P E R I O D I C O. d e l l a s o c i e t A d e i c o n c e rt i Anno II NOVEMBRE La Spezia Teatro Civico Festival Internazionale di Jazz XXXVII

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1 Non sappiamo quanti, tra la dozzina scarsa di persone che parteciparono alla fondazione della Società dei Concerti, abbiano immaginato di vedere l alba della XXXVII stagione concertistica. Era un lunedì 29 settembre dell ormai lontano 1969; era il giorno di San Michele e quel gruppetto di persone appassionate di musica allora si diceva così -, si ritrovarono nello studio del notaio Gherardo Federici per dare nuovamente vita alla Società dei Concerti. Abbiamo detto: dare nuovamente vita. Ed in effetti era così dal momento che la Società dei Concerti era stata fondata nel Quella dozzina scarsa di appassionati, riprendeva, dopo la pur gloriosa pagina di Santa Cecilia, l attività iniziata esattamente cinquant anni prima dall onorevole Attilio Cerpelli, dall ingegner Benucci, dal dottor Perotto, dal capitano Bertocchi, dal dottor Nicodemi e dai signori Bagnara e Masseglia, che avevano costituito il primo nucleo di musicofili che avevano agito sotto il nome della Società. Da quel lontano 1969, sempre con il pensiero rivolto alla responsabilità derivante dall aver ripreso un nome prestigioso come quello della Società dei Concerti, si sono susseguite ben trentasei stagioni musicali; non tutte sono state portate a termine con facilità: anzi, normalmente la realizzazione dell attività sociale è stata connotata costantemente dalla fatica per il reperimento dei finanziamenti, all organizzazione delle manifestazioni, al superamento dei limiti degli spazi e delle loro dotazioni e, quello che è più doloroso, dal senso di solitudine generato dallo scetticismo di tanti amici e persone vicine. Sta di fatto, però, che, complessivamente, in questi trentasei anni trascorsi operosamente, la Società dei Concerti ha offerto alla città, ed al territorio che ad essa fa capo, ben oltre un migliaio di occasioni nelle quali ascoltare musica; ha offerto corsi di perfezionamento musicale di livello internazionale; ha istituito un premio prestigioso come il Premio San Michele; ha dato origine a manifestazioni particolarmente apprezzate, quali il Festival paganiniano di Carro. Non ha trascurato di produrre cultura realizzando, anche, numerose edizioni - a stampa e discografiche - che hanno colmato vere e proprie lacune nel campo del sapere musicale. E, si badi bene, sempre con un atteggiamento di particolare riguardo alla qualità delle iniziative; tanto che, ad oggi, possiamo affermare che dalla Spezia sono passati pressoché tutti gli artisti importanti che hanno onorato la musica con la loro attività, nell ultimo mezzo secolo. E perciò con la forza e la serenità derivanti dalla coscienza di quanto è stato fatto, dalla consapevolezza che è stato fatto quanto possibile per perpetuare la tradizione di chi ci ha preceduto, che, nonostante i tempi correnti minaccino un aggravarsi delle condizioni nelle quali si svolgerà la nostra attività, affrontiamo questa XXXVII stagione concertistica con ferma determinazione. In altra parte del RIGO sono reperibili le presentazioni dell attività prevista per questi due mesi che ci separano dalla fine dell anno, nei quali si colloca la ripresa della stagione concertistica; scorrendo quelle note apparirà in tutta la sua evidenza che, ancora una volta, si è inteso percorrere la strada della varietà delle proposte, nell ambito di una sempre costante ricerca della qualità. Non resta che augurarci che il nostro pubblico ci segua con lo stesso entusiasmo che noi abbiamo impiegato nel preparare questo nuovo capitolo della nostra attività. Attilio Ferrero RIMUS 8 P E R I O D I C O d e l l a s o c i e t A d e i c o n c e rt i Anno II NOVEMBRE 2005 Da pagina 2 La Spezia Teatro Civico Premio San Michele Claudio Scimone La Spezia Teatro Civico Festival Internazionale di Jazz Il jazz cambia la stagione XXXVII pag.6 C ambiamento di stagione per la 37^ edizione del Festival Internazionale del Jazz della Spezia che si sposta in autunno dal 18 al 21 Novembre all interno del Teatro Civico per sottrarsi alla molteplicità delle proposte estive e gioca, almeno in parte, la carta della produzione originale, proponendo alcuni fra i più popolari e validi musicisti del panorama jazzistico italiano e le segue a pag Mercoledi 9 novembre h Consegna del Premio San Michele a Claudio Scimone I Solisti Veneti Claudio Scimone, direttore Musiche di L.Boccherini, A.Vivaldi, L.Bottesini Venerdì 18 Novembre h PAOLO FRESU QUINTET Sabato 19 Novembre h ENRICO RAVA QUINTET special guest MARK TURNER Domenica 20 Novembre h MONK NIGHT FRANCO D ANDREA: Piano solo BEN RILEY S MONK LEGACY SEPTET Domenica 20 Novembre h CAMeC, La Spezia Tavola Rotonda Giacinto Scelsi l uomo di una sola nota Partecipano P.A. Castanet, L.Martinis, N.Cisternino, S.Ragni, A. Montali, P.Chang Lunedì 21 Novembre h JAVIER GIROTTO/LUCIANO BION- DINI & PAOLO SILVESTRI ENSEM- BLE special guest KENNY WHEELER Venerdì 9 dicembre h Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza con coro e quattro solisti W.A.Mozart - Messa per l incoronazione, Sinfonia Praga Venerdì 16 dicembre h Concerto di Natale Golden Gospel Singer (Harlem) Sabato 31 dicembre h Concerto di fine anno Sofia Symphonischer Orchestre direttore Andrea Colombini Sabato 7 gennaio h Orchestra della Filarmonica di Stato di Timisoara direttore Robert Selitrenny pianista M.Gloria Ferrari Sabato 21 gennaio h Orchestra Sinfonica di Sanremo Boris Petrushansky pianoforte Andrea Cilembrini tromba Piero Bellugi direttore Sabato 18 febbraio h Carl Orff Carmina Burana Versione originale per Soli, coro, pianoforti e percussioni Coro Filarmonico di Pesaro, direttore Roberto Renil Pianisti Fabio e Sandro Gemmiti, Emilia Romagna Festival Ensemble Sabato 29 aprile h Strani strumenti Orchestra Sinfonica di Sanremo Carlo Torlontano, corno delle Alpi Piero Bellugi direttore

2 2 eventi 4 eventi L Associazione Culturale Italia-Francia della Spezia rende omaggio a Giacinto Scelsi poeta. Figura di vertiginosa, inafferrabile e scandalosa paradossalità, Giacinto Scelsi compirebbe cento anni. L eccezionalità del suo cammino esistenziale si racconta nei luoghi d incanto, nelle figure fantastiche dei sempre citati aneddoti: il castello su un isola che il mare inghiottirà per sempre, la sprovveduta governante finita all ospedale dopo aver cercato di distogliere il bimbo treenne da una dionisiaca improvvisazione al pianoforte, il grand hotel a Parigi ai cui letti lussuosi il giovane compositore preferisce il riposo dentro un armadio, la clinica svizzera nella quale un più pazzo dei pazzi suona ossessivamente per ore uno stesso tasto (e ancora, viaggi misterici presso favolosi sultani d Oriente, Egitto, India, la prima di una serie di rinascite nella Mesopotamia del duemilatrecento avanti Cristo...). Nell eradere ogni traccia reale del vissuto (fosse pure una minimale testimonianza fotografica), la pudica bartlebyana reticenza ottiene l effetto opposto di un amplificante trasfigurazione del personaggio in leggendaria presenza mitica. Analogamente, la sua scrittura musicale, nella negazione di ogni artificiosità compositiva, di ogni maestria tecnica o teorica (proprio nel momento della massima professionalizzazione della musica) il perseguito dilettantismo capace di azzerare i riferimenti linguistici e strutturali riusciva a costituire esiti sonori di tale autenticità da porre un paradigma entro il quale si sarebbero giuocate le principali mosse della riflessione estetica e delle pratiche di scrittura negli anni più recenti. In attesa che l Italia riconosca finalmente (dopo le inutili polemiche, i colpevoli silenzi) con le celebrazioni programmate quest anno a Roma, l assialità della figura di Scelsi nell orizzonte della nuova musica, la sua città natale gli rende omaggio riflettendo su un esperienza che, nella sua eccentricità, della paradossalità di Scelsi offre un ulteriore, affascinante figura. Scelsi musicista fu anche poeta, con tre raccolte pubblicate tra gli anni Quaranta e i Cinquanta del secolo passato: Le poids net, L archipel nocturne, La conscience aiguë. Scelsi poeta, scelse il francese come lingua di scrittura trapiantando la propria eredità culturale nell alveo di quella lingua temprata al fuoco delle grandi esperienze simboliste e surrealiste, che avevano segnato la vocazione dei suoi grandi amici Jouve e Michaux. Una piccola silloge di questi componimenti verrà pubblicata e presentata al CAMeC il 15 novembre prossimo nell intento non solo di riscoprirne l incandescenza onirica, la visionaria ricchezza immaginifica, la profonda, personale, risonanza della voce ma per esplorare, attraverso essi, paesaggi sonori (proiettati in un algida sconfinata leopardiana dimensione cosmica) che ci parlino, rappresentino e raffigurino il senso e il destino della sua ricerca musicale. Contestualmente a questa pubblicazione, una mostra di artisti ispiratisi all opera di Scelsi completeranno la celebrazione mostrando la risonanza di un esperienza creativa che proprio nella sua paradossalità dimostra tutta la sua inesausta fecondità. Nicola Ferrari La Spezia Museo Civico Amedeo Lia Il Museo Lia partecipa a tre importanti avvenimenti espositivi con il prestito di alcune opere qui conservate. Fino al 20 novembre sarà visitabile a Trieste, nel Palazzo della Cassa di Risparmio, la mostra Regina Madre Sposa, dedicata all immagine e all iconografia della Vergine, dal Medioevo fino al Novecento. Il tema conduttore è dunque la raffigurazione della Madre di Dio, con particolare attenzione proprio alla Maternità, e all avvenimento partecipano importanti istituzioni pubbliche e private italiane, con una scelta di opere. Fra queste sono presenti la Madonna con il Bambino e due Angeli dello Scheggia e la Madonna con il Bambino di Naddo Ceccarelli, entrambi provenienti dal Museo Horne di Firenze, così come da Firenze proviene lo splendido, scultoreo cartonetto di Micheleangelo, raffigurante sempre la Madonna con il Bambino, conservato stabilmente alla Casa Buonarotti. Il Museo Lia partecipa con la Madonna con il Bambino di Francesco Albani, un piccolo e raffinato olio su rame eseguito nel primissimo Seicento nell ambito del cantiere di Palazzo Farnese condotto da Annibale Caracci, di cui Albani era appunto allievo diletto. Il sensitivo abbraccio tra Madre e Figlio, rischiarato da un paesaggio annuvolato e fondo, è un intimo dialogo che trascende il pur vivo significato religioso della scelta iconografica, seducendo per quel gesto protettivo e materno che avvolge il Bambino. A Siena, nel complesso di Santa Maria della Scala a partire dal 25 novembre, verrà allestita la mostra Roma e Siena. Echi e opere. Raffaello e Caravaggio al centro di un rapporto millenario. E questo un evento scientifico maestoso che raccoglie circa duecento opere, voluto dal Ministero, Comune di Siena, Monte dei Paschi con il patrocinio del Comune di Roma. L albo dei prestatori è un florilegio delle maggiori istituzioni d arte del mondo, con opere che giungeranno dal Metropolitan di New York, dal Louvre, dai Musei Vaticani, dagli Uffizi. Il Museo Lia sarà presente alla mostra con un dipinto di Guidoccio Cozzarelli, eseguito con l intervento del suo maestro Matteo di Giovanni, in origine fronte di cassone nuziale. Questa opera sarà esposta nella terza sezione della mostra, denominata Exempla virutis e dedicata agli eroi e alle eroine degli episodi storici di ascendenza senese, in connessione con altre opere pertinenti, fra cui due tavole provenienti rispettivamente dalla National Gallery di Londra e dal Petit Palais di Avignone. La mostra, che resterà aperta fino al 5 marzo 2006, rafforza e consolida il legame che già esiste tra il Museo Lia e Santa Maria della Scala, dove il nostro Museo ha preso parte nel 2004 alla mostra dedicata a Icilio Federigo Joni. A gennaio, infine, il Lia parteciperà alla mostra Corti e città. Arte del Quattrocento nelle Alpi Occidentali, che si terrà a Torino alla Palazzina della Promotrice delle Belle Arti. In questa occasione il prestito riguarderà i tre dipinti di Guglielmetto Fantini, raffiguranti Santa Caterina, la Crocifissione e Santa Chiara, in origine cuspidi di un polittico smembrato all inizio del Novecento e i cui scomparti restanti sono conservati proprio a Torino alla Galleria Sabauda. Andrea Marmori

3 3 eventi obiettivo Immagine mentale. Schiuma, 2004 Mercoledì 19 ottobre il CAMeC, Centro d Arte Moderna e Contemporanea della Spezia ha inaugurato una nuova mostra. Immagini mentali. Il primo ed il secondo piano del Centro accolgono ora i lavori dell artista spagnolo Din Matamoro (Vigo 1958) disegni, lavori a base fotografica, un video, dieci dipinti. Il titolo ben preannuncia ciò che l esposizione racconta. Salita al primo piano. Tra la folla e i rumori tipici di una prima passo veloce tra le sale, mi colpiscono i sacchetti e la pellicola. Proseguo al secondo, la luce del colore filtra dalle sale lungo il corridoio, entro nella stanza dei disegni Disegni al cinema e Disegni sulla figura, schizzi colorati e in bianconero; i primi nascono al buio del cinema, mentre la pellicola scorre, gli altri sono un interpretazione della figura umana, degli elementi che la determinano: movimento, gesto, anatomia. Un immersione poi nelle tre sale dedicate alle Immagini mentali. Per questo allestimento il pavimento di tutte e tre è stato rivestito di un panno bianco; prima di entrare è d obbligo indossare delle soprascarpe, un rito che inizialmente inibisce un po... L impatto è forte, l atmosfera assolutamente irreale. Non si è più all interno di uno spazio espositivo definito, pareti e pavimento non esistono, sembra di galleggiare nel bianco; anche la percezione dei suoni è differente, lo spazio è trafitto solo dai colori dei dipinti giallo, rosso, e sfumature; il colore mi inonda e mi avvolge in un abbraccio, caldo. Ritorno al primo piano; ci sono soprattutto lavori a base fotografica, gli autoritratti, le forme fatte con la schiuma e poi la serie delle Bolsas e Cintas de plastico. Sono le parole che mi catturano per prime, descrivono il percorso mentale che porta alla nascita dell idea di questo lavoro: Tutto cominciò dopo una notte di pioggia. Mi dirigevo verso il mio studio e lungo il cammino abituale incontrai un sacchetto schiacciato: una macchina o il vento l aveva lasciato. In esso scoprii una forma riconoscibile. Col passare del tempo si concretizzò in me l idea di cominciare a utilizzare i sacchetti per dipingere e disegnare... Sosta davanti alla danza della pellicola di plastica fotografata in bianco e nero, e poi le avventure del coniglio-sacchetto. Din Matamoro è un artista-poeta delle forme capace di concretizzare nel lavoro riflessioni al limite tra filosofia e poesia, figlie degli aspetti più semplici della vita quotidiana e del rapporto uomo-natura. Immagini mentali si può definire un itinerario che parte da un gruppo di autoritratti (pittura e fotografia) generando una sorta di specchio:...voglio mostrare la visione incompleta di me stesso...uno stato d animo...un incontro casuale con l io... Prosegue con le fotografie fatte di schiuma in cui prendono vita esili forme umane che si espandono su un piano descrivendo il movimento dell esistenza: nascita, crescita, scomparsa. Poi le forme plasmate con i sacchetti, che hanno la loro sintesi nel video dove, i conigli sbucando dal cestino in rapida successione, corrono scompaiono e ricompaiono nel campo verde punteggiato di fiori gialli. Ancora i disegni e per finire la pittura-puraluce dai toni volutamente caldi che genera forme. Matamoro è prima di tutto un pittore, ma un pittore che parla utilizzando linguaggi diversi. Ciò che si percepisce con forza e diventa elemento di fascino è la processualità della dimensione riflessiva, interna, sensazioni, o concetti e, di quella materiale, necessario debito dell opera d arte. La didascalia che affianca il lavoro non è semplicemente esplicazione di quest ultimo, bensi l inizio dell iter che porta all opera, opera a sua volta che parla con un altro linguaggio. C è tempo sino al 27 Novembre per incontrare forme, colore, movimento e conoscere Din Matamoro. Annalisa Stretti La 62 mostra d arte cinematografica di venezia. Chi sperava che il Leone d oro della 62 Mostra d Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto 10 settembre), sarebbe finalmente stato assegnato ad un film italiano, vista l assenza di riconoscimenti nelle ultime edizioni, rimarrà ancora una volta deluso. Così come rimarrà deluso chi ormai dava per certo il conferimento del Leone d oro, con una netta preferenza della realtà sulla finzione, al bel film Good Night and Good Luck che, diretto cosceneggiato ed interpretato in un ruolo secondario da George Clooney, ha invece soltanto ottenuto l Osella d oro per la miglior sceneggiatura e la Coppa Volpi per il miglior attore. Assegnata all eccezionale David Strathairn - interprete di quel giornalista televisivo, Edward R. Murrow che, tra il 1953 ed il 1954, era riuscito a rivelare sulla Televisione CBS le intimidazioni e le illegalità usate dalla stampa del senatore McCarthy ha voluto indirettamente premiare anche quel film giornalistico d inchiesta, basato su storie realmente accadute che, in una larvata emarginazione della fiction, se ha cancellato dal concorso il documentario, ne è però diventato una intelligente variante. La giuria di questa 62 Mostra, presieduta dallo scenografo italiano Dante Ferretti, ha ritenuto invece di consegnare il Leone d oro per il miglior film a quel Brokenback Mountain del taiwanese Ang Lee che racconta come due cowboy, spediti negli anni 60 a governare le pecore sui pascoli del Wyoming, non solo finiscano per innamorarsi ma anche, nonostante ambedue neghino di essere gay, e nonostante i rispettivi e successivi matrimoni, continuino ad incontrarsi per anni fino a che la morte di uno di essi non arrivi a separarli irrimediabilmente. Film pulito e commovente, capace di rendere normale quello che prima era inaccettabile, può essere letto come un vero e proprio evento sociale ove, per la prima volta al cinema, viene riconosciuta la possibilità di una storia d amore tra cowboy, ridimensionati nel loro atavico machismo. Ma se il film appare destinato a provocare facili divisioni, ancor più evidenti saranno le contestazioni, specie nel mondo cattolico per quel Mary di Abe Ferrara premiato con il prestigioso Gran Premio della Giuria. Dove Juliette Binoche, dopo aver interpretato nel film Questo è il mio sangue il personaggio di Maria Maddalena qui apostola e quasi fidanzata di Gesù, sulla base dei Vangeli apocrifi trovati sottoterra in Egitto nel 1945 finite le riprese, con rozza tunica e sguardo allucinato, partirà per Gerusalemme alla ricerca di se stessa. Ma all impegno sia sociale sia religioso la 62 Mostra di Venezia ha voluto anche unire quell utopico tentativo di impegno politico che, in un sovrapporsi di delusioni ed idealismo, aveva animato i ragazzi del 68. E così il Leone d argento per la miglior regia è stato conferito al romantico ed ironico Les Amants Reguliers di Philippe Garrell che, in una sovrapposizione di primi piani, evidenziati da un perfetto bianco e nero d epoca, è stato capace di unire nei suoi protagonisti la giovanile non accettazione dell esistenza a quella vena di anarchia tipica proprio di quegli anni e di quell età. E poi, come ogni anno, in concorso non è mancato l amore, inteso in tutte le sue possibili manifestazioni: dalla fedeltà al tradimento - da I giorni dell abbandono di Roberto Faenza a Gabrielle di Patrice Cherau, di cui è stata premiata con un Riconoscimento speciale la protagonista Isabelle Huppert - dall eterosessualità all amore per persone dello stesso sesso - il Leone d oro Brokeback Mountain di Ang Lee - dalla tenerezza di un rapporto consenziente alla violenza sopraffattrice di un incesto. Che ha visto premiare con la Coppa Volpi per la miglior attrice la nostra Giovanna Mezzogiorno per la sua sofferta partecipazione nel film dfi Cristina Comencini La bestia nel cuore, ove interpreta una giovane donna che, in attesa di un figlio, rivive con il fratello gli abusi subiti da entrambi, nell infanzia, da un padre all apparenza rispettabile ed onesto. Gisa di Janni Caramiello

4 4 Luigi Dallapiccola: Three Questions with Two Answers Dopo fatiche imani, briciole di sapere, vani balbettamenti, sillabe soltanto mi son rimaste invece di parole. (Ulisse, Luigi Dallapiccola, 1968) A trent anni dalla scomparsa e a più di un anno dalle celebrazioni del centenario della nascita, dopo che sono stati tributati i doverosi omaggi, piace ritornare ancora su Luigi Dallapiccola, curiosare tra la sua opera, cogliere qualche seme propizio per i fabbisogni della musica attuale. Ancor più del suo illustre coetaneo Goffredo Petrassi, dal quale lo avrebbe diviso il gusto neoclassico, il compositore di Pisino d Istria è stato ambasciatore di una musica problematica, severa, restia a farsi domare in ascolti distratti. Figlia di una progettualità esigente e scrupolosa. Un troppo troppo poco in sintonia con le tolleranze odierne, un groviglio di segni che è esattamente l opposto dei trattamenti light, delle terapie dolci prescritte da certe tendenze contemporanee. Per questo le scelte dell uomo hanno spesso fatto i conti con chi da un lato mal sopportava partiture con più codici da decifrare che storie da godere (Mark Jenkins) e chi dall altro pur ammettendone il valore - ne ha sempre limitato la portata a una stagione ben definita, innovatrice quanto si vuole ma ormai distesa nelle pagine di Storia della Musica del Vecchio Continente. Il punto di svolta dell artista da giovane, la tappa fondamentale che ne avrebbe segnato il linguaggio coincidono con la scoperta delle teorie rivoluzionarie di Schönberg e con lo shock provato a Firenze nel 1924, allorché rimane travolto dall ascolto del Pierrot Lunaire. Un esperienza che il Nostro avrebbe confrontato con le nuove espressioni della musica italiana, in particolare quelle di Gian Francesco Malipiero. Una rivelazione che lo spinge a conseguire il diploma di composizione e a intraprendere il lavoro didattico presso il conservatorio fiorentino. Missione, quella dell insegnamento, da cui non si sarebbe più separato. Nondimeno, sempre negli anni trenta, decide di intraprendere una impegnativa attività concertistica in qualità di pianista, diffondendo nelle sale più disparate gli autorevoli spartiti di colleghi come Ravel, Debussy e Stravinskij, scuotendo quei luoghi con lo spirito forte della nuova musica. Puntualmente associato alla dodecafonia, proclamato alfiere di una via italiana alla musica seriale, Dallapiccola ha saputo associare a quella pratica una poetica personale, fondendo l influenza dei tre viennesi col proprio appassionato lirismo. Ne risulterà una cifra stilistica ben definita, non aliena dal confronto con un florilegio di forme, strumenti e organici, con una cospicua produzione di cantate e concerti, di musica da camera, di composizioni per voce, coro, balletto, pianoforte e orchestra. A tutto ciò si verrà associata una sensibilità politica che il compositore manifesterà col passare degli anni e che tenderà a distinguerlo da alcuni musicisti di lui più anziani, quelli della cosiddetta generazione dell ottanta, vincolati a una difficile se non ambigua convivenza col fascismo. Un consapevole disorientamento, una condizione di uomo malcontento, una congenita insoddisfazione che Gian Francesco Malipiero confesserà al Nostro, ammettendo la difficoltà di riuscire «a conciliare la musica con la vita d oggi». Dallapiccola giunge invece progressivamente a nuova coscienza sociale, a un più diretto coinvolgimento nelle sorti del suo paese: posizioni compiutamente espresse in Volo di Notte, l opera in un atto tratta da Antoine de Saint-Exupéry, un lavoro in cui emerge lo stridente contrasto tra i patimenti e le angosce umane e il verbo veicolato dai bollettini di regime. Una presa di posizione definitiva, a proposito della quale l autore dirà: ho compiuto la mia scelta: preferire coloro che soffrono a coloro che riportano la vittoria. Tale sentimento si accentuerà poi con Il Prigioniero composto tra il 44 e il 48 e nato dalla lettura di uno dei Nuovi racconti crudeli di Villiers de l Isle-Adam riguardante un tema, quello della detenzione, già affrontato nei Canti di prigionia. Una trilogia che verrà completata molti anni dopo con i Canti di Liberazione, dedicati a Thomas Mann. Il teatro musicale lo vede fiero protagonista con creazioni di grande respiro, che lo impegnano in accurati allestimenti, di molti anni precedenti le sere della prima. L idea dominante che li accomuna è la stessa: la lotta dell uomo contro qualcosa che è assai più forte di lui. Ai già citati Volo di notte e il Prigioniero bisognerà aggiungere la sacra rappresentazione Job e l altro grande affresco operistico, quell Ulisse che Dallapiccola definì il risultato di tutta la sua vita, creatura figlia di lunga e travagliata gestazione. Un opera dell inquietudine, il cui significato ben si riassume nei versi dell ultimo atto: Guardare, meravigliarsi, e tornar a guardare. Ancora: tormentarmi per comprendere il vero. Il copioso catalogo di partiture è un affascinante e variegato labirinto in cui la costrizione dodecafonica - lungi da essere un limite - diventa terreno di ricerca diegetica, nel quale la scelta contrappuntistica non rimane mero esercizio cerebrale, dove l eloquenza dei titoli colpisce non meno del rigore delle forme. È un viaggio sonoro che l ascoltatore può intraprendere da lidi diversi, con scali facoltativi e approdi variabili. Partendo magari dall amore del Maestro per le proprie radici istriane, volgendo lo sguardo alla terra da egli definita luogo d incontro e di scontro di tre culture e per la quale musicò alcuni versi del poeta gradese Biagio Marin, a cui dedicò il compendio di canti popolari istriani Dalla mia terra e - implicitamente - anche i divertimenti delle due Tartiniane, dedicate al conterraneo Giuseppe Tartini. Un itinerario in cui si può incontrare la Piccola musica notturna e la sua orchestra quasi ivesiana, raccogliere le accorate e misteriose Parole Di S. Paolo, o restar sedotti dall atmosfera del Concerto per la notte di Natale dell anno 1956, nel cui tessuto strumentale percepiamo una componente emozionale che ben si combina col laudario di Jacopone da Todi restituito dalla voce del soprano. E proprio i limpidi ed espressivi trattamenti vocali saranno un atout sempiterno del compositore, un impronta ricorrente nel suo percorso artistico che troverà aree protette in alcuni suggestivi solovoci, come i pittoreschi e cangianti Cori di Michelangelo Buonarroti il Giovane, o l intenso Tempus destruendi - Tempus aedificandi, empio di potenza e solennità. Una libera circumnavigazione tra i materiali dallapiccoliani non potrà infine escludere la letteratura per pianoforte: la Sonatina canonica su i Capricci di Paganini, la Musica per tre pianoforti, e le belle pagine del Quaderno musicale di Annalibera, partorite durante un viaggio nelle Americhe. Il Nuovo Mondo diventerà per l uomo, dagli anni Cinquanta fino alla morte, un rifugio dalle tante incomprensioni di cui fu vittima in patria, un fidato interlocutore per i suoi dialoghi, una meta privilegiata per il suo moderno eclettismo. Così da riuscire attraverso un buon numero di contatti e commissioni - a conciliare felicemente la prolifica arte del comporre, una mai sopita vocazione da didatta, l attività di conferenziere e il gusto della performance concertistica. A tale già cospicuo coacervo di interessi si aggiungerà quello per la critica musicale, esercitata per qualche tempo sulle pagine de Il Mondo. E quale fosse l attenzione per l analisi e il dettaglio, per il lessico e le motivazioni creative di un opera ben lo si intende ascoltando il lungo e minuzioso commento - direttamente dalla voce dell autore - che una bella edizione Stradivarius in cd dell Ulisse ha opportunamente inserito in coda alla musica. Luigi Dallapiccola muore il 19 febbraio 1975 a Firenze, sua città adottiva, lasciando di sé il ricordo di una musica impegnata, sensibile alle vicissitudini del proprio tempo, la cui capacità di accostare tematiche civili, una seria scelta del testo e una puntuale ricerca sonora arriverà a influenzare numerosi musicisti postweberniani di casa nostra, primi tra tutti i due veneziani: Bruno Maderna e Luigi Nono. Un riverbero che ci pare tuttora in grado di irradiare qualche orizzonte, sul quale ci sentiremmo di scommettere ancora. Dallapiccola è stato protagonista di un epoca nella quale era difficile conciliare lirismo e atonalità, intervento politico e travaglio esistenziale, produrre un approccio serio eppure non dogmatico. Per questo il verbo del dodecafonico d Italia deve continuare a esser coniugato al presente: la musica odierna ha bisogno del suo desiderio di riflettere sempre e ovunque sul proprio operato, di quella sorta di moralità sonora di cui è stato portavoce, della voglia di fuggire da ogni demagogia, evitando scorciatoie quotidiane e mode culturali, alzando quando necessario il sipario sul dubbio. Un dubbio che ha accompagnato il Maestro in tutte le sue stagioni e che viene esplicitamente rivendicato nell emblematica Three Questions With Two Answers, scritta nell ultimo segmento di carriera. Un titolo che contiene letteralmente l interrogativo di una vita ( Who Are We?). Una composizione concepita negli Stati Uniti ed eseguita in prima nel 1963 dalla New Haven Symphony Orchestra. Quasi un ideale prolungamento di un altro Grande Mistero del Novecento musicale americano: quello evocato da Charles Ives con The Unanswered Question. Paolo Chang

5 5 Alessandro Rolla (Pavia Milano 1841) L inventiva e la discorsività della sua musica La musica degli strauss: da musica di uso a capolavori sinfonici Nel ricchissimo catalogo che Alessandro Rolla (Pavia Milano 1841) consegna ai posteri e che assomma a più di cinquecento unità, i sei quartetti manoscritti per flauto e archi costituiscono un corpus omogeneo e compatto, degno di attento esame. Innanzitutto testimoniano il riguardo speciale riservato dal compositore all organico degli archi con flauto, che all epoca (primo ventennio del 1800), in ambito italiano, non era molto coltivato; in secondo luogo rivelano una cura estrema nel trattamento dei singoli timbri strumentali, infine si stagliano per l attenzione riservata alla struttura formale, sempre ben articolata e di un certo impegno. L interesse e la curiosità per queste sei partiture derivano anche dal fatto che in tempi moderni essi sono stati eseguiti una sola volta (Festival paganiniano a Carro nel 2004) e prossimamente vedranno la luce in incisione discografica che verrà presto presentata. Come è noto, infatti, il repertorio strumentale italiano dell Ottocento è spesso snobbato dagli interpreti, ansiosi di cimentarsi soltanto con il grande strumentalismo tedesco. Ma ad una prima lettura di queste pagine, che, assieme ai due quartetti op. 2 stampati a Vienna da Cappi probabilmente nel 1822 completano il repertorio cameristico destinato da Rolla al flauto, appare ben evidente il ruolo del musicista di origine pavese come trait d union tra la declinante tradizione italiana e il repertorio austro-tedesco. Egli si impone quale personalità unica nel panorama della musica autoctona a cavallo tra XVIII e XIX secolo non soltanto per il ruolo attivo che vi ebbe come direttore dell orchestra nel Teatro alla Scala di Milano ( ) e come docente del conservatorio di quella città (dal 1808, anno della fondazione), ma anche per la specifica e vastissima produzione destinata a vari repertori strumentali (dal sinfonico, al cameristico, al solistico) da cui emerge principalmente quella concepita per violino e viola, strumenti per i quali riesce a proporre qualcosa di veramente innovativo e ai quali imprime un impulso determinante. Tale padronanza si evidenzia anche nel trattamento dei due strumenti all interno della compagine quartettistica: violino e viola riescono a proporre pensieri autonomi, ora contrapponendoli ora sovrapponendoli a quelli del flauto. Il violoncello ha un ruolo alterno - ora di accompagnatore ora di solista e si adatta a dar vita ad un discorso brillante oppure languido e malinconico. L alternanza tra questi due mondi è organizzata in modo molto vario all interno dei tre movimenti che di solito compongono il quartetto. Se il primo è rigorosamente di andamento pacato (Largo o Moderato o Andante sostenuto); il secondo può variare e presentare una danza (Minuetto, il secondo quartetto) oppure un tempo lento (il terzo Moderato - e il quarto quartetto Largo cantabile) oppure un Allegro (gli ultimi due numeri); il movimento finale invece è in tre casi un brillante Minuetto seguito dal suo trio e nei restanti ora un travolgente Presto (secondo quartetto) ora un Andante brillante più intricato nella successione delle idee tematiche e con passaggi di un certo impegno per il flauto. In un solo caso primo quartetto - lo schema formale prevede due soli momenti: l iniziale, lento, seguito da un grazioso rondò. All interno delle forme classiche, dunque, Rolla ha l abilità di inventare un discorso tecnico molto mirato ed efficace, dando vita a uno stile nobile, sempre elegante, meditato, riservato eppure libero da influssi scolastici e da automatismi formali. L inventiva e la discorsività della sua musica sono rintracciabili nella scrittura ariosa, nella linea melodica sempre ampia e di sicuro effetto, piena di contrasti espressivi equilibrati. L ideale della moderazione nella sua opera coincide dunque con la coerenza della forma all interno della quale tuttavia può trovare spazio adeguato il virtuosismo, presagio di atteggiamenti romantici. Mariateresa Dellaborra Le composizioni della Famiglia Strauss sono ormai considerate a pieno titolo parti integranti del repertorio delle grandi orchestre sinfoniche di ogni parte del mondo, al pari delle sinfonie di Beethoven, Brahms e Bruckner, dei poemi sinfonici di Richard Strauss e di tanti altri capolavori. Ed è una grande soddisfazione che, in questo modo, l invidia espressa da Johannes Brahms e dallo stesso Wagner per i risultati meravigliosi raggiunti dagli Strauss nell arte della composizione e della orchestrazione abbia trovato ulteriore conferma positiva. I valzer, le polche, le marce composte da tutti i membri della Famiglia Strauss (in testa, il grande Johann Strauss figlio, il Re del Valzer, seguito poi dal poeta di Famiglia, Josef, e dal contabile/amministratore del gruppo, il non meno musicalmente talentuoso Eduard) sono dunque divenuti, e con giustizia, ben più di mera musica da intrattenimento, grazie alle grandi qualità e quantità melodiche, alle prodezze strumentali richieste agli esecutori, alla orchestrazione sempre brillante e scintillante. Sono pezzi di rara bellezza, di sicuro uno dei lasciti più alti di tutta la letteratura musicale di ogni tempo. I brani che ho inserito nel concerto che proporremo con l Orchestra Sinfonica di Sofia sono davvero quanto di meglio il lascito musicale della famiglia Strauss possa proporre al pubblico. Non mi dilungherò sui capisaldi assoluti della tradizione, dal valzer dei valzer An der schoenen, blauen Donau, inno non ufficiale della nazione austriaca, alla Radetzky Marsch, frutto della mente primigenia di famiglia, Johann Strauss padre. Dall ouverture all operetta più famosa di Johann figlio, Die Fledermaus, alla Tritsch-Tratsch polka (la polka del Pettegolezzo), che Johann stesso dedicò ai chiacchieroni ed invidiosi Concittadini Viennesi. Ma porrò l attenzione su pezzi magari nominalmente meno conosciuti ma straordinariamente belli, come i valzer Wiener Blut (Sangue Viennese, su temi dall omonima operetta di Johann Strauss figlio) e soprattutto Wo die Zitroenen bluehn (Dove il limon fiorisce), valzer di bellezza e canatabilità immense, che Johann Strauss dedicò all Italia, amatissimo Paese, e che di conseguenza proponiamo volentieri al pubblico. Ascoltateli con grande attenzione ed apprezzateli nel loro élan unico e nello slancio melodico inarrivabile. Ed altrettanto belli sono Kuenstlerleben ( Vita d Artista, già noto jingle pubblicitario di un altrettanto noto analcolico biondo! Lo scempio della grande musica non ha limiti...) e Fhruelingstimmen ( Voci di Primavera, questo invece consacrato a duratura fama dall uso che se ne è fatto come sigla di uno squallido ma ahinoi popolarissimo programma televisivo di gossip&varia umanità. Mala tempora currunt.). Nonostante gli usi ed i misusi, però, la musica degli Strauss non smetterà mai di divertirci, emozionarci e, soprattutto, commuoverci, Perchè questa musica, per me è soprattutto musica triste, malinconica, un vero e proprio quasi requiem per un mondo che non esiste più. Si ride, ci si diverte ma si riflette, si pensa, si rimpiange... Come si fa a non commuoversi quando, sul tremolo dei violini, il corno intona il tema del Danubio o quando, pur con un rapinoso finale, l ouverture del Pipistrello ci ricorda, con armonie inequivocabili, che alla base della trama dell operetta stessa c è l idea del tradimento coniugale e dello sfascio della coppia in nome del divertimento e della joie de vivre? Divertitevi e commuovetevi dunque con la musica degli Strauss: non vi dico altro, la musica narrerà meglio di qualsiasi parola io possa usare. Vi lascio però una una curiosità: lo sapevate che i valzer di Srauss erano alcune delle musiche preferite da Adolf Hitler. E che egli stesso decise di istituire a Vienna, nel 1941, il Neujahrskonzer dei Wiener Philharmoniker, con grande battage di stampa a promozione di questa iniziativa altamente austriaca e patriottica? Ebbene, quando il Gauleiter di Vienna, Baldur Von Schirach, venne informato dalla Gestapo che, come testimoniato dai registri della Cattedrale di Santo Stefano, gli Strauss erano di discendenza inequivocabilmente ebraica - eravamo nel 1941 e il battage pubblicitario dell evento era ormai troppo esteso per poter cancellare un evento così atteso da tutta la popolazione -, Schirach ed Hitler stesso ordinarono, a mali estremi, il furto dei registri parrocchiali e la loro occultazione. La fine della Guerra, col ritrovamento dei volumi nelle segrete del municipio di Vienna, svelò il mistero storico: il musicista più amato dal Fueher era tutt altro che ariano! Ma Hitler non se ne fece un problema più di tanto : a parte il furto, si limitò ancora una volta ad apprezzare la bellezza di questa musica immortale... Buon divertimento e Buon Bruno Fiorentini

6 6 Eventi Premio San Michele 2005 Un premio alla coerenza del far... Trascorsi diciassette anni dall inizio della propria attività, la Società dei Concerti sentì il bisogno di fornire alla propria programmazione quello che può essere definito un punto focale. Un concerto particolare, cioè, che rappresentasse sempre e comunque un momento di eccellenza. La scelta cadde sull istituzione di un premio che rappresentasse un riconoscimento all opera di un musicista - o di gruppo - che avesse illustrato particolarmente la musica con la propria attività; se, poi, il prescelto avesse avuto particolari legami con la città o con la Società dei Concerti, l assegnazione del premio avrebbe aumentato il proprio significato. La scelta del nome del premio, San Michele, non è stata casuale: il nome prescelto intende ricordare la data di costituzione della Società dei Concerti (appunto, il , giorno di San Michele) ma anche la funzione dell Arcangelo nell affermazione del bene sul male, così come, alla stessa funzione, assolve l artista che abbia dedicato la vita alla diffusione di quanto di bello, di buono e di positivo contenga e rappresenti la musica. Un bel bronzo raffigurante San Michele, ad ali spiegate, che imbracciando lo scudo sul quale campeggia il fatidico Quis ut Deus e brandendo la spada, caccia il demonio agli inferi, fu realizzato da Maria Morelli Di Marino e costituisce, ancora oggi a distanza di diciannove anni l ambito riconoscimento che il Sindaco pro tempore della Spezia consegna, annualmente, ai musicisti prescelti. Notevoli le personalità alle quali il premio è stato assegnato fino ad oggi. Apre la galleria delle celebrità la violinista Pina Carmirelli; con lei si volle premiare, non solo la carriera di una violinista virtuosa e sensibile, dalla personalità tanto gagliarda quanto dolce in modo struggente, ma anche la strumentista che, giovanissima, nel 1934, aveva colto, alla Spezia, il primo premio del prestigioso Torneo violinistico interprovinciale da cui dovevano uscire, divenuto dal 1935 Torneo violinistico e violoncellistico, tante celebrità, compreso il Quartetto Italiano. Allora la Carmirelli aveva guadagnato il primo premio con una esecuzione che ne aveva dimostrato... il vivido temperamento artistico che potrebbe definirsi, esteriormente, un lirismo fatto di fuoco e di grazia... ; a distanza di oltre mezzo secolo, la città della Spezia, e per essa la Società dei Concerti, volle inaugurare la serie dei San Michele premiando nuovamente la grande violinista, motivando l assegnazione con le seguenti parole: Per le sue squisite capacità artistiche che le hanno consentito di raggiungere ben presto una luminosa e preclara fama di violinista e di musicista e per aver rappresentato, con la sua assidua presenza, un costante riferimento per la vita musicale spezzina. Dopo Pina Carmirelli, altri notevoli nomi compaiono nel firmamento dei premiati: Amedeo Baldovino, Piero Faulli, Gianandrea Gavazzeni, Goffredo Petrassi, Roman Vlad, Katia Ricciarelli, il Trio di Trieste, Renata Scotto, il duo Gulli Cavallo, Ennio Morricone, Giorgio Gaslini, Bruno Canino, Salvatore Accordo, Felix Ayo, Uto Ughi. Tutti nomi eccellenti, di personaggi che, con la loro attività, ciascuno nel proprio campo, hanno onorato la musica e che, accettando il premio San Michele, hanno onorato anch esso ed hanno reso omaggio alla Società dei Concerti. L assegnazione del premio, che quest anno va meritatamente a Caludio Scimone, non vuole essere soltanto il momento celebrativo di una personalità all apice della carriera, ma riveste anche un aspetto che attiene al futuro: quello rappresentato dall indicazione che viene fornita ai giovani, mostrando loro gli esempi da assumere come guida della propria vita e della propria carriera; esempi di impegno, di assunzione di responsabilità, di rispetto dei valori e di realtà nei confronti dell arte di cui si è portatori. E se il pre- mio riuscirà a svolgere questa funzione presso i giovani, ancor più ed ancor meglio interpreterà la sua intitolazione all Arcangelo che nel bene trionfa. Ernesto Di Marino CLAUDIO SCIMONE Fondatore e direttore de I Solisti Veneti, direttore invitato presso molte delle maggiori Orchestre mondiali e direttore onorario dell Orchestra Gulbenkian di Lisbona, ha studiato direzione con Dimitri Mitropoulos e Franco Ferrara. Ha raggiunto una reputazione internazionale sul podio in qualità di direttore sinfonico e di opera dirigendo, fra l altro al Covent Garden di Londra, al Rossini Opera Festival di Pesaro, all Opera di Zurigo, Roma ( Terme di Caracalla ), New York (Mostly Mozart Festival con Mozart Il Sogno di Scipione ), Macerata (Sferisterio), Houston Gand Opera, Melbourne, ecc., nonché, fra le Orchestre Sinfoniche, la Philharmonia e la Royal Philharmonic di Londra, la Mostly Mozart Orchestra di New York, le Orchestre della Radio Francese a Parigi e numerose altre fra cui la Yomiuri Symphony Orchestra di Tokyo, la Bamberger Symphoniker, le principali orchestre di Montreal, Dallas, Toronto, Toulouse, Strasburgo, Montecarlo, Nizza, l English Chamber Orchestra, la Saint Paul Chamber Orchestra e così via. Ha riportato un grande successo di pubblico e di critica dirigendo per l Ente Arena di Verona Les Danaides di Antonio Salieri colla regia di Pierluigi Pizzi ed è comparso nella stagione estiva dell Arena di Verona con numerose recite de Il Barbiere di Siviglia di Rossini con Cecilia Gasdia, Leo Nucci, Ruggero Raimondi, Ramon Vargas e Enzo Dara. Ha fondato I Solisti Veneti nel 1959 a Padova, sua città natale, e da allora li ha guidati in concerto in più di cinquanta paesi e nei principali festival del mondo, rendendoli uno dei gruppi più prestigiosi e celebri del mondo. Ospite abituale delle più importanti reti televisive italiane e straniere, è stato al centro di alcuni dei più significativi film o programmi televisivi di contenuto musicale tra cui Vivaldi, pittore della musica di Francois Reichenbach e Le Sette Ultime Parole di Cristo su musica di F.J.Haydn, girato nella Cappella degli Scrovegni di Giotto, con la regia di Ermanno Olmi. La sua produzione discografica è vastissima e prodotta per le più importanti case a distribuzione mondiale (Erato-WEA, Philips, BMG-RCA, ecc.). Comprende fra l altro un numero importante di inediti rossiniani, da lui registrati in prima mondiale, quali Mosè in Egitto (con Ruggero Raimondi), Maometto II, Ermione, Zelmira, Armida nonchè L Italiana in Algeri con Marylyn Horne; a quest ultima registrazione è stato assegnato il Premio Grammy di Los Angeles. Con I Solisti Veneti ha anche registrato l esecuzione dell opera integrale edita in vita di Vivaldi e Albinoni, nonchè un numero rilevante di composizioni di Marcello, Tartini, Galuppi, Salieri e rivelato compositori quasi sconosciuti quali Giannella, Mercadante e altri. Grande interesse ha destato la registrazione di Orlando Furioso di Vivaldi nonchè quelle di Catone in Utica, di Pimpinone e Nascimento dell Aurora di Albinoni e della Caduta di Adamo di Galuppi. Autore di Segno, significato, interpretazione (Padova 1970) è musicologo di fama internazionale. La sua revisione della prima edizione moderna delle opere di Tartini ha giocato un ruolo importante nella riscoperta del compositore padovano dimenticato. Fra i molti riconoscimenti ricevuti figurano il Prix Mondial du Disque di Montreux, il famoso Premio Grammy di Los Angeles, il Premio Caecilia dell Associazione della Stampa Musicale Belga, il Premio della Critica Discografica Italiana. Inoltre è stato insignito numerose volte del Grand Prix International du Disque dell Academie Charles Cros e del Premio dell Academie du Disque Lyrique. E anche stato decorato della Elisabeth Memorial Medal di Londra e, dalla Repubblica Italiana, della medaglio d oro dei benemeriti dell arte e della cultura. Mercoledi 9 novembre 2005 h Teatro Civico La Spezia Luigi BOCCHERINI ( ) (nel 200.mo anniversario della morte) La musica notturna delle strade di Madrid G 324 Concerto n 3 in sol maggiore G 480 per violoncello e archi Fandango G 448 Antonio VIVALDI ( ) Dall Opera Terza L Estro Armonico Concerto n 10 in Si minore per quattro violini, violoncello e archi Giuseppe TARTINI ( ) Concerto in Re maggiore Sant Antonio per tromba e archi Antonio VIVALDI ( ) Concerto in La minore RV 108 per ottavino e archi Giovanni BOTTESINI ( ) Gran Duo concertante per violino, contrabbasso e orchestra

7 7 Eventi La Spezia International Festival Jazz La Spezia Jazz 2005 Giacomo Carissimi ( ) L elevazione spirituale dei fedeli dalla prima pagina loro formazioni, ai quali, in alcuni casi, verranno affiancati solisti americani di provata fama internazionale per dare vita ad esibizioni inedite che avranno la prima esecuzione proprio in questo Festival. Il via la sera di Venerdì 18 Novembre alle ore 21:30 con il quintetto del trombettista sardo Paolo Fresu, una formazione fortemente consolidata grazie ad un sodalizio più che ventennale, che la pone fra le più prestigiose dalla scena jazzistica mondiale, e che presenterà le musiche contenute nel cd P.A.R.T.E., registrato per la storica etichetta discografica Blue Note, e che sarà disponibile sul mercato proprio a partire dal giorno del concerto. Questo disco è il secondo capitolo a quasi un anno dalla pubblicazione di Kosmopolites con musiche del pianista Roberto Cipelli dell opera in cinque parti commissionata al Paolo Fresu Quintet dalla Blue Note, dove ogni episodio è dedicato alle composizioni di uno dei componenti dell organico. L autore delle musiche di tutti i brani presenti in P.A.R.T.E. (un acronimo formato dalle iniziali dei nomi dei componenti del quintetto) e che ascolteremo nel concerto del Festival, è questa volta il contrabbassista Attilio Zanchi mentre completano l organico il sassofonista Tino Tracanna ed il batterista Ettore Fioravanti. Ancora una tromba prestigiosa, quella di Enrico Rava forse da anni la più nota in tutto il mondo per la serata di Sabato 19 Novembre che vedrà il suo quintetto formato da Gianluca Petrella al trombone, Andrea Pozza al pianoforte, Rosario Bonaccorso al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria incontrarsi con il sassofonista americano Mark Turner una delle più belle giovani rivelazioni della scena jazzistica. Conosciamo bene la grande melodicità e mediterraneità di Rava e delle sue composizioni che sposano così bene la grande tradizione del jazz afro americano con quello europeo e chissà cosa riuscirà a creare con il giovane Turner (classe 1965) erede della grande tradizione dei tenor sassofonisti neri, con in testa John Coltrane, al cui linguaggio sta aggiungendo grande contemporaneità e originalità collocandosi così in una posizione decisamente interessante nel panorama della musica jazz. Serata a tema invece quella del giorno successivo, Domenica 20 Novembre, interamente dedicata al grande pianista Thelonious Monk scomparso nel 1982 e che vedrà salire sul palco ad omaggiare le sue composizioni due situazioni differenti. Aprirà la Monk Night la performance solitaria del pianista Franco D Andrea, assieme a Rava vecchio amico del festival jazz spezzino e in assoluto uno dei migliori conoscitori ed esecutori del repertorio monkiano al pianoforte. Il pianista di Merano ci farà ascoltare alcune fra le pagine più belle scritte da Monk in una personale rilettura dalla quale emerge anche il suo personalissimo e ricercato stile. A seguire salirà sul palco del Teatro Civico il Ben Riley s Monk Legacy Septet, formazione diretta dal batterista Ben Riley che fu storico partner nel quartetto di Monk dal 1964 al 1967 con il quale registrò anche famosi dischi e che continuerà a proporci composizioni note e meno battute del grande pianista di Rocky Mount alla testa di questo settetto il cui suono ricorda quello di una piccola big band. Questa formazione, composta interamente da musicisti americani, oltre al noto batteri- sta vede allineare altri famosi musicisti fra i quali spiccano il trombettista Don Sickler, autore anche di numerosi arrangiamenti dei brani che ascolteremo, il sassofonista tenore Don Braden, il sassofonista baritono Ronnie Cuber, ed il contrabbassista Cameron Brown. Chiusura di festival Lunedì 21 Novembre affidata ad una formazione di ben tredici elementi guidata dal sassofonista di origine argentina Javier Girotto e dal fisarmonicista Luciano Biondini con la direzione e gli arrangiamenti di Paolo Silvestri e che avrà come ospite speciale il trombettista e flicornista canadese Kenny Wheeler. Questo nuovo progetto nasce proprio dall incontro fra Girotto e Silvestri che da diverso tempo lavorano insieme coniugando la tradizione della musica argentina con quella colta europea e con il jazz attraverso la scrittura e l improvvisazione musicale. Girotto, sassofonista e compositore argentino, è legato al tango e alle altre forme popolari del suo paese che reinterpreta attraverso l improvvisazione così come Sil vestri che oltre a lavorare per il cinema e il teatro, nel corso degli anni ha allargato la sua ricerca alla sperimentazione di nuovi linguaggi attraverso il jazz e la musica contemporanea fino ad introdursi nei territori della world music. Tra i protagonisti della serata ci sono poi il fisarmonicista Luciano Biondini, virtuoso del suo strumento, ottimo improvvisatore non nuovo ad esperienze di questo genere e soprattutto lo special guest Kenny Wheeler, unanimemente riconosciuto come uno dei più espressivi e lirici trombettisti contemporanei, titolare di tante prestigiosissime collaborazioni e registrazioni con importanti personaggi fra i quali Keith Jarrett, Lee Konitz, Bill Frisell, Jan Garbarek che lo pongono da moltissimi anni ai vertici della scena jazzistica internazionale. Ad accompagnare i quattro leader, in questa occasione, è previsto un ensemble del tutto particolare con otto strumenti a fiato e un contrabbasso, formato da musicisti di estrazione sia classica che jazzistica. Matteo Piazza del seicento italiano. Nel quarto centenario della nascita di Giacomo Carissimi ( ) si impone una breve analisi tesa ad evidenziarne le pregevoli caratteristiche musicali e pastorali che ne fanno uno dei più significativi esponenti Il suo percorso formativo musicale è simile a quello dei suoi contemporanei: la cappella musicale affidata alla guida di insigni musicisti nella quale il nostro ricevette una completa formazione culturale e spirituale che lo portò in età adulta ad una scelta vocazionale completa. Visse il suo ministero sacerdotale in un periodo di grandi fermenti in seno alla chiesa romana a seguito delle vicende della Controriforma il cui ideale primario fu il germe dell attività compositiva del Carissimi: l elevazione spirituale dei fedeli. L oratorio, genere musicale nel quale egli eccelse, nacque proprio dal coniugio della missione pastorale controriformistica con l arte compositiva. Il suo corpus musicale ampio, e purtroppo ancora in larga parte sconosciuto ai più, nasce con questa elevata intenzione: fare della musica strumento per l edificazione e l elevazione spirituale del cristiano. A tal scopo forgiò materiali biblici secondo le esigenze della catechesi dandogli una veste musicale conforme agli orientamenti estetici del tempo. Infatti in essi troviamo la piena adesione alla lezione dei compositori rinascimentali (figure retoriche, ambitus vocali, stilemi contrappuntistici, ecc.) con uno sguardo alle conquiste drammatiche del polifonismo monteverdiano e alle nascenti seduzioni del recitar cantando. Naturalmente le evoluzioni del linguaggio musicale furono da lui gestite con sapiente maestria e ogni suo brano possiede appieno le caratteristiche di quello che venne definito come stylus ecclesiasticus. Godette della stima dei suoi contemporanei e a tal scopo preziosa è la testimonianza contenuta nell opera Musurgia Universalis di Athanasius Kircher (1650) che definisce le composizioni dello stesso succo et vivacitate spiritus plenae. La sua vasta produzione oratoriale spazia sulla Sacra Scrittura ad ampio raggio toccando sia figure emblematiche ( Jephte, Jonas, ecc.) così come narrazioni di vario genere (Lamentatio damnatorum, Felicitas beatorum, ecc.) sempre con una particolare attenzione alla finalità educativa e morale che la musica doveva avere. Rilevante, in termini numerici e qualitativi, anche la produzione profana nel settore della cantata che presenta anch essa interessanti elementi di continuità rispetto al passato seppur lasciando ampi spazi alla drammaticità. Nonostante le pregevoli caratteristiche la letteratura del Carissimi non ha avuto nei secoli seguenti la diffusione che avrebbe meritato. Le ragioni sono varie: assenza di copie manoscritte dell autore a causa del divieto imposto da Papa Clemente X di vendere o dare in prestito le composizioni di Carissimi; un un unica edizione a stampa del 1675 oggi conservata presso la Biblioteca del Conservatorio di musica di Bologna; i materiali cartacei esistenti sono opera degli allievi (Charpentier ed altri) che le hanno trascritte (forse copiandole dagli originali o semplicemente a memoria); le copie esistenti sono conservate in biblioteche in mezzo mondo (Amburgo, Londra, Oxford, ecc. per citare alcune delle più importanti) e non sempre facilmente accessibili. A livello musicologico la maggioranza della letteratura è d oltralpe e spesso contenuta in miscellanee o riviste di non facile consultazione. Si auspica quindi una maggiore attenzione del mondo musicale, ai vari livelli, che ne riscopra e vivifichi le valenze artistiche e culturali per coglierne la lezione più autentica. Dario De Cicco Presidente SIEM Sezione della Spezia

8 8 Museo Diocesano Via Prione 156 Tel Fax Le opere in esso contenute illustrano la formazione della struttura diocesana ed ecclesiastica nel Golfo, nella Riviera e nell entroterra, dal Medioevo ad oggi. Notevole il grande olio su tavola del pittore spezzino Antonio da Carpena, del Il Museo è aperto Mercoledì e Giovedì dalle alle e dal Venerdì alla Domenica dalle alle e dalle alle info: Museo Etnografico Via Prione 156 Tel Fax Ritorna per Gennaio/Febbraio Oggetti d uso comune del territorio spezzino dal 700 al 900. Interessante la gioielleria in oro ed i capi d abbigliamento in cui compare la budana, progenitrice dell attuale tessuto jeans. Il Museo è aperto Mercoledì e Giovedì dalle alle e dal Venerdì alla Domenica dalle alle e dalle alle

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