Rassegna Stampa. Venerdì 26 Settembre 2014

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1 Rassegna Stampa 26 Settembre 2014

2 Sommario Testata Data Pag. Titolo p. 1. Previdenza Sole 24 Ore (Il) 1 La lunga crisi - Jobs act, stop ai cocopro (Colombo Davide;Patta Emilia) Italia Oggi 31 Niente riserva in caso di esodo (Cirioli Daniele) 3 Sole 24 Ore (Il) 44 Ammortizzatori - L'esodo anticipato sospende l'obbligo di assumere disabili (Maccarone Giuseppe;Cannioto An) Sole 24 Ore (Il) 6 Terzo settore - Squinzi: per la spesa sociale integrare pubblico e privato (Picchio Nicoletta) 1 4 5

3 Estratto da pag. 1 Jobs act, allo studio uno stop ai Cocopro Colombo e Patta pagina 6 La lunga crisi LA RIFORMA DEL LAVORO II nodo risorse I bersaniani e i cuperlani chiedono che la dirczione discuta anche della legge di Stabilità Riordino contratti Sul taglio delle collaborazioni a progetto l'indicazione del relatore Sacconi Jobs act, stop ai cocopro Renzi: non è il momento dei compromessi, l'articolo 18 o si leva o si lascia Davide Colombo Emilia Patta ARTICOLO 18 LE POSIZIONI IN CAMPO Nota * ROMA Toni bassi e ripresa dei contratto di formazione lavoro (solo P A ), contratti di contatti tra renziani e minoranza in vista della dirczione del Pd di lunedì inserimento lavorativo, contratto di agenzia a tempo che dovrà votare sul Jobs Act, con determinato e indeterminato, contratto intermittente a tempo una decisione che naturalmente determinato e indeterminato, lavoro autonomo nello Matteo Renzi immagina vincolante spettacolo, lavoro interinale (solo P A )Fonte: ministero del peri gruppi parlamentari. Il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: Lavoro Apprendistato (3,1%) Contratti di superare del tutto l'articolo 18 per i collaborazione (5,8%) IL «PESO» DELLE neoassunti a tempo indeterminato - COLLABORAZIONI Rapporti di lavoro attivati per come vuole il premier - o prevedere tipologia di contratto - II trimestre 2014 II cantiere della il ritorno della reintegra dopo un periodo più o meno lungo (405 anni) delega Sul tavolo il nodo reintegra II nodo da sciogliere in - come chiede la minoranza del Pd vista della direzione Pd di lunedì che dovrà discutere e assieme alla leader della Cgil votare sul Jobs act - è sempre l'articolo 18. Da una parte la Susanna Camusso. Ma sull'articolo posizione del premier Renzi che punta al suo definitivo 18 non sembrano davvero esserci margini di trattativa, la soluzione superamento per i neoassunti con il contratto a tutele proposta dagli antirenziani del Pd crescenti, dall'altra la minoranza Pd insieme al leader della sarebbe un pasticcio poco Cgil, Susanna Camusso, che vorrebbero il ritorno della comprensibile. A Pier Luigi Bersani, reintegra dopo un periodo più o meno lungo(4o Sanni) che con i suoi sostiene che «una sintesi non solo è possibile ma anche Altro* (6,2%) Tempo indeterminato abbastanza agevole, basta volerlo», 05,2%) Tempo determinato (69,7%) RIORDINO Renzi risponde a distanza che «in CONTRATTI Nel mirino i Cocopro Sull'articolo 18 non questo caso il compromesso non è la sembrano esserci margini di trattativa. Ma resta il problema strada: questo non è il momento del compromesso ma del coraggio». E ai politico della minoranza interna al Pd che conta oltre cento suoi conferma: «su reintegra o parlamentari. Il premier potrebbe ascoltarli sulla richiesta di indennizzo scelta semplificare il labirinto dei contratti. Nel mirino potrebbe secca.osilasciaosileva.nessunavia di esserci il contratto di collaborazione a progetto. Ipotesi mezzo». Anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ieri ha evocata dallo stesso relatore della delega lavoroin Senato, escluso «soluzioni pasticciate Maurizio Sacconi (Ned) all'italiana», facendo capire che sulla strada del superamento dell'articolo 18 non si torna indietro: «Non ci si può fermare davanti a dei tabù». Certo, resta il problema tutto politico della minoranza interna, che in Parlamento conta oltre cento teste. Su qualcosa il premier potrebbe ascoltarli. Ad esempio sul la richiesta di semplificare il labirinto di contratti a tempo. In questo caso lo scambio tra maggiore flessibilità in uscita - col superamento dell'artìcolo 18 dello Statuto del lavoratori nei futuri contratti a tutele crescenti - e riordino delle tipologie contrattuali oggi esistenti potrebbe avere una vittima illustre. È il contratto di collaborazione a progetto. A evocare quest'ipotesi è stato lo stesso relatore della delega lavoro in Senato, Maurizio Sacconi (Ned), che nel testo letto in aula al Senato mercoledi per aprire la discussione generale sul Jobs Act ha aperto alla possibilità di «riflettere sulla persistente utilità» dei cocopro visto che sta venendo meno «l'iniziale vantaggio della minore contribuzione». Nato negli anni Novanta e cresciuto a dismisura tra le forme di lavoro parasubordianto Previdenza Pag. 1

4 Estratto da pag. 1 fino a dopo la nuova regolazione introdotta nel 2003 (digs 276), oggi i contratti a progetto viaggiano su medie trimestrali di yo-ióomila casi. Nella prospettiva del Jobs Act l'estensione dell'aspi piena (non solo una tantum come previsto dalla riforma Fornero) anche per questi contratti presuppone un carico contributivo aggiuntivo per i datori, come minimo dell'i,3-i,5% della base retributi- MEDIAZIONE IN SALITA La proposta di minoranza Pd e Cgil potrebbe essere un tempo lungo (4-5 anni) senza articolo 18 per nuovi contratti, poi il ritorno della reintegra va. Inoltre i cocopro si sono rivelati negli anni la principale fonte di contenziosi sulle casuali. Insomma, potrebbe essere superato molto facilmente con l'accordo dell'intera maggioranza, impegnata a trovare la quadra finale sui licenziamenti flessibili. Discorso diverso, invece, per i parttimers e gli intermittenti, forme di flessibilità che potrebbero restare. Sulla base delle indagini di monitoraggio sulla legge 92 e delle comunicazioni obbligatorie registrate del ministero del Lavoro, sono 13 le tipologie contrattuali più utilizzate sulla quarantina di forme previste e tra queste resistono ancora i cocopro. Ma un'apertura sulla richiesta di disboscare la giungla dei contratti a tempo può bastare alla minoranza del Pd? In una lettera al presidente del partito, Matteo Orfini, bersaniani e cuperliani di Area riformista hanno chiesto che in dirczione si discuta anche di Legge di stabilità, e in particolare delle risorse necessarie ad attivare il sussidio universale di disoccupazione e le politiche attive del lavoro come promesso dal premier. La minoranza dem eccepisce che la cifra di cui si parla in questi giorni come stanziamento iniziale per il nuovo welfare (circa 2 miliardi) è troppo bassa. «E poi chiediamo di incontrarci e di istruire insieme i lavori della dirczione in modo da arrivare a una spiega il giovane bersaniano Alfredo D'Attorre. Insomma, il riconoscimento di un ruolo. E una strada per far uscire la minoranza dal tunnel della resa totale. RIPRODUZIONE RISERVATA Previdenza Pag. 2

5 Estratto da pag. 31 Pierluigi Magnaschi Una nota del ministero del lavoro estende la deroga ai ricorsi ai prepensionamenti Niente riserva in caso di esodo Gli incentivi sospendono il collocamento obbligatorio DI DANIELE GIRIGLI Stop al collocamento obbligatorio per l'azienda che si avvale degli incentivi all'esodo Fornero. All'impresa che attivi il prepensionamento dei lavoratori più anziani (quelli ai quali mancano quattro anni alla pensione), infatti, è sospeso l'obbligo di riservare una quota delle assunzioni ai disabili. La sospensione opera in proporzione al numero di lavoratori esodati, dura il tempo della procedura di prepensionamento e vale per l'ambito provinciale di attività dell'azienda. Lo stabilisce il ministero del lavoro nella circolare n. 22/2014. Collocamento obbligatorio. La novità (si tratta dell'estensione di una deroga prevista per altre ipotesi) arriva a risposta di quesiti avanzati al ministero del lavoro, per sapere se è possibile estendere alle imprese che fanno ricorso alla nuova procedura di prepensionamento introdotta dalla riforma Fornero (art. 4 legge n. 92/2012) la deroga all'obbligo di assunzione dei disabili (quota di riserva) già prevista dalla legge n. 68/1999 (art. 3, comma 5). Deroga alla quota di riserva. La legge n. 68/1999 stabilisce l'obbligo a carico di tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, con almeno 15 dipendenti, di riservare una quota delle assunzioni alle cosiddette categorie protette (disabili), quota variabile in base alla dimensione dell'occupazione aziendale (1 soggetto se la forza lavoro è compresa da 15 a 35 lavoratori; 2 soggetti se compresa da 36 a 50 lavoratori; 7% degli occupati se superiore a 50 lavoratori). La stessa legge (art. 3, comma 5) prevede poi una deroga all'obbligo nel caso di imprese che versino in determinate situazioni per lo più legate a crisi aziendale (si veda tabella). Il prepensionamento Fornero. La procedura di esodo per la quale si chiede l'estensione della Impresa che versi in situazioni di crisi aziendale, ristrutturazione, riorganizzazione (causali previste per la concessione della Cigs) Impresa che abbia stipulato contratti di solidarietà difensivi Impresa che abbia attivato la procedura di mobilità Vecchie ipotesi Quando c'è lo stop Vecchie ipotesi Nuova ipotesi Vecchie ipot Impresa che versi in situazioni di crisi aziendale, ristrutturazione, riorganizzazione (causali previste per la concessione della Cigs) Impresa che abbia stipulato contratti di solidarietà difensivi Impresa che abbia attivato la procedura di mobilità Impresa che attiva la procedura di incentivo all'esodo e prepensionamento previsto dalla riforma Fornero (legge n. 92/2012) esi Nuova ipotesi Vecchie ipot Impresa che versi in situazioni di crisi aziendale, ristrutturazione, riorganizzazione (c sospensione del collocamento obbligatorio contempla tre ipotesi di uscita anticipata dei lavoratori vicini alla pensione, ossia in caso di: 1) eccedenza di personale; 2) licenziamenti collettivi tramite procedura di mobilità; 3) eccedenza di personale con qualifica di dirigente. Quale che sia l'ipotesi di uscita, l'esodo è praticabile esclusivamente da parte delle imprese che impiegano più di 15 dipendenti le quali, per tutta la durata della procedura di esodo, si fanno carico di corrispondere all'inps la provvi sta finanziaria necessaria a pagare indennità (pari alla pensione anticipata) e contributi dei lavoratori esodati. La procedura può durare al massimo quattro anni, perché l'esodo può interessare soltanto lavoratori ai quali mancano non più di quattro anni alla pensione. Ok alla sospensione. Il ministero risponde affermativamente ai quesiti: «si ritiene applicabile in via analogica», si legge nella circolare n. 22/2014, la deroga della sospensione degli obblighi occupazionali alle imprese che facciano ricorso alla procedura d'incentivi all'esodo Fornero. Il ministero precisa che la sospensione dell'obbligo è limitata in proporzione al numero di lavoratori per i quali è prevista la cessazione del rapporto di lavoro nella procedura di prepensionamento, per la durata della stessa procedura e per il singolo ambito provinciale di attività. Previdenza Pag. 3

6 Estratto da pag. 44 Ammortizzatori. Circolare ministeriale L'esodo anticipato sospende l'obbligo di assumere disabili Antonino Cannioto Giuseppe Maccarone L'obbligo di assumere soggetti diversamente abili è sospeso nelle aziende in cui si realizza l'esodo anticipato dei lavoratori anziani previsto dalla legge Fornero. Lo ha precisato il ministero del Lavoro con la circolare 22/2014 del 24 settembre. I tecnici ministeriali compiono un'attenta e interessante disamina dell'articolo 3, comma 5, della legge 68/1999,cne offre la possibilità di sospendere gli obblighi occupazionali nei riguardi dei lavoratori diversamente abili. Nel documento il ministero giunge alla conclusione che si può prevedere un'estensione del contesto applicativo. La disposizione, nella sua formulazione letterale - si legge nel documento - appare destinata solo alle imprese che sono in stato di crisi, di riorganizzazione o di ristrutturazione e che per questo ricorrono alla Cigs, nonché a quelle che hanno attivato una procedura di mobilità. Tuttavia, continua la nota, non si può non evidenziare come, nel tempo, tale norma sia stata estesa per analogia ad altre situazioni quali, per esempio, i casi di intervento dei fondi di solidarietà del settore creditizio. Questo induce a ritenere che la sospensiva potrà operare anche nelle ipotesi di intervento degli altri fondi di solidarietà di settore, incluso quello residuale, previsti dalla riforma Fornero. Inoltre, sottolinea il ministero, va dato conto dell'inserimento, tra i potenziali beneficiari della sospensiva, anche dei datori di lavoro che ricorrono alla Gig in deroga e ai contratti di solida della legge 92/2012) è finalizzato a condurre alla quiescenza alcune categorie di lavoratori (a cui mancano 4 dipendenti di aziende che occupano mediamente più di 15 dipendenti, evitando il ricorso a procedure di licenziamento. Il meccanismo prevede un coinvolgimento triangolare (azienda-inps-lavoratori). Il datore di lavoro sostiene tutti gli oneri connessi LA MOTIVAZIONE II pensionamento a carico dell'azienda è stato ritenuto analogo allo stato di crisi e di riorganizzazione all'operazione, che permettono al lavoratore, il cui rapporto cessa anticipatamente, di percepire un trattamento chiamato isopensione e di continuare a maturare anzianità ai fini pensionistici grazie alla contribuzione correlata versata dall'azienda. La sospensione degli obblighi occupazionali opera nelle sole province in cui è in corso l'esodo. L'azienda può sospendere le assunzioni obbligatorie per un periodo pari alla durata dei trattamenti. La facilitazione riguarda anche l'obbligo di assunzione delle altre categorie protette indicate al comma 2 dell'articolo 18 della legge 68/1999. Resta, in ogni caso, l'obbligo di trasmissione del prospetto informativo. RIPRODUZIONE RISERVATA rietà di tipo B (legge 236/1993). Vale la pena ricordare che l'esodo dei lavoratori anziani (articolo 4 commi da i a 7 Previdenza Pag. 4

7 Estratto da pag. 6 Terzo settore. Moratti: inserire le attività di volontariato nel calcolo del Pil Squinzi: per la spesa sociale integrare pubblico e privato Nicoletta Picchio ROMA Innovare anche nel sociale, incoraggiando gli investimenti, per arrivare ad una nuova fase dell'economia e ad un innovativo sistema di servizi che integri pubblico e privato. Bisognerebbe utilizzare «strumenti finanziari a carattere sociale», come i «social impact bond», per finanziare la spesa, già utilizzati nel mondo anglosassone. A lanciare la proposta è stato Giorgio Squinzi: di fronte alla crisi, che sta mettendo a dura prova il sistema del welfare, questi strumenti possono avere «un impatto positivo sul benessere sociale e su una coesione sociale oggi a rischio». Agendo con vari strumenti possono essere individuate risorse importanti, per esempio utilizzando il risparmio gestito in favore del sociale. «In Italia i patrimoni finanziari sono oltre miliardi di euro, di questi, gli investimenti in fondi istituzionali, bond e obbligazioni sono pari a 638 miliardi. Se si seguisse l'esempio francese le imprese sociali italiane avrebbero a disposizione 60 miliardi di euro», ha detto Letizia Moratti, cofondatrice della Fondazione San Patrignano, riferendosi alla legge 90/10 varata in Francia e che ha consentito un modello di allocazione delle risorse del risparmio gestito in favore dell'impresa sociale. Occasione di questa riflessione è stato il convegno organizzato da Confindustria e da San Patrignano sull'economia sociale Al convegno sulla finanza sociale. Il presidente di Confmdustria, Giorgio Squinzi, con Letizia Moratti, cofondatnce della Fondazione San Patrignano di mercato e la finanza sociale. L'Italia sta migliorando la propria posizione: l'anno scorso, ha detto la Moratti, era al 29"posto tra i paesi dell'ocse rispetto all'indice di economia positiva. Quest'anno ha scalato 7 posizioni. Il governo italiano si sta adoperando per rafforzare il terzo settore con un fondo da 500 milioni di euro per le imprese sociali, impegno ribadito ieri dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e apprezzato sia da Squinzi che dalla Moratti. Ma si può fare di più a livello di regole e di modelli, dando una maggiore spinta alla liberalizzazione del settore, come ha detto Squinzi. Realizzare un innovativo sistema di servizi di welfare che «integri pubblico e privato e che garantisca la libera scelta e alleggerisca l'onere sulla finanza pubblica è sempre più urgente», ha detto il presidente di Confindustria. La Moratti ha rilanciato alcuni messaggi emersi al recente Forum dell'economia positiva di Le Havre: creare un'agenzia di rating europea per valutare le aziende positive; lanciare un marchio "territorio dell'economia positiva" ed estenderlo all'unione europea per creare una rete territoriale; proporre un ambizioso programma di investimenti nell'economia positiva implementato da Ue e Bei. Inoltre la proposta della Moratti è di eliminare dal calcolo del pil europeo i proventi dell'economia criminale e inserire nel calcolo il volontariato e le attività sociali. RIPRODUZIONE RISERVATA Previdenza Pag. 5

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