INDUSTRIA VICENTINA 3/02. Associazione Industriali della Provincia di Vicenza DENTRO LA VAL D ASTICO PELUCHE E GIOCATTOLI: ECCO L INDUSTRIA

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1 INDUSTRIA VICENTINA INDUSTRIA VICENTINA Associazione Industriali della Provincia di Vicenza 3/02 SETTEMBRE 2002 sped. in abb. post. - trimestrale - 70% - P.T. Vicenza Ferrovia - tassa riscossa - taxe perçue - Italia - contiene I.P. IL L Isola PAESE che DEI c é BALOCCHI GIOCHI, Viaggio a GIOSTRE, Isola Vicentina, TRENINI, un paese che attira famiglie e fabbriche, PELUCHE E GIOCATTOLI: un territorio ampio, ricco di colline, ECCO L INDUSTRIA di aree residenziali e di campagna DEL DIVERTIMENTO Punte di diamante QUANTE BELLE ITALIE Il diamante non serve solo per i ILVO DIAMANTI COMMENTA gioielli: in provincia c'è un gruppo LA di aziende MAPPA DI specializzate UN ITALIA nella CHE produzione GIRA A di PIÙ utensili VELOCITÀ diamantati LA Da che VALLE parte INCANTATA è Vicenza? C È I vicentini UN POLO vivono DELLE una fase FORGE di attesa. Il Rapporto di Ilvo Diamanti DENTRO LA VAL D ASTICO conferma: dopo anni di crescita, E UN INDUSTRIA CHE VIVE c è da discutere sul domani PROTETTA DAI MONTI Una casa in Basilica NOVECENTO VICENTINO L annuale mostra internazionale UN SECOLO DI ARTE di architettura a Vicenza ha una IN novità: MOSTRA una casa GRAZIE tecnologica ALLE dentro COLLEZIONI la casa del PRIVATE Palladio

2 Tra eccesso e scarsità di politica Oggi la politica, a qualsiasi livello, soffre di due gravi malattie: da un lato la litigiosità, dall'altro la miopia. Il tasso di conflittualità è molto elevato sia all interno del centro-destra e del centro-sinistra, sia fra maggioranza e opposizione. La miopia, la scarsa capacità di elaborare strategie di lungo periodo e di realizzarle fa sì che si viva alla giornata, reagendo di volta in volta ai risultati dei sondaggi di opinione o a quanto succede nelle piazze. Paradossalmente viviamo in un Paese dove c è un eccesso di politica, nel senso partitico del termine, e una scarsità di politica, nel senso anglosassone di policy, di visione e di governo della cosa pubblica. Queste due patologie fanno sentire i loro effetti sia a livello locale sia a livello nazionale. Effetti particolarmente deleteri proprio quando le sfide di fronte alle quali ci troviamo richiederebbero un approccio complesso, articolato, ed il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. In occasione dell assemblea della nostra Associazione, in maggio, avevo sottolineato l esigenza di ripensare il modello di sviluppo economico e sociale del territorio nel quale viviamo. L idea è che si sia giunti ad un punto di svolta, che si sia di fronte ad alcuni limiti strutturali. E non mi riferivo solo alle strade o alla scarsità di manodopera. Dobbiamo passare da una fase di crescita quantitativa ad una fase di crescita anche qualitativa. Viviamo in un paese dove c è un eccesso di politica, nel senso partitico del termine, e una scarsità di politica, nel senso anglosassone di policy, di visione e di governo della cosa pubblica. Ciò proprio quando le sfide che abbiamo di fronte chiedono un approccio complesso e il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Avevo posto anche il tema del ruolo della nostra regione in una società che, al di là delle crisi degli ultimi mesi (dai fatti dell 11 settembre al rallentamento dell economia), resta una società globale ed integrata. Ci sono delle partite - penso a quelle sull energia, sulle telecomunicazioni, sulla finanza, sulla ricerca - di importanza fondamentale per tutti, non solo per le imprese, dalle quali la nostra regione rischia di essere esclusa. Dobbiamo decidere se partecipare e come partecipare, quali carte giocare. Se subire passivamente le scelte di altri, o se cercare di conquistare una nostra posizione sul campo. Ora, sia per accrescere il contenuto di qualità del modello di sviluppo economico, sia per rispondere alle sfide dello scenario esterno, è necessario fissare un nuovo schema di relazioni fra politica e società, uno schema aperto al contributo di tutti. Ma soprattutto occorre una classe politica in grado di definire l agenda delle priorità, di individuare degli obiettivi strategici di lungo periodo e di costruire il consenso intorno ad essi. Proprio quello che manca. La questione quindi non è se gli imprenditori debbano occuparsi di più di politica. Ma se quest ultima è più o meno adeguata alla complessità dei problemi sul tappeto. La mia sensazione è che non lo sia. Valentino Ziche Presidente Associazione Industriali di Vicenza CORSIVO 1

3 SOMMARIO INDUSTRIA VICENTINA Pubblicazione promossa dal Comitato provinciale per la piccola industria dell Associazione industriali della provincia di Vicenza. Direttore responsabile Stefano Pernigotti Coordinatore editoriale Stefano Tomasoni Hanno collaborato Ilvo Diamanti, Maurizio Mascarin, Gianmaria Pitton, Gianbattista Vinco da Sesso Progetto grafico Patrizia Peruffo Stampa Tipografia Rumor S.p.A., Vicenza Pubblicità Oepi, Verona Editore Istituto promozionale per l industria srl Piazza Castello, 3 - Vicenza Anno ventunesimo Numero 3. Settembre 2002 Una copia E 4,00 Registrazione Tribunale di Vicenza n. 431 del Questo numero è stato stampato in copie. È vietata la riproduzione anche parziale di articoli e illustrazioni senza autorizzazione e senza citare la fonte. FOTOGRAFIE Archivio Associazione Industriali pag. 19, 60, 61; Archivio Associazione Abaco 48, 49, 50; Archivio Comem 38, 39; Archivio Diesel 43 al centro; Archivio Fiam Utensili 14; Archivio Filati di Ziche 42 a sin.; Archivio Gas Jeans 43 in basso; Archivio Gilberto Padovan Editore 56, 57; Archivio Gruppo Adige bitumi 42 in basso; Archivio Il Giornale di Vicenza 45; Archivio Italdiamant 20, 22, 23, 24, 25, 26, 27; Archivio Pfm 18; Archivio Telwin 46, 47; Archivio Valle 40; Antonio Vitella 28, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 37; Fabiano Avancini 5, 6/7, 9, 12; Mostra Percorsi del sacro. Icone dai musei albanesi 52, 53, 54; Rodolfo Paolo Rossi 15, 16, 44; Volume Luci di un altopiano 58. Copertina: Antonio Vitella. CORSIVO 1 Tra eccesso e scarsità di politica di Valentino Ziche FOCUS 5 Scusi, da che parte è Vicenza? La società vicentina sembra vivere una fase di attesa. Come se, dopo tanti anni di crescita economica, guardasse con un certo timore la sua locomotiva. È questa la chiave di lettura del Rapporto 2002 sugli orientamenti e i valori dei vicentini, realizzato da Ilvo Diamanti e Poster per l Assindustria. di Ilvo Diamanti ARGOMENTI 14 Il Fondo del Veneto Mentre si torna a parlare di riforma previdenziale, è sempre più attuale il tema dei fondi pensione integrativi. In ambito regionale, il fondo più importante è da anni Solidarietà Veneto. Ecco con quali risultati. 16 Più testa e meno braccia Nelle fabbriche vicentine aumenta il fabbisogno di impiegati, operai specializzati e dirigenti e diminuisce quello di manodopera produttiva pura. Lo dice un indagine dell Associazione sui fabbisogni occupazionali. di Stefano Tomasoni 18 Dieci anni di norme I numeri del Punto Uni-Cei di Vicenza: 400 visite l anno, 4000 telefonate per consulenza, norme vendute. VICENZA PRODUCE 20 Punte di diamante Nel Vicentino è in attività una decina di aziende industriali specializzate nella realizzazione di utensili diamantati, macchine che servono a tagliare o levigare i materiali più vari: dal marmo al granito, dai metalli al vetro. Siamo andati a vedere chi sono e cosa fanno. di Gianmaria Pitton ITINERARI INDUSTRIALI 30 L isola che c è A metà strada tra l Alto Vicentino e il capoluogo, con un territorio ampio, ricco di industrie, di zone residenziali, di stupende colline e di campi coltivati: ecco Isola Vicentina, paese baricentrico che stanno scoprendo in tanti. Compreso quelli del Vicenza Calcio. di Stefano Tomasoni IMPRESE 38 Le chiavi dell energia Partita 40 anni fa da un capannone di 350 metri quadrati, oggi la Comem di Montebello produce e vende nel mondo componenti e accessori per trasformatori e sezionatori. di Stefano Tomasoni 40 Estrema pulizia La Valle di Vicenza è un azienda specializzata nella pulizia in parete : il lavaggio delle superfici esterne di palazzi e grattacieli. Grazie a dei veri alpinisti del pulito. 42 Impresaflash LAVORO 44 Puntiamo alla buona occupazione Il mondo del lavoro visto dai protagonisti che operano sul territorio. Intervista ad Alessandro Testolin, assessore provinciale al lavoro e alle attività produttive. di Maurizio Mascarin SOCIETÀ E CULTURA 48 La casa dentro la Basilica La Basilica Palladiana ospita l annuale mostra internazionale di architettura promossa da Abaco. Con una novità: l architetto Steven Holl ha costruito dentro la Basilica una vera e propria casa. Tutta tecnologica. di Gianmaria Pitton 52 Icone d Albania La mostra Percorsi del sacro, a palazzo Leoni Montanari, ripercorre le principali tappe dell arte cristiana nella regione dell attuale Albania. 56 Omaggio a Bassano L iconografia di Bassano si arricchisce dell ultima opera di Guido Albanello e dell editore Padovan: diciannove vedute a china della città del Grappa. di Giambattista Vinco da Sesso 58 Luci di un altopiano La montagna di Tonezza e dei Fiorentini, bellissima ma poco nota, in un libro fotografico di Tommaso Cevese. RUBRICHE 60 Assoflash 63 Osservatorio

4 Scusi, da che parte è Vicenza? FOCUS 5 La società vicentina sembra vivere una fase di attesa. Come se, dopo tanti anni di crescita economica, guardasse con un certo timore la sua locomotiva. Questa la chiave del 7 Rapporto sugli orientamenti dei cittadini condotto da Ilvo Diamanti per conto dell Assindustria. La società vicentina sembra vivere una fase di attesa. Come se, dopo tanti anni di crescita economica, di miglioramento del benessere, guardasse con un certo timore la sua locomotiva; osservasse con una certa inquietudine i soggetti e i fattori che hanno trainato lo sviluppo locale: l economia, l impresa, l apertura internazionale, la globalizzazione; nei confronti dei quali essa comincia a provare qualche diffidenza, a prendere le distanze. Questa la chiave del 7 Rapporto sugli orientamenti dei cittadini condotto da Ilvo Diamanti per conto dell Assindustria di Vicenza. La società vicentina, dunque, esprime disagio verso le conseguenze visibili della crescita industriale sul mondo circostante: per la viabilità e le infrastrutture, ormai sature; per il territorio sempre più consumato; per la sicurezza, minacciata dall evolvere della piccola criminalità. E, soprattutto, comincia a rivolgere uno sguardo scettico alle implicazioni della crescita economica. Fino a ieri un valore in sé, mentre oggi ne coglie il conflitto con la qualità della vita; ma anche con la condizione di vita; e le prospettive del lavoro. Ne vede e ne mette in luce i limiti, quando fino a ieri gli spazi dell economia gli sembravano illimitati. Fatica, per questo, ad accettare i processi di allargamento che hanno accompagnato, per tanto tempo, il dinamismo e il successo economico del contesto locale. La cosiddetta delocalizzazione, in particolare. Il trasferimento delle attività produttive di molte aziende oltre confine: non è vista, dalla maggioranza dei

5 FOCUS 6 cittadini, come un fattore di allargamento dell economia locale, dettato dalla oggettiva saturazione degli spazi e della risorsa lavoro ; un meccanismo di rafforzamento e di qualificazione dell economia locale, ma, piuttosto, come una fuga ; e un rischio. Così, dopo anni di mobilitazione collettiva attorno agli obiettivi e ai valori del mercato, la società vicentina trasmette l idea di avere raggiunto il limite. Un limite oltre al quale è difficile andare, senza costi individuali, sociali e ambientali. Un limite, che segna una certa distanza fra società e mercato, fra società e impresa; che segna l allentarsi del consenso attorno alla dinamica dello sviluppo. Non è un problema di crisi del modello, perché il sistema economico locale continua a garantire buone prestazioni dal punto di vista del mercato e del lavoro; è che il modello cozza contro i limiti della politica, del territorio. E questi limiti, a loro volta, scavano un solco nel rapporto con la società. Ciò non significa, quindi, che ci troviamo di fronte a una frattura, a una contrapposizione insanabile. Ma che l idea di sviluppo, in quest area, va ridefinita, ricostruita; che gli imprenditori, in primo luogo, debbono porsi il problema dei limiti dello sviluppo; non solo di quelli imposti dai vincoli relativi al mercato del lavoro, alle infrastrutture, all ambiente (ne hanno parlato in molte occasioni). Ma di quelli posti dal punto di vista culturale, del consenso. Devono porsi, cioè, il problema di comunicare le ragioni dello sviluppo, senza pensare che queste siano date per scontate. Il patto fra economia e società, in altri termini, a Vicenza come nel resto del Veneto, va riscritto. O meglio: va scritto, argomentato, chiarito, spiegato a tutti. Mentre fino a ieri era uno spirito istintivo e condiviso. Adattati all'incertezza È stazionario il clima d opinione a Vicenza; orientato positivamente, verso l economia e il lavoro; negativamente, per quanto riguarda la sicurezza personale. Anche l atteggiamento di incertezza nel futuro rallenta la tendenza pessimistica degli anni precedenti. Anzi, sembra ridimensionarsi e in una certa misura migliora. Probabilmente non sono le basi

6 7 di riferimento per i giudizi dei cittadini, a cambiare. È, piuttosto, che si è consolidata una certa assuefazione, una certa abitudine: ci si è adattati all incertezza. Sul piano familiare e individuale; sul piano economico. Si tende a pensare che l economia, le imprese, comunque, ce la faranno. Nonostante le difficoltà. Che la famiglia, che noi stessi, individualmente considerati, ce la faremo. Per questo il livello di soddisfazione della vita appare elevato e costante, rispetto all anno scorso. Anche se si coglie un certo raffreddamento rispetto all ambito delle relazioni amicali e del tempo libero. Un segnale dei problemi che turbano il rapporto delle persone con lo sviluppo. Delle difficoltà crescenti ad accettare il costo sociale e individuale del dinamismo economico. Economia e società: un rapporto non più fluido Il rapporto fra economia, società e territorio: non si svolge più facile e fluido come un tempo. Quando le ricadute dell industrializzazione sull ambiente, il consumo del territorio, le conseguenze, anche aspre, dello sviluppo sulla qualità della vita, sulla sicurezza delle persone non determinavano reazioni, scollamento. Erano considerate costi necessari. Ampiamente remunerati dai benefici sul piano del reddito, della mobilità sociale, dei consumi. Da poareti i vicentini (e i veneti) diventano ricchi, in pochi decenni. Coltivando la fatica, il sacrificio, l adattamento il cambiamento

7 FOCUS 8 del mondo circostante non solo come costi necessari ; ma talora come valori. Virtù condivise ed esibite. Per questo le trasformazioni dell ambiente che li circonda, l incessante saturarsi dei loro ritmi di lavoro, dei loro tempi di vita non solo non li scoraggiano, ma vengono esibiti con orgoglio, come segni, emblemi della loro specialità territoriale. Condizioni e prezzo di un successo meritato. Oggi questo circolo virtuoso sembra essersi interrotto. I vicentini sono ricchi e sanno di esserlo. Hanno, per questo, adeguato il loro stile di vita. E i loro atteggiamenti. La carenza di tempo libero, i limiti imposti alle relazioni sociali, suscitano insofferenza crescente. Per contro, sono divenuti una società ipertecnologizzata. Una realtà considerata pre-moderna, fino a poco tempo fa, oggi appare postmoderna. In pochi anni. Oggi nel 77% delle famiglie si usa il telefono cellulare e il videoregistratore, nel 67% l impianto stereo; metà delle famiglia ricorrono alla carta di credito; nel 45% delle case c è almeno un Personal Computer, nel 37% si naviga in internet e nel 18% delle abitazioni c è un antenna satellitare. Negli ultimi due anni si è assistito a una crescita particolarmente elevata della diffusione di telefonini, collegamenti internet e di PC. Nel prossimo futuro le famiglie vicentine prevedono Fra un anno come andranno le cose in provincia? In Politica 2.01 In Economia Peggio 2 Uguale 3 Meglio 1 Peggio 2 Uguale 3 Meglio Nel Lavoro 2.29 Sicurezza/ Criminalità Peggio 2 Uguale 3 Meglio 1 Peggio 2 Uguale 3 Meglio Fonte: Poster/Assindustria Vicenza, maggio 2002

8 un ulteriore investimento per quanto riguarda le antenne satellitari e ancora internet e i PComputer. Tecnologie che segnalano l intensificarsi delle relazioni a distanza. Tra persone. Con il mondo. Negli ultimi due anni, di conseguenza, nella popolazione, la quota dei tradizionalisti, coloro, cioè, che esprimono un basso grado di confidenza con le tecnologie della vita quotidiana, è più che dimezzata. Mentre gli innovativi, coloro che maneggiano con disinvoltura tutte le risorse della tecnologia, salgono sensibilmente e passano dal 19 al 25% della popolazione. Qui diventa evidente la frattura che attraversa la società. L innovazione coinvolge i più giovani, i più istruiti, i più socializzati; e si associa a un orientamento prevalentemente ottimista nel futuro. Così, mentre le fasce più anziane e periferiche della popolazione, quelle che hanno contribuito a creare questo modello di sviluppo, restano all esterno rispetto ai processi di innovazione, le componenti più giovani, istruite, innovative diventano quelle che, rispetto alle logiche dello sviluppo, si pongono in modo critico; perché ne temono i costi e non ne hanno sperimentato le trasformazioni; non hanno vissuto il lungo e faticoso viaggio verso il centro del sistema italiano ed europeo. Strade e viabilità: è l'emergenza più sentita Alla soddisfazione personale e familiare, alla propensione per i consumi tecnologici e l innovazione fa contrappunto il crescente malessere verso i problemi che hanno accompagnato lo sviluppo economico in questi anni; e che si sono aggravati, nonostante la costante sottolineatura espressa al proposito non solo dagli analisti, ma dalle stesse organizzazioni economiche. La viabilità e le infrastrutture, anzitutto: per un terzo dei cittadini sono l emergenza. Il 3% in più rispetto all anno passato. Per il 29%, invece, l emergenza prioritaria è costituita dalla criminalità comune (+3%). Mentre perdono gravità sociale, nella percezione dei cittadini, il degrado ambientale (-3%) come l immigrazione (2,5% in meno). Quanto all immigrazione, si tratta di un dato che conferma una tendenza già osservata negli anni precedenti, che segnala un fenomeno in una certa misura normalizzato, nella percezione delle persone, dopo una fase di reazione dettata anche dalla novità, per una terra che in passato aveva conosciuto solo l emigrazione. Per quel che riguarda il degrado ambientale, probabilmente, il relativo ridimensionamento del problema nella 9

9 FOCUS 10 percezione sociale corre simmetrico alla drammatizzazione registrata dalla viabilità. Che assorbe e moltiplica le tensioni dei vicentini nel complicato rapporto che oggi intrattengono con il territorio. Un territorio, un ambiente nel quale cominciano a non sentirsi più a casa propria. Hanno conquistato il successo economico e, nonostante la recessione internazionale, il sistema locale continua a reggere la sfida del mercato; hanno acquisito un elevato grado di benessere, dal punto di vista del reddito e dei consumi, ma il mondo intorno a loro è cambiato profondamente; si è deteriorato. Passano il tempo in auto, per fare distanze brevi; l aria non è più quella di un tempo; non si sentono più sicuri nelle loro case. I problemi, gli effetti collaterali della trasformazione economica cominciano ad apparire loro difficili da tollerare; anche perché non riescono a controllarli, a ridurne l impatto; perché il sistema politico non riesce a dare risposte soddisfacenti. Ieri come oggi. Si percepiscono i limiti dello sviluppo Da ciò una certa stanchezza, un certo fastidio. Una crescente percezione dei limiti dello sviluppo. Dello sviluppo come un limite. Dei limiti allo sviluppo. Detto in altri termini: i vicentini cominciano a vedere nella crescita Consumi tecnologico (% su 800 casi)

10 Il sondaggio sugli orientamenti della società vicentina, presentato in queste pagine attraverso l analisi Qual è il problema più importante da affrontare oggi in provincia di Vicenza (% su 800 casi) Vicenza 2002 Vicenza2001 Strade e viabilità 32,0 29,7 Criminalità 29,2 26,8 Degrado ambientale 11,1 14,2 Immigrazione 9,0 11,6 Disoccupazione 8,1 7,2 Burocrazia 8,1 8,7 Carenza do manodopera 1,8 1,0 Competitività sui mercati Fonte: Poster/Assindustria Vicenza, maggio 2002 Le elencherò una serie di fenomeni e di teorie. Mi può dire se si tratta di cose in cui lei crede, non crede o non è sicuro (% su 800 casi) Crede Non è sicuro Non crede Alcune persone sulla terra sono possedute dal demonio. 20,3 19,4 60,3 Gli spiriti delle persone morte possono tornare in certi posti e in certe situazioni. 15,2 19,4 65,4 Gli extraterrestri in passato hanno visitato la terra. 12,2 23,5 64,3 L astrologia: la posizione delle stelle e dei paineti possono influenzare la vita delle persone. 25,3 19,9 54,8 La chiaroveggenza: la capacità della mente di conoscere il passato e predire il futuro. 7,7 12,5 79,8 N.r. Media 1,2% Fonte: Poster/Assindustria Vicenza, maggio 2002 del sociologo Ilvo Diamanti, è stato commissionato dall Associazione Industriali all Istituto Poster di Vicenza, e realizzato nel maggio scorso su un campione rappresentativo della popolazione vicentina d età superiore a 14 anni distribuito in 9 aree omogenee della provincia. Il campione (800 casi) è economica non più un vantaggio e un valore, ma un costo. Dello sviluppo economico, della crescita industriale, dell allargamento dei mercati e della stessa struttura produttiva oltre i confini, essi percepiscono i costi più che i benefici; i rischi più che le opportunità. Così, il 40% dei cittadini pensa sia necessario investire sulla qualità dello sviluppo, a costo di ridurre il ritmo della crescita. Mentre il 32% ritiene che il livello di benessere ottenuto è sufficiente; che occorra, in questa fase, difenderlo senza andare oltre. E solo il 27% dei cittadini credono nella necessità di continuare il percorso avviato; senza rallentare. La velocità dello sviluppo preoccupa, inquieta. Si comincia a temerne l impatto. Dopo che in passato la relazione fra crescita, lavoro, benessere è sempre stata considerata diretta, lineare, automatica. La stessa tendenza si manifesta, altrettanto evidente, quando si passa a esaminare l atteggiamento dei cittadini verso la delocalizzazione. Il trasferimento delle attività produttive oltre confine; soprattutto nei paesi dell Est; Croazia, Slovenia, Ungheria, Romania. Si tratta di un processo di ri-lo- proporzionale alla distribuzione della popolazione vicentina secondo criteri di genere, classi di età, istruzione, condizione professionale, area geografica e ampiezza dei centri.

11 FOCUS 12 calizzazione, più che di delocalizzazione. Dettato da ragioni evidenti, ineludibili. La saturazione del territorio e del mercato del lavoro, in primo luogo; oltre, ovviamente, ai vantaggi in termini di costi e di alleggerimento burocratico. Ma fino ad ora non ha prodotto alcun danno all occupazione Semmai, ha concorso a qualificare il sistema produttivo locale, spostando all esterno le produzioni a minore contenuto tecnico. Tuttavia, solo il 7% della popolazione lo percepisce come vantaggioso per l intera economia territoriale. Il 50% lo considera vantaggioso per le sole imprese. Il 42% semplicemente negativo. L economia e il consenso sociale Da ciò l evidenza di un contrasto: fra le strategie delle imprese e la percezione sociale; fra le tendenze dello sviluppo e gli interessi dei cittadini. È come una soglia, un limite, oltre cui si affievolisce la percezione dell interesse comune e condiviso, fra economia e società, fra imprenditori e cittadini. Fino a ieri apparivano coincidenti, coerenti, integrati. Oggi non è più così. E, visto che questa economia è sorta e si è sviluppata in rapporto complice con la società, è difficile pensare che possa continuare il suo cammino senza spiegarsi, senza negoziare le sue scelte con la società; senza consenso sociale. Perché, negli ultimi trent anni, tante volte l economia locale ha affrontato e superato le recessioni esterne, poste dai mercati; ma ha sempre potuto contare sul sostegno interno, della società. Una risorsa essenziale dello sviluppo. Senza la quale lo sviluppo difficilmente può proseguire la sua marcia. Ilvo Diamanti L economia di questa provincia è cresciuta tantissimo negli ultimi vent anni, assieme al benessere delle persone. Lei pensa che nel prossimo futuro (% su 800 casi) Vicenza 2002 Occorre continuare a produrre e lavorare, perché se rallentiamo potremo perdere la richezza che abbiamo costruito. 27,3 Occorre fare più attenzione alla qualità dello sviluppo, a costo di ridurre il ritmo della crescita economica, perché rischiamo un futuro infelice. 40,6 Il benessere che abbiamo costruito può bastare, l importante è mantenerlo e difenderlo. 32,2 N. r. Media 7,1% Fonte: Poster/Assindustria Vicenza, maggio 2002

12 Il Fondo del Veneto ARGOMENTI 14 Mentre torna in primo piano la riforma della previdenza, è sempre più attuale il tema dei fondi pensione integrativi. In ambito regionale il fondo più importante è da anni Solidarietà Veneto. Ecco con quali risultati. Si torna a discutere di pensioni e di una possibile nuova riforma del sistema previdenziale, e si fa sempre più attuale, di conseguenza, il tema dei fondi pensioni integrativi, destinati a diventare parte importante delle pensioni degli anziani di domani. In ambito regionale, il fondo integrativo più importante è ormai da anni il Fondo Solidarietà Veneto, gestito unitariamente dagli Industriali del Veneto e dalla Cisl regionale. Un iniziativa che mette insieme gli sforzi dell imprenditoria e di una parte del sindacato e che diventa ogni anno più consistente. Pur tuttavia, come tutti i fondi pensione, anche Solidarietà Veneto deve fare i conti con la scarsa sensibilizzazione che in Italia si coglie tra i lavoratori dipendenti verso le forme di previdenza integrativa. Uno dei dati ormai consolidati è che i giovani sono poco sensibili ad iscriversi al Fondo pensione. Il problema di convincere i giovani ad aderire al Fondo pensione esiste e va risolto, altrimenti ci si avvia ad avere una generazione di anziani privi dei mezzi di sussistenza minimi spiega Giorgio Xoccato, delegato alle relazioni industriali dell Associazione industriali. Aderire al Fondo pensione integrativo conviene a tutti, anche a coloro che sono vicini alla pensione perché poi verranno liquidati in un unica soluzione, ma soprattutto conviene a coloro che hanno ancora molti anni di lavoro prima del pensionamento e quindi potranno ottenere consistenti rivalutazioni dei contributi versati e, di conseguenza, una seconda pensione sostanziosa. Quello del futuro pensionistico è un tema che interessa soprattutto coloro che al 31 dicembre del 1995 avevano meno di diciotto anni di contributi versati e che dunque avranno la pensione (in parte o tutta) calcolata con il sistema contributivo anziché retributivo. Si tratta di persone che oggi possono avere anche 40 anni e oltre, ma che previdenzialmente si devono considerare giovani osserva Sergio Brunetti, l imprenditore bassanese che fa parte del consiglio di amministrazione di Solidarietà Veneto. Costoro sono destinati ad avere una pensione più bassa rispetto ai loro genitori e perciò, se vogliono avere un reddito sufficiente, devono costruirsi fin da oggi una seconda pensione. La cosa è conveniente per i lavoratori dipendenti perché viene in aiuto il contratto di lavoro, che prevede un con-

13 tributo mensile dell azienda, il versamento di una parte del Tfr ed anche un contributo dalla retribuzione sul quale si ottiene subito uno sconto fiscale con l aliquota marginale Irpef. Ritardare l adesione ai fondi per la previdenza integrativa, sostengono gli Industriali, vuol dire perdere anni preziosi di contribuzione e di capitalizzazione. Un metalmeccanico che non ha ancora aderito al Fondo pensione, ha perso negli ultimi tre anni da 600 a 750 euro solo di contributo aziendale e da 200 a 600 euro di sconti fiscali spiega Xoccato. E ha perso soprattutto tre anni di capitalizzazione, con i relativi benefici: e non tre anni qualsiasi, ma i tre anni migliori, perché gli ultimi. Il Fondo Solidarietà Veneto, comunque, si è già tolto una piccola soddisfazione: ha monitorato le età dei propri iscritti confrontandole con quelle della media di tutti i fondi pensione italiani su dati forniti dalla Commissione di Vigilanza sui fondi pensione e ha visto che la maggioranza dei suoi attuali aderenti ha un età inferiore alla media nazionale: gli iscritti fino a 39 anni sono il 55,6% contro il 43,5 della media di tutti i fondi nazionali. Di conseguenza quelli di età superiore ai 39 anni sono il 46,4 % per il fondo regionale ed il 56,5 % per tutti i fondi nazionali. È comunque poca cosa rispetto alle decine di migliaia di giovani che non hanno ancora aderito ad un fondo pensione con il contributo dell azienda conclude Brunetti. In assenza di una valida comunicazione istituzionale in materia, occorre darsi da fare per indirizzare i giovani verso questo tipo di risparmio destinato al futuro pensionistico. Anche se Iscritti ai fondi per età anno 2001 Classi Media naz. tutti Sol. Veneto di età i F. Pensione F. Pensione Inferiore a 20 0,30 0,42 tra 20 e 24 1,80 3,60 tra 25 e 29 8,00 11,65 tra 30 e 34 14,70 18,07 tra 35 e 39 18,50 19,86 tra 40 e 44 17,40 17,83 tra 45 e 49 18,20 14,91 tra 50 e 54 16,20 10,66 tra 55 e 59 4,10 2,40 tra 60 e 64 0,70 0,49 65 e oltre 0,10 0,11 Totale 100,00 100,00 per gli imprenditori è un costo ulteriore, del quale si è peraltro tenuto conto nei rinnovi contrattuali, l associazione e tutto il sistema Confindustria stanno facendo il massimo sforzo per sviluppare l utilizzo di questi fondi. Solidarietà Veneto si caratterizza, oltre che per essere un fondo regionale, anche per essere intersettoriale (possono aderire tutti i lavoratori dei settori industriali) e per la nuova gestione finanziaria multicomparto con tre diverse linee di investimento: prudente, reddito, dinamico. 15

14 Più testa e meno braccia ARGOMENTI 16 Nelle fabbriche vicentine aumenta il fabbisogno di impiegati, operai specializzati e anche dirigenti, mentre diminuisce la richiesta di manodopera produttiva pura. È ciò che emerge dall indagine sui fabbisogni occupazionali realizzata dall Associazione. Diminuisce la richiesta di manodopera produttiva pura, aumenta il fabbisogno di impiegati, operai e dirigenti. La classica figura dell operaio metalmeccanico maschio, tradizionalmente la più richiesta dall industria vicentina, perde ulteriori punti percentuali rispetto ad altre figure professionali, in una logica che privilegia sempre più la testa rispetto alle braccia. Ciò dipende sia dalla fase congiunturale non favorevole, sia dal fatto che si comincia a pensare a modelli organizzativi aziendali diversi. Queste alcune delle tendenze che emergono dall indagine sui fabbisogni occupazionali dell industria vicentina, realizzata anche quest anno dall Associazione e giunta alla sua settima edizione. Il rapporto, aggiornato all inizio di luglio, consente di avere a disposizione un quadro complessivo fresco sul numero di posti di lavoro richiesto dalle aziende della provincia e dei profili professionali più richiesti. All indagine ha risposto un numero di aziende molto superiore a quello dell anno precedente (il doppio: 725 aziende per un totale di 2406 posti di lavoro disponibili contro 346 aziende per 1285 posti di lavoro dell indagine del 2001), in virtù di una maggiore personalizzazione dell invio del questionario. L indagine conferma, come detto, il calo della domanda di personale genericamente operaio da parte del settore metalmeccanico: la figura classica dell operaio rappresenta oggi il 30% di tutto il personale di cui si prevede il fabbisogno, contro il 39% del 2001 e il 41,1% dell indagine del 2000.

15 È confermato inoltre, con un leggero aumento, il dato della precedente indagine relativo al fabbisogno complessivo di impiegati, quadri, dirigenti (circa il 24%, contro il 23% del 2001 e il 18% del 2000). Cala la prevalenza della manodopera di sesso maschile, che passa dall 82% del 2001 e del 2000 al 76%, a ribadire una crescita dell incidenza occupazionale delle donne. Negli altri settori, viene segnalato un particolare fabbisogno di manodopera nel settore dei cosiddetti servizi vari (ad esempio le cooperative), con il 16,5%. Questo dato, insieme con quello relativo alle previsioni di assunzione per ciascuna azienda (che passa da 3,7% a 3,3% addetti), è segno di una leggera flessione occupazionale oltre che di un cambiamento di modello organizzativo. Secondo Giorgio Xoccato, delegato per le relazioni industriali dell Associazione, il calo della richiesta di operai è indice di una nuova linea di tendenza: Le aziende si stanno evolvendo in favore di nuove forme di organizzazione osserva. Diminuisce la presenza di industrie che comprendono al proprio interno ogni fase della produzione, l intera filiera o quasi. Ora alcune parti della lavorazione vengono terzializzate, cioè affidate ad altre aziende. In questo modo, ciascuna si specializza in un procedimento specifico, con il risultato che il valore aggiunto cresce. Xoccato parla di destrutturazione controllata, prospettiva vista con favore crescente soprattutto dalla generazioni gio- 17 Previsione di assunzione per sezione merceologica Sezione merceologica N.ro imprese che N.ro lavoratori hanno risposto (previsione di assunzione) Alimentari e bevande Carta, grafica, cartotecnica ed affini Cemento, calce, laterizi, ceramica, vetro e abrasivi Chimiche Conciarie Costruttori di impianti tecnologici Costruttori edili Elettronici Industrie e servizi vari Lanieri 9 16 Legno Manufatti cemento, gesso e prefabbricazione 4 17 Marmo ed estrattive Materie plastiche e gomma Meccanici e metallurgici Moda industria Orafi ed argentieri Terziario avanzato Tessili non laniere Trasporto merci e persone e spedizionieri Aziende aggregate Totale Dipendenti extracomunitari Pari all 8,31% Dipendenti in forza

16 ARGOMENTI 18 Collaborazione per reperimento primo alloggio ad immigrati Alloggio reperito (la sommatoria supera le 725 imprese in quanto qualche impresa ha fornito più di una risposta) Dall azienda % Dal lavoratore con aiuto azienda 76 Dal lavoratore % Non hanno dipendenti extracomunitari 310 vani. Anche nei settori più tradizionali si nota comunque un attenzione crescente per gli aspetti non produttivi in senso stretto, quali la progettazione, l amministrazione, il coordinamento, il commerciale, il servizio al cliente. Unito ad una congiuntura economica non certo brillante, il dato spiega le minori previsioni di assunzione di operai. I quali sono sempre meno generici: le figure più ricercate sono i tecnici delle manutenzioni, i tecnici degli impianti, gli attrezzisti, gli installatori. Altro elemento richiesto dal questionario è il numero di dipendenti extracomunitari, che risultano l 8,3 per cento del totale, livello praticamente uguale a quello degli anni scorsi. Per la stragrande maggioranza sono operai, ma qualcuno comincia ad affacciarsi anche nel ceto impiegatizio. Sempre in tema di lavoratori stranieri, risulta significativo l aumento (dal 25% dell anno scorso al 30% di quest anno) della percentuale di imprese che segnalano come il problema dell alloggio per i propri dipendenti immigrati sia stato risolto direttamente dall azienda o dal lavoratore con l aiuto dell azienda. S. T.

17 Dieci anni di norme Ha superato i dieci anni di vita, viene visitato ogni anno da circa quattrocento tra aziende e persone, con un trend in continua crescita soprattutto per le richieste degli studenti. Riceve quattromila telefonate all anno per informazioni e consulenza, e altrettante arrivano da altri canali (internet, fax, posta tradizionale). È il Punto Uni-Cei di Vicenza, realizzato all inizio degli anni Novanta per volere dell Associazione industriali, e da allora in costante crescita nell offerta di servizi e assistenza al mondo produttivo in tema di normative tecniche. Questa struttura, che ha sede presso uffici dell Assindustria, è un riferimento non solo per le aziende vicentine, ma anche per quelle venete e trivenete, in fatto di normativa tecnica nazionale e internazionale. In dodici anni di attività, ha venduto quasi cinquantamila norme, tra Uni, Cei, europee e internazionali. A oggi sono più di cento le aziende che aderiscono, come soci effettivi, all Uni tramite il Punto di Vicenza. Il Punto Uni-Cei osserva Franco Maitan, direttore operativo di Tecnoimpresa all interno della propria struttura una biblioteca sempre aggiornata e composta da tutte le norme tecniche nazionali Uni e Cei, a disposizione delle aziende e del pubblico attraverso la loro consultazione ed acquisto. In particolare il Punto, offre assistenza per l individuazione e interpretazione delle normative tecniche. Le norme Uni e Cei costituiscono i fondamenti normativi per il rispetto dei requisiti legislativi e contrattuali dice Maitan. I prodotti che non rispettano le norme finiscono bloccati alla frontiera, o respinti dal cliente. Inoltre, le norme che riguardano aspetti legati alla sicurezza comportano, in caso di inadempienza, sanzioni penali o amministrative. Fin dall inizio spiega Maitan, l obiettivo delle norme tecniche è stato quello di consentire un agevole interscambiabilità e riconoscimento delle merci nei rapporti commerciali e nell utilizzo dei prodotti da parte delle imprese e dei privati. Per fare un esempio, se non ci fosse stata una norma tecnica che avesse disciplinato la forma delle lampadine, sarebbe impossibile oggi acquistare in qualsiasi parte del mondo una lampadina che possa essere utilizzata da tutti. Le norme tecniche, peraltro, regolamentano non soltanto i prodotti, ma anche i sistemi organizzativi. In quest ultimo ambito, le norme più conosciute sono quelle rivolte ai sistemi di qualità, ai sistemi di gestione ambientale e ai sistemi di gestione della sicurezza. Il Punto Uni-Cei di Vicenza, realizzato negli anni Novanta su iniziativa dell Associazione, ha numeri di successo: 400 visite l anno tra aziende e privati, 4000 telefonate per consulenza e informazioni, norme vendute. 19

18 VICENZA PRODUCE 20 Nel Vicentino è in attività una decina di aziende industriali specializzate nella realizzazione di utensili diamantati. Siamo andati a vedere chi sono e cosa fanno. Punte di diamante Che sia o meno il miglior amico delle ragazze, come diceva Marilyn Monroe, il diamante è sicuramente la pietra preziosa per eccellenza, adatta a confezionare gioielli di straordinaria bellezza e lucentezza. Ma la fama del diamante è dovuta anche ad un altra sua caratteristica, quella di essere il minerale più resistente in assoluto. Anzi, è di fatto il materiale più duro che esista in natura. Questa sua particolarità è conosciuta fin dall antichità, e nel tempo si è intensificato il suo utilizzo in campo industriale come ottimo abrasivo. Attualmente solo il 23 per cento dei diamanti estratti dalle miniere è de-

19 Il diamante non è solo la più bella e ambita tra le pietre preziose. È anche usato nell industria, per i cosiddetti utensili diamantati, macchine che servono a tagliare o levigare i materiali più vari: dal marmo al granito, dai metalli al vetro. Una nicchia che in provincia è ben presente. 21 stinato alla gioielleria; il rimanente trova impiego appunto nelle industrie, nei settori più diversi: carotieri, strumenti da taglio ed abrasivi, perni di supporto per strumenti di precisione, trafile per fili metallici pregiati. L espressione Yahalom, già nell Antico Testamento, indica la pietra più dura di tutte le altre. Amadas, citato nei testi greci, adamantius nel mondo latino, acquistano un significato del tutto simile a yahalom: invincibile. La più antica miniera conosciuta si trovava in India: i mercati indiani convinsero i romani ad acquistare la pietra dell'invincibilità; da allora il diamante ha un valore di gran lunga superiore a quello che avrebbe avuto, se valutato con criteri puramente estetici applicati ad altre gemme. Il diamante si forma in natura in condizioni di pressione e temperatura elevatissime, all interno del mantello terrestre e viene portato in superficie attraverso la roccia vulcanica detta kimberlite (termine derivato da Kimberley, città africana dove fu scoperto il primo giacimento di diamanti). Nel corso dei millenni, grazie all erosione, la kimberlite, o terra blu, libera il diamante che si deposita sul fondo dei torrenti e fiumi. Questo spiega perché i giacimenti si trovino, oltre che nei camini kimberlitici (giacimenti primari), anche nei depositi alluvionali e nelle zone costiere (giacimenti secondari). L estrazione di diamanti richiede investimenti pesanti rispetto alla quantità: è stato calcolato che per estrarre un carato di diamante vengono scavate circa 4 tonnellate di roccia e sabbia. I giacimenti principali si trovano in Australia, Botswana, Congo, Russia, Repubblica Sudafricana, Namibia in minor parte si rivengono in Lesotho, Sierra Leone, Tanzania, Angola, Brasile, India. Inoltre vi sono giacimenti dalle potenzialità non ancora definite in Canada e Cina.

20 VICENZA PRODUCE 22 Nel 1930 emerse la possibilità di ottenere diamanti in laboratorio e intorno alla metà del secolo, dopo molti tentativi infruttuosi, venne messo a punto il primo apparato in grado di produrre diamanti sintetici, che vanno distinti dai diamanti artificiali, i quali non conservano le stesse caratteristiche del diamante naturale. Con la produzione dei diamanti sintetici, si presentò il problema di doverli identificare poiché, a differenza delle imitazioni, hanno le stesse proprietà chimico-fisiche dei diamanti naturali. Uno degli impieghi industriali del diamante è rappresentato dagli utensili diamantati, cioè macchine utensili che servono a tagliare o levigare i materiali più disparati, dal vetro ai marmi, dai graniti alla ceramica, ai metalli. I destinatari degli utensili diamantati sono l industria ottica, meccanica, del vetro, dei marmi, del granito, della ceramica, della pietra, degli asfalti e molte altre ancora. Nella provincia vicentina è in attività una decina di aziende industriali specializzate nella realizzazione di utensili diamantati. Una nicchia, sicuramente, ma che fa parte di quel nutrito numero di imprese vicentine che fanno dell innovazione e dell alto contenuto tecnologico le proprie risorse principali. In questo senso, le industrie di utensili diamantati danno un apporto significativo a quel valore aggiunto, che diventa il fattore decisivo da mettere in campo per vincere la sfida della concorrenza con altre zone d Italia e altre regioni del mondo. Prova ne è che buona parte della produzione di queste imprese è destinata ai mercati esteri. Tradizione e innovazione Uno dei percorsi tipici della nascita di imprese nel Vicentino, con testimonianze in vari comparti produttivi, è la cosiddetta gemmazione : persone che lavorano per anni in un azienda di grandi proporzioni, acquisendo esperienza e capacità professionali, decidono di mettersi per conto proprio, spesso continuando ad avere rapporti di lavoro con la ditta da cui provengono. Qualcosa di simile è avvenuto anche nel settore degli utensili diamantati. L azienda-madre, in questo caso, è la Said, sigla che significa Speciali Applicazioni Industriali del Diamante. Dopo la sua costituzione, avvenuta a Milano nel 1964, ben presto la Said si trasferisce a Isola Vicentina, esattamente nel 1966; viene rilevata dall attuale proprietà nel Produce utensili diamantati per i settori della meccanica, della pietra naturale, della ceramica, del vetro piano, del vetro artistico e dell edi-

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