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1 I.P.A.S.V.I. Periodico d informazione della professione infermieristica Numero 2 - Anno IX - Giugno 2012 Autorizzazione Tribunale n. 561 del 19/3/2004

2 I.P.A.S.V.I. Periodico d informazione della professione infermieristica Autorizzazione del Tribunale n. 561 del 19/3/2004 Numero 2 - Anno IX - GIUGNO 2012 Direttore Responsabile Antonio Agosti Comitato di Redazione Maria Camera Nadia Cermelli Flora Magoga Franco Piccio Progetto Grafico e Stampa Litocoop Srl Via Calcinara 13 - Tel Tortona (AL) Diritti Tutti i diritti sono riservati. E vietata la riproduzione, anche parziale, senza l autorizzazione dell Editore. CHIUSO IN TIPOGRAFIA IL 25 GIUGNO 2012 SOMMARIO RELAZIONE DEL PRESIDENTE ATTIVITA SVOLTA NELL ANNO 2011 LINEE PROGRAMMATICHE PER L ANNO 2012 RENDICONTO ECONOMICO 2011 BILANCIO PREVISIONE 2012 L ENTUSIASMO E LA SODDISFAZIONE NELLE ATTIVITA CON IL PICCOLO TOMMASO LA VALUTAZIONE DEL DOLORE: ANALISI E RISULTATI DI UNO STUDIO RETROSPETTIVO SVOLTO NELLA SOC DI NEUROLOGIA DELL AZIENDA OSPEDALIERA SS. ANTONIO E BIAGIO DI ALESSANDRIA LETTO E CONSIGLIATO - AMBULATORIO INFERMIERISTICO PER LA CURA DELLE LESIONI DIFFICILI UN ABBRACCIO AL BENIN SPERIMENTAZIONE DEL METODO ASSISTENZIALE PROFESSIONALIZZANTE PER LA VALUTAZIONE DELLA COMPLESSITA ASSISTENZIALE IN OSTETRICIA PROGRAMMA CORSI DI FORMAZIONE SU: RESPONSABILITA GIURIDICHE ED ETICO-DEONTOLOGICHE NELLA GESTIONE DELLA QUALITA E DEL RISCHIO CLINICO NORME EDITORIALI La redazione di ricorda a tutti i colleghi infermieri, vigilatrici di infanzia e assistenti sanitari, che è possibile offrire il proprio contributo alla redazione del periodico è un periodico di aggiornamento professionale, informazione infermieristica e giuridico-legislativa, pertanto gli articoli che si intendono pubblicare dovranno rispondere ai seguenti criteri: Articolo a carattere scientifico: dovrà essere fornito integralmente, con abstract e bibliografia Articolo Informativo: di carattere professionale, aggiornamento (es. commento a eventi formativi, normativa ECM ect.), giuridico-legislativo. Risposta a Quesiti: come lettera al oppure l infermiere. risponde ; risposte a quesiti posti dai lettori di dove, diverse figure come: il presidente, l avvocato, il commercialista, infermieri esperti in particolari tematiche, i membri del consiglio per quanto di loro competenza (università, dirigenza infermieristica, libera professione, normativa extracomunitari, ricerca infermieristica ecc), rispondono ai colleghi. All interno della rivista potranno essere inseriti, a seconda della disponibilità, brevi racconti, aneddoti, poesie, vignette inerenti la professione. Sarà inoltre possibile inserire comunicazioni ( sia da singoli iscritti, che da associazioni, enti etc.) relative a eventi formativi, ( congressi, convegni, eventi ECM specifici a tematiche di natura professionale). Gli articoli dovranno pervenire alla redazione di attraverso all indirizzo di posta elettronica: oppure in supporto informatizzato (C.D.-Dvd) al seguente indirizzo: Collegio Provinciale IPASVI, Via Buonarroti n. 16, Alessandria Gli articoli saranno visionati e valutati dal direttore responsabile e dal gruppo di redazione, sottoposti al presidente del collegio e, dopo essere stati validati saranno pubblicati sul primo numero disponibile. Prosegue con questo numero la raccolta e la pubblicazione di racconti di straordinaria normalità, ovvero tutte quelle esperienze che i colleghi vorranno raccontare e condividere con tutti noi. Storie di vita professionale che sovente sfuggono ai media della comunicazione ma che fanno di molti infermieri piccoli eroi del quotidiano. Sede del Collegio IPASVI, Via Buonarroti, 16 - ALESSANDRIA Tel Fax Sito: Pagina 2

3 Assemblea annuale 2012 Relazione del Presidente Dottor Salvatore Bellinceri attività svolta nell'anno 2011 linee programmatiche per l'anno 2012 approvata dal Consiglio Direttivo il Il Collegio provinciale IPASVI di Alessandria Iscritti all albo: n Infermieri n. 29 Assistenti sanitari n. 163 V. I./Infermiere Pediatriche Al 31 dicembre 2011 il nostro Collegio ha 3431 iscritti (Italiani 2626; Comunitari 431; Non comunitari 374). ATTIVITA 2011 Nell anno 2011 il Consiglio Direttivo nuove iscrizioni - 14 trasferimenti in entrata - 35 in uscita ad altri Collegi cancellazioni In ambito di segreteria sono stati protocollati 1333 documenti così suddivisi: in entrata in uscita Di cui 587 certificati iscrizione Consiglio Direttivo: - Riunioni mensili n.15 - Riunioni per consiglio straordinario n. 1 - Riunioni coordinamento regionale n. 8-2 Incontri con i Dirigenti dell A.S.O. e dell A.S.L. AL nell ambito di Alessandria Incontri con Ordine dei Medici - Partecipazione premio Fondazione Uspitalet - Partecipazione alla Conferenza Nazionale sulla Professione Infermieristica - Partecipazione a riunioni nazionali della Federazione Ipasvi n Elezioni ENPAPI Contributo politico provinciale IPASVI al Coordinamento Concorso al consolidamento della Direzione Infermieristica presso l ASL AL e creare le prospettive presso l A.S.O.di Alessandria Valorizzare la libera professione quale nuova opportunità sia per le aziende che per gli infermieri per dare risposte ai bisogni di salute dei cittadini attraverso progetto con l O.d.medici Verifica dello stato dell arte circa la Legge n relativa all ordinistica FORMAZIONE E RICERCA n. 20 corsi, che hanno ottenuto 281 crediti e coinvolto n. 500 partecipanti (15% del totale). I crediti complessivamente assegnati nel corso del 2011 sono stati 5678 (3,44% del fabbisogno complessivo pari a crediti). Pagina 3

4 FORMAZIONE E RICERCA Argomenti: La riforma del Pubblico impiego; La responsabilità professionale; La gestione della turnistica; Il codice deontologico; La gestione del miglioramento della qualità e il Rischio clinico; La Gestione della documentazione; L ascolto come strumento di lavoro; La gestione delle emozioni; L approccio olistico alla persona; Il Tutor Clinico; Le funzioni del Coordinatore Infermieristico. FORMAZIONE E RICERCA I cenacoli della cultura professionale infermieristica Cenacolo: luogo in cui un numero ristretto di amici, letterati e artisti, uniti da comunanza di gusti e di tendenze, sono soliti riunirsi; l'insieme di queste persone; gruppo. Cenacoli. occasione importante per proporre nuovi spunti di riflessione e far conoscere qualificate proposte di cultura professionale...l esperienza continua. Nel corso dell anno 2011 il Collegio ha realizzato diversi incontri presso l azienda ospedaliera e nei presidi ospedalieri dell Asl della provincia di Alessandria. Realizzato, presso la sede del Collegio, centri di ascolto per gli iscritti che volevano consultarsi con i colleghi facenti parte del consiglio direttivo. Le consulenze ed internet I quesiti relativi al 2011 sono stati: n. 45 di carattere contrattuale; n. 80 di carattere fiscale/libera professione; n. 15 di carattere legale; n. 200 di carattere professionale n. 500 circa pareri telefonici e/o attraverso il contatto mailing list. Nel corso del 2011 si è avuto un andamento incrementale con circa pagine visitate nel corso del Complessivamente dal 2008 sono state viste pagine Incontri - Gruppo Dirigenti SITRO e Coordinatori Corsi di Laurea; - Gruppi di lavoro (commissione Formazione e Pagina 4

5 aggiornamento professionale Commissione Rivista C.U.P. -.). La sede è stata messa a disposizione dei colleghi che ne hanno fatto richiesta per incontri di programmazione e discussione. C.U.P. Consulta Unitaria Permanente degli Ordini e Collegi Professionali In provincia di Alessandria si è costituita nel 2003 e, ad oggi, vi aderiscono 17 Ordini e Collegi dell area tecnica, socio-sanitaria, giuridico-economica Nostra adesione dal 2008 Il 29 giugno 2011 è stata eletta Presidente la nostra consigliera Gambarini LINEE PROGRAMMATICHE 2012 a livello locale; Implementare le relazioni con Enpapi; Sostenere lo sviluppo del sistema di educazione continua in medicina; Rafforzare, sostenere e valorizzare le competenze cliniche, formative e gestionali degli infermieri nei processi di assistenza sanitaria e socio sanitaria anche nell ambito della libera professione Sviluppare e qualificare i servizi territoriali e garantire la qualità e la continuità assistenziale sanitaria e socio sanitaria; Contribuire ad innovare le modalità di rappresentanza degli infermieri ed accompagnare la trasformazione dei Collegi in Ordini provinciali Collegio provinciale IPASVI Alessandria Occorre: 1) Rafforzare le relazioni tra Collegio, iscritti, istituzioni e cittadini; 2) Rafforzare il ruolo dell infermiere nel curare e prendersi cura della persona, nel rispetto della vita, della salute, della libertà e della dignità dell individuo; 3) Rafforzare la costruzione delle reti esterne; 4) Sviluppo delle capacità e delle competenze; 5) Puntare alle eccellenze professionali; 6) Promuovere la partecipazione dei professionisti all individuazione delle strategie e delle politiche; 7) Favorire e diffondere la ricerca infermieristica; 8) Collaborare e sviluppare la rete e l integrazione con altre professioni; 9) Favorire lo sviluppo strutturale della sede operativa Collegio provinciale IPASVI Alessandria 10) Sviluppare e implementare il lavoro attraverso le commissioni: La federazione IPASVI LINEE PROGRAMMATICHE 2012 Obiettivi: Rafforzare il rapporto di fiducia con l assistito; Sviluppare una rete di solidarietà professionale e di risposta ai bisogni di assistenza; Contribuire alla revisione dell assetto del sistema sanitario; Valorizzare il ruolo del cittadino-utente e del modello assistenziale infermieristico; Valorizzare il ruolo e la professionalità del personale di assistenza; Diffondere i valori e i principi del gruppo professionale infermieristico nel sistema sanitario e sociale del Paese; Sistematizzare e sviluppare le relazioni con le forze sociali, politiche e professionali del Paese Aggiornamento: Bresciani Repetto Vendramin - Pala Pianura Ricerca: Cataldo Bresciani SITO Biblioteca: Barberis- Ghelleri Lib. prof.-enpapi: Traverso Rivista: Camera Magoga Piccio Università: Bidone- Pala Pianura Ed. Sanitaria: Barberis Repetto C.U.P.: Gambarini Extracomunitari: Ghelleri Moscatiello Vendramin - Repetto Volontariato CIVES: Barberis - Bellinceri - Bresciani - Ghelleri Comunicazione e prom. immagine: Vendramin - Pala Pianura - Bresciani 11) Sviluppare e implementare le attività di: - Infermieristica Clinica; - Risk Management; - Partecipazione Commissioni e selezione OSS - Assicurazione Sistema di Protezione WILLIS - Consulenza Legale Avv.to Gugliermero - Consulenza Fiscale Rag. La Grotta Pagina 5

6 Rendiconto Economico 2011 Bilancio Previsione 2012 Conto Economico 2011 Descrizione Preventivo Speso Descrizione Ricavi Preventivo Ricavi effettivi ORGANI STATUTARI , ,11 Quote iscritti anno , ,60 Costi personale dipendente , ,16 Nuove iscrizioni anno in corso 5.000, ,00 SPESE PER BENI E SERVIZI , ,40 RESIDUI , ,40 PRESTAZIONI ISTITUZIONALI , ,73 Riscossioni anni precedenti , ,00 FEDERAZIONE NAZIONALE COLLEGI , ,57 QUOTE ISCRITTI , ,00 IMPREVISTI 5.000,00 0 ONERI FINANZIARI 1.200, ,37 Corsi 7.000, ,00 RESIDUI PASSIVI , ,30 AFFITTI 3.000, ,00 ATTREZZATURE ED INVESTIMENTI ,85 Esami extracomunitari , ,00 Totale Costi , , , ,19 Avanzo d esercizio 43,449,70 Preventivo 2012 Descrizione Preventivo 2011 Preventivo 2012 Descrizione Ricavi Preventivo 2011 Ricavi preventivi 2012 ORGANI STATUTARI , ,00 Quote iscritti anno , ,00 Costi personale dipendente , ,00 Nuove iscrizioni anno in corso 5.000, ,00 PEC Iscritti , ,00 SPESE PER BENI E SERVIZI , ,00 RESIDUI , ,10 PRESTAZIONI ISTITUZIONALI , ,00 Riscossioni anni precedenti , ,00 FEDERAZIONE NAZIONALE COLLEGI , ,00 QUOTE ISCRITTI , ,10 IMPREVISTI 5.000, ,10 Interessi 50,00 ONERI FINANZIARI 1.200, ,00 Corsi 7.000, ,00 RESIDUI PASSIVI , ,00 AFFITTI 3.000, ,00 ATTREZZATURE ED INVESTIMENTI , ,00 Esami extracomunitari , ,00 Totale Preventivo , ,10 Totale ricavi , ,10 Pagina 6

7 L entusiasmo e la soddisfazione nelle attività con il piccolo Tommaso Articolo di Federica Benzi, infermiera, laurea in Scienze dell educazione. Educatore professionale presso i Servizi socioeducativi territoriali. Tommaso (nome di fantasia) ha tre anni e mezzo, frequenta il primo anno della scuola dell infanzia, è un bellissimo bambino, nel senso pieno dell aggettivo! Ha grandi occhi vivaci ed attenti, un sorriso birichino ed accattivante e tanta voglia di parlare e fare sempre nuove esperienze. Tommaso è affetto dalla nascita da SMA (ATROFIA MUSCOLARE SPI- NALE), nella forma più lieve: infatti apparentemente è un bimbo normodotato essendo molto intelligente e privo di malformazioni fisiche; la diagnosi di SMA è stata posta quando il piccolo aveva già un anno, poiché non gattonava e non accennava ad acquisire la postura eretta, a causa della debolezza muscolare tipica della patologia. La SMA è una malattia genetica neurodegenerativa che può manifestarsi in forme differenti, più o meno gravi e compromettenti le condizioni generali. Chi è affetto da SMA va sovente incontro a scoliosi, ad infezioni respiratorie e a problemi gastro-intestinali quali stipsi e rallentamento gastrico. L aspettativa di vita varia da un soggetto all altro. Tommaso, dall età di 18 mesi circa, utilizza la sedia a rotelle come se fossero le sue gambe: è mirabile come sa pilotarla già così piccolo, facendo girare manualmente le ruote, impennando, rincorrendo i compagni di classe, fingendo di stare su una motocicletta, spostandosi agilmente negli spazi della scuola. Spesso alcuni bambini chiedono di poter provare la carrozza del principe Tommaso, come l hanno definita, oppure di portare a spasso per il corridoio il loro amico: questo aspetto si è rivelato assai importante per la socializzazione e l inserimento di Tommaso all interno del gruppo classe. Il bimbo viene spesso seduto per terra o sul tappetino per giocare con la palla o con le macchinine insieme ai compagni: è necessario che l adulto gli stia vicino in quanto, anche se Tommaso riesce a mantenere il collo eretto e la postura seduta, se si adagia su un fianco o se scivola, non è poi in grado di ripristinare autonomamente la postura iniziale. Gli vengono proposti giochi ad incastro, puzzle, oggetti che devono essere fatti scorrere sul pavimento, attività motorie in cui gli viene richiesto di alzare le braccia, muovere le mani, gli vengono forniti libri-gioco con finestrelle da aprire e da tirare o spingere, disegni da colorare con pennarelli o pastelli ad olio o colori a dita Tutto ciò è finalizzato a stimolare la motricità degli arti superiori,oltre a favorire lo sviluppo cognitivo; gli arti inferiori, invece, vengono sottoposti a ginnastica passiva, poiché il bimbo non è in grado di muoverli autonomamente. Tommaso non ha ancora raggiunto il controllo sfinterico, ma si sta lavorando anche su questo, consultandosi con la fisioterapista che lo segue regolarmente. Nel momento del pasto, Tommaso è capace di portare il cibo alla bocca da solo, non necessita di essere imboccato, ma occorre tagliare il cibo nel piatto; non manifesta disfagia; usa posate piccole e leggere per stancarsi il meno possibile. Il bambino indossa il busto oppure i tutori per gli arti inferiori uniti ad un bustino e, con i tutori, può assumere e mantenere per ore la postura eretta con l utilizzo della statica, una sorta di tavolino con imbragatura e ruote; tuttavia, essendo Tommaso un bimbo molto sensibile e consapevole della sua situazione, tollera scarsamente sia i tutori che la statica e li vive con fastidio ed imbarazzo, soprattutto a scuola. Tommaso non assume alcuna terapia specifica e continuativa; occorre fare molta attenzione all abbigliamento che gli si fa indossare ed all igiene delle mani poiché le patologie respiratorie, di cui talvolta si ammala, peggiorano le sue condizioni di salute: infatti la debolezza muscolare di cui è affetto non gli permette di tossire con una forza sufficiente ad espettorare. La famiglia, quando Tommaso è malato, utilizza la macchina della tosse, uno strumento con cui aspirare le secrezioni bronchiali. Fisioterapia, attività in acqua e semplici esercizi fatti a scuola hanno lo scopo di contrastare, per quanto possibile, l aggravamento della SMA. La fisioterapista ad ogni seduta applica sul torace e sulle gambe del bimbo delle striscioline di stoffa adesive che sono un aiuto per la tonicità della muscolatura. Tommaso è un caro bimbo, desideroso di sperimentare, di apprendere cose nuove ed io, che lo seguo a scuola ogni mattina, ormai da mesi, ne parlo sempre con grande affetto e trasporto! Averlo conosciuto e poter seguire giorno dopo giorno il suo sviluppo, godere dei suoi sorrisi quando arriva a scuola e mi saluta, rappresenta per me una vera fortuna ed è fonte di soddisfazione sia umana che professionale. Pagina 7

8 AUTORI: Dott.ssa Tatiana Bolgeo CPSE Soc Neurologia Azienda Ospedaliera Alessandria; Federica Zoccola CPSI Soc Neurologia Azienda Ospedaliera Alessandria La valutazione del dolore: analisi e risultati di uno studio retrospettivo svolto nella Soc di Neurologia dell Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio di Alessandria INTRODUZIONE Il dolore è una delle esperienze umane più comuni, viene riscontrato in tutte le tipologie di reparto dalla terapia intensiva alla chirurgia, dalla terapia domiciliare a quella internistica. Il dolore è un fenomeno complesso, spesso difficile da descrivere agli altri che influisce in modo negativo su ogni aspetto della vita del paziente: sia dal punto di vista della salute fisica, mentale, sul benessere generale e sulla capacità di risposta ai trattamenti ma anche dal punto di vista della vita relazionale e sociale. (1) L International Association for the Stydy of Pain (IASP) definisce il dolore come una esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata con un danno tissutale reale o potenziale o descritta come se tale danno ci fosse. Questa definizione è importante per comprendere come nel dolore sia presente un elemento sensorio ed emozionale e che, perché il dolore sia considerato, reale non deve essere presente per forza un danno tissutale. Il dolore è il sintomo più comune, spesso è ciò che spinge un soggetto a recarsi dal medico: la sua prevenzione e non soltanto la sua cura devono essere una priorità nella pianificazione assistenziale da parte dell infermiere indipendentemente dallo stadio della patologia che ne ha determinato l insorgenza. (1) Avendo il dolore una natura soggettiva la sua intensità non può essere misurata mediante l utilizzo di nessun strumento o di un esame strumentale come per gli altri parametri vitali (1), la sua valutazione viene effettuata tramite apposite scale che vengono impiegate a seconda della situazione. L analisi che questo studio si propone di svolgere riguarda non solo la valutazione del dolore, l impiego o meno di una terapia antalgica e la sua efficacia, ma anche se il paziente riferisce un valore differente a seconda di chi effettua la rilevazione. In letteratura ci sono studi in campi molto diversi tra di loro che hanno voluto indagare in modo approfondito se l atteggiamento del paziente è differente nella stessa situazione se si deve rapportare con un infermiere piuttosto che con un medico. (2,3,4) In particolare in due studi si verifica se un paziente, quando deve prendere una decisione sulla propria salute come smettere di fumare o eseguire test genetici, reagisce in modo diverso se la proposta viene fatta da un infermiere o da un medico: in entrambi i casi le due figure vengono percepite in modo uguale, soprattutto se l infermiere ha molta esperienza. (3,4) Lo studio più interessante riguarda proprio il dolore nei pazienti con malattie reumatiche: in questo caso il dolore viene valutato somministrando una scala VAS, ne emerge che non esiste una differenza significativa tra i valori ottenuti dagli infermieri piuttosto che quelli ottenuti dai medici. Lo studio seguente si propone di analizzare retrospettivamente se anche nel reparto di neurologia la differenza è significativa oppure se i risultati non sono concordi con gli studi presenti in letteratura. POPOLAZIONE La popolazione presa in esame per questo studio retrospettivo è composta da tutti i pazienti afferenti alla soc di neurologia dell Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio di Alessandria dal 1 gennaio 2007 al 31 dicembre Vengono inclusi in questo studio tutti i pazienti maschi e femmine; di età superiore ai 18 anni; pazienti ricoverati perché affetti dalle seguenti patologie: cefalee, ictus, epilessie, emorragie, morbo di Parkinson. Vengono esclusi dallo studio tutti i pazienti maschi o femmine di età inferiore ai 18 anni per non incorrere in problematiche etico-legali; pazienti ricoverati perché affetti da patologie quali demenza severa perché per questa tipologia di pazienti esistono scale di valutazione più appropriate (6,7); pazienti ricoverati perché in stato di coma o affetti da afasia globale e fluente perché non sono in grado di esprimere una valutazione del proprio dolore. MATERIALI E METODI Lo studio consiste in un indagine descrittiva quantitativa. La durata dello studio è in totale di due anni. Dopo un attenta valutazione degli strumenti proposti in letteratura ed un confronto con il gruppo di psicologi di riferimento si è optato per l utilizzo delle seguenti scale di valutazione: dapprima la VAS (Scala Analogica Visiva ) in seguito VNS (Scala Numerica Verbale ) (8). La VAS è la rappresentazione lineare visiva dell ampiezza del dolore che un paziente riferisce di avvertire. Questa scala può assumere diverse forme sia come scala del dolore che come scala di sollievo del dolore. L ampiezza è rappresentata da una linea solitamente lunga 10 cm con o senza tacche in corrispondenza di ciascun centimetro. La lunghezza ottimale e più diffusa sembra essere 10 centimetri. Un e- Pagina 8

9 stremità indica l assenza di dolore, mentre l estremità opposta rappresenta il peggiore dolore immaginabile. In genere la scala viene compilata dal paziente, al quale viene chiesto di tracciare sulla linea un segno che rappresenta il livello del dolore da lui provato. Questa prova può essere facilmente ripetuta nel tempo, offre il vantaggio della semplicità: è ampiamente utilizzata ed è indipendente dal linguaggio. (8,9) La VNS è una semplice scala di valutazione del dolore, molto simile alla VAS. E lineare e ha con quest ultima una buona concordanza. La VNS viene facilmente compresa dal paziente che sceglie semplicemente un numero tra 0 e 10 per rappresentare il proprio livello di dolore. La VNS elimina la necessità della coordinazione visiva e motoria richiesta per eseguire la VAS e offre quindi maggiori possibilità di completamento. (8,9) L insuccesso nel completare la scala è nell ordine del 2%. (9) Per ottenere i risultati di questo studio sono state consultate tutte le cartelle cliniche della soc di neurologia dell anno 2007 e dell anno 2008: nelle cartelle cliniche sono riportati i valori espressi dal paziente dopo la somministrazione della scala VNS per ogni giorno durante tutta la degenza. Ottenuti questi valori si è proceduto a fare una media del dolore durante la degenza. Dalle cartelle cliniche si è potuto estrapolare un altro dato importante: quando e a fronte di quale valore di VNS viene prescritta e somministrata una terapia antalgica al paziente. Per questo studio viene considerato come beneficio dal dolore quando il paziente riferisce un dolore di intensità inferiore dopo aver ricevuto la terapia antalgica. Per intensità inferiore al dolore si è inteso il passaggio da dolore severo a moderato, da moderato a lieve e da lieve ad assenza di dolore. PRESENTAZIONE DEI RISULTATI Nel corso dell intero anno solare 2007 e 2008 i pazienti ricoverati nella soc di neurologia dell Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio di Alessandria sono stati in totale Secondo i criteri di questo studio, già esplicati precedentemente, sono inclusi nell indagine l 81,22% dei pazienti afferenti alla soc presa in esame pari ad un totale di Tabella 1 Pazienti inclusi nello studio ANNO 2007 ANNO 2008 TOTALE Numero pazienti VNS somministrate (percentuale) (83,29%) (79,35%) (81,22%) A tutti i pazienti inclusi in questo studio è stata somministrata la scala di valutazione del dolore VNS (Scala Numerica Verbale), scelta per le sue caratteristiche di facile comprensione. La valutazione del dolore svolta dal personale infermieristico fa emergere come primo dato per questo studio che 1219 pazienti pari al 62,23% riferisce di non aver provato dolore durante la degenza nella soc di neurologia; 614 sono i pazienti che riferiscono di aver provato un dolore lieve ( valori compresi tra 1 e 4) pari al 31,34% del totale dei pazienti; 109 sono i pazienti che riferiscono di aver provato un dolore moderato (valori compresi tra 5 e 7) pari al 5,56% del totale dei pazienti; 17 sono i pazienti che riferiscono di aver provato un dolore severo (valori compresi tra 8 e 10 ) pari al 0,87% del totale dei pazienti. La valutazione del dolore da parte del personale medico, invece, rivela che 1219 pari al 62,23% sono i pazienti che riferiscono di non aver provato dolore durante la loro degenza nella soc di neurologia; 714 sono i pazienti che riferiscono di aver provato un dolore lieve (valori compresi tra 1 e 4) pari al 36,45% del totale dei pazienti; 22 sono i pazienti che riferiscono di aver provato un dolore moderato (valori compresi tra 5 e 7) pari al 1,12% del totale dei pazienti; 4 sono i pazienti che riferiscono di aver provato un dolore severo (valori compresi tra 8 e 10) pari al 0,20% del totale dei pazienti. Tabella 2 Dati rilevati nell anno 2007 Valori VNS INFERMIERI MEDICI 0 (assenza dolore) ,55% ,55% 1-4 (dolore lieve) ,84% ,61% 5-7 (dolore moderato) 49 5,16% 7 0,74% 8-10 (dolore severo) 5 0,53% 1 0,11% Totale ,00% ,00% Tabella 3 Dati rilevati nell anno 2008 Valori VNS INFERMIERI MEDICI 0 (assenza dolore) ,97% ,97% 1-4 (dolore lieve) ,88% ,24% 5-7 (dolore moderato) 60 5,96% 15 1,49% 8-10 (dolore severo) 12 1,19% 3 0,3% Totale ,00% ,00% Tabella 4 Dati riassuntivi dello studio Valori VNS INFERMIERI MEDICI 0 (assenza dolore) ,23% ,23% 1-4 (dolore lieve) ,34% ,45% 5-7 (dolore moderato) 109 5,56% 22 1,12% 8-10 (dolore severo) 17 0,87% 4 0,20% Totale nei due anni ,00% ,00% Pagina 9

10 Un altro dato emerso dallo studio è quello riguardante la terapia somministrata ai pazienti che hanno riferito di provare dolore durante la loro degenza presso la soc di neurologia. E stata prescritta e somministrata una terapia antalgica a 517 pazienti pari al 69,86% delle persone che hanno riferito dolore. Tra tutti i pazienti a cui è stata somministrata una terapia antalgica 442 pari al 85,49% ha ottenuto un beneficio di qualche tipo. Tabella 5 Terapia al bisogno ANNO 2007 ANNO 2008 TOTALE N Terapia % terapia N pazienti Terapia % terapia N pazienti Terapia Terapia pazienti somministrata somministrata somministrata somministrata somministrata Dolore ,08% ,20% ,77% Dolore ,00% ,00% ,00% Dolore ,00% ,00% ,00% Totale ,85% ,52% ,86% Tabella 6 Pazienti con beneficio dopo terapia antalgica ANNO ANNO TOTALE TOTALE Terapia somministrata Pazienti con beneficio % pz con beneficio 84,91% 85,96% 85,49% DISCUSSIONE La media delle VNS somministrate dagli infermieri è pari a 1,19, la media delle VNS somministrate dai medici è pari a 0,99. La differenza tra queste due medie non è statisticamente significativa, la differenza di valore è dovuta al caso, comunque merita un ulteriore approfondimento perché i fattori che possono avere inciso sui risultati sono molteplici ( ad esempio il permanere ancora di una sorta di riverenza nei confronti di un medico). Dall analisi dei dati emerge che qualora il paziente riferisca dolore nel 69,86% dei casi viene somministrata una terapia; la percentuale non è del 100% perché nei casi di dolore lieve con intensità da 1 a 2 si prevede prima di una terapia farmacologica al bisogno terapie alternative quali, ad esempio una posizione antalgica. Anche questo studio dimostra che la terapia antalgica riduce l intensità del dolore riferito dal paziente, in particolare nel nostro studio il beneficio si attesta nell 85,49% dei casi. CONCLUSIONI Il dolore è sicuramente un esperienza soggettiva. Negli ultimi anni si sta cercando di utilizzare strumenti di valutazione del dolore sempre più efficaci perché provare dolore sia acuto che cronico è un esperienza invalidante sia a livello personale e ancor più in un contesto sociale più ampio. Attualmente con le scale di valutazione del dolore si va ad indagare: La sede; L intensità; L insorgenza; La durata; La concomitanza; I sintomi associati; I comportamenti. La valutazione del dolore riportata nella documentazione infermieristica è un valore fondamentale così come lo sono i parametri vitali per garantire al paziente un ottimale assistenza: è proprio l infermiere che più di tutti comprende a fondo lo stato di bisogno del paziente con dolore perché è la persona più a stretto contatto che deve agire tempestivamente. La valutazione del dolore deve essere condotta attraverso un monitoraggio preciso e secondo un processo clinico assistenziale; deve quindi rappresentare un processo a priorità elevata che garantisca in maniera sistematica l efficace gestione del dolore. BIBLIOGRAFIA 1) White Lois. Fondamenti di infermieristica. Prima edizione. Napoli: Edises p ) Sandhuh, Dale J., Stallard N., Crouch R., Glucksman E.. Emergengy nurse practitioners and doctors consulting with patients in an emergengy department: a comparison of communication skills and satisfaction. Emerg Med J June;26(6): ) Merrill R. M., Madanat H., Kelley A. T., Layton J. B.. Nurse and physician patient consuling about tobacco smoking in Jordan. Promot Educ Sep;15(3):9-14 4) Barnoy S., Levy O., Barr-Tal Y.. Nurse or physician: whose recommendation influences the decision to take genetic tests more?. J Adv Nurse Apr;66(4): ) Sheane BJ, Doyle F., Doyle C., O Loughlin C., Howard D., Cunnane G.. Sub-optimal pain control in patients with rheumatic disease. Clin Rheumatol Aug;27(8): ) Zwakhalen S. M., Hamers J. P., Abu-Saad H. H., Berger M. P.. Pain in elderly people with severe dementia: a systematic review of behavioural pain assessment tools. BMC Geriatr Jan 27;6:3. 7) Costardi D, Rozzini L, Costanzi C, Ghianda D, Franzoni S, Padovani A, Trabucchi M.. The Italian version of the pain assessment in advanced dementia (PAINAD) scale. Arch Gerontol Geriatr Mar-Apr;44(2): ) Williamson A., Hoggart B.. Pain: a review of three commonly used pain rating scales. J Clin Nurs Aug;14(7): ) Atti del Woorkshop infermieristico: Acute Chronic Pain Nurse: una nuova realtà. 2ND SIMPAR San Matteo International Meeting on Pain Research. L infermiere I Quaderni dell Infermiere. 26. Pagina 10

11 Giuseppina Demartis Infermiera esperta in Wond Care Responsabile ambulatorio infermieristico per la cura delle lesioni difficili S.O.C. Medicina P.O. Tortona ASLAL Aperto il primo ambulatorio infermieristico per la cura delle lesioni difficili Il 6 marzo 2012, presso il P.O. di Tortona nella S.O.C. di medicina, è stato aperto l ambulatorio infermieristico per la cura delle lesioni cutanee difficili. L apertura di tale servizio è un grandissimo passo avanti per la crescita della figura infermieristica che negli ultimi anni ha raggiunto livelli di autonomia grazie all abolizione del Mansionario e all approvazione e attuazione del regolamento concernente l individuazione della figura professionale e il relativo profilo professionale dell infermiere (D.M. 14 settembre 1994 N.739). Da allora sono state introdotte importanti innovazioni che hanno portato alla conseguente valorizzazione della figura professionale. Oggi infatti, l infermiere agisce con responsabilità, competenza e autonomia nella definizione delle attività assistenziali, per fare ciò è chiamato a fondare il suo operato su evidenze scientifiche. Nelle norme generali del Codice Deontologico dell infermiere, inoltre, troviamo scritto all articolo 11: l infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate e aggiorna saperi e competenze attraverso la formazione permanente, la riflessione critica, sull esperienza e la ricerca... e all articolo 13: l infermiere assume le proprie responsabilità in base al proprio livello di competenza e ricorre, se necessario, all intervento o alla consulenza di infermieri esperti o specialisti, presta consulenza proponendo le proprie conoscenze ed abilità a disposizione della comunità professionale. Tutte caratteristiche queste che hanno permesso di creare questo ambulatorio gestito in autonomia da due figure professionali, la sottoscritta e la collega Carmen Rita Rizzella, le quali hanno frequentato il master di specializzazione in ambito del wound care. La gestione dell ambulatorio è totalmente infermieristica con l intervento del Primario Dott F. Bennicelli per quanto riguarda la parte medica: prescrizione della terapia, richiesta di esami e controlli. La maggior parte delle lesioni che vengono trattate sono da pressione, ma anche lesioni croniche degli arti, quali ulcere venose e piede diabetico. Afferiscono a questo ambulatorio pazienti dimessi dal reparto di medicina, seguiti dal servizio durante la degenza, ma anche pazienti esterni che vengono inviati dai propri medici di medicina generale. Durante il primo incontro con l Assistito viene compilata una cartella infermieristica che ad ogni accesso viene aggiornata con la descrizione di quanto effettuato durante la prestazione, indicando i materiali e le procedure attuate, inoltre la lesione viene documentata fotograficamente alla prima visita, in fase intermedia e alla fine del trattamento, quando la ferita è completamente riepitelizzata. Questo servizio inoltre svolge attività di consulenza infermieristica, interna al P.O. di Tortona, e Novi Ligure, ed esterna, sul territorio; lo scopo è quello di consigliare, rivedere, confrontarsi, ed iniziare il trattamento della lesione, ritenuta difficile da trattare dagli operatori che hanno in carico il paziente, o ancora per individuare il trattamento più idoneo per quel tipo di lesione. Fino ad ora sono state svolte 46 consulenze infermieristiche, soprattutto nei reparti di Neurologia, Rianimazione, Ortopedia e soltanto 1 sul territorio. La richiesta viene effettuata tramite apposito modulo, direttamente dal personale infermieristico del reparto o del territorio, e viene rilasciata una relazione di consulenza che prevede: la descrizione dell ulcera, il trattamento eseguito e quello consigliato. L ambulatorio è attivo dalle e dalle 14-17, nei giorni di martedì e venerdì. LETTO E CONSIGLIATO Céline IL DOTTOR SEMMELWEIS Edito 1975, pp136 - Casa Editrice: Piccola Biblioteca Adelphi - Costo: 10 c.a. Il grande scrittore Céline narra, attraverso la sua tesi di laurea in medicina nel 1924, la storia del medico ungherese Ignàc Semmelweis (Buda 1818 Dobling 1865). A quest ultimo si deve la scoperta dell origine della febbre puerperale che nell 800, mietè migliaia di vittime in Austria ed in tutta Europa. L invidia, l ipocrisia, la superstizione della classe medica del tempo, dapprima lo isolò e poi lo distrusse. Conosciuto anche come il Salvatore delle madri si può definire, a buon diritto, un padre della microbiologia moderna e, suo malgrado e a sua insaputa, il primo femminista della storia. Pagina 11

12 Di Flora Magoga Infermiera Pediatrica - Pronto Soccorso Ospedale Infantile Cesare Arrigo - Alessandria Un abbraccio al Benin La repubblica del Benin (ex Dahomey ex colonia francese indipendente dal 1960) è una lingua di terra situata nell Africa occidentale. Confina con Togo, Nigeria, Burkina Faso, Niger e per un breve tratto (120 km) affacciata sull Atlantico. Su una superficie di km² vivono di abitanti (60 km²). La lingua ufficiale è il francese ed il suo motto Fraternità Giustizia Lavoro. Paese sottosviluppato, con un reddito procapite fra i più bassi d Africa, vive di agricoltura di sussistenza (minacciata di continuo dalla siccità data la scarsa piovosità) e del commercio del cotone subendone le continue fluttuazioni del prezzo di mercato. In Benin convivono pacificamente 40 gruppi etnici differenti e molteplici religioni. Il fondatore de L Abbraccio è il Dr. Di Menza Giuseppe, medico di base a Fubine (AL). Mi accoglie per l intervista col garbo e la gentilezza che gli sono propri. D: Dr. Di Menza cosa è L Abbraccio? R: L Abbraccio è un associazione di volontariato nata nel 2004 che opera in Fubine, nel circondario e in Benin. D: Come nasce? R: Nasce dall elaborazione di un lutto (N.d.R. la morte del figlio ventenne Paolo per incidente della strada; un ragazzo buono e solare, volontario di Croce Rossa). Dopo la morte di mio figlio, Gli amici di Paolo ragazzi e ragazze del paese e di fuori, si sono attivati con fermezza e determinazione, nate dal dolore, ma mosse dall entusiasmo e con varie iniziative, hanno permesso l acquisto di un ambulanza. Abbiamo deciso di seguire ed ampliare il cammino intrapreso. D: Chi sono volontari? R: Tutte le persone che sanno e vogliono dare, che avvertono il bisogno di fare qualche cosa nella direzione che porta al bene. Sono fra le più eterogenee per condizione sociale, professionale e culturale. D: Perché il Benin? R: E stata una scelta come se ne fanno tante nella vita. Un sacerdote, ex parroco di Fubine, che già in Benin operava, mi ha dato l indirizzo.d: Quante volte, lei e i volontari, vi recate in Benin? R: Due tre volte l anno e, se necessario, io e mio fratello Emilio (senza il quale molto meno potremmo fare!) anche di più. D: Con quali fondi? R: Le donazioni (compreso ed importante il 5% dei 730 e 740 (C.F ) ed il contributo della fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria attraverso il suo presidente Dr.Taverna. D: Che cosa è stato fatto al momento? R: UNA SCUOLA (parzialmente ristrutturata e completata ex novo) che ospita, istruisce ed alimenta fino a 250 bambini dalla 1 alla 6 classe (N.d.R. le nostre elementari) e che passeranno poi alla scuola pubblica. Dopo l iniziale diffidenza, la scuola funziona a pieno regime e le insegnanti sono del luogo; UN COLLEGIO FEMMI- NILE per 40 ragazze (N.d.R. una parte della popolazione è di religione musulmana). Anche il collegio è stato ristrutturato ed ampliato; UN OSPEDALE L Hopital des Enfants che ospita una pediatria medica. Sono in allestimento una chirurgia pediatrica ed una ostetricia. E necessario un nostro gruppo elettrogeno, perché in Benin i black out possono durare giorni (N.d.R. noi abbiamo la Salerno- Reggio Calabria!!!). D: Com è la popolazione Beninese? R: Pacifica, buona, sorridente, fintamente diffidente. Noi tutti volontari veniamo chiamati Papà e Mamma. Io sono Papà Pino. D: Chi va in Benin? R: I volontari, come già accennato, sono eterogenei, ma ogni spedizione necessita di infermieri e medici. In Benin la sanità pubblica è a pagamento. Noi visitiamo e curiamo sulla scorta di un pagherò, stilato su un pezzo di carta. Inevitabilmente, vista la povertà, il mucchio di foglietti aumenta, ma non è per noi, una preoccupazione. Abbiamo buoni rapporti col governo beninese che, non può aiutarci economicamente, ma vede con partecipazione le nostre iniziative. D: Chi può aderire a L abbraccio? R: Chiunque abbia nel cuore il desiderio di dare, umanità e solidarietà. D: Grazie e auguri! R: Grazie a lei! Considerazioni finali: Il Di Menza ed i volontari: persone straordinariamente normali o normalmente straordinarie? Al lettore l ardua sentenza! Una cosa è certa: da un abisso di dolore e disperazione, si è levato un fascio di luce accecante che ha voluto, saputo e potuto illuminare l esistenza dei malati, degli indigenti, dei soli ed al contempo, arricchire chi ne è stato investito, lavorando a questa opera tanto difficile, quanto magnifica. Questioni di punti di vista Riflessione del piccolino Come è pallido! Avrà l emoglobina a 2! Pagina 12

13 di M.R. Mascolo, G. Coccini, A. Bagnasco, M. Molinar Min Sperimentazione del Metodo Assistenziale Professionalizzante per la valutazione della Complessità Assistenziale in Ostetricia SOMMARIO In ostetricia la valutazione della Complessità Assistenziale è un criterio indispensabile per garantire una corretta allocazione delle risorse umane. Obiettivo. Lo scopo del presente studio è stato quello di sperimentare il Metodo Assistenziale Professionalizzante in ambito ostetrico per la valutazione della Complessità Assistenziale. Disegno/setting. Lo studio si è attuato in 5 Punti Nascita 4 a bassa Complessità clinica ed 1 a media ed alta Complessità clinica ed è composto da 626 osservazioni relative a 130 donne. Le osservazioni della Complessità Assistenziale sono state applicate a tutte le donne ricoverate in ostetricia, escluse quelle in travaglio di parto. Metodi. La valutazione della Complessità Assistenziale è stata effettuata con la scheda, primo strumento del Metodo Assistenziale Professionalizzante. Le osservazioni sono state registrate dalle/dagli ostetrici/che una sola volta al giorno. I dati ottenuti sono stati analizzati e categorizzati nei range stabiliti dal metodo. Risultati. Nel Punto Nascita di Pavia, la Complessità Assistenziale trovata è stata prevalentemente medio- bassa (32% delle osservazioni). Nei 4 Punti Nascita della provincia di Alessandria, la Complessità Assistenziale si equivale in bassa e in medio- bassa (37%). Complessivamente la Complessità Assistenziale delle donne nei 5 Punti Nascita ha mostrato una predominanza in bassa e medio- bassa (34%). Conclusioni. Dai risultati ottenuti si può definire che questo metodo ha permesso di quantificare la Complessità Assistenziale. Lo studio fornisce inoltre la base per una riorganizzazione dei Dipartimenti Materno Infantili correlandola alla Complessità Assistenziale, usando il metodo sperimentato come modello organizzativo al fine di: - valorizzare il lavoro di ostetriche/ci - ottimizzare l allocazione delle risorse umane. Parole chiave: ostetricia, Complessità clinica, Complessità assistenziale, ostetrica/co. INTRODUZIONE Nelle organizzazioni sanitarie caratterizzate da un alto grado di complessità il personale rappresenta un elemento primario nei vari processi di produzione ed erogazione di prestazioni e servizi. In particolare la pianificazione per la determinazione del fabbisogno, con la certezza di disporre di professionisti adeguati per numero e capacità professionale, è sicuramente uno dei principali strumenti su cui si basa un sistema sanitario pubblico per rispondere in modo adeguato ai bisogni sanitari del cittadino. La gestione strategica delle risorse umane permette di concretizzare il migliore equilibrio tra gli obiettivi di programma e la valutazione delle modalità di impiego delle risorse disponibili e quantificare le eventuali nuove risorse necessarie. L OMS sottolinea come l obiettivo da raggiungere, nella pianificazione delle risorse umane, sia quello di assicurare la presenza delle giuste professionalità con la giusta qualificazione, nel giusto ruolo al giusto momento e nel giusto posto (1), al fine di incontrare i bisogni e i comportamenti correnti dei pazienti. L utilizzo integrato di tutte le risorse presenti nelle organizzazioni sanitarie, rispettando i ruoli e le competenze (skills-mix), è la condizione fondamentale per evitare l instaurarsi di problemi relativi alla frammentazione e alla carenza degli interventi. Una corretta valutazione del fabbisogno di risorse umane deve tenere conto che un assistenza sanitaria efficace, qualificata e personalizzata, si basa sulla stima e sulla verifica sistematica della Complessità della situazione assistenziale di ogni singola persona assistita (espressione reale della domanda d assistenza) e sulla pianificazione delle tipologie d intervento necessarie (espressione efficace ed efficiente della risposta assistenziale). La valutazione della Complessità Assistenziale (CA) è un criterio indispensabile, anche in ambito ostetrico, per un equilibrata e sostenibile allocazione delle risorse umane e permette di individuare importanti indicatori: la centralità, l osservabilità e la misurabilità dell assistenza. [ ]. Dall analisi della letteratura non risulta che modelli italiani o stranieri di rilevazione della CA siano stati applicati in ambito organizzativo italiano; vi sono invece alcuni studi pilota riguardanti: metodo svizzero Project Research of Nursing (PRN) (2,3), Indice di Complessità Assistenziale (ICA) (4) e Metodo Assistenziale Professionalizzante (MAP) (5,6). Tra queste metodologie si è scelto di testare, per la valutazione della CA in ostetricia, l approccio topdown del MAP, [ ]. I concetti fondamentali e la prima sperimentazione del MAP in ambito chirurgico, medico ed ostetrico [ ], sono stati ampiamente descritti ed approfonditi dagli Autori (5,6) e ritenuti adattabili in qualsiasi contesto assistenziale. In seguito a questo primo studio pilota, condotto nel 2007, il MAP è stato sottoposto ad un processo più ampio di revisione per migliorare la sua capacità di lettura del fenomeno della Complessità Assistenziale. Nel 2009 la Federazione Nazionale Collegi IPASVI ha, infatti, condotto nei reparti di medicina e chirurgia, uno studio multicentrico osservazionale, al fine di validarlo scientificamente. Il MAP, sviluppato da Molinar Min, Montanaro e Rossetto nel 2007, utilizza la Teoria della Complessità come chiave di lettura dell organizzazione sanitaria, il Modello di Analisi della Complessità Assistenziale come riferimento concettuale e la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) (7) come modello tassonomico di riferimento. Il Modello di Analisi della Complessità Assistenziale è stato sviluppato dagli Autori (8,9) nel 2002 e fu presentato per la prima volta al Congresso Nazionale ANIARTI 2003 a Bologna. Benché questo sia nato in ambito infermieristico, risulta perfettamente contestualizzabile in ostetricia, in quanto prende in considerazione specifiche capacità della persona di governarsi durante il continuum salute-malattia. In ambito ostetrico l applicabilità dovuta alla presenza di donne ricoverate prevalen- Pagina 13

14 temente sane e capaci di comprendere e partecipare alle scelte di procedure diagnostiche terapeutiche ed assistenziali. [ ]. Il MAP ha scelto come suo strumento tassonomico l ICF, un modello internazionale di riferimento che permette di descrivere la condizione di salute e degli stati ad essa correlati, tenendo conto del contesto, dei fattori ambientali e personali, secondo il criterio fornito dal modello biopsicosociale. [ ]. L aspetto più importante dell ICF è ritenere l ambiente in cui vive la persona il fattore maggiormente incidente sulla cura o/e sull adattamento alla malattia o alla una nuova situazione [ ]. I fattori contestuali, possono fungere da facilitatori o da barriera a seconda di dove la persona assistita vive. Il MAP è costituito da due strumenti, il primo per la valutazione della Complessità Assistenziale della persona assistita (scheda), il secondo per la stima del correlato fabbisogno quantitativo di risorse umane. Nell ambito del MAP vengono adottate, quali elementi costitutivi per la valutazione della Complessità Assistenziale, tre dimensioni: stabilità clinica, responsività indipendenza e l elemento contesto [ ]. Lo strumento per la valutazione della CA consiste in una scheda costituita da 60 modalità [ ]. Lo strumento elaborato prevede la categorizzazione della Complessità rilevata in 4 livelli: bassa, medio-bassa, medio-alta, alta. A questi livelli è attribuito un codice colore, come quelli del triage; [ ]. A partire dal primo strumento costruito (la scheda) è stato progettato il secondo strumento per la stima del fabbisogno quantitativo delle risorse umane. A tal fine gli Autori avevano identificato: processi assistenziali, [...] - 10 processi complementari [ ]. Per ogni processo assistenziale e complementare erano state definite le attività e il tempo ritenuto necessario per l erogazione. [ ]. La quota temporale e il livello di impegno (Intensità di Cura) degli operatori erano stati utilizzati per definire i coefficienti per il calcolo del fabbisogno di risorse umane (5,6). La popolazione oggetto della prima sperimentazione del 2007 è risultata essere costituita da 727 persone assistite [ ]. I risultati ottenuti dall analisi statistica (5,6) sono stati utilizzati nell ambito del MAP per definire: - i range dei livelli di Complessità; - le quote temporali; - per la stima del fabbisogno delle risorse umane. OBIETTIVO Lo scopo del presente studio è stato quello di sperimentare il Metodo Assistenziale Professionalizzante (MAP) in ambito ostetrico per la valutazione della Complessità Assistenziale (CA). DISEGNO/SETTING Lo studio si è attuato nei Dipartimenti Materno Infantili (DMI) dell ASL AL (provinciale di Alessandria) e della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo (Pavia). Il DMI AL è un Dipartimento gestionale [ ] con 4 Punti Nascita di I livello (a bassa Complessità Clinica). [ ]. Il DMI della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia è un Dipartimento gestionale [ ] con 1 Punto Nascita di III livello (a medio-alta Complessità Clinica). [ ] METODI Lo studio è stato condotto, nel periodo da febbraio a luglio 2010, nei 5 Punti Nascita (PN) appartenenti a due Dipartimenti Materno Infantili per un totale di 626 osservazioni della CA, relative a 130 donne. Le osservazioni sono state registrate dalle ostetriche sulla scheda del MAP, adattata al contesto e alla tipologia delle donne assistite per il periodo necessario al raggiungimento del numero di rilevazioni preventivate (ogni PN ha deciso autonomamente quando iniziare). Tali osservazioni sono state così ripartite: osservazioni relative a 65 donne sono state registrate nei 4 PN dell ASL AL (14-18 donne per PN); osservazioni relative a 65 donne sono state registrate nel PN della Fondazione Pavia; - il numero totale di osservazioni giornaliere registrate nelle schede è di 626 osservazioni, che divise per le due realtà risultano sovrapponibili e confrontabili tra loro. [ ] Per questo studio non è stato necessario richiedere alcuna revisione o approvazione del Comitato Etico, in quanto la raccolta di dati non implicava il coinvolgimento diretto dei partecipanti umani. I dati inseriti nel primo strumento del MAP (scheda per la valutazione del CA) sono stati registrati dalle ostetriche in base alle loro competenze. Nelle istruzioni per l uso del metodo non era stato richiesto di indicare il nome o la nazionalità delle donne, per garantire la privacy. Le Direzioni Sanitarie coinvolte hanno dato parere favorevole alla raccolta dati per una tesi di Laurea Specialistica/Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche. FASE I E stato realizzato un Project Work, per analizzare il contesto, la letteratura e le normative vigenti al fine di proporre una riorganizzazione nel DMI AL e nella Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. FASE II 1. E stato adattato il primo strumento del MAP (5,6), per la valutazione della CA, ai contesti e alla tipologia delle persone assistite nei DMI. 2. Sono stati realizzati l istruzione operativa e il glossario per rendere omogeneo l utilizzo della scheda. 3. E stato costruito un questionario rivolto alle ostetriche per valutare la gradibilità e l applicabilità del MAP. FASE III 1. E stato formato il personale ostetrico e infermieristico, dei Punti Nascita del DMI AL e della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, alla metodologia della CA attraverso un corso di aggiornamento ed alcune riunioni informative. 2. Sono stati addestrati tutti i professional alla valutazione della CA attraverso la compilazione delle schede. 3. E stato formato il personale ostetrico all autovalutazione del gap formativo attraverso corsi di aggiornamento. FASE IV E stata condotta una sperimentazione del MAP nei DMI, sedi di studio, per valutare la CA delle donne ricoverate in Ostetricia attraverso la compilazione della scheda personalizzata e divisa in giornate di rilevazione. Le donne in travaglio/parto sono state escluse [ ]. La rilevazione dei parametri è avvenuta una sola volta al giorno (dalle ore 8.00 alle 20.00) per singola donna per tutto il tempo del ricovero, nel periodo da febbraio a luglio La tracciabilità del singolo caso clinico è stata consentita dal numero della cartella clinica inserito sull intestazione della scheda. FASE V Definizione del livello della CA delle persone assistite e categorizzazione (6) della Complessità in 4 livelli: 1. è stato realizzato un database seguendo le indicazioni del MAP (6); Pagina 14

15 2. sono state inserite le rilevazioni raccolte nel database e analizzati i dati raccolti; 3. è stata valutata la categoria della Complessità Assistenziale nei rispettivi DMI con il sistema statistico indicato dal MAP (6). Per la classificazione, si sono utilizzati come riferimento i range identificati con lo studio pilota del 2007 che determinano i livelli di Complessità in: 1. bassa Complessità < 24; 2. medio - bassa Complessità 25 47; 3. medio - alta Complessità 48 79; 4. alta Complessità > 80. RISULTATI I dati ottenuti sono stati sintetizzati [ ]. 1. La distribuzione delle osservazioni della CA delle donne del DMI AL dimostra che la bassa e la medio-bassa CA si equivalgono con il 37% [ ]. 2. La distribuzione delle osservazioni della CA delle donne del DMI della Fondazione di Pavia dimostrano che la prevalenza (32%) è relativa alla medio-bassa CA [ ]. 3. La distribuzione complessiva delle osservazioni della CA relative alle donne in entrambi i DMI mostra che la CA era medio bassa nel 34% delle osservazioni [ ]. 4. Dall analisi della compilazione dei questionari distribuiti alle ostetriche emerge che la possibilità dell inserimento del MAP nelle strutture di ostetricia esaminate è stata accettata dal 90% delle ostetriche coinvolte nella sperimentazione. Il 73% delle ostetriche ha affermato che il MAP ha permesso di valutare, mediante applicazioni ripetute nel tempo, l evoluzione della CA della persona assistita. [ ]. DISCUSSIONE E CONCLUSIONI Dai risultati ottenuti con la sperimentazione si può concludere che il MAP ha permesso di quantificare la CA delle assistite nei 5 PN, che è risultata prevalentemente bassa e medio-bassa. Nel periodo in esame il MAP ha inoltre consentito di porre l accento sull intensità di cura erogata da ostetriche/ci. Il campione osservato ha mostrato una concreta differenza nella richiesta assistenziale tra le donne italiane e straniere. I parametri rilevati da ostetriche/ci osservando le donne italiane svelano la necessità di queste di essere sostenute nell allattamento e nell accudimento del neonato. Le osservazioni relative alle straniere hanno fatto emergere le sostanziali difficoltà comunicative e relazionali. Dall analisi dei dati si può concludere che le gravide assistite in ostetricia, indipendentemente dalla patologia, raramente rientreranno in alta CA per una serie di loro caratteristiche e tra queste la giovane età, l indipendenza, la capacità di scegliere e gestire in autonomia il proprio progetto di salute. [ ]. La constatazione che le persone assistite nel DMI della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia siano di medio-bassa CA non conferma infatti la Complessità Clinica di un Centro di III livello [ ]. La constatazione che la CA delle donne ricoverate nel DMI AL (I livello) si equivalga con la bassa e la medio-bassa apre la discussione se l osservazione relativa al solo periodo della sperimentazione oppure se il campione statistico ha effettivamente queste caratteristiche.[ ] Rilevanza per la pratica clinica ed organizzativa. Nonostante i limiti dello studio relativi alla numerosità del campione, il MAP, con il secondo strumento per la stima del fabbisogno quantitativo delle risorse umane, consentirà di confermare se il numero di ostetriche/ci è sufficiente a garantire l assistenza nei tempi ottimali e mettere le basi per analizzare il carico di lavoro ostetrico. Lo studio permetterà inoltre di offrire una riorganizzazione dei DMI correlandola alla Complessità Assistenziale ed utilizzando questo metodo come modello organizzativo si potrà raggiungere il fine di: 1. valorizzare il lavoro di ostetriche/ci; 2. ottimizzare l impiego delle risorse umane; 3. contribuire al primo studio del MAP in ostetricia del BIBLIOGRAFIA 1. Working together for health - The World Health Report Tilquin C, Carle J, Saulinier D. PRN 80. La mesure du niveau des soins infermiers requis. EROS, Montreal, Canada, Tilquin C, Carle J, Saulinier D. PRN 87. La mesure du niveau des soins infermiers requis. EROS, Montreal, Canada, Cavaliere B & Susmel M. La qualità nell assistenza infermieristica: uno strumento di rilevazione e di elaborazione dell Indice di Complessità Assistenziale (ICA). Nursing Oggi 2, pp , Molinar Min M, Montanaro A, Rossetto P. Dalla valutazione della Complessità Assistenziale alla Stima del fabbisogno delle Risorse Umane: il Metodo Assistenziale Professionalizzante. Lucina - Arte e Scienza dell'ostetrica/o 2, pp , Silvestro A, Maricchio R, Montanaro A, Molinar Min M, Rossetto P. La Complessità Assistenziale. Concettualizzazione, modello di Analisi e Metodologia applicativa. Mc Graw Hill, Milano, Italia, pp , pp , pp , pp , pp , Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (I.C.F.), pubblicato nel maggio 2001 dall OMS, riconosciuto da 191 Paesi come il nuovo strumento per descrivere e misurare la salute e la disabilità delle popolazioni. 8. Silvestro A. Indicatori e standard attraverso il modello della Complessità Assistenziale. I Quaderni Supplemento de L Infermiere 8-9, pp. 3-4, Pitacco G. Un modello di analisi della Complessità Assistenziale. I Quaderni Supplemento de L Infermiere 8-9, pp , AVVISO il Collegio IPASVI rimarrà dal 23 luglio al 10 agosto 2012 Pagina 15

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