Dossier DL n.90/2014. A cura del Servizio Politiche Economiche e Finanziarie e Pubblico Impiego

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1 Dossier DL n.90/2014 A cura del Servizio Politiche Economiche e Finanziarie e Pubblico Impiego 1

2 Decreto legislativo 24 giugno 2014, n.90 Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l efficienza degli uffici giudiziari Questo decreto è stato preceduto dalla lettera dei 42 punti tramite la quale il Governo aveva inteso ascoltare la voce diretta dei protagonisti bypassando ogni mediazione con le forze sociali, in applicazione dello slogan liberista del goverment of the people, by the people, and for the people che si propone di sostituire al conflitto sociale, che richiede la mediazione degli interessi contrastanti, il consenso acritico alle scelte del governo, ritenuto unica condizione di coesione sociale. Secondo questa ideologia livelli troppo alti di partecipazione, attenzione e coinvolgimento dei cittadini nella politica acuiscono le divisioni, le dispute, insomma il conflitto e il radicamento ideologico con effetti negativi sulle performances dei governi e la perdita di controllo delle spinte sociali. (Bernad Berelson 1, Paul Felix Lazarsfeld 2 ). In tal modo si mette anche da parte la difficoltà dei partiti di ascoltare e integrare la domanda sociale e di mantenere un contatto diretto con i bisogni della gente. La nuova via, indicata da Renzi, è quella che sollecita le speranze enunciando problemi, sapendo che è difficile poterli portare a soluzione non avendone gli strumenti e le risorse, ma che, in una nuova forma di partecipazione, accendono sterili discussioni fra gli addetti ai lavori e soprattutto speranze nella gente e chi prova a evidenziare le contraddizioni viene accusato di un cieco conservatorismo che impedisce al Governo di compiere la rivoluzione promessa. La mediazione sociale, ritenuta solo un freno al governo, viene quindi annullata pur essendo l attuazione del concetto di rappresentanza, perno della concezione liberale della politica, il cui esercizio si è oggi trasformato in una (lucrosa) professione, trasmissibile per via familiare, partitica o clientelare, espropriando il popolo delle sue prerogative, confinate a vivere solo nel dominio cartaceo del dettato costituzionale. Ciò è reso possibile dalla diffusione della mentalità individualistica, dalla dissoluzione dei corpi sociali intermedi e dall irrisione dello spirito comunitario. In linea generale, possiamo dire che appare oltremodo chiara la volontà di ridurre la presenza dello Stato articolandone gli uffici periferici a livello regionale. Vi sono poi altre misure che, insieme all'accorpamento degli enti territoriali di diverse amministrazioni e alla gestione unitaria di servizi strumentali che interesserà migliaia di lavoratori, mettono in atto un concreto allontanamento della P. A. dai bisogni dei cittadini. Ci preme anche ricordare che tutti i paesi occidentali hanno un apparato statale, spesso più pesante del nostro, ma ritenuto necessario per affrontare le problematiche di una società complessa. Qui sembra invece che i problemi di inadeguatezza del sistema possono essere affrontati e risolti, non rimuovendo le cause del problema, ma agendo più semplicemente sulla base di luoghi comuni come quello sull eccessivo numero dei lavoratori pubblici italiani, che in realtà sono ben al di sotto rispetto a Francia e Regno Unito ed oltretutto i meno pagati in Europa. 1 Scienziato del comportamentalista noto per il paradoso di Berelson su democrazia 2 sociologo e psicologo sociale 2

3 DL 24 giugno 2014, n.90 Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l efficienza degli uffici giudiziari. CAPO I - PERSONALE Art.1 Disposizioni per il ricambio generazionale nelle pubbliche amministrazioni Questo primo articolo getta le basi per il progetto di staffetta generazionale, elaborato dal Governo Renzi, che dovrebbe avvenire con un processo di riduzione non traumatica dei dirigenti e dei dipendenti vicini alla pensione per favorire l ingresso di giovani così ha ribadito il ministro per la Semplificazione e la PA, Maria Anna Madia, in audizione alla commissione Affari costituzionali alla Camera, precisando che «L operazione della staffetta generazionale nella Pa non vuole mettere in discussione gli equilibri realizzati con la riforma della previdenza attuata nel dicembre Garantirebbe da un lato una forte iniezione di indispensabile rinnovamento, dall altro un risparmio complessivo per le casse dello Stato, dato dalla differenza tra gli stipendi attualmente pagati e quelli dei neo assunti, al netto della spesa per le pensioni erogate in anticipo». Vengono abrogati: l art.16 del d.lgs 30dicembre 1992 riguardante Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, in vigore dall : " ART Prosecuzione del rapporto di lavoro. 1. E' in facoltà dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio, con effetto dalla data di entrata in vigore della legge 23 ottobre 1992, n. 421, per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi previsti." L art.72 c 8,9,10 del dl.112/2008 convertito L.6agosto2008 n. 133 recante misure urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. I commi soppressi sono i seguenti: 8. Sono fatti salvi i trattenimenti in servizio in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto e quelli disposti con riferimento alle domande di trattenimento presentate nei sei mesi successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto. 9. Le amministrazioni di cui al comma 7 riconsiderano, con provvedimento motivato, tenuto conto di quanto ivi previsto, i provvedimenti di trattenimento in servizio già adottati con decorrenza dal 1 gennaio al 31 dicembre I trattenimenti in servizio già autorizzati con effetto a decorrere dal 1 gennaio 2010 decadono ed i dipendenti interessati al trattenimento sono tenuti a presentare una nuova istanza nei termini di cui al comma 7. L'art.9 c.31 DL 31maggio 2010, n.78 convertito L.30luglio 2010 n : "Al fine di agevolare il processo di riduzione degli assetti organizzativi delle pubbliche amministrazioni, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, fermo il rispetto delle condizioni e delle procedure previste dai commi da 7 a 10 dell'articolo 72 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i trattenimenti in servizio previsti dalle predette disposizioni possono essere disposti esclusivamente nell'ambito delle facolta' assunzionali consentite dalla legislazione vigente in base alle cessazioni del personale e con il rispetto delle relative procedure autorizzatorie; le risorse destinabili a nuove 3

4 assunzioni in base alle predette cessazioni sono ridotte in misura pari all'importo del trattamento retributivo derivante dai trattenimenti in servizio. Sono fatti salvi i trattenimenti in servizio aventi decorrenza anteriore al 1 gennaio 2011, disposti prima dell'entrata in vigore del presente decreto. I trattenimenti in servizio aventi decorrenza successiva al 1 gennaio 2011, disposti prima dell'entrata in vigore del presente decreto, sono privi di effetti. Il presente comma non si applica ai trattenimenti in servizio previsti dall'articolo 16, comma 1-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, (( e, in via transitoria limitatamente agli anni 2011 e 2012, ai capi di rappresentanza diplomatica nominati anteriormente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto." Così viene del tutto cancellato l istituto che, anche se in via del tutto eccezionale, consentiva al personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo di fare richiesta di permanenza in servizio. Infatti, questo istituto era stato già profondamente modificato dal comma 7 dell'articolo 72 del d.l. 112 del 2008 in virtù del quale al pubblico dipendente non era più riconosciuto un diritto soggettivo alla permanenza in servizio, prevedendo soltanto che l'istanza presentata andasse valutata discrezionalmente dall'amministrazione; la quale aveva facoltà di accoglierla solo in concreta presenza di specifici presupposti legati ai profili organizzativi generali dell'amministrazione medesima e alla situazione specifica del richiedente ("in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti ed in funzione dell'efficiente andamento dei servizi"). L''istituto del trattenimento in servizio aveva quindi di fatto assunto un carattere di eccezionalità in considerazione delle generali esigenze di contenimento della spesa pubblica che hanno ispirato e informato l'intero impianto normativo. Ed infine l eccezionalità del trattenimento in servizio doveva essere adeguatamente giustificata da oggettivi e concreti fatti organizzativi, tali da imporre il ricorso ad un tale particolare strumento derogando alle esigenze di risparmio perseguite dalla legge. La norma non trova applicazione retroattiva ma impone ai trattenimenti in servizio in essere la scadenza forzata del 31 ottobre 2014 e revoca quelli non ancora efficaci alla data di entrata in vigore del decreto. Nonostante ciò l abolizione dell istituto certamente non libererà una quantità significativa di posti di lavoro probabilmente lontana dai previsti Comunque anche 15 mila nuovi posti nella PA rappresentano lo 0,44% del personale pubblico, pertanto non potranno rivoluzionare, come vorrebbe questo governo, l appartato pubblico. Noi ricordiamo che l assunzione nel pubblico prevede un concorso ed il meccanismo concorsuale non assicura l assegnazione di questi ipotetici 15 mila posti ai giovani visto che ormai nel pubblico impiego vi è personale anziano da anni costretto nel limbo del precariato non solo a causa del continuo blocco del turn over ma anche perché assunto a tempo determinato, con contratti di formazione lavoro, con contratti interinali e L.S.U: e che rappresenta il 3,6% del personale e che verosimilmente si precipiterà, con qualche titolo in più, a partecipare ad eventuali concorsi pubblici.. In definitiva il ricambio generazionale nelle pubbliche amministrazioni è semplicemente una fantasia, poiché questo Governo, che esprime aspirazioni ma non avendo risorse da impiegare, non ha alcuna possibilità non solo di attuare ma neanche di avviare alcun avvicendamento. Oltretutto alla mancanza di risorse il Ministro Madia aggiunge una ulteriore limitazione quando dice che :«L operazione della staffetta generazionale nella Pa non vuole mettere in discussione gli equilibri realizzati con la riforma della previdenza attuata nel dicembre Garantirebbe da un lato una forte iniezione di indispensabile rinnovamento, dall altro un risparmio complessivo per le casse dello Stato, dato dalla differenza tra gli stipendi attualmente pagati e quelli dei neo assunti, al netto della spesa per le pensioni erogate in anticipo». Quindi non si tocca niente di tutto quello che sta portando la pubblica amministrazione all impossibilità di operare. Di fatto il blocco totale del turn over rimane, seppure con una limitata apertura temporale. 4

5 Ovviamente non possono mancare le eccezioni: per i magistrati ordinari esteso anche ai magistrati amministrativi e contabili il trattenimento in servizio resta ma comunque non può andare oltre al 31 dicembre Dobbiamo dare atto che l eccezione è scaturita dalle osservazioni mosse da parte degli uffici giuridici del Quirinale, concentrate soprattutto sull abolizione del trattenimento in servizio che, applicata ai magistrati, avrebbe di colpo abbassato da 75 a 70 anni l età del ritiro per i giudici lasciando scoperte posizioni di vertice nella macchina giudiziaria che già funziona poco e male. Il CSM aveva rimarcato che con il pensionamento di 445 i magistrati, che entro dicembre avrebbero supererato la soglia dei 70 anni la Cassazione rischiava il dimezzamento e sarebbero stati azzerati anche i vertici di molti tribunali e di importanti uffici giudiziari. Attualmente mancano dagli organici magistrati. Considerando che le procedure di nomina dei nuovi magistrati hanno una durata media di almeno tre anni e un tirocinio di 18 mesi il trattenimento in servizio certamente non sarà in grado di migliorare il sistema giustizia se non saranno coperti, nel più brve tempo possibile, i posti d organico vacanti. La quantità di processi penali pendenti ed i pronostici di congelamento dei ruoli dei processi civili sono una realtà che non può più essere ignorata. Nella classifica mondiale dell efficienza della giustizia l Italia si trova, fra 183 Paesi, al 158esimo posto dopo Gambia e Mongolia. Oltretutto in una fase di continue spending review non è da sottovalutare che la lentezza dei processi ha un costo, che nel civile viene stimato di 96 miliardi. Se, al posto dei continui tagli, si mettessero in atto gli strumenti adatti per azzerare l'arretrato civile si guadagnerebbe il 4,8% del Prodotto interno lordo. Altro che spending review. Allo stato attuale il nostro Paese risulta il settimo in Europa per numero di violazioni dei diritti umani, per lo più in riferimento alla estrema lentezza dei processi. Nei tribunali italiani giacciono, infatti più di 6 milioni di fascicoli relativi a procedimenti civili e 3,5 connessi a processi penali. Ci sembra che in merito il governo abbia dato un segnale d inizio di una riforma complessiva del sistema di giustizia italiano che inizia con l accelerazione delle procedure concorsuali (previste nel successivo articolo 2) e che dovrà estendersi ad una più efficace gestione dei tribunali, poiché non è più giustificabile che nel nostro Paese ci vogliano 1210 giorni in media per tutelare un contratto, mentre in Germania ne servono 394, nel Regno Unito 389 ed in Francia 331 giorni All inefficienza del sistema giustizia corrisponde inoltre una quota in termini di assistenza legale e spese processuali rispetto al valore della causa tra le più alte d'europa, pari al 30%, contro il 14,4% della Germania. Secondo la Commissione Europea lo Stato italiano spende per la Giustizia 70 euro per abitante, 12 in più di quanto spende la Francia. I suggerimenti del Quirinale su ulteriori eccezioni hanno portato il governo ad estendere il periodo di transizione anche ai militari i cui collocamenti in ausiliaria e i richiami in servizio si protrarranno fino al Infine, come rileva l Ufficio Studi della Camera dei Deputati, nel suo Dossier sul DL 90/2014, il comma 6 dispone l aumento degli obiettivi di risparmio attesi dalla spending review a decorrere dal 2015, previsti dalla legge di stabilità per il 2014 (ai commi , come modificati dall articolo 2 del D.L. n. 4/2014). In particolare, il comma 427, come novellato dall articolo 2, comma 1, lettera b), del D.L. 28 gennaio 2014, n. 4, prevede l adozione da parte delle amministrazioni pubbliche, sulla base delle attività svolte dal Commissario straordinario per la spending review, di una serie di misure di revisione della spesa, di ridimensionamento delle strutture e di ottimizzazione dell uso degli immobili atte ad assicurare una riduzione della spesa delle pubbliche amministrazioni non inferiore a 488,4 milioni di euro per l anno 2014, a 1.372,8 milioni di euro per l anno 2015, a 1.874,7 milioni di euro per gli anni 2016 e 2017, e a 1.186,7 milioni di euro a decorrere dall anno 2018, in termini di indebitamento netto 3[5]. Tali misure di risparmio, si ricorda, operano anche nei confronti degli enti territoriali; la quota di risparmi che tali enti sono tenuti ad assicurare alla finanza pubblica, nell ambito degli importi complessivi suindicati, è pari a complessivi 344 milioni di euro nel 2015 e a 688 milioni in ciascuno degli anni 2016 e 2017, come precisato dal successivo comma 429 della legge n. 147/

6 In particolare, la lettera a) del comma 6 in esame, novellando il citato comma 427, stabilisce che le economie di spesa da conseguirsi a partire dal 2015, sulla base delle attività svolte dal Commissario straordinario per la spending review, debbano essere non inferiori a milioni di euro per l anno 2015, a 1.988,1 milioni per l anno 2016, a 1.997,9 milioni per l anno 2017 e a 1.339,6 milioni di euro a decorrere dall anno Rispetto al testo del comma 427, pertanto, gli obiettivi finanziari assegnati all attività di razionalizzazione della spesa sono incrementati di 75,2 milioni nel 2015, 113,4 milioni nel 2016, 123,2 milioni per il 2017 e 152,9 milioni a decorrere dal La tabella che segue espone gli obiettivi complessivi assegnati alla spending review a seguito del succedersi degli interventi sopra richiamati. (milioni di euro) Gli obiettivi di risparmio della spending review Obiettivo di risparmi previsto dalla legge di stabilità 2014 Incremento dell obiettivo di risparmio ai sensi del D.L. n. 4/2014 Incremento dell obiettivo di risparmio ai sensi del D.L. n. 90/ ,6 8,3 11,3 11,3 0,5 0,8 0,6 0,6 0,6-0,07 0,1 0,1 0,1 Totale 0,5 4,47 9,0 12,0 12,0 Si rammenta che in data 19 novembre 2013 il Commissario straordinario per la spending review ha inviato alle Camere il programma di lavoro per l attività di revisione della spesa pubblica per il periodo novembre 2014-ottobre 2016 che, quanto agli obiettivi quantitativi, è finalizzato a perseguire i risparmi definiti dalla legge di stabilità 2014, vale a dire 3,6 miliardi nel 2015, 8,3 miliardi nel 2016 e 11,3 miliardi a decorrere dal Va peraltro ricordato che nel DEF 2014 vengono ulteriormente aumentati e per importi consistenti - gli obiettivi finanziari assegnati all attività di spending review, in quanto, dall analisi condotta in una prima fase, è emersa la possibilità di portare i risparmi fino a 4,5 miliardi nel 2014 e fino a 17 e 32 miliardi rispettivamente nel 2015 e In connessione ai maggiori obiettivi di risparmio imposti dal comma 427 come novellato dalla lettera a), la lettera b) del comma in esame provvede a modificare anche il comma 428 della legge di stabilità, al fine di aumentare anche la quota di risparmi che attiene al bilancio dello Stato a decorrere dal 2015, attraverso l aumento del complesso degli importi accantonati sugli stanziamenti rimodulabili del bilancio dello Stato, ivi previsto. In particolare, il comma 428 come anch esso novellato dall articolo 2, comma 1, lettera c), del D.L. 28 gennaio 2014, n. 4, dispone, nelle more della definizione degli interventi correttivi di spending review, la costituzione di accantonamenti indisponibili sulle dotazioni finanziarie iscritte a legislazione vigente delle spese rimodulabili 4[6] delle missioni di spesa di ciascun Ministero, come dettagliati nell allegato 3 alla legge n. 147/2013, negli importi complessivi di 710 milioni di euro per l anno 2014, 1.028,8 milioni di euro per l anno 2015, e di 1.186,7 milioni di euro a decorrere dall anno L accantonamento in questione ha una finalità prudenziale, atteso che il comma medesimo precisa che a seguito dell adozione degli interventi di riduzione della spesa di cui al comma 427, si provvederà a rendere disponibili le somme accantonate. Gli accantonamenti indisponibili sulle spese rimodulabili delle missioni di spesa di ciascun Ministero vengono ora stabiliti, a decorrere dal 2015, negli importi complessivi milioni di euro per l anno 2015, 1.300,1 milioni di euro per l anno 2016, 1.309,9 milioni per l anno 2017 e a 1.339,6 milioni a decorrere dall anno 2018, secondo quanto indicato nel nuovo Allegato 3 di seguito riportato, come sostituito dal decreto-legge in esame (lettera c): (milioni di euro) PROGRAMMA DI SPENDING REVIEW SOMME ACCANTONATE E RESE INDISPONIBILI 2018 e segg. MINISTERO DELL ECONOMIA E DELLE 355,7 523,6 448,4 504,5 511,9 FINANZE MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO 55,6 88,5 90,5 83,6 85,1 MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI 21,5 7,0 6,0 6,0 6,1 MINISTERO DELLA GIUSTIZIA 13,5 37,2 47,5 49,0 50,5 MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI 13,5 25,2 30,5 31,3 32,2 MINISTERO DELL INTERNO 30,9 58,9 66,2 68,0 70,0 6

7 MINISTERO DELL AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE 2,9 6,7 8,5 8,7 8,9 MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI 113,0 165,0 170,0 163,7 165,7 MINISTERO DELLA DIFESA 89,5 254,6 362,7 373,6 382,9 MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI 11,1 8,4 9,2 9,5 9,7 MINISTERO DELLA SALUTE 2,8 4,2 4,6 4,7 4,9 Totale 710, , , , ,6 Rispetto al testo del comma 428, la lettera b) del comma 6 in esame dispone, pertanto, nuovi accantonamenti sul bilancio dello Stato per 75,2 milioni nel 2015, 113,4 milioni nel 2016, 123,2 milioni per il 2017 e 152,9 milioni a decorrere dal Rimane ferma la previsione recata dal comma 428, per questo aspetto non modificato dalla disposizione in commento, in cui si stabilisce che da tali accantonamenti che come sopra si è detto hanno finalità prudenziale restano escluse (come già previsto dalla normativa originaria): le spese del Ministero per i beni e le attività culturali e del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca; le spese della Missione "Ricerca e innovazione ; gli stanziamenti relativi al Fondo per lo sviluppo e la coesione; gli stanziamenti per la realizzazione di opere e attività connesse al grande evento Expo Milano. Resta altresì ferma la possibilità, prevista dalla normativa originaria, per le amministrazioni di proporre variazioni compensative tra gli accantonamenti interessati, al fine di assicurare la necessaria flessibilità gestionale. Con riferimento agli oneri relativi all anno 2014, pari a 2,6 milioni di euro, la lettera d) del comma in esame vi provvede a valere sulle risorse del Fondo gestione istituti contrattuali lavoratori portuali in liquidazione, di cui all articolo 9, comma 8, del D.L. n. 457/1997. Art.2 (Incarichi direttivi ai magistrati) Il decreto interviene anche in materia di Attribuzione delle funzioni e passaggio da quelle giudicanti a quelle requirenti e viceversa ed in particolare per accelerare le assegnazioni di sede, il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle inquirenti, il conferimento delle funzioni semidirettive e direttive e l assegnazione al relativo ufficio dei magistrati che ancora non hanno conseguito la prima valutazione. Art.3 (Semplificazione e flessibilità nel turn over) Ricordiamo che il Governo, con la lettera Madia Renzi, aveva sottoposto all attenzione questo argomento nel punto 7) semplificazione e maggiore flessibilità delle regole sul turn over fermo restando il vincolo sulle risorse per tutte le amministrazioni Noi osservammo che questo tema assume particolare importanza sul piano sociale ed è strettamente connesso all istituto della mobilità volontaria ed obbligatoria. Tutti temi che presentano problematiche rese difficili dalla crisi del debito sovrano che ha spinto molti paesi ad una reformatio in peius del settore pubblico adottando misure straordinarie per ridurre la spesa delle pubbliche amministrazioni per contenere la crescita del deficit e del debito. In Grecia gli organici delle PA si assottigliano considerevolmente, in quanto dei dipendenti pubblici che andranno in pensione ne verrà sostituito solo uno su cinque e dal 2013 l età pensionabile per le donne passerà a 65 anni. 7

8 In Portogallo oltre al congelamento degli aumenti reali di tutte le retribuzioni del settore pubblico, gli stipendi di funzionari e manager saranno tagliati del 5%. Si punta inoltre a scoraggiare i pensionamenti precoci, elevando la penalizzazione per ogni anno di servizio in meno rispetto all età pensionabile dall attuale 4,5 fino al 6%. La Repubblica Ceca punta a ridurre l attuale deficit sotto il 3% entro il 2013, diminuendo del 10% gli stipendi del settore pubblico. Un taglio del 5% sarà applicato anche alle retribuzioni di giudici, avvocati e vertici politici In Romania il governo ha previsto il licenziamento di circa 60mila dipendenti del settore pubblico, in particolare le amministrazioni pubbliche locali (con ben 54mila posti di lavoro in meno) inoltre, gli stipendi pubblici hanno subìto un taglio del 25% a partire da giugno 2010, mentre le pensioni verranno decurtate del 15%. L obiettivo di medio termine è ottenere entro il 2015 una riduzione del peso totale delle retribuzioni pubbliche rispetto al Pil, dall attuale 9,4% al 7%, salvaguardando comunque i livelli retributivi in godimento grazie alla significativa riduzione del personale pubblico. La Gran Bretagna si propone il contenimento della spesa pubblica a 140 miliardi di sterline in 5 anni, con tagli previsti ai budget dei ministeri fino al 40%, Un simile restringimento delle risorse comporterà conseguenze pesanti in termini occupazionali, con oltre 600mila posti di lavoro a rischio (fino a un milione secondo le opposizioni, addirittura 1,3 secondo indiscrezioni della stampa). Chi resterà in servizio e ha uno stipendio superiore a 21mila sterline l anno avrà la busta paga congelata per due anni, cosa che secondo le analisi del governo sarà necessaria per rispettare i tetti di spesa evitando tagli ancora più drastici agli organici nel breve periodo. Secondo il Tesoro, rispetto agli attuali 5,53 milioni di pubblici dipendenti, nel ce ne saranno 4,92 milioni. Ma la cosa più importante è il progetto di riforma che il premier sintetizza nello slogan Big Society e che in pratica, significa passare direttamente ai cittadini e alle loro associazioni la responsabilità di gestione di una serie di servizi pubblici essenziali a livello locale ( che allo stato dei fatti presenta gravi problemi di programmazione delle attività a medio lungo termine). In Germania il governo mira a ridurre di circa 60 mld un deficit attualmente a quota 80 miliardi che poggia soprattutto su una massiccia riduzione delle spese connesse al welfare. Per le categorie dei Beamte, funzionari di carriera il cui rapporto di lavoro non è di tipo privatistico e le cui retribuzioni sono fissate per legge (ultimo adeguamento nel 2009), si prevede un taglio degli organici per 10-15mila posti da ottenere con il blocco del turnover, oltre a una riduzione dello stipendio pari al 2,5% più la conferma della decurtazione della tredicesima dal 30 al 15% dello stipendio mensile, che inizialmente era stata prevista come misura temporanea. In Francia Il piano adottato dal governo francese intende ottenere entro il 2013 risparmi di spesa per complessivi 95 miliardi di euro. Il primo passo è il congelamento delle spese pubbliche, bloccate in valore assoluto al livello 2010 fino a fine 2012, fatta eccezione per gli interessi sul debito e la spesa pensionistica. Un blocco parziale del turnover nel pubblico impiego faceva già parte della Revisione generale delle politiche pubbliche, che include anche una nuova articolazione del sistema dei servizi sul territorio e la mobilità dei funzionari pubblici (ovvero possibilità di ricollocazione in nuove mansioni e percorsi di carriera più compositi e differenziati). L obiettivo per il 2013 è 34mila dipendenti pubblici in meno l anno per tre anni, per un taglio complessivo di 100mila posti. Ogni due dipendenti pubblici che andranno in pensione solo uno verrà sostituito. In Spagna le misure che riguardano il settore pubblico comprendono una riduzione del 5% degli stipendi di tutti i pubblici dipendenti a partire già dal 1 giugno 2010 e congelamento per il Gli interventi, pur nella loro eterogeneità, mostrano molti tratti comuni relativamente alle misure adottate e al contempo la presenza di piani di medio periodo diretti a ridurre stabilmente il peso dell amministrazione pubblica e della spesa pubblica complessiva. Per concludere, l insieme degli interventi adottati pur avendo una caratteristica anticiclica e per certi versi congiunturale, ci collocano in una nuova fase storica per gli Stati del continente europeo volta a rivedere il rapporto tra intervento pubblico, economia e società. Non a caso il dibattito in corso sulla Big society, lanciato dal premier britannico Cameron e ripreso in molti altri paesi, mira a 8

9 declinare in maniera nuova il rapporto tra spesa pubblica e spesa privata, per superare l emergenza derivante dalle speculazioni finanziarie Se la congiuntura e l emergenza ha portato molti paesi ad adottare dei tagli lineari, le cause dell emergenza finanziaria ci dicono che occorre ben altro e questo ben altro passa da un ridisegno organico e funzionale della spesa pubblica in rapporto con la spesa privata. Tutto questo ci porta a ricordare che non siamo solo di fronte ad una crisi finanziaria, ma di fronte ad una crisi del modello europeo e ad un passaggio epocale che richiede un impegno nuovo e coraggioso da parte dei governi e delle parti sociali. Queste considerazioni trovano conferma nelle disposizioni relative al turn over che sostanzialmente sono in linea con la politica di riduzione (seppure attenuata nella sua drasticità) della spesa pubblica e dei servizi. Per l ennesima volta, si modificano sia il d.lgs.165/01 che la legge Fornero, il primo dopo tanti cambiamenti richiederebbe una riscrittura totale per renderlo leggibile. Le disposizioni di questo articolo dovrebbero obbligare dipendenti ad andare in pensione per favorire i giovani.. Per una riforma della Pubblica Amministrazione il cui obiettivo era il taglio degli sprechi si era partiti dai lavoro del commissario Cottarelli che - grande innovazione nel panorama degli attuali criteri di gestione aziendale - aveva ipotizzato, al 2016, 85 mila eccedenze tra il personale della pubblica amministrazione per un risparmio di tre miliardi di euro e poiché la «capienza da blocco completo del turnover» è di circa 90 mila dipendenti si ipotizzava l ulteriore utilizzo del turn over come una possibile soluzione. Questo in teoria perché, nella pratica, nel pubblico impiego, gli esuberi dipendono soprattutto da piani specifici di riforma e oltretutto ci sono problemi di applicazione ai singoli settori perché, ad esempio, nella scuola non ci sono esuberi ma molti pensionamenti. Inoltre il blocco del turnover causa aumento dell età media, altro problema che affligge la nostra PA. Le altre possibili ipotesi più o meno praticabili erano: i prepensionamenti con l eliminazione di posizioni, gli esoneri dal servizio (istituto introdotto nel 2008 ma abrogato a fine 2011), il collocamento in disponibilità del personale in esubero con riduzione della retribuzione, gli incentivi all uscita dal settore pubblico con finanziamenti una tantum, la riduzione dei servizi esternalizzati, il rafforzamento della mobilità obbligatoria per facilitare riassorbimento all interno della pubblica amministrazione. Il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia ha preso le distanze da un eventuale totale blocco del turn over - la spending review - perché non funzionale al piano di inserimento di tanti giovani. L articolo prevede assunzioni di personale a tempo indeterminato, per l anno 2014, nel limite di una spesa pari al 20% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell anno precedente, di cui il 40% nel 2015 aumentato al 60% nel 2016 all 80% nel 2017 e del 100% nel Il testo letterale recita: Le amministrazioni dello Stato, possono procedere, per l anno 2014, ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa pari al 20 per cento di quella relativa al personale di ruolo cessato nell anno precedente. La predetta facoltà di assumere è fissata nella misura del 40 per cento per l anno 2015, del 60 per cento per l anno 2016, dell 80 per cento per l anno 2017, del 100 per cento a decorrere dall anno 2018 In effetti - anche se non esplicitamente scritto a nostro avviso rimane il blocco del turn over e l apertura riguarda esclusivamente l anno in corso su dati del Insomma l operazione tesa a favorire il ricambio generazionale è costruita sempre su una logica di risparmio, perché rottamati i vecchi, si potranno assumere dei giovani, con contratto a tempo indeterminato, ma solo nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente, per il 2014, ad una spesa pari al 20% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell anno precedente. Detta percentuale sale per gi Enti di ricerca al 50% per il 2014 e e per Regioni e per gli Enti Locali al 60%.. 9

10 L innovazione sta nella base di calcolo che si riferisce solo al personale di ruolo ma viene rimossso il vincolo della percentuale di unità cessate nell anno precedente, il cosiddetto vincolo capitario.. Inoltre non è più previsto che prima di procedere a nuove assunzioni si debba verificare l impossibilità di coprire i posti vacanti facendo ricorso alla mobilità. Noi evidenziamo il dubbio interpretativo di questo primo comma dell art.3: il risparmio del 2014 riguarda l 80% della spesa 2013, ma non è detto chiaramente che i risparmi di spesa degli anni successivi siano relativi al singolo anno precedente (es sul 2014; 2016 sul 2015 e così via) e non siano invece relativi alla spesa iniziale, quella Infine a decorrere dall anno 2014 è consentito il cumulo delle risorse destinate alle assunzioni per un arco temporale non superiore a tre anni, nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile. Il Dipartimento della funzione pubblica e la Ragioneria generale dello Stato opereranno annualmente un monitoraggio sull andamento delle assunzioni e dei livelli occupazionali che si determinano per effetto delle suddette disposizioni. Nel caso in cui dal monitoraggio si rilevino incrementi di spesa che possono compromettere gli obiettivi e gli equilibri di finanza pubblica, con apposito decreto saranno adottate misure correttive volte a neutralizzare l incidenza del maturato economico del personale cessato nel calcolo delle economie da destinare alle assunzioni previste dal regime vigente. Gli enti dovranno continuare a rispettare i vincoli previsti dall articolo l, commi 557, 557-bis e 557- ter della legge 296/2006 (finanziaria 2007). A decorrere dal 2014 è consentito il cumulo delle risorse destinate alle assunzioni per un arco temporale non superiore a tre anni ( ), nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile. L articolo 76, comma 7, del d.l. 112/2008 è abrogato, pertanto, gli enti locali per effettuare nuove assunzioni non dovranno più verificare che l incidenza della spesa di personale rispetto a quella di parte corrente sia inferiore al 50%. Inoltre, non dovrà più essere considerata a tal fine la spesa degli organismi partecipati. Le Regioni e enti locali dovranno coordinare le politiche assunzionali dei soggetti di cui all articolo 18, comma 2-bis del citato d.l. 112/2008 (aziende speciali, le istituzioni e le società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo) al fine di garantire anche per i medesimi soggetti una graduale riduzione della percentuale tra spese di personale e spese correnti. Resta fermo il divieto di assunzioni a tempo determinato disposto per le province dall articolo 16, comma 9, del d.l. 95/2012. I limiti di cui al presente articolo non si applicano alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette ai fini della copertura delle quote d obbligo. Esemplificando la nostra interpretazione con riferimento alle spese 2013 e a percentuali di personale assumibile nel limite previsto negli anni a seguire fino al 2018, consideriamo un amministrazione in cui nel 2013 sono andati in pensione 400 dipendenti con retribuzione media di euro lordi per una spesa complessiva di di euro, le nuove assunzioni si calcoleranno e distribuiranno nel modo seguente:- anni Personale cessato 2013 Spesa totale stipendi Personale cessato 20% della spesa Personale cessato Stipendio annuo Personale neoassunto Ripartizione nuove assunzioni Totali Parziali per anno Percentuali annue assunzioni totale

11 Ovviamente legare il numero delle assunzioni al 20% della spesa totale di coloro che sono andati in pensione piuttosto che alle relative unità di personale consente l assunzione di un maggior numero di persone con un risparmio di spesa dell 80%. Secondo le vecchie disposizioni, sempre riferendoci all esempio in tabella, sarebbe stato possibile assumere solo 80 unità di personale. Se l interpretazione della norma fosse quella che viene concesso alle amministrazione di assumere dal 2014 al 2018 unità di personale nei limiti di una percentuale della spesa complessiva del personale andato in pensione nell anno precedente, ipotizzando che l uscita del personale dai ruoli resti costante, potremmo calcolare quanto segue. anni Personale cessato Anno precedente Spesa totale stipendi Personale cessato 20% della spesa Personale cessato Stipendio annuo Personale neoassunto Nuove assunzioni Percentuali annue assunzioni totale In tal caso, fermo restando il limite delle assunzioni nel 20% della spesa complessiva del personale andato in pensione, le nuove assunzioni arriverebbero al 31% circa del personale cessato, aprendo quindi, seppure parzialmente, il blocco totale del turn over e contenendo comunque la spesa per le nuove assunzioni al 20% annuo rispetto a quella complessiva del personale cessato nell anno precedente. Una ulteriore interpretazione dell articolo prevede: per le amministrazioni dello Stato i seguenti limiti di spesa alle nuove assunzioni a tempo indeterminato: anno 2014, pari al 20% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell anno precedente. anno 2015, pari al 40% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell anno precedente anno 2016, pari al 60% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell anno precedente anno 2017, pari all 80% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell anno precedente dall anno 2018 pari al 100% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell anno precedente. In tal caso: anni Personale cessato Anno precedente Spesa totale stipendi Personale cessato 20% della spesa Personale cessato Stipendio annuo Personale neoassunto Nuove assunzioni Percentuali annue assunzioni totale Per gli enti di ricerca, la cui spesa per il personale di ruolo del singolo ente non superi l 80% delle proprie entrate correnti complessive, come risultanti dal bilancio consuntivo dell anno precedente, possono procedere ad assunzioni di personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato nel rispetto dei seguenti limiti di spesa: anno 2014 e 2015, pari al 50% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell anno precedente. 11

12 anno 2016, pari al 60% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell anno precedente anno 2017 pari all 80% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell anno precedente dall anno 2018 pari al 100% di quella relativa al personale di ruolo cessato nell anno precedente. Dette assunzioni sono autorizzate con il decreto e le procedure di cui all articolo 35, comma 4, del d.lgs. 165/2001, previa richiesta delle amministrazioni interessate, predisposta sulla base della programmazione del fabbisogno, corredata da analitica dimostrazione delle cessazioni avvenute nell anno precedente e delle conseguenti economie e dall individuazione delle unità da assumere e dei correlati oneri. Ovviamente ci auguriamo che sia questa la giusta interpretazione della norma. Il comma 6 dispone la non applicazione dei limiti di assunzioni previsti dall articolo in esame alle assunzioni di personale appartenente alle categorie protette ai fini della copertura delle quote d obbligo confermando quindi precedenti norme. La L. 12 marzo 1999, n. 68, ha introdotto una nuova disciplina per il diritto al lavoro dei disabili che usufruiscono di uno speciale regime di collocamento obbligatorio, sempre che abbiano una seppur minima capacità lavorativa residua. Le principali categorie di lavoratori disabili coinvolti dal collocamento obbligatorio sono: gli invalidi civili in età lavorativa affetti da minorazioni fisiche o psichiche che comportino una riduzione della capacità lavorativa sopra il 45%; gli invalidi del lavoro che abbiano una riduzione della capacità lavorativa sopra il 33%; le persone non vedenti o sordomute; persone invalide di guerra, invalide civili di guerra e invalide per servizio con minorazioni ascritte dalla prima all'ottava categoria. I datori di lavoro, pubblici e privati, hanno l obbligo di impiegare un certo numero o una certa quota di lavoratori disabili (quote di riserva): per i datori di lavoro che occupano più di 50 dipendenti, il 7% della forza lavoro deve essere costituita da disabili; i datori che occupano da 36 a 50 dipendenti devono assumere almeno 2 disabili; i datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti devono assumere almeno un disabile; i datori di lavoro che occupano meno di 16 dipendenti sono invece esentati dal collocamento obbligatorio. L articolo 7, commi 6 e 7, del D.L. 101/2013 contiene disposizioni volte a favorire l ingresso nelle pubbliche amministrazioni dei lavoratori appartenenti alle categorie protette, imponendone l assunzione, nel rispetto delle quote e dei criteri di computo vigenti, anche in soprannumero ed in deroga ai divieti di assunzione posti in materia di contenimento dei costi di personale. Più precisamente, ha disposto che le amministrazioni pubbliche procedano alla rideterminazione del numero delle assunzioni obbligatorie nell ambito delle categorie protette sulla base delle quote e dei criteri di computo previsti dalla normativa vigente, tenendo conto, se necessario, della dotazione organica come rideterminata secondo la legislazione in vigore. Ciascuna amministrazione, eseguita la suddetta rideterminazione, ha quindi l obbligo di assumere un numero di lavoratori pari all'eventuale differenza tra il numero che risulta dal ricalcolo e quello attualmente esistente, anche in soprannumero ed in deroga ai divieti di assunzione posti in materia di contenimento dei costi di personale.. ART. 4 Mobilità obbligatoria e volontaria In linea generale, vengono dettate nuove disposizioni perché le amministrazioni possano ricoprire posti vacanti in organico mediante il passaggio diretto di dipendenti in servizio che facciano domanda di trasferimento presso altre amministrazioni. 12

13 Rileviamo anche un apertura alle assunzioni negli staff dei sindaci, contrastante, a nostro avviso, con la logica che sembra ispirare questo decreto. A meno che non si voglia intendere come una sorta di rivincita dell amministrazione periferica, vicina alla gente e più virtuosa su quella centrale. La mobilità volontaria non sarà più presupposto obbligatorio per l espletamento dei concorsi e le amministrazioni potranno coprire i posti vacanti chiedendo il trasferimento dei dipendenti di altri enti, sulla base di un avviso che predetermini i criteri. Ai fini dei trasferimenti obbligatori, costituiranno unica unità produttiva, ai sensi dell articolo 2103 del codice civile, le sedi delle amministrazioni collocate nel territorio del medesimo comune. In linea ordinaria, dunque, i trasferimenti avverranno in un ambito contenuto, ma, siccome costituiscono medesima unità produttiva anche le sedi collocate a non più di 50 chilometri dalla sede alla quale il dipendente pubblico è adibito alla prima assegnazione, il trasferimento può avvenire entro questi limiti. Qui emerge chiaramente l obiettivo principale della riforma del governo Renzi: cancellare i diritti dei lavoratori, ridurre ulteriormente ciò che resta del welfare e dei servizi e trasformare la Pubblica Amministrazione in sportello gratuito per le imprese, possibilmente accessibile on line. Il personale dovrà spostarsi secondo le necessità dell amministrazione senza alcun corrispettivo e nel frattempo le loro retribuzioni sono tornate al livello di 30 anni fa. A una riduzione dei diritti fa da contraltare una riduzione di fatto del potere di acquisto delle retribuzioni dei dipendenti pubblici. In effetti la mobilità obbligatoria prevede la possibilità di disporre il trasferimento di un lavoratore, anche in assenza di necessità oggettive, all interno dello stesso Comune oppure nell arco di 50 chilometri, anche in Amministrazioni diverse da quella di appartenenza. Inoltre, per evidenziare che nel merito si intende cancellata ogni forma di tutela sindacale viene rimarcato che è nullo qualsiasi accordo o contratto in contrasto con questa previsione. Infine anche l intenzione dichiarata di intervenire sulle norme per semplificarle è contraddetta dall ampliamento delle procedure previste dalla L.165/2001 che autorizzano le amministrazioni a ricoprire le vacanze d organico con passaggi diretti fra amministrazioni, (Le amministrazioni, fissando preventivamente i criteri di scelta, pubblicano sul proprio sito istituzionale, per un periodo pari almeno a trenta giorni, un bando in cui sono indicati i posti che intendono ricoprire attraverso passaggio diretto di personale di altre amministrazioni, con indicazione dei requisiti da possedere) ma non si interviene sul punto cruciale che ha di fatto reso inapplicabile questo articolo e cioè Il trasferimento è disposto previo consenso dell'amministrazione di appartenenza. Con ciò non intendiamo sostenere una totale eliminazione dell assenso dell amministrazione di appartenenza, ma riteniamo che bisogna necessariamente rimuovere i meccanismi ostativi finora riscontrati e soprattutto che si giunga una volta per tutte alla stabilizzazione normativa di questo benedetto articolo 30 che partito inizialmente in questi termini: Articolo 30 Passaggio diretto di personale tra amministrazioni diverse (Art.33 del d.lgs n.29 del 1993, come sostituito prima dall'art.13 del d.lgs n.470 del 1993 e poi dall'art.18 del d.lgs n.80 del 1998 e successivamente modificato dall'art.20, comma 2 della Legge n.488 del 1999) 1. Le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in organico mediante passaggio diretto di dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento. Il trasferimento e' disposto previo consenso dell'amministrazione di appartenenza. 2. I contratti collettivi nazionali possono definire le procedure e i criteri generali per l'attuazione di quanto previsto dal comma 1. Dopo 9 cambiamenti così risulta. 1. Le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in organico mediante passaggio diretto di dipendenti di cui all'articolo 2, comma 2, appartenenti a una qualifica corrispondente e in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento, previo assenso 13

14 dell'amministrazione di appartenenza. Le amministrazioni, fissando preventivamente i criteri di scelta, pubblicano sul proprio sito istituzionale, per un periodo pari almeno a trenta giorni, un bando in cui sono indicati i posti che intendono ricoprire attraverso passaggio diretto di personale di altre amministrazioni, con indicazione dei requisiti da possedere. In via sperimentale e in attesa dell'introduzione di nuove procedure per la determinazione dei fabbisogni standard di personale delle amministrazioni pubbliche, per il trasferimento tra le sedi centrali di differenti ministeri, agenzie ed enti pubblici non economici nazionali non e' richiesto l'assenso dell'amministrazione di appartenenza, la quale dispone il trasferimento entro due mesi dalla richiesta dell'amministrazione di destinazione, fatti salvi i termini per il preavviso e a condizione che l'amministrazione di destinazione abbia una percentuale di posti vacanti superiore all'amministrazione di appartenenza. Per agevolare le procedure di mobilita' la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica istituisce un portale finalizzato all'incontro tra la domanda e l'offerta di mobilita'. (COMMA NON PIU' PREVISTO DAL D.L. 24 GIUGNO 2014, N. 90)). 2. Nell'ambito dei rapporti di lavoro di cui all'articolo 2, comma 2, le sedi delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, collocate nel territorio dello stesso comune costituiscono medesima unita' produttiva ai sensi dell'articolo 2103 del codice civile. Parimenti costituiscono medesima unita' produttiva le sedi collocate a una distanza non superiore ai cinquanta chilometri dalla sede in cui il dipendente e' adibito. I dipendenti possono prestare attivita' lavorativa nella stessa amministrazione o, previo accordo tra le amministrazioni interessate, in altra nell'ambito dell'unita' produttiva come definita nel presente comma. Con decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, previa intesa, ove necessario, in sede di conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, possono essere fissati criteri per realizzare i processi di cui al presente comma, anche con passaggi diretti di personale tra amministrazioni senza preventivo accordo, per garantire l'esercizio delle funzioni istituzionali da parte delle amministrazioni che presentano carenze di organico Nei casi di cui ai commi 1 e 2 per i quali sia necessario un trasferimento di risorse, si applica il comma Sono nulli gli accordi, gli atti o le clausole dei contratti collettivi in contrasto con le disposizioni di cui ai commi 1 e Al fine di favorire i processi di cui ai commi 1 e 2, e' istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, un fondo destinato al miglioramento dell'allocazione del personale presso le pubbliche amministrazioni, con una dotazione di 15 milioni di euro per l'anno 2014 e di 30 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015, da attribuire alle amministrazioni destinatarie dei predetti processi. Al fondo confluiscono, altresi', le risorse corrispondenti al cinquanta per cento del trattamento economico spettante al personale trasferito mediante versamento all'entrata dello Stato da parte dell'amministrazione cedente e corrispondente riassegnazione al fondo ovvero mediante contestuale riduzione dei trasferimenti statali all'amministrazione cedente. I criteri di utilizzo e le modalita' di gestione-delle risorse del fondo sono stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. In sede di prima applicazione, nell'assegnazione delle risorse vengono prioritariamente valutate le richieste finalizzate all'ottimale funzionamento degli uffici giudiziari che presentino rilevanti carenze di personale. Le risorse sono assegnate alle amministrazioni di destinazione sino al momento di effettiva permanenza in servizio del personale oggetto delle procedure di cui ai commi 1 e Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 2.3, pari a 15 milioni di euro per l'anno 2014 e a 30 milioni di euro a decorrere dall'anno 2015, si provvede, quanto a 6 milioni di euro per l'anno 2014 e a 9 milioni di euro a decorrere dal 2015 mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 3, comma 97, della legge 24 14

15 dicembre 2007, n. 244, quanto a 9 milioni di euro a decorrere dal 2014 mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 14, del decreto-legge del 3 ottobre 2006, n. 262 convertito con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 e quanto a 12 milioni di euro a decorrere dal 2015 mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 527, della legge 27 dicembre 2006, n A decorrere dall'anno 2015, si provvede ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 31 dicembre 2009, n Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio per l'attuazione del presente articolo.)) 2-bis. Le amministrazioni, prima di procedere all'espletamento di procedure concorsuali, finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilita' di cui al comma 1, provvedendo, in via prioritaria, all'immissione in ruolo dei dipendenti, provenienti da altre amministrazioni, in posizione di comando o di fuori ruolo, appartenenti alla stessa area funzionale, che facciano domanda di trasferimento nei ruoli delle amministrazioni in cui prestano servizio. Il trasferimento e' disposto, nei limiti dei posti vacanti, con inquadramento nell'area funzionale e posizione economica corrispondente a quella posseduta presso le amministrazioni di provenienza; il trasferimento puo' essere disposto anche se la vacanza sia presente in area diversa da quella di inquadramento assicurando la necessaria neutralita' finanziaria.. 2-ter. L'immissione in ruolo di cui al comma 2-bis, limitatamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero degli affari esteri, in ragione della specifica professionalita' richiesta ai propri dipendenti, avviene previa valutazione comparativa dei titoli di servizio e di studio, posseduti dai dipendenti comandati o fuori ruolo al momento della presentazione della domanda di trasferimento, nei limiti dei posti effettivamente disponibili. 2-quater. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, per fronteggiare le situazioni di emergenza in atto, in ragione della specifica professionalita' richiesta ai propri dipendenti puo' procedere alla riserva di posti da destinare al personale assunto con ordinanza per le esigenze della Protezione civile e del servizio civile, nell'ambito delle procedure concorsuali di cui all'articolo 3, comma 59, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e all'articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2004, n quinquies. Salvo diversa previsione, a seguito dell'iscrizione nel ruolo dell'amministrazione di destinazione, al dipendente trasferito per mobilita' si applica esclusivamente il trattamento giuridico ed economico, compreso quello accessorio, previsto nei contratti collettivi vigenti nel comparto della stessa amministrazione. 2-sexies. Le pubbliche amministrazioni, per motivate esigenze organizzative, risultanti dai documenti di programmazione previsti all'articolo 6, possono utilizzare in assegnazione temporanea, con le modalita' previste dai rispettivi ordinamenti, personale di altre amministrazioni per un periodo non superiore a tre anni, fermo restando quanto gia' previsto da norme speciali sulla materia, nonche' il regime di spesa eventualmente previsto da tali norme e dal presente decreto.(52) (60) Noi riteniamo che la questione deve essere affrontata principalmente in punto di diritto, innanzitutto perché la mobilità è una «cessione del contratto» che può essere regolata dall'articolo 1406 del codice civile, considerata dalla dottrina come un negozio necessariamente trilaterale, nel quale il cedente può sostituire a sé un terzo, il cessionario, in un contratto a prestazioni corrispettive, purché l'altra parte, il ceduto, vi consenta. Nel caso dell'articolo 30, comma 1, del d.lgs 165/2001, modificato insieme al comma 2 dall art. 4 del dl 90/2014, il cedente è il lavoratore, cessionario è l'amministrazione verso la quale il lavoratore intende trasferirsi, ceduto è l'amministrazione dalla quale il lavoratore intende andar via. La obbligatorietà del consenso del ceduto discende non solo dalla disciplina generale dell'articolo 1406 del codice civile espressamente richiamata dall'articolo 30, comma 1, del dlgs 165/2001, ma 15

16 anche dalla lettera stessa di tale ultima norma, laddove essa prevede il parere favorevole del dirigente «cui il personale è o sarà assegnato», prevede la prestazione del consenso del dirigente presso il quale il personale «è» assegnato, cioè il consenso dell'amministrazione ceduta, da cui il lavoratore vuol andare via; nonché, ovviamente il parere del dirigente dell'amministrazione presso la quale il dipendente intende andare, il cessionario. Peraltro, il consenso obbligatorio e inderogabile del ceduto (l'amministrazione di provenienza) deve necessariamente essere espresso per iscritto, poiché il contratto di cessione deve assumere a sua volta la forma scritta, in base alla regola generale civilistica, secondo la quale i negozi modificativi debbono avere la medesima forma del negozio a cui si ricollegano: poiché i contratti di lavoro alle dipendenze della p.a. hanno obbligatoriamente forma scritta, anche il consenso deve rivestire tale forma. L eliminazione del previo assenso potrebbe quindi configurare la mobilità come un diritto potestativo del dipendente di cambiare a proprio piacimento il datore di lavoro. Tale interpretazione è disfunzionale al criterio che l istituto della mobilità deve obbedire e cioè la armonizzazione della distribuzione del personale sul territorio e fra amministrazioni dello Stato, ma nello stesso tempo le procedure interne rendono di fatto inaccessibile questa facoltà assegnata alle pubbliche amministrazioni. L attuale decreto del governo Renzi pur confermando il previo assenso dell amministrazione di appartenenza dispone in via sperimentale per il trasferimento tra sedi centrali di differenti ministeri, agenzie ed enti pubblici non economici nazionali non è richiesto l assenso dell amministrazione di appartenenza.. Il comma 2 dell art.30 del d.lgs 165/2001 prevedeva che I contratti collettivi nazionali possono definire le procedure e i criteri generali per l'attuazione di quanto previsto dal comma 1. è stato abolito perché i commi sostitutivi non prevedono questa possibilità. Viene poi abrogato l art. 1 c.29 del D.L. 13 agosto 2011 n.138 convertito L 14 settembre 2011 n.148 Recante: «Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo.» il quale prevedeva che I dipendenti delle amministrazioni su richiesta del datore di lavoro, sono tenuti ad effettuare la prestazione in luogo di lavoro e sede diversi sulla base di motivate esigenze, tecniche, organizzative e produttive con riferimento ai piani della performance o ai piani di razionalizzazione, secondo criteri ed ambiti regolati dalla contrattazione collettiva di comparto. Ciò significa che i dipendenti pubblici, da ora in poi, possono essere destinati a svolgere il loro lavoro in qualsiasi altra sede diversa senza alcuna motivata esigenza e in combinazione con l art.4 c.2 di questo decreto legge nell ambito dello stesso comune, che ovviamente interessa i comuni di grandi dimensioni, e per le realtà più piccole nell ambito di 50 chilometri. Quindi i limiti territoriali delle sedi delle amministrazioni pubbliche vengono portati a 50 chilometri e le sedi delle amministrazioni pubbliche collocate nello stesso comune costituiscono medesima unità produttiva ai sensi dell art.2103 cc. E, al fine di prevenire ogni contenzioso, il comma 2.2 prescrive Sono nulli gli accordi, gli atti o le clausole dei contratti collettivi in contrasto con le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 In poche righe è stato cancellato il principio sancito dalla legge n. 29 marzo 1983, n. 93 legge quadro sul pubblico impiego che riconosce il ruolo della contrattazione collettiva nella disciplina di quegli aspetti del pubblico impiego non soggetti alla riserva di legge o agli atti unilaterali di organizzazione della PA. Si interrompe quindi il primo vero e proprio processo riformatore iniziato con l emanazione delle legge 23 ottobre 1992 n. 421 e del d.lgs. 29/1993 e successive. modifiche, che estese le norme del diritto privato al rapporto di pubblico impiego spostando la relativa disciplina dall ambito amministrativo a quello privatistico e realizzò la diretta applicabilità della disciplina della contrattazione collettiva attribuendo al datore di lavoro pubblico degli stessi poteri di gestione del rapporto propri del datore di lavoro privato. Vi è infine un ulteriore aspetto che riteniamo utile richiamare ed è quello della giurisprudenza consolidata in materia le cui problematiche evidenziate rimangono comunque insolute. 16

17 La Corte dei Conti sezione di controllo del Veneto, nella delibera 162/2013 PAR evidenzia i dubbi interpretativi sul "rapporto che si instaura tra l'istituto della mobilità ex articolo 30 del D.Lgs. n. 165/2001 (mobilità volontaria ndr) e l'altro istituto della mobilità "per ricollocazione" previsto dall'articolo 34 bis del medesimo D.Lgs. n. 165/2001, norma che a sua volta va posta in stretta correlazione con la recente disposizione contenuta nell'articolo 2, comma 13 del decreto legge 6 luglio 2012 n. 95 convertito in legge 7 agosto 2012, n. 135". I motivi dell insuccesso della mobilità consistenti da una parte nella mancanza di incentivi dall altra nella riluttanza delle Pubbliche Amministrazioni ad accogliere nei propri organici personale proveniente da altre amministrazioni o enti rimangono salvo l applicazione sperimentale prevista dall art. 4 del decreto in esame. E da rimarcare che qualora si attivassero procedimenti adeguati e incentivanti che consentano la mobilità volontaria da una parte si potrebbero soddisfare le richieste dei dipendenti e, oltre all'ottimale distribuzione del personale, si otterrebbe una neutralità finanziaria della spesa di personale. Riteniamo utile che si faciliti la possibilità di accesso alla mobilità volontaria ma riteniamo che lo scambio di dipendenti pubblici fra dipartimenti della stessa amministrazione e tra amministrazioni diverse siccome deve avvenire sulla base di profili professionali simili non può prescindere da una contrattazione sindacale. Non si può non condividere l'obiettivo dichiarato dal Governo di operare interventi selettivi e strutturali al fine di migliorare la produttività della pubblica amministrazione ma bisogna anche garantire l'effettiva invarianza della quantità dei servizi e, prioritariamente con le procedure di mobilità volontaria, la salvaguardia dei livelli occupazionali, una migliore distribuzione ed un complessivo migliore grado di efficienza delle pubbliche amministrazioni. Concludendo bisogna fugare il timore che incombe sul pubblico impiego, derivante dall ipotesi di 85 mila esuberi individuati con la spending rewiew da cui deriverebbe una ridistribuzione forzata del personale o il licenziamento. Noi pensavamo che la maggior parte di questi esuberi potesse essere riassorbita con il prepensionamento in deroga alla riforma Fornero, consentendo al restante personale un passaggio volontario nelle amministrazioni che comunichino alla FP carenze di personale e solo dopo aver esaurita questa ulteriore fase il dipendente in esubero sarà ricollocato o nell impossibilità resterà in attesa per due anni con l 80% della retribuzione tabellare e pensionabile trascorsi i quali sarà licenziato. Vi sono degli aspetti legati alla mobilità che non possono essere semplicemente bypassati come il trattamento economico legato alla mobilità. Innanzitutto continuano a sussistere le indennità ad personam riconosciute ai dipendenti pubblici trasferiti da un ente all altro per mobilità volontaria e preordinate ad evitare la reformatio in peius del relativo trattamento economico ed inoltre sono riassorbibili dai miglioramenti contrattuali conseguiti presso la nuova amministrazione di destinazione o permangono in eterno al netto di questi miglioramenti Prima dell entrata in vigore della legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità 2014) gli artt. 202 del d.p.r. 3/1957 e 3, comma 57, della legge 537/93 consentivano la corresponsione, agli impiegati statali che si trasferissero in altra amministrazione statale, di un assegno ad personam, utile a pensione, non riassorbibile né rivalutabile, pari alla differenza tra lo stipendio tabellare/fondamentale già goduto presso l amministrazione di provenienza e quello di nuova destinazione. Poi, la contrattazione collettiva nazionale di lavoro aveva esteso tale corresponsione, nel senso della non riassorbibilità dagli incrementi economici di destinazione: obbligatoriamente, nei casi di trasferimento dai Ministeri all ANAS e agli enti locali; facoltativamente, negli altri casi; a discrezione, quindi, dell ente ricevente. L unico elemento d incertezza coinvolgeva esclusivamente la riassorbibilità o meno dell indennità, non ponendosi assolutamente in dubbio la debenza del riequilibrio economico di partenza tra un 17

18 ente e l altro, ai sensi dei principi generali sul divieto di reformatio in peius ovvero Il riconoscimento di un assegno ad personam, destinato a compensare la perdita di retribuzione subita a causa del trasferimento, è infatti una misura imposta in ogni caso dal principio dell irriducibilità della retribuzione, mentre cosa diversa è la pretesa della non assorbibilità dell assegno, rispetto alla quale occorre individuare una precisa norma, contrattuale o legale, che derogando al principio generale dell assorbibilità, riconosca il diritto al mantenimento dell assegno 5. Già con la legge 28 novembre 2005, n. 246 era stato introdotta in nuce una norma che poteva minare il principio del divieto di reformatio in pejus, precisamente il comma 2-quinquies dell art. 30 del d.lgs. 165/2001. Tale norma dispone: Salvo diversa previsione, a seguito dell iscrizione nel ruolo dell amministrazione di destinazione, al dipendente trasferito per mobilità si applica esclusivamente il trattamento giuridico ed economico, compreso quello accessorio, previsto nei contratti collettivi vigenti nel comparto della stessa amministrazione. Sulla portata precettiva di tale norma, soprattutto nei confronti degli enti locali, vi sono state diverse posizioni. La Ragioneria generale dello Stato, ha ritenuto che la disposizione in commento escludesse già la possibilità di riconoscere un trattamento perequativo, nemmeno di tipo riassorbibile, al personale transitato per mobilità congiunta 6. Con la legge di stabilità 2014 il legislatore completa il quadro eliminando le norme che concretizzano la diversa previsione. Il comma 458 del suo articolo unico ha, in effetti, abrogato tout court gli esiziali artt. 202 e 3, comma 57 travolgendo ogni cosa, anche il divieto di reformatio in peius? La primissima applicazione giurisprudenziale delle innovazioni cassatorie contenute nella legge 147/2013, risulta essere molto prudente, se non addirittura vanificatoria delle intervenute abrogazioni. Art.5 (Assegnazione di nuove mansioni) L articolo porta aggiunte e cambiamenti all art. 34 del dl 165/2001 che alla fine così risulta ( in grassetto le aggiunte, barrate le abrogazioni o sostituzioni: Articolo 34 Gestione del personale in disponibilità (Art.35 bis del d.lgs n. 29 del 1993 aggiunto dall'art. 21 del d.lgs n. 80 del 1998) 1. Il personale in disponibilità è iscritto in appositi elenchi secondo l'ordine cronologico di sospensione del relativo rapporto di lavoro. (1) 2. Per le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo e per gli enti pubblici non economici nazionali, il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri forma e gestisce l' elenco, avvalendosi anche, ai fini della riqualificazione professionale del personale e della sua ricollocazione in altre amministrazioni, della collaborazione delle strutture regionali e provinciali di cui al decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469 e realizzando opportune forme di coordinamento con l' elenco di cui al comma Per le altre amministrazioni, l' elenco è tenuto dalle strutture regionali e provinciali di cui al decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469 e successive modificazioni ed integrazioni, alle quali 5 Corte di Appello di Brescia, sezione lavoro, sentenza 28 marzo 2013, n. 160; Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 16 aprile 2012, n. 5959; Tribunale di Bergamo (in funzione di giudice del lavoro), sentenza n. 674/2011; CCNL comparto Regioni ed autonomie locali del 22 gennaio 2004, dichiarazione congiunta n. 24; CCNL comparto Regioni ed autonomie locali del 18 dicembre 2003, punti nn. 1 e 2; CCNL comparto Regioni ed autonomie locali del 5 ottobre 2001, artt Ragioneria generale dello Stato, note nn del 21 febbraio 2014 e del 12 marzo 2014, in risposta a quesiti fatti dal Comune di Rende 18

19 sono affidati i compiti di riqualificazione professionale e ricollocazione presso altre amministrazioni del personale. Le leggi regionali previste dal decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469 nel provvedere all'organizzazione del sistema regionale per l' impiego, si adeguano ai principi di cui al comma 2. 3bis. Gli elenchi di cui ai commi 2 e 3 sono pubblicati sul sito istituzionale delle amministrazioni competenti 4. Il personale in disponibilità iscritto negli appositi elenchi ha diritto all'indennità di cui all'articolo 33, comma 8, per la durata massima ivi prevista. La spesa relativa grava sul bilancio dell'amministrazione di appartenenza sino al trasferimento ad altra amministrazione, ovvero al raggiungimento del periodo massimo di fruizione dell'indennità di cui al medesimo comma 8. Il rapporto di lavoro si intende definitivamente risolto a tale data, fermo restando quanto previsto nell articolo 33. Gli oneri sociali relativi alla retribuzione goduta al momento del collocamento in disponibilità sono corrisposti dall'amministrazione di appartenenza all'ente previdenziale di riferimento per tutto il periodo della disponibilità. Nei sei mesi anteriori alla data di scadenza del termine di cui all articolo 33, comma 8, il personale in disponibilità può presentare, alle amministrazioni di cui ai commi 2 e 3, istanza di ricollocazione, in deroga all articolo 2103 del codice civile, nell ambito dei posti vacanti in organico, anche in una qualifica inferiore o in posizione economica inferiore della stessa o di inferiore area o categoria, al fine di ampliare le occasioni di ricollocazione. In tal caso la ricollocazione non può avvenire prima dei trenta giorni anteriori alla data di scadenza del termine di cui all articolo 33 comma 8: 5. I contratti collettivi nazionali possono riservare appositi fondi per la riqualificazione professionale del personale trasferito ai sensi dell'articolo 33 o collocato in disponibilità e per favorire forme di incentivazione alla ricollocazione del personale, in particolare mediante mobilità volontaria. 6. Nell'ambito della programmazione triennale del personale di cui all'articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni ed integrazioni, le nuove assunzioni sono subordinate alla verificata impossibilità di ricollocare il personale in disponibilità iscritto nell'apposito elenco. 6. Nell'ambito della programmazione triennale del personale di cui all'articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449 e successive modificazioni ed integrazioni, l avvio di procedure concorsuali e le nuove assunzioni, a tempo determinato o indeterminato per un periodo superiore a dodici mesi, sono subordinate alla verificata impossibilità di ricollocare il personale in disponibilità iscritto nell'apposito elenco. I dipendenti iscritti negli elenchi di cui al presente articolo possono essere assegnati, nell ambito dei posti vacanti in organico, in posizione di comando presso amministrazioni che ne facciano richiesta o previa ricognizione della disponibilità effettuata dal Dipartimento della funzione pubblica ai sensi dell articolo 34-bis, comma 5-bis. Gli stessi dipendenti possono, altresì, avvalersi della disposizione di cui all articolo 23-bis. Durante il periodo in cui i dipendenti sono utilizzati con rapporto di lavoro a tempo determinato o in posizione di comando presso altre amministrazioni pubbliche o si avvalgono dell articolo 23-bis il termine di cui all articolo 33 comma 8 resta sospeso e l onere retributivo è a carico dall amministrazione o dell ente che utilizza il dipendente.. In definitiva si delineano due distinti strumenti per gestire i dipendenti pubblici che risulteranno in esubero e che saranno collocati in disponibilità. Il primo è la mobilità obbligatoria entro i 50 chilometri. Il secondo è quello che tecnicamente si chiama «demansionamento» e che è eufemisticamente indicato come «assegnazione di nuove mansioni». Il testo recita che «il personale in disponibilità può presentare (...) istanza di ricollocazione, in deroga all'articolo 2103 del codice civile, nell'ambito dei posti vacanti in organico, anche in una qualifica inferiore o posizione economica inferiore della stessa, o di inferiore area o categoria, al fine di ampliare le occasioni di ricollocazione». I lavoratori della Pubblica amministrazione 19

20 potranno quindi decidere sotto ricatto di licenziamento - di accettare mansioni e stipendi più bassi di quelli percepiti fino a quel momento, anche con trasferimenti da un'amministrazione ad un'altra. Tale norma testimonia l imbarbarimento dilagante che si riscontra con l attuazione e la messa in atto dei principi ideologici dell iperliberismo mainstream. Nel processo di unificazione fra lavoro pubblico e privato l'equivalenza delle mansioni è sempre stato uno degli elementi di più forte separazione, a causa della diversità di fonte e di disciplina giuridica nonché di determinazioni della contrattazione collettiva. Finora il cuore pulsante delle varie riforme del pubblico impiego era costituito dalla promozione e valorizzazione delle capacità professionali del dipendente pubblico verso una tutela effettiva della professionalità del lavoratore. Ciò ha dato vita ad un sistema di disciplina che, insieme alla contrattazione collettiva di competenza, ha finora rappresentato l'unico referente per ogni questione concernente le mansioni, l'inquadramento e la professionalità del lavoratore con la formale esclusione dell'applicabilità dell' art c.c. (art. 13 St. Lav.) ed il sostanziale recepimento di solo alcuni dei principi, in quest'ultimo. Finora le problematiche relative all attribuzione di mansioni riguardava sostanzialmente lo «svolgimento di mansioni superiori», intendendosi per tale il conferimento di compiti propri di determinate mansioni in misura prevalente sotto il profilo qualitativo, quantitativo e temporale. In tal modo veniva garantita sia la tutela del dipendente a non veder oltremodo utilizzata la propria professionalità in nome di incerte, superiori esigenze delle amministrazioni, sia quella di queste ultime a ricorrere alle risorse interne ogni qual volta se ne presenti un'eccezionale e temporanea necessità. L attuale norma scardina del tutto ogni fondamento giuridico dei diritti del lavoratore che a nostro avviso sono censurabili non solo moralmente ma anche giuridicamente perché a meno che non si dica chiaramente che è stato ripristinato il DPR 29 dicembre 1973, n la fonte contrattuale era e rimane sovrana in materia di livelli di inquadramento ed inoltre alcune recenti sentenze hanno ammesso che la violazione da parte della P.A., dell'obbligo di adibire il dipendente alle mansioni per le quali è stato assunto o alle mansioni considerate equivalenti debba essere accertata verificando se le nuove mansioni consentano di valorizzare o meno il patrimonio professionale effettivamente posseduto dal lavoratore. Eventualitài in questo caso indimostrabile ed inesistente. Nel merito e concludendo le note a questo non aggettivabile articolo vogliamo ricordare una sentenza della Corte di Cassazione (Cassazione civile, SS.UU., sentenza n 4063) riguardante un dipendente che, a seguito di una riorganizzazione degli uffici territoriali, veniva costretto a un periodo di inattività e allo svolgimento di mansioni inferiori fino al pensionamento. Questi aveva anche chiesto il risarcimento del danno da mobbing in conseguenza del successivo demansionamento. La Corte, dopo aver chiarito che il demansionamento professionale si configura non solo quando un lavoratore viene adibito a una mansione inferiore, ma anche, come nel caso di specie, quando è sottoposto a un periodo di inattività prolungato ed ingiustificato (demansionamento omissivo), ha ritenuto risarcibile il danno conseguenza, derivante da demansionamento, collegato con l art c.c.; specificatamente nella disciplina del rapporto di lavoro, ove numerose disposizioni assicurano una tutela rafforzata alla persona del lavoratore con il riconoscimento di diritti oggetto di tutela costituzionale, il danno non patrimoniale è configurabile ogni qual volta la condotta illecita del datore di lavoro abbia violato, in modo grave, tali diritti: questi, non essendo regolati ex ante da norme di legge, per essere suscettibili di tutela risarcitoria dovranno essere individuati, caso per caso, dal giudice del merito, il quale, senza duplicare il risarcimento (con l'attribuzione di nomi diversi a pregiudizi identici), dovrà discriminare i meri pregiudizi - concretizzatisi in disagi o lesioni di interessi privi di qualsiasi consistenza e gravità, come tali non risarcibili - dai danni che vanno risarciti. Demansionamento e mobbing si muovono nella medesima direzione, volta a mortificare il dipendente, così vulnerando direttamente l art c.c. La responsabilità da violazione dell art c.c. è qualificabile come contrattuale anche se non sussiste contrattualmente un obbligo di 20

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