BREVE STORIA DELLE OLIMPIADI

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1 BREVE STORIA DELLE OLIMPIADI Le olimpiadi nascono nel mondo greco e, la loro storia ci è narrata in larga misura dalle due opere ascrivibili ad Omero: L Iliade e L Odissea nelle quali si raccontano le vicende legate alla città di Troia, colonia greca. Nell Iliade troviamo la narrazione del funerale di Paco, amico e fratello di Achille, durante il quale si inducono delle competizioni sportive in onore del defunto. Nell Odissea, il capitolo dedicato allo sport, è quello che narra dell incontro tra Ulisse ed una principessa, in seguito alla sua vittoria in alcuni giochi. Gli elementi distintivi degli sport nell età antica sono l essere riservati all aristocrazia e l essere istituiti in onore di qualche divinità o per onorare un defunto consentendogli un più agile passaggio nella vita ultraterrena. Si pensava, infatti, che il sangue ed il sudore versati in occasione di questi giochi fossero fonte di energia per il defunto. Quattro erano i giochi grandi che si svolgevano (non solo nell Ellade, ma in tutte le regioni vicine e le colonie). Erano riservati ai cittadini di cultura greca. I quattro giochi grandi erano distinti in: 1) OLIMPICI (dedicati a Zeus/Giove); 2) PITICI o DELFICI (dedicati ad Apollo); 3) NEMEI (dedicati a Zeus/Giove); 4) ISTMICI (dedicati a Poseidone/Nettuno). L' essere dedicati ad un Dio era tra le caratteristiche di questi giochi. La loro importanza era tale che gli anni cominciarono a contarsi a partire dalle Olimpiadi. In questo modo il 776 a.c. era chiamato il 1 anno dei primi giochi olimpici; il 775 a.c. 2 anno dopo i primi giochi olimpici; 774 a.c. 3 anno dopo i primi giochi olimpici; 773 a.c. 4 anno dopo i primi giochi olimpici; 772 a.c. 1 anno dei secondi giochi olimpici e così via. Il premio per questi giochi era solo simbolico, costituito da un ramoscello intrecciato a mo di corona, con il quale si cingeva il vincitore. Ma la vittoria aveva un enorme valore per l atleta che, tornato a casa, era trattato da eroe e poteva rivestire importanti cariche nella vita sociale della città Stato di appartenenza. Per comprendere l importanza attribuita a ciò, basti pensare che, in occasione dei giochi, erano sospese anche le guerre con la cosiddetta Tregua Sacra. I giochi si succedettero regolarmente sino al 200 a.c., successivamente si svolsero in maniera meno rigorosa sino alla loro definitiva sospensione nel 393 d.c. A decretarne la fine fu un editto dell allora imperatore Teodosio, sotto l influenza del vescovo di Milano Ambrogio Pagina 79

2 (S. Ambrogio), essendo ormai la Grecia sotto la dominazione romana. I motivi della loro cessazione sono da ricercarsi nel fatto che rappresentavano riti pagani, quindi in contrasto con la religione Cattolica. La ripresa dei giochi dopo ben 2672 anni fu merito del barone Pierre de Coubertin, grande appassionato di sport che, con la sua perseveranza, ed investendo buona parte dei suoi capitali, riuscì nell'impresa di far risorgere il mito delle olimpiadi nel Pagina 80

3 LO SPORT NELL ANTICA GRECIA I giochi erano un elemento rilevante nella vita del guerriero omerico. In origine, la cultura greca fu privilegio di un aristocrazia di guerrieri. Gli eroi omerici non erano dei brutali soldati, dei guerrieri barbari, ma, in un certo senso erano dei cavalieri. I giovani curoi (guerrieri) prestavano al loro re un vero e proprio servizio di corte servendolo a tavola, accompagnandolo alle cerimonie, prendendo parte nei sacrifici accanto al celebrante, cantavano e danzavano. Prestavano, insomma, al loro re un servizio nobile, ben distinto da quello dei servi. I giochi, insieme alle cerimonie, costituivano l elemento dominante dei cavalieri e l atletismo faceva parte d ogni guerriero acheo e lo distingueva dal mercante. Ogni guerriero acheo era amante dell atletismo ed era: un atleta. A questi guerrieri il vigore fisico, l agilità, la prontezza dei riflessi, la destrezza nel maneggio delle armi, erano indispensabile in battaglia che si risolveva sempre in un duello. E se non si erano riunioni atletiche ufficiali, molte ve ne erano indette per i più svariati motivi: impetrare i favori degli dei; onorare la memoria di un valoroso caduto; tributare onore ad un condottiero; intrattenere un ospite di riguardo. Di solito erano premiati tutti i concorrenti. I giochi omerici erano dei trattenimenti a cui prendevano parte solo gli invitati, prevalentemente aristocratici, ma spesso, erano ammessi a partecipare anche i soldati. I re e i nobili vi eccellevano. In onor di Patroclo Achille organizzò una serie di competizioni che meritarono di essere osservate un po da vicino. 1. La corsa dei cocchi. Fra tutti i più suggestivi, spettacolari ed il più apprezzato. Un eroe, un valido guerriero, non sarebbe stato tale se non fosse stato un esperto nell arte di condurre cavalli. L ippodromo improvvisato sulla marina davanti a Troia non erano certo come quelli che poi sorgeranno ad Olimpia o nelle altre città del mondo greco. Consisteva in uno spiazzo piuttosto lungo, tanto che gli spettatori a ridosso delle navi ancorate al lido, sia per la polvere sollevata dai cocchi, sia per la distanza, non potevano seguire tutto lo svolgimento della gara. Il punto estremo dove i carri dovevano girare, per riprendere il rettilineo di ritorno (la meta) era segnato dal tronco di una vecchia quercia ed era sorvegliato, per incarico d Achille, dal suo vecchio precettore e Maestro Fenice. Vincitore fu Diomede, 2 classificato Antiloco, 3 Menelao e 4 Merione. 2. Il pugilato. Pagina 81

4 I premi in palio consistevano in una mula per il vincitore ed una coppa per la sconfitta. Achille, invitò i migliori due guerrieri valenti nel pugilato a farsi avanti. Uno era Eurialo un peso medio che si misurava con un peso massimo di nome Epeo. Questi era figlio di Panope ed era un abile ingegnere, costruttore, poi, del famoso cavallo di Troia e presunto costruttore di Metaponto. Epeo fu il vincitore della mula. 3. La lotta. Premi in palio: un tripode grande, da fuoco, del valore di dodici buoi per il vincitore e una donna esperta di molti lavori del valore di quattro buoi, per lo sconfitto. Aiace e Ulisse arrivarono, dopo un lungo combattimento e per volere di Achille, a pari merito. 4. La corsa a piedi. Achille stabilì i premi: al vincitore un cratere di inestimabile valore, al 2 un bue grasso e al 3 un mezzo talento d oro. I tre concorrenti erano Oileo, Ulisse e Antiloco. Il cratere andò a Ulisse, il bue e Oileo e il mezzo talente d oro ad Antiloco. 5. Il duello al primo sangue. Per questa prova, più militare che atletico, come premi furono poste da Achille le armi di Sarpedonte, vinte da Patroclo: una lunga lancia, l elmo e lo scudo da ripartirsi tra i due gareggianti, un lauto banchetto in comune e, in più, al vincitore, una spada tracia dalle borchie d argento. Achille invitò a presentarsi i due guerrieri più forti con l armatura e la spada in pugno. La vittoria sarà determinata dalla prima scalfittura che l uno procurerà all altro: insomma un duello al primo sangue. Chi erano i due guerrieri più valenti? Era in gioco il prestigio di parecchi eroi. Si presentarono Aiace e Diomede. Nessuno fiatò: a parte Achille erano conosciuti e riconosciuti per i due più valorosi. Vinse Aiace e Diomede fu sconfitto. 6. Il lancio del disco. Per la sesta gara il premio fu il disco stesso, di ferro grezzo, già del re Eezione, padre di Andromaca, moglie di Ettore. Achille prima della controversia con Agamennone a causa di Briseide, l amata schiava, aveva combattuto, vinto ed ucciso quel re e, tra le prede belliche, si era preso anche il disco. Omero fa rilevare il valore dell attrezzo che avrebbe potuto essere utilizzato, come ferro, da molte generazioni, trasformato in arnesi utili alla coltivazione dei campi. A quei tempi il ferro era prezioso quasi quanto l oro. A questa competizione Achille non pose limite al numero dei partecipanti. Pagina 82

5 Vinse Polirete. 7. Il tiro con l arco. La settimana gara ebbe quali premi: dieci bipenne di ferro per colui che avesse colpito la colomba e dieci scuri per l arciere che avesse colpito la fune che la legava. Vinse Merino e arrivò secondo Teucro. 8. Il lancio dell asta. Premi per l ultima gara: una lancia e un lebete nuovo. Vinse Agamennone, secondo Merione. L educazione spartana con il passare del tempo non avrà più lo scopo di selezionare degli eroi, ma quello di formare un intera città di eroi consacrati alla patria. La prima vittoria spartana conosciuta nella XV olimpiade (720) da Acanto, vincitore nella corsa lunga. IL PROGRAMMA CLASSICO Il programma classico comprendeva le seguenti discipline: 1. la corsa a piedi 2. il salto con gli alteri 3. il lancio del disco 4. il lancio del giavellotto 5. la lotta 6. il pentatlon 7. il pugilato 8. il pancrazio 9. le gare ippiche 1. LA CORSA A PIEDI Per i greci non vi erano corse ad ostacoli né corse campestri. Essi conoscevano e praticavano solo le corse su pista piana e rettilinea. La prova caratteristica,e più fortunata tra le diverse specie di corse, era la corsa dello stadio (stàdion); la medesima parola stava ad indicare la corsa, la pista e la distanza su cui era percorsa: 600 piedi. Ma siccome il piede non aveva la stessa misura in tutte le città, si trattava di una misura variabile che si avvicinava ai duecento metri. Ad Olimpia lo stadio era lungo m. 192,27; a Delfi m. 177,50; a Pergamo m. 210 (una eccezione). I greci non conoscevano distanze minori. Oltre alla corsa dello stadio si disputavano corse più lunghe: la corsa doppia (diaulos); su due stadi (a Olimpia m. 385), più raramente la corsa di quattro stadi (ippios); invece si praticava dovunque la corsa di fondo (dolicos), la cui lunghezza variava, di luogo in luogo, da sette a dodici a venti stadi o a ventiquattro, come ad Olimpia (circa 4600 metri). Il programma della maggior parte dei giochi comprendeva anche la corsa con le armi nelle quali i corridori (oplites) portavano elmo, scudo e schinieri (questi ultimi abbandonati dopo il 450). La distanza variava a seconda dei luoghi: due stadi ad Olimpia e ad Atene; quattro a Nemea, forse più a Platea. A margine delle corse agonistiche si avevano le corse Pagina 83

6 con torce di origine ed ispirazione chiaramente religiosa. I concorrenti correvano completamente nudi con il corpo spalmato di olio e ricoperto di polvere. 2. IL SALTO CON GLI ALTERI L atletismo greco conosceva soltanto una specie di salto. Il salto in lungo con rincorsa quale prova del pentatlon. Il salto senza rincorsa era considerato esercizio preparatorio da ginnasio. 3. IL LANCIO DEL DISCO Il disco greco a differenza di quello attuale, che è di legno cerchiato di ferro, era di pietra o di ferro e, alla fine del V secolo, di bronzo. Pare che il disco per gli antichi elleni sia stato più pesante del nostro (kg. 1,293). Gli esemplari conservati variano considerevolmente e appartengono a tipi diversi pesanti Kg. 1,300, 2,100, 2,800, 4,000. se ne è rinvenuto uno pesante 5,707 che, probabilmente, sarà stato un disco volitivo che non aveva niente a che fare con quelli usati in gara. Probabilmente il tipo variava secondo le epoche ed i luoghi (più leggeri sono del VI secolo). I fanciulli lanciavano un disco più leggero di quello lanciato dagli adulti. Lo stile di lancio sembra sia stato molto diverso da quello che i moderni hanno reinventato, quando stabilirono questa specialità nelle prime Olimpiadi dell epoca moderna, svoltesi nel 1896 ad Atene. 4. IL LANCIO DEL GIAVELLOTTO Per gli antichi il giavellotto(dai greci chiamato àcon, àcontion, mesàngulon, apotomas)) prima di essere un attrezzo sportivo, era un arma di uso corrente per la guerra e per la caccia. Asta dritta, quasi d altezza di un uomo, dello spessore di un dito circa. Per le gare atletiche, nella maggior parte dei casi, era smussato. I giavellotti appuntiti erano raramente raffigurati nelle scese atletiche. Per altro venivano usati anche in gara da quanto apprendiamo dall arringa di Antifonte in difesa di un giovane che aveva colpito ed ucciso, col giavellotto, un ragazzo che, sconsideratamente, aveva attraversato l area del tiro durante un lancio. Il giavellotto, arma da guerra o da caccia, era lanciato per colpire un determinato bersaglio; nell atletica, invece, era lanciato per raggiungere la massima distanza in una determinata direzione. I greci lanciavano il giavellotto con l ausilio di una cinghia, in generale di cuoio (angle o amento), avvolta al centro del giavellotto chiamato, perciò, mesàngulon. L amento era lungo dai 30 ai 40 cm., faceva due o tre giri intorno al terzo e terminava con un cappio, nel quale il lanciatore introduceva l indice ed il medio della mano destra (o sinistra). L amento si distaccava dall attrezzo ma, prima del lancio, era saldamente avvolto. Il punto di attacco era vicino al centro di gravità; nei giavellotti per gare atletiche e, quindi, con la punta leggera quasi al centro dell asta; in quelli da battaglia o da caccia, più pesanti, in genere più vicino alla punta. Probabilmente, però, il punto di attacco variava anche in relazione allo scopo per cui lo si usava e cioè se per il tiro ad un bersaglio, o per raggiungere la massima distanza. Avvolgendo l amento al di là del centro di gravità, si aumentava la gittata a danno della precisione. L utilità del propulsore è stata controllata Pagina 84

7 sperimentalmente e si è constatato che la gittata si raddoppia o, addirittura, si triplica. Cioè perché si assicura stabilità all attrezzo, imprimendogli un movimento di rotazione intorno al suo asse e si aumenta in modo notevole la lunghezza del braccio di leva, prolungando il braccio dell uomo. Al riguardo i campioni di giavellotto erano selezionati tra atleti con le dita particolarmente lunghe. Le modalità del lancio del giavellotto erano simili a quelle per il lancio del disco. Gli atleti lanciavano da dietro una linea che non dovevano oltrepassare. Tale linea, forse, era quella della partenza della corsa dello stadio. Se il lanciatore la oltrepassava, il lancio era annullato. 5. LA LOTTA Questa specialità era la più antica e, forse, la più popolare fra tutte. Lo testimoniano le scene di lotta descritte in letteratura e nelle arti, i richiami mitologici ed il fatto che la parola palàistra, propriamente terreno per la lotta pàle, è stata usata poi, quasi sempre, per indicare genericamente il terreno o la scuola di educazione fisica. Per i greci la lotta era scienza ed arte, e la loro fervida fantasia raffigurava in questi combattimenti il trionfo della civiltà e il trionfo della scienza sulla barbarie e sulla forza bruta. Teseo, lo scopritore della lotta scientifica, ne aveva appreso le regole direttamente da Atena. Grandissima importanza era data allo stile ed all eleganza. Non era sufficiente rovesciare l avversario, bisognava farlo correttamente nel pieno rispetto delle regole. Anche quando l atletica fu corrotta dal professionismo, la lotta rimase immune dalle brutalità. Il metodo d istruzione particolareggiato e severamente progressivo. C erano regole diverse per gli adulti e per i ragazzi. I vari movimenti, prese, schienate erano insegnati separatamente e progressivamente, passando dai più semplici ai più complessi. Gli allievi erano addestrati a coppie ed in principio l iniziando era accoppiato con un atleta esperto che gli potesse far da guida. Solo successivamente si passava ai movimenti combinati. I pedotribi assistevano con estrema attenzione e spesso accompagnavano con vergate teoria e pratica. Pur non essendo giunto a noi che qualche frammento, sappiamo che esistevano numerosi manuali per l addestramento. Le gare di lotta si svolgevano in giorni con sistema del sorteggio. Il numero di partecipanti, sia in Olimpia che altrove, variava. Talvolta accadeva che qualche celebre atleta non trovasse competitori. In tal caso era dichiarato vincitore e definito aconito, aveva cioè vinto aconiti, senza essersi sporcato il corpo con la sabbia con la quale, come sappiamo, gli atleti si cospargevano dopo il bagno e l unzione. I greci conoscevano due tipi di lotta: in piedi il cui scopo era quello di mettere l avversario a terra (catabletichè) o a terra ( cùlisis o olindesis), il cui combattimento proseguiva a terra fino a che uno dei contendenti non si dichiarasse sconfitto. 6. IL PENTATLON Il pentatlon era costituito dalle cinque gare che abbiamo esaminato: corsa a piedi, corsa con gli alteri, lancio del disco, lancio del giavellotto e Pagina 85

8 lotta. E uno dei pochi dati certi che abbiamo tra i moltissimi incerti e discutibili sull atletica greca. 7. IL PUGILATO Altra specialità antichissima, che con la lotta si contendeva il favore popolare, era il pugilato. Ad Olimpia Apollo sconfisse Ares nel pugilato; gli abitanti di Delfi consacrarono ad Apollo il pugilato; Aracle, Tideo e Polluce furono tutti pugili famosi. Il pugilato sarebbe stato inventato da Teseo. Sia nell Iliade che nell Odissea appare come specialità molto popolare, considerata dai greci gara di abilità più che di forza bruta. 8. IL PANCRAZIO Era il più violento e brutale esercizio dell atletica antica. Ordinariamente suol definirsi come una combinazione della lotta e del pugilato. In realtà era qualcosa di abbastanza diverso e di molto originale che, forse, si potrebbe avvicinare al jiu-jiutsu. Si trattava di mettere l avversario fuori combattimento o a seguito di perdita di sensi, o per resa a seguito alzata di braccio. In questa competizione tutti erano permessi, non soltanto i pugni portati dovunque e le prese nella lotta regolamentare, ma anche ogni altra specie di attacco: calci nello stomaco o al ventre, torsioni delle membra, strangolamento, ecc., era interdetto solo il ficcare le dita negli occhi e negli altri orifizi del viso dell avversario. In generale, dopo qualche assalto, i combattenti, avvinti l uno all altro, cadevano a terra, dove la gara seguitava e normalmente, trovava conclusione. Ciò che contribuiva a dare a questa specialità un carattere selvaggio era anche il fatto che veniva disputata su un terreno smosso dalla zappa, e innaffiato. I concorrenti pestavano nel fango, scivolavano, vi si avvoltolavano e ben presto ne erano tutti ricoperti. 9. LE GARE IPPICHE Il cavallo fu sempre appannaggio di una minoranza di grandi proprietari terrieri di un ambiente aristocratico. E nello stesso ambiente che, nell epoca ellenistica, l equitazione continuò ad essere praticata dalla gioventù. Nel collegio efebico di Atene gli esercizi ippici erano considerati alla pari della ginnastica e della pratica delle armi, come si rileva dalle iscrizioni datate fino al Come nella buona società di molti stati moderni l equitazione veniva fatta praticare ai fanciulli fin da tenera età (Galeno consigliava sette anni). Ma il cavallo era anche il mezzo di competizioni agonistiche, a tutti i livelli, particolarmente amate dai greci. Nel corso dei secoli gli agoni ippici (agòn ippicòs) abbinarono sempre di più le loro tecniche sicché, ad un certo punto della storia greca, ebbero un programma assai nutrito ed articolato. Alle gare col cavallo montato ( chèles) e da quelle a dorso di giumenta (càlpe), nelle quali il cavaliere non usava né sella e né staffa, si aggiungevano numerosissime, quelle con i carri. Tiro a quattro (tètrippon), tiro a due ( sumorìs), distinti per cavalli adulti (tèleioi) e puledri (pòloi) su percorso rettilineo (acàmpion) e con curve (dìaulon); tiro da muli (apèn), tipico della Sicilia, con il carro da processione (zeughei rampicò), con il carro da guerra (zeughei polemistèrio). A dorso di cavallo si praticavano anche corse con il Pagina 86

9 lanciatore di giavellotto (aippo acontìzein), con le torce (afippolanpàs), con il cavallo da guerra ( ippoi polemistei) e la doppia corsa in ami (diaulon en oplois). Altra specialità era la corsa con il saltatore (apobàtes): accanto all auriga, sul carro, prendeva posto un secondo atleta che, ad un punto prestabiliyo, doveva saltare giù dal carro in corsa e procedere, correndo a piedi, verso il traguardo. Particolarmente spettacolare, forse come il carosello dei carabinieri che chiude il nostro concorso ippico internazionale di Roma era la cosiddetta manovra di cavalleria (antipassia). Quando la passione per le gare ippiche col carro fosse profondamente sentita in ogni tempo, ce lo hanno testimoniato grandi poeti quali Omero, Pindaro e grandi taumaturghi che ci hanno descritto, il modo superlativo le corse dei cocchi. LO STADIO Lo stadio era il luogo dove si effettuavano le corse a piedi. I competitori, allineati su una riga, correvano verso un punto prefissato (meta) o, girando intorno a questo, ritornavano al punto di partenza. In origine lo stadi era rettangolare contrassegnato alle due estremità da due linee. Gli spettatori seguivano dai lati lunghi, su rialzi naturali o artificiali, in piedi o seduti per terra. Forse, nel V secolo, furono costruiti allo stadio di Epidauro seggi di pietra. Nel III secolo si ebbero seggi in pietra anche al centro dello stadio, forse quali posti d onore. Il lato curvo, chiamato sfendone, apparve in periodo ellenistico prima ad uno, poi ad entrambi i lati. Lo stadio fu quasi sempre una parte del ginnasio e divenne costruzione a sé stante solo quando le gare di corsa acquistarono grande importanza ed ebbero larga diffusione. Come ho già detto, la parola stadio indicava la corsa (stàdion), la pista e la distanza su cui era percorsa, 600 piedi. Ma siccome il piede non era uguale in tutte le città greche possiamo affermare che si trattava di una misura variabile intorno ai 200 metri. Lo stadio greco si avvicinò al tipo romano (circo) dopo che si costruirono gli sfondoni ed entrambi i lati corti e dopo che si incominciarono ad adornare i bordi della pista e delle curve con colonnati. Le linee di partenza e di arrivo, prima segnate da una linea terra (grammè), cominciarono ad essere contrassegnate da pilastri (nùssa), prima mobili e poi fissi, ai due lati. Dd Olimpia e a Delfi, nel V secolo, le linee di partenza erano in pietra con una doppia scanalatura. Le frequenti menzioni delle linee di partenza nelle iscrizioni dimostrano la importanza data ad esse dai greci. In periodo romano le linee di partenza furono sostituite da una fila di pilastri fra cui era posta una speciale barriera. Lo stadio era usato anche per le altre gare oltre la corsa a piedi. Non siamo, però, in grado di indicare con esattezza in quali precisi punti si svolgessero e con quali attrezzature. Forse le linee di partenza della corsa erano usate per i lanci. Pagina 87

10 Nei primi tempi è probabile che il pugilato si svolgesse al centro della pista, e, più tardi, nello sfondone. Ma sono solo supposizioni. Ad Olimpia il pugilato avveniva sull Alti. Si conoscono i resti di stadi di moltissime città: Olimpia, Delfi, Epidauro, Atene, Piene, Messene, Ezani, Efeso, Laodicea, Afrodisia, Pergamo, Pessinunte ed altre. LE OLIMPICHE La parola Olimpiade deriva dall'antica città di Olimpia, nella regione dell'elide. I giochi Olimpici erano dedicati a Zeus, re degli dei nella religione greca. Oltre a questi esistevano anche altri giochi. Ad Olimpia ogni quattro anni nel periodo estivo, tra la mietitura e la vendemmia, si celebravano le Olimpiadi, un insieme di manifestazioni sportive e religiose. Le Olimpiadi nacquero in origine come festa religiosa e solo più tardi presero un valore sportivo-sociale. Durante questo periodo veniva istituita la tregua sacra che veniva proclamata quando il quadriennio stava per scadere: "Si ponevano le armi" e gli atleti che rappresentavano ogni polis si riunivano ad Olimpia per celebrare i giochi. La tregua sacra veniva proclamata dai Tedofori che percorrevano con la fiamma olimpionica tutta la Grecia. Le gare iniziavano con la seconda o la terza luna piena e finivano alla metà di agosto. La prima olimpiade risale al 776 a.c. Le olimpiadi avvenivano ogni 4 anni a causa delle ingenti spese necessarie alla loro organizzazione. In un primo periodo però si era deciso di realizzarle tutti gli anni. Per la storia, le Feste di Olimpia ebbero inizio nel 776, allorché per pacificare l Elide e gran parte del Peloponneso, dilaniati da guerre, affamati da carestie, stremati da epidemie, re Ifito di Elide, re Licurgo di Sparta e re Cleostene di Pisa stabilirono di ripristinare gli antichi giuochi di Olimpia. Il regolamento della Festa fu inciso su un disco (il disco di Ifito), custodito nel tempio di Era, primo documento storico dei giochi. Quella prima edizione storica, vinta da Coreico, si esauriva nella sola corsa dello stadio che rimase l unica prova olimpica fino alla tredicesima olimpiade (728). Sembra accertato che Olimpia fosse luogo sacro prima della venuta degli achei e che l origine dei giuochi fosse posteriore al loro arrivo ma anteriore alla cosiddetta invasione dei dori, dagli antichi definita il ritorno degli Eraclidi. Però, per quanto locale potesse essere la rilevanza di tali feste, nella convinzione degli antichi elleni esse avevano avuto origine divina. Erano state volute e fondate, niente meno, che da Eracle. Eracle fu, probabilmente, in origine, un eroe dei dori di Tirinto e di Micene; se nonché la fama della sua colossale statura e della sua eccezionale vigoria fisica si diffuse, portata dai marinai greci che solcavano il Mediterraneo, in tutte le terre bagnate da questo mare, ed in lui confluirono le tradizioni relative ad eroi del suo tipo ellenici ed asiatici. Il suo nome era Alceo o Alcide, ma dalla Pizia, la sacerdotessa Pagina 88

11 del santuario di Delfi, fu chiamato Eracle, cioè Gloria di Era, in quanto a causa dell avversione della moglie di Zeus egli dovette superare i cimenti che lo resero famoso. Dallo stupendo epinicio di Pindaro quella prima edizione leggendaria dei giochi ci appare già organica, articolata com era in 6 gare autonome: la corsa dello stadio, la lotta, il pugilato, la corsa dei carri a quattro cavalli, il lancio del giavellotto a bersaglio e il lancio del disco (manca il salto con gli alteri). In epoca storica, la lotta, il lancio del giavellotto (che sarà a distanza) e il lancio del disco non si effettueranno come gare autonome ma, insieme con il salto con gli alteri e la corsa dello stadio (che, per altro, si effettuerà anche come gara autonoma), faranno parte del pentatlon. Circa il giavellotto non sò se, nei lontanissimi tempi, venisse lanciato, come in epoca storica, con l aiuto del mensangulon. SVOLGIMENTO Dopo che la fiamma sacra termina il giro della Grecia la tregua sacra è stata istituita. Una volta che gli atleti hanno raggiunto Olimpia i giochi cominciano ad essere suddivisi nel seguente modo: a) il primo giorno è dedicato al culto e gli atleti giurano fedeltà a Zeus, b) in effetti le competizioni cominciano il secondo giorno. c) Il terzo giorno è dedicato alle gare di corsa: il dolicos, gara di fondo che si disputa sulla lunghezza di 24 stadi i fondisti lasciavano il campo agli spinter nella antichità; chiudeva la giornata la corsa del diabus 2 giri di pista per un totale di 400 m. In queste gare come in molte altre gli atleti gareggiavano nudi. L'accesso era vietato alle donne sposate mentre le fanciulle erano ammesse. d) Il quarto giorno era dedicato alle gare che i greci definivano "atletica pesante" la lotta, il pugilato e il pancrazio. Una delle gare più emozionanti era il pentathlon che consisteva in 5 gare: lancio del disco, lancio del giavellotto, corsa, salto e lotta. Agli atleti che partecipavano a tutte e 5 le discipline venivano conferiti grandi onori. I giuochi si effettuavano ogni due anni (al secondo e al quarto di ogni olimpiade), in primavera, tra aprile e maggio (munichione e targelione) con inizio storico nel 589 (quarto anno della 47^ olimpiade 592) sotto la presidenza dei Corinzi. LE DISCIPLINE Un altro sport molto importante nelle olimpiadi era la corsa a cavallo. La gara veniva disputata su un percorso di circa 1200 metri, gli atleti cavalcavano senza una sella e gli incedenti erano frequenti. La corsa dei carri era la gara più popolare cioè gli atleti dovevano effettuare 12 giri dell'ippodromo. Esistevano 2 tipi di carri: le bighe e le quadrighe. Le bighe erano trainate da 2 cavalli mentre le quadrighe da 4. Esistevano 3 tipi di lotta: pugilato, lotta e pancrazio. - Il pugilato consisteva nel colpirsi con dei cesti intorno alle mani che rendevano il colpo più forte e si combatteva fino a quando uno dei due atleti non chiedeva la resa. Pagina 89

12 - La lotta era un combattimento in cui si potevano usare anche i piedi e si andava avanti fino a quando uno dei due atleti non chiedeva la resa. - Il pancrazio era un misto di pugilato e lotta. I due atleti potevano usare tutte le loro forze per uccidere l'avversario, si potevano usare addirittura i denti. La lotta terminava con la morte di uno dei 2 atleti. Un tempo queste erano riservate solo ai greci ma in un tempo più tardo fu aperta a tutte le popolazioni del mediterraneo. Le gare olimpiche premiavano solo il vincitore, la vittoria era il segno indubbio del favore degli dei e il vincitore veniva considerato un eroe. Nell'antichità già esisteva un sentimento legato allo sport. Migliaia di persone si affollavano nello "stadio" per acclamare il loro campione. Gli spettatori potevano essere uomini, ragazzi o ragazze: le donne sposate non potevano assistere ai giochi. ROMA 1960 Finalmente Roma! Si proprio così, dopo che De Coubertin, organizzatore delle prime edizioni delle Olimpiadi Moderne, l aveva decantata come nuova Grecia e richiesta inutilmente più volte, così dopo 64 anni Roma è eletta sede della XVII edizione dei Giochi Olimpici (25 Agosto - 11 Settembre). Fu un vero successo sia per il paesaggio, caratteristico e imponente, pieno di opere d arte sia per l armonia con cui furono organizzati i Giochi. Complessivamente le nazioni partecipanti furono 83 e fu l ultima volta che il Sud Africa partecipò alle Olimpiadi dalle quali fu poi escluso per protesta contro la discriminazione razziale che stava coinvolgendo anche lo sport.. L organizzazione risultò perfetta e gli atleti furono 5348 (di cui 610 donne) che si sfidano nei diciannove sport in programma. Bellissimo ed emozionante il successo di Livio Berruti che riuscì sotto lo sguardo e lo stupore di tutti a dominare e vincere nei 200 metri, battendo e lasciando senza parole, o meglio senza possibilità di vittoria, i blasonati campioni Statunitensi. Nell ambito dei Giochi, Roma organizza la maratona al di fuori dello stadio, con partenza dal Campidoglio ed arrivo sotto l arco di Costantino dove la vittoria è assegnata ad Abele Bikila, etiope che corre a piedi nudi. Donne di rilievo dell epoca furono Wilma Rudolph, "la gazzella nera" che vinse ogni gara di velocità e Larissa Latynina schermitrice. Nella categoria ginnastica la squadra più forte si dimostrò l Unione Sovietica che riuscì ad imporsi con gran vantaggio anche nel sollevamento pesi con Juri Vlassov, soprannominato "Ercole di Roma", con un sollevamento in tre riprese di oltre 537 chili, mentre nella boxe si fecero notare due atleti Pagina 90

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