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1 Manifesto di Mario Borgoni per l apertura del Grand Hotel (1908).

2 Collaboratori del 3 numero, anno Lamberto Abbati - Mario Alvisi - Rita Maria Astolfi Oliva Pietro Giovanni Biondi - Franca Fabbri Marani - Mariliana Fabbri Fortini Ferruccio Farina - Anna Mariotti Biondi - Arnaldo Pedrazzi Marcello Pedrotti - Adele Pompili - Livio Riccitiello Fernando Santucci - Lily Serpa Allison - Gianfranco Simonetti Manuel Spadazzi - Mosè Viero Progetto grafico e impaginazione Anna Mariotti Biondi Fotografie Mario Alvisi

3 Vita di Club Anno lionistico Numero 3 SOMMARIO: Rivista del Lions Club Rimini - Malatesta Incontri Conferenze Conviviali Servizi Viaggi Curiosità Novità Ricordi Arte Musica Poesia Amicizia Solidarietà Mostre Musei Gastronomia Posta Attualità Chiacchiere Pensieri Brevi Lionismo Anniversari Ospiti Atmosfere Nostalgie Progetti 4 La pagina del Presidente Saluto del Presidente 5 Mondo Lions Gli scopi Lions o Lion? 7 Meeting Al cacciator cortese 8 Meeting Una storia maledetta 11 Medicina&Salute La dieta mediterranea 12 Mondo Lions Record da Leoni: 1. Marione e la missione impossibile; 2. Nevio e la sfida vincente 15 Meeting Optogenetica: una tecnica rivoluzionaria 17 Notizie dal mondo Perù e città perdute 18 Curiosità fotografiche Valmarecchia 21 L intervista L ultimo campanaro 25 Service Progetto Martina 26 Il Tempo dell Arte Gita a Padova: 1.Una mostra che racconta un uomo; 2. Un Italiano nella Ville Lumière. Inserto Arte in Mostra: Giuseppe De Nittis 33 Meeting Rimini e le città invisibili 37 Curiosità alvisiane La magia in Romagna 40 Service Progetto Martina Un poster per la pace: premiazione 41 Meeting Assemblea elettiva 42 Medicina&Salute Attività fisica 43 Service Premio Morena Ugolini : 1. La premiazione; 2. L anniversario; 3. Le opere premiate 47 Mondo Lions Il nostro sito 48 Poesia in vernacolo Il navigatore di sogni 50 Meeting Premio Vitale 52 Mondo Lions Tempo di Congressi 54 Service Il Crocefisso trecentesco 55 Arte Il restauro 57 Meeting Il Bargellato di Rimini 60 Meeting 32ª Charter Night

4 PAGINA DEL PRESIDENTE Cari amici, Il 29 giugno si è concluso il 32 anno Lionistico e con esso anche la mia Presidenza. A salutare questo evento un ampia e importante partecipazione, notevolmente superiore alle nostre previsioni. Così, dopo aver ammirato affascinati il panorama che si può godere dall ospitale ristorante I Tre Re sul colle di Poggio Berni, ci siamo Con Massimo Pulini. dovuti stringere un po, facendo ancor di più risultare il nostro Club una grande famiglia affiatata e cordiale. Lo hanno constatato con piacere i nostri illustri ospiti lionistici, diplomatici e civili. A condividere e a diffondere questo clima i Presidenti uscenti ed entranti di tutti i Club della nostra zona con l aggiunta anche di San Marino. Autentico spirito lionistico che è stato apprezzato dal Governatore del nostro distretto Giuseppe Rossi e dagli Officer che lo accompagnavano. Durante la piacevole serata sono stati conferiti numerosi premi ai nostri soci che si sono distinti nel loro impegno, ma quello che l ha resa ancor più importante è stato l ingresso nel Club di tre nuovi soci ed il conferimento del prestigioso Melvin Jones Fellows ad Anna Mariotti Biondi, colonna portante della nostra rivista Vita di Club. A tutta la redazione, impegnata da oltre 13 anni nel realizzare questa prestigiosa ed utile pubblicazione, va la nostra gratitudine e la nostra stima. Inoltre al socio David Giuliodori, recentemente nominato Presidente di Circoscrizione per il prossimo anno Lionistico, il past Governatore Giulietta Bascioni Brattini ha consegnato il Diamond YG della P.M.J.F. per il lavoro svolto nel 2012 come Officer LCIF. Durante la serata, allietata dalle note del pianista Fabrizio Di Muro e dal canto della mezzosoprano Daniela Bertozzi, abbiamo potuto apprezzare le qualità gastronomiche dello chef Maurizio che ha ripreso dopo tanti anni la conduzione del locale. Nel mio intervento conclusivo sul mio anno di Presidenza ho colto l occasione per esprimere un mio dubbio circa il motto usato sovente dai Lions, la cui traduzione a mio avviso non rende appieno la comprensione del significato. Diciamo we serve - noi serviamo - ma dal di fuori non si comprende bene né a chi né a che cosa. Ebbene i Lions sono organizzati a livello planetario per combattere la cecità, la fame, la sete, le malattie e per difendere la cultura, la libertà, la pace, l'ambiente, i giovani e gli anziani. Una lunga traccia di servizio è stata lasciata da migliaia di Lions in quasi un secolo. Quello che è certo è che al servizio dell Associazione e del nostro prossimo anche il nostro club ha sempre dedicato il massimo impegno; io stesso ho cercato di attenermi a tale principio durante il mio anno di Presidenza. Si poteva fare di più? Si poteva fare meglio? Probabilmente sì. Dipende dalle aspettative, dalla disponibilità di tempo e dalle risorse. Di sicuro però abbiamo fatto molte cose utili ed interessanti grazie soprattutto alla preziosa e indispensabile collaborazione di tutti i consiglieri ai quali rinnovo i miei sentiti ringraziamenti. Tra le cose che amo sottolineare sicuramente c è l avvicinamento agli altri Club con i quali abbiamo condiviso numerosi meeting e service; ad esempio il restauro del dipinto del 300 riminese di Andrea da Bologna è stato condiviso con il Presidente del Rimini Riccione Host Maurizio Della Marchina. Mentre scrivo queste righe mi coglie una vena di nostalgia, ma non per il mio saluto da Presidente, bensì per il ricordo degli amici che nel frattempo ci hanno lasciato, a cominciare da Rossana Righetti. Ma è con viva e sincera soddisfazione che passo le consegne alla cara Lily; con il suo entusiastico carattere saprà sicuramente fare importanti cose. Intanto due punti li ha già messi a segno; è la prima donna a diventare Presidente nel nostro Club ed è la prima di origine non italiana. Gianfranco Simonetti Con Arnaldo Pedrazzi. Con Ubaldo Fabbri. A ds. I complimenti del Governatore Giuseppe Rossi. 4 Vita di Club n. 3

5 GLI SCOPI MONDO LIONS Parzialmente tratto da Conoscere il Lionismo, edito dal Centro studi del Lionismo di Roma. di LIVIO RICCITIELLO (LC Club Abano Terme Euganee) Gli scopi del lionismo costituiscono le finalità che l Associazione dei Lions si propone di perseguire mediante l azione dei Club: essi costituiscono un impegno collettivo, da attuarsi in forma associativa, cioè con il consenso e la partecipazione progettuale ed operativa dei soci. Attenzione: il socio Lions non è un cittadino diverso dagli altri. Come gli altri egli porta nella vita sociale il suo contributo, il suo particolare patrimonio di vita, nel bene e nel male; la sua generosità o il suo egoismo, la sua lealtà o la sua debolezza, la sua competenza o la sua mediocrità. Ma, a differenza degli altri, il socio Lions, con l adesione all Associazione, ha accettato alcuni doveri, che si riassumono nella consapevolezza dell impegno che questa adesione comporta. Il socio Lions, cioè, date per scontate l eccellenza professionale e l assoluta moralità, di per sé presupposti necessari, ma non sufficienti né qualificanti, deve avere altre caratteristiche, che sono individuabili nella coerenza ideologica e nella disponibilità. La coerenza si identifica nell adesione convinta all etica associativa, come è enunciata nel Codice dell etica lionistica. (Ne parleremo in un prossimo incontro. n.d.r.) Comunque l etica lionistica tiene conto della fisionomia dell uomo: la sua identità individuale (per la quale egli persegue la felicità personale, il successo, le soddisfazioni professionali, la risposta positiva ai propri bisogni, interessi ed ambizioni); e la sua identità sociale (per cui egli è capace di aprirsi al bisogno, soprattutto spirituale e culturale degli altri, di assumere iniziative per scoprire le varie situazioni di bisogno ed individuare il tipo di intervento giudicato migliore con i service). Un etica, quindi, che disponga che l impegno di ciascuno non sia fine a se stesso, ma proficuo di risultati per il bene comune e il rispetto degli altri. Ne deriva il legame intellettivo che è il presupposto di quella amicizia tra soci, che non è tanto LIONS = LIBERTY, INTELLIGENCE, OUR NATION'S SAFETY. sentimento dell animo quanto affinità dello spirito. Il socio, così motivato, ha le qualità che debbono necessariamente essere richieste se si vuol dare risposta positiva alle istanze che provengono dalla società; ma egli è un socio esigente, che non si accontenta di vivere una tranquilla vita associativa nel lento succedersi dei meeting; né accetta di subire passivamente iniziative progettate da altri. Il socio di qualità è un socio attivo, che agisce nel Club confrontandosi con gli altri soci, ed in questo confronto ricerca e auspicabilmente trova quella gratificazione, che costituisce la motivazione della sua permanenza nell Associazione. Un socio motivato è quindi un socio attivo, disponibile a dare nel Club, nel confronto con gli altri soci, nella ricerca, nello studio e nel dibattito, il contributo delle sue idee; pronto a convincere e a lasciarsi convincere dalle altrui argomentazioni; capace di una progettualità collettiva così da formare, con l insieme delle altrui volontà, la volontà del Club, e da realizzare, con il concorso delle proprie e delle altrui esperienze, l azione propositiva del Club. Ma perché ciò avvenga occorre la corrispondenza degli altri soci, che vi sarà solo se tutti saranno ugualmente motivati. In tal caso il Club diventa una fucina di idee, il luogo deputato a programmare, realizzare, verificare iniziative, nei tre momenti essenziali che caratterizzano il service : quello dello studio, quello dell attuazione e quello della verifica. (Ne abbiamo parlato nel num. 2/2013 della rivista. n.d.r.). Premesso questo vediamo quali sono gli SCOPI che costituiscono la meta a cui deve mirare l azione di un socio Lions e del suo Club. Non seguiremo un ordine cronologico, ma una descrizione sequenziale in base allo loro operatività. Stabilire una sede per la libera ed aperta discussione di tutti gli argomenti di interesse pubblico, con la sola eccezione della politica di parte e del settarismo confessionale. 5 Vita di Club n. 3

6 La realizzazione di questo SCOPO presuppone che ogni socio abbia capacità di ascolto, capacità di dialogo, cioè rispetto dell altro nella consapevolezza che, nell ascolto, vi è arricchimento individuale. Il socio Lions ha, con l adesione all Associazione, accettato alcuni doveri: di sentirsi impegnato nella sua totalità, nella sua professionalità, nel rispetto dei principi di libertà, tolleranza, efficienza, comprensione e solidarietà, a perseguire il bene comune. Quindi uomini immersi nella realtà, sensibili agli avvenimenti economici, sociali e politici, che riflettono all interno dell Associazione quanto la società civile propone all attenzione dei più sensibili, e ne danno una valutazione serena proponendo un intervento concreto. Il service. Cioè il contributo diretto ed immediato nei confronti di un bisogno, ma anche la percezione e l anticipazione dei fenomeni sociali. Tutto ciò avviene nella sede del Club. Un incontro tra uomini che hanno la medesima ispirazione etica. Occasione di stimolo intellettuale per verificare e cogliere lo slancio di chiunque voglia effettivamente dare, realizzando azioni che giustifichino l impegno individuale e collettivo. E che lavorare insieme, essere liberamente associati con persone diverse, ma accomunate da uno spirito di servizio costituisce un disegno ideale, gratificante e che dà il senso della solidarietà. Questa volontà di servizio deve attuarsi in una azione non partitica, cioè in azione politica nel senso più nobile. E allora i Lions, superata la fase iniziale prettamente culturale ed assistenziale, hanno iniziato a progettare e concretizzare soluzioni per i mali che affliggono il nostro Paese, in particolare, per poi ampliare la loro azione in ambito internazionale. (Non vi sto ad elencare la moltitudine degli interventi in ogni campo sociale, che trovate ampiamente illustrati nella nostra rivista VITA DI CLUB ed in quelle distrettuali, nazionali ed internazionali. n.d.r.). Tutto ciò, ricordiamo, si attua creando nel Club la sede ideale, in cui è possibile la libera ed aperta discussione di tutte le problematiche sociali ricercando quali siano, nel proprio territorio di competenza, i bisogni della collettività, al fine di dare ad essi una concreta risposta e far sì che i risultati siano appaganti e tali da rimuovere, in tutto o in parte, la situazione che ha determinato l intervento. (Nota del redattore: la mia esperienza personale mi dice che molto spesso, se non sempre, le attività di servizio vengono decise in sede di Consiglio Direttivo, e non in sede assembleare; cosa che, a mio avviso, genera il fenomeno della non concreta partecipazione alla vita sociale per poi, alla lunga, sfociare nell abbandono! Mario Alvisi) In tal modo il Club, considerato istituzione viva nella città, può svolgere una diuturna, costante azione, silenziosa e difficile, perché i risultati non si ottengono casualmente, non si realizzano con il semplice scorrere del tempo, ma si conquistano con la serietà degli atteggiamenti, con l impegno e con la perseveranza (continua) Lion al singolare e Lionsal plurale Non ci sono più dubbi... Basta leggere quanto ha scritto il nostro Presidente Internazionale Emerito Pino Grimaldi su Lion di dicembre: Anche la Crusca sbaglia. L hanno indotta a tanto. E ce ne dispiace per l alta considerazione che tutti abbiamo per una Accademia che da quasi mezzo millennio lavora per proteggere e rendere puro l italiano. Il quesito postole: la sigla Lions usata davanti ad un nome proprio deve essere scritta con o senza la S. Risposta dell Accademia: Precisiamo che la sigla Lions essendo un acronimo deve essere lasciata invariata anche davanti ad un nome proprio. Inconfutabile. Ma non vero. Lions non è una sigla, ma uno slogan (cfr. Constitution and By - Laws, Art. 1, Section 2) adottato dalla Associazione nel 1920 (tre anni dopo la fondazione) e relativo a quanto statuito: The Lions Clubs Stand for Liberty Intelligence Our Nation Safety (slogan). Cioè: i Lions Clubs sono per la libertà, l intelligenza (dei p roblemi), la sicurezza (salvaguardia) delle nostre Nazioni. La sopracitata Constitution (Statuto) quando parla di un socio (member) individualmente lo denomina Lion (cfr. Exibit A - Membership Categories) cioè Leone, o in altre lingue Lion, Leon, etc. Fu proprio ispirandosi al Leone che il Dr. Wood nel 1916 aveva creato e denominato la sua associazione, poi magna pars della International Association of Lions Clubs. Scelta legata alle caratteristiche del Leone: coraggio, forza, lealtà. Il Leone (cfr: Art. X, Section 2: Emblem of Association) con una testa rivolta a sinistra - il passato - ed una a destra - il futuro - costituisce, con la L al centro, il nostro emblema. In tutti gli atti dell Associazione il socio (singolare) è denominato Lion; più soci o Clubs (plurale) Lions. E la rivista ufficiale si appella LION cioè leone. Dal Notiziario Lions di Sirio Marcianò 6 Vita di Club n. 3

7 MEETING AL CACCIATOR CORTESE Ringraziamo il socio Maurizio Graziosi che dedica tanto tempo alla sua passione per dividere poi il suo carniere con gli amici del Club. di ANNA MARIOTTI BIONDI Venerdì 22 Febbraio 2013, presso il Ristorante Tiro a Volo, è avvenuto il tradizionale incontro con il cacciatore emerito Maurizio Graziosi che ogni anno, dalla notte dei tempi, fa bandire le mense con i risultati delle sue scorribande venatorie: tagliatelle con ragù di lepre, polenta con ragù di cinghiale, fagiano alla Lidia, tordi in salmì, allodole al tegame (ovviamente ben accompagnate da contorni di verdure cotte e gratinate, patate arrosto, e per finire ciambella, Albana, caffè e digestivi ). Orsù: mentre, nel rigoroso rispetto della tradizione, i più ghiotti facevano avidamente onore alla tavola e i più parchi si dedicavano briosamente alla conversazione, i più solleciti partecipavano al gioco di servizio: l asta per raggranellare fondi. In palio stupende maschere veneziane procurate con attenta ricerca dal socio Egidio Aguti, impagabile in questo generoso ruolo, e aggiudicate ai migliori offerenti (i soliti noti Marani!). Ma la neve cominciava a cadere sempre più precipitosamente e provocava qualche fuga Caccia al colombaccio Della caccia al colombaccio possiedo ricordi che sovente visito con la mente, con loro, la speranza del prossimo ottobre. Non è solo caccia è un complesso di colori, emozioni, sensazioni uniche che provengono da un antico passato. Alba, silenzio, quiete, forza della Natura. Al capanno la vita è senza tempo, il futuro è come il passato tutto inesorabilmente fa il suo corso. Al capanno mi fermo e aspetto, per ore e giorni, i subliminali voli dei colombacci. Attese scandite dal respiro del vento. In un attimo tutto cambia calma e serenità svaniscono un volo spunta a levante, l'emozione incontenibile si mescola al gioco dei volantini. Uno piega, dietro di lui scendono a pioggia, alluvione d'azzurro che dura un istante, come la vita, la vita è un volo di colombacci, un attimo. Luca Bececco anticipata, nonostante il simpatico intrattenimento musicale di Giovanni Senatore allietasse la serata, come sempre molto familiare. Dopo aver dedicato a Maurizio una poesia trovata sul web, giochiamo di fantasia e lo immaginiamo nell esercizio delle sue funzioni venatorie - Un cacciatore spara, ma manca l'uccello che vola via. Spara di nuovo ad una lepre, ma anche questa scappa. Allora dice: "Quando fanno così li ammazzerei!" 7 Vita di Club n. 3

8 MEETING UNA STORIA MALEDETTA Il 12 marzo 2013 il nostro club ha organizzato un interessante meeting dal titolo: La banda della Uno Bianca: una lunga scia di efferati crimini. Una pagina buia della storia riminese e nazionale interrotta da due coraggiosi poliziotti. Relatori il Sostituto Commissario Luciano BAGLIONI e Pietro COSTANZA, Sovrintendente Capo della Polizia di Stato. Il Sostituto Commissario Luciano Baglioni ed il Sovrintendente Pietro Costanza con il presidente di MARCELLO PEDROTTI Gianfranco Simonetti e il cerimoniere Marcello Pedrotti. La storia è nota a tutti: la Banda della Uno bianca era un organizzazione criminale che a partire dal 1987 fino all autunno del 1994 commise 103 azioni criminali, provocando la morte di 24 persone ed il ferimento di altre 102; ne facevano parte tre fratelli: Roberto, Fabio ed Alberto Savi e Marino Occhipinti, tutti condannati all'ergastolo, Pietro Gugliotta e Luca Vallicelli, attualmente fuori dal carcere. Tanti morti e feriti senza un particolare movente se non la ferocia sanguinaria e spietata, un adrenalina criminale che ha bruciato la vita di carabinieri, benzinai, commercianti, extracomunitari, semplici passanti, accomunati dalla sfortuna di essere incappati nella più selvaggia banda di mostri che il nostro paese abbia mai partorito nel dopoguerra. Il sodalizio criminale deve il suo nome al fatto che la maggior parte delle volte agiva utilizzando una Fiat Uno bianca, che altri non era se non un mezzo alquanto comune, quindi al contempo facilmente reperibile ed anonimo; utilizzarono anche altre vetture tra cui, agli inizi, una Fiat Regata. Per sette anni terrorizzarono Bologna, la Romagna e la Provincia di Pesaro con le loro azioni criminali. Alla fine furono arrestati, per il coraggio di due poliziotti. Abbiamo accennato ai poliziotti come eroi positivi della storia, ma uno dei tanti risvolti tragici di questa triste vicenda è che anche i cattivi erano poliziotti, anche loro vestivano quella divisa che avevano giurato di onorare e che invece hanno miseramente infangato con le loro folli gesta. Ma ripercorriamo questi sette anni di terrore e di sangue: Le prime rapine iniziano nel 1987 ed interessano quasi esclusivamente i caselli autostradali e gli uffici postali; i bottini sono scarsi, segno che la banda non ha ancora affinato le sue capacità operative e di scelta degli obiettivi, sembra che colpiscano a caso, senza una precisa strategia. Una cosa è già chiara, però: sono pesantemente armati e non hanno remore ad usarle, quelle armi; uno dei primi a farne purtroppo le spese è un altro poliziotto, il Sovrintendente Antonio Mosca, in servizio presso l allora Commissariato di Pubblica Sicurezza di Rimini, il quale in una notte di ottobre sotto un cavalcavia della A 14 fra Rimini e Cesena rimane gravemente ferito insieme ad altri due poliziotti, uno dei quali è la prima donna poliziotto ad essere ferita in servizio, l Agente Ada Di Campi. Il povero Mosca, per la gravità delle ferite riportate morirà l anno successivo, lasciando la moglie e due figli piccoli. Questa tragedia non recide comunque i legami della famiglia Mosca con la grande famiglia della Polizia di Stato, anzi li rafforza; qualche anno dopo entrambi i figli, Veronica e Francesco seguiranno le orme del padre, l uno arruolandosi in Polizia e l altra entrando in servizio presso il corpo dell Amministrazione Civile del Ministero degli Interni. Oggi ambedue lavorano presso la Questura di Rimini: Francesco sulle Volanti e Veronica presso l Ufficio Amministrativo Contabile. Papà Antonio sarebbe orgoglioso di loro Ma torniamo ad occuparci della banda; questi, dopo avere fatto scempio dei poliziotti che avevano cercato di fermarli, non paghi, compiono prima della fine di quel primo anno - era il altre tre rapine, lasciando sul terreno un altro ferito. L anno successivo, il 1988, la banda compie un primo salto di qualità cominciando a rapinare supermercati e centri commerciali; anche il conto delle vittime, 8 Vita di Club n. 3

9 purtroppo, aumenta: 14 feriti e 4 morti, tra i quali due Carabinieri. Il 1989 è un anno in cui i criminali, che sembrano inafferrabili ed estremamente scaltri, oltre che violenti, sembrano prendersi una pausa; sono solo tre le azioni criminali messe a segno, non manca però, purtroppo una vittima, un povero pensionato di Corticella nel Bolognese. Il 1990 ed il 1991 sono gli anni in cui si consuma il maggior numero di crimini della banda e che contano il maggior numero di vittime e feriti. I numeri sono impressionanti: 21 azioni criminali che lasciano sul terreno 6 morti e ben 62 feriti nel 1990 e 30 azioni criminali che costano la vita a 9 innocenti e ne feriscono altri 13 nel Ormai non si può più parlare di rapine, ma di azioni criminali vere e proprie, poiché la banda non si limita più a compiere attività finalizzate a reperire denaro, ma sembra agire per il gusto della violenza fine a se stessa. Sono di questi due anni i crimini fra i più efferati messi a segno dai criminali della Uno Bianca: gli assalti ai campi nomadi nel Bolognese, che lasciano sul terreno due morti e 11 feriti, la strage del Pilastro a Bologna costata la vita a tre giovani Carabinieri, l agguato ad un auto di giovani senegalesi a San Mauro Mare ove due di loro rimangono uccisi ed il terzo ferito. Sono queste azioni di violenza gratuita, unite ad una fino ad allora inafferrabilità, che porta l opinione pubblica ed anche magistratura e forze dell ordine ad ipotizzare scenari eversivi. Il 1992 ed il 1993 sono anni in cui la banda non colpisce in maniera continuativa, ma solo sporadica, se raffrontata ai due anni precedenti; compiono comunque 5 azioni con un ferito nel 92 e 7 azioni con 2 morti e 2 feriti nel 93. Il pool di investigatori costituitosi nel frattempo e diretto dalla magistratura bolognese indirizza le indagini in varie direzioni, una delle quali, la più promettente, sembra puntare sulla mala bolognese del Pilastro, uno dei quartieri più malfamati del capoluogo felsineo. Ma anche quando scattano i primi arresti, la scia di sangue non si ferma. Siamo al 1994, la banda continua a colpire e ad uccidere: nell anno in cui verranno arrestati compiono 9 rapine, ammazzando 1 persona e ferendone 6. È a questo punto che anche a Rimini, per la cocciutaggine di un magistrato, il dott. Daniele Paci, Sostituto Procuratore in servizio presso la locale Procura della Repubblica, trovano nuovo impulso le attività d indagine sulla banda, indagini affidate a due giovani poliziotti in servizio presso il Commissariato di P.S. di Rimini nell allora squadra di Polizia Giudiziaria: l Ispettore Luciano Baglioni ed il Sovrintendente Pietro Costanza. Sono loro che, partendo dal presupposto che l inafferrabilità dei criminali sia dovuta anche ad una sorta di preparazione meticolosa dei colpi, con sopralluoghi minuziosi per capire le vie di fuga e prevenire gli interventi delle forze dell ordine, con la scelta di obiettivi dai quali è possibile sganciarsi agevolmente senza rimanere imbottigliati, iniziano ad agire proprio come, secondo loro, dovrebbero agire i criminali ed iniziano a tenere sotto controllo tutti quegli obiettivi soprattutto Istituti di Credito che rispondono a queste determinate caratteristiche. Arriva infine il punto di svolta. È proprio durante uno di questi servizi che notano una vettura passare davanti ad un Istituto di Credito di Santa Giustina, alle porte di Rimini, dove quel giorno erano appostati; la vettura, una Fiat Tipo, non ha nulla di troppo strano, solo la targa sporca, ma bastano il semplice passaggio e questo particolare apparentemente insignificante per insospettire i due poliziotti, i quali, fiutata una pista, decidono di approfondirla, se non altro per non lasciare nulla di intentato. Da questo momento le indagini subiscono un accelerazione improvvisa: l auto risulta intestata a Fabio Savi il quale, quando viene visto in viso per la prima volta dai nostri investigatori, viene riconosciuto come somigliante in maniera impressionante all immagine di un rapinatore della banda immortalato dalla telecamera di sorveglianza di una banca durante una rapina. Gli accertamenti sul primo fratello individuato, Fabio, conducono immediatamente all altro fratello Roberto, poliziotto in servizio presso la Questura di Bologna e detentore di un arma, un fucile mitragliatore Beretta mod. AR 70/90, del medesimo modello di quella utilizzata dalla banda in numerose azioni criminali. Il cerchio sta per chiudersi; acquisiti inconfutabili indizi di colpevolezza, scatta il blitz per arrestare i criminali: Roberto verrà arrestato in Questura a Bologna, sul posto di lavoro, dai suoi stessi colleghi. Fabio, che nel frattempo ha subodorato il pericolo, tenta di fuggire con la sua amante Eva Mikula, ma verrà arrestato dalla Polizia Stradale al confine con l Austria. Alberto, il più giovane, anch egli poliziotto ed in servizio presso il Commissariato di Rimini, dapprima ritenuto estraneo alle malefatte dei fratelli maggiori, verrà arrestato qualche giorno dopo 9 Vita di Club n. 3

10 con le medesime accuse. Successivamente verranno acclarate le condotte criminali di altri poliziotti che facevano parte integrante della banda: Marino Occhipinti, Pietro Gugliotta e in misura minore Luca Vallicelli, tutti in servizio presso la Questura di Bologna all epoca dei fatti. Si chiude un epoca di terrore: decine di morti ed oltre 100 feriti; vite spezzate, famiglie distrutte, equilibri psichici alterati per sempre; poi sospetti, veleni, accuse reciproche su quanto di più e di meglio si sarebbe potuto o dovuto fare. Sono questi, ma non solo, gli strascichi che si porta dietro questa pagina buia della storia riminese e nazionale, uniti ad un clima di perlomeno sospetto - se non di aperta sfiducia - nei confronti delle forze dell ordine, danni questi che per essere riassorbiti hanno comportato anni e anni di sacrifici da parte di centinaia di onesti poliziotti e carabinieri. Baglioni e Costanza. È grazie a loro se la terribile banda è stata sgominata ed i suoi componenti assicurati tutti alla giustizia. Due sbirri che con pochi mezzi, ma con tanta perseveranza, tenacia e professionalità sono riusciti dove tanti altri - e con ben altri mezzi prima di loro avevano fallito. Che ricompense ufficiali hanno avuto i nostri due eroi? Il Capo della Polizia ha attribuito ad entrambi un Encomio Solenne, un riconoscimento senza dubbio prestigioso, ma che forse va un po stretto a due operatori che hanno sgominato un sodalizio criminale fra i più pericolosi e sanguinari della storia d Italia, ma tant è così van le cose. Oggi il Sostituto Commissario Luciano Baglioni è in servizio a Rimini, in Questura, ove riveste il ruolo di Vice Dirigente della Squadra Mobile, mentre il Sovrintendente Capo Pietro Costanza è in pensione da circa quattro anni, avendo anch egli nel frattempo terminato la propria carriera alla Squadra Mobile di Rimini. Durante il meeting dedicato a questo tema i due poliziotti hanno fatto vivere ai presenti - raccontando loro tutta la storia - delle forti emozioni, facendo sì che tutti si immedesimassero nei panni di investigatori che iniziano dando la caccia a fantasmi inafferrabili salvo poi, lentamente, cominciare a dare prima un volto ed alla fine un nome a questi fantasmi, fino ad inchiodarli alle loro responsabilità e ad assicurarli alla giustizia. È stato un applauso scrosciante, sentito e sincero rivolto ai nostri due eroi a concludere la serata. Luciano Baglioni: Conseguito il diploma di Scuola Media Inferiore, dopo alcune esperienze lavorative (Bar idraulico ecc.) avendo una gran passione per la Polizia, dopo una rigida selezione, il 1^ Maggio del 1979, inizia il corso per allievi Guardie di Pubblica Sicurezza, presso la Scuola di Alessandria ove rimane per nove mesi. Dal febbraio del 1980 viene inviato alla Scuola POL.G.A.I. (Polizia Giudiziaria, Ammini strativa, Investigativa) di Brescia ove rimane per altri cinque mesi e quindi assegnato alla Questura di Forlì Squadra Mobile. Passa l intera estate del 1980 in servizio al posto di Polizia estivo di Cattolica (RN) e quindi dal Settembre dello stesso anno trasferito definitivamente all allora Commissariato di Pubblica Sicurezza di Rimini. A seguito di concorso interno, tra il 1986 e il 1987 frequenta, per sei mesi, il corso per Vice Sovrintendente presso la Scuola di Nettuno (RM) per poi ritornare, con la nuova qualifica, al Commissariato di P.S. di Rimini ove riceve l incarico di Capo Turno alla Squadra Volante. Nel Maggio del 1990, partecipando ad una breve corso di aggiornamento con gli United States Department of Justice - Drug Enforcement Administration - D.E.A. consegue la qualifica di Agente sotto Copertura. Partecipa ad un seminario presso lo S.C.O. Servizio Centrale Operativo - di Roma per indagini patrimoniali e fiscali. Nel 1992 a seguito di un ulteriore concorso, diventa Vice Ispettore, frequentando un corso di aggiornamento presso la Scuola di Polizia di Reggio Emilia e quindi trasferito nuovamente alla Questura di Forlì Squadra Mobile. Rimane a Forlì fino al 1995 quando, in concomitanza con l approssimarsi della nuova provincia di Rimini, viene trasferito definitivamente al Commissariato di P.S. di Rimini. Dopo una breve pausa al termine del corso da V. Sovrintendente in cui svolge mansioni di Capo Turno alla Squadra Volante, ha sempre fatto parte della Sezione di Polizia Giudiziaria quand era ancora Commissariato e quindi alla Squadra Mobile di Forlì e Rimini. In questa seconda fase ha sempre ricoperto incarichi direttivi, avendo la responsabilità della sezione Criminalità Organizzata e successivamente della sezione Reati contro il patrimonio e la Pubblica Amministrazione. Attualmente riveste il grado di Sostituto Commissario e il ruolo di Vice Dirigente della Squadra Mobile di Rimini. RICOMPENSE E RICONOSCIMENTI: 12 parole di compiacimento, 21 parole di lode, 9 encomi, 1 encomio solenne, croce di d argento per anzianità di servizio, medaglia d oro al merito di servizio, una speciale targa concessa dal Comune di Rimini in segno di gratitudine dalla città per la cattura della c.d. banda della uno bianca, Conferimento della Cittadinanza Onoraria concessa in data dal Comune di Ruvo di Puglia (BA)27 Ottobre 2012, conferimento Premio Nazionale Legalità e Sicurezza Pubblica in Campania promosso dall associazione DEMETRA con sede in Calvi Risorta (CE). Pietro Costanza: Terminata la terza media, a seguito di selezione, il 1^ Settembre del 1975, inizia il corso per allievi Guardie di Pubblica Sicurezza, presso la Scuola di Peschiera del Garda (VR) ove rimane per nove mesi. Dal 1976 viene trasferito al Reparto Mobile di Padova ove rimane in forza sino al 1977, dopo di che, viene trasferito alla Questura di Pavia ed assegnato alla D.I.G.O.S.. Dopo un corso di specializzazione per Antiterrorismo e Scorte, frequentato a Roma, viene assegnato alla scorta personale dell allora Ministro degli Interni ROGNONI sino al Nell anno 1981 viene poi trasferito al Commissariato di P.S. di Cesena (FC), quindi alla Questura di Forlì e nello stesso anno, trasferito definitivamente al Commissariato di P.S. di Rimini. In quest ultima sede, dopo un anno circa di servizio alla Squadra Volante, viene assegnato alla divisione Polizia Giudiziaria e quindi, con l avvento della Questura nel 1996, alla Squadra Mobile ove ha svolto sempre incarichi investigativi nella sezione Criminalità Organizzata, narcotici e Reati contro il patrimonio e la Pubblica Amministrazione. Dal 1^ Febbraio 2008, raggiunta l età pensionabile, viene posto in quiescenza. RICOMPENSE E RICONOSCIMENTI: 8 parole di compiacimento, 16 lodi, 4 encomi, 1 encomio solenne, una speciale targa concessa dal Comune di Rimini in segno di gratitudine dell intera città per la cattura della c.d. banda della Uno Bianca, Conferimento della Cittadinanza Onoraria concessa in data dal Comune di Ruvo di Puglia (BA) 27 Ottobre 2012, conferimento Premio Nazionale Legalità e Sicurezza Pubblica in Campania promosso dall associazione DEMETRA con sede in Calvi Risorta (CE). 10 Vita di Club n. 3

11 MEDICINA&SALUTE LA DIETA MEDITERRANEA Stella polare per stare bene e perdere peso. di FERNANDO SANTUCCI Dieta deriva dal greco daiet e vuol dire stile di vita. La dieta mediterranea da sempre è considerata come il regime alimentare più equilibrato ed in grado di prevenire o meglio ancora ridurre malattie importanti come diversi tipi di tumore in particolare quello del colon, malattie cardiovascolari, e del sistema nervoso come il morbo di Parkinson e l Alzhaimer. È una dieta semplice conosciuta ed apprezzata fin dagli anni 60 ed è caratterizzata dall utilizzo di prodotti legati alla stagione e al territorio, prodotti maturati nei campi e possibilmente a kilometro zero: - Cereali (pane, pasta, grano, orzo, farro) legumi (fagioli, piselli, fave, ceci); - Verdura di stagione; - Frutta anch essa di stagione; - Pesce del nostro mare con particolare attenzione a quello azzurro ricco di acidi grassi omega 3; - Poca carne con preferenza per quella degli animali da cortile (polli, conigli, tacchini, piccioni, faraone); Uova Latticini Formaggi; - Olio d oliva extravergine; - Vino. È stata poi parzialmente abbandonata nel periodo del boom economico perché ritenuta una dieta troppo povera e non in grado di soddisfare i palati fini... In questi ultimi anni ha avuto moltissimi riconoscimenti e nel 2010 ha avuto l alto onore di essere riconosciuta dall UNESCO come patrimonio immateriale dell umanità. L utilizzo di prodotti del territorio, il ritorno alla cultura ed alla civiltà della tavola con la rivalutazione del valore della convivialità, il ricorso ai prodotti stagionali, tutte caratteristiche del buon vivere, sono il valore aggiunto che fa della dieta mediterranea una dieta, colorata piacevole, ricca di fantasia, gradita al palato, amica del buongusto, speciale per stimolare appetito e allegria. L utilizzo combinato dei vari componenti della dieta permette di preparare piatti unici completi contenenti la quantità necessaria di proteine, grassi, zuccheri, vitamine e minerali; pensiamo ad esempio alla pasta condita con sugo di fagioli, o di asparagi e piselli (è consigliabile che la pasta sia cotta al dente perché questo tipo di cottura la rende più digeribile) oppure a una pasta e fagioli, o a un buon minestrone con pasta e verdure, o anche a una bella piada tagliata a metà e poi riempita con radicchio e saraghina grigliata, il vino è certamente consigliato, però in dosi moderate, un bicchiere a pasto. Sono consigliati pasti leggeri e frequenti (5 pasti al giorno) che possono essere cosi schematizzati: 1) Una colazione abbondante con caffè, latte, fette biscottate, marmellata, una o due volte la settimana un uovo alla coque; 2) Un frutto alle ore 11; 3) A mezzogiorno, se se ne ha la possibilità, 60 grammi di pasta con sugo di legumi,verdura e frutta; 4) Uno spuntino leggero alle 5 del pomeriggio; 5) Alla sera pesce possibilmente del nostro mare, frutta e verdura ed un buon bicchiere di vino preferibilmente rosso. Gli ultimi studi ci dicono che è necessario abbassare la quantità di pane e pasta perché questo tipo di dieta sarebbe troppo calorico, però secondo il mio parere basta solo armonizzarla; se volete, oltre a star bene, anche dimagrire aggiungete a questa dieta anche 30 minuti di attività fisica da praticare tutti i giorni. Concludendo vi dico: Le diete sono un inno alla tristezza, quella mediterranea al contrario è una dieta gioiosa, leggera, frizzante che vi darà serenità e allegria, e vi farà morire giovani e sani... ma il più tardi possibile. Alla prossima. 11 Vita di Club n. 3

12 RECORD DA LEONI Così i giornali parlano dei nostri campioni nello sport e nella vita: da La Voce (28 dicembre 2012) un entusiastico articolo su Mario De Giampietro e da Il Resto del Carlino (18 marzo 2013) una commovente intervista a Nevio Annarella, entrambi soci del LC Rimini Malatesta. 1. MARIONE E LA MISSIONE IMPOSSIBILE Il sempre verde Mario De Giampietro, classe 1923, è Recordman Europeo nei 200 rana. Infatti nei Campionati Regionali FIN Emilia Romagna tenutisi nell'impianto natatorio dello Stadio del Nuoto di Riccione il 17 e 24 febbraio, ha stabilito il nuovo Record Europeo nella distanza dei 200 rana in vasca corta (25 metri), siglando l'incredibile tempo di 6'03"45 e abbassando il precedente limite di oltre 10". di LAMBERTO ABBATI MONDO LIONS Della serie avere 90 anni e non sentirli. Mario De Giampietro, nato nel 1923 a Trieste e residente da diversi anni a Rimini, è soprannominato l Highlander del nuoto per via dei numerosi successi ottenuti e dei tanti record infranti nella specialità rana. Quella di De Giampietro è senza dubbio una vita intensa: ha vissuto, infatti, il periodo fascista, ha conosciuto la prigionia nei campi di concentramento tedeschi, fu in prima linea con gli americani. Poi l incontro con la moglie Luisa, la nascita dei figli, due meravigliosi nipoti e infine il nuoto, la sua grande passione. Il primo approccio con l acqua avvenne all età di tre anni, quando la madre lo portò per la prima volta in piscina, dopo di che varie disavventure gli impedirono di coltivare quello sport che, in età avanzata, gli regalerà tante medaglie, ma soprattutto mi permetterà di sentirmi vivo. Marione, così lo chiamano gli addetti ai lavori, dal primo gennaio 2013 passerà alla categoria master 90, ma già in questa prima fase di stagione che lo ha visto gareggiare a Livorno ( rana) e a Riccione (50 rana) ha ottenuto dei tempi che sarebbero diventati record italiani M90 se la burocrazia federale non li omologasse a partire dal nuovo anno. Mario, tesserato per la Polisportiva Garden Rimini, è solito nuotare un ora, un ora e mezza, tre volte a settimana, percorrendo circa 40 vasche al giorno: Nuotare è un modo per tenermi in forma, oltre che una valvola di sfogo. Inoltre è anche un modo per socializzare: noi anziani tendiamo ad essere un po dimenticati e praticare dello sport ci dà la possibilità di sentirci meno soli. Il nuoto, però, richiede grande costanza e impegno, come in tutte le cose della vita afferma De Giampietro che poi aggiunge: Gareggiare è un modo per mettermi alla prova, è la dimostrazione che, nonostante qualche acciacco, ce la posso ancora fare. E per far capire agli altri che bisogna restare sempre attivi. Oggi, ad esempio, ho litigato con me 12 Vita di Club n. 3

13 stesso per un ora perché non avevo voglia di andare in piscina. Alla fine sono andato e mi sono sentito felice. L obbiettivo della stagione in corso è quello di stabilire i nuovi record italiani nei rana (l unico stile praticabile in seguito ad un incidente automobilistico) sia in vasca corta che in lunga e, perché no, provare a centrare il podio ai prossimi europei di Eindhoven: So di potercela fare, i tempi, nonostante il passare degli anni, sono ancora buoni. L importante, però, è terminare la gara e non far diventare la medaglia un ossessione. Per me il nuoto è e rimane un divertimento. Un divertimento che ha condiviso negli anni con la moglie Luisa, scomparsa in seguito ad una malattia che l ha costretta sulla sedia a rotelle: Le mie gare ci hanno dato la possibilità di viaggiare spesso, di 2. NEVIO E LA SFIDA VINCENTE Nevio Annarella, socio fondatore del LC Rimini Malatesta, geologo, si laurea in Ingegneria a 70 anni per combattere il cancro. di MANUEL SPADAZZI visitare posti nuovi e mia moglie era sempre con me. Il segreto per mantenersi in forma anche a 90 anni? Ho sempre cercato di condurre una vita sana, senza stravizi e praticando sport spiega Mario. Proprio quello sport che gli ha consentito di sentirsi meno solo ed emarginato dalla società odierna: Noi sembriamo quasi un peso per la collettività, una volta era diverso. Ormai più vivi e più rompi le palle agli altri, quindi spero di togliermi questa soddisfazione per diverso tempo ancora. E quando gli chiedo se segua le gare di nuoto in TV, risponde così: Le guardo, anche se sono un po noiose. Simpatizzavo per la Pellegrini, ma ultimamente è diventata troppo personaggio per i miei gusti. Mario De Giampietro è così: un vecchietto arzillo con ancora tanta voglia di vivere e senza peli sulla lingua. La sua battaglia contro il male l ha già vinta. Comunque vada a finire, qualunque sia il suo destino. Perché mai e poi mai avrei pensato di laurearmi in Ingegneria a 70 anni, men che meno da quando mi sono ammalato di tumore. La storia di Nevio Annarella è una di quelle che valgono la pena di essere raccontate, perché danno speranza a chi come lui soffre le pene dell inferno combattendo ogni giorno il cancro. Me l hanno detto anche i medici: da quando ho iniziato l Università sto meglio, fisicamente e moralmente. Lo studio è stata la migliore terapia a cui potessi sottopormi. Uno studio che permetterà a Nevio, e ad altri quattro studenti, di essere il 12 aprile i primi cinque ingegneri civili sfornati da San Marino, da quando è cominciato sul Titano il corso in collaborazione con l Università di Modena e Reggio Emilia. È un sogno che si avvera. Assolutamente sì. Io mi sono laureato in Geologia quarant anni fa, ho lavorato una vita come funzionario e poi dirigente ai lavori pubblici, prima alla Provincia di Forlì, poi a Rimini. In pratica facendo l ingegnere capo, pur non essendo ingegnere (allora le norme lo consentivano). Poi ho dovuto smettere con qualche anno di anticipo e andarmene in pensione. Per colpa della malattia? Sì. Il primo tumore me l hanno scoperto nel 1999, alla prostata. È stato come se una frana mi fosse crollata addosso. Ho iniziato a sottopormi a cicli pesanti di terapie. Ho rischiato più volte la vita. Come è nata in lei l idea di iscriversi all Università? 13 Vita di Club n. 3

14 È stata mia moglie. Un giorno torna a casa e mi dice che ha visto la pubblicità del nuovo corso di Ingegneria civile a San Marino. Mi dice: Perché non provi? Sapeva che diventare ingegnere era sempre stato il mio pallino. Sapeva che mi piaceva studiare. E poi l Università era a due passi da casa: noi abitiamo a Sant Aquilina. Si è mai sentito in imbarazzo e inadeguato in mezzo ai ragazzi che frequentavano con lei le lezioni? No, anzi loro mi hanno rimesso al mondo. Mi hanno accettato fin da subito, nonostante la differenza di età e nonostante la mia condizione. Sono stati fantastici. Io ho cercato di ricambiare mettendo a disposizione la mia esperienza, il mio Mario De Giampietro tra i piccoli nuotatori del Garden. metodo di studio. Non è un caso che io sia tra i primi cinque che si laureano. La malattia ha mai influito sullo studio? Certo, ci sono stati giorni in cui era più difficile stare sui libri o seguire le lezioni. Ma il mio impegno è stato ripagato in maniera incredibile. Per me fare l Università è stato come fare una terapia, la migliore terapia che possano consigliarti. All inizio scappavo dall ospedale, rifiutavo il fatto di aver un cancro. Ora non ci penso più. Fisicamente so che c è, che è lì, ma l ho rimosso dalla mia mente. Lo dicono anche i medici che mi seguono, che si meravigliano dei progressi compiuti. In un certo senso, è come se fossi guarito. Nevio Annarella con gli altri quattro neoingegneri. Vecchi Lions giovani tra i giovani 14 Vita di Club n. 3

15 MEETING OPTOGENETICA: UNA TECNICA RIVOLUZIONARIA Sabato 23 Marzo 2013, all Hotel Roma di Riccione, si è svolto, in interclub con il LC Riccione e il LC San Marino Undistricted, l incontro con il prof. Antonello Bonci che ha relazionato sul tema: Ricerca in America: optogenetica, una tecnica rivoluzionaria. Intervista al prof. Bonci una nuova tecnica che dà speranza a Èchi soffre di dolore cronico incurabile. Si tratta dell optogenetica, una tecnica che si avvale di biologia molecolare e della stimolazione laser per attivare o inibire gruppi scelti di cellule cerebrali. Scoperta nel 2005, la tecnica è utilizzata inizialmente per il trattamento delle dipendenze, ma può trovare applicazione anche per la cura di dolore, depressione e degenerazioni del sistema nervoso centrale. Sono i risultati a cui è giunto Antonello Bonci, direttore scientifico del National Institute on Drug Abuse, docente presso il Dipartimento di Neurologia presso l Università della California di San Francisco e membro del comitato scientifico della Fondazione Isal per la ricerca sul dolore, presieduta dal professor William Raffaelli. Riminese di origine, classe 1966, dopo una laurea in medicina a pieni voti all Università Cattolica di Roma e la specializzazione in Neurologia all ateneo di Tor Vergata, dal 1999 Antonello Bonci vive e lavora negli Stati Uniti. Ora grazie al progetto sperimentale avviato dal Centro specialistico per la terapia del dolore all Ospedale Sol et Salus con la donazione da parte dell associazione Amici di Isal di un apparecchiatura per la stimolazione magnetica transcranica (Tms), le conoscenze scientifiche di Bonci potranno trovare applicazione anche in Italia. Professor Bonci, in che cosa consiste l optogenetica? Questa tecnica è stata scoperta nel 2005, ma il mio laboratorio è stato il primo ad impiegarla nel campo dello studio delle dipendenze. È una tecnica rivoluzionaria, che si avvale della biologia molecolare e della stimolazione laser per attivare o inibire gruppi scelti di cellule cerebrali. Quali potranno essere i campi di applicazione dell optogenetica? Le applicazioni sono moltissime. Nei modelli sperimentali, la possibilità di studiare in maniera selettiva le vie cerebrali che connettono regioni distinte del cervello, apre un universo di studi mai possibili prima. Da un punto di vista clinico, l optogenetica potrebbe essere impiegata in futuro nella cura del dolore, nella malattia di Parkinson, nell Alzheimer e poi per epilessie, depressione, disturbi ossessivo compulsivi, dipendenze, eccetera. Come l optogenetica può essere utile per il trattamento del dolore? Il dolore è trasmesso da vie nervose e codificato da aree cerebrali. Il controllo dell attività di queste aree o vie nervose potrebbe essere un metodo per ridurre le sindromi dolorose che non trovano altre cure. Sta collaborando con centri e ricercatori italiani? Sì, il centro di ricerca che dirigo collabora con molte università e centri di ricerca in Italia. Nel 1999 si è trasferito negli Stati Uniti. Come mai questa scelta? L Italia non ha saputo darle l opportunità per crescere professionalmente? 15 Vita di Club n. 3

16 Mi sono trasferito perché le opportunità che mi venivano offerte dagli Stati Uniti erano infinitamente migliori di quelle offerte dall Italia. Come accade a molti giovani bravissimi ancora oggi, l Italia non seppe offrirmi opportunità interessanti, per usare un eufemismo. L America ha creduto in me sin da quando ero un giovane ricercatore e mi ha dato uno dei posti di prestigio e responsabilità più alti, solo in base alle mie capacità. Per fare un esempio, al momento della mia assunzione nel 2010 come direttore scientifico del National Institute on Drug Abuse, ero anche il più giovane direttore di laboratorio di tutto il mio centro di ricerca. Per fortuna sono riuscito ad assumere due capi di laboratorio più giovani di me e mi auguro anche più bravi di me. Sarebbe un segno di successo e lungimiranza che qui in America è molto apprezzato. Antonello Bonci è uno dei leader mondiali nel campo della Neuropsicofarmacologia. È considerato il pioniere mondiale degli studi che hanno dimostrato che le droghe di abuso producono una memoria cerebrale che promuove e rinforza i comportamenti di dipendenza. Sua la prima dimostrazione di questo fenomeno nel 2001, pubblicato sulla prestigiosissima rivista Nature. Ha oltre 100 pubblicazioni, molte di queste sulle più prestigiose riviste scientifiche mondiali quali Nature, Science, Cell, Neuron, Nature Neuroscience, e PNAS. È diventato Professore Ordinario nel Dipartimento Neurologia alla Università della California a San Francisco nel 2005, a soli 39 anni, uno dei più giovani ordinari della storia del Dipartimento. Ha lavorato per anni a San Francisco coltivando la stima ed amicizia di svariati premi Nobel come i prof. Prusiner e Kandel. Anche se ha lasciato San Francisco ed ora vive a Washington, DC, mantiene l incarico di Professore Ordinario aggiunto di Neurologia a San Francisco. È inoltre Professore Ordinario aggiunto di Neuroscienze e di Psichiatria alla Johns Hopkins School of Medicine. È stato vincitore di premi internazionali prestigiosissimi, come il Jacob Waletzky Award presso la Society for Neuroscience, per le sue ricerche innovative nel campo delle dipendenze, e del Daniel Efron Award presso l American College of Neuropsychopharmacology. Nel 2010 è stato scelto come Direttore Scientifico dell Istituto Nazionale Americano delle Dipendenze, considerata la posizione scientifica più prestigiosa nel suo campo, a livello mondiale. Fa parte di numerosissimi comitati, è editor di svariate riviste scientifiche, ed è membro del comitato Scientifico delle nazioni Unite contro le dipendenze. Prima di prendere il posto di Direttore Scientifico, ricopriva anche il ruolo di Presidente del Comitato Scientifico del Dipartimento Politiche antidroga presso al presidenza del Consiglio dei Ministri, ruolo che ha dovuto lasciare con rammarico per le leggi di incompatibilità di incarichi tra Governi. Coltiva tutt ora moltissime collaborazioni in Italia, e uno dei suoi obiettivi principali è aiutare dall America la ricerca in Italia, con particolare attenzione ai giovani talenti. Il professor Bonci con i presidenti dei tre LC Rimini Malatesta, Riccione, San Marino. 16 Vita di Club n. 3

17 NOTIZIE DAL MONDO PERÙ E CITTÀ PERDUTE Machu Picchu, Chan Chan e Caral tra le otto città perdute più importanti al mondo. Perù 2ª meta preferita al mondo secondo la Wanderlust Travel di LILY SERPA ALLISON Secondo il ranking del portale di notizie turistiche Tourismreview.com, Machu Picchu (Cusco), Chan Chan (La Libertad) e Caral (Lima) figurano tra le otto città perdute più importanti al mondo. Il portale ha presentato e diffuso le Otto Città Perdute più Affascinanti, dichiarando che attraverso i secoli, i viaggiatori curiosi sono sempre stati attratti dal mistero che circonda le città perdute delle antiche civiltà. Tourism Review.com ( introduce otto delle città più affascinanti del mondo antico. Scoperta nel 1911 dallo storico Hiram Bingham, Machu Picchu è, senza dubbio, la città più famosa del mondo perduto. Nascosta per diversi secoli nella Valle dell Urubamba, Machu Picchu è fiancheggiata da terrazzamenti agricoli bagnati dalle sorgenti naturali del fiume da cui prende il nome la Valle. Anche se già nota ai peruviani, questa antica città è rimasta sconosciuta al mondo intero fino alla sua scoperta nel Costruita dalla civiltà Chimú e capitale religiosa e amministrativa del regno dall 850 d.c. circa fino alla conquista degli Inca avvenuta intorno al 1470 d.c., Chan Chan era la più grande città pre-colombiana con abitanti. Costruita su una superficie di 20 km², le sue mura raggiungono i 12 m di altezza e presentano meravigliosi decori in rilievo con motivi geometrici e figure zoomorfe sagomate. Dichiarata Patrimonio Culturale dall Unesco nel 1986, è suddivisa in vari settori: amministrativi, residenziali, funerari, oltre a giardini, palazzi e magazzini di viveri. Caral è senza dubbio una delle più antiche città perdute di tutta l America. Abitata tra il 2600 a.c. e il 2000 a.c. e con una popolazione di oltre persone, Caral è stata una delle più grandi città della civiltà Norte Chico. Una caratteristica unica di questa città è che è caratterizzata da una grande area pubblica centrale che è stata circondata da piattaforme o cerchi di pietre. Tali disegni hanno ispirato altre città perdute nella Valle di Supe. Le altre città che compongono la lista sono: Pompei (Italia), Great Zimbabwe (Zimbabwe), Skara Brae (Orcadi), Taxila (Pakistan) e Tikal (Guatemala). Con tre città nella lista, il Perù dimostra di possedere un patrimonio culturale ricco e unico, e una storia piena di misteri. Tourism Review è un portale di notizie relative all industria del turismo europea, americana, mediorientale e asiatica, ogni mese registra 1,3 milioni di visite nella sua pagina web e la sua newsletter ha iscritti. Il sito virtuale offre ai visitatori 17 Vita di Club n. 3

18 notizie di viaggi, classifica turistica dei migliori paesi, comunicati stampa e una rivista turistica in linea (e-magazine). Tourism Review offre anche un canale video separato riservato agli eventi ed ai temi d interesse per il turismo. La Commissione di Promozione del Perù per le Esportazioni e il Turismo (Pr omperú), ha annunciato che il Perù ha ricevuto il premio della rivista britannica Wanderlust per aver conseguito il secondo posto nella votazione delle destinazioni preferite al mondo. Myanmar, il paese più grande del sudest asiatico, ha occupato il primo posto e la Nuova Zelanda il terzo. Cusco è risultata la seconda città preferita al mondo, preceduta solo dalla vietnamita Hoi An che si è imposta tra 976 città di tutto il mondo con un piccolo margine su Cusco. Wanderlust ha una tiratura di esemplari e l annuncio dei vincitori è stato realizzato a Londra. I suoi abbonati, esperti viaggiatori del Regno Unito, votano per le destinazioni che li hanno maggiormente soddisfatti durante le loro vacanze dell anno scorso. In altre categorie, Nicaragua ha vinto il riconoscimento come migliore destinazione emergente e Singapore Airlines è stata considerata la migliore tra 260 linee aeree. Per maggiori informazioni consultare il link: s/wanderlust-travel-awards/the-winners-2013 CURIOSITÀ FOTOGRAFICHE VALMARECCHIA Natura, arte, storia nei calendari e nei libri di Ido Rinaldi e Delfina Ugolini: la Valmarecchia e il suo fiume rivivono nelle immagini di circa un secolo: quelle antiche scoperte nelle biblioteche, avute in prestito da privati e da fotografi, acquistate nei mercatini; le recenti scattate dagli autori durante le frequenti escursioni con l'inseparabile macchina fotografica. Tutte raccontano le bellezze del paesaggio, le tradizioni, la gente della vallata e ripercorrono le tappe della sua storia. La valle del Marecchia da S.Leo. di MARIO ALVISI Ido Rinaldi è stato un dipendente del Colorificio Sammarinese, bravissimo perito chimico, collaboratore tecnico dell amico Paolo Marani, nonché caporeparto della produzione. Amava il suo lavoro con impegno e la massima partecipazione; attivissimo, puntiglioso, conosceva alla perfezione la sua mansione ed era sempre disponibile per risolvere qualsiasi problema succedesse durante i cicli della lavorazione. Nonostante la sua ostinata e severa dedizione al lavoro e la pretesa che lo fossero anche i suoi operai, era giustamente gratificato dalla loro comprensione e simpatia. Ma in lui c era qualche cosa d altro: una passione non tanto nascosta. A fine lavoro correva subito via con la sua macchina fotografica. Allora non era più il tecnico, ma diventava l appassionato cacciatore La Valle del Marecchia da Collina di Talamello. Torricella. 18 Vita di Club n. 3

19 d immagini, attratto dalla bellezza della natura, dai passaggi delle stagioni, dalla geometria delle campagne, dall anima dei borghi e dalla storia di una valle favolosa: la sua Valmarecchia, ampiamente cantata da Tonino Guerra. Quella Valmarecchia che anche Ido Rinaldi ama in modo particolare, essendo nativo di Perticara. E di Perticara ha scritto e fotografato la storia e la gente della miniera di zolfo. Torre del Borgo Castello a Maciano, sec. XIV. effetti sentimentali pieni di nostalgia. Ed ogni anno era il suo regalo di Natale per me. Da allora sono passati vent anni. Non ne hanno saltato uno, per nessun motivo, con una costanza incredibile e con continui miglioramenti editoriali dovuti anche alla bravura dell affezionato stampatore, l editore Pazzini di Verucchio. Per rievocarne la ricorrenza i Rinaldi hanno dato alle stampe un nuovo libro: Valmarecchia, Natura, Arte, Storia, editore, naturalmente, Pazzini. Libro che, come dicono gli autori, vuole essere un omaggio alla loro terra e un invito a scoprire la sua natura, la sua arte e la sua storia. Raccoglie ben trecento fotografie, che nella parte dedicata alla natura, seguono il corso del fiume Marecchia e il succedersi delle stagioni. Le immagini invece dedicate La torre di Bascio, primi del 200. Pieve romanica di San Pietro in Messa, sec. XII. Nel frattempo Ido si sposa con Delfina Ugolini, creando non solo un amorevole unione coniugale, ma anche una feconda coppia culturale: lui, come detto, fotografo amatoriale (definizione forse riduttiva), lei raffinata scrittrice. Insieme pubblicano diversi libri. Dalla loro collaborazione nascono, in particolare, i calendari, richiesti e aspettati dagli abitanti della valle. Iniziano nel 1993, due ogni anno: uno dedicato alla Repubblica di San Marino, dove Ido lavora e vive con la famiglia, e uno alla Valmarecchia, dove, appunto, sono le sue radici. Calendari che sono la storia per immagini e pensieri letterari che ricordano il passato, con ricerche certosine nei vari archivi statali, comunali e parrocchiali, e, contemporaneamente, scandiscono l incedere del tempo presente con Perticara, Edicola ottocentesca in pietra arenaria del Monte Aquilone. all arte e alla storia Cella della Madonna a Talamello, Affreschi di Antonio Alberti da Ferrara, conducono in ogni angolo della vallata: dai borghi sperduti e disabitati a quelli più famosi e visitati. E, ancora, le massicce rocche e le torri difensive che sorvegliano silenziose la valle dai loro speroni rocciosi, retaggio delle aspre contese fra i Montefeltro e i Malatesta per il dominio di queste terre. Vi sono immagini che socchiudono i portali delle chiese impreziosite dalle opere nate dalla mano dei maestri e ci fanno sostare davanti alle umili edicole scaturite dalla devozione popolare e 19 Vita di Club n. 3

20 dimenticate nelle zone più isolate e boschive di questi luoghi. Ma ciò che esalta la bellezza dolce, distesa, con tanta luce, l armonia e l ardente passione delle immagini sono le piccole frasi tematiche tratte dalle poesie di grandi poeti e scrittori: da Giovanni Pascoli a Pablo Neruda, da Giosuè Carducci ad Antonio Machado, da Giuseppe Ungaretti a Cesare Pavese e Boris Pasternak. E ancora potrei citarne tanti e tanti altri, scelti da Delfina Ugolini, con appropriata sensibilità, che ci svelano l anima del Montefeltro e della Valmarecchia, i percorsi misteriosi delle nuvole e la spiritualità di quegli sguardi sui paesaggi della valle illuminati dalla argentee lame di luce del Marecchia, per rasserenare le prospettive del nostro viaggio lungo i sentieri del tempo. Vorrei citarvene una, scritta dalla stessa Delfina, e che rappresenta la sua capacità espressiva, a commento di una fotografia intitolata Nuvole sulla riva del mare Adriatico a Rimini (mare e cielo in tinta violacea illuminati da una luna che fora il cielo e solcata da una grande nuvola rosa che come un ghiacciaio si erge lontana): C era, sul mare, un ammasso di nuvole gonfie e maestose che si muovevano lente cambiavano forma in continuazione. Il riverbero del sole al tramonto, sfiorandole, le trasformava in montagne intrise di luce. In alto, rotonda ed argentea, splendeva già la luna. Una vera immersione nei colori e nei profumi sono poi Le sorgenti del Marecchia sul Monte Zucca. le tante foto che esplorano i piccoli e i grandi parchi e le oasi che caratterizzano la valle dal Sasso Simone in Carpegna fino al mare Adriatico; essi accompagnano, con la loro possente vegetazione, insieme ai prati naturali e alle coloratissime fioriture, il grande viaggio del fiume Marecchia, dalla sorgente alla foce. Insomma un percorso nella variegata natura di paesaggi incantevoli, che ospitano un patrimonio monumentale e d arte tra i più particolari. Come dice il Prof. Antonio Masini nella presentazione del libro, «il paesaggio è la cosa più importante che c è sulla terra, circonda la nostra vita, ne migliora la qualità esaltando la concezione del bello. Ed ecco l Editore Pazzini non si lascia sfuggire l occasione di pubblicare un volume dove il linguaggio poetico di Delfina Ugolini e l arte fotografica di Ido Rinaldi mettono in rilievo l anima del Montefeltro e della Valmarecchia. Ma il loro viaggiare vuol dire fermarsi più a lungo e viaggiare di meno. Fare poesia è fare opera di verità, svelare, portare qualcosa alla luce.». E così conclude: «Al tramonto, fortunato chi si trova sulla Badia che guarda il castello dei Fregoso e la lunga catena di cime dell Appennino Romagnolo. Allora non desta meraviglia l espressione poetica della Dickinson: Portatemi il tramonto in una tazza per assaporare un cocktail di colori, di orizzonti». Personalmente non mi restano altre parole. Se non il plauso ad un lavoro che a me, modesto fotografo, ha donato forti emozioni, colori suggestivi, racconti di luoghi magici non sempre conosciuti e panorami romantici difficilmente rintracciabili altrove. In conclusione potrei definire Ido e Delfina due produttori di sentimenti con la bravura di saperli comunicare a tutti noi. Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi ritrovarsi a volare (Mogol, Battisti) Alveo del Marecchia a Molino Mazzoni, Novafeltria. 20 Vita di Club n. 3

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