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1 LOGO DISAF Dipartimento di Scienze agrarie e forestali Progetto per l eradicazione del ratto nero Rattus rattus nell Isola di Linosa (Isole Pelagie) e per le azioni di controllo in alcune aree dell Isola di Lampedusa giugno 2014 Paolo Sposimo Con la collaborazione di Bruno Massa, Dario Capizzi, Giacomo Dell Omo, Tommaso La Mantia, Viviana Stanzione Progetto LIFE11 NAT/IT/ Pelagic Birds - Conservation of the main European population of Calonectris d. diomedea and other pelagic birds on Pelagic Islands Beneficiari: Università degli Studi di Palermo, Dipartimento di Scienze agrarie e forestali (coordinatore), Dipartimento Azienda Regionale Foreste Demaniali, Legambiente, Fare Ambiente

2 Sommario Sommario Sommario... 2 Sommario Premessa Le motivazioni dell intervento Background/contesto Caratteristiche dell area di intervento Specie animali alloctone Principali azioni previste per l'eradicazione del ratto nero Azioni preparatorie sul ratto nero a Linosa Azioni preparatorie sul ratto nero (Lampedusa) Eradicazione del ratto nero a Linosa Modalità di distribuzione Numero di distribuzioni, quantitativi di esche e periodo dell'intervento Principio attivo Personale impegnato Informazione della popolazione Coinvolgimento delle autorità competenti Regime proprietario delle aree di intervento Acquisizione autorizzazioni Rischi per le specie non target e principali azioni previste per la loro riduzione Specie non target potenzialmente a rischio di avvelenamento Rischi a livello ecosistemico Principali azioni previste per la riduzione dei rischi Tutela delle specie selvatiche non target Popolazione e animali domestici... 38

3 6.1 Rischi per la popolazione Rischi per animali domestici Impatti del ratto nero sulla popolazione residente e benefici derivanti dall eradicazione Indagini e monitoraggio su specie animali Specie animali Bibliografia... 45

4 1 Premessa Il progetto di eradicazione del ratto nero (Rattus rattus) nell'isola di Linosa, cofinanziato dall'unione Europea con i fondi LIFE, ha avuto inizio a giugno 2012 e si concluderà entro la fine del Nel Progetto LIFE che è stato approvato sono stati indicati alcuni punti dell operazione, come ad es. la modalità di distribuzione delle esche rodenticide (via terra), il periodo di avvio dell'intervento (fra l'estate 2014 e l'inverno successivo), il budget a disposizione. Alcuni dettagli tecnici dell intervento sono stati e verranno ulteriormente chiariti e perfezionati progressivamente, e continueranno ad esserlo sino alla versione definitiva del Piano Operativo di eradicazione, in base agli esiti di test e indagini sul campo, all esame dei prodotti da utilizzare per l eradicazione disponibili sul mercato, alle nuove indicazioni emerse da progetti analoghi in corso o in via di conclusione e alle indicazioni ricevute dagli esperti consultati ed alla condivisione con gli altri partner. Nelle scelte tecnico-operative pesano molto le problematiche relative alla presenza di una comunità residente relativamente numerosa, e quindi alla necessità di evitare ogni rischio per la popolazione e di ridurre al minimo quelli per gli animali domestici; si è inoltre tenuto conto dei vincoli derivanti dalla presenza di aree naturali protette (riserva naturale, SIC, ZPS e IBA) e naturalmente dell esigenza di rendere minimi i rischi per la fauna selvatica e complessivamente per le catene alimentari. La presente versione del Progetto di eradicazione (PE) sarà inviata ad alcuni esperti che si occupano o si sono occupati di eradicazioni oppure dello studio e della tutela delle specie che potrebbero subire degli impatti dalle attività previste nel progetto, in modo da raccoglierne le indicazioni e arrivare alla definizione dettagliata del Progetto di eradicazione avvalendosi anche delle loro esperienze. La presente relazione potrà essere quindi integrata e rivista in base a quanto emergerà dall ultima sessione di trappolaggio e dalle indicazioni ricevute in fase di review. Il Progetto di eradicazione (PE) ed il Piano operativo (PO) saranno condivisi con i referenti dei beneficiari associati e integrati ove necessario in base alle loro indicazioni e a quelle provenienti dalla popolazione locale. Alcuni aspetti quali la precisazione del numero di operatori impiegati, la (conseguente) suddivisione dell'isola in settori, la precisazione dei tempi necessari per lo svolgimento delle diverse operazioni, sono stati definiti anche con il contributo dei referenti dei diversi partner e a seguito di una simulazione di installazione di erogatori concentrata in zone dell isola con difficoltà di accesso. La versione finale del Progetto di eradicazione (PE) sarà quindi disponibile una volta acquisiti gli esiti dell ultimo trappolaggio e completata la peer review. Il Piano Operativo (PO), un documento interno di lavoro dove saranno definiti in modo dettagliato aspetti logistici, personale coinvolto e altri aspetti pratici, sarà condiviso e concordato con tutti i soggetti coinvolti nell'operazione. Il Piano operativo (PO) sarà completato entro un mese dall acquisizione delle autorizzazioni di legge sul Progetto di eradicazione definitivo e sarà costantemente aggiornato fino all avvio dell eradicazione, e se necessario riadeguato anche in corso d'opera.

5 Contenuti e finalità di PE e PO saranno coerenti con gli standard ormai consolidati per la pianificazione e la gestione di questo tipo di attività (cf. Resource Kit for Rodent and Cat Eradication, Nel presente documento vengono presi in considerazione i vincoli derivanti dal quadro normativo vigente, che si è evoluto di recente e dovrebbe subire ulteriori cambiamenti (Bascherini et al. 2011), e dall eventuale opposizione da parte di cittadini singoli od organizzati. Sono considerati altresì vincoli, criticità e opportunità legati alla presenza di una popolazione residente. La presente relazione tiene conto anche dei vincoli discendenti dal regime di tutela delle aree naturali protette esistenti (che non cambierà nel futuro e i cui profili saranno appronditi e concertati con le autorità preposte), della normativa vigente alla data della stesura per quanto riguarda l utilizzo dei biocidi, delle valutazioni già espresse dal Comune di Lampedusa e Linosa con nota prot del 6 novembre 2013 e dai partner di progetto con note scritte e nel corso di riunioni di lavoro. Sulla base soprattutto dei vincoli di cui sopra è stata presa in esame la possibilità di realizzare l eradicazione adottando modalità di distribuzione delle esche parzialmente diverse da quelle indicate nel Progetto LIFE approvato. In particolare, è stata valutata l opzione di svolgere l intera operazione somministrando le esche esclusivamente all interno di erogatori, al fine di superare alcune criticità legate principalmente al rischio di intossicazione di conigli selvatici (oggetto di caccia e del consumo da parte dei residenti) e cani da caccia e alle possibili preoccupazioni per i residenti derivanti dalla potenziale possibilità di assunzione di esche distribuite in modo non protetto da parte di bambini. Tali criticità sono già state evidenziate dal Comune di Lampedusa e Linosa con lettera ufficiale ai beneficiari del progetto. Per queste ragioni si è optato per un intervento che prevede la distribuzione di esche esclusivamente all'interno di erogatori nell intera superficie dell isola. 2 Le motivazioni dell intervento L'impatto della presenza del ratto nero a Linosa è noto grazie a studi precedenti, parzialmente pubblicati da Baccetti et al. (2009). A Linosa il ratto è la maggiore causa di minaccia per C. diomedea: negli anni il successo riproduttivo è stato del % (su un campione di nidi) quando non è stato effettuato alcun controllo dei ratti, mentre si è attestato su valori dell % (su nidi) in un area dove il controllo è stato effettuato e non si è verificata sottrazione di uova da parte dell uomo. Nel 2013, nell ambito del presente Progetto LIFE, sono stati monitorati 102 nidi di questa specie nell area di Mannarazza. Il successo riproduttivo totale, inteso come numero di pulcini involati sul numero di uova deposte, è stato osservato pari al 44,4%, valore simile a quello rilevato negli anni precedenti. La causa principale che conduce al fallimento i nidi di berta maggiore è la predazione da parte del ratto nero su uova (16% dei nidi) e pulcini (20%), responsabile complessivamente di circa il 62 % dei fallimenti. Riferendo tali valori all intera popolazione nidificante a Linosa (stimata in

6 coppie), la perdita di pulcini causata dal ratto nero nel 2013 è valutabile in circa 3500 ind/anno, mentre è stata verosimilmente maggiore negli anni precedenti (cf sopra). L eradicazione permetterà di proteggere una grossa frazione della popolazione italiana (>60%), della EU (>20 %) e globale (in fase di progetto stimata in circa il 15 %; percentuale notevolmente da ridurre in accordo con la recente revisione della stima della popolazione di Zembra da a ca coppie: Defos et al. 2012) dell intera specie oggi ritenuta endemica del Mediterraneo (le popolazioni atlantiche sono state recentemente separate come specie differente, C. borealis), all interno della sua roccaforte (Canale di Sicilia), con benefici per la sua conservazione a livello globale. L eradicazione del ratto potrebbe favorire in futuro l incremento numerico di Puffinus yelkouan (oggi scarsissima) e l insediamento di Hydrobates pelagicus melitensis, specie più vulnerabili alla predazione da ratto rispetto a C. diomedea, maggiormente presenti nell isola di Lampedusa. Lo svolgimento, in alternativa all eradicazione, di interventi localizzati di controllo dei ratti in periodo riproduttivo nelle zone di nidificazione permetterebbe di tutelare solo una frazione della popolazione di Linosa di berta maggiore, non avrebbe garanzie di continuità e a lungo termine risulterebbe più costoso in termini economici e ambientali (periodico rischio di mortalità per avvelenamento indiretto ripetuto a tempo indefinito). A differenza del controllo localizzato, l eradicazione del ratto permetterebbe inoltre un notevole incremento della naturalità dell isola, favorendo altre componenti dell ecosistema, mediante un effetto diretto sulla vegetazione, un effetto diretto/indiretto sulla fauna invertebrata e su altre specie di vertebrati terrestri (es. Sauri, Passeriformi nidificanti, Gasteropodi terrestri). Per la tutela di Puffinus yelkouan è stato effettuato un monitoraggio della presenza dei ratti in due aree di nidificazione della specie a Lampedusa, allo scopo di raccogliere dati sull impatto della presenza del roditore su questa specie, impatto che normalmente è elevatissimo (cf. ad es. Baccetti et al. 2009). Più avanti sono riportati i risultati di detto monitoraggio, durante il quale è stato anche effettuato un survey della distribuzione delle sub-colonie di Berta minore a Lampedusa. Riassumendo, il raggiungimento degli obiettivi definiti nel progetto vuole garantire elevati benefici di conservazione per le comunità di animali e vegetali dell isola, mantenendo un buon livello di biodiversità. Infatti, qualora si raggiungessero gli obiettivi previsti, si potrebbe assicurare la conservazione di una delle maggiori popolazioni esistenti di berta maggiore, la seconda del Mediterraneo, permettere l incremento numerico o l insediamento di altre specie di Procellariformi (berta minore e uccello delle tempeste), favorendo una maggiore naturalità dell ecosistema insulare. Una motivazione accessoria, per un Progetto LIFE Natura, ma di estrema importanza sotto altri punti di vista, riguarda i benefici per la popolazione umana. L isola di Linosa rappresenta la più grande isola abitata italiana e mediterranea in cui si vuole tentare l eradicazione del ratto nero, e di gran lunga quella con la più alta densità di abitanti (435 residenti al 30 aprile 2008, con una densità di circa 80 abitanti/km 2 ). In questo contesto geografico le esperienze precedenti hanno riguardato isole abitate dal solo personale di sorveglianza o al più con pochissimi residenti (10-15) al di fuori del periodo estivo (Giannutri). La presenza dei roditori, dei ratti in particolare, produce rilevanti impatti socio-sanitari ed economici solo parzialmente quantificabili e in alcuni casi di non facile

7 individuazione; tali impatti sono sommariamente esaminati nel Capitolo 6. In caso di esito positivo, l eradicazione del ratto nero permetterà, oltre a una riduzione del rischio sanitario legato alla trasmissione di svariate patologie, un miglioramento delle condizioni di vita per gli abitanti che, soprattutto nelle zone rurali dell'isola, devono costantemente difendersi in vario modo dai ratti; si avranno in particolare vantaggi economici derivanti sia dalla cessazione dei danni all agricoltura, agli allevamenti per autoconsumo e a materiali e manufatti, sia dal risparmio per il ridotto o cessato acquisto di esche rodenticide. Un ulteriore beneficio economico potrebbe derivare dall incremento dell ecoturismo legato alla valorizzazione della più grande colonia europea di berta maggiore liberata dalla predazione da ratti e più in generale alla maggiore attrattività dell isola grazie alla accresciuta naturalità. 3 Background/contesto 3.1 Caratteristiche dell area di intervento L'Isola di Linosa ha una superficie di circa 541 ha, ed è interamente costituita da rocce vulcaniche di età pliocenica (1,06 0,53 Ma) formatesi in seguito a tre diversi stadi di attività vulcanica. Caratterizzata dalla presenza di vari rilievi vulcanici che danno luogo a una morfologia varia e complessa, possiede una sola spiaggia sabbiosa e alcune zone relativamente pianeggianti, ampie depressioni tipo caldere, idonee all'agricoltura, ma anche significative estensioni di lave recenti quasi prive di suolo e colonizzate in modo discontinuo da vegetazione pioniera. Nel sessantennio le precipitazioni medie annuali sono state pari a 457,6 mm, concentrate soprattutto fra ottobre e gennaio e con valori bassissimi fra maggio e agosto. La temperatura media annua è pari a 20,2 C, il periodo più freddo è compreso fra gennaio e marzo, quello più caldo fra luglio e settembre. Il periodo arido (sensu Bagnouls e Gaussen 1957) dura ben 6 mesi, da marzo all'inizio di settembre. Il paesaggio di Linosa presenta un estrema complessità. Le aree fortemente urbanizzate si aggirano intorno al 4,5%, costituite dal paese che si trova nel settore SW dell'isola, e da case sparse presenti lungo la costa e ai margini delle aree coltivate interne. Oltre il 13% del territorio è connotato da colture agrarie (prevalentemente orticole), quasi il 20% del sito coincide con colture abbandonate. Gran parte degli agroecosistemi sono caratterizzati da filari di fichi d'india Opuntia ficus-indica, che nelle zone abbandonate da più tempo si sono ampiamente diffusi sulle superfici incolte. Non sono presenti allevamenti di bestiame brado o semibrado; vi sono solo singoli esemplari di cavalli, asini, pecore e vacche mantenuti in recinti di limitata estensione. Piccoli allevamenti di polli o piccioni destinati all'autoconsumo sono presenti in varie parti dell'isola. L'agricoltura è ancora significativa ma ormai economicamente residuale, praticata quasi esclusivamente da pensionati oppure come attività part time o per autoconsumo; oltre alle colture orticole sono da segnalare solo la vite e il cappero Capparis spinosa. Sui rilievi collinari e in gran parte delle zone costiere si rilevano alti livelli di naturalità, con comunità relativamente integre su rocce affioranti e scorie vulcaniche. Particolare rilievo mostrano gli aspetti di macchia, caratterizzati da dominanza del lentisco ma con buona presenza di altre specie arbustive. Soprattutto nelle zone incolte si nota invece una rapida evoluzione del paesaggio dovuta soprattutto alla diffusione di specie vegetali aliene.

8 La vegetazione dell isola presenta limitate formazioni a steppa e a gariga, ma è caratterizzata essenzialmente da forme tipiche della macchia mediterranea. Tra di esse prevale il lentisco (Pistacia lentiscus), arbusto sempreverde che domina per abbondanza. Altre specie arbustive frequenti sono Euphorbia dendroides e Lycium europaeum, localmente anche olivastro Olea europaea oleaster. É praticata in tutta l'isola la coltivazione del cappero (Capparis spinosa), che si diffonde spontaneamente anche nelle aree naturali. Su scogliere e rupi è diffusissima una specie endemica dell isola, Limonium algusae, accompagnata da Daucus carota rupestre e Mesembryanthemum cristallinum. Altri endemismi ristretti sono il giglio marino (P. linosae), Logfia lojaconoi e Linaria pseudolaxiflora. Anche la fauna di Linosa annovera diverse specie endemiche: tra i rettili è da ricordare la lucertola maltese (Podarcis filfolensis) endemismo pelagico-maltese, straordinariamente abbondante, presente con una sottospecie locale (laurentiimuelleri); assai numeroso è anche il gongilo, pure presente con una sottospecie endemica, Chalcides ocellatus linosae. Di particolare interesse è l avifauna, che ospita un numero limitato di specie nidificanti ma è ricchissima di specie, spesso presenti in contingenti numerosi, durante le migrazioni. Degno di nota appare in particolare il passaggio dei rapaci diurni, rilevante anche rispetto alle finalità del presente Piano. Nelle acque costiere dell arcipelago vive una popolazione stanziale di Tursiops truncatus (All. II della Direttiva 92/43/CEE). Inoltre il mare circostante le isole è regolarmente frequentato dal delfino comune (Delphinus delphis), dalla stenella (Stenella ceruleoalba) e dalla balenottera comune (Balenoptera physalis). Infine la spiaggia dei Conigli a Lampedusa e la piccola spiaggia di Pozzolana di Ponente di Linosa costituiscono due tra i pochi siti italiani di quasi regolare ovideposizione della tartaruga marina Caretta caretta. Parte dell'isola è inclusa nella Riserva Naturale Orientata Isole di Linosa e Lampione" (ca. 265 ha di superficie istituita nel 1997). La Riserva Naturale è gestita dall'azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana. Inoltre, il Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio ha istituito con decreto del 21 ottobre 2002 l Area Marina Protetta Isole Pelagie, affidata in gestione al Comune di Lampedusa e Linosa. Linosa è inoltre parzialmente compresa nel SIC ITA04001 (esteso su una superficie di 428,96 ha interamente ricadente sull isola) e interamente compresa nella ZPS ITA04002 che interessa anche le altre isole Pelagie e i settori marini a esse circostanti. Per entrambi i siti è stato realizzato il Piano di Gestione, approvato con D.D.G. 590 del e D.D.G. n. 861 del L'Isola di Lampedusa ha una superficie di 20,2 km 2, con una popolazione residente (dato del 2008) di circa abitanti. Diversamente da Linosa il substrato è di natura calcarea e l'isola è caratterizzata dalla presenza di falesie, distribuite soprattutto lungo le coste settentrionali ma anche, localmente, negli altri settori e sull'isola dei Conigli. Lungo la costa sono inoltre presenti numerose grotte. La temperatura media annua è pari a 19,3 C, le precipitazioni medie ammontano a 321 mm annui. Il periodo arido (sensu Bagnouls e Gaussen 1957) dura ben 7 mesi, da metà febbraio fino alla seconda decade di settembre. Il paesaggio vegetale è di tipo nord-africano, caratterizzato da steppe e garighe con rocce affioranti; soprattutto nei valloni si ritrovano lembi di formazioni vegetali più evolute (macchia mediterranea).

9 Le attività agricole sono in massima parte residuali rispetto al passato, come testimoniato dalla diffusa presenza di muretti su gran parte dell'isola. La fauna è di rilevante valore conservazionistico e biogeografico, presentando innumerevoli emergenze e buoni valori di biodiversità; da segnalare in particolare la presenza di un notevole contingente di endemismi fra gli Artropodi. Di rilievo anche l'erpetofauna. L'isola ha un importante ruolo per la sosta dei migratori e assoluto valore per la nidificazione di uccelli marini (come descritto più avanti). Sono segnalati 8 mammiferi terrestri, dei quali solo i 4 taxa di Chirotteri sono da considerare certamente autoctoni, le altre specie (coniglio selvatico, topolino domestico, ratto nero) sono state invece introdotte dall'uomo o sono di origine incerta (mustiolo Suncus etruscus). La superficie terrestre dell'isola ricade per circa 2/3 (67,81 %) nel SIC ITA "Isola di Lampedusa e Lampione" e nella ZPS ITA "Arcipelago delle Pelagie - Area marina e terrestre". All'interno del SIC è inoltre presente la Riserva Naturale orientata "Isola di Lampedusa" estesa su 367 ha. 3.2 Specie animali alloctone Rispetto alle finalità del Progetto di eradicazione le specie di maggiore interesse sono quelle che: 1) potrebbero subire impatti significativi a livello di popolazione, fino alla possibile estinzione, legati a mortalità causata da intossicazione primaria o secondaria; 2) potrebbero essere fortemente condizionate, positivamente o negativamente, dall'eradicazione dei ratti e conseguentemente andare incontro a significativi incrementi o riduzione di abbondanza. Di seguito vengono prese in esame le specie alloctone che potrebbero far parte del primo gruppo, comprendenti anche quelle target dell'eradicazione. Il ratto nero Rattus rattus è presente a Linosa presumibilmente dall epoca Romana, quando questa specie si diffuse in gran parte delle isole mediterranee. Precedentemente al presente progetto non erano state effettuate indagini sull abbondanza, né altre ricerche scientifiche su questa popolazione. I dati sull'impatto del ratto nero sul successo riproduttivo della berta maggiore (Baccetti et al. 2009) sono abbastanza in linea con quelli raccolti su altre isole di estensione medio-grande (Zembra: P. Vidal, ined.). Con ogni probabilità tale impatto ha avuto un incremento negli ultimi decenni, a seguito della crescente disponibilità di risorse trofiche indotta dalle attività umane, sia direttamente (diffusa presenza di rifiuti) che indirettamente (incremento numerico della popolazione nidificante di gabbiano reale Larus michahellis, diffusione di fico degli Ottentotti Carpobrotus edulis). Non sono stati finora osservati impatti evidenti dei ratti su altri gruppi faunistici. Il topo domestico Mus musculus è presente a Linosa dove verosimilmente è stato introdotto sin dall'antichità, ma mancano del tutto indicazioni in proposito. Le prime indagini standardizzate svolte nell'ambito del presente lavoro hanno mostrato che la specie è presente in tutte le aree e gli ambienti esaminati, sebbene con frequenze molto basse nelle aree collinari più naturali, più alte nelle zone costiere e negli ambienti agricoli. A Linosa sino a oggi non sono stati osservati impatti ecologici riferibili alla presenza di questa specie. L isola ospita anche una popolazione di coniglio selvatico Oryctolagus cuniculus, sebbene i frequenti individui di varia colorazione testimonino una probabile ibridazione con forme domestiche, derivante da introduzioni avvenute in tempi molto recenti (metà degli anni 80 del XX secolo), che hanno dato luogo a una popolazione diffusa su tutta l isola e piuttosto numerosa, che

10 causa non pochi problemi alle residuali attività agricole. La presenza del coniglio selvatico a Linosa infatti non era nota fino alla metà degli anni 80, quando sono stati liberati per motivi venatori alcuni individui. Sull'isola sono presenti gatti (Felis catus): in paese si tratta per lo più di animali del tutto domestici, anche se molti sembrano non avere un proprietario e vivono costantemente all'aperto, costituendo quindi una minaccia per molte specie locali, anche se regolarmente alimentati dall'uomo. Attorno alle abitazioni rurali sono molto frequenti soggetti apparentemente semidomestici, che presumibilmente hanno una dieta basata in parte significativa sulle prede che riescono a catturare. Questi potrebbero rappresentare un'importante causa di minaccia per la berta maggiore, potenzialmente superiore a quella rappresentata dai ratti (Bonnaud et al. 2009), essendo in grado di uccidere anche soggetti adulti o comunque pulcini anche prossimi all'involo. D'altra parte, la predazione che certamente esercitano sui ratti, che assieme a topo domestico e lucertole presumibilmente costituiscono le prede principali, potrebbe contribuire a mantenere relativamente basso il tasso di predazione da parte dei ratti (cf. ad es. Rayner et al. 2007). Tale predazione è stata da noi più volte confermata a Linosa. A Linosa sono assenti cani inselvatichiti o randagi; sono invece presenti in discreto numero cani da caccia, normalmente rinchiusi in recinti o in piccoli giardini. Nel corso dei sopralluoghi effettuati a Linosa nel 2013 è stato osservato un solo cane, appartenente a residenti, libero di vagare sull'isola. A febbraio 2014 sono stati osservati altri 2-3 esemplari incustoditi in libertà. Le specie sopra citate sono presenti anche a Lampedusa, dove però la presenza di cani vaganti è molto significativa e riguarda l intero territorio dell isola. Non sono da segnalare ulteriori specie di interesse. 4 Principali azioni previste per l'eradicazione del ratto nero Azioni preparatorie sul ratto nero a Linosa Monitoraggio del ratto nero mediante trappolamenti standardizzati, nei principali ambienti presenti, ripetuti in ogni stagione, al fine di comprendere l'andamento della popolazione durante l'intero ciclo annuale e di individuare gli eventuali periodi in cui i ratti interrompono l'attività riproduttiva (quindi preferibili per lo svolgimento dell eradicazione). A luglio 2013, a ottobre 2013 e febbraio 2014 sono state effettuate a Linosa sessioni di trappolaggio standardizzato per valutare la frequenza di ratto nero e topo domestico nei principali ambienti presenti sull'isola, in habitat diversi; deve essere svolta una sessione primaverile (aprile-maggio) per completare il ciclo annuale. Sono stati individuati 8 transetti standard (figura 1), ciascuno con 10 stazioni di cattura poste a intervalli di 10 m, tenuti in attività per 4 notti consecutive; per una o due notti precedenti la prima notte di cattura, in ciascuna stazione di cattura sono state somministrate esche e mantenute le trappole disattivate (preadescamento o pre-baiting). Ogni stazione di cattura era costituita da una trappola per ratti (erogatore rigido Protecta contenente una snap-trap T-Rex ) e da una per topi (trappola per cattura a vivo Tin-Cat ).

11 Come esca è stata usata la cosiddetta esca virtuale, cioè pezzi di blocchetti paraffinati simili ai blocchi di esca rodenticida ma privi di principio attivo (Detex blocs ), che sono risultati assai più appetiti dai ratti rispetto a cereali o biscotti. Ciascun ratto catturato è stato pesato e sessato; alle femmine adulte viene controllata e registrata l'eventuale presenza di segni di allattamento. Nei (rari) casi in cui la trappola è scattata ma vuota questa viene esclusa dal calcolo della frequenza di cattura. Per i topi domestici viene solo registrato il numero di esemplari adulti e giovani. Figura 1 - Localizzazione dei transetti Tabella 1 Numero di ratti e di topi catturati nei transetti standard Ratto nero (Rattus rattus) Luglio Ottobre febbraio maggio 1 - Carpobrotus spp. e Tamarix spp. (costa N) Vegetazione costiera (Tamarix spp.) - faro Campi incolti con filari di Opuntia ficusindica Monte Vulcano (macchia) Area di macchia mediterranea con Opuntia ficus-indica ( Scasciati ) Area urbana Campi coltivati - interno Scogliera di Mannarazza totale

12 topo domestico (Mus musculus) Luglio Ottobre febbraio maggio 1 - Carpobrotus spp. e Tamarix spp. (costa N) Vegetazione costiera (Tamarix spp.) - faro Campi incolti con filari di Opuntia ficusindica Monte Vulcano (macchia) Area di macchia mediterranea con Opuntia ficus-indica ( Scasciati ) Area urbana Campi coltivati - interno Scogliera di Mannarazza totale I dati ottenuti nelle prime due sessioni di trappolaggio hanno rivelato una costante presenza e una simile abbondanza del ratto nero e del topo domestico tra le sessioni. Infatti, sia a luglio che a ottobre, gli indici di abbondanza (IA), calcolati in ogni sessione su 320 notti/trappola, non hanno mostrato tra loro differenze significative sia per i ratti (luglio: IA=0,153 vs ottobre: IA=0,137, V=19, p>0,05; Wilcoxon test) che per i topi (luglio: IA=0,143 vs ottobre: IA=0,137, V=18, p>0,05, Wilcoxon test). Il numero totale di roditori catturati è risultato molto simile a luglio e a ottobre sia per i ratti (47 vs 44) che per i topi (46 vs 44). Analizzando le classi di sesso ed età, è emerso un aumento nel numero di giovani nella sessione di ottobre (6 a luglio vs 17 a ottobre, V=2, p<0,05; Wilcoxon test), mentre non è cambiato il numero di femmine adulte (25 a luglio vs 31 a ottobre, V=6, p>0,05; Wilcoxon test) e dei maschi adulti (21 a luglio vs 13 a ottobre, V=20,5, p>0,05; Wilcoxon test). I trappolaggi delle due specie nei due periodi si sono distribuiti in maniera molto disomogenea tra i vari transetti (ratto nero/luglio: χ 2 7 =42,592, p<0,01; ratto nero/ottobre: χ 2 7=17,465, p<0,01; topo domestico/luglio: χ 2 7=42,362, p<0,01; topo domestico/ottobre: χ 2 7= 34,571, p<0,01 Nella sessione di fine inverno (5-10 febbraio 2014) l'indice di abbondanza dei ratti è risultato sostanzialmente invariato rispetto alle sessioni precedenti (0,140 vs 0,153 a luglio e 0,137 a ottobre) ma è stato molto più ridotto il numero di giovani (febbraio n=3, luglio n=6, ottobre n=17). Nella sessione di febbraio sono emersi altri due elementi di notevole interesse: 1) a metà inverno sono piuttosto elevate le frequenze di cattura nel transetto in incolti con fichi d India (secondo solo al transetto nella macchia alla base del M. Vulcano), risultato coerente con la evidente maggiore disponibilità trofica invernale in questi ambienti; 2) le variazioni nelle catture riscontrate nell'area urbana (ratti: 1 a luglio, 9 a ottobre, 3 a febbraio) sembrano largamente riferibili allo svolgimento o meno di derattizzazioni da parte dei residenti: un abitante ci ha infatti informato che, qualche settimana prima della sessione di trappolaggio di febbraio, era stato costretto a distribuire ingenti quantitativi di rodenticida per difendere il proprio orto che era stato saccheggiato dai ratti, e solo da 2-3 giorni erano cessati i consumi di esche, inizialmente elevatissimi. Questo suggerisce che la frequenza dei ratti nella zona abitata poteva risultare molto maggiore di quella rilevata. A febbraio i

13 topi sono risultati più numerosi rispetto alle sessioni precedenti (IA=0,265 vs luglio: IA=0,143 vs ottobre: IA=0,137), facendo registrare i maggiori indici di abbondanza nelle zone coltivate. Nella sessione primaverile (17-20 maggio 2014), come prevedibile, si sono registrati i più alti tassi di cattura per entrambe le specie. Per il ratto nero il solo transetto dove le catture sono state chiaramente inferiori a quelle delle sessioni precedenti è quello localizzato in un area coltivata interna, dove in parte era stato già effettuato il raccolto e potrebbero essere state effettuate disinfestazioni. Un incremento evidentissimo sia dei ratti che dei topi si registra invece nei transetti di Mannarazza e Scasciati, ambienti soprattutto il primo certamente caratterizzati da una forte variabilità stagionale delle risorse. Il numero e anche la percentuale di individui giovani sono risultati piuttosto elevati (N=12 pari al 19,4%) anche se al di sotto dei valori massimi registrati a ottobre. Da rilevare il fatto che il ratto nero in tutte le sessioni è stato sempre catturato in tutti e otto i transetti, a indicazione della sua diffusione in tutti i settori ed ambienti dell isola, mentre il topo domestico ha fatto registrare una maggiore variabilità. In tutte le sessioni la maggiore abbondanza di ratti è stata registrata negli ambienti di macchia del versante N del Monte Vulcano, mentre anche da questo punto di vista il topo domestico ha mostrato maggiori variazioni (abbondanza massima registrata in 4 diversi transetti su 4 sessioni); interessante riguardo a quest ultima specie lo scarso numero di catture registrato su M. Vulcano, forse riferibile alla competizione con i ratti (es. Zavaleta et al. 2001). Fra la fine di agosto e i primi di settembre sono stati inoltre effettuati, sempre a Linosa, alcuni trappolaggi speditivi per campionare almeno una volta altre aree e ambienti, e una serie di test di appetibilità per mettere a confronto esche diverse attualmente disponibili sul mercato italiano (esaminate le esche in blocchi a base di brodifacoum e difenacum prodotte da due ditte diverse e pellets a base di brodifacoum); questi ultimi hanno inoltre permesso di avere indicazioni indirette sull'abbondanza dei roditori in ulteriori zone dell'isola in base alla percentuale di consumo delle esche registrata in ogni area dove sono state mantenute per un numero fisso di notti. I dati integrativi così raccolti hanno sostanzialmente confermato quanto indicato dalle catture standardizzate. Test di confronto sull'appetibilità di esche diverse sono stati svolti anche a febbraio 2014, quando sono state testate le esche in blocchi prodotte da una terza ditta e ulteriori esche in blocchi a base di clorofacinone (che risultano a oggi commercializzate in Italia solo da una singola ditta). Anche in questa stagione non sono emerse nuove indicazioni: sono state rilevate solo modeste differenze di consumo fra i prodotti con diversi principi attivi, talvolta con risultati discordanti fra zone diverse dell isola, e differenze solo modeste fra i prodotti di ditte diverse (sebbene i blocchi di una ditta siano risultati sempre leggermente meno consumati di quelli delle altre due). I test sembrano quindi complessivamente indicare che la scelta del principio attivo e del prodotto commerciale non debba essere fatta primariamente sulla base della diversa appetibilità dei prodotti sperimentati. Le aree dove sono potenzialmente o certamente disponibili significative fonti di cibo permanenti per i roditori sono rappresentate dalla zona abitata, comprendente anche entrambe le zone portuali, e da un buon numero di case isolate abitate in modo permanente o per periodi di tempo prolungati,

14 cui si aggiungono singoli allevamenti di animali domestici. L individuazione cartografica di queste aree, così come la delimitazione di quello che si considera in questa sede il centro abitato,potrà essere via via rivista e precisata fino all ultima versione del Piano operativo. In Fig. 2 è riportata l'individuazione di queste aree, la cui superficie complessiva è di circa 50 ha. Figura 2 Isola di Linosa: sono evidenziate in rosso le aree con presenza certa o potenziale di fonti alimentari significative per i ratti (aree critiche), in violetto quelle difficilmente attraversabili. È in corso la caratterizzazione genetica delle popolazioni di ratti neri di Linosa e Lampedusa. Non è stato possibile ottenere campioni dal porto d imbarco (Porto Empedocle) in quanto dalle catture effettuate è emerso che nell'area è presente il solo ratto delle chiaviche o surmolotto (Rattus norvegicus). Si prevede di esaminare in dettaglio le azioni di derattizzazione effettuate dalle amministrazioni e soggetti competenti per legge (periodi, prodotti utilizzati, metodi, risultati) in ambito urbano e per finalità di igiene urbana. A Linosa sembrano però avere un peso ben maggiore le attività di derattizzazione realizzate da privati in ambito urbano e rurale, il cui svolgimento sembra condizionare fortemente le catture in ambito urbano (cfr. sopra). Si prevede inoltre di esaminare in dettaglio le aree portuali di Porto Empedocle e Lampedusa e le attività di controllo roditori che vi vengono effettuate di routine, in modo da predisporre accurate misure di biosecurity da avviare

15 contestualmente all'eradicazione dei ratti. Tali attività saranno di supporto nella stesura del Piano Operativo e permetteranno di definire al meglio le misure di biosecurity Azioni preparatorie sul ratto nero (Lampedusa) Per quanto riguarda le attività di controllo dei ratti da realizzare a Lampedusa, nonostante il progetto non prevedesse lo svolgimento di indagini preliminari dirette sui roditori (trappolaggi), questo è stato effettuato nel mese di gennaio 2014, come sotto indicato. In data 29 gennaio-1 febbraio 2014 è stato effettuato il monitoraggio della popolazione di ratti nell'isola di Lampedusa. In particolare sono state scelte tre aree: 1) due siti nell'area portuale; 2) un sito presso la Punta di Taccio Vecchio; 3) un sito presso la Punta di Cappellone. I siti 2 e 3 si trovano in area di riproduzione delle berte minori Puffinus yelkouan. Per ogni transetto sono state posizionate per tre giorni consecutivi 4 trappole a molla per ratti (T- REX, Lab. Bell, U.S.A), distanziate fra loro alcuni metri. Per ogni trappola è stata utilizzata un esca non tossica per roditori che è stata distribuita anche intorno all'accesso delle trappole. Per quanto riguarda il peso dei ratti, è stato possibile ricavarlo anche dalle dimensioni degli escrementi rinvenuti in prossimità delle trappole, seguendo la metodologia sotto descritta.

16 I risultati sono stati abbastanza scarsi, ma in linea con quanto osservato durante i campionamenti effettuati da Legambiente-Ente gestore della Riserva di Lampedusa, che durante l'estate-autunno 2013 aveva effettuato delle catture di ratti, allo scopo di fornire i tessuti da cui ricavare il DNA per il confronto con le altre popolazioni insulari. In quell'occasione, gli operatori della Riserva avevano osservato la scarsezza della popolazione di ratti neri nell'isola, sia nell'area portuale, dove non avevano potuto catturare neanche un esemplare, sia in altre aree, dove con difficoltà avevano potuto catturare 26 esemplari. Durante il trappolaggio di gennaio 2014 nell'area portuale non è stato catturato nessun individuo e non si è trovata neanche traccia del consumo dell'esca né dentro né fuori dalla trappola. Nella seconda area (Taccio Vecchio) è stato catturato un individuo adulto di sesso maschile (peso 250 gr) e sono stati rinvenuti escrementi di ratti in prossimità delle trappole, dalle cui misure si è risaliti al peso degli individui, sulla base della correlazione in precedenza calcolata: misure: 7x2,5, 10x3,0, 12x3,5, 16x5 mm, corrispondenti rispettivamente al peso di 80, 100, 200 e 300 gr., ricavati dal grafico riportato sopra. Infine nella terza area (Punta del Cappellone) non è stato catturato nessun ratto né sono state rinvenute tracce del consumo delle esche.

17 Quindi, da quanto esposto si desume che nell'area portuale non esiste una consistente popolazione di ratti neri, che nella zona di nidificazione della berta minore la presenza del ratto nero è puntiforme. Nel progetto era previsto l esame dell impatto dei ratti sul successo riproduttivo della berta minore. Abbiamo pertanto effettuato un ulteriore monitoraggio della popolazione di berta minore nidificante a Lampedusa. La popolazione di berta minore di Lampedusa è stata oggetto di diversi tentativi di valutazione numerica. La specie è nota come nidificante sin dagli anni '60 (Moltoni 1970); sulla base di censimenti effettuati nel , Ientile & Massa (2008) stimavano una popolazione di circa 500 coppie; successivamente, sulla base di osservazioni ulteriori Corso et al. (2009) stimavano una popolazione tra 2000 e 4000 coppie, ripartite nella parte settentrionale dell'isola. Dal 2012 abbiamo effettuato ulteriori censimenti nel periodo riproduttivo di questa specie (gennaioluglio), ma non abbiamo ottenuto risultati in linea con quest'ultima stima. Un'osservazione effettuata da Elena Prazzi (Legambiente-Ente gestore della Riserva di Lampedusa) nel febbraio 2010 di un raft di circa 300 berte minori davanti Lampione (dove la specie non si riproduce) può essere riconducibile alla popolazione lampedusana. Raft di berte minore fotografato nel febbraio 2010 davanti Lampione da E. Prazzi (Legambiente- Ente gestore Riserva di Lampedusa) Il censimento effettuato dal Dipartimento SAF (Tommaso La Mantia e Bruno Massa) in collaborazione con Legambiente-Ente gestore della Riserva di Lampedusa (Enzo Billeci, Giuseppe Maraventano, Elena Prazzi, Gerry Sorrentino), con l'aiuto di Giuseppe Sanguedolce, lampedusano

18 che frequentava in giovane età la colonia di berte per motivi alimentari, ha consentito di mappare tutte le località ove la specie si riproduce, che sono state riportate sulla carta IGM di Lampedusa 1: I pomeriggi del 29, 30 e 31 gennaio ci si è recati lungo la costa nord dell'isola per cercare l'eventuale presenza di raft di berte minori o tentare un conteggio degli individui in transito. La sera degli stessi giorni (luna nuova), dopo il tramonto sono stati effettuati dei sopralluoghi per sentire se le berte minori vocalizzavano dai siti riproduttivi. In data 3-5 marzo il Dipartimento SAF (Gabriella Lo Verde, Bruno Massa, con la volontaria Maria De Filippo, che aveva già collaborato ad un altro Life a Malta) in collaborazione con Legambiente- Ente gestore della Riserva di Lampedusa (Enzo Billeci, Giuseppe Maraventano, Elena Prazzi) hanno effettuato ulteriori sopralluoghi, in particolare in zona Cala Creta, Punta Parrino e Punta Cappellone. Inoltre il gruppo ha effettuato conteggi di berte in transito in mare in data 3-5 marzo al Faro di Capo Grecale, Punta Parrino e ad Albero Sole e appostamenti per sentire eventuale emissione di canti dopo il tramonto. Inoltre, in data marzo il Dipartimento SAF (Bruno Massa, Tommaso La Mantia) in collaborazione con Legambiente-Ente gestore della Riserva di Lampedusa (Enzo Billeci, Giuseppe Maraventano, Gerry Sorrentino), con la collaborazione di Giuseppe Sanguedolce hanno effettuato un sopralluogo in zona denominata Zu Pasquale e Punta Cappellone (di giorno) e nei siti riproduttivi tra Albero Sole e Cala Creta (di notte), con il gommone e il personale messi gentilmente a disposizione dall Area Marina Protetta Isole Pelagie. Il gruppo (Bruno Massa, Tommaso La Mantia, Enzo Billeci, Giuseppe Maraventano, Elena Prazzi, Gerry Sorrentino) ha effettuato conteggi di berte in transito in mare in data 18 e 19 marzo al Faro di Capo Grecale, Punta Parrino e ad Albero Sole e appostamenti per sentire eventuale emissione di canti dopo il tramonto. Il pomeriggio del 18 marzo l Area Marina Protetta ha messo a disposizione il gommone per fare un sopralluogo in mare nei siti riproduttivi ed effettuare conteggi diretti delle berte; tale sopralluogo è stato condotto fino ad un ora e mezza dopo il tramonto. Nel mese di gennaio le berte minori ancora non formavano raft e il numero di individui osservati in mare nel pomeriggio è risultato molto basso. Le sere non è stato udito alcun canto nei siti riproduttivi. Nel complesso, pur avendo una discreta idea dell'entità dei siti riproduttivi della specie, ancora non siamo in grado di stabilire l'entità della popolazione. Tuttavia, è stato possibile accertare che quasi tutti i siti riproduttivi sono del tutto inaccessibili all'uomo, si trovano in piccole grotte e buchi poco sopra il livello del mare, del tutto inaccessibili sia da sopra che da sotto, tranne che con l'uso di corde e attrezzature specializzate. Pertanto ci sentiamo di escludere che i ratti neri possano avere un effetto negativo sul successo riproduttivo di questi uccelli pelagici. Durante i sopralluoghi effettuati in data 3-5 marzo a Cala Creta sono state esplorate le insenature e le cavità, ma non è stata trovata alcuna traccia della presenza della berta minore, mentre a Punta Cappellone sono state trovate tracce di passaggi recenti della specie (impronte nel terreno). La sera del 3 marzo, a partire dalle alcune berte minori transitavano al Faro; ne abbiamo contate una media di 100 ogni quarto d ora per un totale di 400 l ora. Riteniamo che nelle tre ore precedenti il tramonto siano passate, tutte dirette da Est verso Ovest, circa 1200 berte minori. In data 4 marzo 2014 però il tentativo di conteggio, ripetuto al Faro, non ha dato esito positivo (nessun

19 transito) e ad Albero Sole non è stato osservato alcun individuo in transito, mentre in entrambi i promontori transitavano diverse berte maggiori. Nessun movimento è stato registrato a Punta Parrino e nessuna emissione sonora è stata registrata nei tre siti citati. In data 18 e 19 marzo da terra sono stati contati piccoli gruppi di Berte minori in transito Est-Ovest, ma nessun raft consistente, probabilmente perché troppo al largo. Al contrario sono state contate molte Berte maggiori, per un numero complessivo di circa individui che sostavano sotto costa o si spostavano da Ovest vero Est nel pomeriggio (dalle 16 in poi). Si potrebbe trattare di individui che nidificano in altre località del Canale di Sicilia, rientrati dall Atlantico, che sfruttano le risorse trofiche del mare lampedusano prima di tornare ai siti riproduttivi. Il controllo del sito in zona Zu Pasquale ha consentito di trovare una piccola grotta con 7 nidi di Berta minore occupati da individui in cova. Il controllo del sito trovato a Punta Cappellone il 3 marzo 2014 non ha dato riscontro positivo in data 19 marzo. In data 18 marzo, durante il sopralluogo in gommone sono state contate tra Cala Creta e Albero Sole gruppi di Berte minori in sosta o in spostamento in direzione Ovest, consistenti in individui, per un totale di c individui. L appostamento serale in mare in diversi punti della costa Nord ritenuti idonei per la riproduzione ha però permesso di osservare solo singoli individui accedere ai buchi per il cambio con il partner in cova. Gli appostamenti serali da terra hanno consentito di confermare la presenza di berte minori in riproduzione in diversi siti dell isola, ma di accertare la presenza di pochi individui che frequentavano i siti e pochissime e brevi emissioni sonore. Nel complesso, siamo nelle condizioni di sottolineare l importanza delle acque intorno a Lampedusa come sito di foraggiamento veramente importante per i Procellariformi, ma non siamo in grado ancora di confermare la presenza di una cospicua colonia di berte minori nell isola di Lampedusa. Nella figura sotto riportata sono indicate le aree di riproduzione a Lampedusa. A queste si devono aggiungere anche le zone a strapiombo sotto Albero Sole (Nord-Ovest)

20 Aree di nidificazione di berta minore a Lampedusa: 1)Cala Creta; 2) Faro; 3) Punta Zu Pasquale; 4) Punta Taccio Vecchio; 5) Mare Nuovo; 6) Mare Nuovo; 7) Punta Cappellone; 8) Isola dei Conigli; 9) Grotta bue marino e Punta Sottile 4.2 Eradicazione del ratto nero a Linosa Le modalità di distribuzione delle esche sono state indicate tenendo conto della letteratura scientifica generale sulle eradicazioni dei roditori nelle isole (cf. Howald et al. 2007, Veitch et al. 2011), delle precedenti esperienze relative a isole mediterranee, e in particolare di quelle italiane (Sposimo et al. 2008, 2012), e degli esiti delle indagini svolte (e in gran parte ancora in corso) a Linosa. Limiti inderogabili alle azioni da progettare e realizzare sono costituiti dalle disposizioni normative e regolamentari sull utilizzo dei rodenticidi anticoagulanti e sulla gestione delle aree naturali protette interessate, che saranno puntualmente evidenziati nella prima bozza del Progetto di eradicazione. Per quanto riguarda quest ultimo punto, il Regolamento della Riserva Naturale stabilisce che non è consentito: esercitare la caccia e l'uccellagione e apportare qualsiasi forma di disturbo alla fauna selvatica; molestare o catturare animali vertebrati o invertebrati; raccogliere, disturbare o distruggere nidi, uova, tane e giacigli, salvo che per motivi connessi ad attività consentite dal presente regolamento, previa autorizzazione dell'ente gestore; in conseguenza di ciò l operazione dovrà essere autorizzata dall ente gestore Modalità di distribuzione La distribuzione di esche rodenticide, inizialmente prevista con metodologia mista (con uso di erogatori e spargimento manuale), si baserà solamente sull uso di erogatori (densità minima di 4 erogatori/ha) riforniti di esche in blocchi paraffinati. Erogatori aggiuntivi ai 4/ha standard (corrispondenti a un erogatore ogni 50 m) saranno installati nelle zone critiche (area urbana, presso allevamenti di animali, ai margini di scogliere o pareti rocciose con settori impercorribili), in gran parte individuate in Fig. 2. Nelle aree critiche puntiformi o di superficie limitata (una o poche case, piccoli allevamenti ecc.) saranno semplicemente installati uno o più erogatori aggiuntivi; nei siti di stabulazione di animali domestici, oltre ad installare un erogatore aggiuntivo, sarà necessario che durante tutta la durata dell intervento i proprietari abbiano cura particolare nel distribuire il mangime per gli animali domestici, evitando che quantitativi di cibo importanti risultino disponibili per i ratti. Per il pollame si forniranno specifiche indicazioni tecniche su mangiatoie inaccessibili ai ratti. Nella zona costiera che va da est di Pozzolana di Levante fino a W di Punta Carcarella, comprendente anche la colonia di gabbiani reali, dovranno essere messi erogatori aggiuntivi lungo una fascia adiacente alla costa alta e impercorribile (indicativamente un erogatore ogni 25 m lungo la scarpata). Nell estesa area critica comprendente il paese ci si dovrà indicativamente basare sulla griglia standard e installare degli erogatori aggiuntivi nelle aree a orti, giardini e abitazioni più o meno sparse, in modo da coprire ogni possibile sito critico (giardino, orto, pollaio, ecc.), come esemplificato nella Figura fuori testo. In prima approssimazione si può stimare che complessivamente nelle aree critiche (che allo stato attuale di individuazione cartografica hanno una superficie totale di circa 50 ha) si avrà una densità di circa 10 erogatori/ha. Una migliore

21 definizione della localizzazione degli erogatori sarà indicata nel Piano operativo ma la localizzazione definitiva sarà stabilita sul campo durante l installazione. Oltre alle aree critiche sono state individuate anche delle aree con difficoltà di accesso, dove le operazioni di installazione e controllo degli erogatori saranno più difficoltose che nelle altre parti dell isola a causa della morfologia particolarmente ripida o della vegetazione impenetrabile. Per la stima dei tempi necessari allo svolgimento del lavoro per queste aree si è considerato un minor numero di erogatori/gg che ogni squadra di operai potrà installare o controllare. Queste aree, la cui individuazione è ovviamente approssimativa per la complessità del territorio dell isola, coprono circa 55 ha. Vi è inoltre una zona di superficie modesta, la zona cosiddetta dei Fili fra M. Calcarella e Pozzolana di Levante, dove la presenza di alcuni pinnacoli rocciosi con terreno franoso non permette l accesso di operatori da terra. Per quest area in sede di PO dovranno essere definite le modalità di somministrazione delle esche Numero di distribuzioni, quantitativi di esche e periodo dell'intervento Inizialmente sono state previste tre distribuzioni di esche, a distanza di circa 20 gg una dall altra, in 4 stazioni/ha, per un quantitativo totale (considerando di utilizzare ovunque gli erogatori) di circa 3,5 kg/ha; nelle aree critiche dove sono previsti 10 erogatori/ha il quantitativo unitario previsto di esche è pari a c. 8,8 kg/ha. Il numero di somministrazioni e la loro scansione temporale dovranno essere confermate (o modificate) in sede di stesura definitiva del PE, nel PO e in parte anche in corso d'opera. Appare possibile, e anche relativamente probabile, che quantomeno in ampi settori potrà risultare necessario svolgere una quarta distribuzione, qualora si dovesse riscontrare consumo di esche da parte dei ratti anche durante il terzo controllo. I quantitativi di esche e di erogatori ipotizzati in sede progettuale sono stati rivisti in considerazione della scelta per la distribuzione solo con erogatori, e sono stimabili in circa 2,2 t (3,5 kg x 490 ha + 8,8 kg*50 ha), da incrementare a 2,4 t per disporre di un margine di sicurezza, di esche in blocchi e in 2460 (50 ha x 10 /ha ha x 4/ha) erogatori, incrementati sino a 2750 per la medesima ragione. I quantitativi di esche per ettaro sopra indicati derivano naturalmente dai quantitativi che si prevede di somministrare in ciascun erogatore, che sono: circa 400 g alla prima somministrazione, circa 200 g alla seconda e alla terza, g all'eventuale quarta. Tali quantitativi sono da considerare come indicativi in quanto quelli esatti dipenderanno dal formato dei blocchi che verranno acquistati. In caso di scarso consumo, prevedibile nella maggior parte degli erogatori già alla seconda distribuzione, si potranno ridurre i quantitativi utilizzati lasciando negli erogatori i blocchi poco consumati e ben conservati e inserendo un blocchetto nuovo da g, necessario per verificare al controllo successivo se ci sono stati ulteriori consumi. Gli erogatori saranno disposti per quanto possibile secondo una griglia di 50 m, con postazioni aggiuntive nelle aree critiche sopra citate (cf. Fig. 2). Nel PO sarà individuata, in accordo con il beneficiario DRSRT, anche una suddivisione ottimale dell isola in settori, ciascuno dei quali da affidare ad una squadra di operatori. Allo stato di avanzamento attuale si ipotizza che la distribuzione verrà effettuata suddividendo l'isola in 3 o 4

22 settori, ciascuno dei quali coperto da una squadra di 2 operai, che si occuperanno sia dell'installazione degli erogatori e prima distribuzione di esche, sia delle somministrazioni successive (cfr. più sotto). Complessivamente, considerando prudenzialmente di svolgere 4 somministrazioni sull intera superficie dell isola, inclusa l installazione, si è stimato che l intervento richiederà circa 520 gg/uomo di operaio forestale. Si tratta di numeri molto indicativi che potranno essere precisati dopo lo svolgimento di prove di installazione sul campo. Dovranno inoltre essere presenti dei rilevatori con GPS per registrare i punti durante l installazione (1 rilevatore per squadra) e per aiutare gli operai nel ritrovamento di eventuali punti difficoltosi durante i controlli (1 rilevatore ogni 2 squadre). L individuazione dei rilevatori GPS è rimandata al PO. Per quanto riguarda Lampedusa al momento non si ritiene che vi siano effettivi rischi per la popolazione di berte minori, ma durante la stagione riproduttiva 2014 (febbraio-luglio) della specie saranno acquisite le informazioni ulteriori per stabilire se è il caso di installare una griglia di erogatori (maglia pari a 25 m) nell area del tratto costiero con i nidi da tutelare e un buffer di 25 m attorno a esso. La scelta del periodo dell'eradicazione è uno degli elementi che maggiormente possono condizionare sia la riuscita dell'operazione, sia gli eventuali effetti indesiderati. Nel progetto LIFE presentato la somministrazione delle esche era prevista a partire da settembre 2014, periodo scelto in considerazione della prolungata siccità estiva che dovrebbe portare la popolazione di ratti ai suoi livelli minimi alla fine dell estate. Veniva però indicato come possibile uno spostamento alla successiva stagione invernale (somministrazione a dicembre 2014 o gennaio 2015) qualora le indagini preliminari avessero indicato il periodo invernale come quello di massima criticità per i ratti. Quest ultima evenienza veniva comunque ritenuta improbabile sulla base delle caratteristiche climatiche e della vegetazione naturale dell isola; l abbondante presenza di fichi d India, diffusi indicativamente su circa la metà dell'isola, che fruttificano nel periodo di tarda estate autunno, in tutte le zone coltivate e in quelle abbandonate, potrebbe però in realtà mitigare molto la criticità di questa stagione oppure abbreviare la durata del periodo critico. Come evidnziato precedentemente, gli esiti dalle sessioni di trappolaggio sembrano indicare solo una moderata criticità del periodo estivo: a luglio la presenza di giovani (peso inferiore a 100 g) è risultata limitata (7 ind. su un tot. di 47), e si tratta di individui di g (con l'eccezione di un esemplare di 70 g); già all'inizio di ottobre però si registra la massima frequenza di giovani (17 su 44), con molti individui di peso inferiore a g e varie femmine adulte in allattamento, a indicazione di una significativa ripresa dell'attività riproduttiva avvenuta presumibilmente già all'inizio di settembre. Quindi anche in piena estate non si assiste ad una generalizzata e prolungata interruzione dell attività riproduttiva. Inoltre, specie per quanto riguarda i ratti non si sono registrate diffuse e rilevanti differnze nell abbondanza delle catture, tranne che in singole zone con forti variazioni stagionali (lave costiere) o in altre dove vengono effettuati pesanti interventi di disinfestazione (paese). La frequenza di cattura dei ratti è piuttosto bassa, inferiore a quella rilevata in altre isole italiane (di poco inferiore a quelle di Pianosa e Montecristo ma molto al di sotto di quelle di Molara, Zannone e Giannutri: P. Sposimo, dati ined.), e sebbene i numeri siano modesti sembra piuttosto evidente

23 l'assenza di differenze sostanziali nella frequenza nei diversi ambienti. In sostanza, le indicazioni raccolte suggeriscono che vi siano due modesti periodi critici, uno in estate e un altro in inverno, quest ultimo testimoniato in primo luogo dalla frequenza di ind. giovani che è risultata la più bassa fra le 4 sessioni. Sempre nel periodo invernale sono da segnalare un notevole aumento delle catture negli incolti con fichi d India e una riduzione nel centro abitato, quest ultima imputabile al fatto che nelle settimane precedenti il proprietario di un orto aveva distribuito notevoli quantità di rodenticidi e i consumi, inizialmente elevatissimi, erano cessati solo da alcuni giorni. Gli esiti del monitoraggio non sembrano quindi supportare l'ipotesi iniziale che il periodo estivo sia di gran lunga quello preferibile in base all'andamento della popolazione di ratti. Conseguentemente può essere preso in considerazione anche l altro periodo apparentemente meno favorevole per i ratti (inverno) e la scelta del periodo può dipendere da altri elementi. Per quanto riguarda il consumo da parte di specie non target, il periodo di fine estate appare favorevole per la totale assenza di consumo da parte di chiocciole (in diapausa almeno fino a settembre nel 2013); nei test effettuati ad agosto e settembre 2013, e ripetuti per alcuni giorni nella prima decade di ottobre 2013, inoltre, non è stato rilevato consumo apprezzabile di esche rodenticide in blocchi da parte di artropodi e di Sauri. Questi ultimi, però si nutrono in modo significativo delle esche virtuali, cioè blocchetti analoghi a quelli con rodenticidi ma privi di principio attivo, se queste vengono somministrate frantumate. In sostanza si può ritenere che le esche in blocchi e in pellets, purché sufficientemente integre (la frequenza dei controlli è tale da garantire una costante integrità delle esche), nel periodo tardo-estivo non vengano consumate significativamente da specie non target, e che conseguentemente i rischi di avvelenamento legati a questa problematica siano ridottissimi. Test su appetibilità di diverse esche per i roditori e sul consumo da parte di specie non-target sono stati ripetuti a fine inverno (febbraio 2014): in questo periodo si è rilevato un consumo da parte di Gasteropodi terrestri (piuttosto modesto in confronto a quello registrato su isole a substrato calcareo), un consumo molto limitato sebbene visibile da parte di Artropodi (osservati formiche e Coleotteri Tenebrionidi), nessun consumo da parte di Sauri. Almeno per quanto osservato nel corso di tutti i test e trappolaggi si può ritenere che il periodo di fine estate sarebbe leggermente preferibile per il consumo da parte di specie non target ma che le differenze fra i due possibili periodi sono piuttosto modeste. Il rischio di intossicazione indiretta per specie non target che si nutrono di ratti avvelenati si concentra nella prima fase dell'eradicazione, dato che verosimilmente già dopo gg dall'avvio i roditori sopravvissuti saranno in numero ridottissimo e la probabilità che un predatore possa nutrirsene minima. Tenendo conto di ciò, il rischio di intossicazione di specie selvatiche di interesse conservazionistico appare nettamente maggiore in caso di eradicazione a fine estate, poiché il periodo di massimo rischio si avrebbe a settembre, quando l'isola è interessata dal passaggio di molte specie di rapaci diurni, rispetto ai mesi invernali, quando il periodo critico si avrebbe al di fuori delle stagioni di migrazione. Nella scelta del periodo occorre inoltre valutare alcuni aspetti di tipo logistico-pratico e altri sociali : Difficoltà per raggiungere Linosa, normalmente maggiori nel periodo invernale (nel 2014 Linosa è rimasta isolata più volte, in un caso per 12 giorni consecutivi)

24 Stagione di caccia (aperta in settembre e nei mesi successivi, chiusa da fine gennaio) Sovrapposizione con la parte finale della stagione turistica (settembre) Numero medio di giorni piovosi (ostacolo alle attività in campo) maggiore in inverno. Complessivamente, il rischio a carico delle specie non target appare molto più ridotto a metà inverno, per l assenza di rapaci in migrazione. Anche per quanto riguarda l impatto sociale dell operazione appare preferibile il periodo invernale. Nello schema seguente sono stati elencati vantaggi e svantaggi delle due diverse opzioni (inizio a settembre e inizio a dicembre o novembre): Settembre Settembre Settembre vantaggi svantaggi rischi/opportunità conseguenti minima disponibilità trofica per i roditori maggiore probabilità di successo minor consumo invertebrati minor numero giorni piovosi Settembre migliori trasporti Settembre rapaci in migrazione ridotto consumo di esche da specie non target maggiore efficacia maggiore efficacia rischio impatti su specie di interesse conservazionistico Settembre presenza di turisti maggiore pericolo di opposizione all'intervento, possibili casi di sabotaggio erogatori Settembre inizio stagione venatoria possibile malcontento fra operai forestali vantaggi svantaggi rischi/opportunità conseguenti Dicembre Dicembre Dicembre risorse trofiche per roditori maggiori soprattutto in ambienti agricoli e colonia gabbiani consumo esche da parte di chiocciole eduli rischi di insuccesso legati in particolare agli ambienti più problematici malcontento e potenziali (minimi) rischi per popolazione umana consumo esche da parte di altri invertebrati necessità di sostituzione esche anche dopo la scomparsa dei ratti e (modesto) rischio di avvelenamento indiretto

25 Dicembre Dicembre assenza di migrazione Rischio minimo per specie di interesse conservazionistico Dicembre Dicembre presenza minima antropica maggior numero giorni piovosi collegamenti navali più spesso assenti allungamento dei tempi e rischio minore efficacia possibili inconvenienti per controllo lavori e per eventuale acquisto urgente di materiale supplementare ridotto rischio di opposizione locale all'intervento Dicembre attività venatoria di minore interesse in inverno e consentita solo a gennaio forte riduzione di problemi/rischi connessi Sulla base di quanto sopra e delle possibilità operative del beneficiario associato responsabile dell'intervento sul campo (disponibilità di operai a tempo determinato non costante durante l'anno) si è optato per lo svolgimento dell'operazione nel periodo invernale, con avvio dell'operazione (installazione degli erogatori e prima somministrazione) indicativamente all'inizio di novembre, seconda somministrazione da inizio dicembre, terza ed eventuale quarta fra gennaio e marzo Principio attivo Come principio attivo, in sede progettuale si indicava come più probabile l'utilizzo del brodifacoum, il prodotto più affidabile e sperimentato (utilizzato in oltre il 70% delle eradicazioni e su oltre il 90% della superficie trattata fino al 2007: Howald et al. 2007). Diversamente dalle eradicazioni con distribuzione aerea, però, in quelle effettuate con distribuzione terrestre è possibile che la probabilità di successo non cambi significativamente adottando rodenticidi a minore tossicità (Parkes et al. 2011). In questo caso, in considerazione della necessità di ridurre il più possibile i rischi, in particolare nei confronti di animali domestici (ad es. anche un solo caso di intossicazione letale a carico di un cane potrebbe essere problematico), sono state attentamente valutate possibilità e opportunità di utilizzare prodotti con tossicità più ridotta nei confronti delle specie non target. Ci si dovrà ovviamente adeguare alla normativa vigente, che ha subito importanti modifiche negli ultimi anni. Di particolare importanza è l Ordinanza del Ministero della Salute del 10 febbraio 2012 (prorogata per un anno con Ordinanza del 14 gennaio 2014), che pone alcuni limiti alle modalità operative delle operazioni di derattizzazione; sono inoltre da considerare le disposizioni regolamentari derivanti dalla Direttiva 98/8/CE e dai decreti di recepimento del Ministero della Salute. La scelta dipende infine, forzatamente, anche dai prodotti disponibili sul mercato italiano al momento dell'operazione. Per quest ultimo motivo, la possibilità di utilizzare il clorofacinone, indicata come da valutare nel progetto LIFE, è stata scartata. Questo principio attivo è di fatto scomparso sul mercato italiano: ricerche sul web di esche a base di clorofacinone hanno permesso

26 di trovare solo alcune schede di sicurezza di prodotti oggi ritirati dal commercio; contatti diretti con referenti di alcune delle principali ditte del settore hanno permesso di individuare un produttore che sembra essere l'unico in Italia ad avere in listino prodotti autorizzati a base di clorofacinone. La ditta in questione ha confermato quanto sopra (anche se il prodotto entrerà in commercio fra alcuni mesi) e ha inviato esche in blocchi con clorofacinone per effettuare i test di appetibilità a Linosa. I test realizzati a febbraio hanno fatto registrare tassi di consumo analoghi a quelli delle esche della medesima ditta a base di brodifacoum e di difenacum. Visti i rischi connessi all eventuale indisponibilità del prodotto e la sua appetibilità non superiore a quella di anticoagulanti più affidabili il clorofacinone è stato scartato. Attualmente sul mercato è disponibile una buona gamma di prodotti (di ditte diverse e nei formulati più diffusi) a base di tre soli principi attivi: brodifacoum, bromadiolone e difenacum. Il primo, come detto, è quello che fornisce le maggiori garanzie di successo in quanto è quello a maggiore tossicità per i roditori ed è stato di gran lunga il più utilizzato su isole in tutto il mondo; è però anche quello che presenta i maggiori rischi per le specie non target (Capizzi e Santini 2007, cfr. tabella 2) e fra quelli a maggiore persistenza (leggermente inferiore però a quella del bromadiolone: Cromwell et al. 2013). Nel periodo è stato effettuato un controllo localizzato dei ratti in una parte della colonia di berta maggiore (Mannarazza), nell ambito di un progetto condotto dalla Stazione di Inanellamento di Palermo e finanziato dall Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana e dall Assessorato Regionale Risorse agricole e forestali. In quel caso sono stati usati sia il Brodifacoum sia il Bromadiolone, con buon successo nei confronti dei ratti (azzerata la predazione sui pulcini di berta maggiore) e nessun caso osservato di intossicazione acuta di specie non target. L efficacia sui Roditori e conseguentemente sia l affidabilità che, di converso, la pericolosità per le specie non target, è massima per il brodifacoum, media per il bromadiolone, più bassa per il difenacoum. La pericolosità del difenacoum per le specie non target è sensibilmente più ridotta rispetto al brodifacoum, con valori pari a meno di 1/100 per il cane e meno di ¼ per il gatto; il tempo di dimezzamento nel fegato dei ratti, inoltre, è pari a gg, il più basso fra gli anticoagulanti di seconda generazione (Capizzi e Santini 2007). I valori di tossicità del bromadiolone sono superiori, ma non di molto, a quelli del difenacoum. Per il bromadiolone e il difenacoum, e ancor più per i principi attivi di prima generazione, è nota l esistenza di fenomeni di resistenza in popolazioni di ratti e di topi, non conosciuti per il brodifacoum. brodifacoum bromadiolone difenacoum clorofacinone difacinone ratto delle chiaviche 0,22 0,27 1,1 1,8 1,8 3,5 20,5 2,3 43 ratto nero 0,65-0,73 2,5 7 topo domestico 0,4 0,99 1,75 0, cane 0,25 3,56 8, ,5 coniglio 0,2 0, gatto 25 > ,7 Tabella 2 Tossicità espressa in termini di DL50 mg.kg-1 dei più diffusi rodenticidi per specie target e non target (da Capizzi e Santini 2007, modif.) Si è deciso di prendere in considerazione, per i test di appetibilità, inizialmente solo brodifacoum e difenacoum, cui è stato aggiunto il clorofacinone quando è stato possibile (febbraio 2014). Una prima sessione di test di appetibilità è stata fatta ad agosto-settembre Sono stati confrontati

27 blocchi paraffinati con brodifacoum e difenacoum di tre delle principali ditte presenti in Italia e le sole esche a base di clorofacinone di prossima commercializzazione. Non sono stati effettuati test di appetibilità con il bromadiolone in quanto esche a base di questo principio attivo risultano invariabilmente più appetibili di esche analoghe (i.e. supporto alimentare equivalente) con brodifacoum o difenacoum, come verificato in test preliminari di appetibilità su altre isole (D. Capizzi e P. Sposimo, ined.). La scelta definitiva del principio attivo dovrà essere fatta come minimo 4 mesi prima dell'avvio dell'eradicazione (entro maggio 2014), in parte sulla base di alcuni ulteriori elementi che devono essere raccolti (risultati delle analisi genetiche per la verifica del possibile rischio di resistenza ai rodenticidi; valutazione del livello di precisione che potrà essere raggiunto nella distribuzione, i.e. quanto la distribuzione effettiva si discosterà da quella ottimale teorica). Di seguito viene riportato un estratto della relazione del dott. Dario Capizzi, funzionario della Agenzia Regionale Parchi della Regione Lazio, esperto di Roditori e del loro controllo, coinvolto nelle precedenti eradicazioni di ratti svolte su isole italiane e invitato a svolgere un sopralluogo a Linosa nell'ambito dell'azione F5 (Rapporti con altri progetti) del Progetto LIFE. Il successo di un intervento di eradicazione si fonda su diversi fattori, molti di natura stocastica, altri più facilmente controllabili. Tra questi ultimi, la scelta del principio attivo e la sua modalità di somministrazione alla popolazione bersaglio è certamente uno dei più importanti. A tal riguardo, si prende atto che nelle riunioni che sono servite a preparare l intervento è emersa una contrarietà di alcuni dei rappresentanti degli enti coinvolti a vario titolo nel progetto in merito al possibile uso del brodifacoum. Tale principio attivo rodenticida è a tutt oggi di gran lunga quello più utilizzato,nel mondo e in Italia, negli interventi di questo tipo. Tale contrarietà è con ogni probabilità da ricercarsi nel timore che l uso di tale principio attivo possa comportare eccessivi rischi per le specie non bersaglio, a causa della sua elevata persistenza nell ambiente. Tuttavia, ai fini di una scelta ponderata si sottolinea che: 1) Linosa costituisce l isola di maggiori dimensioni nel Mediterraneo sulla quale viene tentata un eradicazione del ratto nero con l uso di soli contenitori di esche; 2) sulla base delle esperienze precedenti, il brodifacoum appare il principio attivo in grado di garantire le maggiori probabilità di successo dell intervento; 3) l uso di anticoagulanti alternativi, provvisti di una DL50 paragonabile al brodifacoum per le specie bersaglio e non bersaglio, quale il flocoumafen, non appare giustificato, dal momento che, a fronte di rischi analoghi, non darebbe la stessa garanzia di successo, per la carenza di esperienze in interventi analoghi; 4) l uso di anticoagulanti della seconda generazione meno potenti, quali bromadiolone e difenacoum, presenterebbe probabilmente il vantaggio di ridurre i rischi per le specie non bersaglio, ma renderebbe necessaria la distribuzione di quantitativi di esca superiori, rendendo probabilmente necessario il ricorso ad una o più distribuzioni supplementari. Tali principi attivi, infatti, presentano una DL50 nei confronti dei ratti di alcuni ordini superiore rispetto al brodifacoum; 5) il rischio di intossicazioni dirette con l uso di brodifacoum è comunque trascurabile, giacché è previsto l uso di contenitori tamper-resistant (a prova di manomissione) 6) il rischio di intossicazioni secondarie, sulla base delle recenti esperienze, potrebbe riguardare una limitata quantità di gabbiani, ed eventualmente qualche rapace migratore di grosse

28 dimensioni, rischio quest ultimo che potrebbe essere azzerato qualora si optasse per un periodo in cui non vi è presenza di migratori. Le esperienze precedenti dimostrano come le specie di rapaci diurni e di altri potenziali predatori stanziali (gheppio, falco pellegrino, corvo imperiale) non si sono mai estinte nelle isole in cui tali interventi sono stati eseguiti con il brodifacoum; le uniche eccezioni riguardano i rapaci notturni, presenti comunque con pochissimi individui e solo in alcune delle isole oggetto di interventi, sui quali non si è però in grado di dire se ad agire per primo sia stato il principio attivo o l improvvisa carenza di prede, fattore che comunque avrebbe rapidamente comportato la scomparsa della specie; 7) è da escludere l uso di anticoagulanti della prima generazione, quali warfarin e clorofacinone, in quanto provvisti di una DL50 acuta troppo elevata, e, benché la DL50 cronica sia sensibilmente inferiore, sarebbero richieste più ingestioni dell esca renderebbero estremamente problematico, se non improbabile, il successo di un intervento su un isola di dimensioni così elevate. Ciò considerato, dopo una accurata analisi con il progettista dott. Paolo Sposimo, si è convenuto di proporre la seguente strategia, basata sull uso di due principi attivi differenti, da somministrare in due distinte fasi. L obiettivo è quello di ridurre a livelli minimi il rischio di intossicazione di specie non bersaglio. Propedeutica all adozione di tale strategia è la verifica dell assenza di individui resistenti agli anticoagulanti, con particolare riguardo a quelli della seconda generazione (bromadiolone e difenacoum). Ciò sarà appurato mediante apposite analisi genetiche sul DNA degli individui catturati, già previste nel progetto. In una prima fase, si ridurrà quanto più possibile la popolazione utilizzando difenacoum o, in alternativa, bromadiolone. L uso di tali rodenticidi comporta rischi minori per le specie non bersaglio, che dovessero cibarsi dei ratti intossicati, morti o moribondi. Tale eventualità è nettamente più probabile nelle fasi in cui la popolazione è ancora abbondante. Il rodenticida sarà distribuito due volte in tutti i contenitori presenti sull isola. Ciascuna delle due somministrazioni dovrà essere seguita da un analisi dei consumi, effettuata stimando il quantitativo di esca consumata dai ratti in ciascun contenitore. In una seconda fase, si utilizzeranno esche a base di brodifacoum, che saranno inserite nei contenitori nei quali si sono registrati consumi in almeno una delle due distribuzioni precedenti. Negli altri, l esca andrà comunque sostituita, e potrà essere a base di uno dei due principi attivi impiegati nella fase precedente. In tale fase, la popolazione di ratti dovrebbe già essere significativamente ridotta dalle prime due distribuzioni, e quindi il numero di ratti che potrebbero cadere vittima di predatori sarà molto esiguo. E prevedibile che saranno necessarie una o due distribuzioni con brodifacoum prima di veder cessare i consumi. Obiettivo rodenticida Modalità di somministrazione numero di distribuzioni PRIMA FASE Abbattimento della popolazione di roditori difenacoum (o bromadiolone) in tutti i contenitori presenti sull isola 2 SECONDA FASE Eliminazione sacche di resistenza Brodifacoum e difenacoum (o bromadiolone) Brodifacoum nei contenitori con consumi nelle distribuzioni 1 e/o 2, difenacoum (o bromadiolone) in quelli 1 o 2, da stabilire in base ai consumi

29 senza consumi Si è quindi optato per l'utilizzo di un PA di seconda generazione ma a tossicità relativamente modesta (difenacoum) nella prima fase dell operazione e del brodifacoum nella fase conclusiva. Tale scelta dovrebbe permettere di mantenere prossimi al minimo possibile i rischi di intossicazione secondaria (si utilizzerà il brodifacoum solo quando la popolazione di roditori sarà quasi azzerata) riducendo nel contempo i rischi di insuccesso legati alla (poco probabile) presenza di individui resistenti o alla mancata intossicazione letale di individui che non assumessero le dosi letali con un rodenticida a bassa tossicità. Questo rischio sembra ipotizzabile in particolare per le aree con maggiori risorse trofiche (zone abitate e agricole, colonia di gabbiani), dove i ratti potrebbero essere poco invogliati a consumare le esche in quantità sufficiente. Occorre inoltre aggiungere che, per quanto noto dalla letteratura scientifica, non sono state a oggi effettuate eradicazioni di roditori su isole con il solo difenacoum; l uso del brodifacoum nella parte conclusiva è quindi essenziale per evitare il rischio di problemi inattesi connessi al carattere pionieristico dell operazione Personale impegnato Lo staff impiegato nell'operazione potrà essere indicato con buona approssimazione nella versione definitiva del Progetto di eradicazione (PE) e stabilito definitivamente nel Piano operativo (PO). La definizione dello staff richiederà più incontri preliminari fra i diversi beneficiari per individuare le singole persone che potranno partecipare all'intervento, e in particolare dovranno essere selezionati gli operai forestali che si occuperanno della distribuzione delle esche. Nell'ipotesi che la distribuzione verrà effettuata suddividendo l'isola in 4 settori, ciascuno dei quali affidato ad una squadra di 2 operai, e che ogni 2 squadre debba essere disponibile un operaio aggiuntivo per coprire eventuali assenze, saranno necessari 10 operatori di campo. L installazione erogatori deve essere svolta da due persone che lavorano in coppia, per le somministrazioni successive sarebbe possibile (solo in caso di necessità) operare anche in 3 con 2 persone che agiscono in parallelo lungo due transetti adiacenti e il terzo di supporto per il trasporto di materiali ecc. Sulla base delle stime fatte, che hanno tenuto conto sia delle esperienze maturate in operazioni simili (isole di Giannutri e Zannone), sia di una prova di installazione effettuata a maggio 2013, i tempi dell operazione sono stati stimati considerando che: - 4 squadre di 2 operai più 2 di supporto (tot 10 operai, cui sono da aggiungere 4 operatori GPS) installano 200 erogatori/g in zone normali, 160 in zone difficili; - 4 squadre di 2 operai (tot 8 operai, oltre a due operatori GPS) controllano 240 erogatori/g in zone normali, 200 in zone difficili; - saranno svolti 3 controlli;

30 - 4 squadre di 2 operai (tot 8 operai, oltre a due operatori GPS) rimuovono 220 erogatori/g in zone normali, 180 in zone difficili. Con 10 operai coinvolti nell operazione, i tempi necessari, approssimati per eccesso, sono i seguenti: 13 gg per installazione, 11 gg per singolo controllo, 12 gg per rimozione. Un mese o almeno due-tre settimane prima della data di inizio, una volta individuati gli operai destinati all operazione, gli operai dovranno essere istruiti e si svolgerà una prima giornata di installazione di erogatori, privi di esche, per mettere a punto le procedure operative; a seguito di quanto emergerà vi potranno essere lievi modifiche alle indicazioni sopra riportate. Almeno per la prima somministrazione (installazione erogatori) è indispensabile che ogni squadra comprenda o sia affiancata da una persona in grado di utilizzare il GPS per individuare e georeferenziare i punti di distribuzione, che dovranno essere marcati anche sul campo con nastri colorati, vernice spray, picchetti, in modo da renderli reperibili più facilmente (anche senza GPS per le somministrazioni successive). Dato che operatori in grado di lavorare con il GPS non sembrano presenti fra gli operai forestali di Linosa, questi dovranno essere individuati altrove; è quindi necessario individuare le modalità per rimediare a tale carenza, che potrebbe essere in parte superata con personale dello staff degli altri beneficiari ed eventualmente selezionando in base al CV almeno due volontari esperti, sull'esempio di quanto viene fatto in altri progetti analoghi. Gli operai forestali dovranno essere supportati e coordinati da un tecnico/responsabile delle attività in campo sempre afferente al DRSRT, che avrà funzioni di collegamento con gli altri beneficiari. Oltre agli operatori dovranno essere coinvolti nelle operazioni un esperto coordinatore, che dovrà partecipare alla stesura del PO, collaborare con i beneficiari alle attività preliminari (supporto alle fasi di acquisto dei materiali di consumo, agli incontri con la popolazione, organizzazione della simulazione della prima distribuzione), coordinare la messa in atto dell eradicazione. Dovrà quindi partecipare in modo rilevante alla prima somministrazione/installazione, supervisionare con costanza (ma in modo meno continuativo) le successive somministrazioni, assicurare il controllo GIS dell andamento delle somministrazioni (e dove possibile dei consumi), effettuare ulteriori sopralluoghi per valutare l eventuale necessità di ulteriori somministrazioni. I dettagli su scelta dei settori, della modalità di distribuzione e sui gg/uomo stimati come necessari per installazione e distribuzioni per ciascun settore saranno completati e confermati nel PO. Per quanto riguarda Lampedusa l attività richiede la presenza di due operatori solo durante l installazione mentre è sufficiente un solo operatore per le somministrazioni successive Informazione della popolazione Sono necessarie attività mirate a favorire l'accettazione e l'appoggio della popolazione residente all'eradicazione dei ratti. In particolare sono previsti, e in gran parte già in fase di attuazione: contatti diretti con una serie di persone chiave che possano favorire l accettazione del progetto;

31 2 incontri con la popolazione, il primo per presentare il progetto (effettuato), il secondo per informare su norme di comportamento da adottare durante l eradicazione dei ratti. Si dovrà cercare di favorire quanto più possibile il coinvolgimento diretto della popolazione nell eradicazione, sottolineando i benefici derivanti dall eradicazione del ratto e l importanza del contributo attivo dei residenti. Saranno fornite ad esempio indicazioni sulla gestione dei rifiuti domestici, degli scarti delle attività agricole, l uso di mangiatoie automatiche o di altri sistemi per impedire l accesso dei ratti al cibo per animali domestici. Nella fase conclusiva dell intervento di eradicazione sarà svolto un terzo incontro per raccogliere i giudizi della popolazione sullo stesso e per informare sulle buone pratiche da adottare successivamente. Gli incontri saranno effettuati a Linosa (con un eventuale incontro aggiuntivo a Lampedusa), in sedi da individuare in accordo con l amministrazione comunale. L incontro di presentazione si è già svolto, il secondo è previsto circa 1 mese prima dell avvio dell eradicazione dei ratti, il terzo entro 6 mesi dall avvio dell eradicazione stessa. Se necessario saranno effettuati ulteriori incontri aperti all'intera popolazione o a particolari gruppi di interesse (es. cacciatori, proprietari di animali da cortile, ecc.). Le modalità esecutive che si adotteranno sono del tutto simili a quelle dei routinari interventi di derattizzazione effettuati direttamente dalla popolazione sia nella zona urbana che in molte zone agricole, quindi non sarà particolarmente complesso spiegare l'attività e le misure cautelative necessarie Coinvolgimento delle autorità competenti Le autorità sanitarie/veterinarie saranno coinvolte per gli aspetti di loro competenza; si prevede sia di contattare direttamente il servizio localmente competente, sia di inviare con molto anticipo il programma dell'intervento al Ministero della Salute, in ottemperanza all'ordinanza precedentemente citata. In dettaglio, dovranno essere coinvolti i seguenti soggetti: Comune di Lampedusa e Linosa per tutte le ricadute sul territorio di intervento; Assessorato Regionale Territorio e Ambiente: Servizio Protezione Patrimonio Naturale per gli aspetti connessi alla gestione delle aree naturali protette; Servizio VIA VAS; Servizio Demanio Marittimo; Azienda Provinciale Sanitaria di Palermo sia per gli aspetti di igiene pubblica che per quelli veterinari; Assessorato Regionale alle Risorse Agricole e Forestali per gli aspetti connessi con la gestione faunstico-venatoria; Assessorato Regionale Sanità; Distretto Sanitario di Lampedusa e Linosa;

32 Agenzia Regionale per la Protezione dell Ambiente; Ufficio Circondariale Marittimo di Lampedusa; Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia; Tali attività di informazione, raccordo e confronto saranno svolte dal beneficiario principale Università di Palermo (project manager e collaboratori, incluso incaricati esterni). In sede realizzativa saranno altresì coinvolti i seguenti corpi di polizia per gli aspetti di vigilanza e controllo: Polizia Municipale di Lampedusa e Linosa; Stazione Carabinieri di Linosa; Guardia Costiera di Lampedusa; Corpo Forestale della Regione Siciliana Ispettorato della provincia di Agrigento Regime proprietario delle aree di intervento Le zone di intervento ricadono in aree di proprietà pubblica ed in aree di proprietà privata. Per quanto riguarda le aree pubbliche si prevede di acquisire l'autorizzazione per l'accesso e lo svolgimento delle attività di campo presso gli enti competenti indicati nel paragrafo seguente. Per quanto riguarda la necessità di permettere l'accesso degli operatori nelle aree private si stanno valutando le possibili opzioni per semplificare le procedure di autorizzazione Acquisizione autorizzazioni Per l attuazione dell azione di eradicazione si prevede di acquisire le seguenti autorizzazioni: ASP di Palermo per gli aspetti di igiene pubblica e veterinari; ARTA-Servizio Protezione Patrimonio Naturale per gli interventi all interno della riserva naturale e per l acquisizione del parere del CRPPN; Comune di Lampedusa per gli aspetti di igiene pubblica; ARTA-Servizio VIA VAS VI per la Valutazione di Incidenza Ambientale; Ministero dell Ambiente ISPRA Gli enti proprietari che dovranno autorizzare l accesso nelle aree di intervento in questa fase si identificano in: Comune di Lampedusa e Linosa;

33 Assessorato Regionale Territorio e Ambiente Servizio Demanio Marittimo; 5 Rischi per le specie non target e principali azioni previste per la loro riduzione 5.1 Specie non target potenzialmente a rischio di avvelenamento Vengono di seguito esaminati i taxa autoctoni che potrebbero subire qualche tipo di impatto a causa dell eradicazione dei ratti. I Gasteropodi terrestri risultano attratti e si nutrono comunemente di esche rodenticide in diverse formulazioni, generalmente senza apparenti fenomeni di intossicazione (Hoare e Hare 2006, Capizzi e Santini 2007, Brooke et al. 2011), ma in singoli casi è stata riscontrata un'elevata mortalità a carico solo di alcune specie (Booth et al. 2001). Nelle eradicazioni di ratti effettuate fino a oggi nelle isole italiane non sono mai stati osservati possibili casi di mortalità (es. presenza di nicchi vuoti all interno degli erogatori), nonostante che nelle isole con substrato calcareo il consumo da parte di chiocciole e lumache sia spesso risultato assai elevato. Nel corso delle operazioni di eradicazione condotte sull isola di Giannutri risultò necessario adottare opportune misure per impedire l'accesso dei Gasteropodi negli erogatori ed evitare così che le esche venissero interamente consumate in brevissimo tempo (ad es. spargimento di sale da cucina nella zona di ingresso degli erogatori: Sposimo et al. 2008). Su isole dove sono presenti uno o più taxa endemici o di rilevante interesse conservazionistico e sono previsti interventi di eradicazione di roditori che prevedono una capillare distribuzione delle esche (distribuzione aerea o comunque basata su una griglia fittissima), che potrebbe quindi raggiungere una buona parte degli esemplari di queste specie, appare prudente effettuare test preliminari ex situ (attualmente in corso) per vedere se si hanno casi di intossicazione acuta (Brooke et al. 2011, Sposimo et al. 2011). Per Linosa sono note le seguenti specie (Cianfanelli 2002): Truncatella subcylindrica (L.), Ovatella (Myosotella) myosotis (Draparnaud), Limacus flavus (L.), Deroceras sp., Cecilioides (Cecilioides) acicula (Müller), Xerotricha conspurcata (Draparnaud), Cernuella (Cernuella) virgata (Da Costa), Caracollina (Caracollina) lenticula (Michaud), Theba pisana (Müller), Eobania vermiculata (Müller), Cantareus apertus (Born), Cantareus aspersus (Müller). Nessuna di queste specie è di particolare interesse conservazionistico; l unica eccezione è rappresentata dalla popolazione di Eobania vermiculata, che mostra un evidente fenomeno di nanismo insulare, la cui integrità è però minacciata dall'introduzione involontaria di esemplari provenienti dalla terraferma (Cianfanelli 2002). Viceversa alcune di queste sono state certamente introdotte dall uomo in tempi più o meno recenti, due sono specie che vivono nelle pozze salmastre (Truncatella subcylindrica, Ovatella myosoti) e quindi nemmeno potenzialmente interessate dall eradicazione dei roditori. Le specie eduli (Theba pisana, Eobania vermiculata, Cantareus aspertus, C. aspersus) potrebbero destare preoccupazione rispetto alla salute umana e tutte rispetto alla diffusione degli anticoagulanti nella catena alimentare. In realtà negli invertebrati non sono conosciuti casi di accumulazione all'interno di particolari organi (come avviene nel fegato di uccelli e mammiferi), mentre la persistenza del brodifacoum (l anticoagulante più studiato da questo punto di vista) negli invertebrati è molto bassa, le tracce della sostanza scompaiono infatti entro alcuni

34 giorni o in pochissime settimane (Fisher 2011). Tutto ciò fa ritenere che il rischio di intossicazioni acute per i predatori di chiocciole terrestri e di altri invertebrati sia molto basso. Queste considerazioni, unite al fatto che la distribuzione delle esche è prevista con una densità tale da non poter rappresentare una minaccia a livello di popolazione per i Molluschi terrestri, suggeriscono che non sia necessario svolgere test su specie di questo gruppo con finalità conservazionistiche. Dato invece il consumo di specie eduli da parte di singoli residenti, appare necessario prevedere appropriate misure per evitare qualsiasi rischio; per verificare l eventuale tossicità delle esche su queste specie, che avrebbe potuto indurre nella popolazione umana avversione per l'operazione, sono stati somministrati per gg 15 i prodotti utilizzati per i test di appetibilità, a base di brodifacoum, difenacoum e clorofacinone, ad esemplari appartenenti alle 4 specie eduli (per un totale di 20 ind.). Nel corso del test nessuno degli esemplari in esame è deceduto, evidenzindo l'assenza di rischi per queste specie. Si sottolinea che le chiocciole avevano a disposizione sia lattuga sia rodenticida e hanno consumato il rodenticida in bassa percentuale; successivamente è stata tolta la lattuga ed hanno consumato maggiormente il rodenticida, ma in misura trascurabile. Per almeno 2 giorni successivi al consumo del rodenticida, le chiocciole hanno rilasciato escrementi contenenti resti del rodenticida, riconoscibili dal caratteristico colore dei blocchetti forniti come cibo ad esse. È stato più volte rilevato come anche alcune specie di Artropodi si nutrano di esche rodenticide, talvolta in modo molto consistente (ad es. su isole tropicali il consumo da parte dei granchi terrestri obbliga a raddoppiare o triplicare i quantitativi di esche da somministrare), ma fino a oggi non sono mai stati segnalati casi di mortalità riferibili a intossicazione acuta. Come sopra accennato negli invertebrati non si verifica un accumulo di prodotto in particolari organi o tessuti, le concentrazioni di principio attivo decadono quindi rapidamente dopo l assunzione (Booth et al. 2001, Hoare e Hare 2006). L avvelenamento secondario di Vertebrati dovuto all ingestione di Artropodi e altri invertebrati che hanno assunto il principio attivo, pur rimanendo un evento possibile, risulta quindi meno probabile rispetto a quello causato dall ingestione di ratti intossicati. In ogni caso, non vi sono motivi per supporre possibili impatti sugli Artropodi. Come già indicato, durante i test di appetibilità svolti fino a oggi non è mai stato rilevato un consumo significativo di esche da parte di Artropodi, nonostante che alcuni erogatori siano stati posizionati ad hoc in siti con notevole abbondanza di formiche e di Coleotteri a causa della abbondante presenza di cibo di origine artificiale. Proprio le formiche e alcuni coleotteri sono fra gli artropodi che più spesso, in varie altre isole mediterranee, hanno fatto registrare un consumo più o meno elevato di esche (P. Sposimo dati ined.), consumo relativamente semplice da distinguere da quello di Roditori e Molluschi terrestri. Per i vertebrati non a sangue caldo la tossicità degli anticoagulanti è ritenuta bassa, per il diverso meccanismo di coagulazione rispetto a Mammiferi e Uccelli (Hoare e Hare 2006). Sull'isola di Linosa non sono presenti Anfibi. Fra i Rettili (Corti e Lo Cascio 2002), oltre a Caretta caretta, sono presenti Chalcides ocellatus linosae, Hemidactylus turcicus, Tarentola mauretanica e Podarcis filfolensis laurentiimuelleri. Per queste specie appare molto basso il rischio di intossicazione secondaria, dato che nessuna di esse può nutrirsi regolarmente di roditori intossicati (sebbene occasionalmente P. filfolensis possa nutrirsi anche di cadaveri di ratti o topi), che l intossicazione dovuta all ingestione di invertebrati che hanno assunto rodenticidi è poco probabile visto che il principio attivo non si concentra nei tessuti di questi animali e vi permane per un tempo

35 molto ridotto. Inoltre, date le modalità di distribuzione (secondo una griglia a maglia ben maggiore dell'home range degli invertebrati che possono consumare le esche), solo una parte molto limitata delle popolazioni di invertebrati potrà venire a contatto con le esche. Per quanto riguarda il rischio di intossicazione diretta, questo è stato considerato possibile per P. filfolensis e C. ocellatus presenti con popolazioni numerose (C. ocellatus) o straordinariamente abbondanti (P. filfolensis). A luglio 2013 sono stati quindi realizzati semplici test ex situ su queste due specie, somministrando esche in blocchi e in pellets a base di brodifacoum e bromadiolone (i due anticoagulanti a maggiore tossicità fra quelli di possibile utilizzazione) a 11 lucertole e 2 gongili, per un periodo di 17 gg; durante i primi 7 gg ai sauri era stato fornito sia cibo fresco che esche rodenticide, mentre negli ultimi 10 gg sono stati alimentati esclusivamente con esche rodenticide. Nessun esemplare è deceduto o ha mostrato segni di intossicazione acuta e al termine dell'esperimento tutti gli ind. apparivano in perfette condizioni; risultati analoghi sono descritti da Francescato et al. (2010) per l'isola di Zannone. Il test dimostra che l'esposizione dei sauri all'anticoagulante è stata tollerata ed essi dopo 20 giorni erano vivi e vitali. Wedding (2007) ha anche riportato l'assenza di casi di mortalità sia in campo sia in laboratorio, effettuando test simili su gongili con il Brodifacoum. Si può quindi supporre che nelle condizioni che si verificheranno al momento dell'intervento non vi saranno rischi apprezzabili a livello di popolazione per queste specie, in quanto: a) solo una porzione ridotta di lucertole e gongili avrà a disposizione nel proprio home range, oltre alle normali risorse trofiche, le esche rodenticide; b) in tutti i test in situ svolti, come sopra ricordato, non hanno consumato le esche in modo rilevabile. Fra gli Uccelli (cfr. La Mantia et al. 2002) sono presenti alcune specie potenzialmente a rischio di intossicazione diretta, sia fra quelle residenti che fra quelle migratrici e svernanti. Le modalità di distribuzione delle esche che saranno adottate (cfr. sopra) sono però tali da escludere l'ingestione diretta delle esche da parte di uccelli, se non in casi del tutto accidentali. Più rilevante appare invece il rischio di intossicazione indiretta per ingestione di invertebrati o, soprattutto, di roditori intossicati; un rischio di avvelenamento secondario significativo a livello di popolazione è comunque da ritenere possibile solo a carico delle specie per cui i roditori costituiscono una componente importante della dieta (Eason e Spurr 1995). A Linosa l unica specie nidificante che può subire avvelenamento secondario è il gheppio Falco tinnunculus, presente con alcune coppie; il barbagianni Tyto alba è la specie a maggior rischio ma a Linosa, secondo quanto riportato nel Piano di Gestione del SIC, è solo sporadicamente presente, presumibilmente con individui erratici e non con una popolazione stabile; osservazioni effettuate durante le fasi di questo progetto non hanno permesso di rilevare la presenza stabile della specie, che invece si riproduce a Lampedusa con 3-4 coppie. Occorre comunque precisare che la presenza del barbagianni a Linosa è stata rilevata più volte nel periodo autunnale (A. Corso, O. Janni, ined.), non è quindi possibile escludere la presenza di singole coppie stanziali o più facilmente di un regolare arrivo di individui in periodo non riproduttivo. L'intossicazione secondaria del gabbiano reale è invece da considerare possibile ma poco probabile o al più poco frequente, in considerazione della dieta della specie (questa specie onnivora solo occasionalmente può nutrirsi di Roditori o di altri animali che possono consumare le esche): a Giannutri, ad es., con una popolazione nidificante stimata in 5000 coppie, i possibili casi di intossicazione letale vennero stimati nell ordine di alcune decine (fra 50 e 200 individui, valore massimo pari al 2 % dei soggetti adulti: Sposimo et al. 2008), e durante l'intera operazione vennero usate solo esche a base di brodifacoum; a Linosa ci si può quindi attendere, nel caso peggiore, la perdita di pochissimi individui. È certamente possibile che ratti e topi siano predati da alcune specie

36 di rapaci diurni e notturni presenti sull isola durante le migrazioni e, in misura decisamente più ridotta, in inverno. Nel caso di un intervento a fine estate i rischi per queste specie sarebbero quindi ben maggiori rispetto al periodo invernale, quando a Linosa sono presenti pochissime specie di rapaci, in modo irregolare e con pochi individui (l'unica specie svernante regolare è il gheppio, che dalle osservazioni effettuate in campo a Linosa è saurofaga anche in inverno). Al fine di minimzzare ogni rischio, comunque, si prevede che l azione di eradicazione verrà accompagnata da un attività di recupero delle spoglie di animali avvelenati. I Mammiferi terrestri viventi allo stato selvatico (Masseti e Zava 2002), escluse poche specie di Chirotteri conosciute per l isola, sono rappresentati dalle sole specie aliene già ripetutamente citate (ratto nero, topo domestico, coniglio, gatti inselvatichiti). I pipistrelli non sono da considerare in alcun modo a rischio di intossicazione primaria e sembrano nulli anche quelli di intossicazione secondaria, le specie aliene sopracitate sono target dell eradicazione o quantomeno non rivestono interesse conservazionistico. Riassumendo, rischi a carico di specie di interesse conservazionistico sono essenzialmente ipotizzabili per specie svernanti di rapaci, sia diurni che notturni, e sono di entità molto limitata in conseguenza del periodo scelto per l eradicazione. In generale, rischi a livello di popolazione per specie selvatiche non target, in considerazione dell assenza di popolazioni di rapaci notturni, sembrano assenti, tranne forse nel caso del gheppio, specie che può certamente consumare piccoli individui di ratto e soprattutto topi qualora riesca a catturarli durante il giorno. Il gheppio nidifica a Linosa con alcune coppie (presumibilmente 7-8), forse sedentarie, alle quali nei periodi di migrazione potrebbero aggiungersi individui in transito appartenenti ad altre popolazioni. Una consistente popolazione inoltre sverna nell isola. Questa specie in realtà si nutre in misura trascurabile di animali notturni come topi e ratti (cfr. ad es. Costantini et al per il Lazio e Sottou et al per l Algeria), e a Linosa la sua dieta è essenzialmente basata sugli abbondantissimi Sauri (B. Massa, dati inediti), ma non si può escludere che alcuni degli individui locali possano assumere roditori durante l intervento e di conseguenza intossicarsi. L entità del rischio appare comunque minima. Eventuali perdite di individui per le altre specie citate in precedenza riguarderebbero sempre frazioni molto basse delle rispettive popolazioni; per quanto è prevedibile sulla base della composizione faunistica locale, dei test effettuati e della letteratura scientifica sulla materia si tratterebbe quindi di eventi accidentali non rilevabili a livello di popolazione. Occorre ricordare che tali eventuali perdite sono da valutare rispetto a quelle di pulcini di berta maggiore causati annualmente dai ratti, perdite certamente significative a livello di popolazione, particolarmente gravi trattandosi della maggiore popolazione nidificante in Italia e nei Paesi europei del Mediterraneo. Per quanto riguarda Lampedusa, la limitatissima dimensione (spaziale e temporale) dell attività, unita all uso di un principio attivo con ridotta tossicità per specie non target e - anche in questo caso - all uso di erogatori inaccessibili a mammiferi diversi dai Roditori, garantisce di per sé l assenza di effetti indesiderati significativi.

37 5.2 Rischi a livello ecosistemico I rodenticidi anticoagulanti non sono praticamente solubili in acqua e, anche se distribuiti liberamente sul terreno, non possono essere assorbiti dalle piante (WHO 1995); sono ormai innumerevoli gli studi che hanno dimostrato l assenza di impatti dovuti alla diffusione del principio attivo utilizzato nel suolo e nelle acque (cfr. ad es. Howald et al. 2005). Tali studi riguardano essenzialmente il brodifacoum, l anticoagulante di gran lunga più utilizzato a livello mondiale, e sono sostanzialmente del tutto tranquillizzanti, anche relativamente agli impatti potenziali della distribuzione capillare delle esche sull intero territorio dell isola, effettuata via aerea con quantitativi decisamente superiori a quelli utilizzati con la distribuzione manuale (Howald et al. 2007). Prudenzialmente, nelle distribuzioni via aerea vengono comunque adottati accorgimenti per evitare la caduta dei pellet nei pressi di sorgenti e corpi d acqua interni e in mare; nel caso di distribuzione - libera - via terra questo rischio è inesistente, legato solo all eventuale errato posizionamento di mucchietti di pellet o di erogatori in zone con scorrimento di acqua. Nell ambito di precedenti eradicazioni con distribuzione aerea di esche sono stati effettuati test preliminari per valutare l entità del rischio e monitoraggi durante e dopo il lancio dei pellet per individuare gli eventuali effetti prodotti; tale rischio sembra estremamente basso sia sulla base di tali indagini (cfr. Eason e Ogilvie 2009), sia delle informazioni derivanti dall'analisi degli effetti di una massiccia immissione accidentale di pellet con brodifacoum in mare (18 t stimate cadute accidentalmente in mare in una riserva naturale, Primus et al. 2005). Le tecniche di distribuzione previste per Linosa (con erogatori) permettono di escludere ogni rischio. Oltre ai possibili impatti negativi diretti dell intervento, legati alla distribuzione di rodenticidi nell ecosistema insulare, sono da prendere in considerazione gli eventuali effetti indesiderati che potrebbero derivare dall eliminazione di una specie che, seppure alloctona, è da lungo tempo un elemento rilevante nelle reti trofiche dell isola. In generale, effetti negativi inattesi dovuti all eradicazione di una specie (surprise effect: Mack and Lonsdale 2002) si manifestano su isole dove sono presenti più specie alloctone, e come conseguenza dell eradicazione della specie aliena dominante si assiste a un esplosione demografica di un altra specie aliena (Caut et al. 2009). Casi esemplificativi riguardano l immediato aumento del topo domestico in seguito all eradicazione dei ratti (Zavaleta et al. 2001) oppure l esplosione di specie vegetali aliene dopo l eradicazione di ungulati (Cabin et al. 2000). Nel caso in esame, il rischio più significativo che si può ragionevolmente ipotizzare sembra quello legato alla presenza del topo domestico, qualora l intervento previsto portasse all eradicazione del ratto nero ma non a quella del topo. In questo caso, soprattutto negli habitat dove attualmente la popolazione del topo sembra soppressa da quella del ratto, ed è quindi presente in densità molto basse (in base ai risultati raccolti fino a oggi sembra che questa situazione si verifichi forse - solo negli ambienti collinari di macchia mediterranea), si potrebbe verificare un notevole aumento numerico del topo domestico. Il topo domestico negli ambienti insulari produce impatti talvolta molto significativi ma per quanto noto a oggi chiaramente inferiori rispetto alle specie del gen. Rattus (Angel et al. 2009); a Linosa il topo domestico appare già oggi molto comune in tutti gli habitat artificiali e seminaturali, non sembra logico quindi ipotizzare l insorgenza di nuovi e significativi impatti ecologici. L impatto sulla popolazione umana di un eventuale aumento del topo non dovrebbe essere rilevante, dato che la specie è già relativamente comune nei centri abitati ed eventualmente avverrebbe a seguito della scomparsa dei ratti, il cui impatto socio-sanitario è ben

38 maggiore. Un altro problema derivante dall eventuale mancata eradicazione del topo domestico riguarda la presenza dei gatti inselvatichiti: non si avrebbe un calo numerico di questi ultimi come generalmente avviene nelle isole quando con l eradicazione dei roditori viene a mancare la loro principale risorsa trofica, resterebbe quindi invariato il loro eventuale impatto sulla popolazione di berta maggiore e su altre specie locali. L eradicazione dei ratti potrebbe favorire inoltre un aumento numerico della popolazione di conigli. A quanto ci risulta, però, non vi sono indicazioni nella letteratura scientifica che confermino questa ipotesi; a Linosa, inoltre, il coniglio sembrerebbe limitato da altri fattori quali la periodica insorgenza di malattie, il prelievo venatorio e la predazione da parte dei gatti, piuttosto che dalla possibile competizione con il ratto nero. Per quanto riguarda Lampedusa, per le medesime ragioni indicate nel precedente paragrafo non vi è alcun motivo per supporre il rischio di effetti ecosistemici significativi legati allo svolgimento dell attività prevista. 5.3 Principali azioni previste per la riduzione dei rischi 5.4 Tutela delle specie selvatiche non target Non è emersa la necessità di adottare particolari misure di tutela per singole specie selvatiche non target. Misure generali per la tutela delle specie non target sono invece state individuate e consistono principalmente nella scelta di effettuare la distribuzione esclusivamente utilizzando erogatori rigidi (riduzione del rischio di intossicazione diretta), nella scelta del periodo invernale per l eradicazione (quando la presenza di rapaci è minima), nella scelta di effettuare le prime somministrazioni quelle che colpiranno la grandissima maggiornaza degli indd. della specie target - con esche a base di anticoagulanti di seconda generazione a tossicità inferiore a quella del brodifacoum (utilizzato quasi sempre nellle eradicazioni), e nella ricerca, raccolta e smaltimento di carcasse di specie non target, che se necessario saranno esaminate al fine di individuare prontamente eventuali casi di mortalità riferibili all'intervento e, qualora ritenuto necessario e possibile, potranno indurre a modificare le modalità di distribuzione o ad avviare immediatamente misure specifiche di tutela di specie non target. 6 Popolazione e animali domestici 6.1 Rischi per la popolazione Le modalità adottate sono quelle comunemente utilizzate per le operazioni di controllo roditori, e analogamente a quelle non presentano rischi significativi di intossicazione per ingestione di esche da parte di esseri umani. Infatti, le esche sono contenute all'interno di erogatori rigidi chiusi, inaccessibili a bambini piccoli; riportano indicazioni sul contenuto e la pericolosità; la concentrazione di principio attivo è molto bassa, sarebbe quindi necessario ingerirne un grosso quantitativo (diversi etti, in proporzione al peso corporeo) per correre il rischio di intossicazione acuta; contengono una sostanza amarissima che le rende immangiabili per l'uomo. Molti abitanti di Linosa acquistano e distribuiscono direttamente esche rodenticide, presumibilmente in modo molto meno protetto rispetto a quanto avverrà nell'ambito del progetto, l'intera popolazione è quindi

39 preparata alla loro presenza. La popolazione locale sarà adeguatamente informata su tempi e modalità di distribuzione e sui rischi legati all'eventuale ingestione di anticoagulanti, possibile sebbene del tutto improbabile per quanto sopra esposto da parte di bambini piccoli. Come ulteriore misura precauzionale per evitare in ogni modo il rischio che un bambino assaggi anche un quantitativo minimo di esca (il cui sapore di fatto ne impedisce un'ulteriore assunzione), di per sé innocua ma certamente in grado di terrorizzare i genitori, si raccomanderà alle famiglie con bambini piccoli di tenerli ragionevolmente sotto controllo durante lo svolgimento dell intervento. Con le autorità sanitarie saranno definiti tutti i necessari accorgimenti ai fini della tutela della pubblica incolumità. Non sono in nessun modo prevedibili rischi derivanti dalla diffusione dei rodenticidi in acqua o nelle piante. Il rischio di consumo di esche da parte di animali allevati a scopo alimentare appare nullo. Le aree recintate dove sono allevate galline, conigli o (casi singoli) ungulati domestici sono di ridottissima estensione e saranno trattate solo mediante erogatori localizzati esternamente alle recinzioni. I piccioni domestici allevati in libertà non sono in grado di raggiungere le esche negli erogatori. In ogni caso prima dell'avvio della distribuzione e nel corso della stessa saranno presi contatti e accordi con tutti i proprietari di animali allevati a scopo alimentare e individuate caso per caso le più adeguate modalità di intervento. Si cercherà sempre di coinvolgere agricoltori e proprietari di animali da cortile nell'attività. Qualora condiviso ed autorizzato dalle autorità sanitarie, tale coinvolgimento dei privati potrà avvenire anche fornendo una adeguata quantità di esche e affidando loro la responsabilità del rifornimento all'interno di rimesse, magazzini, piccoli recinti. Sono invece da esaminare possibili rischi dovuti all'ingestione da parte dell'uomo di animali selvatici intossicati. Tale rischio non riguarda uccelli oggetto di caccia, in quanto le possibilità che columbiformi o passeriformi migratori ingeriscano le esche sono praticamente nulle. È invece molto probabile che chiocciole eduli possano consumare le esche. Per quanto riguarda il coniglio selvatico, con la distribuzione esclusivamente con erogatori il rischio di ingestione di esche da parte dei conigli è trascurabile. Le chiocciole terrestri possono consumare abbondantemente le esche rodenticide ma non sono mai stati rilevati casi di accumulo di anticoagulanti in particolari tessuti, le tracce della sostanza scompaiono infatti entro alcuni giorni o in pochissime settimane (Brooke et al. 2011, Fisher 2010, Fisher et al. 2011). Come misura precauzionale in questo caso sarà necessario informare in modo capillare la popolazione dei possibili rischi connessi al consumo di chiocciole durante l intervento, e fino ad almeno 15 giorni dopo la rimozione delle esche, con una campagna basata sia sul passaparola che sulla diffusione di semplicissimi avvisi in luoghi strategici (farmacia, comune, negozi di alimentari ecc.). Cautelativamente nel medesimo periodo (di durata prevedibile di almeno 4 mesi) il consumo di chiocciole dovrà essere vietato, con provvedimento delle autorità sanitarie. È opportuno citare comunque il fatto che attualmente molti linosani effettuano derattizzazione con rodenticidi e non si è verificato mai alcun caso di avvelenamento secondario con ingestione di chiocciole.

40 Tale aspetto sarà oggetto di specifico e preliminare approfondimento e concertazione con le autorità sanitarie. L'antidoto agli anticoagulanti è la vitamina K. Pertanto dovrebbe essere assicurata la presenza sull'isola di farmaci a base di vitamina K e il personale dovrà essere preparato a individuare e gestire eventuali casi di possibile intossicazione, sia per l'uomo che per gli animali domestici. Tale aspetto sarà oggetto di specifico e preliminare approfondimento e concertazione con le autorità sanitarie. Dovranno quindi essere preliminarmente individuati gli operatori presenti sull isola di Linosa con cui pianificare e organizzare tale attività di pronto intervento sia per gli aspetti connessi con la salute umana si per quelli di sanità veterinaria. Per quanto riguarda Lampedusa considerazioni analoghe possono essere fatte per quanto riguarda le chiocciole terrestri, per le quali dovrebbero essere presi analoghi provvedimenti. 6.2 Rischi per animali domestici Come sopra ricordato, i rischi per i pochi esemplari di ungulati domestici sembrano trascurabili, sia perché gli animali vengono tenuti in aree recintate di limitata estensione, sia perché le esche saranno somministrate in modo da risultare inaccessibili ad animali di grossa mole come cavalli o asini anche in prossimità dei recinti (nel caso che gli animali dovessero uscire accidentalmente). Ugualmente trascurabili sembrano i rischi per pollame e conigli domestici. In tutti i casi saranno comunque adeguatamente informati i proprietari della necessità di tenere sotto controllo gli animali. Tale aspetto sarà oggetto di specifico e preliminare approfondimento e concertazione con le autorità sanitarie. A Linosa sono presenti in discreto numero i cani da caccia, normalmente rinchiusi in recinti o in piccoli giardini. Non vi sono rischi significativi di intossicazione diretta dato che la distribuzione avverrà solo con erogatori. L'entità del rischio di intossicazione indiretta (ingestione di animali intossicati) dipende notevolmente dal principio attivo che viene utilizzato: la tossicità per i cani del brodifacoum è infatti indicativamente 20 volte superiore a quella del difenacoum e 10 volte rispetto al bromadiolone. Un cane dovrebbe assumere roditori che a loro volta hanno assunto esche con difenacum o bromadiolone per un peso complessivo paragonabile a quello del cane stesso per avere il 50 % di probabilità di morte, mentre un cane di 10 kg correrebbe il medesimo rischio ingerendo c. 500 g di esche con brodifacoum (potrebbero essere quindi sufficienti circa 10 ratti che hanno assunto 50 g di esca ciascuno prima di morire), mentre lo stesso cane dovrebbe assumere almeno 40 ratti intossicati con bromadiolone e 200 con difenacum per correre lo stesso rischio. Appare quindi evidente che utilizzando difenacum nelle prime fasi dell operazione, che permetteranno l eliminazione di quasi tutti i roditori, e il brodifacoum solo in quella conclusiva il rischio di intossicazione letale per avvelenamento indiretto sembra trascurabile per cani che non vengono lasciati vagare senza alcun controllo. Nel corso dei sopralluoghi effettuati su Linosa nel è stato osservato un solo cane, appartenente a residenti, libero di vagare sull'isola. Solo sporadicamente sono stati osservati altri 2-3 cani, certamente domestici, in libertà. In questo e in altri eventuali casi simili i proprietari dovranno essere informati dei possibili rischi.

41 Anche i gatti sono potenzialmente a rischio solo di avvelenamento indiretto (ingestione di roditori intossicati). La sensibilità del gatto agli anticoagulanti è però molto inferiore a quella dei cani (fino a due ordini di grandezza nel caso del brodifacoum, cfr. tab. 1), ma gatti in semilibertà potrebbero ingerire numerosi topi e ratti intossicati fino ad intossicarsi a propria volta. Indicativamente, un gatto di 3 kg dovrebbe ingerire roditori che hanno a loro volta assunto circa 1,5 kg di esche a base di brodifacum per raggiungere la DL50, una dose maggiore (imprecisata) di esche con bromadiolone e circa 6 kg di esche con difenacum. Anche in questo caso l uso di esche a minor tossicità durante le fasi iniziali dovrebbe limitare moltissimo i rischi. Occorre però aggiungere che eventuali gatti randagi che si nutrano prevalentemente di ratti e topi potrebbero assumere prede intossicate in modo continuativo per giorni e giorni; in tal caso potrebbero intossicarsi per ingestione plurima assumendo dosi inferiori anche di un ordine di grandezza inferiori a quelle necessarie con dosi singole. I proprietari di gatti dovranno essere informati sui rischi di intossicazione e dell'opportunità di tenere sotto controllo i propri animali; occorre comunque ricordare che nell area urbana e periurbana i rischi saranno probabilmente non superiori a quelli causati dalle attività di disinfestazione effettuate di routine dalla popolazione linosana. Al fine di ridurre sensibilmente i rischi si prevede di svolgere una puntuale attività di recupero delle spoglie di animali avvelenati. Come indicato al paragrafo precedente, dovrà essere assicurata la presenza sull'isola di farmaci a base di vitamina K e il personale sanitario/veterinario dovrà essere preparato a individuare e gestire eventuali casi di possibile intossicazione. Tali aspetti saranno oggetto di specifico e preliminare approfondimento e concertazione con le autorità sanitarie. Per quanto riguarda Lampedusa la ridotta entità dell intervento e l uso di un principio attivo a bassa tossicità per le specie non target permette di escludere rischi di impatti significativi e comporta rischi di gran lunga minori rispetto a quelli derivanti dalle normali operazioni di disinfestazione. 6.3 Impatti del ratto nero sulla popolazione residente e benefici derivanti dall eradicazione Come anticipato in precedenza, la presenza dei ratti comporta una serie di impatti di carattere sanitario e socio-economico, in alcuni casi molto significativi. Per quanto riguarda gli aspetti sanitari, come riportato in un lavoro che riassume le attuali conoscenze in materia (Capizzi e Santini 2007), fra le numerose zoonosi nella cui trasmissione all uomo o agli animali domestici è coinvolto Rattus rattus, le principali fra quelle segnalate anche in Italia sono le seguenti: Febbre emorragica con sindrome renale (HFRS); agente: hantavirus (varie specie virali) Tifo murino, agente Rickettsia typhi, vettori pulci, zecche, acari, pidocchi Febbre bottonosa mediterranea, agente Rickettsia conorii, vettore zecche Leptospirosi, agente Leptospira interrogans Salmonellosi, agente Salmonella enteridis Febbre da morso di ratto (RBF), agenti Streptobacillum moniliformis, Spirillum minor

42 Toxoplasmosi, agente Toxoplasma gondii Leishmaniosi cutanea, agente Leishmania infantum Criptosporidiosi, agente Cryptosporidium parvum L eradicazione del ratto nero permetterebbe quindi di migliorare le condizioni sanitarie eliminando/riducendo i rischi di diffusione delle malattie su elencate. Il benessere complessivo della popolazione residente è in una certa misura condizionato dalla presenza dei ratti: gli abitanti, soprattutto nelle zone rurali, devono infatti costantemente difendersi in vario modo dai ratti, che in assenza di adeguate contromisure possono entrare in abitazioni, magazzini, rimesse, consumare prodotti agricoli e alimenti di animali domestici, uccidere i piccoli di questi ultimi, danneggiare materiali e manufatti. In particolare, in assenza di un intensa attività di contenimento i ratti possono produrre gravi impatti alle attività agricole, soprattutto alle coltivazioni di ortaggi e di frutta, e agli allevamenti di animali da cortile per autoconsumo. Per ridurre tali impatti molti abitanti acquistano e distribuiscono quantitativi anche rilevanti di esche rodenticide: un singolo agricoltore ha indicato in circa 700 il costo sostenuto annualmente per l acquisto di esche, a suo parere indispensabili per tutelare la produzione agricola. La distribuzione di ingenti quantitativi di esche rodenticide nelle zone coltivate e abitate, potenzialmente non sempre effettuata con le dovute cautele e limitatamente ai quantitativi effettivamente necessari, comporta oggi rischi per animali domestici e fauna selvatica simili a quelli descritti nel presente documento per l intervento di eradicazione, complessivamente di entità inferiore ma localmente di livello paragonabile se non decisamente superiore (area urbana). Una valutazione complessiva dei benefici economici diretti, in termine di riduzione di danni e di costi per il controllo, che potrebbe derivare dall eradicazione dei ratti, è prevista nell ambito dell Azione D2. Ci si può attendere che i valori che emergeranno saranno rilevanti: ad es. il solo costo annuale per il contenimento è stato stimato pari a $ /anno su circa 170 ha a Lord Howe Island (Lord Howe Island Board 2009), mentre i costi complessivi (danni prodotti e costi per contenimento) derivanti dalla presenza di ratti nelle isole Scilly (UK), su una superficie complessiva di circa ha, ammontano a circa sterline/anno (Bell 2011). Oltre all impatto sanitario e ai costi diretti più facilmente identificabili come causati dai ratti, la presenza di questi animali rappresenta un elemento detrattore per il valore turistico dell isola, incidendo negativamente sulla biodiversità locale e sulla percezione del valore naturale dell isola, che rappresenta indubbiamente una delle principali caratteristiche di Linosa. In un buon numero di casi l impatto dei ratti sul turismo è stato riconosciuto come significativo, è stato fra i principali motivi che hanno indotto alla loro eradicazione (in alcune delle isole Seychelles una parte del costo dell operazione è stata coperta da operatori turistici privati), e sono stati documentati i benefici in termini turistici conseguenti all eradicazione dei ratti (cfr. ad es. le motivazioni alla base dell eradicazione dei roditori su Lord Howe Island: Lord Howe Island Board 2009). Nel caso di Linosa, il beneficio economico derivante dall incremento dell ecoturismo legato alla valorizzazione della più grande colonia europea di berta maggiore liberata dalla predazione da ratti potrebbe essere non trascurabile.

43 Nella Tab. 2 sono riportati i risultati di un indagine sulla popolazione delle isole Scilly relativamente a come è giudicato l impatto dei ratti e quale sarebbe il loro atteggiamento in caso di eradicazione (da Bell 2011).

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