LA PAROLA DEL PASSATO RI1'ISTA DI STUDI ANTICHI FASCICOLO CCCXXXIX GTET{\O NAPOLI MACCHIAROI, I F]DITORE 200,[ TESTRATTO]

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1 LA PAROLA RI1'ISTA DI DEL PASSATO STUDI ANTICHI FASCICOLO CCCXXXIX TESTRATTO] GTET{\O NAPOLI MACCHIAROI, I F]DITORE 200,[

2 LA PAROLA DEL PASSATO.RIVISTA DI STUDI ANTICHI Direttore: GrovaM,u PucI-rase Cnnn,ttsrI-r Consiglio direttivo: Lurcr BEscHr - Sercro DoNeooNr - Euceì'lro G,{nrN Ar-nsnro Gtrt-u - Grr.r.mn,rt.tco M,rooorr ' F,rusro Zevr Vicedirettori: Iìa op Froro - Gr,tu.narco FrAccADoRr Redazione: RAFFAELLA IìERoBoN BENorr - Mlrusa Torronrlrr Gnrorllr Cunrstarr GnoegoN Wsrttr - Coordinamento: V^rERr,t GrcÀNTE L,\NZ,\RA VOLUANE LIX/2004. FASCICOLO VI (CCCXXXIX DELLA SERIE) FneNcescA. Prrosr, Epodé: persuasione, parificazione, cura delf axitna rclla iflessione pktoùca sulla musica 401 Manco BuouoconE, Peltuittun: praefectura efo municipiua? 418 Arune Me.nr,q. BrrescHr, A proposito di ffitti di propietà sacre in Attica 429 {ONUMENTI Lurcr M. C,tlrò, lo iepooureiov e la funzione della orori di Camiro 436 Fpopnrco DE RoMANrs, 'Misura' de llt Tetarte a Palmira. Una ilettura di Pat Rrccanoo CoNrrNr, Osseruczl oni linguisticbe 472 Pubblicazioni iceuute 476 I colhboratori del oolune LIX Ind.ice del uolume LIX 479 La "Parola del Passato" ha chiesto un contributo del C.N.R. pet il volume LIX/2004 Printed in Italy. Arte Tipografica - Via San Biagio dei Librai, Napoli

3 TESTI E MONUMENTI LO IEPOOYTEION E LA FUNZIONE DELLA ETOA DI CAMIRO Un episodio cruciale nella storia di Rodi è stato senza dubbio il teremoto che nel22817 a.c. ha distrutto in gran parte I'isola. ' Nonostante la tragedia dell'evento, il sisma ha tuttavia significato per Rodi la possibilità di un forte rinnovamento del paesaggio architettonico tra la {ine del III e l'inizio del II secolo a.c., non solo nella città di Rodi, ma anche nelle altre zone dell'isola; ancora due secoli dopo il sinecismo, che, alla {ine del V secolo a-c. ha portato alla fondazione in territorio ialisio della nuova polls, la ricostruzione si è resa necessaria non solo per Rodi stessa, ma anche per Camiro e Lindo con la risistemazione in senso monumentale delle acropoli cittadine e in particolare con la rcùizz - zione delle due sloai che delimitano i santuari poliadi.' Nello specifico, a Camiro la ricostruzione è stata intensa, come dimostrano le sottoscrizioni rinvenute nella città per reperire i fondi per le attività edilizie della polis, tutte datate tra la {ine del III e il II secolo a.c. ' Il dato è indicativo di una profonda esigenza di ripristinare le funzioni della città da parte delle aristocrazie locali ancora legate alla po/is presinecistica, soprattutto se confrontato con la situazione di Rodi dove la sola sottoscrizione privata che si conosce è quella relativa al restauro delle torri dopo il sisma. o La risistemazione del centro monumentale di Camiro è particolarmente grandiosa e riflette la vitalità della polis in periodo medioellenistico: CAIIò 2001, pp , nora 40. ' Su Camiro si veda da ultimo Ceuò 2001; su Lindo Lreeolrs 1991, con bibliografia precedente. ' MrcEor:rE 1992, 42-46, pp o MrcEorrE 1992, 37, pp.!

4 TESTI E MONUMENTI 4)7 i monumenti dell'actopoli vengono costruiti su un sistema di tetazze e if passaggio alla terrazza superiore, che ospita il tempio ù, Athana e Zats, è segnato dalla cosruzione di una imponente s/ori con un portico lungo oltre 200 metri e una serie di ambienti nella zona retrostante la navata. L'edificio ha una chiara valenza architettonica nell'economia dell'intero santuario ed è certamente uno degli esempi più autorevoli delle architetture terrazzate che in questo periodo vengono realizzate a Rodi e nel Dodecanneso. Meno evidente è la funzione del monumento all'interno del santuario, che nell'insieme presenta una situazione topografica non ancora chiarita. Allo stato attuale delle ricerche si presentano due ordini di problemi, strettamente corelati tra loro. Il primo è la difficoltà nello stabilire i limiti del santuario stesso, comprendere in altre parole se la sto,ì delimiti il confine dell'area sacra, proponendosi come propileo monumentale, o se questa si estendesse anche a nord della tetazza con Ia stoà, come sembrerebbe indicare la presenza di una base per altare in questa zona; seguendo tale ricostruzione, le terazze su cui si sviluppava l'intero complesso dovevano essere almeno tre, articolate su livelli di quota diversi. Il secondo deriva dal cattivo stato di conservazione delle strutture del santuado che non ci aiuta nell'analisi della sua topografia e ci {ornisce scarse informazioni sulla eventuale presenza di ulteriori edifici nell'area saoa olne oj tempio e al)a stoa, come invece sembrerebbero indicare sia le piante effettuate duante gli scavi ottocenteschi, ' sia le in{ormazioni epigrafiche. Se nelle prime infatti sono segnate alcune strutture nella terlazza superiore, successivamente non rinvenute durante gli scavi italiani, di cui non è possibile sostenere nulla di preciso, ma che in via ipotetica potrebbero essele strutture abitative appartenenti all'ultima fase di occupazione dell'aoopoli di Camiro ampiamente testimoniata anche nella zota dellz stoau e dell'abitato, le informazioni epigrafiche sono invece al riguardo più circostanziate. Da questa fonte conosciamo la presenza sull'acropoli del tempio, di installazioni idriche, éf,utpa, di un portico, orori, e di un edificio parti colare, lo iepo0ureiov, citato da una legge sacra di periodo romano, che commirurva una pena pecuniaria a chi avesse acceso fuochi nello iepo0ureiov e nella orori di fronte allo stesso iepo0uteiov;7 se tuttavia per gli ' R.A. Hrccnls, Cattlogue of the Tenacottes in the Depàifiext of Greek and Ronat Antiquitizs, Birtsh Museum,I (London, 1954), t^vv. 2 e ). ' C^rlò 2001, pp. 10r-106. Tiaii Cattzitenses 112; SoKoI-ovsKy 1962, r. 105, p. 17J; WTNAND 1987, n, { p. 96.

5 TESTI E MONUMENTI altri edifici sono stati rinvenuti i resti durante gli scavi, per quanto riguarda quest'ultimo non rimane nessuna traccia archeologica. La stoà citata dall'epigrafe I comunque con ogni probabilità il portico del santuario dell'acropoli. In un'isuizione più antica, che risale al momento della costruzione dell'edificio, si parla di un intervento edilizio che avrebbe interessato la orori e gli étr"urpo, cioè le cisterne che sono ancora conservate al di sotto del portico e che erano accessibili tramite alcuni pozzi dagli ambienti retrostanti il portico, ed anche in questo caso l'edificio viene identificato come la stoà, senza ulteriote specificazione. ' D'altra parte questo monumento è quello che a Camiro piìr corrisponde alla tipologia architettonica del portico greco: già G. Downey,' riportando f interpretazione comune della parola ro;, sosteneva che'a saà would be a colonnade consisting either of two parallel rows of columns or of one or two rows of columns running parallel with a wall'. Questa accezione della parola è quella che ancora oggi è ritenuta piìr probabile ed è stata ripresa interamente, circa quaranta anni dopo, dajj. Coulton che, nel suo libro sulla stoa greca, sostiene, riferendosi al 'free - standing portico' che: 'for sroà was undoubtedly the word used by the Greeks to refer to a building of this kind'. Le attestazioni della parola stoa in antico raccolte da Coulton si riferiscono sempre a edifici di questo tipo, e le eccezioni sono tarde e poche,'o anche se successivamente la Helmann, pure dprendendo i significati tradizionùi, allarga I'uso della parola anche all'accezione di galleria o passaggio copertorr e Kuhn nota come il termine orori a partire dal periodo classico indica non solo il portico a se stante, ma anche più genericamente un colonnato. " La stoà di fronte allo iepo0uceiov, connessa con le cisterne, è quindi necessariamente quella dell'acropoli e lo iepooureiov deve quindi essere collocato nel santuario di Athaza, in contasto con I'ipotesi di Segre che, come vedremo, lo identificava con la cosiddetta 'Agorà degli dèi' nei pressi del santuario inferiore. " ' Tituli Camircr ses 158; MrcEor-rE 199),42, pp G. DovNEy, The atcbitecturul sipificaace of the use of tbe uords Stoà atd ' Basilil<e in classical literatare, h «AJA», XL L9)7, p 'o Sul significato e Ie attestazioni della parola stoa nella letteratura e nelle testimonianze epigrafiche antiche cf. JJ. CouLToN, Tbe atchitectural deoelopmext of the Grcek Stoà (Oxford, 1976), pp " M.-Ch. Hrr,r'aaNr.r Recherches sut b uocabuhirc de farchitectare gecque, d'apùs les insciptions dc Délos (BEF AR 278, 1992), s.v..troii, pp " G. KuHN, Uxtenuchtxgex zxt Flrktiox det 9iubxballe h archaiscbet rxd klassischer Zeit, in «JDAI», 100, 198r, pp tr SEGRE 1914.

6 4)9 Tuttavia la mancanza di resti archeologici attribuibili a tale edificro non ci aiuta a determinarne la struttura e la funzione, anche se è possibile affrontare il problema in modo indiziario e deduttivo. Segre pensava che lo iepooureiov {osse una sorta di 'agorà degli dèi', sul modello di quella che si trova a Cirene e per questo l'identi{icava col recinto nel santuario inferiore che conteneva altari dedicati a diverse divinità. L'ipotesi di Segte era sostenuta dal confronto tra il recinto degli altari di Camiro e la descrizione di Pausania dello iepo0ùorov di Messene, dove d'altronde sono testimoniati epigraficamente anche gli iepo0rirot:'o 'Nel luogo chiamato dai Messenii iepo0éotov ci sono statue di tutti gli dèi che i greci venerano e anche una statua in bronzo di Epaminonda. Sono qui dedicati anche degli antichi tripodi, di quelli che Omero chiama intatti dal fuoco'. Da questa testimonianza sappiamo che il luogo si caratterizzaper la presenza di statue di divinità e di alcune o{{erte (i ripodi), ma non di altari, anche se la stessa parola usata per indicare il luogo è indissolubilmente legata al concetto del sacrificio e quindi indirettamente alla presenza di un altare sacrificale, D'alra parte la presenza delle statue nello iepo06otov di Messene sembra essere in connessione più con la pratica dell'offerta e del consumo delle carni che con il momento del sacrificio cruento sull'altare. Un passo di Omero e due di Aristo{ane chiariscono la funzione delle statue. In Omero, Teano, la sposa di Antenore, offrendo un peplo ad Atena lo pose sulle ginocchia della statua della dea. " Più esplicito è Aristofane: il primo dei due brani è un passo degli Uccelli in cui Pisthetairos, rispondendo a Evelpides sul perché le divinità fossero spesso accompagnate da uccelli di vario genere afferma: 'Hai in mente i sacrifici, quando gli si mettono in mano le viscere, secondo il rito? Così gli uccelli si prendono le viscere ancor prima di Zeus. E tra gli uomini nessuno allora giurava per un dio, ma tutti per gli uccelli'.'u Il secondo brano, dalle Ecclesiaxuse, riprende quanto detto nel primo: 'Ma dawero puoi credere che consegni le sue cose chiunqùe ha un po' di cervello? Non sono mica le nostre usanze queste: prendere piuttosto, quello si, perfino gli dèi; basta vedere le mani delle statue. Quando chiediamo che ci diano del bene, se ne stanno lì tenendo la mano aperta: pensano a prendere, alro che a dare!'. " " Hom., ll Yl, w. 296-J10. Paus. lv.j2. Il Wrrlr.ro pp '" Aoes vv Traduzione di D. Drr Conro. Eccl. vv ). Ttadrzione di G. PADUANo. 'i

7 440 TESTI E MONUMENfi Ancora si apprende da alcune iscrizioni che a Chio le mani e le ginocchia delle statue rimpiazzavano le tavole destinate a raccogliere le offerte; infatri in un'epigrafe le offerte sono divise in tò ég leipaq e in tù ég 1o6voro. '' In conclusione, attestata I'tsanza di offrire le viscere degjì animali sacrificati ponendole sulle braccia o su.lle ginocchia delle statue degli dèi a cui era diretto il sacri{icio, " è possibile che 7a utifizzazione delle statue all'interno dello iepoouteiov di Messene aveva uno scopo ben preciso: le statue hanno la stessa finalità della tprine(o, che era normalmente utilizzata per deporre le offerte destinate agli dèi;']o la presenza delle statue è quindi funzionale all'offerta, ma non è detto che sia necessaria ed è probabile che altri iepo0weio pur con le stesse finalità siano stati organizzari diversamente. Ancora, noi possiamo intendere dai passi di Aristo{ane che le statue dovevano avere un atteggiamento particolare che potesse permettere l'offerta delle viscere, cosa che non sembrano averc i kouroi rinvenuti accanto I'altare di Halios e riterr.tti dal Segre uno dei motivi per cui era possibile identificare lo iepooureiov con il recinto degli altari. " D'altronde la sistemazione di statue all'interno del luogo della 0uoio appare piuttosto rara rispetto alla norma che vede tra gli strumenti necessari per il sacrificio le tavole per offerte. Infatti nelle rappresentazioni vascolaila'cp&re(a e 1'altare sono in stretto rapporto tra di loro all'interno del sacri{icio; contrapposta dl'ùtarc la zpitne(a poteva seruire per le offerte non cruente e molto spesso era mobile, mentre l'altare era fisso. " La funzione dello iepo0uteiov, se prendiamo come esempio emblematico il caso di Messene, sarebbe quindi quella del saoificio e soprattutto quella dell'offerta agli dèi, ma diverse iscizioni provenienti dalle " D. Grr, Tnpezot rata: a rcglected aspect of Greek Sacifice, in «HThR», 67, 1914, p. 118, nota 3. Cf. Sul problema in generale Anrsroeumos, Birlr, a cura di N. Dut'rsan (Oxford, 1995), pp. ) Sul problema delle offerte di viscere agli dei ed in particolare di questa " usanza cf. B. LE GrrEN PoLLET, Espace sacificiel et corps d.es bétes iunolées, in L'F;pace Saci/iciel, p. 18. " Sull'uso delle apeza e sui modi di offrire agli dei le porzioni del sacrilicio cf. Gru 1974, pp f7, ii particolare il palagrato Trapezonata at tbe Thysia, pp '?1 Secne 1934, p Si tratta di una testa di Éozros e due torsi dl koaroi rinvenuti nel santuario inferiore appoggiati all'altare di Halios. La testa ed wro dei due torsi sono inseriti dalla Richter nel suo Melos Group che viene datato circa alla metà del VI secolo (G.M.A. Rrcurer, (ozroi, London and New York, 1960, p. 110, nn ) mentre il secondo Éoarro.r è inserito nell'anavysos- Ptoon 12 Group datati nella seconda metà del VI secolo a.c. (RrcHTER, op. cit., p. 125 n. 154). " J.L. Dun,rr.tr, Inaget pour u autel, h L'Espace Sactificiel, p. 49.

8 TESTI E MONUMENTI 441 te poleis e dalla stessa Rodi ci informano anche di un'altra funzione legata a questo edificio, quella della oitqorq èv iepo0ureior. 'r In particolare da Lindo provengono quindici iscrizioni onorarie,a in cui tra i privilegi concessi all'onorato si trova quello di sedere nello iepo0uteiov; è interessante notare come l'onore della oirqorq Èv iepooureir»r sia i.l più delle volte connesso alla rpoeòpio. In alcuni casi si tratta di onori decretati dall'intera polls lindia e sono inrodotte dalla formula Aivòror Èripaoov. Si tratta di un'onorificenza ra le più alte che doveva essere rati{icata dall'amminisrazione cittadina anche quando a proporla erano associazioni particolari. A Camiro abbiamo una sola attestazione dello stesso privilegio di periodo romano, in cui viene onorato un Sylla figlio di Sylla.,, A Ialisos sappiamo da una epigrafe che il rorvòv tò 'Id,u[oirov] ròv 'EpeOrpLo(6wrov ha decretato di onorare [Ter]ool6pog Tetooldpo con una colona aurea, una statua di bronzo ed infine con la oirlotq èv iepooutelror.']6 La situazione di Ialiso è tuttavia particolare, non è la polis che olhe gli onori stabiliti ad un personaggio benemerito, ma una associazione a carattere privato che detiene anche I'otganizzazione nelle feste ufficiali del santuario di Apollo Eretimio, il cui sacerdote è l'eponimo della polis di Ialiso. " D'alta parte la stessa città di Ialiso si trova in una posizione singolare rispetto alle altre due ^ntiche pobis rodie perché è proprio il suo territorio ad ospitare a partire dal sinecismo la nuova capitale " che ne ha condizionato lo sviluppo urbano e civile, per cui non solo la ricerca archeologica non ha rinvenuto a Ialiso un nucleo urbano articolato come quello delle altre due città, ma è anche difficile tracciare un quadro delle istituzioni ialisie. Fuori dall'isola di Rodi, ma all'interno del territorio amministrato direttamente da Lindos, due attestazioni di tale pratica vengono da Carpathos; la prima è una epigrafe proveniente dalle vicinanze della antica città di Arkaseia, dove un personaggio sconosciuto è invitato Èri (évro eiq tò iepo0ureiov;" la seconda invece viene dal santuario di " Sul problema WTNAND 1987, pp a IG XIl,1,847,846,848,849, 853; BuNKENBER] 194t,281,29j, )Ol-, )07, 330, 1)3, 389 teià in IG XIl, t,849), 404b, 407, 415, 4J6; frnand 1987, pp '15 Tituli Anirenses 86; trrnand 1987, pp. 9j-96. " Wruro 1987, pp '7 KoNroRrNr 1975, p KoNroRrNr 1975, p '?3 " IG XII, 1, 1,033; M. SaeF.e, IsciTioni d.i Scalpa to,'rn «Hlstoti^", t9)3, pp

9 TESTI E MONUMENTI Potidaion dove, di nuovo, con la stessa formula, viene onorato'iépov Kopno0lonoLirog. ru Ancora una testimonianza viene infine da una epigrafe che attesta l'uso dello iepo0ureiov ad Antiphellos in Licia- Secondo L. Robert il ritrovamento di questa pratica anche in Licia sarebbe dovuto ad una imitazione delle istituzioni rodie nel periodo compreso tra il 188 e il 167 a.c. quando la Licia era stata sotto il controllo rodio. " In conclusione, queste attestazioni sembrano dare valore all'affermazione di D. Musti e M. Torelli, r': secondo cui a Rodi e nel suo territorio'il hierotbyteion, linguisticamente del tutto corrispondente al biootbysion, sembra assolvere una funzione tra «luogo per sacrifici» e quello che altrove è L prytaneloz, un edificio quindi tra sacrale e magistratuale-cittadino'. Nelle tre polels questa doppia funzione, cioè quella sacrale e quella civica, sembra quindi venire del tutto assolta dallo iepo0ureiov, o perlomeno in tale modo è attestata con sicurezza a Camiro e a Lindo, dove al momento non esiste nessuna traccia dell'esistenza di pritaneo, come d'altronde di nessun altro degli altri edifici civili che catatterizzayano la vita delle città greche, mentre abbiamo visto che, essendo le città autonome per quanto riguarda gli affari interni e i rapporti tra di loro, si deve per forza di cose presupporre l'esistenza di in{rastutture cittadine di un certo respiro e di un consiglio cittadino che agisse a nome della città. A Lindo, dove il materiale epigrafico è di gran lunga più abbondante che nelle altre città, la pratica della oit4otq év iepo0uteior e l'istituzione degli iepooritor risale, con un certo grado di approssimazione, ad un momento che precede, se pur di poco, l'unificazione dello stato rodio e che comunque è attestata già alla fine del V secolo a.c.; infatti un deoeto di prossenia della città, pultroppo molto lacunoso, datato ù 411 a.c. ca., menziona una orrio Èv iepooureir»r, " mentre in una seconda epigrafe datata alla fine del V secolo si menziona uno iepo06roq.'n Lo iepooureiov è dunque una istituzione antica, presente nelle trc poleis ancora prima che venisse compilato il nomos rodio. Successivamente alla formazione dello stato rodio lo iepo0uteiov è attestato nella città di Rodi da due iscrizioni del II secolo a.c. in cui si ro DTTTENBERGER, SylP, 570, v. 20. L. Rortnr, Opeta Minoru Selecta li, pp " P,{usANr,r, Guida d,elh Grccia, Libro IV, La Messenia, a cura di D. MusTr e M. Tonpru (Milano, 1991), p., 258. BUN(ENBERG 1941, 15.! BuNKENBERG 1941,26.

10 TESTI E MONUMENTI 44) attesta l'invito érì (évto eiq tò iepooureiov.i' Lo iepo0ureiov a Rodi rappresenta quindi una istituzione ufficiale dello stato rodio, all'interno della quale si intrattengono gli ambasciatori di alri stati e si onotano gli sranieri benemerenti verso lo stato; accanto allo iepo0ureiov a Rodi si conosce anche un npuroveiov, citato tuttavia solo due volte in iscizioni di periodo medio imperiale (II secolo d.c.), in cui si concedono diversi onori per meriti politici e religiosi. Anche in questo caso, paradossalmente, nonostante la sostituzione del nome, è mantenuto il duplice carattere amministrativo e religioso della istituzione e nulla vieta di pensare che il npuraveiov di periodo imperiale abbia avuto una funzione analoga allo iepoouteiov ellenistico.'n Contemporaneamente nelle singole po/eis 1o iepoouteiov rimane per l'amminisrazione dei loro affari locali e la concessione della oiqorg a personaggi che si sono particolarmente distinti a lavore della polis. In nessun caso nelle città presinecistiche sono state comminate onorificenze éni (éwo o comunque legate ad interessi più generali, che invece erano prerogativa di Rodi. L'onorificenza della o(tqotq è con tutta probabilità legata alla pratica del banchetto, tuttavia l'espressione oirlorq év iepoourei<ol indica qualcosa di più complesso di un semplice banchetto e probabilmente a questo riguardo aveva ragione Segre quando affermava che 'il personaggio onorato è invitato ad un sacrifizio prima e piìr che a un banchetto'. " In realtà è difficile legare lo iepooureiov ad un momento piuttosto che a un altro del cerimoniale religioso, come è difficile nella pratica antica distinguele la circostanza del sacrificio e quella del banchetto come momenti separati del rituale. La moderna analisi antropologica tende sempre di più a vedere nel sacrificio e nel banchetto un'unica azione sacra. In un recente articolo C. Grottanelli " riassume le posi-, VTNAND 1987, p. 104 n. 6, da Magnesia sul Meandro, e n. 7. " E perciò probabile che i due edifici non coesistessero, ma che con i due nomi si indicasse la medesima costruzione; cf. (/rrano 1987, pp. 1U"119. Di parere contrario è Sacnr 1914 pp che cita a fatore della presenza di un Pritaneo ellenistico a Rodi un passo di Polibio (XVI 5, 8) ed una base di statua iscritta (IG XII I, 85), firmata da uno scultore di III secolo a.c., che tuttavia è dubbia a causa delle gravi lacune e per il {atto che le onorificenze decretate al personaggio rapprcsentato dalla statua non rispettano il hormale ordine che vede la oi,qorq accordata dopo la rpoeòpio, e non prima come nell'iscrizione in questione. " SEGRE 1914, p r3 GRoTTANELLT 199r-

11 TESTI E MONUMENTI zioni più significative riguardo l'argomento e propone nuovi strumenri di ricerca; quello che emerge in particolare è, seguendo le ipotesi già proposte da Vernant, r' che l'assunzione della carne da parte degli antichi doveva essere legata al rituale del sacrificio e non era pensabile al di fuori di questo, vale a dire che l'unico modo corretto di macellare un animale, e di conseguenza di mangiarne la carne, era all'interno del rito sacrificale. 10 Questo cambiamento di orientamento del signi{icato del sacrificio, non più come elemento di offerta agli dèi o di comuni cazione con I'extraumano, ma uccisione ritua[zzata per poter assumere carne in modo corretto, pone un legame indissolubile tra le due pratiche, anzi fa presupporre che ii sacrificio ed il banchetto {acciano parte di uno stesso rituale, come già in antico era stato intuito. '' Lo iepo0ureiov ha quindi in sé elementi che lo legano indissolubilmente tanto alla pratica del sacrificio quanto a quella del banchetto, giusti{icando così le oto]oet6 àv iepo0utei<ot offerte come onorilicenza a vari personaggi. Ancora nell'introduzione ad un volume di atti di un convegno, R. Étienne sottolinea che la nozione stessa di spazio sacrificale 'inàt..rut la complexité des éléments matériels liés au rite du sacri{ice sanglant ou non. L'autel n'est jamais seul en jeu et notte but n'est pas l'étude architecturale d'un monument, mais la restitution de toutes les traces matérielles liées au rituel du sacrifice: tables, arbres, perrhiranterion, lieu du banquet, relief du repas, stockage et débitage du bétail...'", e sempre nello stesio convegno J.L. Durant ribadisce che: 'la question la plus claire que taite la thusia est celle du manger et des implications de la nourriture carnée dans le statut ontologique des immortels, des humains et de leurs animaux domestiques'. ar Sulla stessa linea è P. Schmitt Pantel quando afferma esplicitamenre che la consumazione è un momento della pratica rituale del sacrificio. L'uccisione della vittima è in{atti di norma seguita dalla divisione, dalla cottura e dalla consuma- - " SuI rapporto tra il sacrificio e I'assunzione della carne nel mondo greco cf. in particolare: La cucixa del sacificio i tetd Ereca, a cura di M. DrrrriNe e J.-P. Venlaur (Torino, 1982; Patigi, 1979); cf. anche VJ. Rosi\^ch, The SysterL of Pubblic Sacifice ix Fourth-Century Athexs (Atlarta, 1994), p. ) e n. 5. a0 Cf. GRofil.NELLr 1993, in particolare ) Violenza e spargimerto di Sangue, pp. 16-2). " Ps. Plutarco, I/ sizrp osio dei Sette Sapiexti, a cura di P. Pueenu (Palermo, 1989), p. 48. n' R. Ermure, in L'Espace Sacificiel, p. 7. " J.L. DuRANr, Inrages pout ux autel, h L'Espace Sacificiel, p. 45.

12 TESTI E MONUMÉNfi 445 zione della carne, on come diverse leggi sacre decretano esplicitamente indicando l'obbligo di consumale Ia carne sul luogo del sacrificio. o' Esiste quindi a questo punto un problema di interpretazione del- I'esatto significato della parola iepo0ureiov: crea in{atti delle difficoltà stabilire se si intenda il luogo fisico dove aweniva l'uccisione della vittima, o piuttosto pe! estensione il banchetto e se, in questo caso, si tratti di banchetti legati alla normale vita del santuario, che potevano essere celebrati in luoghi adibiti a questa funzione, come àvòpdrveg o éoooropta, o di cerimonie celebrate in occasioni particolari cui veniva destinato un edificio specifico. Relativamente difficoltosa è quindi stata e continua ad essere la localizzazione dello iepo0ureiov alf interno della sistemazione dei santuari, anche di quelli, come Camiro e soprattutto Lindo, di cui si ha una conoscenza relativamente buona delle strutture architettoniche. Nel 1911 Blinkenberg ou notava che a Lindos non potevano essere effettuati sacifici all'interno del temenos di Athana lindia; nel santuado infatti, come nelle terazze superiori di quello di Camiro, non erano state trovate tfacce di altari. Le nacce di carbone trovate sull'acropoli potevano, secondo lo studioso, testimoniare l'esistenza di bracieri e non plesupponevano necessariamente la presenza di un altare, mentte i reperti ossei rinvenuti nel santuario, forse spezzati per poter estlarle il midollo, sembravano testimoniare piuttosto la pratica dei banchetti. Questa ipotesi ha {atto concludere al Blinkenberg che i sacrifici venissero celebrati al di {uori del recinto dell'acropoli, mentre i banchetti cerimoniali erano allestiti nel santuario, nello iepo0ureiov che era 'sans doute partie du sanctuaile'. Tuttavia Dyggve ha rinvenuto i resti di un altare monumentale sull'acropoli di fronte al Tempio di Atbana e identificato con maggiore precisione gli ambienti dietro i propilei del santuario superiore come lo iepooureiov citato dalle epigrafi, edificio destinato al banchetto, e in questo modo strettamente legato al luogo del sacrificio. n'ipotesi ripresa da E. Lippolis che ha recentemente notato che 'il termine (iepo0uteiov), relativemente raro, è strettamente legato al luogo dove venivano effettuati i sacrifici e sembra comprendere o sottointendere l'esistenza di un {a P. ScHMrTr-PÀ.NrEr, Sacificial Meal and, S?mposiorl: tuo Models of Cù)ic lrrstitutiots h tbe Archaic City, h Sympotìca, A symposium ot tbe Symposion, a cura di O. Murn,rr (Oxford, 1990), p. 14. Sul problemd anche GoLosrsl'r 1978, pp e p. )22 ss. '' Gotosterr 1978, pp. ) 'u Br"rNrerlBpne 1911, coll a) DYGGVE 1960, pp

13 TESTI E MONUMENfi éoootoptov in cui venivano consumati i resti dei sacrifici da parte degli aventi diritto'. {3 L'éonnt6ptov è stato associato, dallo stesso Lippolis, alla menzione di un àvòp<irv in un a epigrale datata a17'88 a.c., sistemato probabilmente sull'acropoli, " sulla scorta di quanto già precedentemente sostenuto da S. Hornblower che aveva identificato la funzione dei vari àvòpdrveg e defli oikoi dedicati dagli Hecatomnidi in Caria come éotrot6pr.o. '0 A Lindos l'dvòprirv dovrebbe essere identificato con le stanze costruite dietro la stoà superiore; " sarebbe in questo caso attestata archeologicamente, oltre che dalle fonti, la preparaziote di banchetti in ambienti appositi sulla acropoli di Lindo, legati alla presenza di uno iepo0uteiov. r inand tuttavia, notando che a Lindo tutte le epigrafi che menzionano lo iepo0urtiov sono state rinvenute immediatamente a nord-est della Grande Sro,ì e non sulla sommità dell'acropoli, ha conseguentemente supposto che dovesse sorgere in questa area del santuario e che, in mancanza di altri edifici, dovesse essere identificato con la stessa rroà; soluzione non scevra da problemi, primo {ra tutti il fatto che la rrorì di Lindo è costituita da un portico senza ambienti lerostanti.. Forse un chiarimento al problema della topografia del santuario di Lindo può venire da un confronto con quello di Camiro. Rispetto a Lindo il santuario di Camiro in periodo ellenistico appare piìr imponente nelle sue strutture architettoniche ma probabilmente aveva una analoga divisione delle [unziona]ità degli spazi. Se la stoà di Camiro presenta nella parte posteriore una serie di camere che potevano essere vtlizzate pq scopi civili o religiosi, queste invece vengono a mancare completamente a Lindo dove la Jror non è alfto che la monumentalizzazione del passaggio che portava all'acropoli. Tuttavia contrariamente a quanto aveva scritto il Dyggve, che attrlbuivala stoa * Lppor:s 199), p l-dpous 199), p " S. HorNsroweR, Maasolus (Oxlord, 1982), pp ; cf. arrche P. HEESTRòM, Fomul Banqueting at Labauzda, in Arcbitzctuft and SociebJ itt Hecatomnid Caza, Proceedings o{ the Uppsala Symposium 1987 (Uppsala, 1989), pp Il problema dell'identificazione degli oiàoi come sale da banchetto è affrontato anche nella prima parte di ul alrlo articolo dello stesso studioso: P- Hslr-srRaiÀ,I, The Plzmed Furctiox o/ tbe hbesikbar Pmpyhit, in «Opuscola Atheniensa», 17, 1988, pp ; cf. sugli àvòpòveq anche P. Heu-s,llròli{, Archìtecture. Charurteistit Buidirrg-Dpes arrd Paniclllaities of Sqb atd Techxique. Possible baplicatioxs for Hellelìstic Architecture, in J. IS^GER \ed.), Hekatomxid Caùa and the Ioxiar Rexaissaace (Oderse, 1994), pp. 40-4) e pp, " LFPous 199), p. l)9.

14 TESTI E MONUMENTI 447 in{eriore e quella superiore (i cosiddetti propilei) a due periodi costruttivi diversi, " e sulla scorta di Lauter, 'r Lippolis sostiene che l'intero complesso sia stato progettato unitariamente forse nella prima metà del III secolo a.c., anche se Ia reakzzaziote probabilrnente dovette durare a lungo e conoscere un'importante fase costruttiva negli anni dopo il terremoto; '4 fu reakzzato in ta1 modo un sistema architettonico che srettamente vincolato dalle condizioni orografiche dell'acropoli si sviìuppa necessariamente in modo più articolato rispetto a Camiro. È quindi con l,insieme delle due sloal che dobbiamo veri{icare se la funzione alf interno del santuario di Atbana della stoa di Camiro può avere un riscontlo con Lindo. A Lindo infatti la scalinata che conduce alla terrazza superiore per la quale, attraverso l'edificio a parasceni si giunge poi al cortile del tempio, funge da elemento unificatore dell'intero complesso che ha come facciata monumentale e scenografica il colonnato inferiore che, come a Camiro, corre per tutta la J/o; senza interrompersi, nascondendo la stessa scalinata. L'edificio superiore oltre la facciata si articola su due ali, di cui quella occidentale ha cinque camere nelle quali è stato idenri ficato l'àvòp<irv citato dal materiale epigrafico. Ecco ancora una volta che nel complesso di Lindo si incontra un sistema composto da tna stoà e da alcuni ambienti retrostanti, Certo, la forma del pianoro delle due aoopoli è diversa e a Lindo gli spazi sono molto più angusti, e proprio per questo la corrispondenza tra le due struttule ha un valore maggiore; d'altronde a Camiro, dove 7a stoàè stata costruita con tutto lo spazio disponibile e con le camere nella sua metà posteriore, non si è rinvenuto nessun'altro edificio. In conclusione credo che il complesso di Lindo e la stoà di Camiro possano essere considerati, dal punto di vista della loro funzione, perfettamente omologhi. Per quanto riguarda la stoà di Camiro è possibile, sulla scorta del materiale epigrafico, ricostruire con u na certa esattezzala funzione degli ambienti retrostanti. Il culto principale di Camiro, siruato nell'acropo'ii, è quello di 'A0rivo llol"rriq o Koperpriq, 55 e Zeùq llolrerig; in loro onore si celebravano le Panatenee sull'acropoli, menzionate da tre epigrafi,,n du- _. "_ C{. Lrppous 199r, p. 101; le date proposte dal Dyggve sono il 100 circa per J'edificio superiore e la fine del III seiolo per quello iriferiore. ') H. L^urER, Die Arcbitektu drs Hellenisnus (Datmstadt,1986), pp Lo studioso ritiene che la stoa superiore e quella inferiote facciano p-arte di un medesrmo progetto costruttivo da dararsi inrorno al 100 a.c_ " Lrppol-rs 199), p ' Tituli Carrlitenses " Tituli Canircnses 106, 14; 110, 56;159,3.

15 TESTI E MONUMÉNTI rante le quali sappiamo che erano saclificate delle vittime e venivano offerti dei banchetti; le stesse epigrafi ci informano che durante le feste erano tenuti degli agoni ginnici, sotto l'egida di un à1rovo0étng. Una in particolare ci informa che 'coloro i quali avevano a cuore di accrescere gli ànori degli dèi e la festa delle Panatenee, hanno ptomesso di versare alcuni fondi giatuitamente per la costruzione degli utensili (lpqotflpro) e delle cisterne e per i banchetti dei demi'. " Si tratta di una iscrizione della prima metà del II secolo a.c. in cui il richiamo agli étrurpo, che si rileriscono al complesso di cisterne e di pozzi che serviva la stoa, la presuppoffe che la sottoscrizione avesse Io scopo di ultimare i lavori nel complesso architettonico e di acquistare Ie attrezzature per il funzionamento dell'edi{icio che evidentemente in questa occasione doveva servire per I'allestimento di banchetti pubblici in occasioni delle feste. Questi banchetti, che quindi si tenevano presumibilmente nella stoa dell'acropoli, non sono tuttavia le uniche riunioni che avevano luogo nel santuario poliade. Una seconda iscrizione, rinvenuta nella terrazza superiore del santuario, in cui si tratta dell'elezione dei poorpoi, '" pone un solido legame tra le Kroivor, i pootpoi e il santuario dell'acropoli. I1 decreto, che fu rinvenuto tra le rovine del tempio di Atbana, stabi.liva che venissero iscritte, su una stele da porsi nel santuario di,4 thana,le rroivar dei Camiresi, sia quelle sull'isola che quelle sulla Perea; che alla rroivo di Chalkis fosse dato da scegliere se voler far parte del novero di quelle di Camiro; che venissero eletti i pootpoi di ciascuna rtoivo nel territorio della rroivo stessa e che i magistrati eletti {ossero successivamente riuniri év Kopiprot eiq tò iepòv tdq'a0ovoioq su invito degji iepororo(; da altre epigrali " sappiamo inoltre che il consiglio eta coadiuvato da un lpoppoteùg poorpòv. Non conosciamo se il lpoppoteriq fosse uno dei pootpoi stessi che ne prendeva l'incarico o se invece {osse la carica di un personaggio scelto al di fuori della cerchia dei paorpoi E possibile ipotizzare che i pootpoi si riunissero proprio nella stoà, edlticio che poteva essere attezzato a questo scopo e che doveva quindi ricoprire diverse funzioni. Particolarmente interessante è in questa circostanza il ruolo degli ieponoroi, sacerdoti camirensi che corrispondono a quelli che nel1e ojtre polzis sono chiamati iepo06tor e che forse può essere chiarito da una legge sacra rinvenuta nel demo di Tymno, appartenente alla Peraia conùollata da Camiro, che regola la concessione della storì sull'agorà e dei 1p1otr]pto (che " Tituli Cinireflses, 159, '" Tituli Can ire ses, n. 109; DIGNAS 2003, pp '" Tituli Anircrrses, 10r,. J8, 45, 46, 54, 62,78, 90, 110.

16 TESTI E MONUMENTI 449 come a Camiro erano conservati nella sloà stessa e ne costituivano l'equipaggiamento relativo) da parte dello iepo0ùtoq per la celebrazione di un sacrificio a vantaggio delle rroivot e dei òdpor.60 È probabile che anche a Camiro gli ieponoroi si occupassero della manutenzione degli edifici sacri e in particolare della sbà che dovevano preparare per le diverse occasioni in cui eru utllizz^ta, tra cui la convocazione dei pootpoi che si riunivano nel santuaio di Atbana, forse proprio negli ambienti dell'edificio. Allo stesso modo della sroà di Tymno, quella di Camiro era dunque concessa in uso per cerimonie di tipo diverso e in eflrambe i] divieto di accendere fuochi e, nel caso di Tymno, di appendere oggetti al tetto e sull'epistfio, sembra determinato dalla medesima prmccupazione relativa alla manuten ziore della stoà, Riprendendo il discorso dall'analisi topografica del santuario di Camiro la notizia che Ia stoà si trova di {ronte lo iepoouteiov ci obbliga a cercare in questa direzione. La s/oà sorge sulla terazza mediana del santuarlo dl Atbana sostenuta da un muro di terrazzamento che delimita avanti la Jroa stessa uno spazio relativamente stretto che corre lungo tttttala facciata del monumento, mentre il muro reftostante gli ambienti che corrono diefto il portico serve anche d,a tenazzamento per la terrazza superiore, quella dove è posizionato il tempio. L'edi{icio costfuito su questa terazza è relativamente complesso e comprende non solo gli ambienti reftostanti e il portico, ma anche le cisterne e i pozzi che si aprono in alcune delle camere, tvttavia la sottoscrizione menzionata in precedenza distingue chiaramente ra é),urpn, le installazioni idriche, e la oro6, il portico colonnato. ln modo analogo possiamo pensare nella legge sacra, una analoga distinzione tra quest'ultimo e lo iepooureiov, che indicherebbe gli ambienti dietro il portico stesso, nr luogo in connessione con i sacrifici e con l'onorificenza della oirqorg év iepo0uceia» e nel quale si preparavano i banchetti in occasione '" P.M. FRASER, G.E.Br,rN,The Rhodian Peraea aad, kk (Oxtord,1954), 26 pp. )9-41j J. Rorrrr, L. RoBERr, Bulletin epigrafique, 1955,2\0, p. 161; F. Sororowsxr, On tbe Lex Sacn of Tlmnos, «Transactions and Proceedings of the American PhilologicaÌ Association», LXXXVII, 1956, pp ; F. Soxotowsrr, Lois sacrées des cités gecques, Sxppléme t (P^tis, 1962), 111 pp. 179,181, rm. Br-ùrr.rsr, Die lxscbiften der rhodiscben Peraia (Bonn, 1991), 201, pp "' ln T;tul; Amìretses, 112 il divieto di accendere fuochi è nello iepooureiov ma anche èv r{ rpò roù iepo0ursiou otoq. Lo iepo0ureiov in questo caso identifica l'intero edificio di cd la stoà è un elemento accessorio; in modo analogo in una epigrafe del 129 d.c. da Me 'ez nella Siria settentrionale viene identificato il portico di fronte un dvòprirv (rrlq épnpoore toù rìvòpòvoq o[ro]dg) e forse anche in una seconda non datata da Palmira (npò roù àvòpòvoq I l). Cf. P.-L. Gatier, Instalhtiont ilu sobctuaife d.u Proche-Oieat romain: pou ex finir auec laldmx, in «Topoi>>, 1111, 200\, pp

17 4'O TESTI E MONUMENTI delle feste panatenaiche e si riunivano i magistrati delle rroivor, una isrituzione antica in connessione con le antiche divisioni presinecistiche' D'alra parte abbiamo a Camiro, come a Lindo, una serie di testimonianze epigrafiche di sacrifici officiati nell'acropoli Se tuttavia a Lindo è stato possibile rinvenire Eacce di un altare monumentale sulla terrazza supeiiore dell'acropoli, Io stesso non è posibile per Camiro a causa del cattivo stato di conservazione delle strutture sulla sommità del pianoro del santuario, anche se è presumibile ipotizzarne la presenza' Un secondo altare doveva trovarsi nella terazza immediatamente in- {eriore a quella della sfaì; qui infatti si ttova una piccola costruzione, posta 1,5 m. dih base del muro di tei:azzamento, che Iacopi pensava fosse un 'sacello' 6' ma che si tratta in realtà della base di un altare; atffaverso quattro scalini, infatti, si accede ad una piattaforma di m. 1,44 x 2,17 sulla quale doveva essere appoggiato l'altare vero e proprio. La costruzione è perfettamente allineata con i" p"tt. d.ll, ttrada che conduce all'auopoli e si "lt" trova al ceneo di un grande spazio, che probabilmente lormavala te,rrazza inferiore del grande sàntuario dell'acropoli. La valenza saua leg ata alta pra' tica del saci{icio di questo luogo potrebbe essere awalorata dal ritrovamento di un neptpovrrlprov arcaico, oggetto legato alla pratica del sacrificio u' Se l'ipotesi fin qui prospettata è esatta il santuario dell'acropoli pr"r.ot" un, articolazione più complessa di quella che sembtava avere a prima vista: distribuito su tre tenazze si cxattetizza quindi per una pro{onda gerarchia degli spazi che sono ritmati dai muri di t enazzarnento ' In questo santuario, come in quello di Lindo, l'ascesa è scandita da quinte a;chitettoniche successive ed ogot terrazza è catatter-izzata da un elemento cultuale importante. L'altare della'reirazza inferiore, 1o iepo0uteiov e la stoà con le sue installazioni, il tempio e probabilmente l'altare di Atbana e Zeus. kgati allo iepo0ureiov sono a Camiro gli ieponoroi k {y,nzioni di ques d s;erdoti comprendevano compiti relativi al sacrificio di quelle divinità che non godevuno dil privilegio di un sacerdote dedicato Sacerdozio secondario, " Jhe poteva essere esercitato in giovane età e che veniva officiato in "' G. J^coPr, Esplorazione atcheologica di Canito - II, in «Clara Rhodos», VI.Vll, 1911-ll, p.250, tig. )6. - ;'R.'Er;;"tit, Espacà sacificieh et autels dlliets, it L'Etpace SacÀ/iciel' oo "' - -An.h. "i se il fatto che è spesso menzionato dopo il demiurgo indica una i^ooiir"ru a"u, sua f,-rnziàne che sembra maniate per esempio a Lindo' ".rt" Cf. D.R. SMIrIr, Hiempoioi a»d Hierctlrytai ot Rhodes, «AC»' 4f, 1972' pp ; DIGN^S 20$, P. 41.

18 TESTI E MONUMENfi 451 onore di divinità minori o che portavano un'epiclesi particolare, aveva comunque sede nel santuario dell'acropoli dove sia a Lindo sia a Camiro sono attestati mrmerosi culti minori n' che in modo plausibile si dovevano concentrare nella parte in{eriore del santuario dell'acropoli, menme quella superiore era riseryata al culto pojiade secondo una scala gerarchica del sacro. uu Nello stesso tempo, riunioni e banchetti awenivano quindi nel santuario dell'acropoli il quale sembra catatter'tzzatsi non solo come luogo sacro, ma anche come centro politico e amministrativo della polis, nel quale si riuniscono i pootpoi delle rroivor e i òdpor di Camiro. Ma in che senso vanno lette queste informazioni? La città di Camiro, per come si conosce allo stato attuale degli scavi, si presenta come tr,a polis ar,omala sia nelle sue strutture architettoniche sia in quelle amministrative. Il santuario dell'acropoli sia a Lindo sia a Camiro rappresenta il centro amministrativo e politico della città, all'interno del quale si riuniscono i magistrati e si celebrano i riti cittadini. In particolare a Camiro dove le strutture cittadine sono piìr sviluppate rispetto le altre città presinecistiche le aree sacre sono particolarmente estese e al santuario superiore si affianca un nucleo cultuale inferiore, entrambi distinti nettamente dalla trama ubana per il diverso orientamento degli edifici e collegati da una via sacra. Il fatto che i due santuari a Camiro si sviluppano su uno stesso asse leggermente inclinato rispetto a quello urbano, fa sospettare I'appartenenza dei due complessi ad un analogo progetto esecutivo e li mette in stretta correlazione tra loro. " Nel santuario in{eriote la piazza che si apre di fronte Ia fontana è circondata da gradini che formano una sorta di theatrct e che caratterizzano uno spazio che ugualmente può avere valenze civili e allo stesso tempo religiose, come allo stesso modo si può ipotizzare per il teatro di Lindo, che, come notato dallo stesso Dyggve,' si "5 WN,{ND 1981, p. 75. * Sulla gerarchia dello spazio cultuale nei templi a terrazza cf. J. Scuor», Les espaces cultuels et leu i tefpétation, in «Klio», 77, 1995, pp "' A.DrYr:d., Camito. Ux esempio d,i utbaùstica sceaogtafica di età elbristica, Akten des XIII Interrationalen Kongress fiil Klassische Archàologie, Berlin 1988 (Mainz am Rhein, 1990), pp, 482-4$. La datazione del santuatio inferiore è controversa e oscilla tra il IV e f inizio del III secolo a.c. C{. L. MoRBrcoNE, I saced.oti di Halìos: fiammelto d,i catalogo rirueauto a Rodi, ir<asatene», XXVII- XXIX, n.s., , pp. J61-)80; PucLrEsE CARRATEU 1956, pp H. l-^orer., Stu)letat statt T1pus. Zu eixem helleùstiscber Atcbitekturmotio, in <<AA», 1982, pp.7$-124, abbassa la datazione tra la metà del III secolo e la metà del II secolo a.c,, con una maggiore approssimazione alla fine del III secolo, in un momento contemporaneo alla sistemazione del santuario superiore dell'acropoli. " DYGGVE 1960, pp. )

19 TESTI E MONUMENTI trova alìineato con il tempio di Athana sull'acropoli e per questo cosruito in una posizione sacrificata all'interno del tessuto urbano. L'unificazione politica dello stato Rodio e la costituzione del nuovo tomoso sembfa dunque aver comunque lasciato una forte autonornia nella gestione degli af{ari interni alle antiche poleis e la continuazione della partecipazione dei rodii agli affari locali delle tre città presinecistiche durante il periodo ellenistico è dimostrato in ultimo dall'analisi di A. Bresson'o su una famiglia Camirese, coinvolta nel commercio mariho del grano. Con tutta probabilità doveva condurre i suoi a{fari a Rodi stessa, ma ciò nonostante i loro nomi appaiono con una certa insistenza nelle liste sacerdotali di Camiro durante il III secolo a.c. Questa autonomia è garartita dalla cosiddetta règb *iennab, rigorosamente rispettata nelle elezioni degli eponimi; " questa si basava sulla ripartizione della popolazione delle pobis in tre tribù delle quali era capo un g6),op1oq e sull'alternanza delle tribù all'eleggibilità all'eponimato. L'eponimato per f intero stato rodio erà dato dal sacerdote di Halios, mentre le trc pobis ^vevano un eponimo locale che era per Lindo il sacerdote di Atbana, per Camiro il òoproupy6q, sacerdote di Estia e di Zeus Té),eroq, e per Ialiso il sacerdote di Apollo 'Epe0iproq. L'elezione all'eponimato nelle ffe città poteva awenire quindi solamente da parte di cittadini appartenenti a.lle gu),ni della città ed anche in questo caso il cittadino poteva concorere alla caica solo una volta ogni tre anni, quello in cui toccava alla rpulrq cui apparteneva. T'? Inolfte il cittadino per poter essere eletto al " La data dell'istituzione del nomos rodio è ancora dibattuta: secondo gli studi di G. Pugliese Carratelli la costituzione rodia non risale nel tempo oltre l'età di Alessandro; non esistono, secondo lo studioso, testimonianze epigra{iche o letterarie piìr antiche. Di diverso awiso è tuttavia P.M. Fraser, che sostiene che la costituzione delle leggi sia awenuta in un momento precedente al380 e molto probabilmente intorno al 195 quando furono cacciati i Diagoridi dal partito filoateniese, a riprova della somiglianza formale che la costiruzione rodia ha con quella ateniese. Cf. P.M. FR,rsER, Akxander and tbe Rbodiaa Co stitutiot,, in «PdP», VII, 1952, pp '0 A. BRESsoN, Rbod.es: ure fa*ille caniréeue d.e cotxnergaxts en blé, in «lndex», 9, 1980, pp " J. BENEDtr<TSSoN, Chmnologie de dzux listes de prérres KarniÉezs (Kobenhavn, 1940), p. 10; Bm,TKENBERG 1941, col. 95, p. 5; M. Secru, ljn nuooo /tattmento del catalogo d.ei sace oti di Ateta Lind.iz, in «PdP», III, 1949,p.69nota1; MoRRrcoNE 19, 1, pp ; G. Pucr-ms a C*t rrut, La formazioxe dello stato Rodlo, in «Studi Classici e Orientali», I, 1951, p. 84 sg.; FR^sEn 1953; M. Gu,urouccl Epigmfa Gteca, II (Roma, 1969), p. J42; Lrppol, 1991, pp " Sulla diversità di trartamento degli abitanti della Pereia tra Lindo e Camiro cf. Wrurrro 1990, pp

20 TESTI E MONUMENTI 45) sacerdozio maggiore doveva aver già ricoperto la carica di un sacerdozio minore all'interno della stessa po/ls; a Lindos gli eponimi dovevano essere stati sacerdoti di Poseidone"lzrmoq, di Apollo [[0toq, di Dioniso, o aver ricoperto la carica di àp1r.epo0rirog, a Camiro sacerdoti di Atbaru e Zeus, Asdepio, Serapide, Apollo, o essere stati àplteptorog. Sfortunatamente noi non sappiamo in che modo i cittadini erano divisi nelle tre tribù o quale relazione queste avessero con i òòpor, d'altraparte si conosce il nome di una sola tribù per Camiro, la 'Ai.0o.rpe vig, ed una per Lindos, la 'Apyeio.. Questa ripartizione ternaria della popolazione delle tre poleri ritorna nelle tre euì.si attestate a Rodi, che al posto dei più comuni nomi delle tre gui.«i doriche, riprendono i nomi delle tre antiche città: z\rvòio, 'Id,uoio, Koperpiq, il cui nome stesso indica un legame con le tre città. Tale sistema amministrativo evita l'accentramento delle attività amminisftative a Rodi, mantenendo soprattutto Camiro e Lindo centri politici attivi e importanti ed è in questa ottica che va inquadrata la necessità di ricostruzione delle po/eis dopo il terremoto e la struttura dei santuari poliadi e delle strutture same delle polels stesse. Tuttavia a Camiro accanto al sistema demotico, che nelle liste sacerdotali " sembra costantemente ignorato, 7a sono testimoniate anche alfte strutture amministfative, tra cui particolare interesse suscitano le rtoivot, istituzione di volta in volta diversamente interpretata: istituzione gentiizia, demo o suddivisione di demo, circoscrizione religiosa legata ai ne santuari delle re città. " Il problema delle rroivor riguarda particolarmente Camiro. Infard mentre i po.otpoi sono attestati in tutto il territorio di Rodi, Pugliese " Le liste sacerdotali rinvenute a Rodi sono in tutto 12. Nell'elenco di Morricone (Motnrcoxs 1951, pp. )61-)6\ quattro liste si riferiscono a sacerdozi di Liodos o del suo teritorio (cioè quelli di Athana flo),taq, Poseldote lnntog, Artemide 'Avòpopé6o, Zeus llorptirtoq), cinque ai culti di Camiro (due liste distinte di Damiurghi, wa di Atllana llo),rdg e Zeus lloì"reriq, una di Apollo Kdpverog, Ili0rog, Mtri,rivrrog, ALyévqq, e una lista di riptrelpr]oroi), una a quelli di Ialiso (relativa ad Apollo 'EpeoipLog), e infine due liste sono relative ai culti rodii (quella dei sacerdoti di Halios e quella dei rpogriror di Apollo lli0rog). Olre a queste si conosce una lista dei saierdoti di Asclepio nel Demo di Thyssanus, situato nella Perea e appartenente all'amministrazione del territorio camirese (c{. Gu,rnouccr 1969, p. 171) " Nella lista dei òoprouploi di Camiro il demotico appare solamente nei frammenti relativi agli anni d.c. e d.c., quaàdo l'isola aveva già perso compfetamente la sua indipendenza da Roma; cf. Guanoucct 1969, p. )42. " Cf. sulle kninaij. MlLxru4 lnsciptiot de Rhodes, in «BCH», 4;1880, pp. 138,145; Guanouccr, 1915; A. Morrarcrnr.ro, Note sulla snia d.i Rodi, i,n «Riv. Fil. Class.», 19)6, pp ; PucLTESE C^RRATELLT 1956.

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