COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA

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1 SENATO DELLA REPUBBLICA CAMERA DEI DEPUTATI XIII LEGISLATURA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUL TERRORISMO IN ITALIA E SULLE CAUSE DELLA MANCATA INDIVIDUAZIONE DEI RESPONSABILI DELLE STRAGI 76ë RESOCONTO STENOGRAFICO della SEDUTA DI MARTEDIÁ 9 GENNAIO 2001 Presidenza del Presidente PELLEGRINO TIPOGRAFIA DEL SENATO (800)

2 Senato della Repubblica ± 3522 ± INDICE PRESIDENTE..... Pag. 3523, 3528, 3529 e passim BIELLI (Dem. di Sin.-l'Ulivo), deputato , 3551, 3552 e passim DE LUCA Athos (Verdi-l'Ulivo), senatore 3530, , 3533 e passim FRAGALAÁ (AN), deputato , 3541, 3544 e passim MANCA (Forza Italia), senatore , 3528, 3529 e passim MANTICA (AN), senatore , 3557, 3558 e passim MAROTTA (Forza Italia), deputato , 3535, 3536 e passim PIREDDA (CCD), senatore. 3538, , 3540 e passim RUZZANTE (DSU), deputato , 3567 TARADASH (Misto-PSRL), deputato , 3540, 3548 e passim

3 Senato della Repubblica ± 3523 ± 76ã SEDUTA MartedõÁ 9 Gennaio 2001 Presidenza del presidente PELLEGRINO La seduta ha inizio alle ore 19,20. PRESIDENTE. Dichiaro aperta la seduta. Invito l'onorevole FragalaÁ a dare lettura del processo verbale della seduta precedente. FRAGALAÁ, segretario f.f., daá lettura del processo verbale della seduta del 12 dicembre PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato. COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE PRESIDENTE. Comunico che, dopo l'ultima seduta, sono pervenuti alcuni documenti il cui elenco eá in distribuzione e che la Commissione acquisisce formalmente agli atti dell'inchiesta. Informo inoltre che i senatori Vincenzo Ruggero Manca, Marco Toniolli, Cosimo Ventucci e i deputati Antonio Leone, Raffaele Marotta e Enrico Nan hanno presentato un elaborato dal titolo «Il terrorismo e le stragi impunite in Italia». DISCUSSIONE SULLE NUOVE EMERGENZE DEL TERRORISMO E DETERMINAZIONI PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Discussione sulle nuove emergenze del terrorismo e determinazioni». Come risulta anche dal processo verbale appena approvato, in chiusura dell'ultima seduta della Commissione mi sembroá giusto lanciare un allarme nel ricordare piazza Fontana. Dissi che nel Paese stava salendo una pericolosa tensione, che gli episodi di Nizza erano allarmanti, gli episodi avvenuti in una sede di Comunione e Liberazione a Milano erano al-

4 Senato della Repubblica ± 3524 ± larmanti, che il riemergere di Forza Nuova era altrettanto allarmante. A queste parole si unõá l'intervento del collega Bielli che stigmatizzoá l'episodio dell'irruzione nella sede di Comunione e Liberazione. Risulta dal verbale approvato che richiamoá anche la necessitaá che la Commissione monitorasse costantemente questi fenomeni di violenza sociale, ma con matrice politica. Come diceva un grande giornalista sportivo che purtroppo non c'eá piuá, i pronostici non li sbaglia soltanto chi non li fa. PeroÁ, a volte ci sono situazioni nella vita in cui uno spera di aver fatto una previsione sbagliata. Purtroppo questo non eá stato il caso, percheâ dopo la nostra ultima seduta ci sono stati gli ultimi fatti eclatanti: la bomba inesplosa rivendicata da anarco-insurrezionalisti al Duomo di Milano e subito dopo la bomba che a Roma eá esplosa nella sede del «Manifesto». Dopo questi episodi ho avuto richieste di convocazione della Commissione, tra gli altri da parte dell'onorevole FragalaÁ. Eravamo peroá alla vigilia di Natale e mi sembrava che l'urgenza non fosse tale da giustificare una riunione in quel momento. PeroÁ, subito dopo, il giorno 27, ho fatto un giro di telefonate e ho registrato l'indirizzo quasi generale da parte dell'ufficio di Presidenza di non fissare questa riunione se non alla ripresa dei lavori dopo le ferie natalizie, cosa che abbiamo fatto. PeroÁ, a seduta giaá fissata eá intervenuta questa nuova minaccia di attentato all'ambasciata USA e poi un nuovo volantino delle BR alla base di Aviano. In mezzo ci sono stati episodi di tensione a matrice politica durante la visita di Haider a Roma. Penso che ci troviamo di fronte a due fenomeni che si intrecciano e che dovremmo fare lo sforzo di tenere distinti. La vicenda recente del minacciato attentato all'ambasciata USA e quindi dell'evacuazione dell'ambasciata (piuá che della chiusura, percheâ l'ambasciatore USA non ha mai abbandonato l'italia), ci riporta ad uno scenario mondiale. Ne abbiamo giaá fatta una analisi nella relazione che la Commissione ha approvato subito dopo l'omicidio D'Antona. Ricorderete come in quell'occasione riprendemmo spunti che erano pervenuti dall'audizione del prefetto Ferrigno: il mondo eá diventato piccolo, le frontiere sono diventate labili, non c'eá paese che oggi possa dirsi al sicuro da fiammate terroristiche che nascono da tensioni che si generano all'esterno delle frontiere nazionali; attentati terroristici che possono trovare basi in paesi diversi e poi svilupparsi in un terzo paese; il prefetto Ferrigno ci ricordoá che attentati a matrice islamica avvenuti in Francia avevano avuto in Italia la base logistica; la nostra riflessione fu che ci saremmo potuti trovare a parti invertite, con attentati contro obiettivi americani in Italia con base logistica in altri paesi europei, e peroá con matrice nell'islamismo. Soprattutto le grandi cittaá sono abbastanza indifese di fronte ai fenomeni di questo genere, percheâ il carattere multietnico degli aggregati sociali della grande cittaá finisce per essere una possibile cortina protettiva per terrorismi che vengono dall'estero. Se quello sopra descritto eá uno scenario mondiale, gli altri episodi ci rimandano ad una specificitaá nazionale. Dovremmo prendere atto che un passato che ritenevamo alle spalle, in qualche modo passato in giudicato,

5 Senato della Repubblica ± 3525 ± ha invece lasciato braci che covavano sotto la cenere della pacificazione degli anni Novanta. CioÁ che si sta riattivando, non nei termini degli anni Settanta percheâ non esistono neâ le condizioni politiche interne neâ quelle internazionali, eá uno scenario di dimensioni indubbiamente minori, ma in qualche modo vicende di quel periodo si stanno replicando in una spirale di violenza a matrice politica, che si eá indubbiamente riattivata. Non penso di violare un segreto se dico che il giorno prima dell'attentato al «Manifesto» mi sono recato a Palazzo Chigi e ho chiesto un incontro con il presidente Amato, al quale ho detto che temevo nuovi attentati, questa volta in particolare con matrice di destra estrema. Le ragioni della previsione erano facili: c'erano state irruzioni in sedi di Comunione e Liberazione e in Roma in sedi di Forza Nuova; centri sociali e destra radicale si erano picchiati a Roma durante la visita di Haider; c'era stata la bomba con rivendicazione anarco-insurrezionalista, per fortuna non esplosa, a Milano; era facile prevedere che ci sarebbe stata una risposta dall'altra parte. La veritaá eá che non riusciamo ad interrompere questa spirale. Non penso che possa interrompersi con una generale criminalizzazione: avrete registrato la mia perplessitaá di fronte all'ipotesi di scioglimento di Forza Nuova, per la quale a mio avviso non sussistono le condizioni giuridiche. Ricorderete del resto che Taviani ha riconosciuto di aver fatto una forzatura con lo scioglimento di Ordine Nuovo, atteso che un giudicato non si era ancora formato. CioÁ malgrado, in quell'occasione, ritenne giusto procedere allo scioglimento. Ci disse peroá anche che Moro era contrario; e ragionando noi abbiamo pensato che Moro si ponesse il problema che, sciolto Ordine Nuovo, gli ordinovisti non venivano eliminati dalla vicenda nazionale: restavano gli ordinovisti. Oggi, Taviani, nelle ultime dichiarazioni ad un ufficiale di polizia giudiziaria, che abbiamo acquisito, ha causalizzato gli attentati del 1974, quello di Brescia e quello del treno «Italicus», affermando che gli stessi furono compiuti, a suo modo di vedere, da schegge impazzite di Ordine Nuovo, che, a seguito dello scioglimento e avendo visto interrotto un rapporto che avevano prima con gli apparati istituzionali, reagirono in quel modo. Analogamente non sono del parere che giovi criminalizzare indiscriminatamente le comunitaá dei centri sociali; allo stesso modo non penso che sarebbe giusto oggi un provvedimento di scioglimento di Forza Nuova: spingeremmo ancora di piuá, non tutte le organizzazioni, ovviamente, ma pezzi di quelle organizzazioni, in situazioni di estremismo e di eventuale clandestinitaá. Detto questo, noi dovremmo interrogarci pure sul percheâ questo sta avvenendo: percheâ questa incapacitaá nazionale di chiudere con quel passato? Spesso l'italia sembra l'unico Paese europeo in cui la guerra fredda non eá finita; e una serie di fantasmi, secondo me, ritorna anche per questo. Penso che in questo ± voglio dirlo con chiarezza alla Commissione ± come Commissione abbiamo una piccolissima parte di responsabilitaá. La difficoltaá che stiamo incontrando nel trovare sulla valutazione del passato quel ragionevole accordo che abbiamo trovato, per esempio, nel giudicare

6 Senato della Repubblica ± 3526 ± il presente dopo l'omicidio D'Antona, a mio avviso non eá un buon contributo a una chiusura dei conti con gli anni di piombo. Ovviamente non basterebbe questo tipo di risposta politica, occorre attivare una serie di risposte istituzionali. La mia valutazione eá che le analisi sono compiute con grande precisione, non c'eá niente che ci sorprende in cioá che sta avvenendo. La componente anarco-insurrezionalista ci fu sottolineata da Ferrigno e poi da tutti i rapporti che abbiamo ricevuto. Andrea Insabato corrisponde a un identikit preciso: la sua vecchia militanza in Terza Posizione, il suo estremismo religioso, la sua contiguitaá a fasce estreme del tifo sportivo. Tutte queste cose ci sono state dette e risultano dai documenti e dalle analisi che abbiamo acquisito. Nell'attivitaÁ di prevenzione e repressione di questi episodi criminali, peroá, si continua a registrare un deficit. La mia impressione eá che su D'Antona siamo ancora al punto di partenza, cioeá ad analisi come quelle che facemmo nell'immediatezza del delitto. Probabilmente di cioá c'eá una serie di cause. Una serie di professionalitaá che erano all'interno della polizia e dei carabinieri specializzate nel contrasto al terrorismo sono venute meno con il passare del tempo, direi quasi naturalmente: gente che eá andata in pensione o eá passata ad altri incarichi percheâ ha fatto carriera. La stessa magistratura sta tardando nel ritrovare moduli operativi idonei a contrastare il crimine di matrice politica, percheâ le modalitaá operative che si usano contro la criminalitaá organizzata possono non funzionare, non essere altrettanto valide nel contrastare la criminalitaá di matrice politica. Penso che su questo possiamo fare solo delle analisi, dare consigli, fare valutazioni. La cosa migliore che potremmo fare ± continuo a dirlo ± eá cercare di arrivare a chiudere l'esperienza di questa Commissione con una relazione possibilmente approvata a larga maggioranza. A cioá ho cercato di dare un ultimo contributo: siccome nell'ultimo Ufficio di Presidenza avevamo deciso che per facilitare il dibattito i nostri consulenti sarebbero stati incaricati di redigere delle sintesi dei vari documenti, e siccome il collega Taradash, che ringrazio, aveva chiesto che la mia lunga intervista pubblicata da Einaudi costituisse uno dei documenti della discussione, dissi che anche io avrei fatto una sintesi di quello che a mio avviso potrebbe essere uno scheletro di relazione condivisa. A questo ho dedicato le ferie natalizie e ciascuno di voi ha ricevuto o riceveraá una lettera con cui accompagno il documento. Non so cosa avverraá, naturalmente dipende dal lavoro comune. Certo, quanto piuá ci allontaniamo dall'obiettivo di chiudere con una relazione che spieghi al Paese ± e la spiegazione avrebbe senso soltanto se la relazione venisse approvata, non dico all'unanimitaá, ma a larga maggioranza, altrimenti resterebbe di parte, non sarebbe una «chiusura» con quel difficile passato ± tanto piuá urgente diventa un altro compito che abbiamo in chiusura di legislatura, cioeá non vanificare l'enorme lavoro che abbiamo fatto. Penso che abbiamo fatto un ottimo ed enorme lavoro di approfondimento e di analisi, per cui dovremmo lasciare al Paese almeno la possibilitaá di una consultazione, la piuá ampia possibile, di tutto il materiale che

7 Senato della Repubblica ± 3527 ± abbiamo prodotto. E allora, la decisione relativa alla pubblicazione degli atti, a mio avviso rappresenta un dovere che abbiamo nei confronti del Paese. Dico un'ultima cosa, anche percheâ eá presente il collega De Luca, che su questo aspetto ha dissentito da alcune mie dichiarazioni. L'aspetto nazionale del fenomeno e l'aspetto internazionale di cui parlavo prima, si incrociano e a loro volta potrebbero reciprocamente virulentarsi. Le Brigate rosse, inizialmente individuarono come target un bersaglio che in realtaá non esisteva, lo Stato imperialista delle multinazionali: un errore teorico grave, percheâ in realtaá le multinazionali hanno messo in crisi la statualitaá; peroá le multinazionali esistevano. Oggi, nel documento rivendicativo dell'omicidio D'Antona il target eá un altro, la borghesia imperialista: un altro errore storico, percheâ la societaá che eá nata dalla complessitaá in realtaá eá una societaá che supera la divisione in classi. Oggi anche le borghesie, i ceti medi conoscono nella complessitaá situazioni di marginalitaá, di esclusione; si caricano quindi le sacche di violenza, anche intellettuale. La mia preoccupazione eá che il target possa essere individuato nella globalizzazione, cioeá nella modernitaá in seâ. Non voglio criminalizzare nessuno, non faccio valutazioni: personalmente non amo la modernitaá e mi augurerei un mondo privo di tanti difetti del mondo attuale. Il processo di modernizzazione eá tale che non potraá essere il terrorismo a sconfiggerlo: penso che la modernitaá possa essere soltanto governata e dobbiamo inventare modi migliori per governarla. Ma vi eá il pericolo che si determini un collegamento tra diverse matrici terroristiche che individuino l'obiettivo comune nella globalizzazione. CioÁ renderebbe sicuramente quei fenomeni eversivi, specialmente in un paese come l'italia, piuá pericolosi di quanto non siano attualmente. Non faccio valutazioni: faccio analisi e descrivo fenomeni. La proposta che avanzo eá di fare in questo mese alcune audizioni mirate, che possano meglio informare la Commissione sullo stato delle cose, nell'analisi, nella prevenzione, nella risposta. Naturalmente spetteraá a questo percorso verificare quanto le analisi che sommariamente ho fatto siano o no fondate. La prima verifica eá intanto affidata al dibattito di questa sera. Pertanto su quanto ho detto e sulle proposte che ho formulato avroá il piacere di registrare il vostro punto di vista. MANCA. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per primo percheâ mi devo recare presso il Gruppo Forza Italia per ragioni d'ufficio. Inizio con il ricordare a me stesso e agli altri che il primo compito della nostra Commissione non eá quello di ricercare le cause per cui non sono stati individuati i responsabili delle stragi del passato: il primo compito eá proprio quello che ci vede riuniti questa sera, e cioeá riferire i risultati conseguiti allo stato attuale nella lotta al terrorismo in Italia. Lo dico percheâ, insieme all'onorevole FragalaÁ, in piena atmosfera natalizia, ho sentito il dovere di tener presente questo compito e di valutare una certa situazione di emergenza che richiedeva una risposta da parte di chi aveva

8 Senato della Repubblica ± 3528 ± questo compito specifico. A cioá si aggiunga che tutti gli anni di studio e di ricerca trascorsi in questa Commissione ci hanno insegnato soprattutto una cosa: se il passato ha avuto pagine dalle tinte fosche cioá eá stato dovuto anche al fatto che le istituzioni dello Stato hanno risposto tardivamente e inadeguatamente. Quindi, percheâ non tener conto degli errori del passato e cercare di rimediare, senza correre il rischio di critiche future per non aver reagito? Certe volte andrebbe fatto un piccolo sacrificio tra Natale e Capodanno quando le istituzioni dello Stato devono dare una risposta all'emergenza di certe situazioni. PRESIDENTE. PeroÁ, se ci fossimo visti soltanto io e lei non avremmo concluso molto. MANCA. Naturalmente. Di fatto io ho subito capitolato e ho detto che ho fatto il mio dovere, punto e basta. Tutti i colleghi hanno deciso di riunirsi il 9 gennaio, peroá credo che riunirsi sarebbe stato un segnale importante. Concordo con l'analisi fatta dal presidente Pellegrino, in base alla quale per certi aspetti la guerra fredda non eá finita. Egli poi ha rivolto un rimprovero alla Commissione. Io lo personalizzerei maggiormente percheâ proprio in questi giorni sto ripassando tutta la storia della Commissione stragi e devo dire che eá stato presente in noi per anni il monito di cercare di addivenire ad una relazione conclusiva che fosse condivisa, di leggere il passato con occhi obiettivi. Tutti voi sapete peroá ± ed eá inutile che io lo ripeta ± come sono andate le cose e i guai che ha provocato alla Commissione e a noi la rottura di questa tacita intesa. Per quanto riguarda l'oggetto della riunione odierna, come d'altra parte ha fatto il Presidente, partirei dal caso D'Antona: al di laá di quanto eá successo con la bomba al «Manifesto» e con quella a Milano, avevamo bisogno di essere aggiornati sul caso D'Antona. Ci eá stato detto che purtroppo le indagini sul caso sono ancora in corso, che eá tutto sospeso e cioá aggrava ulteriormente la situazione, ma noi avremmo giaá dovuto pronunciarci percheâ, al di laá della situazione descrittaci dal dottor Andreassi, non abbiamo alcun risultato. E una Commissione come la nostra, che deve riferire al Parlamento sui risultati conseguiti e sullo stato attuale della lotta al terrorismo, aveva il dovere di aggiornarsi su questo punto. Quindi siamo al punto di partenza sul caso D'Antona, come ha detto il presidente Pellegrino. Inoltre dobbiamo tener conto del fatto che sono andate perdute delle professionalitaá e la stessa magistratura sembra non sintonizzarsi sulle nuove metodologie idonee per contrastare la criminalitaá politica. Dobbiamo fare qualcosa, ma soprattutto dobbiamo fare il punto della situazione e decidere. Per fare questo dobbiamo ascoltare qualcuno. PRESIDENTE. La invito a dare qualche suggerimento per le audizioni.

9 Senato della Repubblica ± 3529 ± MANCA. Subito, peroá non vorrei tralasciare che, al di laá di quanto eá stato scritto sul caso D'Antona, quando si sono verificati gli episodi delle bombe di Milano e al «Manifesto» molti politici, o comunque alcuni commentatori, hanno parlato di nuova strategia della tensione. Questo eá un motivo in piuá per allertarci. PRESIDENTE. Lo ritengo un drammatico errore. La strategia della tensione non c'entra niente. Chi ha parlato di strategia della tensione sovrappone il passato al presente e non coglie le specificitaá del presente rispetto al passato. MANCA. Non voglio entrare nel merito di queste affermazioni, ma per esempio anche l'onorevole Cossutta ha parlato di Servizi deviati. PRESIDENTE. Non lo condivido. MANCA. A proposito di Forza Nuova, poi, ho ufficializzato la ricezione di una lettera che credo sia stata mandata al Presidente. PRESIDENTE. Io non l'ho ricevuta, eá indirizzata a lei. MANCA. Mi risulta che eá stata indirizzata anche a lei. PRESIDENTE. Spieghi per il verbale: c'eá la richiesta di Forza Nuova di essere ascoltata dalla Commissione. Dovremmo pensarci due volte prima di dire di sõá. MANCA. Credevo l'avesse ricevuta anche il Presidente. Effettivamente c'eá una lunga dissertazione con diverse argomentazioni se ascoltare o no i rappresentanti di Forza Nuova. Personalmente propongo di audire il SISDE, il SISMI, il dottor Andreassi e il magistrato che conduce le indagini. Da quello che sembra, peroá, abbiamo soltanto un mese; notizie ufficiose infatti riferiscono che le Camere saranno sciolte verso la metaá di febbraio. Allora, dinanzi a una situazione del genere possiamo accettare le cadenze abituali di questa Commissione, il fatto cioeá che si possa lavorare solo se non si lavora in Aula? Ritorna ancora una vecchia proposta: possiamo giungere ad un accordo con la Presidenza della Camera e con quella del Senato per essere esentati qualche volta dai lavori dell'aula e quindi partecipare solo a queste audizioni? Propongo di fare il punto della situazione e di farlo al piuá presto, con una certa continuitaá. A tale scopo propongo anche che venga esaminata l'opportunitaá, per esempio, di iniziare a lavorare il mattino per finire la sera. PRESIDENTE. E audizioni di autoritaá di Governo? Il Ministro dell'interno, per esempio, o un Sottosegretario.

10 Senato della Repubblica ± 3530 ± MANCA. Queste personalitaá dovrebbero fare una sintesi, ma io propongo di ascoltare i singoli protagonisti. Se vogliamo poi acquisire la sintesi prevediamo anche l'audizione del Ministro. Tuttavia, a mio parere, sulla base dell'esperienza che abbiamo, sono sufficienti i rappresentanti degli organismi che ho citato. DE LUCA Athos. Signor Presidente, comincerei da un fatto oggettivo che mi sta a cuore, percheâ insieme a molti colleghi ci siamo impegnati in questi anni in questa Commissione: il grosso lavoro che abbiamo fatto non deve andare perduto, percheâ si tratta di un patrimonio che deve essere pubblico e accessibile. Quindi, sono d'accordo sulla necessitaá di trovare il modo affincheâ questo lavoro possa diventare patrimonio sõá per il prossimo Parlamento, ma anche per l'opinione pubblica piuá in generale. LeggeroÁ quindi il documento che lei ha preparato, nel tentativo almeno di mettere insieme i punti sui quali vi eá condivisione. Se il bilancio dei punti condivisi come qualitaá e quantitaá eá significativo, credo che su questo possiamo raggiungere una tesi comune, facendo i distinguo su altre questioni. Ritengo che questo sia un fatto politicamente rilevante, che non significa omologare o appiattirsi tutti su un'unica lettura di tutti questi avvenimenti, ma significa da questo aver estrapolato dei giudizi generali, dei fatti, un'analisi che puoá aiutarci e diventare un contributo politico. Devo dire che noi, rispetto a questa sfida, rispetto a questa scommessa siamo in una fase preelettorale, la qual cosa puoá essere letta in modo negativo o positivo. PRESIDENTE. Nella lettera che riceverete cito il Capo dello Stato, il quale ci ha ammoniti ± e poteva farlo ± o meglio, ci ha invitati ± e poteva ugualmente farlo ± proprio in questa fase preelettorale a sottolineare maggiormente cioá che ci unisce rispetto a quello che ci divide. Penso che questo dovrebbe essere piuá facile soprattutto con riferimento al passato, mentre stranamente finisce per essere piuá difficile per il passato che per il presente. DE LUCA Athos. Dicevo che c'eá un aspetto che in questa congiuntura preelettorale puoá essere favorevole, proprio nel senso che dopo l'ultimo attentato alla sede del «Manifesto» e sentendo le dichiarazioni dei leader politici c'era la preoccupazione di non andare a una campagna elettorale costellata di violenza e di episodi di questo tipo, quindi l'appello alla necessitaá di ricondurre il confronto in termini democratici. L'aspetto che invece potrebbe essere ostativo a questo eá che in una fase preelettorale vi eá una spinta ad evidenziare i distinguo anzicheâ i punti in comune. Io credo che i distinguo possiamo metterli in evidenza per molti aspetti, pur mettendo insieme dei punti fondamentali, percheâ ci sono dei valori democratici su cui chi fa parte di questa Commissione parlamentare puoá trovare una condivisione. Credo anche, signor Presidente, che in virtuá del grosso lavoro svolto noi dovremmo sentire il dovere di dare delle indicazioni (alla luce di que-

11 Senato della Repubblica ± 3531 ± ste audizioni, di questa analisi fatta) su cosa dovrebbero fare in futuro le istituzioni per prevenire ed evitare gli errori del passato (mi esprimo in questo modo), dando indicazioni anche in modo piuá generale. Per esempio, tutta la questione degli archivi con cui abbiamo avuto a che fare: vogliamo dire, come Commissione, come dovrebbe essere organizzata per il futuro in archivio una parte cosõá delicata? Anche su questo forse potremmo trovare un accordo. Poi, una maggiore trasparenza, la consultazione degli archivi, il fatto che non ci siano mille archivi privati, l'accessibilitaá, la comunicazione, eccetera. Mi viene in mente, per esempio, la questione di Ustica: questa vicenda ci ha insegnato che forse il nostro codice dovrebbe essere arricchito di qualche altra fattispecie, per esempio la vicenda del depistaggio, e quindi introdurre cose nuove. Dico questo percheâ credo che non possiamo dare un contributo in positivo. Si eá parlato di devianza dei Servizi, eccetera: non credo che ci sia devianza in questa fase. Voglio dire una cosa che non ho mancato di dire altre volte in Commissione: credo che vi sia una responsabilitaá politica. Noi tutti abbiamo assistito all'audizione dell'ammiraglio Battelli in questa Commissione, audizione che secondo me fu disastrosa, non so dire se dal punto di vista della reticenza o altro. Mi sembrava comunque di ravvisare in quella vicenda, viste anche le scadenze, l'opportunitaá di dare anche un segno di rinnovamento, eccetera, ma questo non eá stato fatto. Io credo che non ci sia devianza dei Servizi, ma la collaborazione che noi, signor Presidente, abbiamo avuto da certi settori ed organi dello Stato, non eá stata brillante. Non abbiamo rivolto dei veri e propri appelli accorati chiedendo di aiutarci, percheâ siamo una Commissione senza pregiudizi, percheâ vogliamo accettare la sfida, dopo tanti anni, di poter fare luce, di regalare alla nostra democrazia un po' di veritaá. Io sono tra quelli che, rispetto ai pentiti e ai terroristi, hanno sempre detto che bisognava vedere come chiudere certe vicende, ma quando vengono qui fanno scena muta o ci dicono delle cose, e poi scrivono dei libri e dicono cose che in Commissione non hanno detto. In questo senso ci sono degli appuntamenti che abbiamo mancato, non tanto noi come Commissione, ma complessivamente la parte dirigente e politica, e in questo caso il Parlamento. Non voglio dilungarmi, ma credo che nel caso D'Antona, al di laá del fatto che ancora non abbiamo elementi, quella fuga di notizie, con tutte le polemiche che nella sostanza ci sono state, che sembra aver compromesso la possibilitaá di cogliere dei risultati eá stata molto grave. Abbiamo quindi un sistema che non riesce a garantire questi elementi di riservatezza. Si eá trattato di un vulnus che ci ha lasciato molto perplessi, almeno me personalmente. C'eÁ anche chi ha detto che in quel caso la fuga di notizie fu fatta artatamente percheâ vi erano interessi affincheâ non andassero in porto certe indagini e certe cose. Sono poi d'accordo di tenere queste audizioni: sicuramente i Servizi, per le ragioni che dicevo prima, ma anche il Governo. Studieremo insieme l'ordine se prima i Servizi e poi il Governo.

12 Senato della Repubblica ± 3532 ± Infine, signor Presidente, forse la Commissione dovrebbe acquisire, se ancora non lo ha fatto, anche rispetto all'ultima vicenda dell'ambasciata americana il rapporto dei ROS. PRESIDENTE. Anche il rapporto dell'ucigos su Forza Nuova. DE LUCA Athos. Questo percheâ vorremmo avere un quadro piuá chiaro e piuá preciso di quello che eá successo, percheâ francamente mi ha molto meravigliato quella decisione dell'ambasciata americana, che non so se sia dovuta ai nuovi assetti negli Stati Uniti, al nuovo Presidente, ad una nuova linea che vuole caratterizzarsi in questo modo. La cosa mi eá sembrata molto estemporanea e preoccupante, da un certo punto di vista, se fosse un segnale di una nuova linea di politica estera o comunque di questo genere. PRESIDENTE. Se in questo momento sapessimo che c'eá un attentato suicida in questo palazzo che cosa faremmo? Svuoteremmo subito il palazzo. DE LUCA Athos. Dovremmo dare il tempo a tutti di potersi mettere in salvo. Allora la questione andava posta in altri termini. PRESIDENTE. Sono stati anche i media che hanno parlato di chiusura dell'ambasciata, ma si eá trattato dell'evacuazione di un palazzo, percheâ l'ambasciatore eá rimasto. DE LUCA Athos. Comunque la questione mi eá sembrata gestita per lo meno politicamente male. Devo dire che certamente in Europa abbiamo dei segnali che destano una certa preoccupazione. Alcune questioni sociali o planetarie con cui dovremo abituarci a convivere come l'immigrazione, i grandi flussi migratori, danno origine a dei movimenti politici ed anche a delle prese di posizione politiche. Voglio far riferimento alla visita di Haider e a quello che rappresenta costui nell'immaginario collettivo: lasciamo perdere se ha detto una parola in piuá o in meno, ma questo personaggio incarna in qualche modo un approccio a questa realtaá che eá molto preoccupante. La classe dirigente, ma anche i partiti, credo debbano essere in grado di gestire lucidamente e con serietaá fenomeni sociali come i grandi flussi migratori, altrimenti creiamo movimenti che individuano nella lotta all'immigrato, o in altre questioni simili, fronti sui quali organizzare azioni violente. Credo, pertanto, che l'episodio di Haider abbia fatto da catalizzatore. D'altra parte anche quando avvenne l'assassinio di D'Antona dicemmo che accadde in un momento particolare, un momento di grande contestazione in cui qualcuno ha pensato che si potesse proprio con quell'attentato far scattare dei meccanismi.

13 Senato della Repubblica ± 3533 ± Per quanto riguarda la globalizzazione, sul quale argomento lei signor Presidente ha precisato il suo punto di vista, credo che dovremmo distinguere certi slogan (come per esempio la parola imperialismo) errati del passato che abbiamo risentito anche oggi nei documenti di coloro che hanno rivendicato l'assassinio di D'Antona. Secondo me parlano di imperialismo seguendo i vecchi canoni. Il movimento cosiddetto Seattle-globalizzazione eá una contestazione che opera su canoni completamente diversi. Dissentivo da una certa analisi percheâ anche noi evitiamo di spingere certi movimenti, che nascono con altri presupposti, verso orizzonti che sono completamente diversi anche se alcuni aspetti possono essere condivisibili. Devo, peroá, ammettere che forse grazie a quelle contestazioni negli Stati Uniti, a Seattle, il problema della globalizzazione e tutti i problemi annessi hanno avuto un momento di democrazia e a partire da allora i Governi si stanno facendo carico di una maggiore partecipazione democratica alle grandi decisioni che riguardano la vita degli uomini per il presente e per il futuro. EÁ con questo spirito che credo potremo onorare le ultime settimane della Commissione a fronte di un lavoro serio svolto che sarebbe un peccato non valorizzare con quell'ottica a cui mi riferivo all'inizio del mio intervento. Verifichiamo, cioeá, se sulle grandi questioni democratiche, che hanno riguardato il terrorismo ed altri argomenti, possiamo trovare una analisi comune, salvo poi differenziarci. CioÁ potrebbe rappresentare un contributo politico che valorizzerebbe anche l'attivitaá svolta da questa Commissione. Non so se questa Commissione manterraá la denominazione corrente; quando, peroá, qualcuno affermoá che la Commissione era inutile, che bisognava chiudere, io dissi di no percheâ credo che in un futuro, quale quello che ci aspetta, con le caratteristiche a cui lei accennava e che anche altri colleghi, in altre sedi, hanno ammesso, in un mondo complesso, con nuove contraddizioni, nuove emergenze, nuove problematiche avere una sede bicamerale che rappresenti tutti i partiti, che possa raccogliere documenti, essere un presidio, un osservatorio su determinati fatti e sollevare anche questioni, ritengo rappresenti un elemento di democrazia che anche la prossima legislatura dovrebbe mantenere, eventualmente con dei correttivi per adeguarla ai nuovi compiti. PRESIDENTE. Vorrei esporre una piccola osservazione, un interrogativo problematico. Anche nella cultura di Haider vi eá qualcosa che va contro la globalizzazione. EÁ questa la mia preoccupazione. DE LUCA Athos. Vi eá il nazionalismo, che eá un'altra cosa. PRESIDENTE. Ma lei, senatore De Luca, eá sicuro che tra coloro che hanno creato i disordini di Nizza non ci fossero anche componenti abbastanza vicini alla cultura di Haider? I valligiani che vogliono proteggere un certo tipo di prodotto locale, queste culture chiuse rappresentano la mia preoccupazione. Capisco che attualmente sono fenomeni cultural-

14 Senato della Repubblica ± 3534 ± mente e politicamente distinti ma la mia preoccupazione riguarda il domani, la possibile convergenza di queste culture diverse. DE LUCA Athos. Signor Presidente, non voglio aprire un dibattito ma non confondiamo la difesa del formaggio o dello champagne con il terrorismo e questi scenari, percheâ sono cose completamente diverse. Bouve eá una persona che compie azioni, che eá diventato simbolo di una certa protesta ma credo, signor Presidente, che neâ io neâ lei, nessuno in questa stanza puoá pensare che Bouve possa essere protagonista di nuovi fatti di terrorismo. MAROTTA. Innanzitutto, dobbiamo tenere presente qual eá l'oggetto della riunione di questa sera e prendere posizione sul da farsi in ordine ai fatti violenti che oggi avvengono. Prendo le mosse da quanto affermato dal signor Presidente: «hanno invaso la sede di Comunione e Liberazione; si sono verificati gli eventi di Nizza» che non sono certo opera della destra. Questi sono i fatti, che in ordine di tempo si sono verificati. Quando il Presidente ha affermato di essersi recato da Amato, al quale avrebbe prospettato la previsione di fatti violenti da parte della destra, questi fatti li metteva in relazione a quelli di prima, erano cioeá una reazione ai fatti di sinistra. Questo eá il punto dal quale bisogna partire. Cosa dovrebbe fare la Commissione stragi? Il senatore Manca affermava che non eravamo stati informati sugli sviluppi del caso D'Antona. Ma vi sono indagini in corso, non sappiamo nulla. Ricordate quando venne il prefetto e mi permisi di svolgere delle considerazioni? In qualitaá di ex magistrato capii subito che le indagini erano assolutamente destinate al fallimento. Non c'era nulla da fare. D'altra parte questa non eá una Commissione che deve controllare la magistratura. Il primo suggerimento: dobbiamo domandarci per quale motivo oggi, dopo tutto cioá che eá avvenuto, le forze dell'ordine non sono in grado di approdare ad un risultato di qualche rilievo con le indagini investigative. Ci saraá un motivo. Il Presidente affermava che la fase non eá ancora conclusa. E allora pongo un'altra domanda. Perche non eá conclusa? Qual eá la ragione politica e sociale? Secondo me, eá la stessa di venti o trenta anni fa, eá tale e quale a quella di allora. Per quale motivo Cossutta parla di Servizi deviati? Perche non vuole, come non volle allora, riconoscere che anche la sinistra ha la sua violenza. Signor Presidente, la domanda che dobbiamo porci ± e in questo senso posso avanzare suggerimenti sul da farsi ± eá questa: allora si parloá di forze dell'ordine allo sbando; non sono d'accordo su questo; oggi, comunque, dopo cinquant'anni le forze dell'ordine non lo sono piuá. Mi chiedo allora il motivo per cui non approdano a nessun risultato di qualche rilievo. Il senatore Manca diceva che non eravamo stati informati sul caso D'Antona. Mi chiedo personalmente su che cosa avremmo dovuto es-

15 Senato della Repubblica ± 3535 ± sere informati. Vi sono indagini in corso noncheâ il segreto istruttorio. La nostra puoá essere solo una funzione sollecitatoria, politica e di analisi sociologica. Per quale motivo questa fase non si eá chiusa? Nei fatti di oggi intravedo la medesima situazione di trent'anni fa. Parliamoci chiaro. Non sono io a dire questo. Lo ha ribadito anche il Presidente. Qual eá la motivazione retrostante i fatti di trent'anni fa? Le multinazionali. Oggi vi eá la globalizzazione. Per quale motivo Cossutta daá la colpa ai Servizi deviati? La veritaá eá che una parte politica non vuole riconoscere un determinato fatto. Questo potrebbe favorire una eventuale conclusione unanime o quasi della nostra Commissione: se la Sinistra discute ancora se le Brigate rosse siano state rosse o verdi, dovete dirmi che vogliamo fare. Purtroppo erano rosse allora cosõá come lo sono oggi: il colore non eá venuto meno. La Destra reagisce e questo eá esatto. EÁ proprio questo il fenomeno purtroppo. Vi eá una forza politica, peroá, presente in Parlamento, che sparla della globalizzazione. Purtroppo eá cosõá. Chi ha messo in essere quegli atti a Nizza, signor Presidente? Una forza politica presente in Parlamento che sostiene l'esatto contrario di quello che oggi un'altra parte politica pure della Sinistra dice. Oggi si eá verificato l'esatto contrario di cioá che la Sinistra trenta o quarant'anni fa prevedeva: il famoso collettivismo eá finito ed il processo di globalizzazione eá inarrestabile. Se non si riesce a far capire questo alle forze politiche non andiamo lontano. Il Presidente parlava di questo atteggiamento anche da parte della Destra. Si tratta della coincidentia oppositorum. PRESIDENTE. Anche l'onorevole Bossi non eá tanto convinto della globalizzazione. MAROTTA. Chi dice il contrario? Mi permetto semplicemente di esprimere dei giudizi personali resi possibili innanzitutto dalla mia etaá (ho vissuto tutti i fatti avvenuti) e poi da una certa competenza per il mestiere che ho svolto fino a pochi anni fa. Questa eá la sacrosanta veritaá. Purtroppo dobbiamo trovare un accordo su alcuni aspetti; solo allora potremmo arrivare ad una conclusione quasi unanime del lavoro della Commissione: se continuiamo semplicemente ad attribuire ai Servizi deviati la responsabilitaá degli incidenti avvenuti non ci siamo. Lei, signor Presidente, giustamente ha detto di non crederci. Purtroppo peroá una forza politica sostiene proprio questa tesi. PRESIDENTE. Le chiedo di spiegare come il generale Arpino, recatosi in questa sede, ci ha riferito che ancora negli anni Ottanta per gli apparati di forza un terzo del Parlamento italiano era nemico. Non eá questa la situazione attuale. Non posso pensare che i carabinieri ritengano di essere trattati meglio o peggio dal Polo rispetto all'ulivo. Gli apparati attualmente sono abbastanza indifferenti a tutto cioá. Considero questo un progresso quanto alle soluzioni politiche.

16 Senato della Repubblica ± 3536 ± MAROTTA. CioÁ che voglio dire, signor Presidente, eá che per arrivare ad una certa conclusione bisogna che ognuno riconosca le proprie responsabilitaá e non le addossi ad altri. La mia impressione eá che una certa forza politica tenda a dimostrare che il passato eá addebitabile all'altro contro l'evidenza dei fatti. Come suggerimento dobbiamo sentire le persone in grado di spiegarci il motivo per cui purtroppo oggi le forze dell'ordine, non impreparate come si diceva quaranta anni fa, non approdino a nessun risultato; anzi, si debbano sconfessare ad ogni pieâ sospinto, vedi il caso D'Antona. Parliamo di fatti avvenuti trenta anni fa quando vi sono fatti avvenuti ieri, dei quali non sappiamo alcuncheâ. EÁ ridicolo che parliamo di Moro e non sappiamo dire che cosa eá successo a D'Antona con tutta l'esperienza di Moro. Le persone che si devono sentire sono quindi quelle in grado di dire quali difficoltaá si sono incontrate. Disponiamo di forze dell'ordine, le piuá numerose d'europa anche se continuiamo a dire che mancano gli organici: disponiamo di una unitaá ogni 170 abitanti. Altri Paesi quali la Germania e la Francia dispongono di un uomo ogni abitanti. Impreparate non lo sono. Una ragione deve quindi esserci. Dobbiamo domandarci inoltre dal punto di vista politico e sociale il motivo per cui non si eá chiusa questa fase come lei giustamente ha detto. Siamo purtroppo l'unico Paese a non aver chiuso i conti con il passato. Per quale motivo cioá eá avvenuto? Vi saraá una ragione, signor Presidente, che eá importante scoprire. Su questo la nostra Commissione, politica, deve indagare piuá che sulle responsabilitaá su cui decideranno la polizia e la magistratura. Il nostro compito eá quello di sapere per quale motivo dopo trenta anni, dopo tutti i lutti subiti, questa fase non si eá chiusa. Si assiste a tentativi da parte sia della Destra sia della Sinistra di addossare reciprocamente le responsabilitaá all'avversario, escludendo le proprie. Dobbiamo pertanto dare inizio ad una indagine in ordine all'insufficienza ± dobbiamo dirlo ± se non alla mancanza di risultato delle indagini. Le forze anarchiche di Sinistra hanno rivendicato il fatto di Milano. Personalmente sono contro su tutto cioá che eá basato sulle supposizioni. PRESIDENTE. Il comunicato di rivendicazione anarco-insurrezionalista c'eá stato; possiamo discutere sulla sua autenticitaá. MAROTTA. Potevo essere stato io a scriverlo. Ritengo che sia necessario ragionare su fatti certi dai quali si puoá desumere qualcosa anche in via presuntiva. Sono necessari indizi gravi, precisi e concordanti. Non eá comunque mia intenzione approfondire questo aspetto politico relativo alla Destra o alla Sinistra. Credo che il Presidente abbia posto nei termini esatti la questione; faroá altrettanto io: vi sono fatti di violenza inaudita per i tempi di oggi che hanno preceduto questi altri fatti che vengono dalla Destra. Lei disse che la Destra avrebbe reagito. CosõÁ eá stato. Oggi si parla dei Servizi deviati. Quali prove ci sono? Ripercorriamo la stessa strada del passato. Una conclusione comune all'unanimitaá o quasi puoá essere rag-

17 Senato della Repubblica ± 3537 ± giunta, signor Presidente, solo se ci rendiamo conto tutti quanti di quello che dobbiamo fare, senza che nessuna delle parti addossi le responsabilitaá all'altra escludendo le proprie, altrimenti eá una guerra continua. Di tutto cioá dobbiamo scoprire le cause. Chi potraá riferire in ordine alla causa della mancata conclusione della fase? Le forze politiche, il Governo, il Ministro dell'interno. L'unica cosa certa eá che come lei ha detto l'italia eá l'unico Paese in cui i conti con il passato non sono stati fatti. Una ragione ci saraá. PeroÁ, lei giustamente rammentava che anche a Destra qualcuno eá contro la globalizzazione. EÁ vero: coincidentia oppositorum. Sono sempre stato di quest'avviso. Sul fatto che Bossi la pensi cosõá non so. PRESIDENTE. Almeno in parte. MAROTTA. Non ho motivo di contraddire cioá, anzi cioá eá nella linea evolutiva della mia premessa. Dobbiamo dire per quali motivi sono avvenuti questi fatti. Si tratta, signor Presidente, di responsabilitaá di forze politiche ± eá inutile perdere ancora tempo su questo argomento ± che, all'indomani di certi avvenimenti si difendono nel modo che conosciamo. Avete sentito tutti che cosa eá avvenuto a seguito dei fatti di Nizza, avete ascoltato tutti che cosa eá stato detto dopo l'attentato ad un ristorante McDonald's, da parte di un esponente politico in ordine a questi avvenimenti. Lei, signor Presidente, ha accennato ad una certa responsabilitaá della nostra Commissione. A riguardo, ritengo che la responsabilitaá stia in realtaá in questo voler insistere sui temi nei termini suddetti. Francamente non credo che esista una responsabilitaá di questa Commissione, anzi ritengo che essa sia quasi del tutto inutile. Ribadisco che responsabilitaá di questo genere non possano essere addebitate alla nostra Commissione. Ripeto, la responsabilitaá, signor Presidente eá politica! PRESIDENTE. E noi siamo un organismo politico! MAROTTA. Proprio per questo sostengo che piuá che controllare la magistratura, i carabinieri o le forze dell'ordine riguardo al loro operato ± anche se si tratta comunque di un'attivitaá importante ± eá necessario spiegare il motivo per cui non si sono avuti esiti di qualche rilievo. Torno a ribadire che piuá che questi aspetti dobbiamo coltivare l'altra parte, quella politica. Dobbiamo spiegarci percheâ questi fatti avvengono ancora dopo cinquant'anni, dopo tutti i lutti che hanno insanguinato il Paese! Eppure oggi tutti sosteniamo che, grazie al cielo, le condizioni sociali ed economiche non sono piuá quelle di trenta-quaranta anni fa, ciononostante questi fatti avvengono ancora, gli stessi fatti! Questa eá la domanda che dobbiamo porci. Noi facciamo parte di una Commissione politica ed il nostro compito eá quello di cercare di spiegare le ragioni di questi fatti. Anche percheâ dobbiamo indagare sulle cause, non su altro, non sulle responsabilitaá di Tizio, Caio o Sempronio! Questa eá la direttrice che dobbiamo seguire.

18 Senato della Repubblica ± 3538 ± PRESIDENTE. Indubbiamente l'interrogativo che lei pone eá lo stesso che anch'io mi pongo. Nel corso di un recente dibattito, il giornalista Eugenio Scalfari ha dato una risposta a questa domanda citando Tomasi di Lampedusa, affermando che quello che il Principe di Salina diceva della nobiltaá siciliana, probabilmente vale anche per tutti gli italiani. In base a questa tesi noi ci sentiremmo degli dei e gli dei vivono in una dimensione atemporale in cui il passato eá sempre presente. Non so se questo sia giusto, ma si tratta di una frase che mi ha molto colpito. MAROTTA. Noi ci sentiamo dei, ma chi lo dice, Scalfari! PIREDDA. Signor Presidente, ritengo che tra le tante considerazioni svolte si renda necessario circoscrivere il campo, altrimenti si corre il rischio di ripetere le discussioni effettuate in questa Commissione nel corso di cinque anni di lavoro. Condivido a pieno la sua analisi, signor Presidente, anche a proposito di quanto ha delle sulle intersecazioni di movimenti nazionali ed internazionali che a loro volta si potenziano. Mi riferisco ai fatti di violenza politica che sono avvenuti nell'ultimissimo periodo e che credo siano l'oggetto prevalente della presente seduta. Mi sembra, infatti, che ci siamo riuniti per verificare quali siano le cause per le quali non eá stato possibile porre alcun punto fermo riguardo alla storia del passato recente del nostro Paese. Aggiungo a questi fenomeni inquietanti che lei ha citato, signor Presidente, anche alcuni avvenimenti recentissimi, della giornata di ieri: sono ricomparse in Sardegna le scritte sui muri contro lo Stato, i carabinieri ed altre istituzioni... PRESIDENTE. Si riferisce a quelle di «Barbagia rossa». PIREDDA. Questo non lo so dire, dal momento che ai tempi in cui c'erano le Brigate rosse, «Barbagia rossa» rivendicava le sue azioni per differenziarsi. Mi riferisco a quando i vari Savasta, o il movimento «Emilia libera» venivano in Sardegna per suscitare ribellioni a causa del sottosviluppo dell'isola. Non desidero tuttavia entrare nel merito di questi fatti. A mio avviso deve essere una preoccupazione straordinaria della collettivitaá nazionale quella di analizzare e capire percheâ stiano avvenendo questi fatti. Per quanto mi riguarda non li considero semplici reazioni, come mi sembra sostenesse lei, signor Presidente, facendo riferimento alla sua visita a Palazzo Chigi, in occasione della quale ha avuto modo di sottolineare al Presidente del Consiglio la inevitabile reazione dell'altra parte rispetto ai fenomeni precedentemente intervenuti. Infatti, credo che debba essere ricercata la ragione per cui sono avvenuti i primi fatti a cui avrebbero poi corrisposto ± giustamente o ingiustamente ± gli ultimi avvenimenti, ossia le reazioni. In primo luogo non credo che nessuno possa affermare di essere contento rispetto al fenomeno della globalizzazione, e al riguardo se c'eá

19 Senato della Repubblica ± 3539 ± un'ulteriore perplessitaá da citare posso aggiungere la mia, proprio in ragione degli effetti devastanti determinati da questo fenomeno soprattutto per quanto riguarda le zone piuá povere del mondo. Non voglio neanche addentrarmi nel merito di quello che sono il movimento di Seattle o i fatti di Nizza, neâ su le responsabilitaá, il fatto eá che esiste una sofferenza avvertita nel nostro tempo. Certamente non si tratta della strategia della tensione intesa come fatto programmato, ma, tuttavia questa strategia della tensione deriva dal contesto delle interpretazioni degli avvenimenti, mi riferisco al fatto che la sinistra magari protesta contro le tesi di Haider e la destra risponde contestando le tesi della sinistra, affermando anche che la colpa eá di Bertinotti che non accetta la mondializzazione ed eá contro Mc Donald's. Credo che oggettivamente le reazioni che avvengono via via nel tempo siano assolutamente naturali. Il problema eá che lo Stato per potersi difendere, o per mantenere le regole democratiche deve capire permanentemente le reazioni, cioeá deve seguire il divenire delle reazioni ai singoli fatti. A me non sembra si tratti di un fatto diverso, neâ mi straccio le vesti se prima questi eventi avevano come obiettivo le multinazionali e adesso invece la globalizzazione. Il problema eá dare sfogo, o in ogni caso tenere piuá presenti, anche nella vita politica, le cose di cui si lamenta la gente. In Parlamento non compare la realtaá della societaá che ci circonda, percheâ siamo astratti. Pensiamo piuá ai grandi temi che alle piccole cose, per cui la gente si chiede: ma chi ci governa? Non sono neâ radicale, neâ anarcoide, neâ contestatore del sistema, dico solo che probabilmente siamo distratti. Rispetto a questo che cosa dobbiamo fare? Per quanto mi riguarda invito la Presidenza della Commissione a riflettere su come piuá razionalmente utilizzare questi prossimi due o tre mesi che ci rimangono. Probabilmente ha ragione chi sostiene che si potrebbe chiedere, se veramente desideriamo mettere alcuni punti fermi, alla Presidenza della Camera e del Senato di consentire a questa Commissione di concludere, anche se non definitivamente, il proprio lavoro. EÁ inutile infatti pensare di poter chiudere definitivamente il passato percheâ il caso Moro o quello di Ustica sono enormi, giaccheâ si eá trattato anche di uno scontro internazionale. Le Brigate rosse non erano solo un fenomeno italiano, ma esisteva anche qualche induzione esterna. E rispetto a questo qualcuno continueraá a dire che eá colpa della Democrazia Cristiana o di altri. Lo dico pur essendo democristiano, tanto per fare chiarezza... (Commenti dell'onorevole Taradash). Onorevole Taradash, i radicali a volte cambiano, ma i democristiani restano. Ricordo che lei era una radicale, ma adesso ha un'altra veste. TARADASH. Non so in quale partito lei militi visto che i democristiani sono dappertutto. PIREDDA. Non sa dove sono i democristiani? Molti sono con lei e condividono anche i suoi punti di vista che non sono diversi oggi rispetto al passato, ma forse eá meglio lasciar perdere! Mi avvio alla conclusione,

20 Senato della Repubblica ± 3540 ± anche se ovviamente ci sarebbero da dire moltissime cose, e sarebbe necessario fare un'infinitaá di puntualizzazioni. Il monitoraggio dei fenomeni reattivi che si determinano nella societaá italiana, adesso come sempre, eá stato e saraá ± sto dicendo cose ovvie come l'acqua calda ±... PRESIDENTE. Molte delle cose che lei sta dicendo sono scritte nella parte iniziale di una relazione che eá stata giaá approvata dalla Commissione, mi riferisco alla relazione D'Antona, ma in quel periodo lei non faceva ancora parte della Commissione. Ripeto, comunque, che molte delle analisi da lei effettuate erano contenute in un mio documento che la Commissione ebbe la bontaá di approvare. PIREDDA. Condivido molte delle sue tesi, signor Presidente. Tuttavia senza voler scoprire l'acqua calda, sto solo affermando che rispetto al contesto di questa riunione... PRESIDENTE. Per confermare la coincidenza, la democrazia del maggioritario finisce per non dare rappresentanza politica alle sacche di esclusione che la societaá complessa determina. PIREDDA. EÁ esatto. L'ho detto in Commissione industria del Senato e anche alla Camera, provocando i DS: se tutta la collettivitaá nazionale politica si interrogasse sul percheâ una parte sempre piuá rilevante di cittadini non va a votare, probabilmente si accorgerebbe che eá in atto una contestazione, un rifiuto del sistema e che il rifiuto deve avere punti di sbocco. Per questo sono d'accordo con il Presidente sul fatto che Forza Nuova non deve assolutamente essere sciolta. TARADASH. Iscriviamoci tutti a Forza Nuova. PIREDDA. PuoÁ darsi che lei diventeraá ad un certo punto radicale di destra. Mi avvio a concludere. Sono d'accordo con il Presidente, ma quello che ha detto rientra in una filosofia dello Stato, riguarda come cogliere ed incanalare le proteste e come tenerne conto, se la collettivitaá nazionale non ha un sistema attento di monitoraggio e non utilizza le sue forze dell'ordine e anche la magistratura, percheâ possiamo anche non criticare la magistratura ma ha gravissime pecche. PRESIDENTE. Un anno fa a Priverno ho partecipato ad un dibattito e sono rimasto stupefatto della differenza fra Laudi e Papalia su una stessa vicenda. In pratica, due procure che indagavano sullo stesso fenomeno facevano analisi totalmente contrapposte. Non so chi avesse ragione e chi torto, peroá mi ha preoccupato questa differenza di analisi. MAROTTA. Quando i magistrati fanno analisi politiche, sbagliano.

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