Il Sud America desaparecido

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1 Università di Padova - Corso di laurea in Scienze della comunicazione Teoria e tecniche del linguaggio giornalistico (prof. Fiengo) Il Sud America desaparecido Come la P2 cancellò un continente dalle pagine del più autorevole quotidiano italiano Zorzi Alberto - numero di matricola /SC

2 0. PREMESSA Non c è più spazio per il Sudamerica. Era questa l impressione dei giornalisti del Corriere della Sera, espressa nel documento Come cambia l informazione, proposta di discussione per il convegno organizzato dal comitato di redazione dell Editoriale Corriere della Sera al Piccolo Teatro di Milano, il 21 e il 22 febbraio La ricerca era stata fatta confrontando sezione per sezione due campioni di undici numeri del giornale: quelli compresi tra l 1 e il 10 ottobre del 1976 e quelli compresi tra gli stessi 11 giorni del Si era poi cercato di ipotizzare alcune linee di tendenza del giornale. Riguardo alla copertura delle notizie dall estero, il risultato (a pagina 11 del documento) era un calo evidentissimo sia quantitativo che qualitativo: lo spazio era diminuito di circa il 40% (sebbene nelle giornate del 1976 prese in esame, non [fossero] accaduti fatti di rilievo ) ed erano però aumentati i pezzi disimpegnati al punto da far apparire il Corriere della Sera non più come un giornale di opinione, ma come un quotidiano di provincia alla ricerca del sensazionale. All interno di un calo tutto sommato generale, aveva colpito però la questione sudamericana. Si potrà notare anche, nel secondo periodo, una riduzione di articoli sul Sudamerica. L Argentina, poi, è del tutto scomparsa dalla pagina del Corriere. Il giornale, negli undici giorni del 1979, conteneva infatti solo due spalloni sul Nicaragua, scritti dall inviato in Sudamerica Giangiacomo Foà 1. Solo un impressione, si è detto. Tanto più che il giornale deve fare quotidianamente i conti con la limitatezza delle pagine, e può capitare che per alcuni giorni le notizie di un area geografica non riescano a farsi spazio. Ma dopo il 17 marzo quando furono trovate le liste della Loggia massonica segreta Propaganda 2 (la P2) nell ufficio del Maestro Venerabile Gelli a Castiglion Fibocchi -, o meglio dopo il 20 maggio quando un fino ad allora esitante governo Forlani rese pubbliche le liste, vincendo le forti pressioni contrarie, ma anche suo malgrado consentendo a Gelli di salvare il salvabile -, si capì che non si trattava di semplici coincidenze. Si trattava invece di conseguenze precise di un intreccio politico-economico-affaristico che aveva il suo centro proprio nel Sudamerica, soprattutto l Argentina dei generali. Con questa tesina mi propongo, per quanto possibile, di raccontare (e ragionare su) quanto accadde, partendo dalle tre domande fondamentali sulla vicenda. 1. Che Sudamerica era quello degli anni 70? Il capitolo 1 sarà dedicato ad una ricognizione storico-politica dell America Latina, per capire il contesto in cui avvennero i fatti raccontati in seguito. 1

3 2. Quali erano gli interessi di Gelli, Rizzoli e degli altri piduisti in Sudamerica? Nel capitolo 2 l analisi si sposterà prima sulla parabola di Licio Gelli e della Loggia massonica da lui guidata (con riferimenti particolari al Sudamerica, appunto), poi su Angelo Rizzoli e sulla sua espansione editoriale in Argentina. 3. Quali sono state le conseguenze sulle pagine del Corriere della Sera? L ultimo capitolo analizzerà il modo in cui la P2 penetrò nel Corriere della Sera - così profondamente da renderlo il giornale della P2 per eccellenza - e alcuni esempi concreti a dimostrazione della tesi di partenza. E cioè che in questa vicenda la stampa libera ha subito un attacco e una limitazione; il fatto extragiornalistico è entrato pesantemente in quello giornalistico per condizionarlo volontariamente. Non è stata la prima volta e nemmeno forse sarà l ultima. Ma la gravità del caso, l importanza dei protagonisti e l intensità dei condizionamenti ne fanno un esempio di scuola. Da studiare, cioè, affinché non si ripeta più. 1. IL MODELLO SUDAMERICANO: I MILITARI AL POTERE Gli Stati Uniti hanno sempre considerato il resto del continente americano (escluso il forte Canada) come una sorta di cortile di casa, in quanto zona di grandissimo interesse strategico ed e- conomico; questo fatto è ormai accertato e accettato. E tuttavia questa affermazione non significa condividere il sospetto che tutta la vita politica di quegli stati sia stata decisa a Washington e che ogni golpe o rivoluzione siano stati guidati direttamente dalla CIA. Solo per alcuni casi l intervento è stato diretto: l invasione della filocubana Grenada nel 1983, l aiuto economico e militare ai contras nicaraguensi (che combattevano contro i marxisti sandinisti al potere dal 1979), l intervento a Panama nel 1989 contro il dittatore antimperialista e trafficante di droga Noriega; pare oggi appurato inoltre che anche nel caso cileno vi sia stata più d una responsabilità diretta 2. Fatta questa distinzione, mi pare evidente però che negli anni che prenderemo in questione i regimi militari o dittatoriali fossero ascrivibili quasi di diritto al fronte filoamericano o quantomeno fossero non sgraditi agli USA, sulla base di alcune caratteristiche politiche ben precise: anticomunismo, liberismo economico spinto e stretto legame commerciale proprio con gli americani. Meglio la democrazia, insomma, ma in mancanza di altro o con il rischio degli altri... 2

4 Non va dimenticato infatti che negli anni in questione la politica internazionale è fondata sulla più assoluta visione dicotomica. Chi non sta dalla parte americana sta dall altra, cioè con l URSS (il punto di riferimento generale) e con Cuba (il punto di riferimento particolare di questa zona). Proprio la vicenda di Cuba e il successo della rivoluzione castrista sono uno degli elementi fondamentali per capire cosa accadde negli anni 60 e 70. Il regime di Batista fu sconfitto definitivamente all inizio di gennaio del 1959, dopo quasi tre anni di guerriglia, e questo creò notevole apprensione negli Stati Uniti, in parte per i problemi diretti che dava l avere il nemico in casa (lo si vide per esempio durante la crisi dei missili del 1962), in parte perché c era il rischio di mettere in dubbio il predominio degli statunitensi in quell area e soprattutto di dare fiducia anche ad altri movimenti simili. Basti ricordare che Ernesto Guevara, il famoso Che, morì nel 1967 in Bolivia proprio mentre, non accontentatosi del successo con Castro, stava cercando di guidare alla ribellione i contadini boliviani. Un ulteriore elemento di tensione e timore per gli statunitensi fu poi, dieci anni più tardi, nel settembre 1970, la vittoria in Cile di Salvador Allende, alla guida del maxi-cartello della sinistra Unidad Popular. Il neopresidente riteneva possibile l instaurazione legale del socialismo in Cile e fondò il suo programma sulla nazionalizzazione delle miniere di rame (la maggiore risorsa del paese, quasi del tutto in mano alle corporations americane) e sulla ridistribuzione delle terre. Gli Stati Uniti videro fortemente intaccati i loro interessi economici e proprio tramite una forte pressione e- conomica misero in difficoltà il governo Allende; il quale comunque dovette sopportare anche l opposizione delle classi medie e dell esercito fino al 1973, quando un colpo di Stato militare cambiò il volto dell America Latina. I PRECURSORI Il colpo di Stato militare in Cile non fu tuttavia il primo, anzi. In tutta la storia del Sudamerica i militari sono stati protagonisti di un numero talmente elevato di golpe e governi, da rendere credibile l ipotesi che per lunghi periodi questo sia stato, come suggerito nel titolo del capitolo, il vero e proprio modello politico di quest area geografica. E molti paesi entrarono negli anni 70 - quelli che qui ci interessano - già guidati da governi militari autoritari. Particolarmente segnata da golpe e dittature è stata la storia del Paraguay fin dall Ottocento, con gli oltre 25 anni (dal 1844 al 1870) di regno dei Lopez, padre e figlio. Ma la data fondamentale è il 1954, anno in cui inizia la lunghissima dittatura del generale Stroessner (oltre 45 anni conclusi, 3

5 ovviamente, con un altro colpo di stato, sebbene incruento), fondata sull anticomunismo militante, la stretta applicazione del liberalismo economico, il contrabbando e la corruzione, oltre che essere rifugio ideale per i latitanti ricercati nazisti o fascisti 3. All epoca del golpe cileno, anche il Brasile era già sotto dittatura; sebbene fosse ancora in vita il sistema parlamentare, la sua funzione era solo formale, i partiti politici erano stati sciolti e per 20 anni, fino al 1984, i presidenti furono militari. Essi da un lato imposero una dura repressione, dall altro diedero vita a quello che fu chiamato il miracolo economico brasiliano, con tassi di crescita vicini al 10% annuo, ma anche con costi sociali devastanti. È interessante notare anche che, quando prese il potere nel 1964, il maresciallo Castelo Branco rovesciò un modello di regime che era stato caratteristico della fase storica sudamericana precedente: il populismo, impersonato in Brasile prima da Vargas e poi da Goulart (colui che fu rovesciato dai militari), ma che ebbe il suo campione indiscusso nell argentino Peròn, di cui parleremo più diffusamente in seguito. Nel 1964 anche la Bolivia passò nelle mani dei militari, rimanendo sotto dittatura fino al Anche in questo caso l azione militare fu necessaria per destituire un governo riformatore, guidato dal Movimento Nazionalista Rivoluzionario. Il MNR, al potere dal 1951, nei primi mesi aveva assunto una posizione fortemente rivoluzionaria, nazionalizzando le miniere di stagno, varando una riforma agraria e estendendo il suffragio; ma poi le divisioni interne lo avevano fatto ripiegare su se stesso e lo avevano indebolito, non per questo togliendo ai militari i propositi di conquista del potere, che effettivamente avvenne. Più o meno per 25 anni anche la Colombia è stata retta dai generali. Nel 1953 il generale Rojas Pinilla conquista il potere, per poi essere deposto da un altra giunta militare nel 1957 e ristabilito al vertice dello stato nel Solo nel 1978, dopo una dura repressione del regime (con detenzioni illegali, torture e assassinii politici), il paese è tornato alla normalità, anche se la vita della Colombia rimane tuttora piagata e influenzata dal narcotraffico. Nonostante fosse stato scelto dall esercito, Velasco Ibarra in Ecuador ebbe una presidenza complicata; durò a singhiozzo, in mezzo a continui attacchi e tentativi di destituirlo, dal 1944 al 1972, quando si impose definitivamente il generale Rodriguez Lara. Ma anch egli non ebbe vita lunga, deposto quattro anni dopo da un golpe che liberalizzò parzialmente il regime. Particolare fu invece il caso del Perù. Lo inserisco in questo gruppo perché visse il suo colpo di stato prima dell anno 1973 che ho preso come data spartiacque; a differenza dei casi precedenti, però, i militari giunti al potere nel 1968 (rovesciando il democristiano Belaunde) imposero sì un regime autoritario, ma di sinistra, procedendo a misure restrittive della democrazia, ma anche sfidando apertamente gli Stati Uniti, mettendo mano ad un programma di nazionalizzazione del petrolio e delle banche e ad una riforma agraria. Come in Cile e in Bolivia, le forze militari di 4

6 lio e delle banche e ad una riforma agraria. Come in Cile e in Bolivia, le forze militari di destra non sopportarono riforme così avanzate e decisero di intervenire con decisione. Nel 1975 Alvarado, che guidava il governo, fu deposto e sostituito dal generale Morales Bermudez. I GOLPE DEL 1973: IL CILE DI PINOCHET E L URUGUAY Come mai il golpe in Cile conservi tuttora un fascino particolare è un mistero, dato che nel suo schema base - tentativo riformatore di sinistra e reazione dei militari di destra - non si differenziò molto da altri casi (per esempio i già visti Bolivia e Perù). Su di esso (e su quello argentino) si focalizzò però l attenzione e l indignazione del mondo intero, forse - è una mia opinione - a causa di due episodi simbolicamente emozionanti: il martirio di Allende nella strenua difesa della Moneda (il palazzo presidenziale) e le immagini dello stadio di Santiago riempito per giorni di prigionieri politici catturati dai militari. Il generale Augusto Pinochet ridusse le libertà, sciolse Camera e Senato, sciolse i partiti, adottò una dura repressione. Ma nel 1988 la forza dell opposizione era divenuta talmente insopportabile che Pinochet dovette moderare la repressione e concedere un referendum; lo perse e fu costretto a ritirarsi alla scadenza del mandato (1990), anche se rimase - a mo di beffa - capo delle Forze Armate. La pacificazione del paese è tuttora una questione in corso, che le iniziative internazionali tipo quella del giudice spagnolo Garzòn non favoriscono, dato che riaccendono vecchi dolori e rancori; gli stessi governanti cileni più volte hanno riconosciuto la necessità che la soluzione sia trovata all interno del Cile stesso. Poche settimane dopo il Cile fu la volta dell Uruguay. Nonostante la presidenza fosse da anni in mano ai conservatori, i militari sentivano ben viva la minaccia dei tupamaros, un gruppo guerrigliero clandestino attivo dal 1962 in una lotta dura contro il governo. Quando la confusione nel paese, ma soprattutto la debolezza del governo nella repressione, diedero ai militari l occasione di stabilire un regime, questi imposero lo scioglimento dei partiti politici e la chiusura del Parlamento; dal 1976, poi, con l ascesa al potere di Mendez, la durezza della repressione fu notevolmente elevata. Alcune cifre (del 1981) parlano chiaro, se si ricorda che vanno riferite ad una popolazione di circa tre milioni di persone: almeno persone imprigionate, torturate, 200 uccise sotto tortura, 110 prigionieri ufficialmente scomparsi, dirigenti politici proscritti, 107 decreti di chiusura contro giornali e riviste 4. In tutto la dittatura militare durò 12 anni, fino al

7 DAL RITORNO DI PERÒN ALLA DISFATTA DELLE FALKLANDS Juan Domingo Peròn era stato presidente dell Argentina dal 1946 al Fu il campione del populismo sudamericano, fondatore del movimento Perònista, o justicialista - che nel 1989 era ancora così forte da conquistare la presidenza con Carlos Menem. In lui si fondevano, in una terza via tutta particolare, elementi tipici della destra e della sinistra. Da un lato infatti Peròn instaurò un regime autoritario basato su una concezione fortemente verticale del potere, sulla limitazione delle libertà e sul culto della sua persona; dall altro però ebbe molte attenzioni verso i descamisados, i proletari argentini, in favore dei quali garantì un salario adeguato e la riorganizzazione del sistema previdenziale, abbinandoli ad un tentato sviluppo dell industrializzazione. Un miscuglio che, secondo il giornalista Pino Buongiorno, riprendeva vecchi principi della Repubblica Sociale: populismo, demagogia, nazionalismo 5. Nel 1955 però un golpe lo costrinse all esilio a Madrid, gettando l Argentina in un periodo piuttosto turbolento e confuso, finché nel 1973, grazie alla P2 e a Gelli - come vedremo nel prossimo capitolo -, Peròn poté tornare nel suo paese e vincere le elezioni presidenziali. Morì però l anno successivo, lasciando al potere la debole seconda moglie Isabelita (la prima era stata la famosa Evita), guidata dal fido consigliere José Lopez Rega. Quest ultimo però divenne presto inviso a molti e fu costretto a fuggire 6, lasciando Isabelita in balia dei militari, che presero il potere il 24 marzo 1976 con un triumvirato composto dall ammiraglio Emilio Edmundo Massera, dal capo dell Esercito Jorge Videla, dal comandante dell Aviazione Ramon Agosti. Non ci sono dubbi sulla durezza della repressione: scomparsi, migliaia di prigionieri politici torturati, oltre due milioni di persone costrette all esilio 7. In particolar modo sconvolse il mondo la vicenda dei desaparecidos, gli oppositori, in gran parte giovani, che venivano catturati e fatti sparire - si venne poi a sapere - lanciandoli in mare aperto dagli aerei. Tuttavia l Argentina fu anche il primo paese a ritornare alla democrazia, proprio per l eccesso di sicurezza dei militari. Il governo guidato dal generale Galtieri - Videla era stato deposto e sostituito per pochi mesi (dal marzo al dicembre 1981) dal generale Roberto Viola, a sua volta sostituito proprio da Galtieri - cercò di guadagnare consenso invadendo le isole Falklands, che erano possedimento britannico; purtroppo non fecero un buon affare, perché la lady di ferro, la signora Thatcher, non si fece di certo mettere i piedi in testa dagli argentini e reagì duramente, inviando una flotta numerosa che vinse facilmente. Il regime perse ogni minima credibilità e i militari, messi sotto accusa, furono costretti ad uscire di scena. L Argentina ritornò democratica anche se il buco eco- 6

8 nomico lasciato dai militari - in parte, come vedremo, anche grazie a Gelli - richiese alcuni anni per essere rimesso sotto controllo. TIRANDO LE SOMME Anche se non ho praticamente mai nominato la P2, questa lunga panoramica mi è sembrata necessaria per capire in quale contesto inserire le vicende di Gelli e dei suoi compari, sebbene non tutti i paesi di cui ho parlato - non ho detto nulla solo del Venezuela che in quegli anni ha condotto una vita democratica abbastanza tranquilla - siano stati direttamente interessati dai loschi traffici gelliani. L Argentina fu di sicuro - lo vedremo in seguito - il vero e proprio regno di Gelli, che però riuscì a costruire una rete fortissima anche in Uruguay. Buoni rapporti aveva poi con il Paraguay e dall Uruguay estese le sue diramazioni al Brasile, al Messico e al Venezuela, dove ha acquistato decine di ville nei posti più chic e società di import-export 8. Perché, però, la necessità di un panorama così ampio? Il regime politico dell Uruguay era poi quanto di meglio Gelli potesse cercare, dice ad un certo punto Pino Buongiorno 9. Se questo è vero - e io penso che lo sia -, è vero anche che allora Gelli poteva trovare questo meglio praticamente nell intero Sudamerica. Mi pare di aver mostrato chiaramente, nel quadro appena tracciato, che il Sudamerica degli anni 70 era più o meno tutto uguale: regimi militari, repressione, liberismo sfrenato, corruzione. È proprio in questo quadro che Gelli trovò un habitat perfetto. Per motivi politici, dato che lui, ex fascista repubblichino 10, ben si trovava a tener rapporti con la destra, ancor meglio se militare e massona come lui - lo stesso programma della P2 era di destra e i vertici Forze Armate furono quasi del tutto in mano al Venerabile; ma soprattutto per motivi economici. Questi due aspetti si tengono bene insieme, a mio giudizio: Gelli era attratto dai militari (che peraltro in gran parte erano massoni) e faceva affari con loro; ma Gelli era anche attratto dagli affari e li faceva con i militari perché loro ci stavano, perché erano corrotti o corruttibili, perché accettavano o addirittura gradivano gli affari oscuri, fuori dalla luce del sole (per esempio quelli di armi di cui parlerò nel prossimo capitolo), nei quali il mediatore Gelli era maestro.. A questo proposito mi sembrano illuminanti due affermazioni del banchiere bancarottiero e in odor di mafia Michele Sindona, riportate in un testo su queste vicende di Sergio Flamigni, comunista membro della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2. La prima: Preferisco trattare con uomini come Somoza [il dittatore del Nicaragua scalzato nel 1979 dalla rivoluzione 7

9 sandinista, nda]. Fare affari con un dittatore è molto più facile che farli con governi eletti democraticamente. Questi hanno troppi comitati, troppi controlli. Inoltre aspirano all onestà, che è un guaio negli affari di banca. La seconda: Ortolani e Gelli avevano molti rapporti nei governi sudamericani perché buona parte di essi è formato da massoni [...] Questo è il motivo CHE COSA C È DI COSÌ IMPORTANTE IN SUDAMERICA? Ho chiuso il capitolo precedente parlando di Gelli; e la prima parte di questo capitolo sarà a lui dedicata. Ma non va dimenticato che per il nostro argomento di partenza è fondamentale seguire anche le tracce di Angelo Rizzoli. Intendo dire che i motivi del silenzio del Corriere della Sera sul Sudamerica sono imputabili solo in parte agli ordini del Venerabile, il quale conduceva gli affari anche sfruttando le colonne del suo giornale 12 ; e non sarebbero comprensibili - soprattutto per l attenzione nei confronti dell Argentina - trascurando mosse e interessi rizzoliani in quel paese (peraltro grazie alla guida e alla tutela di Gelli e della P2). Nella seconda parte di questo capitolo sarà dunque doveroso occuparsi anche di Rizzoli UN AFFARISTA ALL OPERA: GELLI IN SUDAMERICA LE ORIGINI Quando Gelli conquistò il Sudamerica, già da alcuni anni 13 era Maestro e capo incaricato di riportare agli antichi splendori la Loggia più esclusiva del Grande Oriente, la Propaganda 14 - e penso si possa dire che, a modo suo, ci riuscì. Ma la facilità e l abilità con cui creò una rete che arrivava fino ai vertici politici e militari di molti ha dell incredibile, confermando il grande mistero di cui parlano Montanelli e Cervi: come mai questo provinciale astuto, spregiudicato e intrigante [...] intelligente senza esagerare, di mediocre cultura, di ricchezza modesta se raffrontata a quella dei veri ricchi italiani, sia diventato così influente [...] 15. Gelli, per esempio, fu un pessimo scolaro - le sue pagelle confermano che si può essere perdenti a scuola e vincitori nella vita 16 - e in più a 17 anni (era nato nel 1919) ebbe pure la bella idea 8

10 di schiaffeggiare un professore, e per questo lo si espulse da tutte le scuole del Regno 17 ; la voglia di menare le mani lo portò poi ad arruolarsi come legionario in Spagna. Al ritorno cercò di concludere la scuola, presentandosi agli esami per conseguire il diploma in ragioneria, ma venne letteralmente ricoperto da una valanga di insufficienze e lì finì la sua avventura scolastica 18. Anche per quel che riguarda i soldi la sua vita fu turbolenta. Dapprima Gelli fece da segretario particolare al deputato della Democrazia cristiana di Pistoia, Romolo Diecidue - Non lo fo per soldi. A Roma c è il potere. Ma voi non potete capire, disse però agli amici -; poi conobbe Giovanni Pofferi, titolare della Permaflex, una ditta in grande ascesa per l invenzione dei materassi a molle. Gelli, campione di intraprendenza, piacque subito a Pofferi, che gli affidò il ruolo di direttore generale. Ma con gli anni, il ruolo di primo piano acquistato in Massoneria gli parve sempre più in contraddizione con la dipendenza da un padrone; cosicché nel 1967 propose aggressivamente a Pofferi di divenire suo socio. Al rifiuto del padrone, Gelli si accordò con i fratelli Lebole, che avevano un importante ditta di vestiti. Grazie alle mediazioni gelliane vennero messi a segno alcuni colpi importanti, tra cui la vendita di parte del gruppo all ENI e un accordo miliardario con una ditta rumena, la Confex. La nuova ditta di cui Gelli divenne direttore mise sede a Castiglion Fibocchi, appena fuori Arezzo; proprio dove venne trovata la lista. L AVVENTURA ARGENTINA La penetrazione di Gelli in Argentina avvenne in gran parte grazie alla sua posizione di massone. Giancarlo Elia Valori (l attuale direttore della Società Autostrade e presidente degli imprenditori romani), massone della P2, lo presentò a Peròn nel 1971, quando l ex presidente argentino era in esilio a Madrid 19. Anche Valori, come Gelli, nascondeva dietro un lavoro normale (era funzionario della RAI) una serie di attività oscure e maneggi vari; tra questi c era appunto anche un rapporto molto stretto con Peròn, del quale da tempo si stava cercando di organizzare il rientro. E Valori o- però molto per questo fine, dato era sua convinzione che se Peròn fosse tornato al vertice del suo paese le industrie italiane, anzi, che dico?, le industrie della Comunità Europea se ne [sarebbero avantaggiate] 20. Con l ingresso nella scena di Gelli, l idea del ritorno divenne realtà. Il Venerabile vendette direttamente l oro di Peròn per finanziare il rientro, ma soprattutto diede la giusta spinta a Valori, che sfruttò le sue conoscenze in Vaticano al fine di rimuovere la scomunica lanciata contro Peròn nel 1955, a causa dell espulsione di due vescovi e della legalizzazione di aborto e prostituzione. Sem- 9

11 pre merito di Valori fu poi il successo nell impresa più disperata: portare l ex presidente Frondizi, che era stato il più acerrimo nemico di Peròn, a Madrid, dove avvenne un chiarimento e fu concesso il definitivo nulla osta 21. Peròn rientrò in Argentina il 17 novembre 1972 e Valori fu il primo a scendere dall aereo 22. Con questa operazione la P2 entrò prepotentemente, dalla porta principale, in Argentina; l anno successivo Peròn sarebbe infatti divenuto di nuovo presidente. Per farsi un idea di quanto detto, è sufficiente ricordare il gala tenuto dal nuovo capo dello stato argentino in onore del suo insediamento, il 13 ottobre Ricorda Giulio Andreotti, interrogato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2: Il generale Peròn ci invitò a casa e, tra le pochissime persone che c erano, c era Gelli che, vidi, era considerato da Peròn quasi con una grande - direi - devozione, non solo con rispetto 23. Ottimo fu dunque il rapporto con il massone Peròn, ma ancor migliore fu quello con il suo segretario particolare e poi (dopo il 73) ministro del Benessere Sociale, il massonissimo José Lopez Rega - di cui ho già detto qualcosa in precedenza. Sempre nel 1973, infatti, Gelli cercò di farsi largo anche all interno della massoneria argentina, presentandosi, ovviamente, come il capo della più importante Loggia italiana, il fiore all occhiello del Grande Oriente, con tanti deputati, qualche ministro, generali, imprenditori 24. Gelli e Lopez Rega avevano fissi nella testa in particolar modo due obbiettivi. Il primo era costruire la Pro-Patria, cioè la Propaganda Patriottica (nome scelto da Gelli stesso), una sorta di P2 argentina, con uomini delle forze armate, imprenditori, politici: tutti gli iscritti furono poi di diritto iscritti anche nelle liste della P2. Il secondo, ben più ambizioso, era costruire una sorta di organizzazione internazionale massonica, che sarebbe divenuta una vera e propria potenza mondiale; nel 1975 riuscirono anche ad ottenere 8 milioni di dollari da una Loggia brasiliana, ma la diffidenza con cui inglesi e americani guardavano Gelli portò al loro rifiuto e ad un netto ridimensionamento del progetto iniziale. Da vero campione nel legare massoneria e affari, Gelli ottenne sotto il potere di Lopez Rega - che reggeva de facto l Argentina dopo la morte di Peròn l 1 luglio 1974 e la salita alla presidenza di Isabelita - dei successi enormi. Il colpo principale lo mise a segno il 13 settembre 1974, quando fu accreditato come consigliere economico dell ambasciata argentina a Roma 25, incarico tramite cui Gelli poté divenire il tramite di tutti gli affari tra Italia e Argentina, avvalersi dell immunità diplomatica e girare su una Mercedes con targa diplomatica. Ma soprattutto poté far valere le sue doti di mediatore nell acquisto di una grossa quantità di petrolio dalla Libia di Gheddaffi; il prezzo fu gonfiato e tutti i protagonisti se ne arricchirono. 10

12 Ma l opportunismo e la capacità di adattamento di Gelli - già visibili nel doppiogiochismo della sua resistenza - si manifestarono soprattutto nel momento del pericolo, cioè quando, nel luglio 1975, la fuga di Lopez Rega rischiò di fargli perdere tutto quanto aveva guadagnato. E fu così che, ben conscio della debolezza di Isabelita, cercò di capire quale potesse essere il futuro della Argentina. Ancora una volta fu l attività massonica a portarlo dritto dritto da coloro che potevano garantirgli un futuro anche migliore. Gelli si avvicinò infatti alla Marina, che era ricca di massoni perché gran parte degli ufficiali si erano formati alla Royal Navy inglese. Il primo bersaglio fu un pesciolino, il capitano Carlos Alberto Corti; ma costui lo portò ad un pesce molto grosso, l ammiraglio E- milio Eduardo Massera, comandante della Marina, che il 24 marzo 1976, con Videla e Agosti, a- vrebbe preso il potere. Sotto il regime militare, l incarico diplomatico gli fu rinnovato proprio da un fedelissimo di Massera, Walter Allara, e proprio in quegli anni l Italia divenne il principale partner commerciale dell Argentina. Gelli aiutò alcuni imprenditore italiani a trattare con il nuovo regime (tra questi anche, come vedremo tra poco, Rizzoli), ma le sue mediazioni fondamentali riguardarono le armi: il regime militare aveva infatti deciso di spendere, nel giro di quattro anni, sei miliardi di dollari per ammodernare l esercito. Inoltre fiutò un affare anche nella carne argentina, una risorsa immensa (circa 35 milioni di soli bovini) a prezzo ridotto. Cercò di sfruttare i parlamentari piduisti per togliere il limite di importazione di carne dal Sudamerica e anche nella famigerata intervista di Costanzo al Corriere della Sera del 5 ottobre 1980 dichiarò che se la CEE avesse accettato, i cittadini avrebbero potuto comprare la carne a meno del 40% del prezzo di allora (5 dollari al chilo contro 13). Investì molto inoltre in appartamenti e tenute agricole, seguendo il suo motto: Terre e appartamenti sono gli investimenti più sicuri 26. C È ALTRO? Anche se, come detto fin dall inizio e come mi pare evidente dal quadro appena tracciato, il regno di Gelli fu l Argentina, i suoi tentacoli si estesero anche in altri paesi vicini. In Uruguay, per esempio. Per capire i movimenti gelliani in Uruguay è però necessario introdurre velocemente un altra figura fondamentale in tutte le vicende della P2, braccio destro di Gelli: l avvocato Umberto Orto- 11

13 lani. Costui era divenuto un uomo d affari dal ricco fiuto, concretizzatosi nell acquisizione del Ba- FiSud, il Banco Financiero Sudamericano, un istituto di credito uruguayano. Sotto la guida di Ortolani, il Banco aveva aumentato vorticosamente i suoi giri d affari (spesso speculativi), fino a raggiungere i 150 milioni di dollari. Ricchi furono, del resto, i contatti con la Cisalpine Overseas Bank, nata nel 1971 nel paradiso fiscale di Nassau nelle Bahamas da tre oscuri personaggi della finanza (legati a Gelli): Calvi, da poco tempo presidente del cattolico Banco Ambrosiano, Sindona e Monsignor Marcinkus, presidente dell Istituto per le Opere di Religione (Ior). Addirittura, nel 1975 la Cisalpine Overseas Bank acquistò il 5% della BaFiSud. Ma ciò che più interessava Gelli era la dimestichezza di Ortolani con gli affari della politica. Ovvio che in Uruguay, partendo anche dalla notevole forza economica del BaFiSud, Ortolani fosse un buon apripista. Buongiorno racconta con molti dettagli - compresi menù e collane - l entrata in società di Gelli in Uruguay, durante la festa di capodanno del L Uruguay presentava effettivi elementi di interesse per il Venerabile: un regime militare che aveva favorito le grandi speculazioni bancarie (si trattava di un paradiso fiscale) e l industria della carne, in tutto non più di 150 famiglie, e che vivevano tutte nel barrio de los elefantes, laddove elefantes sta per i potenti del paese 28 ; una struttura terriera con grandissimi latifondi e con numerosissime mucche al pascolo brado; e un turismo che appariva in netto aumento. Anche qui Gelli fece valere la sua idea di terre e appartamenti. Tra questi, comprò anche la propria casa, nella zona dei ricchi, pagata dollari di allora. Insieme ad Ortolani fondò inoltre 280 società anonime con cui acquistava ovunque. Anche in Paraguay Gelli acquistò molti terreni, mirando a diventare uno dei 183 proprietari terrieri del Paraguay 29, ma anche tenendosi buono un possibile rifugio in caso di pericolo - come già in precedenza detto, il Paraguay ospitava latitanti di fede nazi-fascista ALLA CONQUISTA DEI GENERALI L acquisto del Corriere della Sera nel 1974 fu un gioco d azzardo per la Rizzoli Editore, a- zienda in parte ancora a carattere familiare, visto che la guidavano i tre uomini di casa: Andrea, il vecchio patriarca, presidente della società dal 1970 al 1978; Alberto, il figlio più tranquillo e giudizioso che mollerà tutto nel 1979, dopo essere stato amministratore delegato per qualche mese; l altro figlio Angelo, protagonista e vero dominatore delle vicenda, amministratore delegato nel 12

14 1971, vicepresidente (rimanendo amministratore delegato) nel 1975, presidente nel Proprio per questo, al momento dell acquisto molti sospettarono che alle spalle dell editore vi fosse il ben più potente Cefis, presidente della Montedison, organizzatore di quel sistema di potere che prima della P2 è comparabile con il centro gelliano 30. Sarà poi lo stesso Cefis a tradire i Rizzoli, consegnandoli definitivamente nelle mani dei piduisti per riuscire ad ottenere i finanziamenti di cui avevano bisogno. Ma di questo parleremo più avanti. Qui interessa invece il rapporto Rizzoli-Sudamerica, in particolare l Argentina. Dato che fin dall inizio il gruppo era sprofondato in notevoli difficoltà finanziarie, Angelo Rizzoli si rese ben presto conto di essere di fronte ad un bivio per superarle: o [aumentare] i ricavi o [ridurre] i costi. Ho scelto la prima strada e ho sbagliato 31. Angelo decise cioè di puntare decisamente sull aumento delle testate e si gettò in una vorticosa - a volte dissennata - serie di acquisti. L elenco delle nuove iniziative, degli acquisti, delle partecipazione nel giro di due anni (dall inizio del 1976) è piuttosto eloquente: edizione romana del Corriere della Sera, sogno di Tele Malta, Mattino di Napoli, Alto Adige di Bolzano, Il Giornale di Sicilia, Piccolo di Trieste, Gazzetta dello Sport, Salve, Astra, Lettura, Eco di Padova, Lavoro di Genova, Adige. Flamigni considera questo sviluppo come sviluppo concreto del disegno gelliano contenuto nel Piano di Rinascita: il Piano prevedeva infatti di coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata 32. A questo riguardo Flamigni cita anche la deposizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2 del magistrato piduista Antonio Buono (all epoca frequente collaboratore del Giornale nuovo di Montanelli) a cui Gelli avrebbe confidato il progetto di creare un trust di testate, nell ambito della Rizzoli, in funzione antimarxista e anticomunista 33. In realtà la spiegazione non è del tutto esaustiva, dato che non pare realistico immaginare una semplice trasposizione del Piano nelle strategie Rizzoli. Non va perlomeno dimenticato che la situazione creatasi e la presenza di uomini giusti, con le idee giuste e al momento giusto, hanno reso tutto più facile. Rizzoli aveva realmente bisogno di fare qualcosa per riprendere fiato e cadde nella rete piduista proprio per questo; e d altra parte il suo più fedele collaboratore, l altro grande protagonista, Bruno Tassan Din - entrato nella Rizzoli nel 1973, direttore centrale per la finanza e l amministrazione (peraltro morto il 28 dicembre scorso) - aveva imparato che fare debiti non era un problema, perché tanto sarebbero stati pagati dall inflazione 34. Ed è proprio in questo contesto di tentata espansione che si situa anche la vicenda della Rizzoli Editore in Argentina, con interessi fondamentali per il tema che stiamo affrontando tanto quanto quelli di Gelli. Ma perché l Argentina? La soluzione è la numerosa comunità di emigrati italiani, 13

15 che garantiva di essere, in prospettiva, un mercato interessante - basti pensare che anche oggi il Corriere della Sera esce in Argentina abbinato al quotidiano locale la Nacion. La vicenda inizia quando Rizzoli acquista da Ortolani (uno dei collaboratori più stretti di Gelli, come si è già detto) l argentino Corriere degli italiani e l uruguayano Ora d Italia. Per guidare il primo fu scelto Giangiacomo Foà, che pur essendo nato a Genova viveva fin da piccolo in Argentina, dato che il padre era redattore capo della redazione ANSA. Foà era corrispondente dall Argentina per Corriere della Sera ed Espresso 35, ma soprattutto era ben inserito, facendone parte da anni, nella comunità italiana: insomma l ideale per capire il pubblico e avere successo. In realtà il giornale non andò bene, anche perché Foà era un classico giornalista da scoop, meglio se scomodi; ma con l arrivo dei militari, il problema di quel giornalino che scriveva cose non gradite venne risolto alla base e furono fatte pressioni per rimuovere Foà. Il successore Benedetto Mosca tornò invece nei binari giusti. Ricorda con rammarico l esiliato Foà: Mosca ha fatto del Corriere degli italiani una rivistina di varietà e frivolezze. Io ne avevo fatto o tentato di fare un giornale per gli italiani 36. Per capire lo zelo dei vertici editoriali nella sostituzione di Foà, basta ricordare che in quel periodo i Rizzoli stavano portando a segno un maxi-affare: l acquisto del principale gruppo editoriale argentino, la Abril, che all epoca controllava 23 testate. E si era ben consapevoli del fatto che gran parte del successo dipendesse dai rapporti con il regime 37. Ed è proprio a questo punto che entra nuovamente in scena Gelli; chi meglio di lui e dei suoi compari è in grado di ammorbidire gli argentini? Tassan Din ricorda: Buttavamo milioni, anzi miliardi in Argentina, e non tornava niente. Anche il signor Gelli tornava utile ; e Angelo Rizzoli: Ortolani ci spiegò che Gelli era un uomo prezioso perché conosceva tutti laggiù. E Gelli ci aiutò a ottenere l autorizzazione a fare gli editori in Argentina 38. Fu così, grazie all intercessione di Gelli, che nel 1977 la Rizzoli riuscì a comprare il 50% 39 delle azioni della Abril, mentre la restante parte era nelle mani dei militari, tramite il gruppo Celulosa. Ma l affare non fu certo gratuito: In cambio dell avallo della giunta militare per la conclusione dell operazione, Gelli fece accettare alla Rizzoli una serie di pesanti condizioni, fra cui l allontanamento di Foà da Buenos Aires 40. Con questo abbiamo finito questa lunga introduzione per capire quali intrecci e manovre a- vessero, in America Latina, gli uomini della P2, Gelli, Rizzoli. Il quadro storico-politico-economico - extragiornalistico -, disegnato in questi primi due capitoli, si è poi esplicitato anche nell ambito più strettamente giornalistico. Ed è proprio sugli elementi giornalistici, sulle pesanti condizioni subite di cui parla Buongiorno che ci soffermeremo adesso. 14

16 3. IL CORRIERE DELLA P2: DEFORMARE L INFORMAZIONE Scopo di questo capitolo è, lo si è detto, raccontare alcuni casi in cui è stata evidente, negli articoli del Corriere della Sera, la deformazione delle notizie sudamericane, in particolar modo - per i motivi visti in precedenza - argentine. Sono state omesse notizie scomode, sono state create false notizie, sono stati messi i bastoni tra le ruote ai giornalisti più onesti, che a volte sono stati addirittura sostituiti con giornalisti allineati; in ogni caso, si è trattato di informazione non libera. Esempi concreti, si è detto. I casi di cui parlerò sono stati tutti segnalati alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2 dal Comitato di redazione e dal Consiglio di fabbrica del Corriere della Sera, che hanno presentato, dopo mesi di ricerche e analisi attente delle pagine del giornale, un documento in cui sono state raccolte tutte le possibili prove di influenza della P2. C è un capitolo, nel lavoro, dedicato proprio al Sudamerica. Tuttavia mi sembra utile spendere qualche pagina anche per ritornare sul metodo con cui la P2 si impossessò del Corriere della Sera al punto da poterne condizionare la linea editoriale. Non è sufficiente spiegare tutto esclusivamente con il favore argentino di Gelli; quello fu solo uno dei tanti momenti in cui i Rizzoli vendettero l anima al diavolo 41, stritolati da difficoltà economiche gravissime. La vicenda nasce proprio dalle questioni economiche, senza dimenticare il tradimento di Cefis LA P2 PENETRA NEL CORRIERE: SERVONO SOLDI IL CONTESTO È Cefis che consente ai Rizzoli di comperare il quotidiano nel 1974 [...] Ed è ancora Cefis che, non onorando nel 1976 gli impegni precedentemente assunti, costringe Rizzoli a ricorrere al credito di ambienti bancari piduisti 42. Quando Andrea Rizzoli decise di comprare il Corriere della Sera nel possedere un grande quotidiano era per lui il sogno di una vita da editore -, il ruolo di Cefis fu di primo piano: non solo seppe convincere Rizzoli che il Corriere della Sera della Crespi - socio d opera nella società in accomandita semplice che aveva come altri accomandanti i silenziosi Agnelli e Moratti - andava riequilibrato, perché troppo spostato a sinistra; ma soprattutto diede quelle garanzie economiche che erano necessarie per iniziare un avventura di questo tipo. 15

17 L Editoriale Corriere della Sera si trovava infatti in grossa difficoltà economica, non tanto e non solo per il Corriere della Sera, quanto per i moribondi periodici del gruppo. Proprio per questo la vendita da parte dei tre proprietari fu quasi costretta. La situazione è così descritta in un appunto emerso nello scontro giudiziario seguente all acquisto del Corriere della Sera da parte dei Rizzoli. Il deficit del triennio era stato di 22 miliardi - motivo per cui l azienda non poté resistere con la vecchia gestione familiare dei Crespi e fu costretta all integrazione di Agnelli e Moratti. Ma erano le cifre del 1974 (in parte reali visto che si trattava di luglio, in parte previste) e le previsioni per l anno successivo a spaventare. Nel 1974, infatti, si ipotizzava un calo del 15% nelle entrate pubblicitarie (5/6 miliardi in meno), un calo del 10/15% nella diffusione delle testate, un deficit annuale di 11 miliardi (65,6 miliardi di entrate e 76,9 di uscite); i periodici causavano questa situazione per oltre l 80% 43. Per il 1975 le previsioni parlavano di un deficit tra i 18 e i 20 miliardi - e infatti sarà più o meno intorno a quelle cifre. A questi vanno aggiunti i circa miliardi spesi nell operazione 44 - anche se per la parte di Agnelli i Rizzoli ottennero di poter pagare nell estate del : più che la spesa in sé, il problema era infatti l indebitamento, con i conseguenti interessi passivi enormi in anni di tassi elevatissimi. Si trattava insomma di una situazione durissima, che Angelo Rizzoli e Tassan Din decisero di aggredire con quella serie di operazione di cui già si è parlato. Ma anche l espansione richiedeva soldi e quindi nuovi debiti; con la speranza di riuscire a crescere così tanto da poi un giorno pagarli tutti. Il duo della Rizzoli si comportò come certi giocatori di poker che, di fronte alle perdite crescenti, non vedono strada diversa dal rilanciare, rilanciare senza fermarsi 45. ENTRANO IN SCENA ORTOLANI E GELLI Fu proprio questo tentativo di ottenere finanziamenti a gettare i Rizzoli nelle grinfie della P2. Ricostruiamo questa vicenda tramite alcune dichiarazioni dei protagonisti. Angelo: Ci trovammo a trattare con banchieri che, più che criteri economici, seguivano logiche politiche. Ci dicevano: Per quel finanziamento, abbiamo avuto indicazioni da quel ministro, da quel partito.... Alberto: Ricordo le angosce che mi hanno disperato dal 1974 al Vivevo con la sensazione di avere il mondo contro. Avevo l impressione che, da parte del potere, di fosse una volontà di distruggerci, o, come minimo, di metterci nella condizione di non nuocere ; e ancora: Quando un aiuto onesto non è stato dato, qualcuno s è messo a pensare ad un aiuto, non dico disonesto, ma diverso. E allora non c è da meravigliarsi se poi arriva il buon pastore, il papà che promette di mettere a posto tutto

18 I Rizzoli si accorgono dunque che c è qualcosa che non va; si accorgono che per loro vengono applicate regole diverse. Perché questa chiusura? Di sicuro ci sono di mezzo alcuni ambienti democristiani, a cui la direzione Ottone è sgradita perché troppo spostata a sinistra. Ma Teodori - che non fa mistero della sua convinzione che dietro alla P2 vi fosse il potere politico partitocratico, PCI compreso - va oltre, parlando di ricatto. La sistematica negazione del credito è frutto di un preciso progetto politico che mira alla creazione di un meccanismo dell asservimento della stampa attraverso lo strangolamento finanziario operato da professionisti della mediazione e del ricatto, cioè Gelli e Ortolani. E a questo proposito cita Angelo Rizzoli, quando dice che ai politici andava benissimo così, che la Rizzoli fosse sotto la tutela di Gelli e Ortolani [...] Per anni ho sentito dire a Roma: però Gelli è una brava persona, però Ortolani è un gran mediatore. Per non parlare di Calvi 47. L esito era comunque che - uso ancora delle parole di Angelo Rizzoli - per ottenere finanziamenti dei quali il nostro gruppo aveva bisogno l unica strada praticamente era quella di rivolgerci all Ortolani ; quando qualche volta tentavamo di ottenere finanziamenti senza passare attraverso l Ortolani e il Gelli ci veniva immancabilmente risposto di no 48. L abbraccio di Rizzoli con Ortolani e Gelli inizia proprio per la fama di quei due risaputi maneggioni e procacciatori di affari negli ambienti politici e finanziari 49. E sarà quasi indissolubile quando Angelo Rizzoli e Tassan Din (più o meno nell autunno 1975) si affilieranno alla P2 con una precisa assicurazione: vi può servire molto nei vostri rapporti coi banchieri 50. I PRIMI FAVORI Come prima dimostrazione, Gelli e Ortolani fanno incontrare i due neoaffiliati con le punte di diamante della P2 nel settore bancario: Calvi, presidente del Banco Ambrosiano; Ferrari, direttore generale della BNL; Cresti, provveditore del Monte dei Paschi di Siena. Pisanò, che ha fatto parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2, nota che i risultati furono immediati. Il Banco Ambrosiano aprì direttamente alla Rizzoli una linea di credito per l ammontare di quattro miliardi 600 milioni il 2 gennaio 1976; nello stesso periodo la Cisalpine Overseas Bank - la banca fondata da Calvi, Marcinkus e Sindona a cui ho già accennato in precedenza - approvò un ingente finanziamento in dollari (non si è mai conosciuto l esatto ammontare della cifra) alla Rizzoli International

19 Tutto il periodo successivo - quello della grande espansione - avrà come protagonisti i presenti a quell incontro: da un lato le tre banche furono le principali fonti di finanziamento dei Rizzoli 52 ; dall altro Gelli e Ortolani condussero gran parte delle operazioni - Ortolani in via ordinaria, Gelli nei casi più complicati 53. Rizzoli ha testimoniato, di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2, che Ortolani procurava finanziamenti soprattutto con riferimento al Banco Ambrosiano, alla Banca Nazionale del Lavoro e al Monte dei Paschi di Siena [cioè i tre istituti rappresentati all incontro, nda] Purtroppo ci rendemmo ben presto conto che Ortolani esigeva delle vere e proprie tangenti che io non esiterei a chiamare taglie, sulle operazioni finanziarie da lui patrocinate ; e che se qualche volta l Ambrosiano mostrava di non essere favorevole a qualche finanziamento, il Gelli interveniva e riusciva immediatamente a ottenere un cambiamento di orientamento 54. Se Ortolani taglieggiava Rizzoli, neppure Gelli era poi trattato così male visto che - secondo voci riferite da Pansa - ottenne parcelle d oro per un totale di sei miliardi in quattro anni 55. Gelli e Ortolani inoltre furono - lo si è già visto - coloro che spianarono la strada al gruppo Rizzoli in Argentina. Rizzoli tentò anche di procurarsi finanziamenti per altre vie, tramite consulenti retribuiti lautamente, per offrire pseudoconsulenze e procurare contatti e incontri con i politici 56. In realtà non riuscì a far altro che affondare ancor di più nella rete della P2: in parte perché si trattò di consulenze inefficaci, ma comunque costose, in parte perché alcuni dei personaggi erano a loro volta piduisti o collegati a Gelli. I consulenti più importanti furono: l onorevole democristiano Carenini (affiliato alla P2), il consigliere del Banco di Napoli Liccardo (anch egli piduista), l ex magistrato Niutta (amico di Gelli, massone anche se non presente nella lista di Castiglion Fibocchi, a cui vennero versati 50 milioni l anno), il titolare dell agenzia Asca Barberini (anch egli 50 milioni l anno), il direttore generale della RAI Principe (P2), il figlio del Presidente della Repubblica Mauro Leone (pagato complessivamente 410 milioni), l onorevole democristiano Arnaud (P2, amico stretto di Ortolani e Gelli, pagato complessivamente 180 milioni). Inoltre furono versate due tranche da 100 milioni all onorevole e segretario nazionale del Psdi Longo (P2) e una da 100 milioni al Psi (anche se Tassan Din parlerà di altri 200 milioni e di un ripetuto uso, da parte dell onorevole Martelli, dell aereo privato della società Rizzoli). Curioso fu anche il fatto che venisse pagata con compensi non ufficiali anche la signora Maria Angiolillo, titolare di uno dei salotti più frequentati da potenti politici, finanziari e perfino vaticani. 18

20 LA QUOTA AGNELLI E LA DIREZIONE DI BELLA Ma il vero colpaccio Gelli e della P2 lo misero a segno nel I precedenti finanziamenti erano serviti soprattutto per investire in nuove attività; ma più si avvicinava l estate 1977, più incombeva anche, nella testa di Angelo e Tassan Din, il saldo atteso da Agnelli. Tanto più che a complicare le cose giunse la Montedison, la quale decise di negare il finanziamento promesso due anni prima e pretese il rimborso di quanto già concesso dalla Montedison International di Zurigo - un finanziamento senza interessi di 15 milioni e mezzo di dollari 57. Questa decisione poneva due grossi problemi a Rizzoli: da un lato rendere subito il finanziamento alla Montedison International; dall altro affannarsi ulteriormente per trovare i soldi da dare ad Agnelli. In entrambi i casi, come un avvoltoio, planò sugli indifesi Rizzoli il Banco Ambrosiano. Calvi dapprima rilevò il credito con la Montedison International tramite il Banco Ambrosiano Holding del Lussemburgo, prendendo in pegno un terzo delle azioni e depositandole presso la Banca Rotschild di Zurigo; poi erogò ai Rizzoli i 22 miliardi e mezzo per Agnelli (il debito doveva essere saldato entro il 15 luglio 1977), divenendo il proprietario reale dell intero capitale della Viburnum, una delle tre società accomandanti - insieme alla Alpi e alla Crema - in cui era divisa l Editoriale Corriere della Sera società in accomandita semplice (s.a.s.). Tramite l Istituto per le Opere di Religione fu poi elevato il capitale sociale della società madre, la Rizzoli Editore, portandolo da 5,1 miliardi a 25,5, per mezzo della vendita di azioni; 20 miliardi circa che furono utilizzati in gran parte per rimborsare il Banco Ambrosiano 58. Pisanò trae alcune pesanti conclusioni da questi giri finanziari che vanno ad aggiungersi ai precedenti movimenti nella struttura societaria; non va dimenticato, infatti, che negli anni precedenti i Rizzoli avevano dato alla Cisalpine Overseas Bank (la banca di Calvi e Marcinkus) il 100% delle azioni della Alpi e il 50% delle azioni della Crema, come garanzia per i finanziamenti ottenuti. Quindi Calvi, che possedeva già fisicamente il 50% del Corriere della Sera, aggiunse nel 1977 un ulteriore 33% - quello della quota Agnelli. E dall altra parte i 20 miliardi versati per la ricapitalizzazione della Rizzoli Editore, sempre secondo Pisanò, resero lo Ior proprietario dell 80% del capitale. Ricapitolando: un terzo delle azioni del Corriere (quelle della Viburnum) sono in mano al Banco Ambrosiano, un terzo (quelle della Alpi) sono in mano alla Cisalpine Overseas Bank (di Calvi-Marcinkus, cioè di Banco Ambrosiano e Ior), il restante terzo (quelle della Crema) è diviso a metà tra la Cisalpine Overseas Bank (Banco Ambrosiano e Ior) e la Rizzoli Editore (posseduta realmente per l 80% dallo Ior)

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