RESTARE AL VERDE. Guida al futuro dei Green Jobs. In collaborazione con PROVINCIA DI AGRIGENTO PROVINCIA DI LECCE

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1 RESTARE AL VERDE Guida al futuro dei Green Jobs Progetto di Partner Finanziato da In collaborazione con PROVINCIA DI LECCE PROVINCIA DI AGRIGENTO

2 Restare al verde Guida al futuro dei Green Jobs Progetto di Partner Finanziato da In collaborazione con PROVINCIA DI LECCE PROVINCIA DI AGRIGENTO

3 CTS CENTRO TURISTICO STUDENTESCO E GIOVANILE 4 GJO GREEN JOBS OPPORTUNITIES 5 IL PAESE DEI LAVORI VERDI 6 COSA (E QUANTI) SONO I LAVORI VERDI 8 I SETTORI PIÙ GREEN 12 SCHEDA IL SUCCESSO DELLE START-UP VERDI 14 SAPER SCEGLIERE LA FORMAZIONE GIUSTA 15 GLI ITS IN PUGLIA E IN SICILIA 17 GREEN JOBS 19 Responsabile Sistemi di Comunicazione Daniela Moretti Creative Director Luigi Pruiti Coordinamento Editoriale Cinzia Chiodetti Testi Marco Gisotti (Green Factor), Eleonora Festuccia, Francesca Menozzi Grafica Arianna Calandriello Stampa Grafica Nappa S.r.l. La presente pubblicazione è stata realizzata nell'ambito del progetto "GJO - Green Jobs Opportunities", finanziato nel quadro di Azione ProvincEgiovani, iniziativa gestita dall'upi Unione Province d'italia e finanziata dal Dipartimento della Gioventù. "GJO" è promosso dalla Provincia di Lecce in partenariato con la Provincia di Agrigento e il CTS-Centro Turistico Studentesco e giovanile. 1 AGRICOLTORE BIO 20 2 ASSICURATORE AMBIENTALE 22 3 INFORMATICO AMBIENTALE 24 4 CERTIFICATORE ENERGETICO 26 5 CHIMICO AMBIENTALE 28 6 COMUNICATORE AMBIENTALE 30 7 DISASTER MANAGER 32 8 ECOAUDITOR 34 9 ECOCHEF ECODESIGNER D INTERNI ECOINDUSTRIAL DESIGNER EDUCATORE AMBIENTALE ENERGY MANAGER ENOLOGO SOSTENIBILE ESPERTO EDILE PER LA QUALIFICAZIONE ENERGETICA ESPERTO IN DEMOLIZIONE PER IL RECUPERO DEI MATERIALI ESPERTO NELLA COMMERCIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI DI RICICLO ESPERTO NELLA GESTIONE DI IMPIANTI DI TRATTAMENTO DEI RIFIUTI URBANI GUARDIAPARCO GUIDA AMBIENTALE INGEGNERE PER L AMBIENTE MANAGER DELLE RISORSE IDRICHE PROMOTER ECOTURISTICO RISK MANAGER AMBIENTALE STILISTA DI MODA SOSTENIBILE SCIENZIATO DEI MATERIALI TECNICO MECCATRONICO TECNICO DEGLI IMPIANTI SOSTENIBILI VALUTATORE EDILE DEL CONTESTO AMBIENTALE PROGRAMMATORE AGRICOLO DELLA FILIERA CORTA 78 80

4 Fondato nel 1974 con l'intento di favorire la mobilità giovanile e gli scambi culturali tra giovani e studenti di diverse nazioni, il Centro Turistico Studentesco e giovanile (CTS), con circa 320 mila soci, è oggi una delle associazioni giovanili, ambientali e turistiche maggiormente rappresentative in Italia. Condividendo i principi e i valori della Strategia Europea 2020 dell Unione Europea, il CTS si impegna concretamente in iniziative e progetti a livello locale, nazionale ed europeo negli ambiti della conservazione della natura, turismo responsabile, inclusione sociale, formazione ed orientamento e cittadinanza attiva, per contribuire allo sviluppo di una crescita che sia al contempo sostenibile, inclusiva e intelligente. Nel campo delle politiche giovanili, CTS interviene in particolare per sostenere nelle nuove generazioni l apprendimento continuo, l acquisizione delle competenze necessarie per il mercato del lavoro, il dialogo interculturale e intergenerazionale, l integrazione, la mobilità, la protezione e la valorizzazione delle risorse culturali e naturali, nonchè una partecipazione responsabile e attiva alla costruzione della società. Il progetto GJO Green Jobs Opportunities si inserisce dunque in tale percorso, con l intenzione di condividere con i giovani coinvolti capacità, conoscenze e strumenti per una crescita personale e professionale che sia in linea con le richieste dell odierno mercato del lavoro. La presente Guida, in particolare, intende fornire una panoramica del mondo dell economia e delle professioni verdi e delle opportunità formative e professionali nei vari settori green. Il Progetto GJO - Green Jobs Opportunities sviluppato nell ambito di Azione ProvincEgiovani, iniziativa finanziata dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri e gestita dall UPI (Unione delle Province d Italia), è promosso dalla Provincia di Lecce in partenariato con la Provincia di Agrigento e il CTS - Centro Turistico Studentesco e giovanile. Il progetto GJO intende contribuire a favorire la crescita personale e professionale delle nuove generazioni delle Province di Lecce ed Agrigento, stimolando la loro creatività e le capacità propositive, a promuovere il rilancio ecosostenibile dei due territori provinciali, attraverso un percorso di in-formazione ed orientamento a favore dei giovani in materia di green jobs, nonché a fornire un supporto nella creazione di idee imprenditoriali innovative in tale settore. Nell attuale scenario di crisi economica, caratterizzato da elevati tassi di disoccupazione giovanile, il settore della green economy offre ancora importanti possibilità di crescita e numerosi sbocchi occupazionali. Nonostante la particolare congiuntura, è infatti chiara la volontà delle imprese italiane, al Nord come al Sud, di credere ed investire nel green: secondo i dati Eurobarometro della Commissione europea, nel 2014, il 51% delle imprese italiane conterà almeno un green worker. Anche i dati del rapporto Greenitaly 2013 di Unioncamere e Fondazione Symbola fanno ben sperare sul futuro delle professioni verdi: le cifre a disposizione attestano che il 22% delle PMI italiane sono verdi. Ma il dato è ancor più interessante se si pensa che questo 22% di imprese ha creato il 38% di nuovi occupati nell anno Le opportunità offerte dalla green economy rivestono quindi un ruolo chiave, in particolare per regioni come Sicilia e Puglia, caratterizzate al contempo da alti tassi di disoccupazione giovanile e da un significativo patrimonio culturale e ambientale. Green Jobs Opportunities si rivolge a giovani universitari o neolaureati delle Province di Lecce ed Agrigento, promuovendo attività come giornate informative sulle professioni verdi e l economia verde ed azioni di sostegno allo sviluppo di start-up giovanili in settori green, nella consapevolezza che la green economy rappresenta un importante occasione professionale per le giovani generazioni, oltre che un valido strumento per l approfondimento della conoscenza del territorio e per la promozione della gestione sostenibile delle risorse. 4 5

5 IL PAESE dei lavori verdi Il 22% delle piccole e medie imprese italiane sono verdi. Più di una su cinque. Questo 22% di imprese ha creato il 38% di tutta la nuova occupazione del Sono i dati del rapporto Greenitaly, che Unioncamere e Fondazione Symbola presentano ogni anno. Ma sono anche numeri che lasciano poco spazio all interpretazione perché dimostrano, senza più ombra di dubbio, che se c è un modo di fare impresa e di creare occupazione (anche e soprattutto) in tempi di crisi, è quello della green economy. E per una volta, anche in Europa, il nostro Paese si segnala primo in classifica proprio nel campo delle professioni verdi. Secondo i dati Eurobarometro della Commissione Europea nel 2014 il 51% delle imprese italiane conterà almeno un green worker, ovvero, per dirla con le parole dell Unione, un lavoratore in grado di applicare competenze verdi nello svolgimento di tutte o di una parte delle proprie mansioni lavorative. Ma se di lavori verdi parleremo diffusamente nelle prossime pagine, che dire invece dell economia verde? Per l Unep, il programma per l ambiente delle Nazioni Unite, una green economy deve offrire «un miglioramento del benessere umano e dell'equità sociale, riducendo significativamente i rischi ambientali e i deficit ecologici». L Unesco, in occasione della Conferenza mondiale del 2012 a Rio de Janeiro, ha suggerito un aggiustamento di tiro riguardo a questo concetto, introducendo quello di società verdi : «le economie verdi da sole non bastano si legge nel documento From green economies to green societies. Le sfide complesse e sfaccettate e i rischi attuali e futuri hanno bisogno di risposte che riguardino le questioni sociali, economiche e ambientali che affliggono il mondo di oggi, in maniera globale e integrata, con nuovi indicatori per guidarci. Significa costruire società verdi. E le società verdi dovranno essere giuste, eque e inclusive». D altronde, andando a ben vedere, equità sociale e giustizia ambientale come componenti fondamentali del concetto di sviluppo sostenibile erano state introdotte già nel 1987 dal Rapporto Our common future redatto dalla Commissione mondiale sull ambiente. Una storia lunga, insomma, con radici in un passato prossimo che passa per il Primo rapporto sul Clima dell IPCC, l organismo transnazionale delle Nazioni Unite composto da scienziati indipen- denti, che nel 1990 segnalò in maniera ufficiale che i cambiamenti climatici erano in corso e gran parte della responsabilità era da attribuire alle attività umane. Ne derivò il trattato internazionale noto come il Trattato di Kyoto che stabilì un tetto per le emissioni inquinanti per ogni paese (almeno per quelli che lo hanno sottoscritto). Ridurre l inquinamento su scala globale è uno sforzo immenso che richiede l uso di nuove tecnologie, il cambiamento dei processi produttivi e, in ultima analisi, nuove competenze professionali. Già oggi, solo in Italia, secondo uno studio di Confindustria, l industria italiana della green economy associata all efficienza energetica conta oltre aziende e oltre tre milioni di occupati incluso l indotto. In un documento sottoscritto nel 2011 proprio da Confindustria con Cgil, Cisl e Uil si evidenzia che proprio «prendendo come riferimento il Piano straordinario di efficienza energetica elaborato da Confindustria con Enea si ottengono importanti risultati economici, industriali, occupazionali e ambientali. Prorogando gli attuali livelli di incentivazione strutturalmente fino al 2020, e con una normativa orientata a promuovere l uso delle tecnologie più efficienti, si può generare un effetto cumulato nel decennio di un aumento della produzione diretta e indiretta a livello nazionale di quasi 240 miliardi di euro, la creazione di oltre 1,6 milioni di posti di lavoro, con un incremento del Pil medio dello 0,6% annuo. [...] In termini di benessere sociale il risparmio cumulato fino al 2020 per la bolletta energetica italiana è di oltre 25 miliardi di euro e in termini di costi associati alle quote di CO 2 di oltre cinque miliardi di euro. Allo stato attuale il costo del sistema di incentivazione è di circa 15,4 miliardi di euro in 10 anni, il beneficio netto è di oltre 15 miliardi di euro». Ma tornando all oggi, a quel 22% di imprese verdi certificate da Unioncamere, il dato di GreenItaly sugli occupati verdi in senso stretto è di quasi 3 milioni e 100 mila, corrispondenti al 13,3% dell occupazione complessiva nazionale, a fianco dei quali vanno aggiunti altri 3 milioni e 700 mila figure attivabili dalla green economy (16,3%). 6 7

6 COSA (E QUANTI) SONO i lavori verdi È il 4 novembre 2008 quando il presidente degli Stati uniti d America, Barak Obama, nel suo discorso di insediamento alla Casa Bianca ha parlato esplicitamente di green economy e di green job. Da allora anche i grandi quotidiani del nostro Paese hanno cominciato ad occuparsene. Non c è periodico o rotocalco che non se ne sia occupato, che si sia trattato di parlare dell ecoparrucchiere, dell ingegnere ambientale, dell energy manager o del chimico verde. Nello stesso periodo L International Labour Organization e l Unep, definivano, in maniera che potremmo definire ufficiale, green jobs tutte quelle «attività lavorative nel settore agricolo, manifatturiero, amministrativo, dei servizi e nelle attività di ricerca e sviluppo che contribuiscono sostanzialmente nell opera di salvaguardia o ripristino della qualità ambientale. Queste includono attività che aiutano a tutelare e proteggere gli ecosistemi e la biodiversità; a ridurre il consumo di energia, risorse e acqua tramite il ricorso a strategie ad alta efficienza; a minimizzare o evitare la creazione di qualsiasi forma di spreco o inquinamento». Una definizione che però richiede un certo grado di flessibilità perché, ricordano sempre Ilo e Unep, «Non è sempre facile identificare i lavori verdi perché se alcuni settori, come quello delle energie rinnovabili, sono ben riconoscibili, i cambiamenti che avvengono nelle industrie tradizionali non sono sempre facilmente individuabili. ( ) Come ogni altro settore, quello degli investimenti in campo ambientale genera sia un certo numero di posti di lavoro diretti (progettazione, costruzione, mantenimento) che indiretti (nelle industrie che forniscono i componenti). Alcuni impieghi sono facilmente identificabili come lavori verdi, per esempio l installazione di un pannello solare o la manutenzione di una pala eolica, mentre un componente di acciaio di una pala eolica può venire da un acciaieria senza neanche che questa ne sia a conoscenza». Oggi in Italia secondo i dati del rapporto GreenItaly 2013 di Unioncamere e Fondazione Symbola - nell intera economia italiana (sia privata che pubblica) gli occupati verdi i green worker sono più di 3 milioni. Accanto a questi possiamo annoverare altre 3 milioni e 700 mila figure attivabili dalla green economy: occupati, per così dire con le carte in regola per lavorare in settori e filiere green. Dal 2008 ad oggi, anche senza contare l agricoltura, 328 mila aziende italiane dell industria e dei servizi con almeno un dipendente hanno investito, o lo faranno que- st anno, in tecnologie green per ridurre l impatto ambientale e risparmiare energia: il 22% di tutte le imprese nazionali. Dalle quali nel 2013 è arrivato il 38% di tutte le assunzioni programmate nell industria e nei servizi: su un totale di Ben il 90% delle assunzioni totali di green jobs in senso stretto previste per quest anno dalle imprese industriali e dei servizi (con dipendenti) hanno carattere non stagionale, contro appena 62 su 100 per le figure che non sono verdi. Tra le assunzioni non stagionali, l incidenza delle assunzioni a tempo indeterminato è del 52% per i green jobs e scende al 40,5% per le figure non connesse al settore green. Riguardo ai giovani: il 42% del totale delle assunzioni under 30 programmate per il 2013 viene fatto proprio da quel 22% di aziende che fanno investimenti green. Perché ben 36 assunzioni non stagionali su 100 (36,1%) previste nel 2013 dalle imprese eco-investitrici sono state rivolte a giovani under 30, laddove nel caso delle imprese che non investono il rapporto scende a circa 30 su 100 (30,5%). Se i green jobs sono veicolo di innovazione si chiede il rapporto GreeItaly, come procede la diffusione di questo capitale di rinnovamento sul territorio nazionale? Quanto la domanda di nuovo lavoro verde può riuscire a iniettare nei territori, anche quelli più in ritardo, quelle giuste competenze per ritrovare la via della crescita? 8 9

7 Per il Mezzogiorno, invece, si distingue la Campania, con assunzioni di green jobs in senso stretto (7,3% del totale nazionale), seguita dalla Sicilia (2.500; 5,4%) e dalla Puglia (1.300; 2,8%). Vuoi anche per estensione geografica, nel Centro si concentra solo il 17,4% della domanda nazionale di green jobs in senso stretto (8.100 assunzioni), anche se, merita sottolineare, come una delle sue regioni, il Lazio, occupi la terza posizione della graduatoria regionale per numerosità assoluta di tali entrate (4.300 assunzioni; 9,1% del totale nazionale). Scendendo nel dettaglio provinciale, non stupisce quindi trovare nella prime posizioni della graduatoria per valori assoluti delle assunzioni non stagionali di green jobs in senso stretto, province come Milano, al primo posto, grazie a 6 mila assunzioni di queste figure (12,9% del totale nazionale), Roma (3.400; 7,3%), Torino (2.300; 5%) e così via. La disaggregazione a livello territoriale delle rilevazioni - questa è la riposta - mostra che più di un terzo, per l esattezza il 35,6%, del totale nazionale delle assunzioni non stagionali di green jobs in senso stretto nel 2013 si concentra nel Nord-Ovest, con assunzioni, grazie soprattutto alla Lombardia, dove se ne contano quasi (pari ad un quarto del totale nazionale, la prima regione della graduatoria per valori assoluti). Seppur in misura più contenuta, anche il Piemonte fornisce un buon contributo al valore del Nord- Ovest, grazie alle oltre assunzioni di green jobs in senso stretto (quarta regione della graduatoria assoluta) che corrispondono ad un apprezzabile 7,9% del totale nazionale. Altre due importanti fette della domanda di green jobs in senso stretto corrispondono al Nord-Est (quasi 11 mila assunzioni) e al Mezzogiorno (11 mila), dove si concentra, in entrambi i casi, circa il 23/24% del corrispondente fabbisogno complessivo nazionale. Per il Nord-Est spicca l Emilia-Romagna, con quasi 5 mila assunzioni (seconda regione per valori assoluti) che corrispondo ad un decimo (10,4%) del totale nazionale, e il Veneto (circa assunzioni; 7,7% del totale Italia)

8 I SETTORI più green Non tutte le imprese sono verdi allo stesso modo. Nell industria manifatturiera, per esempio, la percentuale di chi ha puntato sulla conversione ecologica è del 29,7% (81 mila imprese investitrici nel green), mentre le costruzioni si allineano più o meno alla media nazionale (21,5%, imprese). Ma il settore più verde di tutti è proprio quello che tradizionalmente è sempre stato considerato il maggiore nemico dell ambiente: la chimica: sono green il 54,1% della imprese chimiche totali (3.500 imprese in termini assoluti) e il 46,2% (4.000 imprese) di quelle del settore della gomma-plastica. Aree dove l innovazione va sia sui prodotti che sui processi, incalzati da un mercato e da norme che ormai sono sempre meno disponibili verso chi inquina. Green è ormai anche buona parte del cosiddetto made in italy : sono ben il 30% le imprese che investono in tecnologie green nei settori del legno-mobilio (8.300 imprese), della lavorazione dei minerali non metalliferi (4.600), della meccanica-mezzi di trasporto (12.600), dell elettronica e strumentazione di precisione (6.300) e del settore dei beni per la casa e il tempo libero (2.000). E anche il mondo dell agroalimentare aumenta la sua percentuale di verde, toccando un 28% di imprese (8.800). La moda è un po più indietro, ma comunque nella media nazionale con il suo 22,9%, vale a dire imprese. Ed è proprio qui, nel made in Italy, che la piccola impresa italiana consuma una sorta di riscatto storico. Nell alimentare, per esempio, addirittura il 43% delle piccole imprese (che hanno, cioè, fra i 10 e i 49 dipendenti) investono in tecnologie green, vale a dire aziende, che sono invece nel cartario (il 44%), nel legno-mobilio (40%), nei minerali non metalliferi (40%). Nel legno-mobilio, poi, emerge anche il 27% di micro-imprese (1-9 dipendenti) che investe nel green (5.700), quando la corrispondente media manifatturiera nazionale è del 23%, nel cartario si arriva persino al 29% (2.600 in valori assoluti). Questo non significa che le imprese medio-grandi rimangano indietro. L adozione di pratiche green, infatti, si può dire che si manifesti in maniera direttamente proporzionale alle dimensioni aziendali, passando dal 18,4% di diffusione fra le micro-imprese con meno di 10 dipendenti, al 66,3% per quelle con 500 dipendenti e oltre, passando per il 33,2% della piccola (10-49 dipendenti), il 47,3% della media impresa e il 62,6% della medio-grande ( dipendenti). LA PERVASIVITÀ DELL APPROCCIO GREEN NELL ECONOMIA ITALIANA Incidenza percentuale delle imprese che hanno investito tra il 2008 e il 2013 in prodotti e tecnologie green sul totale delle imprese, per comparto di attività. Industria manifatturiera Alimentare Tessile, abbigl., pelli e calz. Legno e mobilio Cartario e stampa Chimica - farmac. e petrol. Gomma e plastica Minerali non metalliferi Metallurgia Meccanica e mezzi di trasporto Elettronica e strum. precisione Beni casa, tempo libero e altre manif. Costruzioni Servizi Trasporto e logistica Media e comunicazione 22,9 21,5 19,7 27,7 29,7 28,7 26,6 27, ,7 30,2 30,2 31,2 34,8 46,2 54,

9 SCHEDA Il successo delle start-up verdi SAPER SCEGLIERE la formazione giusta Conviene aprire una nuova azienda? È la domanda che sempre più persone si pongono anche perché spesso, in tempo di crisi, il lavoro è più facile crearselo, facendo impresa, che andarselo a cercare. Non solo per i giovani, ma soprattutto per i quaranta-cinquantenni che purtroppo si trovano, ad un certo punto della loro vita, a dover ricominciare daccapo. I dati sulle start-up, cioè sulle nuove aziende, confermano che verde è bello, cioè conviene. Una start-up su tre in Italia ha investito sul green. Di quelle che Unioncamere definisce vere startup, circa 117mila nate nel primo semestre 2013, quasi 33mila (il 28%), hanno puntato su prodotti e tecnologie verdi nei primi mesi di vita e pensano di farlo almeno per i successivi dodici. Rispetto ad un anno fa il valore si è raddoppiato, nel 2012 erano solo il 15,2%. Ci sono differenze, ovviamente, da settore a settore: si va dal 21,9% dell agricoltura al 35,4% del settore dedicato ai servizi alle persone, passando per il 24-25% dell industria in senso stretto e dei servizi alle persone e del 30% circa nei settori delle costruzioni-attività immobiliari e turismo (commercio e alloggio, ristorazione e servizi turistici). I veri nuovi imprenditori del primo semestre 2013 che realizzano eco-investimenti sono stati spinti nel fare impresa maggiormente, rispetto a quelli che non investono, dalla voglia di valorizzare le competenze/esperienze professionali (16 contro 12%), dalla voglia di successo personale ed economico (10 contro 8%) e da quella di sfruttare un idea innovativa (5 contro 2%). A livello di macro-ripartizioni, le nuove start-up green dei primi sei mesi del 2013 oscillano dal 24,6% del Centro al 32,1% del Mezzogiorno, passando per il 27% del Nord. E, sebbene le start-up verdi dichiarino maggiori difficoltà nell avvio rispetto a quelle che non ci pensano nemmeno da lontano alla sostenibilità, rimane il fatto che la loro percentuale sia in crescita. Sintomo, con ogni probabilità, di una fiducia verso il futuro. Di credere, cioè, che la strada verso la sconfitta della crisi passi proprio per l innovazione green. Sono quasi duemila i corsi di formazione in ambito ambientale erogati nel 2012 in tutta Italia, per l esattezza 1911, tanti quanti ne ha contati l Isfol. Di questi il 25,8% erano corsi universitari, il 12,5% erano corsi post laurea e il rimanente, il 61,7%, formazione professionale non universitaria. Tali corsi erano complessivamente erogati da 500 enti di formazione, scuole, università e altri soggetti, per un totale di circa persone in formazione (stima della partecipazione media). Un offerta formativa che si presenta, però, fortemente disomogenea, se pensiamo che per il 62% risulta concentrata in sole cinque Regioni (Toscana ed Emilia Romagna 16%, Lazio, Lombardia, Sicilia 10%). Al sud le lauree rappresentano il 36,6%, i corsi post laurea il 16,5% e la formazione il 46,9%. Il 70% della formazione professionale è destinata all aggiornamento di professionalità già esistenti o alla riqualificazione per la riconversione sostenibile delle attività produttive. Rispetto alle competenze verdi, sappiamo che gran parte di esse vengono formate nelle facoltà tecnico-scientifiche, che però hanno un successo molto disomogeneo al proprio interno in termini di placement, prescindendo, quindi, molto spesso dai reali fabbisogni occupazionali del mercato. Nel 2011 i laureati in agraria erano 4.336, in architettura, in ingegneria, ma appena 119 quelli in chimica industriale, 49 in scienze ambientali e appena 11 in scienze del farmaco per l ambiente e la salute. Mentre riscuotevano successo le intramontabili facoltà di giurisprudenza ( laureati), economia (43.170) e medicina (33.125). I temi trattati dalla formazione sono dettati dall agenda ambientale italiana ed europea: non a caso trovano spazio corsi per il raggiungimento degli obiettivi della direttiva 20/20/20, vale a dire risparmio ed efficienza energetica, rinnovabili, mobilità sostenibile, bioarchitettura e certificazioni. Anche il tema della difesa e conservazione dell ambiente e del territorio assume un ruolo decisamente maggiore, con un offerta di corsi che in ambito nazionale rappresenta il 14,3% del totale, ma che al Sud raggiunge la ragguardevole percentuale del 34,8%. Così come il post-laurea, a livello nazionale, è orientato ai temi della pianificazione e gestione del territorio (38,2%). Sul fronte esclusivamente della formazione professionale, energie rinnovabili e risparmio energetico rappresentano, invece, più di un quarto del totale (26,4%, al Sud 23%). In ogni caso studiare e formarsi in discipline ambientali paga. Se si getta uno sguardo ai risultati di chi ha conseguito una laurea ambientale di tipo triennale, si scopre che a tre anni dal titolo il 53,4% ha trovato il lavoro e il 50,2% sono occupati green. Percentuali che salgono, e di parec

10 chio, nel caso si sia conseguita una successiva specializzazione, come un Master. In questo caso gli occupati, ad un anno dal titolo, sono addirittura l 80,6%, e il 57,6. Nell ambito energetico, i dati del 2012 dell Isfol confermano questo trend e, se possibile lo rafforzano: gli occupati fra chi ha avuto una formazione specialistica sui temi delle energie rinnovabili, efficienza energetica, ecc. rappresentano l 88% del totale e il 61,7% gli occupati ambientali. Per chi si ferma alla scuola dell obbligo, ovvero la maggior parte dei giovani, una straordinaria occasione potrebbe essere offerta dalla diffusione degli Istituti Tecnici Superiori (ITS), per il momento appena 59 in tutta Italia, dei quali 17 hanno un esplicito richiamo alle fonti rinnovabili, all efficienza energetica, alla mobilità sostenibile o comunque fanno riferimento a competenze decisamente green già nella propria ragione sociale. Quasi tutti in definitiva propongono però percorsi formativi legati all innovazione di prodotto, di processo o tecnologica che finisce, il più delle volte, con l avere un esplicita ricaduta in senso ambientale (è il caso della meccatronica, del turismo o dell agroalimentare di qualità). Sono, dunque, numerose le componenti di percorso per la creazione di green jobs. Il sistema scolastico-formativo, lo sviluppo di imprese green, la creazione di nuovi mercati e certamente una strategia industriale nazionale che veda nell ambiente non solo il vincolo di un bene comune da conservare e proteggere, ma anche l opportunità attraverso la quale costruire il futuro. GLI ITS in Puglia e in Sicilia Puglia (n 3 ITS) Nuove tecnologie per il Made in Italy - Sistema meccanica/meccatronica - ITIS "G. Marconi" - Bari Sede: Via Divisione Acqui Bari Per informazioni Mobilità sostenibile - Aerospazio - ITIS "E. Fermi" - Francavilla Fontana (BR) Sede: Presso la Cittadella Della Ricerca, Strada Statale, 7 Km. 7, Brindisi Per informazioni Nuove tecnologie per il Made in Italy - Sistema alimentare, IIS "B. Caramia - F. Gigante" - Locorotondo (BA) Sede: Presso il Centro Servizi Agroalimentari, Contrada Caramia 281, Locorotondo (BA) Per informazioni

11 Sicilia (n 5 ITS) Efficienza energetica - IIS "E. Majorana" - Piazza Armerina (EN) Sede: Presso la sede della Provincia di Enna, Piazza Garibaldi, 2 Enna Per informazioni Tecnologie innovative per i beni culturali/turismo - IIS "F. Juvara" - Siracusa Sede: Presso la sede della Provincia di Siracusa, Viale S. Panagia, Siracusa Per informazioni Nuove tecnologie per il Made in Italy - Sistema alimentare - IIS "Antonello" - Messina Sede: Presso il Centro polifunzionale annesso all'iis "Antonello", Viale Giostra, Messina Per informazioni Green Jobs Tecnologie innovative per i beni culturali/turismo - ITI "Euclide" - Caltagirone (CT) Sede: Presso l'istituto "C.A. Narbone", Via degli Studi, Caltagirone (CT) Per informazioni Mobilità sostenibile - Catania Sede: Via Battello, Catania Per informazioni 18

12 1 AGRICOLTORE bio L agricoltore bio è il responsabile, in proprio o per conto di un impresa agricola, dell intero processo di produzione, con l obiettivo di ottenere risultati economico-produttivi nel rispetto dei disciplinari del biologico. Definisce i piani di produzione e di commercializzazione, sovrintende la realizzazione di tutte le attività di coltivazione, di raccolta, immagazzinamento e vendita all ingrosso dei prodotti. Talvolta può curarne anche la vendita al dettaglio e la trasformazione. Provvede all ottenimento della certificazione dei prodotti. Individua le fonti di finanziamento a livello comunitario, nazionale e regionale per lo sviluppo di attività di settore e per progetti sostenibili. Necessario un diploma di perito agrario, di agrotecnico o una laurea breve in Scienze Agrarie. Molte università ormai prevedono corsi di laurea specifici in Agricoltura biologica, Agricoltura ecologica, Agroecologia ecc. È consigliato seguire corsi e master specialistici sul biologico e sulla gestione di impresa agricola. Necessaria una conoscenza di base della normativa e dei regolamenti del settore, in particolare per quanto riguarda i disciplinari e le certificazioni bio, nonché dimestichezza con i programmi comunitari di finanziamento. Deve avere capacità gestionali, di problem solving e di relazioni pubbliche. L agricoltura biologica ha vissuto stagioni alterne nel nostro paese, ma l attenzione dei consumatori per i prodotti salubri, di qualità e certificati è in crescita. Inoltre, l impegno esplicito non più soltanto da parte delle associazioni di categoria nel settore bio, dimostra un evoluzione del settore particolarmente interessante. Anche i consumatori dimostrano di conoscere sempre di più i prodotti bio e la grande distribuzione tende a promuoverli sempre di più. Il mercato del lavoro appare aprirsi finalmente sia alla riconversione da attività tradizionali sia verso la creazione di nuovi posti di lavoro. Aiab - Associazione italiana per l agricoltura biologica Federbio - Federazione italiana agricoltura biologica e biodinamica Sistema d informazione nazionale sull agricoltura biologica Coldiretti Cia - Confederazione italiana agricoltori Confagricoltura

13 2 ASSICURATORE ambientale L assicuratore ambientale è un professionista che consente alle aziende del settore (energetiche, produzione industriale ecc.) di stipulare una polizza assicurativa con imprese di assicurazione o riassicurazione, assistendole nella firma, nella gestione e nell esecuzione del contratto. Esistono infatti assicuratori specializzati in prodotti assicurativi eco, come la RC Inquinamento che copre l assicurato in caso di danni involontariamente causati a terzi in conseguenza di eventi inquinanti o in prodotti destinati a tutelare dai danni ambientali; esempio ne sono gli agricoltori colpiti da eventi meteorologici imprevisti, conseguenza dei cambiamenti climatici. Va poi ricordata l appetibilità per la criminalità offerta dagli impianti fotovoltaici a terra, oggetto talvolta di vere e proprie scorribande per rivendere i pannelli al mercato nero. L assicuratore accompagna l impresa nella scelta del prodotto più confacente alle sue esigenze, spesso in compagnia del risk manager (vedi pag. 66) dell impresa stessa. Per poter svolgere la professione è necessario essere iscritti in uno dei cinque elenchi del Registro unico degli intermediari presso l Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo), ma soltanto agenti e broker devono sostenere un esame di abilitazione; a tutti però è richiesto di aver seguito corsi di formazione, della durata per lo meno di un anno. Si consiglia una laurea in Giurisprudenza o Economia e Commercio. Servono comunque capacità organizzative e gestionali, attitudine alle pubbliche relazioni, conoscenza dei trend ambientali e delle normative di riferimento. Obbligatoria la formazione continua negli anni. A tutti i livelli della professione il lavoro non manca. Anzi, lo sviluppo delle tecnologie energetiche e la loro diffusione sul territorio, la maggiore sensibilità delle imprese verso i rischi ambientali e il mutare delle condizioni meteorologiche, sempre più orientate verso fenomeni estremi, siccitosi o alluvionali, hanno comportato lo sviluppo di un mercato completamente nuovo. Associazione italiana brokers di assicurazioni e riassicurazioni Unione nazionale agenti professionisti di assicurazione Isvap - Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo Associazione nazionale di risk manager e responsabili di assicurazioni aziendali

14 3 INFORMATICO ambientale L informatica è ormai una componente imprescindibile di quasi tutti i processi industriali e dei servizi. Le imprese della green economy non fanno eccezione in questo al punto che la categoria degli analisti e progettisti di software è quella oggi più richiesta dal mercato del lavoro verde. E, anche se è vero che inizialmente non era richiesta una specifica competenza ambientale nei campi di applicazione delle discipline informatiche nella green economy, stiamo oggi assistendo alla nascita di specializzazioni come quella in informatica ambientale. L informatico ambientale è risultata essere la figura più richiesta della green economy nel corso del I percorsi formativi possono partire dalla disciplina di riferimento (ingegneria, architettura, geologia, scienze ambientali, ecc.) e poi specializzarsi attraverso un master in informatica dedicato; in particolare per i bioinformatici esistono oggi in Italia, in maniera sempre crescente, percorsi di laurea e post-laurea specifici. Al pari del bioinformatico, figura già consolidata nell ambito della biologia e della genomica, o del geoinformatico, che incomincia diffondersi all estero e il cui campo d azione è l applicazione dell informatica alle scienze geologiche, anche l informatico ambientale per quanto professione emergente e non ancora dotata di un proprio percorso formativo, appare come una specializzazione necessaria in tutti quei campi in cui sia necessario sviluppare e gestire specifici software e database dal monitoraggio ambientale alla valutazione dei gas climalteranti, dall applicazione della bioinformatica nelle filiere agroalimentari all edilizia sostenibile. Collegio biologi università italiane: Ordine nazionale dei biologi: Associazione analisti ambientali:

15 4 CERTIFICATORE energetico Il certificatore energetico è una figura divenuta molto importante almeno dal 2005, da quando, nonostante false partenze e ripensamenti, l attestazione di certificazione energetica (Ace) è stata resa obbligatoria per l atto di vendita di qualunque edificio o porzione di edificio. A questa si aggiunge anche l Aqe, vale a dire l Attestato di qualificazione energetica, necessario ai fini delle detrazioni fiscali dei costi di ristrutturazione. L Aqe può essere redatto anche dal progettista o dal direttore dei lavori, mentre l Ace deve essere emesso da persone di terza parte, e quindi né dal direttore dei lavori, né dal progettista, né dall installatore, né dal fornitore di materiale per la costruzione. Il certificatore energetico è iscritto in un apposito organismo di accreditamento, di cui non tutte le regioni si sono ancora dotate. Per accreditarsi occorre seguire specifici corsi di formazione e bisogna essere in possesso di una laurea triennale o specialistica in una delle seguenti discipline: Ingegneria, Architettura, Scienze Ambientali, Chimica, Scienze e Tecnologie Agrarie, Scienze e Tecnologie Forestali e Ambientali. In alternativa può essere in possesso di diploma di geometra, perito industriale o agrario. Obbligatorio essere abilitato alla professione e iscritto al relativo Ordine o Collegio professionale. Infine, può essere accreditato anche chi non abbia specifici titoli di studio, purché abbia una esperienza pregressa nel settore di almeno tre anni e in almeno due delle seguenti attività: progettazione dell isolamento termico degli edifici, progettazione impianti di climatizzazione invernale ed estiva, gestione energetica di edifici e impianti, certificazioni e diagnosi energetiche. Il certificatore energetico è uno degli esempi di successo delle politiche ambientali e di creazione di posti di lavoro dalla green economy. Solo in Lombardia si contano oggi oltre certificatori accreditati. Non va dimenticato che il certificatore può comunque svolgere numerose altre funzioni nel mercato della bioedilizia e delle energie rinnovabili. Decisamente un occupazione in ascesa. Enea efficienzaenergetica.acs.enea.it ACE - Associazione Certificatori Energetici

16 5 CHIMICO ambientale Il chimico ambientale si occupa della progettazione e dello sviluppo di nuovi prodotti, prevalentemente nell ambito industriale, e ne stabilisce le caratteristiche di produzione, controllo e commercializzazione. Ha una specifica professionalità nei settori della tecnologia ambientale e della chimica analitica, ed è in grado di valutare i problemi produttivi, ambientali e della sicurezza sul lavoro delle industrie chimiche e di quelle che comunque richiedono competenze di chimica. Si occupa del controllo di qualità e del controllo ambientale, dei processi di trattamento ed eliminazione di residui di lavorazione, delle certificazioni, dello stoccaggio, del trasporto e della manipolazione di prodotti potenzialmente pericolosi. Partecipa alla definizione delle procedure di primo intervento e di contenimento di fuoriuscite accidentali nell ambiente, nonché dei protocolli di bonifica di siti contaminati. L obbligo del conseguimento dell abilitazione all esercizio della professione di chimico, ovvero all iscrizione all albo, esiste solo per lo svolgimento della libera professione e per alcune attività specifiche; le lauree specialistiche che danno accesso alla professione sono in scienze chimiche, scienze e tecnologie della chimica industriale, farmacia e farmacia industriale; le lauree in scienze e tecnologie chimiche e in scienze e tecnologie farmaceutiche consentono l accesso all albo come chimici juniores. Master e specializzazioni sono consigliati per migliorare la formazione e acquisire competenze aggiuntive, soprattutto in materia ambientale e normativa. Nell industria il suo ruolo può essere quello di vigilare sulla sicurezza, ma anche e soprattutto di svolgere ricerca per sperimentare materiali, prodotti, tecnologie e processi innovativi e di miglioramento delle performance ambientali dei prodotti della vecchia chimica. Fondamentale anche nel settore delle bonifiche. Al momento sembra una delle professioni più interessanti del panorama della rivoluzione verde: c è molta richiesta ma pochi chimici disponibili sul mercato del lavoro. Consiglio nazionale dei chimici

17 6 COMUNICATORE ambientale Il comunicatore ambientale è una figura dalle competenze trasversali ma ad alta specializzazione tematica. La conoscenza multisettoriale delle diverse discipline ambientali, dai rifiuti alle energie, dalla biodiversità alla finanza sostenibile, dall ecoturismo alla mobilità sostenibile, lo rende adatto a elaborare strategie di comunicazione integrate e campagne di sensibilizzazione pubbliche. Si presenta quindi come una figura apicale e di consulenza, necessaria ad accompagnare gli ambiti di settore verso una loro corretta rappresentazione verso il pubblico, i media o agli stakeholder di riferimento. L iter formativo di questa figura può arrivare da due strade distinte, ma che devono poi convergere su un panorama di conoscenze e di competenze comuni. Si può quindi giungere da percorsi di lauree scientifiche (Biologia, Scienze Naturali e Ambientali, Ingegneria ecc.) oppure umanistiche (Scienze della Comunicazione, Giurisprudenza, ecc.) ma è bene specializzarsi con Master e corsi sulla comunicazione ambientale che offrano un panorama multisettoriale e che includano - oggi fortemente necessari - percorsi sul marketing verde, la responsabilità sociale, la scrittura e i social media. Ad un comunicatore occorre aggiungere alle competenze le proprie capacità creative e la passione per la materia, sulla quale bisogna tenersi in formazione continua. Necessarie le capacità di gestire e coordinare gruppi di persone e di lavoro e attitudine al problem solving. Il comunicatore ambientale può trovare collocazione, come consulente o come responsabile della comunicazione, in molte realtà produttive o della pubblica amministrazione. L ambito della comunicazione è stato in effetti inflazionato nell ultimo decennio, ma la specializzazione ambientale promette un applicazione più settoriale ma in un ambito in forte espansione. La versatilità di questa figura, inoltre, in un periodo di crisi può rivelarsi fondamentale per poter trovare collocazioni affini tra loro ma con ruoli sempre diversi. Se si vuole fare i comunicatori si tratta con ogni probabilità dell unico settore in cui vale la pena investire. AICA - Associazione italiana Comunicatori Ambientali Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale Associazione professionale dei comunicatori

18 7 DISASTER manager Nell ambito della protezione civile il disaster manager, o emergency manager, è l esperto che predispone e verifica i piani di emergenza, prestando la propria opera per fornire consulenza e orientamento ai diversi soggetti coinvolti nella gestione delle catastrofi e degli incidenti. L attività di questa figura è necessaria per la riduzione dei danni grazie alla sua attività di monitoraggio delle fonti di vulnerabilità del territorio. Individua gli scenari di rischio, raccoglie dati, pianifica l intervento delle task-force tecnicoscientifiche, controlla il rispetto delle leggi e delle procedure amministrative da seguire in caso di emergenza o allarme, si occupa dei manuali operativi per la prevenzione e per le procedure di emergenza, valuta e predispone modalità e strumenti tecnici adatti per ogni situazione di crisi. Il disaster manager deve avere conoscenze in materia di geologia, biologia, di pronto intervento, di psicologia e di sociologia, per questo si raccomanda una laurea in uno di questi campi con una formazione negli altri che ne completi le competenze. Deve inoltre avere familiarità con i complessi apparati di simulazione dati e previsioni, oltre ai sistemi GIS e GPS. La qualifica di disaster manager viene comunque conseguita anche tramite corsi di specializzazione all interno della Pubblica Amministrazione, anche senza titolo di laurea, ma dopo una lunga esperienza sul campo, magari proprio come volontario nell ambito della protezione civile. Deve rimanere sempre aggiornato sulle innovazioni di prodotto e di processo, avere la capacità di gestire e coordinare gruppi di persone e di lavoro e attitudine al problem solving. Come per il coordinatore delle attività di protezione civile si tratta di una figura nuova che soltanto le emergenze idrogeologiche e sismiche degli ultimi anni hanno fatto diventatare operativa. Può lavorare all interno del Dipartimento di Protezione Civile come dipendente, oppure come consulente. La sua presenza sul campo deve essere sempre garantita a sostegno delle unità di crisi e delle sale operative per la gestione delle emergenze. Si tratta di una figura tecnica, più che necessaria, inevitabile per le diverse attività, quindi richiesta. Dipartimento della protezione civile

19 8 ECOAUDITOR L ecoauditor, o verificatore ambientale d impresa, controlla gli impianti e i processi produttivi di un azienda rispetto alle norme ambientali. Verifica, inoltre, la tipologia dei rifiuti prodotti e la loro quantità, le emissioni gassose, i consumi e gli scarichi dell acqua, nonché i consumi energetici. Può anche essere di supporto nell indicare all azienda quali correzioni e modifiche apportare alle tecnologie e ai processi di produzione. La sua figura si è resa di fatto obbligatoria per via della legislazione europea sul controllo della compatibilità tra cicli di lavorazione dei prodotti, impianti e strutture delle imprese e la protezione dell ambiente. È necessaria una formazione specifica post diploma, meglio ancora una laurea in Ingegneria dell ambiente e delle risorse, Ingegneria del controllo ambientale, Scienze Ambientali, Valutazione e controllo ambientale. All interno di diversi atenei esistono scuole specifiche come quella di Tecnico di igiene ambientale, di Tutela delle risorse ambientali o di Tecnologie per la protezione ambientale e la sicurezza. Diversi enti, comunque, incluse le Camere di Commercio, organizzano corsi specialistici e master. È importante avere un ottima conoscenza del panorama normativo in materia ambientale, ed è richiesta una buona capacità organizzativa e di gestione delle relazioni personali. Il verificatore ambientale che lavori in proprio e voglia poter rilasciare Certificati Emas o Ecolabel deve accreditarsi presso il Comitato Ecolabel Ecoaudit al Ministero dell Ambiente. Per accedere è necessario presentare apposita domanda e, dopo la presentazione dei propri titoli di studio e/o di merito, superare una prova d esame. Il possesso di specifici titoli, come l attestato di una Scuola Emas, consente agevolazioni. I vantaggi derivanti dall ottenere una certificazione ambientale, per esempio per partecipare a bandi di gara europei o nazionali, hanno reso questa figura di un certo interesse anche in Italia. Se infatti un decennio fa essa era ricercata quasi esclusivamente in ambito europeo, negli ultimi anni abbiamo visto allargarsi il suo mercato anche nel nostro paese, potendo questa svolgere le proprie competenze come dipendente o libero professionista, all interno di società di consulenza e certificazione ambientale oppure nelle imprese particolarmente attive sui temi dell ambiente. Il Comitato Ecolabel Ecoaudit Accredia - Sistema italiano di accreditamento Cepas - Certificazione delle professionalità della formazione

20 9 ECOCHEF L ecochef è, come lo chef tradizionale, il responsabile della cucina di un ristorante o di un impresa di catering, con il compito di creare menu e ricette coordinando il personale per la loro preparazione. Inoltre, egli sceglie e decide gli acquisti degli ingredienti e delle materie prime, accertandosi che vengano da filiere controllate e certificate. Garantisce che le preparazioni avvengano secondo i disciplinari previsti per i cibi a marchi di qualità o tipicità. Predispone le attività per il conseguimento del minor impatto ambientale possibile e la massima efficienza, ottenendo risparmi non solo economici ma anche energetici. È necessario un diploma di scuola alberghiera seguito da corsi e master di specializzazione, tanto sulle produzioni tipiche e di qualità, quanto sul biologico. Cucinare è in fondo un arte, per cui passione e attitudine non sono da sottovalutare, insieme alla creatività e alla fantasia. L ecochef deve conoscere le norme in materia di certificazioni e tenersi aggiornato sull evoluzione dei mercati e della sensibilità dei consumatori e avere capacità di gestione del personale, organizzativa, problem solving e di risoluzione dei conflitti. Secondo Bio Bank i ristoranti bio sono passati dai 246 del 2010 ai 267 del 2011, crescendo di un 8%, sono gli agriturismi che presentano menu biologici e sono i pasti biologici serviti nelle mense scolastiche. Senza considerare tutti i ristoranti che ormai aderiscono alla catena dello Slow Food, ecc. Ovviamente non si tratta solo di cucina biologica, ma anche di prodotti a filiera corta, di valorizzazione della qualità e della tipicità. Insomma di vera, buona cucina. L ecochef, fra pochi anni, sarà l unico chef possibile. Federazione italiana cuochi

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