Due vedute della chiesa di Vazzola e la torre campanaria prima della Grande Guerra; nella facciata si nota la mancanza delle due statue laterali

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1 V A Z Z O L A L A P A R R O C C H I A P e r l e V i e d i Va z z o l a Passando per le strade di un paese, il nostro sguardo è inevitabilmente attratto dal Municipio, dalla Chiesa, dai negozi che costeggiano la via principale, dalle ormai solitarie case coloniche immerse nel verde delle La piazza di Vazzola

2 campagne circostanti. Forse qualcuno di questi edifici è sorto sulle rovine di altri rasi al suolo o, in ogni caso, demoliti dalla guerra. Con i conflitti mondiali ci furono migliaia e migliaia di vittime umane, incalcolabile fu il patrimonio artistico-culturale andato distrutto, che portò con sé una storia minore fatta di tradizioni e di piccoli gesti quotidia- ni. Un edificio, con tutto il suo arredo, ci lascia infatti una testimonianza indelebile di chi ci è vissuto. A noi quindi l impegno di trarre dall oblio la nostra storia locale passata e di tramandare alle future generazioni, attraverso le nuove realizzazioni edili, quel bagaglio di valori lasciatoci dai nostri avi. C e n n i s t o r i c i Secondo il De Rubeis ed il Verci ( Storia della Marca Trevigiana e Veronese, Venezia, 1786), a Vazzola, fin dall anno mille, doveva esserci una comunità cristiana con propri Pastori, la plebs S. Johannis Baptistae, dove plebs stava ad indicare la comunità di battezzati nel cui territorio sorgeva la chiesa. Ma è solamente nel 1228 che compare il nome del pievano di Vazzola, Pietro, come teste giurato del testamento con il quale Alberto da Camino, vescovo di Ceneda, donò la chiesa e il monastero di S. Giustina di Serravalle al monastero di S. Benedetto di Padova. Verso il 1300, Vazzola era una delle 28 Pievi della Diocesi di Ceneda che deteneva la supremazia sui territori parrocchiali vicini quali quelli di Due vedute della chiesa di Vazzola e la torre campanaria prima della Grande Guerra; nella facciata si nota la mancanza delle due statue laterali Interno della chiesa di Vazzola

3 S. Ulderico di Cimetta, eretto nel sec. XV, di S. Francesco di Tezze, eretto in parrocchia filiale nel 1659, di S. Marco e S. Lorenzo di Soffratta, eretto in parrocchia nel La chiesa di S. Giovanni Battista fu consacrata il 9 novembre del 1490, come riportato in una iscrizione posta sopra la porta rivolta a sud. L e d i f i c i o La chiesa è divisa in tre navate e lo stile architettonico è tra il bizantino e il lombardesco. Anticamente aveva sette altari (Maggiore, della Croce o del Salvatore, Rosario, S. Valentino, S. Macario, S. Antonio, S. Girolamo), ma all inizio del secolo, durante i lavori di restauro commissionati da mons. Zanette, ne vennero asportati quattro laterali, mentre l altare Maggiore fu totalmente ristrutturato durante l ampliamento del presbiterio, dove venne pure costruita la grande cupola con le sacrestie e i matronei. Nel 1908 venne eretto l attuale coro, opera pregevole del prof. Vincenzo Rinaldo di Venezia, mentre nel 1909 vennero scoperti affreschi di Pomponio Amalteo. In seguito, fu innalzata la navata centrale. L o c c u p a z i o n e Nella notte tra l 8 e il 9 ottobre 1917, Vazzola fu occupata dalle truppe germaniche che presero possesso di parte della canonica e di parecchie case coloniche per dare sistemazione ai soldati. Durante i combattimenti la chiesa fu colpita da una bomba incendiaria nella navata centrale e la cupola fu perforata da tre granate, cosicché la decorazione del presbiterio rimase gravemente danneggiata. Tutte le vetrate della chiesa e della sacrestia andarono completamente infrante. Anche la casa canonica e quella del cappellano vennero colpite da varie granate e presentarono gravi danni. Le quattro campane furono asportate e vano fu il successivo ricorso, inoltrato dal parroco mons. Zanette presso il Comando competente, per riavere la campana maggiore di alto valore artistico e storico e risalente al XVI secolo. Tratto dalla Relazione dell invasione nemica ( ) del 25 marzo 1919, redatta da don Domenico Zanette Edifici distrutti della guerra

4 F U N E R A L E D I G U E R R A I l d u e l l o a e r e o Nel Registro dei Morti di Vazzola, il 4 gennaio 1918 fu trascritto il funerale di due soldati nemici sepolti nel cimitero di Vazzola. Furono vittime di un duello aereo che don Giovanni Dal Poz, accorso sul posto per l assoluzione sub conditione, raccontò nel suo diario: Contrasto. In piazza a Vazzola suona la musica. Il nemico ha fatto un avanzata sul Piave. E in giubilo In questo tempo alcuni soldati stanno a nord-ovest della canonica di Vazzola guardando in alto, e, a un certo momento, battono le mani. Hanno assistito a un duello tra due aeroplani, e gioiscono per l incendio di uno che sta per cadere: lo credono italiano. Mi fermo. L aeroplano precipita presso di noi. Subito impartisco l assoluzione sotto condizione al disgraziato aviatore, nella speranza che sia cattolico e ancor vivo. Ma i battimani cessano, e la gente ivi radunatasi viene allontanata, quando i soldati si accorgono che l aviatore è un tedesco, sformato, rotto lo stomaco, nel quale si vedono fegato, cuore, polmoni e il cibo dell ultimo pasto. Mi ritiro piangendo in cuor mio l animo cattivo di quei soldati. U n a d o c u m e n t a z i o n e e c c e z i o n a l e Le tre fotografie del funerale di guerra a Vazzola, gentilmente concesse dalla famiglia Boccardini Dalla Balla, offrono una documentazione rara di eccezionale valore storico. Nella prima fotografia vediamo una delle due bare collocata sul catafalco eretto al centro della chiesa: da notare i drappi funebri sul pavimento e sotto la bara, i due banchi ai lati rivolti verso la salma e l omaggio floreale nonostante il tempo di guerra ed i mesi invernali. Infine si vede l antico pulpito, dove il celebrante saliva dopo la lettura del Vangelo per la predica. La seconda fotografia ci mostra il corteo militare formatosi all uscita della chiesa che si avvia verso il cimitero. In primo piano, dopo un drappello di soldati, la banda militare austriaca che passa davanti l antica torre campanaria; seguono i tre sacerdoti concelebranti e, più oltre, si intravedono le due bare portate a spalla. Sullo sfondo continua l imponente seguito di militari. Nella terza fotografia il corteo ha lasciato il corso principale e si avvia verso il cimitero: in primo piano un soldato con la croce, subito dopo altri due a capo scoperto con le insegne militari e le decorazioni dei caduti, i tre sacerdoti, le due bare precedute da una corona di fiori. Militari austriaci osservano desolati l aereo caduto nel Favero

5 Da notare che la partecipazione è solo militare perché non si vedono civili che seguono i feretri, solo alcuni ragazzi di lato osservano l insolito avvenimento. Funerale di guerra Te s t i m o n i a n z a d i D e s i d e r i o To m a s i n ( a n n i 9 7, r e s i d e n t e a Va z z o l a ) Ricordo l incidente aereo in via Favero. Quando passavano gli aerei scaricavano tante bombe. Quel giorno cadde un aereo, ho visto anch io un mucchio di pallottole di mitraglia. Dopo ne abbiamo visto un altro cadere verso Cimetta. Fu una battaglia aerea paurosa. Quando gli aerei si allontanavano si sentiva una musica. Erano tutte le schegge che facevano risonanza tagliando l aria. Noi ci nascondevamo sotto gli alberi, se eravamo fuori, perché avevamo paura. Coprivano il cielo di bombe. Ogni bomba che saliva faceva come una rosa nera. Le postazioni erano a Susegana dove il ponte era bersagliato dagli italiani perché i tedeschi avevano fatto saltare il ponte grande ma non quello della ferrovia. I vecchi dicevano che non c era mai stato un anno abbondante come quell autunno, così i germanici che arrivarono trovarono le cantine e i granai Il signor Desiderio Tomasin pieni e andavano a prendersi di tutto, uccidevano i maiali e li bruciavano per togliere il pelo, poi buttavano via testa e gambe. Da Boccardini c era un pozzo profondo. I tedeschi uccisero una bestia e buttarono via la pelle, le gambe. Io andai a rubare una gamba, ma un tedesco mi vide e mi sculacciò cacciandomi via. Non si dimenticano certe cose! Dopo l offensiva di giugno, una sera mia sorella stava male e andò a dormire in camera, mentre di solito si dormiva in cucina. Mia mamma teneva un po di denaro e delle cose d oro che quella sera mise sul comodino. Entrarono due germanici e uno di loro sparò un colpo e la pallottola fece anche un buco nel mobile. Mia zia corse dal comando che mandò la polizia ad arrestarli, ma dovettero lottare un ora per prenderli e uno di loro ruppe le porte a calci. Volevano andare a dormire e uno di loro andò di sopra in camera, vide le catenine sopra il comodino e le prese. Mia mamma denunciò il fatto anche grazie all appoggio di monsignor Zanette. Radunarono tutti i soldati e chiesero a

6 mia mamma se riconosceva i due che erano entrati in casa. Monsignore mise un po di paura a mia mamma e le raccomandò di essere sicura perché anche lui era figlio di una mamma. Lei lo riconobbe, lo perquisirono e trovarono i soldi e l oro. Una volta due tedeschi chiesero a mio nonno del sale. Lui gliene diede la metà di quello che aveva. Dopo andarono in un altra famiglia e gli chiesero qualcosa, ma non diedero niente. Allora si sentirono delle urla, mio nonno andò da loro ed entrando vide il tedesco nero di rabbia che teneva per il collo questo signore. Mio nonno lo fermò e salvò il vicino. I germanici, quando avevano sete, entravano in una cantina, sparavano alla botte e bevevano il vino fino ad ubriacarsi. Nel primo mese di invasione fecero uno sperpero di cibo impressionante. Lungo il muro c erano tutti i cavalli. Andavano nei granai e davano loro da mangiare a volontà. Ne vidi scoppiare diversi per il troppo cibo, poi li seppellivano e dopo la guerra io dissotterravo le ossa per venderle come pure i bossoli. Te s t i m o n i a n z a d i B a t t i s t a G a v a ( a n n i 9 9, r e s i d e n t e a Va z z o l a ) Il signor Battista Gava... Durante l invasione io ero giovane ed ero rimasto in paese. Mi ricordo di un certo Gava, che non era mio parente, che aveva simpatia particolare per i tedeschi. C era poi una persona che di cognome faceva Patosh e conosceva il tedesco, così accompagnava i tedeschi ed era sempre insieme a loro. Era qui di Vazzola. Ci interrogava noi italiani e poi traduceva ai tedeschi che venivano a fare i sopralluoghi per le case assieme a lui. Facevano delle domande, chiedevano informazioni: da dove si era, quanti eravamo e così via.... L a r i t i r a t a d e g l i a u s t r o - u n g a r i c i Desiderio Tomasin così ricorda gli avvenimenti degli ultimi giorni dell ottobre 1918 La sera prima il Piave era tutto a ferro e fuoco e qui arrivava qualche bomba grossa. Allora siamo andati a dormire in campagna, presso la famiglia Dal Col. Le donne hanno steso delle trapunte per terra e ci hanno messo a dormire tutti. A mezzanotte hanno cucinato una bella polenta calda e ci hanno dato da mangiare. Subito dopo sono arrivati gli inglesi. Hanno visto la luce attraverso le fessure, hanno bussato e chiesto alle donne se c erano dei tedeschi. Ne avevano due ma supplicarono che non facessero loro del male perché si erano comportati bene. Così li arrestarono e li portarono via. Quella notte, con noi, c era anche monsignor Zanette, che non era ancora monsignore. Quasi tutte le persone del paese, circa 50, erano lì quella notte. La mattina tornammo a casa in paese e trovammo gli inglesi che erano arrivati per primi. Il pomeriggio avvenne la ritirata. Il Piave era a ferro e fuoco, tutta una sparatoria. Nel pomeriggio arrivarono le truppe a Vazzola. Gli italiani arrivarono da Conegliano lungo la strada per Cimetta e si appostarono sul ponte sul Monticano. Lì scaricarono moltissime bombe, tutte piccole, ma le seminarono come i risi. Verso le 4 del pomeriggio io mi trovavo lungo la strada dopo la curva nell attuale via Armando Diaz, dove c è l accesso che entra nel borgo. Io ero lungo la strada e guardavo passare l esercito: era spaventoso. Senza vestiti, senza scarpe, feriti, senza medicazioni, senza cibo, tutti feriti le braccia e le gambe e senza bende. Si trattava dell esercito austriaco che si dirigeva verso l alto Friuli. Ogni tanto questa colonna di uomini era interrotta da grossi carri con le ruote alte come un uomo. Erano come una grande cassa aperta, dietro e all interno erano accatastati i feriti che non potevano camminare, ammassati uno sull altro come le bestie. Quelli che camminavano per la strada si sostenevano l un l altro. Si presentò un ufficiale a cavallo, ferito ad un braccio, ma con una bella medicazione. Con la mano destra teneva la briglia del cavallo e la carta geografica che gli cadde. Un soldato tedesco allora gliela raccolse e gliela rese perché loro erano pratici delle strade, sapevano bene dove andare. La ritirata io ce l ho bene impressa nella memoria, vedere tutti questi uomini rimasti senza niente, un esercito di quelle dimensioni! Ogni tanto c era un soldato con un fucile in spalla, ma non avevano nulla,

7 Ulderico Contini, direttore della latteria sociale di Vazzola né cannoni, nulla, solo qualche fucile. Un cavallo trainava i carri e quando qualcuno non ce la faceva più a camminare, si fermava e aspettava il carro. Erano pochi però, saranno stati uomini. La colonna era lunga ma gli uomini pochi. Mi ricordo che alcuni sostenevano un soldato con la faccia tutta nera perché camminasse, ma quando è passato il carro lo hanno buttato su. Quando sono andati via i tedeschi, il nostro esercito occupò la latteria con circa un centinaio di prigionieri nemici. Dopo sono stati rimpatriati e la latteria è stata occupata dalla Cooperativa, Società Operaia dei falegnami e muratori, che gestiva i lavori delle case bombardate dalla guerra. Infine è tornato il direttore Contini, che era stato profugo a Torino, il quale ha installato e valorizzato nuovamente la latteria. Cartolina pubblicitaria della latteria sociale di Vazzola L A D I S T R U Z I O N E D E L C A M P A N I L E D I VA Z Z O L A ( Te s t i m o n i a n z a d i D e s i d e r i o To m a s i n ) Il campanile era stato fatto saltare qualche giorno prima alle 9 di mattina. Si sentì un rumore che fece tremare la terra. Sono stati così bravi a far saltare il campanile verso l alto in modo che le macerie ricadessero sulla base, solo qualche sasso arrivò in strada. Non danneggiò niente. La chiesa era stata bombardata invece prima di giugno. Due aerei hanno scaricato due bombe che colpirono la chiesa a metà, proprio di fronte alla scalinata che saliva all altare. Danneggiarono solo il tetto. Pensavano che i tedeschi dormissero in chiesa, quindi gli italiani bombardarono la chiesa. ( Te s t i m o n i a n z a d i B a t t i s t a G a v a ) Latteria sociale di Vazzola Con una mina hanno fatto saltare il campanile. Io ero in piazza, poco distante. Lo hanno minato e fatto saltare. L esplosione mi ha sbal

8 zato via un po distante, ma ho visto tutto. I tedeschi lo hanno minato. I tedeschi si distinguevano dagli austriaci per il cappello, che era diverso. La maggior parte di quelli che lo hanno fatto saltare erano tedeschi. Finita la guerra hanno ricostruito il campanile. Mi ricordo un grumo di materiale che è saltato in aria e poi hanno cominciato a portare via le macerie un poco alla volta con le carriole. Non erano da qua quelli che hanno preso le pietre per ricostruirlo. Ho visto anche degli ingegneri lì intorno durante la sua ricostruzione. Quelli che avevano il compito di ricostruire il campanile erano di Venezia. I ragazzi giovani avevano la scala adatta a lavorare nel campanile perché andavano su anche con le carriole fino a quando potevano per fare la base del campanile. I n t e r v e n t o d i r i s i s t e m a z i o n e Nel 1926, sempre su progetto del prof. Rinaldo, venne iniziato il lavoro di rifacimento della facciata neoclassica della chiesa di Vazzola, continuato poi, a causa della sopraggiunta sua morte, dall architetto Luigi Candiani e completato solo nel 1928, al tempo di don Lazzari. Tre opere del Celotti: due statue poste sulle cuspidi della chiesa di Vazzola ed una riparata (in alto a destra) e Sant Antonio da Padova collocato all interno della chiesa di Tezze Ricostruzione della facciata della chiesa parrocchiale

9 In questo periodo sarebbero state eseguite dallo scultore Vittorio Celotti, secondo quanto riportato ne L Azione del 19 ottobre 1929, le cinque statue poste sulle cuspidi. In realtà spettano allo scultore solamente le due statue sugli acroteri delle navate laterali e, con ogni probabilità, la testa del Cristo sulla cuspide del timpano, in sostituzione dell originale danneggiata o perduta. Le tre statue centrali sono certamente anteriori, presumibilmente settecentesche, come sembrano dimostrare l enfasi barocca del viluppo delle vesti e le teste originali delle statue ai lati del timpano centrale. Sono invece sicuramente di Celotti le statue di Sant Antonio da Padova e San Giovanni Battista, più sobriamente moderne sia nella postura, sia nella semplificazione dei gesti e delle pieghe delle vesti; il Sant Antonio è molto simile a quello della chiesa di Tezze per impedire all esercito italiano di poter contare su di un osservatorio privilegiato. Cinque anni dopo, alle ore 10 del 24 giugno 1923, alla presenza di Sua Ecc. mons. Beccegato e di mons. Zanette, arciprete della cattedrale di Ceneda, ci fu l inaugurazione del nuovo campanile. La chiesa e la torre campanaria prima della guerra Tratto da Vittorio Celotti scultore di Giovanna Terzariol, Fabrizio Edizioni della Laguna, 2006 I l c a m p a n i l e L antica torre campanaria era una massiccia costruzione in mattoni del sec. XIV, con basamento in pietra alta quasi 42 m., terminava con una merlatura ghibellina formante un parapetto. Al di sotto, una cella campanaria, avente in ogni lato una bifora con archi in muratura di mattoni, conteneva il cestello campanario in ferro. La torre fu fatta saltare dalle truppe austro-ungariche il 28 ottobre del Veduta della Piazza Maggiore tra Palazzo Tiepolo e la Torre Campanaria

10 Te s t i m o n i a n z a d i A n g e l o M a r i o n, r e s i d e n t e a Va z z o l a Mio padre Leone mi raccontò di essere andato a prendere le pietre, che servirono per la costruzione del campanile, alla stazione di Conegliano con il carro e i cavalli. Esse provenivano dalla demolizione di una fornace a Genova. Fece una trentina di viaggi tra Conegliano e Vazzola per effettuare il trasporto di tutto il materiale. La torre fu progettata dall architetto prof. Vincenzo Rinaldo di Venezia. Il Vescovo ebbe parole di alto encomio per Mons. Zanette, già arcip. di Vazzola, al quale spetta il primo merito per l interesse spiegato nel volere una torre degna dei buoni Vazzolesi che l amarono sinceramente e che sempre lo coadiuvarono nelle sue molteplici iniziative dirette al bene ed al decoro della sua Parrocchia. Elogiò poi il geniale architetto per l indovinato disegno del campanile, il gruppo tecnico locale del Ministero TT. LL. che condusse a compimento il lavoro ed inoltre la Ditta De Poli di Ceneda per l intonato concerto di campane dato a Vazzola Va ricordato finalmente che l orologio della torre campanaria è della Ditta Miraglia di Torino e venne montato dai rappresentanti di essa sigg. Fratelli Milanese, orologiai di Treviso. Tratto da L Azione del 07/07/1923 La festa si prolungò per tutta la giornata, infatti Alle 4 del pomeriggio ebbe luogo la inaugurazione dell Orfanotrofio intercomunale che accoglie 12 orfane di guerra, allevate con cura dalle ottime suore di Maria Bambina. Soldati e civili in posa sulle rovine dell antica Torre Campanaria Soldati e civili in posa sulle rovine dell antica Torre Campanaria

11 Le fondamenta del nuovo campanile I lavori di costruzione del campanile Le impalcature per la realizazione del nuovo campanile di Vazzola

12 I lavori di costruzione del campanile 24 giugno 1923: solenne inaugurazione del nuovo campanile nel giorno del Santo Patrono

13 Anche questa istituzione devesi a mons. Zanette, che tenne il discorso di circostanza, facendo la storia di essa La festa fu poi rallegrata dalla Banda di Refrontolo che seppe farsi onore. A sera poi il bravo pirotecnico Angelo Papa di S. Polo fece ammirare i bellissimi fuochi artificiali.... Tratto da Il Gazzettino del 30/06/1923 Alla base del campanile di Vazzola è stata posta una lapide della quale scrisse su L Azione, il 13 ottobre dello stesso anno, un anonimo cittadino di Vazzola in esilio involontario: Che cosa dire del magnifico, artistico campanile, che è tutto un ricamo, degno di abbellire anche una grande Città, che risorse sulle rovine dell antica torre millenaria minata ed atterrata dal barbaro invasore?.... La lapide che fu collocata sopra la porta il giorno dell inagurazione Il progetto dell arch. Vincenzo Rinaldo

14 Questo viene ricordato ed eternato anche in una epigrafe in latino incisa nel marmo e collocata al di sopra del piedistallo del nuovo campanile. L iscrizione venne composta dal prof. mons. Emilio di Ceva del seminario di Ceneda e suona così: Post fata resurgo et reliquiis vetustissimae turris annorum mille gloria fulgentis quam hostis immani bello italo austriaco die XXVII oct. a MCMXVIII miserrime diruit Italiae ma tris munificentia ab inis instaurata fundamentis atque miro artis splendore hodie coruscans germinavi pulcherrima rosa. VIII Dec. MCMXXII. Presso gli archivi del Comune di Vazzola è depositato il progetto del campanile e la specifica delle spese e competenze dovute dallo spett. Ufficio Tecnico del Ministero delle Terre Liberate di Conegliano per il progetto del nuovo campanile di Vazzola, in base alla tariffa normale delle competenze per lavori di Ingegneria dell Associazione Naz.le Ingegneri Specifica delle spese e competenze per il progetto

15 Italiani, Sezione Treviso. Il totale delle competenze da pagare ammontava a ,33 comprensive di viaggio, trasporto, spese postali e telegrafiche. L architetto prof. Vincenzo Rinaldo progettò i campanili di Vazzola, Ormelle e San Polo di Piave. Le tre torri campanarie hanno delle caratteristiche comuni: sono state progettate senza tenere conto dello stile della chiesa e del Comune a cui appartengono o del campanile originale; sono tutte molto alte e slanciate; tutte costruite in mattoni faccia vista. Il campanile di Vazzola è indubbiamente, fra i tre, il più bello e ricco di ornamenti: forse il paese aveva messo a disposizione una maggiore quantità di denaro rispetto agli altri Comuni? La spesa sostenuta dal Comune per la sistemazione delle opere fu così ripartita: per l orologio, ,46 per la fusione e la posa in opera delle campane, per il rifacimento della facciata della chiesa. L opera più significativa e preziosa della chiesa è costituita dagli affre- Specifica delle spese e competenze per il progetto

16 schi della sacrestia attribuiti a Francesco da Milano e quelli del Beccaruzzi, posti sulla parete della navata sinistra, risalenti entrambi al Altre opere di pregio sono due sculture in legno, la Madonna del Rosario e S. Antonio, eseguite dopo la guerra in Val Gardena; un calice in ar- gento massiccio ed oro con parecchie figure a bassorilievo, dono di mons. Francesco Nardi, Uditore di Sacra Rota; nelle cantorie sono presenti bassorilievi in legno rappresentanti Dottori della Chiesa eseguiti molto accuratamente sempre in Val Gardena. Esiste poi un organo, di pregevole fattura, costruito nel dopoguerra. L Azione del 29/10/1921 descrive così la sua inaugurazione:... Essa avvenne l ultima domenica dell ottobre Lo strumento è opera della Ditta A. Pugina & Figli di Padova: esso è costituito da due manuali con 20 registri e un insieme di 1300 canne. Il collaudo fu eseguito dal Maestro Oreste Ravanello e dal Prof. Ernesto Dalla Libera. Al mattino il Prof. Ravanello accompagnò la Messa cantata dalla Schola locale. Mons. Zanette tenne uno splendido e commovente discorso rivelando, come in tre anni appena, gli fosse stata consegnata spontaneamente dai parrocchiani la somma necessaria. Dopo le spese ingenti sostenute per il restauro della chiesa, per la ricostruzione delle case, per rimettere le campagne devastate dalla guerra, un organo di tal valore era un sogno fino ad un anno prima. Nel pomeriggio il nuovo strumento, sotto le magiche dita del Maestro Ravanello, rivelò tutte le sue risorse in un concerto che per più di un ora deliziò il pubblico che stipava la chiesa. Veduta generale del duomo Veduta panoramica degli edifici sacri dopo la ricostruzione

17 G L I E D I F I C I C I V I L I D I VA Z Z O L A Foto aerea di Vazzola all inizio del secolo scorso Scorcio di piazza Maggiore verso l attuale via Roma L albergo Alla Croce di Savoia tra Casa Grisostolo e il vecchio Municipio

18 Villa Toffoli Palazzo Brisotto Palazzo Grisostolo Villa Righetti

19 I P A R R O C I M o n s. D o m e n i c o Z a n e t t e Mons. Domenico Zanette nacque a Vittorio Veneto il 9 novembre 1874 da Francesco e da De Conti Caterina, fu ordinato sacerdote il 30 luglio 1898 da S.E. mons. Brandolini Rota. Dopo aver ricoperto il ruolo di cappellano a Rua di Feletto, a soli 27 anni fu nominato arciprete di Vazzola, dove fece il suo ingresso il 29 settembre Si dimostrò subito intelligente, colto, dinamico e diede un impulso incisivo a tutta la parrocchia. Appena arrivato, fondò la Pia Opera del Pane di S. Antonio per soccorrere le necessità dei poveri. Nel 1903 si adoperò per istituire l Asilo Infantile, affidandolo alle suore di Maria Bambina. Di seguito nacque l Oratorio festivo femminile e il Laboratorio di ricamo diretto dalle suore. Nel 1905 fu eretta la Pia Unione di S. Vincenzo de Paoli con lo scopo di provvedere alla refezione gratuita per i bambini poveri dell asilo. Nel 1906 venne eretto canonicamente il Terz Ordine di S. Francesco d Assisi che ancora oggi continua la sua attività. Don Zanette promosse anche il canto sacro e nel 1907 istituì la Schola Cantorum per il servizio liturgico. A causa dei gravi danni subiti dalla chiesa e dalla torre campanaria durante la guerra, l arciprete diede avvio ai lavori di ristrutturazione che potè inaugurare prima della sua partenza da Vazzola. Sempre aggiornato ed attento ad ogni novità, mons. Zanette partecipava a corsi di studio e a congressi in varie parti d Italia. Fu sua l idea di fondare, coadiuvato da un gruppo di giovani, un settimanale diocesano, tanto che il 5 dicembre 1914 nacque L AZIONE. Mons. Domenico Zanette Nel 1919 pubblicò la biografia di Ricordo dell ingresso del parroco Vazzola 29 settembre 1901 Corrispondenza di mons. Domenico Zanette con la famiglia Nardi

20 Corrispondenza di mons. Domenico Zanette con l avvocato Giovanni Nardi Maria Nardi, dimostrandosi un abile scrittore. Dopo circa 20 anni dovette lasciare Vazzola, in quanto nel 1923 venne eletto arciprete della Cattedrale di Vittorio Veneto che resse per 17 anni. Così in un articolo del 13/01/1923 L Azione ricorda la partenza del parroco: Alle ore di domenica tutto il popolo di Vazzola si trovava raccolto nella chiesa per ricevere l ultimo saluto e l ultima benedizione del padre che partiva. Il cappellano Don Sartori gli rivolse parole di gratitudine e di riconoscenza per tutto il bene che operò nel paese, anche con grande sacrificio, in quasi 22 anni di permanenza. In segno di affetto e riconoscenza, il paese gli offrì un calice artistico, opera dell orafo Brugo Camillo. Il Monsignore commosso disse che era venuto a Vazzola nel 1901 con l intenzione di restarvi fino alla morte, quando ricevette con grande dolore l ordine di trasferimento in altra parrocchia. Le Autorità, il Corpo Insegnante, la fabbricieria, le Suore, tutto il popolo e il Cappellano che per oltre due anni e mezzo lo ebbe come padre e maestro, rinnovarono commossi il loro ringraziamento al Monsignore che si apprestava a lasciare per sempre la parrocchia.... Nel 1940 fu nominato vicario generale dal vescovo mons. Eugenio Beccegato, in quanto godeva di grande prestigio in tutta la diocesi. Alla morte del vescovo nel 1943 fu eletto vicario capitolare e diresse la diocesi sede vacante per sei mesi, fino all arrivo del nuovo vescovo mons. Giuseppe Corrispondenza di mons. Domenico Zanette L arrivo di Mons. Domenico Zanette

21 Zaffonato, dove nel 1944 divenne suo stretto collaboratore come delegato vescovile. Tenne la carica fino al 1959 quando si dovette ritirare a vita privata per motivi di salute. Mons. Zanette morì il 23 gennaio 1965 a 90 anni e fu sepolto nella tomba dei Canonici della Cattedrale, nel cimitero di Vittorio Veneto. La grande personalità di mons. Zanette emerse soprattutto nel periodo di guerra, quando dal 24 novembre 1943 al 27 maggio 1944, come vicario capitolare, ebbe in mano la diocesi di Vittorio Veneto. Il suo atteggiamento antifascista fu noto fin dal 1926, quando assieme ad altri due sacerdoti, il 4 novembre 1926 fu minacciato sul giornale La voce Fascista da Ivano Doro, segretario del Fascio di Treviso; poi sempre con altri due confratelli, fu pubblicamente trascinato su un palco preparato in piazza del Popolo, insultato e maltrattato davanti alla popolazione. Difese contro i tedeschi e i fascisti, i numerosi sacerdoti arrestati, recandosi anche al comando tedesco di Pordenone e riuscendo a salvare dalla condanna a morte almeno cinque di loro. Per tale motivo il maresciallo del Comando Carabinieri di Ceneda gli consigliò di andare fuori provincia, ma egli rimase sempre al suo posto, per difendere i perseguitati e in particolare i suoi preti. Don Lucio Sartori D o n L u c i o S a r t o r i Don Lucio Sartori succedette a mons. Zanette. Nacque il 6 gennaio 1891 a Fontigo. Dal 1920 al 1924 fu cappellano ed economo a Vazzola. Successivamente fu curato a Meschio fino al 1927, parroco e vicario a Tarzo fino al 1935 e quindi a Mansuè fino al Fu poi cappellano del reparto sanatoriale dell ospedale civile di Vittorio Veneto dal 1952 al 1965, anno in cui si ritirò a riposo nella propria casa canonicale. Morì nella propria abitazione il 3 settembre I funerali si svolsero nella Cattedrale di Vittorio Veneto e venne sepolto nella tomba dei Canonici del cimitero di Ceneda. Quando fu cappellano a Vazzola, resse la parrocchia da metà gennaio (partenza di mons. Zanette) ai primi di dicembre del 1923 (arrivo di don Lazzari). In quel periodo presenziò all inaugurazione del nuovo campanile della chiesa parrocchiale avvenuta il 24 giugno 1923 e a quella del monumento ai Caduti di Vazzola, il 29 luglio D o n A n g e l o L a z z a r i Nacque a Miane il 21 giugno Fu arciprete a Cison di Valmarino e poi a Vazzola per 9 anni, finché nel 1932 fu trasferito a Fontanelle, dove morì l 1 gennaio Così venne descritto l arrivo del nuovo parroco in un articolo de L Azione del 15/12/1923: Il 2 dicembre 1923 fece ingresso nella parrocchia di Vazzola dove fu accolto con grandi festeggiamenti. Alle 8.30 le autorità civili e molti paesani andarono incontro al nuovo parroco fino a Ramera. Alla periferia di Vazzola lo attendevano la Giunta Comunale, Don Angelo Lazzari i maestri con i loro alunni e parte della popolazione. Il lungo corteo, preceduto dalla Banda Musicale di S. Polo di Piave, si diresse verso la chiesa, dove Mons. Eugenio Granzotto, rettore del Seminario Vescovile, presentò ai Vazzolesi il nuovo parroco. Ebbe seguito poi la Messa Solenne cantata dalla locale Schola Cantorum. Dopo il Vangelo Don Lazzari si presentò alla popolazione che stipava la chiesa. Alle ore in Municipio fu servito il vermuth in onore del festeggiato. Dopo la funzione del SS. Sacramento, alle ore 15.00, vi fu un intrattenimento nella sala teatrale dell Asilo infantile con recite di circostanza. Alla fine a Don Angelo fu presentato un dono dei parrocchiani a lui molto gradito Dalle alle 18.00, nella piazza Maggiore, la Banda svolse uno scelto programma e a sera, Angelo Papa di S. Polo di Piave, accese i fuochi artificiali

22 Don Angelo Lazzari con alcune parrocchiane Foto ricordo di una Prima Comunione con il parroco don Angelo Lazzari al centro Composizione poetica in onore di Don Angelo Lazzari al suo arrivo a Vazzola

23 T E Z Z E L A P A R R O C C H I A C e n n i s t o r i c i I lavori per la costruzione della chiesa di Tezze iniziarono nel maggio del 1588, dopo la benedizione della prima pietra da parte del vescovo Marcantonio Mocenigo. Nel giugno 1589, dopo nemmeno un anno, era già terminata e fu stabilito di dedicarla a S. Francesco d Assisi. Sorse su un terreno offerto dalla Repubblica di Venezia, di proprietà comunale, ed intorno si costruì un muro di cinta. La chiesa dipendeva comunque da quella di Vazzola. L edificio fu consacrato dal vescovo mons. Marcantonio Bragadino il 25 marzo 1634, come si legge nell iscrizione posta sopra la porta grande. Il 14 novembre 1659 fu eretta chiesa parrocchiale dal vescovo Albertino Barisoni, dopo che la parrocchia stessa era stata ingrandita con l annessione del borgo Malanotte fino ad allora appartenente alla chiesa di Soffratta. Venne ingrandita nel 1762 e restaurata nel 1816, ma durante l invasione nemica del fu danneggiata pesantemente tanto che rimasero in piedi i soli muri perimetrali e tre altari però molto rovinati. Il pavimento era irrecuperabile e delle suppellettili furono ritrovati soltanto 4 candelabri d ottone, un paramento similoro e una antica tunicella

24 L e d i f i c i o Lo stile architettonico della chiesa è riconducibile all ultimo barocco; essa è decorata con immagini per lo più rappresentanti fatti della vita di S. Francesco, cui è dedicata. Si tratta di dipinti ad olio su muro, ad eccezione di una tela applicata in tavola nel soffitto del coro, originale del pittore Sanfior di Conegliano. Dietro il coro si trova una Pala di S. Francesco, opera del pittore Valentino Canever (Noventa di Piave ). Vicino alle entrate laterali si trovano due elemosiniere con teste di cherubino, bassorilievo in marmo bianco ( ), attribuite allo scultore coneglianese Vittorio Celotti per l affinità che le ricollega ad alcuni esemplari esistenti in altre chiese del coneglianese. Lo stesso scultore realizzò anche la statua di S. Antonio in pietra d Istria ( ) che troviamo in uno degli altari laterali, probabilmente distrutto durante la Grande Guerra. Esistono nell archivio parrocchiale di Tezze diverse quietanze per lavori eseguiti da Celotti fra il 1923 e il 1927: se ne desume che egli sia autore, oltre che della statua di S. Antonio, anche dell altare su cui è collocata. L i n t e r v e n t o d i r i s i s t e m a z i o n e La risistemazione della chiesa di Tezze di Piave, che aveva subito gravi danni durante l occupazione nemica del , fu affidata all arch. La chiesa e il campanile ricostruiti a Tezze di Piave

25 in parte dal popolo. Sempre da quest ultimo è stato pagato anche un sonello della ditta De Poli di Vittorio Veneto. (documento datato 29/03/1929 e proveniente dalla curia di Vittorio Veneto). Infine il medesimo architetto intervenne nella progettazione dell altare maggiore della chiesa di Tezze che era andato completamente distrutto durante la Grande Guerra. gli altari sono in numero di 5 e cioè: il Maggiore di nuova costruzione su disegno del Prof. Candiani, non dello stile della chiesa, ma di ottimo effetto e per nulla scordante. E in marmo giallo di Verona, rosso di Verona; le 8 colonnine dell espositorio in marmo rosso di Francia con altre qualità di marmi e bronzi ornamentali. Due altari in cappelle laterali sono in marmo africano, I primi danni agli edifici sacri Luigi Candiani e cominciò nel 1920 con l aiuto del Regio Governo e del popolo. Dal 1920 si incominciò la restaurazione che fu compiuta nel 1926 con una solenne inaugurazione. Si occuparono della restaurazione e delle modificazioni necessarie il Ministero delle Terre Liberate e l architetto Luigi Candiani (documento datato 29/03/1929 e proveniente dalla curia di Vittorio Veneto). Fu sempre l arch. Luigi Candiani a progettare il nuovo campanile e a decidere di spostarne la costruzione dall originale all attuale sito. Precedentemente infatti, la vecchia torre campanaria si trovava sul lato destro della chiesa (opposto a quello attuale). Caduto il vecchio campanile nel 1923 ai 6 di gennaio si poneva la prima pietra dell attuale campanile costruito per metà con i mezzi finanziari dati dal governo per risarcimento e per l altra metà con denari del popolo su disegno del Prof. Luigi Candiani approdato all Opera di Soccorso delle chiese rovinate dalla guerra L altezza al sommo della croce è di 57 metri. La cella campanaria è ad un arcata romanica e vi si adeguano anche le altre parti della costruzione. Vi sono sistemate tre campane della ditta Bastanzetti di Arezzo del peso totale di kg pagati in parte con il risarcimento da parte del Regio Governo ed Progetto dell arch. Luigi Candiani per gli edifici parrocchiali

26 Sezione del campanile di Tezze di Piave relativa al progetto dell arch. Luigi Candiani Interno della chiesa alla fine dell invasione

27 altari che non sembrano costruiti per la chiesa ma forse acquistati altrove d occasione e quivi adattati Altri due altari in cappelle pure laterali, uno più vecchio e l altro di data odierna sono in pietra e colonne di marmo rosso di Verona. I due primi e uno dei secondi uscirono dalla guerra mutilati molto, il quarto totalmente distrutto fu ricostruito per munificenze di un signore del paese. Contrariamente a quanto si afferma nella relazione sopra citata, al punto dove si denuncia la scomparsa di una pala di soggetto incerto raffigurante la B.V. (oggi sostituita dalla pala di S. Francesco, opera del Canever), lo storico coneglianese Adolfo Vital scriveva, in un articolo da Il Gazzettino del 3 novembre 1920, che si trattava più precisamente: del quadro parimenti pregevole di Maria Vergine del Bersano, S. Domenico e S. Benigno esistente a Tezze di Vazzola di buon autore del sec. XVII. Complessivamente, l intervento di ristrutturazione della chiesa e del campanile ebbe un costo di ,85. G L I E D I F I C I C I V I L I D I T E Z Z E Borgo Zanetti, l attuale via General Cadorna Bozzetto a pastello del pittore Valentino Canever per la pala collocata sopra l altare maggiore nella chiesa di Tezze di Piave La piazza con villa Giacomini a destra

28 Scorcio del Borgo Malanotte agli inizi del 900 Gli edifici religiosi con il primo monumento ai Caduti Banchetto in onore della elezione a deputato del professor Ottavi, per il Collegio di Conegliano

29 I P A R R O C I D o n A n g e l o P e d r o n Don Giuseppe Giacomin morì all ospedale di Conegliano il 10 giugno 1946 ed ora è sepolto nella tomba dei parroci nel cimitero di Tezze. Tratto da Tezze di Piave, storia di una parrocchia, A. Maschietto, Ed. a cura di I. Soligon Nacque a Camino di Oderzo il 13 dicembre 1871, fu ordinato a Ceneda il 4 agosto 1895 e fu il ventiduesimo parroco di Tezze, dal 29 maggio 1904 all 8 aprile A lui il merito di aver fondato l asilo infantile inaugurato il 21 novembre In seguito all invasione, dopo la disfatta di Caporetto, visse la dura esperienza di profugo insieme ai suoi parenti e a tante altre famiglie. Rientrò in parrocchia il 28 dicembre 1918, dove morì l 8 aprile 1922 e fu sepolto nel cimitero di Tezze. D o n G i u s e p p e G i a c o m i n Nato a Pieve di Soligo il 22 marzo 1890, don Giuseppe Giacomin fu ordinato sacerdote a Vittorio Veneto il 23 maggio Fece una breve esperienza come vicario cooperatore e vicario economo a Pieve di Soligo e poi, per circa 6 anni, al Duomo di Conegliano. Fu nominato parroco di Tezze dal vescovo Eugenio Beccegato con bolla del 16 ottobre 1922, ma era già presente in parrocchia da più di un anno come economo spirituale. L ingresso ufficiale venne però festeggiato il 19 marzo 1924 con un Parroco don Giuseppe Giacomin pranzo a cui parteciparono tutti i capofamiglia del paese. La sua vita fu breve ma intensa di bene, di studio, di amore. Fu opera sua la ricostruzione di tutti gli edifici parrocchiali distrutti dalla guerra. La sua figura vive ancora nella cara memoria di tante persone a Tezze. Parroco don Giuseppe Giacomin Festeggiamenti per l ingresso a Tezze di don Giuseppe Giacomin il 19 marzo

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