«CARIATI, LA FORMIDABILE ROCCA DEI RUFFO E DEGLI SPINELLI»

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1 LO STORICO FRANCO LIGUORI HA DATO ALLE STAMPE «CARIATI, LA FORMIDABILE ROCCA DEI RUFFO E DEGLI SPINELLI» Un libro guida per rappresentare il genio creativo umano negli sviluppi dell'archeologia, dell'arte urbanistica e della storia. Analisi e Commento di Cataldo Greco* Traversando la costa Jonica, da Taranto a Reggio Calabria, posta al centro della punta dello Stivale della nostra Penisola, tra Sibari e Crotone, un tempo chiamata "Italia", che si trovò nel suo destino di dare il proprio "glorioso nome" alla Patria assieme alle isole che l'attorniano nel Mediterraneo, ci si imbatte nell'ex borgo di Cariati, oggi rispettabile e ospitale cittadina di circa novemila abitanti, che porta con sé non poche testimonianze millenarie, che nel passato hanno accompagnato la storia del mondo Occidentale. A farne ragguardevole memoria è il Professor Franco Liguori, che ha fermato il tempo per raccontare dalla sua antica radice, un immenso patrimonio del mondo, il passato che incontra il presente, per farla riscoprire nello splendore della sua esatta dimensione, senza retorica, con "un libro-guida" che ha per titolo: «Cariati, la formidabile rocca dei Ruffo e degli Spinelli», già nelle librerie da alcuni mesi. L'ha pubblicato, principalmente, per un atto etico, un piccolissimo gesto di civiltà contro l'oblio della testimonianza e per fare ritrovare l'identità e l'anima di questa antica e nobile Comunità, che, purtroppo, resta ancora a molti sconosciuta, in questo momento di crisi di valori, crisi d'europa e crisi dell'italia, che la vede tra le più mortificate, per la sua interminabile illegalità e corruzione. Franco Liguori, già nel 1981 assieme al fratello Romano, entrambi docenti di materie letterarie nei licei statali, noti storici e attenti ricercatori, hanno messo a disposizione le loro intelligenze e i frutti del loro impegno per aggiungere un nuovo importante contributo al panorama di diversi periodi storici della storia di Cariati, che ha definitivamente cancellato numerosi coni d'ombra con il noto volume: «Cariati nella storia - Vicende di un Comune della Calabria Jonica dalle origini ai nostri giorni», Stampa lito Ferraro, pag.265, che resta, inoltre, un testo sull' invidiabile 1

2 modello di Plinio il Vecchio, che scrisse la sua "Naturalis Historia" in un'epoca in cui tutta la conoscenza poteva essere contenuta in un solo libro. Franco Liguori, insignito di molte significative onorificenze per altre valide ricerche, ha scelto bene il titolo di questa sua ultima pubblicazione, "Cariati, la formidabile rocca dei Ruffo e degli Spinelli", edito Karyatis, 160 pagine, 15 euro; si compra subito, non importa il prezzo, l'ha preso a prestito dalla memoria, fedelmente riportata dall'autore, dalla "Città letteraria", di uno dei tanti visitatori di questo incantevole Borgo, il giornalista scrittore Gaetano Gallo, che la visitò restandone ammirato e ne lasciò una sincera testimonianza. Lo storico cariatese diligentemente ne coglie l'occasione e ne ingaggia, per la sua passione, un percorso lineare costruttivo per l'attento fruitore, sia pure in forma sintetica, poiché abbraccia diverse epoche e periodi: greca, bizantina, bruzia, romana, medievale e moderna. Un'opera che risponde alle più immediate domande del visitatore, del turista o di quanti sentono il desiderio di sapere o di capire con la chiarezza della semplicità (che, fra l'altro, si fa apprezzare per essersi concesso il piacere godibile della lettura scorrevole), vicende del passato in campo archeologico, storico, urbanistico, nonché artistico, facendo intravedere, inoltre, le manifeste esigenze dei tempi vissuti dai nostri avi sul piano sociale, umano, politico e religioso: una risposta esauriente all'arricchimento di quella necessaria erudizione civile, attraverso la quale l'autore non si risparmia a lanciare diverse serie sollecitazioni all'universo dei giovani e al mondo politico per l'avvenire della Città, del territorio e, pertanto, del Cittadino. Erudizione civile, che deve generare nel contempo una più cosciente maturazione in risposta alla primaria domanda morale per i più elevati intenti del doverosoprogressivo cammino in linea con l'essenza della storia per rimettere al centro l'uomo Cittadino e l'importante significato della conoscenza dell'attuale realtà: uno schietto legame d'amore tra la cognizione dello studio acquisito e la fede nella vita del domani, per un più giusto bene comune. La copertina del "libro guida" presenta il volto nobile del centro storico del "Borgo medioevale" visto dall'alto, per farsi ammirare dal punto di vista archimedeo, un esemplare modello a pianta ortogonale nel rispetto della planimetria dell'urbanista Ippodamo di Mileto, cinta da mura in relazione alle esigenze dei tempi, secondo il dettato della saggezza del grande filosofo greco Aristotele, che "le considera utili e necessarie" per la difesa della pace e del benessere dei suoi abitanti. Politicamente ed esteticamente, inoltre, come si vede, il borgo risponde alla coerenza della "Città perfetta" (aríste politeía) di aristotelica memoria in uno straordinario rapporto antropico/naturale, ma corrisponde anche alla "Città ideale" propria, nell'essenza metafisica della città: un'idea chiara, in cui non c'è posto per la superficialità, la leggerezza, la mancanza dell'esperienza culturale e, quindi, "per l'inaudito, l'imprevisto, l'indecifrabile". La Città, opera dell'urbanistica conforme al Piano, è abitata dall'uomo ideale: cosciente della sua responsabilità. Il libro guida di Franco Liguori, in questa sua apprezzabile sintesi, ci proietta anche nella storia delle idee dell'uomo, come si manifesta in ogni epoca del nostro passato storico, sia pure con diversi livelli di intensità, strumenti e modalità di comunicazione. Nel raccontare il tempo, il dotto storico regala anche la lettura del disegno "ideale" di Platone, che è centrale nella storia europea. Il suo desiderio lo porta a considerare l'organizzazione sociale del territorio e la città (polis versus polis democratica, in seguito Oppidum o Castellum), come forma di costruzione e di un perfetto rapporto fra gli uomini. Platone declina a questo proposito un disegno "ideale", al quale faranno continuo riferimento nel tempo pensatori e politici per proposte e sogni di armoniche convivenze. 2

3 Platone ritiene, presso la città, ovviamente, necessaria la legislazione come struttura organizzativa, delle possibili fortune dell'umana convivenza, se la volontà della pace e dell'armonia sarà forte e inequivocabile. L'aggettivo "ideale" indica nella storia antropologica culturale europea uno stato di perfezione, un modello eccellente privo di difetti, sublime, grazioso, utile e vantaggioso per la posizione ideale di cui gode. Lo chiarisce bene l'autore, con la vasta etimologia del suo toponimo da Charita a Karis, cioè "graziosa", "Città bella e graziosa", cioè "città ideale". Sono tutti termini polisemantici, a volte non chiari per la ben nota ambiguità espressiva a noi pervenuta: sono contenitori che mutano nel tempo, non sostituendo significati nuovi a quelli antichi, ma per lo più subendo continue accumulazioni semantiche, che dunque li connotano, dal punto di vista storico, come una specifica espressione della nota "Cultura della Complessità", che il Liguori elenca con dovizia. La città di Platone non ha mura difensive, come vediamo nelle antiche ubicazioni di Japigi, di Salentini o ancora in quella più antica e famosa di Chone, di cui ci parla Strabone, di Temesa e in quella romana (la più recente), di Paternum, che si sono viste tutte distruggere lungo il corso delle loro vicende: un'odissea non completamente a noi pervenuta. La città perfetta (aríste politeía) di Aristotele (la sua possibile città ideale), non potrà essere un gioco utopistico dell'immaginazione, ma una logica rifondazione della politica per la costruzione di un rapporto dialettico con la realtà. Aristotele difensore delle mura, in contrasto con Platone, scrive che i suoi abitanti potranno sempre utilizzare la polis circondata da mura in due modi: " come città fortificata e come città aperta, costruendo porte e ponti per il passaggio". Con questo essenziale testo, «Cariati, la formidabile rocca dei Ruffo e degli Spinelli» il Professor Franco Liguori ci immette nella conoscenza profonda di essa, nel suo mito nei secoli, con ragionata analisi, attraverso un percorso ricco di emozioni, che ha selezionato in cinque capitoli, con i quali concede precisa individuazione dei suoi caratteri peculiari, e raggiunge lo scopo della conoscenza di cui è ammantata. Sono tutti ben correlati dagli scatti dell'autore, che catturano subito una certa curiosità visiva e stupendamente arricchiti dai disegni del pittore architetto Saverio Liguori, che emanano la poetica dello stupore: l'offerta vera dell'incantamento. Nell'era dell'immagine, in cui siamo, le fotografie dell'autore in questo libro guida ben curato fanno vedere la bellezza di un mondo nella sua parabola: la fotografia offre le parole, e i silenzi colgono le specificità non altrimenti esprimibili. Colpiscono l'occhio e la mente e insieme intrecciano una sorta di storia di vita: c'è l'idea, come nella poesia greca antica, che sia la luce, non l'aria, a garantire l'elemento vitale ai viventi, ma c'è, più in fondo, "l'idea augurale" che la fotografia possa fornire l'occasione anche per riaprire un discorso sull'esistenza dell'uomo contemporaneo. I disegni del pittorearchitetto Saverio Liguori lo arricchiscono immensamente, perfino con i laboriosi mestieri di una volta, un cruciale capitale umano ed economico dell'artigianato locale da tempo scomparsi, oltre a un rilevante valore artistico per l'affascinante armonia dei luoghi riprodotti, che manifesta l'impulso creativo ammirevole proprio della genialità del grande artista, evidenziata ed esibita, come ritrovamento del ritratto estetico del "Vero Velato", colto dall'angolo lirico storico, espresso nella sua elegante plasticità, ma anche e soprattutto dal rapporto dell'alta capacità di rèndering (processo di elaborazione al fine di ottenere la spiritualità dell'immagine realistica), e per la esemplare purezza delle linee che esaltano la cognizione dell'opera attraverso il rilievo globale nella rappresentazione grafica e nell'analisi felice del manufatto, che ne coglie tutti i valori, da 3

4 quelli dimensionali a quelli costruttivi, da quelli formali a quelli culturali. Le fotografie dell'autore e i disegni di Saverio Liguori offrono in perfetta armonia «l'eye test», il testo dell'occhio, e proiettano il fruitore con struggente bellezza nella lettura della "Civitas" (parola latina = Città), che è matrice etimologica anche di civiltà e, ovviamente, della "Polis" (parola greca), che designa una Comunità (Città e territorio) politica e religiosa, per far capire, come scrisse Roberto Lopez, il suo significato, che non sta nei sassi, ma negli uomini, nella loro solerte operatività. Nei sassi, vanno invece ricercati i significati delle parole, le cui radici etimologiche rimandano al concetto di recinzione e perciò alle mura, all'urbanistica: Urbs Urbis, Town. La recinzione dell'urbs, una sorta di castello fortezza, del "formidabile Borgo di Cariati", ha inizio al tempo del potere bizantino, commissionato da Gorgolano, Prefetto dei Greci, su incarico dell'imperatore Niceforo Foca, nel 963, che rafforzava quella già esistente all'epoca ellenistica (IV III sec. a.c.), in quel tempo massicciamente abitato dal popolo italico dei Brettii. Quello che ora ammiriamo, sono le fortificazioni realizzate in pieno Medioevo, nel periodo aragonese, dei signori feudali, i Ruffo prima (XV secolo) e gli Spinelli dopo (XVI XVII secolo): portano una testimonianza unica in Calabria del genio creativo umano, di una tradizione culturale e di una civiltà. È un'importante costruzione architettonica, tecnologica e paesaggistica, che ha lasciato il segno nella storia dell' "estetica dell'arte", un complesso monumentale inframmezzato da 8 torrioni (prima erano 9, uno è crollato alcuni secoli dopo e non è stato più riedificato), collocati nei punti nevralgici dell'apparato studiato per la "difesa-offesa"; alcuni in forma semicircolare ed altri poligonali: sempre attentamente curati dagli architetti militari al servizio di Casa Aragonese, che facevano riferimento all'architetto capo Francesco di Giorgio Martini (attualmente quattro di queste maestose torri sono di proprietà del Comune di Cariati, le altre quattro di proprietà privata), segnano importanti tappe della storia umana e si ascrivono tra i più eccezionali esempi di un tradizionale insediamento umano e di occupazione del territorio, che rappresenta una cultura, specialmente quando è messa in pericolo dai mutamenti della storia, particolarmente legati alle invasioni barbariche e piratesche. Cariati, come tutte le Poleis, nata come esigenza di un fenomeno naturale, per vivere (per la sopravvivenza), esiste (cioè cresce e si sviluppa) in vista del vivere bene. Consegna ai posteri ammirevoli ammaestramenti per i suoi combattimenti eroici, il coraggio, la forza, il suo elevato spirito di abnegazione e la sua invidiabile fede nell'affrontare le tante tragedie di lotte e battaglie per la libertà, la legalità, la democrazia, nell'obbligo morale della determinazione proprio di "R-Esistere". Resistere per esistere, "per essere Vittoriosi e Vincenti" fu e divenne una parola d'ordine per il piccolo glorioso borgo che si fece vita. "I suoi torrioni manifestano la propria virtuosa storia come espressione di una tradizione gloriosa ed eloquente, capace di garantire a chiunque il presente e il futuro nell'orgoglio di ogni cittadino che si riconosce nella Città e nella sua immagine anche retorica". L'hanno sottoscritto (nell'800) storici e sociologi della storia morale. Mette in luce un sistema urbano dotato di autonomia sempre più articolato e una vita sociale caratterizzata da un sistema linguistico architettonico. Le attente osservazioni ci permettono di evocare con efficacia quella rete di fenomeni urbani, distribuiti nel tempo e nello spazio geografico, in modo così riconoscibile da apparire (ancora oggi) come una concreta espressione della reiterazione di Città ideale. L'idea di Città, che la civiltà greca aveva elaborato e che replicava oltre i confini della madrepatria, era espressa dal reale manufatto urbano, nel quale l'eccezionale arte architettonica dei palazzi e delle mura era comprensibile da chiunque e simbolo di concretezza funzionale. 4

5 Il Centro storico di Cariati ha conservato pochi considerevoli passaggi della sua bellezza monumentale, della sua storia millenaria, in cui le civiltà si sono susseguite; transito di popolazioni, di eserciti e cultura, specialmente in epoca romana, è stato teatro di scontri (la leggendaria cruenta guerra tra Sibari e Crotone si conclude sul suo fiume Nicà), terremoti, maremoti, alluvioni, inondazioni marine, di cui non rimangono che limitate impronte di scogli marini, dove oggi si trovano insediati nuovi abitanti, e parte del suo passato si riduce lo vediamo agli importanti scavi, iniziati da metà del secolo scorso nelle aree di Santa Maria, di Serre Boscose, di Principe, di Fornara, di Palumbo, di Garanto, di Salto (dove vi è l'interessante tomba Brezia del IV sec. a.c.), di Caligiuri e di altri siti, che hanno restituito parte della città non murata, perché la Polis è allo stesso tempo il manufatto urbano e il suo contesto agricolo dovuto a un sinecismo formato da più città. I notevoli ritrovamenti e il "tesoretto" monetale venuti alla luce si trovano conservati presso il Museo Archeologico Nazionale della Sibaridide e nel Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria. A questo straordinario Borgo di Cariati, si accede da due ponti: il "Ponte" classico per antonomasia consente l'entrata "dal basso", dalla sua Marina, in dialetto locale detto Pilè, mentre il "Ponte Nuovo" (nel gergo detto di Suso, cioè di sopra), dall'unità d'italia chiamato Porta Pia, permette l'ingresso dalla montagna. Una porta suggestiva, quest'ultima, che immette attraverso il rinascimentale Corso XX Settembre, nel "Vero scrigno" della città. Da qui si entra mediante "stritti e viuzze" nei pittoreschi "larghi e rughe" (rioni), che nelle loro strutture diversificate portano il colore dell'ambiente originario, e si notano le relazioni spaziali e costruttive, vivificate o mortificate dalle società che si sono succedute nella sua storia. Le antiche mura della Città sono gli elementi più affascinanti, che le conferiscono un aspetto particolare e forniscono gli strumenti per un'analisi storica ed urbanistica e testimoniano dell'importanza strategica del Borgo, mirabile esempio di rocca forte militare, per la difesa dalle aggressioni esterne. I grandi palazzi gentilizi che oggi si ammirano sono del Sei Sette Ottocento: sono stati tutti soggetti a violente modifiche e a rifacimenti di vasta portata su quelli già esistenti nel periodo ellenistico e del medioevo. Il Palazzo del Principe Spinelli, un Castello del Cinquecento, completamente ricostruito, oggi sede del Palazzo Municipale, è in stile Neoclassico. Quasi mai abitato dal Principe Spinelli perché era sempre estremamente impegnato nelle varie strategie politiche del Regno di Napoli. Al Principe di Cariati si deve la "scellerata scelta, di stampo rigidamente conservatore, di ritirare il piccolo (ma molto preparato) battaglione che era stato assegnato agli ordini di Garibaldi nella III guerra d'indipendenza". Una "intransigenza mortale", come scriveranno autorevoli critici della storia contemporanea, che porterà alla fine il Regno delle due Sicilie. Anche la Cattedrale, per le numerose incursioni dei pirati musulmani turco barbareschi nei secoli XV XVIII, la vediamo ricostruita nello stile Neorinascimentale (viene annoverata tra le più belle della Calabria), come voluta dai Vescovi Serao e Golia nell'800. Alla prima Cattedrale, che ha lasciato grandi segni per la grandezza dei suoi Presuli, apparteneva il Vescovo Giovanni Carnuti, nel 1544 arrestato, deportato e martirizzato nelle carceri di Algeri. La Chiesa Cattolica di Cariati ha scritto anche negli ultimi tempi pagine di grande dottrina Cristiana e di immensa spiritualità con Vescovi e sacerdoti, alcuni dei quali candidati a salire alla gloria degli Altari. 5

6 L'Episcopo, il Campanile della Cattedrale con la Cupola, restaurata nel 2012, sono del XVII secolo. La Torre dell'orologio è dell'inizio del XX secolo. Il Palazzo del Seminario è, invece, della metà del Seicento, costruito sulla cinta muraria e sul Torrione omonimo, una violenza edilizia, voluto dal Vescovo Francesco Gonzaga, in ossequio al dettato del Concilio Tridentino. Fuori le mura si conserva la prestigiosa Chiesa quattrocentesca degli Osservanti. Da questo ordine dipendeva il Priore, venerato come santo, Tommaso da Rende. Le piccole chiese della Trinità, di Sant'Antonio, dell'annunziata, della Madonna delle Grazie e di San Cataldo, non sono solo luoghi di culto, ma anche scrigni di memoria della Comunità, imprescindibili punti di riferimento religioso, sociale e culturale. Alla bellezza di Cariati hanno contribuito noti artisti, quali Raffaele Aloisio, Girolamo Franceschi, Orazio Dentice, Luigi Taglialatela, Saverio Liguori. Numerosi sono stati i suoi visitatori, alcuni dei quali particolarmente illustri, come Giovanni Battista Pacichelli, Paolo Orsi, Edoardo Galli, il Re di Napoli Carlo III di Borbone, Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone, futuro Re di Napoli), Johann Von Riedesel, Henri Swinburne, l'abate di Saint Non con la sua équipe di collaboratori, Duret de Tavel, Richard Keppel Craven, Johann Heinrich Westphal, Craufur Tait Ramage, Fracois Lenormant, nonché molti giornalisti e scrittori famosi, fra i quali si ricordano Cesare Malpica, Concetto Valente, Silvio Mollo, Gaetano Gallo di Carlo, Maria Brandon Albini, Giannetto Beniscelli, Domenico Laruffa, Silvana Amendola, Giovanni Ierardi, Sergio Zanardi, mentre il famoso giornalista letterato Claudio Marabini vi ha trascorso alcuni anni di adolescenza e vi è più volte tornato per rivivere i suoi nostalgici e affettuosi ricordi, non senza ricordarla in alcune sue opere con sentimento. Cariati, va ricordato, fu anche Città di cultura, centro di richiamo di maestri del pensiero e di filosofi, quali il famoso frate Gioacchino da Fiore (della vicina San Giovanni in Fiore), "di spirito profetico dotato", come lo ricorda Dante nella Divina Commedia, e il celebre filosofo Tommaso Campanella, che vi salì dalla non lontana Stilo, per i suoi "studi speculativi" sui modelli della "Città ideale" e della "Città perfetta", prima di accingersi a scrivere la "Città del Sole", che Karl Marx e Friederich Engels proposero nel 1845 in "una ideale biblioteca" di scrittori socialisti per le implicite idee comunistiche contenute nella sua opera. Il suo prestigioso seminario era un Centro di studi non solo per la preparazione al Magistero sacerdotale, ma anche per la formazione culturale dei giovani studiosi del suo circondario. Nel 1807 per decreto francese, diventò sede di un "Governo Amministrativo" molto stimato, per la formazione normativa dell'erudizione nell'esigenza produttiva del tempo, per la nuova maturata coscienza sociale e politica. Da qui vengono il patriota Pasquale Venneri; l'illustre giureconsulto Stefano Patrizi (della Scuola di Antonio Genovesi), noto per aver riformato i codici napoletani e prediletto consultore del Sovrano "illuminato" Carlo III di Borbone; Biagio Miraglia, scrittore e poeta romantico, patriota, repubblicano, seguace del Mazzini; il Giornalista Gaetano Natale, "braccio destro" di Giovanni Giolitti, ricordato con una lapide presso Palazzo Chigi, per il suo attivismo politico e i suoi apprezzati trascorsi di Presidente Nazionale della Stampa Parlamentare. La sua Marina nel Cinque Seicento fu sede di dogana e scalo commerciale tra i più attivi della Calabria e nel Novecento fu uno dei più dinamici Centri Commerciali della Calabria Jonica. Il libro guida del Professor Franco Liguori: «Cariati, la formidabile rocca dei Ruffo e degli Spinelli», si concede con stile e intelligenza una connotazione vettoriale per una svolta da compiere. Prima, afferma che la storia è "fra noi", e non si può dimenticare, perché è maestra di 6

7 vita e, pertanto, va studiata, difesa e amata: è un "percorso raccontato" per farci capire il valore incommensurabile del "nostro" patrimonio da proteggere con la necessità della conservazione e della valorizzazione. Poi, ci svela la chiave di lettura della storia di Cariati, che ci parla, ci interroga, ci chiede lumi come fosse un personaggio: un colloquio per intraprendere un "viaggio", ma un viaggio, oltretutto, che senso ha senza un approdo? Un viaggio non destinato a finire, ma mirato a raggiungere obiettivi e finalità di progresso civile, sociale, morale e, particolarmente, politico. Cariati, si sa, ha perso la centralità, le sue forze e la sua saggezza di un tempo; e la fuga all'estero dei suoi cittadini testimonia che ha depauperato il suo grande capitale, compreso quello dei talenti; non si è prodotto neppure quanto era necessario per una certa sopravvivenza. Si è isolata. Senza le protezioni politiche e a causa delle tante mediocri amministrazioni, si è riscoperta povera, mal tollerata e abbandonata. Per aver dimenticato le proprie radici si è penalizzata. La Calabria non deve più essere un pianeta inanimato: i suoi politici devono saperle dare forma di vita e darle luce, che si è spenta mestamente, senza mai riaccendersi dall'unità d'italia, per mancanza di vera cultura e di vera consapevolezza storica. I peccati di questa Regione, prigioniera dei suoi politici, non sono sconosciuti. Le speranze tutte tradite sono rimaste fastidiosi ricordi. Oggi non risuonano più da un ponte all'altro le grida disperate, o di speranza o di fiducia, c'è però la voce della ragione cosciente, come un Dio immanente calato sull'ordine delle cose, per farsi sentire dall'amministrazione Comunale, per evitare la continua decadenza dei sensi, delle prospettive e delle ambizioni. Occorre un progetto serio, che faccia proseguire il lungo viaggio iniziato nei secoli avanti Cristo, ricco di eventi e di personaggi che ci vogliono operosi per il bene della comunità e del territorio. Cariati è una perla della Calabria, da rivalutare e da amare è chiaro e va inserita nella lista dei siti da tutelare; ha il pieno diritto di rappresentare il suo contributo all'evoluzione dell'umanità, alla conservazione della memoria, alla cultura e alla storia, di appartenere, pertanto, al Patrimonio Mondiale dell'unesco. Cariati, questo formidabile Borgo, si gloria di una lunga storia immortalata nei secoli che non può essere dimenticata. Qui la natura è intatta. Oggi, per poterla direttamente contemplare nel suo incantesimo, si può raggiungere comodamente da tutte le vie e le reti di comunicazione. Chi la sceglie per un soggiorno, investe in crescita formativa e ne riceve emozioni e ricordi indimenticabili; infine, si regala un notevole guadagno psicofisico per il suo invidiabile clima: "a Cariati l'estate non finisce mai". La ricettività alberghiera è tra le più apprezzate della Calabria. È proverbiale l'ospitalità e la gentilezza dei suoi cittadini e la cucina cariatese, specie per i suoi piatti tipici, è molto ricercata da tutti e particolarmente dai buongustai per la qualità dei sapori. Si mostra in assonanza mirabilmente coniugata con la sua sottostante marina dalle acque cristalline e da "una benefica sabbia d'oro" tra le preferite del Mediterraneo. I due siti si abbracciano per il loro felice assetto: la distanza che li separa (un chilometro) si cancella istantaneamente (dieci minuti a piedi e cinque in macchina) per un ben articolato percorso viario e stradale. Nel suo infinito si afferra lo scenario della vista suggestiva del golfo di Taranto a Nord e della Punta Alici a Sud, per estasiare l'occhio dei fruitori della sua naturale struggente bellezza. Ferrara, 6 novembre 2014 Cataldo Greco Giornalista 7

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