ALESSANDRO VARRIALE Editore: speriamo che lo merito

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1 ALESSANDRO VARRIALE L ULTIMO TRENO DELL EST Editore: speriamo che lo merito

2 Sono le diciannove del nove luglio, quando mio figlio Stefano mi citofona invitandomi ad uscire per accompagnarmi da Vecchiano alla stazione di Pisa. E un pomeriggio caldo ed io sono molto emozionato quasi come fosse il mio primo viaggio, questo è dovuto alla mia destinazione, alla durata del viaggio e dal fatto che non avrei mai immaginato pensando al passato, che un giorno potessi affrontare un viaggio così lungo da solo. In auto Stefano mi fa domande che mi imbarazzano non poco, in quanto lui è convinto che il viaggio che sto intraprendendo, non lo farò da solo se pensa alla mia meta, andare in Polonia come single attempato è certamente foriero di immaginazioni ad un figlio molto legato al suo papà, ma io rispondo in modo vago in quanto il mio spirito avventuriero, purtroppo, prevale sui sentimenti. Alla stazione di Pisa ci salutiamo e sul viso di mio figlio, capisco il suo stato d animo, è turbato, si maschera di indifferenza forzata ma velata da molti dubbi. Non c è molta gente sul binario cinque per Firenze ed alle venti e dieci il mio viaggio comincia. E un treno locale ben confortato e nella mia carrozza ci sono diverse persone di colore reduci da una lunga giornata di lavoro, fanno ritorno alle loro case nel circondario di Pontedera. Sono uomini dal viso stravolto, che per guadagnarsi da vivere, fanno decine di chilometri sulle spiagge infuocate con la loro mercanzia sul lungomare pisano, spesso disturbano coloro che stanno in relax a godersi il calore del sole sui loro corpi seminudi, mentre essi sono coperti da lunghi abiti per soffrire meno il caldo, loro sono insistenti, ma educati e riescono ad essere anche dolci e silenti per non avere un secco rifiuto dal probabile compratore. I più abile sono gratificati, ora hanno le tasche piene di danaro e riescono anche a chiudere gli occhi accennando un breve sonnellino, ma altri hanno le facce segnate dalla delusione e dalla rabbia di non essere come i loro colleghi, pur macinando gli stessi chilometri. A Pontedera scendono quasi tutti ed il sole è al crepuscolo, accanto a me è seduto un signore di bell aspetto, il quale mi domanda dove sono diretto, io non aspettavo che questo, in quanto da quasi un ora non parlo, lui è di Città di Castello e fa ritorno in Umbria dopo aver trascorso un lungo periodo con il figlio che studia nella città della Torre, io gli rispondo che sono diretto in Polonia per andare da un mio conoscente che nel mese di giugno in auto, 1

3 aveva portato la moglie polacca con il loro bimbo di pochi mesi dai suoceri per il battesimo e trascorrere le ferie di maternità, mentre lui doveva rientrare in Italia a metà luglio e non si sentiva in grado di affrontare il ritorno da solo. E quasi buio quando siamo in periferia di Firenze, il signore umbro si appresta a salutarmi facendomi gli auguri di circostanza in quanto ha pochi minuti per la coincidenza del treno diretto in Umbria. Arrivo nel capoluogo toscano in perfetto orario e sono fortunato a trovare un carrello portabagagli libero e mi dirigo verso la sala d attesa avendo circa un ora di tempo prima della partenza verso l Austria. La sala è molto animata da turisti in transito, il confort è ottimo, l aria condizionata mi rigenera dalla giornata di caldo umido, il personale di sorveglianza vigila e allontana con autorità diverse persone in cerca di accattonaggio. Estraggo dal bagaglio la mia cena (due panini), inizio a consumarli quando l addetto delle Ferrovie con garbo, mi ragguaglia che la sala d attesa non è un luogo di ristoro, mi scuso e mestamente mi reco nella saletta del bar, restando sempre incollato al mio carrello. Sono le ventidue, mancano pochi minuti per il mio treno e mi dirigo verso la pensilina predestinata ; dopo pochi istanti arriva da Roma il Vienna express. Con il biglietto in mano mi dirigo verso la carrozza prenotata e lo porgo al personale viaggiante, è un giovane dall accento capitolino e con stupore osservo che prende la mia valigia e mi dice di seguirlo, mi accompagna nel mio scompartimento, dà le istruzione di come allestire il letto e che la colazione la servirà alle sei, lo ringrazio di tanta cortesia e ci accomiatiamo. Nello scompartimento sono solo, sono eccitato ed osservo con stupore l arredamento, è tutto nuovo, questo treno è da poco uscito dalla fabbrica, nell aria c è un profumo misto di vernice fresca e di tappezzeria, in questa situazione la mia mente corre velocemente nel millenovecentosessantasei, quando dalla Filiale Fiat di Napoli, mi consegnarono la mia prima auto, era la cinquecento di colore celeste, dopo aver firmato una montagna di pagherò, che mia sorella Rita ogni fine mese si recava in Banca per onorarla. Ricordo che c era lo stesso profumo e che con lei anche se era una piccola cilindrata, a me sembrava di essere a bordo di una Ferrari, era un 2

4 modo per vantarsi con i miei coetanei che purtroppo non avevano ancora un lavoro stabile. Sono trascorsi quaranta anni, ma il ricordo è indelebile. Faccio il letto, la biancheria è di stoffa rigorosamente sigillata e ricordo che l ultima volta che viaggiai di notte essa era di cartapesta, l aria condizionata mi consiglia di mettere anche la coperta, controllo che il borsello sia ben protetto sotto il cuscino e che la tasca confezionata nelle mutande con una bustina di plastica sia ben attaccata con una grossa spilla da balia, in essa ho il bancomat e cinquecento euro, ho preso questa precauzione in quanto di notte è meglio limitare gli imprevisti. Sono le ventitre, metto la luce per la notte e mi tuffo nel sonno, complice, il cullare del treno che mi fa incontrare Nefartari. Nel cuore della notte, sono svegliato da lievi rumori che una giovane coppia inglese fa per sistemare i bagagli, guardo l ora e deduco che siano saliti a Venezia, riprendo il sonno, ma dopo non molto mi sveglio in quanto intuisco che abbiamo da poco superato il Tarvisio, quindi in discesa il treno affronta le curve a velocità sostenuta dando delle piccole sbandate che il mio sonno non ammortizza. Osservo l ora, sono le tre e trenta, sono ben riposato e decido che il secondo giorno deve cominciare, sono frenetico, ansioso ed ho tanta voglia di prendere un caffè e vedere dal finestrino le stazioni con i nomi in tedesco. Esco dallo scompartimento e mi dirigo verso la cabina del cuccettista il quale capisce che soffro di insonnia e non rifiuta la richiesta di un caffè, anzi mi apre uno scompartimento vuoto per non infastidire chi dorme. Evviva, finalmente posso anche fumare, ma la cenere dove la metto? Ispeziono il posto e vedo che vicino al finestrino c è un piccolo ripiano ribaltabile, alzo una parte, sotto c è una piccola fessura capace di contenere il mozzicone, capisco che non è ortodosso fumare in un posto chiuso a tenuta stagno, ma il vizio prevale sulla buona educazione, peccato! Sono quasi le cinque, il sole timidamente si fa largo tra le tenebre e il paesaggio assume un aspetto definito, siamo ancora tra le montagne e temo che viaggiamo in ritardo, questo mi mette in agitazione in quanto all arrivo a Vienna, ho solo venti minuti per la coincidenza verso la Polonia e decido di informarmi, ho la conferma che siamo in ritardo di settanta minuti. Chiamo Antonio per comunicargli questo e di rimando mi risponde che si informerà, mentre io spero che il ritardo si possa recuperare in pianura. 3

5 Sono le sei, è l ora della colazione, il corridoio si anima ed il profumo del caffè crea un atmosfera di inizio giornata per tutti. Il treno marcia veloce ed il ritardo ora è di quaranta minuti, ma per me sono ancora tanti, mi controllo e poi penso che sono in viaggio di piacere, quindi l eventuale perdita del treno per la Polonia forse non sarà una tragedia. Il viaggio prosegue ammirando il paesaggio, noto piccole fabbriche e solo in pochi casi riesco a capire cosa producono visto che le insegne sono in tedesco, ma la ricchezza dell Austria si evince da questi numerosi insediamenti in rapporto alla densità della popolazione. Il treno non effettua nessuna fermata ed intravedo da lontano la periferia di una grande città, forse è Vienna, guardo l ora e sono sul filo di lana con la mia coincidenza. Arrivo nella capitale austriaca e per ritardo perdo la coincidenza del terzo treno che mi avrebbe portato in Polonia, invio un sms alla persona che mi attendeva (Antonio) e lui mi consiglia di prendere un treno nel pomeriggio che mi avrebbe portato a Katowice e quindi un autobus via Cracovia con arrivo previsto a Rzeszòw alle 4 della notte, per poi con lui raggiungere la meta in auto a Gàc dopo circa 40 km!!!!. Questa proposta mi stuzzica non poco, ma quando poi aggiunge che le strade non sono affidabili!!!, ho un attimo di incertezza, avendo la presunzione di essere ancora giovane, ma il fisico che risente un po di stanchezza, forse per l entusiasmo avventuriero che mi caratterizza la mente è serena e lucida, avverto qualche perplessità, e cosi saggiamente decido di fare il turista a Vienna e poi di ripartire per la Polonia nel pomeriggio per pernottare a Katowice. Con questa soluzione posso conoscere la città polacca e poi riprendere il viaggio la mattina seguente. Questa decisione é condivisa anche da Antonio, che tra l altro si evita una bella levataccia e un eccessivo disturbo alla famiglia della moglie Cristina. A Vienna, trovo un clima a dir poco autunnale, pioviggina e fa freddo e dalla valigia estraggo il giubbotto e cerco con frenesia un deposito bagagli, dovendo sostare nella capitale fino alle quindici. Con la lingua tedesca non c è stato mai un buon rapporto, anzi direi pessimo, ma mi aiuta un po di inglese e francese scolastico, cerco un indicazione, chiedo ad un signore mischiando le tre lingue e facendo ampi gesti tipicamente partenopei cosi 4

6 capisco il da farsi (presuntuoso)!!. Da un lato della stazione vedo un lungo corridoio con tanti sportelli con serrature di diverse dimensioni e cerco di capire come funziona, leggo le istruzioni in inglese e resto imbambolato, l unica cosa che mi conforta è la moneta in corso, l EURO. Un giovane di colore, capisce il mio imbarazzo e mi soccorre, esco dalla Sudbahnhof (stazione sud) molto eccitato e felice con la chiave del bagagliaio in mano, quasi fosse quella per aprire la ZECCA. Cerco qualche indicazione per orientarmi, penso di raggiungere il centro e visitare la basilica di Santo Stefano dopo averlo fatto ventiquattro anni quando nel lontano 1983 venni a Vienna nel periodo pasquale con Lina, Angela e Marina tramite una agenzia di viaggio ; fu un soggiorno stupendo di cui ho un ricordo indelebile. Sono alla fermata degli autobus alla ricerca del mezzo per recarmi in centro e in inglese chiedo a un giovane la mia destinazione, molto cortese e sorridente mi dice che lui deve andare nella mia stessa direzione, così tra bus e metrò parlottando intensamente raggiungiamo il centro, lo ringrazio della cortesia e ci salutiamo vicino alla basilica di S. Stefano, intanto durante il tragitto dovevo fissare dei punti di riferimento per il ritorno. Piove e mentre cerco un bar per il bagno e gustare un caffè, il mio sguardo va su una insegna, CAFFE ITALIANO, entro ed ammiro l eleganza del locale, saluto e ordino un caffè in italiano, quando poi chiedo dell acqua, il barista mi guarda in modo stupito, allora capisco che fra il nome del bar e la qualità del caffè, non c è sintonia. Fuori pioviggina e fa freddo, penso che visitare la basilica non sia una cattiva idea, lestamente la raggiungo e sto dentro oltre un ora. E quasi mezzogiorno, cerco un posto dove mangiare ma, dopo l esperienza di quanto avevo pagato al CAFFE ITALIANO, cambio idea e incomincio a preoccuparmi come tornare alla stazione! Rifacendo il percorso, entro nella stazione del metrò e vedo un ufficio informazioni, chiedo in inglese il percorso che devo fare, la risposta è sollecita ma, purtroppo in tedesco!!, non mi perdo d animo, in quanto ho il biglietto del treno col nome della stazione. Ho capito che solo i giovani parlano un po in inglese cosi ottenuta l informazione per il metrò da una ragazza, evito di prendere il bus e raggiungo la stazione dei treni a piedi. 5

7 Ho ancora due ore di tempo, la stazione non é moderna ed i locali di ristoro sono in linea, il sud esiste ovunque e la Vienna imperiale non smentisce questo declassamento. Mi avvicino ad una pizzeria a taglio, guardo stupito che il personale è tutto nordafricano, con poca speranza ordino un trancio sostanzioso e le mie perplessità sono fugate dal buon gusto della pizza e della scelta anche in rapporto qualità-prezzo. Curiosamente osservo dei negozi, noto che gli arredi sono desolanti e poco invitanti, quindi decido di comprare solo delle cartoline e spedirle, prendo un caffè senza commento e dell acqua da portare per il viaggio. Riprendo felicemente il mio bagaglio e, vista l ora mi avvicino alla zona delle Partenze, c e poca gente e l aspetto è desolante, osservo il mio treno con stupore e dal colore esterno capisco la sua vecchiaia, ma questo non mi turba anzi freneticamente lo affronto, entro nel mio scompartimento(vuoto) da otto posti e guardo che anche la pulizia è trascurata e deduco che, solo i treni verso l occidente sono moderni e curati, mentre l est deve continuare ad essere declassato. Tra pensieri e qualche telefonata per ingannare il tempo, entrano due donne che cortesemente mi salutano, le aiuto a sistemare i bagagli e tra sorrisi reciproci si instaura subito una amicizia da viaggio. Anna (la mamma) di circa quarantacinque anni e Monica diciottenne, hanno una presenza molto gradevole, sono di Varsavia, i loro colori e il calore che emanano, mi assicurano che le cinque ore di viaggio non saranno monotone. Il nostro dialogo si svolge in inglese, il mio molto scadente rispetto ad Anna, la quale mi consola dicendomi che anche lei lo mastica! Monica parla un po di italiano il quale mi facilita la conversazione, la mamma è seduta sulla mia sinistra e con la coda dell occhio mi osserva scrupolosamente, mi offre dei cioccolatini chiedendomi la mia professione ed il motivo del viaggio ; col mio gesticolare tipicamente italiano e con l aiuto di Monica riesco ad esaudire la domanda. Chiedo ad Anna del suo lavoro e resto stupito quando mi dice che lavora all Ambasciata inglese di Varsavia!!!!!!!!! Rimango imbambolato, pensando al fatto che lei mi aveva detto che il suo inglese era scadente, forse era solo per non imbarazzarmi. 6

8 Intanto il nostro dialogo scorre bene ed io non manco certo di ammirare la bellezza di Monica che è seduta di fronte, e che anzi non é affatto turbata di questo. Il treno viaggia ad una velocità tranquilla e non supera gli ottanta chilometri all ora, la strada ferrata è sconnessa al pari degli ammortizzatori del vagone. Il mio sguardo si ferma spesso quando ammiro il panorama, esso é molto monotono e triste ; sterminate distese di terre incolte e piatte mi tormentano la mente pensando che queste stesse immagini così desolanti le avevano viste sessanta anni prima milioni di esseri umani dai carri-bestiame, viaggiando in condizioni disumane, per una destinazione a loro ignota e che per la maggior parte di loro è stato un viaggio di solo andata. Dopo un ora dalla partenza da Vienna, Anna mi dice che siamo in terra slovacca ed a rompere il nostro dialogo sono due poliziotti in uniforme dall aspetto austero che chiedono i documenti, io porgo loro la mia carta d identità, dopo un veloce sguardo e accennando un timido sorriso me la porgono, Anna e Monica sono con i passaporti tra le mani, i due agenti li scrutano quasi come se fossero delle ricercate, ma il mio stupore non finisce lì, in quanto osservo i loro documenti già timbrati in molte pagine, allora mi chiedo; perché essendo loro di nazionalità polacca e la Polonia parte della UE, per quale ragione, mettono il timbro sui loro documenti? Anna poi mi spiega che non ci sono accordi internazionali tra le due nazioni. Il viaggio continua molto bene, il dialogo è intenso e non mancano le risate anche per le frasi dette goffamente. Resto stupito a sentire il rumore di un carrello, è il bar viaggiante, offro il caffè alle mie compagne di viaggio, le quali mi ringraziano come se avessero avuto un caffè di via Toledo, per me è solo un pretesto per andare a fumare nel bagno!! Un locale molto sporco e maleodorante, eppure sono solo da due ore che si viaggia e tra l altro non c è molta gente tale da giustificare questa incuria ; ma la nostra direzione è verso est, allora tutto è giustificato! Nelle stazioni ci sono solo due binari e mancano quelli per la sosta dei convogli merci, allora deduco : se non ci sono stati scambi commerciali tra est ed ovest, non c è nessun motivo della loro presenza. 7

9 Quando il treno fa una fermata, osservo sempre l architettura delle stazioni : sono tutte identiche, desolanti, tristi, si nota che il comunismo sovietico ha fatto un solo progetto per tutte e il fatto che non ci sono tettoie in queste stazioni, è la conferma che la gente ha sofferto e deve ancora vivere nel disagio. Mi trovo ancora in Slovacchia, dopo circa tre ore di viaggio e il treno ferma ad Ostrawa, un nome conosciuto per la squadra di calcio la Dinamo di Ostrawa, ma fuori non cambia niente, solita stazione e desolazione. Dopo che il treno riparte, ecco che si ripete la scena della polizia per il controllo dei documenti, sono altri poliziotti, ma la pratica è uguale, sono sbigottito quando vedo timbrare ancora i passaporti di Anna e Monica, penso che con questo ritmo loro documenti saranno zeppi di timbri. Il viaggio continua molto bene e i dialoghi scorrono come un fiume, Anna è un ottima oratrice, anche Monica, col suo italiano conosciuto con le canzoni del nostro paese, mi fanno molte domande sull Italia, io le rispondo sempre in modo patriottico o come un tour operator, ma a parte i mie problemi con l inglese, facciamo pochi silenzi. Anna mi parla della sua Varsavia, descrivendomela in dettaglio, lei abita con Monica alla periferia della città e ogni mattina per raggiungere l Ambasciata inglese, deve stare nel traffico oltre un ora, io la osservo ridendo, ed incalzo, dicendo che è una donna fortunata, quando le descrivo il traffico di Napoli. Loro mi ascoltano stupite, ma con interesse e curiosità, di rimando Anna sarebbe felice se un giorno le facessi visitare la città partenopea e aggiunge che al prossimo eventuale viaggio in Polonia, mi ospiterebbe a casa sua. Dopo questo, il discorso si fa più personale e ci scambiamo i numeri del telefono. Monica a novembre compie diciotto anni e mi invita alla sua festa a Varsavia, io le rispondo che mi sarà difficile essere nella capitale polacca per quella data e se hanno in programma di venire in Italia, saranno da me ospitate. All unisono sembrano molto eccitate da questa mia disponibilità, perché poi avendo una casa a Pisa, prospetto loro la possibilità di visitare Firenze, Roma, Napoli e Venezia. Sono circa quattro ore che si viaggia, ma non ci stiamo annoiando, anzi Anna mi dice che la prossima fermata sarà l ultima in territorio slovacco. 8

10 Il panorama è sempre lo stesso ma intravedo da lontano delle distese di girasoli, il che mi fa pensare che la Polonia è veramente vicino. Prima di lasciare la Slovacchia, ecco che entrano di nuovo i poliziotti per controllare i documenti, la stessa scena si ripete con mio grande stupore, le pagine dei passaporti delle polacche sono quasi esaurite!!! Non riesco a capire perchè nella stessa nazione hanno fatto tre controlli e timbrati ogni volta, penso per giustificare l operato della polizia, oppure, perché hanno indottrinato quella essenza sovietica, che hanno ormai metabolizzato e solo le nuove generazioni che si sono formate dopo il millenovecentoottantanove potranno dare delle direttive più elastiche e quindi sviluppare il turismo. Sono quasi le venti quando entriamo in territorio polacco, Anna mi descrive la città di Katowice (dove io dovrò pernottare), mi dice di usare la massima attenzione in quanto è un posto poco affidabile e pieno di malavita!!! poi mi descrive la città, è la prima che si incontra in terra polacca, un tempo era molto laboriosa e sede di numerose fabbriche per fini bellici, aveva un commercio fiorente ove confluivano gente anche dall ex Cecoslovacchia, ora è diventata meta di malavita e di traffici illeciti, perchè dopo la fine del comunismo il Governo ha allentato la morsa che li teneva uniti e rispettosi dalle leggi vigenti. Ma il dato più grave è dovuto dal fatto che tutte le aziende che assorbivano migliaia di maestranze, ora sono chiuse per mancanza di risorse atte ad adoperarle per scopi pacifici. Questa gente in qualche modo deve pur vivere, i giovani emigrano verso occidente, ma la maggior parte, sia per mancanza di stimoli che per il loro vissuto, si abbandonano ad un lassismo che li porta a fare dei lavori strani e instabili. Dopo la descrizione di Anna, resto molto perplesso e preoccupato, anche perché in città dovrò trovare un albergo e da due giorni non consumo un pasto. Il mio carattere di girovago non si fa deprimere dallo scenario così squallido, anzi sollecita ancora di più la mia curiosità. La città conta circa ottocentomila abitanti ed è anche un polo per il tempo libero dei paesi vicini. Avevo letto che in questi giorni a Katowice si svolge un torneo mondiale di pallavolo, e deduco che un certo movimento internazionale di popoli dovrà movimentare la città. 9

11 Sono quasi le ventuno, quando Anna mi comunica che sono giunto a Katowice, guardo fuori, le luci della città mi danno conferma della sua vastità, prendo con ansia il mio bagaglio e con un po di malinconia velata, saluto calorosamente Anna e Monica e scendo dal treno. Sono mentalmente eccitato a mettere i piedi sul suolo polacco, molti passeggeri scendono, io li seguo come fanno le pecore nel gregge, il mio sguardo è frenetico nella ricerca di stupirmi, scendo nella stazione e mi fermo intralciando anche il passaggio, osservo con stupore la stazione che è un grosso mercato semiaperto, vendono di tutto, il mio pensiero corre a duemila chilometri lontano; Forcella, La Maddalena, sono dei piccoli mercati in confronto. Qui la merce è scadente e i prezzi non posso valutarli perche non conosco la moneta in corso, in quanto l euro sarà in corso il prossimo anno. Mi avvicina una signora che parla bene l italiano, penso che dal mio comportamento e anche dall aspetto, lei abbia capito la mia provenienza, con prudenza l ascolto e mi invita a seguirla spiegandomi che lavora nel Veneto come colf e vuole aiutarmi a cambiare le banconote da euro in plot assicurandomi la sua presenza per non farmi fregare, stiamo superando il mercato e entriamo in un area destinata a numerosi negozi non alimentari, sono molti i locali da ristoro ma, vista la loro fatiscenza, li evito. Ci sono tanti box office di cambio e si chiamano tutti Cantone, nome con cui penso siano tutti della stessa azienda e ne resto perplesso ; con l assistenza della signora espleto la funzione del cambio dando uno sguardo al listino delle valute, cambio cinquanta euro, ricevendo centottanta plot con tanto di ricevuta. Il valore d acquisto in Polonia è di uno a cinque, questo dato lo apprezzo, poichè è la prima volta che sono in una nazione dove la nostra moneta ha più valore, sarà merito dell euro? Parlottando con la signora ci avviciniamo all uscita e lei mi raccomanda se prendo un taxi di non farmi fregare, ci salutiamo e la ringrazio della sua cortesia. Sono quasi le ventuno e trenta, piove a dirotto e fa freddo, di taxi c è l inflazione, mi viene incontro un signore anziano, prende il bagaglio e in polacco mi invita a montare sul taxi, gli chiedo se parla l inglese ma dalla risposta capisco che dovrò usare altri sistemi. Alla mia domanda di portarmi in un hotel dove posso anche mangiare e che sia di ottimo livello, mi prospetta il Novi Hotel, io rimango entusiasta di questa scelta, ma quando capisco che bisogna percorrere oltre trenta chilometri, lui senza rispondere 10

12 mette in moto e mi porta in centro. La città è deserta, l architettura non è male, le strade sono curate sufficientemente e mi ricorda una città del sud Italia, dopo pochi minuti mi indica l Hotel, si ferma mi porge il bagaglio ed io lo pago mentre la pioggia è sempre più fredda. Sono solo bagnato ma contento alla vista dell Qubus Hotel Prestigi, una costruzione moderna di oltre cento metri d altezza. Entro in albergo e al ricevimento chiedo in inglese se hanno una camera, dopo la solita finta di circostanza, che fanno tutti i segretari in questi casi, arriva la risposta in perfetto inglese, la camera è disponibile, con la prima colazione costa ottanta euro ed il pagamento è anticipato. Al pensiero dell affermazione della signora alla stazione che il potere d acquisto in Polonia è vantaggioso, deduco che costa tanto, ma non ho scelta, sono stanco ed ho fame e freddo, tanto alla fine Antonio mi rimborserà. Pago e ricevo la chiave, ma cosa dico! ricevo una scheda magnetica col numero della camera e dò uno sguardo nella hall, è arredata in modo moderna ma semplice, mi colpisce la presenza di alcune persone, una in particolare, è vestito con un completo grigio molto chiaro, è magro, calvo, può avere quaranta anni e somiglia ad un ufficiale nazista, dal suo portamento, ha un aria molto severa, osserva tutto e impartisce ordini senza gesticolare. Ho capito che questo signore è il direttore della struttura o della sorveglianza in relazione a quanto mi aveva detto Anna sulla malavita di Katowice. Timidamente mi avvicino e chiedo dove si trova il ristorante, ma con fare austero e senza parlare mi indica il banco del ricevimento. Dopo che la segretaria mi delucida sulle mie domande, aspetto invano che qualcuno prenda il bagaglio e mi accompagna nella mia camera, ma capisco che quì questo servizio non c è, allora mi reco verso gli ascensori tenendo in mano la scheda magnetica che in questo frangente è più preziosa del bancomat. La mia camera è la numero 306 al trentesimo piano, mentre decido quale ascensore devo prendere, vedo un uomo altissimo con tuta verde-oro con scritta BRAZIL sul petto, allora mi ricordo del torneo di pallavolo in svolgimento qui, mi avvicino e gli chiedo in inglese da che parte devo andare, 11

13 lui sorridendomi risponde in perfetto italiano e di rimando gli porgo gli auguri per il torneo. L ascensore è velocissimo tanto che dopo pochi secondi il numero 30 si illumina e con una frenata dolce si ferma al piano. Tribolo un po per cercare la mia camera in quanto con la scheda devo aprire ben due porte prima di vedere la 306, il mio sguardo va verso una vetrata molto lunga e ammiro da quassù la città a centottanta gradi, poi penso che questo lo posso rimandare a dopo cena. Metto la scheda nel lettore e la porta si apre insieme alla luce d ingresso, cerco con ansia come illuminare il tutto e, quando vedo un lettore magnetico vicino alla porta, è un gioco ormai. Resto di stucco a quello che vedo, un tv a schermo piatto molto grande in un salotto da favola, c è scritto in inglese Benvenuto Alessandro Varriale e poi tanti numeri di telefono di utilità, su di un tavolo ci sono due bottiglie d acqua minerale e delle fragole! La valigia è incollata alla mia mano intanto sono meravigliato da quello che osservo, vado verso sinistra e ammiro il letto, è matrimoniale con copriletto di tessuto ricamato di grande effetto, sulla sinistra un altro tv identico al primo da vedere a letto. La parete che dà verso l esterno è tutta tappezzata con stoffa spessa di colore beige che copre la lunga vetrata, quindi il panorama lo guardo dalla camera, ma ora non è il momento perche ho voglia di vedere le due porte che sono sulla destra del letto, ne apro una e mi blocco ad ammirare il bagno, arredato con servizi molto moderni, rubinetteria di valore, la biancheria fine ma con stupore non vedo la doccia ne la vasca da bagno, allora esco ed apro l altra porta, c è la vasca idromassaggi e deduco che l architetto ha giocato con la psicologia degli ospiti, facendo un progetto cronologico di sorprese. Finalmente mi metto in poltrona con una bottiglia d acqua e telefono al ristorante per conoscere l orario di chiusura, vengo rassicurato che c è ancora tempo. Allora mi rilasso e faccio diverse telefonate, poi smanetto sul telecomando tv alla ricerca di curiosità ma il mio sguardo va verso ciò che mi circonda e deduco che mi trovo in una suite, cose che avevo visto solo al cinema, quindi il costo è giustificato. 12

14 Sono quasi le ventidue quando mi reco nel ristorante, mi accoglie un cameriere e molto gentilmente mi domanda se sono fumatore, gli dico di sì e mi indica la sala. L arredamento non è lussuoso, ma sobrio e moderno, mi siedo in modo da poter osservare il più possibile e noto che nonostante la tarda ora, il ristorante è quasi pieno, mi portano il menù e stranamente c è anche quello scritto in italiano, il fatto mi semplifica la scelta che cade sulla cucina francese, ordino anche una buona bottiglia di vino e attendo con curiosità le portate. Il vino è buono ma non capisco da quale nazione è importato, forse dalla Grecia, arriva il piatto che avevo scelto, l aspetto, è invitante ed il sapore ottimo, è un petto di pollo cucinato con finezza e molto speziato attornato una collana di patate in umido, la seconda portata è un pasticcio di verdure e concludo il pasto con dell uva. Mi sento rinfrancato e posso anche fumare. Alla fine mi portano il conto che scruto con curiosità, il totale è pari a diciotto euro, sembra che sia in linea con il rapporto di cambio, ma la cosa che mi stupisce è il dettaglio della fattura in quanto ci sono ben tre percentuali, il servizio, la nostra (penso) iva e un altra tassa non comprensibile. Esco soddisfatto dal locale, finalmente posso andare a dormire. Mi fermo nella hall del trentesimo piano e ammiro il panorama che prima avevo intravisto, la città è scarsamente illuminata, il traffico data l ora è nullo, sulla mia sinistra vedo un lungo edificio alto sei piani solo con finestre e deduco che si tratta di un ospedale in quanto ha molte camere illuminate. Intravedo tra le tenebre quelle citate fabbriche abbandonate e provo tristezza pensando che vent anni prima erano operose ma producevano morte, ora le maestranze sono distribuite in un mondo non consono alle loro effettive capacità, ma liberi di operare secondo la loro mente. Sono quasi le ventitre e trenta, sono sveglio da ieri mattina alle cinque, ma non ho sonno, questo viaggio mi sta dando delle conferme sul mio stato di salute, in quanto non avrei mai immaginato che un giorno sarei stato da solo a circa duemila chilometri da Napoli. Accendo la tv per curiosare i vari canali, i programmi ora sono come da noi, liberi ma solo in polacco, per vedere qualcosa devo sintonizzarmi sui canali dove i dialoghi non ci sono. 13

15 Vado a letto quasi a mezzanotte con la speranza di svegliarmi con la luce del sole. Sono eccitato e mi metto a pensare di tutto, forse mi addormento, non so. Sono le quattro di mercoledì undici luglio, mi alzo dal letto riposato, dal mio thermos intravedo qualche goccia di caffè fatto in Italia, è ottimo, la prima sigaretta del giorno, la gusto molto. Inganno il tempo a curiosare nella suite, poi mi preparo lentamente perche per la prima colazione bisogna attendere le sette, allora inganno il tempo a vedere le varie cartine geografiche dell est e faccio progetti per quando sarò a destinazione. Come uno svizzero, alle sette mi seggo ad un tavolo del ristorante e consumo una frugale colazione, anche se dal menù leggo che ce nè per tutti i gusti e nazionalità, è tanta la voglia di gustare un caffè, lo ordino, la cameriera mi fa notare che l espresso è fuori dal menù, allora cerco di fare il portoghese, ma senza successo rischiando anche,una figuraccia, quindi pago circa un euro e mi giustifico col non conoscere la lingua. Sono quasi le otto, mi reco in camera per controllare se non dimentico niente, prendo il bagaglio e al ricevimento mi consegnano le relative fatture, poi chiedo di far arrivare un taxi, che dopo pochi minuti mi porta alla stazione. La stazione vista alla luce del sole, appare meno squallida, è già movimentata quando mi accingo a fare il biglietto per Rzeszòw, la biglietteria è stile anni cinquanta ed è semi-computerizzata, la cosa che mi conforta è che sul biglietto è stampato sia l ora di partenza che quella di arrivo, mi districo bene con la moneta polacca al punto di averne quasi un chilo nel borsello. Entro nello spazio del ristoro e sono tentato dal prendere qualche dolce locale, ma desisto, in quanto vedo già da fuori che l igiene è latitante. Il diuretico ha fatto effetto, quindi devo urinare, cerco un wc, non è distante, lo osservo dall esterno e vedo una donna anziana che mi scruta dal suo posto di guardia, entro tenendo sempre in contatto il mio bagaglio, esco e cerco di capire quanto devo pagare, non vedendo nessuna indicazione, porgo venti centesimi alla donna che, alla vista della moneta ha una reazione a dir poco 14

16 riluttante, si agita e incomincia ad urlare minacciosamente, io sono imbarazzato da questo e resto con le monete in euro nella mano bloccata dallo stupore, allora capisco la scenata quando lei mi indica che vuole un EURO, lascio la moneta da lei chiesta e lestamente, molto timoroso, mi allontano dalla zona. Manca un quarto d ora alla partenza del mio treno e mi accingo a raggiungere il luogo predestinato passando dal mercato in allestimento. Arrivo alla pensilina del binario due, e resto di stucco quando osservo l indicazione degli stessi, c è una tabella in alto con n 1 n 2 e n 3, guardo i binari e vedo che sono solo due, mi metto a ragionare e non trovo la soluzione al terzo binario! Mi viene una grande idea! vado incontro a due poliziotti, con la speranza di avere qualche chiarimento, incomincio a parlare in inglese e gesticolo per farmi capire, i loro volti sono di ghiaccio ; vedendo questa loro reazione, con calma olimpica, dico loro, voi siete due giovani poliziotti in servizio alla stazione e non capite neanche una parola d inglese, i due mi osservano stupiti, allora io continuo, la Polonia da poco fa parte dell UE e voi non parlate inglese? Come volete che qui arrivano i turisti dall ovest e che tipo di accoglienza riservate? I poveri ragazzi feriti nell orgoglio, sembrano forse aver capito qualcosa e mestamente si allontanano. Il dubbio del terzo binario mi assilla, nel frattempo la pensilina si popola a presagio del treno in arrivo, data anche l ora, questa è una indicazione utile per me per capire il secondo binario, macchè!, arriva un treno diretto ad ovest, lo prendono in pochi ed allora capisco che il mio treno sta per arrivare. Alle nove in punto, da ovest arriva il mio treno, ho la conferma della destinazione apposta sul cartello dello stesso e poi chiedo ad una persona se questo va a Rzeszòw. In pochi attimi il dilemma del terzo binario, si chiarisce. Per i treni in direzione est, il binario è il n 2, ma per quelli verso ovest, magicamente lo stesso binario si trasforma in n 3, ma! Entro finalmente nel mio ultimo treno, c è molta gente e trovo posto in uno scompartimento da otto! Dopo aver sistemato il bagaglio, incomincio a vedermi attorno, la gente è cambiata, i loro tratti somatici sono 15

17 indescrivibili, l atmosfera è pesante e triste, c è un silenzio tombale ma esso viene rotto (per fortuna) da due bambini che timidamente giocano con una pallina, i loto genitori sono molto giovani e hanno un aspetto dimesso con un abbigliamento consono all ambiente. Di fronte osservo un signore, molto più giovane di me, ha un viso con tante rughe ed i suoi occhi sono spenti, il suo sguardo va verso un qualcosa che forse non troverà mai, sembra rassegnato. Il mio pensiero corre verso quella generazione che ha sofferto il regime sovietico e questo signore mi trasmette una grande tristezza ; in quanto provo con la mente ad indossare suoi abiti, e immagino, con molta fantasia, in che tipo di mondo abbia vissuto, un mondo pur essendo molto fantasioso e abbastanza informato, no potrò immaginare mai fino in fondo!!!! Il treno è di un colore indefinito, è molto vecchio e scomodo, l igiene è da terzo mondo e la tappezzeria pare sia di tipo militare. Il confort, è un sostantivo importato, ma evidentemente alle dogana, non ha avuto il permesso. Dal treno, anche se viaggia a velocità moderata, si avvertono delle sconnessioni della strada ferrata e questo mi sconsola non poco in quanto dovrò viaggiare per circa duecentoventi chilometri per raggiungere Rzeszòw che si trova quasi al confine con l Ucraina, quindi stò attraversando tutta la Polonia in larghezza. Il tempo trascorre monotonamente, il ricordo di ieri, quando viaggiavo con Anna e Monica, mi rattrista, perche, anche se lo scompartimento è affollato, non riesco ad individuare con chi posso scambiare qualche parola Inganno la noia con il telefono e comunico ad Antonio che arrivo verso le tredici, e lui mi rassicura che mi attenderà alla stazione con il suocero, per poi proseguire in auto per Gàc. Il panorama è desolante, ci sono infinite pianure con distese di terreni incolti, in lontananza, intravedo dei monti, forse è il confine con la Romania e sento nell aria una strana emozione, immaginando che solo pochi anni fa, questi luoghi erano teatri di scenari del regime sovietico e che la storia non ha mai detto la verità vigendo la censura su tutti gli organi d informazione ; le persone che la custodiscono, sono anche stanche di trasmetterla alle nuove generazioni, sia per pudore, che per mera ostinazione, e sicuramente la porteranno, in silenzio nella vita eterna. 16

18 Passa il controllore delle ferrovie e resto sorpreso quando osserva il mio biglietto, molto cortesemente mi dice in inglese che, il treno viaggia in orario e che l arrivo è previsto alle tredici e dieci ; lo ringrazio per la sua spontaneità e gentilezza. In questa zona c erano e ci sono ancora diversi lager del periodo nazista, che oggi sono stati in parte modificati per cercare di cancellare le prove di tanto disprezzo verso il genere umano. Agli inizi degli anni quaranta, a poche centinaia di chilometri dalla mia vita, si consumava la più disumana tragedia della nostra storia. Io avevo pochi mesi, ero intento a muovere i primi passi, mentre per milioni di innocenti, erano gli ultimi. Le comunità internazionali, consapevoli del progetto nazista ; restavano inermi giustificando un infame gioco politico. Alle elementari avevo letto il diario di Anna Frank, da cui fui tristemente colpito e stupito che mi spinse a documentarmi su quel periodo storico, in cerca di tranquillizzare (senza risultati) la mia coscienza sconvolta da tanta rabbia. Anziani, donne, e bambini stavano pagando con la vita, solo perché non erano puri. Quelle poche migliaia di persone che si salvarono dallo sterminio, hanno vissuto o stanno vivendo con gli occhi pietrificati nelle orrende vicende che hanno vissuto. Questa lunga agonia finirà solo quando saranno insieme ai loro compagni più fortunati che hanno avuto la sorte di essere stati salvati, passando tra i fumaioli. Allora dalle ciminiere uscirono nuvole scure in ordine, disordinate, le anime salvate, tra le tenebre o con il sole, con la pioggia o la neve, ma finalmente, LIBERI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 17

19 Il viaggio continua lentamente in quanto il treno effettua numerose fermate e finalmente vedo la periferia di una città, è Cracovia, ammiro con stupore i suoi palazzi che hanno una architettura occidentale, viali larghissimi e noto anche che essa è molto animata. Il mio pensiero corre subito al nostro caro Papa polacco, che è stato Vescovo qui per molti anni prima di essere stato eletto a Roma. Nel treno c è un atmosfera poco calorosa, la gente pensa i propri problemi e una cosa mi salta nella mente, è luglio, il treno è affollato, mi domando; ma dove vanno tutti questi passeggeri? La risposta la trovo pensando che per mancanza di lavoro e per il clima mite, molti si spostano per tornare nei paesi d origine. E mezzogiorno, manca quasi un ora per raggiungere la mia destinazione, Antonio mi telefona dicendomi che già si trova con il suocero ad attendermi alla stazione con l auto per poi proseguire per Gàc ed io gli comunico che il treno è in orario e che l arrivo a Rzeszòw è previsto per le ore tredici e dieci. Il mio stato d animo sta mutando, avverto dell ansia mista a curiosità, la mia solitudine sta finendo ed il mio spirito avventuriero ha i minuti contati, ma questo mutamento non mi deprime, anzi. Alle tredici e venti il treno si ferma, il mio viaggio in treno è concluso, esco un po confuso ma felice, vedo da lontano Antonio che mi viene incontro e ci rechiamo all uscita della stazione di Rzeszòw, la città è animata e popolosa, c è molto traffico nelle vicinanze della stazione, raggiungiamo l auto del suocero il quale mi saluta timidamente ma cortesemente, prende il bagaglio e mi indica di salire al fianco della guida. Lui si chiama Cristofer,parla solo polacco, è simpatico, cordiale, un uomo di bell aspetto ma timoroso e impacciato. Siamo in una sorta di pulmino-furgone, ci sono sei posti e sul posteriore un ampio bagagliaio ; mentre scruto l auto, guardo poco la città ma, passa l euforia dell incontro, osservo con curiosità il panorama. 18 Le strade sono state asfaltate di recente e il traffico in periferia è da ferragosto italiano, incrociamo un autobus di linea di colore blu sbiadito con

20 il portabagagli sul tetto e mi ricorda che lo stesso del film di Vittorio de Sica La ciociara, ambientato appunto in Ciociaria, quindi mi ritrovo a vivere in un contesto degli anni cinquanta, un tuffo nel passato! questa situazione mi crea una crisi mistica, poichè, se da una lato mi fa rivivere l ambiente di quando ero ragazzo con tutte le emozioni ed i ricordi legati alla mia famiglia composta da dieci persone, i miei amici d infanzia e i giochi spensierati senza nessun fine, di contro mi riapre la ferita cicatrizzata dei lutti immaturi dei miei cari. Riprendo con uno stato d animo un po confuso e la vita continua di nuovo con il mio spirito avventuriero a caccia di novità e curiosità. Le campagne sono incolte e trascurate, ogni tanto ci sono macchie di girasoli che evocano il profumo ed il ricordo del famoso film con la Loren e Mastroianni. Dopo circa venti minuti che siamo in macchina ci fermiamo in un piccolo centro abitato, c è il mercato della frutta, forse dire frutta non è esatto in quanto ci sono solo mele in abbondanza, Cristofer prende ventidue cassette! Antonio osserva il mio sguardo di ghiaccio in cerca di una motivazione per giustificare una scorta di mele utilizzabile da una mensa militare, e mi conforta quando mi dice che i suoceri hanno in allevamento circa duecento maiali. Sono le quattordici quando lasciamo l arteria principale ed imbocchiamo una strada secondaria in aperta campagna, siamo a Gàc, l auto si ferma tra due case di recente costruzione, a destra l abitazione è una sorta di villa dall architettura ibrida, alta cinque piani, il tetto spiovente e conto velocemente circa venti finestre! Antonio mi fa da Cicerone ed entriamo in casa, l ingresso è ampissimo con numerose porte, poi mi dice di togliere le scarpe per calzare delle pantofole e di riporre le mie nella scarpiera, vedendo numerose calzature di diverse fogge e tanti stivali ancora con la mota sui bordi, capisco il rituale, in quanto nel caso di pioggia o neve, la casa non si sporca, (questo 19

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