ELEMENTI DI PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO

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1 ELEMENTI DI PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO Docenti: Dott. A. Gautiero, Dott. R. Saraò LEZIONE 1 Programma completo Introduzione Lezione 1 Lezione 2 Lezione 3 Lezione 4 Lezione 5 Lezione 6 Lezione 7 Lezione 8 Ruolo degli educatori nella società moderna e cenni di miniteorie contemporanee Lo sviluppo fisico e motorio L apprendimento: Il condizionamento classico (o pavloviano) L apprendimento: Il condizionamento operante Lo sviluppo cognitivo: La teoria degli stadi di Piaget Lo sviluppo cognitivo : Le teorie psicoanalitiche di Freud Lo sviluppo cognitivo : Le teorie psicoanalitiche di Erikson Lo sviluppo cognitivo : Le teorie dell apprendimento sociale Lo sviluppo cognitivo: Vygotskij e l approccio socioculturale

2 INTRODUZIONE Ruolo degli educatori nella società moderna; Cenni a miniteorie contemporanee e approcci emergenti Ruolo degli educatori nella società moderna Il modo in cui un bambino viene allevato influisce enormemente sul suo sviluppo e su come sarà da adulto. Si può quindi capire l importanza degli educatori (in primis dei genitori) in questo ruolo così delicato; spesso i genitori chiedono consiglio agli specialisti specialmente quando non riescono a decifrare il significato del comportamento del figlio o si sentono ansiosi circa il suo futuro, quando non sanno bene se e come intervenire o quando i tentativi da parte loro di correggerne la condotta rendono infelice il figlio e suscitano la sua resistenza. In tutti i problemi che si incontreranno nel processo dell educare, l educatore e l educante sono il problema e contemporaneamente la sua soluzione (questo vale anche quando le circostanze esterne esulano dalla possibilità di controllo e di influenza dell educatore, come in caso di malattie o di morti in famiglia o di fronte all impatto con modelli sociali e culturali). Quello su cui l educatore può influire è il modo in cui l evento viene vissuto dall educante e dunque il significato che esso assume per lui. Un bambino, per esempio, può vivere come un evento positivo una grave malattia, persino una malattia mortale, grazie all assoluta dedizione e all amore che essa ha messo in moto nel genitore, facendoli sentire vicini come non mai. 2

3 Di qualunque comportamento si tratti, la comprensione dei suoi aspetti emotivi e psicologici più importanti, della sua natura e delle sue origini ci aiuterà ad avvicinarci al bambino. Quello che intendiamo dare in questo corso è una visione il più completa possibile dell attuale panorama teorico concernente la psicologia dello sviluppo, ma la finalità non è la mera ripetizione di teorie fine a se stessa quanto piuttosto una descrizione, ci auguriamo esaustiva, di come le teorie abbiano avuto ed hanno ancora oggi un applicabilità pratica in questa complessa e feconda relazione tra educante e educato. In effetti, già alla luce delle ricerche epistemologiche in tutti i campi di questi ultimi venti anni riteniamo che questa stessa differenziazione (educante/educato) vada intesa in senso lato; infatti l interazione tra i due soggetti (se ci vogliamo concentrare solo su questo rapporto come se fosse isolato dal resto) non può essere letta a senso unico. Fin qui niente di particolarmente nuovo. Ma in termini pratici in cosa si traduce quanto detto? Abbiamo cercato (e speriamo di essere riusciti) di presentare un lavoro per non specialisti, per persone che svolgono questa attività per professione o per coloro che vogliono sapere di più, genitori compresi. Avremo modo di vedere, nel susseguirsi delle lezioni del corso, come possa essere importante cogliere la natura della relazione nonché l ambito culturale sociale ed emotivo in cui ha luogo. Ogni volta che parliamo di esseri umani, parliamo di realtà dinamiche in continuo cambiamento, ossia di interazioni che hanno solo in apparenza una staticità (genitore, educato, educante ecc.). In realtà stiamo dicendo che il nostro stato d animo, la nostra fase esistenziale nonché quella della società e della cultura in cui siamo immersi entrano attivamente nell interazione verso il bambino e dal bambino. 3

4 Lo sfondo teorico che proponiamo è quindi solo una cartina tornasole che useremo per cogliere lo schema di interpretazione del comportamento del bambino, ma per avere una competenza concreta ed efficace di cosa sta accadendo occorrerà sempre e comunque fare i conti con quello che pensiamo e sentiamo durante lo svolgimento di quel rapporto. Questa constatazione riteniamo sia naturalmente applicabile anche alla relazione tra adulti ma col bambino entrano in moto fatti emotivi che se non sono accompagnati da una presenza mentale agiscono senza che l adulto se ne rende conto e che nelle conseguenze giustificherà in molti modi possibili ma sicuramente escludendo se stesso dalla dinamica. La presenza mentale di cui parliamo è un tipo di attenzione e consapevolezza che si possono attuare senza particolari conoscenze di se stessi, mentre per fatti emotivi consideriamo quelle interazioni che quotidianamente si possono riscontrare anche tra genitori e figli e quindi non di carattere patologico. Eppure pur rimanendo in questi confini avremo modo di scoprire quanti fattori entrano in gioco nella relazione con i bambini; oggigiorno inoltre vanno ormai considerati i ruoli molteplici che i mass media hanno (dalla funzione occupazionale a quella di apprendimento a quella di scoperta), le nuove peculiarità che la società presenta (nuclei familiari con genitori separati/divorziati, famiglie e bambini di diverse razze e cultura) ecc.. Analizzarli tutti anche in termini generali esulerebbe dal tema di questo corso ma mantenendo la concentrazione nel microcosmo educatore educante potremmo apprezzarne l effetto attraverso gli stessi protagonisti. Facciamo adesso un breve cenno a quelle che sono le attuali tendenze di studio nel campo della psicologia dello sviluppo per poi entrare nella prima lezione a trattare quelle che sono considerabili i pilastri su cui si fonda la psicologia dello sviluppo. 4

5 Cenni a miniteorie contemporanee e approcci emergenti Ai bambini viene raccontata la seguente storia che lo sperimentatore recita con l aiuto di bambole: un bambino mette un po di cioccolata in un mobiletto blu e va a giocare fuori. In sua assenza la madre sposta la cioccolata nel mobiletto verde; poi il bambino torna per prendere la cioccolata: ai soggetti viene chiesto dove cercherà il bambino. I bambini di tre anni dicono immediatamente nel mobiletto verde, dove è attualmente la cioccolata anche se, in realtà, il bambino della storia non aveva possibilità di sapere che la cioccolata era stata spostata. Invece, i bambini di quattro e cinque anni di solito dicono nel mobiletto blu perché hanno una comprensione della mente in cui le persone agiscono sulla base delle loro credenze, anche quando le credenze sono false. Questa dimostrazione del sistema di credenze dei bambini di tre anni e del suo cambiamento nel successivo anno o due è diventato il paradigma di base della ricerca sulle teorie della mente. La teoria della mente è uno degli argomenti principali della teoria della teoria, un importante corrente teorica dello sviluppo cognitivo. Questa teoria propone che i bambini, e forse anche gli infanti, abbiano la capacità di costruire teorie intuitive, popolari, ingenue che cercano di spiegare un dominio particolare; per esempio, i bambini hanno teorie della biologia, della fisica e della mente. Secondo la teoria della teoria il pensiero dei bambini procede molto similmente ad una scoperta scientifica: i bambini mettono alla prova la loro teoria e possono attraversare uno stato temporaneo di disorganizzazione cognitiva e una teoria non regge; però le loro teorie sono resistenti al cambiamento. I bambini inizialmente tendono a cercare di ignorare le prove che smentiscono la teoria o magari tentano di aggiustarla. Una implicazione per l educazione è che i bambini oppongono resistenza ad abbandonare le loro teorie, per esempio la loro convinzione che il mondo sia piatto, basata sull esperienza quotidiana, anche quando l insegnante fornisce prove del fatto che il mondo è rotondo. Portare i bambini ad abbandonare una vecchia teoria è importante tanto quanto fornire loro una 5

6 nuova. Quando la contro evidenza continua ad aumentare, infanti e bambini possono costruire una nuova teoria cresciuta. La nuova teoria può essere una revisione della vecchia, ma può anche essere piuttosto diversa e incompatibile con la vecchia teoria. Qualcosa di correlato alla teoria della teoria è quello che si può chiamare innatismo modulare. L innatismo modulare afferma che la mente è costituita da insiemi vagamente connessi di moduli innati, strutture o vincoli; ogni modulo è specializzato nella cognizione e/o percezione in un determinato dominio, come il linguaggio, cioè il cervello è strutturato in modo tale da fare assunzioni su queste entità. I moduli sono programmati per rispondere a tipi specifici di informazioni. Tutti i cambiamenti evolutivi nel pensiero sono causati da fattori esterni al modulo, come la maturazione che porta a un modulo successivo o una più efficiente elaborazione delle informazioni. I recenti progressi tecnologici, tra cui le tecniche di immagini sul cervello, in parte spiegano il recente boom delle neuroscienze. I neuroscienziati costruiscono mappe dell attività cerebrale basati sui cambiamenti del flusso sanguigno, sull attività metabolica del cervelletto o su quella elettrica. Per esempio, essi collocano degli elettrodi sensibili sul cranio, che misurano l attività elettrica generata dall attivazione di gruppi di neuroni. In questo modo identificano lo schema dell attività quando, ad esempio, viene presentato uno stimolo. Inoltre il flusso sanguigno cerebrale genera immagini che indicano l attività del cervello; in questo modo si possono paragonare gli schemi spaziali dell attività cerebrale in bambini di diversa età o livelli di abilità impegnati in un dato compito o quelli di bambini della stessa età che svolgono compiti diversi. Un esempio di relazione tra biologia ed esperienza è la sovraproduzione di sinapsi nel primo sviluppo, alcune delle quali si estinguono perché non sono stimolate dall esperienza. La maggior parte dei bambini, essendo fisicamente normali ed essendo allevata in un ambiente tipico per la specie, compie più o meno lo stesso tipo di 6

7 esperienze, così l estinzione avviene lungo linee simili. Nei bambini con situazioni atipiche, invece, (per esempio sordi o ciechi che non possono ricevere stimoli uditivi o visivi), certe aree del cervello che normalmente sarebbero dedicate all elaborazione uditiva o visiva gradualmente si specializzano completamente in elaborazioni diverse; perciò nei bambini ciechi certe aree del cervello vengono completamente dedicate all elaborazione uditiva e nei bambini sordi l area del cervello che normalmente sarebbe dedicata all elaborazione uditiva se ricevessero le informazioni visive e uditive man mano si specializza completamente all elaborazione visiva. In generale, quando un area del cervello non riceve gli input normalmente attesi, può essere usata per altri scopi. La natura dell esperienza, e di conseguenza la natura dell attività cerebrale, determina quali sinapsi saranno estinte e quali sopravviveranno. Ci sono ancora molte domande che si pongono i neuroscienziati alle quali stanno tentando di dare una risposta: i cambiamenti nel cervello durante lo sviluppo sono correlati con cambiamenti nella cognizione? Le aree del cervello diventano più specializzate durante lo sviluppo? Quanto contribuisce l esperienza a questa specializzazione? Gli schemi spaziali dell attività cerebrale durante l esecuzione di un dato compito cambiano nel corso dello sviluppo? Ci sono ritmi evolutivi differenti nella specializzazione per diversi domini, diversi tipi di cognizione e diverse aree della corteccia? La teoria dei sistemi dinamici proviene dal lavoro sui sistemi non lineari in fisica e matematica, ma si adatta a modelli della biologia e della tradizione organismica in psicologia dello sviluppo. La teoria si occupa dei cambiamenti nel tempo in sistemi complessi olistici, soprattutto quelli auto-organizzanti. Dal punto di vista del grande quadro dei sistemi dinamici, si può comprendere lo sviluppo solo considerando le interazioni multiple e continue di tutti i livelli dei sistemi che si sviluppano, da quello molecolare a quello culturale, e i processi intrecciati che si dispiegano su molte scale temporali, dai millisecondi agli anni. Un corso d acqua di montagna fornisce una 7

8 buona metafora per un sistema dinamico. In vari punti della montagna il corso d acqua si manifesta come un torrente rapido, un piccolo rivolo, una cascata o un laghetto in base a molti fattori, tra cui la portata del flusso d acqua che scende, il terreno, le condizioni climatiche; per la maggior parte del tempo lo schema è più o meno lo stesso: dopo una pioggia forte o una siccità, tuttavia la configurazione dell acqua cambia, anche se in modi prevedibili. Per capire lo stato dinamico del corso d acqua e il modo in cui si auto-organizza, dobbiamo considerare molti quadri temporali, dall antica storia geologica della montagna al recente temporale; dobbiamo anche considerare molti livelli di cause, dal terreno della montagna alla gravità delle molecole dell acqua. Quanto detto vale anche per i cambiamenti nei sistemi dinamici umani. La teoria dei sistemi dinamici si chiede: Da dove vengono i nuovi comportamenti?. Nuove forme complesse o abilità emergono dall interazione delle parti di un sistema complesso, dalle relazioni tra le parti e dalla natura auto-organizzante degli organismi viventi. Dopo questo breve excursus sulle nuove tendenze di studio sulla teoria dello sviluppo, possiamo affermare che nessuna teoria evolutiva domina sulle altre. Come cambieranno le teorie dello sviluppo? Vediamo che sia le innovazioni tecnologiche che i cambiamenti nelle strutture sociali hanno un impatto sui bambini e sulla teorizzazione relativa ai bambini. La lavatrice e i pannolini usa e getta rendono l addestramento precoce alla pulizia meno importante per i genitori impegnati. La televisione e gli asili nido offrono ai bambini istruzione ed un insieme più ampio di modelli sociali. Il computer e internet hanno creato nuove forme di svago e di istruzione. 8

9 Parte esperienziale Questa parte, che sarà presente in tutte le lezioni, ha l obiettivo di permettere al lettore di cogliere come la teoria prima esposta possa essere utilizzata e applicata in termini concreti e di riflessione. Quando parliamo di esperienza nella relazione con gli altri è importante ricordare che gli altri sono visti attraverso il nostro mondo interno. Per mondo interno intendo quell insieme di esperienze della vita che costituiscono la nostra coscienza ossia il nostro modo di pensare noi e gli altri. Nell interazione col bambino è opportuno ricordare che le nostre personali esperienze saranno attivate dal comportamento del bambino che a nostra volta interagirà con la nostra reazione. Questa premessa è essenziale per dire quanto è utile percepire il nostro stato d animo a seguito del comportamento del bambino; è essenziale per non isolare il bambino nell idea che lui è l oggetto osservato e passivo rispetto alla relazione con noi. 9

10 LEZIONE 1 - Lo sviluppo fisico e motorio Lo sviluppo prenatale; La nascita e il neonato; La crescita prima e dopo la nascita; Lo sviluppo motorio; Lo sviluppo sessuale; Lo sviluppo del sistema nervoso; Parte esperienziale. 10

11 Lo sviluppo fisico e motorio I cambiamenti fisici e neurologici sono il risultato della continua interazione tra fattori biologici e fattori ambientali. Conoscere questi fattori è importante sia per comprendere le modalità con cui si realizzano le caratteristiche comuni della specie, sia per cogliere le differenze che rendono ciascun individuo diverso dagli altri, nell aspetto fisico come nel comportamento. Lo sviluppo prenatale Nel momento in cui nasce il bambino ha già alle spalle nove mesi di vita prenatale; in questo periodo si realizzano eventi che portano in un tempo relativamente breve all organizzazione di un individuo maturo e capace di sopravvivere nell ambiente esterno. Oltre a sviluppare il patrimonio genetico trasmessogli dai genitori, il feto è esposto a una serie di fattori ambientali a causa dello stretto rapporto con l organismo materno nella vita intrauterina. L ambiente uterino è adatto a proteggere e nutrire il giovane essere che si sta formando, lo mantiene a una temperatura costante, lo preserva dalle scosse e dagli urti. Tuttavia, attraverso il sangue materno passano non soltanto il nutrimento e l ossigeno ma anche una serie di agenti (sostanze chimiche, ormonali e virus) che possono lasciare tracce sullo sviluppo successivo. Inoltre il sangue materno è carente di alcune sostanze nutritive richieste dall organismo in crescita e lo sviluppo armonico di organi e apparati può risultarne alterato. Oggi fortunatamente sappiamo molto sugli agenti teratogeni, ovvero tutti quei fattori ambientali che causano un danno congenito nell embrione e nel feto. Dopo che i processi di ovulazione, fertilizzazione e impianto dell uovo hanno avuto luogo, distinguiamo due fasi nello sviluppo prenatale: 11

12 1. lo sviluppo dell embrione: Il periodo embrionale va dalla terza alla fine dell ottava settimana di gestazione. Nel corso di questo periodo l embrione diventa un feto cioè un organismo con caratteristiche umane riconoscibili. Le cellule si differenziano dando origine alle diverse regioni corporee (testa, tronco e arti) e a tessuti specializzati come quello muscolare e nervoso. All inzio della quarta settimana si sviluppano le cellule del sangue, inizia la formazione del sistema nervoso del cuore che comincia a battere. A partire dalla quinta settimana sono riconoscibili il cervello e il midollo spinale, gli occhi, le orecchie e il naso e si stanno già formando i reni e i polmoni. Questo rappresenta il periodo di più rapida crescita dell intera vita umana; infatti alla fine del secondo mese l embrione è lungo circa 2,5 cm 2. lo sviluppo del feto. Il periodo fetale comincia con la nona settimana e si conclude al termine della gestazione; i diversi sistemi dell organismo sono formati e cominciano a funzionare fin dal terzo mese. Una rete di controlli nervosi si sovrappone all attività muscolare diffusa 12

13 che si integra e rende possibile un comportamento strutturato. Fin dal quarto mese la madre può avvertire i movimenti del feto, il quale apre e chiude la bocca, compie alcuni movimenti con la testa e si succhia il pollice. Fra il quarto e il quinto mese i polmoni sono ben sviluppati ma pieni di liquido amniotico e non ancora funzionanti. Dopo i cinque mesi la pelle è completamente sviluppata: compaiono anche i capelli e le unghie: il feto alterna periodo di sonno e periodi di attività e nel corso del sesto mese è in grado di aprire e chiudere gli occhi i quali ben presto distinguono la luce dall oscurità. Negli ultimi mesi si completano l accrescimento e la maturazione funzionale degli organi. Tra la ventesima e la ventottesima settimana il feto oltrepassa la linea di demarcazione che separa la sopravvivenza dalla morte, in caso di nascita prematura. 13

14 La nascita e il neonato Il bambino viene al mondo con le competenze necessarie per sopravvivere nell ambiente extrauterino. Il passaggio dall ambiente intrauterino a quello extrauterino non è facile. Il neonato si trova ad affrontare una serie di compiti nuovi: deve respirare ossigeno attraverso i polmoni anziché il cordone ombelicale, nutrirsi attraverso la bocca anziché dal sangue materno e termoregolare il proprio corpo in un ambiente che non ha più una temperatura costante; ma come dicevamo all inizio, il bambino nasce ben equipaggiato a svolgere questi nuovi compiti: L ossigenazione autonoma è assicurata dal riflesso respiratorio che mette subito in funzione i polmoni evitando un ipossia (carenza di ossigeno); la possibilità di ingerire cibo è assicurata dalla presenza di riflessi di suzione già consolidati alla fine dello sviluppo fetale. La termoregolazione autonoma, però, presenta ancora qualche difficoltà: mancando quasi completamente di tessuti adiposi il neonato è svantaggiato nel mantenere costante la temperatura corporea. Nel corso della gravidanza il feto si prepara anche a rispondere allo stress della nascita, in particolare al rischio di ipossia, producendo livelli elevati di ormoni dello stress che gli consentono una importante protezione dalle situazioni sfavorevoli. Il periodo neonatale rappresenta una fase di estrema suscettibilità ai rischi di un insufficiente adattamento dell organismo alle nuove competenze che vi vengono richieste. E necessario dunque porre grande attenzione ai bisogni fondamentali per una crescita e uno sviluppo ottimali, tra i quali rientrano sicuramente l instaurarsi di un positivo rapporto madre-bambino; nei giorni successivi al parto, infatti, il rapporto tra madre e figlio continua ad essere assai stretto. La donna deve prendere decisioni importanti, ad esempio se allattare il bimbo al seno o artificialmente e deve poter contare sulla collaborazione sia del marito sia del personale medico, anche per superare quel senso di smarrimento o di non essere all altezza della situazione che può manifestarsi di fronte a un compito nuovo e gravoso qual è indubbiamente quello 14

15 di allevare un figlio. Come diverse ricerche mostrano, una gravidanza serena e un esperienza di parto positiva predicono che la madre sceglierà di allattare il bambino al seno e che l allattamento durerà abbastanza a lungo. Viceversa una gravidanza e un parto vissuti come esperienze spiacevoli e traumatiche pregiudicano la scelta dell allattamento naturale. 15

16 La crescita prima e dopo la nascita Con il termine crescita ci riferiamo a due tipi di fenomeni: distinti ma collegati tra loro: l uno è rappresentato dalla crescita vera e propria, legata alla moltiplicazione cellulare che determina l aumento di volume dell organismo; l altro consiste nel processo di differenziazione e di sviluppo delle diverse funzioni corporee e psichiche in senso sia funzionale che biochimico. La crescita è un processo continuo che tuttavia presenta ritmi e velocità diversi nelle diverse epoche dello sviluppo. Un altra caratteristica della crescita è l asimmetria, nel senso che i tessuti e gli organi non si sviluppano tutti nello stesso momento e con la stessa velocità: l età del lattante ed della pubertà, per esempio, sono due epoche in cui la crescita avviene con una velocità superiore alla media. La velocità di crescita è massima nei primi sei mesi di gravidanza; si stima che in questo periodo l organismo cresca in media di 1,8 mm al giorno. La crescita rallenta a partire dalla 35^ settimana, probabilmente perché la placenta non è più in grado di aumentare la quantità di sostanze necessarie a soddisfare le esigenze del feto. Insieme all accrescimento staturo-ponderale si modificano le proporzioni corporee. Nell embrione di due mesi la lunghezza della testa è pari ala metà della lunghezza totale. Mentre alla nascita essa si è ridotta ad un quarto d questa. La crescita postnatale viene suddivisa nelle seguenti fasi: Il periodo neonatale (dalla nascita al 28 giorno di vita) Prima infanzia (0-2 anni) Seconda infanzia (2-6 anni) Terza infanzia (6 10 anni) Adolescenza (da 10 anni al completamento dello sviluppo sessuale) L accrescimento, ovvero il cambiamento delle caratteristiche fisiche misurabili con esattezza (peso, altezza, circonferenza cranica, lunghezza degli arti) è diverso negli individui e i parametri che rileviamo per ogni bambino vanno confrontati con quelli di 16

17 gruppi di soggetti di pari età e sesso per individuare variazioni che si discostino dalla norma. Se confrontiamo il neonato con il feto, il primo appare un organismo piuttosto autonomo, sia dal punto di vista della struttura anatomo-fisiologica che per quanto riguarda il repertorio comportamentale. Quest ultimo viene tradizionalmente descritto in termini di postura (posizione del capo e degli arti da supino) e di riflessi. Il neonato presenta una postura con il capo ruotato e gli arti flessi a causa dello spazio ridotto in cui è stato costretto a vivere nelle ultime settimane di gestazione; egli presenta inoltre un repertorio di riflessi considerati classicamente come risposte motorie primitive e involontarie. Già nelle prime fasi di sviluppo il sistema nervoso è capace di produrre spontaneamente movimenti ritmici (come la suzione e la respirazione) o fasici. La visione per la quale un neonato è un organismo inerte finché non viene stimolato è stata soppiantata da una diversa concezione circa il funzionamento del sistema nervoso e il comportamento del neonato, che non soltanto reagisce agli stimoli ma è anche capace di produrre spontaneamente movimenti autogenerati. Pochi secondi dopo la nascita la respirazione è già efficace e ben coordinata con la suzione. Non appena il suo volto tocca il seno della madre, il neonato orienta la bocca verso il capezzolo inizia a succhiare in modo efficiente. Se qualcosa viene posto sul suo volto o se è steso bocconi, il neonato compie movimenti energici con le braccia e con il capo per liberarsi. Se gli accarezziamo il palmo della mano egli risponde afferrando strettamente le dita o l oggetto che lo stimola. Se sente un forte rumore o subisce un improvviso cambiamento di posizione, il bambino reagisce inarcando la schiena estendendo braccia e gambe per poi chiuderle verso il centro del corpo come in un abbraccio (riflesso di Moro). Il significato della risposta di Moro non è chiaro a prima vista. Sappiamo che in alcune specie animali i piccoli vengono spesso tenuti sospesi al ventre della madre o sugli alberi; in questa posizione una risposta di abbracciamento in 17

18 seguito a stimolazioni brusche e improvvise è senza dubbio utile per impedire al piccolo di cadere. La presenza di alcuni movimenti nel neonato umano può essere dunque spiegata come un residuo di abilità utili ad altre specie ma che nell uomo hanno perso di significato. Si tratta, infatti, di movimenti che scompaiono rapidamente dopo le prime settimane di vita. Oltre a produrre una serie di risposte motorie sotto forma di riflessi, il neonato è in grado di estrarre informazioni dall ambiente che lo circonda tramite i suoi recettori sensoriali: vista, udito, odorato, gusto e tatto; sappiamo che il bambino alla nascita non è sordo, cieco e insensibile come un tempo si riteneva: i suoi sistemi percettivi in gran parte funzionano e sono efficienti. La maggior parte di ciò che il neonato è capace di percepire dipende da quello che chiamiamo il suo stato: se dorme oppure è sveglio, se è semplicemente sveglio oppure all erta e attivo, se ha fame o se è appena stato nutrito. Heinz Prechtl distingue cinque stati di coscienza : sonno profondo, sonno attivo, veglia tranquilla, veglia attiva, pianto e irrequietezza. Questi stati si ripetono in modo ciclico durante la giornata, in media ogni due ore circa; ad esempio, il neonato passa dal sonno profondo a un sonno più leggero, all irrequietezza e alla fame, quindi alla veglia attiva, dopo di che diventa sonnolento e si addormenta di nuovo in un sonno profondo. 18

19 Lo sviluppo motorio nella prima infanzia si verifica un rapido sviluppo delle capacità motorie. Nello spazio di alcuni mesi il bambino passa da una quasi completa dipendenza dall adulto a una relativa autonomia: egli è capace di manipolare oggetti, muoversi nell ambiente e esploralo. Lo sviluppo di queste abilità è senza dubbio collegato ai cambiamenti che avvengono nel sistema nervoso e in particolare nella corteccia celebrale. Nel corso dei primi due anni di vita il bambino conquista le principali abilità motorie. Analizzando questa conquista più in dettaglio, possiamo individuare due linee di sviluppo. La prima è la tendenza del bambino a raggiungere una sempre maggiore mobilità: essa gli permette di ampliare il proprio raggio di azione, esplorare un ambiente progressivamente più vasto, vedere cose nuove e raggiungere qualsiasi oggetto attragga la sua attenzione. La seconda linea di sviluppo consiste nella tendenza a conquistare la posizione eretta, in modo da avere le mani libere per fare cose interessanti piuttosto che usarle come appoggio o per camminare. Cominciamo ad analizzare le tappe attraverso cui il bambino acquisisce la posizione eretta (sviluppo posturale). Il neonato presenta una ipertonia dei muscoli flessori degli arti (braccia e gambe piegate) mentre il tono dell asse del corpo è quasi inesistente. La prima tappa riguarda il sostenimento della testa che nei primi giorni di vita è ciondolante. Quando è coricato sul ventre il bambino prima solleva il mento (primo mese), poi solleva la testa e le spalle (secondo mese) e infine si appoggia sugli avambracci (terzo mese). La tappa successiva è la conquista della posizione seduta nel secondo trimestre di vita. Verso i quattro-cinque mesi il bambino sta seduto con un appoggio minimo; a sei mesi è in grado di mantenere questa posizione abbastanza a lungo: la schiena è ormai diritta mail tronco è ancora inclinato in avanti. A sette mesi il bambino riesce a stare seduto per un momento da solo, ma la posizione seduta senza appoggio è raggiunta completamente verso i nove mesi. La posizione eretta rappresenta una nuova tappa che il bambino comincia ad acquisire mentre ancora perfeziona la 19

20 posizione seduta già raggiunta. Verso il nono mese è capace di tenersi in piedi sorretto o appoggiandosi a un sostegno; verso gli mesi riesce a stare in piedi da solo. Lo sviluppo della deambulazione procede parallelamente a quello posturale, ma ha inizio più tardi. Fino alla fine del primo semestre di vita il bambino è incapace di spostarsi in modo autonomo; comincia, quindi, a servirsi di una rudimentale modalità di spostamento: quando è coricato sul ventre striscia in avanti aiutandosi con le braccia e le gambe. Poi il bambino impara a camminare carponi, raggiungendo così una coordinazione dei movimenti delle braccia e delle gambe..la deambulazione presuppone la capacità di stare in piedi e, da questo momento in poi, le due linee di sviluppo si saldano strettamente tra loro. Verso i 9-10 mesi il bambino compie qualche passo, sostenuto sotto le ascelle oppure appoggiandosi a sostegni. A un anno è capace di camminare se lo si tiene per mano e infine, verso i mesi, cammina da solo. La conquista della deambulazione rappresenta una pietra miliare nella vita del bambino. Essa gli consente di ampliare enormemente il proprio ambiente e, liberandogli le mani per la manipolazione, rende pressoché illimitate le sue possibilità esplorative. Facilita la capacità di rappresentarsi il proprio corpo come indipendente nello spazio, contribuisce alla individuazione e alla rappresentazione di sé e da un forte impulso alla conquista dell autonomia. Nel corso del primo anno e mezzo di vita si sviluppa un altra abilità motoria, la manipolazione, il cui progresso dipende sia dalla maturazione neuromuscolare sia dall esercizio. Sappiamo che alla nascita è presente una forma primitiva di prensione, il riflesso di presa. Intorno al primo mese di vita il riflesso di presa comincia a indebolirsi e scompare del tutto verso i due mesi. Pressappoco alla stessa età il bambino comincia a sviluppare la prensione vera e propria, la quale si differenzia dal riflesso in quanto è fin dall inizio sotto il controllo volontario. Il gesto della prensione attraversa un evoluzione progressiva: all inizio l oggetto viene afferrato dalla parte cubitale della 20

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