TRIMESTRALE DI ATTUALITÀ E POLITICA CULTURALE. SITI anno terzo numero tre. Associazione Città Italiane Patrimonio Mondiale UNESCO

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1 SITI anno terzo numero tre La sola buona volontà non basta ~ C è anche l Italia dell arte venduta ~ Mecenate per vocazione e necessità ~ La cultura come volano socio-economico del Paese ~ Fra restauro e sviluppo: una sfida delle città italiane ~ Uniti nell Unesco ~ La progettazione integrata del Polo Tiburtino ~ A piedi nudi a Dubrovnik ~ Il Reale Albergo dei Poveri di Napoli ~ Per un buon turismo: a ciascuno il suo! ~ La trasversale alpina più alta d Europa ~ Dossier Musei 2007 ~ L abbazia di San Giovanni in Venere SITI LUGLIO/SETTEMBRE 2007 ANNO TERZO NUMERO TRE SITI anno terzo numero tre periodico trimestrale lug/set 2007 Poste Italiane S.P.A. Spedizione in abbonamento postale D L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n 46) Art. 1, comma 1, DCB Ferrara luglio/settembre 2007 anno ter zo numero tre TRIMESTRALE DI ATTUALITÀ E POLITICA CULTURALE Associazione Città Italiane Patrimonio Mondiale UNESCO

2 Siti Trimestrale di attualità e politica culturale dell Associazione città italiane patrimonio mondiale Unesco luglio/settembre 2007 anno terzo numero tre (nove) Sede: Piazza del Municipio, Ferrara tel fax Direttore responsabile Sergio Gessi Vice direttore Francesco Raspa Coordinatore editoriale Fausto Natali Hanno collaborato a questo numero: Fiorenzo Alfieri, Annalisa Baldinelli, Mario Bellisario, Claudio Bocci, Sandro Faccinelli, Paolo Farina Arnaldo Gioacchini, Fabio Isman, Vindice Lecis, Pietro Meli, Maria Piccarreta, Ledo Prato, Maria Clotilde Sciaudone, Maria Luisa Stringa, Francesca Tamellini, Andrea Tebaldi, Ingrid Veneroso Autorizzazione del Tribunale di Ferrara n. 2 del 16/02/05 Progetto grafico e impaginazione Antonello Stegani Impianti e stampa Tipolitografia Italia Via Maiocchi Plattis, 36 Ferrara Si ringraziano Comuni, Province e Regioni per l invio dei testi e del materiale fotografico. Crediti fotografici: Luigi Tazzari, Maria Clotilde Sciaudone, Andrea Bonfatti, Comune di Verona, Comune di Cerveteri, Fondazione ProVinea Vita alla Vite di Valtellina ONLUS, Ingrid Veneroso, Comune di Ferrara, Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, Giacomo Natali, A. Badrutt Chur, P. Donatsch Trogen, Nicola Strocchi, Archivio Fotografico Comune di Ravenna, Comune di Urbino. L editore è a disposizione degli aventi diritto per quanto riguarda eventuali illustrazioni non individuate. In copertina: Urbino AUTORI E INTERLOCUTORI Mario Bellisario - Ha operato all estero come insegnante e come dirigente scolastico per conto del Ministero degli Affari Esteri. Ha viaggiato a lungo in Europa e in Africa. Tornato al paese natio dopo 50 anni, ha partecipato all amministrazione del suo Comune per tre legislature consecutive. Collabora con varie riviste. Recentemente ha pubblicato presso la casa editrice Carabba di Lanciano il volume Ricordi di una civiltà scomparsa. Claudio Bocci - Amministratore Unico di Federculture Servizi srl, la società interamente partecipata da Federculture con l obiettivo di assistere gli associati nei processi di innovazione gestionale. Tra i progetti più significativi realizzati, la progettazione esecutiva della Campania ArteCard e numerosi studi di fattibilità di nuovi modelli gestionali autonomi (tra i più significativi: il sito Unesco di Barumimi Su Nuraxi, la rete museale della Città di Alghero, la Fondazione Per Leggere che serve oltre 50 comuni in provincia di Milano). Sandro Faccinelli Direttore della Fondazione ProVinea Vita alla Vite di Valtellina ONLUS di Sondrio. Presidente del Comitato Tecnico di valutazione e approvazione della conformità degli interventi finanziati dal fondo di rotazione Interventi necessari al mantenimento in efficienza delle opere che caratterizzano il versante Retico terrazzato. Membro del gruppo di lavoro che ha predisposto e sostiene la candidatura dei terrazzamenti vitati valtellinesi, presentata congiuntamente da ProVinea e dalla Provincia di Sondrio per l iscrizione nel Patrimonio Mondiale dell Umanità. Responsabile per la tratta italiana della candidatura per il Patrimonio dell Umanità della Ferrovia retica nel paesaggio culturale Albula/Bernina. Arnaldo Gioacchini - giornalista capo ufficio stampa del Comune di Cerveteri. Laureato in sociologia all Università di Urbino, con il massimo dei voti, durante il rettorato del Dottore Professore Carlo Bo, ha svolto anche studi di Lettere nella medesima università. E vice presidente dell Associazione Nazionale Sociologi e relatore in convegni, congressi e seminari. E l esperto Vita Lavoro del Comune di Cerveteri nel progetto comunitario Work Life Conciliation Team, con corso in Italia e stage nelle città olandesi di Deventer, Emmen ed Amsterdam. Fabio Isman - Inviato speciale al Messaggero di Roma, dove lavora dal 1970 ed è stato responsabile dei Servizi Italiani. Prima, era stato redattore al Gazzettino di Venezia e al Piccolo di Trieste. Ha pubblicato 18 libri, sugli scandali politici, le forze armate, la tutela ed i restauri del patrimonio storico e artistico italiano, l industria della cultura a Venezia, i tesori d arte e cultura di varie città italiane, e da 5 anni coordina L Almanacco di VeneziAltrove, edito da Marsilio e dedicato a quanto d arte, nei secoli, ha lasciato la Serenissima. Ha coperto importanti avvenimenti internazionali, (le guerre dei Sei giorni nel 1967 e del Libano nel 1982, l assassinio del premier israeliano Itzhak Rabin, le elezioni degli ultimi due Pontefici e di Chirac in Francia, i viaggi di tre Presidenti italiani: Pertini, Cossiga, Scalfaro), e per 10 anni si è occupato di terrorismo. Dal 1980, si dedica soprattutto ai temi del patrimonio culturale e del paesaggio. Vindice Lecis, Giornalista, è caporedattore-inviato dell Agenzia giornali locali del Gruppo Espresso. E stato capocronista alla Nuova Sardegna e capo redattore al Centro di Pescara, alla Provincia Pavese, alla Nuova Ferrara e alla Gazzetta di Reggio. Ha scritto due romanzi (La resa dei conti. Per fortuna che c era Togliatti, Ariostea Edizioni, 2003; Togliatti deve morire. Il luglio rosso della democrazia, Robin edizioni, 2005) e un libro intervista con Egidio Checcoli (Una lunga storia della cooperazione ferrarese, Press&Web, 2005). Pietro Meli Architetto. Dirigente dell Assessorato Regionale BB.CC.AA. dal 1983 presso la Soprintendenza BB.CC.AA di Agrigento con l incarico di Direttore della Sezione per i Beni Paesaggistici Architettonici ed Urbanistici sviluppando grande esperienza soprattutto nel campo del restauro monumentale. Dal 2001 è Direttore del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento incarico confermato per un secondo quadriennio nel gennaio Ledo Prato - Segretario Generale della Fondazione Città Italia ; segretario Generale dell Associazione Mecenate 90 ; promotore e attuale segretario Generale dell Associazione delle Città d Arte e Cultura. Dal 1997 svolge attività di consulenza per UPI (Unione delle Province Italiane) e per l ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Nel 1998 è stato Consigliere del Ministro per gli Affari Regionali e Presidente di Commissione presso lo stesso Ministero. Dal 1999 è consulente in materie giuridico-amministrative di molte città italiane. Svolge una intensa attività pubblicistica sulle pagine culturali di quotidiani e riviste specializzate. È docente in diversi Master e relatore in convegni e dibattiti sulle tematiche del marketing e della gestione dei beni culturali. Ha pubblicato vari libri per Mazzotta e Franco Angeli. Maria Clotilde Sciaudone - Docente di Geografia economico-politica per il corso di laurea in Scienze Organizzative e gestionali dell Università della Tuscia. Membro del gruppo di lavoro per l elaborazione del Piano di sviluppo socio-economico della Provincia di Caserta. Ha partecipato a diversi progetti di ricerca finanziati da CNR e MURST. Nell attività scientifica si è anche occupata del centro storico di Salerno, del Sistema Informativo Geografico del centro storico di Benevento, del sistema ambientale e territoriale della Provincia di Caserta e del sistema turistico casertano.

3 SITI SOMMARIO 5 Editoriale La sola buona volontà non basta Incanalare capacità, competenze e risorse nell alveo di un lavoro comune di Gaetano Sateriale 7 Primo piano C è anche l Italia dell arte venduta Il drammatico saccheggio della nostra archeologia di Fabio Isman 12 L opinione Mecenate per vocazione e necessità Un deciso cambio di passo per rilanciare l Italian style di Ledo Prato 18 L analisi La cultura come volano socio-economico del Paese Il ruolo cruciale del patrimonio culturale nei processi di crescita del territorio di Claudio Bocci 22 Fra restauro e sviluppo: una sfida delle città italiane Il resoconto della prima Giornata di studi delle Città italiane patrimonio Unesco di Vindice Lecis 26 Uniti nell Unesco La tutela del patrimonio culturale ha bisogno del contributo di tutti di Maria Luisa Stringa 30 L intervento Attori, strumenti e metodi per la progettazione integrata Analisi, riflessioni ed elaborazioni sul futuro del Polo Tiburtino di Maria Piccarreta 34 Reportage A piedi nudi a Dubrovnik Una cità risorta dalle ceneri di una guerra fratricida di Ingrid Veneroso 38 Il progetto Il Reale Albergo dei Poveri di Napoli Riqualificazione urbana e problematiche del riuso di Maria Clotilde Sciaudone 44 Per un buon turismo: a ciascuno il suo! Sinergie tra pubblico e privato per un viaggiatore attento e consapevole di Annalisa Baldinelli 50 Tentative List La trasversale alpina più alta d Europa Un progetto italo-svizzero per lanciare la candidatura della Ferrovia Retica di Sandro Faccinelli 52 Musei più stimolanti per visitatori più esigenti Il Dossier Musei 2007 del Touring Club Italiano di Andrea Tebaldi 56 Italia da scoprire L abbazia di San Giovanni in Venere Un luogo sacro fin dai tempi più remoti di Mario Bellisario 58 Brevi Notizie dall Italia e dal mondo L associazione 62 Andria Dell Umanità, ma anche in una comunità: vivere i Beni Unesco per valorizzare i Beni Unesco di Paolo Farina 64 Verona Architetture militari veronesi: asset patrimoniale per il rinascimento urbano della città di Francesca Tamellini 68 Torino Palazzo Madama: scrigno di un tesoro che racconta secoli di storia dell arte di Fiorenzo Alfieri 72 Ferrara L Ermitage ha scelto la riva destra del Po di Fausto Natali 74 Cerveteri Alle necropoli oltre il sito di Arnaldo Gioacchini 78 Agrigento Il Parco della Valle dei Templi fra ricerca archeologica e promozione del territorio di Pietro Meli

4 EDITORIALE INCANALARE CAPACITÀ, COMPETENZA E RISORSE NELL ALVEO DI UN LAVORO COMUNE LA SOLA BUONA VOLONTÀ NON BASTA di GAETANO SATERIALE Presidente Associazione Città Italiane Patrimonio Mondiale Unesco Ravenna l patrimonio culturale ed artistico italiano costituisce una grande opportunità di sviluppo, qualificato e sostenibile, di un settore nel quale il nostro Paese ha potenzialità e capacità notevoli, ma che fatica a tradurre in concrete occasioni di crescita. Un irragionevole tendenza a sottovalutarne la valenza economica e, di conseguenza, a ignorarne le legittime esigenze di visibilità e di promozione, rischia di affidare alla sola buona volontà degli amministratori locali, ed ai magri bilanci dei loro Comuni, il sostegno ad un fenomeno complesso come il turismo culturale e d arte. Da tempo sindaci ed assessori hanno intuito quanto la valorizzazione del territorio e delle sue peculiarità possa esprimere quel valore aggiunto capace di ridare slancio ad un segmento economico che negli ultimi anni ha risentito pesantemente dell agguerrita concorrenza dei Paesi emergenti, ma l esiguità delle risorse a disposizione li obbliga, troppo spesso, ad affrontare una sfida così impegnativa ad armi impari. Contrastare la crescente propensione last-minute del mercato turistico globale, una propensione che privilegia esclusivamente la convenienza economica a scapito di ogni altro elemento, è un compito che non ammette improvvisazioni. Capacità, competenze ed energie vanno coerentemente incanalate nell alveo di un programma di lavoro comune che dia concretezza a quello che non deve ridursi solo ad un buon proposito: fare sistema. La Prima Giornata di Studi delle Città Italiane Patrimonio Unesco che, assieme al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, abbiamo promosso nel marzo scorso al XIV Salone del Restauro ha rafforzata la nostra convinzione che la scelta da compiere, l unica in grado di imprimere una vera svolta alle politiche turistico-culturali del Paese, non può che essere la rete, il circuito, la collaborazione fra tutti i soggetti interessati, pubblici e privati. Il prestigioso marchio Unesco è uno straordinario indicatore di qualità, una preziosa bussola per orientarsi fra miriadi di proposte, un grande catalizzatore, ma da solo non è sufficiente ad attivare e consolidare una tangibile crescita economica dei territori sui quali i beni insistono. L abbondanza di iniziative e di manifestazioni, per l effetto frammentazione che produce, rischia di trasformare quella che è una ricchezza in uno svantaggio e di dirottare i flussi turistici internazionali verso mete

5 anno terzo numero tre lug/set unesco associazione città italiane patrimonio mondiale P R I M O P I A N O IL DRAMMATICO SACCHEGGIO DELLA NOSTRA ARCHEOLOGIA C È ANCHE L ITALIA DELL ARTE VENDUTA di FABIO ISMAN Inviato speciale del Il Messaggero meno qualificate, ma più accessibili da un punto di vista meramente organizzativo ed economico. Solo un efficace proposta integrata, un pacchetto turistico-culturale complessivo che porti a sintesi l enorme quantità di offerte presenti sul mercato, può innescare quel processo di valorizzare in grado di esaltare le caratteristiche di unicità e di autenticità che solo il nostro paese è in grado di offrire. In quest ottica di sviluppo, di collaborazione convinta e consapevole, l Associazione delle città Unesco propone sé stessa, le proprie capacità e le proprie esperienze, quale strumento per le politiche del governo in materia di promozione, recupero e tutela del patrimonio culturale italiano. Le proficue forme di dialogo e di concertazione che abbiamo avviato da tempo con il Ministero stanno dando i primi risultati e ci inducono a proseguire con determinazione su questa strada. L applicazione delle legge 77/2006, della cui approvazione ci sentiamo partecipi, sarà un importante banco di prova. Si tratta di un provvedimento importante Barumini che riconosce, per la prima volta, l esistenza di un eccellenza, ma che assegna risorse largamente inferiori alle reali esigenze. Proprio per questo motivo, noi chiediamo al Governo di non disperderle in mille rivoli, ma di indirizzarle verso progetti, servizi e strumenti, che coinvolgano collettivamente tutto il sistema dei Siti Unesco e ne consentano una migliore conoscenza e fruizione. Mostre itineranti, siti Internet, manifestazioni promozionali, programmi televisivi, progetti multimediali, pubblicazioni informative, ad esempio, possono fornire un valido supporto all attività di tutti quei soggetti, amministratori, associazioni, enti e imprenditori, che da tempo investono sui propri territori per trasformarli nei veri protagonisti del rilancio di un settore cruciale per l intero Paese. E il momento giusto per intraprendere un percorso comune e dare vita ad un grande programma di valorizzazione del patrimonio culturale italiano. L Associazione Città Italiane Patrimonio Mondiale Unesco è pronta a lavorare a questo percorso. na leggenda metropolitana pervade e percuote, forse da 20 anni, il mondo dei Beni culturali, incessantemente propalata anche da autorevoli maîtreà-penser: quella secondo cui il nostro Paese deterrebbe una quota, di volta in volta variabile tra il 50 e l 80 per cento, del patrimonio presente in Europa, se non perfino nel mondo intero. La statistica è stata attribuita ai più vari organismi internazionali, che, quando interpellati, hanno sempre smentito d averla redatta. Del resto, non è mai stato completato il catalogo, né l inventario, dei beni esistenti nella Penisola, e, tanto meno, strumenti simili esistono a livello europeo, o mondiale; infine, l abbiamo imparato sui banchi di scuola, non c è esercizio più futile e vano che paragonare tra loro, percentualmente, entità numeriche del tutto sconosciute. Eppure, in tanti continuano a riempirsi la bocca con questa statistica impossibile, e, magari strumentalmente, vantano il moltissimo che l Italia possiede, fino a trarne (appunto) enfatici ed assurdi paragoni numerici e percentuali. Pochissimi invece pensano all immensa quantità di patrimonio che dal nostro Paese se n è andato, più o meno per sempre: all Italia dell ar te venduta, alla nostra archeologia più che saccheggiata. Per carità: senza alcuna velleità di revanche, o d improponibili restituzioni; ma almeno per documentare, conoscere, sapere, capire. Così, fa qualche effetto pensare che la prima asta di dipinti, probabilmente nel mondo, avviene a Venezia nel 1506, quando vanno in vendita quelli di Michele Vianello, peraltro Piazza Armerina, Villa del Casale

6 anno terzo numero tre lug/set P R I M O P I A N O Roma, il Panteon eternato da Antonello da Messina in un ritratto ora alla Galleria Borghese a Roma. O che, 60 anni dopo, nottetempo e in capaci cestoni perché era già proibito, per settemila ducati emigra a Monaco l intera raccolta dell ormai ottuagenario Andrea Loredan, composta da 91 teste di marmo, 120 bronzi, 43 statue, 33 rilievi, tra medaglie e monete. E ce n est qu un début, siamo appena agli inizi. D allora in poi, s è sempre venduto di tutto, e per i più svariati motivi. Non solo nell antichità: il top delle dispersioni viene raggiunto negli ultimi due secoli. Il proret tore di Padova Irene Favaret to calcola che, dell immensa archeologia raccolta dalla Serenissima ai tempi dell oro, in Asia Minore, in Grecia e a Roma, a Venezia & dintorni non ne resti nemmeno un decimo; un altro grande archeologo, Antonio Giuliano, dice che, a fine 700, Roma possedeva 75 mila statue antiche, e oggi gliene rimangono forse (3.000 in Vaticano). Per ritornare alla Serenissima, Alvise Zorzi calcola che soltanto il breve periodo napoleonico la privi di almeno 25 mila opere. A Roma, di nuovo in età napoleonica, i Colonna cedono 320 dipinti tra i più belli dei della loro collezione: Tiziano, Raffaello, Guido Reni, Correggio, ormai a Londra, Berlino, Chicago, New York. Lo sciagurato scioglimento del fidecommisso voluto dal fascismo nel 1934, fa sì che degli 800 dipinti Barberini, allo Stato italiano ne restano un decimo; fuggita anche la Santa Caterina di Caravaggio. E rimangono oggi circa 80 delle 600 sculture antiche dei Ludovisi; disperse le Valle Camonica

7 10 anno terzo numero tre lug/set unesco associazione città italiane patrimonio mondiale 11 P R I M O P I A N O Riomaggiore dei Giustiniani, che possedevano anche 820 dipinti (di cui ben 15 Caravaggio), dispersi tra il Sei e l Ottocento. E tracce di altre migrazioni più recenti, addirittura negli Anni 70, da Roma e Napoli conducono perfino a Londra e Dublino. Ma questi sono soltanto alcuni dei mille e mille casi. Per non dire poi dell archeologia, soprat tut to etrusca, siciliana, apula, pompeiana: le appassionate indagini di un sostituto procuratore di Roma, Paolo Ferri, e dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio ar tistico, hanno scoperchiato un autentico sistema di razzia, i cui terminali, troppo a lungo, sono stati alcuni dei maggiori musei al mondo, e qualche grande collezione privata. La faccenda è durata almeno dagli Anni 70, fino al 2003; e non ha riguardato soltanto il Cratere di Eufonio, che il Metropolitan ha restituito (scavato a Cerveteri; di suoi ce ne restano appena una ventina), oppure la Venere di Morgantina di V secolo a.c., alta 220 centimetri (che il Getty è disposto a restituire), o, ancora, l Atleta vittorioso di Lisippo, bronzo di III secolo a.c. pescato nel 1964 al largo di Fano (che il Getty non intende invece ritornare). Le indagini hanno infatti rivelato parecchio di più: se dal 1970 ad oggi, i Carabinieri hanno recuperato 700 mila oggetti scavati di frodo nel sottosuolo del nostro Paese, chissà quanti sono invece sfuggiti. Ed ecco tombe pompeiane violate, intere pareti di af freschi aspor tate (si ritrovano, frammentate un 11 pezzi per poterle por tare via, poi ricomposte, assieme alle foto che documentano la violazione mentre viene compiuta: e la trattativa punta a un valore di 25 milioni di dollari, giusto per spiegare); collezionisti che trattano interi corredi di «tombe del Sud Italia, crateri, la decorazione d un cavallo, corazza, gambali», più «innumerevoli vasi di pregiata fat tura»; oggetti senza eguali al mondo, come un insieme di 20 piatti etruschi (proposto al Getty per due milioni di dollari), circa del 490 a.c., diametro di 20 centimetri, a figure rosse, che rappresentano guerrieri, ser vitori, danzatrici, pescatori: «Mai visto qualcosa del genere», afferma l archeologo Fausto Zevi; e via elencando. Forse, pure il coperchio di un Sarcofago degli Sposi etrusco, simile ai due unici esistenti, a Roma, Villa Giulia, ed a Parigi: trovate la bolla di una spedizione (525 chili) e una foto, ma non il reper to, né l atto d una presumibile vendita; magari, è ormai in una collezione privata. In Svizzera, dove evidentemente li reputavano al sicuro, gli inquirenti hanno sequestrato, a Giacomo Medici e Gianfranco Becchina, due tra i maggiori trafficanti internazionali (ed il primo già condannato, in primo grado, a 10 anni e 10 milioni di euro, da rifondere allo Stato per i danni arrecati al patrimonio) altrettanti archivi, davvero nutriti, poderosi: oltre 10 mila reper ti, e le prove di migliaia di transazioni. Necropoli di Pantalica Perché raccontare tutto questo qui, in una pubblicazione dedicata, in modo par ticolare, ai Beni protetti dall Unesco? Perché anche l attenzione al patrimonio storico ed archeologico, come quella per il paesaggio, che ne costituisce una par te intrinseca e non separabile, connota la civiltà di un Paese. E troppo a lungo, il nostro s è mostrato troppo distratto non soltanto a quanto se ne andava all estero, ma soprattutto a quanto, quasi ogni notte, veniva saccheggiato dal suo sottosuolo. Ora, sembra che l aria finalmente sia cambiata; una volta, alla tv, una trasmissione s intitolava Non è mai troppo tardi.

8 12 anno terzo numero tre lug/set unesco associazione città italiane patrimonio mondiale 13 L O P I N I O N E L O P I N I O N E UN DECISO CAMBIO DI PASSO PER RILANCIARE L ITALIAN STYLE MECENATE PER VOCAZIONE E NECESSITÀ a qualche anno è cresciuta la consapevolezza che un Paese come il nostro, con il più straordinario patrimonio culturale del mondo, può e deve compiere un cambio di passo. Ed i tempi sono maturi. Per validare questa affermazione bastano pochi dati: la crescita costante della domanda e dei consumi culturali, lo sviluppo del turismo motivato da interessi culturali, l incremento delle iscrizioni ai corsi di laurea in storia dell arte e conservazione dei beni culturali, la crescita di attività imprenditoriali legate al settore culturale, il crescente interesse del sistema imprenditoriale, il moltiplicarsi dei luoghi destinati all arte e alle attività culturali anche in aree un tempo periferiche, la crescente attenzione dei media nazionali e internazionali, la diffusione di nuove tecnologie applicate all arte e alla cultura, lo sviluppo di gruppi e associazioni di cittadini che si mobilitano per la difesa e la valorizzazione di siti culturali e ambientali a rischio, una crescente attenzione al bello, al buon gusto, che sta cambiando le abitudini dei consumatori a livello nazionale e internazionale e così via. Se si vuole si può prendere a riferimento un elemento per tutti: le nostre città sono diventate più belle. Segno evidente che questa consapevolezza si è di LEDO PRATO Segretario generale di Mecenate 90 diffusa soprattutto fra gli amministratori locali e ha generato nuove politiche urbane, con un occhio rivolto ai cittadini che vi risiedono e l altro ai visitatori occasionali. E tuttavia continuiamo a pensare che occorra un cambio di passo. Ciò che è stato fatto è molto, ma si può fare ancora di più. E per capire cosa si può fare non possiamo nasconderci gli ostacoli che ancora permangono. Innanzitutto la consapevolezza di cui stiamo scrivendo non ha ancora permeato l intera classe dirigente del Paese. I cambiamenti avvenuti sulla scena internazionale hanno posto nuovi problemi ad un piccolo paese come il nostro. Diciamo spesso che il mondo è diventato più grande e che nuovi paesi, finalmente, si sono affacciati sulla scena internazionale creando sviluppo e occupazione per milioni di uomini e di donne. Interi ambiti produttivi, in cui avevamo conquistato posizioni importanti, sono stati ridimensionati, in qualche caso, spazzati via, piegandosi a profonde e dolorose ristrutturazioni. Vorrei citare un dato che non riguarda il nostro paese ma può esserci di qualche utilità. Oggi negli Stati Uniti solo un terzo degli occupati è impiegato nel settore industriale, il resto nei servizi. E tuttavia è rimasta la prima potenza economica del mondo ed ha sviluppato ulteriormente il tasso di crescita della sua economia e degli occupati. Non so se questo sarà il destino di tutti i paesi più industrializzati. So solo che nulla sarà più come prima. Eppure nella classe dirigente di questo paese ci si attarda a comportarsi come se nulla o quasi fosse accaduto intorno a noi. Nessuno pensa che non avremo più un sistema industriale ma ciò che è certo è che non possiamo sfuggire alla necessità di fare delle scelte, di selezionare gli ambiti industriali entro i quali potremo giocare ancora un ruolo, oggi e domani, e di investire su quelle risorse di cui disponiamo e che rappresentano il nostro principale vantaggio competitivo. Creando un circuito virtuoso tra queste risorse ed il sistema produttivo. Ed è qui che incontriamo ancora un altro ostacolo: la scarsità delle risorse. Un paese che intende valorizzare il suo principale asset, il patrimonio culturale, ad esso deve destinare risorse adeguate. E non solo per tutelarlo ma anche per amministrarlo secondo tecniche e modalità che ne riconoscono il carattere di risorsa non più per sé ma per il paese. In questo ambito il problema non si riduce alla questione, pur fondata, di avere più soprintendenti o più personale tecnico, quanto piuttosto di arricchire di nuove competenze e professionalità tutti i livelli pubblici che hanno responsabilità nelle politiche culturali. Positano

9 14 anno terzo numero tre lug/set unesco associazione città italiane patrimonio mondiale 15 L O P I N I O N E L O P I N I O N E Val d Orcia Aprendosi alle esperienze internazionali più avanzate e ad una collaborazione con i privati che non si riduca né alla gestione dei cosiddetti servizi aggiuntivi nei musei e nelle aree archeologiche, né alla solita sponsorizzazione. Proposte e idee non mancano. Pur non nascondendoci gli ostacoli che abbiamo sinteticamente richiamato, resta la necessità di indicare un percorso possibile verso cui convogliare energie e risorse adeguate. Ma soprattutto occorre progettare una nuova politica che punti allo sviluppo di quella che è stata definita l economia della creatività. L Italia ha conosciuto già nei secoli scorsi quella che oggi si chiama appunto l economia della creatività. Sin dal Rinascimento città e borghi si sono sviluppati e hanno acquisito un prestigio internazionale perché hanno avuto governanti illuminati che hanno favorito ed accompagnato lo sviluppo della creatività, unitamente a bravi artigiani e intraprendenti commercianti. Città come Milano, Firenze, Venezia, Roma, Napoli, sono state mete ambite per artisti, architetti, inventori, sollecitati, attratti da ambienti favorevoli allo sviluppo della creatività. Questi processi, lunghi di secoli, hanno consentito di sedimentare uno straordinario patrimonio culturale, saperi e conoscenze che hanno generato, nei tempi più moderni, un sistema imprenditoriale capace di competere a livello internazionale. Dal design, alla moda, al cinema, all arte, solo per citare i casi più emblematici, l Italia si è affermata grazie ad uno stile originale e competitivo. La mia impressione è che tutto il mondo percepisca il Made in Italy (quindi i prodotti industriali e artigianali italiani) come un espressione diretta dell Italian Style, quindi come una conseguenza del patrimonio culturale italiano, un frutto della cultura, della creatività italiana. Tutto il mondo, tranne l Italia. La tesi da cui muove la riflessione proposta è che il contesto sociale, culturale ha alimentato, e continua ad alimentare, saperi e capacità che hanno fatto il successo del Made in Italy. In altri termini le aziende hanno incorporato nei loro prodotti i tratti della bellezza del patrimonio culturale ed ambientale dei propri contesti. Sicché le relazioni fra beni culturali e ambientali e sistema produttivo assumono un particolare valore e contribuiscono, se costantemente alimentate, a migliorare i prodotti e a rafforzarne la capacità competitiva. Le varie forme di creatività che consideriamo diverse fra loro, afferma Richard Florida, quella tecnologica (l invenzione), quella economica (l imprenditorialità) e quella artistica e culturale, sono di fatto strettamente correlate. Non solo si servono di processi mentali analoghi, ma si rinforzano reciprocamente attraverso processi di fecondazione incrociata e lo scambio di stimoli. Ma come si possono meglio definire queste relazioni, come possono essere alimentate, come le bellezze dell Italia possono contribuire alla promozione e allo sviluppo del Made in Italy e viceversa? Come far emergere di più - nella creazione del prodotto turistico, nell organizzazione dei servizi turistici, nella promozione - le espressioni di qualità dei territori; nell ottica sia di promuovere il turismo sostenibile che di contribuire allo sviluppo delle produzioni tipiche di pregio. Come si può trasmettere il messaggio che i prodotti del Made in Italy e la bellezza e ricchezza del nostro territorio sono due aspetti di uno stesso paese, della stessa cultura? Non c è una risposta sola o un solo modo. Ma in questa nuova strategia si tratta di assumere iniziative e progetti capaci di declinare le politiche culturali, da un lato, privilegiando l innovazione e non limitandosi alla gestione del patrimonio esistente, dall altro, mettendo in luce e alimentando le relazioni fra le diverse espressioni del proprio patrimonio creativo di eccellenza, connettendo la cultura alle filiere del sistema produttivo. Così come le politiche di marketing turistico dovranno comunicare meglio i valori e i tratti distintivi dell immaginario creativo, delle produzioni culturali, del contesto ambientale e dello stile di vita di un territorio-destinazione. Una scelta di questo tipo pone una serie di problemi del tutto nuovi rispetto al passato. Marketing, comunicazione, ma anche politiche di sviluppo e politiche culturali vanno ripensati in una doppia logica: territoriale e intersettoriale. Anche per scongiurare una deriva del localismo verso lo strapaese. Anzi il collegamento organico tra la dimensione locale/territoriale con prodotti e settori a forte connotazione sui mercati

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