PERIODICO DI INFORMAZIONE 2 TRIMESTRE 2015 ANNO XVII N. 66 DISTRIBUZIONE GRATUITA

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1 ANNO XVII N. 66 DISTRIBUZIONE GRATUITA

2 in questo numero PERIODICO DI INFORMAZIONE SEDE REDAZIONALE Isernia - Via S. Ippolito c/o Presidio Ospedaliero F. Veneziale Tel Fax COMITATO DI REDAZIONE COORDINATORE RESPONSABILE dott. Rita Viscovo Responsabile URP - Relazioni con il Pubblico Presidio Ospedaliero F. Veneziale Isernia - ASREM SEGRETERIA REDAZIONALE dott. Domenico Barbaro Presidente A.V.O. - Psichiatra dott. Gianfranca Testa Direttore Amministrativo - ASREM NORME REDAZIONALI Il giornale è aperto al contributo di tutti. Chiunque può inviare un proprio articolo per l eventuale pubblicazione. I lavori pervenuti resteranno di proprietà del giornale e saranno sottoposti, per l effettiva accettazione, al vaglio del Comitato di redazione che ha facoltà di apportare modifiche ad una più adeguata impaginazione generale. Gli articoli dovranno essere scritti con carattere 12 Times New Roman con massimo di battute, ed inviati preferibilmente per al seguente indirizzo: STAMPA Grafica Isernina Isernia/Sant Agapito Tel Fax vivere è passione sig.na Francesca Antenucci 3 Medicina biointegrata, cresce in Molise la pianta anti tumore dott. Antonio Picciano 4 Portavo le ciliegie... alle orecchie prof. Graziella Iannuzzi 6 L accettazione delle diversità dott.ssa Fabiola Petrarca 6 Matita rossa e blu prof. Amerigo Iannacone 7 I segreti dell olio dott. Gianluca Ciammetti 8 Medicina narrativa dott.ssa Giuseppina Vitolone 9 Scuola per badanti in Alto Molise dott. Domenico Lanciano 10 Conoscere il cervello: il sistema limbico dott. Domenico Barbaro 11 Il dolore condiviso si dimezza dott.ssa Rita Viscovo 12...e luce fù... dott.ssa Ernestina D Alessio 13 La donazione d organo: un impegno morale e sociale dott. Nicola Zagaria 14 Si ringrazia l Assidea&Delta per aver finanziato questa pubblicazione SOCIETA DI BROKERAGGIO ASSICURATIVO ASSIDEA ha iniziato ad operare nel dicembre 1992 in Molise e, grazie alla sua elevata professionalità, ha acquisito mandati da numerosi enti locali e dalle più prestigiose Aziende private del territorio molisano. In seguito crea la Sezione Enti Locali per poter offrire alle Amministrazioni Clienti la migliore assistenza e professionalità. In questa ottica sviluppa rapporti di collaborazione con altre primarie società di brokeraggio assicurativo internazionali, operanti nel settore della Pubblica Amministrazione. L ampiezza e l importanza quantitativa delle diverse aree di rischio facenti capo alle attività dell Ente/Azienda, impongono di affrontare il tema della copertura di tali aree in modo professionale, ricorrendo a tecniche di risk management che sono il presupposto per poter correttamente gestire l esposizione al rischio. La corretta gestione del rischio prevede un articolato processo logico così strutturato identificazione delle aree tipiche di rischio; valutazione dei rischi in termini di frequenza di accadimento e grado di danno; il controllo fisico del rischio il controllo finanziario del rischio

3 Scelgo la vita e spero che anche la vita scelga me. E con queste parole che si chiude l intervista delle Iene alla Ragazza con la chemio nella borsetta. Si tratta di una ragazza di 33 anni, Eleonora Letizia Futura Marsala, che da quasi tre anni combatte contro il cancro e che ha deciso di aprire un blog. Il motivo di questa decisione? Perché l importante è continuare a giocare a questo gioco magnifico chiamato vita!. Come hai preso la notizia di avere il cancro? -le chiede l intervistatore delle Iene- E stata una batosta, ma da subito ho capito che la malattia non poteva vincere, ero io che dovevo vincere. Ho ricevuto un dono e non lo posso sprecare. Dove trovi la forza? Dentro me stessa, dentro la mia famiglia e i miei amici. Perché hai aperto il blog: La ragazza con la chemio nella borsetta? Perché ho pensato che le mie energie dovevo trasformarle in qualcosa di positivo e dovevo farlo subito. L ultima volta che Eleonora ha scritto sul suo blog è stato il 31 dicembre scorso, per la fine dell anno. Per me quest anno è stato un anno importante, un anno in più - scriveva - Chi è malato oncologico sa a cosa mi riferisco. Allo scoccare della mezzanotte ti guardi indietro tra amarezza e contentezza di essere ancora lì, di aver vissuto e concluso, nel bene e nel male, il Poi ti giri e ti tuffi nel 2015 carica di speranze, di desideri, di progetti, di sogni, di buoni propositi ed ovviamente anche di paure...io ne ho molti, chissà quanti si avvereranno, sicuramente il primo è quello di stare in buona, o quantomeno discreta, salute, e per questo posso impegnarmi in prima persona con tutte le mie forze come ho sempre fatto. Anche gli altri progetti e desideri sono molto importanti per me e spero di poterli realizzare, ma per alcuni posso solo aspettare perché non dipendono da me...per le paure... beh, ho poco da fare... posso solo contrastarle con le mie strategie e sperare che rimangano solo paure. Eleonora alla fine non ce l ha fatta. Questo mostro silenzioso l ha portata via, ma ha lasciato il suo coraggio, la sua forza, la sua voglia di vivere, la sua passione per la vita. Gran bella cosa è vivere, ma tutte le cose belle sono difficili: musica, letteratura, cinema, sport, sono stracolme di vita. Albert Einstein diceva che ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente sia un miracolo. L altro è pensare che ogni cosa sia un miracolo. Alessandro Mannarino, un cantautore italiano molto apprezzato tra i giovani, in ogni sua canzone riesce a far emergere il senso che la vita ha per lui. Vivere la vita è come fare un grosso girotondo,c è il momento di stare su e quello di cadere giù, nel fondo, e allora avrai paura, perché a quella notte non eri pronto. Queste sono parole tratte dalla sua canzone Vivere la vita, la cui particolarità è che si tratta di un brano cantato dalla voce di un bambino. Un bambino che si rivolge al mondo e che sprona a vivere. Un inno alla vita intonato da un bambino. Perché non bisognerebbe mai perdere la visione del mondo che ha un bambino. Perché tutti i grandi sono stati bambini. Perché Posso dirti una cosa da bambino? Esci di casa! Sorridi! Respira forte! Sei vivo! Cretino...quando vivere è passione Francesca Antenucci IV A Liceo Classico - Isernia 3

4 Il Prunus Spinosa qualità Trigno la star indiscussa al IV Congresso Internazionale di Medicina Biointegrata tenutosi a Roma Il Convention Centre - The Church Palace (Palazzo Carpegna) di Roma ha ospitato nei giorni aprile 2015 i lavori del IV Congresso Internazionale di Medicina Biointegrata. Lo Sviluppo delle attitudini verso la realizzazione di sé è il tema scelto quest anno dall IMeB (Istituto di Medicina Biointegrata), con sede a Bagnoli del Trigno (IS). Franco Mastrodonato, Direttore Scientifico IMeB e Presidente SIMeB (Società Italiana di Medicina Biointegrata), nella presentazione dei lavori ha ribadito che la Medicina Biointegrata è una scienza tesa a creare sinergie tra le forme mediche sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico, collegandole secondo un linguaggio costituzionale. Partendo dall impostazione di base di una visita biointegrata a più voci (PNL, Enneagramma, Antropometria Costituzionale, Morfopsicologia, Esame fisiognomico, Grafologia, Iridologia, Kinesiologia Applicata, ecc.), si dimostra come sia possibile raggiungere l obiettivo prefisso, l attuazione cioè di una Medicina Attitudinale. Così sono stati esposti gli ambiti di riferimento: biochimico-funzionale, lo psicologico-mentale da parte di Maria Teresa Matteo, naturopata e grafologa e dall osteopata e kinesiologo Umberto Tirone quello morfologico-strutturale. Bartolo Allegrini, esperto in Omeopatia, Omotossicologia, Medicina Olistica, dando un interpretazione moderna delle costituzioni omeopatiche, propone un modello energetico metabolico alla base di un adeguata gestione dello stress. Alterazioni ormonali, stimoli esterni, traumi, situazioni di stress, sbilanciano i sistemi di autoregolazione del nostro organismo, determinando un sovvertimento dell equilibrio neuroendocrino che è alla base di numerose patologie infiammatorie e degenerative. Ecco perché, secondo Massimo Fioranelli, specialista in Cardiologia e Medicina Interna, direttore ARTOI, la strategia terapeutica da adottare per la maggior parte delle patologie non può prescindere da una visione PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologica). Il biologo nutrizionista Luca Belli ha posto l accento sull importanza dell attività fisica moderata associata ad una corretta ed equilibrata alimentazione. Secondo Luca Gatteschi, specialista in Medicina dello Sport e medico della Nazionale A di calcio maschile, nell attività sportiva l allenamento funzionale è una scelta metodologica e di pensiero che conduce a spostarsi da un approccio incentrato su singoli muscoli ad uno che coinvolge il corpo in maniera globale. Allenamento Funzionale che si svolge, in altre parole, con movimenti che hanno una funzione, uno scopo ben preciso. La lezione magistrale tenuta da Thierry Hertoghe, presidente dell International Hormone Society, della WOSAAM e della EAQUALL, ha riguardato il ruolo cruciale assunto dai livelli ormonali nel determinare molti aspetti fisici e psichici degli individui. L inquinamento, la cattiva alimentazione, il fumo, l invecchiamento, le aggressioni da parte di virus, batteri, parassiti producono tossine che distruggono il tessuto endocrino, riducendo la produzione di ormoni. Massimo Bonucci, specialista in Oncologia Medica e in Anatomia Patologica, presidente ARTOI, ha ribadito che più del 50% delle persone malate di tumore ricorre a trattamenti non convenzionali per lenire gli effetti collaterali delle terapie classiche, tendendo a migliorare soprattutto la qualità della vita. I pazienti devono essere informati, però, degli eventuali rischi derivanti dai trattamenti integrati che possono interferire a volte con le terapie convenzionali. La collaborazione tra l Istituto Superiore di Sanità e il comitato scientifico dell azienda farmaceutica molisana ha permesso di studiare l attività terapeutica antitumorale del Prunus spinosa qualità Trigno (PsT), la vera star di questo congresso. Il prugnolo, pianta tipica del territorio molisano, è un arbusto spinoso che presenta foglie ovate verde scuro, numerosissimi fiori bianchi e frutti sferici di colore blu. La sua fioritura avviene tra marzo ed aprile, mentre i suoi frutti maturano tra settembre ed ottobre. Diversi sono i principi attivi, principalmente i flavonoidi: quercetina, 3-O-α-L-ramnopiranoside, 3-O-β-D-xilopiranoside, 3-O-β-D-glucopiranoside e camferolo, noti per la loro attività antiossidante e, potenzialmente, antitumorale. Stefania Meschini, ricercatrice del Dipartimento di Tecnologie e Salute dell Istituto Superiore di Sanità, conferma che le cellule cancerose mutano il loro patrimonio genetico rapidamente, attivando vie molecolari alternative, evitando 4

5 Dott.. Antonino Picciano Medico Omeopata così la morte cellulare. Per tutto ciò, la ricerca si sta orientando verso l utilizzo combinato di terapie innovative integrate. Il fitocomplesso PsT, diluito con il CAN (miscela di aminoacidi, vitamine, sali minerali) in 9 soluzioni derivate, è stato utilizzato nelle curve di crescita cellulare e osservazioni in microscopia a contrasto di fase, nei test di valutazione dell attività antiproliferativa cellulare e di clonogenicità cellulare. Le linee cellulari umane usate negli esperimenti: carcinoma del colon, cervice uterina, adenocarcinoma polmonare. Le prove hanno dato come risultato rimarchevole la riduzione dose-dipendente della sopravvivenza cellulare nei diversi istotipi tumorali. E stato reso noto che le proprietà del Prunus saranno illustrate in un prossimo convegno che si terrà nel mese di giugno all EXPO di Milano. Anche Sebastiano Delfine, docente di coltivazioni erbacee ed orticoltura Università del Molise, si è soffermato sullo stesso argomento ribadendo che l areale di Bagnoli del Trigno è di eccellente qualità organolettica ed igienico-sanitaria rispetto ad altre drupe presenti nelle regioni limitrofe, perché il territorio preso in esame ha una bassa densità abitativa, ridottissimo traffico stradale e limitato livello di smog fotochimico e polveri sottili. L esperto in fitogenomica e metabolismo e chimico farmaceutico, Giovanni Occhionero, ha posto l accento sulle possibilità terapeutiche di formulazioni naturali in campo oncologico, come nel caso del fitocomplesso PsT ottenuto da una pianta autoctona italiana associata ad un attivatore nutraceutico. La capacità di tale complesso di inibire in vitro la crescita di diverse linee di cellule tumorali è un punto di partenza per continuare ad approfondire i suoi meccanismi farmacologici. Con la relazione I Kinesiotipi, Giacomo Pagliaro, biologo nutrizionista, presidente fondazione Asclepio, ha posto fine alle sessioni congressuali. L osservazione e la misurazione della forza esercitata ha permesso di descrivere dei veri e propri kinesiotipi su base costituzionale. Il corretto inquadramento muscolare del soggetto aiuta a direzionarlo correttamente per lo svolgimento dell attività sportiva agonistica in modo da esaltarne il più possibile le attitudini. Alla luce delle recenti ricerche, dei confronti e dibattiti, dei casi clinici presentati, delle proposte scientifiche innovative, la medicina del futuro, per Franco Mastrodonato, dovrà individuare e sviluppare le capacità attitudinali dell individuo, intendendo per attitudini l insieme delle caratteristiche dell organismo che ne determinano l atteggiamento e la predisposizione orientati all attuazione di potenzialità insite all organismo stesso. E questo è il nuovo concetto di Medicina Attitudinale. 5

6 PORTAVO LE CILIEGIE... ALLE ORECCHIE Sono nata il 22 maggio del 1953, mi seguivano una certa quantità di sorelle. In queste condizioni e per altre diverse motivazioni non era facile avere delle attenzioni particolari. Ricordo però che c era un giorno, quello del mio compleanno, nel quale mi sentivo unica! A Maggio si sa, le ciliegie rallegrano la nostra mensa e nell Italia meridionale degli anni 50 le bambine e le fanciulle in quel mese si adornavano le orecchie con coppie di ciliegie rosse come le loro speranzose bocche. Mi venivano donate insieme ad una semplice torta alla crema immortalata da una foto in bianco e nero. Senza chiudere gli occhi, mi rivedo sorridente e ingenua giocherellar con la ciliegia che pendeva dal mio lobo sinistro fino a che non si staccava e veniva sostituita da un altra coppia rossa e fresca. Data la speciale circostanza, quello spreco era concesso naturalmente solo a me perché sarebbe stato disdicevole, improponibile per i canoni pedagogici di quel tempo, estenderlo anche alle altre componenti della famiglia. Ciò faceva di me una festeggiata particolare, perché ero la sola nata in quel mese. Ricevevo un dono esclusivo, unico, desiderato e certo, perché la natura non poteva né tradirmi, né deludermi: avrei avuto in quel fatidico giorno il mio ornamento alle orecchie da prelevare dalla solita zuppiera di vetro pesante che faceva la sua puntuale comparsa ogni anno, in quel periodo per accogliere il frutto e depositarlo spavaldo sulla nostra tavola. Sempre ad occhi aperti, rivedo quelli che mi festeggiavano sorridere per il mio infantile divertimento, che mi dava una gioia vera ma incomprensibile ai grandi che non potevano supporre Prof. Graziella Iannuzzi Liceo Socio-Pedagogico V. Cuoco Isernia il significato profondo di quel semplice ornamento. Ancora oggi, dopo tanti anni a Maggio, quando vedo le ceste piene di ciliegie, mi si inumidiscono gli occhi e le mie mani corrono istintivamente, ma ahimè inutilmente alle orecchie, alla ricerca di quell antico bagliore di cui ora resta solo una malinconica traccia di un tempo che non c è più. Arnaldo Delisio - Donna con ciliegie L accettazione delle diversità La diversità spesso spaventa e disorienta, potrebbe sembrare paradossale eppure alle origini della paura delle diversità, di qualcosa che percepiamo come molto distante da noi, vi è la paura verso noi stessi, o parti di noi stessi. Essa si è manifestata da quando l uomo ha assunto la coscienza di essere, e quindi ha costituito il concetto di identità. La paura della diversità aiuta la fragilità dell io a mantenersi tale. Un io strutturato accoglie la diversità perché non teme commistioni con le parti di sé che non ha accettato. Il Padre della Psicoanalisi S. Freud insegna che esiste un tipo di angoscia nevrotica che non nasce da un reale rischio, non è giustificata da un evento esterno, ma dalla percezione di un pericolo interno, una percezione interiore inconscia, non consapevole, che spesso cerca una via per esprimersi all esterno. In pratica succede che l Io, pur di non affrontare qualcosa di sé che provocherebbe un angoscia ingestibile, sposta il pericolo su un oggetto esterno con lo scopo di evitare che pensieri e sentimenti inaccettabili giungano alla consapevolezza cosciente. Senza queste osservazioni di matrice meramente psicologica, è assolutamente impossibile concepire il problema della mancata accettazione dei diversi. I dibattiti monchi di tali considerazioni rischiano di non approdare a soluzioni, ma solo a denunce del problema. Si può accusare con fermezza chi impone le paure, si può censurare chi specula su esse, ma il dato di fondo è che per combatterle, c è bisogno di una conoscenza profonda delle dinamiche psicologiche che sottostanno alle reazioni messe in atto in presenza del diverso, solo in questo modo si può imparare a gestirle con maturità. Individuare il diverso aiuta l individuo fragile, ad avere un punto per ergersi al di sopra dell altro. È questo il concetto di pregiudizio, che non è altro che una difesa dell io, ma è all origine della discriminazione e del razzismo. Spesso il senso di superiorità senza alcun fondamento, nasce dall esigenza di un autostima a buon mercato. Il pregiudizio è radicato dappertutto, il compito della cultura e della società in ogni sua componente è quello di disinnescare i pregiudizi più pericolosi, quelli che portano a legittimare la violenza, in chi scarseggia di freni inibitori e si rende protagonista di episodi di intolleranza, discriminazione o ostilità. 6

7 Per seminare la saggezza dell uguaglianza, o della tolleranza, c è bisogno che si colga la difficoltà di alcuni individui ad accettare le diversità. Non sono solo i cattivi maestri a creare una società scadente, ma anche la natura dell uomo, che spesso considera la realtà come una giungla dove districarsi, e che percepisce se stesso come un pulviscolo errante in mezzo a tanti lupi. La frustrazione di tale condizione, porta all aggressività e alla ricerca del capro espiatorio, che è sempre il diverso. Disinneschiamo queste mine insegnando alle nuove generazioni che il diverso può essere una risorsa e che l uomo può accettare serenamente la propria condizione di fragilità. Creeremo una società di gente conscia dei propri limiti e delle proprie risorse e più pronta ad affrontare la vita! Dott.ssa Fabiola Petrarca matita rossa e blù Apriamo con questo numero una nuova rubrica, che viene affidata al prof. Amerigo Iannacone. La rubrica occuperàprevalentemente di lingua e di linguistica, non escludendo tuttavia, quando se ne presenti l occasione, altri temi più o meno collegati. Il bel paese dove suona l okey Questa nostra bella e sventurata Italia, per Dante il bel paese là dove l sí suona (Inferno, canto XXXIII, verso 80), è diventata Paese dove suona l okey. Passivi, e talvolta conniventi, stiamo assistendo a una crescente corruzione, a un progressivo imbarbarimento, a un deleterio imbastardimento delle lingua. Col colpevole avallo e spesso per iniziativa di chi la lingua dovrebbe difendere, ovvero le istituzioni, da cui provengono esempi davvero poco edificanti. Che necessità c era di introdurre welfare per stato sociale, premier per presidente, social housing per case popolari, election day per giornata elettorale, social card per tessera sociale e via inglesizzando? Si tratta di una tendenza che denota una forma di provincialismo e di ossequio verso il potere, politico e soprattutto economico, da parte di chi, oltre tutto, dimostra di conoscere male sia l italiano sia l inglese, altrimenti saprebbe usare l esatto corrispondente nella nostra lingua del termine straniero. Pigramente accondiscendenti, i mezzi d informazione fungono da amplificatori e da supporto quando non sono essi stessi la fonte di orribili ibridi linguistici a una sopraffazione linguistica subdolamente imposta e supinamente accettata. Difendiamola, la nostra lingua. Difendiamola, finché c è ancora qualche speranza. Non li stiamo a sentire quei sedicenti studiosi che continuano a sostenere che è sempre successo. Certo ci sono sempre stati nel passato scambi linguistici fra lingue diverse o appropriazioni di vocaboli che generalmente non avevano un corrispondente e si è trattato quasi sempre di arricchimenti. Ma oggi con l ausilio anche dei potenti mezzi di comunicazione di cui disponiamo vediamo la lingua italiana perdere terreno sotto i nostri occhi, giorno per giorno, ora per ora, fagocitata dall inglese, in una inutile, stupida, deleteria gara a chi piú riesce a inserire anglismi. In passato abbiamo importato (e comunque in un processo lento e costruttivo) dei termini in genere insieme con ciò che essi indicavano, come è successo con sport, film e simili. Ma che senso ha dire oggi step, per indicare un passo, un gradino, uno scalino, vocaboli che abbiamo sempre avuto? Perché dire step by step invece di man mano, gradualmente? Che motivo c è di dire black list invece di lista nera e red carpet al posto di tappeto rosso? Non c è altro motivo che quello di un malinteso sentirsi alla moda. O, come di sente dire, di sentirsi trend. Prof. Amerigo Iannacone 7

8 I SEGRETI DELL OLIO E arrivata la bella stagione (si fa per dire: se non piove e se c è il sole!). Con essa si apre la stagione agroalimentare ricca di prodotti che hanno in comune il surrogato del sole nelle foglie, nelle piante, nei frutti. Mi riferisco a quel processo chimicoenergetico chiamato fotosintesi clorofilliana (trasformazione dell anidride carbonica ed acqua in glucosio ed ossigeno) che permette al mondo animale e vegetale di produrre energia e di respirare. Tra tutti i vegetali, ci interessa calare uno sguardo sulla pianta dell ulivo. Un po perché lo scorso anno l olio è stato guastato per la presenza della mosca olearia (tale insetto risulta fertile fino a C e lo scorso anno l estate non è stata certo una stagione calda), se ne è prodotto pochissimo e questa carenza lo ha impreziosito ancora di più. Ogni proprietario di oliveto spera che quest anno ci sia una raccolta soddisfacente e sana. Un po perché è interessante conoscere i segreti che questo prodotto, essenziale per la nostra alimentazione e la nostra vita, conserva all interno delle sue cellule. Gli americani, dopo la 2 guerra mondiale, nel corso di studi per dare una spiegazione alla maggiore sopravvivenza delle popolazioni dell area Mediterranea, avevano notato e segnalato che esse si nutrivano con una alimentazione che da allora viene chiamata Dieta Mediterranea. Si basa sul consumo di : Antiossidanti (Vit. E); Cereali; Legumi; Carne bianca e pesce; Frutta e verdura; Uova e Latticini. Come alimento comune, tutte le popolazioni esaminate consumavano un Acido Grasso Monoinsaturo che per qualità organolettiche e salutistiche presentava caratteristiche simili su tutta l area: l olio extravergine di oliva. L olio all esame organolettico presenta 3 pregi: Fruttato, Amaro e Piccante. Ma se non viene prodotto o conservato con particolari accorgimenti, può presentare anche fino a 20 difetti. La presenza di un solo difetto, penalizza l olio che viene declassato da extravergine a vergine, attribuendone scarsa qualità con grave danno economico al produttore. I tocoferoli presenti nell olio sono i responsabili delle sostanze volatili che determinano il fruttato. Fanno parte di essi i fenoli: l acido tannico, che determina il gusto astringente; i flavonoidi ed i secoiridoidi che determinano il gusto di amaro, gli antociani che determinano il colore. Il consumo regolare della dieta Mediterranea ha molti effetti benefici sulla salute. Studi recenti hanno potuto verificare che riduce l Omocisteina, la sostanza comunemente ritenuta responsabile, insieme ad altri fattori, del rischio trombotico. Riduce il colesterolo totale. Riduce la perdita di albumina nelle urine (microalbuminuria). Aumenta la concentrazione di Vit. B12 nel sangue. Diretta conseguenza risulta un aumento della longevità e miglioramento della qualità della vita. Un approfondimento particolare meritano i tannini. A dosi adeguate, riducono la pressione del sangue; inibiscono l aggregazione piastrinica, hanno un effetto antivirale ed antibatterico. Un aspetto recente salutistico dell olio extravergine di oliva riguarda la capacità di questo oro giallo di ridurre il rischio di sviluppare il cancro al colon. Questa proprietà deriva dalla capacità di aumentare l espressione del gene Oncosoppressore CNR1. Ma essa si attiva solo quando l olio viene consumato insieme al pomodoro. Una sostanza presente nell olio ha proprietà antidolorifiche simili all ibuprofene, appartenente alla classe dei FANS, cioè dei farmaci capaci di bloccare le ciclossigenasi che a loro volta portano alla formazione delle prostaglandine, importanti mediatori della infiammazione. Tale sostanza è l oleocantale. Ma nell olio è presente in piccola quantità anche un altra sostanza fenolica, l Acido acetil salicilico. Si spiega così perchè le popolazioni antiche utilizzavano l olio come antidolorifico ed antiinfiammatorio, soprattutto per via locale. Recenti studi portati avanti dall Istituto odontoiatrico della Università di Siena, sostengono che la masticazione di alimenti di consistenza dura e l alternanza tra i 2 emisistemi delle arcate comporta: 1) Stimolazione di una regione del cervello chiamata Locus Caeruleus che presiede alla produzione da parte del surrene di adrenalina e noradrenalina (aumento della aggressività mentre si mangia, fenomeno comune nel mondo animale); 2) Protezione dalla precipitazione di amiloide nella corteccia cerebrale (Malattia di Alzheimer). Traduzione: la bruschetta condita con olio extravergine di oliva e pomodoro non solo ci protegge dal cancro al colon, ma previene anche la malattia di Alzheimer. Buon appetito e buona Estate. dott. Gianluca Ciammetti Direttore U.O.S. Dipartimentale O.R.L. 8

9 MEDICINA NARRATIVA Ognuno di noi ogni giorno racconta qualcosa: raccontiamo noi stessi agli altri, raccontiamo avvenimenti del nostro passato, raccontiamo le nostre aspettative per il futuro. La narrazione dell esperienza personale dovrebbe avere un ruolo significativo anche nelle relazioni di cura perché quando la sofferenza viene inserita in racconti reali e diventa condivisibile si trasforma in risorsa. Il valore della narrazione La medicina è protagonista di una straordinaria evoluzione nella ricerca scientifica-tecnologica, che ogni giorno scopre tecniche e protocolli nuovi per la guarigione. Tuttavia le innovazioni scientifiche non sono sufficienti a garantire la cura del paziente. La medicina basata sull evidenza, cioè quella che formula la diagnosi a partire dai sintomi che il paziente manifesta, non tiene conto di tutti quegli aspetti emotivi che caratterizzano la persona ed influiscono, più o meno direttamente, sullo stato della malattia. La Medicina Narrativa fortifica la pratica clinica con la competenza narrativa per riconoscere, assorbire, metabolizzare, interpretare ed essere sensibilizzati dalle storie della malattia: aiuta medici, infermieri, operatori sociali e terapisti a migliorare l efficacia di cura attraverso lo sviluppo della capacità di attenzione, riflessioni, rappresentazione e affiliazione con i pazienti e i colleghi. (Rita Charon)La Medicina Narrativa (o Narrative Based Medicine, termine coniato da Rita Charon, nasce proprio con il tentativo di colmare la mancanza della Medicina Basata sull Evidenza di prendere in considerazione per la cura gli aspetti personali del malato. Si rivolge sia al paziente che al personale sanitario, le due figure coinvolte nel processo di cura, che si relazionano tra di loro. Oggi la medicina è presente nella nostra vita quotidiana, e tutti abbiamo ormai familiarità con le strutture del sistema sanitario. Tuttavia, anche a causa della concezione aziendale sempre più adottata dagli ospedali, il rapporto tra operatore sanitario e paziente/utente sta andando affievolendosi e raffreddandosi. Il paziente/utente viene visto più come un insieme di dati oggettivi, e non come un individuo unico con bisogni e necessità. In questo senso si avvicina, filosoficamente parlando, agli approcci olistici tipici delle medicine non convenzionali, che a fronte di una classificazione rigida delle malattie, propongono una soggettivizzazione del paziente, visto in tutta la sua complessità e unicità. Le storie offrono l occasione di contestualizzare dati clinici e soprattutto bisogni, e permettono di leggere la propria storia con gli occhi degli altri, apportando una ricchezza e una pluralità di prospettive oggi assenti. La narrativa permette al paziente di sentirsi non isolato, ma al centro della struttura e questo offre, a sua volta, agli operatori sanitari la possibilità di avere una visione più completa dei problemi. La narrazione della patologia del paziente verso l operatore sanitario viene quindi considerata al pari dei segni e dei sintomi clinici della malattia stessa. Comunicare il proprio stato di malattia e relazionarsi empaticamente aiuta inoltre il paziente/utente a: prendere decisioni con più consapevolezza; relazionarsi con gli altri; esprimere stati d animo e disagi; condividere testimonianze, che potranno essere utili ad altri operatori sanitari o pazienti. La Medicina Narrativa necessita di affacciarsi al mondo dell arte; la narrazione infatti prende vita attraverso diversi strumenti: dalla scrittura alla musica, dalle arti figurative alla fotografia, dal teatro al cinema. Non vuole contrapporsi alla medicina tradizionale basata sull evidenza, vuole senz altro essere uno strumento di supporto ad essa. Per questo oggi è necessario che le nuove figure sanitarie sviluppino capacità comunicative ed empatiche. Non sono capacità innate, ma sono strumenti che possono essere appresi e interiorizzati; va oltre la valutazione della qualità delle cure sentita dal paziente (soddisfazione/insoddisfazione); mira a ridefinire la pratica clinica nel suo complesso, aprendosi alle nuove scienze sociologiche e antropologiche. Raccogliere e portare alla luce un esperienza da parte del paziente non è facile, richiede tempi appropriati, riflessioni adeguate ed una formazione specifica. Necessita, quindi, sia della capacità dell operatore sanitario di comprendere le storie dei pazienti/utenti, sia della capacità e della volontà del paziente a raccontare la propria storia. Si migliorano così le relazioni tra i vari attori: Paziente e operatore sanitario Paziente e mondo esterno; Paziente e struttura ospedaliera; Paziente con se stesso. Questa disciplina arricchisce la cura attraverso l attenzione e l utilizzo anche in fase terapeutica dei racconti dei pazienti, della famiglia e del personale sanitario, dando il giusto peso ai diversi punti di vista dei soggetti. Nei casi più drammatici questi aspetti assumono un importanza imprescindibile. Medicina Narrativa in Italia e nel Mondo Negli USA la Medicina Narrativa è stata ormai formalizzata anche all interno delle strutture universitarie. Il modello concettuale della Narrative-Based Medicine (NBM) è stato sviluppato alla Harvard Medical School da B.J. Good. Poco meno di un anno fa è apparso sul New York Times (Zuger A., Doctors who wield the pen to heal the profession, 15 maggio) un articolo sul workshop di Medicina Narrativa, tenutosi alla Columbia University: per un intero fine settimana medici generalisti e specialisti si sono confrontati per apprendere strategie comunicative, esercitarsi all ascolto, sviluppare la capacità di raccontare e anche di scrivere le storie e le esperienze di cui sono testimoni quotidianamente. In Italia è da qualche anno che si è acceso l interesse nei confronti della Medicina Narrativa. L Istituto Superiore di Sanità ha avviato da tempo un iniziativa importante, che ha portato ad una serie di convegni e progetti a livello nazionale. Nel 2009 è nata inoltre la società italiana di Medicina Narrativa grazie al lavoro del dottor Antonio Virzì (Clinica psichiatrica Università degli studi di Catania). Pochi mesi dopo nasce quindi la nostra associazione di Promozione sociale H.story. A cura di Giuseppina Vitolone Coordinatrice infermieristica SS. Rosario Venafro 9

10 Domenico Lanciano Giornalista SCUOLA PER BADANTI IN ALTO MOLISE Proposta dell Università delle Generazioni AGNONE - L Università delle Generazioni rilancia la proposta, avanzata alcuni anni fa, di realizzare Scuole per badanti (aspiranti o già in servizio) in tutta Italia e specialmente in zone come Agnone del Molise che è capoluogo di un territorio montano ad altissima densità di anziani, dove gravitano centinaia di donne, in gran parte provenienti dall estero, che si prendono cura anche di malati, in gran parte non-autosufficienti. Le scuole per badanti avrebbero un duplice scopo: primo, quello della formazione professionale (e anche linguistica-ambientale) poiché, spinti dal bisogno, le badanti attualmente in esercizio fanno tale difficile lavoro senza avere una preparazione adeguata, spesso senza nemmeno conoscere la nostra lingua; secondo, quello dell integrazione sociale nei paesi dove lavorano. Inoltre, tutti i lavoratori esteri (non soltanto, quindi, le badanti), presenti nel territorio altomolisano, non hanno nemmeno un luogo a loro destinato dove possano incontrarsi e socializzare. Si era detto disponibile il Comune di Agnone con il sindaco Michele Carosella (il quale avrebbe voluto pure organizzare un incontro con gli ospiti stranieri per un saluto istituzionale) ed anche il Cenacolo francescano con il presidente Giuseppe De Martino, il quale aveva ipotizzato d intitolare Casa del Mondo la palazzina di quest associazione culturale da aprire anche ai cittadini di altre nazionalità, i quali, tra l altro, avrebbero diritto a festeggiare insieme almeno le festività natalizie e pasquali. L Università delle Generazioni, inoltre, fa riferimento alle riflessioni avanzate specialmente dal Sindacato Pensionati Italiani della CGIL che sta portando avanti il discorso sulla innovativa figura del caregiver nella cura dei malati, attraverso incontri-dibattiti territoriali (il più recente ha avuto luogo a Isernia lunedì 30 marzo, anche con la collaborazione dell AVO e dell Asrem pentria). Il caregiver (dall inglese care cura e giver donatore colui che si prende cura ) è destinato probabilmente a sostituire in futuro le badanti, sia perché più preparato professionalmente e sia perché offre più garanzie di assistenza avendo un ruolo sindacalizzato. Essere pronti ai cambiamenti potrebbe essere una ulteriore motivazione per realizzare non soltanto in Agnone dedicate scuole di badanti o scuole di caregivers utili a tutti i territori come quello altomolisano che hanno un alta percentuale di anziani o persone non autosufficienti. 10

11 Qualche tempo fa, nel corso di un intervista, Fabiola Gianotti, neo-direttrice del laboratorio europeo di fisica delle particelle di Ginevra (CERM) ha dichiarato che dell intero universo, malgrado tutte le acquisizioni fin qui ottenute, l uomo conosce ad oggi appena il 5%. Mi verrebbe di dire che altrettanto dell universo cerebrale noi non conosciamo ad oggi che una piccola percentuale, forse molto vicina al 5%. Il cervello dunque resta un sistema complesso e per larga parte ancora sconosciuto, dovendo anche tener conto che sono in molti ad essere convinti che l uomo utilizza soltanto il 10% del proprio potenziale cerebrale. Intanto le neuroscienze seguono il loro difficile percorso e spesso inciampano in fenomeni che restano sospesi in una persistente indecifrabilità. Uno dei sistemi più complicati e più articolati dell encefalo è il sistema limbico. Il nome deriva dal latino limbus, cioè anello. Infatti il sistema limbico copre ad anello la parte superiore del tronco encefalico e fa quasi da ponte di congiunzione tra questo e la corteccia cerebrale. Una struttura di transito dunque tra le afferenze che provengono dalla periferia e le risposte emozionali e razionali elaborate dal cervello. Il tronco encefalico resta la parte più primitiva del cervello ed è la parte che l uomo ha in comune con tutte le altre specie animali. Nel corso dell evoluzione al di sopra del tronco encefalico si è sviluppato il lobo olfattivo non solo nell uomo ma anche negli altri mammiferi. Anzi, in taluni animali il lobo olfattivo (o rinencefalo) è divenuto la regione più importante del cervello essendo strettamente connesso a tutti quegli stimoli utili ai fini della sopravvivenza. Il successivo formarsi del sistema limbico ha reso più puntuale sia nell uomo che nell animale quell insieme di reazioni emozionali quali nutrizione, lotta, fuga e riproduzione che sostengono il finalistico istinto di vita. Ma il passaggio evolutivo più importante ha riguardato proprio la specie umana perché in essa il sistema limbico si è strutturato in maniera più articolata costruendo connessioni con la corteccia cerebrale. Grazie a tali connessioni tutto il complesso emozionale dell uomo viene sottoposto al controllo della neocorteccia, là dove risiedono le capacità intellettive, mnemoniche e logiche della specie umana. E un dialogo che ha a che fare con il libero arbitrio e con le potenzialità relazionali che l uomo possiede. I comportamenti dell uomo rispondono dunque ai suoi sentimenti, alle sue emozioni, ai suoi istinti, alle sue gratificazioni, ma non sfuggono al controllo della mente che elabora, filtra e costruisce le vere risposte a quel dialogo emotivo-affettivo che ogni uomo realizza con il proprio ambiente. Sono meccanismi ultra sofisticati che spesso trascendono i determinanti genici e rendono la storia personale di ogni uomo singolare, avventurosa e per certi aspetti affascinante. Potenza della mente umana! Aveva proprio ragione Anassagora che appena (!) duemila e cinquecento anni fa diceva: - Tutte le cose erano insieme; poi venne la mente e le dispose in ordine. CONOSCERE IL CERVELLO: IL SISTEMA LIMBICO Domenico Barbaro Psichiatra 11

12 Il dolore condiviso si dimezza Dott.ssa Rita Viscovo Responsabile URP L esperienza del dolore porta con sé angoscia e sconforto, interrogativi e paure con disorientamento e conseguente rassegnazione ad affidarsi ad altri. Ma condividere il dolore di un altro non è cosa facile. Comunicare con lui in modo efficace e significativo richiede molto impegno, presuppone una adeguata conoscenza e una padronanza delle proprie emozioni. Senza la presa di coscienza e la necessaria gestione dei bisogni e dei sentimenti, difficilmente possiamo incontrare l altro in modo spontaneo e libero, evitando cioè di essere condizionati da ciò che ci blocca a livello emotivo. Solo se si è capaci di fare verità su se stessi e di riconciliarsi con i propri vissuti si può diventare farmaco per chi è nel dolore. Essere attenti al mondo interiore dell altro richiede una capacità di ascolto che è certamente una delle forme più efficaci di rispetto. Infatti il fondamento su cui si basa la relazione di aiuto è proprio l ascolto attento che come un toccasana dà sollievo ed esprime vicinanza. Quando una persona si sente ascoltata ha la calda percezione di essere presa in considerazione e quindi di esistere come valore umano. Pertanto, per saper ascoltare l altro bisogna essere capaci di porre il centro dell attenzione non su se stessi e sui propri bisogni, bensì sulla persona che vogliamo aiutare. Cercare di focalizzarsi sul dolore e su chi lo sta vivendo significa, per coloro che vogliono aiutare, ascoltare ciò che la persona vuole dire, tentando di capire che cosa sta dietro ai suoi gesti, alle sue parole, accettare di rimanere in silenzio quando non si ha che cosa dire. La tendenza è spesso quella di evitare di entrare nel mondo carico di emozioni che ci può ferire o mettere a disagio e di cercare un gesto o una parola che ci tolga d impaccio illudendoci di aiutare in questo modo. Condividere vuol dire affrontare insieme ogni momento permettendo importanti spazi di libertà di esternazione. Libertà data al paziente perché possa esprimere ciò che sente, attraverso la parola, lo sguardo, il comportamento. Libertà interiore di chi lo circonda, pronta ad accogliere il gesto di tenerezza o di ringraziamento, la parola di fiducia o di fede, ma anche le lamentele e la collera. Questo presuppone che non ci si nasconda dietro una funzione, che non ci si difenda dietro lo schermo del sapere del medico, della tecnica dell infermiere, del rito del sacerdote. Condividere con l altro vuol dire dare spazio alle sue reazioni, riconoscergli il diritto di decidere della sua vita rispettando la sua dignità e il suo grande dolore. 12

13 Sono un ragazzo con problemi di tossicodipendenza, attualmente in cura presso il SERT di Isernia. Sto seguendo una terapia psico-riabilitativa e per questo vorrei dare la mia testimonianza su come puo cambiare la vita senza l uso droghe. Nel corso della nostra vita accadono spesso cose apparentemente inspiegabili: se dicessi che un quasi cieco fosse riuscito ad riacquistare la vista grideremmo tutti al miracolo; eppure può capitare senza ricorrere ne a luminari in oculistica ne a soluzioni magiche, ma solo con la forza di volontà. Lasciando da parte enigmi e giochi di parole, mi riferisco semplicemente al mio passato da tossicodipendente,nel quale sono stato cieco, sordo e muto, naturalmente non nel senso stretto dei termini ma enfatizzando il concetto dell isolamento con il mondo circostante. Questo testo è partito dalla constatazione che quando ci si purifica dai vari artifizi si riesce a vedere le cose, le persone e tutto ciò che ci circonda in maniera diversa, riuscendo a focalizzare ottimamente senza foschie e immagini sbiadite. Dando per scontato che i sensi di un tossicodipendente, a parte le alterazioni provocate dalle sostanze, sono nella normalità, quello che cambia è la rielaborazione del nostro cervello, evidentemente anch esso offuscato da altre priorità; il vero problema è che noi acquisiamo le immagini, i suoni e le percezioni giuste, queste rimangono comunque nel nostro hard disk e periodicamente ci ritornano alla mente, biasimandoci fino a tormentarci di ciò che stiamo perdendo e distruggendo. Una similitudine può essere fatta con una spiegazione di Freud sull interpretazione dei sogni: molte volte sogniamo cose che apparentemente non conosciamo per poi accorgerci che le stesse sono immagini familiari viste o vissute tempo prima, anche anni,delle quali abbiamo perso il ricordo o non hanno colpito la nostra attenzione, ma che però i nostri sensi hanno percepito e il nostro cervello immagazzinato. Questa sorta di dejavù colpisce la nostra coscienza e nel tossicodipendente accresce la vergogna e il rimorso di quello che sarebbe potuto essere se non..., questo crea un circolo vizioso fino a quando non sopraggiunge un avvenimento,un fatto o una situazione che spezza questa catena e fa si che gli stessi sentimenti diventino una molla per riscattarsi e ritornare a vivere e non solo sopravvivere. Si sopravvive quando si affronta la vita passivamente, subendo la stessa, quando, pur essendo artefici del proprio destino, non facciamo niente per cambiarlo,sarebbe come volersi imbarcare su una nave diretta in mezzo ad un oceano durante una tempesta perenne, certi di non approdare mai in un porto sicuro e consapevoli di ciò, sarebbe come se declamassimo gli ultimi versi dell Infinito di Leopardi: e il naufragar c è dolce in questo mar. Per me vedere tutto con occhi diversi è essenziale, posso guardare senza remore mio figlio, mia moglie e tutti i miei familiari apprezzando tutti i dettagli e i momenti che prima sfuggivano ma soprattutto senza dover abbassare lo sguardo per la vergogna. Vedere, osservare sono sinonimi di capire, conoscere, scoprire e per uno come me che ha sempre fame di sapere e conoscere, sono di importanza vitale affinchè non si abbia paura del mondo che ci ruota intorno, paura dell ignoto, conseguente alla non conoscenza. D altronde Fatti non fummo per vivere come bruti ma per seguire virtude e conoscenza e proprio come Ulisse, se avessi la possibilità, starei perennemente in viaggio alla scoperta di nuove cose,viaggi che comunque faccio con la testa e l immaginazione ora che posso affrontarli serenamente con, al contrario del mio idolo, il mio Telemaco e la mia Penelope. A margine di questa testimonianza ritengo utile scrivere una breve riflessione come operatore del Ser.T. e come Psicologa referente di questo caso. Giacomo (nome di fantasia) è un ragazzo che noi operatori del Sert conosciamo da circa 10 anni. Arriva al nostro servizio appena diciottenne accompagnato dai familiari. Non ammette di avere problemi, con il proprio comportamento sembra banalizzare qualsiasi proposta di percorso terapeutico. Nel corso del tempo (anni) sono accaduti tanti eventi che hanno costretto Giacomo a bussare più volte alla nostra porta, comunque rimasta sempre aperta. Il lavoro con la tossicodipendenza attiva nel terapeuta frequenti altalenanti vissuti di inadeguatezza ed impotenza, fantasie salvifiche e desideri abbandonici. Nell incontro di vite diverse,quella del paziente e quella del terapeuta, accadono eventi impercettibili legati all essere dei due interlocutori che potrebbero attivare minimi cambiamenti nell evoluzione della dipendenza. Il giardiniere imperterrito può guardare il giardino incolto ed arido pensandolo rigoglioso. Lavora la terra, semina, innaffia e concima nel rispetto dei ritmi dettati dalle stagioni, consapevole della imprevedibilità ed inevitabilità delle intemperie ma nella convinzione che qualche germoglio prima o poi spunterà. Anche gli occhi dell operatore, all interno di questi difficili incontri, possono fare la differenza ovvero lo sguardo con cui egli riesce a cogliere le risorse del paziente pur immaginando (o non) tempi dilatati per il loro germogliare....e luce fù... Dott.ssa Ernestina D Alessio Psicologa Ser.T. 13

14 un impegno m PERIODICO DI INFORMAZIONE 2 TRIMESTRE 2015 Con piacere ritorno su di un argomento a me divenuto recentemente molto caro. In realtà devo ammettere che il tema della donazione d organi mi ha sempre attratto, innanzitutto come persona in qualità di donatore di sangue da sempre e persino poi nei primordi della mia carriera quale medico prelevatore. Ci sono persone che devo ringraziare per avermi consentito di avvicinarmi alla cultura della donazione d organo : colleghi che peraltro svolgono un impegno ed un ruolo definito nell ambito della coordinazione locale sul territorio ed ovviamente il Direttore della mia U.O. di appartenenza che ha creduto nella validità della necessaria formazione anche di noi giovani in termini di approccio alla tematica e nella qualità di medici rianimatori. Mi è stata data l opportunità di frequentare l ultimo Corso per il Coordinamento alla donazione e al prelievo di organi e tessuti presso il Centro Regionale Abruzzo-Molise e di confrontarmi con formatori di alto livello in quest ambito e inoltre con colleghi anche di diversa estrazione specialistica oltre che non espressamente medica. La carenza di donatori d organo è una problematica mondiale. I dati seppure in un certo trend di miglioramento sono insufficienti alle esigenze. I numeri della donazione d organo in Italia testimoniano una scarsa tradizione, riportata globalmente nei grafici a lato. Nel 2012 è sorta una cooperazione con Francia e Spagna (South Transplant Alliance) con l obiettivo di conformare una strategia comune per promuovere l attività di donazione e di trapianto ed uniformare procedure e condizioni di cura e dunque generare presupposti per una amplificare della rete europea. Pressochè annualmente il Ministero della Salute impegna una parte delle proprie risorse al fine di effettuare campagne di comunicazione in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti e le principali associazioni di volontari e pazienti del settore. Anche Isernia ha una certa storia nell ambito dell impegno per sensibilizzare sempre più individui alla cultura della donazione. Non dimentichiamo che in qualche modo siamo tutti potenziali pazienti del domani data l aspettativa di vita che la medicina allunga sempre di più. E d altronde siamo allo stesso tempo anche potenziali donatori e potenziali riceventi. Dunque la cultura della donazione è estensibile doverosamente ad un sentire comune che è intrinseco in ciascuno di noi. Spesso ci sentiamo sensibilizzati alle problematiche in un habitat di indifferenza solo quando ci toccano da vicino il che è quanto di maggiormente controproducente alla estensione della realizzazione di un reale concreto impegno. Talora quando si viene iniziati ad un interesse per problematiche peraltro complesse come quelle che hanno un aspetto medico-scientifico e umano allo stesso tempo si esprime scetticismo più che disinteresse o ridotto livello di attenzione. Lo scorso novembre presso la sede provinciale di Isernia si è tenuto un convegno che ha ricalcato in minuscolo il Corso Regionale per il Coordinamento alla donazione e al prelievo d organi e che testimonia l azione fortemente voluta dalla ASReM su tutto il territorio. Anche in quella sede si sono confrontate professionalità diverse e dedite più da vicino alla tematica e ha coinvolto un gran numero di partecipanti. I tre momenti fondamentali si possono riassumere nello sviluppo della tematica Donazione d organi nell aspetto normativo e in quello esplicitamente medico-specialistico con le relazioni rispettivamente della Dott.ssa De Cola (Direzione Sanitaria), del Dott. Nicola Iorio (Direttore U.O.C. Neurofisiopatologia) e del sottoscritto. Sono state illustrate le principali norme legislative sulla La donazione d e social 14

15 organo: morale le donazione d organi e tessuti da cadavere e da vivente, sulla formulazione della volontà soggettiva, sulla qualità, sui programmi e sugli stati organizzativi del trapianto. Sono stati descritti i ruoli specifici nell ambito del Collegio medico che pratica l Accertamento di morte e i concetti base per la diagnosi di morte cerebrale, per la valutazione ed identificazione del potenziale donatore nonchè per le modalità operative di gestione clinico-terapeutica del mantenimento e trapianto da donatore grazie al Coordinamento multidisciplinare con i centri di riferimento regionale, interregionale e nazionale. Ai medici è stato in particolare ricordato l obbligo all accertamento di morte e di promozione della cultura della donazione e della idonea informazione dei cittadini contenuto peraltro nel Codice di Deontologia medica; agli infermieri quello di favorire l informazione e l educazione sulla donazione di sangue, tessuti ed organi quale atto di solidarietà e di sostenere le persone coinvolte nel donare e nel ricevere (Codice di deontologia infermieristica). A tutti voi giunga ancora la mia personale forte esortazione alla donazione, ad avvicinarvi, ad informarvi, a documentarvi prima di tutto in modo approfondito, critico e non scettico; a rileggere i numeri di questi grafici attentamente, a porvi il problema concretamente per voi stessi e magari per i vostri familiari, amici, conoscenti; a contattare le figure professionali competenti e debitamente predisposte (Aziende Sanitarie di appartenenza, AIDO, AVIS, ANED, SIT, etc); a dichiarare legittimamente la propria volontà per iscritto o comunque quantomeno a parlare della propria volontà con i familiari che saranno testimoni di una volontà seppure verbale di fatto esonerandoli da una difficoltosa interpretazione di responsabilità in un momento purtroppo drammatico e di elevato impatto emotivo. Nel 2012 è stato eseguito in Svezia il primo trapianto di utero da madri viventi a figlie nell auspicio di realizzare il sogno di diventare madri a loro volta. La trapiantologia è ormai una scienza applicata nel campo medico secondo linee guida ben definite, in elevata sicurezza e con notevoli potenzialità di sviluppo e di ricerca. La definizione dei limiti identificativi del potenziale donatore si fanno in tal senso sempre più flessibili. Ne deriva che la pratica di donazione è garantita da un elevato regime di efficacia ma anche di preparazione e accezione propriamente umana. Perché donare gli organi è semplice, è un atto d amore, è donare vita alla vita! Dott. Nicola Zagaria NUMERO DI DECESSI CON ACCERTAMENTO - ANNO 2012 vs 2013 DONATORI UTILIZZATI - ANNO 2012 vs 2013 NUMERO DI DECESSI CON ACCERTAMENTO - ANNO 2012 vs

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------------------------------------------------------------------------------------------------------- pelle su pelle Testo tratto dalle interviste realizzate in occasione della festa del volontariato - Casalecchio di Reno 22 aprile 2013 a cura dell associazione di promozione sociale Gruppo Elettrogeno

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