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1 Mensile di informazione - anno II numero IV gennaio ,00 È il momento di cambiare CAVIRO L'azienda leader del vino in brik GADALETA L'agente principe nei salumi e formaggi TRADE Il supermercato dove far la spesa è un piacere CASH & CARRY Migro rilancia su Modugno. Il cash si rinnova

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3 Editoriale Le sfide che ci attendono nel 2009 Benedetta Maffia uello che va ad iniziare è un 2009 che sarà sicuramente molto diverso da come si poteva pensare fosse, solo qualche mese fa. Segna sicuramente una discontinuità e destabilizza ogni previsione. Il problema che pare al centro dell'attenzione, in questo momento di crisi finanziaria dell'intero sistema mondiale, è quello dei pagamenti. Da alcune settimane le banche stanno più o meno velatamente stringendo i cordoni del credito alle imprese (specialmente medio-piccole) che si trovano, dall'altra parte, richieste di allungamento dei pagamenti (o allungamenti di fatto) da parte di molti clienti. Qualcuno mette le mani avanti richiedendo formalmente ai Trade di rispettare le scadenze, pena l'interruzione delle forniture. Questo perché molti istituti di credito hanno deciso di non scontare più le fatture dei clienti che pagano in ritardo, creando non pochi problemi di cashflow alle imprese. Forse tutto il mondo economico italiano si è appoggiato troppo alle banche e alla leva finanziaria per i pagamenti negli ultimi anni: il risultato è che oggi, in presenza di un calo delle vendite, il giochino rischia di rompersi. Ugualmente interessante è anche l'esercizio di immaginare quali possano essere i riflessi immediati e di medio periodo sullo scenario dell'advertising nostrano. Beate le aziende e i prodotti che si possono a tutti gli effetti annoverare tra le marche con la emme maiuscola. Questa rimane la sfida più difficile e cruciale che oramai le imprese devono giocare puntando, più che in passato,anche su un sincero e coerente impegno sul fronte della responsabilità sociale; facendo prodotti più 'buoni', oltre che migliori di quelli della concorrenza. Pare questo uno dei terreni di confronto su cui si trovano sempre di più a muoversi anche i consulenti di comunicazione. Per valorizzare senza enfatizzare troppo, o male, le ragioni di chi crede in questo nuovo percorso e l'ha intrapreso, perché altrimenti c'è il rischio di svilirne e banalizzarne il senso. Facendo attenzione a una semplice istruzione per l'uso. L'etica non è una merce e quindi non si può vendere. Religione e la 'religiosità'della marca finiscono per essere il più delicato e strategico punto di contatto tra consumatore e prodotto. Ma se il'sacro', sta divenendo un attributo fondamentale del profano, con la nascita di empirei di divinità personali molto diversi l'uno dall'altro, è interessante anche verificare come s'intraveda anche un cammino opposto e omologo assieme, e perfino per la Chiesa Cattolica stia cominciando ad avere un senso diverso la comunicazione esperita attraverso l'advertising. Buona lettura 3

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5 Sommario Finestra sui mercati 6 Le strategie anticrisi delle famiglie italiane 7 Allarme batteri nel latte crudo venduto alla spina 8 Dov'è la tua Ferrari a rate? 10 La strategia del niente: la soluzione italiana alla crisi 11 La strada dell'equo e solidale convince le multinazionali Marketing & fornitori 12 Caviro: l'azienda che con il Tavernello ha cambiato le abitudini d'acquisto del vino 15 Gadaleta: L'agente principe nei salumi e formaggi Cash and Carry Migro rilancia su Modugno. Il cash si rinnova Special trade 18 Aquié, il supermercato dove far la spesa è un piacere Diritto e Fisco 20 Si allarga il tunnel dell'usura ma calano le denunce 21 Maggiore coinvolgimento delle rappresentanze aziendali dei lavoratori 22 I nuovi Contratti di Sviluppo per il commercio e turismo 23 Il traveller's cheques o assegno turistico Area prodotti Novità nei Cash and Carry Migro Lavoro e carriere 26 Per i sostituti d'imposta è tempo di conguaglio 27 La scelta del marchio: l'oggetto della registrazione Life style 28 Pronta a gennaio la prima beta di Windows 7 29 Ritrovare la forma fisica dopo gli eccessi delle festività

6 Finestra sui mercati Le strategie anticrisi delle famiglie italiane Michela Caiapic econdo l'osservatorio Findomestic, l'indagine annuale sul mercato dei beni durevoli per la famiglia del principale istituto bancario specializzato nel credito al consumo, il 2009 sarà ancora un anno difficile per le famiglie italiane, che accuseranno un rallentamento della crescita del reddito disponibile reale per la stagnazione dell'occupazione e per una dinamica più contenuta delle retribuzioni, solo in minima parte mitigate dalla riduzione della spinta inflazionistica (che è prevista in calo dal 3,8% del 2008 al 2,5% quest'anno) e che quindi si prevede ridurranno ulteriormente i consumi: alla contrazione della spese -0,8% con cui si stima di chiuderà il 2008 si aggiungerà nel 2009 un ulteriore -0,5%. In questo quadro non certo incoraggiante, il dato positivo per le imprese della distribuzione alimentare va ricercato nella scarsa comprimibilità dei consumi alimentari, che si prevede si tradurrà in una riduzione del giro d'affari più contenuta rispetto a quella che colpirà i colleghi dei comparti non food. Nell'analizzare quali strategie anticrisi le famiglie italiane metteranno in atto nel 2009, Findomestic Banca è partita dal considerare quali sono le preoccupazioni maggiori dei nostri concittadini, quali gli stati d'animo più diffusi e quali le voci di spesa che ritegono incidano maggiormente sul loro budget familiare (vedi tabelle 1, 2). E al primo posto fra le preoccupazioni (con un valore di 8,2 su una scala da 1 a 10) è risultato proprio il caro prezzi nei negozi, avvertito più dalle donne che dagli uomini e che impatta di più nelle famiglie con figli e, in particolare, in quelle in cui è presente un solo genitore. Quanto agli umori colpisce come (in una scala che va da +100 a -100) il livello più alto riguardi la fiducia nelle proprie forze (+52) che si contrappone con la fiducia nelle forze del Paese (-6). Uno scenario decisamente ambivalente, ma non depresso (la preoccupazione esiste, ma è bilanciata dalla voglia di reagire), che trova conferma anche nella valutazione complessiva dell'attuale congiuntura economica. Che misure prenderanno gli italiani per far quadrare il bilancio familiare? Il 64% degli italiani, secondo Findomestic Banca, ha in animo di tagliare sulle spese di tutti i giorni. Un taglio, per nostra fortuna, che in minima parte interesserà i generi alimentari. Le maggiori sforbiciate, infatti, toccheranno l'abbigliamento, le calzature e accessori, l'uso dei cellulari, dell'informatica e delle telecomunicazioni in genere, il tempo libero, i viaggi e le vacanze. Non per niente il 50% è convinto che potrà essere indispensabile rinunciare alle vacanze o ad affrontare spese per il tempo libero. Un 34% si sforzerà di cercare lavori extra con cui integrare il budget disponibile. Un 21% ritiene infine di poter migliorare la gestione finanziaria familiare ricorrendo al credito al consumo per livellare i picchi di spesa o esborsi imprevisti. Fin qui il quadro d'insieme. L'Osservatorio Findomestic si è spinto però oltre, andando a suddividere gli italiani in quattro gruppi che hanno elaborato modelli di risposta più specifici e che corrispondono a differenti profili sociali. Di questi quattro gruppi, il più nutrito, con il 48%, è quello degli "austeri", che si propongono di ridurre le spese meno necessarie. Coerentemente con questa situazione, dal punto di vista dello stato d'animo appaiono i più preoccupati e arrabbiati, ma mostrano anche un'elevata voglia di reagire. Il secondo gruppo in ordine di grandezza 6 (33%) è quello dei "resistenti", che pensano di poter andare avanti come hanno fatto in passato. Dal punto di vista degli stati d'animo, si incontra in questo gruppo il massimo scarto fra fiducia nelle proprie risorse e sfiducia in quelle del paese. Ben più contenuti - vi apparterrebbero rispettivamente il 12 e il 7% degli italiani - e anagraficamente e socialmente agli antipodi gli altri due gruppi, ossia quello di "chi naviga a vista", formato da quei nuclei che non hanno pianificato correttivi al loro menage familiare, e quello degli "energetici", che si sforzeranno di guadagnare di più. Sono invece in prevalenza giovani, con istruzione superiore, spesso inseriti con contratti di formazione o comunque all'inizio della propria carriera lavorativa e disponibili a trasferimenti. Territorialmente s'incontrano più spesso nelle zone del Centro Italia e nei comuni di grandi dimensioni. Dal punto di vista emotivo il loro tratto caratteristico è la speranza, la fiducia nelle proprie capacità e l'impegno. Le preoccupazioni degli italiani (voto su scala da 1 a 10) Caro prezzi 8,2 Criminalità e delinquenza 7,9 Malasanità 7,2 Mantenimento tenore di vita 7,2 Ondata migratoria 7,1 Problema rifiuti 7,0 Sicurezza posto di lavoro 6,6 Terrorismo 6,4 Indebitamento eccessivo 6,1 Fonte: Osservatorio Findomestic 2008 Stati d'animo per la situazione economica (livello di accordo/disaccordo con le singole affermazioni - Indica max +100, min -100) Fiducia nelle proprie forze 52 Preoccupazione 46 Voglia di reagire 46 Speranza 38 Amarezza 34 Rabbia 32 Curiosità 18 Paura 12 Fiduci nelle forze del paese -6 Tranquillità -10 Voglia di fuggire -18 Disinteresse -44 Fonte: Osservatorio Findomestic 2008

7 Finestra sui mercati Allarme batteri nel latte crudo venduto alla spina addoppia il numero dei bambini infettati dopo aver bevuto latte crudo acquistato dai distributori alla spina. Da tre casi nel 2007 si è passati a sei nell'anno appena concluso. Nove bimbi in tutto, dunque, che hanno dovuto fare i conti con la particolare sindrome che colpisce i reni. La malattia, conosciuta dai medici con il nome di sindrome emolitica uremica, è causata da un batterio collegato appunto al consumo di latte non bollito. Il nome dell'agente infettante, per la precisione, è "Escherichia coli O157". Nella maggior parte dei casi, assicurano tuttavia i medici, produce diarrea e crampi addominali. Più che sicura la fonte della notizia: i dati sul numero di soggetti interessati all'azione del batterio sono stati resi noti infatti dal direttore generale della Sicurezza alimentare e nutrizione del Ministero della Salute. Numeri che destano allarme e che, si spera, non subiscano una crescita proporzionale alla diffusione negli ipermercati delle macchinette per il latte crudo. Il 2008, infatti, è stato l'anno del boom per il cosiddetto latte alla spina. Secondo alcune stime i distributori sarebbero ormai più di 2mila. Il Ministero ha precisato, inoltre, che a ottobre aveva inviato alle Regioni un documento in cui si davano delle indicazioni per i controlli igienici e sanitari I tipi di latte Crudo Pastorizzato sulla distribuzione di latte alla spina. In particolare, si introduceva il principio che non dovesse essere utilizzato il latte di quegli animali risultati positivi al test sulla presenza del batterio patogeno. Ma come funzionano i distributori? Si introducono le monetine, si posiziona il contenitore sotto l'erogatore ed è fatta. Latte appena munto ma, e questo Cinque consigli per bere il latte alla spina 1) Bollire sempre il latte. Il trattamento a 100 gradi uccide i batteri (ma modifica anche le proprietà del latte.) 2) Lavare la bottiglia per eliminare eventuali contaminanti chimici e microbiologici 3) Nel trasferimento dal dispenser, usare una bottiglia richiudibile e da conservare in un luogo fresco 4) È importante per l'igiene evitare di toccare con le mani il beccuccio di erogazione del latte 5) Il latte crudo "sfuso" viene commercializzato senza analisi quotidiane in grado di escludere anomalie di composizione Latte HTST Domenico Pesce è il vero problema, non pastorizzato. Giunti a casa, dunque, bisogna metterlo sul fuoco per farlo bollire ed eliminare così i germi che possono causare rischi alla salute. Un avvertimento che, purtroppo, non sempre compare sui distributori né tantomeno sui contenitori. Si tratta, infatti, di bottiglie che le massaie portano con sé da casa. Di qui l'idea avanzata dal Ministero della Salute di avviare quest'anno una campagna di informazione da concordare con le regioni e le associazioni di categoria. Episodi, dunque, che mettono in discussione la bilancia dei costi e dei benefici del latte crudo. Se da un lato, infatti, viene incontro alle esigenze dei clienti abbattendo i costi della filiera intermedia fra la mungitura e il consumo a casa, dall'altro, proprio perché salta il processo di pastorizzazione, rischia di causare danni alla nostra salute. Latte UHT Latte HD È il latte allo stato naturale così come viene prodotto dalla mucca, prima ancora che sia pastorizzato e impacchettato. Non ha subito dei trattamenti termici Viene scaldato a temperature in grado di uccidere i microbi. Il trattamento riduce la carica batterica e causa minime variazioni organolettiche Portato ad una temperatura di 72 gradi per 15 secondi. Questa temperatura uccide il 96% dei batteri, resta un 5% di spore. Per rallentarne la crescita il latte è raffreddato a 4 gradi Trattato con una particolare tecnica di sterilizzazione (almeno 135 gradi) che tuttavia non garantisce la distruzione delle spore più resistenti. È considerato a lunga conservazione Un "latte H.D." è un prodotto precedentemente delattosato, in cui gli enzimi lattasi non sono presenti perchè trasformati nei suoi due costituenti glucosio e galattosio, più facilmente assimilabili 7

8 Finestra sui mercati Dov'è la tua Ferrari a rate? Eugenio Benetazzo Chi è Eugenio Benetazzo ov'è la tua Ferrari? Dov'è la tua Ferrari a rate? Siamo cresciuti sin da bambini con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo diventati tutti miliardari, rockstar, divi del cinema o piloti di un jet supersonico con la Ferrari nel garage... ma non è così, e lentamente ce ne stiamo accorgendo. In questi ultimi tre anni in Italia è ormai emersa una nuova classe di poveri, quelli in giacca e cravatta, i nuovi schiavi del turbocapitalismo multinazionale, una nuova classe di morti di fame: quelli con il mutuo erogato al 100 per cento a tasso variabile, quelli con un lavoro atipico a singhiozzo, quelli con l'utilitaria pagata a 20 euro al mese, quelli che fanno la spesa a rate di 5 euro al mese al centro commerciale. Si spende anche quando non si può spendere (situazione molto preoccupante dal punto di vista socioeconomico), grazie a società finanziarie di prestito al consumo al limite dell'usura, pubblicizzate da qualche personaggio televisivo trasformato in adescatore mediatico per le sue fattezze ed aspetto rassicuranti. Cominciate a svegliarvi dal torpore innocente di chi si è fatto sinora abbindolare da questa "schiavitù mediatica dell'ultimo modello appena uscito" o del "beneficio senza sacrificio". Sono ormai dappertutto, vi stanno bombardando e vi stanno convincendo a spendere anche quando non potete o non volete, la loro presenza è ormai dilagante (se non preoccupante): spot televisivi, radiofonici, inserzioni su testate giornalistiche, volantini nella cassetta della posta e sul tergicristallo dell'auto: chiedi e ti sarà dato. Quanto ti serve euro? euro? euro? E a che cosa ti servono? Per rifarti le tette? Per comprare il nuovo scooter a tuo figlio che ha preso cinque asterischi in prima superiore? Per comprarti la nuova tv al plasma con cui giocare alla play(gay) station? Non ti preoccupare, tanto non ti facciamo alcuna domanda, ci pensiamo noi: e la vita finalmente ti sor-riderà. Per adesso. Poveri Italiani: ormai avete iniziato a lucidare le maniglie del Titanic. Spendere il denaro che non si possiede è sintomo di una grave carenza di responsabilità, soprattutto se quel denaro lo si spende (non possedendolo) per andare in vacanza in qualche località esotica o per avere l'ultimo modello di videofonino ultima generazione: e tutto questo solo per poter fare lo sborone con gli amici del bar e/o per non sentirsi inferiori socialmente. Mettetevelo nella zucca: siete consumatori, sottoprodotti di uno stile di vita che ormai vi ossessiona: sono vestito alla moda? II mio cellulare è trendy? La mia auto è "in"? II mio look è "easy"? Mi fanno pena tutti quei ragazzi nelle palestre che cercano di modellare il proprio corpo per assomigliare a quei quattro modelli gay imposti dal tal stilista o dalla tal marca commerciale di jeans. Pensate come rispetto a qualche decina d'anni fa il Paese e la sua popolazione sono cambiati profondamente, quando per comperare una casa o un automobile si accantonava anno dopo anno, rinuncia su rinuncia, lira su lira ed alla fine arrivava il giorno tanto sospirato in cui si andava dal concessionario di auto o dal notaio per il rogito e si "cacciava fuori di tasca propria" sino al 60/70 per cento del prezzo di quello che si comperava. II resto si finanziava. Razionalmente. Allora sì, aveva senso dire: "Mi sono comprato l'auto, mi sono comprato la casa". Oggi sarebbe più opportuno affermare: "la banca mi ha comprato la casa e l'auto anticipando tutto, spero di non essere globalizzato e perdere tutto, oltre che il posto di lavoro". 8 Eugenio Benetazzo è il primo ed unico predicatore finanziario in Italia, è stato battezzato il Beppe Grillo dell'economia ed il Marco Travaglio della Finanza per il suo modo di porsi, irriverente e dissacratore, caratterizzato da un'analisi lucida e critica senza eguali basata sulla radiografia ed evoluzione dell'attuale scenario macroeconomico mondiale. Potete ormai fidarvi del sistema bancario? Potete ormai fidarvi del sistema bancario? Potete credere nelle promesse ed aspettative che vi trasmettono? Chi vi assicura che quello che vi consigliano agli sportelli faccia veramente i vostri interessi? II sistema capitalistico italiano, ormai un capitalismo senza capitali, un fragile castello di carte tenuto in piedi da prestiti obbligazionari e debiti con il mercato è strettamente collegato e contiguo al sistema bancario italiano, un intreccio di banche private che ha dimostrato e sta dimostrando a tutto il mondo la sua marcia consistenza. II Titanic Italia ormai ha da tempo iniziato ad imbarcare acqua, le sue stive ormai si stanno riempiendo, vana sarà la ricerca per quegli illusi che attendono una scialuppa di salvataggio per sé e per la propria vita. II nostro Paese, un debole organismo ormai morente colpito da una emorragia senza precedenti di posti di lavoro, ha al suo interno un grande cancro purtroppo terminale: il suo stesso sistema bancario, la bomba con la miccia accesa che deve ancora scoppiare, ma che sta facendo vedere solo qualche scintilla. E.B.

9 A CHI È RIVOLTO Il seminario è rivolto a tutti. Benetazzo utilizzerà appositamente un linguaggio facile e comprensibile a chiunque. Argomenti trattati: - Analisi del mercato azionario: scenario macroeconomico - Strategie di portafoglio: Azioni, Fondi, ETF consigliati - Grafici di analisi ed indicazioni operative di borsa - Mercato immobiliare: andamento dei tassi di interesse - Mercato petrolifero, crisi alimentare e crisi energetica - Fuga dai bancari: quali banche evitare - Beni rifugio: oro, diamanti e franchi svizzeri - Certificati di deposito e titoli di stato - Andamento dei principali cross valutari PERCHÉ PARTECIPARE Eugenio Benetazzo è ormai conosciuto come il primo e unico predicatore finanziario in Italia, la stampa di settore lo ha battezzato il Beppe Grillo dell'economia ed il Marco Travaglio dei Mercati Finanziari.Chi avesse investito denaro negli ultimi due anni semplicemente seguendo quanto indicato e descritto nei due suoi bestseller (DURI E PURI e BEST BEFORE, entrambi editi da Macro Edizioni) si troverebbe con performance a tre cifre. BARI SABATO 28 FEBBRAIO 2009 Hotel Excelsior - Via Giulio Petroni, 15 dalle 10:00 alle 18:00 Check in ore 9:00 - Pausa: 13:00-14:30 QUOTA DI ISCRIZIONE Puoi scegliere di iscriverti entro il 7 febbraio 2009 e avere una riduzione sull'investimento (euro 80.00) o farlo dopo (quota intera: euro 99.00). Possibilità di pernottare con convenzione. Per maggiori informazioni Tel

10 Finestra sui mercati La strategia del niente: la soluzione italiana alla crisi Mariano Leone iciamocelo, dobbiamo leggere dai giornali degli altri Paesi i provvedimenti per il superamento della crisi, aspettando vanamente di fare comparazioni con le ricette italiane. Ma è difficile fare comparazioni con il niente. Anzi sono peggio del niente le quasi simultanee esternazioni dei nostri politici che vanno dall'evocazione della crisi Argentina ai richiami all'ottimismo ed ai consumi. L'Inghilterra, gli Stati Uniti, la Cina varano piani di investimento di circa 7 punti di PIL mentre noi siamo ancora alla Social Card e a provvedimenti dello 0,3 per cento del PIL. Solo pochi mesi fa quelle stesse persone che devono decidere per il nostro futuro cercavano di rifilarci la loro versione sull'aumento del petrolio incolpando l'avidità di energia della Cina e dell'india. Ora che il petrolio è diminuito del 50 per cento nessuno gli presenta il conto delle puttanate dette.queste persone dalle grandi intuizioni dovrebbero risolvere il nostro problema di superamento della crisi. Ci si aspetterebbe un piano pluriennale, se veramente il problema principale fosse la stabilizzazione del debito pubblico. Ma in una Italia con 100 miliardi di evasione fiscale non cogliamo nessun segnale di intervento sul fronte delle entrate, anzi i segnali sono di segno opposto. Ci rimane come ricetta la stabilizzazione del debito pubblico come unica soluzione di tutti i mali. Il nostro querulo Ministro ci dovrebbe almeno spiegare quali sarebbero i vantaggi e da quale studio abbia tratto la convinzione che stabilizzare il debito pubblico in fase di recessione come quella attuale sia la soluzione migliore. I nostri miserrimi riferimenti dottrinali e storici ci raccontano il contrario. Siccome non possiamo esimerci dall'ascoltarli, vista la loro presenza costante in televisione, anomalia tutta italiana, cerchiamo almeno di vaccinarci dalla solita serie di argomenti feticcio o almeno da alcuni di essi. Le grandi opere La formula feticcio per eccellenza. Non c'è bisogno di essere Ministro per dire che le grandi opere rivitalizzano l'economia. Poi si dovrebbe passare ad esaminare quali opere. Il solito ponte sullo stretto di Messina. Siccome è facile da piazzare, viene ogni tanto riscoperto. Naturalmente non si usa dire quante cavolo di macchine e treni debbano passarci e se l'incremento di traffico previsto giustifica la spesa. Se ci fosse una convenienza economica sarebbe già partito un PROJECT FINANCING di privati veri per finanziare la spesa. Comunque le grandi opere non risolvono la crisi neppure per le esigenze a tempi medi. Tutti sanno o dovrebbero sapere che prima che si possa cantierizzare dovranno comunque passare degli anni, a meno che non si continui a finanziare improbabili studi e consulenze come si è fatto fino ad ora. Le piccole opere Le piccole opere non si prestano alla politica da piazzista della nostra classe politica che preferisce liquidare finanziarie in 9 minuti e mezzo e poi stare ferma per un altro giro in attesa di non si sa che cosa. Le piccole opere potrebbero riguardare gli impianti idrici delle nostre regioni a meno che non si voglia volutamente portarli al degrado per privatizzare gli acquedotti. Anche la sistemazione ambientale di coste e aree montane potrebbe essere un buon investimento, senza aspettare le prossime inondazioni e stupirsi che d'inverno piova. Il recupero dei centri urbani ha dato un ottimo impulso all'economia, bisognerebbe finanziare tutto quello che riguarda la mobilità urbana. Parlo di piste ciclabili, car sharing e tutto quello che si traduce in una migliore e più economica mobilità urbana. I provvedimenti che non costano. Il conflitto di interessi non riguarda solo le scelte governative Siccome non ci facciamo mancare niente abbiamo il paradosso che i conflitti dei grossi numeri più o meno li conosciamo anche se non riusciamo a debellarli ma non conosciamo i conflitti di interesse distribuiti in modo periferico. Quelli che riguardano la pubblica amministrazione delle nostre città, la nostra sanità, i servizi delle nostre regioni. 10 Esiste una categoria di cognati, di parenti, di imprese, legate con il potere costituito che succhiano risorse finanziarie alle aziende serie. Basterebbe una anagrafe reddituale per conoscere gli incrementi spropositati di reddito collegati ai rapporti con la pubblica amministrazione per almeno conoscere quali sono i professionisti e le aziende miracolate dal rapporto con la pubblica amministrazione. Non è una proposta, come si dice in questi casi, demagogica ma una pratica che alcune strutture pubbliche già applicano. Si tratta di Mariano Leone, classe 1945, è economista e revisore dei conti. E' apprezzato consulente di Impresa, soprattutto quelle a forte connotazione socioeconomica come le cooperative. dare maggiore visibilità. Dal mio panorama professionale limitato debbo dedurre che il fenomeno ha numeri notevoli di recupero di spesa e che si possa intervenire con la scure, tanta è l'evidenza degli sprechi. Dalla sanità, all'assistenza, ai servizi pubblici c'è da scandagliare un mondo che vive in una rendita di posizione e presta in cambio servizi scadenti. La presenza di personale dirigenziale d'accatto impedisce l'intervento nelle piccole opere perché per queste ci vogliono competenze di una categoria di funzionari e tecnici la cui qualità determinante è quella di essere cognati. Per cui nel migliore dei casi per non sbagliare non fanno niente o solo le cose che gli vengono imposte dal loro, è il caso di dire, datore di stipendio. Se invece di colpire gli sfaticati da mille euro al mese si provvedesse ad una verifica delle qualità professionali dei dirigenti, forse si farebbe una cosa buona, giusta e veramente utile.

11 Finestra sui mercati La strada dell'equo e solidale convince le multinazionali Angela Poli I legame tra "etica" e finanza è una questione cruciale, ancor di più in questa fase di crisi dei mercati. Negli ultimi anni è senza dubbio cresciuto l'interesse degli investitori verso asset socialmente responsabili, spingendo l'industria finanziaria a moltiplicare i prodotti che puntano sul business delle fonti rinnovabili, principalmente acqua e fotovoltaico. Da più parti si indica nella "Green Economy" e nell' "Ethical Commerce" la nuova scommessa dei prossimi anni e si rinforza l'idea che chi oggi investe in aziende socialmente responsabili non lo fa solo per altruismo ma soprattutto perché è convinto che le imprese più attente all'ambiente, rispettose dei diritti dei lavoratori e degli interessi della comunità sono anche quelle destinate a crescere nel lungo periodo e a pagare un prezzo meno caro alle crisi di sistema. La Germania ad esempio, ha aperto alla produzione di energia con centrali termoelettriche a carbone, a lignite, con basso tasso di inquinamento. E' il primo impianto del genere in assoluto nel mondo e questa è un'idea che consente ai big globali d e l l a produzione di energia di presentarsi c o m e difensori del clima. Stanno aumentando in maniera esponenziale le forme di sviluppo che assicurano la sostenibilità ambientale e assicurano la crescita economica. Crescono nel contempo anche forme di consumo e di risparmio socialmente responsabile come il commercio equo e solidale, il microcredito, la finanza etica, che funzionano altresì da stimolo ad una maggiore responsabilità sociale da parte di imprese e istituzioni. E' un cambiamento silenzioso avvenuto in questi ultimi anni. Il consumo rappresenta la nuova frontiera dell'impegno politico. Sempre più diffusi appaiono i nuovi modelli di consumo e stili di vita, attenti e sensibili ad acquisti alternativi, alla lotta allo spreco, alla rivalutazione della semplicità e della sobrietà con una attenzione particolare alle condizioni di vita dei paesi del Sud del mondo. Il Commercio equo e solidale, che si definisce come "un approccio alternativo al commercio convenzionale", ha lo scopo di "promuovere giustizia sociale ed economica e sviluppo sostenibile." Ma in che modo? Provando a rimettere in equilibrio i rapporti con i Paesi meno sviluppati, migliorando l'accesso al mercato e le condizioni di vita dei produttori svantaggiati e garantendo loro un giusto guadagno e condizioni di lavoro dignitoso. L'idea è quella maoista: a un affamato non regalate pesce ma una canna da pesca. Caffè del Chiapas, cacao dell'ecuador, zucchero di canna peruviano, cioccolato, biscotti, frutta ma anche turismo responsabile, artigianato, catering e nozze alternative all'insegna dell'equo e solidale bandendo il consumismo sfrenato e allo stesso tempo offrendo un aiuto alle popolazioni del Sud del Mondo. Il microcredito ha fatto vincere al suo ideatore Mohammed Yunus e alla sua Grameen Bank (la banca dei poveri), il Nobel per la pace nel 2006 e consiste nel prestare denaro ai poveri e poverissimi del mondo. Nel 2007 il mercato italiano dell'equo e solidale ha fatto un balzo in avanti del 35% grazie anche agli accordi con la grande distribuzione. In testa alla classifica dei paesi con maggior incremento delle vendite di prodotti Fairtrade sono Svezia, Norvegia, Gran Bretagna, Stati Uniti. Sull'onda del successo di questo settore un tempo "di nicchia", oggi sono sempre più numerose le imprese che effettuano una virata verso l'eticità e la consapevolezza eco ambientale. La Nestlè ad esempio, nel 2005 cominciò a commercializzare un tipo di caffè - il Partners' Blend, proveniente da cooperative di piccoli produttori in Etiopia e Salvador e che, come riportava l'etichetta, aiutava gli agricoltori, le loro comunità e l'ambiente. Il marchio "Fair Trade" era garanzia di politica commerciale etica. FairTrade è un consorzio senza scopo di lucro costituito principalmente da organismi che operano nella cooperazione internazionale, nato nel 1994 per diffondere nella grande distribuzione i prodotti del mercato equo. Il bollino FairTrade garantisce che i prodotti certificati, quelli che si trovano al supermercato e quelli delle Botteghe nel Mondo "sono stati lavorati senza causare sfruttamento e povertà nei Paesi in via di sviluppo". Ora, la Nestlè è azienda alimentare tra le più boicottate al mondo, in testa alla lista nera dei promotori del mercato equo e solidale, e questa sua mossa Stanno aumentando in maniera esponenziale le forme di sviluppo che assicurano la sostenibilità ambientale e assicurano la crescita economica. ha suscitato violente polemiche anche se alcuni operatori di questo settore hanno parlato di " piccolo passo verso la giusta direzione". Per il Financial Times invece, la mossa rientrava nella strategia di attenzione nel confronti del commercio equo e solidale, sempre più richiesto dai consumatori. Infatti, di lì a poco anche un altro colosso statunitense, la Mc Donald ha cominciato a distribuire caffè biologico del circuito equo e solidale. Più recentemente, ebay, la più importante casa d'aste online ha dato vita a WorldofGood, un marketplace che mette in vendita esclusivamente prodotti etici ed ecologici di 75 paesi con moltissime categorie, dal cibo agli abiti, ai giocattoli e oggetti per la casa, tutti certificati FairTrade. L'Assemblea generale italiana del commercio equo e solidale (Agiges) a proposito del caso Nestlè parlò di "assalto della Nestlè alla diligenza del commercio equo e solidale" attraverso politiche di "greenwashing" (operazioni di immagine "verde") delle multinazionali. In realtà, è vero che la forza e lo scopo del Commercio equo e solidale non è solo "produrre sviluppo" per i soggetti con cui viene a contatto ma anche condizionare il mercato internazionale, cioè, contribuire a immettere più eticità nelle pratiche economiche e commerciali incoraggiando in ogni parte del mondo comportamenti responsabili ed etici nelle imprese e nei consumatori. Questa è la strada da imboccare per dare fiducia e credito al nostro futuro. E' un percorso necessario se siamo consapevoli del fatto che anche un gesto apparentemente banale come la scelta di un prodotto al supermercato può condizionare la politica e l'economia globale e contribuire a rendere più equilibrato il rapporto tra il nostro quotidiano, il nostro pezzetto di mondo e il resto del pianeta. 11

12 Marketing & Fornitori Caviro: l'azienda che con il Tavernello ha cambiato uattro marchi per quattro fasce crescenti di mercato, fino all top: Tavernello, Castellino, Botte Buona e Brumale. Complessivamente 100 milioni di litri l'anno di vino prodotti ogni giorno che finiscono sulle tavole di quattro milioni di italiani. Ma il successo della Caviro è legato soprattutto al vino in brik. L'intuizione di una cooperativa romagnola che ha colto la domanda del mercato per un prodotto a basso costo e alta fidelizzazione dei clienti. Il tutto mettendo insieme i piccoli produttori dalla Sicilia al Piemonte e realizzando una linea di prodotti per il consumo di vino quotidiano con il 95% delle uve provenire dai soci. Per spiegare le ragioni di questo successo abbiamo incontrato Benettetto Marescotti, trade marketing manager e lo staff commerciale della Caviro. Le realtà associate a CAVIRO 34 cantine sociali conferenti vino viticoltori collegati ettari di superficie coltivata quintali di uva prodotti 7 Cantine sociali 2 Consorzi vitivinicoli 1 Sovventore 4 Stabilimenti produttivi , venticinque anni di Tavernello, il primo vino in brik sulle tavole degli italiani. Un traguardo importante per l'azienda ma com'è stato possibile convincere i consumatori al rinunciare al vino imbottigliato? "Il principale fattore di successo di Tavernello è sicuramente stato l'abbinamento di un contenitore decisamente innovativo per l'epoca (tutt'oggi tra i più sicuri ed affidabili per il vino) ad una qualità eccellente del prodotto: la sua leadership è fatta di elevati standard di materia prima, costanza qualitativa, corretto prezzo al pubblico, rapporto serio e continuativo col consumatore attraverso una comunicazione sincera ed innovativa. Tavernello ha consentito al consumatore di trovare ogni giorno al giusto prezzo il vino che desiderava in un contenitore più comodo, ed ha conquistato negli anni milioni di famiglie principalmente perché un vino buono e genuino". Qual è il rapporto con il canale distributivo? Com'è cambiato nel tempo? "La GDO italiana è il nostro primo cliente, ed al contempo il partner per distribuire il prodotto al consumo. In questo duplice ruolo la Distribuzione interpreta com'è ovvio una parte contrattuale, con cui Caviro negozia in modo trasparente, da sempre impostato all'utilizzo di risorse a fronte di attività, promozionali e non, che vedano protagonista il punto vendita e le nostre referenze. È da diversi anni ormai che l'azienda sottolinea l'importanza della gestione assortimentale dello scaffale come punto basilare della relazione con la distribuzione. Su questa linea, con molti gruppi contrattuali è stato possibili instaurare un buon rapporto di collaborazione che ha consentito 12 reciprocamente crescite significative di fatturato. D'altra parte l'azienda, utilizzando leve proprie al marketing, ha costruito nel tempo brand leader di mercato, assicurando un traino da parte dei consumatori, ed in questo modo sostenendo rotazioni a scaffale che rispettassero la marginalità del Trade. Ritenendo proprio quest'ultimo punto di massima importanza, il lavoro di questi mesi per mantenere il corretto posizionamento di prezzo a scaffale si è intensificato, attraverso un crescente e capillare coinvolgimento dei punti vendita. Attualmente è presumibile che il periodo economico congiunturale che stiamo vivendo possa incidere anche sui consumi, spingendo il Trade a razionalizzare scaffali, e sviluppare maggiormente partnership con aziende produttrici strutturate ed affidabili. La storia Le prime cantine sociali vengono fondate già a partire dal Da queste imprese, simbolo dello spirito degli autentici viticoltori romagnoli con i suoi valori di genuinità, storia e tradizione, è nato nel 1966 il consorzio Caviro. L'attività produttiva è partita nel 1973, trasformando i sottoprodotti della vinificazione e nel 1978, grazie all'acquisto dello stabilimento di distillazione della cooperativa Calpo, l'azienda è entrata nella produzione di mosto concentrato rettificato, avviando il primo impianto industriale realizzato in Europa. Nel 1983, con l'incorporazione del consorzio cooperativo Corovin, Caviro è entrata nel settore dell'imbottigliamento e nel mercato del vino in brik. Dal 1996 con Castellino si è rafforzata la leadership sul mercato italiano.

13 Marketing & Fornitori le abitudini d'acquisto del vino degli italiani In quest'ottica Caviro vuole mantenere il proprio ruolo di leader, e lo farà promuovendo innovazioni sulle proprie referenze e nuove partnership coi clienti che possano risultare attrattive per i consumatori". Nel bilancio 2006/2007 è risultato un leggero calo delle vendite in Italia (-2%) ma un forte incremento del fatturato estero (+13%). Dopo aver conquistato il mercato italiano quali sono le aree di maggiore sviluppo estero dell'azienda? "Il mercato estero è senza dubbio lo sbocco strategico per un paese, come il nostro, storicamente fra i primi due produttori di vino al mondo. Caviro sta investendo sullo sviluppo in Europa e nei paesi extra europei da almeno tre anni e nel 2008 chiuderemo con un incremento di fatturato del 20% sull'anno precedente, nonostante la crisi dei consumi e lo scarso stato della fiducia dei consumatori non coinvolga solo l'italia, ma si registra generalizzato. In Europa i mercati maggiormente sviluppati per noi sono UK, con una presenza diretta nelle maggiori Catene della Distribuzione inglese, la Germania, Tavernello è, nel 2008, il secondo vino italiano più venduto in GDO per volumi. Stiamo investendo per sviluppare il nord Europa e l'est Europa dove siamo presenti in diversi paesi, e stiamo consolidando la nostra presenza in Russia. In Francia e Spagna, grandi produttori, esportiamo alcuni tipici vitigni Italiani. Bene i mercati Asiatici, in forte crescita, il consolidato Giappone, da sempre molto interessante per noi, e i mercati, seppur polverizzati, del Sud Est Asiatico. La Cina, paese con grandi futuri potenziali, ci vede impegnati con la collaborazione di tre Importatori a cui abbiamo affidato lo sviluppo dei nostri vini in segmenti di mercato e posizionamenti diversi". Ci sono ripercussioni negative anche sulla vostra produzione vinicola come riflesso della attuale situazione economica? "Ricordiamo che, come produzione vinicola nazionale, a fronte di un leggero decremento dei consumi interni, il 2007 ha fatto registrare un incremento nelle quote di esportazione. Da segnalare inoltre che la vendemmia 2007 è stata in Italia la vendemmia più scarsa degli ultimi 50 anni e che la vendemmia 2008, pur con un incremento a volume del 5%, rimane inferiore di oltre il 7% alla media degli ultimi cinque anni. In ogni caso va rilevato che i nostri volumi di vendita fanno registrare una tendenza alla crescita nel corso degli anni, 13 Michele de Sanctis legata al consolidamento nel mercato interno ed allo sviluppo del comparto estero, per cui non rileviamo particolari ripercussioni negative sulle produzioni dei nostri soci". In quale prospettiva di sviluppo si sta muovendo l'azienda? È previsto il lancio di nuovi prodotti? "Caviro è storicamente una delle aziende più innovative del comparto, fin dalla scelta del brik come contenitore per Tavernello fatta 25 anni fa: ad oggi ci sono molti progetti in fase di avanzata progettazione, alcuni dei quali vedono ipotesi di lancio previste già nel 2009, sia per il mercato italiano che per quello estero, che come visto rappresenta una via di sviluppo necessaria e strategica per l'azienda". Sicurezza garantita per il brik Per proteggere l'alta qualità del suo vino da tavola, Tavernello sceglie Tetra Pak perchè ne condivide la protezione più pratica e avanzata della bontà e l'attenzione per l'ambiente. Il brik è un materiale multistrato (che comprende alluminio, polietilene e cartoncino) ed è provato scientificamente che non rilascia nel vino alcun componente. Il contenitore infrangibile, maneggevole e richiudibile è l'ideale per preservare da luce e aria la qualità superiore del vino, grazie ad un'avanzata tecnologia che racchiude ben sei strati protettivi nello spessore di una foglia.

14 Marketing & Fornitori Da Bisceglie la storia della Casa del Caffè Marco Fiorentino uarant'anni di commercio hanno permesso al Sig. De Angelis di affermarsi in un settore nel quale è stato uno dei primi a credere. Proprio nel periodo in cui le drogherie erano in estinzione, ha avuto l'intuizione di abbinare alle classiche referenze il dolciario piuttosto che i coloniali. Pare comunque che il commercio sia proprio insito nel dna della famiglia, infatti, il primo contatto con un'attività commerciale è avvenuto con la tabaccheria del padre. Successivamente, la voglia di sperimentare nuove strade ha portato il De Angelis a intraprendere un percorso lavorativo in Lavazza. "A quei tempi eravamo in pochi a fare gli agenti per quell'azienda che doveva ancora farsi conoscere sul territorio, ma la buona volontà ha portato i suoi frutti". Per ben quattro anni è stato rappresentante Lavazza e questo lavoro gli ha anche permesso di crearsi quell'entourage di clienti che ancora oggi si riforniscono alla sua "CASA DEL CAFFÈ". Acquirenti che con il tempo sono diventati più esigenti e più attenti alle finanze ma anche in questo periodo critico, è vero che si nota una maggiore oculatezza negli acquisti ma non si riscontrano differenze sostanziali. A dirlo è una persona che ha subito la concorrenza dei supermercati, che, appena nati, hanno ovviamente tolto una parte di clientela a tutti coloro che avevano investito in questo tipo di attività. Il discorso cambia se si parla di Ipermercati i che hanno fatto concorrenza più ai supermercati che ai piccoli esercenti come il Sig. De Angelis. "Il nostro negozio è Francesco del Nero non ha perso nonostante la sua età l'abitudine di rifornirsi personalmente a Modugno per il suo market di alimentari a Rutigliano: "Non possiamo permetterci un operaio ma tra fratelli, cognati e nipoti che danno una mano quando è necessario portiamo avanti il negozio". Perché Migro è diventato un punto fisso nella gestione della sua attività? "Lo trovo conveniente come prezzi e assortimento. Posso dirlo perché sono commerciante da una vita e cliente del Cash da oltre dieci anni". La lunga tradizione del suo negozio è la testimonianza di come il piccolo dettaglio non si estingue nonostante la concorrenza e i cicli economici: "oggi c'è meno richiesta, ma si risparmia 14 specializzato e concorrenziale allo stesso tempo. La gente va negli ipermercati per fare acquisti di un certo tipo e di una certa quantità, ma se parliamo della spesa giornaliera il piccolo esercente rimane sempre un punto di riferimento". Questo discorso vale soprattutto per quei clienti storici che conoscendo la serietà e la qualità dei prodotti della CASA DEL CAFFÈ' vedono il Sig. De Angelis come una persona di fiducia. Tra l'altro non è da sottovalutare neanche la centralità a Bisceglie, comune nel nord barese, del punto vendita che permette alla famiglia De Angelis di avere una certa visibilità e di essere facilmente raggiungibile. Il legame del Sig. De Angelis con i Cash and Carry Migro è doppio. "Ormai sono un cliente storico. Mi rifornisco a Terlizzi ogni settimana da oltre dieci anni. Ho girato parecchio e vi posso assicurare che ha sempre tutto e in buone quantità. Ma soprattutto i prezzi sono competitivi". E il futuro? Pare che sia nelle mani dei figli, anche loro commercianti nell'animo dato che si occupano, insieme al padre, oltre che della già citata CASA DEL CAFFÈ, anche del KINDER SHOP, negozio di sanitaria e alimenti per bambini. Francesco del Nero il piccolo dettaglio che non invecchia sul superfluo noi proviamo a difenderci. A Modugno ormai è di casa: "Conosco tutti qui ed è stato sorpreso dell'espansione del punto vendita "è stata un'innovazione positiva ma ora devo abituarmi a fare un nuovo giro più lungo, devo ancora inquadrare bene gli spazi, certo si cammina di più ma così c'è più assortimento e spero ci sarà anche più celerità alle casse".

15 ntrando nel suo ufficio di rappresentanza a Bari, non si può fare a meno di notare questa frase: "l'uomo vale quanto la sua parola". È il principio guida della società di rappresentanze Gadaleta. "Puntualità, etica professionale, sono le nostre linee guida", spiega Costantino Gadaleta che guida le attività aziendali. Nell'ambiente è anche conosciuto come "il principe" perché come sottolinea "nel mio campo, salumi e formaggi, rappresento solo le aziende più qualificate". Oltre la Fini-Negroni, dal 1982 è infatti agente per la Bedogni, poi sono venute la Langhirano Prosciutti Parma, la Ferroni e Beretta, Rossi nel campo dei tortellini e la Bertinelli per il formaggio Parmiggiano Regginano millesimato. Ma non è stata sempre questa l'attività della famiglia Gadaleta. "Ho cominciato a lavorare con mio padre subito dopo il diploma nel Don Vincenzo Gadaleta era il più importante grossista di formaggi che esisteva a Bari e provincia, in un momento in cui ancora la vendita all'ingrosso non era diffusa, tanto che lo stesso Emporio Amato di Molfetta si riforniva da noi. Poi pian piano il mercato è cambiato e ho suggerito a mio padre di variare e inserire i salumi. Così dal 1980 assunsi il mandato della Fini di Modena, azienda che rappresento tuttora con il marchio Negroni". Com'è passato a dedicarsi esclusivamente all'agenzia? "Continuai l'attività con mio padre per sette otto anni, poi lui andò in pensione e intestò a me e mio fratello l'ingrosso, erano gli anni ottanta e il negozio su via Capruzzi a Bari è rimasto aperto fino al Ma intanto la mia attività principale era diventata la rappresentanza". Perché non ha mai cambiato negli anni? "Nel mio campo quando hai determinate aziende di formaggi e salumi sei già al top. È stata una scelta precisa quella della specializzazione in un determinato settore. È importante la qualità dei prodotti che vendi, è stata una scelta di posizionamento perchè sono convinto che la qualità alla fine nel tempo ripaga sempre". È cambiato negli anni il rapporto con la grande industria? "Moltissimo, le faccio il caso della Fini salumi, negli anni ottanta era una ditta padronale, potevi parlare direttamente con la proprietà. Poi è passata alla Kraft e si è allungata la filiera degli intermediari e dei capi area, ora con il Gruppo Veronesi, la sesta realtà agroalimentare italiana per fatturato, leader 15 Marketing & Fornitori Gadaleta l'agente "principe" nei salumi e formaggi Costantino e Natalino Gadaleta Michele de Sanctis nazionale nella produzione di alimenti zootecnici e primo nell'avicolo in Europa, tra i primi posti nell'industria salumiera italiana posso dire che siamo in una buona situazione intermedia". Mentre nel canale distributivo cos'è successo? "Prima avevamo rapporti esclusivi con i punti vendita e il rapporto era personale oggi con i centri distributivi devi fare da intermediario tra industria e clienti, devi fare anche da consulente ma io resto fermamente convinto che la fiducia che si instaura con i vari buyer sia alla base della nostra attività. Come accade con la Ingross Levante". Cosa le piace del suo lavoro? "È un lavoro da fare con passione e capacità di adattamento, devi incontrare sempre tante persone, con caratteri diversi, devi trattare con il classico salumiere o con i direttori vendite e devi avere le capacità di saperti confrontare con tutti". Una passione che ha trasmesso anche a suo figlio? "Dei cinque nipoti di don Vincenzo l'unico a intraprendere la carriera del padre e del nonno è stato Natalino, che è partito dal dettaglio classico a diciannove anni perché si sentiva portato a seguire le orme paterne". Un rappresentante che ha già marchi prestigiosi dove vuole arrivare? "Intanto c'è da fronteggiare la situazione attuale. Oggi si fa più fatica, le aziende ci chiedono dei numeri e i clienti sono sempre più esigenti nei nostri confronti e quindi è difficile mantenere un livello alto e cercare di essere positivi anche nei periodi negativi. Ma non ci fermiamo qui. Il prossimo anno inseriremo un'importante azienda di pecorino romano genuino. Come le ho detto resto convinto che nel tempo la qualità resta la scelta migliore".

16 Cash and Carry Triplicati gli spazi, aumentate le referenze, ridotti i tempi di attesa, introdotti sistemi di gestione all'avanguardia Migro rilancia su Modugno Il cash si rinnova rande rilancio della presenza di Migro nel barese. Il Cash di Modugno che è stato il primo dell'espansione della Ingross Levante sul territorio da dicembre è tornato a essere una struttura all'avanguardia. Spazi triplicati, assortimento rinnovato e sistemi di gestione nuovi. Modugno è infatti il primo Cash and Carry Migro con un innovativo software di logistica di magazzino che, integrato con l'utilizzo di un sistema di radiofrequenza velocizza e ottimizza tutte le fasi di movimentazione delle merci all'interno delle strutture garantendo puntualità e precisione in ogni flusso logistico. Naturalmente i primi beneficiari di questo sistema, oltre i dipendenti, sono i clienti che vedono ridursi i tempi di preparazione e abbassamento delle merci. Questa è solo una delle novità che l'espansione di Modugno ha determinato. Dal 1997 anno di apertura del Cash gli investimenti dell'azienda sono stati indirizzati in quest'area altamente competitiva del territorio pugliese. Inizialmente la struttura era di soli 3000 mq e fin da subito è stata scelta dai clienti pugliesi che ne hanno determinato il successo. Tanto da richiedere già un ampliamento. Oggi il capannone si estende su 9000 mq e nei capienti e ordinati corridoi sono alloggiate oltre referenze che finalmente possono soddisfare la domanda crescente da parte dei clienti che possono fare più facilmente i loro acquisti. Il tutto assicura anche tempi di fatturazione ridotti con le nove casse che garantiscono il migliore servizio grazie alla disponibilità dei ventotto dipendenti che operano nel Cash. All'interno è stato anche introdotto il sistema delle etichette elettroniche che annulla gli errori di prezzo tra scaffale e cassa. Dunque tanti motivi per essere soddisfatti e continuare a scegliere il Cash di Modugno. Intervista al responsabile del Cash di Modugno "Armonizzare il cambiamento". Vito Di Pierro lavora ormai per questo considerando che da un mese a questa parte gestisce un Cash i cui spazi sono triplicati. "Dobbiamo migliorare l'attività di vendita e nel contempo rispettare le attese dei nostri clienti che dopo tanti anni trovano i giusti spazi per fare gli acquisti". Ma Vito è un responsabile d'esperienza, da dieci anni gestisce la struttura. "Il Cash di Modugno sembrava dimensionato alle richieste iniziali, ma già nell'arco di un paio d'anni il lavoro ci siamo resi conto che gli spazi erano insufficienti tanto da pensare all'ampliamento che finalmente è arrivato". Cosa ti ha portato alla qualifica di responsabile? "L'anzianità e spero i meriti. Ho cominciato possiamo dire come consulente per la Ingross Levante, poi ho messo al servizio dell'azienda l'esperienza che avevo maturato come gestore di supermercati facendo prima il vice e poi il responsabile". Come va la gestione del Cash? "Inizialmente c'è stato uno spaesamento da parte dei clienti in 9000mq quadri. Anche per noi l'attività di conduzione è stata più difficile perché prima era prevalentemente manuale, ora abbiamo attuato una gestione automatizzata, è stato necessario imparare nuove dinamiche, ma ora ci siamo stabilizzati e possiamo ancora fare molto". Come la clientela ha accolto il cambiamento? "Complessivamente sono stati contenti della grandezza e bellezza della nuova struttura. Ora i clienti sono soddisfatti dell'aumento delle referenze e della facilità di muoversi e fare acquisti". E il rapporto con i dipendenti? "Ottimo, con loro condividiamo la maggior parte delle ore della giornata, c'è piena collaborazione". Obiettivi futuri? "L'obiettivo primario è sfruttare al meglio le potenzialità della nuova struttura e mettere nelle condizioni di chi ci viene a trovare giornalmente di acquistare con celerità per esprimere dal punto di vista delle vendite le possibilità che ora questa struttura ci offre". 16 Vito di Pierro responsabile del Cash

17 Cash and Carry Cosmo Dell'Olio il suo muletto al servizio dell'innovazione Cambiare per un lavoratore non è sempre facile. Cosimo Dell'Olio ha imparato a farlo negli anni al servizio della Migro. "Ho cominciato con un contratto di formazione lavoro nel febbraio 1998 e ho avuto la fortuna di lavorare sempre qui a Modugno. Il Cash si era aperto da poco e ho seguito tutta l'evoluzione storica. Negli anni ho fatto un po' di tutto, anche il controllo fatture e non ci sono stati mai problemi". Qual è stata la mansione più faticosa? "Ogni ruolo è faticoso, se non per il carico fisico per le responsabilità che comporta". Una risposta maturata nel corso degli anni, a Modugno ormai è tra i più anziani. Con l'apertura della nuova struttura Cosimo ha cambiato ancora, ora è tornato a fare il mulettista ma con una nuova prerogativa. Ora si misura con l'inserimento della logistica in radiofrequenza: "per me è tutto più facile, occorre inserire bene i dati ma poi non ci sono problemi con i posizionamenti o le scadenze". E con gli altri dipendenti? "Ho un ottimo rapporto con tutti i miei colleghi e faccio del mio meglio per fare bene il mio lavoro". La parola ai clienti Sono un cliente da 5 anni, gestisco un alimentari a Putignano, un mio collega mi ha suggerito che rifornirsi qui è più conveniente che non ritirare direttamente la merce dalle aziende e ho sperimentato anch'io questo sistema. Ormai dopo anni ho un buon rapporto con il personale che mi sta dando preziose indicazioni ora che il Cash è più grande e c'è maggiore assortimento. Noi abbiamo risentito la crisi prima del consumatore finale ma sono convinto che continueremo a lavorare anche se metteremo meno soldi da parte. Francesco Natile Luca Convertini Qui i prezzi sono convenienti ma ormai si compra solo quello che serve senza fare magazzino per rispondere alla contrazione della domanda che si fa sentire anche nel mio alimentari a Cisternino. Grazie alle offerte che troviamo qui possiamo proporre gli articoli a nostra volta a prezzi scontati in negozio. Ho scoperto da poco la struttura rinnovata, adesso il Cash è davvero bello, si vedono tutte le referenze esposte e si può comprare meglio. Vengo al Cash due o tre volte la settimana apprezzo l'assortimento dei prodotti che mi permette di differenziare l'offerta nel mio piccolo alimentari a Bari che gestisco a livello familiare. Ormai posso dire di avere un ottimo rapporto con tutti i dipendenti. È dal 1998 che mi rifornisco a Modugno perché comprando al minor prezzo riesco a essere ancora competitivo. Giovanni Armenise 17

18 Special Trade Aquié, il supermercato dove far la spesa è un piacere Michela Caiapic e potessero, le vostre clienti, di fronte all'alternativa fra andare a fare shopping e venire da voi a far la spesa, non avrebbero esitazioni. Andrebbero in massa a fare shopping, con buona pace per i vostri incassi. Nell'innovativo supermercato Aquié (ossia Qui c'è), inaugurato lo scorso 29 ottobre a Ourense nell'estremo Nord ovest della Spagna, abbiamo però individuato tanti piccoli accorgimenti che potrebbero aiutarvi a far sì che le clienti scelgano di venire a far la spesa da voi, piuttosto che andare dal vostro vicino, ovviamente al termine della sessione di shopping. È d'altronde innegabile che fare la spesa alimentare è un'attività ripetitiva, che molte clienti vivono come noiosa, oltre che si trattengano nel punto vendita e finiscano per comprare di più. Proprio perché si tratta di tecniche per incrementare le vendite largamente impiegate, oseremmo dire banali, non vi saranno di nessun aiuto nel differenziare il vostro negozio da quelli della concorrenza e quindi nel fidelizzare le/i vostre/i clienti e nel conquistarne di nuove/i. E ciò a maggior ragione in momenti difficili come gli attuali. Ma, bando alle ciance, passiamo in rassegna le innovazioni introdotte nel nuovo Aquié di Ourense dopo due anni di studi portati avanti da un team interno (12 dipendenti del Grupo Cuevas), coadiuvato da Lluis Martínez-Ribes, esperto in marketing della distribuzione fra i più rinomati in Europa (insegna presso Esade di Barcellona), e dalla società olandese di design Jos de Vries. Innovazioni che non soltanto rendono diversa la shopping experience presso Aquié, ma che compongono una specie di spartito, dando una spiccata personalità al negozio che si trasforma in un luogo "dove tutto ha un senso", come recita il claim sottostante il logo. Menu sani e diversi ogni giorno. L'innovazione più sorprendente, seppure la più difficile da riprodurre, è il corner QFH? (Que facemos hoxe? ossia Cosa facciamo oggi?). Situato in prossimità dell'ingresso, propone a clienti a corto di idee su cosa portare in tavola per cena, un menu completo e che cambia quotidianamente, concepito da un gruppo di nutrizionisti della vicina università di Vigo. Sarà sano, nutrizionalmente equilibrato, variato, facile e veloce da realizzare e anche economico e rispettoso delle tradizioni culinarie galiziane (Aquié predilige prodotti locali). Il menù sarà sempre proposto in due modalità differenti. Sull'espositore di destra, il cliente troverà tutti gli ingredienti per realizzare il menu. Su un vicino monitor interattivo potrà conoscere la ricetta, le modalità di realizzazione e le informazioni nutrizionali, che potrà stampare e portare con sé. Sull'espositore di sinistra, invece, si troveranno le varie portate già realizzate e confezionate in vaschette, quindi da semplicemente da riscaldare (se necessario) prima di portarle in tavola. Lay out che facilita la spesa. Per rendere più agevole alla clientela l'incombenza del fare la spesa, Aquié presenta un lay out particolare. Tutti i banchi dei freschi, quindi ortofrutta, gastronomia, macelleria e pescheria, sono collocati nella parte iniziale del percorso, così da consentire un più rapido approvvigionamento delle merci deperibili di più frequente riacquisto. La sala grocery si sviluppa alle spalle dell'area freschi e impiega scaffalature basse per consentire una visuale completa 18

19 Special Trade del negozio, all'interno della quale il cliente potrà seguire un percorso più breve, lungo il quale troverà prodotti d'impiego più frequente (spesa settimanale) oppure uno più completo, da spesa mensile. I prodotti locali, inoltre, si potranno facilmente distinguere grazie alla colorazione differente dello scaffale su cui sono esposti. Display originale, coerente con lo spartito del negozio. Oltre a dedicare una particolare attenzione all'ambientazione, molto colorata, allegra e con corridoi ampi, al design delle attrezzature, che privilegiano scaffalature basse e con angoli arrotondati, all'ecosostenibilità con frigoriferi e luci a basso consumo e sacchetti in materiale vegetale biodegradabile, Aquié si distingue per l'assenza di cartelloni che segnalano offerte speciali sopra i banchi dei freschi. Obiettivo di Grupo Cuevas, infatti, non è quello di spingere il cliente a riempire il carrello, ma di lasciarlo libero di comprare ciò di cui ha realmente bisogno per i prossimi due o tre giorni (soprattutto in fatto di deperibili), evitando di indurlo in tentazioni che potrebbero tradursi in sprechi (in contrasto con l'impegno ambientale di G r u p o Cuevas). Il g r u p p o galiziano parte, infatti, dal presupposto che il cliente soddisfatto ritornerà. Non ci sono stopper neppure sugli scaffali della sala grocery. Qui le promozioni sono segnalate semplicemente da una lucina intermittente emessa dall'etichetta elettronica (esattamente come avviene nei cash & carry Migro). Decalogo Aquié. Ritenendosi privilegiato di poter lavorare per il cliente e la sua famiglia in un aspetto importante della loro vita: l'alimentazione quotidiana, il supermercato Aquié si assume Dalla Spagna le innovazioni studiate per rendere diverso l'approccio del cliente alla spesa quotidiana in dieci semplici regole una serie d'impegni. Dieci per la precisione. Di suggerire un'alimentazione equilibrata e variata ogni giorno. Di far risparmiare tempo al cliente e di garantirgli parcheggio gratuito o consegna a domicilio. Di privilegiare i prodotti locali. Di rispettare l'ambiente utilizzando shopper in materiali biodegradabili e applicando uno sconto di 30 centesimi ogni 10 euro di spesa al cliente che si porterà la borsa da casa. In caso il cliente abbia acquistato un prodotto scaduto, Aquié lo sostituirà con due in regalo. In caso gli abbia addebitato un prezzo sbagliato per un prodotto, glielo regalerà, rifondendogli il denaro. Oltre ad applicare il concetto soddisfatti o rimborsati, Aquié garantisce infine il peso netto trasparente (le bilance torneranno a segnare lo zero, dopo che il commesso vi avrà appoggiato sopra la carta per confezionare i prodotti). Coda unica. E poiché l'atto del fare la spesa deve essere un piacere dall'inizio alla fine, Aquié ha allestito la zona casse in modo che la clientela si disponga su una coda unica e acceda alla prima cassa libera. Non sia mai che il cliente si senta frustrato dall'aver scelto la coda più lenta. Chi c'è dietro Aquié Il nuovo format di supermercato Aquié, che questo mese approderà anche a Pontevedra, è sviluppato dal Grupo Cuevas di Ourense in Galizia (Spagna), un gruppo imprenditoriale nato nel 1867 e gestito oggi dalla quarta generazione della famiglia De las Cuevas. Al pari di Ingross Levante, fino al 2000 Grupo Cuevas era uno specialista del canale cash & carry (ne gestisce 11 in Galizia), ma dal nuovo millennio ha aperto otto supermercati con insegna Aqui. Grupo Cuevas, che nel 2007 ha sviluppato un fatturato di 82 milioni di euro, dando lavoro a 420 addetti, per il 95% con contratto a tempo determinato, oltre che nella distribuzione, è attivo nella lavorazione della frutta: la società Cuevas y Cia è oggi un punto di riferimento a livello mondiale nei prodotti a base di castagne e, in particolare, nei marrón glacées. Un'altra controllata, la Delisabor, finora specializzata in prodotti a base di mandorle, cioccolato e suoi derivati, è in procinto di lanciare una gamma completa di piatti pronti freschi. Grupo Cuevas controlla infine Tomóvil, concessionaria di veicoli Ford. 19

20 Diritto e fisco Si allarga il tunnel dell'usura ma calano le denunce Lucio Macchia n'immagine, quella del tunnel, solitamente utilizzata per indicare l'inferno in cui si trova il tossicodipendente. In effetti, fatti i dovuti distinguo, le simmetrie tra la condizione di questi e di chi si rivolge all'usuraio, sono molteplici. Prima di esaminarle, sentiamo però l'obbligo di presentare gli ultimi dati sul fenomeno dell'usura. Lucio Macchia, Neo Dai numeri in presidente della Onlus possesso e dal Forum della Società lavoro svolto civile territorialmente dai centri di ascolto e dagli ambulatori antiusura, risulta che il fenomeno dell'usura è in continua crescita. Eppure si registra un allarmante crollo del numero delle denunce per usura nel primo semestre del Sos Impresa spiega che: "Il numero dei commercianti coinvolti in rapporti usurari è sensibilmente aumentato ed oggi è stimato in oltre unità, mentre le posizioni debitorie possono essere ragionevolmente stimate in oltre ". Ad aggravare la situazione, aggiunge Sos Impresa, contribuisce l'allentamento della lotta all'usura. Infatti, una norma contenuta nel cosiddetto pacchetto sicurezza (in particolare l'articolo 14, sui soggetti destinatari di misure di prevenzione patrimoniale) consente, agli usurai, di tornare in possesso dei beni sequestrati. È già accaduto con due decisioni emesse dal Tribunale di Palermo, in cui i giudici del Tribunale "Misure di prevenzione" si sono visti costretti, applicando la norma del "pacchetto sicurezza", a restituire i beni precedentemente sequestrati agli usurai, anche se già pesantemente condannati in primo grado. Lino Busà, Presidente di Sos Impresa, la definisce " una vera beffa per le vittime che hanno trovato il coraggio di denunciare i propri aguzzini, [perché] di fatto premia i usurari in servizio permanente effettivo che, già favoriti dalla lentezza dei processi e dalle lungaggini giudiziarie, possono continuare a dormire sonni tranquilli". Essere nell'abbandono È questa la principale similitudine che possiamo tracciare tra la condizione del tossicodipendente e di colui che si rivolge agli usurai. Il sentirsi completamente isolato, abbandonato, posseduto dall'ossessione, dalla convinzione di non avere altre vie di uscita o altre possibilità. L'assenza di prospettive, e di relazioni, determina una situazione di alienazione tale da indurre prepotentemente il soggetto nella direzione, vista ora come unica s t r a d a percorribile, che lo porterà a cadere nelle mani del suo carnefice. E questo nonostante le conseguenze siano perfettamente conosciute e presenti alla potenziale vittima. Non vi è infatti, ed affrontiamo una seconda omogeneità tra le due tipologie di vittima, una ignoranza circa gli esisti che tali scelte comporteranno, quanto, piuttosto, una momentanea obnubilazione sul futuro. Esiste solo l'oggi, il qui e l'adesso; un'attenzione spasmodica al presente che smorza la coscienza circa i risultati e le condizioni che la scelta determinerà. L'"ora" costituisce un ostacolo altrimenti insormontabile e l'"ora" deve essere ineludibilmente eliminato, superato, risolto, sia esso un problema economico o l'impossibilità a vivere l'attuale. Il domani avrà le sue difficoltà da affrontare poi, quando sarà il caso. Ma il 'caso' arriva, con tutta la sua furia e la soluzione si rivela peggiore del problema. Diviene "Il Problema", da cui, solo molto difficilmente, solo dopo molto tempo, qualora si riesca, ci si potrà liberare. Un tunnel la cui unica via d'uscita è rappresentata dal non doverci entrare mai; assolutamente! Questo però dovrebbe essere inculcato nella mente fin dall'infanzia, così come si fa, anche se poco e male, per la droga. L'usuraio è un orco dal quale bisogna stare lontani, perché, quale che sia la ragione per cui ci si avvicini, finirà per mangiarti. 20

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