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1 SANTO CASANOVA MORTE E FURALI DI SPANETTO ASINO DEL SIGNOR FRANCESC'ANTONE D'ARBORI COLPITO DAL FOLGORE IN TARTAVELLO TERRITORIO DI SALICE BASTIA IMPRIMERIE & LIBRAIRIE V e E. CLLAGNIER 1892.

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3 CANTO PRIMO. Morte del Somaro, lugubre ambasciata, a Lopigna, arrivo del morto in Arbori, le scirate, arrivo di diversi personaggi, l'esequie, i voceri, discorsi. 1. Cantar vorrei di Spanetto Il pomposo funerale, I voceri delle donne E l'angosce del ferrale (1) ; La sublime apoteosi Fatta in piazza comunale. 2. Musa che tra verdi allori La tua fronte s'incorona, Un soffio di poesia Mandami dall'elicona, Acciò possa far palese La mia flebile canzona. (i) Per fabro ; professione del padrone.

4 4-3. Li sette del nono mese, Mille otto cen novant' uno Era il dì piovoso e fosco, L'aer minaccioso e bruno : Ecco un tuono spaventoso Opra forse di Nettuno. 4. Perchè fu dalla marina Che sortì simil flagello ; Traversò Costeglia e Vero, Giunse in bocca a Tartavello, Scese con ombra e spavento Nell' orto di Catinello. 5. Colà di Francesc'Antone, Tra li fiori e la verdura, Stava l'asino Spanetto. Condannato a morte dura ; Fu colpito in piena fronte : Fine trista ed immatura! 6. Il padrone del somaro, Qual profeta in mesta valle ; Contemplando l'avvenire Volte al fuoco avrà le spalle, Leggendo con attenzione L'almanacco Chiaravalle.

5 5 7, Qualche negra profezia Di strologo dotto e saggio Annuncierà, quanto prima, Morte di gran personaggio ; E dir che sarà Spanetto Vittima di tal presaggio! 8. Il Signor, dell'avvenire, Ad ognun chiuse le porte : Quando l'uomo ambizioso Si crede sicuro e forte, Tutto allor tronca ed annulla La bilancia della sorte. 9. Tale si presenta il caso Per la carogna suddetta ; Cento e più castelli in aria Ch' il padron forma e progetta, Finiscono in Tartavello Vittima d'una saetta! 10. ' Tu che spensierato e cheto In Arbori te ne stai, Avanti che spenga il giorno Un ambasciator vedrai ; Portator di trista nuova, Madre d'infiniti guai.

6 Catinelle- amico grato, Con devota e mesta faccia, Partite subitamente, Rendetevi a Mercolaccia (1) Dal Signor Francesc'Antone Che sarà forse alla caccia. 12. Ditegli eh' il suo Spanetto Agogna la sepoltura : Che mille corvi affamati Danno spavento e paura ; Tutt' intorno alla carogna L'aria ne diventa scura. 13. II più insigne personaggio Della comune di Vero, Babbo della verità, Cuor magnanimo e sincero, Scrisse il processo verbale Della morte del somero. 14. Questo è da tutti stimato Con profonda simpatia, Il suo nome è Cacamolle Registrato alla Meria ; Detto il re delli bugiardi, Ma forse per ironia. (1) Comune d'arbori.

7 7 15. Dite al popolo arborese Che tutti i nostri amici, Quei d'azzana e di Rosazia Sono mesti ed infelici, Ed io mi sento strappà Lu cuore dalle radici. 16. A vederci, posdimani, Tutti a Lopigna sottano, Il padrone di Spanetto Portatelo per la mano; Un dolore come questo È da diventare insano. 17. Cruzinesi, ambo li sessi, Fino a Lopigna schierati, Accompagnano la bara, Con lor mèri, e lor curati Colà dagli amici cari Saranno ringraziati. 18. Lunga sosta viene fatta In piazza di Catamà ; Reciproche condoglianze Con distinta urbanità, Poi dell'asino il padrone Ognun corre ad abbraccià.

8 Lopignesi vanno in folla Fino al nostro territorio, Mandando devote preci All'alme del purgatorio ; Per la salma di Spanetto Ed anche per il mortorio. 20. Arrivati a quel gran ponte Dove finisce il cantone, Ecco il popolo arborese Con la Croce, e il gonfalone : Giugne in abito solenne, Il Signor Giudice Antone. 21. Malinconica Elegia Da scoppiar lagrime a fiumi, Viene detta dallo stesso, Esaltando li costumi, Di Spanetto, del padrone, Dei presenti e dei postumi : 22. In sì funebre occasione Parla con sincero cuore, Perchè di Francesc'Antone Egli fu predecessore ; Della razza somarina Emulo propagatore.

9 9 23. Pasqualaccio il gonfalone Ne porta spiegato al vento ; Si vede flottar lontano, Qual vessillo in fier cimento ; Dietro, una foresta umana Che ad ognun mette spavento. 24. Giusto in questa circostanza Il nostro gran Pasqualaccio, Rappresenta in altri tempi, L'immortale Michelaccio (1) Che per un altro somaro Si rompe naso e mostaccio. 25. Forse non gli accaderà Una cosa tanto strana, Come accadde a quell'eroe Sulla strada di Lucciana ; Che causò guerra mortale Tra la gente di Marana. 26. Dindonano le campane Come alla resurrezione ; Cento colpi di fucile, Vent' un colpo di cannone, Alto annunciano l'arrivo Del corteggio e del campione. (l)vedi, Viale Dionomachia.

10 Un discorso improvvisato Pien di greco e di latino ; Viene detto ad alta voce Da Natale Fiorentino, Uomo esperto in tal materia E conoscitor di vino. 28. Quattro giovani vestiti Alla moda parigina, Con cravatta bianca e guanti, Cappell'alto e fìlacchina, Questi rappresenteranno La famiglia somarina. 29 Natale di Brucia Casa E Francesco Parcittore, Con due altri lor compagni D'egual merito e valore ; Portan questi il panno sacro Fino al tempio del Signore. 30. Confratelli di Spanetto Nella sensibilità, Son dello stesso paese Ed hanno la stessa età, Missione sì delicata Ad altri non si può dà.

11 Ma qui nasce alto contrasto Dal Curato al Periore ; Quello dice ch'un somaro Nella casa del Signore, Sarebbe per il paese Un eterno disonore. 32. L'altro dice : In Bettelemme Città della Palestina, Tra i rigori dell'inverno Solo e freddo una mattina, Venne al mondo il re del cielo In una stalla meschina. 33. Chi fu che gli diede aiuto, Caro mio signor Curato? Voi che tutto abbiate letto E nulla dimenticato ; Io per me credo che fosse L'asino tanto sprezzato. 34. Oh! ingratitudine umana Degna della società! Se da voi oggi dipende Sepoltura non avrà. Veramente in questo mondo Chi più face nulla fà!

12 Per finire ogni contrasto Ed ogni discussione L'esequie saran civili Grida allor Pasqual'Antone Ad uso dei pensatori Di moderna opinione. 36. Ed il tempio non sarà Dal somar contaminato: Dunque fiat voluntas tua Che così vuole il curato : Ma il suo degno ministero Non ci sarà ricusato. 37. Tutti i preti assisterano Fuor di chiesa, ne son certo, Preceduti da Misciano, Nel disperato concerto ; Le funzioni si farano Sulla piazza, a cielo aperto. 38. Il padrone del somaro, Che a tal uopo è consultato, Risponde ch' il funerale Sulla piazza è decretato, Ma vuol che sia religioso, Ed è da tutti approvato.

13 Si rebiffa il Priore Ma forzato è di cedere, Perchè tutti i confratelli Non avrebbero piacere, Ch'un somar nel tempio entrasse Fra le luminose cere. 40. Lunghissima processione In ordine, e simetria, Sorte allor con pompa e gala Di chiesa a Santa Maria, E si veste anche il Priore Con tutta la compagnia. 41. Misciano, qual generale, Ascritto nella milizia, Lungo esercito governa Con imparzial giustizia : Tal ei governa le donne Senza metterci malizia. 42. Sulla piazza del padrone, C'è grandissimo apparato ; Ricchissimo catafalco Tutti a fiori tempestato ; Quanto maggio n'ha prodotto, E quanto aprii n'ha creato.

14 Venne qui, da Vico espresso, L'incomparabil Friscione, Che per simile travaglio Non trova il suo paragone ; Questo è il funebre architetto Di tutto il nostro cantone. 44. Il sagristano Casella Porta in man ricco aspersorio, Pieno d'acqua profumata Espresso per il mortorio ; Si sparge il soave odore Dappertutto il territorio. 45. Incominciano l'esequie Con gran pompa e devozione ; Sono già tutti presenti Li Provosti del cantone : Chi sà se tutti st'onori Saranno fatti al padrone. 46. Ma che val gloria mondana Quando non c'è più speranza ; Per aver l'oro di Spagna E d'egitto l'abbondanza, Il Signor Francesc'Antone Cangierà vita ed usanza.

15 Tutti i Padri del Convento Portano la tonicella ; Tre coristi vicolesi Assistiti da Casella, Decorano con gran pompa La funzione insigne e bella. 48. Il padrone del somaro Carco di pene e d'affanni, Con la sua cravatta nera E li suoi più belli panni, Ne sta vicino al defunto Riflettendo a tanti danni. 49. I cantori del paese, Di latino e italiano, Dies ire lagrimoso Tutti a tempo intonerano, E faran bordo languente Alla voce di Misciano. 50. Alli voceri languenti Delle donne del cantone, Da somari ed arci-muli Verrà fatto alto bordone, E da lubriche giumente Venute da Liamone.

16 Ragli sconci e disperati, Da schiuder qualunque petto, Eccheggiar per ogni valle, Ogni stalla ed ogni tetto ; Farà la progenitura Dell'infelice Spanetto. 52. Fecero trista funzione In piazza di Pinciarella. Mille spiriti notturni Tutta gente a Dio ribella, E sul tetto del ferrale Cantava la Malacella. 53. Lettere di manto scuro Piene d'umili rispetti, Scrivere voglio in Orcino, All'amici più perfetti : L'Albertini e li Morati L'Olivieri e li Peretti. 54. Per il funebre convito Non si guardino le spese, Dite al nostro cucinaro Tanto amabile e cortese, Che ci faccia un ricco pasto Alla moda del paese.

17 Gli darete una gratella D'acciaro galvanizzato, Acciò far possa in arrosto L'animal vituperato, Che mangiò fù. Maometto Dagli Africani adorato. 56. Coll'arrosto un'insalata Di cardi e di lamachioni, Ben condita, e ben salata, Per li stomachi più buoni ; Poi nel brodo metterete, Di Spanetto li rognoni. 57. Incominciano le donne Tristo e lungo piagnistero, LE più vecchie del paese Sono velate di nero, Una d'arro così parla Al padrone del somero : 58. O Francesc'Antò cugginu Parchì tanta scuntintezza, Nun state più capu-chinu Date un segnu d'aligrezza, Chi Spanettu nun è mortu L'hanu purtatu in Orezza. 2

18 Era bellu, e tintinnante Quandu marchiava a lu passu, Quandu marchiava a lu trottu Facìa moltu fracassu ; Ma lu purtavate sempre Da Pilatu a Caifassu. 60. Appena juntu da Sari Lu mandavate a Rusazia ; Antonini, Petru Santu È statu la so disgrazia ; La so yumintaccia bianca, Nun ne era mai sazia. 61. Per magnà l'invernu intieru Era tuttu preparatu, C'era lu brennu e la fava C'era l'orzu acciarnigliatu Parchi tirava la paga Cume quella d'un curatu. 62. Quand'elli la sintaranu Li nostri amici in Niolu, Credu che si purtaranu Tutti quanti al nostru dolu, Chi culà lu me Spanettu Ci piantò più d'un figliolu.

19 Di la pelle di Spanettu Fatene un linzolu finu, Lu darete a Cruzinesi Per trenta mizin di vinu, Questu servirà per drappu Quandu more Manfarrinu. 64. Farete un avertimentu A Macone d'ambiegna, Ch'ellu mandi cinque franchi Chi la so yumenta è pregna ; Inquanto a la so cundotta S'è mustrata pocu degna. 65. Prese lu nostru sumere Ci fece una brutta azzione, Fece copre le yumente Di Sari e di Casaglione, Poi si ritirò li frutti A nome di lu padrone. 66. (Una del paese interviene). Ripusatevi, o Madama, Chi sarete faticata, Eppoi la vostra manera È da tutti cundannata ; In mezzu a tuttu stu mondu Sete bella scrianzata.

20 Emu da piegne a Spanettu Senza fa carnavalate, Nun si parli di yumente, Queste so cose sfrinate, E tutte ste giovinette Ne sonu scandalizzate. 68. Datemi le me faldette, Datemi un mandile finu, Sonu pieni li me occhi Piuchè lu lavu di Ninu ; Morte cruda e scillarata Tristu e perfidu distinu! 69. In piazza di lu farrale Quante angoscie e crepacori! O Spanè, lu me Spanettu, Quest'è tempu dill'onori Chi pe la to malatia Nun ci vale più duttori. 70. Vurria chi la me voce Trapanassi ogni muntagna, Ch'ella yugnissi in Niolu, Risunà pe la Balagna, Ch'ella passassi lu mare E le fruntiere di Spagna.

21 Vogliu fa una littarina Pe lu sumere d'antone, Ramintatevi chi questu Era lu vostru babbone E dateli all'altru mondu Le nove di lu padrone. 72. (La prima ripiglia). Eyu dimandu la parola Per un fattu persunale, E nissunu mi la neghi Parchi nulla nun ci vale, Eyu nun so vinuta qui Per armà lu carnavale. 73. So partita da luntanu, Bella trista e scunsulata, Quandu intesi la nuvella Mi so tutta ratificata, Aghiu lasciatu a lu sole Cinque sporte di bucata. 74. Sopra li me camisciotti, S'appullaranu l'acelli, Li me mandili più fini, Li me filari più belli, Si li spartaranu in piazza Le donne cu li zitelli.

22 È questa la ricumpenza, O Signor Francesc'Antone? Qui le vostre paisane Mancanu di cundizione ; M'hanu dettu in mezza piazza Ch'eyu so senza educazione. 76. Rispittate li stranieri D'ogni gradu e qualità, Questu e lu primu duvere Ch'insegna la civiltà ; Inquanto a voi, o Madama, Nun vi vogliu sicundà. 77. S'eyu parlassi a briglia sciolta Andariamu luntanu, Ma la mea, la cundotta, Risona dal monte al pianu, Mi ne vaniti in mezza piazza, E nun parlu micca invanu. 78. Cusì parlanu le donne Chi sonu state a le scole, Ma nun pudete nasconde Chi voi sete muntagnole, Tantu pe li vostri fatti Che pe le vostre parole.

23 Sete nate alla campagna, Allivate a lu fucone, A sente cuntà le fole Di lu babbu e lu babbone, E cusì s'è consummata La vostra l'educazione. 80. So partita da luntanu Carca di lasciami-stà, A tre ore di mattina Senza beye, ne magnà ; Tantu è neru lu me core Chi nulla ci pò falà. 81. (Una la ripiglia). In casa di zia Minghina, Vi faremu fa lu Tè, Di brodu una cucchiarina, O una tazza di caffè? Se nun sapete la casa Prestu venite cun me. 82. (Una d'evisa). Mi par di sente una voce, Piena di malincunia, Nun sariste micca voi Cummar Agnula Maria? Sonu stanchi li me occhi Sempre guardandu la via.

24 Da Evisa so partita Quandu intesi la nuvella, La mi annunciò, pianu, pianu Agnula, la me surella, Ella un n'è pussuta vene Perc'ha fattu una zitella. 84. È bella quantè la luna E cumencia a barbuttà, Ride in bocca a lu so babbu E chiama la so mammà ; A lu mese di li fiori L'avemu da battizzà. 85. Pigliaremu per cumpare, Lu marcante Curnutellu, Chi quand'ella sarà grande Li cumprarà lu cappellu, Li cumprarà li pindini E li cumprarà l'anellu. 86. Oggi in Arburi, di Vicu, O chi dulurosa scena! Correnu tutti l'amici Cun aflitta e stanca lena ; In casa di lu farrale Ci s'è canzata la piena.

25 Abbondanu le scirate, Yugnenu l'amici cari, Di lu cantone di Vicu, E di lu cantone di Sari ; Le donne portami in testa Li so più belli filari. 88. La più bella di la banda, È una certa Anna Maria, Marchia tantu capirritta Quandu passa per la via, Chi la guardanu li preti Cun tutta la signuria. 89. L'omini sonu a la moda, Sticchiti e spitturisciati, Cu la so sigala in bocca E li capelli allisciati ; Hanu la cinta chi pende E li calzoni bracati. 90. Portanu dentru la stacca, Specchiu, sbiglia ed arbaghiolu, La tarzetta si trasmette Da lu babbu, a lu figliolu, E via di manu in manu Finch'ellu ne resta un solu.

26 La cigna di lu sumere La darete a Zanu-pienu, Da strigne li so calzoni Chi toccanu lu tarrenu, Ma ch'ellu nun stringa troppu E dopu venesi menu. 92. Li farete ondici gradi, Ciaschedunu misuratu ; L'ultimu ch'ellu l'affibbï Appena dopu magnatu, Ma ch'ellu nun torni addietru Perchè ci lascia lu fiatu. 93. (Una dl Létia). Sentu una voce languente Chi trapana lu me pettu, Sarà forse una parente Di lu povaru Spanettu : Fatevi avanti, o Madama, Vicinu a stu catalettu. 94. Duve si ne sonu andati, O Spanè, li to guadagni! Nun vedi li to parenti? Nun senti li to cumpagni? Chi sonu tesi a lu sole E nun facenu che lagni.

27 Chi potrà mai sopravvive, A sta pena, a stu dulore? Tu lu me Francesc'Antone Racumandati al Signore ; Stattine alegru e tranquillu Nun ti maculà lu core. 96. Sete yunte, o cinarchese, A piegne lu nostru male, Vi ringraziu mille volte A nome di lu farrale, Ma lu casu e dispiratu ; Più rimediu nun ci vale. 97. Dateci qualchi nutizia, Di cummare Laurenza, Forse si truvava in lettu Pigliata dall'influenza? O di la nostra disgrazia Ella un n'ebbe cunnuscenza? 98. Poi salutateci tantu A Maria Pisciarritta, Figliola di Muzzicona Chi ne sarà moltu aflitta ; Quandu sintarà la nova Or di tamanta scunfitta.

28 Sono yunte ancu da Ota Cento trenta congricate Tutte figlie di Maria E tutte santificate : Sonu per la circostanza Cunfesse e comunicate La più bella, dal viaggio, È consunta e fracassata ; Pare la stella Diana Tantu è bianca e delicata ; Nulla, nulla nun li manca, Ma marchia un pocu sbarrata (La più dotta delle voceratrici parla l'ultima). O Spanè, lu me Spanettu, Nun sta più dentru la bara, È fiorita la campagna Dalla Foce a Sulenzara, A far lunghe passeggiate Tutto il mondo si prepara Mille coppie innamorate Si rendono alla campagna, Ciaschedun gusta piaceri Con l'amabile compagna, Spanetto sol più non gode Di così bella cuccagna.

29 Alla dolce primavera Si risvegliano l'umori, Rinasce la poesia E rinasceno l'amori ; Battano sensibilmente Li men sensibili cuori Salve! o dolce primavera! Mille volte ti saluto : Con le tue rose vermiglie E coi tuoi fior di velluto, Vieni presto ornar la tomba Di quell'asino perduto Rondinelle pellegrine Che tornate al patrio tetto. Dateci qualche novella Del somaro sopradetto, Consolate il suo padrone Che ne sta tristo e negletto La vezzosa cordellina Cantarà tra i fior dell'orto, Sarà cheta la marina Anche alla Torre di Porto ; Ma Spanetto in vita eterna Sarà congelato e morto.

30 Cantarà languente il cucco, Dentro il verde castagneto, Sorridente la campagna, Il ruscello sarà cheto, E l'armonico usignolo Uscirà del suo segreto Giugnerà carco di fiori Aprile pomposo e bello! Con la testa coronata, E col suo verde mantello : Ma l'infelice Spanetto Sarà chiuso nell'avello Seguirà Maggio diletto Gradito dai marinari ; Chiamato comunemente Il mese delli somari : Se Spanetto fosse in vita Era tempo di danari Giugno estivo e caloroso, Tutto il mondo alla frescura, Somarelli alla montagna Perchè l'erba è già matura, E del povero Spanetto Nessuno pigliarà cura!

31 111. Ogni mula, ogni giumenta, Ogni bue, ogni asinello, Riuniti alla collina, Il soggiorno sarà bello, Ma il più valente di tutti Sarà mancante all'appello. FINE DEL CANTO PRIMO.

32 CANTO SECONDO. Arrivo di Corpata, quattro servitori, un beccamorti, al Cimitero, il pasto, un lopignese, il Caffè di Rangarello, pasteggianti al passeggio, le condoglianze, la serenata. 1. Dolci muse un' altra volta, Verso me spiegate l'ale, Acciò nel secondo canto Scriver possa, in generale, I nomi dei personaggi Che giunsero al funerale. 2. Pur finito è, delle donne, Il dolente piegnistero ; Più di mille torchie accese Già circondano il somero, Li soggetti più distinti Sono vestiti di nero.

33 33 3. Il più grande, di statura, Face appena la sua entrata, Mi sembra, se non mi sbaglio, Ch'ellu sia Manziu Curpata, Con la sua flacchina lunga E la sua faccia piombata. 4. Dategli la ben venuta Ed abbiatene gran cura, Quest'è un uomo ch'appartenne Quasi alla magistratura ; Conosce la sustrazione Ed ha una bella scrittura. 5 Compra ogni anno l'almanacco, E lo spiega in italiano, Ha letto : Il Real di Francia : E conosce anche il toscano ; Quando dà lui suoi consigli Sembra un padre guardiano. 6. È stato, circa tre anni, Consiglier municipale Ed in seguito Priore Della Chiesa parrochiale ; Poscia eletto, e coronato, Primo Re di Carnovale. 3

34 34-7. Fabbricator di canzone, Sonator di violino, Molto amante delle danne, Ma più amante del buon vino ; L'appetito non li manca E non prende mai chinino. 8. Questo è un gran politicone, Alla moda del paese, Che non cambia di partito Manco tre volte per mese : Presto sarà deputato Alla Camera francese. 9. Quattro servi, esecutori D'ogni sua nobil azzione, Pronti ad uccider se stessi, Se così vuole il padrone, Gli fanno scorta per dietro Con tutta devozione. 10. Uno porta il suo mantello, Atto per il Carnovale, L'altro gli tiene l'ombrello In faccenda naturale ; Il terzo netta le scarpe Ed il quarto l'orinale.

35 Di Corpata il cappell'alto E la negra filacchina Sono brutti dal viaggio, Tutti carchi di farina ; Si direbbe un molinaro Che giorno e notte macina. 12. Ha nel fondo della panza Un larghissimo brachiere, Come mulo a cui lo mette Ogni giorno il carrettiere : Sostegno della gran massa Che minaccia di cedère. 13 Poi ne viene un beccamorto Che di Corpata è cugino : Col baston la terra preme E seguita capo chino Comè corvo che s'accosta All'odor del morticino. 14. Ognun saluta Corpata Con tutto il suo ministero, Molti onor gli sono resi A titolo di straniero Ed è portato in trionfo Alla stalla del somero.

36 Ecco giunto il gran momento, Ecco infin l'ora fatale, Ecco che parte Spanetto Della piazza del ferrale : Dietro il morto si dirige Un corteggio trionfale. 16. Qui cappelli in seta fina, Qui mandili di torzone, Quindi abiti di broccato!.. Qui cappotti di pelone, Sono tutti mescolati Tra la folla e confusione! 17. Viene in testa al suo consiglio Con figura giovenile, L'uffizial municipale E dello stato civile, Che porta cinto, sul ventre Della legge il gran mandile (1). 18. Morano li colonelli, Morano li generali, Personaggi d'alto rango, Preti, frati e cardinali, Ma nessuno non riceve Di questi li funerali. (1) Ciarpa.

37 Quattro ninfe immaculate, Belle più che l'aurora! Adattate alle maniere Tanto in casa come fuora ; Accompagnano il defunto Fino all'ultima dimora. 20. Il somar viene interrato In un chioso del ferrale, Che si trova a pochi passi Del suo paese natale ; Larga fossa è preparata Con ordine speciale. 21. La morte d'un asinaccio, Quanto in Corsica risona! Oggi il nuovo cimitero Sembra il bosco d'aitona! Sono fitte le persone Come i pini in Vizzavona! 22. Scende il morto nella fossa, Con tutta precauzione, Poi ciascun la terra getta Senza far discussione, In presenza della folla E dell'afflitto padrone.

38 Sit, tibi terra levis! Dice allor l'istitutore, Latinista consumato Ed egregio Professore! Poi pronuncia un gran discorso D'un valor superiore : 24. Mille applausi, e mille evviva! Provocan l'alti pensieri Che contiene il suo discorso Sul valor delli someri, Lagrime di scontentezza Versan tutti li stranieri. 25. Lui che proprio è del paese Dove il somar sullodato, Vittima d'un accidente! Trasse, o Dio! l'ultimo fiato, Si rammenterà sovente Di quel sito bestemmiato. 26. Sic transit gloria mundi!.. Replica il sotto priore : Qui il campion delli somari Lascia tutto il suo vigore! Qui finisce e qui sepolto Giacerà tanto valore!...

39 Poi piazzata è sulla fossa Una pietra tumulare, C'è la morte di Spanetto Raccontata in note amare, Scritte dal signor Corpata In un modo singolare! 28. «Qui riposan di Spanetto,» L'ossa di tanto valore!» Pellegrin ch'in Alto credi» Una prece al tuo Signore.» Ed in segno di rispetto» Sull'avello getta un fiore». 29. Lo scrivente fu, del morto, Più che amico e compagnone ; Hanno lo stesso pelame Ed han la stessa ragione ; Hanno subito la sorte Nella stessa coscrizzione. 30. Poi s'adrizza alli stranieri Don Francesco Parcittore : «Alla casa del defunto Rendetevi alle tre ore, Prendere un cucchiar di suppa Che già coce al gran bollore».

40 Uomini e donne, mischiati, Ritornano a Mercolaccia, Appetito generale, Ognun porta sulla faccia ; Debolezza stomacale, Li più fragili minaccia. 32. Tempo è già, ch'il popolazzo, Faccia lunga scorpacciata ; Dopo tanti patimenti, Ecco alfin l'ora bramata : In onor del fu Spanetto Ricca mensa è preparata. 33. Fuman qui, dentro i tegami, Pesche di lontane arene!.. Riso e carne di montone, Il gran piatto che conviene, E che si serve al paese Nelli pasti, e nelle cene. 34. Alla tavola d'onore Ci sono trenta Coggesi, Venticinque di Balogna, E cinquantatre Rennesi ; Con Paolo Pietro Arrighi Il cuoco delli paesi.

41 Per servire al gran convito, Oltre tutti li parenti, Ci sono Giacomo e Pietro, Cucinar dotti e valenti ; Ben preparano le salse Ma pestan l'aglio coi denti. 36. A distribuir le piazze Con dolcissime maniere, C'è Maria Pinciarella Cugina di lu sumere, Ch'ha fattu tigne di neru Le porte con le quadrere. 37. Dopo il brodo consumato, Ciascun prende la forcina ; Di pollastrelli d'agosto, Una gran carneficina Simile a quella ch'erode Fece; nella Palestina! Vedi qui mangiar Corpata Vicino al gran Pasqualaccio ; Dalla carne di montone È bis-unto il suo mostaccio ; Per asciugar la sua barba Ei dimanda un canavaccio.

42 Hanno a mezzo un lopignese Con li calzoni alla moda, Li bottoni son di dietro E la braghetta di fuora ; Tuito il mondo lo rimira Ed ognun se n'innamora. 40. Porta un botton di soldato, Al collo della camiscia, Ricopre la testa monda Un' ampia berretta miscia ; Barba negra, da una parte, E dall'altra tutta griscia. 41. A una man tiene il coltello Ed all'altra la forcina. Col suo mustaccio pinzuto Sembra un aquila marina, Quando guaita li pesci Nello stagno di Bàdina. 42. Due orecchie, lunghe e fini, Sopravanzano il berretto ; Queste son la copia esatta Di quelle del fu Spanetto ; Ognun lo stima fratello Dell'asino sopradetto.

43 Ha, sul collo, un gran cerotto, Di pasta di Castiglione, Per guarir l'ampia ferita D'un can, detto Filicone ; Che lo morsicò, con rabbia, Entrando nel suo portone. 44. Una stacca giù gli pende Che sembra una pistaghiola (1) Dentro ci sta lo stiletto Assieme con la pistola : Sono questi li suoi libri Ch'esso portava alla scuola. 45. La sua fidata consorte Non l'abbandona un momento, Venne anch'essa, col defunto, In Arbori, a passo lento, Ed eccola a tavolino Che discorre quant'e cento. 46. Sta vicino a Pasqualaccio Ed al celebre Corpata, Quando il marito non guarda Getta subito un'occhiata Alla barba di Pasquale Che sta liscia e pettinata. (1) Zano per pestare le castagne

44 Questo poi che delle donne Molto ammira la beltà, Cerca il mezzo che alla bella Esso piacere potrà ; Gli fà mille complimenti Pien di dolce amenità. 48. Sono già mezzi briachi Al tavolin di Corpata : La faccia del lopignese Sembra una basilicata (1) ; Quando dal sole d'agosto Diventa tutta dorata. 49. Pasqualon, per beffa, a quello, Mette in stacca tre bicchieri; A tal onta il cinarchese (2) Nudrisce tristi pensieri : Vendicar vuol ipso facto L'onore degli stranieri. 50. Pone mano alla pistola. Che nella stacca è celata ; Ma intervien, subitamente, Il benefattor Corpata, Che lo rende alla ragione E l'onta è dimenticata. (1) Frullo d'agosto che diventa rosso. (2) Lopigna, cantone di Cinarca

45 La scena, che senza fallo, Diventava orrenda e trista, Grazia all'immortal Corpata, Prese fine a prima vista : L'accordo è ristabilito Tra li due antagonista. 52. Ad un altro tavolino Presieduto da Misciano, Delle donne ammiratore, E galante corteggiano, C'è la seconda mogliera Di Francesco Pelazano, 53. Che porta dentro i capelli, Negri più del vetriolo, Un fiore di primavera, E lo porge a Bestiolo ; Un rivale di Misciano E famoso donnaiolo. 54. Misciano ch'in quest'affari, Non gli manca esperienza, Sembra non fare alcun caso Di simile differenza, Ma il suo cuor se ne risente, Ed anche la sua presenza.

46 Parla con la bella donna E tiene le luci a terra ; Ella gli fà mille vezzi, Ma il suo cuor non si disserra!.. Alla fin gli porge un fiore, Spenta è la segreta guerra. 56. Guarda in faccia il suo rivale, Con muta interrogazione ; Sembra dirgli : 0 temerario Che ti credi il gran Paone, Altri sono stati messi Di te stesso al paragone. 57. Offre alla bella straniera Un carton d'uva moscata, Un altro carton di fichi Dolci come cioccolata ; Ella ringrazia del tutto E dà li fichi a Corpata. 58. Serve il vin dentro le tazze Una bella cinacchese, Le tempie delli più vecchi Son dal gran calore accese ; Rende ognun di bell'umore Il buon nèttare arborese:

47 Vanno le conversazioni Su i più mobili soggetti : Uno parla del suo mulo, L'altro di mille progetti! Un altro della sua capra Che fatto ha molti capretti. 60. Uno dice che la moglie È bella quante lu sole, Che l'ama più che se stesso E che sempre amar la vole ; Spera che lasciar gli deve Ricca e numerosa prole. 61. Quello parla di Gambetta, L'altro di Napoleone, Un della guerra di Troja; Ecco allor Pasqual'Antone, Consiglier municipale, Che parla d'elezione. 62. Dice che vuole la sciarpa Ad ogni costo e periglio ; Bisogna che salti il mère Assieme col suo consiglio ; Perchè fecero coscritto A vent'anni il caro figlio.

48 Già del nèttare di Bacco Montan sù gli alti vapori ; Parlano d'agricultura Li più ricchi produttori, Parlan legge e procedura Eruditi con pastori. 64. Qui non c'è più ritenuta, Ciascun parla a gonfie vele ; Vale a dir ch'ogni parola È tutta zucchero e miele, Ma nata è la confusione Della Torre di Babele. 65. Annunciata è nella sala La presenza del padrone ; Tutto il mondo allor si scopre E si mette in ginocchione, Poi ciascun prende licenza Dopo deita un'orazione. 66. Macometto, d'ambiegna, Con il bastone alla mano, E la sua pippa imburata Esce fuori, con Misciano ; Questi accompagnan le belle Che a lor case se ne vano.

49 Ha pel tabacco un zanetto, Della pelle d'un castrato, A fil d'oro, e seta fina, Questo è tutto trapuntato, Un bel fiocco ha, nel suo fondo, La spalletta d'un soldato. 68. Giovansanto, di Balogna, È sdraiato nel fossetto. Far non può la digestione Portatelo presto in letto; Basterebbe che domani Non ci sia un altro Spanetto. 69. Ha una stacca tanto grande Che pesa almen tre cantari! Dentro son diversi oggetti Di fabri, e di bancalari, Di sartori, di barbieri, Di mercanti e calzolari : 70. Cinque lime in terra fina Del paese di Nocario, Mezza libra di salciccio, E d'un prete il breviario A scriver tutti l'oggetti Ci vorria lungo inventario. 4

50 Di figure gioviali Pieno è tutto lo stradone, Vanno all'acqua del Cardeto Tra Corpata e Pasqualone, Con la sigaretta in bocca Onde far la digestione. 72. Pasqualon fa l'occhi dolci Alla bella lopignese, Che abbraccetto al suo marito Esce fuori di paese ; Ella parla col galante In un modo assai cortese. 73. Il Caffè di Rangarello S'empie di consummatori, Fanno assieme la partita Ricchi, poveri e signori : Sono qui, di brisca e scopa, Li più fini giocatori. 74. Entra Tunga, d'appricciani, Contento e di bell'umore; Con la sua pippa di terra Che fuma come un vapore! La sua cannetta piegata Sembra l'arco di Belfiore (1)! (t) Ponte sul fiume di Liamone.

51 Più di trenta Letiesi Con la barretta pinzuta, Li pantaloni bracati E la marzina peluta Giocano forte alla mora Sul ponte di Lumbaruta. 76. Là c'è Niguli il mercante Che venne con la scirata, Sempre strinto ad una Ninfa In età poco avanzata; Maria di Cibollone La sua quarta fidanzata. 77. C'è Sciuppina, ch'in Sagona, Con l'armenti sta l'inverno ; In tempo di gioventù Fù soldato del governo ; Ora vita pastorale Menar vuole in sempiterno. 78. C'è pur Barraldin, di Murzo, Del somar primo padrone, Con un altro suo parente Nominato Giovannone ; Nell'arte della cucina Questo merita il cordone.

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