AESI ASSOCIAZIONE EUROPEA DI STUDI INTERNAZIONALI. Con la partecipazione :

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1 AESI ASSOCIAZIONE EUROPEA DI STUDI INTERNAZIONALI Con la partecipazione : PARLAMENTO EUROPEO COMMISSIONE EUROPEA MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI Ufficio per l Italia Rappresentanza in Italia Istituto Diplomatico SEMINARI DI STUDI EUROPEI PREPARATORI ALLE CARRIERE INTERNAZIONALI E COMUNITARIE L UNIONE EUROPEA PER LA PROMOZIONE DELLA PACE E DELLA SOLIDARIETÀ GLOBALE ANNO ACCADEMICO 2007/ Maggio 2008 COOPERAZIONE ECONOMICA ED ENERGETICA Ufficio in Italia del Parlamento Europeo Rappresentanza della Commissione Europea in Italia Via Quattro Novembre, 149 ore 16:00 Introduzione : Amb. Enrico Pietromarchi Presidente On. AESI Interventi : Dott. Silvio Gonzato Commissione Affari Esteri Parlamento Europeo Amb. Alexey Meshkov Ambasciatore della Federazione Russa in Italia Amb. Guido Lenzi Consigliere Diplomatico Ministro degli Interni e Comitato Scientifico AESI Dott. Giuseppe De Lucia Lumeno Segretario Generale dell Associazione Nazionale fra le Banche Popolari Prof. Giovanni Somogyi Ordinario di Politica Economica Università La Sapienza di Roma Dott. Alessandro Ortis Presidente dell Authority per l Energia Modera : Dott. Filippo Candela e Dott. Emiliano Stornelli Direzione AESI

2 I relatori Dott. GIUSEPPE DE LUCIA LUMENO Segretario Generale dell Associazione Nazionale fra le Banche Popolari. Autore del libro Alla mensa di Lazzaro (Edicred, Roma, 2007). Dott. SILVIO GONZATO Funzionario della Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo Amb. GUIDO LENZI - Dal 2005 è Consigliere Diplomatico del Ministro dell Interno. Tra gli incarichi ricoperti nel corso della carriera, dopo aver prestato servizio presso la Direzione Generale delle Relazioni Culturali, dal 1968 al 1972 è Secondo Segretario a Algeri e Console a Losanna. Rientrato a Roma, dal 1972 al 1973 è alla Direzione Generale degli Affari Politici. Dal 1973 al 1976 è Capo Segreteria della stessa Direzione Generale. Dal 1976 al 1980 è Consigliere a Londra. Dal 1980 al 1983 è Primo Consigliere a Mosca. Rientrato al Ministero, dal 1983 al 1987 è Capo dell Ufficio NATO della Direzione Generale degli Affari Politici. Nel 1987 viene nominato Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario di 2a classe. Dal 1987 al 1989 viene posto fuori ruolo per prestare servizio presso il Ministero della Difesa. Dal 1989 al 1993 è Ministro Consigliere alla Rappresentanza Permanente d Italia presso l ONU in New York. Rientrato a Roma, dal 1993 al 1994 presta servizio presso il Gabinetto dell On. Ministro con funzioni vicarie del Capo di Gabinetto. Nel 1994 è comandato presso il Senato della Repubblica quale diretto collaboratore del Presidente del Senato per le questioni internazionali. Nel 1995 è alle dirette dipendenze del Direttore Generale degli Affari Politici. Nello stesso anno viene posto fuori ruolo per prestare servizio presso l UEO con l incarico di Direttore dell Istituto Studi per la Sicurezza. Nel 1998 viene nominato Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario di 1a classe. Nel 2000 è nominato Capo della Rappresentanza permanente dell Italia presso l Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa in Vienna. Dott. ALESSANDRO ORTIS - Presidente dell Autorità per l energia elettrica e il gas dal dicembre Dopo aver frequentato la Scuola Militare Nunziatella di Napoli, si è laureato in ingegneria nucleare al Politecnico di Milano e diplomato alla Scuola di Direzione Aziendale dell Università Bocconi. Ha ricoperto ruoli dirigenziali in aziende pubbliche e private: Gruppo Zanussi, Gruppo Pirelli, Gruppo ENI, Ispredil ANCE, Serono, Tecnofarmaci. Successivamente è stato Vice Presidente dell ENEL; Presidente di EURELECTRIC (l Associazione delle aziende elettriche europee); Docente di organizzazione e gestione aziendale; Presidente del gruppo di esperti per il settore elettrico dell AIE (Agenzia Internazionale dell Energia). Più recentemente è stato Direttore Generale per l Energia e le Risorse Minerarie al Ministero Attività Produttive; Presidente della CCSE (Cassa Conguaglio per il Settore Elettrico); Membro del Governing Board dell AIE, del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, della Commissione tecnico-scientifica del Dipartimento della Protezione Civile e del Comitato scientifico della Sogin. Amb. ALEXEI YURYEVICH MESHKOV - Dal febbraio 2004 Ambasciatore della Federazione russa in Italia. Dal 1981 al 1986: addetto e terzo segretario dell Ambasciata URSS in Spagna; : terzo, secondo, primo segretario e capo dipartimento del Dipartimento per la Cooperazione Scientifica e Tecnologica del Ministero degli Affari Esteri dell URSS; : primo segretario e consigliere dell Ambasciata della Federazione russa in Spagna; : Vice Direttore del Dipartimento per la Cooperazione Europea del Ministero degli Affari Esteri della Federazione russa; , Direttore del Dipartimento di Pianificazione di Politica Estera del Ministero degli Affari Esteri della Federazione russa; : Vice Ministro degli Affari Esteri della Federazone russa.

3 Prof. GIOVANNI SOMOGYI - Direttore del Dipartimento di Teoria Economica e Metodi Quantitativi per le Scelte Politiche nell Università di Roma La Sapienza. Professore ordinario di Politica Economica I cattedra, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Roma La Sapienza. Presso la stessa sede è anche titolare del corso di Storia Economica; ha tenuto in precedenti anni accademici i corsi di Politica Economica Europea, di Economia Industriale, di Politica Monetaria, di Economia Politica, di Programmazione Economica. Presso la Libera Università Maria SS. Assunta LUMSA di Roma, Facoltà di Giurisprudenza, corso di laurea in Scienze Politiche, gli è stato affidato, a partire dall A.A. 2004/2005, il corso di Politica Economica. Componente del Comitato scientifico dell Istituto Diplomatico Mario Toscano, Ministero degli Affari Esteri. Componente del Comitato scientifico della rivista Studi Economici dell Università di Napoli. Socio della Società Italiana degli Economisti. Socio corrispondente della Accademia Nazionale di Agricoltura di Bologna.

4 Introduzione al tema del mese a cura di Claudio Ciani Il mercato mondiale dell energia: la situazione attuale Le fonti fossili (petrolio, carbone e gas) soddisfano attualmente più dell 80% del fabbisogno mondiale di energia. Il sistema energetico mondiale, dunque, è fortemente dipendente da queste fonti e - secondo le previsioni dell Agenzia internazionale dell Energia - è destinato a rimanerlo anche nel prossimo decennio. La principale fonte di energia è il petrolio (35% dei consumi), la fonte fossile che per le sue caratteristiche (basso costo e facile trasportabilità) ha dominato la scena energetica nella seconda metà del ventesimo secolo e continua a dominarla nei primi anni del ventunesimo. Al secondo posto, troviamo il carbone (25,5% dei consumi), una fonte che, dopo aver avuto il suo punto di massimo utilizzo nella prima metà del ventesimo secolo, è stata poi sorpassata dal petrolio. Ma non si appresta ad uscire di scena, poiché disponibile in grande quantità e a basso costo non solo negli Stati Uniti (la cui generazione elettrica dipende per circa il 50% da questo combustibile) e in Germania, ma soprattutto in quei paesi in via di sviluppo la cui economia e il cui fabbisogno di energia crescono a tassi elevati (Cina e India). Segue il gas (21% dei consumi), una fonte il cui utilizzo si è affermato negli ultimi decenni grazie alle sue qualità ambientali e all ampia disponibilità. Date le difficoltà di trasporto, inizialmente il consumo di gas si è concentrato nei paesi ricchi di questa risorsa. Ma il progresso tecnologico - che ha consentito la costruzione di lunghi gasdotti per l esportazione e, più recentemente, la rapida espansione del mercato del gas naturale liquefatto (GNL) trasportato via nave - ha fatto sì che anche i paesi scarsi di questa risorsa ne siano diventati grandi consumatori. Un livello di emissione di inquinanti dell atmosfera e di anidride carbonica molto più basso di quello dei combustibili fossili concorrenti (carbone e petrolio), ha fatto del gas naturale la fonte di energia preferita per la generazione elettrica. Per quanto riguarda le altre fonti, in particolare le nuove rinnovabili (tra cui il solare e l eolico), nessuna è fino ad oggi riuscita a intaccare il primato dei combustibili fossili. Il loro contributo attuale al fabbisogno energetico mondiale è ancora quasi irrilevante (tutte assieme non raggiungono l 1% dei consumi). L unica categoria di risorse che si è fatta strada è costituita dalle biomasse, ma si tratta di una categoria ingannevole dal punto di vista della qualità ambientale. Le biomasse utilizzate nel consumo energetico mondiale (circa il 10% dei consumi totali), infatti, sono costituite in massima parte da legno, residui vegetali, sterco essiccato e altri materiali naturali o rifiuti che le popolazioni più povere continuano a ardere in misura massiccia, non disponendo di alternative più efficienti e poco costose.

5 Al quinto posto, per importanza, troviamo l energia nucleare (poco più del 6%). È la fonte di energia più moderna che l uomo abbia inventato, ed è anche l unica che sia riuscita a affermarsi in tempi relativamente brevi (circa cinquant anni), nonostante i suoi costi complessivi siano stati a lungo molto più alti rispetto a quelli delle fonti fossili. È anche una risorsa pulita, almeno nel senso che non produce emissioni che si ripercuotono sul clima, sebbene le scorie radioattive presentino difficoltà per la conservazione in sicurezza. L ultima fonte di energia chiamata a svolgere un ruolo significativo nel bilancio energetico del nostro pianeta è quella idroelettrica (circa il 2,2% dei consumi mondiali). Questo, dunque, è il punto di partenza. Ma quale sarà l evoluzione del sistema energetico nel prossimo decennio e quali saranno i principali driver delle politiche energetiche? Il nuovo secolo si è aperto imponendo tre temi nell agenda energetica di molti paesi. Il primo riguarda la consapevolezza della necessità di imprimere una svolta ai nostri modelli di consumo, o quantomeno di renderli sostenibili per il pianeta a vantaggio delle generazioni future. Esiste ormai un opinione diffusa e condivisa sulla necessità di sovra-ordinare principi di difesa dell ambiente a criteri economici puri. In particolare, esiste la volontà politica di conseguire l obiettivo di una notevole riduzione delle emissioni di gas serra. Come noto, l Unione Europea si è data un triplice obiettivo entro il 2020: portare la quota di fonti rinnovabili al 20% dei consumi finali; ridurre le emissioni di gas serra del 20% al di sotto dei valori del 1990; ridurre del 20% i consumi energetici rispetto alla crescita tendenziale. Il secondo tema è quello della dipendenza energetica, un problema che sarà sempre più sentito a livello mondiale, in particolare nei paesi/aree energivori (Nord America) o in forte crescita economica (India e Cina). Una delle implicazioni della volontà di ridurre la dipendenza energetica è evidente (e preoccupante): nei settori ove questo obiettivo entra in conflitto con quello ambientale, come il termoelettrico, il ricorso alla fonte più inquinante ma di produzione nazionale (il carbone) non diminuirà (Nord America) o crescerà (Cina e India). Il terzo tema riguarda l accesso all energia nelle economie emergenti e in via di sviluppo: attualmente in queste nazioni vive l 82% della popolazione mondiale, che consuma il 51% dell energia mondiale. Dal momento che senza energia non c è sviluppo economico, nel prossimo decennio la maggior parte della crescita dei consumi (circa l 80% del totale) si concentrerà in questi paesi. In quindici anni (dal 2005 al 2020), il consumo di energia mondiale potrebbe crescere di quasi il 30%, una quantità addizionale estremamente elevata. Il ruolo delle energie alternative aumenterà; ma sarà difficile che aumenti la loro quota percentuale sui consumi totali. Le tecnologie e le conoscenze oggi disponibili non consentono di ipotizzare in tempi brevi rivoluzioni o evoluzioni sostanziali nella capacità delle fonti alternative di fornire quantità elevate di energia. Solo importanti discontinuità tecnologiche o imposizioni normative, insieme a notevoli finanziamenti pubblici per l installazione degli impianti, potranno garantire a queste fonti un maggiore spazio di mercato. In sostanza, anche se le fonti rinnovabili (in particolare l eolico e il solare) crescessero a tassi elevati nei prossimi quindici anni (come fortemente auspicabile), costituirebbero ancora solo una piccola parte dell offerta di energia. Esse quindi devono essere viste come una parte importante della soluzione; ma non possono essere la soluzione.

6 Per quanto riguarda il nucleare, le nuove tecnologie (più sicure e meno costose, ovvero la quarta generazione) saranno disponibili dopo il 2030, mentre l energia di fusione sarà disponibile solo a fine secolo. Quindi, nel prossimo decennio avremo ancora le tecnologie attuali (terza generazione) e permarrà la difficoltà di costruire nuove centrali in vari paesi industrializzati a causa della sindrome NIMBY. Il nucleare tenderà invece ad espandersi in Russia e in Francia, in alcuni paesi asiatici (Giappone, Sud Corea, Cina e India), in alcuni paesi dell area Mediterranea e Medio orientale. La diffusione del nucleare civile imporrà un rafforzamento delle politiche di non proliferazione. Il miglioramento tecnologico (sicurezza) e la consapevolezza che sarà impossibile ridurre le emissioni di CO 2 senza un maggiore ricorso al nucleare, daranno un forte impulso alla diffusione di questa fonte di energia dopo il In un mix energetico più sostenibile, la crescita del nucleare sarà quindi indispensabile. Fino al 2020, tuttavia, carbone e gas copriranno ancora quasi l 80% dei consumi mondiali di energia. Secondo le stime dell Agenzia internazionale dell energia, il petrolio manterrà la quota più importante (circa il 34%) del totale dei consumi, trainata dalla crescita del fabbisogno di energia nei paesi in via di sviluppo. Anche gas e carbone si manterranno su livelli elevati (tra il 23 e il 24% ciascuno), il primo in virtù del vantaggio ambientale rispetto agli altri combustibili fossili, il secondo sostenuto dalla forte crescita dei consumi di Cina e India. Il carbone potrebbe avere uno sviluppo notevole se si riuscirà a risolvere economicamente il problema della cattura e stoccaggio della CO 2. È importante sottolineare che nuove tecnologie consentiranno di diversificare i paesi da cui importare. In particolare grazie allo sviluppo del mercato del Gas Naturale Liquefatto, una tecnologia che, trasformando il gas naturale dallo stato gassoso a quello liquido, ne rende possibile il trasporto via nave, permettendo a nuovi produttori, distanti dai principali paesi consumatori ma dotati di riserve abbondanti, di entrare nei diversi mercati regionali del gas anche se con costi superiori a quelli dei gasdotti terrestri. Sul fronte del petrolio, la tecnologia - e i prezzi elevati del greggio - consentono di ricavare prodotti petroliferi di elevata qualità da greggi non convenzionali (sabbie e scisti bituminosi) presenti in grande quantità nel Nord America. Una eventuale riduzione dei prezzi del petrolio non comporterà (a differenza che negli anni 80-90) una diminuzione degli investimenti nelle energie alternative, data la nuova consapevolezza del rischio ambientale. Ma ciò produrrà dei risultati effettivi solo se le politiche energetico-ambientali individueranno con realismo, nel campo delle fonti alternative, ciò che vale la pena di sostenere da ciò che non ha futuro. La ricerca scientifica e tecnologica -in particolare nel settore dell energia solare e nel settore nucleare - è il cardine di uno sforzo a lungo termine in questo senso, grazie al quale anche la battaglia della sostenibilità energetica potrà essere vinta nel tempo. D altra parte, una scelta indispensabile, nel breve periodo, è quella del risparmio energetico e della ricerca di una maggiore efficienza, utilizzando le migliori tecnologie disponibili già presenti nel mercato. Misure di risparmio potranno in parte attenuare la morsa della trappola energetica cui ci condannano nel breve-medio periodo la fisica e la chimica, almeno fino a quando, nel più lungo periodo, l innovazione tecnologica se sostenuta da sforzi adeguati - non ce ne libererà del tutto.

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8 La politica energetica in Europa Malgrado l intero processo di integrazione europea nasca negli anni 50 dal riconoscimento dell assoluta importanza di fondare la cooperazione europea sulla comune gestione delle questioni energetiche (Ceca ed Euratom), le esigenze legate alla ricostruzione post-bellica, accompagnate dal successivo venir meno della rilevanza del carbone (vieppiù sostituito dal petrolio e dal gas) e dalla riconduzione a livello nazionale (per motivi politici) dell energia nucleare, avevano impedito ai Paesi comunitari di introdurre nei Trattati delle competenze specifiche in capo all Unione nel settore dell energia. Fallimentari sono stati, infatti, i tentativi di prevedere una prima forma di politica energetica comune sia all interno del Trattato di Maastricht che all interno del Trattato di Amsterdam e di quello di Nizza. Tuttavia, a partire dagli anni 60, facendo principalmente leva sui poteri attribuiti all Unione nell ambito della realizzazione del Mercato unico, è stato possibile individuare una competenza residuale in materia. È negli anni 90, però, che si intensifica l intervento sui mercati interni dell energia elettrica e del gas attraverso alcune direttive 1 che hanno mirato ad aprire gradualmente tali mercati alla concorrenza europea. Ciò è stato possibile principalmente prevedendo forme di unbundling 2 (prima solo contabile e poi anche giuridico e funzionale ), una maggiore trasparenza nella definizione delle tariffe di trasmissione (di gas o energia elettrica), un costante monitoraggio operato da regolatori nazionali indipendenti. Ma i passi probabilmente più significativi sono stati compiuti negli ultimi anni sotto la pressione di una crescita impressionante del prezzo del petrolio (all inizio del 2008 esso ha superato la soglia record di 100$ al barile, circa il doppio rispetto a gennaio 2007 e cinque volte il livello di gennaio 2002) e della maggiore consapevolezza dei rischi legati all effetto serra e ai cambiamenti climatici. Alla fine del 2005 il Consiglio europeo di Hampton Court indicò l esigenza di porre le basi per una politica energetica europea. A ciò fece seguito un indagine della Commissione che avrebbe portato alla Comunicazione di gennaio in cui veniva evidenziata l assoluta necessità di procedere al completamento del mercato interno nei settori dell elettricità e del gas naturale. Dopo ulteriori interventi da parte del Parlamento e del Council of European Energy Regulators (CEER), la Commissione ha infine presentato lo scorso settembre il Pacchetto energia che consta di due direttive e tre regolamenti 4. 1 Si tratta delle seguenti direttive approvate in codecisione: Direttiva 96/92/Ce del 19/12/1996 sul mercato interno dell energia elettrica e Direttiva 98/30/Ce sul mercato interno del gas naturale, successivamente abrogate, rispettivamente, dalla Direttiva 2003/54/Ce e dalla Direttiva 2003/55/Ce. 2 ovvero gestione separata delle reti di trasmissione dalle attività di approvvigionamento e generazione o di produzione. 3 Comunicazione della Commissione del 10 gennaio 2007 An Energy policy for Europe 4 Direttiva che modifica la Direttiva 2003/54/Ce; Direttiva che modifica la Direttiva 2003/55/Ce; Regolamento che istituisce una Agency for the Cooperation of Energy Regulators ; Regolamento che modifica il Regolamento (EC) n. 1228/2003 (sugli scambi transfrontalieri di energia elettrica); Regolamento che modifica il Regolamento (EC) n. 1775/2005 (relativo alle condizioni di accesso alle reti di trasporto del gas).

9 Le nuove misure muovono dalla consapevolezza che i mercati nazionali dell energia in Europa (con poche eccezioni, come quella britannica) sono ancora poco aperti, che il numero dei concorrenti è limitato e che, di conseguenza, il prezzo finale pagato da aziende e privati è eccessivamente alto. Come già accennato, uno degli strumenti previsti dalla Commissione (a partire dagli anni 90) per attaccare queste rigidità è rappresentato dall unbundling. Il Pacchetto energia compie l ultimo passo verso una piena forma di unbundling, ovvero la separazione proprietaria. In pratica si prevede che uno stesso soggetto possa mantenere quote di minoranza sia dell operatore della rete che della società di approvvigionamento del gas ma in nessun caso tali quote possono permettere l esercizio del diritto di veto in entrambe le imprese o la nomina dei membri del Consiglio di amministrazione. Viene, inoltre, stabilito un principio di reciprocità nei confronti dei Paesi terzi, in quanto nessun soggetto extra-ue può acquisire il controllo su una rete di trasmissione all interno del territorio europeo a meno che non ci sia uno specifico accordo dell Unione con il Paese extra-ue (che abbia una normativa sostanzialmente simile a quella comunitaria). Il Pacchetto prevede, altresì, il rafforzamento delle Autorità di regolamentazione nazionali. In particolare, verranno rafforzati i poteri di monitoraggio di tali Autorità per quanto riguarda la possibilità di investigare, richiedere informazioni e imporre sanzioni nei confronti delle aziende operanti nel mercato europeo dell energia, in un quadro di totale indipendenza (anche economica) da attori pubblici e privati. A tal fine la Commissione propone la creazione di una Agenzia europea indipendente che possa presentare proposte alla Commissione e abbia concreti poteri decisionali. Anche per quanto riguarda le attività di storage e l accesso ai terminali di gas naturale liquefatto (Gnl), il Pacchetto prevede delle misure che facilitino l accesso ad aziende terze. Del resto, ciò potrebbe risultare di più facile attuazione dopo la ratifica del Trattato di Lisbona che prevede in capo all Unione una competenza concorrente con quella degli Stati membri in materia di energia. L articolo 176 A del Titolo XX Energia del Trattato di Lisbona 5 fissa, invero, gli obiettivi principali della politica energetica che consiste nel: a) garantire il funzionamento del mercato dell'energia b) garantire la sicurezza dell'approvvigionamento energetico nell'unione c) promuovere il risparmio energetico, l'efficienza energetica e lo sviluppo di energie nuove e rinnovabili d) promuovere l'interconnessione delle reti energetiche 5 Rispetto all originario testo della Costituzione europea viene aggiunta la promozione dell interconnessione delle reti energetiche.

10 I Rapporti UE-Russia nel settore energetico I Uno dei temi più importanti nel dialogo tra Unione Europea e Russia riguarda l energia. Già prima della caduta dell Unione Sovietica, nel 1986 si era cercato di fare in modo che la Russia entrasse nello spazio energetico comune europeo. Nel 1991 è stata creata la Carta europea dell energia e, dal 1992 al 1994, tutti i Paesi dell Unione europea hanno stipulato il Trattato sulla Carta dell energia, che ha definito il quadro normativo esistente in materia di cooperazione internazionale per l energia investendo cinque aree principali: 1. Investimenti esteri nel campo dell energia; 2. Libero scambio di merci, materiali e infrastrutture per l energia; 3. Libertà di transito lungo pipe-lines e reti di distribuzione; 4. Miglioramento dell efficienza energetica; 5. Meccanismi di risoluzione delle dispute tra Stati o tra investitori privati e Stati. Il 30 ottobre del 2000 a Parigi ha avuto luogo un summit tra Unione Europea e Russia nel corso del quale è stata pronunciata una dichiarazione comune d intenti su come gestire il problema energetico. Nel 2004 un trattato sulla Carta dell energia, che fissa i criteri con cui l energia dovrebbe essere condivisa, è stato firmato da 51 Paesi, tutti quelli dell ex Unione Sovietica, tutti i Paesi europei, il Giappone, l Australia, la Mongolia. Tuttavia, la Federazione russa, gli USA, il Canada, la Bielorussia, l Islanda e la Norvegia non hanno ratificato il trattato. Per la Russia il settore energetico è fondamentale, rappresentando un quarto del proprio PIL e contribuendo al 50% delle entrate del bilancio federale. Il 45% delle esportazioni russe vanno verso l Unione europea, che importa il 53% del petrolio e il 36% del gas russo. Con una stima del 30% delle riserve mondiali di gas, del 10% di petrolio, del 20% di carbone e del 14% di uranio, la Russia può condizionare il prezzo mondiale di questi prodotti, alzandolo o abbassandolo e privilegiando un Paese anziché un altro. La strategia della Russia è pertanto di facilitare l incremento dell uso delle risorse energetiche e di sfruttare le potenzialità del settore per favorire il proprio sviluppo economico. La Russia, infatti, non è soltanto interessata a distribuire gas, ma anche a gestire servizi, in particolare le reti dell energia elettrica. La Russia ha, inoltre, l interesse a modernizzare la sua industria di raffinamento del petrolio, a migliorare e a sviluppare le infrastrutture per il trasporto del gas liquefatto e a costruire in Russia fabbriche per produrre attrezzature meccaniche idonee a questo tipo di settore. L Unione europea, d altra parte, per promuovere la propria politica è interessata alla riforma dei monopoli del gas naturale e a una maggiore flessibilità dell ambiente commerciale russo. Occorre, infatti, reciprocità e apertura dei mercati: se consentissimo alla Russia di distribuire il gas

11 in Italia, le nostre società di servizio dovrebbero avere il medesimo diritto di distribuire gas in Russia. Inoltre, è necessario un accesso non discriminatorio alla possibilità di esplorazione, produzione e transito delle risorse energetiche. Infatti, se la Russia esplorasse le aree delle riserve dell Unione europea, lo stesso dovrebbe poter fare l UE, che deve garantire ai suoi cittadini e imprese la sicurezza energetica, abbassando la componente energetica dei costi. Dal 1990 ad oggi l economia russa ha avuto una crescita molto forte e si prevede che questo trend continuerà fino al 2020 con livelli di produzione energetica più che doppi rispetto a quelli dell Unione europea. II Sempre più spesso Gazprom, il colosso russo del gas, viene considerato una potenziale minaccia che pesa sull Europa. È accusato di essere utilizzato come arma energetica dal Cremlino, che ricatterebbe l Unione Europea, e rischierebbe di provocare una nuova guerra fredda tra Est e Ovest, intesa come guerra energetica fra i fornitori di idrocarburi e i consumatori. Nel febbraio del 2003, il Presidente Vladimir Putin ha definito Gazprom la leva possente dell influenza economica e politica (della Russia) nel mondo 6 e, nel dicembre 2005, ha dichiarato che la Russia aveva ormai per vocazione quella di garantire la fornitura degli idrocarburi necessari all economia mondiale 7. L Unione Europea, che è il maggior cliente del consorzio russo, gli garantisce più del 70% dei redditi. Il mercato europeo costituisce la principale posta in gioco nell internazionalizzazione di Gazprom. Nel quadro della sua strategia di conquista, Gazprom è molto attiva nell acquisire in Europa elementi delle infrastrutture del gas, approfittando della liberalizzazione del mercato energetico imposta dalla Commissione europea 8. Il consorzio russo diversifica anche le proprie attività acquistando diritti relativi alla produzione di elettricità, di petrolio e di gas naturale liquefatto (gnl). Gazprom ha acquisito il 10% delle azioni del gasdotto Belgio-Gran Bretagna e controlla, parzialmente o totalmente, molte società tedesche di distribuzione del gas (Wingas, Wieh, Zmb, Gwh e Zgg). (tabella 1) 6 V. Putin, Discorso pronunciato nella riunione indetta per il 10 anniversario di Gazprom, 14 febbraio V. Putin, Discorso introduttivo pronunciato alla riunione del Consiglio di sicurezza dedicato alla sicurezza energetica internazionale, 22 dicembre Direttiva europea del 1996, che prevede l apertura del mercato dell elettricità; Direttiva europea del 1999, relativa al mercato del gas, che specifica il calendario di apertura di questi mercati fissando i termini (35% del mercato dell elettricità a febbraio 2003 e 33% nel 2008 per il mercato del gas) per alcuni tipi di clienti (le imprese); Direttiva del marzo 2001 del commissario Loyola de Palacio, che prevedeva la liberalizzazione totale di tali mercati nel 2005.

12 Nel marzo 2007, la Russia ha annunciato un nuovo progetto di gasdotto diretto all Unione Europea, il gasdotto sud-europeo, che dovrebbe raggiungere l Europa centrale (oggi parte integrante dell Ue) passando attraverso la Turchia e i Balcani. Al fine di prolungare Blue Stream e arrivare in Ungheria, Gazprom e la compagnia ungherese di idrocarburi Mol hanno creato una impresa mista (Sep Company Kft). La costruzione di questo gasdotto da qui a cinque anni permetterà di evitare il transito attraverso l Ucraina. Il progetto comporterà un costo di cinque miliardi di euro per una capacità di 20 miliardi di metri cubi per anno. È prevista anche la costruzione in territorio ungherese di un serbatoio di stoccaggio della capacità di 10 miliardi di metri cubi. Con la realizzazione di questo progetto, l Ungheria potrebbe diventare la piattaforma di distribuzione del gas russo nell Europa centrale. L avanzata di Gazprom, che detiene già oggi il 40% nella società mista russoungherese Panrusgáz, può essere contrastata dal suo azionista e partner E.On., l azienda tedesca che controlla una parte delle suddivisioni di gas della società ungherese Mol e non è disposta a cedere il mercato ungherese al consorzio russo. Inoltre, la strategia di internazionalizzazione di Gazprom si basa su diversi nuovi progetti di grandi dimensioni che permetterebbero di evitare il transito attraverso paesi problematici, quali l Ucraina e la Bielorussia. Per Gazprom, infatti, si tratta di rendere sicuri gli approvvigionamenti per i suoi principali clienti, i paesi membri dell Unione Europea che, dal canto loro, si mobilitano per contrastare la scalata al potere del gigante russo diversificando le forniture al fine di diminuire la parte della Russia nelle importazioni di gas dell Unione Europea. Per diversificare i fornitori di gas, la Commissione Europea ha proposto di costruire un gasdotto che colleghi i giacimenti del Caspio (Ázerbájdžán e Turkmenistan) all Europa evitando la Russia. La costruzione del gasdotto lungo chilometri denominato Nabucco è prevista dal 2008 al La sua capacità iniziale sarà di 8 miliardi di metri cubi annui, per raggiungere a regime i 31 miliardi di metri cubi. Nabucco costerà tra i 5 e i 6 miliardi di euro e sarà costruito in cooperazione tra l ungherese Mol, il romeno Transgaz, il bulgaro Bulgargaz e il turco Botas. La sua realizzazione è tuttavia incerta, perché per collegarsi con il Turkmenistan evitando la Russia esistono soltanto due itinerari, l Iran e il Caspio. Il primo è problematico, tenuto conto delle tensioni esistenti tra l Ue e il governo di Ahmadi-Nejad; il secondo è bloccato per lo statuto non definito del Caspio (lago interno o mare?), causa di contrasti tra i paesi rivieraschi. Ragione per la quale la minaccia Gazprom è presa in seria considerazione a Bruxelles. Come osserva l analista russo Pavel Baev: Gazprom è un mutante che non segue né la logica degli affari né la logica politica. È la mescolanza di un impero oligarchico e dell amministrazione presidenziale russa 9. Questo monopolista approfitta del controllo di enormi riserve di gas siberiano (il 92% della produzione russa e il 17% delle riserve mondiali) ed è in procinto di impadronirsi dei beni e dei diritti delle compagnie che gestiscono i gasdotti di transito e le reti di distribuzione. L obiettivo è quello di creare una struttura verticale che controlli la totalità del processo: estrazione, trasporto, commercializzazione e distribuzione. 9 v. How Gazprom turned up the heat on the West in The Independent, 3 September 2007

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