PARTE QUINTA L età delle corti: la seconda fase della civiltà umanistico-rinascimentale ( ) CAPITOLO X Petrarchismo e antipetrarchismo

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1 1 da F. Berni, Rime, a cura di G. Barberi Squarotti, Einaudi, Torino Francesco Berni Il capitolo del prete di Povigliano Riportiamo qui la parte iniziale e quella centrale, e precisamente i vv e , del *capitolo indirizzato al famoso medico Girolamo Fracastoro, che comprende in totale 232 versi. Vi si descrive la nottataccia passata con un amico in casa di un prete di Povegliano (Verona) che ha voluto a ogni costo ospitarli, facendoli dormire in un tugurio pieno di sporcizia e di insetti. Udite, Fracastoro, un caso strano, degno di riso e di compassione, che l altr ier m intravenne a Povigliano. Monsignor vostro amico e mio padrone 5 era ito quivi acompagnar un frate con un branco di bestie e di persone: fu a sedici d agosto, id est di state; e non bastavan tutte a tanta gente, se ben tutte le stanze erano agiate. 10 Il prete della villa, un ser saccente, venne a far riverenza a monsignore, dentro non so, ma fuor tutto ridente. Poi, vòlto a me, per farmi un gran favore, disse: Sta sera ne verrete meco, 15 che sarete alloggiato da signore: io ho un vin che fa vergogna al greco; con esso vi darò frutti e confetti, da far veder un morto, andar un cieco; fra tre persone arete quattro letti, 20 grandi, ben fatti, spiumacciati, e voglio che mi diciate poi se saran netti. [ ] Era discosto più d un grosso miglio 50 l abitazion di questo prete pazzo, contra il qual non ci valse arte o consiglio. Io credetti trovar qualche palazzo murato di diamanti e di turchine, avendo udito far tanto schiamazzo: metrica Terzine di endecasillabi incatenati secondo lo schema ABA,BCB, CDC ecc Ascoltate (udite), Fracastoro, una strana avventura (caso), degna di riso e di compassione, che l altro ieri [: due giorni fa] mi accadde (m intravenne) a Povegliano [Veronese]. [Il] monsignore vostro amico e mio padrone era andato (ito) qui (quivi) [ad] accompagnare un fratello (frate) con un gruppo (branco) di bestie [: mule] e di persone: era (fu) il (a = ai) sedici di agosto, cioè (id est; lat.) d estate (state); e tutte le stanze non bastavano a tanta gente, sebbene tutte fossero (erano) comode (agiate). Il prete della villa, un signore (ser) pieno di boria (saccente), dentro non so ma all apparenza (fuor) tutto gioviale (ridente), venne a rendere omaggio (far riverenza) a monsignore. Fracastoro: Gerolamo Fracastoro, famoso medico e poeta veronese, autore anche del *poemetto in latino Syphilis sive de morbo gallico [La sifilide o mal francese] a cui si fa implicito riferimento al v Si osservi lo *zeugma branco di bestie e di persone: le persone e gli animali che esse cavalcano sono entrambi connotati come branco, in senso dispregiativo Poi, [ri]volto a me, per farmi un gran favore, disse: Questa (sta) sera voi (ne) verrete con me (meco), che sarete alloggiato come (da) un signore [: comodamente]: io ho un vino che fa invidia (vergogna) a quello (al) greco; con questo (esso) vi darò frutti e confetti, [tanto buoni] da far camminare (andar) un cieco, vedere un morto; in (fra) tre persone avrete (arete) quattro letti, grandi, ben fatti, morbidi (spiumacciati), e voglio che poi diciate se saranno puliti (netti). Greco: se i vini greci erano famosi e apprezzati, quello del prete sarebbe dovuto essere migliore. Veder cieco: sostantivi e verbi sono chiaramente invertiti (veder un cieco, andar un morto): l ironico scambio sembra anticipare il capovolgimento delle promesse del prete Lontana (discosto) più di un miglio abbondante (grosso) era l abitazione di questo prete pazzo, contro il quale non ci valse abilità (arte) o avvedutezza (consiglio). Io immaginavo (credetti) [di] trovare qualche palazzo edificato (murato) con diamanti e turchesi (turchine), avendo udito decantarne tante lodi (far tanto schiamazzo):

2 2 55 quando Dio volse, vi giungemmo al fine: entrammo in una porta da soccorso, sepolta nell ortiche e nelle spine. Convenne ivi lasciar l usato corso, e salir su per una certa scala, 60 ove arìa rotto il collo ogni destr orso. Salita quella, ci trovammo in sala, che non era, Dio grazia, amattonata, ond il fumo di sotto in essa essala. Io stava come l uom che pensa e guata 65 quel ch egli ha fatto, e quel che far conviene, poi che gli è stata data una incanata. Noi non l abbiam, Adamo, intesa bene: questa è la casa diceva io dell Orco: pazzi che noi siam stati da catene! 70 Mentre io mi gratto il capo e mi scontorco, mi vien veduto a traverso ad un desco una carpita di lana di porco: era dipinta ad olio, e non a fresco; voglion certi dottor dir ch ella fusse 75 coperta già d un qualche barbaresco; poi fu mantello almanco di tre usse, poi fu schiavina, e forse anche spalliera, fin che tappeto al fin pur si ridusse. Sopra al desco una rosta impiccata era 80 da parar mosche a tavola e far vento, di quelle da taverna unica e vera: è mosso questo nobil instrumento da una corda a guisa di campana, e dà nel naso altrui spesso e nel mento. quando Dio volle (volse) finalmente (al fine) vi giungemmo: entrammo per (in) una porta piccola e stretta (da soccorso), nascosta (sepolta) tra le ortiche e i rovi (spine). Bisognò (convenne) lasciare ora (ivi = qui) la consueta andatura (l usato corso), e salire su per una scala tale (certa) che vi si sarebbe (arìa) rotto il collo ogni orso agile (destr<o>) [: ammaestrato]. Salita quella, ci ritrovammo in una sala che non era, grazie a Dio, pavimentata (ammattonata), per cui (ond<e>) il fumo da sotto [: da una cucina sottostante] esalava in quella. L eco dantesca dei vv. 51 e 58 suggerisce di interpretare l intera vicenda come una *parodica discesa agli inferi. Porta da soccorso: nelle fortezze e nei castelli, era la porticina segreta da cui si ricevevano o si inviavano aiuti. Dio grazia: evidente il tono ironico dell inciso. Arìa orso: è questa la prima di una serie di *iperboli usate per descrivere comicamente, attraverso l esagerazione, il cattivo stato della casa del prete Io stavo come un uomo che pensa e fissa con insistenza (guata) quello che ha fatto e quello che [gli] conviene fare dopo (poi) che gli è stato fatto (data) un rimprovero (incanata). Adamo, noi non abbiamo ben capito (intesa) [la situazione]: questa è la casa dell Orco dicevo io noi siamo stati pazzi da legare (da catene)! Mentre io mi gratto il capo e mi agito (scontorco), vedo (mi vien veduto) un panno (carpita) [ruvido come fatto di] setole (lana) di porco su un tavolo (desco): era macchiato d olio (dipinta ad olio) e non di recente (a fresco); taluni (certi) esperti (dottor) vogliono sostenere (dir) che questo (ella) fosse un tempo (già) la coperta di qualche saraceno (barbaresco); poi fu mantello di almeno (almanco) tre zingare (usse), poi fu la veste di pellegrini e penitenti (schiavina), e forse anche copertura di una poltrona (spalliera), fino a che alla fine fu ridotta (si ridusse) a tappeto. La *parodia di espressioni dantesche prosegue nella similitudine dei vv (cfr. Inf. I, vv. 22, 24). Incanata: nel linguaggio popolare toscano canata sta per rimprovero, in riferimento all abbaiare del cane. Adamo: Adamo Fumari, il letterato veronese con cui l autore ha intrapreso l avventura. Orco: propriamente dio dell Averno ; per estensione mostro malvagio. Carpita: sorta di panno peloso usato per far coperte da letto. Dipinta ad olio, e non a fresco: la comicità del verso è giocata sull equivoco verbale dato dalla pluralità semantica delle espressioni: dipinta ad olio, così come il successivo non a fresco, è un espressione presa in prestito dalla pittura, ma il suo senso originario è qui chiaramente stravolto Sopra al tavolo era appeso (impiccata) una specie di ventaglio di frasche (rosta) per (da) riparare (parar) dalle mosche quando si mangiava (a tavola) e per fare vento, proprio di quelli (unica e vera) usati nelle taverne: il nobile strumento è mosso da una corda come (a guisa di) una campana, e spesso picchia (dà) nel naso e nel mento ai commensali (altrui).

3 3 85 Or questa sì che mi parve marchiana; fornimmi in tutto questa di chiarire della sua cortesia sporca e villana. Dove abbiam noi, messer dissi a dormire? Venite meco la signoria vostra 90 rispose il sere io vel farò sentire. Io gli vo drieto, e l buon prete mi mostra la stanza ch egli usava per granaio, dove i topi facevano una giostra. Vi sarebbe sudato un di gennaio: 95 quivi era la ricolta e la semenza, e l grano e l orzo e la paglia e l pagliaio. Eravi un destro, senza riverenza, un camerotto da cesso ordinario, dove il messer faceva la credenza; 100 la credenza facea nel necessario, intendetemi bene; e le scodelle teneva in ordinanza in su l armario. Stavano intorno pignatte e padelle, correggiati, rastrelli e forche e pale, 105 tre mazzi di cipolle e una pelle. Quivi ci volea por quel don cotale, e disse: In questo letto dormirete; starete tutti duo da un capezzale. Et io a lui: Voi non mi ci côrrete 110 risposi piano albanese messere: datemi ber, ch io mi moio di sete. Ecco apparir di sùbito un bicchiere che s era cresimato allora allora; sudava tutto, e non potea sedere: 115 pareva il vino una minestra mora; vo morir, chi lo mette in una cesta, s in capo l anno non vel trova ancora. Ora questa cosa mi sembrò veramente esagerata (marchiana); mi finì (fornimmi) di chiarire completamente (in tutto) la sua [: del prete] cortesia sporca e villana. Dove dobbiamo (abbiam a) dormire, signore (messer), dissi Venite con me (meco), lor signori (la signoria vostra) rispose egli (il sere) io ve lo (vel) farò vedere (sentire). Io gli vado dietro (drieto), e il ( l) buon prete mi mostra la stanza che egli usava come (per) granaio, dove ballavano (facevano una giostra) i topi. L uso *antifrastico degli aggettivi accresce il sarcasmo: nobil instrumento, l buon prete; da notare l accento ironicamente macabro di impiccata era; l effetto parodico è ottenuto anche dall accostamento indiscriminato di termini colti e popolari (p. es.: instrumento, marchiana) Lì un [uomo] avrebbe (sarebbe) sudato [perfino] di gennaio [: ora siamo ad agosto]: vi erano il raccolto e i semi, e il grano e l orzo e la paglia e [un intero] pagliaio. C era una latrina (destro), senza riguardo (riverenza), un comune (ordinario) stanzino (camerotto) adibito a (da) cesso, dove il prete (messer) teneva (faceva) la dispensa (credenza); teneva la credenza nel cesso (necessario), intendetemi bene; e le scodelle in ordine (ordinanza) sull armadio (armario). Stavano intorno pentole (pignatte) e padelle, correggiati, rastrelli e forche e pale, tre mazzi di cipolle ed una pelle. Qui ci voleva sistemare (por) quel tal prete (don), e disse: Dormirete in questo letto; starete tutti e due su un [solo] guanciale (capezzale). La figura del *polisindeto (vv e ) rafforza il senso di quantità insito già nell *enumerazione, e si aggiunge all esagerazione *iperbolica del senso di soffocamento data dall espressione vi sarebbe sudato un di gennaio; a tutto ciò la mescolanza di materiali disparati aggiunge l idea di confusione; contribuisce infine a dare maggiore efficacia all espressione l *anadiplosi dei vv (la credenza; la credenza). Correggiati: specie di fruste di cuoio e legno, anticamente usate per battere il grano; don cotale: si noti il senso dispregiativo dell indefinito E (et) io a lui: Voi non mi ci coglierete (côrrete) risposi piano albanese [di un] messere: datemi [da] bere, perché (ch ) io muoio (moio) di sete. Ecco apparire subito un bicchiere unto (cresimato) di fresco (allora allora); gocciolava (sudava) tutto, e non stava in piedi (potea sedere) [: aveva il fondo rovinato]: il vino appariva (pareva) denso [come] una minestra scura (mora); vuole (vo ) morire chi lo mette in una cesta se nel giro di un anno (in capo l anno) non ve lo (vel) ritrova ancora.

4 4 Non deste voi bevanda mai molesta ad un che avesse il morbo o le petecchie 120 quanto quell era ladra e disonesta. In questo, adosso a due pancaccie vecchie vidi posto un lettuccio, anzi un canile, e dissi: Quivi appoggerò l orecchie. Il prete grazioso, almo e gentile 125 le lenzuola fé tôr dell altro letto: come fortuna va cangiando stile! Era corto il canil, misero e stretto; pure, a coprirlo, tutti duo i famigli sudarno tre camiscie et un farsetto, 130 e le zanne vi posero e gli artigli; tanto tirâr quei poveri lenzuoli che pure a mezzo al fin fecion venigli. Egli eran bianchi come duo paiuoli; dipinti di marzocchi alla divisa; 135 parevan cotti in broda di fagiuoli: la lor sottilità resta indicisa; tra loro e la descritta già carpita cosa nessuna non era divisa. Qual è colui che a perder va la vita, 140 che s intertiene e mette tempo in mezzo, e pensa, e guarda pur s altri l aita, tal io schifando quell orrendo lezzo: pur fu forza il gran calice inghiottirsi, e così mi trovai nel letto al rezzo. 145 O Muse, o Febo, o Bacco, o Agatirsi, correte qua, ché cosa sì crudele senza l aiuto vostro non può dirsi; narrate voi le dure mie querele, raccontate l abisso che s aperse 150 poi che fûrno levate le candele. Voi [: Fracastoro, medico] non avete dato mai, [neppure] a uno che avesse il morbo [gallico: la sifilide] o le pustole del vaiolo (petecchie), una bevanda [tanto] disgustosa (molesta) quanto quella era cattiva (ladra) e spiacevole (disonesta). In questo [stanzino], appoggiato (adosso) a due vecchie pancacce, vidi sistemato (posto) un lettuccio, anzi una cuccia da cani (canile), e dissi: Qui appoggerò [a malapena] le orecchie. Il procedere lento e descrittivo, l esagerazione giocosa dell *iperbole (circa la densità del vino) e la comica felicità di certe raffigurazioni (come quella del bicchiere sofferente ) contraddistinguono il passo. Albanese: fare l albanese significa fare lo gnorri ; vo morir: iperbole, il cui senso è nessuno speri di arrivare vivo a vedere. Morbo: in riferimento allo scritto di Fracastoro Syphilis sive de morbo gallico [La sifilide o il mal francese] Il prete grazioso, generoso (almo) e gentile fece (fé) togliere (tôr) le lenzuola da un altro letto: è così che muta la sorte! Il giaciglio (canil) era corto, misero e stretto; eppure (pure), per (a) coprirlo, tutti e due i servitori (famigli) bagnarono di sudore (sudarno) tre camicie e un corpetto (farsetto), e usarono (vi posero) denti (zanne) e unghie (artigli); tirarono così tanto quei poveri lenzuoli che alla fine li fecero (fecion) arrivare (venigli) fino a metà (mezzo) [del letto]. Questi (egli) erano bianchi come due paioli [: erano neri]; tutti macchiati (dipinti di marzocchi) a mo di stemma (alla divisa); parevano cotti in un brodo di fagioli: la loro sottigliezza (sottilità) [: per l usura] è difficile da giudicare (resta indicisa); tra loro e il già descritto tappeto (carpita) non vi era nessuna differenza (cosa nessuna non era divisa). La *parodia letteraria coinvolge anche Petrarca: sua l aggettivazione del v. 124, così come il v. 126 è ripreso dal Trionfo della morte I, 135: ironica la loro ricontestualizzazione volutamente bassa. La descrizione della fatica animalesca (hanno zanne e artigli, non denti o unghie ) dei servi è comicamente esagerata. Canil: richiama il v. 122; bianchi: in senso antifrastico; marzocchi: contemporaneamente macchie e stemmi araldici (in riferimento al leone raffigurato sullo stemma di Firenze) Come (qual) colui che va a morire (perder la vita) si trattiene (intertiene) e indugia (mette tempo in mezzo), e pensa, e guarda se qualcuno (altri) viene in suo aiuto (l aita), così (tal) [facevo] io, provando schifo per (schifando) quell orrendo puzzo (lezzo): eppure (pur) si dovette (fu forza) inghiottire il gran calice [: mi dovetti fare forza] e così mi ritrovai nel letto al buio (rezzo). O Muse, o Apollo (Febo), o Bacco, o Agatirsi, accorrete, perché (ché) senza il vostro aiuto non si può raccontare (dirsi) una cosa così crudele; narrate voi i miei duri lamenti (querele), raccontate l abisso che si aprì (aperse) dopo (poi) che le candele furono (fûrno) spente (levate). Di nuovo una ripresa *parodica di versi danteschi (cfr. Inf. I, 22-25), inframezzata da *metafore tratte da testi evangelici (l amaro calice si riferisce al sacrificio compiuto da Cristo: cfr. Marco 14, 36) e da invocazioni epiche, comicamente accumulate (accanto alle Muse e ad Apollo, vengono citati ironicamente anche Bacco e gli Agatirsi). Agatirsi: antico popolo dei Daci, che usavano tatuarsi il corpo: ironica anticipazione delle punture degli insetti di cui saranno vittime di lì a poco i corpi dei due compagni di sventura.

5 5 Non menò tanta gente in Grecia Serse, né tanto il popol fu de Mirmidoni, quanta sopra di me se ne scoperse: una turba crudel di cimicioni, 155 dalla qual, poveretto, io mi schermia, alternando a me stesso i mostaccioni. Altra rissa, altra zuffa era la mia, di quella tua che tu, Properzio, scrivi io non so qual, del secondo, elegia. 160 Altro che la tua Cinzia aveva io quivi! Er io un torso di pera diventato o un di questi bachi mezzi vivi che di formiche adosso abbia un mercato, tante bocche mi avevan, tanti denti 165 trafitto, punto, morso e scorticato. Credo che v era ancor dell altre genti, come dir pulci, piattole e pidocchi, non men di lor animose e valenti. Io non poteva schermirmi con gli occhi, 170 perch era al buio; ma usava il naso per conoscer le spade da li stocchi; e come fece con le man Tomaso, così con quello io mi certificai che l imaginazion non facea caso. 175 Dio vel dica per me s io dormi mai: l essercizio fec io tutta la notte che fan per riscaldarsi i marinai Serse non condusse (menò) tanta gente in Grecia, né il popolo dei (de ) Mirmidoni fu [così] numeroso (tanto) quanto la folla (turba) crudele di grosse cimici (cimicioni) che si scoprì (se ne scoperse) sopra di me, dalla quale io, poveretto, mi difendevo (schermia) dandomi schiaffoni (mostaccioni) uno dopo l altro (alternando). Altra rissa, altra zuffa era la mia rispetto a quella che tu, Properzio, descrivi in non so quale elegia del secondo [libro]. Altro che la tua Cinzia io avevo qui! Io ero diventato [come] un torsolo (torso) di pera o uno di quei bachi mezzi vivi che hanno addosso una schiera (mercato) di formiche, tante bocche e tanti denti mi avevano trafitto, punto, morso e scorticato. Tutto è giocato sul filo dell esagerazione e dell allusione: proverbiale il numero dell esercito di Serse, significativo il riferimento al popolo dei Mirmidoni, che il mito vuole discesi dalle formiche. Tanti riferimenti storici e mitologici, affiancati a parole di uso popolare e adattati a descrivere un argomento così basso, contribuiscono a rendere comico il passo; a ciò si aggiunge il paragone antifrastico con le rixae di amore con Cinzia cantate da Properzio. Mostaccioni: dal greco mỳ stax, genit. mỳ stakos labbro superiore, forma popolare per ceffone (richiama il toscano labbrata ) Credo che vi fossero (era) ancora altre schiere (genti) [di animali], come pulci, blatte (piattole) e pidocchi, non meno valenti e animose di quelli (lor). Io non potevo difendermi (schermirmi) con gli occhi, perché ero al buio; ma usavo il naso per [riconoscerli così come si può ri]conoscer le spade dalle punte (da li stocchi); e come [san] Tommaso fece con le mani, così io con il naso (quello) mi accertai (certificai) che l immaginazione non esagerava (facea caso). Dio vi (vel) dica al mio posto (per me) se io dormii mai: tutta la notte feci l esercizio che fanno i marinai per riscaldarsi [: battersi sulle spalle]. La metafora delle punte delle spade si riferisce ai diversi odori emanati dagli insetti. Tomaso: cfr. il Vangelo secondo Giovanni, 20, 27-28: Tommaso crede alla resurrezione di Cristo solo dopo aver toccato con mano le ferite del suo corpo. guida alla lettura Il carattere narrativo e comico-realistico del componimento Il capitolo si presenta qui con i suoi caratteri narrativi. C è un prologo che spiega l occasione dell episodio raccontato (il viaggio da Verona a Povegliano del vescovo Giberti e del suo seguito, di cui faceva parte il poeta); poi la presentazione del prete che si offre di ospitare Berni e un suo amico; successivamente la descrizione dall esterno della casa del prete e delle sue stanze dall interno; l offerta del vino e il suo assaggio; infine la preparazione dei letti e la notte trascorsa sui giacigli in lotta con insetti e parassiti. I fatti sono esposti nella loro successione cronologica, e smentiscono a una a una tutte le magnifiche promesse fatte all inizio dal prete. Già questo carattere narrativo ci introduce nella dimensione assolutamente antilirica della poesia berniana. A tale dimensione contribuisce poi il lessico basso e realistico, che nomina gli oggetti più umili e volgari. Quanto poi al bestiario del capitolo, si va dai «cimicioni» a «pulci, piattole e pidocchi».

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