Morri. Chi erano, dov erano e cosa hanno fatto. per meglio comprendere. chi sono, dove sono e cosa fanno. raccolta di informazioni

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1 Morri Chi erano, dov erano e cosa hanno fatto per meglio comprendere chi sono, dove sono e cosa fanno raccolta di informazioni a cura e collaborazione di tutti gli iscritti ai gruppi: Morri in the World e MORRI riminesi referenti: Giuseppe Morri e Loris Morri

2 Compongono l opera i capitoli: Morri parte I Notizie relative al ramo nobile del casato. Morri parte II Notizie relative ai Morri che si sono resi famosi con la loro opera. Morri parte III Questa terza parte è dedicata alla attuale comunità dei Morri e comunque a tutti i Morri presenti nella memoria dei contemporanei. Indicazioni sulla provenienza di molte delle informazioni ed ulteriori approfondimenti delle stesse si trovano nel capitolo denominato riferimenti al quale spesso si rimanda proprio dal testo stesso. Molte notizie ritenute utili a completare, approfondire, contestualizzare e commentare sono inserite in un capitolo denominato "appendici". Frequenti i rimandi dal testo stesso. Tutti i capitoli attendono la partecipazione di chiunque sia interessato a precisare, approfondire, arricchire, completare e aggiornare la conoscenza di questo casato. 2

3 Morri parte I Notizie relative al ramo nobile del casato. 3

4 [prefazione] La pratica della genealogia ha radici molto profonde. La Bibbia, ad esempio, contiene le genealogie dei patriarchi e dei re d Israele e anche i sacerdoti tenevano una genealogia per garantire il sacerdozio concesso solo ai figli di Levi. Gli ebrei non erano i soli a registrare le genealogie, troviamo tracce di questa pratica tra gli antichi egizi, i greci e i romani: I romani usavano identificare le persone con tria nomina:(tre nomi) che rappresentano il praenomen (il nome), la gens (il nome della famiglia allargata o clan), ed il cognomen (il soprannome), ( es: Caio Giulio Cesare, Caio era il Praenomen, Giulio il nome gentilizio, cioè l'identificatore della familia o meglio Clan di appartenenza e Cesare era il cognomen cioè l'identificativo della persona all'interno della Gens Giulia.) Con la caduta dell'impero romano le influenze barbariche portarono ad un quasi completo abbandono dei tria nomina, tranne che per pochissime famiglie patrizie e si ritornò all'uso del semplice nome dell'ambito famigliare spessissimo ispirato al nome di santi della religione cristiana. Verso la fine del XI secolo le influenze delle popolazioni barbariche portarono ad affiancare al semplice nome, almeno per le famiglie più abbienti, il nome del padre o della madre nella forma genitiva (de, di), come era in uso presso le popolazioni barbare dove l'identificativo per eccellenza era il nome del padre o della madre con un suffisso patronimico o matronimico. Pensiamo ai britannici terminanti per -son come Johnson, alle popolazioni nordiche con i vari cognomi terminanti per -sen o -son come Johanssen o Petterson o quelli dei popoli slavi terminanti per -vic, -ig o -cic come Ivancic o Petrovic o per i popoli di ceppo russo terminanti per -ov, a volte scritto off, come Stefanov, tutti suffissi che stanno per figlio di. Con l'avvento del cristianesimo, sopraggiungono nuovi nomi ad aggiungersi a quelli pagani, con le invasioni barbariche altri ancora e la scelta è piuttosto vasta, non è difficile trovare il modo per distinguere un Deogratias da un Adelpertus. È però nel secolo XI che la possibilità di formare combinazioni incomincia a scarseggiare: la popolazione cresce e i nomi che girano incominciano a ripetersi, diventa sempre più difficile distinguere un individuo da un altro. Incomincia a consolidarsi in Europa il sistema dei cognomi. In Italia, i cognomi sono prima appannaggio delle famiglie ricche, ma nel 1200 a Venezia e nel secolo seguente in altre aree, anche se con qualche resistenza e ritardo, l'uso si estende agli strati meno abbienti della popolazione. Però, è solo con il Concilio di Trento ( ) che si fa obbligo ai parroci di tenere un registro dei battesimi con nome e cognome, per evitare matrimoni tra consanguinei. Il soprannome, o secondo nome, diventa ereditario. Dovunque? Qualcuno dice che fino a poco più di un secolo fa, c'erano ancora famiglie, in luoghi sperduti, che non avevano cognome "codificato" ed è certo, ad esempio, che è solo nel 1934 che in Turchia, il fondatore e primo presidente della Repubblica Turca, Mustafa Kemal Atatürk, introduce l'adozione di regolari cognomi di famiglia come in uso nel mondo occidentale. Con tali premesse è facile comprendere come le principali fonti della genealogia successoria siano: 1) gli archivi di araldica 2) gli Archivi Ecclesiastici, istituiti nel 1564 in seguito al Concilio di Trento: i cosiddetti Status animarum: certificanti i battesimi, le cresime, i matrimoni, i defunti e, appunto, lo stato delle anime; 3) l'anagrafe dello Stato Civile istituita nel 1861 con l'unità d'italia, certificanti le nascite, i matrimoni, le morti e la composizione del nucleo familiare; 4) gli Archivi di Stato che trattengono documenti relativi a censimenti (anche fiscali), catasti (denuncie di beni), atti notarili, atti giudiziari, liste di leva e ruoli matricolari; e, più recentemente 5) il Catasto dei beni immobili; 6) le Camere di Commercio per le società e le attività commerciali; 7) il P.R.A. Pubblico Registro Automobilistico per gli autoveicoli; 8) il R.I.D. Registro Imbarcazioni da Diporto per i natanti; 9) le liste elettorali. 4

5 Queste considerazioni rendono comprensibile come oggi sia veramente difficile risalire ai propri avi e solamente gli eredi di casati illustri che hanno lasciato ampie testimonianze nei secoli riescono ad individuare le proprie origini. Origini intese come ceppo famigliare essendo veramente straordinario poter risalire all'esatta genealogia di ciascuno; si pensi infatti alle innumerevoli discendenze per rami collaterali sparsi peraltro per innumerevoli vie e siti appena l'uomo moderno ha stabilito nuove vie e nuovi mezzi di comunicazione. Iniziamo la nostra ricerca, ovviamente avvalendoci del mezzo oggi più comune: la rete internet ed impariamo da che la diffusione del cognome Morri in Italia è di circa 1000 unità disperse in Emilia Romagna (dove si trova il nucleo più consistente), Marche, Lombardia, Toscana, Liguria, Piemonte, Campania, Veneto, Abruzzo, Umbria, Sicilia, Friuli V.G., Trentino A.A. e Sardegna. Mettendo pure in realistico conto che tali dati non siano affatto completi ed aggiornati, servono però a dare un idea della distribuzione dei Morri sul territorio nazionale. Svariate ricerche sono alla base di questo lavoro e all interno del testo stesso sono spesso citate le fonti. In alcuni casi, ritenuti più significativi, sono stati riportati stralci dei testi consultati in una parte denominata riferimenti cui si fa rimando dal testo con la dicitura [riferimenti x]. Questa parte raccoglie anche informazioni su personaggi ed eventi storici relativi agli argomenti trattati. E sembrato opportuno approntata anche una sezione denominata appendici cui si fa rimando dal testo con la dicitura [appendici x]. Questa parte è, in modo particolare, dedicata agli approfondimenti dei temi trattati contestualizzandoli ora storicamente, ora geograficamente o culturalmente ancorché politicamente. Molto lontani dalla presunzione di esattezza, ci scusiamo fin d ora per le eventuali imprecisioni assicurando il lettore che la nostra ricerca continua. Testimoniamo tutto il gradimento ad ogni iniziativa alla scoperta dei Morri di tutti i tempi e in tutti i luoghi proponendoci a riferimento per ogni suggerimento, consiglio, proposta, precisazione e quant altro ritenuto opportuno. Giuseppe Morri Loris Morri 5

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8 Il casato dei Morri risale al XIV secolo; le sue origini si devono ricercare in Piemonte e più esattamente nella allora Contea di Savoia. Andiamo dunque indietro negli anni, anzi nei secoli, per dare uno sguardo a com era l Europa del tempo e per meglio comprendere il contesto in cui si sviluppò questa familia nova. Si potrà avere così modo di meglio comprendere da quali luoghi, nel contesto di quali situazioni storiche e attraverso quali eventi abbia tratto le origini e si sia sviluppato questo casato. Nell Europa, in particolare nella sua parte occidentale, in quel tardo medioevo si iniziano ad avere segnali di rinascita agricola, commerciale e culturale, con l'affermarsi, a partire dall'xi secolo, di realtà comunali ricche di fermenti, soprattutto nelle Fiandre e nell'italia centro-settentrionale e con lo sviluppo delle Repubbliche marinare italiane. Mentre il Sacro Romano Impero continua la sua frammentazione in una serie di feudi italiani e tedeschi, sempre meno legati al potere dell'imperatore, alcuni comuni si trasformano in importanti città-stato (come Milano, Venezia e Firenze) e contemporaneamente si iniziano a formare i primi stati nazionali (quali Francia, Inghilterra e Spagna). In tale contesto, la contea di Savoia fu un antico stato, sorto con Umberto Biancamano ( ), considerato il capostipite della dinastia sabauda in quanto primo personaggio storico definito Conte, in un documento del 1003, dal vescovo Oddone di Belley. Infatti, al disgregarsi del regno di Borgogna, (1032) Umberto Biancamano si schierò dalla parte dell'imperatore Corrado II il Salico (re di Germania) che lo investì dei titoli di conte della Savoia, ottenendone in premio il permesso di utilizzare l'aquila imperiale tedesca nel proprio stemma, e conte di Moriana in Val d'isère. Questa regione si snoda lungo la valle dell'arc, da Montmelian, sopra Chambéry, sino al Moncenisio, tra le rive del lago del Bourget (dove fu creato il mausoleo di famiglia nell'abbazia di Altacomba), il lago Lemano e il corso del Rodano. La geografia della contea, nell uso normalmente detta di Savoia, era, nel complesso, assai vaga e mutevole seguendo le alterne fortune di frequenti scaramucce di confine, ma comprendeva per lo più territori nell'attuale Francia, nei dipartimenti di Savoia e Alta Savoia. Il nucleo principale della Contea si estendeva nell'area intorno a Chambéry, città che adempiva il ruolo di capitale. In Italia, la Contea trovava sviluppo nelle aree montane del Piemonte occidentale, specie nella Valle di Susa e nella Val Chisone, attorno alla città di Pinerolo. Ben 19 conti di Savoia si susseguirono al governo di quelle popolazioni attraverso alterne fortune, fin quando l Imperatore Sigismondo elevò, nel 1416, la contea a ducato e designò Amedeo VIII Duca di Savoia. Tra i Conti di Savoia si possono ricordare: Amedeo III di Savoia, invitato dal papa Callisto II, suo parente, partecipò alla seconda crociata ( ) e fondò l Abbazia di Altacomba dove per secoli verranno sepolti i Savoia. 8

9 Amedeo VI ( ), detto il Conte Verde, valoroso conte la cui fama valicò i confini italiani, fu nelle guerre in Oriente, combattendo Bulgari e Turchi per conto del cugino Giovanni V Paleologo (caduto nelle mani nemiche e liberato), per cui riconquisterà Gallipoli, in seguito rivendicherà anche il trono dell'impero bizantino. Combatté anche per l'antipapa Clemente VII, tra l'altro, savoiardo. E insieme alle truppe di Bernabò Visconti, capitanate da Tommaso Pascalis, fece guerra alle compagnie di ventura inglesi che devastavano città e campagne. Rinomato in tutta Europa per il suo valore e per la sua saggezza, Amedeo VI funse anche da arbitro nelle contese delle guerre di allora: decisivo fu il suo intervento nella Guerra di Chioggia tra Genova e Venezia. Accorso in aiuto del re Luigi II d'angiò di Napoli, morì di peste e venne sepolto nell'abbazia di Altacomba. Vale forse la pena ricordare come, nel frattempo, le popolazioni fossero state spaventosamente falcidiate dalla peste bubbonica (detta anche peste nera del ) Cuneo fu flagellata dalla lebbra e dalla peste anche nel 1400 fino alla primavera del 1403 portate dai viaggiatori che in gran numero e disordinatamente arrivarono a Roma per il giubileo spontaneo (non indetto dall allora Papa Bonifacio IX) detto dei penitenti bianchi. Statua di Amedeo VI in Piazza Palazzo di Città a Torino. Si tratta di un monumento eretto in memoria della spedizione in Oriente del Conte verde. Da ricordare che fu proprio il Conte Verde ad annettere Cuneo al contado di Savoia e Moriana e Aosta. In quel tempo a Cuneo, una forte parte della popolazione era guelfa e favoriva gli Angiò. L avversa parte ghibellina si appoggiava di volta in volta ai Visconti, ai Saluzzo o ai Savoia stessi. Durante queste lotte Cuneo passò dalla dominazione angioina a quella sabauda, saluzzese e viscontea per tornare poi ancora sotto gli Angiò e in infine, nel 1380, definitivamente ai Savoia. Furono proprio i Savoia che, dopo la definitiva sottomissione del luogo, decisero di combattere aspramente la partialitas: come veniva appunto definita allora la lotta tra le due fazioni guelfa e ghibellina. Il 18 giugno 1407, con grande solennità e alla presenza delle autorità in Cuneo, venne redatto un nuovo capitolo statutario che aboliva le parti guelfa e ghibellina con tanto di severissime pene per i trasgressori. Il provvedimento ebbe successo e per oltre un cinquantennio la partialitas parve sopita tra la popolazione. In un simile contesto politico, che favorì anche la rinascita economica e demografica, si posero le basi per l ascesa di nuove famiglie di recente immigrazione attirate sia dalla rinascita economica della zona grazie alla strada del sale che conduceva a Nizza, sia dalle possibilità offerte dalla nuova amministrazione sabauda. 9

10 Un cronista del tempo, dottore in legge, protagonista di una carriera di primo piano in seno all amministrazione di Cuneo, tal Giovanni Francesco Rebaccini, nella sua Cronica loci Cunei la piu antica storia di Cuneo da cui son tratte queste informazioni, ne elenca un buon numero tra cui spiccano i Dal Pozzo da Alessandria e i Morri da Castelnovetto, protagonisti nonché perenni avversari nella vita cittadina. Per meglio tratteggiare l atmosfera socio-politico-culturale dell epoca, si riporta un episodio forse curioso: al Conte Verde successe suo figlio: Amedeo VII di Savoia, detto poi il Conte Rosso, che era in lite da lungo tempo e con fasi alterne con Gian Galeazzo Visconti. Tra i due si giunse infine alla pace per consentire alla figlia Valentina Visconti di attraversare le terre del Conte Rosso, cosa che avvenne il 1 luglio 1388, per giungere in Francia e fidanzarsi col fratello del Re Carlo VI. Il Conte Rosso morirà poi a soli 32 anni per una caduta da cavallo durante la caccia al cinghiale. Pare che il Conte si fosse ferito e fosse stato poi vittima del tetano. In cronaca si legge come il medico ed il farmacista sospettati di omicidio volontario fossero stati barbaramente torturati. Figlio di Amedeo VII di Savoia, detto "il Conte Rosso", e di Bona di Berry, fu Amedeo VIII di Savoia, detto il Pacifico (Chambéry, 4 settembre 1383 Thonon-les-Bains, 6 gennaio 1451), fu Conte fino al 1416 e poi Duca di Savoia, Principe di Piemonte e Conte d'aosta, Ginevra, Moriana e Nizza fino al Dal 1439 al 1449 fu antipapa, con il nome di Felice V; ma già nel 1434 si era ritirato a vita monastica, fondando l'ordine Militare di San Maurizio, che si trasformò poi in Ordine Mauriziano. Stemma dell'antipapa Felice V. Si noti lo scudo simbolo dei Savoia apposto sullo stemma papale Tenendo conto di tale contesto storico, ritornando a quanto di più specifico interessa la nostra ricerca: ci sono precise tracce in araldica ed è dall autorevole testo Il Manno che si può apprendere: [appendice 1] A Cuneo, oriundi da Valenza Po, i Morri (de) Peyre furono conti di Castelmagno Erano prima detti Dei Dini, da Enrico Dini e v è notizia che seppellirono in S.Francesco a Cuneo. 10

11 Chiesa di S.Francesco in Cuneo di recente restaurata. Vedi fotogallery: Dal Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna a cura di Goffredo Casalis si evince che in quelle terre esistevano località denominate Morozzo, Moriondo, Morano e Mora in un territorio, come precedentemente descritto, detto contea di Moriana dei Conti Savoia. Non ci si deve stupire se, cinque o sei secoli addietro, nell identificare qualcuno si sia fatto ricorso alla località di provenienza piuttosto che a un casato e che un prima detto dei Dini sia diventato poi de Morri. Si deve considerare che rientri nella logica evolutiva dei nomi l introduzione dei Morra, Morozzo, Moretta e dei Morri tra le famiglie provenienti da una zona chiamata Moriana e dintorni. Ora, considerando Enrico Dini il capostipite, vediamo come seconda generazione Guglielmo Morri (II) In quel periodo i Morri dovevano già essere un casato di notevole prestigio; abbiamo notizia di un suo testamento del 1356 e delle sue nozze con Paola Visconti dei Signori di Milano. Ricordiamo dei Visconti: Sulle rive del lago Maggiore si trova una cittadina, oggi comune, Massimo Visconti; da lì provenivano i Visconti. La dinastia si fa solitamente risalire a Ottone ( ). Furono signori di Milano e nel tempo ebbero a dividersi in molti rami, per dire quanto sia incerta l esatta genealogia della Paola Visconti andata in sposa a Guglielmo Morri; ricordiamo Galeazzo I ( ), Luchino ( ), Giovanni ( ), Galeazzo II ( ) L ultimo dei Visconti moriva il 13 agosto 1447 lasciando solo femmine e con varie vicissitudini, il 22 marzo 1450, prendeva il potere in Milano Francesco Sforza con investitura imperiale del gennaio del Alla morte, 8 marzo 1466, gli succederà il figlio Galeazzo Maria. Il 26 dicembre 1476 Gian Galeazzo ha solo sette anni e tra gli intrighi di corte si farà strada Ludovico il Moro. Questa parte politica dell Italia del tempo si schierava tra i ghibellini a favore dell Imperatore. Di tutto questo non era certo d accordo il re di Francia Carlo VIII che Tutto ciò per lasciar intendere come fossero politicamente difficili quei tempi. 11

12 In una mappa politica in lingua tedesca La Savoyische Lande al termine del XIV secolo a Guglielmo succede Giacomo Morri (III) Sposò la biellese Beatrice Gromis Intanto in quegli anni: Nasceva in Polonia Nicolò Copernico ( ) che scriverà quel capolavoro astronomico riguardante l eliocentricità ed il rifiuto del geocentrismo Aristotelico-Tolemaico; opera dal carattere radicalmente innovativo rispetto alle esistenti dottrine cosmologiche e astronomiche sulle quali si basava l immagine cristiana dell universo. Un grande anatomista del tempo, Manfredi, descrive per primo le ovaie della donna; ma c è molto scetticismo nell ambiente medico e naturalmente arrivano gli anatemi da parte delle autorità ecclesiastiche. Dell intuizione di Manfredi non se ne parlerà più per quattro secoli. il ventre della donna è solo un ricettacolo del seme dell uomo. questa è sempre stata la concezione e questa resterà per altre centinaia di anni. In campo artistico; sono questi gli anni che vedono l opera al culmine della loro arte di Antonello Da Messina, il Ghirlandaio, Luca Signorelli, Van De Goes, Bellini, il Pollaiolo, il Mantegna e Bosch. 12

13 A Giacomo successe Guglielmo Morri (IV) di lui si sa essere originario di Castelnovetto, presso Pavia, ma in diocesi di Vercelli e per certo fu in Cuneo prima del Ebbe il privilegio di alzare l arma del comune. Avvenne il 23 settembre 1474 con patenti di Jolanda ottenute il 28 settembre ( si tratta di Jolanda o Violante di Valois, figlia del Re di Francia Carlo VII e sorella del futuro Re Luigi XI) [riferimenti 1] Intanto: La capitale del Ducato di Savoia è Chambery ed è probabilmente da una delle sale di questo palazzo: castello dei Duca di Savoia a Chambery che la principessa Jolanda (principessa Jolanda o Violante di Francia, duchessa di Savoia, quartogenita del Re di Francia Carlo VII e di Maria d'angiò, sposa di Amedeo IX di Savoia detto il Beato [riferimenti 2], dal consorte nominata reggente nel 1469), concesse le patenti, il 28 settembre 1473, a Guglielmo Morri, probabilmente in linea con l esigenza politica di rafforzare la stabilità del Ducato da poco costituito con la nomina di nuovi e strategici feudatari e vassalli. Si noti come attraverso la val Grana passasse, all epoca, una via, seppur secondaria, per i pellegrini diretti a San Juan de Compostela in Spagna e Roma come tuttora testimoniato da affreschi di Giovanni Batoneri di Cherasco sulla volta della nuova cappella, eretta nel 1514, del santuario di San Magno. Dal matrimonio con Agnesina Giustiniani nacquero Antonio e Ruffino. 13

14 Ruffino de Morri sposò Maddalena Lovera (figlia di Giovannino (Zannino)Lovera,morto nel 1478), da cui avrà due figli: Filiberto e Carlo e una figlia:maria che andrà in sposa ad Aleramo Provana di Faule Di lui, nel Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna a cura di Goffredo Casalis si può leggere a pag. 790: [riferimenti 3] si elencano tra i cuneesi che si distinsero nella milizia, o sostennero cariche luminose: Ruffino de Morri generale di finanze sotto il Duca di Savoja Amedeo IX Nel 1468 per volere di Jolanda di Francia, venne costruito il Naviglio di Ivrea, un canale irriguo destinato a rifornire di acqua le risaie del vercellese e che, essendo in origine navigabile, permetteva il collegamento tra Ivrea e Vercelli. Ruffino fu dunque benemerito per la grandiosa opera del naviglio d Ivrea e amministratore generale delle finanze a partire dal 1471 sotto il Duca di Savoia Amedeo IX Fin dagli inizi ebbe una rapida e brillante carriera: fu viceclavaro in Cuneo e prese l appalto della gabella del sale di Nizza; fu poi tesoriere a Barcellonette.. Ruffino Morri, fedelissimo di Jolanda, su cui aveva grande influenza, fu fautore della parte piemontese della corte, avversa a quella francese, cosa che gli valse i favori della diplomazia sforzesca. Nonostante l impressionante curriculum, Ruffino rimase legato a Cuneo; vi prese la residenza assieme al fratello Antonio. Anche il fratello Antonio emerse come personaggio di rilievo in grado di condizionare abilmente l attività del consiglio comunale. Certamente, nell ascesa dei Morri, ebbe anche un considerevole peso il legame familiare con i Lovera. In quegli anni: 1478: è l anno in cui inizia ad operare il famigerato Tribunale dell Inquisizione. E sufficiente la diffamazione per voce pubblica; basta l infamia di sodomia, quella di adulterio, avere una crisi isterica o un attacco di epilessia, oppure basta possedere un libro contro la fede o più semplicemente il Vecchio Testamento. Possedere il Cantico dei cantici era considerato una lussuria. Ludovico il Moro si riconcilia con la reggente del piccolo Gian Galeazzo Sforza di 10 anni Bona di Savoia e prende il potere nel 1480 proclamandosi signore e Duca di Milano.Sarà cacciato da Luigi XII con l invasione francese del 1499 lasciando Milano al periodo della sua decadenza. Il territorio verrà alternativamente spartito tra le arroganti potenze europee fino all unità d Italia. I Savoia, parenti sia dei regnanti di Francia che d Austria, si alleeranno ora con gli uni ora con gli altri nel tentativo di impossessarsi di Milano e della Lombardia. Quasi sempre sceglieranno la parte sbagliata; anche nella successiva prima guerra mondiale, per non parlare della seconda. In Piemonte viene costruito il 1 Traforo Alpino del Viso, lungo 75 metri Botticelli dipinge la primavera per Lorenzo di Pierfrancesco de Medici e insieme al Perugino affresca la Cappella Sistina ai tempi di Sisto IV della Rovere; la volta ( ) e la parete del Giudizio Universale ( ) saranno poi opera di Michelangelo. Leonardo, a Firenze, al convento di San Donato a 14

15 Scoperto lavora all adorazione dei Magi e successivamente alla corte di Ludovico il Moro dipinge la Vergine delle Rocce e scrive il suo codice Trivulziano. Il Poliziano affresca le Stanze Medicee. Il Pollaiolo, a Roma è alle prese con la tomba di Sisto IV nelle Grotte Vaticane e, successivamente, con la statua di Innocenzo VIII. In Russia il regno di Ivan III il Grande raggiunge l apice. Ivan III sposa (1462) la principessa bizantina Zoe Paleologa, discendente dell ultimo imperatore di Bisanzio e sosterrà che Mosca è diventata la Terza Roma e lui erede legittimo degli imperatori. Ivan III è il primo a dotarsi del titolo di Czar, traduzione russa di Caesar, e dell aquila bicipite che diventa simbolo dello stato. In questo periodo molti architetti italiani sono chiamati a Mosca per abbellire il Cremlino. A Venezia, nel 1485, la prima istituzione sanitaria del genere in Europa: il Magistrato alla Sanità. A Baghdad esisteva già un Policlinico fin dal 832. Dal padre Guglielmo ereditò Antonio Morri (V) Di lui si sa che nel 1474 era Vicario di Savigliano, di Boves e di Fossano nel Fu tesoriere generale di Savoia nel Sposò una nobile cuneese:agnesina Corvi. Dal matrimonio nacquero: Giorgio Guglielmo Beatrice che sposerà il conte Ludovico San Martino di Strambino Francesco canonico a Vercelli Seconda sposerà Francesco Alciati (dote, 8 febbraio 1490) Ruffino Carlo capitano Alessandro Eusebio capitano della società di S.Giorgio di Chieri (1530) dal matrimonio con Beatrice di Ceva nasceranno: Caterina sposerà Raffaele Brizio Anna sposerà Francesco Brizio Ruffino sposerà Marta Germanio e sarà anche lui capitano. Dall unione: Gianfrancesco alfiere Eusebio capitano. Sposerà Nicoletta Minio. Dall unione: Ruffino capitano. Sposerà Vittoria Amedea Rofredi. Com è noto, dopo la metà del XV secolo il ducato di Savoia precipitò in una lunga stagione di debolezza e di crescente subordinazione alla monarchia francese. Anche sul piano locale, nelle diverse località piemontesi, alla crisi del governo ducale, corrispose un accrescersi della conflittualità e dell insicurezza. Questo accadde anche in Cuneo dal 1477 al Dopo schermaglie per condizionare la nomina del podestà, l incendio appiccato ad un tetto dei Morri in località Grumera nel marzo del 1473, diede l inizio a quell ostilità poi dichiarata tra i Morri, fiancheggiati dai Lovera, e i Dal Pozzo fiancheggiati in consiglio comunale proprio dal cronista precedentemente citato: Giovanni Francesco Rebaccini. Nel 1477, in seguito all ennesimo scontro in consiglio comunale, la contesa fra le due parti si inasprì tanto che i partigiani di Giorgino Dal Pozzo corsero Cuneo in armi al grido Pozo! Pozo! a cui gli avversari replicavano con Morro! Morro! : così testualmente riporta il Rebaccini. (1) L uso della violenza pare sia stato molto limitato e quasi monopolio della sola pars dei Dal Pozzo. Se i Morri e i Lovera erano di salda fede guelfa, non risulta che gli avversari abbiano mai assunto lo schieramento opposto. I Morri e i Dal Pozzo furono infatti entrambi fedeli della duchessa Jolanda prima e di Filiberto e Carlo I poi. 15

16 Gli scontri tra la pars Morra e pars Puthei (Dal Pozzo) sono quindi da imputarsi al coagularsi di interessi privatistici intorno a due homines novi piuttosto che a legami con la tradizione guelfa e ghibellina e, se è pur vero che negli anni successivi, col riaffermarsi del vicium parcialitatis ( ) saranno i Lovera a rappresentare più squisitamente la fazione guelfa, sicuramente và registrato come di pregnante attualità la conflittualità fra l aristocrazia consiliare e un robusto nucleo di famiglie popolari che chiedevano una maggior partecipazione al massimo organo di governo locale. Di queste famiglie si fecero portavoce i Morri. (1) Non stupiscano le terminazioni dei nomi difformi da come fin qua descritti. In quell epoca la lingua parlata non è ancora un italiano come noi oggi lo conosciamo, ma una lingua che si và formando e che risente ancora di forti influenze latine (vedi per es: le declinazioni dei nomi) e delle più recenti influenze barbariche. Erede di Antonio fu Giorgio Morri (VI) Si sa che fu giudice delle cause civili in Chieri. Sposò Antonia Bolleria di Centallo. Ebbero un sol figlio: Giuseppe che erediterà. Giorgio ebbe anche un figlio naturale: Cesare che sposerà Antonia Beccaria. L unione non darà figli, ma Cesare riconoscerà il figlio Giorgio (omonimo del nonno) naturale. Giorgio, legittimato, sarà governatore di Cherasco (2 agosto1589; patenti 20,252); sergente maggiore di Cuneo (6 agosto 1593, patenti 24,57 v) e consorte di Gabriella (?). Nascerà dall unione: Bartolomea che sarà sposa ad Andrea Ferrero di Castiglione. Proprio in quegli anni accadeva che: Cristoforo Colombo [riferimenti 4] Aveva raccolto tante informazioni che sembravano rendere possibile raggiungere il Cipangu (Giappone) partendo dalla sponda dell Atlantico navigando verso occidente (1492). A quel tempo le sue informazioni erano combattute e dominate con e dalla tradizione biblica cristiana, dove sia la scienza che l osservazione non avevano nessuna importanza. Il mondo era quello di Noè, diviso in tre parti, con il cielo come un coperchio. Amen! Curiosità: Colombo, al ritorno dai viaggi, fra le altre cose, portò con se in Europa dei grani di mais che gli inglesi coltiveranno come mangime per tacchini (turkey) anch essi provenienti dal nuovo mondo. In seguito si darà per questo al mais quello strano nome: grano-turco. Sarà invece importante osservare che, nella tradizionale suddivisione della storia d Europa,si fa risalire proprio alla scoperta dell America la fine del medioevo e l inizio del periodo umanistico-rinascimentale dell era moderna. In ambito religioso sono i tempi di Martin Lutero, Calvino e della riforma protestante con lo scisma fra la chiesa Cattolica e quella Protestante e della controriforma e del Concilio di Trento ( ) La Francia avvia i preparativi per la spedizione in Italia e per l Italia inizia l età delle invasioni straniere. Nel 1494 Carlo VIII di Francia scenderà in Italia travolgendo tutto il sistema di alleanze della pace di Lodi In Spagna il cardinale Torquemada perseguita, espelle, inquisisce e manda al rogo eretici, ebrei, mussulmani e tanti ignoranti che di chiesa e di teologia non sanno nulla. Il 3 marzo 1491 Isabella e Ferdinando (il Re cattolico) firmano il decreto di espulsione dalla Spagna di tutti gli ebrei. 16

17 A Firenze l 8 aprile 1492 muore Lorenzo il Magnifico. Gli succederà il figlio Piero che dovrà governare una città sobillata dal frate Girolamo Savonarola, mentre suo fratello Giovanni si avvia a diventare il futuro Papa Leone X. A Roma il 25 luglio 1492 muore Papa Innocenzo VIII e l 11 agosto gli succede Alessandro VI forse più noto come Rodrigo Borgia Poi alla settima generazione fu Giuseppe Morri (VII) I riferimenti che si hanno di lui sono il suo testamento datato 4 marzo 1557 e la dote, 2 luglio 1539, della moglie Anna Love. Avranno due figli: Prospero che erediterà ed Alfonso Ogni casato sappiamo avere stemma, blasone e insegne gentilizie. Quali furono quelli dei Morri? Ritengo molto interessante un immagine dallo Stemmario Fotografico del Museo Civico di Casale Monferrato: Si tratta della foto degli stemmi dei Gran Cancellieri di Savoia disposti secondo lo schema di seguito riportato. All interno di ogni riquadro sono trascritte le notizie riportate. Si osservino bene il testo e le immagini riportati nel terzo riquadro della prima riga e nel secondo della seconda riga per notare un tal Pierre Morro, ma ancor più interessante sarà constatare l analogia dello stemma riportato con quello che sarà poi descritto essere dei Morri Richard de Chambery 1150 Jean de Menthon 1288 Pierre Morro 1323 stemma simile a quello dei Morri Jean de Meyria Giorgio Soleri 1340 e 1348 Jean de Bavays (?) 1349 Jacques de Bruisèe 1380 stemma simile a quello dei Bruiset Guiscard de Tevel 1385 Gerard d'estrès Pierre Morro 1363 e 1378 stemma simile a quello dei Morri Jean de Conflans 1391 e 1396 Hugues de Lucinge 1399 Anthoine de Challant 1402 Guillaume de Challant 1407 Guillaume Marchand 1409 Guiscard Marchand 1413 Jean de Beaufort 1435 Remigio Canalis 1440 Pierre Marchand 1444 Guillaume de Bolomieu 1445 Jacques de la Tour 1452 Giacomo di Valperga 1455 Guglielmo di Sandigliano 1458 Antonio di Romagnano

18 Jean de Compeys 1463 Jean de St. Michel 1467 Humbert de Chevrier 1469 Jean de Clopper 1472 Pierre de St. Michel 1480 Anthoine de Campion 1483 Amedeo di Romagnano 1496 Gabriele di Laude (?) 1523 Gerolamo Aiassa 1525 Giovanni Tommaso Langosco 1560 Ottaviano Cacherano 1575 Louis Millet 1582 Domenico Belli 1599 Francesco Provana 1602 Giangiacom o Piscina 1624 Carlo Filippo Morozzo 1652 Giovanbatti sta Buschetti 1662 Janus de Bellegarde 1687 Girolamo Gubernatis 1713 Giovanni Cristoforo Zoppi 1730 Carlo Francesco Ferrero d'ormea 1742 Carlo Luigi Caissotti 1768 Giuseppe Ignazio Corti 1789 </FONT< td> 18

19 19

20 Inoltre v e testimonianza in Feudi e nobiltà negli stati dei Savoia: materiali, spunti, spigolature bibliografiche per una storia di Gustavo Mola di Nomaglio edito: Lanzo Torinese 2006 Ove si narra come Giuseppe Morri, che per vedere riconosciuti i propri privilegi, presentasse al consegnamento del 23 luglio 1580 [riferimenti 5], delle concessioni ottenute da parte di Carlo il Buono [riferimenti 6] Mentre sul Vivant si legge: data: Consegnamento del 23 luglio 1580 Luogo: Consegnante: Qualifica: Arma: Privilegio: Conferma: Esito: Note: Cuneo MORRI Giuseppe, Francesco e Gio. Antonio, Alessandro, Carlo Ruffino, Ettore, Antonio Reynero, Gio. Anto Alessandro Ruffino, Ettore Ruffino (Gio. Antonio, Alessandro, Carlo Ruffino, Ettore, Gio Anto Alessandro Ruffino ed Ettore Ruffino non compaiono di persona) Messere Testimone: Messere Ludovico Farina, Messere Pietro Ruata, Messere Oddone Miglia hanno due armi: - Un leone con suo color d'oro in campo verde con romboidi di detti due colori, cioè un leone di color d'oro in campo verde con rombi osia quadretti a mandorle di detti due colori; ciascuno di essi è tutto verde o tutto di color d'oro; - Una Croce rossa in campo bianco. Privilegio concesso dai Predecessori di S.A. alli furono Ruffino e Antonio Morri, avi di tutti i comparenti, dato in Moncalieri il 25 ottobre 1474, sottosegnato Besson, confermati dal Duca Carlo il 6 aprile 1557, sottoscritto e sigillato Vuillet, confermati da S.A. in Vercelli il 1 luglio 555, sottoscritta Fabri. Sì Sì ricompare il 10 agosto1580 Manno: de MORRI PEYRE: Inquartato: al primo e quarto, rombeggiato d'oro e di verde, col capo del secondo, carico di un leone del primo, illeopardito; al secondo e terzo, di Vercelli, cioè d'argento alla croce di rosso - sostegni: affrontati, a destra, la figura d'ercole. impugnante con ambo le mani una clava, nascente e col motto: MIHI ADIUTOR DOMINUS; a sinistra, il grifone nascente e col motto: GENIO OPTIMO SACRUM 20

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