POLITICA SOCIALE. Cosa vuol dire politica sociale? E un insegnamento che rientra, fra i settori scientifico-disciplinari dell Università italiana, nel

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1 POLITICA SOCIALE Cosa vuol dire politica sociale? E un insegnamento che rientra, fra i settori scientifico-disciplinari dell Università italiana, nel raggruppamento SPS/07 (sociologia generale): si tratta di una disciplina di studio collocata all intersezione fra sociologia e welfare. Comunemente si parla non di politica sociale ma di politiche sociali. Quali sono le differenze tra i termini? POLITY POLITICS POLICY - la polity: è il piano teorico - dei principi e dei diritti generali o fondamentali - la politics: è il piano decisionale e normativo (dei <decisori>, di chi cioè partecipa alla presa di decisione e perciò ha potere), dove vengono prese le decisioni collettive, fatte le scelte di governo. Si potrebbe dire che è l <arena della lotta per il potere>. - la policy (o le policies): è il piano dei programmi e degli interventi di forte valenza operativa, ovvero le pratiche per la realizzazione/attuazione della politics. POLITY In inglese è la politica a livello teorico ed astratto. Polity è il livello massimo della teoria, dei principi e dei diritti generali o fondamentali della politica. POLITICS Sono i piani decisionali e normativi. Politic è il livello dove vengono prese le decisioni: Si può definire ARENA POLITICA ( vedi WEBER-potere) dove gli ATTORi politici che hanno un forte potere decidono. E il livello dei DECISORI POLITICI. POLICY/POLICIES E il livello più concreto,è il piano dei programmi e degli interventi a valenza operativa ossia le pratiche per l attuazione della politics. Le policies si attuano con le burocrazie e con i corpi professionali ossia gli apparati pubblici che agiscono attraverso procedure legali e formali nonchè competenze tecniche professionali su base di previe decisioni politiche. Le decisioni politiche spettano al Governo. 1

2 Ogni politic rappresenta le necessità della società che non è omogenea. All interno della società vi sono delle fratture che portano interessi diversi ed influenzano le politiche Le decisioni politiche (politics) sono espressione del tessuto societario che le produce, infatti riflettono le fratture/divisioni storiche che attraversano una società (fratture di Rokkan): CAPITALE-LAVORO CITTA -CAMPAGNA NAZIONALE-ETNICO LAICITA -CONFESSIONALISMO ENERGIA NUCLEARE-ENERGIE ALTERNATIVE Vi sono attori (partiti e movimenti - le organizzazioni civili, i movimenti, spesso sono portavoce di nuovi bisogni) che raccolgono, aggregano in domande gli inputs provenienti dall ambiente societario: sono richieste differenziate portate ai tavoli decisionali, del Governo. Vi è un sistema normativo che convalida le decisioni che diventeranno legge per i cittadini. Concludendo: Le decisioni politiche (politics) collettive sono dunque le risposte, regolamentate da Leggi, che il sistema politico dà alle domande politiche aggregate, e si concretizzano in processi, contenuti ed esiti (policy). Le politiche sociali sono politiche pubbliche che riguardano il comparto della protezione sociale e quindi relative a : PREVIDENZA (pensioni), SANITA, ASSISTENZA. A queste si aggiungono le politiche del LAVORO, FORMAZIONE, ISTRUZIONE, AMBIENTE e le politiche ABITATIVE. Le politiche di previdenza. Sanità, assistenza e del lavoro sono i cardini delle politiche sociali. L assistenza ha pochi fondi e la legge 328 del 2000 è la legge che le rinnova. La funzione delle politiche sociali è a carattere DISTRIBUTIVO ossia esse forniscono BENEFICI ai DESTINATARI attraverso una molteplicità di prestazioni che possono essere TRASFERIMENTI MONETARI ossia soldi e BENI IN NATURA ossia servizi. 2 tipi di prestazioni> BENEFICI >TRASFERIMENTI MONETARI > SERVIZI 2

3 WELFARE STATE Quando è lo Stato che si preoccupa della tutela del benessere dei cittadini abbiamo il welfare state.( Ricordare la differenza tra STATO di DIRITTO ossia che tutela la legge e STATO SOCIALE ossia che garantisce i diritti legittimi). Il tradizionale stato di diritto è fondato sulle libertà individuali e sulle istituzioni di democrazia rappresentativa, lo stato sociale offre qualcosa in più ai suoi cittadini, ovvero si impegna a fornire tutela e protezione, ovvero benessere. DEFINIZIONE DI WELFARE STATE: Sistema sociale sull assunzione da parte di uno Stato politico di responsabilità primarie per il benessere sociale ed individuale di ogni cittadino attraverso la legislazione (politic) e l attivazione di specifiche politiche sociali (policies) realizzate attraverso uffici ed agenzie governative ossia le istituzioni pubbliche. sistema sociale basato sull assunzione da parte di uno stato politico di responsabilità primarie per il benessere sociale e individuale di ogni cittadino attraverso la legislazione e l attivazione di specifiche politiche sociali realizzate tramite uffici e agenzie governative, ossia da istituzioni pubbliche WELFARE MIX Intorno agli anni 80 si passa al welfare mix (Stato più altri attori coinvolti). Welfare mix è una formula con cui designiamo il gioco di relazioni e interdipendenze che corrono tra gli attori che realizzano le prestazioni, con effetti non statici ma di composizione e sviluppo dinamico nel tempo La sociologia studia le relazioni che intercorrono fra i diversi soggetti che compongono la società. Oggi si parla di SOCIETA COMPLESSA che è nata con il fenomeno dell urbanizzazione. Essa è collegata oltre che al progresso anche alla diseguaglianza e alla povertà sociale che portano anche a disordini sociali. EXCURSUS STORICO Le prime politiche sociali sono nate in PRUSSIA nel 1800 grazie al ministro conservatore BISMARK che concede politiche sociali riguardanti PREVIDENZA e LAVORO per mantenere coesione e pace sociale. 3

4 1883 ASSICURAZIONI contro le malattie ( 2/3 sono a carico del lavoratore ed 1/3 a carico dell impresa) ASSICURAZIONI contro gli infortuni sul lavoro ( tutte a carico dell impresa) ASSICURAZIONI sulla vecchiaia e sull invalidità ( metà a carico del lavoratore e metà a carico dell impresa, con integrazione di fondi pubblici.). Tali assicurazioni obbligano lavoratore ed imprenditore a versare contributi per garantire una vita dignitosa ai lavoratori, quando usciranno dal mercato del lavoro. WELFARE OCCUPAZIONALE Questo tipo di welfare offre le prestazioni solo alla popolazione che lavora (FORZA ATTIVA) per coprire i rischi che causano una eventuale mancanza di lavoro. Il welfare del MODELLO OCCUPAZIONALE copre i bisogni di chi è nel mondo del lavoro. Oggi tale modello sembra vacillare perché in Italia, come in tanti altri paesi, il lavoro è scarso/precario, rendendo altrettanto debole il sistema di assicurazioni ad esso legato. WELFARE UNIVERSALISTICO. Esso è di matrice anglosassone ed è introdotto da lord BEVERIDGE. Esso assume come soggetti di diritto TUTTI I CITTADINI. ANCHE QUELLI che non sono nel mondo del lavoro. I due modelli, come tutti i modelli analitici, sono IDEALTIPICI ossia non esistono allo stato puro, ma li si ritrova adattati ai singoli paesi in maniera differente fra loro. 4

5 IL CICLO DI UNA POLITICA PUBBLICA ( 5 FASI). PRIMA FASE AGENDA SETTING Bisogni, problemi ed interessi (aggregati in domande) Che sono assunti in programmi di azione Aventi determinati obiettivi>>>>rilevanza SECONDA FASE IMPLEMENTAZIONE Immissione di risorse (inputs)>>>>coerenza Che sono combinate ed elaborate (process) E generano attività e prodotti (outputs)>>>>efficienza (con valutazione delle risorse) TERZA FASE ESITI>>>>EFFICACIA Con conseguenze dirette (outcomes) Impatti derivati Conseguenze nel tempo (follow-ups)>>>>appropriatezza COMPLESSIVA. QUARTA FASE VALUTAZIONE QUINTA FASE RIPROGRAMMAZIONE, RIAVVIO *gli elementi in rosso appartengono alla valutazione come analizzato poi a pag. 9 5

6 ESEMPIO DI UN CICLO DI POLITICA SOCIALE: Consideriamo un territorio dove per ipotesi nascono molti bambini. Nella prima fase (SETTING) le mamme (o altri attori) chiedono alle istituzioni più asili nidi o altre strutture per la prima infanzia. Nella seconda fase ossia quella dell IMPLEMENTAZIONE le autorità con le risorse disponibili (inputs) realizzeranno nuovi asili nido (outputs) che si formeranno come prodotto finale di un coordinamento (process). L impatto e le conseguenze dirette (outcomes) sul territorio dell implementazione dei nuovi asili nido potrà eventualmente formare anche nuovi posti di lavoro (maestri, bidelli etc.) nonché permettere alle mamme di inserirsi nel mercato del lavoro (contribuendo a sostenere il proprio reddito familiare) o studiare (aumentando la propria formazione e professionalità), senza dimenticare la possibilità per i bambini di frequentare nuove strutture educative. WELFARE MIX A settore pubblico Fornisce prestazioni da P.A. Funziona per autorità Diritti di cittadinanza come destinatari C 3 settore (no profit) Cooperazione Sociale e Volontariato) D Aree informali, famiglie e reti sociali primarie (legami e motivi) La relazione non è paritaria Si basa sulla reciprocità Il carico della cura è sulla donna B mercato Prestazioni da imprese, privati anche in concorrenza tra loro clienti/consumatori 6

7 WELFARE MIX Il welfare mix è una combinazione di attori che forniscono le prestazioni ai cittadini con una formula di azioni e interdipendenze che corrono fra gli attori che realizzano le prestazioni. Il welfare mix ha come destinatario il cittadino utente delle prestazioni. Gli attori del welfare mix sono: settore pubblico,terzo settore,mercato e aree informali. SETTORE PUBBLICO sono le pubbliche amministrazioni che danno per autorità delle prestazioni ai cittadini destinatari. TERZO SETTORE (ulteriore distinzione ossia volontariato è definito quarto settore mentre quello della cooperazione sociale è definito del terzo settore). Il terzo settore è NON PROFIT. MERCATO offre prestazioni fornite da privati ( imprese e professionisti) che sono anche in concorrenza tra loro. In questo caso le prestazioni sono fornite a cittadini CONSUMATORI che è il termine meglio adeguato proprio perché non si parla di cittadini utenti. (consumatori perché si sotto intende una capacità di acquisto). AREE INFORMALI quali famiglie che sono reti sociali primarie ma anche vicinato ed amici. Le famiglie sono dette reti sociali primarie perché c è un legame emotivo di coinvolgimento diretto ossia non ci sono soggetti esterni. A livello di rete informale primaria potrebbe esserci una ASIMMETRIA (gerarchia di rapporto padre-figlio). Da gli studi di genere si evince che spesso nelle famiglie chi si assume il peso della cura è la donna creando un carico di lavoro spalmato solo sulle donne creando quindi una valenza negativa. Per ciascuno degli attori che compongono il welfare mix si può parlare di VANTAGGI e DEFICIT. SETTORE PUBBLICO: VANTAGGI: Esso persegue l eguaglianza di trattamento fra tutti i cittadini utenti delle prestazioni; Esso produce beni pubblici finalizzati alla coesione e alla sicurezza pubblica. 7

8 SVANTAGGI: Esso non avverte gli stati di bisogno personalizzati o i bisogni più marginalizzati della società civile ( lo Stato non coglie le richieste bottom-up, i bisogni del territorio sono colti dal terzo settore) MERCATO VANTAGGI: Il consumatore può scegliere dei bene e dei servizi (dipende dalla sua capacità economica) SVANTAGGI: Diseguaglianza di capacità di fruizione a causa di acquisto dei cittadini. TERZO SETTORE VANTAGGI: fornisce prestazioni fondate sulla solidarietà e altruismo. C è una relazione diretta ed emotiva con chi beneficia della prestazione, e un rapporto umanizzante e umanizzato (almeno in teoria). SVANTAGGI: può fornire una scarsa qualità gestionale rispetto al settore pubblico (anche se oggi non è più così). Introduce criteri discrezionali nell erogazione dei servizi e nella relazione dei destinatari e dei servizi (esempio> interruzione di una gravidanza se un organizzazione è cattolica non è garantita). Se il terzo settore NON è convenzionato con il settore pubblico può essere molto discrezionale. Se il terzo settore E convenzionato è invece vincolato con la tutela dei diritti eterogenei di tutti i cittadini. AREE INFORMALI VANTAGGI: Condivisione,reciprocità in modo personale e diretto. Esse generano beni di relazioni primaria fra persone prossime che hanno valori da condividere. SVANTAGGI: Obbligo di reciprocità che genera effetti perversi. Vincoli che non danno autonomia a chi fornisce e a chi fruisce dei servizi. I destinatari potrebbero vedere limitata la loro libertà di ricorrere ad altri produttori o altre tipologie di servizi. Inoltre le aree informali NON HANNO UNA ORGANIZZAZIONE vera e propria. 8

9 ALTRI TIPI DI WELFARE WELFARE SOCIETARIO dove la responsabilità della produzione delle prestazioni si sposta dalle istituzioni pubbliche ai soggetti sociali (verso il terzo settore o verso il mercato). Lo Stato ha una dimensione minore. Molti autori parlano di privatizzazione anche se in realtà è meglio parlare di SUSSIDIARIETA ORIZZONTALE ossia uno spostamento alla società civile di funzioni e compiti di pubblica utilità, finora prerogativa sovrana delle istituzioni pubbliche. Il principio della sussidiarietà orizzontale è presente nel titolo V della Costituzione italiana. WELFARE COMMUNITY ossia è un tipo di welfare riferito in modo particolare alla dimensione territoriale e reticolare, ossia localmente, a delle comunità circoscritte. Quindi allude ad un intreccio di risorse pubbliche/private, formali/informali, che lo rendono possibile. LE POLITICHE SOCIALI Sono corsi di azione perseguiti dai diversi sistemi politici (in particolare i Governi). Azioni volte a risolvere i problemi e a raggiungere obiettivi di natura sociale, pertinenti in senso lato al benessere (welfare) dei cittadini. Le politiche sociali forniscono protezione sociale ai cittadini rispetto a panieri codificati di rischi e bisogni. Le politiche sociali rispondono a rischi e bisogni diversi. VALUTAZIONE La valutazione è una attività riflessiva che, considerando i diversi elementi del ciclo delle prestazioni, cerca di comprenderne le conseguenze sul disegno che c è alla base della policy. Nella fase del SETTING abbiamo il concetto di RILEVANZA ossia quanto gli obiettivi sono pertinenti con il problema da affrontare. Nella fase della IMPLEMENTAZIONE abbiamo due concetti: COERENZA intesa come adeguatezza fra risorse immesse (inputs) e obiettivi da raggiungere; EFFICIENZA (riguarda le risorse) ossia quanti e quali prodotti sono stati implementati con le risorse immesse. 9

10 Nella fase degli ESITI abbiamo due concetti: EFFICACIA ( riguarda gli esiti) ossia in che misura gli esiti ottenuti hanno conseguito gli obiettivi assunti; APPROPRIATEZZA COMPLESSIVA ossia come le conseguenze, non solo quelle immediate (outcomes) ma anche quelle a più lungo termine, agiscono in modo positivo sui problemi di partenza. La produzione delle PRESTAZIONI Le prestazioni vengono fornite al cittadino dalle AUTORITA PUBBLICHE, dal TERZO SETTORE, dal MERCATO e dalle AREE INFORMALI. I destinatari delle PRESTAZIONI La popolazione destinataria delle prestazioni può essere classificata in base alla propria condizione sociale: 1. ORDINARIA 2. SENSIBILE 3. PROBLEMATICA 4. ALLARMANTE I destinatari delle prestazioni sono i cittadini in generale. Ci sono i cittadini che hanno una condizione sociale ORDINARIA ossia che non hanno problemi particolari; i cittadini che hanno una condizione sociale SENSIBILE ossia facenti parte delle cosiddette fasce deboli ( minori, disabili, anziani: soggetti che non possono accedere al mercato del lavoro). I cittadini che hanno situazioni PROBLEMATICHE ossia coloro che versano in ristrettezze economiche o in povertà, famiglie monoparentali, minori a rischio, anziani e disabili che non sono autosufficienti. Infine abbiamo le situazioni sociali ALLARMANTI come tossicodipendenti, immigrati clandestini,detenuti ed ex-detenuti, ecc. TITOLARITA La titolarità è la prerogativa dei cittadini necessaria per ricevere prestazioni. Ci sono normative che definiscono chi ha diritto a ricevere le prestazioni. Se non ci sono incongruenze nel circuito delle prestazioni, La situazione teorica è D=F (D sta per destinatari, F sta per fruitori) 10

11 In realtà è più spesso D diverso F con tre valenze : D>F, D<F,D Ora vediamo nel dettaglio questi concetti: Nella situazione teorica D=F, i destinatari COINCIDONO con i fruitori di quei servizi che la politica sociale norma possano fruire di quei servizi, ossia c è una congruenza numerica tra destinatari e fruitori. Nella situazione D maggiore degli effettivi fruitori (D>F) ossia ci sono MENO FRUITORI di quelli previsti dalla politica sociale. Le cause del problema possono essere:problemi di comunicazione; barriere d accesso; barriere culturali. Nella situazione D minore degli effettivi fruitori (D<F) ossia ci sono PIU FRUITORI di quelli previsti dalla politica sociale: si parla di FREE RIDERS che utilizzano prestazioni che in realtà NON li riguardano (FRUIZIONE SENZA TITOLARITA ).. Infine, a livello di sistema, quando lo Stato fissa dei principi ma poi di fatto la policy non attua e tutela la polity, si dice che c è una INCONGRUENZA SISTEMATICA. TITOLARITA Ci sono diverse forme/tipi di titolarità: - UNIVERSALISTICA, - PARTICOLARISTICA, - MIRATA (AD UN TARGET), - SELETTIVA, - DISCRIMINANTE - RESIDUALE. Nel dettaglio: 1 TIPO) UNIVERSALISMO: prestazioni per tutti, e pari per tutti. Da NON CONFONDERSI con EGUALITARISMO, che invece tende ad avvicinare, a rendere più eguali le condizioni di gruppi dotati di risorse diseguali. Infatti nell egualitarismo abbiamo interventi di compensazione (ossia si rende tutti PIU UGUALI al momento DELLA PARTENZA, come ad es. nell istruzione obbligatoria) o di redistribuzione (ossia si rende tutti PIU UGUALI al momento DELL ARRIVO, introducendo iniziative di compensazione di reddito, cultura, ecc.). 11

12 2 TIPO) TITOLARITA PARTICOLARISTICA Si danno prestazioni diverse a soggetti o gruppi diversi in base agli stessi bisogni. Esempio: i pensionati. Il bisogno è lo stesso, cioè avere una rendita vitalizia, ma ci sono tanti tipi di pensione in base alle caratteristiche di merito dei destinatari (di guerra, invalidi, di lavoro, ecc.) 3 TIPO ) TITOLARITA MIRATA (AD UN TARGET) Esiste una fascia di popolazione (target, gruppo-bersaglio) che può diventare destinataria di politiche mirate (esempio> centro per anziani, sert, ecc. ). 4 TIPO) TITOLARITA SELETTIVA (condizioni di accesso, benefici) Titolarità che differenzia i destinatari rispetto alle CONDIZIONI DI ACCESSO, ossia per avere diritto a quelle prestazioni bisogna avere determinati requisiti (grado di invalidità, reddito basso ecc.). La selezione avviene anche rispetto AI BENEFICI (ad es. fornitura di prestazioni gratuita o a pagamento). 5 TIPO) TITOLARITA DISCRIMINANTE con le seguenti declinazioni, opposte: 1) NEGATIVA quando favorisce l esclusione sociale, 2) POSITIVA quando favorisce l inclusione sociale. Titolarità riferita a un gruppo minoritario sottolineando nella prestazione la sua diversità rispetto a tutti gli altri gruppi (vedi oltre il trattamento del gruppo minoritario). Ha valenza negativa quando si sottolinea lo STIGMA di quel dato gruppo sociale, spesso con conseguenti politiche repressive, di sanzione sociale. Ha valenza positiva quando pur sottolineando la differenza si fanno politiche di inclusione come politiche per le PARI OPPORTUNITA, QUOTE ROSA volte a quel determinato gruppo minoritario che non è necessariamente stigmatizzato. Molti studiosi dicono che le quote rosa hanno in effetti una valenza negativa ossia l eccesso di protezione (quote rose per le donne in Parlamento) significa che a priori, ma a torto, quel dato gruppo è considerato subordinato. 12

13 6 TIPO) TITOLARITA RESIDUALE Sono prestazioni ultime, estreme, per quelle persone che si trovano in situazioni difficili e bisognose (oltre il perimetro della povertà e della devianza). Esempio>i senza tetto, i senza fissa dimora. TRATTAMENTI DEL GRUPPO MINORITARIO La rappresentazione/immagine che una società si fa di un gruppo minoritario influisce anche sull orientamento delle politiche. 1. Quando il gruppo minoritario viene letto in una ottica ALLARMANTE le politiche sociali sono di CONTROLLO e CONTENIMENTO (criminali, clandestini, prostitute, ecc.). 2. Quando il gruppo minoritario viene visto in una ottica di PORTATORI DI BISOGNI QUALIFICATI le politiche sono SELETTIVE e MIRATE. Il bisogno qualificato appartiene a coloro che si trovano in una condizione di svantaggio non per colpa, cioè che non appartiene alla loro volontà, come i minori, i disabili e gli anziani, ai quali non si possono richiedere prestazioni lavorative. 3. Quando il gruppo minoritario è composta da soggetti SVANTAGGIATI, DEBOLI (adulti, disoccupati, poveri) si hanno politiche di COMPENSAZIONE, INSERIMENTO e INTEGRAZIONE (esempio> prestazioni date a quei cittadini attivi, come un adulto che ha perso il lavoro per una improvvisa contingenza esterna, quindi NON SI PARLA di un bisogno qualificato, che la società giustifica a priori). Questa categoria di soggetti deboli ha visto un incremento di casi in questi ultimi anni, che si ripercuotono anche sui servizi sociali. 4. Quando in base alla rappresentazione sociale un gruppo minoritario viene definito PENALIZZATO/DISCRIMINATO si hanno politiche di AZIONI POSITIVE, PARI OPPORTUNITA. Il gruppo discriminato in questo caso non ha bisogni qualificati né comprende soggetti svantaggiati e deboli, cioè non ci sono carenze di base legate alle condizioni di età e/o di salute e/o socioeconomiche. Le politiche muovono per integrare nella 13

14 società quel dato gruppo che è discriminato in base solo alla sua diversità di genere, di etnia, di religione ecc. (es. donne, stranieri). PRESTAZIONI Le prestazioni, che discendono dalle politiche sociali, forniscono benefici ai destinatari. 2 grandi aree di prestazioni: CASH BENEFIT: trasferimenti monetari, tutto ciò che concerne il sostegno al reddito. BENEFIT IN KIND: beni e servizi, tutto ciò che concerne il sostegno alla persona. Queste 2 aree sono soggette a successive declinazioni: CASH BENEFIT : TRASFERIMENTI DIRETTI e TRASFERIMENTI INDIRETTI. I trasferimenti diretti sono A BASE CONTRIBUTIVA ossia sono pensioni per coloro che si sono ritirati dal mondo del lavoro che spettano loro di diritto se hanno versato i contributi necessari (pensioni di infortunio,vecchiaia,invalidità, malattia). I trasferimenti possono essere anche A BASE ASSISTENZIALE per i quali c è sempre un criterio selettivo per accedervi ossia pensioni per poveri, inabili al lavoro, per handicap, per persone che stentano a trovare il primo impiego, per persone ( specialmente donne) che hanno un carico famigliare notevole e quindi non possono lavorare. CASH BENEFIT > RELAZIONI FUNZIONALI BENEFIT IN CASH > RELAZIONI SOVRAFUNZIONALI, OSSIA DI SIGNIFICATO. Nell ambito del CASH BENEFIT abbiamo relazioni BUROCRATICHE, IMPERSONALI e AUTORITATIVE,queste sono relazioni a comando, esprimono un rapporto istituzioni-cittadino autoritativo e freddo. Si parla di relazioni poste esclusivamente a un LIVELLO FUNZIONALE, di utilità (aiuto, sostegno, inserimento). 14

15 Nell ambito del BENEFIT IN KIND abbiamo relazioni poste nella dimensione della PRESTAZIONE RELAZIONALE ossia vi è una integrazione tra la fornitura di utilità e l attivazione di forme di legame sociale e di comunicazione intersoggettiva. IMPORTANTE: le forme di legame sociale e di comunicazione sono poste in una dimensione di livello di significato, ossia poste a un livello sovra funzionale. Non è detto che siano comunque relazioni simmetriche. I servizi sociali hanno un livello sovra funzionale ossia lavorano nell ambito della RELAZIONE. Modelli di famiglia/famiglie MALE BREAD WINNER ossia è l uomo che lavora e sostiene la famiglia, e che ha una serie di benefici proprio perché è inserito nel mondo del lavoro. DUAL EARNER FAMILY ossia è la coppia che lavora e sostiene la famiglia. SCALE DI EQUIVALENZA permettono di comparare situazioni familiari diverse, composte da pochi o molti componenti, rispetto ad una stesso tipo di intervento/servizio. ** vedi tabella allegata pag. 15 bis POVERTA E BENESSERE Le grandi trasformazioni legate all industrializzazione, tra cui l urbanizzazione, hanno portato cambiamenti lavoratori che vendono forza lavoro imprenditori che sono proprietari dei mezzi di produzione e acquistano forza lavoro. Le masse si spostarono verso le città causando problemi di ordine pubblico e sicurezza sociale. Vennero introdotte le tasse per i poveri, si aprirono le workhouses (invero case di correzione). A fine 800 Joseph Rowntree introdusse il criterio di misurazione della povertà fissando i livelli minimi di spesa per la sopravvivenza (cibo, vestiario, combustibile, etc.). Ancora oggi definiamo la POVERTÀ di questo tipo come ASSOLUTA (il poter acquisire un paniere di beni necessari per la sopravvivenza). 15

16 Con la fine della seconda Guerra Mondiale si cerca di superare l idea di povertà intesa solo come miseria e indigenza, si parla anche di uno standard di vita adeguato POVERTÀ RELATIVA (mancanza delle risorse di vita, materiali, sociali e culturali tipiche e ritenute normali secondo gli standard accettati dalla comunità di riferimento). E relativa agli standard della comunità a cui si appartiene. Dalla metà degli anni 70, su sollecitazione dell UE, si realizzano studi comparativi sulla povertà e si utilizza l indice di povertà che corrisponde all inglese International Standard of Poverty Line (ISPL). Come soglia per definire la povertà relativa si assume la spesa procapite per consumi di una popolazione 1 : si dice povera in senso relativo una famiglia di 2 persone la cui spesa per consumi è uguale o inferiore a questa soglia. Esistono poi, per adattare la soglia a famiglie di numerosità diversa, scale di equivalenza con relativi coefficienti da applicare: Se per la famiglia di 2 persone il coefficiente è 1, Al single si applica il coefficiente 0.6 Alla famiglia di 3 persone il coefficiente corrisponde a 1,33, alla famiglia di 4 persone il coefficiente è pari di 1,66. Le critiche mosse all ISPL, cioè allo strumento per il calcolo della povertà, riguardano il non tener conto delle peculiarità territoriali (es. riscaldamento : le spese sono maggiori al Nord che al Sud; es. aree metropolitane : i costi per il cibo sono maggiori in città) Fatto riferimento base 100 % per la povertà relativa, se si scende a 70% si ha la povertà assoluta. C è inoltre un livello di QUASI POVERTÀ che è pari a + 20% della povertà relativa 1 Per stabilire la soglia di povertà, in Italia si è scelto di utilizzare la spesa per consumi (ISTAT); in altri paesi si usa il reddito (EUROSTAT). 16

17 IN UNA SCALA AVREMO: 120% QUASI POVERTA VULNERABILITA 100% POVERTA RELATIVA 70% POVERTA ASSOLUTA POVERTA ESTREMA La POVERTA ESTREMA riguarda casi estremi, per i quali non esiste una rete di sostegno, come ad es. i clochard, i senzatetto: si parla di disaffiliazione sociale, di totale abbandono, di perdita dei diritti di cittadinanza. Per VULNERABILITA si intendono situazioni a rischio, di ristrettezza economica, anche non grave, in cui basta un evento critico (la perdita di lavoro del capofamiglia, una malattia grave ed improvvisa, una separazione/divorzio) per farle cadere nella povertà relativa o assoluta, in una discesa da cui si può precipitare sempre più verso il basso ma anche risalire al ripristinarsi di miglior condizioni (cfr. concetto di impoverimento). Tornando ai nostri coefficienti, il riferimento di base è la famiglia composta da 2 persone. Secondo i dati ISTAT del 2004, la soglia della povertà relativa in Italia è di Euro, per cui le famiglie di 2 persone che non superano tale soglia per la spesa consumi mensile sono classificate come povere. In Italia la povertà relativa riguarda il 12% delle famiglie, mentre quella assoluta tocca il 4-5% delle famiglie (tassi abbastanza stabili dalla seconda metà degli anni 90 a oggi; dal 2002 la rilevazione della povertà assoluta è stato sospesa). La media europea di povertà è del 15%, secondo i dati EUROSTAT (che si basano sul reddito, non sulla spesa per consumi). Stanno sotto al 15% i paesi del Nord Europa mentre quelli del Sud Europa assieme a Gran Bretagna ed Irlanda stanno al di sopra. Esercizi Poniamo ora una soglia base di spesa consumi di 750 Euro al mese, Se una famiglia di 2 pex ha una capacità di spesa di 700 Euro si definisce povera in senso relativo. Se la famiglia di 2 pex ha una capacità di spesa di 800 Euro si definisce quasi povera Se la famiglia di 2 pex ha una capacità di spesa di 1500 Euro si definisce non povera Se la famiglia di 2 pex ha una capacità di spesa di 500 Euro si definisce povera in senso assoluto 17

18 Altro concetto : le privazioni per povertà sono di tipo monetario ma anche sociale. Le scale di equivalenza servono per confrontare situazioni che hanno componenti familiari diversi. Oltre ai parametri economici vi sono altri parametri parliamo ora di PROCESSO DI IMPOVERIMENTO. Questo è l esito di molteplici esperienze di perdita o crisi non solo economiche ma anche culturali, professionali, sanitarie, familiari da cui si può uscire ma anche rimanervi per sempre fino all esclusione (materiale e simbolico-esistenziale) dalla vita sociale ordinaria. E una visione dinamica che ci dice che nel corso della vita vi sono elementi di crisi che portano alla povertà da cui si può uscire oppure vi può essere un precipitare e si cade in una situazione di DISAFFEZIONE (perdita di legami). La disaffezione è sintomo della povertà estrema. Le situazioni di povertà analizzate sinora sono condizioni oggettive di povertà ( essere poveri). Le condizioni soggettive di povertà ( sentirsi poveri) vengono misurate con un INDICE PSICOLOGICO DEL COSTO DELLA VITA che si calcola con le risposte alla domanda : di quanto reddito avresti bisogno per coprire le spese di prima necessità correnti? E qui ognuno propone un mix di beni che riguarda materialismo, istruzione, tempo libero, etc. Va considerato che la valutazione soggettiva è valutata dalle persone con una richiesta necessaria superiore a quella oggettiva, cioè pensiamo di avere bisogno di più denaro di quanto realmente ci serva. 18

19 BENESSERE Il concetto di benessere riguarda tutta la popolazione. L Indice di Sviluppo Umano (ISU/HDI) è la misura per calcolare lo sviluppo del benessere, con cui si può fare la comparazione tra Paesi. Amartya Sen H.D.I (Human Development Index) che si articola su 3 parametri: - ASPETTATIVA DI VITA - ALFABETIZZAZIONE DEGLI ADULTI - REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO Alcune considerazioni nel fare il confronto tra Paesi diversi: a. L aspettativa di vita nel paesi del 3 mondo parte dalla nascita mentre nei paesi industrializzati parte dai 60 anni. b. l alfabetizzazione nei paesi industrializzati fa riferimento agli analfabeti di ritorno (funzionali) che sono coloro che hanno difficoltà sia nel leggere che nello scrivere ad un livello che non sia solo elementare. c. rispetto al reddito, nei paesi industrializzati si considerano i soggetti sotto alla soglia di povertà e disoccupati di lungo periodo. Anche attraverso l INSICUREZZA, criterio complementare allo sviluppo umano, si possono fare comparazione tra Paesi (quote non solo alimentari e di reddito ma anche di diritti e libertà in campo politico, religioso, culturale). Sen ed i suoi discepoli tra cui Martha Nussbaum trattano inoltre concetti di CAPACITÀ e LIBERTÀ. Ogni persona ha delle capacità che lo rendono diverso da un animale dette funzioni umane (razionalità, etica) queste sono legate alla libertà, in quanto l uomo deve avere la libertà di esercitare le proprie capacità. Non si deve parlare quindi solo di libertà da (assenza di vincoli) ma di libertà di (libertà positiva, come possibilità di perseguire propri fini e piani di vita). La semplice assenza di vincoli non è d altra parte sufficiente per incrementare delle capacità, che non sono possedute o formate in modo adeguato. 19

20 Martha Nussbaum definisce anche una serie di CAPACITÀ : 1- La vita (lunghezza e integrità fisica e psichica) 2- La buona salute 3- La disponibilità del proprio corpo 4- I sensi, l immaginazione ed il pensiero 5- I sentimenti 6- La ragione pratica 7- L appartenenza 8- La relazione con le altre specie viventi 9- Il gioco 10- Il controllo del proprio ambiente (politico, sociale, materiale). 20

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