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1 Indice 1. INTRODUZIONE IPOTESI SULL ORIGINE DEGLI ETRUSCHI LA LINGUA E LA LETTERATURA ETRUSCA LA RELIGIONE ETRUSCA TARQUINIA Tomba degli Auguri Tomba dei Leopardi Tomba dell Orco CONCLUSIONE BIBLIOGRAFIA ALLEGATO Cronologia Raffigurazioni

2 Introduzione Gli Etruschi sono un popolo ancora oggi misterioso, la loro provenienza e la loro formazione sono argomenti abbastanza discutibili, la loro lingua non è completamente interpretata e i reperti archeologici, anche se numerosi ed affascinanti, ci svelano solo parzialmente l enigma di questa civiltà dell antichità. Le prime tracce della civiltà etrusca provengono dal periodo tra l XI e il IX secolo a.c. e comincia a svilupparsi dall VIII secolo a.c. nell Etruria che si estendeva nelle attuali regioni della Toscana, dell Umbria e dell alto Lazio. Occupava quindi un territorio occidentale dell Italia centrale bagnato a ovest dal Mar Tirreno, limitato a sud e ad est dal corso del Tevere e a nord dall Arno. Nel VII e VI secolo a.c. gli Etruschi si trovano al punto culminante della propria forza militare e commerciale, si impadroniscono di una estesa zona della penisola italica, dalla pianura padana a nord alla Campania a sud. In quel tempo rappresentano il più potente popolo d Italia e si confrontano pure con i Greci per il predominio del Mediterraneo centrale ed occidentale. 1 La disfatta dei Cartaginesi, tradizionali alleati etruschi, agli inizi del V secolo a.c., colpisce anche gli Etruschi, che qualche anno dopo devono affrontare, per mantenere il dominio in Campania, l espansionismo dei Greci delle colonie dell Italia meridionale. Da questi ultimi sono stati sconfitti...in una memorabile battaglia navale 2 che segna l inizio del declino della loro potenza sul mare 3 e quindi anche delle loro attività commerciali effettuate soprattutto per le rotte marittime. 4 Nel corso del IV secolo a.c. fino al I secolo a.c. gli Etruschi cominciano a perdere man mano il loro territorio in favore a nord delle popolazioni celtiche penetrati in Italia attraverso le Alpi, e a sud della città di Roma sorta alla loro confine meridionale e diventata un nuovo consistente pericolo. La storia indipendente degli Etruschi si 1 Cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p Si tratta della sconfitta decisiva presso Cuma accaduta nel 474 a.c. 3 Cit. da 4 Con entrambi gli avenimenti finisce il periodo arcaico (circa a.c.); cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p. 13; cfr. 2

3 conclude nell anno 90 a.c. quando Roma gli concede la cittadinanza e nascono così i municipi romani dell Etruria. 5 La nostra tesi non ha lo scopo di rispondere a tutte le domande che si presentano attorno a questa civiltà eccezionale, lo lasciamo agli archeologi, storici e veri etruscologi. Noi, nella prima parte della tesi cerchiamo di riassumere le diverse opinioni degli scienziati su alcune questioni principali. Ci occupiamo così del problema della provenienza degli Etruschi, della loro lingua e delle loro credenze religiose. Gli Etruschi non costituirono mai uno stato omogeneo però ognuna delle loro città formava uno stato autonomo: nei vari periodi storici comunque, si unirono e formarono una alleanza o una lega a causa spesso di un pericolo militare o di un vantaggio economico. Così le varie città dell Etruria sono confederate in una dodecapoli che comprende le dodici città principali di ogni zona con il predominio etrusco. 6 Nell Etruria stessa creano la potente dodecapoli le città di Arezzo, Caere (Cerveteri), Chiusi, Cortona, Perugia, Populonia, Tarquinia, Veio, Vetulonia, Volterra, Volsinii (Orvieto) e Vulci. 7 Ognuna di esse famosa ed importante per diversi argomenti: Così Caere viene descritta come ricca e cosmopolita città del Mediterraneo, Vulci come industrioso centro per la lavorazione dei bronzi, Veio famosa per la sua scuola di coroplasti, e Tarquinia infine per le sue nobili origini e per l elevato tenore di vita e la raffinata cultura. Eloquenti sono le testimonianze giunte sino a noi di questa sua fama e fra queste senza dubbio la più illustre è quella dei suoi dipinti, ove all eccezionale loro livello artistico si unisce la testimonianza di un elevato e ricco tenore di vita. 8 Probabilmente anche per questo motivo la necropoli etrusca di Tarquinia è stata dichiarata nel 2004 Patrimonio dell Umanità dall UNESCO. 9 Vogliamo ancora 5 Cfr. cfr. F. Prayon, Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, pp Esisteva la dodecapoli settentrionale della pianura padana con i centri più significanti di Felsina (Bologna), Spina, Adria e Marzabotto; c era anche la dodecapoli in Campania di cui la città più importante era Capua. 7 Alcuni scrittori moderni comprendono anche Roselle e sembra verosimile che le dodici città corrispondenti siano cambiate con il tempo; cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, pp Cit. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p Insieme alla necropoli etrusca di Cerveteri. 3

4 sottolineare che a Tarquinia ha sede uno dei più importanti musei d arte etrusca d Italia, 10 il Museo Nazionale Tarquiniese che raccoglie reperti etruschi d incalcolabile valore archeologico. Tutto questo ci ha spinto a dedicare la nostra attenzione, nella seconda parte della presente tesi, soprattutto alla città di Tarquinia e alla sua necropoli dove sono state ritrovate eccezionali testimonianze dell antica civiltà etrusca. Precisamente abbiamo intenzione di presentare tre diverse tombe ornate di dipinti che rappresentano una documentazione unica della pittura monumentale antica e provengono da tre diversi periodi storici. Lo scopo principale sarebbe quello di mostrare che cosa si può apprendere dalle stupende pitture parietali sulla vita, cultura, religione e modo di pensiero degli Etruschi, anche se non siamo scienziati e le nostre conoscienze sul popolo etrusco si basano soprattutto su informazioni presenti nei libri citati nelle note e nella bibliografia. In allegato aggiungiamo delle raffigurazioni degli oggetti di cui parliamo nella tesi, e la cronologia della civiltà etrusca che permette di orientarsi meglio nella situazione storica di quel tempo. 10 Altri si trovano a Roma (Museo di Villa Giulia) e a Firenze (Museo Archeologico Nazionale). 4

5 Ipotesi sull origine degli Etruschi Le origini degli Etruschi, come le origini della maggior parte dei popoli antichi, sono ricoperte da un velo di mistero e rappresentano un argomento di discussione fin dall antichità. Qui la vera storia si mescola con leggende, miti e favole. L interesse per gli Etruschi cominciava a manifestarsi nel periodo rinascimentale ed umanistico quando erano state ritrovate le prime testimonianze epigrafiche ed archeologiche come, per esempio, due statue in bronzo: la Chimera di Arezzo 11 e l Arringatore 12. Il popolo etrusco, del resto, non era stato mai dimenticato completamente perchè i singoli monumenti storici come alcune porte delle città, mura o necropoli erano conosciuti da sempre, e poi soprattutto il nome degli Etruschi era ed è onnipresente in termini geografici (Mar Tirreno, Toscana, Tuscania, Tuscia). 13 Nel XVIII secolo gli Etruschi diventarono argomento della ricerca scientifica 14 e sempre nello stesso secolo iniziarono ad apparire le prime congetture sulla loro origine. Oggi il problema principale si fonda sul fatto che non si è conservata o non è stata ancora ritrovata nessuna fonte letteraria in lingua etrusca dedicata alla loro storia o precisamente alla loro provenienza. Accade così che tutto quel che riguarda la storia e la nascita del popolo etrusco lo apprendiamo soltanto attraverso la testimonianza dei greci e dei romani. Essi ci offrono almeno tre diverse ipotesi, ma ciò non ci aiuta a chiarire questa situazione problematica. La prima teoria si basa sugli scritti di Erodoto, il grande storico greco del V secolo a.c., secondo il quale questo popolo discenderebbe dalla Lidia. 15 Lo storico dice nella sua opera Storie (I, 94): Sotto il regno di Atis, figlo di Manes, tutta la Lidia sarebbe stata afflitta da una grave carestia. Allora il re divise il suo popolo in due gruppi: quello estratto a sorte sarebbe rimasto, l altro avrebbe cercato fortuna altrove Fu scoperta nel 1553; vedi p. 37, fig. 15 della tesi. 12 Fu scoperta nel 1566; vedi p. 38, fig. 16 della tesi. 13 Cfr. F. Prayon, Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p Nel 1726 fu fondata a Cortona l Accademia Etrusca come l istituto scientifico. 15 L odierna Turchia. 16 Cit. 5

6 Allora secondo questa affermazione gli Etruschi sarebbero giunti in Italia attorno il XIII secolo a.c., guidati da Tirreno, figlio del re Atis, dal quale avrebbero preso il nome di Tirreni. 17 Il mito dunque colloca le origini del popolo etrusco all oriente e dello stesso parere furono anche altri due storici greci. Secondo Ellanico di Lesbo, vissuto nel V secolo a.c., gli Etruschi sarebbero stati identificati come Pelasgi, altro popolo sconosciuto e misterioso che si sarebbe trasferito in Italia dall area del Mar Egeo o, secondo Anticlide, vissuto nel III secolo a.c., dopo aver colonizzato e poi abbandonato le isole egee di Imbro e di Lemno. 18 A sostegno di quest ipotesi possiamo citare un riscontro archeologico nell isola di Lemno dove è stata ritrovata una stele funeraria con l immagine di un guerriero e con un iscrizione incisa che corrisponde allla lingua etrusca. 19 Di opinione assai diversa è Dionisio di Alicarnasso, storico greco di età augustea (I secolo a.c.), che negava le teorie precedenti ed affermava l autoctonia di questo popolo, cioè stabiliti in Italia da tempi immemorabili. Egli osservava anche che loro stessi si chiamavano Rasenna e che la loro lingua e cultura non assomigliava a nessun altro popolo dell Italia antica. 20 A questa idea si è cercato di dare forza evidenziando due argomenti importanti. Il primo dice che non esiste nessuna testimonianza archeologica di un cambiamento estremo e radicale che ci sarebbe stato con l arrivo di un popolo nuovo. 21 Il secondo aggiunge che le ricerche archeologiche ci danno testimonianze efficaci che già durante la civiltà villanoviana 22 si formavano i primi nuclei delle ulteriori città etrusche e che il loro sviluppo si svolgeva continuamente da quel tempo sugli stessi luoghi. 23 La terza teoria è di epoca pìù recente, tra il XVIII e il XIX secolo d.c., anche se 17 Cfr. W. Keller, Etruskové (Gli Etruschi), Orbis, Praha 1974, pp. 91, 92; cfr.www.storiafilosofia.it. 18 Cfr. cfr. F. Prayon, Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p Vedi p. 7 di questa tesi; ibidem p Cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p Cfr. 22 Civiltà importante della penisola italiana nell Età del Ferro, circa IX VIII secolo a.c., nominata secondo l insediamento scoperto nel 1853 a Villanova vicino a Bologna e la cui cultura caratterizza il territorio dell Etruria propria, dell Emilia centrale, della Romagna orientale, della zona di Capua e del Salernitano; cit. da 23 Cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p

7 si basa parzialmente sugli studi di Tito Livio 24, storico romano, che supponeva che gli Etruschi fossero provenuti dal settentrione attraverso le Alpi, mettendo in rilievo una certa somiglianza tra il nome dei Raeti 25 e quello dei Rasenna. 26 Un altra argomentazione parte dai ritrovamenti archeologici che attestano un mutamento importante nell abitudine della sepoltura: l inumazione viene sostituita dalla cremazione. Alcuni studiosi ritenevano questo cambiamento del rito funebre quale testimonianza dell insediamento di un popolo proveniente dal sud-est dell Europa centrale che, con le sue tradizioni, si stanziò in questa zona dell Italia. Però, come leggiamo nel Barker e Rasmusen, tale teoria è già superata e si suppone che si tratti solo della diffusione del fenomeno culturale. 27 Sembra quindi che non ci siano testimonianze storiche certe né per una soluzione né per l altra e forse possiamo concludere che il tentativo di determinare a ogni costo l origine di una civiltà che rappresenta il risultato di un lungo sviluppo storico si manifesta inutile perchè molto più importante è il fatto che gli Etruschi sono conosciuti come popolo o nazione soltanto in Italia e che sono fortemente legati, in tutti gli aspetti della loro cultura, all ambiente italiano: quindi possiamo dire che la civiltà etrusca è la prima grande, potente e fiorente civiltà italiana. 28 La lingua e la letteratura etrusca Le conoscienze della lingua etrusca non sono ancora complete. Si tratta di un problema ancora oggi non risolto a sufficienza anche se lo affrontano molti scienziati, soprattutto italiani (59a.C. 17d.C.), scrisse una monumntale storia di Roma Ab Urbe Condita Libri, di solito chiamata Storie, dalla sua fondazione fino all anno 9 a.c.; informazioni detagliate su 25 Il termine indica gli abitatori della montagna (dal celtico Rait), un antico popolo insediato cioè in una regione montuosa, pressappoco corrispondente all attuale Tirolo. Erano - si ritiene - parzialmente liguri e parzialmente illirici (mentre la loro lingua risentiva di influssi etruschi); cit. 26 Cfr. cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p Cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, pp Cit. 29 Cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p

8 Il principale problema consiste nel fatto che la lingua etrusca non assomiglia a nessun altra lingua interpretata, quindi è una lingua isolata nel senso che non appartiene a nessuno gruppo linguistico noto. 30 Finora conosciamo solo l unica lingua che rievoca distantamente l etrusco. Si tratta di un dialetto dell isola greca di Lemno che si differenzia da tutte le lingue usate in Grecia in quel periodo storico e rivela certe affinità con la lingua etrusca. 31 Fig. 1 La Stele di Lemno, proveniente dalla seconda metà del VI secolo a.c., con una doppia epigrafe che fu trovata nei pressi della città di Kaminia. 32 Un ulteriore difficoltà si basa sull insufficienza dei documenti a disposizione. Le più antiche epigrafi risalgono al periodo attorno al VII secolo a.c. ed anche se attualmente siamo in possesso di circa di iscrizioni, per lo più pubblicate nel C.I.E. 33 ed in vari periodici e monografie, come per esempio nella rivista Studi Etruschi, esse purtroppo sono prevalentemente di carattere funerario e quindi generalmente monotone, ripetitive e molto brevi. 34 Esse ci forniscono soltanto nomi dei defunti, di alcune divinità ed eroi, informazioni elementari su rapporti famigliari, dati di età e quantità dei sepolti e nomi 30 Cfr. cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p Ibidem pp. 82, Cit. 33 Corpus Inscriptionum Etruscarum. 34 Cfr. cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p

9 delle forme dei vasi o degli oggetti ritrovati e dipinti sulle tombe, con la loro appartenenza o dediche votive. 35 La terza complicazione si fonda sull assenza di testi più lunghi e documenti bilingui. Per questo quindi dobbiamo per ora...rinunciare a comprendere l etrusco, finchè non si riuscirà a scoprire un lungo testo bilingue, che ci offra la traduzione in greco, latino, o in altra lingua conosciuta di testi etruschi. 36 Come sappiamo gli Etruschi adottarono l alfabeto attorno alla seconda metà dell VIII secolo a.c. dai greci euboici che colonizzarono l isola d Ischia dove, come presumono gli studiosi, lo avevano appreso dai fenici. 37 La lettura quindi delle iscrizioni etrusche non rappresenta nessuna particolare difficoltà anche perchè l alfabeto etrusco non varia tanto da quello greco e oggi tutte le sue variante sono conosciute. 38 È importante sottolineare che gli Etruschi non usavano tutte le lettere dell alfabeto greco ma solo quelle che occorrevano per esprimere la propria lingua; infatti quattro lettere non sono in realtà usate (la B, la D, la G e la O), mentre la lettera S è indicata in maniera differente. 39 Le più antiche epigrafi etrusche, al pari di quelle greche, sono scritte da destra verso sinistra. Nel VI secolo a.c. i Greci cominciano a scrivere in direzione contraria ma gli Etruschi continuano con il sistema retrogrado. Più raramente anche usavano il sistema bustrofedico, cioè alternare una riga con andamento verso a destra con un altra con andamento a sinistra. Di solito non separavano le parole, almeno nel periodo più antico, indicando la loro fine con uno o più puntini. 40 Le iscrizioni troviamo su diversi tipi del materiale (ceramica, pietra, metallo), però soprattutto...incise o dipinte sopra elementi architettonici, pareti di tombe, cippi, sarcofaghi, urne, tegole, statue, arredi, laminette metaliche, vasi, ecc.. 41 Solo pochissime sono di valore importante. 42 Tra queste i testi più lunghi e complessi, a noi adesso noti, sono quelli iscritti sulle fasce della mummia di Zagabria, sulla tegola di Capua, sul cippo di Perugia e sulle 35 Cfr. cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, pp Cit. 37 Cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, pp. 82, Vedi la p. 38, fig. 17; cfr. 39 Ibidem; cfr. F. Prayon, Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p Cfr. cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, pp. 98, Cit. 42 Cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p

10 lamine d oro di Pyrgi. 43 Essi rappresentano le testimonianze di rilievo della lingua etrusca e quindi vale la pena di descrivere più dettagliatamente almeno due degli scritti citati. Il più lungo è importante documento è la mummia di Zagabria, l unico testo sacrale scritto in etrusco su bende di tela (cosidetto liber linteus) che si è conservato grazie alla sua secondaria utilizzazione come involucro per la mummia. La mummia fu scoperta in circostanze ignote e fu portata in Europa a metà dell Ottocento da un viaggiatore croato, il quale la donò al Museo Nazionale di Zagabria. 44 Fig. 2 Il testo della mummia di Zagabria è in assoluto il più lungo tra quelli Etruschi. Il tutto per 230 righe e di circa 1350 parole che naturalmente non sono tutte traducibili, per i danni provocati dall'usura del tempo, dall'utilizzo improprio e anche perchè alcuni termini risultano completamente sconosciuti agli esperti. 45 Originariamente aveva la forma di un drappo di lino rettangolare ripiegato che in seguito fu tagliato in strisce per fasciare la mummia. Il testo era suddiviso in dodici colonne verticali di scrittura precisa tardoetrusca (circa dal II secolo a.c.). 46 Le parole leggibili sono circa 1300, però le parole sicure e traducibili senza ripetizioni non superano il numero di 500. Il libro è scritto in forma di un calendario rituale che specifica i giorni e le divinità delle cerimonie di culto Cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p In Croazia dove è attualmente custodita; cfr. 45 Citato da 46 Cfr. cfr. F. Prayon, Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p Cfr. F. Prayon, Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p

11 Un altro documento non appartiene tra i più lunghi testi etruschi che conosciamo ma tuttavia rappresenta per ora il più importante ritrovamento archeologico riguardante la lingua etrusca. Si tratta dell unico testo bilingue concernente la storia degli Etruschi che abbiamo a disposizione. Parliamo delle tre famose lamine in oro scoperte nel 1964 nel santuario di Pyrgi 48, antico porto di Caere (attuale Cerveteri). 49 Fig. 3 Ora conservate al Museo di Villa Giulia a Roma. Le lamine formavano un trittico, costituito da una coppia "bilingue", in etrusco e in fenicio, e da una terza in etrusco. 50 Due scritte in etrusco e una in punico hanno suscitato le grandi speranze della possibilità di decifrare la lingua etrusca. Purtroppo si è rivelato che questo documento era solo parzialmente bilingue, nel senso che l iscrizione punica è solo riassunto della più lunga iscrizione etrusca: i due testi hanno quindi il contenuto uguale però la forma linguistica è diversa. 51 Il testo, composto da 52 parole, proviene circa dalla fine del VI secolo a.c. e riguarda il dono di una statua e forse anche di un tempio dedicato dal re di Caere 52, Thefarie Velianas, a dea fenicia Astarte, chiamata in etrusco Uni. 53 Come sappiamo dal Barker e Rasmusen, questa testimonianza eccezionale documenta che negli ultimi anni del VI secolo a.c. esistevano stretti rapporti tra gli Etruschi e i Cartaginesi, tradizionali alleati contro i Greci Ora castello di Santa Severa, nel comune di Santa Marinella. 49 Cfr. F. Prayon, Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p Citato da 51 Cfr. Podivuhodné archeologické objevy, Etruskové a Římané (Meraviglie Dell Archeologia, Gli Etruschi e I Romani), Euromedia Group, Praha 2001, p Secondo il testo punico, ma nel testo etrusco si usa il termine zilath cioè il magistrato. 53 Cfr. cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, pp. 91, Ivi p

12 latino. 58 Si tratta di corpo dei libri sacri e rituali compendiati in tre gruppi: Libri La lingua etrusca fu sostituita dal latino come lingua ufficiale a partire dall anno 280 a.c., dopo la conquista da parte dei romani di alcune delle città più importanti della confederazione etrusca 55. Dopo un paio di generazioni e soprattutto dopo aver accettato l imposizione della cittadinanza romana nell anno 90 a.c. 56, la lingua originale scomparve man mano anche nell uso corrente. 57 La produzione letteraria è quasi sconosciuta tanto che alcuni studiosi dubitavano perfino della sua esistenza. Oggi tuttavia si sa che questo materiale esisteva veramente perchè conosciamo alcuni frammenti di libri etruschi grazie alla loro traduzione in Haruspicini, Libri Fulgurales e Libri Rituales che contengono un complesso sistema codificato di regole rituali. Essi riguardano l arte divinatoria, molto apprezzata dai romani, come l interpretazione delle viscere degli animali sacrificati, l osservazione dei fenomeni naturali, soprattutto dei fulmini e le prescrizioni di norme non solo rituali come, per esempio, per la fondazione delle città o per la dedicazione dei templi ma anche giuridiche per la organizzazione della città-stato. 59 Di Libri Rituales facevano parte i Libri Fatales sulla suddivisione del tempo e sulla delimitazione della vita non solo degli uomini ma anche degli stati 60, i Libri Acherontici sull altro mondo e sui riti necessari per salute dell anima, e gli Ostentaria sull interpretazione di auguri e di prodigi. 61 Dalle glosse, citazioni e riferimenti indiretti di alcuni scrittori classici, si può supporre che sia esistita anche la storiografia etrusca che purtroppo non si è conservata neanche in traduzione latina o greca. Di essa faceva però menzione Varrone 62 in alcune sue opere citando le Tuscae Historiae. Bisogna ricordare, infine, che l imperatore 55 Caduta di Volsinii, Vulci e un po più prima anche di Pyrgi, Roselle e Veio. 56 Promulgazione di Lex Iulia e Lex Calpurnia de civitate; cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p Cfr. cfr. F. Prayon, Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, pp. 54, Ibidem p Cfr. cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p Gli Etruschi credevano che l esistenza della loro nazione fosse limitata a dieci o dodici periodi (saecula in latino). La determinazione precisa dell inizio di un nouvo saeculum dipendeva dall interpretazione di prodigi.; cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p Cfr. cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p Marcus Terentius Varro ( a.c.), nel corso della sua lunga vita scrisse un numero incredibile di opere (alcune fonti parlano di oltre seicento libri); cit. 12

13 Claudio 63 per scrivere i perduti 20 libri della storia del popolo etrusco potrebbe aver tratto materiale dalla storiografia etrusca. 64 Si ipotizza inoltre che le famiglie aristocratiche e le principali città etrusche come Caere e Tarquinia abbiano avuto le proprie cronache scritte. Ma per esse e per quanto riguarda l arte drammatica, confermata anche dalla riproduzione di attori mascherati in varie tombe, dobbiamo di nuovo contare sulla documentazione indiretta, cioè affidarci agli scrittori classici come Varrone, sopra citato, che nella sua opera de Lingua latina ricordava un certo Volnius come scrittore di tragedie etrusche. Di sicuro sappiamo che se questa produzione è veramente esistita essa fu molto influenzata dalla mitologia e dai motivi di autori greci. 65 La religione etrusca un popolo che fra tutti gli altri si dedicò particolarmente alle pratiche religiose, in quanto si distingueva nel saperle coltivare 66 Basandosi su questa citazione, alcuni scrittori classici consideravano gli Etruschi un popolo religiossimo. In realtà, i Romani accettarono molti aspetti della religione etrusca, anche se tra tutte e due esistevano grandi contrasti. 67 A differenza di quella greca e di quella romana, la religiosità etrusca si fonda sulla convinzione che la natura dipenda strettamente dalla divinità, cioè che ogni fenomeno naturale sia espressione della volontà degli dei. Gli Etruschi dovevano quindi essere capaci di seguire questi segnali che venivano loro inviati dalle divinità stesse e 63 Il qurto imperatore romano (41 54 d.c.) della dinastia Giulio-Claudia e il primo a nascere fuori dall Italia, viene descritto dalla tradizione come un uomo tranquillo, dedito agli studi. Oltre alle iniziative militari, conquistò la Britannia e incrementò il processo di colonizzazione; cit. 64 Cfr. cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p Cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p. 49; cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, pp. 111, Tito Livio, Historiae (V 1,67) citato da 67 Cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p

14 soprattutto dovevano fare tutto il possibile per scoprire il loro significato, cioè interpretare il volere divino e comportarsi di conseguenza. 68 Questa idea si manifestava da una parte nello sviluppo delle pratiche divinatorie, dall altra parte nella rigida minuziosità del culto e in questo possiamo desumere un senso di vanità della esistenza umana di fronte a quella divina che i Greci non conoscevano. Ugualmente gli Etruschi hanno sentito l inesorabilità del destino che i Romani cercavano di risolvere tramite delle leggi. 69 Per rafforzare l argomento aggiungiamo la testimonianza di Seneca 70 dalla sua opera Quaestiones naturales (II, 32,2) dove parla dei fulmini. La differenza fra noi e gli Etruschi...è questa: che noi riteniamo che i fulmini scocchino in seguito all urto delle nubi; essi credono che le nubi si urtino per far scoccare i fulmini; tutto infatti attribuendo alla divinità, sono indotti ad opinare non già che le cose abbiano un significato in quanto avvengono, ma piuttosto che esse avvengano perchè debbono avere un significato Gli Etruschi erano convinti che i fondamenti delle loro credenze religiose fossero stati svelati da due profeti. Secondo la leggenda il primo sarebbe stato Tagete, un giovane dall aria e dalla saggezza di un adulto e forse il nipote di Tinia, 72 che apparve dal solco vicino a Tarquinia. La seconda sarebbe stata la ninfa Vegoie 73 che spiegava agli Etruschi la dottrina religiosa a Chiusi. 74 Questa scienza religiosa, adottata successivamente dai romani e da questi poi chiamata Etrusca disciplina, si manifestava come un insieme delle norme che regolano i rapporti tra gli uomini e gli dei Ibidem; cfr. 69 Cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p. 51; cfr. 70 Lucio Anneo Seneca, nato a Cordova in Spagna alla fine del I sec. a.c., si dedicò agli studi filosofici,le Naturales Quaestiones sono dedicate all amico Lucilio e riguardano i fenomeni meteorici e celesti, maestro di Nerone, venne da lui costretto al suicidio (65 d.c); cit. 71 Citato da 72 Il principale dio etrusco. 73 In etrusco forse Lasa Vecuvia o Lasa Vecu. 74 Cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p. 52; cfr. 75 Ibidem p

15 Tale insegnamento composto da un gruppo di libri rituali 76 era orientato soprattutto al riconoscimento della volontà degli dei che doveva essere assolutamente seguita e mantenuta. 77 Depositaria e responsabile della disciplina etrusca era la classe sacerdotale. Essi erano riuniti in collegi e venivano indicati con nomi diversi a seconda della loro specializzazione; così per esempio i sacerdoti che si occupavano dell interpretazione delle viscere erano chiamati aruspici 78 e quelli che si dedicavano all osservazione dei fulmini e della lettura del volo degli uccelli erano chiamati auguri 79. Attributo distintivo del sacerdote era il cosiddetto lituus, un bastone ricurvo a parte superiore utilizzato tuttavia anche dai giudici delle gare atletiche. Si suppone inoltre che ogni tipo di sacerdote avesse un particolare vestito. 80 Il ruolo particolare dei sacerdoti era riconoscere da quale parte del cielo provenissero i singoli segni, a quale divinità appartenessero e se si trattasse di augurio propizio o sfavorevole. Infatti la base della disciplina etrusca era costituita dalla convinzione che il mondo umano e quello degli dei fossero strettamente uniti in un sistema universale nel quale erano importantissime l orientazzione e la divisione precisa dello spazio celeste, sede delle divinità Vedi p. 11 di questa tesi. 77 Cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p In etrusco netsvis. 79 In etrusco frontac; cfr. 80 Cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p. 56; cfr. 81 Ibidem p

16 Fig. 4 Divisione della volta celeste secondo la disciplina etrusca. Schema ricostruttivo sulla base di Marziano Capella (nomi del cerchio esterno) e del fegato di Piacenza (nomi etruschi dei cerchi interni nei sedici settori della raggiera). 82 L orientamento della suddivisione del cielo è determinato dai quattro punti cardinali divisi da una retta verticale nord-sud, chiamata secondo la terminologia latina cardo, e l altra retta orizzontale est-ovest, chiamata decumanus. La metà dello spazio verso nord è chiamata pars postica abitata dalle divinità infernali, del fato e degli grandi dei celesti, la metà a sud è chiamata pars antica abitata dalle divinità terrestri e della natura. Ad est della linea cardo c è il settore considerato favorevole (pars sinistra o familiaris), ad ovest si trova il settore sfavorevole (pars extra o hostilis). La volta celeste, così orientata e divisa, è ancora suddivisa in sedici parti minori in cui risiedono le dimore di diverse divinità. Il punto ideale per osservare i presagi si trova al centro dell incrocio delle due rette con le spalle rivolte a nord, in modo di avere alla propria destra i presagi sfavorevoli Cit. 83 Cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, pp ; cfr. 16

17 Secondo gli Etruschi questo sistema di divisione doveva essere precisamente rispettato anche sulla terra; ad esempio nei riti di fondazione della città 84, nell orientamento dei templi 85 o nell interpretazione delle viscere degli animali sacrificati. Un esempio di quest ultima pratica si può osservare nel modello del fegato di Piacenza, il cui studio ebbe per gli appassionati in materia un valore eccezionale. 86 Fig. 5 Fegato di Piacenza fu rinvenuto nel 1877 a Ciavernasco (Gossolengo), risale al periodo tra II secolo e I secolo a.c., ora conservato al Museo Civico di Piacenza. 87 Stando alle parole di F.Prayon si tratta della scienza divinatoria caratteristica e particolare del popolo etrusco che apprezzavano anche i Romani. Per la scienza antica il più importante organo del corpo umano non era infatti il cuore ma bensì il fegato, considerato per la sua grandezza e per il suo notevole contenuto di sangue, la sede della vita. 88 Questo modello in bronzo di fegato ovino sul quale sono incise sedici caselle con iscrizioni dei nomi degli dei etruschi 89, rappresenta probabilmente un modello didattico, utilizzato per l insegnamento degli aruspici. Questi ultimi, infatti, attraverso l osservazione delle dimensioni, del colore e delle eventuali anomalie dell organo interpretavano il volere divino. 90 Tramite i reperti archeologici, citati sopra, conosciamo i nomi delle principali divinità etrusche, le quali nel corso del VII secolo a.c., a causa della intensificazione 84 In seguito adottato anche dai Romani. 85 Di regola orientato verso sud o sud-est, con una pars antica che corrisponde alla facciata ed al colonnato ed una pars postica rappresentata dalla cella o dalle celle; cit. 86 Cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, pp. 222, Più informazioni detagliate su 88 Cfr. F. Prayon, Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p. 68; cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, pp. 221, Quasi la stessa divisione e denominazione quanto allo spazio celeste. 90 Cfr. F. Prayon, Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p. 68; cfr. 17

18 città. 95 Da parte dei familiari c era poi il bisogno di agevolare questa sopravvivenza dei contatti con la cultura greca, cominciarono ad essere influenzate ed assomigliate agli dei dell Olimpo greco. 91 Gli Etruschi poi identificavano alcune delle loro divinità con gli dei greci accettando anche i loro nomi, per esempio, Artemis diventata in etrusco Aritimi, o Apollon diventato in etrusco Aplu. Altre divinità però non erano adattabili al patheon greco per la loro funzione specifica, per esempio la dea Northia, probabilmente dea del fato e il dio Veltumna, considerato una specie di dio nazionale degli Etruschi. 92 Come abbiamo già detto, gli Etruschi credevano nel destino inevitabile e al limite potevano rendere la loro permanenza terrena più piacevole tramite opportuni rituali, feste e riti magici. Forse per questo motivo dedicavano particolare attenzione al culto dei morti e alle idee relative all oltretomba. 93 Nei primi tempi gli Etruschi confidavano che la vita continuasse dopo la morte in modo che il defunto...sopravvivesse alle sue spoglie mortali, nello stesso luogo dove il corpo veniva cremato o sepolto. 94 Da questa concezione risultava l esigenza di creare le urne e le tombe nelle forme di una casa e costruire le necropoli come una attraverso il corredo funebre deposto accanto al defunto; si trattava soprattutto di vari oggetti d uso personale, abiti, cibi e bevande, arredi, armi, gioielli è così via. Dopo la morte dovevano essere compiuti vari riti e cerimonie come il corteo funebre, il banchetto presso la tomba; tutte pratiche che sembra verosimile fossero accompagnate da musica, danza e giochi atletici. 96 Durante il V secolo a.c. si trasformavano man mano anche le credenze degli Etruschi relative alla vita nell oltretomba. Esse vennero sostituite dall idea di un lungo tragitto dell anima verso il regno dei defunti che si presentò...secondo la visione 91 Cfr. ne da l elenco F. Prayon in Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p Cfr. cfr. F. Prayon in Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, pp Cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p. 57; cfr. 94 Cit. 95 Ibidem; cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p Ibidem pp. 235, 236; cfr. 18

19 dell averno omerico, popolato da divinità ctonie 97, spiriti di antichi eroi ed ombre di defunti, 98 governato da Aita (Ade) e Phersipnai (Persefone). 99 Tarquinia La città di Tarquinia, situata su un pianoro strategico, viene ritenuta la più antica città etrusca. Questa città-stato rappresenta un esempio eccezionale dello sviluppo e del potere politico e culturale degli Etruschi. 100 Dal suo territorio provengono importanti tracce e testimonianze del popolo di cui facciamo conoscenze attraverso i reperti archeologici rinvenuti soprattutto con la scoperta di varie tombe. Una delle più famose necropoli si trova appunto nelle vicinanze della città. È nota per le sue splendide tombe dipinte, dalle quali possiamo apprendere molte informazioni utili sulla vita, cultura, religione e modo di pensare della civiltà etrusca. La storia di Tarquinia è piena di leggende sul popolo etrusco. Secondo una di queste, la città in etrusco chiamata Tarchuna o Tarchna 101 sarebbe stata fondata da Tarconte, fratello o figlio del mitico eroe Tirreno 102, e secondo un altra il fianciullo Tagete 103 sarebbe apparso nelle vicinanze della città. 104 L antica città etrusca, adagiata vicino alla costa del Mar Tirreno sul colle della Civita a breve distanza dalla Tarquinia moderna, nacque nell VIII secolo a.c., mentre i resti della mura costruite con blocchi calcarei squadrati sono datati attorno al IV secolo a.c., gli studiosi presumono che nel periodo arcaico non siano state necessarie le fortificazioni grazie alla posizione favorevole delle città Gr. khthónios: sotterraneo, seconda la mitologia greca si dice di una divinità o di un fenomeno appartenente all abisso; cit. 98 Cit. 99 Cfr. cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p Cfr. F. Prayon in Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p Nel VI secolo d.c. fu trasferito l antico abitato all attuale località e chiamato Corneto. 102 Vedi pagina 5 della tesi. 103 Vedi pagina 13 della tesi. 104 Cfr. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p Ibidem; cfr. F. Prayon in Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p

20 Sulle colline che la circondano sono state ritrovate molte tombe a pozzo e varie fondamenta di capanne risalenti al periodo della cultura villanoviana (tra il IX e l VIII secolo a.c.), il che rappresenta la testimonianza dell esistenza già in quel tempo di un certo tipo di insediamento. 106 Nell area dove sorgeva la città etrusca sono state rinvenute le imponenti rovine del più grande tempio etrusco che ora conosciamo e che è stato parzialmente conservato. Si tratta delle monumentali fondamenta del tempio di solito chiamato l Ara della Regina. 107 Fino all inizio del VI secolo a.c., nel corso di tutta la fase orientalizzante, 108 Tarquinia restava all ombra delle altre città etrusche, il che attesta la sporadicità dei grandi tumuli aristocratici con rispettivo corredo funebre. 109 Lo sviluppo politico della città iniziò durante il VI secolo a.c. 110 dopo l intensificazione dei rapporti commerciali con la Grecia: ciò diede origine alla nascita di una nuova e soprattutto ricca classe di commercianti. Tale aumento di importanza aveva conseguenza nel IV secolo a.c. quando Tarquinia diventò una delle principali città della Lega Etrusca contro l espansione romana. 111 Come leggiamo, dopo il periodo di crisi economica nel V secolo a.c., in tutto il mondo etrusco siamo testimoni, nel secolo successivo, del rinascimento politico e culturale di Tarquinia 112 dopo il quale avviene di nuovo il declino e l inizio della romanizzazione. 113 Tarquinia, sconffita nel 309 a.c. a Sentino dalla Lega Italica, fu costretta a riconoscere la sovranità di Roma. Stando alle parole di Mario Moretti che a questo proposito dice: 106 Cfr. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p Ibidem; il tempio, a pianta rettangolare, è stato realizzato con grandi blocchi di pietra e, nei pressi, è stato ritrovato il meraviglioso gruppo dei Cavalli Alati, ormai simbolo del paese in tutto il mondo; cit.www.paginesi.it/viterbo/tarquinia/storia.htm. 108 Il periodo orientalizzante ( a.c.) viene caratterizzato dall influenza culturale proveniente dal Vicino Oriente, la sua datazione può essere differente in alcune pubblicazioni; cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p Cfr. Podivuhodné archeologické objevy, Etruskové a Římané (Meraviglie Dell Archeologia, Gli Etruschi e I Romani), Euromedia Group, Praha 2001, p Nel VI secolo a.c furono tre re di Roma di origine etrusca: Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo ( a.c.); cfr. F. Prayon, Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p Cfr. Podivuhodné archeologické objevy, Etruskové a Římané (Meraviglie Dell Archeologia, Gli Etruschi e I Romani), Euromedia Group, Praha 2001, pp. 37, L intensa attività politica dei membri della famiglia Spurinna; cit Cfr. Podivuhodné archeologické objevy, Etruskové a Římané (Meraviglie Dell Archeologia, Gli Etruschi e I Romani), Euromedia Group, Praha 2001, p

21 città. 117 Le più antiche tombe dipinte risalgono tra la fine del VII secolo a.c. e l inizio È sotto questo aspetto che Tarquinia nel 204 a.c. offre aiuto a Roma, nella lotta contro i Cartaginesi (fornirà la stoffa per le vele della flotta romana in allestimento), e nel 181 a.c. accoglie nel suo territorio la colonia romana di Gravisca, che si sovrappone al più vetusto centro sorto attorno al porto etrusco. 114 possiamo constatare che la città di Tarquinia definitamente perde il suo ruolo politico e purtroppo anche il suo prestigio culturale anche se dopo la concessione della cittadinanza romana nel 90 a.c. 115 Tarquinia divenne municipio romano e riprese una fase di nuovo splendore. 116 In linea parallela al poggio della Civita si estende la collina dei Monterozzi, il cui nome ricorda la presenza di un gran numero di tumuli di terra che si alzano sopra le tombe. Da questa parte cominciava man mano a diffondersi dal VII secolo a.c. la necropoli che ci offre una preziosa testimonianza dello sviluppo storico e culturale della del VI secolo a.c. (p. es. la tomba delle Pantere), ma i motivi più complessi e complicati delle scene rituali e della vita quotidiana rappresentano numerose decorazioni delle tombe dal periodo tra gli anni 530 e 500 a.c. (p. es. la tomba delle Leonesse, dei Tori e degli Auguri). 118 Le tombe sono generalmente create da una sola camera sotteranea, scavata nella roccia calcarea e coperta da un piccolo tumulo, verso la quale porta un corto corridoio (cosiddetto dromos). Il tetto con una lunga trave in mezzo (cosiddetto columen), porta, pilastri, frontoni e architravi sono variopinti. 119 Queste tombe dipinte conservate e da noi adesso conosciute in località dei Monterozzi sono circa centocinquanta. 120 La loro costruzione è prevalentemente molto più semplice rispetto a ciò che è possibile vedere nelle altre necropoli etrusche come per esempio a Cerveteri, però la decorazione pittorica non ha paragone Cit. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p Vedi p. 11 della tesi. 116 Cfr. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p Cfr. Podivuhodné archeologické objevy, Etruskové a Římané (Meraviglie Dell Archeologia, Gli Etruschi e I Romani), Euromedia Group, Praha 2001, p Ibidem p Ibidem. 120 Ma di queste solo una piccola parte è visitabile, oggi circa quattordici tombe; cfr Cfr. Podivuhodné archeologické objevy, Etruskové a Římané (Meraviglie Dell Archeologia, Gli Etruschi e I Romani), Euromedia Group, Praha 2001, p

22 A detta di M. Moretti, i dipinti affrescati sulle pareti delle camere sepolcrali non manifestano soltanto prosperità e felicità del popolo etrusco (scene di vita gioiosa, di giochi, banchetti, danze, ecc.) ma anche il suo declino (scene piene di paura, di demoni spaventosi, di colori cupi). 122 Come abbiamo già detto, le tombe etrusche copiano la forma e l interno delle case: la loro scoperta quindi permette di avere informazioni di valore sull archittetura residenziale etrusca e grazie alle diverse scoperte figurative su abitudini e costumi del popolo etrusco. 123 Tomba degli Auguri La decorazione pittorica sulle pareti di questa tomba della seconda metà del VI secolo a.c. viene considerata uno dei più importanti monumenti della pittura etrusca tarquiniese. 124 Le pitture parietali sono stupende e testimoniano una tradizione particolare della religione etrusca, cioè l interpretazione della volontà divina attraverso l osservazione di segni della natura. 125 Sulle pareti sono dipinti vari giochi funebri in onore del defunto e una porta chiusa fiancheggiata da due personaggi riconosciuti al momento della scoperta nel 1878 come auguri con il gesto di saluto e di dolore, secondo i quali la tomba è stata denominata Cfr. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p Cfr. Podivuhodné archeologické objevy, Etruskové a Římané (Meraviglie Dell Archeologia, Gli Etruschi e I Romani), Euromedia Group, Praha 2001, p Cit. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p Vedi p. 13 della tesi. 126 Cfr. cfr. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p

23 Fig. 6 Tomba degli Auguri, due sacerdoti e la porta dell altro mondo. 127 La porta senza dubbio rappresenta il trapasso verso l oltretomba che, secondo le credenze degli Etruschi, viene considerato un lungo viaggio dell anima 128 immaginato secondo le raffigurazioni dei mostri marittimi in alcune sepolture anche come una traversata per mare. 129 Meno sicura è l appartenenza delle due figure ai lati della porta alla classe dei sacerdoti, 130 perchè secondo un altra opinione, potrebbero essere semplicemente dei personaggi che fanno parte del corteo funebre e che si congedano dal defunto Tratto da 128 Vedi p. 17 della tesi. 129 Cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p Precisamente agli auguri; vedi p. 14 della tesi; cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p Cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p. 236; cfr. 23

24 Fig. 7 Tomba degli Auguri, l immagine di due atleti; tratto da Questa scena dipinta mostra due lottatori nudi che combattono con le mani a fianco dei quali vediamo il personaggio con il lituus, attributo distintivo dei sacerdoti 132 che forse qui può rappresentare anche il giudice che, con il gesto della mano, dà inizio alla gara di lotta. 133 Fig.8 Il crudele gioco del Phersu, anticipatore delle lotte di gladiatori. 134 La raffigurazione del gioco del Phersu che ha come protagonisti un uomo mascherato che provoca un cane stizzito contro una persona incappucciata ed armata di 132 Vedi p. 14 della tesi. 133 Cfr. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p Tratto da 24

25 un solo grosso bastone, 135 esprime l altra idea fondamentale della religione etrusca, cioè la fatalità del destino e l inevitabilità della morte. 136 La lotta della vittima cieca con il cane è piena di sangue così come alcuni altri giochi funebri, per esempio il pugilato, la lotta e la corsa con carri trainati da cavalli perchè secondo la fede primitiva il sangue placava e nutriva il defunto. 137 Il gioco e il personaggio di Phersu sono rappresentati anche nelle altre due tombe tarquiniesi, nella tomba del Pulcinella e nella tomba delle Olimpiadi. Secondo gli studiosi da questo termine proviene la parola latina persona che significa in italiano la maschera 138 e il gioco del Phersu dà origine ai crudeli giochi gladiatori. 139 Tomba dei Leopardi Le pareti di questa piccola tomba scoperta nel 1875 sono tutte decorati dai colori vivaci e... meno corposi, in coerenza con gli atteggiamenti dei protagonisti resi in forma più dinamica malgrado ancora l accentuata volumetria dei corpi. 140 Le presenti scene dipinte risalgono alla prima metà del V secolo a.c. e si riferiscono alla vita degli Etruschi ancora senza preoccupazioni, ancora piena di bellezza e ricchezza, alla vita quindi in un certa abbondanza. 141 Il nome al sepolcro danno i due leopardi raffigurati nel frontone, sotto il soffito a doppio spiovente ornato di scacchi rossi e verdi, con il trave colorito a motivi geometrici Cfr. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p. 35; 136 Vedi p. 17 della presente tesi; cfr. W. Keller, Etruskové (Gli Etruschi), Orbis, Praha 1974, p Cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p Ibidem p Cfr. cfr. F. Prayon, Etruskové (Gli Etruschi), Svoboda, Praha 2002, p Cit. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p Dobbiamo tenere in mente che le tombe dipinte documentano soltanto la vita degli aristocratici; cfr. D. H. Lawrence, Etruscan Places (I loughi degli Etruschi), trovato in 142 Cfr. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p

26 Fig. 9 Tomba dei Leopardi, il banchetto funebre; tratto da Questa immagine mostra un banchetto funebre tenuto in onore del defunto presso il sepolcro all aria aperta, cioè che testimoniano vari cespugli dipinti. Ci partecipano tre coppie di commensali sdraiate su klinai 143 e servite da schiavi nudi. 144 Conformemente all affermazione di M. Moretti possiamo constatare che la scena più importante del dipinto si svolge a capotavola dove... l uomo, verso il quale si rivolge la compagna, tiene fra le dita della mano destra alzata un uovo con un gesto in cui viene ad evidenziarsi il simbolo della continuità della vita. 145 L uovo, come simbolo della rinascità, appare più volte nelle tombe etrusche, lo possiamo vedere per esempio, anche nella tomba degli Scudi e nella tomba delle Leonesse. 146 A proposito della raffigurazione sopra descritta, vogliamo sottolineare il ruolo e la funzione della donna etrusca, tanto diversa da quella delle donne greche e latine. Gli affreschi sepolcrali attestano che a gare sportive ed a banchetti potevano partecipare anche le mogli degli aristocratici, spesso distese insieme a loro su un letto, il che 143 Parola greca che indica il letto sia da banchetto sia funebre. 144 Cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p. 238; cfr. W. Keller, Etruskové (Gli Etruschi), Orbis, Praha 1974, p Cit. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p Cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, pp

27 scandalizzava gli scrittori antichi, perchè le uniche donne che potevano assistere a banchetti greci erano etère, donne di facili costumi. 147 Le donne etrusche godevano di una posizione importante nella società, sembra probabile che alcune di loro sapessero leggere e, a differenza delle donne romane, avessero un prenome individuale 148 e...si fregiavano inoltre di un gentilizio, simile al nostro cognome, che mantenevano anche dopo il matrimonio. 149 Fig. 10 Tomba dei Leopardi, tratto da Le scene del banchetto sono spesso accompagnate da quelle della musica e della danza (p. es. anche nella tomba del Triclinio). Qui possiamo ammirare due suonatori etruschi con i loro strumenti musicali (doppio flauto e lira a sette corde) che assomigliavano a queli greci. 150 Pare che l ultimo personaggio di questo episodio faccia un gesto con la mano per iniziare la musica, tenendo nella seconda mano una coppa di vino Cfr. cfr. W. Keller, Etruskové (Gli Etruschi), Orbis, Praha 1974, p. 216; cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, pp Cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, pp Cit Cfr. W. Keller, Etruskové (Gli Etruschi), Orbis, Praha 1974, p. 213; cfr. D. H. Lawrence, Etruscan Places (I loughi degli Etruschi), trovato in 151 Ibidem. 27

28 Tomba dell Orco Rinvenuta nel 1868 è formata da due tombe indipendenti (Orco I e Orco II) in seguito collegate da un corridoio (Orco III) e rappresenta un bell esempio della pittura funeraria etrusca del periodo ellenistico. 152 In questa epoca il concetto dell oltretomba viene raffigurato frequentemente come un posto pauroso abitato da vari demoni orribili e spaventosi. La nuova idea pesimistica si riflette sulle pareti delle tombe dove appaiono immagini del regno dei morti riempito del timore, del dolore e delle sofferenze. 153 Fig. 11 Tomba dell Orco I (fine del IV secolo a.c.), rappresenta il principale demone etrusco. 154 Il ritratto di Charun (Caronte), l accompagnatore delle anime nel loro viaggio nell averno, ci mostra una creatura con le grandi ali, i capelli pieni di serpenti e con l orribile naso a becco d avvoltoio. Il demone tiene in mano il pesante martello, simbolo dell inevitabilità del destino e non assomiglia assolutamente al traghettatore neutro della mitologia greca Epoca caratterizzata dalla conquista romana (IV I secolo a.c.); cfr. G. Barker, T. Rasmusen, Etruskové (Gli Etruschi), Lidové noviny, Praha 2005, p. 13; cfr Cfr. W. Keller, Etruskové (Gli Etruschi), Orbis, Praha 1974, p Tratto da 155 Cfr. cfr. W. Keller, Etruskové (Gli Etruschi), Orbis, Praha 1974, p

29 Fig. 12 La fanciulla Velcha; tratto da 156 La bellissima immagine della cosiddetta fanciulla Velcha faceva parte di una splendida scena di banchetto che purtroppo non è tutta conservata. Secondo l iscrizione che si trova presso il dipinto la ragazza si chiamava Velia Spurinna, moglie di Arnth Velcha da cui, dopo le nozze, prese il nome improvvisamente la fanciulla ci appare in un piccolo affresco sospeso in un mare grigio e indistinto di colori consunti dai millenni. Si presenta di profilo, quel suo famoso profilo netto come una scultura che, reso con grande realismo ma stemperato nella dolcezza dei particolari, ancora suscita stupore e costituisce l immagine più nota dell iconografia etrusca. 158 Come leggiamo a proposito del banchetto funebre, questo non si svolge più all aperto ma nell oltretomba il che testimonia la presenza di diversi demoni, divinità infere, anime di defunti ed eroi della mitologia greca Potevamo ammirare la sua immagine anche sul francobollo italiano da cento lire. 157 Cfr. W. Keller, Etruskové (Gli Etruschi), Orbis, Praha 1974, p. 278; cfr Cit. net. 159 Cfr. M. Moretti, Tarquinia, De Agostini, Novara 1974, p. 59; cfr. J. Bouzek, Etruskové, jiní než všechny ostatní národy (Gli Etruschi, differenti da tutte le altre nazioni), Karolinum, Praha 2003, p

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