Area Cimini R E A L I Z Z AT O D A

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1 Area Cimini R E A L I Z Z AT O D A

2 Tuscia Terra degli Etruschi Gli Etruschi e i Monti Cimini L Etruria, antica regione dell Italia centrale, si estendeva in parte nei territori del Lazio settentrionale, oggi corrispondenti alla provincia di Viterbo; queste zone intorno all VIII secolo a. C. videro fiorire una delle più importanti civiltà storiche: la civiltà etrusca. Intorno al IX secolo a. C., le popolazioni cominciarono ad abbandonare gli altopiani su cui si erano precedentemente stanziate (proto-villanoviano XIII-X secolo a. C.) per spostarsi su pianori e colline dove nacquero i principali centri etruschi. I primi insediamenti furono gruppi di villaggi ravvicinati con abitazioni realizzate in legno e argilla; le capanne di forma ellittica, circolare, rettangolare o quadrata erano distanziate le une dalle altre per lasciar spazio alla coltivazione del terreno. In seguito alla bonifica del territorio iniziarono pratiche diverse di coltivazione; i cereali ebbero un ruolo particolarmente rilevante. Sutri, Mitreo- prezioso esempio di stratificazione culturale: originariamente tomba etrusca, poi tempio pagano dedicato al dio Mitra, fu utilizzato anche come chiesa cristiana dedicata a S. Michele Arcangelo e alla Madonna del Parto. Da segnalare la viticoltura: proprio agli Etruschi si devono i primi studi sulla coltivazione della vite, gli innesti e la disposizione degli impianti; inoltre il clima favorevole della regione permise di praticare l olivocultura. Il popolo etrusco è legato all estrazione e lavorazione di metalli; fu il maggior produttore di manufatti in ferro del Mediterraneo, esportati soprattutto via mare dalle città di Cerveteri, Vulci e Tarquinia. Nella cultura etrusca il culto dei morti assunse un ruolo centrale. Le sepolture delle famiglie aristocratiche riproducevano la struttura delle loro abitazioni e custodivano vasellame, suppellettili, armi, gioielli. In alcune tombe, come quelle di Tarquinia, le pareti affrescate con scene di vita quotidiana, come banchetti, danze e battute di caccia permettono di ricostruire usi e costumi di questa straordinaria civiltà. Insediamenti etruschi sono sparsi un po ovunque nel Viterbese. Gli Etruschi hanno segnato anche storia ed identità dei Comuni Cimini. Nei dintorni di Canepina, Capranica, Caprarola, Carbognano, Ronciglione, Vallerano, Vitorchiano sono venuti alla luce testimonianze (per lo più tombe) che certificano l origine etrusca delle cittadine. L area archeologica della Selva di Malano, presso Soriano nel Cimino, ne costituisce un ulteriore conferma; così come riveste particolare interesse culturale il Parco Urbano dell Antichissima Città di Sutri: tra i numerosi beni, singolare è il Mitreo, ambiente utilizzato nel corso dei secoli con diverse funzioni. Presso Vetralla, l area di Grotta Porcina ospita un insediamento etrusco risalente al VI secolo a. C., ma il centro più importante è Norchia, una delle principali necropoli rupestri. Non va tralasciata la presenza sul territorio dei Falisci, che si insediarono per lo più nei dintorni di Vignanello (IX -VIII sec. a.c.). 1

3 Monti Cimini 2 Monti Cimini, insieme di rilievi di origine vulcanica appartenenti all Antiappennino Laziale, si estendono sul tratto meridionale della provincia di Viterbo. Quest area, considerata una delle zone paesaggistiche più belle e incontaminate della regione, è delimitata a nord dai Colli Volsini, a sud dal territorio romano, ad ovest dalla Maremma e ad est dalla Valle del Tevere. Sul comprensorio sorgono i Comuni di Canepina, Capranica, Caprarola, Carbognano, Ronciglione, Soriano nel Cimino, Sutri, Vallerano, Vetralla, Vignanello, Vitorchiano. I Cimini rappresentano quanto rimane della corona perimetrale di due sistemi vulcanici: uno più antico, il Monte Cimino (alto m) e uno più recente, il Vulcano Vicano, con il Monte Fogliano, il Poggio Nibbio e il Monte Venere, la cui caldera ospita oggi il Lago di Vico. Lo specchio d acqua ha una superficie di 12 kmq, un perimetro di 18 km, una profondità di 50 m ed è situato a 510 s. l. m. Il paesaggio è vario: si alternano zone paludose, prati, coltivazioni, boschi. Il panorama muta a seconda delle stagioni, assumendo di volta in volta colori diversi. Per tutelare il ricco patrimonio ambientale, nel 1982 è stata istituita la Riserva Naturale del Lago di Vico (appartiene al sistema dei Parchi e delle Riserve Naturali della Regione Lazio), che si estende per ettari. Le aree paludose della Riserva costituiscono i luoghi ideali per la sosta, lo svernamento e la nidificazione di una grande varietà di uccelli. Tra canneti e prati acquitrinosi vi sono numerose specie di anatre e vi nidificano il germano reale e lo svasso maggiore (simbolo della Riserva); ovunque si vedono folaghe e galline d acqua. La fauna del lago è costituita da numerose specie di pesci, tra cui: luccio, coregone, tinca, persico reale, anguilla. Il territorio è ricoperto per lo più da aree boschive. Sulle pendici del Monte Cimino è presente una folta foresta di faggio con esemplari centenari. La stessa specie, scendendo di quota, assieme a castagni, carpini neri e bianchi, cerri, ricopre gli altri rilievi. A quote meno elevate cresce il querceto. I versanti esposti a meridione, più assolati, consentono una vegetazione termofila, caratterizzata da erica e ginestra; vi crescono inoltre Lago di Vico

4 grandi lecci. Questi ambienti offrono rifugio a numerose specie di volatili e mammiferi: la poiana, lo sparviero, il falco pellegrino, il picchio rosso maggiore e minore ed il picchio verde; la martora, la volpe, il gatto selvatico, il cinghiale, il tasso, l istrice e roditori quali ghiri, topi selvatici, moscardini. L economia locale è basata soprattutto sull agricoltura. La fertilità del suolo e le favorevoli condizioni climatiche permettono la coltivazione di nocciole, particolarmente apprezzate per l industria dolciaria. Tra le primizie locali la castagna, dalla forma tondeggiante o ellittica, di colore marrone uniforme e dal sapore dolciastro. Da segnalare la produzione di olio e di vino. Dai boschi si ricava legname. Riveste notevole importanza anche l attività estrattiva del peperino. I numerosi beni di interesse storico artistico fanno dei Cimini una terra ricca di cultura. La zona fu abitata da epoche remote, ad attestarlo è il ritrovamento di reperti neolitici in una piccola grotta nei pressi del Monte Venere. Sulle alture cimine si è riscontrata inoltre la presenza di insediamenti a partire dal bronzo medio (XV-XIV secolo a. C.) fino al bronzo finale (sec. XII-XI a. C.). Compaiono un po ovunque testimonianze etrusche e romane. Furono proprio i Romani a realizzare la Via Cassia, importante via di comunicazione che, attraverso Sutri e Vetralla, univa Roma all Etruria Settentrionale, rendendo Veduta dal bosco quest area fulcro dei traffici e commerci dell Impero. Nell Alto Medioevo il territorio subì saccheggi e devastazioni da parte dei barbari. Con la donazione di Sutri, nel 728 d. C. il re longobardo Liutprando cedette al pontefice Gregorio II le terre del comprensorio, che andarono a costituire il nucleo del Patrimonio di S. Pietro. Nel corso dei secoli la Via Francigena, fece dei Cimini un importante zona di transito, soprattutto negli anni giubilari, quando veniva ripetutamente percorsa da pellegrini diretti a Roma. Tra Medioevo e Rinascimento l Area fu soggetta a numerose lotte per il controllo territoriale, che videro alternarsi al potere prestigiose famiglie, tra cui: Di Vico, Anguillara, Orsini, Farnese, Borgia. Durante il dominio farnesiano fu potenziata la Via Cimina a scapito della Cassia, spostando il centro dei commerci territoriali da Sutri a Caprarola; i Farnese furono promotori di una rinascita artisticoculturale, affidando a celebri artisti la realizzazione di splendidi palazzi ed opere pubbliche, vanto e prestigio della Tuscia. Il territorio passò più volte sotto il controllo della Santa Sede, a cui seguì il periodo d occupazione francese, fino all annessione al Regno d Italia. Eventi e manifestazioni arricchiscono l offerta turistico culturale dei Comuni Cimini: tradizioni antropologiche e popolari, concerti, festività patronali, sagre e degustazioni di prodotti tipici si susseguono per tutto l arco dell anno. 3

5 La Via Francigena 4 La via Francigena o Romea, antico itinerario religioso, attraversa la Tuscia dai confini toscani fino alla provincia di Roma. Un tratto significativo è quello che interessa i Comuni dell area cimina: Vetralla, Capranica, Sutri, Caprarola, Ronciglione, costituiscono tappe fondamentali del percorso laziale. La storia della Francigena risale all Alto Medioevo, quando intorno al VI sec. i Longobardi si stanziarono in Italia; la necessità di spostarsi dal nord al sud della Penisola contribuì al potenziamento delle antiche vie di comunicazione realizzate dai Romani, quali Via Emilia e Via Cassia. Tuttavia fu sotto i Franchi, i quali si recavano dalla Francia a Roma, che l itinerario acquisì una vera e propria identità, appropriandosi dell appellativo Francigena. Preziosa testimonianza, per ricostruire il percorso della Romea, è la redazione di un diario da parte del vescovo Sigerico (X secolo), il quale, a seguito di un pellegrinaggio da lui compiuto da Canterbury a Roma, descrisse le tappe principali del viaggio. La Francigena tuttavia non era Sentiero da Ronciglione a Nepi

6 un unica strada ma un ampio sistema viario, costituito da diversi sentieri e ramificazioni. Il tratto dal nord Europa a Roma si sviluppa su un itinerario di km, che parte da Canterbury e arriva a Dover, attraversa la Manica e da Calais, passando per Reims, Besançon e Losanna arriva alle Alpi, varcando il Gran S. Bernardo. Dalla Val d Aosta raggiunge Ivrea, Vercelli, Pavia e percorre le province di Piacenza e Parma. Da Pontremoli prosegue per Lucca, Altopascio, S. Gimignano, Colle Val d Elsa, Poggibonsi, Siena, Viterbo e Roma. Nel Medio Evo, le tre principali mete del pellegrinaggio erano Roma, capitale della Cristianità (per recare visita alla tomba di S. Pietro), Santiago di Compostela e la Terra Santa. L Italia dunque era percorsa Sentiero da Ronciglione a Nepi di continuo da pellegrini provenienti da ogni parte d Europa, i quali spesso, raggiunta la capitale, proseguivano il viaggio fino a Brindisi, dove si imbarcavano per raggiungere Gerusalemme ed il Santo Sepolcro. La Francigena era sicuramente più frequentata in occasione degli anni giubilari. Cronache viterbesi narrano di flussi continui di viandanti, lungo le strade della Tuscia. Il tema del pellegrinaggio va esaminato alla luce della religiosità medievale: all epoca la vita era concepita come un cammino, un percorso in cui doversi purificare, per prepararsi all incontro con Dio dopo la morte; proprio con la finalità della purificazione era intrapreso il viaggio verso i luoghi santi dai pellegrini della Francigena. In tale contesto, la provincia di Viterbo, in posizione strategica sulla Via Cassia, a pochissimi chilometri da Roma, acquisì un ruolo fondamentale nella storia della spiritualità. Sul territorio cominciarono a sorgere, un po ovunque, monasteri, chiese ed ostelli volti ad offrire ospitalità ed assistenza ai pellegrini. La Francigena, lungo il tratto cimino, seguiva due itinerari: uno ad est, l altro ad ovest del lago di Vico. Il territorio della Riserva Naturale è attraversato dalla variante Cimina della romea, che da Viterbo saliva verso la caldera del lago, scendeva in direzione del Monte Venere e proseguiva per Ronciglione. La variante di montagna costituiva un alternativa al tragitto compiuto da Sigerico lungo la via di valle, che collegava Viterbo a Vetralla fino alla chiesetta di Santa Maria in Forcassi, attraversava Capranica e proseguiva per Sutri. 5

7 Testoriemp Saluti 6 La ricchezza di beni ambientali, paesaggistici, archeologici e architettonici fa della Tuscia una provincia dalle forti potenzialità culturali e turistiche. Il territorio viterbese è infatti ricco di una storia che, dagli Etruschi fino al potere temporale della Santa Sede, ne ha segnato profondamente la tradizione culturale e sociale. Non è esagerato affermare quindi che ogni piccolo centimetro di questa provincia sia contraddistinto da peculiarità storiche, ambientali e culturali che rendono unica la nostra terra. I Monti Cimini costituiscono una forte attrazione turistica territoriale. Splendidi scorci del Lago di Vico, siti etruschi e romani, Via Francigena, borghi medioevali e rinascimentali, che hanno visto l affermarsi di nobili famiglie come i Farnese, prodotti territoriali quali: castagne, nocciole e vino, tradizioni antropologiche e culinarie fanno dei Cimini un area da tutelare, promuovere e valorizzare, per incrementare il già significativo numero di turisti, che annualmente visita il comprensorio. Natura, arte, prodotti della terra, gastronomia, dunque le peculiarità su cui puntare per rispondere ad una domanda sempre più vasta, con l obiettivo di garantire un turismo di qualità. Questa guida, realizzata dall Apt di Viterbo, rappresenta un valore aggiunto per la promozione del territorio, perché offre un informazione capillare, approfondita e accurata del territorio dei Monti Cimini. Una risorsa in più che renderà ancora più piacevole il soggiorno nella Tuscia di chi sceglierà la nostra terra come meta del proprio viaggio. Marcello Meroi Presidente della Provincia di Viterbo Commissario Straordinario APT Dopo il successo della Guida all Ospitalità delle edizioni 2007 e 2008, la promozione della Tuscia si arricchisce di un opera monografica che va ad integrare ed approfondire, nelle informazioni e nei contenuti, le aree che compongono la provincia di Viterbo. Nella Guida all Ospitalità, il territorio è stato volutamente diviso per aree, omogenee per storia e tradizioni; ognuna è stata identificata per praticità di consultazione e quindi individuata, con un colore ad hoc. In questa sezione monografica, l abbinamento cromatico è rimasto invariato, al fine di creare un continuum grafico che è poi anche un continuum concettuale e territoriale. Puntare il focus e quindi lo zoom del turista su un area in particolare consente una promozione più mirata e informazioni più specifiche e quindi più esaustive ai visitatori. Una sorta di viaggio più da vicino fra le bellezze della Tuscia data da questa serie di monografie che, per i turisti così come per i viterbesi più appassionati, può diventare una raccolta di pregio. Il paesaggio boschivo, che si affaccia sulle rive del Lago di Vico, con la sua pluralità di colori che mutano col susseguirsi delle stagioni, offre ai visitatori uno spettacolo unico in ogni momento dell anno; borghi ricchi di storia e tradizioni enogastronomiche e culturali costituiscono la meta più indicata per un turismo eterogeneo. Queste monografie si propongono di rappresentare ogni area con le sue specificità, con un immagine ben precisa che rientra nell immagine collettiva della Tuscia ma che non soffoca, anzi valorizza ognuna. Siamo certi di fornire ai tanti visitatori un valido strumento di supporto informativo, facile da consultare e piacevole da leggere, un compagno di viaggio silenzioso ma esaustivo da conservare come il ricordo di questa splendida terra. Marco Faregna Direttore APT di Viterbo

8 Indice Per informazioni Azienda di Promozione Turistica Palazzo Doria Pamphilj, Piazza dell Oratorio, San Martino al Cimino- Viterbo Tel Fax iat Via Romiti (stazione ferroviaria di Porta Romana) Tel BeC srl - Strada Teverina Km Viterbo Tel Fax Presentazione Tuscia Terra Degli Etruschi, Gli Etruschi e i Monti Cimini 1 Monti Cimini 2 Via Francigena 4 Saluti 6 Cartina Geografica 8 COMUNi DEI MONTI CIMINI Canepina 10 Capranica 13 Caprarola 16 Carbognano 20 Ronciglione 23 Soriano 27 Sutri 31 Vallerano 35 Vetralla 38 Vignanello 41 Vitorchiano 45 Indice 7 Coordinamento Editoriale: Diana Carbonetti Testi a cura di: Valentina Berneschi Progetto grafico e impaginazione: bec srl - DIVISIONE GRAFICA Stampa: UNIVERSO EDITORIALE Immagini: ARCHIVI FOTOGRAFICI COMUNI AREA cimini - BeC ARCHIVIO FOTOGRAFICO- alberto scala, bruno pastorelli, Claudia ruspoli, fabio ceccarini, francesco galli, maurizio pinna Stefano ioncoli,vincenzo pacelli Si Ringraziano i Comuni dei Monti Cimini per le documentazioni fornite Distribuzione Gratuita Stampato Marzo 2011

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11 Canepina Canepina 10 Sorge sul versante orientale dei Monti Cimini, ad un altitudine di 520 m s.l.m. Il paesaggio è caratterizzato da castagneti e noccioleti, tanto che Canepina deve fama e prestigio proprio alla produzione di castagne: è il Comune con la maggiore estensione di superficie coltivata a castagno dell intera Tuscia. Nel Medioevo il territorio si distinse per la coltivazione della canapa, da cui la cittadina acquisì l appellativo di Canapina (terreno adibito a questo tipo di attività). CENNI STORICI Le origini di Canepina risalgono al secolo XI, ma reperti rinvenuti sul territorio attestano che l area fu popolata fin dai tempi degli Etruschi. Con il consenso del pontefice Leone IX i Di Vico fecero costruire un castello a presidio della piana del Tevere, che nel 1154 venne acquistato da Adriano IV, entrando così a far parte dei possedimenti del Patrimonio di S. Pietro. Nel 1170 il castello passò ai viterbesi e nel 1332 ceduto alla Santa Sede. Segnato dalla duplice dipendenza dallo Stato Pontificio e da Viterbo, il borgo confluì nel Ducato di Castro, seguendone le disastrose vicende fino alla sua disgregazione ed il conseguente ritorno dei territori sotto la giurisdizione pontificia. DA VISITARE CASTELLO ANGUILLARA Fatto costruire intorno alla metà del secolo XI dalla famiglia Di Vico per presidiare la piana del Tevere da attacchi nemici, fu sottoposto a vari domini tra cui quello degli Anguillara, i quali lo frazionarono; una parte fu ceduta alla famiglia Rem Picci come vitalizio e, agli inizi del XX secolo, la torre d oriente fu donata al Comune. Dal pulpito sul piazzale d ingresso del castello, secondo la tradizione, predicò S. Bernardino da Siena. Museo delle tradizioni popolari

12 PALAZZETTO FARNESE Attualmente sede comunale, fu fatto costruire da Alessandro Farnese per il figlio Pierluigi, come sede di amministrazione dei beni. Si contraddistingue per la solida struttura e le scarse decorazioni. CHIESE La Chiesa Collegiata nel 1492 fu restaurata, da Antonio Cordini da Sangallo detto il giovane, sullo stile della Basilica di Santa Maria della Quercia di Viterbo, in memoria di un evento prodigioso accaduto nel 1488, che, secondo la tradizione, vide protagonista un sacerdote canepinese, ridotto in fin di vita e salvato dalla Vergine Maria. Presso la chiesa è custodita la statua di Santa Corona, trasportata in processione nel mese di maggio. In piazza 1 Maggio è possibile ammirare chiesa collegiata l effige dedicata alla Santa. La Chiesa di Santa Corona è situata sul monte vicino al paese. È l edificio di culto più antico di Canepina: la sua esistenza è attestata già alla fine del XIII secolo. La Chiesa della Madonna delle Grazie risale alla fine del XVII secolo. Presenta una struttura a pianta quadrata ed è sormontata da una cupola con sovrapposto un cilindro, caratteristiche architettoniche assai rare. La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo si trova di fronte al Palazzo Comunale, probabilmente di committenza farnesiana. La Chiesa di S. Giuseppe fu edificata nel 1525 per volere di Gentile Billacqua di Fermo, commissario di Canepina. Nel 1726 venne realizzata la cappella dedicata alla S.S. Vergine, eseguita in peperino e ornata da colonne e stucchi. La Chiesa di S. Sebastiano si trova fuori le mura di Canepina. La sua esistenza è attestata già dal XVI secolo. CHIESA DI S. MICHELE ARCANGELO MUSEO DELLE TRADIZIONI POPOLARI Si erge là dove sorgeva la chiesetta di Santa Maria del Fossatello (XV secolo). Nel 1573 fu affidata ai frati Carmelitani, i quali promossero la costruzione del convento adiacente e Fra Angelo Menicucci, priore dal 1593, trasformò la chiesa, demolendo il muro laterale sinistro per allungarla e terminare l intero complesso religioso. Recenti restauri del chiostro del convento hanno riportato alla luce antichi affreschi che lo adornavano. Le pitture, nascoste per secoli sotto la scialbatura, furono eseguite tra XVII e XVIII secolo. Del vecchio convento, un ala è riservata ad ospitare le suore del Preziosissimo Sangue, l altra è sede del Museo Delle Tradizioni Popolari. Il museo, a carattere antropologico, mira a sviluppare la conoscenza delle attività e dei processi storico-culturali che hanno contraddistinto la comunità canepinese nel corso dei secoli. Vi sono numerosi riferimenti al territorio Canepina 11

13 Testoriemp Canepina 12 e alle sue peculiarità socio-economiche fondate sullo sviluppo dell agricoltura e dell artigianato. I manufatti e gli strumenti esposti (aratri, zappe, falci, telai) testimoniano il lavoro di uomini, donne, bambini, anziani delle generazioni passate. Il museo, oltre ad ospitare un interessante allestimento, svolge la funzione di centro didattico, all interno del quale si tengono incontri culturali, convegni e concerti. Si ringrazia il Direttore del Museo delle Tradizioni Popolari Prof. Quirino Galli. I FONTANILI Sorgente Fontanella e Fontana di Via Umberto I sono le antiche fonti di Canepina, a pochi chilometri dal centro sorge Fontanile Cavonelli. PRODUZIONI TIPICHE Il castagno ed i suoi frutti rappresentano il fulcro dell economia canepinese. Il Marrone dei Monti Cimini è considerato uno dei migliori d Italia: la polpa dolce e di ottima qualità mostra una buona resistenza ai processi industriali. Già dal Medioevo, dal legno del castagno si ricavavano le botti tipiche della produzione artigianale canepinese. L arte del bottaio, della canestraia e del sediaio sono andati progressivamente estinguendosi. Da segnalare le specialità culinarie canepinesi, quali: il Fieno di Canepina, pasta all uovo servita con un classico ragù condito con pecorino; i Ceciliani: ottenuti dall impasto di farina, acqua e sale. Per Informazioni: Comune di Canepina: Tel Museo delle tradizioni popolari Tel Foto gentilmente concesse da: Alberto Scala - Bruno Pastorelli - Francesco Galli. canepina per date 17 GENNAIO 14 MAGGIO OTTOBRE SANT ANTONIO La notte tra il 16 e il 17 gennaio si tiene il tradizionale fuoco di Sant Antonio in piazza. Per celebrare la ricorrenza, una piccola statua del Santo, ospitata in casa da una famiglia del paese per un intero anno, viene trasportata per le vie di Canepina. Per effettuare il percorso è utilizzato un furgone addobbato, seguito da uomini e donne a cavallo. SANTA CORONA é la festa della patrona di Canepina. Attorno ai festeggiamenti in suo onore ruota un comitato direttivo in cui, a turno, ogni famiglia devota ha un esponente detto Santocoronao. Si celebra la cerimonia religiosa nella Chiesa Collegiata. Tra le attività vengono proposte manifestazioni di beneficenza e convegni sul tema della castagna. GIORNATE DELLA CASTAGNA Alla castagna, prodotto tipico per eccellenza, Canepina dedica i festeggiamenti che si svolgono annualmente le ultime settimane di Ottobre. Sono proposti per l occasione: convegni, musica, rappresentazioni e giochi folkloristici. Alla tradizionale apertura delle cantine, in cui si possono assaporare prodotti locali, segue la distribuzione di caldarroste. festa della castagna canepina, scorcio

14 Capranica Capranica 13 capranica, fonte di san rocco Sorge su una rocca tufacea che domina la Cassia, lungo il tracciato della Via Francigena. Poco distante dalla cittadina si innalza il Monte Fogliano con i suoi boschi di cerro, faggio, castagno. CENNI STORICI I primi insediamenti risalgono alla civiltà etrusca. I Romani vi stanziarono un presidio militare e fondarono più a nord l abitato di Vico Matrino. Con le invasioni barbariche, le abitazioni dell antico centro, diroccate e abbandonate, divennero rifugio per i pastori, che vi si stabilirono con i loro greggi di capre, vicenda da cui prese il nome Capranica. Nel X secolo l imperatore Ottone III concesse la cittadina al monastero dei Santi Alessio e Bonifacio sull Aventino. Costituì un importante presidio della Santa Sede, fu feudo degli Anguillara, poi dei Di Vico e di nuovo degli Anguillara, i quali nel 1337 ospitarono nel loro castello il poeta Francesco Petrarca. Nel XVI secolo, con la cacciata della nobile famiglia, la popolazione fece atto di dedizione al Papa, il cui potere fu rappresentato da governatori cardinali, l ultimo dei quali fu il cardinale Alderano Cybo. Conquistata dalle truppe francesi, si adeguò alla nuova gestione amministrativa. Il 17 settembre 1870 vi entrarono le milizie del Re d Italia. DA VISITARE Sul territorio comunale sono presenti tracce di antichi insediamenti etruschi e romani, come in località Pian del Pozzo. Nelle vicinanze della frazione di Vico Matrino sorgono le Tor-

15 Capranica 14 ri di Orlando, resti di una abbazia medievale e due monumenti funerari di epoca repubblicana. CHIESE Il Santuario della Madonna del Piano venne edificato nel Cinquecento su disegno del Vignola e ricostruito nel secolo successivo. Presenta un soffitto ligneo dipinto. Sull altare maggiore, la Madonna con Bambino del pittore senese Andrea Vanni. Nelle pareti laterali affreschi degli Zuccari riportano episodi della Vita della Vergine. La Chiesa della Madonna di Cerreto edificio tardo barocco, è stata realizzata nel XVIII secolo su progetto dell architetto Antonio Spinedi. La Chiesa di S. Francesco, eretta nel XII secolo, ristrutturata e ampliata tra XIII e XIV secolo, di stile romanico, è stata restaurata da Antonio Munoz nel 1927; conserva il sepolcro marmoreo di Francesco e Nicola Anguillara e affreschi rinascimentali. La Collegiata di S. Giovanni, ricostruita su un preesistente edificio romanico, di cui conserva il campanile, custodisce un prezioso Crocifisso ligneo, una pala d altare di Andrea Pozzi, un tabernacolo del Quattrocento, il dipinto con la Madonna Auxilium Christianorum e un organo ottocentesco. La Chiesa di Santa Maria, costruita in luogo di una più antica, di cui rimane un frammento di affresco quattrocentesco con la Vergine, è stata realizzata in stile neoclassico su progetto dell architetto Virginio Vespignani nel XIX secolo. Contraddistinguono la facciata il portico con colonne in mattoni e il campanile con orologio sormontato da cuspide ottagonale. L interno, diviso in tre navate, custodisce la tavola con il Salvatore Benedicente (XII secolo) e il trittico con S. Terenziano, S. Rocco e S. Sebastiano. Nelle cappelle laterali si trovano la statua della Madonna delle Grazie e il busto argenteo di S. Terenziano. S. Pietro Apostolo (sec. XI-XII), la più antica del paese, è caratterizzata da un abside romanica e da un campanile a vela. La Chiesa rurale della Madonna delle Grazie (sec. XIV-XV) nel mese di maggio accoglie la celebrazione della festività più sentita dalla comunità cittadina. All interno: un tabernacolo posto sulla parete di fondo della cappella con l immagine della Madonna con Bambino dipinta su tegola; affreschi con la Vergine, Sant Antonio Abate e S. Giuliano e con l Ultima Cena; una pala d altare con la Madonna con Bambino e Santi. S. Terenziano al Monte (sec. XIII-XIV), dedicata al patrono del paese, ha subito nei secoli diversi rifacimenti. L interno è arricchito da un ciclo di affreschi sulla Vita del Santo, realizzato dal pittore Vincenzo Manenti nel XVII sec. PONTE DELL OROLOGIO E CASTELLO DEGLI ANGUILLARA Fu il cardinale Antonio Barberini, governatore dal 1633 al 1644, a far ristrutturare e abbellire, con l orologio, i pinnacoli e la corona di ferro, la torre centrale che controllava l ingresso e il ponte levatoio. Il lato destro della costruzione è ornato da merli ghibellini. A sinistra del ponte, dove si ergevano le antiche torri, sono state costruite una serie di case. All estremo lato sinistro si possono ammirare i resti di un torrione circolare fatto abbattere nel 1484 da papa Sisto IV. MONUMENTI E PALAZZI DI INTERESSE STORICO-ARTISTICO Da menzionare la Porta di Sant Antonio risalente al XVII secolo e, lungo il Corso F. TORRE DELL OROLOGIO

16 Petrarca, il portale dell Ospedale di S. Sebastiano (XII secolo). Tra gli edifici storici, si segnalano: Palazzo Montenero Sansoni (XVIII secolo); Palazzo Forlani (XVII secolo); Palazzo Patrizi-Naro, sede della biblioteca comunale, della scuola musicale e dell archivio storico; Palazzo Accoramboni, sede dell Amministrazione Comunale, realizzato su commissione di Paolo Giordano Orsini, Duca di Bracciano, tra il 1571 e il 1579, conserva dipinti del XVII secolo. MUSEO DELLE CONFRATERNITE È allestito all interno della chiesa dedicata a S. Rocco (XV secolo), protettore dei malati di peste, a cui è intitolata anche una fonte nei pressi dell edificio. Il museo ha la finalità di raccogliere e tramandare le memorie e le tradizioni delle Confraternite di Capranica. Percorso a carattere storico antropologico, è supportato da vetrine e pannelli che custodiscono ed illustrano oggetti d arte sacra. PRODOTTI DEL TERRITORIO Prodotto tipico per eccellenza è la nocciola, utilizzata per la produzione dei dolci tradizionali: panpepato, dolce natalizio a base di nocciole intere, miele, pepe, cioccolato a scaglie, canditi; tozzetti, biscotti secchi dolci a base di farina, zucchero e granella di nocciole; mostaccioli, ottenuti dall impasto di nocciole e miele. Per Informazioni: Comune di Capranica: Tel fax Museo delle confraternite Tel Foto gentilmente concesse da: Fabio Ceccarini. CAPRANICA PER DATE 17 GENNAIO PASQUA 2 DOMENICA DI MAGGIO GIUGNO AGOSTO S. ANTONIO ABATE Tradizionale focarone, con distribuzione di bruschette, salsicce e vino. La domenica successiva si tiene la processione religiosa con la macchina votiva e l immagine del Santo, seguita dalla benedizione degli animali. Venerdì Santo tradizionale processione notturna con il Cristo Morto. FESTA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE Processione alla chiesetta rurale, concerti in piazza, mostre della confraternita, tombola. ESTATE A CAPRANICA Festa del VII luglio: Buon Compleanno Capranica; Notte delle notti: musica, piano bar, in vari punti del paese; rassegna cinematografica all aperto; escursioni notturne presso le aree archeologiche con bivacco e stand gastronomici; percorsi culturali nelle chiese e nel centro storico; commedie dialettali nel centro storico; palio dei rioni con cortei, gare di abilità a cavallo, corsa della stella, esibizioni folcloristiche in costume medievale; Notti luminose: manifestazione musicale, teatrale, folcloristica con concerti e rappresentazioni nelle chiesette rurali; Sagra della Nocciola con conferenze e stand gastronomici; Sagra degli strozzapreti (15 e 16 agosto). Capranica 15 Chiesa di S. Francesco 1 DOMENICA DI SETTEMBRE S. TERENZIANO festa patronale; all alba Santa Messa e Solenne processione con le reliquie del Santo, concerti in piazza, tombola, Mostra Artigianato. Sabato precedente: veglia al monte con funzioni religiose, concerti della banda.

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