MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE ANTONINO SALINAS. Regione Siciliana. Assessorato dei Beni Culturali e dell'identità siciliana

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1 MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE ANTONINO SALINAS

2 Questo quaderno è di...

3 Ideazione e testi: Laura Cappugi e Romina Mancuso Filastrocche di Laura Cappugi Illustrazioni: Romina Mancuso Fotografie dei reperti del Museo: Gabriella Pintus Le altre foto: collezioni private Segreteria di redazione: Donatella Alosi, Maria Celesia Collaborazione nelle ricerche: Sara Di Salvo, Vittoria Schimmenti, Maria Rosa Papale Realizzazione e stampa: Publisicula Palermo Finito di stampare nel settembre 2007 Un museo per gioco : percorso interattivo di visita alle collezioni del Museo archeologico regionale Antonino Salinas. - Palermo : Regione siciliana, Assessorato dei beni culturali, ambientali e della pubblica istruzione, Dipartimento dei beni culturali, ambientali e dell educazione permanente, ISBN Palermo - Museo archeologico regionale Antonino Salinas Guide CDD-21 SBN Pal CIP - Biblioteca centrale della Regione siciliana Alberto Bombace REGIONE SICILIANA ASSESSORATO DEI BENI CULTURALI E AMBIENTALI E DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

4 Percorso interattivo di visita alle collezioni del Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas

5 Un Museo per gioco rappresenta concretamente l impegno del Museo Salinas nei confronti dei suoi giovanissimi visitatori. Ogni anno a settembre, con la riapertura delle scuole, il Museo rinnova la pr opria disponibilità ad accogliere bambini e ragazzi, offr endo percorsi tematici e attività laborato - riali creative, scegliendo con cura i linguaggi più adeguati, le strategie di - dattiche adatte all età e al livello cognitivo. Questo è un Museo che vogliamo sia aperto alla città, al territorio, alla gente, attraverso iniziative, appuntamenti scientifici e momenti di intrattenimento culturale. Grazie ai programmi svolti in tal senso abbiamo assistito, anno dopo anno e con soddisfazione, ad un costante incremento delle visite, allo sviluppo dei rapporti operativi con scuole e docenti, tanto da diventar e un vero e proprio punto di riferimento per chi vede nell educazione ai Beni Culturali un obiettivo permanente e fondamentale. Le verifiche a cui sono state sottoposte attività e metodologie applica - te hanno sollecitato l idea di cr eare una pubblicazione per i più piccoli, in cui gli itinerari dedicati a temi, materiali e collezioni si animano, diver tono, stimolano la fantasia, la memorizzazione e il consolidamento dell esperien - za vissuta dal bambino durante la visita. Questo libro può costituir e una sorta di diario di bor do, di taccuino personale, dove le informazioni scientifiche si intr ecciano liberamente alle riflessioni, alle idee, alle creazioni della fantasia. Con tale intento esso viene dedicato ai bambini e ai ragazzi, affinché conoscano e si confrontino con il passato. Ai giovani è infatti affidato il permanere dell antico nel mondo di oggi, essi sono custodi della nostra storia. Un ringraziamento va rivolto alla Dott.ssa Cappugi per l ideazione e l elaborazione dell opera, e al personale della Biblioteca e del Museo che con professionalità ha contribuito alla realizzazione del lavoro. Giuseppina Favara Direttore del Museo Salinas 5

6 Presentazione Il Museo per gioco è l ultima pubblicazione realizzata nell ambito delle molteplici of ferte formative del Museo Salinas e rappresenta un importante punto d arrivo per le esperienze attuate nell ambito dell edu - cazione al patrimonio. Infatti essa si configura come uno dei più interessanti prodotti frutto della sperimenta - zione e dei laboratori previsti dalla quarta fase del progetto Scuola Museo che si articola nei seguenti mo - menti: selezione e pubblicazione di percorsi didattici specifici; formazione ed aggiornamento del personale docente; visite guidate; attività di sperimentazione e di verifica dell apprendimento svolte sia all interno dei Musei che nel - le aule scolastiche. Il Museo Salinas a partire dal 1994 ha proposto numerosi percorsi didattici raccolti in una serie di pre - gevoli fascicoli e volumi ed è divenuto un punto di riferimento fondamentale per i docenti impegnati nell educazione al patrimonio culturale, per i quali sono stati organizzati numerosi corsi di aggiornamento. Nello stesso tempo ha realizzato tante piacevoli ed interessanti attività di laboratorio rivolte alle scuole di ogni ordine e grado, ma anche ai più piccoli, con genitori a seguito, nelle speciali domeniche a loro dedicate. Dalle tante domande, dalle osservazioni, dalle curiosità e dalla voglia di conoscere la Storia e le storie quotidiane che gli oggetti del museo raccontano è nato Museo per gioco, un ricco quaderno per le attività da utilizzare da soli o meglio ancora con la guida di familiari o insegnanti. Esso ripropone ed amplia le risposte già fornite durante le visite al Museo da Laura Cappugi, appassionata leader dell équipe didattica, e dagli animatori e suggerisce tanti modi piacevoli di giocare imparando e creando. Si tratta quindi di un esperienza riuscita di educare giocando calibrata sulle esigenze espresse da - gli stessi protagonisti e per questo utile a sfatare l idea, purtroppo ancora ampiamente diffusa, che quanto serve ai bambini in materia di educazione ai beni culturali, ma non soltanto, debba essere pensato dagli adulti i quali troppo spesso dimenticano i bambini che sono stati. Ciò, evidentemente, non esclude la figura fondamentale del docente come mediatore didattico, ma fa dello stesso il riferimento essenziale per approfondire i contenuti oggetto d interesse. Non solo divertimento, quindi, ma un gioco lieto e serio nello stesso tempo, come sono tutti i giochi dei bambini, che renderà la pri - ma volta al Museo un momento importante da ricordare per sempre. Considerare il punto di vista dei più piccoli è, del resto, un dato ormai consolidato per le iniziative di educazione permanente poste in essere dal Dipartimento Beni culturali. Infatti la sezione scuola primaria del concorso Conosci il tuo Museo offre spesso delle sorprese in materia di rappresentazione dell arte e nume - rose occasioni di riflessione: il docente mediatore indirizza, ma la fantasia e la capacità dei piccoli artisti su - perano spesso le teorie precostituite. È questa la conferma che un percorso complessivo di educazione ai beni culturali deve tenere conto della pluralità degli interessi di tutti gli utenti. Nel caso di questo quaderno si tratta dei più piccoli ai quali af fidare il testimone della tutela del patrimonio culturale ed insegnare a fare dello stesso sostanza di vita per da - re un futuro alla bellezza, come è stato evidenziato in un recente convegno. Infatti la bellezza e le manifesta - zioni artistiche che la rappresentano sono una necessità vitale per l avvenire prossimo venturo di questo no - stro vecchio mondo, il quale può diventare nuovo e migliore se guardato e vissuto attraverso gli occhi pieni di speranza dei bambini. Assunta Lupo Dirigente U.O. XV Servizio Promozione e Valorizzazione Assessorato Beni Culturali Ambientali e Pubblica Istruzione 7

7 Premessa L idea di realizzare questo quaderno (abbiamo preferito chiamarlo così per sottolineare l importanza dell operatività) è scaturita da una lunga esperienza didattica ef fettuata con bambini del primo ciclo di istru - zione. Non è facilissimo spiegare il museo a visitatori così piccoli, che si sono appena accostati allo studio della storia e devono confrontarsi con un passato così remoto. Come condurli alla comprensione delle testi - monianze archeologiche? Il linguaggio deve essere semplice e i contenuti devono privilegiare gli aspetti più vicini alla sfera degli interessi e dell esperienza di un bambino. I bambini sono dotati di una inesauribile curiosità che non riguarda solo le opere esposte, ma gli spazi stessi del museo, le persone che ci lavorano, particolari che l adulto considera scontati. Negli itinerari didattici che conduciamo c è sempre almeno un bambino che fa domande sulla rete anti - volatile sospesa sopra il chiostro del museo, sull elevatore per l accesso dei disabili posto ai piedi della gradi - nata, che chiede come si fa a spostare le statue gigantesche e se dentro i sarcofagi ci sono ancora gli scheletri. Eludere queste domande, giudicarle irrilevanti, fuor di luogo, significa creare distanza e disagio, fa sentire il bambino un ospite poco gradito e soprattutto un soggetto passivo che si trova lì solo per ascoltare, im - parare e tacere. Perché invece non aiutarlo a comprendere il luogo in cui si trova, evidenziando come il mu - seo sia un organismo vivo, caratterizzato da dinamismo, al di là delle giuste prescrizioni sul corretto compor - tamento da tenere nel corso della visita? In secondo luogo pensiamo che il museo a questa età si possa visitare e capire a morsi, cioè attraver - so incontri di durata non eccessiva, costruiti attorno ad un tema circoscritto evitando sovrapposizioni di am - biti storici, cronologie e riferimenti geografici, in questo caso complessi quanto inutili. Va privilegiata la forma dialogica, in cui è il bambino che pone domande ed interviene con supposizioni e commenti che consolideranno il ricordo della visita e arricchiranno il bagaglio di conoscenze. Se il primo approccio risulta positi - vo, le visite successive nell arco del ciclo scolastico o la scoperta di altri musei durante gite e viaggi, creeranno aspettative ed emozioni. Un Museo per gioco non è uno strumento didattico tradizionale di studio o verifica innanzitutto perché si rivolge direttamente al bambino e può essere utilizzato autonomamente e liberamente da soli o insieme ai compagni, prima o dopo avere visitato il museo. Le informazioni contenute comprendono testi semplici e sintetici sulla vita nell antichità, propongono la lettura di documenti preistorici, delle civiltà punica, greca e ro - mana, ne raccontano i miti. I manufatti legati alla vita materiale, tra cui oggetti curiosi e apparentemente inusuali, vengono acco - stati a quelli di oggi; la scultura si pone come rappresentazione delle forme umane, vegetali e animali con cui confrontarsi; ogni reperto of fre la testimonianza delle tecniche di lavorazione di cui gli antichi popoli erano capaci. Così l archeologia diventa disvelamento di un mistero La caratteristica dominante del quaderno è lo stimolo a creare, inventare, sperimentare, giocare. Favo - rire la rielaborazione autonoma dei contenuti e la sperimentazione della creatività personale non significa le - ziosità nel linguaggio o appiattimento nei contenuti, quanto piuttosto organizzare il processo di apprendimento attraverso una pluralità di linguaggi: grafico, pittorico, poetico e narrativo. L utilizzazione del quaderno costituisce alla fine il diario di bordo di un viaggio virtuale dentro il Museo o l archivio mnemonico di un esperienza già vissuta e molto molto gradevole. L insieme dei percorsi tematici prescelti guarda ai seguenti obiettivi: capire lo spazio e le funzioni del Museo; capire il linguaggio figurativo e plastico; capire le tecniche di rappresentazione; capire la storia e le civiltà attraverso i manufatti; stimolare l immaginazione e la creatività attraverso attività manipolative, grafiche, pittoriche, di drammatizzazione; sviluppare le capacità espressive e arricchire il bagaglio lessicale. Per queste ragioni vogliamo dedicare questo quaderno a tutti i bambini che hanno visitato il Museo Salinas e che direttamente o indirettamente ci hanno indirizzato, consigliato, scritto, gratificato con i lor o sorrisi, applausi, baci e abbracci. Laura Cappugi Dirigente U.O. II Biblioteca e Attività Didattiche Museo Salinas 9

8 10 Ciao! Giochiamo? Cerchiamo una grotta comoda e facciamo finta che è la nostra casa? Facciamo finta che siamo cacciatori di elefanti nani? e che poi, mentre siamo a caccia, tu cadi in una buca? e dentro la buca trovi un passaggio segreto che porta dritto dritto nella tana di un gigantesco uomo peloso? che ha tre occhi ma non ha bocca? e che mangia con gli occhi e......e se invece giocassimo a fare palle di fango e le tirassimo su delle pigne schierate su un grosso sasso? Sembra quasi di sentirli i bambini preistorici, i nostri super, mega, pluri, bis, tris nonni, cian - gottare tra loro, alla ricerca del gioco più divertente da fare. E i bambini al tempo degli antichi Egi - zi e dei Fenici, dei Greci e dei Romani giocavano, quello è sicuro! Hanno lasciato una montagna di tracce. Gli archeologi, da bravi investigatori, le hanno trovate e sono riusciti a scoprire come si di - vertivano questi nostri antenati. Un museo è come una scatola piena di giochi per passare il tempo. Anche un vecchio, ragnateloso museo, stracolmo di vasi, statue e pezzi di osso è una vera scatola dei giochi, anzi, viste le di - mensioni, sarebbe meglio dire che è un grande deposito pieno di giochi e divertimenti. Si dice che in un museo si guarda ma non si tocca, in un museo non si gioca! Però, guardando con attenzione scoprirete chei giochi si nascondono ben bene nei reperti, dentro le vetrine e, alcuni di essi si annidano anche nelle sale e nei luoghi più impensati dell edificio. Solo chi ha fantasia e conosce bene storia e geografia, riesce a vederli. Vi assicuro che una volta trovati sono proprio elettrizzanti e con loro ci si diverte tantissimo. E allora, sì che è eccitante gironzolare in un museo! Servono scarpe comode, un quadernetto, matite colorate, curiosità e creatività. Un museo per gioco è il quaderno che la Sezione Didattica del Museo Salinas ti dà per nutri - re la tua vorace curiosità, solleticare le celluline del tuo cervello e mettere in moto la tua vulcanica creatività! Sono tanti gli spunti e le idee di gioco che si nascondono nel nostro Museo. Nelle pagine di questo quaderno trovi suggerimenti per scoprire dove sono. Trovi prototipi per costruire aggeggi strani e divertenti, informazioni storiche per aiutarti ad architettare nuovi passatempo e inventare avventure. Naturalmente, ci sono pagine bianche per scrivere le tue idee e custodire i tuoi sogni. Puoi saltellare tra le pagine e scegliere gli argomenti che più ti incuriosiscono, suggerimenti per attività e giochi che potrai svolgere da solo o con gli amici, a casa o in giar - dino, dove vuoi tu. Nelle pagine di questo quaderno sono finiti anche dei piccoli personaggi, se ti va puoi giocare con loro. Ognuno di loro ha una sua mania, una passione e conosce del mondo antico un bel po di cose interessanti e utili per inventare i tuoi giochi e ottimi punti di partenza per le tue av - venture archeologiche. Scegli l itinerario secondo i tuoi gusti o l umore della giornata. Eccoli, nella pagina seguente i nostri perso - naggi, tutti in posa per una foto di gruppo. Scegli quello che ti somiglia di più, cercalo nelle pagine del quaderno e vedi cosa ti propone nell indice Buon divertimento! Le pagine dei giochi sono sempre indicate dalla matita.

9 12 Jole Cocci Medaglioni Curiosa, attenta ad ogni particolare, da grande farà l archeologa. si dice che nasconda una macchina del tempo nella cantina. 36 Gigi Fagioli Bravissimo cuoco, conosce mille ricette e prepara manicaretti prelibati. 24 Indice I gemelli Pal e Cocò Scenici Inseparabili, amano il teatro. Sono attori bravissimi e ballerini provetti, quando danzano sembrano una sola persona. 40 Joe Melodia Ha il ritmo nel sangue. Ama la musica e scrive canzoni, quando canta incanta tutti. 30 Eugenio Geniali Tipo sveglio ama la storia, la matematica e da grande vuole fare l architetto. 49 Margò Amuleti Un pò strega un pò fata ha sempre un portafortuna in tasca. 50 Vanessa Vanesi Molto, molto vanitosa, ama profumi, cosmetici e vestiti. 53 Ruggero Ruggenti Grande attaccabrighe, ama fare a pugni con i compagni. 11

10 La macchina del tempo esiste! E la nostra curiosità che ci spinge a scoprire tutto ciò che un antico oggetto ci vuol dire e sentire tutti i segreti che ha da svelarci. Gli archeologi, che sono dei gran curiosi e amano viaggiare nel tempo, sono sempre alla ricerca di qualche mistero da risolvere. Si, proprio come un investigatore, in giro a raccogliere indizi per ricostruire un fatto già accaduto, scoprire il colpevole e risolvere i tanti misteri che avvolgono una vicenda. Un archeologo che scopre una tomba o un luogo che per tanti anni è stato nascosto, coperto da metri e metri di terra, radici, sabbia, neve, piante di ogni genere o spazzatura, è un po come Aladino quando entra per la prima volta nella grotta sottoterra e trova la lampada magica. Beh! Immagi - nate che emozione, toccare un oggetto che era stato deposto là anni e anni e anni prima...incredibi - le! E come far riapparire il suo antico proprietario, la sua epoca, la vita di quel tempo per esaudire il grande desiderio di noi uomini moderni: sapere le cose accadute in quel luogo e di cui l oggetto e il suo possessore sono stati testimoni. Ogni oggetto perciò al di là del suo particolare valore storico artistico e archeologico è il frutto di una ricerca e ha una storia da raccontare Oggi non si scava più solo per trovare opere d arte, ma piuttosto per ricostruire le vicende storiche delle società del passato. Vengono riportate alla luce le mura della città, le abitazioni, le tom - be, i santuari luoghi di preghiera. Vi è un particolare studio, quello della preistoria, che è fondamentale per conoscere le origini e l evoluzione dell uomo. Si cercano tracce della vita umana in caverne e grotte, si studiano tombe, si analizzano i primi strumenti di lavoro creati dagli uomini preistorici (pietre appunti - Il tempo si misura in secoli. Un secolo è cento anni. te e af filate da usare come coltelli, asce ) i primi reci - La nascita di Gesù divide le pienti in terracotta e naturalmente i resti di ossa umane. epoche: a.c. e d.c. indicano Nelle spedizioni archeologiche sono sempre presenti disegnatori, fotografi, antropologi che avvenimenti accaduti prima o dopo la nascita di Cristo. sono esperti nello studio dell uomo. Un tempo fare l archeologo era più complicato, perché per raggiunge - re la zona dello scavo bisognava attraversare a piedi o in groppa ad un asino luoghi incolti e selvaggi, arram - picarsi dovunque, entrare nelle grotte buie, con abiti scomodi e attrezzi elementari, disegnare a mano perché non c era macchina fotografica. Oggi questo lavoro è ancora abbastanza faticoso, ma vi sono più comodità e soprattut - to strumenti preziosi come la fotografia digitale e il computer. 12

11 La torta stratigrafica Nel terreno sono custodite le tracce di animali, piante, uomini vissuti migliaia di anni fa. Que - sti sono i segreti che l archeologo è capace di svelare scavando. Egli, per non perdere particolari e indizi importanti per le sue indagini, ha messo a punto un tipo di scavo che si chiama STRATIGRAFICO e che adesso ti spieghiamo. Un terreno nei secoli si trasforma a causa del vento, della pioggia, di costruzioni e distruzioni ad opera dell uomo. L archeologo rimuove a poco a poco i vari strati del terreno, esaminando attentamente uno strato alla volta alla ricerca di tracce e segni lasciati dall uomo nelle diverse epoche. Quando Gigi Fagioli ha sentito parlare di scavo stratigrafico ha subito pensato ad una torta a strati di pan di spagna, farciti con diversi frutti, uno per ogni stagione. Slurp! Bella idea!! Chissà se Jole Medaglioni sarà capace di indovinare quali so - no le stagioni scelte da Gigi. Se vuoi preparare anche tu una torta a strati stagionali segui gli appunti di Gigi. Utilizza la frutta fresca di - sponibile in quel periodo, oppure conserve, marmellate e prodotti surgelati, poi sfida i tuoi amici ad indovinare la se - quenza delle stagioni. Procurati due pan di Spagna, vi sono negozi di fornaio che li vendono già pronti, oppure chiedi alla mamma di prepararli. Tagliali in modo da ricavare 4 dischi che vanno inumiditi con sciroppo di acqua e zucchero. Tra uno strato e l altro, oltre al ripieno di frutta, puoi mettere anche un po di crema per rendere più morbido e ricco il tuo dolce. Puoi preparare, se preferisci, anche una torta salata, gli ingredienti in questo caso sono quelli dell orto. Un esempio: autunno zucca rossa, inverno porri, primavera asparagi o brocco - letti, estate pomodorini. Ma sicuramente a sentire parlare di verdure dirai bleah!!! Autunno: chicchi d uva Inverno: neve di panna Primavera: fragoline Estate: pesche (se non le hai fresche mettile sciroppate) 13

12 Giochi e Giocattoli Anche i bambini dell antichità avevano i loro giochi e giocattoli, e anche se erano molto semplici ci si divertiva parecchio da soli o in gruppo. All aperto giocavano con la palla fatta di stracci, con l aquilone e l altalena. Con l aiuto dei grandi costruivano dei carrettini di legno con le ruote e li trascinavano con lo spago o li facevano tirare da un cane, da una capretta e perfino da un oca. C era anche la trottola, chiamata strobilòs, era rotonda e di legno con una punta di metallo che la faceva girare vorticosamente quando si lanciava facendo srotolare lo spago avvolto precedentemente intorno. Le bambine avevano bambole in terracotta con braccia e gambe snodabili e le bambole avevano i loro piattini e ciotoline per giocare a far da mangiare. A quel tempo esisteva già lo yo yo, costruito con due dischetti di legno tenuti insieme da un legnetto cilindrico, attorno al quale si avvolgeva il filo. Nell antica Grecia un gruppetto di bam - bini poteva giocare a muida, mosca cieca. La parola viene da muo che significa chiudere, infatti si bendavano gli occhi di un bambino e lo si faceva ruotare su stesso per fargli perdere l orientamento. Mentre girava egli diceva Andrò a caccia della mosca e tutti gli altri rispondevano La cercherai ma non la prenderai. Il bambino bendato, poi, cercava di acchiappare almeno uno dei compagni, chi veniva preso sareb - be stato bendato nel giro successivo. 14 Il gioco degli astragali era molto popolar e. Si usavano gli ossicini delle zampe delle capr e. La forma quadrangolare e l aspetto differente su ognuna delle facce permetteva di attribuire ad ognuna di esse un punteggio diverso, come nei dadi. Il giocatore li lanciava e calcolava i punti ottenuti a secondo come ricadevano. Una variante del gioco pare consistesse nel fare ricadere l astragalo sul dorso della mano.

13 Un altro gioco si chiamava akinetinda, parola che significa non toccare. I bambini davano uno spintone a turno ad un compagno girato di spalle e che all improvviso si voltava e doveva indovinare chi l aveva urtato. Costruisci la tua palla di stracci! Recupera vecchi pezzi di stoffa e legali in modo da formare una palla. Oppure avvolgi tanti elastici attorno ad una pallina. Semplicissimo!!! I piccoli animali domestici erano allegri compagni di gioco. Questo bambino giocava con il suo cagnetto e un uccellino. In una mano tiene una paletta per qualche gioco simile al moderno cricket o al mini golf. C erano anche pupazzetti e animaletti di terracotta. I miei giochi preferiti Ai bambini piccoli venivano regalati sonaglini portafortuna da tenere appesi al collo. Erano fatti di bacche, conchiglie o campanellini d ar gento. I giocattoli venivano regalati alla nascita, per il compleanno o per le feste religiose. Quan - do un bambino diventava adulto donava i suoi giocattoli a Dioniso, il dio dell allegria. Quando un bambino moriva un suo giocattolo veniva posto nella sua tomba, grazie a questa usanza noi conosciamo tanti giocattoli trovati nelle tombe e conservati nelle sale del Museo. 15

14 Collezionismo collezionisti collezioni Tutti amiamo qualcosa in particolare e ci piace cercarla nei luoghi più bizzarri, trovarla, rac - coglierla e conservarla. C è chi raccoglie tappi di bottiglia, chi pacchetti di fiammiferi, oggetti a forma di coccinella, cappellini, figurine, sorpresine degli ovetti e mille altre stranezze. La lista delle cose da collezionare è veramente lunga, lunghissima, forse infinita. Si inizia quasi per caso, tenendo da parte uno, due, tre oggetti ed ecco che negli anni ti ritrovi con una quanti - tà di pezzi. E divertente cercare nei posti più incredibili nuovi esemplari, scambiarne qualcuno con altri appassionati. Per non parlare poi, dell enorme piacere che si prova nel coccolare la collezione, mostrarla agli amici, svelandone la storia. Anche gli adulti sono grandi collezionisti e non solo di robetta di poco conto, a volte gli oggetti collezionati sono costosi. Fino a 200 anni fa uomini ricchi e amanti delle cose belle collezio - navano preziose e rare opere d arte antica e nelle loro lussuose abitazioni raccoglievano statue, quadri, ceramica, gioielli. Solo i loro amici potevano guardare queste meraviglie! Questo, però, non si può più fare: la legge vieta anche all uomo più ricco del mondo di tenere per sé reperti appartenenti ad epoche remote. Oggetti preziosi e tracce della nostra storia passata, oggi, vengono amorevolmente conservati nei musei, dove bravi studiosi ne analizzano ogni dettaglio e ne scoprono ogni segreto. E così alla fine tutti possiamo guar - dare, studiare, comprendere il mondo antico.

15 Organizza la tua collezione Scrivi a matita così potrai aggiornar e sempre i dati tutte le volte che avrai aggiunto un nuovo pezzo alla tua collezione. 17

16 Immagina di poter avere un museo tutto tuo cosa ci metti dentr o? Inventa il logo del tuo museo e pr epara anche i biglietti d ingr esso e gli inviti per la prossima mostra. 18

17 Domande curiose INDOVINA QUANTI BAMBINI E RAGAZZI HANNO VISITATO IL NOSTRO MUSEO NEL Ben ! Per trasportarli tutti servirebbero almeno 300 autobus (che formerebbero una fila lunga quasi 3 chilometri). SAI QUALE È L OPERA CHE VIENE DAL PAESE PIÙ LONTANO? Una lastra di pietra nera dell antico Egitto che riporta i nomi dei faraoni in caratteri geroglifici. E SAI QUALE È LA STATUA PIÙ ALTA? Quella di Zeus che misura esattamente 3 metri e 12 centimetri. LO SAI QUALE È STATA LA PRIMA OPERA ARRIVATA AL MUSEO? Le metope del tempio C di Selinunte, ritrovate nel E SAI QUALE È LA PIÙ PICCOLA? Una statuetta in terracotta raffigurante una fanciulla, alta 9 centimetri. LO SAI QUALE È L OGGETTO PIÙ ANTICO CONSERVATO NEL NOSTRO MUSEO? Una zanna di elefante trovata a Palermo, che risale ad un periodo antichissimo: oltre anni fa. 19

18 Archeologi al lavoro Pirro Marconi a Himera Questi archeologi sono stati direttori del nostro museo e hanno dato un grande contributo alla sua crescita ANTONINO SALINAS direttore dal 1873 al 1913 ETTORE GABRICI direttore dal 1914 al 1926 PIRRO MARCONI direttore dal 1926 al 1931 JOLE BOVIO MARCONI direttore dal 1937 al 1963 VINCENZO TUSA direttore dal 1963 al 1985 CARMELA ANGELA DI STEFANO direttore dal 1985 al 1999 ROSALIA CAMERATA SCOVAZZO direttore dal 1999 al 2004 Jole Bovio Marconi a Levanzo Cornice vuota per un futuro bravo archeologo. La puoi riempire con una tua foto e... chissà, magari un giorno, diventerai tu il direttore del nostro Museo.

19 Ma nel Museo cosa si fa? Il museo è un luogo dove si conservano ed espongono oggetti e opere d arte e dove si or ganizzano anche mostre temporanee. Questo termine ind ica un esposizione momentanea che ha una durata di qualche mese, a diferenza delle esposizioni permanenti, cioè quelle che trovi sempre nell edificio. Una mostra temporanea può essere allestita per celebrare il lavoro di un particolare artista, uno stile, un periodo o un avvenimento storico. Possono essere necessari anche anni per preparare una mostra e sono coinvolte molte perso - ne. Devono essere stipulati accordi per chiedere in prestito oggetti, documenti e opere d arte ad altri musei, anche molto lontani o a privati. I curatori decidono cosa deve essere messo in mostra e come devono essere esposti gli oggetti. Es - si, inoltre, scrivono il catalogo (un libro che spiega tutte le opere) e i pannelli da appendere alle pareti per spiegare ai visitatori tutto ciò che riguarda gli oggetti esposti. Se è necessario vengono realizzate riproduzioni e modellini, per rendere più comprensibile l argomento della mostra. Qualche settimana prima dell inaugurazione, le sale vengono allestite e le opere d arte vengono siste - mate al loro posto. Uno striscione viene appeso fuori dal museo per avvertire le persone che una mostra spe - ciale è in corso. Quando viene aperta una nuova sala per una mostra permanente, o viene restaurata una vecchia sala, la procedura è la stessa seguita per l allestimento di una mostra temporanea, con la dif ferenza che tutti gli og - getti esposti sono già nel museo e non presi in prestito. anche il museo può diventare un giocattolo e un luogo di gioco Chi lavora al museo? Dietro le quinte di un museo ci sono tante persone che svolgono compiti importanti. Il curatore è chi si prende cura delle opere del museo: decide quali oggetti devono essere esposti, e sistema le vetrine in modo ta - le che i visitatori possano capire ed apprezzare ciò che vedono, trova nuovi oggetti da aggiungere alle collezioni del museo, organizza esposizioni temporanee, si occupa delle richieste di prestito che altri musei inviano per le loro mo - stre, studia per scoprire nuove informazioni sulle opere e sul loro stato di salute. Ci sono i restauratori che si occupano dello stato delle opere esposte e di quelle che sono conservate nei magazzini, perché meno Ecco chi lavorava al Museo Salinas nel importanti o più rovinate delle altre. Gli oggetti antichi sono fragili e delicati, hanno bisogno di puliture particolari o di essere riparati. Di solito in un museo c è anche una biblioteca. Il bibliotecario cura le raccolte di libri antichi e moder - ni di archeologia, storia e arte che gli studiosi possono consultare. Ci sono gli addetti alla sicurezza, che controllano e vigilano sul museo, facendo rispettare l ordine. Nel Museo Salinas lavorano archeologi, architetti, restauratori; ma c è anche chi si occupa delle foto - grafie, di computer, di controllare i conti delle spese che si sostengono. C è una ricca biblioteca e ci sono gli archivi, raccolte di fotografie antiche e di documenti storici, let - tere, ricerche, appunti degli archeologi e dei direttori che hanno lavorato qui molti anni fa. C è anche un laboratorio per lo studio dei reperti ossei. (GLI SCHELETRI!!!)...il Museo Salinas è stato fondato tra il 1866 e il 1867 L edificio in cui si trova è molto antico, risale alla fine del 1500 e prima di ospitare il nostro Museo era un convento. Oggi vi lavorano circa 96 persone. 21

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