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1 Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n Copia 1,00 Copia arretrata 2,00 L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLV n. 212 ( ) Città del Vaticano venerdì 18 settembre y(7ha3j1*qsskkm( +,!"!}!=!:! Il Papa chiede di trovare soluzioni non violente ai conflitti in Siria e in Iraq e di non abbandonare le vittime delle persecuzioni Oceano di dolore E parlando delle donne e dei bambini di strada ricorda che ogni persona ha una dignità che va difesa Intervista al segretario di Stato Ve r s o una nuova stagione PAGINA 6 Udienza al primo ministro del Granducato di Lussemburgo Di fronte all «oceano di dolore» provocato dal conflitto in Siria, Iraq e nei Paesi vicini «nessuno può fingere di non sapere» o «abbandonare le vittime». Parlando ai partecipanti a un incontro promosso dal Pontificio consiglio Cor unum ricevuti in udienza giovedì 17 settembre, il Papa ha rivolto parole forti all intera comunità internazionale che «non sembra capace di trovare risposte adeguate» a quello che appare, ha detto, «uno dei drammi umanitari più opprimenti degli ultimi decenni». E tra le vittime del conflitto un pensiero particolare è stato rivolto da Francesco ai cristiani perseguitati, «vessati a causa della propria fede, cacciati dalle proprie terre, tenuti in prigionia o addirittura uccisi». Sono la dimostrazione che «il male distrugge gli edifici e le infrastrutture, Nella mattinata di giovedì 17 settembre Papa Francesco ha ricevuto sua Eccellenza Xavier Bettel, primo ministro del Granducato di Lussemburgo, il quale, successivamente ha incontrato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, accompagnato dall arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. I cordiali colloqui hanno consentito di ribadire la volontà di consolidare le buone relazioni esistenti fra la Santa Sede e il Granducato di Lussemburgo e di affrontare temi di comune interesse, con speciale attenzione ai rapporti tra la Chiesa e lo Stato, sottolineando la rilevanza della libertà religiosa e dei valori spirituali per la coesione so ciale. In seguito, anche nel quadro della presidenza di turno lussemburghese dell Unione europea, ci si è soffermati su alcune questioni di carattere europeo ed internazionale, con particolare riferimento ai conflitti in corso, alla questione migratoria e alla necessità di fornire assistenza ai profughi e rifugiati, come pure alla situazione delle minoranze religiose perseguitate. ma soprattutto distrugge la coscienza dell uomo». I nuovi martiri della Chiesa sono stati ricordati dal Pontefice anche all inizio dell incontro avuto, sempre nella mattinata di giovedì 17, nell aula Paolo VI con cinquemila giovani consacrati. A loro Francesco ha confidato di portare con sé una piccola croce donatagli da un sacerdote iracheno: «era la croce che aveva in mano il sacerdote che è stato sgozzato per non rinnegare Gesù Cristo». Di fronte alle testimonianze «dei nostri martiri di oggi», ancor più numerose di quelle dei primi secoli, il Papa ha sottolineato come ancora «la Chiesa compia nel suo Corpo quello che manca alla Passione di Cristo». Alle aggressioni e alle persecuzioni, infatti, la Chiesa «risponde testimoniando Cristo con coraggio, attraverso la presenza umile e fervida, il dialogo sincero e il servizio generoso a favore di chiunque soffra o abbia bisogno, senza alcuna distinzione». Quindi l accorato appello del Pontefice: «Non abbandonate le vittime di questa crisi, anche se l attenzione del mondo venisse meno!». Almeno otto vittime e circa un milione di persone fatte sgomberare Terremoto in Cile SANTIAGO DEL CILE, 17. Un forte terremoto di magnitudo 8,3 ha colpito questa notte il Cile. Il sisma è durato alcuni minuti, causando lunghi movimenti oscillatori. L epicentro è stato localizzato nella regione del Coquimbo, a circa 400 chilometri a nord della capitale e a soli undici di profondità. Almeno otto le vittime accertate, numerosi i danni materiali. Un milione di persone sulla costa sono state fatte sgomberare a causa dell allarme tsunami lanciato in seguito alla prima scossa e poi rientrato in tutto il Paese. In alcune località, a nord della capitale, il mare si è ritirato per poi risalire e penetrare nella terra con onde di oltre quattro metri. La scossa ha raggiunto anche la costa dell Atlantico, attraversando il continente. L allarme è infatti scattato anche in Argentina, Uruguay e Brasile, oltre che in Ecuador e Perú, dove si è temuto addirittura uno tsunami. Nonostante i cileni siano abituati ai terremoti, a Santiago del Cil la paura è stata tanta dicono i testimoni citati dai media locali e sono state segnalate numerose scene di panico. Il presidente cileno, Michelle Bachelet, in conferenza stampa ha cercato di portare tranquillità, ma si è mostrata anche molto prudente «di La stessa paterna attenzione all umanità sofferente e degradata da una società che pure si vanta «di essere moderna» è stata infine espressa da Francesco parlando ai partecipanti a un simposio sulla pastorale della strada organizzato dal Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. I bambini e le donne costretti a vivere in strada o a procurarsi da vivere sulla strada, ha ricordato, «non sono numeri, non sono pacchi da scambiare» ma «esseri umani con un proprio nome e un proprio volto, con un identità donata da Dio a ciascuno di loro». PAGINE 7 E 8 Con Washington sulla crisi siriana Mosca chiede un confronto PAGINA 3 Un edificio crollato a Illapel (Epa) Truppe ungheresi respingono i profughi con lacrimogeni e idranti Se questa è Europa La Bulgaria invia agenti al confine turco BRUXELLES, 17. Le scene di ieri alla frontiera tra Ungheria e Serbia, dove migliaia di profughi e migranti sono stati respinti da truppe in assetto di guerra e fatti bersaglio di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, mettono in rilievo la necessità di soluzioni nuove alla crisi dell immigrazione, che siano fondate sui valori della solidarietà e dell accoglienza. Perché, come ha ricordato questa mattina in conferenza stampa il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, «nella carta d identità dell E u ro p a c'è scritto che siamo nati per abbattere muri e non per costruirli; se alcuni Paesi sono nell Ue, questo è dovuto al fatto che un muro è andato giù e che l Europa è un orizzonte, non una frontiera, non un confine, un limite». L emergenza, sul terreno, si fa sempre più complessa. La Bulgaria sta facendo affluire forze di polizia alla frontiera con la Turchia. L Ungheria ha confermato la chiusura del confine con la Serbia e annunciato misure analoghe per quella con la Croazia. Budapest respinge ogni critica alle sue scelte: di condanne «bizzarre e sorprendenti» per quella che ha definito «una normale risposta a un a g g re s s i o n e» ha parlato il ministro degli Esteri, fronte a questo duro colpo da parte della natura: anche se c è stato uno tsunami, il flusso delle ondate sta calando, ma ci possono essere altre repliche». Stiamo quindi «valutando minuto per minuto la situazione» ha detto il presidente Bachelet, assicurando il pronto intervento delle forze di sicurezza cilene e della Protezione civile. Gli Stati Uniti si sono detti pronti a fornire «l aiuto necessario». Lo ha detto il portavoce del dipartimento di Stato, John Kirby, commentando: «I nostri pensieri vanno alla gente del Cile questa notte». Péter Szijjártó, oggi a Bruxelles per incontrare il commissario europeo alle Migrazioni, Dimitri Avramopoulos. «La polizia ungherese difenderà se stessa e il confine, indipendentemente da qualsiasi reazione di sorpresa e indignazione arrivi dalla scena politica internazionale» ha detto Szijjártó. Il ministro ha poi aggiunto che l Ungheria è disposta a sostenere il sistema di ricollocamento per quote dei profughi solo se sarà creata una forza unitaria europea che protegga tutte le frontiere, alla quale «contribuirebbe in modo significativo con poliziotti, soldati e soldi». Da parte sua, Avramopoulos ha ribadito che «la violenza non è la soluzione» e che la costruzione di muri come noto l Ungheria ha steso una barriera di filo spinato lungo tutto il confine «serve solo a deviare i flussi e a provocare un escalation delle tensioni». Proprio in queste ore, migliaia di profughi e migranti bloccati in Serbia a causa della dura reazione subita nel tentativo di varcare la frontiera con l Ungheria si stanno dirigendo verso la Croazia. Le autorità di Zagabria hanno comunicato di non voler porre ostacoli al passaggio dei migranti nel proprio territorio, anche se il primo ministro, Zoran Milanovic, ha sottolineato questa mattina che le capacità della Croazia di accettare e registrare migliaia di persone sono limitate. Inoltre, sempre questa mattina, la Slovenia ha annunciato la reintroduzione dei controlli alle frontiere per dieci giorni. Un migrante bloccato alla frontiera ungherese (Reuters) Prosegue, nel frattempo, il dibattito politico dopo il mancato accordo sui criteri di ricollocamento al vertice europeo di lunedì scorso. Sono ancora i rifugiati che vanno ridistribuiti tra i Paesi Ue. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha spiegato oggi che «le condizioni della Germania sono positive e questo ci permette di far fronte alle nuove sfide». Berlino sostiene, insieme ad altri Paesi, l a p p ro v a z i o n e di un sistema di ricollocamento basato su quote permanenti e obbligatorie, insieme a una serie di misure contro i trafficanti di esseri umani. Questo sistema è invece osteggiato da molti altri Stati dell Europa centrale, in particolare Slovacchia, Slovenia, Polonia e Ungheria, che chiedono criteri non vincolanti e vogliono determinare autonomamente la propria capacità di accoglienza. E oggi, intanto, la Danimarca, anch essa contraria alle quote Ue, ha annunciato di essere disposta ad accogliere 1000 rifugiati, su base volontaria. Il Governo di Copenaghen ha detto di voler mantenere il controllo delle sue politiche sull immigrazione, «che non sarà imposta da Bruxelles». Consigli pratici per l accoglienza Non basta la solidarietà JEAN-MARIE CARRIÈRE A PA G I N A 4 NOSTRE INFORMAZIONI Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Eccellenza il Signore Xavier Bettel, Primo Ministro del Granducato di Lussemburgo, e Seguito.

2 pagina 2 L OSSERVATORE ROMANO venerdì 18 settembre 2015 Un momento della conferenza a Ginevra per l istituzione del tribunale internazionale per lo Sri Lanka (Afp) CO L O M B O, 17. L'Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti umani ha reso noto ieri un rapporto sugli abusi commessi durante il conflitto civile nello Sri Lanka, che tra il 1983 e il 2009 fece almeno vittime. Segnalando che sia le forze governative sia i guerriglieri tamil si sono macchiati di crimini di guerra, l organismo internazionale con sede a Ginevra ha chiesto che i responsabili siano individuati e giudicati da un tribunale internazionale. Una struttura simile a quella che in Cambogia sta giudicando alcuni gerarchi degli Khmer rossi superstiti e facendo luce sui crimini operati dal regime di Pol Pot tra il 1975 e il Nel documento, di oltre duecento pagine, si raccomandano una serie di misure, tra cui la rimozione dall incarico di tutti i militari, poliziotti e ogni altro ufficiale o funzionario per cui ci «siano ragionevoli possibilità che sia stato coinvolto in violazioni dei diritti umani» durante il conflitto. L Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani, Zeid Ra ad Al Hussein, ha confer- Approvata la nuova Costituzione Il Nepal volta pagina Chiesto dall Onu un tribunale internazionale sui crimini del conflitto civile nello Sri Lanka L eredità del passato Parlamentari nepalesi festeggiano l approvazione della nuova Carta (Afp) KAT H M A N D U, 17. Dopo un lungo periodo di incertezza politica e sociale, caratterizzato da numerosi episodi di violenza, l Assemblea parlamentare nepalese ha approvato nella notte la nuova Costituzione, che sostituirà quella provvisoria in vigore dal L accordo propiziato dal Governo di coalizione formato dopo il devastante terremoto dell aprile scorso consentirà al Paese di superare lo stallo politico-istituzionale. Il documento (di 300 articoli) è stato approvato con 507 voti a favore sui 598 parlamentari presenti. Astenuti, oltre a gruppi minori, i rappresentanti dell etnia madeshi, protagonista non solo di un lungo braccio di ferro per potere avere una propria provincia autonoma, alla fine negata, ma anche delle tensioni delle ultime settimane, che nella regione del Terai ha provocato oltre quaranta vittime. Tra i punti centrali nella nuova Costituzione, la decentralizzazione, con sette province ad ampia autonomia federate, la laicità contrastata con decisione dai partiti di ispirazione induista e nessun ruolo per la monarchia, esautorata dal potere nel 2007 dopo un decennio di guerra civile tra Governo e maoisti costato almeno vittime. L intesa per superare la crisi in atto da più di sette anni è stata raggiunta dalle tre maggiori formazioni politiche del Paese: il Partito del Congresso nepalese, da lungo tempo al Governo, il Partito comunista del Nepal-marxista-leninista unitario, e gli ex guerriglieri maoisti del Partito comunista unificato del Nepal-maoista. mato in un messaggio come sia «cruciale che non vada sprecata questa opportunità storica per un cambiamento reale e fondamentale». Il rapporto dell Onu è infatti una risposta alla volontà espressa sabato scorso dalle autorità del Paese del sudest asiatico di volere istituire a breve una Commissione per la verità e la riconciliazione sul modello sudafricano, per fare luce su quanto accaduto durante il trentennale conflitto civile. Il rapporto la cui diffusione è stata ritardata di alcune settimane per consentire al nuovo presidente eletto a gennaio, il riformista Maithripala Sirisena, e al Governo in carica da luglio di assestarsi e avviare il Paese verso condizioni di concreta pacificazione e stato di diritto parla di «gravi violazioni riscontrate nelle indagini che hanno coperto il periodo », tra cui bombardamenti indiscriminati, esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate, testimonianze strazianti di tortura e di violenza sessuale, reclutamento di bambini e altri gravi crimini. Nel documento viene inoltre evidenziato «il massacro di comandanti e militanti tamil dopo la loro I talebani ritrovano la coesione dopo la morte del mullah Omar resa negli ultimi giorni di conflitto», senza che nessuno sia stato mai condannato. Il rapporto sottolinea infine la spregiudicatezza della guerriglia del movimento delle Tigri per la liberazione dell eelam tamil, che non ha esitato a farsi scudo dei civili, reclutare bambini-soldato o portare devastanti e indiscriminati attacchi contro istituzioni e obiettivi militari in aree anche popolate. Accusato dei sanguinosi attacchi a Dushambé Leader dell opp osizione ucciso in Tadjikistan DUSHAMBÉ, 17. Si è conclusa con l uccisione del generale Abdukhalim Nazarzoda, fino a poco tempo fa viceministro della Difesa tadjika, l offensiva lanciata da Dushambé contro un presunto gruppo di islamisti accusato di aver attaccato la capitale e la città di Vahdat il 4 settembre scorso, con un blitz in cui erano rimasti uccisi una dozzina di poliziotti e venti militanti. Altri centoventi presunti estremisti islamici sono stati arrestati. Nazarzoda è stato ucciso insieme al suo braccio destro, Junaidullo Umarov, e a un pugno di fedelissimi a Pokrud, nelle gole di Ramit, 60 chilometri a est di Dushambé, una delle roccaforti dell opp osizione islamica negli anni della guerra civile tra il 1992 e il 1997, quando furono uccise decine di migliaia di persone. Per stanarlo sono intervenuti i corpi speciali, Omon e gruppo Alfa, supportati da elicotteri e droni: segno che la rivolta, agli occhi del Governo, rischiava di assumere il carattere di una vera e propria insurrezione guidata da elementi islamici. Negli scontri a fuoco è morto KABUL, 17. Sembra ritrovare compattezza il movimento talebano, dopo le frizioni nate con la nomina del mullah Akhtar Mansour al posto del defunto leader Omar. I familiari dell ultima guida spirituale del movimento hanno infatti giurato fedeltà a Mansour. Un segnale secondo i talebani che le divergenze del passato sono state ormai sup erate. L opposizione della famiglia del mullah Omar alla nomina di Mansour aveva aperto un enorme crepa nel movimento a inizio agosto, quando un gruppo ristretto di comandanti talebani riunito a Quetta, in Pakistan, nominò nuovo leader l uomo che per tanti anni fu il vice di Omar. Il fratello del defunto leader, il mullah Manan, e il figlio, il mullah Yaqub, dichiararono che la scelta di Mansour era stata prematura e mancante del consenso necessario. Diversi comandanti talebani si rifiutarono di giurare fedeltà a Mansour. Ora Manan e Yaqub hanno deciso di accettare la nomina del nuovo leader che a sua volta ha promesso di consultarsi con loro su tutte le questioni importanti. La riconciliazione all interno del movimento rilancia le speranze di una ripresa dei colloqui di pace, che sono ancora a livello embrionale, tra il Governo di Kabul e i talebani, sospesi da questi ultimi dopo l annuncio della morte del mullah Omar a fine luglio. anche il comandante del gruppo Alfa, il colonnello Rustam Amakikiev, e quattro dei suoi uomini. Ieri, nel pieno dell operazione governativa, il presidente russo, Vladimir Putin, aveva ribadito il suo «sostegno e supporto» al presidente tadjiko Imomali Rakhmon. Caracas chiude un altro tratto di frontiera Crisi irrisolta tra Venezuela e Colombia CARACAS, 17. Ancora senza soluzione la crisi tra Venezuela e Colombia. Le autorità di Caracas hanno chiuso oggi un altro tratto di frontiera con la Colombia. A essere interessate dal provvedimento che estende quello del mese scorso riguardo un altro tratto del confine lungo complessivamente 2219 chilometri sono le località degli Stati nordorientali di Zulia e Apure, nelle quali è stato anche proclamato lo stato d e m e rg e n z a. Il contrasto tra i due Paesi sudamericani è stato innescato il mese scorso dall uccisione di tre militari e Un gruppo di cittadini venezuelani attende di varcare la frontiera con la Colombia (Epa) Attesa la decisione sui tassi Il D-Day della Federal Reserve WASHINGTON, 17. La Federal Reserve (la Banca centrale statunitense) alzerà o non alzerà i tassi d interesse, attualmente compresi tra lo zero e lo 0,25 per cento? Arriverà oggi la risposta a questa complessa e delicata questione, che tiene al momento col fiato sospeso le principali Borse del mondo. Oggi infatti si riunisce il Fomc (l o rg a n o direttivo della Fed); in caso positivo, sarebbe il primo rialzo dei tassi dal 2006, ossia da quando è scoppiata la grande crisi economica. L economia statunitense infatti corre e la disoccupazione è scesa al 5,1 per cento: questo non giustifica più il mantenimento dei tassi d interesse a livelli così bassi. Anche perché dicono gli esperti più i tassi restano su questi livelli, più si gonfiano bolle speculative in giro per il mondo. Tuttavia, se la Fed decidesse di rialzare i tassi, potrebbe anche creare uno tsunami economico-finanziario, che colpirebbe soprattutto i Paesi emergenti, e a farne le spese sarebbero poi, alla lunga, anche le imprese americane. Inoltre molte aziende americane e non sono iper-indebitate in dollari, il che le rende assai vulnerabili in caso di un rialzo dei tassi Fed e di un ulteriore rincaro del biglietto verde. Un eventuale aumento dei tassi peserebbe poi anche sulle materie prime e sui Paesi esportatori. Insomma: la Fed si trova a prendere una decisione che potrebbe avere un impatto forte non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. L ultima volta in cui i tassi sono saliti è stato nel giugno 2006, quando alla guida della Fed c'era Ben Bernanke, considerato l a rc h i - tetto del salvataggio dell economia americana con le misure non convenzionali adottate. Nel 2006 i tassi salirono dal cinque al 5,25 per cento, livello al quale restarono fino al Intanto, gli analisti si dividono sull opportunità della manovra. un civile venezuelani, attaccati da presunti contrabbandieri. Caracas, dopo aver annunciato la chiusura di un primo tratto di frontiera, ha poi espulso 1400 colombiani, mentre circa hanno fatto ritorno volontariamente nel Paese d origine. Sulla delicata vicenda sono intervenute anche le Nazioni Unite, che hanno parlato di una crisi umanitaria e lanciato un appello al dialogo. Per affrontare la questione, l Unasud (l Unione delle Nazioni sudamericane) ha convocato per lunedì prossimo un vertice dei capi di Stato dell organizzazione regionale. Kenneth Rogoff, professore ad Harvard e influente membro del panel di consiglieri della Fed di New York, non ritiene possibile un aumento dei tassi. La Fed ha detto che avrebbe alzato i tassi «una volta ragionevolmente fiduciosa; ma non basta la fiducia, di questi tempi ci vuole la certezza». Ancor più scettico, sul fronte dei mercati, Lloyd Blankfein, il numero uno di Goldman Sachs: «Il rialzo dei tassi è un tema di cui non vale nemmeno la pena parlare e non lo farei a meno che non fossi costretto». «La Fed ha il doppio mandato di promuovere il pieno impiego e la stabilità dei prezzi», e sul primo punto «non ha avuto successo, dunque perché dovrebbe considerare un rialzo dei tassi a settembre?» ha dichiarato ieri il premio Nobel per l Economia Joseph Stiglitz. Stando a fonti dei media americani, il Fomc appare spaccato tra ottimisti e scettici, tanto che come rivelano anche i verbali delle ultime riunioni la decisione sui tassi sarà incerta fino all ultimo. Secondo i dati federali Cinquanta milioni di poveri negli Stati Uniti WASHINGTON, 17. Sono quasi nove milioni gli americani che nel 2014 hanno potuto pagarsi un assicurazione sanitaria, cosa che prima non potevano permettersi. Resta invece stabile il tasso di povertà: nel Paese che può vantare la prima economia del mondo sono quasi cinquanta milioni le persone costrette a vivere in condizioni di miseria. Sono questi solo alcuni dei principali dati che emergono dalle analisi diffuse ieri dall ufficio federale per il censimento. Ogni anno l ufficio pubblica un rapporto nel quale misura la qualità di vita degli americani. E nella fotografia generale dicono gli esperti il dato più rilevante è appunto quello secondo cui, dopo la piena entrata in vigore nel 2014 dell Affordable Care Ac t, la riforma sanitaria voluta dal presidente Barack Obama, è scesa dal 13,1 al 10,4 la percentuale degli americani senza copertura sanitaria. Rimane invece stabile, come detto, il tasso di povertà: il 15,3 per cento degli americani è costretto a vivere in miseria, vale a dire oltre 46 milioni di persone. Non ci sono variazioni anche per quanto riguarda il reddito medio per famiglia, intorno ai dollari, sottolinea il rapporto. Numeri, questi, che fanno capire come, nonostante la ripresa economica e l aumento dei posti di lavoro, la situazione dell economia reale per la gran parte delle famiglie americane sia rimasta in questi anni sostanzialmente invariata. Basti pensare che il reddito medio rimane inferiore del 6,5 per cento, ossia il livello registrato nel 2007, prima dello scoppio della crisi con la caduta di Lehman Brothers. Confermata anche la tendenza, accentuata in questi anni di crisi economica e finanziaria, delle sperequazioni di reddito, con il cinque per cento dei più ricchi che ha guadagnato il 21,9 per cento del reddito collettivo del E il cinque per cento dei cittadini più poveri che ha guadagnato il tre per cento. L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum Città del Vaticano o r n e o s s ro m.v a w w w. o s s e r v a t o re ro m a n o.v a POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt GI O VA N N I MARIA VIAN direttore responsabile Giuseppe Fiorentino v i c e d i re t t o re Piero Di Domenicantonio cap oredattore Gaetano Vallini segretario di redazione Servizio vaticano: Servizio internazionale: Servizio culturale: Servizio religioso: Servizio fotografico: telefono , fax w w w. p h o t o.v a Segreteria di redazione telefono , fax s e g re t e r i o s s ro m.v a Tipografia Vaticana Editrice L Osservatore Romano don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale 99; annuale 198 Europa: 410; $ 605 Africa, Asia, America Latina: 450; $ 665 America Nord, Oceania: 500; $ 740 Abbonamenti e diffusione (dalle 8 alle 15.30): telefono , fax , , d i f f u s i o n o s s ro m.v a Necrologie: telefono , fax Concessionaria di pubblicità Il Sole 24 Ore S.p.A. 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3 venerdì 18 settembre 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 3 Gruppi di manifestanti contrari al presidente Kafando (Afp) Chiesta a Washington una discussione anche a livello militare per rispondere alla sfida dell Is Mosca cerca un confronto sulla crisi siriana MOSCA, 17. Il confronto diplomatico tra Mosca e Washington sulla sfida del cosiddetto Stato islamico (Is) in Siria è in questa fase l aspetto più cruciale del dibattito internazionale sull emergenza collegata al terrorismo di matrice jihadista. Il segretario di Stato americano, John Kerry, ha detto ieri che Mosca ha proposto agli Stati Uniti l ap ertura di una discussione anche a livello militare. Kerry ha spiegato come la richiesta sia stata avanzata dal ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, il quale gli ha assicurato che la Russia è interessata solo a combattere l Is in Siria. Kerry ha aggiunto che la Casa Bianca, il dipartimento di Stato e il Pentagono stanno ora valutando la proposta, ma ha specificato di essere comunque favorevole ai colloqui. A giudizio di Kerry, tra l altro, i colloqui aiuterebbero gli Stati Uniti ad avere un quadro più chiaro sulle reali intenzioni del Cremlino in Siria, dopo le notizie dei giorni scorsi dell invio di materiale militare a Latakia, sulla costa del Mediterraneo, che ha fatto ipotizzare l intenzione russa di allestire una base aerea, circostanza allo stato delle cose smentita dalle autorità di Mosca, che non ne hanno però escluso la possibilità in assoluto. Al tempo stesso, citando anonimamente fonti definite vicine al presidente Barack Obama, il «New York Times» scrive che questi starebbe meditando di incontrare personalmente il presidente russo, Vladimir Putin, in margine all Assemblea generale dell Onu a New York, alla quale interverranno entrambi il 28 settembre, con l obiettivo di trovare un terreno comune di discussione sulla crisi siriana, prima di un ulteriore escalation delle tensioni Abbas condanna le violenze a Gerusalemme TEL AV I V, 17. «Siamo a Gerusalemme per rimanerci, proteggeremo i nostri luoghi cristiani e islamici: non lasceremo la nostra terra e ci attaccheremo ad ogni atomo del territorio». Questo il messaggio lanciato ieri dal presidente palestinese, Mahmoud Abbas, che si è recato a Gerusalemme dopo gli scontri dei giorni scorsi nell area della moschea di Al Aqsa. Abbas ha ribadito la posizione palestinese, condannando la violenza usata dalle forze di sicurezza israeliane. E ha ripetuto che «non ci sarà uno Stato palestinese senza Gerusalemme est come sua capitale». Abbas ha anche dichiarato che gli israeliani non hanno il diritto di intervenire nell area della moschea di Al Aqsa (uno dei luoghi più sacri per l islam), «non gli permetteremo di farlo». Il presidente ha partecipato a una riunione di alcuni membri del comitato centrale dell Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e del ministro per gli Affari religiosi dell Autorità palestinese. Una dura condanna delle violenze a Gerusalemme è giunta ieri anche dalla Lega Araba. Il segretario generale dell o rg a n i s m o, Nabil El Araby, ha chiesto alla comunità internazionale di prendere posizione. Araby, in una telefonata al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Kimoon, ha sottolineato la necessità che il Consiglio di sicurezza agisca per proteggere la pace nella regione. «È importante ha sottolineato El Araby in una nota che la riunione del quartetto internazionale (Stati Uniti, Russia, Onu e Ue), che si terrà il 30 settembre a New York, alla presenza dei ministri degli esteri di Egitto, Giordania e Arabia Saudita e della Lega Araba, porti a risultati tangibili». nel Vicino e Medio oriente e nel nord Africa. Secondo il quotidiano, peraltro, i vari consiglieri di Obama sarebbero divisi sull opportunità di un faccia a faccia tra i due leader. Da parte sua, Putin si appresta a ricevere la settimana entrante il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Fonti ufficiali del Governo israeliano hanno precisato che Netanyahu intende discutere del dispiegamento di forze militari russe in Siria e sottolineare «le minacce a Israele in seguito ai rinforzi militari nell arena siriana e alla fornitura di Bombe sulla città siriana di Douma (Reuters) armi a Hezbollah e ad altre organizzazioni». Sulla crisi siriana, nella quale si è innescata la sfida dell Is, le posizioni di Stati Uniti e Russia, al momento, restano comunque distanti. L idea del presidente russo di realizzare una più vasta coalizione contro i jihadisti dell Is suppone come condizione indispensabile il coinvolgimento dei principali attori regionali, compresi il Governo dell Iran e quello siriano del presidente Bashar Al Assad. Su questo punto, però, è diametralmente opposta la posizione di Washington, oltre a quella dei suoi principali alleati nell area, a partire dall Arabia Saudita, ma anche dalla Turchia, e in Europa, a cominciare dalla Francia. Il Governo di Parigi, annunciando l avvio nelle prossime BE I R U T, 17. Diversi contusi, alcuni feriti e oltre quaranta persone arrestate sono il bilancio degli scontri scoppiati oggi durante manifestazioni di protesta antigovernative svoltesi nel centro di Beirut. Fonti locali precisano che, dopo una prima fase di scontri con la polizia, 42 persone sono state arrestate nei pressi della centrale piazza dei Martiri. Lì i dimostranti attendevano i convogli di auto dei leader politici. Proprio ieri infatti si teneva una riunione del Dialogo nazionale indetta dal leader del Parlamento Nabih Berri. I manifestanti contestavano le misure messe in campo dal Governo per affrontare le principali questioni che affliggono il Paese: dalla mancata raccolta dei rifiuti allo stallo politico. In Libano infatti i maggiori partiti ancora non sono riusciti a trovare un accordo per eleggere il nuovo presidente. settimane di bombardamenti contro le postazioni dell Is in Siria, ha infatti chiarito di non voler riconoscere la legittimità del presidente siriano in funzione della lotta al terrorismo: un eventuale appoggio ad Al Assad «non è la soluzione» ha affermato il ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Oggi a Damasco, intanto, torna l inviato dell Onu, Staffan de Mistura, per discutere il suo piano di pace con le autorità locali. Le emittenti televisive arabe, nel darne notizia, precisano che de Mistura incontrerà il ministro degli Esteri siriano, Walid Al Muallim. I punti cruciali del piano, peraltro, non sembrano tali da trovare consenso a Damasco. Oltre al cessate il fuoco, prevedono infatti la formazione di un Consiglio di transizione con pieni poteri esecutivi, mentre al presidente Al Assad resterebbero solo quelli protocollari, insieme alla creazione di un consiglio militare congiunto tra le forze governative e quelle ribelli. Premier yemenita rientra ad Aden dall esilio a Riad SANA A, 17. Il premier yemenita, Khaled Bahah, e diversi ministri sono tornati nella città di Aden, liberata dalle forze lealiste, dopo mesi di esilio in Arabia Saudita. «Il Governo ha trasferito la sua base da Riad ad Aden», ha confermato ieri un portavoce. Non si hanno ancora notizie, invece, del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, fuggito a marzo nel regno saudita dove, presumibilmente, si trova tuttora. Il capo del Governo yemenita è rientrato insieme al ministro dell Interno, Abdou Mohamed Al Hudhaifi; al ministro della Pianificazione e cooperazione internazionale, Mohammed Al Tamim; al ministro del Lavoro, Samira Obaid. In totale sette rappresentanti dell Esecutivo sono ritornati nell importante città portuale del sud dello Yemen. Secondo Al Jazeera, anche al nord prosegue l avanzata della coalizione a guida saudita, arrivata, ormai, a 60 chilometri dalla capitale Sana a. I combattenti lealisti hanno ucciso martedì 35 ribelli sciiti dell imam Abdel Malik Al Huthi a Taiz. Nel corso dei violenti combattimenti per la conquista della terza città per importanza dello Yemen, sono stati feriti 50 ribelli huthi mentre sono morti sette miliziani filogovernativi e altri 40 sono rimasti feriti. Feriti e arresti a Beirut durante proteste antigovernative Militari sequestrano il presidente e aprono il fuoco sulla folla Colpo di Stato in Burkina Faso OUAGAD OUGOU, 17. Un colpo di Stato militare è in atto nel Burkina Faso, dove ieri sera il presidente di transizione, Michel Kafando, e il primo ministro, Isaac Zida, sono stati sequestrati da elementi del Reggimento di sicurezza presidenziale (Rsp). Il reparto militare, che fungeva da guardia scelta del precedente capo di Stato, Blaise Compaoré, fuggito dopo manifestazioni dello scorso ottobre, è forte di circa 1200 uomini, alcuni dei quali hanno occupato il palazzo presidenziale all indomani di una proposta di scioglimento della stessa Rsp arrivata dalla Commissione nazionale per la riconciliazione e le riforme. Secondo fonti della capitale Ouagadougou, citate dalla Misna, l agenzia internazionale delle congregazioni missionarie, i golpisti avrebbero sequestrato anche diversi ministri, rilasciandone poi quattro, tutte donne. I militari hanno preso il controllo dei mezzi di comunicazione. Secondo le fonti, è stata messa fuori uso anche la sede di radio Omega, che aveva riferito sulle manifestazioni dello scorso ottobre, e anche Radio France Internationale si è vista sospendere le trasmissioni. Ban Ki-moon convoca i belligeranti sudsudanesi NEW YORK, 17. Il protrarsi degli scontri armati in Sud Sudan ha spinto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, a chiedere al presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, e al capo dei ribelli, Rijeck Machar, di recarsi a New York entro la fine del mese per perfezionare l accordo di pace destinato a mettere fine alla guerra civile. Ban Ki-moon, secondo quanto comunicato da un portavoce dell Onu, confida che i colloqui di New York «si svolgano ai più alti livelli per assicurare che l accordo di pace riceva il più pieno sostegno della comunità internazionale». La guerra civile in Sud Sudan è iniziata nel dicembre del 2013, quando il presidente fu accusto da Machar, suo ex vice che aveva deposto nel luglio precedente, di aver impoverito la nazione e di aver favorito la sua suddivisione secondo l appartenenza etnica. In questi venti mesi, peraltro, i combattimenti si sono concentrati negli Stati petroliferi sudsudanesi dell Alto Nilo e di Unity, a dimostrazione di uno scontro legato soprattutto al controllo delle ricchezze del Paese, il che in Sud Sudan significa appunto petrolio. I mediatori regionali avevano dato a Salva Kiir Mayardit e a Machar tempo fino al 17 agosto per raggiungere un accordo per mettere fine alla guerra civile. Con qualche giorno di ritardo, le due Manifestante affronta la polizia nel centro di Beirut (Ap) firme erano arrivate, ma ci sono state recrudescenze degli scontri. Ancora due giorni fa, il presidente, in un discorso alla televisione nazionale, ha promesso di rispettare la tregua, sostenendo però di ha sostenuto di aver firmato l intesa dopo minacce e pressioni internazionali, nonostante clausole che violerebbero la sovranità del Sud Sudan, come quelle sulla smilitarizzazione della capitale Juba e la nomina di uno straniero come garante del rispetto della tregua. Le autorità del Burkina Faso hanno reagito al tentativo di golpe attraverso una dichiarazione del presidente del consiglio nazionale di transizione, Moumina Cheriff Sy, che pur parlando di «tentativi di dialogo in corso tra le alte gerarchie militari e il Rsp», ha invitato «tutti i patrioti a mobilitarsi». Parte della popolazione non aveva però atteso questo appello per scendere in piazza e protestare contro i golpisti. «La gente è insofferente a questa situazione e rifiuta di vedere 1200 persone tenere sotto ricatto il Paese: le prime manifestazioni, nel pomeriggio sono state spontanee, poi è arrivata la dichiarazione di Sy», riferiscono ancora le fonti della Misna, citate anonimamente per motivi di sicurezza. Il corrispondente a Ouagadougou dell Associated Press ha riferito che gli uomini del Rsp hanno risposto alla mobilitazione respingendo i manifestanti a colpi d arma da fuoco, aggiungendo che il bilancio delle vittime è incerto, ma che si sono registrati con certezza alcuni feriti gravi. Una dura condanna è stata espressa dal segretario generale dell Onu, Ban Ki-moon, che ha richiesto la liberazione immediata del presidente Kafando e la continuazione della transizione, che sarebbe dovuta culminare, il prossimo 11 ottobre, nelle elezioni. Una dichiarazione del Consiglio di sicurezza parla di flagrante violazione della Costituzione del Paese. Trattative sui candidati nel futuro Governo libico RA B AT, 17. Verranno esaminati i profili dei candidati a guidare il Governo di unità nazionale libico nel corso del nuovo round dei colloqui di pace tra le varie fazioni libiche che riprendono oggi a Skhirat, in Marocco, sotto l egida dell Onu. Lo ha annunciato l inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Bernardino León, nel corso di una conferenza stampa. «La missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia ritiene che sia arrivato il momento di accelerare i nostri discorsi, proponendo di iniziare la discussione sui candidati per il Governo di unità nazionale», ha dichiarato León. Una volta firmato l accordo, ha sottolineato ancora il rappresentante delle Nazioni Unite davanti ai giornalisti, «non ci saranno vincitori o sconfitti. Se qualcuno pensa che sarà chiaro chi avrà vinto e chi avrà perso, questa persona non ha capito cosa stiamo provando a fare». L obiettivo del decisivo round resta confermata la scadenza del 20 settembre per il negoziato è trovare un intesa sui nomi del premier e dei suoi due vice del nuovo Governo di unità nazionale. I colloqui, tuttavia, non si aprono sotto i migliori auspici. La delegazione di Tobruk è presente solo con due membri: gli altri due sono tornati nella città della Libia orientale per consultazioni sugli emendamenti voluti dal Congresso nazionale generale di Tripoli (Cng) che modificano il piano dell O nu. Tobruk non rifiuta la bozza approvata a luglio, ma solo gli emendamenti voluti dal Congresso. In particolare quello che prevede la sostituzione dei generali Khalifa Haftar e Abdul Razzak Nazhuri ai vertici delle forze armate libiche. La delegazione di Tripoli, inoltre, ha rinviato l arrivo a Skhirat per problemi riscontrati con l a e re o che sarebbe dovuto decollare ieri sera dalla capitale libica. Ucciso nel Sinai un generale della polizia IL CA I R O, 17. Un generale della polizia egiziano è stato ucciso la scorsa notte a un checkpoint di sicurezza vicino al commissariato di El Arish. L omicidio è stato rivendicato da un gruppo di estremisti egiziani affiliato al cosiddetto Stato islamico (Is). L attacco dei terroristi appare una risposta all op erazione che le forze di sicurezza egiziane hanno avviato nel nord del Sinai due settimane fa in seguito all uccisione di un ufficiale nella zona di Rafah. L operazione antiterrorismo prosegue anche in queste ore. «Ieri ha precisato il portavoce militare Mohamed Samir nella nona giornata dell operazione sono stati uccisi 55 terroristi, 35 sospetti sono stati arrestati, distrutti 30 nascondigli e neutralizzati 41 congegni esplosivi. Nel blitz sono rimasti uccisi due soldati e altri 12 sono rimasti feriti», ha aggiunto Samir.

4 pagina 4 L OSSERVATORE ROMANO venerdì 18 settembre 2015 Le indicazioni sono poche e semplici Una permanenza limitata Un quadro ben definito Nessuna retribuzione Niente curiosità fuori luogo La presenza di tutori che veglino Domenico Ghirlandaio, «Madonna della misericordia» (1472) Consigli pratici per l accoglienza ai profughi Non basta la solidarietà di I JEAN-MARIE CARRIÈRE* n molti Paesi europei si osserva uno straordinario slancio di solidarietà per accogliere gli uomini, le donne, i bambini e le famiglie che arrivano in Europa per chiedere asilo e protezione. La metà di essi viene dalla Siria, l altra metà da Paesi come Eritrea, Somalia e Afghanistan. L accoglienza offerta loro mostra quanto l appello di Papa Francesco sia stato ascoltato e messo in pratica. Molte persone si sono offerte di accogliere i profughi, come pure molte parrocchie o comunità. Che cosa occorre fare perché questa accoglienza vada bene, sia per quanti accolgono sia per quanti vengono accolti? La rete «Welcome» di Jesuit Refugee Service (Jrs) Francia, sulla base di una lunga esperienza, ci propone cinque consigli pratici. Certamente il primo obiettivo dell accoglienza è in concreto di dare un alloggio ai richiedenti asilo. Anzitutto, si tratta di accoglienza, perciò si cercherà di creare rapporti sociali e di amicizia tra i profughi e le famiglie che li accolgono. Offrire un alloggio è uno dei modi per farlo. L accoglienza dei profughi può però anche avvenire per un tempo delimitato, come un pasto o un fine settimana, oppure organizzando momenti di convivialità, come una partita di calcio o una serata danzante. La permanenza in una famiglia è sempre di breve durata: un mese in La parola del pastore Saranno il metropolita Ilarione, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, il cardinale Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e altri relatori a presentare il 18 settembre alle 18 nel Collegio Teutonico in Vaticano il libro La parola del pastore. Dio e l uomo. La storia della salvezza (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2015, pagine 470, euro 28) del patriarca Cirillo. La sofiologia russa, la mistica cattolica del Sacro Cuore e l aspetto cosmico nei misteri saranno poi al centro il 19 settembre di un incontro organizzato dall Academia Sapientia et Scientia con la partecipazione, tra gli altri, del cardinale Paul Poupard e di Sergio Givone. media, e un profugo può essere accolto a turno da diverse famiglie. Le persone accolte, che hanno tutte presentato una richiesta di asilo e hanno dunque i documenti in regola, restano così vari mesi all interno di una rete, mentre attendono di essere ospitate in un centro di accoglienza dello Stato. Le famiglie poi restano spesso in contatto con il profugo che hanno accolto, e spesso lo rinvitano per un pranzo o per un breve soggiorno nella loro casa vacanza. L esperienza dimostra che un cuore generoso lo è ancor di più quando ciò che gli si chiede è ragionevole. All inizio, si potrebbe pensare di far cenare ogni sera il profugo con la famiglia che lo ospita. Ma è meglio riflettere bene su questa idea, perché potrebbe rivelarsi troppo gravosa per alcune famiglie, e non sarebbe più necessariamente un buon servizio che si rende ai profughi. Questi sono spesso iscritti ad associazioni che distribuiscono pasti gratuiti, e se non vi si recano perché mangiano nelle famiglie, vengono cancellati dalle liste ed è poi difficile reinserirli. Il consiglio è dunque che l ospite ceni con la famiglia una o due volte a settimana. E tutto ciò deve essere chiaramente stabilito fin dall inizio perché l accoglienza avvenga in un quadro ben definito. Parimenti, le famiglie ospitanti devono fissare subito gli orari nei quali i profughi rientrano a casa la sera ed escono la mattina, se vengono lasciate loro le chiavi o se suonano al loro arrivo. Uno dei punti chiave del sistema è che l accoglienza è del tutto gratuita. Non si deve assolutamente chiedere un compenso finanziario alla persona ospitata, e non deve chiederlo neppure l associazione o l o rg a n i z z a z i o - ne che affida la persona a una famiglia o a una comunità. E non bisogna neanche chiedere alla persona accolta di effettuare un qualsivoglia lavoro in cambio dell ospitalità. Il che naturalmente non esclude la sua partecipazione alle faccende domestiche come qualsiasi altro membro della famiglia, o dare una mano in giardino, se occorre. Inoltre vanno evitate curiosità fuori luogo. Non bisogna fare domande dirette o indiscrete su argomenti che possono risultare dolorosi per il profugo accolto, o che potrebbero ricordare un interrogatorio amministrativo o della polizia. Quando richiedono asilo, ai profughi vengono poste molto domande, le stesse o quasi che vengono riformulate loro nelle associazioni. Ciò ravviva il ricordo di fatti molto dolorosi, come la decisione di lasciare il proprio Paese, o i pericoli e i rischi corsi durante il viaggio. Certo, le persone che li accolgono potrebbero volerli far parlare del loro percorso, per curiosità amichevole, o anche per sap ere. Bisogna capire che ciò può rivelarsi molto dannoso per la persona accolta. Si conosce meglio l a l t ro quando si simpatizza con lui piuttosto che quando si cerca di sapere cose su di lui. È molto più fraterno cercare di avere conversazioni naturali e si raccomanda di aspettare il momento in cui, una volta creatasi un amicizia, il profugo, se lo desidera, parlerà lui stesso del suo passato. Occorrono poi dei tutori che veglino. Non è auspicabile che una famiglia o una persona si lanci da sola in un accoglienza. È molto importante essere inseriti in una rete, come quella parrocchiale. Per tutta l esp e- rienza dell accoglienza è necessario vegliare per vedere se tutto si sta svolgendo bene. Una famiglia che Ricevere è una gioia grande e profonda per ambo le parti Anche colui che accoglie riceverà molto da colui che viene accolto esprime il desiderio di offrire accoglienza deve innanzitutto ricevere la visita di un co ordinatore. Sarà lui a decidere quale richiedente asilo verrà accolto in quella casa. Di fatto non si può inviare lo stesso tipo di rifugiato a casa di un generale in pensione che vive con la moglie in di ED OARD O ZACCAGNINI Downton Abbey è una danza continua tra due mondi paralleli che si sfiorano senza toccarsi mai: gli aristocratici da una parte e i loro dignitosi servitori dall altra. Ognuno al proprio posto, nella stessa grande casa, rispettosi l uno dell altro e obbedienti alle stesse regole. Gli eleganti Con lo scorrere delle puntate tutti i personaggi avvertono la pressione della storia che avanza Un vento che capovolgerà le zolle del loro terreno tica capacità di emozionare, affascinare e s e d u r re. Julian Fellowes, già genio al cinema con Gosford Park di Robert Altman (2001), concede la sua preziosa penna alla miglior televisione, e se quel meraviglioso film gli valse meritatamente un Oscar, nell indigestione di premi fatta da Downton Abbey c è tanto del suo, anche se, a essere precisi e giusti, va menzionato quel Upstairs Downstairs degli anni Settanta dove già interagivano servitori e serviti e da cui il gran talento di Fellowes ha tratto ispirazione; lì la narrazione partiva dal 1903, mentre la prima immagine un grande appartamento del centro città o a casa di una giovane coppia con tre figli che vive in periferia. Per esempio, per il problema della lingua, spesso ancora poco conosciuta dai profughi: il generale farà fatica ad accettare di parlare a gesti, mentre sarà molto più facile collocare un profugo che parla molto poco la lingua del posto in una famiglia con dei bambini: questi ultimi gli insegneranno in poco tempo a parlarla. Inoltre, durante l accoglienza, è molto utile che un t u t o re o una tutrice incontrino regolarmente (all inizio ogni settimana) la persona ospitata per vedere se va tutto bene. A volte possono nascere problemi legati a differenze culturali. Parlarne con il tutore aiuta molto la famiglia o la comunità. Un esempio: se la persona ospitata rutta a tavola, perché nel suo Paese è un segno di soddisfazione o di ringraziamento, i bambini possono turbarsi e i genitori sentirsi a disagio. È più facile che sia il tutore a dire al profugo che nella nostra cultura non si fa. Va poi tenuto conto che l offerta di accoglienza, in un primo tempo, deve essere fatta solo a singoli richiedenti asilo. L accoglienza di una famiglia è molto più complessa, e occorre fare molta attenzione al modo in cui si può e si deve organizzare. Spesso le famiglie hanno la priorità nei servizi offerti dallo Stato o da grandi organizzazioni, che hanno i mezzi e la competenza per farlo. Nel caso in cui una parrocchia voglia offrire accoglienza a una o due famiglie (non di più) la cosa migliore è pensare a un appartamento o a un alloggio disponibile. Si rispetterà così l intimità della famiglia accolta, L Inghilterra di inizio Novecento nella serie tv «Downton Abbey» Valzer di mondi paralleli di Downton Abbey inquadra un telegrafo che annuncia l affondamento del Titanic. È il 15 aprile del 1912, e il nastro di partenza di una sceneggiatura articolata ma agilissima, la quale sottobraccio a una meticolosa attenzione per ambienti e costumi consente a quest importante period drama di restituire la dimensione di un epoca, con la storia grande, quella dei manuali, che si impasta coi cambiamenti di mentalità e con le trasformazioni economiche, con il cinema, la musica e la radio che fanno capolino nella narrazione, con l ampliamento delle differenze di vedute tra giovani e anziani, al di là della classe di appartenenza. Mai tuttavia l affresco storico di Downton Abbey eclissa i personaggi: il suo pulsante scenario ha il dono della discre- che ne ha grande bisogno. Ma non bisogna neppure lasciarla sola nel suo alloggio; i consigli dati in precedenza sulla convivialità, il quadro, la durata (occorre cercare sempre attivamente per la famiglia una struttura pubblica) la curiosità, il tutoraggio, devono essere tenuti presenti anche in questo caso. Una particolare attenzione rivolta ai bambini, ai loro bisogni, in particolare in termini d istruzione scolastica, potrebbe contribuire molto ad arricchire l accoglienza. Nel progetto «Welcome» di Jrs Francia non si possono accogliere famiglie, perché quando ci sono dei bambini, che vanno a scuola, non si può far cambiare loro famiglia ogni mese. E non tutti sono in grado di accogliere una coppia. Ma per quanto riguarda il profilo dei richiedenti asilo, che vengono da Jrs attraverso associazioni come la Caritas, non si fanno distinzioni: uomini o donne, profughi che sono fuggiti dalla guerra o dalla miseria, cristiani o musulmani. Non importa. L accoglienza dei profughi testimonia in modo profondo il valore evangelico centrale del gesto dell ospitalità che sta al centro dell appello di Papa Francesco. Come dicono i nostri amici in Ungheria, Hospes venit, Christus venit ( Un ospite viene, è Cristo che viene ). Ricevere è una gioia grande e profonda: ricevere anche nel senso che colui che accoglie riceverà molto da colui che viene accolto. Per questo motivo si suggerisce alle parrocchie e alle comunità che accolgono questi profughi di tenerli costantemente e fraternamente presenti nelle loro preg h i e re. *Direttore Jrs Europa Violet Crawley interpretata da Maggie Smith componenti della famiglia Crawley di fronte ai loro valletti, camerieri, domestiche, governanti, sguattere e maggiordomo, sempre impeccabili nei tempi e nei modi. Gli uni come gli altri immersi in un Inghilterra di inizio Novecento che splendida è dir poco, nel verde secolare di uno Yorkshire fermo e pulito, nella pietra ordinata dei suoi borghi incastonati in un paesaggio che culla la magnifica tenuta dei signori. Re Edoardo non c è più, ci sarà la Grande guerra e poi mille altre cose, piccole e grandi di un unico incontenibile cambiamento. I nobili si muovono con morbida lentezza, nella cucina dei lavoratori c è gran ritmo e frenesia. Ma in quanto a potenza si smarriscono le differenze: chi comanda conta come chi esegue, in fatto di forza espressiva, profondità e valore narrativo i titoli non contano, servi e padroni condividono un iden- zione, sa indietreggiare e concedere a questi la luce del proscenio, lo spazio per le riflessioni vive oltre il loro tempo. Spesso sostenuti da formidabili interpretazioni, tutti i protagonisti portano con loro una credibile personalità, ognuno ha quelle che la governante Hughes chiama «piccole e grandi ferite della vita, visibili e invisibili» o che Robert Crawley definisce «capitoli di noi stessi che vorremmo non pubblicare, ma che tutti abbiamo». Non ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall altra, in questa serie che come l altrettanto valida The Village risale un importante fetta di secolo breve non solo britannico, ma gli splendori e le miserie umane si infilano in entrambi i mondi, in ogni piano della scala sociale. Quasi tutti, però, ricchi e poveri di quella stessa cultura, avvertono la pressione della storia che avanza: con lo scorrere delle puntate patiscono (chi più che meno) l alzarsi di un vento instancabile che capovolgerà le zolle del loro terreno, preparandolo a una nuova stagione. Le rette parallele si incroceranno, le regole, per molti versi rassicuranti, cadranno invenzione dopo invenzione, anno dopo anno, evento dopo evento. «Un altro mattone viene tolto dal muro», sospira la pungente Violet Crawley di fronte all ennesima novità; lei sontuosamente interpretata dal premio Oscar Maggie Smith rappresentante massimo di una tradizione agonizzante, costretta a ricorrere a tutta la sua intelligenza per mandare giù quel vento nuovo capace di infilarsi anche nei ricevimenti sfarzosi del palazzo. Per chi si fosse perso Downton Abbey fino a oggi, non molti, in verità, visto che questo straordinario romanzo per immagini è stato distribuito in mezzo mondo (quasi sempre con successo), c è ancora un occasione: la sesta stagione, con certezza l ultima, che naviga fino al 1927, La sesta stagione salpa domenica dagli schermi inglesi E in gennaio arriverà negli Stati Uniti salpa il prossimo 20 settembre dagli schermi d Inghilterra e in gennaio arriverà negli Stati Uniti. Non temano gli ultra ritardatari, appassionarsi a questa serie, in prima linea nel far crescere le ambizioni della serialità televisiva, è facilissimo: l ammirazione per la confezione lascia presto spazio al coinvolgimento puro.

5 venerdì 18 settembre 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 5 La Chapel of the Snow in Antartide chiusa dopo 57 anni di attività In Francia le donne cattoliche chiedono alla Chiesa di poter contare di più Il giusto posto di GI O VA N N I ZAVAT TA «Le donne sono ultra-maggioritarie fra i cattolici praticanti e i laici impegnati ma divengono minoritarie nelle istanze decisionali. Davanti alla messa in evidenza delle disuguaglianze fra uomini e donne, non è venuto il tempo per la Chiesa cattolica di aprire alle donne la sua modalità di governance e di funzionamento?». È l interrogativo che sta alla base del documento Pour la juste place des femmes dans les instances décisionnelles de l Église che, in Francia, l Azione cattolica delle donne (Acf) ha presentato oggi, giovedì, nel corso di una conferenza stampa a Parigi. «Parlare di alleanza piuttosto che di complementarità si sottolinea significa affermare una corresponsabilità autentica e superare la diffidenza relativa al sesso. Evocare il ruolo delle donne nella formazione è dare la possibilità di insegnare che uomini e donne hanno uguali e riconosciute competenze e capacità. Lottare contro le discriminazioni nella liturgia vuol dire valorizzare l apporto inestimabile delle donne». E «proporre l accesso delle donne ai ministeri significa dare loro una giusta rappresentazione e rispettarle nella loro dignità e generosità». Del plaidoyer lanciato dall Acf si occupa anche il quotidiano francese «la Croix», ricordando che una delle principali proposte è l accesso delle donne al diaconato. La risposta, dicono, deve venire da appositi spazi di riflessione creati nelle diocesi sotto l autorità del vescovo. L azione è nata l anno scorso «dalla sofferenza generata da ciò che è vissuto come una mancanza di riconoscimento in seno alla Chiesa». Questionari, interviste e altre prese di posizione, da parte di donne impegnate nella Chiesa ma anche di sacerdoti e vescovi, hanno consentito di raccogliere quattromila testimonianze che esprimono un malessere sulla questione. «Rappresentiamo più del 50 per cento dell umanità ma nemmeno le religiose hanno potere decisionale. Che esempio dà la Chiesa alla società ci si chiede con questa mancanza di apertura? Ciò è tanto più paradossale se si pensa che Gesù non differenzia le persone in base al sesso». L Azione cattolica delle donne invita a riflettere sul peso della tradizione, «vero freno al cambiamento»: da duemila anni, si legge nel sito in rete, «il linguaggio ma anche il modo di rivolgersi al mondo e di celebrare sono spesso elaborati da uomini. Il governo è esclusivamente maschile». Si tratta dunque di «una legittima rivendicazione delle donne espressa a più riprese da Papa Francesco». Chiaro il riferimento all esortazione apostolica Evangelii gaudium là dove (n. 104) il Pontefice afferma che «le rivendicazioni dei legittimi diritti delle donne, a partire dalla ferma convinzione che uomini e donne hanno la medesima dignità, pongono alla Chiesa domande profonde che la sfidano e che non si possono superficialmente eludere». E parla di «una grande sfida per i pastori e per i teologi, che potrebbero aiutare a meglio riconoscere ciò che questo implica rispetto al possibile ruolo della donna lì dove si prendono decisioni importanti, nei diversi ambiti della Chiesa». L origine dell Acf risale al 1901 con la creazione della Lega delle donne francesi e della Lega patriottica delle francesi, per difendere le libertà religiose. Una delle loro prime battaglie fu la mobilitazione contro la legge del 9 dicembre 1905 (giudicata iniqua) che in Francia stabilì la separazione fra le Chiese e lo Stato. Notevole inoltre il contributo dato dall associazione nella ricostruzione del Paese dopo le due guerre mondiali. Fra scienza e ricerca di Dio S a c e rd o t i sotto lo zero Ha destato clamore la notizia della chiusura della cappella delle nevi (Chapel of the Snow), una chiesa cattolica che si trova nella base scientifica di McMurdo, nell isola di Ross, in Antartide. A causa della scarsità di fedeli, infatti, la chiesa più a sud del mondo, appartenente alla Nuova Zelanda, ha dovuto chiudere i battenti dopo 57 anni di missione e il sacerdote che vi officiava, padre Dan Doyle, è stato richiamato negli Stati Uniti. Diminuzione degli scienziati della base; progressivo calo di interesse per la religione; sviluppo delle tecnologie che fanno a meno dell uomo; tagli al budget: sono questi i principali fattori che hanno portato alla decisione. «I fedeli sono troppo pochi e quindi basta un cappellano militare», ha spiegato padre Doyle. Ma, secondo lui, sono allo studio iniziative per garantire servizi religiosi interconfessionali, almeno in certi momenti dell anno. E poi restano ancora varie chiesette nelle isole subantartiche e c è il progetto di aprire una chiesa cattolica nella stazione italiana Mario Zucchelli, nella baia di Terranova. Il sacerdote è arrivato a McMurdo nel 2000, su invito della US National Science Foundation, annesso alla Christchurch Antarctic Mission della Chiesa cattolica in Nuova Zelanda. Padre Doyle ha celebrato l Eucaristia e ha assistito la minuscola comunità locale. Ma ora chi dirà messa a Chapel of the Snows? «L esercito americano spiega Doyle invierà un cappellano che si prenderà cura sia dei cattolici che dei protestanti». La Chiesa dunque continuerà a essere presente, anche perché ci sono alcuni sacerdoti argentini, dislocati nelle basi di Marambio, Belgrano ed Esperanza. Nella prima, la più antica, c è padre Daniel Caballero Karanik, appartenente all a rc i - diocesi di La Plata, che svolge la sua attività nella cappella della base, dedicata a Nostra Signora di Loreto. Nella base di Belgrano, invece, c è una cappella costruita con il ghiaccio e dedicata alla Madonna di Itatì. Nella base di Esperanza c è una comunità di circa sessanta fedeli, tra cui sette famiglie. Resiste, poi, un altra chiesa, questa volta ortodossa, nella base scientifica di Bellingshausen, nelle isole Shetland meridionali, riservata ai lavoratori russi, «perché, come qualsiasi altro credente ha detto Sophrony Kirilov, prete ortodosso che vive nell isola King George essi vogliono un sostegno spirituale. Una chiesa dedicata al vero Dio». Padre Kirilov è una delle 100 persone che sfidano il grande freddo di queste latitudini anche durante l inverno, quando le temperature arrivano a 25 gradi sotto zero. Kirilov, 38 anni, fa parte di un gruppo di monaci ortodossi del monastero della Trinità di San Sergio. Tra i suoi compiti c è la preghiera per i 64 suoi connazionali morti nelle spedizioni antartiche e l accoglienza dei ricercatori russi, nonché dei vicini colleghi cileni, polacchi, coreani e dei turisti. La sua chiesa, dedicata alla Santissima Trinità, è un piccolo edificio in legno fatto arrivare direttamente dalla Siberia, consacrato nel 2004 e posto su una collina rocciosa. D estate i turisti e gli scienziati delle stazioni internazionali della zona sfidano i venti per raggiungere la chiesa e ammirare le tipiche icone dorate della tradizione russa, raffiguranti santi e angeli. Di notte la chiesa è illuminata perché sia un punto di riferimento per le navi. Per resistere alla furia del vento il piccolo edificio è legato con grosse catene alle rocce della collina. Kirilov celebra la divina liturgia ogni domenica in russo. «Grazie a Dio spiega il sacerdote questo è un regalo prezioso per noi». Il resto della settimana, invece, lavora come muratore e falegname. (egidio picucci) Marcia nazionale per la vita in Slovacchia BR AT I S L AVA, 17. Si svolgerà domenica 20 settembre a Bratislava la seconda Marcia nazionale per la vita. Decine di organizzazioni e migliaia di persone, sostenuti dalla Conferenza episcopale slovacca, hanno unito le proprie forze per organizzare il più grande appuntamento del genere nel Paese. La maternità si legge in una lettera pastorale diffusa per l o ccasione dalla Conferenza episcopale anziché un esigenza naturale, rischia oggi di essere colpita da pregiudizi. In una società orientata al consumo e alla produzione, «l educazione dei bambini è considerata una perdita di tempo e di energie; coloro che vogliono avere più figli sono definiti egoisti, perché le coppie senza figli sono più p ro - duttive ed efficienti ; questi sono solo alcuni esempi di stati d animo e atteggiamenti scrivono i presuli attualmente presenti nelle società moderne, inclusa quella slovacca. Ciò che tutte queste parole hanno in comune è la perdita di speranza. La speranza che dare la vita, fare sacrifici e vivere per gli altri abbia un senso». Da qui, l appello dei vescovi ad andare a Bratislava e «testimoniare il senso della nostra vita come un dono sacro che dobbiamo e vogliamo sviluppare e sostenere». Emarginati, disoccupati, infanzia al centro dei lavori della Conferenza episcopale canadese In cerca di giustizia CO R N WA L L, 17. La salvaguardia del creato e la necessità della presenza di milieux séc u r i t a i re s nella Chiesa che garantiscano risposte pronte ed efficaci, come nel caso degli abusi sui minori: sono solo due delle preoccupazioni, condivise con Papa Francesco, su cui stanno dibattendo i presuli canadesi riuniti in assemblea plenaria a Cornwall, in provincia di Ontario. Riunione che ha portato fra l altro all elezione del vescovo di Hamilton, David Douglas Crosby, a nuovo presidente della Conferenza episcopale. Nella sua relazione introduttiva, il presidente uscente, Paul-André Durocher, arcivescovo di Gatineau, ha messo in collegamento la spiritualità tradizionale autoctona (le locali comunità indigene sono state al centro di uno specifico rapporto della Commissione verità e riconciliazione) con il rispetto per l ambiente, argomento affrontato da Francesco nella Laudato si. A Cornwall i vescovi studieranno l enciclica e «questo nuovo sviluppo della dottrina sociale della Chiesa che stimola a comprendere le interrelazioni fra ecologia fisica ed ecologia umana». I presuli rivedranno poi, ventitré anni dopo la sua pubblicazione, il documento De la souffrance à l e s p é ra n c e (sui casi di aggressione sessuale nella Chiesa), proprio perché ha sottolineato monsignor Gatineau «questa preoccupazione del Papa è anche la nostra». Ma è con il documento «Una Chiesa in cerca di giustizia. Papa Francesco interpella la Chiesa in Canada», diffuso recentemente, che la Conferenza episcopale ha invitato a riflettere sulla sfida lanciata dal Pontefice e avviare una discussione sul modo in cui il suo magistero in tema di giustizia interroga il Paese. Venti pagine accompagnate da numerose schede riassuntive che illustrano vari aspetti della realtà canadese, dalle sofferenze delle comunità autoctone all accoglienza dei migranti e dei lavoratori stranieri, dalla recente sentenza della Corte suprema sul suicidio assistito alla disparità di trattamento salariale e alla disoccupazione giovanile, fino alla vendita di armi, alle società minerarie canadesi all estero, alla povertà, alla disuguaglianza, alla solidarietà. Il Papa, scrivono i vescovi, «ci ricorda praticamente tutti i giorni la preoccupazione costante di Dio per coloro che sono intrappolati nella povertà, per i detenuti, i rifugiati, i disoccupati e tanti altri che vivono ai margini e alle periferie della società. Francesco ha sviluppato il suo modo di applicare il messaggio del Vangelo alla vita quotidiana nella rete delle bidonvilles di Buenos Aires. È là che ha messo a punto un approccio pastorale basato sull ascolto e la presenza, sulla semplicità e la solidarietà, sulla proclamazione di un Vangelo della gioia e sull accompagnamento del pueblo fiel de Dios nei suoi bisogni. Ci ispira e interpella attraverso il suo esempio personale, ci inquieta forse anche un po tornando continuamente sui problemi della giustizia e della pace e insistendo affinché noi li affrontiamo. Conferisce all insegnamento sociale cattolico una puntualità e un urgenza che ne fanno uno dei punti forti del suo pontificato». Come i suoi predecessori si legge nelle conclusioni del documento preparato dalla Commissione episcopale per la giustizia e la pace Papa Francesco «propone oggi il messaggio gioioso e trasformatore del Vangelo spiegando dove esso apre una strada, un modo per noi, individualmente e nella comunità, per far fronte alle sfide del nostro tempo, in una maniera profondamente umana e portatrice di speranza». In un mondo dove gli esseri umani sono spesso respinti, messi da parte, tenuti ai margini, il Pontefice «parla con passione e senso d urgenza della bellezza e della dignità della persona umana e sottolinea che si giunge alla vera umanità coltivando relazioni dirette e personali con i nostri fratelli e sorelle che si trovano nel più grande bisogno, imparando a camminare insieme nell amicizia e nella solidarietà». Di fronte ai problemi di portata mondiale che «rischiano di schiacciarci, il Santo Padre ci appella a sostituire l apatia con l empatia, l indifferenza globale con una cultura dell incontro e un impegno chiaro per la giustizia e il bene comune». Testimone degli orrori e della devastazione provocati dalla guerra, egli «ci ricorda che, se la violenza genera violenza, sono l ascolto e il dialogo, l incontro e il perdono che aprono la via alla riconciliazione, al vivere insieme sotto il segno della pace». Nel leggere i segni dei tempi, Francesco «non si stanca di affermare che c è qualcosa di profondamente viziato nelle strutture economiche e nei principi del mercato che condannano miliardi di persone alla povertà, e invita ciascuno di noi a usare la creatività per immaginare un altro modo di organizzare la nostra vita comune, dando, nelle nostre decisioni economiche e politiche, il primo posto all individuo, al bene comune e alla protezione del mondo». Il Canada osservano i vescovi è un grande Paese, uno dei più sviluppati del pianeta. Ma ascoltando il Papa farsi eco delle parole del Vangelo e della lunga tradizione dell insegnamento sociale cattolico, «veniamo interpellati direttamente e in modo radicale». Il benessere, o la sofferenza, di quanti si trovano nelle periferie delle comunità, coloro che non hanno accesso all abbondanza e ai vantaggi della società, «sono un segno e un indicatore ineluttabile della nostra salute collettiva». Bisognerebbe «aprire la strada a una società più giusta, accogliente e attenta dove tutte le razze e le culture possano vivere in armonia».

6 pagina 6 L OSSERVATORE ROMANO venerdì 18 settembre 2015 Una nuova stagione di libertà per Cuba, senza dimenticare la tragedia delle migrazioni, le questioni sull ecologia umana integrale poste nell enciclica Laudato si. Per il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin saranno questi i temi principali che scandiranno il viaggio di Papa Francesco, dal 19 al 28 settembre, a Cuba e negli Stati Uniti d America, dove si recherà nella sede dell Organizzazione delle Nazioni Unite e parteciperà all ottavo incontro mondiale delle famiglie. Il porporato che accompagnerà il Pontefice ne ha parlato in un intervista rilasciata al Centro televisivo vaticano a pochi giorni dalla partenza. Nel rispondere alle domande di Alessandro Di Bussolo, il cardinale Parolin ha anzitutto riaffermato la «ben nota posizione della Santa Sede» sulla questione La missione della Chiesa a Cuba Esserci, restare e perseverare di EMILIO ARANGUREN ECHEVERRÍA* Presenza e azione. Perché l esserci, il restare e il perseverare sono i segni tangibili di una chiara identità. Quella della nostra Chiesa locale, pronta a ricevere il «missionario della misericordia». La presenza di Papa Francesco nella diocesi di Holguín, gli incontri che avrà, le celebrazioni, tutto servirà a concretizzare la sua missione come successore di san Pietro. Il Pontefice renderà così ancora più profonda l identità spirituale della Chiesa che è pellegrina a Cuba, una Chiesa che ha sempre vissuto, e ancora oggi vive, la vocazione di essere serva del suo popolo. In un mondo come il nostro, del resto, la spiritualità ha pieno vigore se si manifesta come presenza attiva e come testimonianza. Ne è un esempio il comportamento di Maria alle nozze di Cana (cfr. Giovanni, 2, 1-11), caratterizzato appunto da due componenti: presenza e azione. Presenza è esserci, restare, perseverare tra la propria gente, come fa il pastore con il suo gregge. Una presenza costante, che trova la sua ragione d essere non nelle circostanze storiche, ma nel dinamismo evangelico. L azione della Chiesa a Cuba risale al momento in cui Cristoforo Colombo, come rappresentante del Vecchio Mondo, toccò terra a Puerto Bariay, nella costa settentrionale della provincia di Holguín, nel Di quel momento storico è però rimasta un immagine appare spesso in dipinti e murales che offusca la verità dell azione integrale della Chiesa in questi cinque secoli di storia: si vede in genere il colonizzatore accompagnato da un frate con la mano levata che regge un crocifisso e con lo sguardo rivolto a un indios inginocchiato ai suoi piedi, in segno di sottomissione. La storia però contrappone a questa immagine l atteggiamento assunto da fra Bartolomeo de las Casas a favore della causa indigena, oltre a tante altre pagine che attestano la presenza profetica e caritativa della Chiesa di fronte alla schiavitù e ad altre realtà vissute dal popolo. È bene sottolineare la presenza attiva di molti missionari e missionarie che sono stati accanto ai malati e ai detenuti, hanno accolto gli orfani e gli indifesi, hanno offerto una casa agli anziani, hanno dato da mangiare a tanti senzatetto, e hanno soccorso bambini abbandonati. Tutto ciò attraverso istituzioni create appositamente (case per anziani, dispensari, lebbrosari, orfanotrofi, ospedali, centri di accoglienza) ma anche grazie a singoli interventi nelle case. Potremmo, a mo d esempio, prendere come modello la figura del religioso cubano, beatificato di recente, Juan de Dios Olallo Valdés. Del resto, molti archivi e biblioteche sia ecclesiastici che pubblici conservano pagine memorabili sull azione svolta dalla Chiesa a favore dei bisognosi. A Cuba non si può parlare della storia nazionale senza menzionare le Figlie della carità di San Vincenzo de Paoli, i padri mercedari, i Fratelli ospedalieri di L immagine della Virgen de la Caridad portata in processione per le strade dell Av a n a san Giovanni di Dio, le Piccole suore degli anziani, le Serve di Maria, le Ministre degli infermi e altre congregazioni religiose. Senza dimenticare il frate francescano José de la Cruz Espí (noto come padre Valencia) e tanti altri sacerdoti che hanno operato a livello locale. Oggi le fondamenta della Chiesa che vive a Cuba, su cui poggiano la sua vocazione e la sua missione, sono le stesse che hanno sempre accompagnato la storia del popolo di Dio: presenza riconoscibile e azione amorevole verso il prossimo. La vita dei pastori (vescovi, sacerdoti, diaconi permanenti), come pure quella dei religiosi e delle religiose, si svolge secondo questi parametri. E anche quella dei laici, i quali oltre a vivere la loro vocazione specifica nella trasformazione della società, che inizia nella propria casa con la famiglia offrono una straordinaria testimonianza nell esercizio dei ministeri che svolgono nelle loro rispettive comunità. È in questa dedizione vissuta come missione al servizio del popolo che si alimenta la ricchezza della Chiesa cubana. A Cuba, negli ultimi decenni, è cresciuta una Un intervista del segretario di Stato sul viaggio del Papa Verso una nuova stagione dell embargo: «una posizione contraria». Infatti «al di là di quelle che possono essere le motivazioni, esiste un dato di fatto, e cioè che l embargo, questo tipo di sanzione, provoca disagi, sofferenze nella popolazione che lo subisce». Ed è proprio «da questo punto che la Santa Sede affronta la questione, e che a livello delle Nazioni Unite, nelle assemblee generali, ha appoggiato sempre le mozioni che chiedono una revoca dell embargo a Cuba». Quindi «c è da sperare, come dicono i vescovi, che una misura di questo genere, cioè una liberalizzazione a livello di vincoli e di legami, soprattutto a livello colo, limitato, anonimo e graduale. Nella vita quotidiana ogni persona può essere soggetto attivo della misericordia verso il prossimo, mettendo in pratica il consiglio evangelico del «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Ma t t e o, 6, 3). Ma ciò che risulta identitario e allo stesso tempo chiara testimonianza, è constatare come la comunità spiritualità propria, figlia di un esperienza pastorale che, alla luce del Vangelo, si basa su quattro valori del regno di Dio: i valori di ciò che è piccristiana, inserita in un area o in un quartiere, sia consapevole della sua vocazione e della sua missione attraverso le tre funzioni o azioni pastorali: catechetica-evangelizzatrice, liturgica-celebrativa e sociale-caritativa. In particolare, nel campo della pastorale sociale a Cuba, ricordiamo le azioni specifiche, coordinate dalla pastorale della salute, svolte dalle comunità per dare assistenza ai malati, sia a domicilio che negli ospedali, o nelle case per anziani. Allo stesso modo i detenuti, oltre a essere visitati dai cappellani, ricevono anche il sostegno della pastorale penitenziaria nell accompagnamento dei loro familiari. La pastorale contadina orienta l azione di molti coltivatori, offrendo loro consigli nell organizzazione dei piccoli terreni di cui dispongono. L accoglienza del pellegrino fa poi parte del compito dei gruppi di mobilità umana e anche la Caritas svolge un grande servizio, non solo in situazioni di emergenza come quelle verificatesi in occasione degli uragani Ike nel 2008 e Sandy nel 2012, ma anche attraverso mense parrocchiali e programmi specifici rivolti ai bambini, alle loro famiglie, ai malati di Aids o di altre malattie che richiedono un attenzione partic o l a re. *Vescovo di Holguín economico, possa portare però anche una maggiore apertura dal punto di vista della libertà e dei diritti umani, un fiorire di questi aspetti fondamentali per la vita delle persone e dei popoli». Riguardo alla visita a Cuba, il cardinale Parolin ha rimarcato l importanza della visita al santuario della Virgen de la Caridad del Cobre. Del resto, ha detto, «la devozione mariana è una delle caratteristiche fondamentali della religiosità e della fede cattolica del popolo latino americano e poi perché la Virgen de la Caridad del Cobre ha sempre accompagnato la storia dei cubani, in tutti i suoi momenti, di gioie e di dolori, di lotte, di sofferenze e di progressi, quindi è un po il simbolo della sua storia, della stessa popolazione». Perciò «il Papa andando al santuario incontrerà un po il cuore di questa isola e di questo popolo». L intervistatore ha poi fatto notare che il Papa ha deciso di entrare negli Stati Uniti da Cuba «come un migrante», come hanno detto gli stessi vescovi americani, «per ricordarci che siamo un Paese di immigrati». E la questione dei migranti è particolarmente sentita visto anche quello che sta succedendo in Europa. Secondo il segretario di Stato, «il Papa tratterà, appunto, come uno dei temi più importanti della sua visita proprio quello della migrazione». Del resto, ha ribadito, è «una preoccupazione costante del Papa» che è intervenuto di continuo «di fronte all emergenza che ci troviamo a vivere in questi giorni». Gli Stati Uniti, poi, sono «un Paese che ha una lunga storia di immigrazione e, nello stesso tempo, anche una lunga storia di apertura, di accoglienza e di integrazione delle varie ondate di immigrati che sono arrivati». Perciò, ha proseguito il cardinale, «tutto questo può costituire davvero una base, un patrimonio sociale e culturale a partire dal quale affrontare anche le sfide odierne della migrazione e risolvere i casi che sono dolorosamente aperti». Quindi ha auspicato che questo incontro tra il Papa, «che porta questo problema nel suo cuore, e un Paese di DONALD WUERL* Attendiamo tutti con una gioia e un entusiasmo pieni di fede la visita di Papa Francesco a Washington, con la quale inizierà il suo primo viaggio apostolico negli Stati Uniti. Il motto per la sua visita in questa Chiesa arcidiocesana è «Condividi la gioia, cammina con Francesco», come rispecchia chiaramente la nostra preparazione a questo tempo di grazia, un periodo che è stato per noi un modo di condividere la gioia del Vangelo, accettando l invito di Papa Francesco a camminare insieme nel nostro pellegrinaggio. Come ci siamo preparati? Innanzitutto è stata approntata una grande quantità di materiale, sia educativo sia di approfondimento, tra cui anche guide all omelia, per aiutare le persone nelle scuole e nelle parrocchie a saperne di più su chi è il Papa, sul suo ruolo di Pietro nella Chiesa attuale e sul suo messaggio dell a m o re di Cristo per noi. Allo stesso tempo, nei quartieri si sta svolgendo una vasta attività di evangelizzazione. Inoltre, i social media arcidiocesani si sono impegnati in modo particolare su Facebook, Twitter e altri canali mediatici, permettendo a una grande varietà di persone di condividere il loro entusiasmo attraverso parole e immagini. Per dimostrare la nostra solidarietà con il Pontefice in attesa della sua visita, e per dirgli che abbracciamo e cerchiamo di vivere il messaggio del Vangelo, l arcidiocesi di Washing- che ha conosciuto questo fenomeno nella sua storia, possa offrire anche indicazioni per la soluzione dei problemi che attualmente si presentano da questo punto di vista». Passando, poi, alle tappe della visita negli Stati Uniti, il cardinale Parolin ha subito fatto riferimento alla celebrazione di Washington, quando Papa Francesco proclamerà santo fray Junípero Serra, missionario francescano definito «padre fondatore». E ha ricordato «il discorso che il Papa ha fatto il 2 maggio scorso al Collegio americano del Nord, quando è intervenuto in quel convegno che voleva essere una specie di preparazione a questa canonizzazione». Junípero Serra, ha affermato il porporato, «è ricordato come il p a d re della California e un santo della cattolicità e patrono della popolazione ispanica negli Stati Uniti, per quanto egli ha fatto per l evangelizzazione». Di lui il Papa ha detto: «Di queste grandi figure noi siamo soliti passare sotto attenta osservazione sia i pregi sia anche i limiti e le debolezze». Domandandosi: «Abbiamo noi la stessa generosità che hanno avuto queste persone, abbiamo noi lo stesso slancio, abbiamo noi lo stesso coraggio?». In questa prospettiva, ha affermato il cardinale, va vista «la lezione fondamentale che ci dà il padre Junípero Serra: questo entusiasmo, questo coraggio, questo slancio per portare il Vangelo in quelle terre». Un slancio «che diventa anche oggi un invito a saper integrare all interno della Chiesa degli Stati Uniti questa componente ispanica, sempre più importante e sempre più rilevante e che ha un notevole contributo da offrire alla Chiesa degli Stati Uniti». Gli incontri nelle prestigiose sedi del Congresso degli Stati Uniti e poi delle Nazioni Unite saranno occasioni privilegiate, ha spiegato il segretario di Stato, per rilanciare l essenza del messaggio più autentico dell enciclica Laudato si. Con una riflessione, dunque, che va «nel senso di quell ecologia integrale di cui lui parla» e «che prende in considerazione l uomo all interno del creato». E in questo senso Come l arcidiocesi di Washington si è preparata all arrivo di Francesco Condividi la gioia stri fratelli e le nostre sorelle a Roma e a New York, come anche a Philadelphia e a Buenos Aires e in tutta la Chiesa, a visitare il sito internet Wa l k W i t h Fra n c i s. o rg e a unirsi a noi in questa iniziativa attraverso la preghiera, il servizio caritativo o l azione per aiutare a edificare il regno di Dio in mezzo a noi. Un altra iniziativa entusiasmante in questo periodo è il concorso «YouServe» di video legati alla visita del Pontefice, sempre promosso dall a rc i d i o - cesi. In questo caso la gente è stata invitata a condividere la propria testimonianza di fede ton ha lanciato un iniziativa speciale nota come «Walk With Francis Pledge» ( Imp egno a camminare con Francesco ). Una moltitudine di persone di tutte le fedi e di tutti gli ambiti sociali si è già unita per partecipare e diffondere la parola attraverso l hashtag # Wa l k w i - t h Fra n c i s. Ora invitiamo i no- attraverso filmati che mostrano in che modo sta rispondendo all invito del Papa a servire gli altri. Inoltre, abbiamo organizzato concorsi per disegnare l altare per la messa papale e per i cori particolari che canteranno durante la celebrazione liturgica. Ospitare il successore di Pietro e vicario di Cristo è sempre un immenso privilegio, ed è un onore reso ancora più grande dalla storica celebrazione della prima messa di canonizzazione in questo paese nella basilica del santuario nazionale dell Immacolata Concezione, di fronte al campus della Catholic University of America. La canonizzazione del beato Junípero Serra, lo straordinario sacerdote francescano che ha evangelizzato la California, ispirerà tutti noi a rispondere all invito a essere discepoli missionari pieni dello Spirito, che portano agli altri il Vangelo di amore di Gesù Cristo. In questa liturgia eucaristica, e durante tutto il suo viaggio negli Stati Uniti, Papa Francesco vedrà il volto del mondo: Bambine giocano attorno alla sagoma del Papa nel cortile di una scuola a Washington (Ap) il Pontefice «non mancherà di ribadire quella che è la natura trascendentale della persona, dalla quale scaturiscono i suoi diritti fondamentali, soprattutto il diritto alla vita e alla libertà religiosa». E «inviterà a cambiare i nostri stili di vita per poter essere custodi del creato come lui dice e non invece dominatori o aggressori del creato». Quindi è un discorso più ampio della pur necessaria attenzione ai «cambiamenti climatici e alle preoccupazioni che essi stanno generando per il futuro dell umanità». Il cardinale non ha mancato di replicare a quanti, negli Stati Uniti, considerano l enciclica un attacco troppo forte al sistema capitalistico: «Credo che il Papa tocchi i punti fondamentali» invitando «tutti alla riflessione». Ed «è realistico rendersi conto che le cose non stanno andando nel verso giusto» cercando quindi di «trovare anche delle vie di soluzione». Questo è proprio l obiettivo del Pontefice. «Ognuno può dare il suo contributo, ma c è bisogno di un cambio». A Philadelphia, poi, Francesco incontrerà le famiglie di tutto il mondo. E il segretario di Stato ha confermato, nell intervista al Centro televisivo vaticano, che il Papa «ha visto e vede e vive questo momento proprio come un ultimo momento in preparazione anche al Sinodo che si svolgerà in ottobre». Anche nell incontro di Philadelphia il Pontefice vuole «mettere in luce soprattutto la bellezza della famiglia e il messaggio che il Vangelo offre alle famiglie, l aiuto che il Vangelo offre alle famiglie». Quindi, ha proseguito il porporato, il centro è «questo aspetto positivo» che però non deve assolutamente far «dimenticare anche le grandi sfide che la famiglia pone al mondo di oggi». Ecco che Philadelphia «sarà davvero una preparazione immediata all assemblea del Sinodo dei vescovi». Ma, ha concluso il segretario di Stato, quell incontro «darà a tutti i partecipanti, darà alla Chiesa intera, questo nuovo entusiasmo e questa voglia di proclamare il Vangelo della famiglia e, nello stesso tempo, di aiutare le famiglie che si trovano in qualsiasi genere di difficoltà a vivere questo Vangelo nella sua pienezza che è fonte di gioia, di pace e di felicità per tutti». re le sue parole di solidarietà e di rinnovamento per l intera famiglia umana. Forse questo momento ispirerà i leader pubblici e la gente in tutta la società a superare più spesso le divisioni e l indifferenza per cercare il bene comune, specialmente per proteggere e promuovere la vita e la dignità di chi è povero e vulnerabile. Il Papa ci propone una bellissima visione: un modo di vivere che comprende misericordia e compassione, fame e sete di giustizia, pazienza e perdono. È la buona novella di Gesù Cristo. Le persone sono attratte da ciò una grande varietà di uomini e donne di ogni origine e lingua raccolti intorno a lui in armonia. Come segno di questa diversità e universalità della Chiesa, la messa per la canonizzazione verrà in gran parte celebrata in spagnolo, la lingua natale del beato Junípero e di milioni di persone nelle Americhe, compresa la grande comunità di ispanici nell area di Washington. Durante tutto il suo pontificato Francesco ha lavorato per promuovere questa armonia nella società. Parlando al cuore delle persone in modo semplice e invitante, egli ci esorta continuamente a vederci gli uni gli altri non come rivali, bensì come fratelli e sorelle da accettare e abbracciare. In modo particolare qui a Washington, dove ha sede il nostro Governo nazionale, la visita di Papa Francesco costituisce un occasione benedetta perché la gente metta da parte i contrasti, sia politici sia culturali. Poiché viene da noi come pastore, possiamo anticipa- e la sua presenza qui sicuramente porterà frutti per molti anni a venire se prenderemo a cuore le sue parole e usciremo a prenderci cura gli uni degli altri, portando misericordia e speranza, come anche la gioia di essere amati. L eredità che lascerà la visita del Pontefice sarà, secondo me, il rafforzamento della fede tra quanti sono già attivamente impegnati nella vita della Chiesa, un aumento delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, il ritorno alla pratica della fede da parte di alcuni che si sono allontanati, una rinnovata apertura dei non cattolici e dei non credenti al messaggio del Vangelo e un invito ad avvicinarsi di più a Dio. Mentre il messaggio del Vangelo portato dal Santo Padre si diffonderà tra l intera società, faremo bene a lavorare insieme per realizzare in modo più efficace un mondo veramente buono, giusto e bello, la nostra casa comune. *Cardinale arcivescovo di Washington

7 venerdì 18 settembre 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 7 Ai giovani consacrati il Papa raccomanda di non cadere nella cultura del provvisorio e di avere un cuore che brucia Impariamo a sognare E delle suore dice che sono l icona della maternità e della tenerezza della Chiesa «Profezia, memoria, vicinanza, cuore che brucia, zelo apostolico, cultura del definitivo, no all usa e getta»: sono alcune delle parole chiave lasciate da Papa Francesco ai cinquemila giovani consacrati incontrati giovedì 17 settembre nell aula Paolo VI in occasione del loro raduno mondiale in corso a Roma. Il Papa ha risposto a braccio alle domande di tre giovani e, rivolgendosi in particolare alle suore, è tornato sull importanza delle donne nella Chiesa: voi siete, ha detto, «icona della tenerezza della Chiesa, dell a m o re della Chiesa, della maternità della Chiesa e della maternità della Ma d o n n a». Buongiorno! Vi ringrazio. Il Cardinale Prefetto mi ha detto che voi siete cinquemila giovani consacrati. Io incomincerei con le domande che voi avete preparato e che avete avuto la cortesia di inviarmi. Ma prima di tutto so che fra voi ci sono consacrati e consacrate dall Iraq e dalla Siria. Vorrei iniziare con un pensiero ai nostri martiri dell Iraq e della Siria, i nostri martiri di oggi. Forse voi ne conoscete tanti o alcuni... Alcuni giorni fa, in Piazza, un sacerdote iracheno si è avvicinato e mi ha dato una croce piccola: era la croce che aveva in mano il sacerdote che è stato sgozzato per non rinnegare Gesù Cristo. Questa croce la porto qui... Alla luce di queste testimonianze dei nostri martiri di oggi che sono più dei martiri dei primi secoli, e anche dei martiri della vostra terra irachena e siriana, vorrei incominciare il nostro dialogo ringraziando il Signore: che la sua Chiesa compia nel suo Corpo quello che manca alla Passione di Cristo, ancora oggi, e chiedendo la grazia del piccolissimo martirio quotidiano, di quel martirio di tutti i giorni, nel servizio di Gesù e della nostra vita consacrata. E adesso fatemi le vostre domande, e poi vediamo. Pierre, giovane religioso di Aleppo, parlando della vocazione, chiede al Papa di condividere con i presenti la sua prima chiamata nel 1953: «Cosa L ha affascinata di Gesù e del Vangelo? Perché si è fatto religioso, perché si è fatto sacerdote?». La seconda domanda è stata posta, in inglese, da una religiosa proveniente dall India, sister Mary Giacinta, delle sorelle della carità di Maria Bambina. Suor Mary ha affrontato il tema della missione e della evangelizzazione e ha chiesto: «Qual è la missione dei giovani consacrati nella Chiesa oggi? Dove dovremmo andare? A chi dovremmo rivolgerci per un aiuto e come? Dove ci sta inviando la Chiesa?». Infine, in spagnolo, ha parlato suor Sara, delle monache guanelliane, che ha letto un testo scritto da una suora di clausura. Guardando alla società di oggi e considerando che i giovani consacrati appartengono a una generazione «liquida e instabile», segnata dal relativismo e dalla tentazione dell «usa e getta», la religiosa ha chiesto al Papa: «Come possiamo evitare di cadere nelle mediocrità?». Vi ringrazio. Ringrazio Sara, Mary Giacinta e Pierre. Ringrazio tutti e tre. Incominciamo da Sara, perché tu tocchi un problema molto serio, che è la comodità nella vita consacrata: dobbiamo fare questo..., stiamo tranquilli..., io osservo tutti i comandamenti che devo fare qui, le regole..., sono osservante.... Ma quello che santa Teresa di Gesù diceva sull osservanza rigida e strutturata, quello toglie la libertà. E quella era una donna libera! Tanto libera che è dovuta andare all Inquisizione. C è una libertà che viene dallo Spirito e c è una libertà che viene dalla mondanità. Il Signore vi chiama e ci chiama a tutti a quello che Pierre ha chiamato modo profetico della libertà, cioè la libertà che va unita alla testimonianza e alla fedeltà. Una mamma che educa i figli nella rigidità si deve fare, si deve, si deve, si deve... e non lascia che i figli sognino, che abbiano i sogni e che non lascia i figli crescere, annulla il futuro creativo del figli. I figli saranno sterili. Anche la vita consacrata può essere sterile, quando non è proprio profetica; quando non si permette di sognare. Ma pensiamo a santa Teresa di Gesù Bambino: chiusa in un convento, anche con una priora non tanto facile; alcuni pensavano che la priora faceva le cose per disturbarla... Ma quella suorina di 16, 17, 18, 20, 21 anni sognava! Mai ha perso la capacità di sognare, mai ha perso gli orizzonti! Al punto che oggi è la Patrona delle missioni; è la Patrona degli orizzonti della Chiesa. E quello che santa Teresa chiamava almas concertadas è un pericolo. È un grande pericolo. Lei era una monaca di clausura, ma è andata per le strade di tutta la Spagna, facendo le In cinquemila Più di cinquemila giovani consacrati e consacrate, appartenenti a oltre cinquecento istituti e provenienti da centoventicinque Paesi. Li ha presentati a Papa Francesco il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. «Rappresentano ha spiegato una grande varietà di carismi di vita consacrata e molte nazioni e culture e sono guidati, in questi quattro giorni alla soglia di Pietro e di Paolo, dalle sue parole per noi: «Svegliate il mondo». Il porporato ha descritto i momenti caratterizzanti l incontro mondiale, che si svolge a Roma, dal 15 al 19 settembre, nel quale verrà approfondita la vita comunitaria di fraternità per inserirsi «nelle speranze e angosce del mondo per realizzare la missione» e contribuire nella vita consacrata «a costruire la Chiesa comunione desiderata dal concilio Vaticano II, dal magistero degli ultimi Papi e accentuata così fortemente da lei». Nell pomeriggio, ha aggiunto, «ci raduniamo in vari collegi e chiese di Roma, per gruppi linguistici, per condividere e raccogliere i frutti della riflessione, compiendo scelte personali di conversione di vita, di fraternità e di missione, e per celebrare insieme l Eucaristia». Alla sera, preghiera, confessione, adorazione eucaristica, lode e intercessione. fondazioni, i conventi. E mai ha perso la capacità di contemplazione. Profezia, capacità di sognare è il contrario della rigidità. I rigidi non possono sognare. Pensiamo a quelle belle cose che Gesù dice ai rigidi dei suoi tempi, ai consacrati rigidi dei suoi tempi, nel capitolo 23 di San Matteo. Leggetelo. Quelli sono i rigidi. E l osservanza non deve essere rigida; se l osservanza è rigida non è osservanza, è egoismo personale. È cercare sé stessi e sentirsi più giusti degli altri. Ti ringrazio Signore perché non sono come quella suora, come quel fratello, come quello là... Ti ringrazio Signore perché la mia Congregazione è proprio cattolica, osservante, e non come quella Congregazione che va di là, e quella di là e di là.... Questo è il discorso dei rigidi. Ma tutte queste cose le troverete nel capitolo 23 di San Matteo. Teresa le chiama almas concertadas. E come non convertirci in questo? Cuore aperto sempre a quello che ci dice il Signore; e quello che ci dice il Signore, portarlo al dialogo col superiore, col maestro o la maestra spirituale, con la Chiesa, col vescovo. Apertura, cuore aperto, dialogo, e anche dialogo comunitario. Ma, Padre, noi non possiamo dialogare, perché quando dialoghiamo sempre litighiamo.... Ma va bene! Anche Pietro, Paolo, Giacomo nei primi tempi leggete gli Atti degli Apostoli litigavano fortemente. Ma poi erano tanto aperti allo Spirito Santo che avevano questa capacità di perdonarsi. Sto per dire una parola un po difficile. Io vi parlo sinceramente: uno dei peccati che spesso trovo nella vita comunitaria è la incapacità del perdono fra i fratelli, fra le sorelle. Ah, quella me la pagherà! Gliela farò pagare!.... E questo è sporcare l altro! Le chiacchiere in una comunità impediscono il perdono, e portano anche ad essere più lontani gli uni dagli altri, ad allontanarsi uno dall altro. A me piace dire che le chiacchiere non sono soltanto un peccato perché chiacchierare è peccato, confessatevi se fate questo... È peccato!, ma chiacchierare è anche terrorismo! Perché chi chiacchiera butta una bomba sulla fama dell altro e distrugge l altro, che non può difendersi. Perché sempre si chiacchiera nell oscurità, non nella luce. E l oscurità è il regno del diavolo. La luce è il Regno di Gesù. Se tu hai qualcosa contro tuo fratello, contro tua sorella, vai... Prima prega, rasserenati l anima, e poi vai a dirlo a lui, a lei: Io non sono d a c c o rd o su questo... tu hai fatto una cosa b ru t t a.... Ma mai, mai buttare la bomba della chiacchiera. Mai, mai! È la peste della vita comunitaria! E così il religioso, la religiosa, che ha consacrato la sua vita a Dio, diventa un terrorista e una terrorista, perché butta nella sua comunità una bomba che distrugge. Tu, Sara, hai parlato anche dell instabilità della nostra sequela. Sempre, dall inizio della vita consacrata fino adesso, ci sono momenti di instabilità: sono le tentazioni. I primi monaci del deserto scrivono su questo e ci insegnano come trovare la stabilità interiore, la pace. Ma sempre ci saranno le tentazioni, sempre, sempre... La lotta sarà fino alla fine. E tornando a santa Teresa di Gesù Bambino, lei diceva che si deve pregare per quelli che stanno per morire, perché là c è proprio il momento di maggior instabilità, in cui le tentazioni vengono con forza. Culturalmente è vero, noi viviamo un tempo molto, molto instabile, e anche un tempo che sembra essere un pezzo di tempo : noi viviamo la cultura del provvisorio. Mi diceva un vescovo un anno fa o due anni fa, più o meno che è andato da lui un bravo giovane, un bravo ragazzo, un professionista, che voleva farsi prete, ma soltanto per dieci anni: poi vedremo.... Ma questo succede, accade: la nostra cultura è del provvisorio. Anche nei matrimoni: Sì, sì, noi ci sposiamo! Finché l amore dura... quando l amore se ne va, ciao ciao: tu a casa tua, io a casa mia. E questa cultura del provvisorio è entrata nella Chiesa, è entrata nelle comunità religiose, è entrata nelle famiglie, nel matrimonio... La cultura del definitivo: Dio ha inviato il Suo Figlio per sempre! Non provvisoriamente, ad una generazione o ad un Paese: a tutti. A tutti e per sempre. E questo è un criterio di discernimento spirituale. Io sono nella cultura del provvisorio? Ad esempio, per non disgregarsi, prendere anche impegni definitivi. Tu, Mary Giacinta, hai parlato dell evangelizzazione. Una evangelizzazione hai citato che brucia nel cuore: la voglia di evangelizzare, dove il cuore brucia, col cuore che brucia. Questo è lo zelo apostolico. Evangelizzare non è lo stesso che fare proselitismo. Noi non siamo una associazione di calcio che cerca soci, aderenti... Evangelizzare non è soltanto convincere, è testimoniare che Gesù Cristo è vivo. E come ti faccio questa testimonianza? Con la tua carne, con la tua vita. Tu potrai studiare, potrai fare corsi di evangelizzazione, e questo è buono, ma la capacità di riscaldare i cuori non viene dai libri, viene dal tuo cuore! Se il tuo cuore brucia di amore per Gesù Cristo, tu sei un bravo evangelizza- tore o una brava evangelizzatrice. Ma se il tuo cuore non brucia e guardi solo le cose di organizzazione, che sono necessarie, ma secondarie... E qui io vorrei perdonatemi se sono un p o femminista ringraziare la testimonianza delle donne consacrate non tutte, però, ce ne sono alcune un po isteriche! : voi avete questa voglia di andare sempre in prima linea. Perché? Perché voi siete madri, avete questa maternità della Chiesa, che vi fa essere vicine. Io ricordo a Buenos Aires, un ospedale era rimasto senza suore, perché erano poche, anziane, e quella Congregazione era quasi alla fine... perché gli istituti religiosi sono tutti provvisori: il Signore ne sceglie uno per un tempo, poi lo lascia e ne fa un altro; nessuno ha la possibilità di rimanere per sempre; è una grazia di Dio, e alcuni sono per quel tempo; questo sia chiaro...queste suorine, poverine, erano anziane... E mi hanno parlato di una Congregazione della Corea: le Suore della Sacra Famiglia di Seul. Tramite un sacerdote coreano alla fine sono arrivate tre suore coreane in quell ospedale, a Buenos Aires, dove si parla lo spagnolo. E loro sapevano lo spagnolo nello stesso modo in cui io so il cinese: niente. Il secondo giorno, sono andate nelle sale, nei reparti. Sono andate nei reparti e con i gesti, con una carezza, con il sorriso... Gli ammalati dicevano: Ma che belle suore! Come lavorano! Che buone sono!. Ma ti hanno detto qualcosa? No, niente. Era la testimonianza di un cuore che bruciava. È la maternità delle suore. Non perdere questo, per favore! Perché la suora è l icona della Madre Chiesa e della Madre Maria. Voi davvero avete questa funzione nella Chiesa: essere icona della Chiesa; icona di Maria; icona della tenerezza della Chiesa, dell amore della Chiesa, della maternità della Chiesa e della maternità della Madonna. Non dimenticare questo. Sempre in prima linea, ma così. E, inoltre, la Chiesa è sposa di Gesù Cristo finisco con le suore e le suore sono spose di Gesù Cristo, e tutta la forza la prendono di là, davanti al tabernacolo, davanti al Signore, nella preghiera con il loro Sposo, per portare il suo messaggio. Devo affrettarmi un po perché c è tanto lavoro oggi! E tu Pierre hai detto parole-chiave: seguire Gesù più da vicino; vicino, vicinanza; in maniera profetica. Di questo ho parlato, della profezia, quando ho risposto a Sara. E un altra parola, che è chiave, nella vita consacrata: memoria. Ossia profezia, vicinanza, memoria. Di profezia ho parlato. Vicinanza. Vicinanza fra voi e con gli altri. Vicinanza con il popolo di Dio. Un compagno di lavoro del mio papà vari compagni erano entrati in Argentina dopo la guerra civile spagnola ed erano man- giapreti, una volta uno di loro si è ammalato di un infezione brutta, brutta, con le piaghe, una malattia brutta, e la moglie lavorava pure e c erano tre figli. Questo è venuto a conoscenza di una Congregazione, Les Petites Soeurs de l As s o m p t i o n, quelle suore che ha fondato il padre Pernet. Il loro lavoro... A quei tempi, dopo le preghiere, andavano nelle case dove c erano difficoltà. Tutte erano infermiere e curavano gli ammalati, portavano i bambini a scuola, facevano le domestiche e poi alle quattro del pomeriggio tornavano a casa. È andata una di loro, è andata la superiora, perché era un caso difficile. Disse: Ci vado io. Immaginate voi cosa ha detto quell uomo a questa suora: le parolacce più brutte. Ma lei tranquilla, faceva il suo lavoro, curava le piaghe, portava i bambini, faceva da mangiare. E poi, dopo più di un mese, quell uomo è guarito. È guarito. È tornato al lavoro. Alcuni giorni dopo uscivano dal lavoro lui e tre o quattro compagni mangiapreti. Passavano per la strada due suore e uno di loro ha detto loro parole brutte, alle suore. E questo con un pugno lo ha buttato sul pavimento e ha detto così: Sui preti e su Dio di tutte le cose che vuoi, ma contro la Madonna e contro le suore niente!. Pensate, un ateo, un mangiapreti, perché?, perché aveva visto la maternità della Chiesa, aveva visto il sorriso della Madonna in quella suora paziente che lo curava, faceva la domestica a casa e portava i bambini e andava a prenderli a scuola. Non dimenticare questo, suore: voi siete l icona della Santa Madre Chiesa e della Santa Madre Maria. Non dimenticare questo. E la Chiesa vi ringrazia di questo, è una bella testimonianza. E questo è vicinanza, siate vicini, vicinanza ai problemi, ai veri problemi. E l altra parola-chiave è memoria. Io penso che Giacomo e Giovanni non hanno mai dimenticato quell incontro con Gesù. Gli altri apostoli lo stesso. Pietro: Tu sei Pietro ; Nicodemo; Natanaele... Il primo incontro con Gesù. La memoria, la memoria della propria vocazione. Nei momenti oscuri, nei momenti di tentazione, nei momenti difficili della nostra vita consacrata, tornare alle fonti, fare memoria e ricordare lo stupore che noi abbiamo sentito quando il Signore ci ha guardato. Il Signore mi ha guardato... Memoria. E tu mi hai chiesto di condividere la mia memoria, come è stata, quella prima chiamata il 21 settembre del 53. Ma non so come è stata. So che per caso, sono entrato in Chiesa, ho visto un confessionale e sono uscito diverso, sono uscito in un altra maniera. La vita lì è cambiata. E cosa mi ha affascinato del Gesù e del Vangelo? Non so... la sua vicinanza a me: il Signore non mi ha mai lasciato solo, anche nei momenti brutti e oscuri, anche nei momenti dei peccati... Perché anche questo dobbiamo dire: tutti siamo peccatori. E lo diciamo in teoria, ma non nella pratica! Io ricordo i miei e mi vergogno. Pure in quei momenti, mai il Signore mi ha lasciato solo. E non solo me, tutti. Il Signore non lascia mai nessuno. E io ho sentito questa chiamata di farmi sacerdote e religioso. Il sacerdote che mi ha confessato quel giorno, che io non conoscevo, era lì per caso, perché aveva la leucemia, era in cura, è morto un anno dopo. E poi mi ha guidato un Salesiano, come te, un Salesiano che mi aveva battezzato. Sono andato da lui e lui mi ha guidato dai Gesuiti... Ecumenismo religioso! Ma nei momenti più brutti, mi ha aiutato tanto la memoria di quel primo incontro, perché il Signore ci incontra sempre definitivamente, il Signore non entra nella cultura del provvisorio: Lui ci ama per sempre, ci accompagna per s e m p re. E dunque: vicinanza alla gente, vicinanza fra noi; profezia con la nostra testimonianza, col cuore che brucia, con lo zelo apostolico che riscalda i cuori degli altri, anche senza parole, come quelle suorine coreane; e memoria, tornare sempre. E vi do un consiglio, prendete il Libro del Deuteronomio, dove Mosè fa la memoria del popolo, e fate voi la memoria della vostra vita: Quando io ero schiavo là, come il Signore mi ha liberato, e come.... È bello. Alla fine, quasi alla fine del Libro insegna come si deve andare a dare l offerta al tempio, dice: Mio padre era un arameo errante.... Imparare a raccontare la propria vita davanti al Signore: Io sono stato schiavo, schiava, il Signore mi ha liberato, e per questo vengo e faccio festa!. Fare festa: quando tu ricordi le meraviglie che il Signore ha fatto nella tua vita, ti viene di fare festa, ti viene un sorriso da un orecchio all altro!, di quei sorrisi belli, perché il Signore è fedele! Profezia, memoria, vicinanza, cuore che brucia, zelo apostolico, cultura del definitivo, no all usa e getta. E voglio finire con due parole. Una che è il simbolo del peggiore, non so se il peggiore ma uno dei peggiori atteggiamenti di un religioso: rispecchiare sé stesso, il narcisismo. Guardatevi da questo. E noi viviamo in una cultura narcisistica, e sempre abbiamo questa tendenza a rispecchiarci. No al narcisismo, a guardare sé stessi. E sì al contrario, a ciò che spoglia di tutto il narcisismo, sì all adorazione. E io credo che questo è uno dei punti sul quale dobbiamo andare avanti. Tutti noi preghiamo, rendiamo grazie al Signore, chiediamo favori, lodiamo il Signore... Ma io faccio la domanda: Noi adoriamo il Signore? Tu, religioso o religiosa, hai la capacità di adorare il Signore? La preghiera di adorazione silenziosa: Tu sei il Sig n o re, è il contrario di quel rispecchiarsi proprio del narcisismo. Adorazione, voglio finire con questa parola: siate donne e uomini di adorazione. E pregate per me. Grazie.

8 pagina 8 L OSSERVATORE ROMANO venerdì 18 settembre 2015 Il Papa chiede di trovare soluzioni non violente per la crisi in Siria e Iraq Nessuno può fingere di non sapere Di fronte all «oceano di dolore» provocato dal conflitto in Siria, Iraq e nei Paesi vicini «nessuno può fingere di non sapere» o «abbandonare le vittime». Purtroppo, «la comunità internazionale non sembra capace di trovare risposte adeguate» che non devono far però ricorso alla violenza. Lo ha affermato il Papa ricevendo giovedì mattina, 17 settembre, nella sala del Concistoro, i partecipanti all incontro promosso dal Pontificio consiglio Cor unum proprio sulla crisi umanitaria siriana e irachena. Da parte loro, ha affermato il Pontefice, i cristiani, seppure perseguitati, «devono rispondere al male col bene di Gesù». Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio tanto per la vostra partecipazione a questo incontro di condivisione tra organismi caritativi e Chiese locali. Vi sono riconoscente per l assistenza che portate alle vittime della crisi in Siria, Iraq e nei Paesi vicini, come pure per il conforto che la vostra presenza e la vostra opera ispirano presso chi soffre. Penso anche ai molti altri organismi che lavorano in questo contesto. Vi saluto tutti, Vescovi, sacerdoti, religiosi, fedeli laici, con un pensiero particolare per il Signor Steven O Brien, Sottosegretario Generale delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari. Saluto Mons. Dal Toso, e ringrazio il Pontificio Consiglio Cor Unum per aver seguito con costanza questa crisi umanitaria, che ci interpella tutti; e saluto il Card. Sandri, del quale conosco la preoccupazione per questi problemi. Uno dei drammi umanitari più opprimenti degli ultimi decenni è rappresentato dalle terribili conseguenze che i conflitti in Siria e in Iraq hanno sulle popolazioni civili, nonché sul patrimonio culturale. Milioni di persone sono in un preoccupante stato di urgente necessità, costrette a lasciare le proprie terre di origine. Libano, Giordania e Turchia portano oggi il peso di milioni di rifugiati, che hanno generosamente accolto. Di fronte ad un tale scenario e a conflitti che vanno estendendosi e turbando in maniera inquietante gli equilibri interni e quelli regionali, la comunità internazionale non sembra capace di trovare risposte adeguate, mentre i trafficanti di armi continuano a fare i loro interessi: armi bagnate nel sangue, sangue inno cente. Eppure oggi, a differenza del passato, le atrocità e le inaudite violazioni dei diritti umani, che caratterizzano questi conflitti, sono diffusi dai media in tempo reale. Pertanto sono sotto gli occhi del mondo intero. Nessuno può fingere di non sapere! Tutti sono consapevoli che questa guerra pesa in maniera sempre più insopportabile sulle spalle della povera gente. Occorre trovare una soluzione, che non è mai quella violenta, perché la violenza crea solo nuove ferite, crea altra violenza. I dati delle organizzazioni caritative cattoliche In aiuto a quattro milioni di persone Sono oltre quattro milioni le persone raggiunte capillarmente, con aiuti di emergenza, dall azione degli organismi caritativi cattolici coordinati dal Pontificio Consiglio Cor unum che possono contare su oltre diecimila operatori e volontari in prima linea e su un altra folta schiera che sostiene le iniziative. A informare Papa Francesco di questa concreta rete di carità nei luoghi più caldi di crisi è stato monsignor Giampietro Dal Toso, segretario del dicastero, riferendosi a una recente indagine sul campo condotta con cinquanta organismi. Presentando al Pontefice i contenuti della riunione sull emergenza umanitaria siriana e irachena, definita «guerra lunga e insensata», monsignor Dal Toso ha ricordato come sia ormai la terza volta che le maggiori organizzazioni di carità cattoliche impegnate nell assistenza si ritrovano insieme per coordinare il loro servizio. Con loro ci sono i nunzi apostolici, i rappresentanti degli episcopati locali e di altre confessioni cristiane, assieme a qualificati rappresentanti di organizzazioni internazionali. Proprio questa «crescente adesione», ha fatto notare il segretario di Cor unum, sta a dimostrare il desiderio di lavorare insieme per il bene di tutti. Infine monsignor Dal Toso ha ricordato che «il massiccio arrivo di profughi in luoghi più sicuri non ci deve far dimenticare il dramma che, in buona parte, lo origina»: una guerra a cui non si trova soluzione. In questo oceano di dolore, vi esorto a porre speciale attenzione ai bisogni materiali e spirituali dei più deboli e indifesi: penso in particolare alle famiglie, agli anziani, ai malati, ai bambini. I bambini e i giovani, speranza per il futuro, sono privati di diritti fondamentali: crescere nella serenità della famiglia, essere accuditi e curati, giocare, studiare. Milioni di bambini, con il protrarsi del conflitto, sono privati del diritto all istruzione e, conseguentemente, vedono offuscarsi l orizzonte del loro futuro. Non fate mancare il vostro impegno in questo ambito così vitale. Tante sono le vittime del conflitto: a tutte penso e per tutte prego. Ma non posso sottacere il grave danno alle comunità cristiane in Siria ed in Iraq, dove molti fratelli e sorelle sono vessati a causa della propria fede, cacciati dalle proprie terre, tenuti in prigionia o addirittura uccisi. Per secoli, le comunità cristiane e quelle musulmane hanno convissuto in queste terre, sulla base del reciproco rispetto. Oggi è la legittimità stessa della presenza dei cristiani e di altre minoranze religiose ad essere negata in nome di un «fondamentalismo violento che rivendica un origine religiosa» (BENEDETTO XVI, Esort. ap. post-sin. Ecclesia in Medio Oriente, 29). Eppure, a tali aggressioni e persecuzioni che oggi subisce in quei Paesi, la Chiesa risponde testimoniando Cristo con coraggio, attraverso la presenza umile e fervida, il dialogo sincero e il servizio generoso a favore di chiunque soffra o abbia bisogno, senza alcuna distinzione. In Siria ed in Iraq, il male distrugge gli edifici e le infrastrutture, ma soprattutto distrugge la coscienza dell uomo. Nel nome di Gesù, venuto nel mondo per sanare le ferite dell umanità, la Chiesa si sente chiamata a rispondere al male col bene, promuovendo uno sviluppo umano integrale, occupandosi «di ogni uomo e di tutto l uomo» (PAOLO VI, Enc. Populorum p ro g re s s i o, 14). Per rispondere a questa difficile chiamata, è necessario che i cattolici rafforzino la collaborazione intra-ecclesiale ed i legami di comunione che li uniscono alle altre comunità cristiane, cercando anche la collaborazione con le istituzioni umanitarie internazionali e con tutti gli uomini di buona volontà. Vi incoraggio quindi a proseguire sulla via della collaborazione e della condivisione, lavorando insieme e in sinergia. Per favore: non abbandonate le vittime di questa crisi, anche se l attenzione del mondo venisse meno! A tutti voi chiedo di portare il mio messaggio di solidale vicinanza a quanti sono nella prova e subiscono le tragiche conseguenze di questa crisi. In comunione con voi e con le vostre comunità, prego incessantemente per la pace e per la fine dei tormenti e delle ingiustizie nelle vostre amate terre. Che Dio vi benedica tutti. Cari fratelli e sorelle, buongiorno. Rivolgo a tutti voi il mio cordiale benvenuto, al termine del Simposio Internazionale sulla Pastorale della Strada, organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Ringrazio il Cardinale Vegliò per le sue cortesi parole, e soprattutto ringrazio lui e i collaboratori per il loro lavoro in questo ambito pastorale. Lo scopo di queste giornate di studio e di riflessione è di preparare un piano d azione in risposta al fenomeno dei bambini e delle donne e delle loro famiglie che hanno come principale ambiente di vita la strada. Ho una grande stima del vostro impegno a Il saluto del cardinale Vegliò Nuovo piano d azione tutelare e promuovere la dignità di questi bambini e queste donne; perciò vi incoraggio ad andare avanti con fiducia e slancio apostolico. Le realtà, a volte molto tristi, che voi incontrate, sono causate dall indifferenza, dalla povertà, dalla violenza familiare e sociale, e dalla tratta delle persone umane. Non manca inoltre il dolore per le separazioni L attuale simposio che si svolge in Vaticano, dal 13 al 17 settembre preceduto da otto incontri internazionali e continentali sullo stesso tema, è stato dedicato a realizzare un piano d azione «concreto in risposta al fenomeno che tocca in particolar modo bambini e donne che vivono o lavorano sulla strada». Lo ha detto il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, nel saluto a Papa Francesco. Donne e bambini, ha aggiunto il porporato, che sono «vessati da varie problematiche familiari o da fattori socio-economici, sempre più spesso vittime di forme moderne di schiavitù e intrappolati nella rete criminosa del traffico di esseri umani». Il piano d azione, ha spiegato il cardinale, è stato elaborato «alla luce degli orientamenti pastorali che Vostra Santità offre alla Chiesa e al mondo fin dall inizio del suo ministero petrino, a sostegno dei più deboli e degli emarginati della società», come è scritto nell enciclica Laudato si : «L approccio ecologico alla protezione del creato deve integrare le questioni della giustizia in vista di accogliere il grido della terra e dei poveri». Il porporato ha aggiunto che i partecipanti al simposio «provengono da tutti i continenti del mondo e sono persone quotidianamente impegnate, con convinzione e grande amore di evangelizzazione, nella cura pastorale e nella liberazione di tutte le persone che sono costrette a vivere sulla strada, rischiando la vita, affrontando tante privazioni e, spesso, senza neppure poter sognare una vita dignitosa e umana». Ai partecipanti all incontro sulla pastorale della strada Non pacchi ma esseri umani Parlando ai partecipanti al simposio internazionale sulla pastorale della strada, promosso dal Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, il Pontefice ha ricordato che i bambini e le donne costretti a vivere in strada o a procurarsi da vivere sulla strada, «non sono numeri, non sono pacchi da scambiare» ma «esseri umani con un proprio nome e un proprio volto, con un identità donata da Dio a ciascuno di loro». coniugali e la nascita di bambini fuori del matrimonio, destinati spesso a una vita randagia. I bambini e le donne della strada non sono numeri, non sono pacchi da scambiare: sono esseri umani con un proprio nome e un proprio volto, con un identità donata da Dio a ciascuno di loro. Sono figli di Dio come noi, uguali a noi, con gli stessi nostri diritti. Nessun bambino sceglie per conto suo di vivere in strada. Purtroppo, anche nel mondo moderno e globalizzato, tanti bambini vengono derubati della loro infanzia, dei loro diritti, del loro futuro. La carenza di leggi e di strutture adeguate contribuisce ad aggravare il loro stato di privazione: mancano di una vera famiglia, mancano dell educazione e dell assistenza sanitaria. Ogni bambino abbandonato o costretto a vivere nella strada, diventato preda delle organizzazioni criminali, è un grido che sale a Dio, il Quale ha creato l uomo e la donna a sua immagine; è un grido di d accusa contro un si- stema sociale che da decenni critichiamo ma che facciamo fatica a cambiare secondo criteri di giustizia. È preoccupante vedere in aumento il numero delle giovani ragazze e delle donne che vengono costrette a guadagnarsi da vivere sulla strada, vendendo il proprio corpo, sfruttate dalle organizzazioni criminali e a volte da parenti e familiari. Tale realtà è una vergogna delle nostre società che si vantano di essere moderne e di aver raggiunto alti livelli di cultura e di sviluppo. La corruzione diffusa e la ricerca del guadagno a tutti i costi privano gli innocenti e i più deboli delle possibilità di una vita dignitosa, alimentano la criminalità della tratta e le altre ingiustizie che gravano sulle loro spalle. Nessuno può rimanere inerte di fronte all urgente ne- cessità di salvaguardare la dignità della donna, minacciata da fattori culturali ed economici! Vi chiedo, per favore, di non arrendervi di fronte alla difficoltà dalle sfide che interpellano la vostra convinzione, nutrita dalla fede in Cristo, che ha dimostrato, fino al culmine della morte in croce, l amore preferenziale di Dio Padre verso i più deboli ed emarginati. La Chiesa non può tacere, le istituzioni ecclesiali non possono chiudere gli occhi di fronte al nefasto fenomeno dei bambini e delle donne della strada. È importante coinvolgere le diverse espressioni della comunità cristiana nei vari Paesi al fine di rimuovere le cause che costringono un bambino o una donna a vivere in strada o procurarsi da vivere nella strada. Noi non possiamo mai evitare di portare a tutti, in modo particolare ai più deboli e svantaggiati, la bontà e la tenerezza di Dio Padre misericordioso. La misericordia è l atto supremo con il quale Dio ci viene incontro, è la via che apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre. Cari fratelli e sorelle, vi auguro una feconda missione nei vostri Paesi per la cura pastorale e spirituale e per la liberazione dei più fragili e sfruttati; una missione feconda per la promozione e la salvaguardia della loro identità e dignità. Affido voi e il vostro servizio a Maria, Madre di Misericordia: la dolcezza del suo sguardo accompagni l impegno e i propositi di quanti si prendono cura dei bambini e delle donne della strada. E di cuore invoco su ciascuno di voi la benedizione del Signore. E adesso vi invito a pregare la Madonna e chiederle di accarezzare questi bambini che vivono sulla strada, queste donne... soffrono tanto. La carezza della Madonna: abbiamo bisogno di maternità. Preghiamo la Madonna. [Ave Maria]

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