I PIÜ ANTICHI VETRI DELLA CAMPANIA. I RINVENIMENTI DA VIVARA (NA) ED IL LORO CONTESTO ARCHEOLOGICO

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1 I PIÜ ANTICHI VETRI DELLA CAMPANIA. I RINVENIMENTI DA VIVARA (NA) ED IL LORO CONTESTO ARCHEOLOGICO CLAUDIO GIARDINO, CARLA PEPE Líisola di Vivara Lisola di Vivara ha restituito le piü antiche attestazioni di vetro nella Campania. Thle documentazione, tenuto conto della sua alta antichità, può dirsi relativamente ampia. Vivara costituiva in età pre-protostorica un promontorio della piü vasta isola di Procida, cui era collegata mediante un istmo sabbioso oggi sprofôndato a seguito dell'abbassamento della linea di costa. Alta 120 m sul livello del mare, domina sia il Canale d'ischia che quello di Procida, consentendo così ai suoi abitanti di esercitare agevolmente il controllo della navigazione lungo il golfo di Napoli. Era inoltre in grado di offrire alle imbarcazioni molteplici possibilità di approdo, tutte ben visibili dall'acropoli. Le pareti a picco, alte e scoscese che circondano l'isola le forniscono una difesa naturale dif f icilmente superabile contro eventuali aggressori (fig. 1). I \ rsurxroctmo Nl Sl MÌ!rc(! *^^.*. rto.^ ro3sdl fig. 1: Il comprelìsorio di Procida-Vivara. La particolare collocazione geografica e la posizione strategica ne fecero d.urante la prima metà del II millennio a.c. un formidabile avamposto nel Tirreno centromeridionale per il controllo delle rotte transmarine dirette verso i ricchi giacimenti metalliferi della Toscana, della Liguria e della Sardegna. Gli scavi all'insediamento di Punta {'Alaca e la "fossa arpha" L"isola è stata oggetto di indagini archeologiche sino dagli anni'30, sebbene ricerche sistematiche abbiano avuto inizio solo piü tardi, nel Le ricerche interessarono principalmente Punta Capitetlo, Punta Mezzogiomo e Punta d'alaca, rispettivamente nelle estremità settentrionale, meridionale ãd occidentale delf isola (fig.2).in tutte le tre aree gli scavi restituirono, insieme ad abbon-

2 172 Il Vetro in Italia mericlionale e insulare fig. 2:Vivara, le aree oggetto di scavo. danti ceramiche indigene attribuibili pressoché esclusivamente ai momenti iniziali del Bronzo medio, anche frammenti di importazione riferibili alle coeve culture egee, dimostrando in tal modo come Vivara sin dagli inizí del suo popolamento avesse costituito un centro privilegiato per gli scambi con il mondo miceneo. Molteplici indizi indicano come i commerci con ilbacino orientale del Mediterraneo non si siano limitati unicamente a portare nell'isola flegrea prodotti pregiati - quallp.h Mojim li gti olii, i vini ed i pro- ii: =::::5 -,:_=lt_rg.,::.,.' fumi che dovevano costituire il contenuto del vasellame miceneo ritrovato negli scavi-, ffiâ abbiano anche fortemente influenzato Ia cultura e la società delle comunità residenti. Sono infatti stati scoperti i resti di un complesso sistema di computo mediante rondelle fittili (r tokens), che rappresentano una forma di archiviazione e di memorizzazione ben attestata nel Vicino Oriente. Non mancano inoltre esempi di ceramiche di tipo miceneo fabbricate in loco, mentre pure all'egeo richiama una struttura abitativa rettangolare della Punta d'alaca la cui copertura era costituita da tegole ricavate da un tufo locale lamellare. Ai traffici egei va anche rapportata la presenza dí perle di pasta vitrea sull'isola, concentrate nell'insediamento di Punta d'alaca. Il gruppo piü consistente di pezziè stato rinvenuto in una speciale struttura, denominata convenzionalmente "fossa alpha", tuttora in corso di scavo. Si tratta di un'ampia struttura ipogeica circolare nella quale, at di sotto di uno spesso strato di resti organici carbonizzati, è stato riscontrato un livello archeologico preesistente che ha restituito un considerevole numero di manufatti particolarmente significativi. Sono stati qui recuperati infatti oggetti di speciale prestigio, molti dei quali di provenienza egea: oltre alle perle di pasta vitrea, numerosi bronzi (tra cui, in particolare, vari frammenti di spilloni e resti di vasellame metallico), ceramiche indigene e

3 Sezione archeologica 173 d'importazione (fra le piü antiche rinvenute nell'insediamento: T.E. I-II A), nonché urr'appliqueinlamina d'oro. Va rilevato come quest'ultimo reperto costituisca sino ad ora un unicum nel panorama della media età del bronzo della Penisola ltaliana. La peculiarità di questi rinvenimenti induce a supporre, in attesa che lo scavo della struttura venga completato, che la "fossa alpha" avesse una funzione diversa da quella di semplice fossa, come era stato inizialmente ipotizzato oltre una decina di anni fa. La struttura ipogeica doveva essere forse legata a funzioni cultuali o funerarie (da qui proviene l'unico frammento di osso umano dell'insediamento, un pezzo di tibia destra), comunque di speciale rilevanza. Le perle di pasta vitrea da Vivara Provengono da Vivara, ed in particolare dall'insediamento della Punta d'alaca, cinque perle in pasta vitrea (fig. 3) (1).,":- t' o tl (o OD fig. 3: Vivara, Punta d'alaca, perle ilr pasta vitrea: L) inv. 805/383; 2) it:.82s/ 385; 3) inv. 82Sl384; 4) inv. 965/10;5) inv. 965/LL.? Possono riconoscersi tre tipi distinti. Tipo I, perla globulare: 1) Inv. B0S/383: frammento di grossa perla sferica lievemente schiacciata ai poli, di colore biancastro; diam. mm L9, alt. mm IT.Dallatrincea D'. Tipo II, perla cilindrica: 2) Inv. 825/385: piccola perla di forma cilindrica, di colore biancastroi diam. mm 7, alt. mm. 8. Dal fondo della fossa alpha. Tipo III, perla discoidale: 3) Inv. B2S/384: piccola perla di forma discoidale, di colore biancastro; diam. mm B, alt. mm. 3,5. Dal fondo della fossa atpha. 4) Inv. 965/t0 piccola perla di forma discoidale, di colore giallo; diam. mm 6,5, alt. mm. 3. Dal fondo della fossa alpha. 5) Inv. 965 / 7I piccola perla di forma discoidale, di colore biancastro; diam. mm 8, alt. mm. 4. Dal fondo della fossa alpha. Va rilevato come ad eccezione del primo esemplare, il piü grosso e l'unico globulare, tutti gli altri provengano dagli strati basali della "fossa alpha" e siano tutti abbastanza simili per dimensioni. Questi ultimi dovevano probabilmente fare parte di uno stesso oggetto, probabilmente una collanarcalizzata con elementi giatli e bianchi, discoidali e cilindrici.

4 174 ll Vetro in ltalia meridionale e insulare Le indagini archeometriche I reperti vitrei provenienti da Vivara sono stati tutti analizzati facendo ricorso a tecniche che garantissero di non procurare ai reperti il minimo danno, utilizzando sperimentalmente una strumentazione portatile che consentisse di ridurre al minimo i pericoli di danneggiamento. È stato impiegato a tal fine un nuovo sistema analitico a raggi X portatile denominato SEXI (Structúral and Elemental X-ray Lrstrument) per l'esecuzione di analisi di fluores cenzax e di diffrattometria X in modo non invasivo e non distruttivo (2) Tâli indagini hanno permesso di rilevare come le perle differiscano fra loro per composizione. Le due piü piccole, discoidali, (inv. 965/70 e 965/ 11) sono risulàte assai ricche in calcio, con una minore quantità di ferro; non sono stati individuati altri componenti nella miscela.. I due esemplari di forma sferica e cilindrica (inv. 805/383 e B2S/385) presentano invece un basso tenore di calcio ed un maggiore contenuto di ferro; in particolare ngllo spettro delpezzo nv B2/3BS è possibilè osservare i picchi L del piombo, non_ ché tracce di potassio. Già nei piü antichi documenti relativi alla produzione vetraria, i primi dei quali risalenti al secondo millennio a.c., si rileva chè per produrre il vetro sono necessari duecomponenti (STERNINI7995,pp. 33-3a.). Oitre ãila sostanza base, il vetrificante, la silice (SiO2, che fonde sui 1700 "C), è infatti necessario aggiungere delle sostanze fondenti, costituite generalmente da alcali, essenzialmenteããsidõ di sodio (NarO) o di potassio (ÇO). Le perle di Vivara sono risultate prodotte con una miscela in cui alla silice era stata aggiunta come fondente, per coadiuvare il processo di fusione, della soda; un vetro di tale composizione fonde infatti ad una temperatura compresa fra i 1000 ed i 1100'C (HENDERSON 1985, p. 272). Solo nel caso della perlina cilindrica sono state osservate tracce di pofig.4: Perle in pasta vitrea del Bronzo medio in Italia mericlionale e Sicilia. a) Perle in vetro; b) Perle in vetro ed elementi egei.

5 Sezione archeologica 175 tassio. Alcuni ossidi, come quetti di calcio, vengono inoltre comunemente usati come stabílizzanti poiché rendono il vetro meno soggetto ad alterazioni rispetto a quello composto unicamente da silice ed alcali. Nei piccoli esemplari discoidali vivaresi è stata rilevata una consistente presenza di calcio: benché tali elevati tenori di calcio aumentassero la fragilità dei pezzi, nel contempo, però, ne incrementaveìno la durezza, rendendoli così maggiormente resistenti all'usura da frizione, caratteristica questa particolarmente vantãggiosa per d.egli elementi di pendenti o collane di minute dimensioni (3). Può quindútrutã significativo che in ambedue i pezzipiü grandi, la perla globulare e quella cilindricá, il tenore di calcio sia minore. Va del resto osservato come percentuali abbastanza alte di calcio costituiscano una caratteristica decisamente frequente nei vetri pre-protostorici (DAYTON- DAYTON 1'978, pp. a37-a3\. È stato ipotizzato che essè siano legate ad. un'aggiunta di frammenti di conchiglie alla sabbia di base durante la fusione 1ÉUNOERSON tgbs, p.277), secondo un uso che, almeno per l'età romana, è documentato da Plinio (PLI- NIO, Nat. Hist XXXVI, I92). Contenuti di ferro sono stati riscontrati nei vari esemplari, piü marcati in quelli di dimensioni maggiori. Questo elemento poteva contribuire a fãmire al vetro una def:l-ü -,= (l Jil!l,.,,.,.t$1 -..,"r"- 7ll \==^í,4.// õ -2 fig. 5: Ipotesi di rotte commerciali fra Egeo ed area italiana nel perioclo cli formazior"re clelle é/ifes micenee: a) Direttrice corìlìessa con la formazione cli rapporti stabili nel basso Tirreno; b) Rotte clei naviganti egei verso Occiclente c) -. Connessioni -. transmarine - fra cerchie culturali incligene del Mecliterraneo centro-occiclentale;

6 176 Il Vetro in Italia meridionale e insulare E I 1rnÊ.ãr Èr(i(ilt.laìlíj n r!'lceclrar'ìe:ì1âi Ì fig. 6. Provenienza delle perle in pasta vitrea meridionali e siciliane del Bronzo medio: suddivisione per natura delle fonti archeologiche. bole tinta vetde-azzurrina, ed era generalmente legato 3d impurezze della sabbia silicica. Nella sola perla cilindrica è stata rilevata la presenza di piombo, un componente il cui uso in campo vetrario è stato accertato già da periodi assai antichi e che, tra l'altro, contribuiva ad abbassare il punto di fusione (FRANK 1982, pp.82-85). Le perle vitree nel contesto del Mediterraneo centrale protostorico Le perle di pasta vitrea rappresentano un rinvenimento se non eccezionale, senza dubbio assai poco frequente nei siti del Mediterraneo centro-occidentale della prima metà del II millennio a.c. Del resto il vetro in questi periodi piü antichi doveva costituire un materiale di considerevole pregio e valore, anche nel mondo miceneo (HAEVERNICK 1963, p. 130). IJn'eco ci è fornita dall'iliade, dove nella descrizione della corazza di Agamennone viene sottolineata l'ornamentazione in smalti vetrosi (Iliade,XI,20-28). Il vetro, al pari dellafai'ence, dellalavorazione dell'avorio e dell'oreficeria, costifuiva quindi una produzione di lusso, riservata ad una élite.la fusione di perle in forme monovalvi di steatite, quali quelle trovate a Knosso (RENFREW 1972, p. 360) e che er;ìno probabilmente le stesse impiegate per rcalizzarcmonili d'oro, costituisce un'ulteriore indicazione degli stretti legami fra le due forme artigianali. L'-area egea costituiva un fondamentale centro di produzione vetraria, specie per quanto concerne i monili (FOSTER L979,pp.5-9; STERNINIl995, pp ). Va anzi ricordato come perle in vetro blu provengano dalle tombe a pozzo di Micene, da contesti cioè alquanto antichi (DAYTON-DAYTON 7978, pp ); l'arte vetraria egea è del resto strettamente connessa sia con la metallurgia, che con la manifattura quest'ultima probabilmente già praticata localmente nel III millennio de1la fal'ence, a.c. (RENFREW 7972, pp ). I reperti di Vivara di tutti e tre i tipi identificati trovano comunque stringenti con. fronti con materiali analoghi provenienti dal sepolcreto miceneo di Aidonia, in Argolide, da tombe databili intorno al XV secolo a.c. ( ). Appare quindi evidente come tali oggetti siano strettamente connessi con le navigazioni egee, sia che essi abbiano raggiunto Vivara come pregiata mercanzia, sia che siano stati realizzati quí su ispirazione micenea. Va infatti sottolineato come gli abitanti dell'isola fossero in possesso delle conoscenze necessarie per effettuarne una produzione in loco, considerando gli stretti contatti dal punto di vista tecnologico fra lavorazione vetraria e metallotecnica (5). Osservando una carta di distribuzione dei rinvenimenti di perle vitree del Bronzo medio sino ad ora noti nell'italia meridionale ed in Sicilia (fig. a) (6), si rileva come le presenze appaiono concentrate soprattutto in due regioni geografiche, l'area siciliana (7) - includendo con questa designazione anche le isole Eolie e Malta - e l'area

7 Sezione archeologica 177 pugliese-lucana (8). Le perle risultano generalmente associate con altri elementi di provenienza egea: tale fenomeno, pure rilevabile a Vivara, si riscontra infatti anche in vari altri contesti pressoché coevi della Sicilia (Castelluccio, Grotta del Maccarrone, Fogliuta di Adrano, Monte Grande), delle Eolie (Acropoli di Lipari, Montagnola di Capo Graziano) e della Puglia (Grotta Manaccore). Esse costituiscono quinái un significativo documento di quei rapporti transmarini fra le comunità indigene italiane degli rnizi dell'età del bronzo e l'ambiente egeo del periodo della formazione delle éiites micenee (fig. 5). Una interessante indicazione sull'importanza assunta da questi elementi di ornamento per le popolazioni indigene che li ricevevano è fornita dai contesti nei quali i rinvenimenti in questione si sono verificati. Essi sono infatti in grande prevalen za di natura funeraria e/o cultuale; in particolare questi rappresentano oltre l'80"/" dell'insieme dei rinvenimenti, rispettoal20 % ciróa costituito dagli insediamenti (fig. 6). Thli dati confermano ulteriormente l'alto valore simbolico e di prestigio rivestito da questi oggetti, destinati a rappresentare lo status del defunto o ad onorare la divinità. Tale osservazione conferma indirettamente la valenza cultuale o funeraria attribuita alla struttura ipogeica vivarese denominata "fossa alpha", che quindi con ogni verosimigliartza rivestiva un significato del tutto particolare nel contesto dell'insediamento della Punta d'alaca. NOTE 1) Un catalogo degli esemplari rinvenuti nelle campagrìe di scavo I980-t982è in MARAZZIL994,p ) Cfr., sulla strumentazione, il lavoro di C. CANEVA, C. GIARDINO, F. PAGLIETI, P. PLESCIA, Indiaiduazione medinnte PnD degli elementi costituzionali di antichi aetri carnpani n fini archeologici e di conseraazione, in questo stesso volume. 3) Sugli effetti del calcio, cfr., tra gli altri, LOCARDI 1977, p. g1.. 4) Cfr. in particolare le perle clella Tomba a camera 7 di Aiclonia: KAZA-PAPAGEORGIOU 1996, pp. 58,66, figg. 34, 55. 5ì _Sulla ipotesi di una fabbricazione in loco delle perle in faïence dell'età clel bronzo europea, cfr. BERG ONZI-CARDARELLI 199 L-I992, pp. 2I8-2't 9, no ta 3. 6) Per i rinvenimenti cli perle in pasta vitrea e fnilence del Bronzo medio ir-r Italia settentrionale, cfr. BERGONZI-CARDARELLII ,pp.21,8-219; per quelle della Sarclegna, cfr. MELIS 1989,pp ) Sicilia: Castelluccio: ORSI 1892, pp , nota 38; Valsavoia: ORSI 1902a, p. 117, tav. II: 33; Carra Canabarbara: ORSI 1902b,p.787, tav. VI:6; Grotta del Maccarrone:CULTRARO 1989, pp , tav.iii: 2 a-e; Fogliuta di Adrano: CULTRARO,L9ï9,p.273, tav.iii:2 f; Monte Grande: }y'.arazzilgg4,nota2; Acropoli cli Lipari: BERNABÒ BREA-CAVALIËR 1980, pp.256,5m,fig.98: h; BERNABÒ BREA-CAVALIER 1991, p.136. Malta, Târxien Cemetery: EVANS 197L, p.163, tav. 59: 11. 8) S. Domenica di Ricadi: PACCI 7987, p. 37, fig.1:3 a-c; Toppo Daguzzo: CIPOLLONI SAMPÒ 1986, pp , fig. 9: 6; Grotta Manaccore: BAUMGARTEL 1953, p. 22, tav. X: 4 e fig. 9: 11; Murgia Timone: PATRONI 1898, coll , figg ; Matera - Cappuccini: RELLINI 1929, p BIBLIOGRAFIA BAUMGARTEL E. J. 1953, The Caue of Manaccora, Monte Gargano. Part li, The Contents of the Three Archneological Stratn, "Papers of the British School at Rome", XXI, pp BERGONZI G., CARDARELLI A , Status symbol e oggetti d'ornamento nella media età del bronzo dell'ltnlia settentrionnle: nmbra, fai'ence, pnsta uitrea, metalli preziosi, in L'età del bronzo in ltalia nei secoli dnl XVI al XIV n.c., "Atti del Congresso" (Viareggio 1989), "Rassegna di Archeolo gia",1.0, Firenze, pp.2l BERNABÒ BREAL., CevarIER Nt.ííao,Ìvleligunìs -Li[óraIV.L'AcropolídiLiparineltapreistoria, palermo. BERNABÒ BREA L., CAVALIER M , M;tigunìs - Lipára Vt. Filícudi. tnsedinmentii det'età del bronzo, Palermo.

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