisione Redi, X^ Rocco, rifugiandosi nelle montagne intorno al lago Aorta, Baita Quarnasotto, da dove partivano le sortite antitedesche,. Franco a causa del suo stato di salute, non adatto alla dura vita di montagna, scese in pianura e aderì ai gruppi di azione patriottica ; tra l'ottobre e il novembre del 1943 cadde in un rastrellamento tedesco e fu costretto a lavorare nella fabbrica TOT di Bellinzago (No) che costruiva armi per gli ex alleati teutonici. Su ordine del comando partigiano Franco e gli altri del gruppo collaborarono con la Resistenza facendo opera di sabotaggio in fabbrica e rischiando così la deportazione. Intanto Aldo si distingueva per valore ed ardimento nella sua brigata garibaldina, comandata da Cino Moscatelli, riportando anche gravi ferite in uno scontro con il nemico e guadagnandosi a soli 20 anni il grado di sergente maggiore. Ma il suo destino era segnato. Cadde da eroe nella battaglia di Gravellona Toce ( settembre 1944), per cercare di salvare il suo amico ferito Arturo, fratello della sua ragazza. Fu raggiunto dai fascisti e giustiziato sul posto assieme al suo amico. Di questo personaggio si è già occupato il nostro giornale con un brillante articolo di Paolo Catalano del 25 aprile Aldo Femia è stato insignito della Medaglia d'argento al valore della Resistenza; il suo paese natale, Ardore, gli ha dedicato una via del centro cittadino. Dopo il 25 Aprile del 1945 Franco Femia torna in Calabria ed inizia, nella nostra provincia, la battaglia politica per l'affermazione dei diritti dei lavoratori. Fonda, assieme ad altri comunisti del luogo, la sezione del P.C.I di Ardore e la sezione del Sindacato che lo vedono impegnato al massimo, diventando così il nemico numero uno dei grandi proprietari terrieri della zona per il suo impegno a favore dei braccianti. Per questa sua assidua attività viene anche arrestato Ma Franco non desiste, mantenendo fino alla fine la sua fede politica e la sua determinazione. Come se volesse continuare l'opera di resistenza del suo eroico fratello Aldo. Così erano i comunisti. Sono solamente passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un'aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace Corrado Kony 2012 MARIA CLARA PEZZANO Ultimamente sul web si sta diffondendo sempre di più un progetto, dal titolo KONY 2012, condotto da un'organizzazione chiamata Invisible children nata per promuovere la lotta contro lo sfruttamento dei bambini soldato nell'africa centrale. Il titolo di questo movimento si rifà al nome del criminale di guerra ugandese Joseph Kony che, a capo dell'esercito Lord's Resistance Army (LRA), in 26 anni ha rapito, torturato e schiavizzato più di bambini. Trovarlo e farlo giudicare dal tribunale internazionale dell'aia è la missione dell'attivista per i diritti umani Jason Russell, fondatore di Invisible Children, che per farlo ha lanciato questa enorme campagna, coinvolgendo anche alcuni tra i più noti personaggi dello spettacolo e della politica americana. Nell'ottobre del 2005 la Corte Penale Internazionale ha formulato il mandato d'arresto per Joseph Kony, tra le accuse stupri, saccheggi, riduzione in schiavitù, induzione allo stupro, omicidi, rapimento e sfruttamento di bambini. Secondo la Corte Penale Kony DOMENICA 01 APRILE 2012 LA RIVIERA 20

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