IL PALAZZO NELLA STORIA: DOV ERA, DOV È

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2 IL PALAZZO NELLA STORIA: DOV ERA, DOV È Palazzo Clerici si trova al numero civico 5 di via Clerici. Di fronte ed esso attualmente si trovano gli uffici della Banca Intesa, realizzati nel 1954 su progetto di Gian Antonio Bernasconi, Annibale Fiocchi e Mercello Nizzoli. Prima dell avvento dei Clerici la via era chiamata Prestino dei Bossi e faceva parte della zona di Porta Nuova, l attuale porta Comasina. La parrocchia di appartenenza è quella di San Tommaso in Terra Amara, nell attuale via Broletto. IL PALAZZO NELLA STORIA: I PROPRIETARI La famiglia Clerici ( ) I Clerici erano una famiglia di mercanti provenienti da Domaso, sulle sponde del Lario, attestati dalle fonti già a partire dalla seconda metà del Quattrocento. Pier Antonio, e soprattutto il figlio Giorgio I, detto Giorgione ( ) diedero il via all ascesa dei Clerici un secolo più tardi: sebbene ancora di condizione piuttosto rurale un documento del 1574 li indica come nobili. Tra Cinquecento e Seicento il commercio della seta coi paesi tedeschi, unito al traffico bancario, procurarono rapidamente grandi ricchezze ai Clerici, che iniziarono a reinvestire gli utili acquistando proprietà e terreni a Milano e in provincia. Il 6 maggio 1635 Giorgio I acquistò una casa da nobile nella parrocchia di San Tommaso in Terra Amara da Giovan Battista Visconti: in questo modo i Clerici poterono confermare il loro prestigio e il rango elevato che avevano raggiunto di fronte a tutta la comunità. Ormai stabilitisi definitivamente a Milano, arricchiti grazie ai loro fiorenti traffici e alla loro capacità di gestire gli affari, i Clerici divennero marchesi nel 1667, quando Piero Antonio, primogenito di Giorgione acquistò il feudo di Cavenago, nel lodigiano. Piero Antonio inoltre ottenne la facoltà di trasmettere il titolo di Marchese anche ai nipoti, figli del fratello Carlo ( ), l unico della famiglia che ebbe discendenza. Proprio Carlo, mentre i fratelli si distinsero per le loro imprese militari 1, venne destinato alla carriera giuridica: nel 1676 divenne Reggente del Supremo Consiglio d Italia a Madrid, la più alta carica a cui un lombardo potesse aspirare. Carlo quindi estese i possessi sugli edifici del Prestino de Bossi, creando il nucleo principale di quello che sarà l attuale palazzo Clerici. Erede del patrimonio dei Clerici fu Giorgio II ( ), figlio di Carlo, che, come il padre, intraprese la carriera giuridica dopo aver conseguito la laurea presso il Collegio Borromeo di Pavia. Giovane estremamente ambizioso e deciso a consolidare il prestigio da così poco tempo raggiunto dalla sua famiglia, dapprima si imparentò con una delle più antiche e prestigiose famiglie milanesi sposando Caterina Pallavicino, poi divenne Magistrato Ordinario dello Stato di Milano nel La sua rapida ascesa sociale, sebbene il padre non 1 Ricordiamo Francesco, capitano dei corazzieri del re Spagna, gran mecenate, al pari del padre e del fratello Pietro Antonio favorì grandemente l Ospedale Maggiore di Milano dove si conservano, nella nuova sede museale, i ritratti di diversi membri di questo casato. 2

3 volle mai aiutarlo o favorirlo in alcun modo, proseguì nel 1684 quando venne eletto Senatore 2 di Milano e quindi Reggente del Supremo Consiglio d Italia a Madrid nel 1686, carica a cui ambiva da quasi dieci anni. Il passaggio dalla dominazione spagnola a quella austriaca non portò conseguenze alla posizione occupata da Giorgio II: creditore dello stato di ingenti somme di denaro, nonché sotto la protezione del principe Eugenio di Savoia, Governatore di Milano tra il 1706 e il 1715, riottenne la reintegrazione tra i nobili milanesi già nel A Giorgio si deve la costruzione della sontuosa villa a Cadenabbia sul lago di Como, conosciuta in tutto il mondo come villa Carlotta. L immenso patrimonio dei Clerici nel 1722 finì in mano al giovanissimo Antonio Giorgio ( ), dopo la morte del nonno Carlo Francesco 3 e del padre Carlo Giorgio, avvenuta durante l assedio di Belgrado al fianco di Eugenio di Savoia. Antonio Giorgio poteva disporre di una rendita annua di lire netta, era favorito dal potentissimo principe Eugenio di Savoia (disposto, come dicono le fonti, a favorirlo in tutto ) e entrò in contatto con la monarchia asburgica e il partito filo-imperiale dopo il matrimonio con la nobile Fulvia Visconti 4. Da queste premesse bisogna ricordare che Antonio Giorgio, uomo di grandi ambizioni nonché deciso scialacquatore delle sostanze ereditate, nel giro di pochi decenni riuscì a dilapidare in imprese sia pubbliche che private il suo immenso patrimonio. Dapprima fondò nel 1744 a proprie spese un reggimento lombardo destinato alla difesa delle piazzeforti locali, durante un periodo, quello della Guerra di Successione Austriaca, estremamente delicato per gli Asburgo. Maria Teresa d Austria tenne in grande considerazione Giorgio Antonio, tanto che il suo reggimento venne impiegato anche nella Guerra dei Sette Anni e lui stesso divenne ambasciatore dell imperatrice presso la Santa Sede per la morte di Benedetto XIV. In quest occasione tutta Europa si stupì del folle lusso con cui Giorgio Clerici allestì la sua ambasciata, testimoniata da libri, stampe e quadri. Queste spese, unite a quelle per la sistemazione (comprese le decorazioni ad affresco del Tiepolo) e il mantenimento del suo palazzo milanese, per sfarzo paragonabile ad una vera e propria reggia, fecero rapidamente esaurire le sue finanze, tanto da dover chiedere dei prestiti, ovviamente concessi, al Senato di Milano. Dopo la morte di Antonio Giorgio il palazzo venne dato in affitto all Arciduca Ferdinando d Austria e qui si insediò la corte in attesa del rifacimento di Palazzo Ducale da parte del Piermarini. 2 Il Senato di Milano era la magistratura fondamentale dello Stato, con un potere quasi pari a quello del governatore e a quello del Consiglio d Italia di Madrid. 3 Carlo Francesco nacque dal secondo matrimonio di Giorgio II con Giovanna Ferrero dei Principi di Masserano. 4 Figlia del Generale Annibale e cugina della prima moglie di Pietro Verri. Un altra famiglia a cui Pier Antonio sarà legato fu quella dei Trivulzio dal momento che sua madre, Maria Archinto, dopo la morte del marito Carlo Giorgio Clerici, si risposò con Antonio Tolomeo Gallio Trivulzio. I Clerici avevano quindi intrecciato legami con le più importanti e potenti famiglie milanesi dell epoca. 3

4 Pier Antonio Clerici di Domaso (1489-?) Giorgio I ( ) + Angiola Porro Don Carlo ( ) + Eufemia Bonetti Don Giorgio II ( ) + Caterina Trivulzio Don Carlo Francesco ( ) + Giovanna Ferrero Fieschi Don Carlo Giorgio ( ) + Donna Maria Archinto Don Antonio Giorgio ( ) + Fulvia Visconti 4

5 La Corte Austriaca ( ) L affitto del palazzo fu stipulato tra Claudia Clerici, figlia di Antonio Giorgio, che sposò il Marchese Biglia Conte di Saronno, e tre ministri incaricati dal Conte Firmian. Arciduca e Arciduchessa occuparono le sale del piano nobile, insieme al loro vasto seguito di cortigiani e camerieri. La Corte risedette nel palazzo fino al 1778, quando venne restituito ai Clerici, anche se per poco tempo. La Corte d Appello ( ) Come avvenne anche per il Palazzo Bolagnos Visconti, suddiviso in diversi appartamenti durante tutto l Ottocento, anche Palazzo Clerici nel XVIII secolo subì modifiche molto rilevanti, che portarono allo smontaggio e al reinserimento, spesso definitivo, di nuove parti del palazzo. Nel 1815 l ultimo discendente dei Clerici alienò l edificio allo Stato, che lo destinò a diventare la sede della Corte d Appello. Gli interventi più drastici riguardarono il piano terra, dove nessuna stanza venne risparmiata. Alcune sale principali del piano superiore, come la galleria del Tiepolo, mantennero la loro funzione di rappresentanza, mentre altre vennero modificate ( ad esempio la sala da ballo venne trasformata in archivio). Frequente era la suddivisione delle stanze più ampie in ambienti di minore grandezza, come avvenne per la galleria degli stucchi, divisa in due parti. L ISPI 5 ( dal 1940 ad oggi) Nel 1940 il palazzo venne acquistati dall ISPI, l Istituto per gli Studi di Politica estera, e ne divenne la sede ufficiale. Il presidente dell Istituto, l Onorevole Alberto Pirelli, affidò il compito di ideare un progetto di risistemazione dell edificio all ingegnere Giuseppe Dotto. Il progetto di restauro venne subito presentato, come era solito, a Mussolini in persona, che diede la sua approvazione. Dotto ripristinò in gran parte l assetto del palazzo prima delle modifiche ottocentesche, in particolar modo eliminò la stanze che erano state derivate dal portico del cortile d onore, le costruzioni aggiunte nel secondo cortile e le pareti che suddividevano le stanze in più parti, riportandole al loro splendore originario. Le decorazioni delle sale del primo piano furono interamente rinnovate, ad esempio i lambris 6, eseguiti con intonaco imitante pannelli mistilinei barocchi; vennero riposti serramenti su imitazione di quelli antichi e riposizionati i camini. I lavori finirono proprio durante la guerra, che provocò diversi danni all edificio in seguito ai bombardamenti su Milano dell 8 agosto A tal proposito Gino Chierici, funzionario della Soprintendenza incaricato di controllare i lavori, prese diversi provvedimenti per cercare di tutelare il più possibile il monumento in caso di attacco. Il restauro del palazzo in seguito ai danneggiamenti provocati dalla guerra avvenne solamente negli anni 50, quando Dotto elaborò un progetto per la 5 Per la storia dell ISPI vedi il volume su Palazzo Clerici, pag Sono alti zoccoli di legno o altro materiale, fissati alle pareti per proteggere dall umidità. 5

6 ricostruzione del cortile Nord e la risistemazione della galleria del Tiepolo e del gabinetto degli specchi. Anche negli anni 60 e 70 i lavori proseguirono con l Architetto Luigi Gorgoni de Mogar e negli anni 80 sotto la direzione della Soprintendenza con Fulvio Nardis. Recentemente l Istituto ha intrapreso una nuova serie di interventi mirati soprattutto alla conservazione degli ambienti nel rispetto delle preesistenze e supportati da indagini conoscitive storiche e tecniche. 6

7 LE STANZE DEL PIANO NOBILE 7 Lo Scalone Lo scalone d onore è collocato a destra del cortile d onore 8 e immette direttamente nella sala da ballo del piano nobile. Come in tutti i palazzi e ville dell epoca lo scalone ha una funzione fortemente simbolica: essendo il primo spazio interno a cui si accedeva visitando il palazzo doveva dare un senso di grandezza e monumentalità di livello pari a quello della famiglia che vi abitava. Il materiale impiegato è il granito, usato per i gradini, le balaustre e - unico tra i palazzi milanesi - le statue femminili vestite all orientale negli angoli della scala. L effetto scenografico dello scalone è accentuato dal riflesso della luce, che cambia angolazione durante la giornata, provenente sia dall ampia apertura sul cortile, sia dalle finestre. Sebbene non siamo venuti a conoscenza del nome dell architetto del palazzo, possiamo notare alcune analogie con lo scalone della villa, sempre proprietà dei Clerici, a Niguarda, comunemente attribuita a Francesco Croce 9 e ipotizzare un suo intervento anche nel palazzo milanese. Lo schema compositivo dello scalone della villa infatti ricalca fedelmente quello del palazzo, nelle quattro rampe e nelle figure antropomorfe agli angoli. La volta dello scalone è riccamente decorata da un affresco di Bortoloni 10, che rappresenta un apoteosi. All interno di una cornice in stucco scenograficamente interrotta nella parte inferiore per dare spazio al dipinto, Minerva accompagna verso il cielo Giorgio II Clerici, bisnonno di Antonio Giorgio, artefice dell ascesa economica e sociale della famiglia. L ampio spazio del cielo è popolato da altre 7 Non abbiamo testimonianze sull aspetto del palazzo quando era proprietà dei Visconti. Le descrizioni durante il possesso dei Clerici sono tratte da un inventario redatto nel 1771 in occasione del passaggio al Duca Ferdinando. Per i restauri successivi si fa riferimento ai progetti stilati dagli architetti responsabili dei lavori. 8 La pianta del palazzo è estremamente articolata: gli spazi dell'edificio sono distribuiti attorno a diversi cortili, alcuni "da parata", altri di servizio. L'androne d'ingresso, arretrato rispetto alla facciata per agevolare il passaggio delle carrozze, è prospetticamente collegato con il cortile d'onore e con il giardino, chiamato anche "Cortile della Cavallerizza" per la sua destinazione agli spettacoli equestri. I lati maggiori del cortile d'onore sono percorsi da un portico con volte a crociera alternata a strette volte a botte su colonne binate di ordine dorico. 9 Francesco Croce (Milano ) fu tra i principali esponenti del barocchetto lombardo, stile derivato dal rococò ma più semplificato e alleggerito. Molte delle sue opere manifestano un gusto di transizione tra rococò e neoclassicismo. Oltre a importanti palazzi milanesi (come l attuale palazzo Sormani) e ville di delizia nella provincia, Croce svolse un ruolo di primo piano come architetto della fabbrica del Duomo, costruendo sul tiburio la guglia principale. 10 Mattia Bortoloni ( ) era originario di Rovigo, si formò a Venezia e fu attivo tra Lombardia e Piemonte. A Milano affiancò a Tiepolo negli affreschi dei Palazzi Casati Dugnani e Clerici (1740), per poi proseguire da solo la decorazione di quest ultimo dopo la definitiva partenza di Giovan Battista da Milano. Pittore brillante e di dichiarata ascendenza tiepolesca, diede il meglio di sé nelle pitture di carattere profano, dove interpretava in modo ironico e disincantato, con colori lievi e brillanti, temi storici, mitologici e allegorici. 7

8 figure scorciate di sotto in su, come putti e vittorie alate che completano la scena. La Sala da Ballo La sala da ballo, luogo di rappresentanza per eccellenza, sede dei ricevimenti e delle feste della famiglia Clerici, è il primo ambiente a cui si accede salendo al piano nobile. La sua grandezza (il salone ha l altezza di due piani), emblema del prestigio raggiunto dai proprietari del palazzo, rispecchia un modello molto diffuso a Milano in quel periodo 11. I lati lunghi sono traforati da finestre, da una parte riguardanti il cortile d onore, dall altra la strada; in origine le finestre erano corredate da coretti non praticabili. I lati corti invece erano occupati da cantorie ricoperte da stucchi e sostenute da mensole in pietra per i musici, che vi accedevano da scale segrete. La grande volta era dipinta a chiaroscuro con motivo a fogliame. La sala da ballo venne pesantemente rimaneggiata nell Ottocento, quando in questo spazio si trasferì dapprima la sede del Tribunale di Terza Istanza, poi l Archivio generale. Il progetto di risistemazione, realizzato nel 1873 dopo un crollo parziale del soffitto, prevedeva la suddivisione del vasto ambiente in due piani con tavolati di mattoni: il primo piano era adibito ad uffici, il secondo, provvisto di una controsoffittatura in luogo della volta, era circondato da più livelli di scaffali per il deposito dei documenti. La sistemazione dei balconi e delle decorazioni così come le vediamo adesso sono il frutto di un doppio restauro: il primo di Giuseppe Dotti tra le due guerre e il secondo di Luigi Gorgoni de Mogar nel Attualmente la balconata è continua e le pareti, così come il soffitto, sono decorate da stucchi bianchi e dorati dalle figurazioni fitomorfe. La Galleria degli Stucchi (Anticamera Ortona) 12 Questa sala collegava il salone da ballo con l appartamento del Marchese. Avendo una funzione principalmente di transito, la galleria non presentava ( e non presenta) arredamenti o decorazioni particolari: in origine il pavimento era in mattoni, le pareti erano spoglie e il soffitto era impreziosito da una finta volta decorata con stucchi e tre grandi lampadari. Durante l inserimento della Corte d Appello lo spazio della sala venne adibito a biblioteca, con l inserimento di più livelli di scaffali con logge di legno. La Galleria dei Quadri (Anticamera del Tiepolo) Questa sala conteneva la collezione di tele del Marchese Giorgio Clerici. Le opere presenti in questo ambiente ai tempi di Giorgio Clerici erano 110 e comprendevano tele e tavole soprattutto di scuola lombarda e veneta. Il nucleo più consistente di opere risale al Seicento: in un inventario del 1736 sono 11 Confronta questa sala con la sala da ballo di palazzo Bolagnos Visconti. 12 Le sale sono indicate con il nome dato nell inventario del La dominazione attuale è inserita tra parentesi. 8

9 elencati originali e copie di Vermiglio, Morazzone, Camillo e Giulio Cesare Procaccini, Cerano, Daniele Crespi, Montalto, Storer, Nuvolone, alcuni dei grandi artisti protagonisti della Milano di Federico Borromeo. Tra le opere dei bolognesi possiamo citare quelle di Guido Reni; tra i fiamminghi Rubens e Van Dyck. Nell inventario del 1738 sono annoverati 90 dipinti; tutta la collezione dei Clerici andò perduta dopo la vendita del palazzo alla Corte d Appello. Il pavimento era in cotto, la finta volta presentava uno sfondato prospettico incorniciato da stucco dorato. L affresco della volta, estremamente sciupato e appesantito da ridipinture, è stato attribuito dalla studiosa Simonetta Coppa a Bortoloni. La scena rappresentata è di difficile lettura: si può ipotizzare che il personaggio principale sulla destra, una figura femminile coronata sotto un baldacchino, sia Maria Teresa d Austria. Se l ipotesi è corretta la scena raffigurerebbe l allegoria del buon governo della sovrana d Austria. Questa galleria nell Ottocento venne suddivisa in due parti da un muro per separare gli avvocati della Corte d Appello dagli applicati. Galleria degli Intagli (Galleria del Tiepolo) Questo ambiente è uno dei pochi rimasto praticamente immutato nel corso dei secoli e le sue decorazioni, l affresco, le boiserie 13 e gli arazzi, si sono conservati nel loro splendore originario. Nel 1740 Antonio Giorgio Clerici commissionò a Giovan Battista Tiepolo la decorazione ad affresco della volta della galleria. Nonostante le proporzioni dilatate della sala, lunga ventidue metri e larga poco più di cinque, l artista veneziano riuscì ad impaginare in modo grandioso e magniloquente lo spazio, creando un insieme perfettamente equilibrato di personaggi, animali e finte architetture. In un cielo striato di nubi bianche e rosate si staglia al centro il carro del sole trainato da quattro cavalli bianchi, circondato da diverse divinità olimpiche, quali Mercurio, Venere e Saturno, riconoscibili dai loro attributi. Nei personaggi raffigurati sul finto cornicione Tiepolo diede sfogo alla sua incomparabile fantasia creativa: inserì infatti sui lati brevi l allegoria delle arti (con il suo autoritratto vicino alla personificazione) e divinità marine e fluviali; sui lati lunghi invece rappresentò le allegorie delle quattro parti del mondo allora conosciute (Europa, Asia, Africa e America con i loro animali - simbolo, rispettivamente il cavallo, l'elefante, il cammello e il coccodrillo), secondo uno schema che poi riproporrà a Wüzburg nella sala imperiale e nello scalone del Vescovado. L'affresco può essere interpretato come una celebrazione di Antonio Giorgio che nel 1739, anno precedente alla realizzazione dell'opera, aveva ottenuto l'aggregazione al patriziato milanese oppure come l'esaltazione del suo mecenatismo (si ricordino la presenza dell'allegoria delle arti insieme ad Apollo e Mercurio, patrono delle scienze). Un'altra ipotesi accosterebbe il carro di Apollo all'ascesa del sole dell'austria ad illuminare il mondo (Maria Teresa era salita al trono imperiale nello stesso 1740). 13 Rivestimenti in legno. 9

10 Gli stucchi dorati delle cornici si fondono con le boiserie intervallate dagli arazzi, creando un collegamento tra lo spazio architettonico reale e quello fittizio degli affreschi, di grande effetto scenografico. Dopo la decorazione del soffitto Antonio Giorgio si occupò del riempimento delle pareti. Le pareti sono completamente rivestite da una fitta sequenza di incorniciature, stipiti, porte, specchiere, scuretti, magistralmente disposti a formare un complesso decorativo unitario ed omogeneo. Corre lungo il perimetro della galleria, interrompendosi solo in corrispondenza delle porte e delle portefinestra, una zoccolatura di riquadri dipinti oro su bianco con scene di vita militare. Le scene rappresentate sono disposte in sequenza storica e lo stile risente della moda orientaleggiante, diffusa verso la metà del Settecento, delle maioliche e delle ceramiche alla cinese prodotte in Lombardia. Ancora più spettacolari sono i rilievi dorati che ricoprono indistintamente tutti i componenti dell arredo, secondo l adesione a modelli internazionali che troviamo anche in altri palazzi milanesi del terzo e quarto decennio del Settecento. La peculiarità di questi rilievi consiste nel fatto che essi non hanno unicamente valenza decorativa, ma mettono in scena - dai battenti delle portefinestra che si affacciano sul Cortile d onore fino alle sovrapporte delle specchiere - una storia vera e propria, la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, scelta probabilmente per esaltare le glorie militari del casato. Vennero infatti riprodotti in modo puntuale le illustrazioni all opera tassiana pubblicate a Venezia nel 1745 da Giovan Battista Piazzetta 14. Poiché il numero delle boiserie supera le venti tavole concepite dal Piazzetta, ad un certo punto si inseriscono raffigurazioni indipendenti da quel modello, che tradiscono un inventiva meno brillante. Gli intagli sono attribuiti dai critici a Giuseppe Cavanna, artefice di alcuni dei migliori arredi barocchetti che, verso la metà del XVIII secolo, rinnovarono gli interni delle più prestigiose dimore milanesi, diffondendo la versione più raffinata del rococò internazionale, derivato da Versailles. Altro elemento interessante è quello degli specchi, che moltiplicano e dilatano i punti di vista, secondo il prezioso gusto rocaille, diffuso a Milano in questo periodo. Molto probabilmente tra il 1740 e il 1750 Antonio Giorgio non possedeva gli arazzi che ancora oggi riempiono le pareti tra le decorazioni lignee del Cavanna. La crescita di prestigio sociale corrisponde anche ad un desiderio di ostentazione esteriore: possiamo ipotizzare che Antonio Giorgio abbia voluto posizionare gli arazzi nella sala più prestigiosa del palazzo per emulare le tappezzerie che aveva ammirato a Vienna da Maria Teresa, oppure secondo la nuova voga di esporre pareti istoriate come nel Regio Ducal Palazzo di Milano. 14 Giovan Battista Piazzetta (Venezia ) fu un pittore molto importante nella cultura veneziana settecentesca: maestro nella pittura religiosa,divenne fonte inesauribile di temi plastici e grafici anche attraverso la sua opera di insegnamento accademico e di illustratore per l editore veneziano Albrizzi. La critica moderna gli ha restituito la posizione di testa nella corrente decorativa tardo barocca, che poi trovò il suo maggiore esito poetico in Tiepolo. 10

11 Gli arazzi 15, di tessitura brussellese su cartoni francesi di stile classico barocco che riprendevano modelli del pieno Rinascimento italiano (come gli arazzi di Raffaello e Giulio Romano nelle Stanze Vaticane a Roma), non furono creati appositamente per il palazzo Clerici ma erano stati tessuti nel Essi furono posti entro le cornici dorate nella galleria verso la seconda metà del XVIII secolo: vengono infatti menzionati in tutti gli inventari redatti tra il 1770 e il I documenti ci indicano che nella galleria erano presenti sei pezzi, quattro grandi e due piccoli. Attualmente i panni sono cinque e non sei: nel 1918 infatti gli arazzi furono spostati a Roma e rientrarono a Milano privi di un arazzo piccolo, purtroppo mai stato fotografato. Le storie narrate sono quelle di Mosè, come è anche specificato dalle didascalie in latino nelle bordure superiori di ogni arazzo. Le trame sono di lana e seta, gli orditi sono molto fini e i colori brillanti e intensi, grazie anche al recente restauro del Le bordure sono costituite da girali d acanto su fondo arancio con festoni e ghirlande floreali. Nelle parte inferiore di ogni arazzo sono ben leggibili le firme dell arazziere (Ian Leyniers, ) e le marche Brabante - Bruxelles, proprie della città di origine. In ordine narrativo troviamo: Mosè al pozzo disseta le greggi delle figlie di Jetro 16, Mosè con Aronne davanti al faraone trasforma le verghe in serpenti 17, Passaggio del Mar Rosso 18, Battaglia contro gli Amaleciti 19. Il quinto arazzo, di dimensioni minori, sebbene sia indicato come Moyses Historia e sebbene la tessitura riveli una provenienza simile a quella degli altri quattro pezzi, è stato riconosciuto come la storia del battesimo di Clodoveo, proveniente da un altra serie di arazzi. Il ciclo con le storie di Mosè comprendeva in totale otto panni; i quattro non esposti nella sala del Tiepolo erano comunque di proprietà di Antonio Giorgio ed erano esposti in una sala attigua. Attualmente, dopo diversi passaggi di proprietà, sono conservati nel Virginia Museum of Fine Art di Richmond. La mobilia, forse proveniente da botteghe viennesi, venne concepita in funzione delle coerenza decorativa della sala, come è evidente nelle consoles, dagli ornati ricorrenti anche negli infissi, oppure nei divani, i cui profili degli schienali seguono di pari passo l'andamento curvilineo delle sovrastanti specchiere. Durante l insediamento dei Granduchi d Austria la galleria degli intagli divenne la sala delle udienze: per questo motivo al suo interno venne aggiunto un 15 Ai tempi di Antonio Giorgio si pensava che i cartoni preparatori fossero stati eseguiti da Rubens. 16 Esodo, 2, Esodo, 7, Esodo 14, Esodo 17,

12 baldacchino in velluto rosso. L ambiente era inoltre utilizzato dai duchi come sala da pranzo, sia in estate che in inverno. Fortunatamente il trasferimento del palazzo della Corte d Appello, al contrario di molti altri ambienti come già ricordato, non apportò alcun danno alla sala, che veniva utilizzata come aula di riunione plenaria. Sala Grande (Sala degli Specchi) Questa sala e la successiva fanno parte dei così detti Appartamenti di parata 20, non abitati e comunicanti con l appartamento della Marchesa. La sala degli specchi era una delle più fastose del palazzo perché destinata ai ricevimenti ufficiali. In questo ambiente era esposto il ritratto della Marchesa al di sotto di un baldacchino di velluto cremisi con una cornice dorata, che poteva essere montato anche nella sala successiva. Nella muratura rimangono inglobate antiche colonne in granito, poiché nel Seicento l ambiente non era chiuso ma costituiva una loggia aperta sul giardino. L arredo ligneo, di cui non conosciamo l autore, fu probabilmente messo a punto nel 1755 da Antonio Giorgio. I trofei militari con la sigla MC, identificabile con Maresciallo Clerici più che con Marchese Clerici, sono riferibili ai trionfi che Antonio Giorgio aveva da poco ottenuto in guerra. Lo stile è più pacato rispetto agli intagli del Cavanna nella sala del Tiepolo, elemento che conferma la datazione di poco posteriore e lascia intuire il prossimo rinnovamento neoclassico. La volta è decorata ad affresco, sicuramente ridipinto, che rappresenta Giove e Ganimede 21 al centro con le divinità olimpiche Saturno e Nettuno ai lati. Questo ambiente divenne la camera da letto del Duca e dell Arciduchessa d Austria tra il 1771 e il e venne utilizzato come sala di riunione della Terza Istanza dal Tribunale della Corte d Appello, senza subire modifiche. Sala (Anticamera della Sala degli Specchi) La sala era strettamente collegata a quella precedente; le sue decorazioni, al contrario di adesso, erano corrispondenti a quelle della sala degli specchi. La volta è decorata con un affresco in gran parte ridipinto di scarsa rilevanza artistica. 20 Nell inventario sono descritti sei appartamenti privati, detti quarti. La Marchesa occupava gli spazi a nord del Cortile d Onore, il Marchese quelli a Sud ed entrambe erano collegati con gli spazi di rappresentanza. Le altre stanze erano per i componenti della famiglia, gli ospiti, la servitù. 21 Giove, invaghitosi del giovane Ganimede, dopo essersi trasformato in un aquila lo rapì e lo portò sull'olimpo, dove divenne il suo coppiere. 22 Il Duca d Austria occupò l ala nord del cortile d onore come residenza, mentre la Duchessa abitò nell appartamento a sud. 12

13 Giovan Battista Tiepolo Giovan Battista Tiepolo nacque nel 1696 a Venezia. Sebbene la sua famiglia fosse estranea al mondo dell arte (il padre era armaiolo) già nel 1710 risulta essere allievo di uno degli artisti veneziani più affermati dell epoca, Gregorio Lazzarini. La sua formazione si costituì sullo studio di opere dei grandi maestri del passato e proprio uno dei suoi primi incarichi fu quello di realizzare copie grafiche di opere del Cinquecento ( come Tintoretto, Veronese, Bassano, Tiziano e Salviati). Questa esperienza fu estremamente decisiva per la sua formazione, dal momento che gli permise di acquisire le strutture compositive e gli elementi figurativi derivati dai modelli del Cinquecento, che spesso rielaborò e adattò alle proprie esigenze lungo tutta la sua carriera. Un altra caratteristica del giovane Tiepolo fu la grande capacità di adattamento del linguaggio pittorico alle diverse committenze: fin da giovane quindi si dimostrò un artista estremamente eclettico e versatile. La sua attività di frescante iniziò nel 1716 con l Assunta della chiesa parrocchiale di Biadene e con la decorazione del salone del primo piano della villa che l editore Giovan Battista Baglioni possedeva in provincia di Padova. L impostazione di questi primi affreschi rispecchia quella del Tiepolo della maturità: la superficie pittorica investe completamente la parete, sfondandone lo spazio che diventa infinito. Nel 1724 iniziò lo stretto rapporto di Giovan Battista con l architetto Domenico Rossi, destinato a protrarsi fino al terzo decennio. Molto probabilmente grazie alla vicinanza col Rossi e con il suo stretto collaboratore Dorigny, Tiepolo abbandonò definitivamente le atmosfere cupe e tenebrose delle tele del primo periodo per dedicarsi completamente ai colori brillanti, ai toni chiari e alla luminosità solare caratteristiche del suo stile. Esempio di questa evoluzione è la decorazione del soffitto del piano nobile del palazzo Sandi, appena ricostruito del Rossi. Lo schema compositivo è quello della grande decorazione barocca: al centro divinità olimpiche e figure allegoriche finalizzate all esaltazione del committente, ai lati sul cornicione quattro episodi mitologici che completano la figurazione. I colori chiari e le ombre colorate, che danno grande vivacità alla composizione, sono derivate direttamente dall accesa cromia di Paolo Veronese. Altre opere importanti tra gli anni 20 e 30 furono gli affreschi del Duomo e del Palazzo Patriarcale a Udine ( in cui introduce l uso, tipicamente veronesiano, dei colori complementari) e dieci grandi tele con storie romane che decoravano palazzo Dolfin a Venezia ( ora divise tra i musei di San Pietroburgo, Vienna e New York). All inizio degli anni trenta venne chiamato a Milano 23, dove affrescò dapprima cinque soffitti a palazzo Archinto (distrutti nel 1943) e in seguito le storie di Scipione a palazzo Casati (anche questi assai danneggiati). Negli anni successivi Tiepolo accettò diverse commissioni sia sacre che profane in molte città dell Italia settentrionale: Bergamo (cappella Colleoni, 1732), Vicenza (villa del conte Loschi, 1734), ancora Milano (Basilica di S. Ambrogio, 1737) e Venezia (chiesa del Gesù, ). 23 A proposito leggi il saggio di Simonetta Coppa Giambattista Tiepolo a Milano: i palazzi Archinto, Casati e Clerici. 13

14 Nel 1740 Tiepolo ritornò per l ultima volta a Milano per decorare il soffitto del palazzo del Marchese Giorgio Clerici con uno scenografico trionfo del carro del sole, con uno schema compositive che riutilizzò in altre sue opere. Dopo l ascesa al trono di Maria Teresa d Austria, nello stesso 1740, Milano divenne uno dei centri principali del rinnovamento illuminista, che favoriva tematiche più realiste e non poteva più accettare le forme trionfanti e rococò di Tiepolo. Per lo stesso motivo Tiepolo non lavorò mai nella Francia dei Lumi. Il quinto decennio vide Gian Battista impegnato ancora a Venezia, Vicenza e Dresda, dove entrò per la prima volta in contatto con la pittura francese. Dal 1750 Giovan Battista si trasferì con i figli GianDomenico e Lorenzo a Wüzburg, dove rimase per circa tre anni al servizio del principe vescovo Carl Philippe von Greiffenklau, decorandone la sontuosa residenza costruita dall architetto Neumann. Tiepolo trascorse infine gli ultimi anni della sua vita a Madrid al servizio di Carlo III, affrescando ( ) in Palazzo Reale allegorie, trionfi e glorie nel suo stile magniloquente. Qui morì nel

15 PALAZZO CLERICI: IL PIANO NOBILE NEL ) Sala da Ballo 2) Galleria degli stucchi 3) Galleria dei quadri 4) Galleria degli intagli 5) Sala grande 6) Sala 15

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17 PALAZZO CLERICI: IL PIANO NOBILE DURANTE L INSEDIAMENTO DELLA CORTE IMPERIALE ( ) 1) Gran Salone con ringhiera per la sinfonia o atrio 2) Prima anticamera dell Arciduchessa 3) Seconda anticamera dell Arciduchessa 4) Sala da pranzo e di udienza pubblica 5) Camera da letto per l Arciduca e l Arciduchessa 6) Stanza d udienza dell Arciduchessa 17

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19 PALAZZO CLERICI: IL PIANO NOBILE TRASFORMATO IN CORTE D APPELLO ( ) 19

20 PALAZZO CLERICI OGGI 1) Sala da Ballo (Luigi Gorgoni de Mogar, 1966) 2) Anticamera Ortona 3) Anticamera del Tiepolo 4) Galleria del Tiepolo 5) Sala degli specchi 6) Anticamera sala degli specchi, sala della moquette. 20

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