Il Museo della Storia Antica del Territorio di Bientina Vittorio Bernardi. Una guida alla visita

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1 Francesca Grassini Il Museo della Storia Antica del Territorio di Bientina Vittorio Bernardi. Una guida alla visita Guida ai Musei e ai Monumenti della Rete Museale Valdera 4

2 Comune di Bientina Provincia di Pisa 2012 Edizioni La Grafica Pisana ISBN Collana diretta da Antonio Alberti Credits Immagini e grafici dell archivio della SBAT. Ad esclusione delle figg di F. Ghizzani Marcìa e L. Dieci dalla mostra Gli Etruschi e le vie d acqua, Museo Civico di Montopoli. E delle figg. 1, 8, 9, 11, 28, 34 di A. Alberti. Impaginazione e stampa La Grafica Pisana Bientina (PI)

3 Indice Presentazione di Giulio Ciampoltrini 5 Breve storia della ricerca archeologica nell antico Lago di Bientina 7 Il Museo: la chiesa di San Girolamo 9 Età del Bronzo Finale. Fossa 5, villaggio su piattaforme 10 Età Arcaica. Fossa 2, i cambiamenti del paesaggio e la Terra dei Quattro Fiumi 21 Il V secolo a.c. La necropoli del Podere 56. Dall apice alla crisi del popolamento 38 Bibliografia di riferimento 46 Informazioni 47

4

5 Presentazione Il 27 novembre del 1999 la comunità di Bientina coronò il sogno rimasto tale per più di quaranta anni di Vittorio Bernardi: raccogliere in un museo i segni della storia etrusca del territorio del Comune. La passione del Bernardi al quale giustamente è stato dedicato il Museo aveva sollecitato a scavi di necropoli e insediamenti quando (gli anni Cinquanta del Novecento) questi temi della ricerca erano inusuali in un lembo di Toscana che, per una lettura parziale delle fonti antiche, si voleva assegnare all ambito culturale ligure, benché il primo e più autorevole fra gli archeologi che avevano presentato ritrovamenti del territorio (il Ghirardini) già sul finire dell Ottocento avesse riconosciuto i chiari segni della cultura etrusca nella tomba emersa nel settore settentrionale della bonifica del lago di Bientina (o di Sesto, come lo denominava la Repubblica di Lucca, conservando l antica terminologia medievale), al Rio Ralletta. Sono state le rinnovate indagini degli anni Ottanta e Novanta del XX secolo a chiarire risolutivamente dubbi che non avrebbero mai dovuto affiorare, e a fornire materiale per entrare sin nella vita quotidiana degli Etruschi fioriti per qualche secolo nel territorio che oggi è di Bientina. Infine, l attenzione per la tutela e l impegno degli eredi della passione di Vittorio Bernardi hanno portato a scoprire, nell area di Fossa Cinque, i precedenti del sistema di insediamenti etruschi già dell VIII, e poi del VI e V secolo a.c.: il villaggio dell età del Bronzo Finale che occupò, intorno al 1000 a.c., il cuore della piana oggi bonificata, è un impressionante testimonianza di quanto rimane ancora sepolto, giacché solo con l apertura di profondi fossati è stato possibile individuarlo ed esplorarne alcuni lembi. Le razionali vetrine a isola del museo ospitato nel San Girolamo, progettate da Mario Pagni, propongono dunque al visitatore 5

6 un arcipelago che è anche un percorso nella storia del territorio di Bientina, dal 1000 a.c. sino al V secolo a.c., quando una secolare storia si esaurisce in circostanze climatiche avverse, che porteranno a nuovi sistemi di insediamenti. Oggi questo itinerario può essere seguito in compagnia della guida in cui Francesca Grassini ha sintetizzato rivedendoli quando era il caso alla luce dei nuovi dati e delle nuove metodiche di ricerca i frutti di tanti anni di indagini. Non c è dubbio che per la fruizione di contesti archeologici di non immediata lettura come quelli di Bientina la presenza di una guida in persona interattiva al massimo sia sempre preferibile, ma la chiarezza e la misura profuse nell opera fanno sì che si riesca a sentire presente l autrice, con l impegno e la competenza della nuova generazione di archeologi a cui appartiene. Giulio Ciampoltrini 6

7 Breve storia della ricerca archeologica nell antico Lago di Bientina. La visita al museo di Bientina riserva la sorpresa di rivedere il passato di un territorio ormai trasformato da un lungo corso di bonifiche. Al di sotto delle sue acque e del fango, Bientina custodiva da secoli un tesoro destinato ad illuminare gli studiosi su quanto avvenisse già nel volgere dell XI secolo a.c. nell area del Lago, restituendo l abitato di Fossa 5. Ma non è solo il remoto 1. Una delle vetrine del museo. insediamento di Fossa 5 ad essere tornato alla luce durante le opere di bonifica, dal momento che è uno dei ritrovamenti più recenti, effettuati sotto la guida di G. Ciampoltrini. Grazie all opera di tutela della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, le vetrine del museo ospitano anche i reperti dell abitato arcaico di Fossa 2, il quale costituisce il confronto principale per le ricostruzioni dei modelli insediativi del Valdarno Inferiore, la Piana di Lucca e la città di Pisa. Queste restituzioni avvenivano tra il 1990 e il 1997, ma all interno del museo sono esposti anche i grandi cinerari della necropoli del Podere 56, che tornò alla luce durante le attività di bonifica degli anni 50 dello scorso secolo. La storia delle scoperte archeologiche in questi territori inizia verso la fine del 800, quando furono completate le opere di bonifica totale del lago di Sesto. Durante alcuni lavori per aprire un 7

8 8 nuovo corso al Rio Ralletta, nel Comune di Capannori, venne identificato quanto rimaneva di una tomba di V sec. a.c., che restituì un magnifico cratere attico a figure rosse e un corredo d oreficerie. Fu poi il 1929 un altro anno foriero di belle scoperte, quando emerse a Bientina in località Isola un altro cratere attico a figure rosse che è databile all inizio del IV sec. a.c. Il cratere del Rio Ralletta è esposto insieme alle oreficerie al Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca, il cratere di Isola invece fu depositato nei magazzini del Museo Archeologico di Firenze, dove si trova tuttora. Le restituzioni dell area del Bientina hanno contribuito ad alimentare un annoso dibattito, per fortuna ormai concluso, sull appartenenza etrusca o ligure di questi territori. Fu tra i primi Vittorio Bernardi, grande appassionato di storia locale, ad asserire che l area del Bientina fosse senza ombra di dubbio etrusca e non ligure. Come sappiamo, l evolversi della ricerca ha dato ragione al Bernardi ed ha oscurato ogni altra possibilità d interpretazione in questo ambito. Lo studioso partecipò negli anni 80 del Novecento alle indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza nel territorio e scrisse anche una prima pubblicazione, che è al momento quanto abbiamo riguardo a quelle ricerche (V. Bernardi Archeologia nel Bientina, Pontedera 1986). È proprio all illuminato Bernardi che è dedicato il museo etrusco di Bientina. In anni più recenti A. Andreotti, G. Ciampoltrini e M. Cosci hanno fatto emergere in maniera sempre più chiara la storia e i cambiamenti di questi territori, attraverso prove non soltanto raccolte durante gli scavi archeologici, ma anche lette nel paesaggio immortalato da una foto aerea o satellitare. Grazie a questi studi, oggi sappiamo come si comportavano in antico i corsi d acqua a Bientina, dove i rami dell antico fiume Auser si intrecciavano tra loro e poi raggiungevano l Arno. I puntuali contributi di G. Ciampoltrini hanno presentato anno dopo anno le nuove ipotesi interpretative e i più recenti risultati, fino ad arrivare alla pubbli-

9 cazione di Marzo 2010 degli scavi di Fossa 5, riaperti tra il 2005 e il 2009, dopo le prime scoperte degli anni 90 del secolo scorso (G. Ciampoltrini, a cura di, I segni dell Auser 9. Fossa 5 della bonifica di Bientina, Lucca 2010). Il museo: la chiesa di San Girolamo Tra i monumenti di maggiore rilievo a Bientina c è la Chiesa di San Girolamo. In questo edificio della prima metà del XVII secolo, già officiato dalla omonima Confraternita e in tempi più recenti dalla Misericordia, è stata collocata la mostra archeologica permanente a partire dal La Confraternita di San Girolamo nacque a Bientina nel 1627 e fece costruire la chiesa attraverso i soldi raccolti con le elemosine. Fino al 1785 celebrò in questa chiesa e poi il Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo di Lorena, promulgò una legge che soppresse tutte le Compagnie e le Confraternite religiose nel Granducato. La Compagnia di San Girolamo o di Carità arrivò in qualche modo fino al 1908, quando si trasformò in Fraternità della Misericordia. Nel 1984 la Chiesa crollò parzialmente per cause naturali e dopo il restauro cambiò la sua destinazione e divenne museo. Infine è curioso sapere che San Girolamo è patrono degli archeologi, per il suo interesse verso l antichità. Il Santo di Stridone viene commemorato il 30 settembre. 9

10 Età del Bronzo Finale. Fossa 5, villaggio su piattaforme. Il villaggio di Fossa Fossa 5, lungo la strada provinciale Bientina Altopascio. Durante la bonifica del Lago tra il nella Fossa 5 V fossato della bonifica ma anche nel fossato aderente al lato orientale della Provinciale Bientina/Altopascio fu individuata l esistenza di un insediamento costituito da una decina di capanne e del complesso ambiente fluviale sul quale erano state costruite (fig. 2). Attraverso i dati di scavo e lo studio delle immagini satellitari è stato possibile apprendere che il villaggio di Fossa 5 si impostava alla confluenza di due rami dell Auser che andavano a tuffarsi nell Arno all altezza di Bientina. Le due diramazioni dell Auser, 10

11 Auser I e Auser II, dovevano costituire i limiti dell insediamento e creare di conseguenza non pochi problemi di gestione dei loro corsi (fig. 3). Tenendo conto di queste delimitazioni, è stato ipotizzato che le capanne fossero distribuite su un sistema di isolotti fluviali esteso per una decina di ettari, dove potevano essere contenute almeno 50 unità abitative. Tuttavia è stato possibile indagare soltanto una piccola parte di Fossa 5, quella che è stata intercettata del tutto casualmente dalle fosse di bonifica. Questo insediamento sembra essere la testimonianza di un momento di grande espansione da parte della rete di piccoli villaggi che caratterizza il periodo conclusivo dell Età del Bronzo. Ma la consistenza demografica e le dimensioni di Fossa 5 sembrano elevarsi ad un livello superiore a quello dei contemporanei abitati delle aree urbane di Pisa e Volterra, che preludono alla nascita delle due importanti città dell Etruria Settentrionale. Tuttavia Fossa 5 si dissolverà in due o tre generazioni, senza che ancora siano del tutto chiare le motivazioni. Sono state formulate però due ipotesi, la prima attribuisce la causa della fine di quest insediamento a fattori ambientali, mentre la seconda individua la causa della fine o dello spostamento di Fossa 5 3. Paleoalveo dell Auser, ricostruito in base ai dati delle immagini da satellite. nelle mire di controllo territoriale di Pisa o di 11

12 4. Ricostruzione del reticolato di pali della capanna 1. Volterra. Durante gli ultimi scavi, l accuratezza delle indagini ha permesso ad E. Abela di fornire un ipotesi ricostruttiva delle strutture abitative che si trovavano in quest insediamento dell Età del Bronzo Finale. Dagli scavi emergono in più casi i resti di una palificazione disposta su file parallele (fig. 4), che doveva generare un complesso di forma rettangolare, con i lati lunghi compresi tra i 9 ed i 6 m e quelli corti di circa 4-5 m. Le abitazioni potevano arrivare a coprire un area di circa 81 m 2 e la loro costruzione si impostava su di un impalcato ligneo, per il quale veniva sistemato uno strato preparatorio di sedimento poi compattato, in modo da poter consolidare il terreno sul quale sarebbero stati infissi i pali, poiché nei livelli sottostanti erano presenti sabbie che altrimenti avrebbero creato problemi di instabilità. Le piattaforme sembrano essere regolate nei metodi costruttivi da un unità di misura, che si basa su un piede di circa 30 cm. È stata notata una fine consapevolezza artigiana che impiega il legno secondo una tecnica utilizzata e conosciuta forse già da due secoli, la quale sa distribuire alle varie componenti della struttura la materia lignea che più conviene, scegliendo tra quercia, olmo e ontano (fig. 5). Le strutture erano composte da due settori, uno occupato dall abitazione vera e propria ed un ambulacro esterno. I con- 12

13 5. Rilievo e foto di uno dei crolli delle piattaforme in legno. fronti per questo tipo di piattaforme si trovano sia in ricostruzioni museali che in strutture ancora in uso in un ampio territorio che va dall Oceano Indiano al Pacifico. Le piattaforme di Fossa 5 non si trovano mai costruite direttamente sull acqua, ma sul dosso fluviale, per essere in grado di affrontare le esondazioni fluviali. In funzione delle abitazioni i focolari erano apprestati sul suolo antistante o, come mostrarono i complessi portati in luce fra 1990 e 1994, in concavità esterne create appositamente. In uno tra i casi esplorati, il focolare era stato apprestato quasi al centro dell abitazione, che probabilmente possedeva un apertura nelle campate centrali, per consentire di accendere il fuoco direttamente sul suolo, scongiurando al meglio le possibilità d incendio. Tuttavia, proprio in questa struttura sono state individuate le tracce di un incendio che la distrusse in parte. Nella maggioranza dei contesti indagati, invece, è stato rilevato un consistente strato di sabbia alluvionale a copertura delle fasi di vita dell insediamento, con ogni probabilità da ricondurre ad un potente allagamento che determinò la 13

14 fine della vita del villaggio di Fossa 5, modificando il paesaggio col quale aveva convissuto. I materiali di Fossa Materiali dalle aree 3, 4, 5 e 6. I materiali raccolti soprattutto nei siti 3 e 5 indicano una cronologia che risale all estremo Bronzo Finale ( a.c.) e sono stati già più volte studiati ed editi da G. Ciampoltrini. Tra i reperti si evidenziano la scodella emisferica carenata (fig. 6.1) con fondo piano e labbro rientrante. L impasto è nero bruno e rifinito a stecca. L ansa è impostata sul limite dell orlo e appiattita ai lati dalla pressione delle dita. Il sistema decorativo è solitamente reso con la rotellatura e crea il motivo a falsa cordicella, oppure attraverso alcune linee incise che riempiono lo spazio andando a formare meandri. I confronti di questo sistema decorativo si 14

15 trovano in un area piuttosto vasta che va fin oltre l Appennino e arriva a Bologna, anche se il contesto di riferimento principale resta il vicino abitato di Stagno (LI), dove si prediligono più o meno gli stessi motivi decorativi. La coppa con profilo continuo (fig. 7.4), vasca profonda e orlo rientrante, è di difficile confronto, nonostante sia possibile recuperare quella somigliante con le olle rinvenute in un contesto coevo, a Sorgenti della Nova, Farnese (VT), alle quali si avvicina come decorazioni. Le linee parallele orizzontali incise al di sotto dell orlo sono incluse entro due file di trattini a cordicella e sono un tipo di decorazione che trova confronti anche a Stagno (LI) e alle Ripaie di Volterra (PI). Altro esempio di forma aperta è la tazza carenata (figg. 6.3; 7.2 e 8) con gola distinta e profilo sinuoso. Il fondo di questo tipo di tazza è solitamente ombelicato, e presenta un sistema decorativo complesso, costituito dal motivo a cordicella alternato a linee in- 7. Materiali dall area 5. 15

16 cise; a zig- zag; a linee parallele e oblique a gruppi di tre, oppure a festoni. L impasto è nero in superficie e in frattura con minutissimi inclusi e superfici rifinite a stecca. La particolare raffinatezza artigiana dedicata alla modellazione e alle decorazioni di queste tazze ha fatto pensare che fossero prodotte da artigiani specializzati. In particolare alcuni esemplari presentano anse sormontanti decorate con motivi a rosetta, a linee incise o da nervature che sembrano imitare modelli metallici. Queste coppe si trovavano tra il vasellame destinato ad imbandire la mensa, ma la loro destinazione doveva essere soltanto per il momento del bere bevande di particolare pregio. La forma si trova a Fossa 5 riprodotta anche in esemplari meno raffinati e senza decorazioni che hanno un impasto bruno o bruno scuro. 8. Tazze carenate. I confronti di quest ultimo tipo più semplice si incontrano anche nel contesto di Stagno (LI). In quest ultimo contesto sono stati rinvenuti molti vinaccioli, che fanno pensare ad una bevanda ricavata dall uva già in questo periodo. 9. Ansa cornuta con bugna pronunciata all interno. Ancora d imitazione metallica e di alto pregio è l ansa che termina in corna cave e bugna pronunciata all interno (figg. 7.1 e 9) recuperata nei 16

17 materiali di risulta dell area 5. L ansa è decorata con stampiglie tipiche del Volterrano. Tra i manufatti che potevano avere funzione di contenitori da dispensa ci sono alcune olle con corpo ovoide e labbro svasato (fig. 6.4). Su questi vasi la decorazione si trova sulla parte superiore dell orlo e sull esterno del corpo. La decorazione può essere stata eseguita attraverso l incisione di linee ondulate oppure con metope rettangolari riempite da motivi di vario genere. La complessità dell apparato figurativo finora descritto per la decorazione dei vasi di Fossa 5 si traduce in vero e proprio linguaggio al di sopra di una fuseruola (fig. 10) proveniente dallo stesso contesto. La piccola fuseruola biconica offre la possibilità di leggere sulle sue pareti due scene figurate, nella scena b (fig. 10) è possibile leggere una figura umana che affronta una sorta di mostro serpentiforme, mentre nella scena a (fig. 10) si riconosce un cane che segue una figura umana, la quale affronta anche in questo caso un mostro serpentiforme. Si tratta di un esemplare decisamente inconsueto e difficile è stata l accettazione della lettura di quest immagine da parte della comunità scientifica che ha volutamente approfondito la problematica per evitare facili abbagli. La contrapposizione tra uomo e mostro è un motivo che si trova rappresentato non soltanto su altri supporti ceramici 10. Fuseruola con scena figurativa. 17

18 18 dipinti, ma anche su opere di alta metallurgia, come il carrello cerimoniale di Bisenzio. Le immagini illustrate sulla fuseruola si collocherebbero in questo panorama di opere che mostrano l affrontarsi tra l uomo che rappresenta la caccia e la forza, lato a, e la donna che è simbolo della magia, lato b, ed entrambi lottano contro il mostro, l orcus. Poiché la rarissima fuseruola si fa portatrice di questo alto significato, è stato anche pensato un suo possibile uso diverso dall abituale destinazione nella filatura, ovvero quello di pendaglio. Il repertorio ceramico di Fossa 5 offre anche alcune olle di forma biconica (fig. 11) con labbro svasato, fondo piano, provviste di un cordone plastico sulla carenatura e di un sistema decorativo ancora affidato a cordoni plastici. Questa forma è diffusa in Toscana centro-settentrionale e anche oltre Appennino, ma i confronti più convincenti per i nostri esemplari si trovano nelle comunità del bronzo finale delle Apuane, a Stagno (LI) e a Volterra. Le olle sono prodotte in un impasto bruno o bruno rossastro che costituisce anche un boccale troncoconico con fondo piano, presa obliqua e cordone plastico decorativo. Dagli scavi recenti sono stati recuperati più frammenti attribuibili a dolia impiegati come contenitori di derrate alimentari solide o liquide. Gli impasti di questi grandi contenitori sono di colore bruno rossastro, non molto depurato, e con superfici rifinite a stecca. Inoltre sono stati recuperati alcuni utensili relativi alla cucina. In particolare un bollitoio (fig. 6.6) di forma cilindrica con labbro leggermente svasato, munito di presa e relativo coperchio carenato provvisto di pomello di presa dall area Olla biconica.

19 I manufatti in materiale diverso dalla ceramica sono alcuni manici e punteruoli in osso e due valve di conchiglie, forate per essere appese al collo. L insediamento di Fossa 5 mostra notevoli punti di contatto con il contesto di Stagno (LI) datato all XI sec. a.c. inoltrato, ma introduce anche in questo periodo proto-etrusco un corposo arricchimento di motivi decorativi che saranno propri della cultura etrusca dell Età del Ferro. Per fissare al meglio la cronologia dell insediamento è stata particolarmente utile agli studi la fibula in bronzo serpeggiante ad occhio con grande staffa simmetrica, arricchita da catenella inserita nella molla, poiché è pertinente ad un tipo diffuso soltanto tra Bronzo Finale e Ferro Iniziale in una ristretta fascia tirrenico settentrionale. In sintesi Fossa 5 testimonia il ripopolamento della piana dell Auser durante l XI sec. a.c., dopo che quest area della Toscana vede un periodo di contrazione dell insediamento tra XIII e XII secolo a. C. probabilmente dovuto a condizioni ecologiche critiche. Da un confronto tra i dati di scavo degli anni 90 del Novecento e i più recenti dati degli scavi è stato ipotizzato che ci fosse una sorta di pianificazione dell occupazione del territorio e che ogni unità insediativa potesse avere un area di pertinenza di circa 2000m 2 e di conseguenza che Fossa 5 potesse comprendere complessivamente un area di circa ha nei quali si sarebbero potute trovare circa unità. Inoltre le strutture su piattaforma indicano lo stretto rapporto tra fiume e civiltà, la quale doveva vivere di cerealicoltura ed allevamento. Non c è per ora un conforto archeologico tangibile della verosimile ipotesi dell utilizzo dei rami dell Auser a Fossa 5 come via di commercio, tuttavia in tale periodo l Arno e l Auser offrivano una comoda via di comunicazione pedemontana, testimoniata anche dal rinvenimento dei ripostigli di bronzi delle Apuane e del Livornese. Si deve considerare anche la contemporaneità tra la rete di insediamenti d altura della Garfagnana, dell alta Luni- 19

20 giana (Camporgiano, Castelvecchio di Piazza al Serchio, Pieve di San Lorenzo) e Fossa 5. Inoltre i materiali ceramici degli insediamenti del Bronzo Finale della Garfagnana hanno straordinarie somiglianze con i tipi noti nelle culture dell Italia Settentrionale durante l XI secolo a.c. (proto- Golasecca III). Tutte queste analogie contribuiscono ad affermare che con ogni probabilità dovevano esistere contatti quantomeno tra il comparto della Garfagnana, Fossa 5 e l area del Livornese, durante il Bronzo Finale. 12. Immagine di scavo, focolare della capanna 1. 20

21 Età Arcaica. Fossa 2, i cambiamenti del paesaggio e la Terra dei Quattro Fiumi. L abitato di Fossa Fossa 2 e gli altri insediamenti d Età Arcaica lungo il corso dell Auser. Le tracce della distribuzione dell insediamento nell area della bonifica di Bientina durante l alta Età Arcaica sono state individuate soprattutto lungo le rive dell Auser I, con i contesti del Bottaccio Sud, il Podere 53, Fossa 4, Fossa 3 e Fossa 2 (fig. 13). Di tutti questi importanti contesti, l unico del quale conosciamo qualcosa di più oltre alla cronologia indicativa è Fossa 2, poiché fu parzialmente scavato durante le opere di bonifica, mentre per Fossa 3 e Fossa 4 non sono stati per ora effettuati scavi in esten- 21

22 sione e profondità. Si tratta di un contesto d abitato che venne indagato nel 1993 da A. Andreotti. La casa d Età Arcaica (fig. 14) è stata individuata attraverso il riconoscimento di un asportazione di forma sub-rettangolare nel terreno e una serie di buche di alloggiamento per i pali lignei che erano stati infissi nel terreno, per sorreggere la struttura portante. L elevato dell abitazione doveva essere totalmente costituito da legno e la distribuzione delle buche di palo indica che la struttura era suddivisa in due ambienti, il primo al di sopra della traccia quadrangolare, nel quale era anche custodito il fuoco, mentre il secondo era antistante e di dimensioni minori e con ogni certezza costituiva il vestibolo. All esterno della casa doveva essere stata apprestata una sorta di pavimentazione con la giustapposione di ciottoli di fiume. 14. La capanna di fossa due individuata attraverso le buche di palo, in nero, ed il focolare. Per recuperare alcuni confronti all edificio è possibile riferirsi alla pianta delle tombe a camera (fig. 15) coeve al contesto, poiché riproducono la planimetria e la forma delle abitazioni. Alcune sepolture dell Etruria Settentrionale possiedono un ampio vestibolo rettangolare che precede una camera funeraria anch es- 22

23 15. I rilievi di Fossa 2 e di Piari a confronto con la Tomba dei Boschetti di Comeana. sa rettangolare, ma di dimensioni maggiori, come la tomba dei Boschetti di Comeana. Ma non è soltanto il confronto con il monumento tombale a fornirci una conferma della corretta interpretazione delle tracce archeologiche di Fossa 2, dal momento che in Garfagnana in un insediamento datato tra il VII ed il VI sec. a.c. in località Piari, Vagli di Sotto, è stata nuovamente riconosciuta la composizione costituita da vestibolo e camera contigui. Inoltre è presente un ulteriore esempio coevo al nostro, quello di Montacchita, vicino Palaia (PI), indagato tra il 2003 e il L indagine archeologica ha rilevato le tracce di una struttura residenziale costituita da un vestibolo quadrangolare disposto sul piano di campagna, dal quale si accedeva in un ambiente sub-circolare sottoscavato in un vero e proprio fondo di capanna. A sorreggere la copertura era stato impiantato un solo palo portante disposto in posizione centrale. M. Baldassarri ha proposto di reperire confronti tra i monumenti tombali etrusco settentrionali ed ha richiamato alla nostra attenzione la planimetria delle tholoi del territorio volterrano Casaglia, Casale. Queste corrispondenze tra dimore dei morti e insediamenti individuate per l Etruria nord occidentale tra la fine del VII e i primi del VI sec. a.c. non sono altro che una conferma del fatto che in Etruria le tombe a camera restituiscono l immagine degli abitati, come si può osservare nella grande necropoli della Banditaccia di Cerveteri, sia nell orientalizzante tomba della Capanna, che nelle arcaiche tombe a dado. 23

24 Intorno alla metà del VI sec. a.c. alle capanne con struttura simile a quella di Fossa 2 si alternano quelle di planimetria sub-circolare o ellittica nel vasto distretto che va dal Valdarno alla Garfagnana. Lo scavo delle Melorie di Ponsacco ha testimoniato un esempio di pianta circolare durante il VI sec. a.c. La capanna è stata individuata grazie agli alloggiamenti delle buche di palo nel lato meridionale e di ciottoloni in quello settentrionale. Inoltre è stato identificato il possibile crollo delle pareti della struttura in seguito ad un incendio, che erano costituite da argilla concotta. Invece un esempio più tardo di abitazione che si articola nei due ambienti, vestibolo e camera, c è nell insediamento della Granchiaia, in Val di Chiecina, il quale presenta una semplificazione tecnologica dell impianto della struttura, poiché non è stata creata una struttura portante in legno, bensì una più semplice edificazione in argilla cruda. Fossa 2, tessera di un mosaico che ricompone il corso antico di quattro fiumi. Il contesto di Fossa 2 sembra trovarsi al centro di un vasto areale intorno al quale durante il VI a.c. si estende l insediamento etrusco presentando notevoli affinità, che noi in parte abbiamo già individuato nelle tipologie costruttive. L area che comprende Valdarno Inferiore, Valdera, pianura di Lucca, valle del Serchio sembra avere una cultura comune che fa riferimento alla città di Pisa. Pisa in Età Arcaica è una città in pieno sviluppo e si colloca come centro propulsore e sbocco al mare di tutti questi centri, messi in comunicazione attraverso le vie d acqua fluviale. Attraverso la correlazione dei dati archeologici relativi all Età Arcaica e le interpretazioni delle immagini satellitari, G. Ciampoltrini e M. Cosci hanno proposto una lettura del paesaggio antico, all interno del quale l Auser è il corso d acqua protagonista dell area di Bientina. Il fiume aveva un corso complesso a canali intrecciati, che subì una regolarizzazione da parte del- 24

25 le opere di bonifica cinquecentesche, quando ancora colmava con il lago di Sesto la despressione tra Cerbaie e monti Pisani. L Auser/Serchio si divideva appena raggiunta la pianura a valle della stretta di Ponte a Moriano, i bracci di sinistra si riunivano per gettarsi nell Arno all altezza di Bientina, Auser I e II; il ramo centrale invece è l odierno Ozzeri; il braccio di destra, l Auserculus, era secondario e poi diventò il ricco corso d acqua che oggi conosciamo come Serchio. Uno dei rami dell Auser si staccava per andare poco a sud del centro storico di Lucca. Lungo il dosso di questa diramazione dell Auser sono stati ritrovati la necropoli di via Squaglia, zona San Concordio Lucca e un abitato nella zona dell ex-officina del gas. Una traccia della suddivisione in molti rami dell antico Auser è stata indagata di recente a Lucca, quando è stato riconosciuto un tratto del fiume (fig. 16) attivo in Età Etrusca poco ad est del centro della città, immediatamente a nord di San Filippo. Il letto del fiume è stato identificato attraverso il rinvenimento di ciottoli e ghiaie con la presenza di materiale ceramico riferibile al VI V secolo a.c. ed a poche centinaia di metri di distanza era già stato scavato alcuni anni fa il villaggio di V sec. a.c. di Tempagnano. La ricerca è stata un importante conferma di quanto finora si ipotizzava sulla base della foto interpretazione, che l Auser in antico fosse un fiume a canali incrociati, come è oggi il Tagliamento nel nord est dell Italia. L Arno costituiva la via di comunicazione più veloce tra l area di Bientina e la costa. L attuale corso del fiume è esito di una tormentata opera dell uomo, che forse ha iniziato a subire fin dalle colonizzazioni augustee. Queste ultime trasformarono profondamente il volto delle pianure dell Etruria Settentrionale. Si deve a M. Cosci la lettura dei paleo-alvei sulle immagini aeree e satellitari, che rivelano una serie di sovrapposizioni dei meandri tra S. Croce sull Arno e Bientina (fig. 17). A raccontarci della modifica del corso dell Arno sono anche i documenti che registrano le opere di bonifica fatte verso gli anni 60 del 500 nel 25

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