UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PADOVA

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1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PADOVA DIPARTIMENTO DI SCIENZE ECONOMICHE E AZIENDALI M.FANNO DIPARTIMENTO DI SCIENZE POLITICHE GIURIDICHE E INTERNAZIONALI CORSO DI LAUREA IN ECONOMIA E MANAGEMENT PROVA FINALE LA RESPONSABILITÀ DA PRODOTTO DIFETTOSO THE PRODUCT LIABILITY RELATORE: CH.MO PROF. FUSARO ARIANNA LAUREANDA: GARAVELLO JENNIFER MATRICOLA N ANNO ACCADEMICO

2 SOMMARIO 1 L EVOLUZIONE DELLA NORMATIVA SULLA RESPONSABILITÀ DEL PRODUTTORE... 3 LA PRODUCT LIABILITY... 3 CENNI SULLA PRODUCT LIABILITY IN PASSATO... 5 LA TUTELA DEL CONSUMATORE OGGI IL PRODOTTO DIFETTOSO: ART. 117 CODICE DEL CONSUMO CHE COSA SI INTENDE PER PRODOTTO DIFETTOSO CAUSE DI DIFETTOSITÀ DEL PRODOTTO IL DIFETTO DI FABBRICAZIONE IL DIFETTO DI PROGETTAZIONE IL DIFETTO D INFORMAZIONE IL PRODUTTORE LA NOZIONE DI PRODUTTORE PROFILI PROBATORI E CAUSE DI ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITA CLAUSOLE DI ESONERO E DI LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITA ALTRI SOGGETTI RESPONSABILI IL DANNEGGIATO LA NOZIONE DI DANNEGGIATO LA CONTRIUTORY NEGLIGENCE L ONERE PROBATORIO A CARICO DEL DANNEGGIATO IL CASO DELLO SCOPPIO DI BOMBOLE A GAS BIBLIOGRAFIA

3 CAPITOLO 1 L EVOLUZIONE DELLA NORMATIVA SULLA RESPONSABILITÀ DEL PRODUTTORE LA PRODUCT LIABILITY La società moderna, caratterizzata dalla presenza di un progresso tecnologico in costante aumento, è permeata dal consueto propagarsi di danni connessi al processo produttivo: i fenomeni di produzione e distribuzione di massa espongono il pubblico dei consumatori a rischi sempre più gravi, dovuti ad errori tecnici, défaillances del processo produttivo e negligenze dei dipendenti. È pertanto necessaria una disciplina in grado da un lato di assicurare il più esteso risarcimento a quanti abbiano subito danni a seguito della difettosità dei prodotti immessi in circolazione e, dall altro, di operare una razionale distribuzione dei costi che a questi danni sono connessi. Al giorno d oggi, in Italia, il Codice del consumo agli art , si occupa di disciplinare i casi di responsabilità del produttore, ossia quell area della responsabilità civile che riguarda la responsabilità di coloro che immettono nel mercato beni o prodotti, destinati ad essere utilizzati dagli acquirenti ed in grado di cagionare a questi soggetti, o anche a terzi occasionali, dei danni derivanti da difetti insiti nei prodotti stessi 1. Il produttore è responsabile del danno causato da un difetto del suo prodotto : l articolo 114 del Codice del consumo apre la sezione relativa alla responsabilità per danno da prodotti difettosi, con la quale si obbligano i produttori ad immettere sul mercato solo prodotti sicuri, fornendoli delle informazioni necessarie per evitare rischi inerenti all utilizzo. La product liability si presenta come una responsabilità extracontrattuale di tipo oggettivo, svincolata dall accertamento di una colpa e condizionata all accertamento del danno, conseguente all esistenza di un difetto del prodotto. Questo in giustificazione del fatto che offrire la prova della colpevolezza del produttore appariva estremamente difficile per il consumatore 2. 1 MONATERI, P.G., La responsabilità civile, in Trattato di diritto civile, diretto da R. SACCO, Torino: Utet, Il danneggiato è sollevato dalla prova della colpa del produttore in ossequio al considerando n.2 della Direttiva 85/374/CEE, secondo il quale solo la responsabilità del produttore, indipendente dalla sua colpa, costituisce un adeguata soluzione del problema, specifico di un epoca caratterizzata dal progresso tecnologico, di una giusta attribuzione dei rischi inerenti alla produzione tecnica moderna. 3

4 In un ottica di protezione della parte debole, il legislatore ha previsto che una volta provato il danno, il difetto e la connessione causale tra difetto e danno, il danneggiato non deve provare anche la colpa del produttore, ma è quest ultimo a dover provare i fatti che possono escludere la sua responsabilità. Il consumatore danneggiato ha l onere di dimostrare che l uso del prodotto ha comportato risultati non conformi rispetto alle normali aspettative e tali da evidenziare la sussistenza di un difetto, del danno subito e della connessione causale tra questo e il difetto riscontrato; invece il produttore, per esimersi da responsabilità, deve provare che il difetto non sussisteva al momento dell immissione del prodotto nel mercato 3. Infatti, la responsabilità oggettiva, a differenza della responsabilità per rischio di impresa, ammette la prova liberatoria, e lo si capisce anche dalla lettura dell art.118 Cod. cons., dove vengono enumerati tassativamente i casi di esclusione della responsabilità. L oggetto della suddetta responsabilità è il prodotto che non offre la sicurezza che ci può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze ; graverà poi sul produttore, che intenda liberarsi dalla responsabilità, la dimostrazione che tale insicurezza è in concreto dovuta ad un comportamento improprio e/o imprevedibile dell utente o ad un fatto del terzo o, più in generale, al caso fortuito 4. Da ultimo occorre ricordare l esistenza di un termine di prescrizione per l esperimento dell azione di responsabilità (e, dunque, per la richiesta di risarcimento dei danni) nei confronti del produttore. Il termine di prescrizione è di tre anni e si computa dal giorno in cui il danneggiato ha avuto o avrebbe dovuto avere conoscenza del danno, del difetto e dell identità del produttore (art. 125 Cod. cons.) 5. In ogni caso il diritto al risarcimento non può essere azionato se sono già decorsi dieci anni dalla messa in circolazione del prodotto (art. 126 Cod. cons.). La responsabilità civile del produttore per i danni provocati dal difetto del suo prodotto ha assunto negli ultimi anni un andamento ciclico caratterizzato da: grandi attese ed entusiasmi, successo normativo, delusioni e pessimismi, e, da ultimo, rinnovato e sorprendente interesse. Sono state individuate diverse fasi nell evoluzione italiana della responsabilità del produttore: una prima stagione di euforia e di attesa per il modello della strict liability ( ); una seconda stagione di consolidamento e successo ( ); una terza stagione di 3 Cass. civ. 8ottobre2007, n , in Responsabilità civile e previdenza, 2008, 2, STAFANELLI, N., Favor consumatoris e inversione dell onere probatorio nella responsabilità del produttore, in Giur. It., 12, Fatto salvo quanto previsto dal 2 comma del medesimo articolo: nel caso di aggravamento del danno, la prescrizione non comincia a decorrere prima del giorno in cui il danneggiato ha avuto o avrebbe dovuto avere conoscenza di un danno di gravità sufficiente a giustificare l esercizio di una azione giudiziaria. 4

5 delusione e fallimento ( ); ed una quarta stagione di speranza relativa al crescente numero di cause di responsabilità del produttore che interessano beni non solo di largo consumo ma anche di grande impatto sociale 6. Questo sta a significare che le tecniche di protezione del consumatore hanno fatto passi da gigante nell obbiettivo di assicurare una migliore sicurezza dei prodotti che vengono immessi nel mercato. Nel passato la situazione era però diversa. CENNI SULLA PRODUCT LIABILITY IN PASSATO Negli anni 80, il panorama europeo che si presentava agli occhi del legislatore era assai disomogeneo in quanto esisteva un enorme disparità tra le legislazioni dei diversi paesi in tema di responsabilità del produttore, le quali potevano falsare il gioco della concorrenza e pregiudicare la libera circolazione delle merci all interno del Mercato comune 7. Infatti, le imprese appartenenti ad uno Stato comunitario con un rigoroso regime di responsabilità andavano incontro ad oneri economici (relativi ai controlli di qualità, ai premi assicurativi, ecc.) maggiori rispetto alle altre imprese, ma allo stesso tempo le scelte dei consumatori erano orientate verso prodotti derivanti da tali imprese perché più affidabili nella loro sicurezza e più garantiti in caso di danno 8. Sono queste le principali motivazioni che hanno giustificato l adozione della Direttiva del Consiglio delle Comunità Europee del 25 luglio 1985 (85/374/CEE) relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi. Si è infatti tentato di offrire la maggior tutela ai danneggiati senza però invadere il campo d azione delle imprese con pesanti controlli sulle attività produttive, che di fatto ne avrebbero limitato i profitti e le strategie. Prima dell entrata in vigore del D.P.R. n. 224/1988, con il quale è stata recepita la Direttiva nell ordinamento italiano, il consumatore, danneggiato da un prodotto difettoso, aveva a disposizione solo lo strumento codicistico: talvolta è stata affermata la responsabilità del 6 PONZANELLI, G., Stacco del tacco e difetto del prodotto, in Danno e Responsabilità, 2, Come enunciato dal considerando n.1 nella Direttiva 85/374/CEE. 8 CARNEVALI, U., in ALPA, G., et al., La responsabilità per danno da prodotto difettoso. Milano: Giuffrè editore, 2. 5

6 produttore mediante il richiamo ai criteri dettati dall art c.c., altre volte è stato chiamato in causa l art c.c. in relazione alla pericolosità dell attività svolta. Ma nella maggior parte dei casi la soluzione è rimasta affidata alla clausola generale dell art c.c., ossia una regola imperniata sulla necessità per il danneggiato di dimostrare il negligente comportamento del produttore 9. Siamo, quindi, al cospetto di una significativa svolta nel processo di elaborazione della tutela del consumatore nel settore dei prodotti difettosi, anche se rimangono squarci non irrilevanti del danno da prodotti che la Direttiva non ha inteso disciplinare e che rimangono perciò affidati agli ordinamenti nazionali 10. Questo fa sì che il D.P.R. n. 224/1988 debba ritenersi un aggiunta alla disciplina ricavabile in precedenza dall ordinamento, in quanto la Direttiva non prevede che gli Stati membri abroghino le normative nazionali vigenti. LA TUTELA DEL CONSUMATORE OGGI Le disposizioni contenute nel D.P.R. n. 224/1988 sono state abrogate e, sostanzialmente, riprodotte negli artt. 114 ss. del Codice del consumo, entrato in vigore con D.legis Si era infatti presentata l esigenza di aggiornare e adeguare la legge italiana a quella europea, evitando sovrapposizioni ed individuando un unico testo normativo che potesse offrire un sistema di protezione chiaro e ordinato al consumatore. Il Codice del consumo rappresenta un raggruppamento delle leggi a tutela del consumatore, che sono state emanate sia a livello comunitario che nazionale. Il Codice del consumo è formato da 146 articoli riuniti in sei parti: I parte (articoli da 1-3): Contiene le disposizioni generali e la nozione di consumatore e professionista; II parte (articoli da 4-32): Riguarda l educazione del consumare, le informazioni che gli devono essere fornite e le disposizioni sulla pubblicità commerciale; III parte (articoli da ): Contiene le norme in materia contrattuale; IV parte (articoli da ): Riguarda la sicurezza e la qualità dei prodotti. Vengono raccolte e coordinate le disposizioni in tema di responsabilità extracontrattuale del produttore per i danni cagionati dai prodotti difettosi; 9 DI MAJO. R., I problemi della recezione della Direttiva comunitaria sulla responsabilità da prodotti difettosi. In S.PATTI, Il danno da prodotti in Italia Austria Repubblica Federale di Germania Svizzera. Padova: CEDAM, CASTRONOVO, C., Danno da prodotti, in Enciclopedia Treccani, VII, 2. 6

7 V parte (articoli da ): Riguarda le associazioni dei consumatori e l accesso alla giustizia da parte di questi; VI parte (articoli da ): Contiene una serie di disposizioni finali. Dal 1988 ad oggi la product liability italiana ha registrato un applicazione giurisprudenziale decisamente limitata e le ragioni del suo modesto impiego possono essere sintetizzate come segue: a) Il carattere suppletivo della disciplina di attuazione del provvedimento comunitario, che ha prodotto una sorte di ibrido tra questa e il diritto comune; b) Il danneggiato da prodotto difettoso ha la possibilità di scelta tra l applicazione di regole speciali e quelle generali; c) Esistono poi motivazioni di ordine sociale e culturale, come, per esempio, la tendenza a colpevolizzare l utilizzatore del prodotto e non il produttore 11. La situazione attuale potrebbe evolvere nel prossimo futuro, sulla scorta della recente introduzione delle azioni di classe a tutela dei consumatori, avvenuta con l entrata in vigore dell art. 140 bis Codice del consumo, il 1 gennaio L azione di classe tutela i diritti omogenei spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto o servizio nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere da un diretto rapporto contrattuale. Tra i principali elementi che contribuiscono a definire il modello dell azione di classe accolto nel nostro ordinamento, si possono richiamare: a) La legittimazione attiva attribuita al singolo consumatore componente la classe, che potrà esercitarla anche mediante associazioni cui conferisce mandato o comitati cui partecipa; b) La natura prettamente risarcitoria dell azione di classe, in quanto finalizzata all accertamento della responsabilità e alla condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni; c) La presenza della fase di filtro sull ammissibilità dell azione 13 ; d) L adozione di un modello di opt-in PALMIERI, A., Dalla «mountain bike» alla bottiglia d acqua minerale: un nuovo capitolo per un opera incompiuta, in Il Foro Italiano, 3662 ss. 12 FRATA, L., La responsabilità del fornitore di prodotto difettoso e l onere di una effettiva informazione, in Danno e Responsabilità, 3, E evidente che la ratio principale della previsione di un filtro è rinvenibile nei timori di un abuso dello strumento collettivo. 14 I consumatori che intendono partecipare alla classe hanno l onere di aderire alla stessa. Il sistema, quindi, richiede un comportamento attivo, con il rischio, però, di sacrificare chi ignora di essere danneggiato, chi ignora di poter agire in giudizio o chi veda come ostacolo insormontabile la necessità di redigere l atto di adesione. 7

8 Per quanto concerne il profilo della legittimazione, si può osservare come, nonostante la centralità riconosciuta da tale previsione alla figura dell attore, le associazioni dei consumatori sono destinate ad essere il motore trainante delle azioni di classe, in particolare nella fase della loro promozione. Al contempo, le associazioni necessitano pur sempre dell intervento del singolo 15 ; il successo delle azioni di classe dipenderà, allora, anche dagli sforzi compiuti dagli enti esponenziali nell individuazione di un attore rappresentativo che possieda tutti i requisiti richiesti, e che sia idoneo a superare il vaglio di ammissibilità. Nell ambito delle azioni di classe promosse contro un produttore di beni difettosi, si deve considerare che la legittimazione è riconosciuta esclusivamente in capo ai consumatori finali di un determinato prodotto o servizio. L azione di classe può essere utilizzata soltanto da una persona fisica, la quale agisce al fine di ottenere la soddisfazione della propria pretesa, e deve essere legata ad esigenze private e per nulla connesse all attività professionale, artigianale, commerciale od imprenditoriale eventualmente svolta dall individuo. Se il regime di responsabilità oggettiva del produttore mira a consentire, già di per sé, la valorizzazione della funzione deterrente della responsabilità civile, costituendo un incentivo ad effettuare maggiori investimenti in termini di sicurezza del prodotto (al fine di ridurre i costi di eventi dannosi), è evidente come l utilizzo di forme di tutela collettiva risarcitoria potrebbe rafforzare il livello di deterrenza. Sarebbe così possibile coniugare l obbiettivo di compensation a quello di deterrence, potenziando entrambi 16. Infatti, l utilizzo di forme di tutela collettiva risarcitoria favoriscono, da una parte, l accesso alla giustizia delle vittime di danni di scarsa entità (funzione compensativa) e dall altra, favoriscono l applicazione della sanzione civile ai soggetti che hanno causato un danno ingiusto (funzione deterrente). Inoltre le azioni di classe permettono di realizzare delle economie processuali, dal momento che consentono di risolvere in un unico processo un numero anche molto elevato di controversie. Vi sono però, alcune caratteristiche della normativa che sono state fortemente criticate, come per esempio la mancata retroattività della legge che non permette la proponibilità dell azione 15 Il legislatore non riconosce più alle associazioni dei consumatori la facoltà di agire autonomamente: esse potranno agire unicamente in virtù di uno specifico mandato loro conferito da un consumatore o utente. 16 FRATA, L., L azione di classe e la responsabilità da prodotto difettoso: quali scenari futuri? In Danno e Responsabilità, 45. 8

9 di classe per tutti gli illeciti precedenti all entrata in vigore della legge 17. Inoltre il concetto di diritti identici può risultare fortemente limitativo e controverso per alcune categorie di prodotti che possono risultare difettosi 18. Ad ogni modo l introduzione delle azioni di classe nel nostro sistema rappresenta una novità di notevole importanza: se in passato il consumatore danneggiato da un prodotto difettoso era poco incentivato alla proposizione di un azione per far valere la propria pretesa risarcitoria, potrebbe ora trovare più allettante la prospettiva di aderire ad un azione proposta da altri. 17 È esclusa, quindi, la possibilità di ottenere un risarcimento del danno per tutti gli scandali finanziari degli ultimi anni, come per esempio Parmalat e Lehman Brothers. 18 Se prendiamo, ad esempio, il danno da prodotto difettoso come un farmaco, i diritti che i singoli consumatori potranno far valere non sono quasi mai identici. Ogni danneggiato potrebbe aver assunto il farmaco in situazioni diverse, manifestare patologie differenti ed aver subito danni difformi. 9

10 CAPITOLO 2 IL PRODOTTO DIFETTOSO: ART. 117 CODICE DEL CONSUMO CHE COSA SI INTENDE PER PRODOTTO DIFETTOSO Riguardo alla difettosità di un prodotto, l art. 117, comma 1 del Codice del consumo afferma che: Un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere, tenuto conto di tutte le circostanze, tra cui: - a) Il modo in cui è stato messo in circolazione, la sua presentazione, le sue caratteristiche palesi, le istruzioni e le avvertenze fornite; - b) L uso al quale può essere ragionevolmente destinato e i comportamenti che, in relazione al prodotto, si possono ragionevolmente prevedere; - c) Il tempo in cui il prodotto è stato messo in circolazione. La disposizione, dunque, esclude che la prova del difetto debba necessariamente concentrarsi nella individuazione di uno specifico vizio di progettazione o di fabbricazione: la difettosità sarebbe piuttosto il risultato di un giudizio sintetico concernente le qualità di sicurezza del prodotto in relazione alle legittime aspettative del pubblico dei consumatori. Il difetto può certamente coincidere con un alterazione progettuale o materiale del prodotto, nella misura in cui essa ne determini la pericolosità in occasione del suo uso normale. Tuttavia, in generale, anche nei casi in cui non sia effettivamente riscontrabile un vizio funzionale, la responsabilità del danno può essere addossata al produttore. In questo caso la sussistenza del difetto consisterà nell esito negativo di una valutazione complessiva sulle caratteristiche di sicurezza del prodotto, in relazione alle informazioni al medesimo collegate od ai comportamenti ragionevolmente prevedibili dell utente. Per cui, non è tanto il difetto a fungere da elemento costitutivo della fattispecie di responsabilità quanto il danno causato dal prodotto a far considerare quest ultimo difettoso. Ovviamente, come si desume dall art. 117, comma 1, lett. b), non è legittima un aspettativa di sicurezza riferita ad un uso non ragionevole del prodotto. 10

11 Ciò nonostante, la predetta regola subisce una correzione in rapporto ad usi pur intrinsecamente irragionevoli e tuttavia ragionevolmente prevedibili dal produttore (lettera b), seconda parte). Si è dato il caso, ad esempio, del bambino che ingerisce parti di un giocattolo destinato ai piccoli e risultato da un assemblaggio di più componenti facilmente asportabili: in tal caso, pur essendo il gioco prodotto a regola d arte e perfettamente funzionante è, tuttavia, insicuro, avuto riguardo alla circostanza che i bambini sono soliti smontare i propri giocattoli e che, in ragione di tale uso improprio ma prevedibile, il produttore avrebbe dovuto adottare gli accorgimenti diretti a neutralizzare questo tipo di rischio 19. L art. 117 prosegue poi indicando che il prodotto si ritiene difettoso se non offre la sicurezza offerta normalmente dagli esemplari della medesima serie (escludendo, chiaramente, qualsiasi uso improprio). Infine, un prodotto non può essere considerato difettoso per il solo fatto che un altro prodotto più perfezionato sia stato successivamente messo in commercio 20. La nozione di difetto va distinta dalla nozione di vizio, in quanto collegata con la nozione di sicurezza, obbiettivo principale della disciplina sulla responsabilità del produttore. Possiamo quindi affermare che la nozione di difetto è diversa da quella di vizio 21 contenuta nell art c.c. poiché quest ultimo, che identifica più propriamente un imperfezione del bene, può anche non comportare un insicurezza del prodotto o una sua pericolosità. Inoltre il Codice del consumo fornisce una definizione di difetto, seppur ampia ed elastica, mentre il c.c. non dà una definizione di vizio ma ne lascia l elaborazione agli operatori di diritto. Un altro riferimento normativo si può ricavare dall enunciato dell art c.c. là dove si dispone una responsabilità per colpa presunta a carico dell imprenditore che eserciti attività pericolose. Tali attività possono definirsi pericolose se, per la natura dei mezzi esercitati o per circostanze presenti, rivelano alte potenzialità a provocare danno ai terzi. La definizione di prodotto difettoso, quindi, non può nemmeno essere paragonata a prodotto pericoloso. Un prodotto, infatti, può essere difettoso senza per questo essere «pericoloso», e, viceversa, un prodotto può essere pericoloso senza esser «difettoso» Cass. 21 ottobre 1957 n. 4004, in Foro Italiano, 1958, I, Non è detto, infatti, che un prodotto ottenuto con tecniche più perfezionate sia necessariamente più sicuro di uno ottenuto con macchinari meno sofisticati. 21 DI DONNA, L., Difetto di informazione e vizio di fabbricazione quali cause i responsabilità del produttore, in Nuova giurisprudenza civile commenta,

12 La nozione di difetto è costruita sulla base degli standard di sicurezza del prodotto, rispetto alle attese legittime in ordine al suo utilizzo. Pertanto, in considerazione del fatto che la difettosità del prodotto dipende dalle legittime aspettative sulla sua sicurezza rispetto al suo utilizzo, si è parlato di definizione relazionale di prodotto difettoso. Ciò significa che il prodotto risulta difettoso se il modo in cui viene commercializzato, rispetto all uso a cui è destinato, induce il consumatore ad abbassare la soglia di attenzione, che sarebbe invece stata ragionevole nella specie 23. Il Codice del consumo distingue tre diversi tipi di danno, che possono essere cagionati dal prodotto difettoso: - Danno di morte o lesioni personali; - Danno o distruzione di una cosa diversa dal prodotto difettoso 24 ; - Danno al prodotto stesso causato dal difetto di una o più parti. Per quanto riguarda il danno non patrimoniale, esso può essere risarcito quando si sostanzi in un danno biologico, ossia nella lesione della salute, o meglio, dell integrità psico-fisica della persona, e, più in generale, ogni qualvolta che esso sia conseguenza della lesione di diritti inviolabili della persona, riconosciuti dalla Costituzione. CAUSE DI DIFETTOSITÀ DEL PRODOTTO La riconoscibilità dei rischi derivanti dall uso del prodotto ha un ruolo importante non solo nella valutazione dell eventuale concorso di colpa del danneggiato, ma ancor prima nella determinazione del grado di rischio al di sotto del quale il prodotto può essere considerato socialmente accettabile e non difettoso 25. La configurazione di prodotto difettoso, delineata dall art. 117 Codice del consumo, rende difficile l indicazione di che cosa il danneggiato dovrà in concreto provare. La definizione di difetto ha, infatti, un contenuto altamente elastico e si possono delineare diversi tipi di difetto del prodotto. 22 ALPA, G., BESSONE, M., Danno da prodotti e responsabilità dell impresa, Milano: Giuffrè editore, MONATERI, P.G., La responsabilità civile, in Trattato di diritto civile, diretto da R. SACCO. Torino: Utet, In questo caso però la risarcibilità del danno a beni diversi dal prodotto difettoso è subordinata alla duplice condizione che la cosa sia «di tipo normalmente destinata all uso o consumo privato» e che sia «principalmente utilizzata dal danneggiato». 25 ALPA, G., BESSONE, M., La responsabilità del produttore, Milano: Giuffrè editore,

13 Il raffronto tra l esemplare e la serie dei medesimi prodotti porta alla luce l eventuale difetto di fabbricazione, mentre, con altrettanta evidenza, il richiamo alla presentazione allude al difetto di informazione, ed infine il 2 comma dell articolo richiama la categoria dei design defect 26. IL DIFETTO DI FABBRICAZIONE Il difetto di fabbricazione rappresenta il caso in cui risulta più semplice l identificazione dell esistenza di un difetto, poiché il termine di paragone è costituito dalla restante parte della serie, perfettamente regolare. Il terzo comma dell articolo introduce quindi un nuovo criterio relazionale, volto in questo caso ad un raffronto con i prodotti consimili. Sarà quindi sufficiente rilevare l insicurezza del prodotto esaminato, rispetto a quelli che appartengono alla stessa serie produttiva, per determinarne la difettosità e per attribuire la conseguente responsabilità al produttore. Le cause di questo tipo di difetto non sono eliminabili nei moderni processi produttivi ma tuttavia statisticamente calcolabili e pertanto assicurabili. Questi difetti, normalmente, sono causati da improvvise défaillances di macchine, da sviste od errori degli addetti alla lavorazione dei prodotti. Rispetto a tale tipo di difetti, vi è l impossibilità per il produttore di liberarsi da responsabilità, pur dimostrando un altissimo livello dei controlli di sicurezza. Quest ultimo, nei limiti in cui il mercato lo consenta, potrà ridistribuire sul prezzo dei singoli prodotti l onere del premio assicurativo, internalizzando così il costo di questi incidenti. IL DIFETTO DI PROGETTAZIONE L articolo 117 impone al produttore, nella fase dell ideazione, progettazione e costruzione del bene, di prefigurarsi gli usi e i comportamenti possibili del consumatore, onde adottare tutte quelle misure o quegli accorgimenti che siano idonei a soddisfare le legittime aspettative di 26 GHIDINI, G., in ALPA, G., et al., La responsabilità per danno da prodotto difettoso. Milano: Giuffrè editore,

14 sicurezza, ovvero che consentano la tendenziale idoneità del bene ad essere utilizzato in condizioni di sicurezza 27. Il produttore deve garantire la sicurezza del prodotto in riferimento al suo ragionevole e prevedibile impiego da parte del consumatore. L uso del bene anomalo, irregolare o difforme dalle istruzioni da parte del destinatario interrompe il nesso causale tra la difettosità del bene e l evento di danno escludendo così la responsabilità del produttore. Il produttore non solo dovrà progettare e produrre il bene in modo da soddisfare le legittime aspettative di sicurezza del pubblico, ma dovrà inoltre apprestare le necessarie informazioni al fine di consentirne un impiego corretto e non pericoloso. IL DIFETTO D INFORMAZIONE Le circostanze menzionate alla lettera a) del 1 comma risalgono tutte (tranne quella relativa alle caratteristiche palesi ) ad attività informative del produttore attraverso le quali egli comunica al consumatore le caratteristiche dei suoi prodotti e gli rende noti i pregi e gli eventuali pericoli che possono scaturire dall uso del prodotto. Un prodotto è difettoso se privo delle complete e corrette informazioni o delle adeguate avvertenze relative alle sue modalità di impiego. Infatti, la scarsità di informazioni sui rischi del prodotto è indice di insicurezza del prodotto stesso. Esiste, in capo al produttore, un dovere di informazione in considerazione del fatto che maggiore è l informazione, maggiore è la sicurezza del prodotto 28. La carenza o incompletezza delle istruzioni è un ipotesi di mancato rispetto delle condizioni di sicurezza, poiché una completa e corretta informazione è in grado di neutralizzare la pericolosità intrinseca del prodotto nonché la pericolosità connessa a determinate possibilità d uso dello stesso. Si pensi, per esempio, all importanza della segnalazione delle controindicazioni dei farmaci. 27 STAFANELLI, N., Favor consumatoris e inversione dell onere probatorio nella responsabilità del produttore, cit DI DONNA, L., Difetto di informazione e vizio di fabbricazione quali cause i responsabilità del produttore, cit

15 Si vuole quindi ridurre il numero di casi di information defect, nei quali le informazioni per un uso corretto del prodotto, da parte del consumatore, non garantiscono un adeguata conoscenza, in relazione alle modalità di utilizzo dello stesso 29. Le notizie trasmesse dal produttore al consumatore consentono di prevenire un rischio evitabile e quindi una corretta informazione non può essere considerata una legittima alternativa ad una maggiore sicurezza strutturale e progettuale del prodotto. Per valutare l adeguatezza dell informazione si dovrà fare riferimento anche alle circostanze indicate alle lettere b) e c). Sarà dunque inadeguata un informazione non riferita né al probabile uso né ai comportamenti ragionevolmente prevedibili. L adeguatezza dell informazione andrà valutata anche in riferimento al tempo della messa in circolazione del prodotto. A questo punto occorre ricordare che il produttore non risponde per l omissione di informazioni che, al tempo della messa in circolazione, non risultavano significative per la sicurezza 30. Il produttore dovrà inoltre prestare attenzione alle conoscenze scientifiche e tecniche presenti al momento della emissione del prodotto in commercio, in quanto non sarebbe giustificabile una loro mancanza, trattandosi di mere informazioni non condizionate dal mercato. Si deve ritenere legittima, ad esempio, l aspettativa del pubblico ad essere informato, da parte di un produttore di farmaci, su tutte le controindicazioni ed avvertenze segnalate da altri produttori di farmaci dello stesso tipo. Una eventuale loro carenza renderebbe difettoso il prodotto peggio descritto. 29 BITETTO, A. L., Prodotto difettoso: onere probatorio e comunicazione dei rischi, in Il Foro Italiano, 131, Art.118 Codice del consumo. 15

16 CAPITOLO 3 IL PRODUTTORE LA NOZIONE DI PRODUTTORE La definizione presente nel Codice del consumo stabilisce che il produttore è il fabbricante del bene, o il fornitore, o un suo intermediario, nonché l importatore del bene nel territorio dell Unione Europea o qualsiasi altra persona fisica o giuridica che identifica il bene con il proprio nome, marchio o altro segno distintivo 31. È anche colui che rimette a nuovo il prodotto, il rappresentante del fabbricante, se quest ultimo non è stabilito nella Comunità, o l importatore del prodotto. Anche gli operatori professionali della catena di commercializzazione sono considerati produttori, nella misura in cui la loro attività incida sulle caratteristiche di sicurezza dei prodotti 32. È da definirsi produttore non solo il fabbricante del prodotto finito, ma anche di una sua sola componente e il produttore delle materie prime necessarie per la sua creazione. E inoltre da considerarsi produttore l agricoltore, l allevatore, il pescatore e il cacciatore 33. Quindi, le figure destinatarie della responsabilità in oggetto sono sostanzialmente tutte quelle che fanno parte della catena di produzione e distribuzione del bene, cominciando da chi fornisce le materie prime a finire con il distributore terminale. Mentre il produttore finale risponde anche quando non sia il produttore del componente dal quale sia specificamente derivato il danno, il produttore di singoli componenti o della materia prima può sollevarsi da responsabilità qualora provi che il difetto della parte che lo riguarda è interamente dovuto alla concezione del prodotto in cui è stata incorporata la parte o alle istruzioni date dal produttore che l ha utilizzata per comporre il prodotto finale Art. 3 lettera d) Codice del consumo. 32 Art. 103 lettera d) Codice del consumo. 33 Art. 115 comma 2 bis Codice del consumo. 34 CASTRONOVO, C., Danno da prodotti, in Enciclopedia Treccani,

17 PROFILI PROBATORI E CAUSE DI ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITA La strict liability comporta l assunzione della responsabilità da parte del produttore per i danni causati dal difetto del prodotto, nei confronti dell utente e di qualsiasi altro soggetto che sia rimasto comunque danneggiato in conseguenza dell uso del prodotto medesimo, in accoglimento di un concetto non tanto sanzionatorio quanto essenzialmente riparatorio della responsabilità civile 35 : la mera messa in circolazione del bene comporta l automatica assunzione della responsabilità da parte del produttore relativamente a tutti i danni che il prodotto possa procurare a cose e persone in occasione del suo uso normale. Il produttore, per superare la presunzione di responsabilità ed andare esente da responsabilità, è tenuto a provare i fatti interruttivi del nesso di derivazione causale. Il timore che una rigida applicazione della regola risarcitoria per i danni cagionati dal difetto di un prodotto potesse ostacolare un equa ripartizione dei rischi tra danneggiato e produttore ha portato alla introduzione di una nutrita serie di cause esonerative della responsabilità 36. La responsabilità è esclusa: a) Se il produttore non ha messo il prodotto in circolazione 37 ; b) Se il difetto che ha cagionato il danno non esisteva quando il produttore ha messo il prodotto in circolazione; c) Se il produttore non ha fabbricato il prodotto per la vendita o per qualsiasi altra forma di distribuzione a titolo oneroso, né lo ha fabbricato o distribuito nell esercizio della sua attività professionale; d) Se il difetto è dovuto alla conformità del prodotto ad una norma giuridica imperativa o ad un provvedimento vincolante 38 ; e) Se lo stato delle conoscenze scientifiche e tecniche, al momento in cui il produttore ha messo in circolazione il prodotto, non permetteva ancora di considerare il prodotto come difettoso; 35 STAFANELLI, N., Fovor consumatoris e inversione dell onere probatorio nella responsabilità del produttore, cit VERARDI, C.M., in ALPA, G., et al., La responsabilità per danno da prodotto difettoso. Milano: Giuffrè editore, La messa in circolazione del prodotto corrisponde alla consegna dello stesso a soggetti estranei al processo di fabbricazione o distribuzione gestito dal produttore, ossia non solo direttamente all acquirente ed all utilizzatore, ma anche al vettore od allo spedizioniere, i quali poi provvederanno alla consegna del bene ad acquirente ed utilizzatore. 38 Il fondamento esplicito della disposizione è impedire che si arrivi a sanzionare un comportamento obbligatorio, responsabilizzando il produttore per una condotta imposta dalla legge. Questa previsione assume una notevole importanza in considerazione del proliferare di norme e provvedimenti, nel campo della definizione delle caratteristiche tecniche richieste per i prodotti industriali, allo scopo di tutelare la sicurezza e la salute dei consumatori. 17

18 f) Nel caso del produttore o fornitore di una parte componente o di una materia prima, se il difetto è interamente dovuto alla concezione del prodotto 39 in cui è stata incorporata la parte o materia prima o alla conformità di questa alle istruzioni date dal produttore che l ha utilizzata. La norma elenca i casi in cui la responsabilità del produttore è esclusa, nonostante sia stata accertata la difettosità del prodotto. Per il nostro sistema si pone il problema se possano esistere altre ipotesi di esclusione della responsabilità; in particolare ci si chiede se il produttore possa eccepire il caso fortuito. Secondo una parte della dottrina, il caso fortuito rientra nel rischio che il produttore assume, atteso il carattere inderogabile della disciplina in esame, che non ammette altri limiti alla responsabilità del danno diversi da quelli derivanti dall art. 118 del Codice del Consumo. Altra parte della dottrina, invece, ritiene che il caso fortuito possa acquistare rilevanza quando interviene nel rapporto di causalità, tale per cui l evento dannoso sia stato da esso autonomamente determinato. CLAUSOLE DI ESONERO E DI LIMITAZIONE DELLA RESPONSABILITA E nullo qualsiasi patto che escluda o limiti preventivamente, nei confronti del danneggiato, la responsabilità prevista dal presente titolo. L articolo 124 Codice del consumo intende conservare a favore del consumatore danneggiato una posizione di riguardo e di tutela cui si ispira l intero provvedimento. Infatti tali clausole, in caso di danno da prodotto, svolgono una funzione armonizzatrice per i rischi del produttore e gli stessi sforzi per creare una disciplina sulla product liability verrebbero vanificati, concedendo al produttore la possibilità di potersi affrancare dalla responsabilità. La norma riflette un atteggiamento assolutamente preclusivo di clausole di esonero da responsabilità ma sembra, di primo acchito, non avere un ambito proprio di applicazione a 39 La locuzione «concezione del prodotto» richiama il momento dell ideazione del bene e, dunque, i c.d. difetti di costruzione e di progettazione, che si realizzano allorquando la causa della insicurezza caratterizza l intera serie produttiva, perché imputabile ad una impropria scelta della materia prima, ad una insufficiente sperimentazione delle caratteristiche del prodotto, ad un errore del design: VERARDI, C.M., in ALPA, G., et al., La responsabilità per danno da prodotto difettoso. Milano: Giuffrè editore,

19 riguardo di una responsabilità extracontrattuale, gravante su un soggetto con il quale il danneggiato il più delle volte non ha rapporti contrattuali. La nullità prevista va riferita ai casi di contrattazione diretta tra il produttore e il consumatore ed, altresì, alle ipotesi in cui il produttore faccia assumere alla sua controparte, distributrice del prodotto, l obbligazione di prevedere nel contratto di vendita al consumatore una clausola di esonero o limitazione della responsabilità del produttore e tale clausola sia effettivamente inserita nel contratto tra il consumatore 40. Clausole di questo tipo, infatti, contrastano con il principio di buona fede, in base al quale non si dovrebbe ammettere che un soggetto, esercitando una determinata attività, possa riversarne il rischio sugli stessi consumatori che sono stati indotti all acquisto dei prodotti proprio perché confidavano sul diligente esercizio di quella attività e sulle «assicurazioni» che l impresa aveva diffuso in ordine alle qualità dei prodotti medesimi 41. Pertanto, una eventuale clausola contenuta nel contrato di vendita stipulato tra il produttore e l utilizzatore finale, che preveda che il produttore, nei confronti del danneggiato, non sia mai responsabile per eventuali danni derivanti da difetti del prodotto, ovvero sia responsabile solo a determinate condizioni, non avrà alcuna efficacia. Per contro, tutti i soggetti partecipanti al processo produttivo di un bene (fabbricante della materia prima, fabbricante di un componente, fabbricante di un prodotto finito e distributore) possono validamente ed efficacemente ripartirsi e trasferirsi la propria responsabilità per danno da prodotto difettoso nell ambito dei contratti tra questi stipulati. Tali accordi sono validi ed efficaci tra i soggetti partecipanti al processo produttivo del bene, ma non saranno invece validi ed efficaci nel confronti del danneggiato. ALTRI SOGGETTI RESPONSABILI Alla responsabilità dell effettivo fabbricante del prodotto si aggiunge quella di altri soggetti, coinvolti a vario titolo nella catena produttiva del bene. Questi potranno essere convenuti in giudizio dal consumatore qualora non risulti possibile citare direttamente il produttore. Tuttavia, ciò non fa venire meno la centralità di tale soggetto, nei cui confronti il danneggiato previamente cercherà di rivalersi. 40 CASTRONOVO, C., Danno da prodotti, in Enciclopedia Treccani, VII, ALPA, G., in ALPA, G., et al., La responsabilità per danno da prodotto difettoso. Milano: Giuffrè editore,

20 L importatore è, di fatto, equiparato al produttore, al fine di agevolare la tutela dei consumatori danneggiati da beni di origine extraeuropea 42, consentendo ai medesimi di convenire in giudizio un soggetto situato all interno del Mercato comune. Le modifiche legislative non hanno operato un esplicito riferimento alla figura dell importatore 43. La figura del responsabile non si riduce, pertanto, ad una mera coincidenza con quella del fabbricante del bene, ricomprendendo altresì soggetti diversi, che partecipano alla circolazione del prodotto. La tutela del consumatore è rinforzata ulteriormente dalla previsione della responsabilità del fornitore, ovvero di colui che distribuisce un bene nell esercizio di una attività commerciale. Il fornitore è il soggetto che, inserendosi nella catena produttiva o distributiva, ha reso possibile il trasferimento dei beni dal produttore al consumatore. Gli intermediari possono essere chiamati a rispondere del danno subito dal consumatore solo entro precisi limiti, attualmente stabiliti dall art. 116 Codice del consumo. La responsabilità del fornitore entra in gioco nell eventualità in cui l identità del produttore non sia nota, o non risulti immediatamente evidente. Poiché è sempre quest ultimo il vero responsabile, sul quale grava il controllo del processo produttivo e dei rischi ad esso inerenti, il fornitore è esonerato da responsabilità se comunica al danneggiato i dati identificativi del primo entro tre mesi dalla richiesta. Si tratta quindi di un ipotesi residuale, la cui operatività è subordinata al mancato adempimento da parte del fornitore dell onere di comunicazione dei dati del produttore. Tuttavia, ai fini della liberazione del fornitore non è sufficiente la semplice indicazione di tali elementi, essendo necessaria la concreta individuazione del fabbricante. E evidente come la ratio di tale previsione risieda nella volontà di incentivare i rivenditori a collaborare con il danneggiato, rivelandogli l identità del soggetto legislativamente indicato quale responsabile. Ciò dovrebbe indurre i fornitori ad organizzarsi in modo adeguato al fine di essere sempre in grado di comunicare tutti gli elementi necessari per individuare il produttore. Non si vuole onerare in modo definitivo un semplice fornitore di una responsabilità tipica del produttore, ma si vuole solo raggiungere lo scopo che il fornitore organizzi la sua azienda in 42 Cass. 20maggio2009, n.11710, in Giust. Civ. Mass, 2009, 798: La Suprema Corte ha negato che il soggetto importatore di un prodotto da un paese interno alla Comunità europea potesse essere chiamato a rispondere in qualità di soggetto equiparato al produttore. Correttamente è stata esclusa la responsabilità del distributore, qualora il produttore del bene risieda in ambito comunitario. In tal caso, infatti, il consumatore può agire senza particolari difficoltà direttamente nei confronti del produttore. 43 La mancata previsione dell importatore nell art. 115 deve essere letta alla luce del successivo art. 116, sesto comma, ove si prevede la responsabilità sussidiaria del fornitore-distributore del prodotto in caso di mancata individuazione del produttore ed altresì dell importatore. 20

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