L ALLEGRA COMPAGNIA DEI MAGNIFICI SETTE 3-14 febbraio 2010

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1 L ALLEGRA COMPAGNIA DEI MAGNIFICI SETTE 3-14 febbraio 2010 Come fu che 7 intrepidi riuscirono a cavarsela anche questa volta Questa volta il capo parte prima, per preparare il terreno - dice - in modo che non si debba perdere tempo prezioso; parte mercoledì 3 febbraio con Achille e Giancarlo ed in compagnia di Franco S. e Fabiola, della Val di Ledro. Franco S., falegname factotum, e Fabiola, fresca di laurea in infermieristica, da Nairobi proseguiranno per il Nord, fino a Wamba, dove si fermeranno rispettivamente un mese ed un anno. Il resto della truppa, Adriana, Ivana, Marco ed io, siamo prenotati per venerdì 5. VENERDI 5.2. Il cielo minaccia neve e Marco (per l occasione driver ufficiale) preferisce partire in anticipo per evitare complicazioni... Sono le una meno un quarto. Abbiamo in comodato gratuito la macchina del capo (il primo scaglione ha usato quella dell Achille), ma fra valige personali e non, borsoni e zaini, il mezzo - pur capiente - non basta; così arrivano in soccorso Massimo e Leonardo che si offrono di scortarci fino a Milano Malpensa. Che amici! Grazie alla guida rilassata e sicura di Marco arriviamo in aeroporto senza alcun problema e, dopo aver lasciato la macchina nel vicino parcheggio, dove non voleva il capo (che ci aveva ordinato di portarla nel parking al coperto distante una quindicina di chilometri, come aveva fatto lui due giorni prima), salutiamo i nostri amici Max e Leo e dirigiamo al check-in. Sono le quattro e mezzo, sta nevicando e fa freddo, ma stasera, per fortuna, saremo al caldo! Un buon caffè e finalmente imbarchiamo i bagagli; abbiamo saputo che il capo, come al solito, ha perso un borsone, proprio quello degli attrezzi una buona scusa per non lavorare. Speriamo che i nostri arrivino a destinazione: abbiamo coperte e bendaggi, matite colorate e berretti in lana, magliette e pantaloncini, biro, quaderni, divise per lo sport e medicinali; sarebbe un peccato mortale non ritrovarli a Nairobi. Arriva anche il nostro turno ed in perfetto orario saliamo sul volo LX 1639 della Swiss Air destinazione Nairobi via Zurigo. Non sappiamo come mai, ma non si parte. Il comandante ci informa che avremo un po di ritardo perché c è neve sull aereo; ci mettiamo in coda in attesa che venga pulito. Arrivano due grosse gru che attraverso un lungo braccio spruzzano sulle ali e sulla fusoliera, da destra e da sinistra, una specie di schiuma che libera il velivolo da ghiaccio e neve, autorizzandolo a partire. Siamo però in grave ritardo e, preoccupati, chiediamo allo steward se riusciremo a prendere la coincidenza per Nairobi. Certamente - ci rassicura - siete più di venti, vi aspettano senz altro!

2 2 All arrivo a Zurigo, verso le 9,30, il comandante si scusa per il disagio, dovuto, sono parole sue, alla neve ed all organizzazione dell aeroporto di Milano Malpensa. Per chi vuol capire Intanto, però, bugiardo di uno svizzero, il nostro volo è partito e ci propongono di imbarcarci l indomani. Non possiamo, i nostri amici ci aspettano stasera! Allora prendete il volo per Istanbul e poi quello per Nairobi. E davvero curiosa la logica delle linee aeree: da Milano per andare in Kenya si va a Zurigo, poi a Istanbul e finalmente a Nairobi; forse è un modo come un altro per visitare il mondo, o meglio, gli aeroporti del mondo. Del resto non abbiamo altra scelta e, dopo un altro check-in ed un altro controllo doganale, ci ritroviamo in volo per Istanbul. Raggiungiamo la Turchia: altro check-in, altra dogana. Ci fanno uscire e poi rientrare: visto d entrata e visto d uscita. Siamo ubriachi di sonno e vagabondiamo come zombi. Povera Ivana, come prima esperienza, non c è male Ripartiamo, non più con volo Swiss ma con uno delle linee aeree turche. Dormiamo un po, mangiamo qualcosa, guardiamo un pezzo di film e, finalmente, dopo 28 ore dalla partenza da Tione, atterriamo al Kenyatta Airport di Nairobi: sono le 3,45 ora locale di sabato 6 febbraio. SABATO 6.2. Recuperiamo tutti i bagagli ma perdiamo un po di tempo alla dogana perché un funzionario particolarmente zelante vuole sapere troppo: Cosa portate? Dove la portate? Che valore ha questa roba? Fate vedere! Aprite qui! Anche qui! Cerchiamo di spiegare che si tratta di indumenti personali e vestiti per i bambini di un ospedale (come ci aveva consigliato di dire p. Franco), ma lui insiste, quale ospedale? Dov è la lettera? Quale lettera, non abbiamo nessuna lettera. Guardi, c è il nostro missionario là fuori, lo faccia entrare e chiariamo ogni cosa. Che missionario è? Della Consolata. L uomo si gira, vede p. Franco, ci squadra da capo a piedi e poi va bene, andate! Richiudiamo in fretta borsoni, zaini e valige e, finalmente, fuori, ad abbracciare p. Franco, il capo, A- chille e Giancarlo che hanno fatto una levataccia per venirci a prendere. La prossima volta, però, ricordiamoci la lettera...però ci è servito il corso di inglese, anche se solo pre-intermedio, vero A- dri? A quest ora non c è un gran traffico e raggiungiamo la Consolata Shrine senza problemi. A Tione sono le 3, ma qui sono le 5. Io mantengo l orologio sull ora italiana, invece Ivana lo regola su quella locale per essere sicura di non tardare ad alcun appuntamento. Prendiamo posto nei nostri alloggi: Ivana ed io alla stanza 62 ed Achille alla 61 della palazzina con la palma, mentre il capo e signora, Marco e Giancarlo sono sistemati ai piani alti del caseggiato di fronte alla mensa. alloggi 1 gruppo alloggi 2 gruppo L ordine è tassativo: dormite fino alle 11 e poi si parte per il nord! Gli amici ci hanno fatto trovare mango e bananine, ma siamo troppo stanchi per mangiare. La stanza che divido con Ivana è quella del Flavio dello scorso anno, ma a quel tempo i due letti erano a castello. Oggi invece hanno cambiato la sistemazione (forse perché il castello non ha retto, era già pericolante allora), con il risultato che per potersi muovere una delle due deve uscire.

3 3 Non c è spazio a sufficienza: per aprire l armadio bisogna spostare il comodino, per aprire la porta bisogna togliere di mezzo la valigia, per andare a letto devo scavalcare quello di Ivana. P. Franco ci promette: Vedrò di trovare un altra stanza libera. Intanto si sono fatte le 6, il tempo per cercare il pigiama e ci addormentiamo profondamente. Credevamo di poter dormire fino alle 11 ma già alle 10 il boss in persona ci viene a svegliare: in piedi, è tardi, dobbiamo disfare i borsoni per dividere le cose che portiamo ad Isiolo e ad Archer s Post! Svelti! E come essere in caserma! Ancora sotto choc per il viaggio di ieri (o di oggi?, non so, ho perso il conto), ci laviamo in fretta e cominciamo a dividere coperte e vestitini da consegnare all ospedalino di Archer s Post ed ai ragazzi disabili ospiti della comunità dei Fratelli di Madre Teresa ad Isiolo. Abbiamo depositato tutti i borsoni nella stanza di Achille perché è l unico che non ha nessun altro in camera e poi perché eravamo sicuri - essendo un buono - che non si sarebbe lamentato. Tiriamo su tutta la roba: Prendete un bel po di penne che le ho promesse a p. Joshua! Ma non abbiamo tante penne e poi sono sparse un po di qua e un po di là Vi avevo detto di metterle giù! Cosa avete fatto per due giorni in sede? Chiacchiere invece di preparare la roba! Una cosa dovevate fare, e non l avete fatta! Tanto per cambiare, il capo è nervosetto, forse perché abbiamo perso mezza giornata, ma non è stata colpa nostra; come hanno sottolineato gli svizzeri è stata l organizzazione dell aeroporto di Milano Malpensa. Il fatto è che non abbiamo nemmeno la forza di ribattere, siamo in uno stato di dormiveglia e lo lasciamo dire. Achille, Giancarlo e Marco non ci fanno nemmeno caso: o lo conoscono bene, o si sono già abituati al clima. Mangiamo qualcosa alla mensa della Consolata in compagnia di p. Franco, Franco S. e Fabiola, con i quali viaggeremo fino ad Isiolo; c è anche un altra ragazza, che non conosciamo e che p. Franco deve accompagnare a Wamba. Poco prima di mezzogiorno partiamo: il capo ha noleggiato per l occasione un furgone Toyota a 9 posti, tipo matatu (i caratteristici pullmini-taxi dell Est Africa), sul quale stipiamo cinque borsoni con le bende e le coperte che hanno fatto le signore di Storo e di Vigo e Darè, magliette, tute, indumenti in lana, penne e quaderni; Achille - che si autonomina addetto al cibo - si sistema al suo solito posto, in fondo, con il vettovagliamento per il viaggio e lì vicino si piazza Giancarlo; poi, Marco (che ha il compito di segnalare i bumps, quei rallentatori che in realtà distruggono le sospensioni anche se presi a passo d uomo), Ivana (che deve stare in mezzo altrimenti soffre il mal d auto) e Adriana; davanti il capo, alla guida, con a fianco me, per via del mal di schiena (che comincia ad essere una comodità ). Padre Franco ci precede con, a bordo della sua macchina, Franco S., Fabiola e l altra ragazza. Il sole è alto nel cielo, il boss è più tranquillo, Ivana - dopo un primo momento di panico per il traffico caotico, i bumps, ma soprattutto la guida spregiudicata del capo - si adegua e non grida più, Achille mangia, Giancarlo si guarda intorno e non parla, Marco dà istruzioni sulla guida e su molte altre cose, Adriana - da subito nominata first lady - dorme. Attraversiamo Nairobi e poi, sulla Thika road, raggiungiamo Sagana e quindi Embu. Padre Franco ci ordina di fare una sosta per mangiare qualcosa e nessuno ha da ridire. Ci fermiamo in un bellissimo posto per turisti e, come d obbligo, scattiamo una foto ricordo. In piedi da sn.: Achille, Fabiola, Sergio, Adriana, Ivana, Franco S. Accasciati da sn.: ragazza sconosciuta, Giancarlo, p. Franco, Marco P.S. Si notino le magliette dell Associazione che anche quest anno indossiamo per gli incontri ufficiali

4 4 Ripartiamo in fretta perché il viaggio è ancora lungo ed abbiamo molti appuntamenti. Il primo è quello con il vescovo di Isiolo, Anthony Ireri Mukobo, che ci deve chiarire a che punto sono le trattative per la realizzazione dell asilo di Kiwanjani. Ci spiega che le difficoltà sorte sono da ricondursi alla volontà del governo di ampliare l aeroporto locale, allo scopo di trasferirvi gran parte del traffico aereo, in quanto ritenuto più sicuro di quello attualmente utilizzato di Marsabit, che è diventato pericoloso. I lavori interessano il terreno scelto per la costruzione della scuola ed in questi mesi ci sono stati numerosi incontri con le Autorità competenti per sbloccare la situazione. Facciamo presente che, se il progetto non andasse in porto entro l anno, saremmo costretti a rivalutare il nostro impegno, anche perché rischiamo di perdere i contributi già stanziati dalla Regione. Il Vescovo ci tranquillizza, affermando che è notizia freschissima la concessione del titolo di proprietà su un altro terreno considerato, adiacente all attuale asilo e, dunque, a breve, si potrà iniziare la costruzione. Speriamo bene! Salutiamo il Vescovo, raccomandandogli di seguire direttamente l iter e lui assicura. Salutiamo anche p. Franco, Fabiola e Franco S. che - per l ora tarda - non proseguiranno per Wamba stasera, ma si fermeranno a dormire ad Isiolo; domani mattina presto riprenderanno il viaggio. Fabiola ha scelto di fare un esperienza straordinaria: un anno in un ospedale nel nord del Kenya, fra Samburu e predoni, miseria e spiritualità; un esperienza che le servirà molto e non solo per la sua crescita professionale. L abbracciamo forte perché sappia che sarà quotidianamente nei nostri pensieri e ci scambiamo le perché non si senta da sola quando saremo rientrati. Franco S. si fermerà all ospedale di Wamba per un mesetto, occupandosi di falegnameria e piccole manutenzioni, ordinarie e straordinarie. Lui è un veterano delle trasferte in Africa ed anche quest anno ha voluto spendere il suo tempo libero per aiutare chi ne ha più bisogno. Auguri a tutti e due, noi dirigiamo verso Archer s Post. Arriviamo che è già buio; ci accoglie p. Joshua, il giovane missionario che abbiamo conosciuto nel 2008 e con il quale abbiamo realizzato l asilo a Ndojo Wasin, una località più a nord, immersa nella savana. Ci ringrazia, anche a nome del nuovo parroco, p. Jairo, per i servizi igienici che grazie al contributo di Africa Rafiki, sono stati costruiti per completare la struttura, e ci propone un altro progetto: un sostegno economico per consentire l accesso alla scuola ed un percorso formativo personalizzato per ragazzi in difficoltà. Premettendo che esporremo il problema al direttivo, riconosciamo che la proposta rientra fra i programmi della nostra associazione e assicuriamo un particolare interessamento. Si è fatto tardi e p. Joshua ci accompagna da suor Elisa, la responsabile dell adiacente ospedalino, con la quale fissiamo un incontro per l indomani alle 7,00, prima della Messa prevista per le 9,00. I due religiosi ci accompagnano ai nostri alloggi per la notte: Ivana, Marco, Giancarlo ed io siamo ospiti di suor Elisa, mentre il capo con consorte e Achille sono da p. Joshua. Con Ivana divido una stanza a due letti, sobria ma pulita, con un armadio, una sedia, un tavolo ed un piccolo lavandino; il bagno è sul corridoio, in comune con Marco e Giancarlo che hanno una sistemazione simile. Nell augurarci buona notte suor Elisa ci informa che più tardi verrà sospesa l erogazione elettrica: cioè resteremo senza luce. Poco male, siamo stanchi morti; sono due giorni che non dormiamo, nessuno di noi ha intenzione di leggere stasera Ivana si guarda intorno, è un po frastornata: il lungo viaggio dall Italia, le poche ore di sonno alla Consolata, il pericoloso traffico di Nairobi, il trasferimento al nord, gli incontri con il Vescovo e con p. Joshua, l assoluta mancanza delle sue comodità ah, se la signora Tosca fosse qui! Ma l entusiasmo dei compagni d avventura è contagioso e, superato ogni fastidioso contrattempo, quasi come per togliersi di dosso stanchezza e confusione, Adesso mi faccio una bella doccia!, mi dice. Peccato che in quel preciso momento salti la luce. Ma come, suor Elisa aveva detto più tardi non sono passati che quattro minuti Pazienza per la doccia, ma almeno la pipì... Inciampiamo negli zaini e nella sedia, procedendo a tentoni nel buio più fitto. Con la luce del telefonino (beati i cellulari!) raggiungiamo il bagno ma decidiamo di rimandare la doccia a momenti migliori, anche perchè qui l acqua è salata: per lavarci i denti dobbiamo far ricorso alle bottigliette che ci siamo portate per il viaggio. Lanciamo un buonanotte ai nostri amici di stanza, Marco, cosa ha fatto la Juve? Ha di nuovo pareggiato.... Pazienza, ci buttiamo sul letto per un buon sonno ristoratore. Di fuori, in lontananza,

5 5 strani versi di animali selvaggi; è possibile che una qualche bestia, forse in cerca di cibo, si spinga dalla vicina Samburu National Reserve alle porte della città, ma non c è da aver paura, è l unico rumore che sentiamo prima di addormentarci profondamente. DOMENICA 7.2. Sveglia alle 6,30 perché alle 7 abbiamo l appuntamento con suor Elisa. Non c è tempo per fare colazione perché la suora vuol farci visitare l ospedalino ed alle 9 dobbiamo partecipare alla Messa. Elisa è una suora che appartiene all Ordine delle F.A.L.M.I. (Francescane Ausiliarie Laiche Missionarie dell Immacolata), in queste zone dal 1965 ed è la responsabile dell unica struttura sanitaria di Archer s Post che, nata come dispensario, è ora un vero e proprio centro sanitario con 28 posti letto, 4 infermiere ostetriche locali qualificate, personale ausiliario paramedico e addetti alla manutenzione. In questi ultimi anni viene rivolta una particolare attenzione ai malati di Aids, con un intenso lavoro di prevenzione e cura alle gestanti ed ai neonati. Il tasso di natalità è molto alto con una media di 1/2 bambini al giorno. Suor Elisa ci ringrazia per le coperte che abbiamo portato (molto preziose perché, ad ogni nascita, vengono donate alla mamma con una piccola dotazione di indumenti) e per il denaro che servirà per acquistare medicinali e alimentari per i pazienti. Visto che glielo chiediamo, ci informa che una delle necessità è quella di sostituire i comodini in legno, ormai vecchi e traballanti, con altri in metallo, più consoni all ambiente se non altro per questioni di igiene. Costano circa 60 l uno e ne servono almeno 15. Rispondiamo che ne parleremo in direttivo, ma possiamo già anticipare che la risposta sarà probabilmente positiva. Le parliamo di Fabiola e del suo impegno all ospedale di Wamba e suor Elisa fa presente che anche lì da lei ci sarebbe un gran bisogno di aiuto e, se la ragazza fosse disponibile, potrebbe - nei momenti liberi - farsi un giro ad Archer s Post per conoscere anche quella realtà. Ci informiamo sulle possibilità di intervento da parte di nostri volontari medici e la religiosa ci conferma che ogni persona di buona volontà e spirito di adattamento è la benvenuta. Ci accompagna poi a visitare il centro, raccontandoci della terribile esperienza vissuta nel novembre scorso: di ritorno da Maralal, verso le 17,00, a bordo dell auto (che serve anche come ambulanza) con l autista ed altre consorelle, sono stati fermati da briganti che prima hanno sparato verso il mezzo e poi, puntando il mitra alla testa di suor Elisa, si sono presi denaro, cellulari e macchine fotografiche, abbandonandoli in mezzo alla savana. Uno dei proiettili ha colpito il serbatoio dell acqua ed un altro ha trapassato la portiera ferendo alla gamba l autista, che è morto dissanguato dopo due ore di agonia. Ancora sotto choc nel ripercorrere col ricordo il tragico episodio, la suora si riprende un po facendoci visitare in lungo e in largo l ospedalino, con il laboratorio per gli esami, la sala parto, le stanze, e presentandoci alle signore in attesa. Sono già le 9 e p. Joshua ci aspetta per la Messa. La chiesa è gremita, moltissimi bambini assistono in silenzio e composti nonostante il gran caldo e il protrarsi della cerimonia che, da queste parti, è un po più lunga che da noi. Achille filma il coro, come sempre coinvolgente, Adriana, Marco e Giancarlo si ritrovano in braccio bimbi di ogni età, il capo si prepara mentalmente il discorso che dovrà fare prima della benedizione, mentre Ivana è tutta presa da un ragazzino di fianco a lei, che - dritto e impettito nella sua tuta mimetica nuova fiammante, ad un certo punto - forse per valorizzare meglio l aspetto - si ficca in testa un adeguato basco militare. Il piccolo Rambo sta così per tutta la Messa, in piedi, sull attenti, a cercare con gli occhietti furbi la telecamera, pronto a farsi riprendere in solenne portamento guerriero. Al termine, p. Joshua ci porta a vedere il risultato delle sue ultime fatiche: un impianto di desalinizzazione per rendere potabile l acqua, che funziona a pieno regime, ed una foresteria per ospitare a- mici e conoscenti, quasi completata. E visibilmente compiaciuto e con orgoglio ci spiega il funzionamento dell uno e la disposizione dell altra; ha realizzato queste opere grazie all aiuto di due organizzazioni italiane, una di Milano ed una di Verona, e ci assicura che il prossimo anno, quando torneremo a trovarlo, potremo alloggiare nella nuova struttura. Sono le 11,30, fa caldo e siamo in ritardo. Salutiamo tutti, abbracciando suor Elisa e p. Joshua e ci rimettiamo in strada per il rientro. Achille, come sempre in fondo, addetto alla distribuzione di bananine, macadamia, passion fruits e dolcezze varie, è particolarmente silenzioso. Non ci stupiamo di

6 6 Giancarlo, ma per Achille è una novità. Cosa c è, stai male? Non hai dormito bene? - chiede ridendo il boss - No, no. Ho solo un po di mal di schiena Colpa dei bumps - interviene Marco - Alla prossima fermata ti siedi davanti - propone Adriana - Questa volta non c entrano i bumps. E stato il letto - precisa il capo - Il mio era comodissimo - afferma Giancarlo - Io ho dormito benone - aggiunge Ivana Io sono caduto - spiega Achille. Cosa??? domandano in coro i quattro alloggiati da suor Elisa. Mi sono messo a letto e come mi sono girato su un fianco.craaack, mi sono ritrovato per terra, incastrato fra le sponde ed ho anche faticato a rimettermi in piedi. Ma avete visto cosa c è sotto il materasso? Altro che doghe! Sembravano le stecche delle cassette della frutta. Almeno fossero state in orizzontale, no, verticali! Se le avessi viste prima avrei dormito per terra. E il capo: Noi abbiamo sentito un gran rumore e poi Achille che impreca. Si è svegliato perfino il cane di guardia nel cortile, che si è messo ad abbaiare ringhiando verso la stanza. Solo un cane? Ivana ed io avevamo pensato ad una bestia selvaggia, invece solo un cane! E proprio vero, non ci sono più gli animali feroci di una volta. E come hai fatto poi? - chiedono gli amici - Ho preso il comodino e l ho utilizzato come sostegno. Ma non ho dormito granchè. Povero Achille! Certo, è singolare. Veniamo per dare una mano e provochiamo danni, mah! Intanto siamo alla periferia di Isiolo e facciamo una breve sosta alla Comunità dei Fratelli di Madre Teresa, dove sono o- spitati ragazzi e bambini disabili ed abbandonati perché affetti da handicap. Ci viene incontro fratel Silas, il responsabile del gruppo, che ci riconosce e ci abbraccia. Gli affidiamo le coperte, i vestiti, le penne ed i quaderni che abbiamo portato dall Italia ed una somma di denaro per l acquisto di alimentari. Ci ringrazia e, prima di partire ci mostra la scuola che, per mancanza di tempo, non avevamo visto lo scorso anno. Marco ripassa la geografia in un aula della scuola gestita dai Fratelli Fratel Silas vicino alla cattedra in un aula della scuola Riprendiamo il viaggio in fretta perché abbiamo un altro appuntamento: quello con suor Silvia a Naro Moru. Achille, come promesso, si siede davanti e Marco lo sostituisce nel ruolo di cantiniere. Abbiamo un po di fame perché, oltre a non aver fatto colazione, non abbiamo nemmeno pranzato. Ma ci sono bananine dolci in quantità industriale, macadamia al miele e senza miele e perfino qualche caramella. Adriana, però, ci offre un pezzetto di torrone di Alicante; dice che amici spagnoli di p. Franco glielo hanno fatto avere a Tione perché lo portasse al missionario, ma - inavvertitamente - è rimasto nel suo bagaglio a mano. Vista la situazione, pensa che se ne possa assaggiarne un po. Dopo qualche timido Ma no, non possiamo, pur sopraffatti da sensi di colpa, gustiamo lo squisito torrone, assaporandolo in religioso silenzio. Poco dopo Isiolo, il capo si ferma per fare benzina: Facciamo il pieno al distributore dello scorso anno - annuncia - dove vendono dei bellissimi braccialetti in rame. Li trovate solo qui, se qualcuno vuole comprarli! Lui scende e noi veniamo accerchiati da un orda di ragazzi che offrono bracciali e collanine a prezzi, naturalmente, vantaggiosissimi. Può Ivana lasciarsi scappare l occasione? Giammai! Incurante dei consigli dei compagni di viaggio, spalanca il portafoglio davanti a tutti e candidamente afferma: Ma non ho scellini, ho solo euro! ; il venditore, un po meno candidamente, Hakuna matata, euro is good, these one cost five euro, e Ivana, cercando di raccattare tutta la moneta che ha, non contenta ribatte: Non arrivo a 5 euro, questo è quello che ho e paga, senza batter ciglio, la spropositata somma di 4,80 per un braccialetto uno!

7 7 Con quella stessa cifra - è il commento del boss, saputo il fatto - io ne ho presi cinque. Devi imparare a contrattare, evitando se possibile di far vedere a tutti quanti soldi hai!. Ripartiamo con un cielo improvvisamente nuvoloso e arriviamo a Naro Moru sotto una pioggia torrenziale. Naro Moru è una cittadina tra Njeri e Nanyuki, conosciuta perché base di partenza per le escursioni sul monte Kenya che con i suoi mt. è la montagna più alta del Paese e la seconda dell Africa dopo il Kilimanjaro. Non sappiamo dove andare e chiediamo alla gente dov è l ospedale. Nessuno sa darci indicazioni, o forse sì, ma siccome abbiamo concluso solo il corso pre-intermedio, non cogliamo le varie sfumature dell inglese che, peraltro, qui è spesso mescolato allo swahili. Lo swahili è la lingua ufficiale in Kenya, Tanzania e Uganda, una delle dodici lingue più importanti del mondo, parlata da cinquanta milioni di persone. E parlata sulla costa dell Africa Orientale, dalla Somalia fin quasi al Mozambico e all interno fino allo Zaire. La Elsa l ha imparata studiando da sola, noi no. Il boss telefona a suor Silvia e grazie alle sue indicazioni ci togliamo dalla città inoltrandoci nella campagna circostante. All ennesimo incrocio senza alcun cartello, interpelliamo due ragazzi fermi sotto una tettoia: uno si offre di accompagnarci e sale sul pullmino senza che glielo chiediamo, mentre l altro, timido e titubante, resta fermo lì, sotto l acqua. Dai, muoviti che piove - lo incitiamo - No, no - dice lui - Ma dai, sali, non vedi che il tuo amico è già qui? Ci guarda stupito e poi, viste le nostre continue insistenze, si decide e prende posto davanti. Achille gli offre un macadamia e lui si prende tutto il sacchetto. E lo stesso, ne abbiamo ancora. Percorriamo un viottolo bianco, pieno di buche (tanto per cambiare), praticamente una palude per via della pioggia, pregando tutti i santi di non restare impantanati altrimenti non ne usciamo più. Forse abbiamo sbagliato strada, ma i nostri due ciceroni sembrano sicuri del fatto loro. In effetti, dopo mille scossoni, qualche parolaccia di troppo (non da parte di Giancarlo), una raccomandazione a Dio ed un inutile sproloquio in similswahili del capo che, invece di stare attento alla strada, pretende di conversare con i due nuovi passeggeri, arriviamo al cancello del Naromoru Disabled Children s Home, il centro per la riabilitazione fisica diretto dalle Suore Elisabettine. L ingresso del centro Suor Silvia e 6 dei 7 Facciamo scendere i due ragazzi che tornano indietro a piedi sotto la pioggia incessante e ci incontriamo con suor Silvia, la responsabile della struttura. Ci spiega che qui vengono ospitati, anche per anni se necessario, bambini che hanno bisogno di protesi ortopediche e/o cure fisioterapiche; periodicamente, medici del Gaslini di Genova eseguono operazioni chirurgiche presso il vicino ospedale di Njeri e quindi - rientrati in Italia - seguono a distanza il decorso post-operatorio dei piccoli pazienti, suggerendo cure e terapie a seconda dell evolversi della situazione. Il Centro è composto di vari padiglioni: uno per il laboratorio per la realizzazione di protesi, due per la fisioterapia, uno per il magazzino, uno per mensa e cucina, quattro per i dormitori, uno adibito a sala giochi ed uno che serve come aula scolastica per i bambini che - per la loro condizione fisica - non possono frequentare la scuola esterna; all ingresso si trovano gli uffici amministrativi. Suor Silvia ci presenta Ann, una ragazzina di Kahawa West, alunna della scuola Vendramini, colpita da un colpo di machete alla gamba durante i disordini post-elettorali del gennaio 2008: la profonda ferita, a suo tempo non curata, ha provocato l insorgere di varie infezioni fino a causare una pericolosa osteomielite con il rischio di dover amputare l arto. Suor Maria Antonietta e suor Paola, venute a conoscenza del fatto, hanno subito pensato a Naro Moru come unica speranza per Ann che, infatti, sottoposta ad un difficile e delicato intervento all ospedale di Njeri da parte dei medici genovesi, è stata poi trasferita al Centro di riabilitazione dove, attraverso lunghe sedute di fisioterapia, sta

8 8 riprendendo a camminare; ora si muove con molta disinvoltura aiutandosi solamente con una stampella. Panoramica del Naromoru Disabled Children s Home Alcuni padiglioni del N.D.C.H. Una delle sale per la fisioterapia suor Silvia con Ann e 4 dei 7 Lasciamo un po di coperte e del denaro e ripartiamo, perché non è conveniente viaggiare di notte in queste zone. Con questa scusa, il boss parte in quarta dirigendosi a velocità molto sostenuta verso la capitale. Sarà anche vero che è un bravo autista e che l asfalto è stato rifatto di recente, però. Sfreccia come uno Schumacher qualsiasi, tentando di evitare le onnipresenti buche; qualcuna la evita, ma altre le prende e come! Vero, ragazzi là in fondo? Giancarlo non parla, ma Achille e Marco si fanno sentire e giustamente! Adriana, fra l incudine e il martello, decide che è meglio mangiare anche l altro torrone di Alicante, alla faccia degli spagnoli che volevano fare un regalo a p. Franco, e quasi come per incanto ci consoliamo alternando torrone, macadamia e bananine. Quanti chilometri farà in riserva questo mezzo? Attimi di terrore. In riserva? Perché siamo in riserva? Ma che driver sei? Ti rendi conto che qui non c è un distributore che sia uno? Come ci arriviamo alla Consolata? Siamo ancora troppo lontani da Nairobi. Ma di cosa vi preoccupate? - interviene Marco, il signor so tutto io dei motori - questo coso farà ancora 80 chilometri sicuri sicuri! Sicuri di che? Meglio rallentare l andatura e proseguire senza strappi, sperando di trovare al più presto una pompa di benzina. Riprendiamo a pregare, quasi tutti in silenzio, l unico a parlare è Marco che insiste che non ci sono problemi, hakuna matata, come si dice da queste parti. Guarda che coda!, ci mancava anche la coda. Tutti fermi, in fila, siamo alla periferia della città, ma prima di arrivarci in città dobbiamo fare ancora un sacco di chilometri, troppi A passo d uomo attraversiamo il mercato di Githurai, un grande slum di Nairobi, Vi immaginate se restiamo senza benzina proprio qui? Ci scherziamo su, ma non è il caso. Bancarelle dappertutto,

9 9 una marea di gente, matatu, biciclette, carri, un universo intero che si muove in tutte le direzioni, apparentemente senza meta, che ti viene vicino, ti sfiora, ti ferma, ti circonda e poi è buio pesto. Probabilmente non succede nulla, ma è meglio che usciamo da questa situazione il più in fretta possibile. La lancetta della benzina è sempre più in basso. Il Marco dice che ce la facciamo, ma ora anche il capo teme il blocco. All improvviso, laggiù alla rotonda, in mezzo ad un intrico di camion, come un miraggio nel deserto spunta l insegna di un distributore. Non lasciamoci prendere dall euforia, non acceleriamo! Polepole, ma con un grande sospiro di sollievo, riusciamo ad entrare nell area di servizio. Siamo salvi! Riprendiamo la strada di casa, più baldanzosi che mai, e adesso, scampato il pericolo, il caro Marco ammette Forse non ce l avremmo fatta. Arriviamo in Consolata poco prima delle 20. Dai, fate una doccia in fretta che stasera andiamo dai ragazzi di strada - ordina il capo. Ivana è in dubbio sull abbigliamento e si presenta al gruppo indossando un paio di scarpette squinzie con un grazioso fiocchetto. Ma dove credi di andare? - le chiediamo - Perché - fa lei - non sono belle? Cambiati subito quelle farfalline! - comanda il boss - è meglio se metti degli scarponcini. Mi piacevano così tanto - commenta Ivana un po delusa; rientra in stanza ed esce poco dopo con uno sportivissimo paio di scarpe da tennis. Così va bene - sentenzia il capo e si va a mangiare. Una pizza veloce e poi subito a cercare gli street s boys per offrire loro la cena: non li avevamo avvisati e ne incontriamo solo una trentina. Lo snack bar è lo stesso dello scorso anno, ma il gestore è nuovo: non fa entrare i ragazzi nel locale e siamo costretti a distribuire il pasto sul marciapiede. Rientriamo verso le 23. Anche oggi è stata una lunga giornata. Domani inizia una settimana di fuoco con troppe cose da fare e poco tempo per realizzarle. Il capo ha detto che possiamo fare colazione qui alle 7,30, ma alle 8 in punto dobbiamo essere pronti a partire. Ivana, per favore, mi svegli alle 7? e lei: Ho il telefono con la suoneria incorporata, hakuna matata (solo due giorni ed è già perfettamente inserita nell ambiente) LUNEDI 8.2. E ora di alzarsi, sono le 7. Ivana è già in piedi, più in forma che mai. Io invece ho ancora sonno, guardo il mio orologio che segna le 4 e 10; calcolando le 2 ore di differenza, dovrebbero essere le 6 e 10; Ma Ivana, io faccio le 6 e 10! No, no, sei ferma. Ho regolato il telefonino sull ora di qua, è giusto il mio!. Mi fido e metto a posto l orologio; attraverso il solito percorso ad ostacoli ed entro in bagno; in men che non si dica sono pronta per la colazione. Vai pure avanti - mi dice - sistemo alcune cose ed arrivo subito. In mensa è ancora tutto spento e non c è nessuno. Mi raggiunge il cuoco: Preparo subito il latte, tornate per cena? Tutti? Of course! Seven people (tanto per darmi delle arie ). Mangio da sola e poi, piano piano, arrivano Marco e Giancarlo e più tardi Achille. Guardo l ora, sono le 8 meno 5 e del capo nemmeno l ombra. Ma non dovevamo partire alle 8 in punto? Perché ti agiti - mi chiede Marco - sono appena le 7 e un quarto! Le 7 e un quarto? Sei sicuro? Ivana mi ha svegliato un ora prima del previsto. Eccola che arriva; è un po trafelata perché crede di essere in ritardo. Tranquilla, il capo ancora non c è. Meno male, questa volta è lui in ritardo! Le spiego che siamo tutti in anticipo, io più di tutti, grazie al suo telefonino regolato giusto! Si scusa, dice che l inserimento della carta keniana deve aver resettato l impostazione precedente sarà come dice lei, ma domani chi mi sveglia all ora esatta? Aspettiamo il boss e la first lady (che comunque arrivano in ritardo) e poi tutti sul nuovo mezzo, destinazione Kahawa West. Il capo ha restituito il matatu e noleggiato per tutta la settimana un autovettura Toyota, modello Condor, che da noi non abbiamo mai visto, spaziosa e funzionante. I posti a bordo sono liberi, tranne il centrale in fondo che è riservato ad Ivana; per quello vicino al capo, si farà a turno, visto che io, in Kenya, non ho mal di schiena. Poco dopo il centro, imbocchiamo la strada nuova, non ancora completata, ma - a dire del boss - più scorrevole e quindi più veloce. A Kahawa ci accolgono suor Paola (responsabile della scuola e dei tre asili ad essa collegati, Kamae, Soweto e Bambazuko) e suor Maria Antonietta (responsabile del dispensario) con le altre sorelle; sono felici di vederci e già stabiliscono che per i pranzi saremo ospiti loro. Hanno anche previsto i compiti per noi ragazze (sicuramente concertati con il capo, perché non si muove

10 10 foglia che il capo non voglia! ): Ivana ed Adri affiancheranno suor Anastasia, l assistente sociale del dispensario, nelle visite alle famiglie, sia presso l ambulatorio che nelle case, mentre io (che a scuola ho sempre copiato i temi di matematica dalla mia amica Wanda Martini), dovrò occuparmi della parte contabile, cioè spulciare tutte le fatture e le pezze d appoggio di scuola, asili e dispensario, per documentare con esattezza il denaro che l associazione ha investito nei vari progetti; le suore sono molto precise ed ordinate ed il lavoro non è, dunque, particolarmente oneroso. L unico aspetto negativo è che sono sempre in casa, mentre gli altri, fuori, si abbronzano. Questa mattina comincio con i conti della scuola, la parte più consistente: per ogni evenienza suor Paola mi consegna le chiavi dell ufficio a fianco al suo e della stanza della fotocopiatrice e, ormai, mi muovo come se fossi sempre stata qui. I ragazzi sono tutti a Kamae, dove nell autunno scorso è stato inaugurato il nuovo asilo, finanziato anche dalla Regione, dalla Cassa Rurale di Ledro e dalla Cassa Rurale Adamello-Brenta. Il programma prevede la costruzione esterna di una piccola cucina a ridosso dell attuale locale adibito parte a mensa e parte a cucina, per consentire l ampliamento della sala mensa, divenuta troppo piccola a causa dell alto numero di nuovi iscritti. Il capo ha previsto che per la presenza di quattro dei nostri e con qualche lavoratore locale si possa portare a termine il lavoro pur nel poco tempo a disposizione. L attuale asilo di Kamae (interno) L attuale asilo di Kamae (esterno) In primo piano il locale adibito a cucina, In evidenza l area destinata alla costruzione in secondo piano la mensa della nuova cucina Purtroppo, però, come spesso succede, si fanno i conti senza l oste: suor Paola ci fa notare una profonda crepa sul soffitto della mensa, frutto di una mescola con molta sabbia, poco cemento e per nulla armato. Grazie al suo buon senso ed al suo passato di architetto, non ha mai occupato la stanza di sopra - destinata a sala riunioni o ad aule - perché altrimenti sarebbe potuto succedere una strage, con il soffitto che cadeva sui bambini in mensa. Diventa, dunque, più urgente riparare il danno, mettendo in sicurezza il locale e consentire l uso della stanza soprastante. Tuttavia ci preme almeno iniziare la costruzione della nuova cucina e così Achille e Giancarlo vengono incaricati dei lavori all interno, mentre il boss con Marco si tiene l esterno. Si è già fatta l una e le sorelle ci aspettano a casa per il pranzo. Ci hanno preparato una gustosa pasta e poi verdure e frutta. Adri e Ivana raccontano della mattinata trascorsa al dispensario, mentre i ragazzi spiegano quali rischi hanno corso i bambini dell asilo. Io non ho niente da dire, perché i conti non interessano a nessuno, almeno in questa sede. Ci fosse Oscar... Dopo il caffè riprendiamo subito il lavoro, perché dobbiamo sfruttare al massimo le ore di luce; qui infatti viene buio appena cala il sole ed alle 17,30 non ci si vede più: le ragazze hanno il compito di insegnare l italiano alle novizie, i ragazzi vanno a Kamae, io in ufficio. Prima di tornare alla Consolata, facciamo un giro a vedere da vicino i campi sportivi inaugurati nell ottobre scorso. Sono davvero belli e, soprattutto, molto usati. Suor Paola ci spiega che da un

11 11 paio di mesi è iniziata la costruzione della nuova tangenziale di Nairobi che passa proprio lì accanto e che interessa l area utilizzata dalla scuola per le attività ginnico-sportive degli alunni. Se non ci fosse il centro sportivo che abbiamo realizzato l anno scorso, i bambini non avrebbero alcun posto per lo sport o per il gioco; è soddisfatta dell opera anche perché nessuna scuola del distretto è dotata di una tale attrezzatura e ciò ha dato alla Vendramini una qualificazione maggiore. E tardi e dobbiamo rientrare, anche perché vogliamo fare un giro dai ragazzi di strada. Arriviamo in Consolata in tempo per la cena, ma non siamo prenotati e così per noi non ce n è. Come, non siamo prenotati? Ho detto al cuoco che avremmo mangiato qui, che siamo in sette? Ah, ma il cuoco di questa mattina non è lo stesso di questa sera, bisogna prenotarsi scrivendo sul registro! Anche il registro, adesso! Quasi quasi, però, siamo contenti, abbiamo la scusa buona per farci una pizza al Mediterraneo. Un salto dai ragazzi di strada e poi... a nanna. MARTEDI 9.2. Ivana ha sistemato il telefonino e così, questa mattina, mi sveglia all ora giusta. Solito giro sulle montagne russe per raggiungere il bagno, colazione di corsa tutti insieme, registrazione per prenotare la cena stasera, rissa furibonda per decidere i posti in macchina e, finalmente, partiamo. Il programma per oggi prevede: ragazzi a Kamae, Ivana e Adri in giro per gli slums con suor Anastasia, io in ufficio per tradurre il preventivo per la costruzione dell ultimo lotto alla Vendramini: sembra niente, ma è un malloppino di una cinquantina di pagine. Serve al capo per il pomeriggio, perché abbiamo un incontro con i progettisti e vuole sapere di che cosa si parlerà. La prossima volta, caro boss, fai anche tu il corso pre-intermedio! Suor Paola è preoccupata per Marco che, questa mattina, ha lamentato un calo di zuccheri: prepara pane, salame e formaggio e mi dice che glielo vuole portare. Mi propongo di sostituirla nella consegna, un po perché so che ha molto da fare e un po perché ho voglia di fare un giro, u- scire fuori, fra gente che ti saluta anche se non ti conosce, galline e maiali pacificamente per strada, biciclette stracariche e motorette superlucide; ho voglia di sentire il caldo sole africano e anche di vedere a che punto sono i lavori all asilo. Suor Paola accetta subito e mi avvio con squisite cibarie per tutti. Poco distante dalla casa delle suore proseguono gli scavi per la nuova tangenziale: l appalto è in mano ai cinesi che stanno monopolizzando tutti i lavori in Kenya; si portano i loro operai e i loro tecnici, e la gente di qui non ne ha un gran vantaggio. Certo, la strada sta andando avanti velocemente: lavorano anche di notte e di domenica. Arrivo all asilo e Marco mi assicura che sta benone, tuttavia accoglie con gran piacere lo spuntino e, da bravo compagno di merende, lo divide con gli altri. Stanno facendo davvero un bel lavoro per sistemare le malefatte del costruttore: hanno puntellato la trave pericolante e predisposto lo spazio per collocarvi una colonna di acciaio che possa sostenerla; ora bisogna costruire una gabbia di ferro da inserire nella trave e questo è compito di Giancarlo che non parla mai, ci sente poco, ma lavora più di tutti. All esterno sono a buon punto le fondazioni, realizzate a mano da George & soci, i lavoratori che abbiamo assunto per questa settimana. Raccomando ai ragazzi di essere puntuali per il pranzo e rientro: devo finire il mio compito! Asilo di Kamae interno sala mensa esterno fondazioni

12 12 Ci ritroviamo tutti insieme a mangiare riso e peperoni dalle suore. Adri e Ivana hanno un sacco di cose da raccontare: hanno toccato con mano la miseria e la sofferenza, eppure riferiscono di serenità e speranza, hanno visto i segni della malattia e del degrado, eppure parlano di fiducia e coraggio. Hanno conosciuto un vecchietto di 60 anni, che sembra averne 90, da due anni costretto a letto per una malattia ai piedi: è venuto dal nord, abbandonando i suoi 5 figli, nella speranza che la medicina della città riuscisse a fermare la cancrena. Dopo anni di sofferenze, durante i quali è sopravvissuto grazie alla generosità dei vicini che gli portavano qualcosa da mangiare, finalmente un medico bianco lo ha aiutato ed ora - che sta meglio - può sognare il ritorno a casa, dalla sua famiglia. Aggiungono ancora che in una baracca vicina, dalla quale proveniva una musica accattivante che invitava a danzare, alcuni ragazzi avevano aperto una specie di Pronto Service : preparano cioè dei cibi pronti che la gente, impossibilitata a farsi da mangiare per impegni di lavoro o altro, acquista e porta a casa. La musica è un modo come un altro per attirare i clienti. Sono entusiaste dell esperienza che stanno vivendo e già organizzano con suor Anastasia il giro di domani; nel pomeriggio, infatti, sono impegnate con il corso di italiano. Dopo pranzo niente siesta, anche se Achille ci prova. Bisogna riprendere subito il lavoro: i ragazzi a Kamae, le ragazze a scuola, il capo ed io con suor Paola all incontro con i professionisti che si occupano della Vendramini. Achille riesce a dormire in qualunque situazione... L architetto, Monica Mwangi, e l ingegnere, Nathan Njenga, ci spiegano come funziona da loro: in pratica si firma un contratto che deve prevedere di tutto e di più ed in cui vengono dettagliatamente elencati i lavori da fare con relativo computo metrico. Ci illustrano le varie figure che seguiranno i lavori, i termini dell assicurazione e delle eventuali penalità, i doveri e i diritti di proponente e di appaltante, scadenze e proroghe, pagamenti e autorizzazioni. Ci sembrano persone serie e competenti ed il capo si trova a suo agio a parlare di solette e timpani, mattoni e calcestruzzo, pendenze e altimetrie. Anche Monica e Nathan discutono volentieri perchè hanno capito che il loro interlocutore è uno che sa il fatto suo. Non per niente è un capo! Ci salutiamo con un abbraccio e aggiorniamo la riunione a venerdì pomeriggio. Intanto dall asilo richiedono l intervento di suor Paola: non c è acqua e, dunque, non possono proseguire i lavori; una telefonata di qua, un breve colloquio di là ed il contrattempo è risolto. Il problema dell acqua da queste parti è davvero allarmante: dalla primavera scorsa fino a gennaio non è piovuto e la siccità ha creato disagi a non finire: la terra non produceva e gli animali morivano di sete, così mancava il cibo e le malattie proliferavano. Finalmente, il mese scorso è arrivata la pioggia e con la pioggia la speranza del raccolto, la rinnovata fiducia nel domani. Qui la gente festeggia quando il cielo è coperto, quando vede all orizzonte nuvoloni grigi. La mancanza di acqua non genera solo gravi situazioni sanitarie, ma provoca anche odiose manifestazioni malavitose: quest anno, vicino alla Vendramini, abbiamo notato una quotidiana lunga fila di donne intente a riempire d acqua secchi e taniche da portare via. Ci hanno spiegato che, recentemente, due ex impiegati comunali addetti all acquedotto hanno arbitrariamente chiuso i rubinetti di quella zona, presentandosi poi periodicamente con camion cisterna per venderla, a prezzi naturalmente maggiorati. Sia la scuola, che la casa delle suore, che il dispensario, che l asilo sono tutti provvisti di tank che raccolgono l acqua piovana o la pompano dai pozzi, in modo da assicurare una discreta provvista, anche se non sempre sono sufficienti per scongiurarne la mancanza. Prima di rientrare alla Consolata, suor Maria Antonietta ci chiede di salutare Andrea e Federica, due

13 13 giovani sposi italiani dell Associazione Comunità papa Giovanni XXIII, che da circa un anno vivono a Soweto. Li incontriamo alla casa delle suore e ci parlano dei loro problemi e delle loro difficoltà, ma anche della gioia e della riconoscenza che ricevono aiutando i poveri degli slums; è già buio e non si azzardano a tornare alla baraccopoli a piedi, benché non sia molto distante da qui. Li accompagniamo volentieri, stringendoci un po di più in macchina. Saluti e ripartiamo per Westlands. Volando sulle strade polverose e per niente illuminate, il nostro driver ci porta a casa in tempo per la cena; questa sera siamo in regola, ci siamo registrati. Mangiamo in fretta perché dobbiamo farci una doccia e poi partecipare ad un incontro che ci ha procurato p. Franco; in più io devo fare trasloco perché, essendosi liberata una stanza, posso spostarmi alla n. 60, lasciando un po più di spazio per Ivana. Adesso ognuna ha una camera per sé e non ci sono più ostacoli da scavalcare. Però mi svegli lo stesso, vero? Hakuna matata! Ho sempre paura di non svegliarmi in tempo, anche se quando mi chiama sono già in piedi da un po, ma sono più tranquilla se so che qualcuno mi sveglia e dormo meglio. Per la verità, considerando i precedenti, non dovrei fidarmi dell orologio di Ivana, ma come faccio a dirglielo... Verso le 21,30 ci riuniamo in una saletta vicina alla mensa dove incontriamo Beatrice, una ragazza calabrese responsabile dei progetti dell Istituto Missioni Consolata. Chiede la nostra collaborazione per poter accedere ad un bando della Provincia di Trento per progetti di cooperazione e sviluppo. Ci spiega che si tratta di riproporre un ciclo di incontri, da tenersi in località del centro.nord del Kenya, fra giovani di varie etnie, particolarmente interessati alle tematiche della pace, già sperimentato con successo lo scorso anno in collaborazione con i missionari comboniani. In previsione delle elezioni del 2012, per tentare di scongiurare il ripetersi dei terribili incidenti del periodo postelettorale, nel gennaio/febbraio 2008, si tenta di lavorare sui ragazzi per far maturare in loro un nuovo stile di vita, aperto alle differenze, disponibile, tollerante, volto alla pacifica convivenza. L idea è bella ed interessante, ma dobbiamo rispondere entro il 15 febbraio. Non possiamo decidere noi per tutti ed in così poco tempo, senza conoscere il progetto nel dettaglio. Beatrice comprende le nostre perplessità e ci salutiamo con l impegno di risentirci per una eventuale prossima collaborazione. Anche stasera è tardi. Domani si parte alle 7,00. Buonanotte. MERCOLEDI Niente colazione stamattina, perché la mensa apre alle 7,30 e noi dobbiamo partire alle 7,00. Ci siamo tutti, meno Ivana. Problemi col telefonino? No, perché mi ha svegliato all ora giusta. Ostacoli insormontabili in stanza? No, perché adesso è da sola. Dobbiamo preoccuparci? No, eccola che arriva. Naturalmente il capo si arrabbia e sotto sotto la first lady è quasi contenta perché il consorte ha qualcun altro su cui scaricare le sue paturnie; infatti, ogni tanto se la prende con me, un altra volta con i ragazzi, altre ancora con Ivana, lasciando Adriana finalmente un po in pace. Bisogna dire, però, che gli passa in fretta, sarà che si concentra sulla guida, sarà che l Africa gli fa bene, fatto sta che dopo qualche minuto di filippiche riprende il suo solito umore allegro e spensierato Va di fretta, naturalmente, perché siamo in ritardo, e imbocca la strada vecchia perché forse, a quest ora, è meno trafficata. Può darsi, ma guarda quanti matatu.. guarda il matatu.. il matatu davanti!!! boing! Cosa è successo? chiede Achille dal fondo; Giancarlo non commenta perché è un po sordo e non ha sentito niente. Abbiamo tamponato. Eh, prima o poi doveva succedere Ci fermiamo, si fermano anche gli altri, tutti in mezzo alla strada, così blocchiamo il traffico. Dal mezzo urtato scendono tre tipi che guardano il pullmino: in effetti non ci sembra si sia danneggiato. Per sicurezza noi restiamo in auto e aspettiamo gli eventi; noi ragazze ci rivolgiamo un cenno d intesa: vi immaginate cosa sarebbe successo se alla guida ci fosse stata una di noi? Per sicurezza rimaniamo in silenzio. I tipi guardano verso di noi, allargano le braccia, risalgono e se ne vanno via. Diavolo di un capo, gli è andata di lusso questa volta! Ripartiamo, festosi e giulivi, ma - chissà come mai - ad una andatura da turisti per caso. A Kahawa ci accoglie un abbondante colazione, ideale per recuperare dall incidente e per iniziare la

14 14 giornata lavorativa nel migliore dei modi. Il programma è sempre quello: i ragazzi a Kamae, Ivana e la first lady con suor Anastasia, io a fare i conti; è il turno del dispensario e suor Maria Antonietta mi porta tutta la documentazione. Oggi pranziamo un po prima (fagioli superbuoni), perché verso le 14,00 è previsto un momento comunitario sul campo dove i bambini della scuola ci hanno preparato una festa ginnico-sportiva. Il direttore introduce la manifestazione ringraziandoci per la struttura, ribadendo che - per via della nuova tangenziale - se non ci fossero questi campi i ragazzi non saprebbero dove allenarsi e giocare. Il capo porta il saluto dell associazione e di tutti i nostri sostenitori e ringrazia, a sua volta, Mimmo che ha avuto la felice intuizione di acquistare il terreno e che con Carlo Curzel - attraverso l asta di opere d arte - ha procurato i fondi per la realizzazione del progetto. I bambini si divertono un mondo con giochi, gare sportive, canti e balli e noi buttiamo lì l idea di una partita di calcio in notturna per inaugurare la struttura. Ma è ora di tornare al lavoro: andiamo tutti a Kamae, i ragazzi per lavorare, noi ragazze, con suor Paola, per vedere. Soddisfatte per i progressi, rientriamo. Adri e Ivana si fermano alla casa delle suore per il corso di italiano, io vado alla Vendramini per finire i conti. asilo di Kamae - interno asilo di Kamae - interno asilo di Kamae - interno la gabbia in ferro la gabbia in ferro palo di sostegno in acciaio

15 15 E già buio, anche se sono solo le 18,30, quando ripartiamo per Westlands. Con noi c è anche Dario, ospite di p. Cometto, al quale diamo un passaggio visto che siamo di strada. Prendiamo la nuova o rifacciamo quella vecchia? Vedi tu, sei tu l autista, fai quello che vuoi Tanto lo fa lo stesso Prendo quella nuova, facciamo prima. Incontriamo mille deviazioni, lunghi tratti di strada bianca, polverosa e trafficatissima: ad un certo punto c è un segnale, single line, che per tutti significa una sola corsia. C è qualcosa che non funziona con l inglese, o forse qui non conoscono l inglese, perché ci ritroviamo in mezzo ad altre 5 file parallele di auto e camion, altro che single! e in più abbiamo matatu che arrivano in senso opposto, del tutto in contromano. Siamo avvolti dalla nebbia di sabbia rossa che investe la nostra e le altre macchine: Marco non sa più che istruzioni dare, Achille se la ride, Ivana non ci può credere, la first lady non parla per non indispettire il driver, Giancarlo, affettuosamente chiamato Trombetta (per via dell amplifon), guarda fuori e non parla, ma pensa chissà se prima o poi qualcuno non ci viene addosso polvere e traffico a Nairobi Siamo fortunati perchè, secondo Achille, il nostro capo ha intorno un reggimento di angeli custodi. Per ringraziare dello scampato pericolo, decidiamo di fermarci ad un Nakumatt (la catena di supermercati) per fare un po di spesa: abbiamo ancora un po di soldi nella cassa comune che I- vana custodisce come se fosse Fort Knox. Compriamo caramelle per i bambini, carta igienica, frutta e acqua per noi; pensiamo anche alle suore, che stanno ospitando 7 persone 7 per i pranzi e qualche colazione, e prendiamo un po di pasta, olio, pane, latte e generi vari. Alla Consolata troviamo p. Franco che ha deciso di portarci a cena in un ristorante indiano. Qualcuno è perplesso circa la scelta etnica: i cibi piccanti mi fanno star male, ma siamo sicuri che si mangia bene?, perché non andiamo al Mediterraneo?. Altri invece sono entusiasti dell idea. P.Franco non ascolta nessuno e fa quello che vuole, come al solito. Marco, uno di quelli che preferiscono la pizza allo stufato di agnello con peperoncino e yogurt, si preoccupa di andare a prendere p. Antonio Bianchi: almeno posso parlare della Juve con qualcuno! Si, tirati su parlandone, perché siamo messi davvero male. Ma risorgeremo, se ne esce il nostro Antonio, e se lo dice lui, che di queste cose se ne intende Non c è tempo, una doccia veloce e poi tutti in macchina, destinazione ristorante indiano. Anche qui tutti conoscono p. Franco e ci servono specialità calde e fredde, salsine strane e ancor più strani intrugli. Tutto buonissimo, però, anche per gli scettici, Marco compreso. E tardi ma siamo curiosi di sapere dalle ragazze come è andata nel giro degli slums: anche oggi esperienze incredibili. Hanno visto addirittura una distilleria clandestina, dove viene prodotta una sorta di grappa mescolando alcol puro, acqua sporca e non si sa cos altro, in un rudimentale alambicco costituito da pezzi di metallo recuperati ed un bidone dell Agip Petroli. Ciò che ne esce è qualcosa di molto dannoso per la salute, brucia il cervello. Lo Stato ne ha vietato la produzione e la vendita, ma chi ne fa uso è disposto a tutto pur di averlo, anche a delinquere o prostituirsi. L attrezzatura è protetta da una recinzione in muro che la divide da altre povere baracche. In una di queste, una donna di mezza età voleva offrire loro del te, ma le nostre hanno rifiutato gentilmente con la falsa scusa di un fastidioso mal di gola Ivana e lancinanti dolori allo stomaco la first lady. E invece il te vi avrebbe fatto bene! In un altra casupola, sporca e disordinata, hanno incon-

16 16 trato una ragazza alcolizzata, madre di due figli, che rientra tardi la notte, ubriaca, quando i bambini si sono già addormentati e senza aver cenato. Fortunatamente i bimbi frequentano l asilo e la scuola e così, oltre all istruzione, possono godere di colazione, pranzo e merenda, senza contare il supporto psicologico e materno delle insegnanti. Suor Anastasia si è molto arrabbiata con la ragazza per la sua condotta. Adri e Ivana ci spiegano che la religiosa è molto stimata negli slums forse anche perché lei stessa è rispettosa della privacy di ognuno: prima di entrare nella baracca si annuncia ed avvisa che con lei ci sono due rappresentanti di Africa Rafki, peraltro ben conosciuta dalla gente del posto. Le case che hanno visitato sono quasi tutte uguali: 4 mt. x 4 metri di paglia, fango e cartone con pavimento in terra battuta, a volte una panca in legno con sopra un cuscino, a volte qualche sgabello o, al massimo delle possibilità, una poltrona o un divano, un tavolo basso, raramente una vetrinetta e soprattutto tanti quadri, di santi, del Sacro Cuore, della Madonna, di personaggi dello spettacolo e dello sport e di belle case; addirittura in una c era un grande poster della Casa Bianca. Un particolare che hanno evidenziato e, diciamolo pure, sorprendente, è che all interno non c è cattivo odore né caldo: mentre fuori si cammina fra scoli fognari a cielo aperto alla temperatura di 35/38, dentro nessuna puzza e non si suda. In un altra capanna hanno contato fino a 25 persone: nonne, mamme e bambini, tutti affetti da Aids. Suor Anastasia si preoccupa che prendano regolarmente le medicine. Non c è tristezza, nonostante la malattia e la miseria; invece salutando con gioia, grati della visita, benedicono gli ospiti prima che escano di casa. Come ha fatto, ad esempio, un anziana kikuyu che, seguendo un rituale tipico della sua etnia, ha aperto il bordo del vestito e vi ha soffiato dentro recitando una preghiera. Le nostre due inviate speciali sottolineano il grande senso di ospitalità di questa gente che, pur nella miseria, non esita ad offrirti quello che ha con gentilezza e cortesia, riconoscenti per la visita e l interessamento. Questa sera rientriamo ancor più tardi del solito. Domani si parte prima, ha detto il capo, e noi, povera truppa, dobbiamo solo obbedire. Buonanotte. GIOVEDI Sveglia alle 6,30 perché prima si parte meglio è. Niente colazione, tanto ci aspettano le suore. La first lady non è della compagnia oggi: si ferma a Westlands con p. Franco; ci raggiungerà più tardi, verso mezzogiorno, o l una, o le due Visto che c è un po di posto carichiamo un altro borsone da lasciare a Kahawa. E l ultimo - annuncia Achille. Anche oggi i ragazzi andranno a Kamae, questa volta con Ivana che - rimasta sola - ha il compito di far visita all asilo e distribuire le caramelle ai bambini. Io, come al solito, sarò alle prese con i conti. Alle 10,30 abbiamo un incontro con il Bethanya Group, un centinaio circa di persone affette da Aids che fanno capo al dispensario per le terapie. Noi interveniamo, così come per l altro gruppo, Oasis of Hope, per supportare l acquisto di alimentari e generi di prima necessità, di farmaci e per gli eventuali ricoveri ospedalieri. Il capo è impegnato a Kamae e incarica me, con Achille ed Ivana, di rappresentarlo. Il meeting è organizzato da suor Anastasia che ci invita a presentarci al folto pubblico: I am Ivana, applauso, my name is Maria, (tanto per cambiare, per far capire che finalmente abbiamo imparato qualcosa), applauso, I am Achille e tutti giù a ridere di gusto. Era successa la stessa cosa ad Archer s Post, durante la Messa, quando p. Joshua aveva voluto che salutassimo la gente dichiarando il nostro nome, ed anche ieri, al campo, davanti a tutti i ragazzini, my name is Achille e tutti a ridere. Forse qui Achille ha un significato particolare o forse è il tono, chissà più tardi chiederemo a suor Paola, ora dobbiamo parlare di cose serie. Sono presenti quasi tutti e molti ricordano l incontro dello scorso anno e ci sono riconoscenti perché - grazie alle cure ed al cibo - si sentono tutti molto meglio. In accordo con suor Anastasia e suor Maria Antonietta, proponiamo loro una diversificazione del nostro intervento, ad esempio attraverso il prestito del denaro necessario per avviare un attività, in modo da rendersi piano piano autosufficienti; spieghiamo che la somma - da restituire nel tempo - verrebbe calcolata sulla base di un budget e di un programma che loro stessi dovrebbero presentarci. Abbiamo comunque ribadito che potranno sempre contare sul nostro supporto per la fornitura di

17 17 medicine e cure, ivi compresi i ricoveri ospedalieri. Il tentativo è quello di spronarli, ora che hanno le forze per farlo, a riprendersi la loro vita, pur nella consapevolezza di dover convivere con la malattia. E la risposta è stata davvero sorprendente: tutti si sono entusiasmati, chiedendo per quale tipo di attività avremmo potuto aiutarli, come avrebbero dovuto formalizzare la richiesta, interessandosi dei dettagli, approvando il suggerimento del prestito, compiaciuti all idea di avere - nonostante il male - ancora una possibilità. Siamo soddisfatti dell incontro e suor Anastasia più di tutti perché dice di aver visto nel gruppo una grande disponibilità a darsi da fare. suor Anastasia con il Bethanya Group Achille con un piccolo del Bethanya Verso le 13,00 torniamo alla casa delle suore dove troviamo Adriana, già arrivata, nonostante p. Franco. Ci racconta di essere andata in un cimitero appena fuori Nairobi per portare un saluto al piccolo Daniel, il bambino che ha conosciuto dieci anni fa, morto di Aids, il cui sguardo è diventato il logo di Africa Rafiki. A pranzo mangiamo tortellini in onore di Achille, che ancora non sa perché tutti ridono se sentono il suo nome. Suor Paola ci assicura che non c è alcuna strana accezione, ma quando le diciamo che, per gli amici, lui è semplicemente Achi, ci spiega che in swahili haki significa giustizia e ciò basta per farlo lievitare. Non ancora contento, aggiunge che ha un secondo nome, Modesto, che le suore traducono con Mik. E deciso, da ora si chiamerà Achi, per gli amici, e Mik per i più intimi. Oggi non pretende di fare la siesta dopo il pranzo, è ampiamente appagato dai chiarimenti sul suo nome e non ha più niente da chiedere. Come se non bastasse, suor Paola aggiunge un carico da undici: ci riferisce di aver saputo che la nuova tangenziale in costruzione lì vicino ha già un nome, Achille s road. Pensiamo che ci stia prendendo in giro, ma la notizia è confermata da suor Maria Antonietta che è persona assolutamente affidabile. Ci mancava solo che avesse intitolata una superstrada! Adesso chi lo regge più I lavori sulla Achille s road Si ritorna al lavoro, con l impegno di ritrovarsi al dispensario alle 15,30 perché c è l incontro con l altro gruppo di malati di Aids, l Oasis of Hope, meno numeroso dell altro. Questa volta il capo è presente ed ha voluto al suo fianco la consorte, Ivana e me. Achi vada pure a Kamae, a tirare su il muro della nuova cucina assieme agli altri. Ripetiamo più o meno il discorso presentato al Bethanya ed anche qui c è condivisione e grande speranza per il futuro. Suor Anastasia è felice e ci ringrazia; è convinta che il suo lavoro - da oggi in poi - sarà meno difficoltoso. Tutti hanno capito e sono consapevoli che non si può subire

18 18 passivamente la malattia che li ha colpiti ma ora che ne hanno la possibilità, devono risollevarsi, rimboccarsi le maniche e guardare con ottimismo al domani. Salutiamo tutti perché ci aspetta un altro incontro: dobbiamo trovarci con suor Paola e suor Maria Antonietta per discutere sulle cose da fare. il gruppo Oasis of Hope Alle 17,00 siamo alla casa delle suore dove valutiamo insieme la situazione: suor Paola ci mostra con orgoglio gli ottimi risultati scolastici dei sette ragazzi meritevoli che abbiamo adottato lo scorso anno, affermando che sono bravissimi; per questo ci chiede di permettere loro di proseguire negli studi finanziandoli anche per il 2010 e, se possibile, di intraprendere un percorso nuovo, simile al precedente, per altri 8 ragazzi (4 maschi e 4 femmine), individuati fra i più bravi come rendimento scolastico ma anche più sfortunati per situazioni famigliari. Confermiamo il nostro impegno per i 7 e lo promettiamo per gli 8, certi che il direttivo non possa che essere d accordo. Discutiamo poi dell ultimo lotto della scuola, sottolineando che rappresenta un grande impegno per il nostro bilancio, anche se ci rendiamo conto che si tratta di un intervento assolutamente necessario: l attuale cucina si riduce ad una baracca di 4 mt. x 2, mentre la mensa è il prato antistante. Dalla Vendramini partono anche i pasti per i tre asili, dove arrivano con un carretto. l attuale cucina l attuale mensa i primi scavi per il quarto lotto Se consideriamo che, in totale, saranno più di mille i bambini che potranno usufruire della nuova struttura, si capisce bene come può ritenersi indispensabile un opera di questo tipo. Assicuriamo che ci dedicheremo con tutte le nostre forze al reperimento della somma per la quale ci siamo impegnati, che ammonta a circa , parte della quale è già in cassa. Suor Maria Antonietta, da parte sua, ci spiega che non è stata stipulata l assicurazione di cui ci aveva parlato lo scorso anno perché, da un esame più approfondito, è risultata non soddisfacente; più consona sarebbe invece una governativa che costerebbe 20 annui a persona. Aggiunge, però, che da quando mangiano regolarmente si è di molto abbassata la percentuale di colore che hanno bisogno di ricovero.

19 19 Decidiamo allora che si farà una stima di quanti ricoveri all anno vengono effettuati e poi si valuterà se vale la pena stipulare l assicurazione per tutti o solo per quelli che di volta in volta vengono ricoverati. La religiosa ribadisce che grazie alla regolarità delle terapie e la buona alimentazione tutti hanno compiuto grandi progressi sia dal punto di vista strettamente fisico che da quello psicologico: infatti, sono e si sentono più forti e guardano al domani con rinnovata fiducia. Ciò li porta ad essere più propositivi, meglio disposti nei confronti di se stessi e degli altri, aperti alla collaborazione ed all impegno. Ci sentiamo gratificati dalle parole di suor Maria Antonietta, perché l aiuto che diamo a queste persone permette loro di sopportare la malattia e non farsene schiacciare. Il passo ulteriore sarà quello di offrire la possibilità di un lavoro, perché possano riacquistare dignità ed autosufficienza. E ora di tornare alla Consolata, ma prima di partire proponiamo alle sisters di partecipare ad una partita di calcio che intendiamo organizzare domani sera per festeggiare il completamento del centro sportivo. Accettano, chiedendo di coinvolgere anche il direttore e gli insegnanti della scuola. Siamo d accordo e stabiliamo il programma: ore 18,00 Messa di ringraziamento, ore 18,45 incontro di calcio fra due squadre miste composte da Africa Rafiki, suore elisabettiane, padri della Consolata e personale docente della Vendramini, ore 20,00 pizza, che le suore vogliono si consumi a casa loro. Rientriamo e, sulla strada del ritorno, decidiamo di fermarci a mangiare e prenotare le pizze per domani sera. Percorriamo la strada vecchia, perché è tardi e non c è traffico. Il capo fa anche da cicerone per i nuovi del gruppo: adesso arriviamo nella zona delle ambasciate, guardate che ville, che giardini. Quella lì è la residenza dell ambasciatore del Brasile, quella lì è della Bulgaria, quella. e quella del Kenya? - chiede uno che proprio nuovo non è - Come, quella del Kenya. Siamo in Kenya, non c è l ambasciata del Kenya in Kenya! Si, va bene, però, d accordo, ma io intendevo... Guarda, lascia perdere, sei stanco, mettiti tranquillo. Ecco cosa succede a stare lontani dallo stress quotidiano della nostra vita, a non avere il cellulare incollato all orecchio per sedici ore al giorno, a non dover combattere con orari, clienti insopportabili, dipendenti maldestri, colleghi incompetenti si va in confusione, si resta disorientati. Per fortuna, però, abbiamo un capo che ci riporta alla realtà: Achi, racconta come è andata con lo scalda uova. Bisogna sapere che Mik ha preso a cuore una richiesta di p. Evaristo, il vice parroco di Kahawa West, che aveva espresso il desiderio di metter su un allevamento di polli, ma aveva il problema della cova. Detto fatto: il nostro è andato a cercare uno scaldauova, praticamente una piccola incubatrice, deciso a portarglielo giù. Come farai con la dogana?, Dove lo metti, è ingombrante! - avevano obiettato gli amici - Hakuna matata (swahili, ancora prima di partire), lo smonto e lo tengo come bagaglio a mano. Voglio proprio vederti all aeroporto, col tuo inglese fai da te Ma il prode Achi ha passato ogni controllo senza alcun ostacolo ed ha portato a destinazione il marchingegno. P. Evaristo è stato contento, glielo ho consegnato a posto e gli ho spiegato come funziona. Mi ha ringraziato. E volevo ben vedere... Intanto siamo arrivati alla Consolata e dell ambasciata del Kenya nessuna traccia. Subito a dormire! - ordina il capo - domani c è da lavorare e poi la partita, dobbiamo essere in forma per non fare troppa brutta figura. Che si può fare? Si obbedisce. Buonanotte. VENERDI Sveglia alle 6,30 e partenza immediata, senza colazione. Il traffico è scorrevole sulla strada nuova ed arriviamo dalle sisters che ancora sono in cappella per le preghiere del mattino. Ci raggiungono subito ed in casa troviamo pronta una abbondante colazione. I ragazzi se ne vanno a Kamae, Adri e Ivana in giro per gli slums con suor Anastasia ed io mi fermo alla Vendramini con suor Paola. Oggi a pranzo cucina keniana; le suore ci comunicano che tutti gli insegnanti, direttore compreso, sono entusiasti di partecipare, ma non possono fermarsi a cena. Pazienza, telefoniamo a p.franco, che come al solito è in giro, perché si ricordi di passare dal Mediterraneo, prima di venire a Kahawa, a ritirare le pizze che abbiamo prenotato ieri sera. Ne deve prendere solo 23 perché il personale della Vendramini non mangia con noi. Adri e Ivana intanto ci riferiscono della loro visita a Soweto, lo slum poco distante dove p. Franco ha fatto installare un po qua e un po là dei pali della luce. Questa soluzione ha contribuito a diminuire notevolmente gli episodi di violenza, permette ai ragazzini di fare i compiti anche di sera ed è occasione di ritrovo per i giovani.

20 20 Nelle vicinanze, un laghetto immerso nel verde sembra rappresentare dal vivo la classica iconografia dell Africa. In realtà, ci spiegano, è una vera e propria discarica dove conferiscono le fabbriche della zona, naturalmente in totale spregio di ogni elementare norma igienica; ma non solo: le donne che a- bortiscono vi gettano i feti ed i disperati vi si suicidano. Proprio un bel posticino! Alle 15,00 il capo si presenta nel mio ufficio alla Vendramini per il meeting con Monica e Nathan; arriva anche suor Paola e rivediamo nel dettaglio il progetto: si tratta di un lavoro importante e costoso e le suore non hanno altri finanziatori oltre a noi; d altra parte, noi non siamo in grado oggi di sopportare l intero impegno economico e così decidiamo di portare la struttura fino al tetto con le opere indispensabili, lasciando le rifiniture ad un secondo momento. Nel frattempo vedremo di trovare le risorse necessarie per completare la costruzione. I professionisti si dichiarano soddisfatti dell incontro e, prima di salutarci, proponiamo loro di venire con noi a Kamae per vedere i lavori all asilo. Accettano volentieri. Sul posto, si congratulano per le soluzioni adottate, confessando di essere stupiti di come siamo riusciti a risolvere il problema della trave così bene ed in così poco tempo. Asilo di Kamae - esterno i lavori per la nuova cucina Asilo di Kamae - esterno il capo con Monica e Nathan Sono le 16,30 e, come promesso, rientriamo alla casa delle suore per la Messa.. Alle 19,00 ci prepariamo per la partita. Sul campo, perfettamente illuminato, ci sono già il direttore e gli insegnanti; ci comunicano che non si faranno due squadre miste, ma l incontro sarà Africa Rafiki (comprese le suore ed i padri) contro Vendramini. Azzardiamo un Non vale, voi siete tutti giovani ed allenati e, soprattutto, quasi tutti maschi, ma sono irremovibili e così non ci resta che accettare. Io, per il mio passato, vorrei giocare, ma il capo me lo impedisce, Tu no, hai mal di schiena! Fa l arbitro! E lui che comanda Stabiliamo le regole: squadre da cinque più il portiere (perché il campo è piccolo), due tempi di 35 minuti ciascuno (perché c è gente di una certa età), cambi liberi (per la ragione di prima). Anche per la figura dell arbitro ci potrà essere alternanza. Noi partiamo con Giancarlo in porta, Achi, Marco, suor Teresa, Caroline (la novizia insegnante di ginnastica) e p. Franco. La partita non è ancora iniziata e già perdiamo per tre a zero. Temo una disfatta colossale, ma ecco che l arbitro (e non sono io) decreta un calcio di rigore a nostro favore per un evidentissimo fallo in area. Tira Marco e segna. Loro però riprendono in mano il gioco e fanno un altro gol: quattro a uno. Finisce il primo tempo e mi pare che le cose si mettano male; Sergio rischia l infarto, Giancarlo non ce la fa più, Marco ha mal di ginocchio, Achi non ne prende una, p. Evaristo se la cava bene ma è poco servito, p. James non gioca che pochi minuti e poi va via per un impegno, le suore ci mettono tantissima buona volontà, ma gli avversari sono più squadra; del nostro gruppo solo Caroline e p. Franco sembrano avere una marcia in più. Secondo tempo: gli insegnanti si sentono già la vittoria in tasca e, invece, con p. Evaristo facciamo quattro a due. Poi loro cinque a due, noi cinque a tre, loro sei a tre. Siamo alla frutta, ma la speranza è l ultima a morire e poi adesso l arbitro sono io. P. Franco segna e poi segna ancora p. Evaristo, siamo sei a cinque e si gioca fino a quando non segniamo un altro gol. Sono tutti molto stanchi ed ho paura che qualcuno si

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