GUARDIA DI FINANZA SCUOLA DI POLIZIA TRIBUTARIA LA TUTELA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO

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1 GUARDIA DI FINANZA SCUOLA DI POLIZIA TRIBUTARIA LA TUTELA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO LIDO DI OSTIA, MAGGIO 2004

2 Impaginazione M.A. MARCO BOCCOLINI M.O. VINCENZO CILIBERTI FIN. GIANCARLO NAPOLI Stampa BRIG. RAFFAELLO FANTONI BRIG. GIUSEPPE FINOCCHIARO FIN. SC. MARIO CRUCIANI FIN. SC. NATALINO PALERMO FIN. ALFREDO LABATE

3 PREFAZIONE La tutela del patrimonio storico-artistico costituisce da sempre, per ogni Civiltà evoluta, un Valore fondamentale da difendere dalle offese del tempo e dall incuria degli uomini. In tale ottica, l argomento è da tempo oggetto di numerose Convenzioni ed accordi internazionali, finalizzati alla tutela - da traffici illeciti, da distruzione o da dispersione - dei beni culturali. È proprio l importanza che riveste la materia ad avere sollecitato anche il Legislatore nazionale ad elaborare una riforma recentissima e molto avanzata, entrata in vigore il 1 maggio In tutto il contesto sopra indicato, la Guardia di Finanza ha da sempre avuto, e riveste tuttora, un ruolo centrale, come evidenziato anche dagli eccezionali risultati, quantitativi e qualitativi, ottenuti dai Reparti territoriali e aero-navali e dall apposito Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico, con competenza nazionale, incardinato nelle Unità Speciali del Corpo. Il testo, a motivo delle sue caratteristiche di organicità e completezza, è finalizzato proprio a supportare ulteriormente l attività istituzionale del Corpo nello specifico settore operativo. È quindi doveroso un particolare ringraziamento al Col. t. ST Gennaro Vecchione ed al Cap. Massimo Rossi, per aver messo a disposizione dell Istituto l opera, che si inserisce nella linea editoriale denominata Testi.

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5 INDICE CAPITOLO I Concetti generali Archeologia. Definizione Segue. Le civiltà mediterranee antiche I tombaroli. Una storia antica I falsari I reperti archeologici. La ceramica Segue. I marmi Segue. I bronzi CAPITOLO II Il quadro normativo Evoluzione del concetto di tutela La tutela internazionale La disciplina nell Unione Europea Evoluzione del quadro normativo nazionale La disciplina del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Codice Urbani). Concetto di patrimonio culturale, sua tutela e valorizzazione. Concetto di bene culturale CAPITOLO III Altri aspetti qualificanti del codice Urbani Dichiarazione dell interesse culturale e catalogazione dei beni culturali (artt. 14, 15, 16 e 17, Codice) Vigilanza e ispezione - Protezione (artt. 18, 19, 20 e 21, Codice) Conservazione - Restauro (artt , Codice) Altre forme di protezione (artt , Codice) Circolazione in ambito nazionale (artt , Codice) Circolazione in ambito internazionale (artt , Codice) Ritrovamenti e scoperte (artt , Codice) CAPITOLO IV Le ipotesi di reato Opere illecite (art. 169, Codice) Uso illecito (art. 170, Codice) Collocazione e rimozione illecita (art. 171, Codice) Inosservanza delle prescrizioni di tutela indiretta (art. 172, Codice)... 66

6 II 5. Violazioni in materia di alienazione (art. 173, Codice) Uscita o esportazioni illecite (art. 174, Codice) Violazioni in materia di ricerche archeologiche e impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato (artt. 175 e 176, Codice) Contraffazione di opere d arte (art. 178, Codice) e casi di non punibilità (art. 179, Codice) CAPITOLO V Le agevolazioni fiscali per i beni e le attività culturali Immobili di interesse storico-artistico Sponsorizzazioni culturali Erogazioni liberali (c.d. mecenatismo ) CAPITOLO VI Archeologia subacquea e navale Definizioni Metodi e tecniche Quadro di situazione internazionale ed italiano CAPITOLO VII Gli organi preposti alla tutela Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali Ruolo della Guardia di Finanza nella tutela del patrimonio archeologico ANNESSO Il sistema archeologico nazionale Prefazione ABRUZZO Regione Abruzzo Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale BASILICATA Regione Basilicata Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela...149

7 III 2.3 Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale CALABRIA Regione Calabria Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale CAMPANIA Regione Campania Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale EMILIA ROMAGNA Regione Emilia Romagna Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale FRIULI VENEZIA GIULIA Regione Friuli Venezia Giulia Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento (Soprintendenza mista) Carta archeologica regionale LAZIO Regione Lazio Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale...206

8 IV LIGURIA Regione Liguria Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale LOMBARDIA Regione Lombardia Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale MARCHE Regione Marche Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale MOLISE Regione Molise Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento (Soprintendenza mista) Carta archeologica regionale PIEMONTE Regione Piemonte Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale PUGLIA Regione Puglia Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela...253

9 V 13.3 Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale SARDEGNA Regione Sardegna Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale SICILIA Regione Sicilia Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento (Regione autonoma) Carta archeologica regionale TOSCANA Regione Toscana Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale TRENTINO ALTO ADIGE Regione Trentino Alto Adige Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale UMBRIA Regione Umbria Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento Carta archeologica regionale...306

10 VI VALLE D AOSTA Regione Valle d Aosta Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Strutture periferiche di riferimento VENETO Regione Veneto Sistema archeologico e profilo storico Principali aree ed Istituti oggetto di tutela Carta archeologica regionale BIBLIOGRAFIA

11 CAPITOLO PRIMO CONCETTI GENERALI

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13 1. Archeologia. Definizione Il termine archeologia, nel suo moderno significato, è stato adottato nel 1821, anno di fondazione della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. In precedenza, nel suo primitivo significato greco (Tucidite, Platone, Diodoro Siculo e Dionigi di Alicarnasso), per archeologia si intendeva la storia politica di un periodo ormai chiuso, termine questo sostituito dai latini con la parola antiquitates, riferita alle antichità in senso storico-letterario. Attualmente, l archeologia è intesa come lo studio diretto dei monumenti e delle testimonianze dell antichità. Alcuni autori preferiscono la definizione offerta da G. Ghirardini, che intende l archeologia quale disciplina che ricerca, raccoglie e conserva i manufatti dell antichità e li elabora metodicamente per farne soggetto di storia. Da questa definizione si possono evincere i tratti salienti dell archeologia, che si sostanzia nel recupero (attraverso le esplorazioni, la ricerca e lo scavo condotti nelle aree dove si svilupparono le antiche civiltà), nella raccolta, nella conservazione (nei musei e nei siti archeologici) e nella elaborazione scientifica di manufatti antichi (qualunque traccia di lavoro umano, anche il più umile, importante di per sé in rapporto allo strato archeologico ove è stato rinvenuto), anche al fine

14 4 LA TUTELA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO di formarne oggetto di giudizio critico, limitatamente alle opere d arte. L archeologia è orientata a conoscere tutti i popoli del passato, ma evidentemente privilegia la c.d. antichità classica, costituita dalle civiltà dei Greci e dei Romani e dei popoli che li hanno preceduti (Cretesi e Micenei, da una parte ed Etruschi, dall altra), comprendendo il periodo dal 3000 a.c. (inizio della civiltà cretese) al 330 d.c. (fine dell arte imperiale romana). 2. Segue. Le civiltà mediterranee antiche Dopo la diffusione dell uso del rame (5/3000 a.c.), si sviluppa l impiego del bronzo (rame e stagno) e, contestualmente, si affermano nel Mediterraneo due civiltà, quella minoica e quella micenea. La prima, dal nome di Minosse, re di Creta e la seconda dal nome del più importante centro, Micene, seguito poi da Tirinto ed Atene. Qui, nel continente ellenico, si insediano gli Achei, primo popolo di lingua indoeuropea, la cui cultura si espande nelle grandi isole di Creta, Rodi e Cipro, raggiungendo, anche per effetto degli intensi scambi commerciali, l Egeo, le coste della Siria, Taranto e la Sicilia. Dopo la calata della stirpe dorica nel Peloponneso, nell arco temporale dal 1100 all 800 a.c., registriamo un periodo chiamato medioevo ellenico che, pur caratterizzato da una crisi della civiltà greca, pose le basi

15 CONCETTI GENERALI 5 per lo sviluppo di un epoca particolarmente ricca di cultura e di arte. Nella penisola italica, le genti del Veneto, della Lombardia, delle Marche, dell Emilia-Romagna, della Toscana e del Lazio conobbero la cultura del ferro, importata da popolazioni provenienti dall angolo nordorientale dell Adriatico e, specialmente in Toscana, ricca di minerali, questa situazione stimolò il sorgere di una grande civiltà, quella degli Etruschi, cui seguirono quella dei Piceni nelle Marche, dei Veneti nelle Venezie e degli Iapigi nelle Puglie. Accanto a queste popolazioni, troviamo i Fenici - originari della costa mediterranea dell Asia a nord della Palestina, detta appunto Fenicia e già sfruttati dagli Egiziani per fornire gli equipaggi e per il legno (i famosi cedri del Libano), necessario per la costruzione delle navi i quali si erano ormai emancipati, divenendo, grazie alle arti marinare, i dominatori incontrastati del mare. La cultura orientale e l alfabeto si diffusero dalla loro unica colonia, Cartagine verso tutte le sponde del mar Mediterraneo, collegando l antico mondo orientale con la nuova realtà ellenica, che risorgeva dal periodo di oscurantismo. Gli Etruschi, sviluppatisi tra i fiumi Tevere ed Arno, entrarono subito in concorrenza con i Fenici, con i quali strinsero, successivamente, alleanze per contrastare nel bacino occidentale del Mediterraneo i Greci, che presto

16 6 LA TUTELA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO si sostituirono ai Fenici, inaugurando, come già anticipato, un fecondo periodo per l arte, idealmente suddiviso in tre fasi: arcaica (VII-VI secolo fino al : guerre persiane), classica (V-IV secolo fino al 323, con la morte di Alessandro) ed ellenistica (III-I secolo fino al 31 a.c., con la battaglia di Azio). A seguito della distruzione di Cartagine, sottomessa la Grecia ed eliminato dallo scenario del Mediterraneo l Egitto, con la battaglia di Azio, si può affermare che inizia anche il dominio dell arte romana, che prosegue fino all inaugurazione di Costantinopoli (con la magnifica arte bizantina) e all arte paleocristiana, ormai uscita dall oscurità delle catacombe per risplendere con le magnifiche basiliche. 3. I tombaroli. Una storia antica La figura del tombarolo risale alla notte dei tempi, da quando gli esseri umani seppellivano i propri cari in tombe ricche di corredi ed oggetti preziosi. I primi esempi sono costituiti dagli antichi Egizi (IV Dinastia), che usavano difendere, per tale motivo, le spoglie mortali del faraone dai predoni del deserto con trappole ed ostacoli, giungendo, in alcuni casi, a prevedere forme di vigilanza fissa affidate a religiosi. Il saccheggio poi divenne un arte, per la quale si arrivò persino a scrivere suggerimenti su quali oggetti scegliere tra quelli più raffinati e di valore (il c.d. libro delle perle nascoste ).

17 CONCETTI GENERALI 7 Nel 426 a.c., Tucidite osservava nelle isolee Egee profanazioni dei sepolcri dell isola di Delos e Diodoro ricorda gli scavi di antiche necropoli effettuati dai mercenari di Pirro in Macedonia. I Romani non furono da meno. Vi sono esempi di saccheggi di tombe etrusche dalle quali venivano asportati oggetti preziosi in metalli, unguentari e vasi corinzi, abbandonando - e, a volte, distruggendo - la ceramica comune ed il bucchero. Nel 44 a.c., le tombe di Corinto furono oggetto di un saccheggio senza precedenti da parte dei coloni romani insediati da Giulio Cesare, i quali aprirono anche delle botteghe per vendere le centinaia di vasi corinzi e bronzi rinvenuti (c.d. necrocorinzi ). In ogni caso, lo scempio ha riguardato, da sempre, le tombe etrusche, che sono state saccheggiate metodicamente da predatori che, spesso di modeste condizioni reddituali, ben poco guadagnavano, a tutto vantaggio di intermediari e trafficanti senza scrupoli, che hanno disperso in ambito europeo e nord-americano i preziosi reperti. A tal proposito, giova precisare che uno dei principali danni dell attività dei tombaroli è costituito, non solo dalla parcellizzazione e dispersione di un patrimonio inestimabile, ma soprattutto dalla c.d. decontestualizzazione dei reperti che, asportati appunto dai loro contesti, perdono la gran parte del loro valore scientifico e delle informazioni di cui sono

18 8 LA TUTELA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO portatori. Per tale motivo, in sede di recupero, gli archeologi li chiamano pezzi muti. Esaminando le fasi del saccheggio, il lavoro del tombarolo si articola solitamente in più fasi così suddivise: l individuazione della necropoli La prima esigenza è quella di individuare una necropoli, i cui indizi possono essere: cumuli di terra (tumuli funerari), circondati da pietre, con una circonferenza notevole, di varie dimensioni, con colori diversi della terra e dell erba e, talvolta, caratterizzati dalla crescita isolata di piante particolari, quali l erba medica, dovuta all elevata umidità del sottosuolo; pareti rocciose, per le tombe rupestri scavate nel tufo. La strumentazione è molto semplice e consiste, prevalentemente, nel c.d. spillone, un attrezzo saggiatore di ferro appuntito per sondare il terreno, che fornisce al tombarolo importanti informazioni. Infatti, dopo la foratura del coperchio della tomba, inizia il sondaggio: se la punta dello spillone si colora di rosso vuol dire che ci si trova in presenza di vasi comuni color ocra, mentre se è nera, i vasi sono certamente più pregiati.

19 CONCETTI GENERALI 9 Avuta conferma dell individuazione, il tombarolo delimita l area dello scavo, che avverrà le notti seguenti. lo scavo Il saccheggio si consuma, in genere, in due notti, la prima delle quali è necessaria per creare l apertura, anche allo scopo di far fuoriuscire l aria malsana accumulatasi in oltre duemila anni e di equilibrare gli ambienti interni con l esterno; l elevata umidità rende, infatti, i vasi estremamente fragili. Nell arco della seconda notte, con l aiuto di altri tre o quattro complici, si procede al recupero delle ceramiche e dei monili conservati all interno della tomba. Spesso i vasi più grandi vengono rotti, anche accidentalmente per la fretta di perpetrare il furto, ovvero, volontariamente, per facilitarne il trasporto e l esportazione clandestina e per poterli poi ricomporre in modo egregio, aumentando l interesse degli acquirenti. Altro attrezzo è il metal-detector, estremamente utile per gli oggetti di metalli, come orecchini, anelli e fibule. Esaminato il singolo saccheggio, si potrebbe erroneamente ritenere che l attività predatoria sia di poco conto. Ciò non corrisponde a verità, solo considerando che non esistono stime attendibili sulle

20 10 LA TUTELA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO sue dimensioni e quelle che ci sono destano notevoli preoccupazioni. In tal senso, ci ha provato il Politecnico di Milano, il quale, a seguito di una ricerca condotta alla fine degli anni cinquanta - d intesa con la Soprintendenza per l Etruria Meridionale e mediante l applicazione di strumenti geofisici alle ricerche archeologiche in una necropoli nella zona di Cerveteri (Monte Abbatone) - ha delineato gli effetti dell attività di scavo clandestino. Nel corso della campagna, sono state individuate centinaia di tombe a camera violate dai predatori di tombe. E stato, pertanto, approntato un eccezionale documento, consistente in una planimetria topografica, che identificava, per la prima volta, scientificamente, le formazioni tombali, definendo con estrema precisione la portata effettiva dell attività abusiva di scavo. Ulteriore constatazione fatta dai tecnici del Politecnico di Milano è stata quella che i tombaroli, pur di depredare senza alcun criterio, non avevano rispettato nemmeno gli affreschi delle tombe: la scoperta di un altra camera sepolcrale accanto a quella saccheggiata aveva, infatti, comportato la distruzione del muro divisorio, con l irrimediabile perdita degli intonaci dipinti. Nelle successive fasi della campagna di esplorazione, sono state individuate 550 tombe a camera e recuperati ben pezzi di assoluto interesse, sottratti al

21 CONCETTI GENERALI 11 saccheggio, che sembrano dimostrare l affermazione del noto autore di Civiltà sepolte, C.W. Ceram, secondo il quale l Italia possiede ancora sottoterra il suo più grande Museo del Louvre. 4. I falsari Il predatore di tombe non si accontenta solo di piazzare reperti autentici, il cui recupero comporta ricerche e rischi. Per tale motivo, si sono andate sviluppando vere e proprie forme artigianali di riproduzione dei reperti, tra cui vasi, monete, marmi e bronzi rinvenuti dai tombaroli o esposti nei principali musei archeologici, di cui si acquisisce ampia documentazione fotografica. Tuttavia, il principale problema che si presenta al falsario è rendere antiche le produzioni artigianali, invecchiandole non solo sotto il profilo estetico, ma consentendo, in particolare alle ceramiche, di superare sofisticati esami di laboratorio, quali la termoluminescenza, a cui vengono sottoposti i reperti proposti ai più importanti trafficanti e collezionisti internazionali. Con riferimento al primo profilo, è talvolta sufficiente sporcare la copia di fango, aggiungendo un sottile strato giallastro, ottenuto a seguito del contatto con il letame e l acido urico.

22 12 LA TUTELA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Più difficile l altra falsificazione, che dovrebbe consentire di superare gli esami effettuati per stabilire la datazione dei reperti. Le evidenze investigative più recenti dei Reparti specializzati della Guardia di Finanza sembrano dimostrare che ciò, oggi, sia possibile e questo risultato sembra aver messo in dubbio alcune certezze scientifiche. Si tratta, in particolare, della termoluminescenza, basata sul fatto che all interno dell argilla sono presenti inclusi di quarzo che con il tempo hanno accumulato, a causa della radiottività naturale, elettroni intrappolati nei livelli energetici superiori, da cui possono decadere per riscaldamento, emettendo fotoni di radiazione visibile. La termoluminescenza è appunto l emissione di luce prodotta dal riscaldamento e poiché tale emissione è proporzionale al tempo trascorso dalla cottura della ceramica, tale tempo diventa calcolabile. Anche le statue di marmo, le terrecotte, i monili e le monete possono essere falsificati. Per la produzione del bucchero possono essere utilizzate due tecniche. La prima, semplice ma facilmente individuabile, è quella della verniciatura. L altra si basa sull impasto tra carbone ed argilla, che permette di avere, immediatamente, un vaso nero,

23 CONCETTI GENERALI 13 simile al bucchero, le cui caratteristiche tecniche saranno illustrate in altro capitolo. Tuttavia, anche in questo caso, un attento esame all interno del vaso, seguendo le linee disegnate dal tornio, può rivelare la falsificazione. Il vetro antico, i marmi e le monete presentano, invece, rilevanti problemi, tenuto conto che, nel primo caso, solo esperti maestri vetrai, utilizzando antiche tecniche di produzione, possono riprodurre quella pasta vitrea, necessaria per falsificare, ad es., gli unguentari. Per le monete, appare estremamente complesso trarre in inganno gli esperti che si accorgono, con facilità, di patine false, ottenute con l impiego di prodotti chimici. Più facile è, infine, falsificare oggetti in oro o argento, in quanto questi metalli nobili non producono patine con il decorso del tempo. 5. I reperti archeologici. La ceramica La stabilità degli insediamenti - a seguito del cambiamento della situazione climatica che aveva caratterizzato il paleolitico ed il passaggio ad un economia basata sull agricoltura e sull allevamento - coincise con le prime produzioni artigianali in ceramica. Nel V millennio a.c., si scoprirono, infatti, le proprietà dell argilla umida che, sottoposta a calore, perdeva la sua

24 14 LA TUTELA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO elasticità e si solidificava nella forma voluta dall artigiano. Molto più tardi, la produzione della ceramica risente dei gusti e delle tendenze dell arte greca, che influenza grandemente tutte le colonie nel Mediterraneo. Dagli empori di quelle colonie (dalla Trinacria all Etruria, dall Apulia al Nord della Penisola), i vasi greci si diffondono con funzioni ornamentali e sono utilizzati nel corredo delle giovani spose. Massiccia è l opera di imitazione nei laboratori artigianali, pur con l adozione di tecniche e cromie conformi alla tradizione locale, che prevede ricchi decori con figure geometriche, fitomorfe e zoomorfe. Nel corso dell VIII secolo a.c., in Etruria (Tarquinia, Vulci, Veio e Cerveteri), appare il bucchero, una ceramica dal singolare colore bruno assunto dall argilla nel corso di una cottura in assenza di ossigeno che trasforma l ossido ferrico in ossido ferroso (già oggetto del paragrafo precedente), di cui vi è ampia traccia nelle cerimonie e nei riti funerari del periodo. Nel V secolo a.c., Vulci costituisce il più importante centro di produzione, dove un artigiano, rimasto ignoto, ma conosciuto come il Pittore di Micali (dal nome dello storico), utilizzando come modello i vasi greci a figure rosse, avvia una produzione vascolare di uso comune. Rilevante è stato l impiego delle ceramiche nelle funzioni sacre e religiose. Nella Magna Grecia, oinochoai,

25 CONCETTI GENERALI 15 alabastra, crateri e skyphoi vengono depositati quali ex voto in contesti sepolcrali, per accompagnare il defunto nel viaggio verso l ignoto, ricordandogli le gioie terrene, i successi e le vittorie sui campi di battaglia e nelle competizioni sportive. Queste ultime hanno rappresentato da sempre un idea ispiratrice nella produzione delle ceramiche di kiliches e di anfore, dette panatenaiche. Con appropriate decorazioni, si raffiguravano miti, eroi ed atleti, cortei festanti e si raggiungeva una perfezione stilistica, che ha visto in Euphronios, Onesimos, Epiktetos, Olthos, famosi artisti ceramografi e pittori, le cui opere hanno un valore inestimabile. Con passare del tempo, la qualità decade e ci si avvia ad una produzione che, oggi, potremmo definire industriale, con ceramiche prevalentemente a vernice nera. 6. Segue. I marmi Secondo la comune accezione, tra i marmi sono comprese anche rocce di diversa struttura e durezza, quali i graniti, i porfidi, i travertini ed i tufi. In senso archeologico, intendiamo solo il materiale destinato alla scultura ed al rivestimento e all ornamento di edifici, quale la calcite (roccia calcarea) a struttura cristallina uniforme, idonea per l arte scultorea a motivo delle sue qualità di compattezza e media durezza, che ne

26 16 LA TUTELA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO consentono un agevole lavorazione, levigazione e lucidatura. Il materiale più utilizzato nella scultura classica è il marmo bianco a cristalli granulari che dopo la lavorazione assume una caratteristica patina giallodorata anche se quarzo, grafite, granati, sostanze carboniose ed altre ancora possono concorrere alla composizione del marmo, specie quando si voglia dare al risultato finale tinte particolari (marmi monocromi e policromi). Fino all apertura delle cave dell immenso giacimento di marmo bianco di Luni (l attuale Carrara), i Romani procedono al sistematico saccheggio di statue greche dai templi per ornare le dimore gentilizie romane ed utilizzano il marmo greco degli anfiteatri per la costruzione di edifici pubblici a Roma. Con il pregiato marmo lunense, gli edifici romani si ingentiliscono. A poco a poco, viene eliminato l uso dei mattoni in cotto ed in argilla e dal giacimento della Lunigiana partono carichi per tutto l Impero, destinati alla costruzione di archi di trionfo, anfiteatri e mausolei. L impiego del marmo è, tuttavia, così diffuso che il Senato è costretto ad emanare una legge, che oggi defineremo urbanistica, per garantire l equilibrio estetico complessivo, fortemente minato dai marmi con diverse pigmentazioni e provenienze.

27 CONCETTI GENERALI 17 Si stabilisce così che, per gli archi di trionfo, si doveva usare il marmo del Pentelico, per gli edifici pubblici, marmi del Proconneso e di Luni e per i rivestimenti interni delle domus e dei complessi termali, marmi colorati dell Asia Minore e cipollino, alabastro, porfido e pavonazzetto. 7. Segue. I bronzi Il bronzo è una categoria di leghe metalliche composte principalmente di rame e stagno, nella quale possono far parte anche piombo, zinco ed argento. La prima forma di impiego e di lavorazione per l arte che si conosce è quella a lamine lavorate a martello, per la copertura di oggetti con supporti in legno per l arredamento o sculture lignee. Il bronzo viene considerato la forma migliore del rame, in quanto più resistente e più facilmente utilizzabile mediante fusione. La percentuale di rame sapientemente mescolato con gli altri componenti dagli antichi, che non avevano di certo cognizioni di chimica avanzate - conferisce malleabilità alla lega, quella di stagno durezza; lo zinco dà scorrevolezza e agisce come disossidante, attenuando la fragilità. Gli assortimenti dipendevano, evidentemente, dal prodotto finale che si voleva ottenere: ben diversa era una statua votiva, piuttosto che un arnese in bronzo.

28 18 LA TUTELA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO La lega rame-stagno ebbe un importanza determinante nelle economie degli antichi, dalla Mesopotamia, all Egitto, via via verso i Paesi e le Civiltà orientali. Già nel a.c., i Sumeri conoscevano i vari sistemi per utilizzare le leghe del bronzo ottenute mediante mescolanza di vari minerali in forni a cupola dove il metallo colava per riduzione, ottenendo lingotti che, successivamente, venivano rifusi in stampi mediante crogioli. I lingotti ottenuti avevano una vita ed un valore autonomo, divenendo presto beni-merce, moneta di scambio, ovvero forma antica di tesaurizzazione. L evoluzione dell arte porta ad utilizzare il bronzo e consente di ottenere piccole statue votive massicce ed ornamenti. Ma solo con la tecnica a cera perduta si può dire che inizia la vera attività fusoria per la produzione delle statue. In sostanza, si esegue l opera con la cera d api, resa morbida con la resina e l olio e la si ricopre con terre e sabbie mescolate e preparate ad arte. Per effetto della cottura ad alta temperatura in forno, la cera si liquefa e brucia, lasciando il vuoto, che verrà colmato da bronzo fuso.

29 CONCETTI GENERALI 19 La maggior parte dei bronzi greci sono andati perduti, ma quelli rimasti ci lasciano facilmente immaginare come quest arte espressiva abbia avuto momenti di elevatissimo rilievo nell età classica. Prassitele e Lisippo espressero le loro capacità artistiche proprio attraverso i bronzi, lasciando ai posteri inestimabili opere. E che i bronzi fossero ampiamente diffusi lo ricaviamo dalle fonti antiche, quando, ad es., ci descrivono le razzie ben 785 statue in bronzo a seguito del trionfo di M. Fulvio Nobiliare in Ambracia e di oltre 2000 sculture etrusche dalla città di Volsinii. Dei grandi capolavori, rimane ben poco: l Apollo di Piombino (Museo del Louvre), trovato in mare, l Auriga di Delfi ed il Positone, ripescato in mare al largo di Capo Artemision (Atene, Museo Nazionale), proveniente da Cipro.

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