Origini e sviluppo della civiltà daunia

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1 Origini e sviluppo della civiltà daunia Le civiltà paleolitiche piú antiche sono note in Europa per la varietà dell'attrezzatura litica, che pare seguire uno sviluppo segnato dall'ascia amigdaloide e dal raschiatoio musteriano anche se non mancano ambiti culturali riconosciuti in determinate zone. Con la raccolta del cibo (collettori) si ha la caccia ai grandi mammiferi. Durante l'età musteriana si ebbero un culto dei morti e l'uso della caverna. Bisogna giungere alle culture del Paleolitico superiore per poter parlare di civiltà in senso piú completo e ampio, soprattutto perché nei tre grandi periodi Aurignacoperigordiano, Solutreano e Maddaleniano si ha lo sviluppo dei linguaggi figurativi con la pittura, il graffito parietale e il bassorilievo in argilla. Le tracce del Paleolitico piú antico sono finora assenti nel Tavoliere, mentre sono state di recente individuate nel promontorio garganico, ove erano già state segnalate alla fine del XIX ed agli inizi del presente secolo dagli studiosi locali (Angelucci, Centonza, Del Viscio e altri) 1. Sono attestate in stratificazioni rilevate sulle terrazze quaternarie dei terreni settentrionali (Romandato, Correntino, Antonino), nelle contrade Mortellito, Crocifisso di Varano, nella foresta Umbra e alle sorgenti di Irchio. I risultati danno un quadro vario dell'attrezzatura litica posseduta dai nomadi collettori che frequentarono il promontorio durante l'interglaciale Riss-Würm e la glaciazione del Riss. Da uno stadio culturale caratterizzato dall'uso dei ciottoli di torrente appena scheggiati (chopperscultures) si sarebbe passati all'uso dell'ascia acheuleana (Monte Grande presso Vico) e all'utilizzazione delle schegge piú o meno lavorate ed adattate a varie forme di arnesi (raschiatoi di diversa forma, ecc.). La industria su scheggia, che caratterizza la civiltà musteriana in Italia e in Europa occidentale durante il Würm I, risalirebbe invece nel Gargano 1 Rinvio a Palma di Cesnola, Problemi e lineamenti di Preistoria garganica, «Atti della Società Italiana di Scienze naturali e del Museo civico di Storia Naturale in Milano», vol. CII, fasc. III, Milano 1963 (estratto) e ivi bibliografia. Per indicazioni bibl. sull'angelucci, Centonza, Del Viscio, ved. i miei Gli studi paletnologici in Puglia, «Archivio Storico Pugliese», VII, 1954 e L'ultimo decennio di studi sulla Puglia preclassica, Ibid., XII, 1959 e ivi bibliografia. 23

2 all'interglaciale Riss-Würm (Irchio) in un momento di clima caldo arido corrispondente a quello attuale algerino. Gli eventi climatici del primo stadio del Würm sono segnati da un'attività vulcanica provata dai materiali rintracciati nei depositi di Irchio e di altri giacimenti 2. L'arte e il mondo ideologico dei gruppi di collettori e cacciatori trovano una testimonianza significativa nei dipinti di grotta Paglicci ai piedi di Rignano Garganico 3. Alcuni frammenti di ossa iliache di cavallo presentano finemente incisi figure di bovini, di cerbiatto, di cervi e di cavallo e segni lineari interpretati come frecce. La caverna fu frequentata dal periodo aurignaco-perigordiano fino ad età mesolitica; sono stati rinvenuti numerosi manufatti litici ed ossei, e frammenti di ossa umane. L'attrezzatura silicea dei gruppi umani di Paglicci comprende lame di tipo gravettiano e epigravettiano, microliti geometrici di tecnica mesolitica. I resti della fauna attestano la presenza del cavallo, dei bovini, dello stambecco e, nei livelli superiori recenziori, è diffusa la volpe con qualche esempio di tasso, martora, lupo e gatto selvatico. Il complesso faunistico trova molti punti di contatto con quello degli strati A-F di grotta Romanelli in Terra d'otranto 4. La presenza dello stambecco indica un rincrudimento climatico correlazionabile al Würm II e al post-bühliano, e quindi si estende al Gargano anche l'evoluzione paleoclimatica verificatasi in Terra d'otranto sul finire dell'era quaternaria. Lo stile dei dipinti si inquadra nella corrente naturalistica d'arte franco-cantabrica del periodo aurignaco-perigordiano fiorita circa anni fa. La testimonianza di Paglicci permette di individuare la componente del mondo ideologico dei cacciatori paleolitici che ripone ogni valore nella potenza magica dell'animale, considerato quale sintesi di ogni tipo di bisogno esistenziale 5. Il magismo paleolitico si manifesta nelle raffigurazioni zoomorfiche, che quindi, secondo una corrente opinione, assumono valore rituale, propiziatorio. Come la caccia è l'attività essenziale di questa umanità, cosí anche la donna in seno alle comunità di cacciatori personifica la forza vitale della riproduzione, per cui tutto si rinnova. Plasticamente il concetto si traduce nelle statuette tridimensionali - le cosiddette «Veneri adipose» - raffiguranti un tipo di donna in cui sono accentuate le parti molli o i simboli della fecondità. In Daunia, pur mancando esempi espliciti di «Veneri adipose» paleolitiche, ritroveremo sviluppato molto dopo il tema della donna - fecondità sul vasellame geometrico del VII-VI sec. a. C. L'attrezzatura silicea delle tribú aurignaziane del Gargano ha avuto un notevole sviluppo per l'accentuata presenza di cave silicifere sfruttate per fabbricare utensili e strumenti idonei ai bisogni di un'eco- 2 A. PALMA DI CESNOLA, Problemi cit., p. 4 ss. 3 F. ZORZI, Pitture parietali e oggetti d'arte mobiliare del Paleolitico scoperti nella grotta Paglicci presso Rignano Garganico, «Riv. Sc. Preis», XVII, fasc. 1-4, 1962 (estr.) Id., Palaeolithic Discoveries in the Grotta Paglicci, «Antiquity». XXXVIII, n. 149, p. 38 ss. 4 G. A. BLANC, Grotta Romanelli, II «Archivio per l'antropologia e l'etnologia», LVIII, 1928, p. 365 ss. 5 Sul magismo paleolitico cfr. C. TULLIO ALTAN, Lo spirito religioso del mondo primitivo, Milano 1960 e ivi bibl. 24

3 nomia prevalentemente venatoria. Le caverne sono frequentate e alcune - come la grotta Paglicci - servono per compiere riti magici propiziatori della buona caccia. Al momento della crisi post-glaciale il quadro culturale della Daunia offre una documentazione di tradizione paleolitica, un congruo gruppo di elementi ergologici riguardanti un'economia di caccia e ambientale ed, infine, le testimonianze su una primordiale organizzazione dell'attività rurale. Il processo di evoluzione dei cacciatori in agricoltori presenta ad un primo sguardo un'articolazione economico-culturale varia e complessa sia se si considera la varietà geomorfologica della Daunia ( dal Gargano con punte fino a 1100 m. si passa attraverso altitudini intermedie a depressioni come quella del Candelaro, di Salpi sotto o a livello marino), sia se si tien conto dei mutamenti cui il paesaggio è andato soggetto per agenti naturali e per il fattore umano. I cacciatori essenzialmente nomadi per la caccia stagionale o occasionale vennero in contatto con altre genti periadriatiche 6. Altri aggregati umani si erano dedicati alla pesca stabilendosi sulle coste marine o in prossimità di ambienti lagunari come appunto il Candelaro, le cui acque lambivano le rive di Coppa Nevigata (a sud di Manfredonia). I risultati degli scavi ivi condotti dal Pugliesi 7, dopo quelli del Mosso, ci presentano un insieme economico-culturale di raccoglitori di molluschi dotati di grossi vasi decorati ad incisioni a crudo (ceramica impressa) e di un'attrezzatura silicea (microliti) atta alla lavorazione del Cardium edule, che prolifera in ambienti lagunari salmastri come fu quello del Candelaro. L'assenza finora riscontrata di resti di capanne e di fauna domestica spiega il carattere semisedentario di queste genti, le quali appunto dimoravano presso la laguna nei periodi di raccolta del mollusco. Il complesso economico-culturale di Coppa Nevigata non è isolato nella storia culturale della Puglia e delle civiltà perimediterranee, perchè trova riscontro nella grotta del Cavallo nel Salento 8 e negli analoghi complessi dell'africa settentrionale e sahariana, il cui livello di civiltà durante il VI millennio offre maggiori punti di contatto con Coppa Nevigata, Nel processo di formazione delle comunità contadine l'eredità sociologica paleolitica ci è attestata dalla ininterrotta presenza dei tipi litotecnici laminari e, come vedremo, da un complesso di dati i quali dimostrano che le grotte in età neo-eneolitica furono frequentate da cacciatori. La «rivoluzione neolitica» influì in maniera decisiva nel processo di selezione socio-economica. Da un lato i cacciatori, che usano il tranchet campignano, divengono disboscatori del promontorio gar- 6 Richiamo le osservazioni di A. C. BLANC, Testimonianze paletnologiche e biogeografiche sulla via percorsa dai Grimaldiani nella loro immigrazione in Europa e in Italia, «Archivio per l'antropologia e l'etnologia», LXVIII, 1938, p. 17 ss. 7 S. M. PUGLISI, Industria microlitica nei livelli a ceramica impressa di Coppa Nevigata, «Riv. Sc. Preist.» X, 1955 (estr.) e ivi bibl. 8 A. PALMA DI CESNOLA, Prima campagna di scavi nella Grotta del Cavallo, presso Santa Caterina (Lecce), «Riv. Sc. Preist.», XVIII, p

4 ganico per avere terra da mettere a colture ed ottenere legname utile per imbarcazioni, palificazioni, capanne. Altri gruppi come quelli del Candelaro, pervengono alla fabbricazione di recipienti fittili per la conservazione dei molluschi durante i periodi di magra e, successivamente, catturano e addomesticano animali, acquisiscono le proprietà riproduttrici della terra per divenire come al «pulo» di Molfetta e alle Tremiti agricoltori e marinai. Altri gruppi, infine, piú tradizionalisti persistono nelle loro condizioni di cacciatori. In questo processo, che si compie indicativamente durante il VI millennio, un posto di rilievo assumono le genti in possesso del tranchet campignano. I dati topografici indicano chiaramente una gamma di attività correlazionabili all'ambiente vario del promontorio. La zona interna garganica fino a m. 400 se non ha rivelato tracce di insediamenti stabili, ha restituito, invece, una messe di strumenti silicei, tra i quali è accentuata la presenza significativa dell'accetta campignana. La sua diffusione è almeno sinora riscontrata in regioni boscose come l'entroterra garganico oppure l'abruzzo Teramano o anche il Veronese 9, un tempo ambienti forestali. All'accetta campignana si associa un corredo di arnesi silicei di varie dimensioni e per lo piú di tecnica paleolitica. Dalle recenti classificazioni dello strumentario campignano si deduce che esso costituisce il corredo per le attività utilitarie delle tribú che frequentarono il promontorio, e che si sviluppa in tempi neolitici, vale a dire quando nel Tavoliere e sulle coste del promontorio si erano stabiliti i contadini dei villaggi 10. In breve quella che oggi si chiama cultura campignana garganica potrebbe rappresentare il neolitico aceramico, noto nel Medio Oriente, in Tessaglia (Argissa-Magoula) ed anche in parte dell'africa settentrionale, dove le comunità mesoneolitiche non hanno ancora acquisito le tecniche vascolari 11. Del campignano garganico si ammettono una facies senza ceramica prevalente nell'interno del promontorio e nella zona subcostiera, cronologicamente parallela alla cultura di Coppa Nevigata (VI millennio) e di sviluppo indipendente dalle culture agricole che si andarono formando a partire dal VI millennio nel Tavoliere. Il suo fondamento economico sono l'ambiente forestale e lo sfruttamento delle cave silicifere. La facies recenziore si estende fino alle soglie dell'età classica sulla costa. I dati topografici suggeriscono che i gruppi campignani si spostano facilmente e soltanto nell'età dei Metalli si andranno stabilizzando in insediamenti costieri. In sostanza, i disbocatori e cavatori di selce vennero in contatto con i contadini del Tavoliere e realizzarono gli aggregati costieri del promontorio dal II millennio a.c. in poi. La presenza del tranchet campignano in strati eneolitici costieri prova che queste genti entrarono tardi in possesso dell'agricoltura, poichè il loro fondo economico tradizionale era costituito dallo sfruttamento dei boschi e delle ca- 9 Per il Veronese cf. F. ZORZI, Aspetti e problemi del Campignano in Val Padana, «Atti del I Convegno Interregionale Padano», Milano 1956, p. 51. Id., Preistoria veronese, in «Verona e il suo territorio», vol. I, Verona 1960, p Accolgo la classificazione di A. PALMA DI CESNOI.A, Problemi cit. p Rinvio per bibl. e concetti al mio Origini e sviluppo delle comunità rurali nella Puglia preclassica, «Rivista di Antropologia», LIII,

5 ve silicifere. L'insediarsi delle tribú campignane sulla costa avviene in un periodo molto ampio e adeguando in prosiego di tempo lo strumentario al tipo di ambiente ove si andarono stabilendo. L'attrezzatura paleolitica non viene abbandonata. Per cui si può ritenere che abitudini pratiche e atteggiamenti mentali paleolitici costituiscono i caratteri prevalenti del comportamento umano di queste genti. Il rapporto dialettico tra il campignano garganico e le culture agricole della Capitanata indica appunto una differenziazione civile e perciò anche ideologica. Sicché le genti che sono stanziate durante lo sviluppo della civiltà contadina a valle (dal V millennio in poi), avendo bisogni differenti, si creano un'attrezzatura adeguata. Durante il V millennio gli insediamenti capannicoli e cavernicoli sono diffusi sulle coste appunto perché in seno ai gruppi dediti alla pesca e alla caccia si formano gli agricoltori, gli allevatori, ossia quei gruppi che sostituiscono all'attività venatoria la coltivazione della terra dopo averla appresa per mezzo dei contatti con genti di altri Paesi. Anche le Tremiti sono interessate costituendo il tramite di diffusione ai Paesi balcanici settentrionali di elementi della «civiltà di Molfetta» (neolitico inferiore), cosí denominata dall'imponente complesso di manifestazioni che la caratterizzano al «pulo» di Molfetta e per lungo tempo 12. Essa è attestata dai fondi di capanna a ceramica impressa di Lesina e di Varano e si va propagando nel Tavoliere, dove troviamo il villaggio cintato di Guadone (S. Severo) che ha raggiunto un'evoluzione economico-culturale caratterizzata da vasellame impresso e dipinto a fasce semplici e non marginate, e dall'uso di cisterne intercomunicanti per l'approviggionamento idrico dell'agglomerato 13. E' durante il IV millennio che si ha il diffondersi del villaggio cintato nel Tavoliere (Passo di Corvo, masseria La Quercia, Amendola, S. Vito) con vasellame, tra gli altri, di «stile di Matera» 14. La «civiltà di Matera», cosiddetta dal Materano ove fu esplorato sistematicamente uno di questi villaggi (Murgia di Serra d'alto), si diffonde in tutta la Capitanata e alle Tremiti 15. Ma il promontorio resta come tagliato fuori da questa corrente civile. Nè si sviluppano altre forme culturali. Nel periodo di formazione e di affermazione delle comunità rurali i cacciatori paleolitici sono sedimentati ed esclusi dal tessuto economico agricolo. Le abitudini nomadistiche dei cacciatori che comportano instabilità di sedi per la ricerca periodica o occasionale di selvaggina, non si concilia con il carattere stabile dell'attività agraria e con la relativa impostazione ideologica. Il nesso dialettico tra agricoltori e cacciatori si riflette nel rapporto topografico-culturale degli insediamenti visto nella dinamica plurimillenaria di stabilizzazione dell'economia rurale. La dimora saltuaria dei cacciatori sono le grotte. Molte caverne dell'italia 12 V. il mio Origini e sviluppo, cit. 13 Materiali al Museo civico di Foggia, sala I. 14 Materiali al Museo stesso. 15 F. ZORZI, Note paletnologiche relative al Promontorio del Gargano e alle isole Tremiti, «Mem. del Museo civico di Storia Naturale di Verona», Vol. II, Verona Id., Ricerche paletnologiche effettuate nel Gargano e alle isole Tremiti durante il 1954, Ibid., vol. IV, Verona

6 meridionale ci hanno restituito ceramiche, ma non ci hanno dato quegli altri elementi che costituiscono l'apparato ergologico di un'agricoltura arcaica (macine, zappette di corno cervino, ecc.). Per la Daunia vanno ricordate le caverne di Scaloria e di Occhiopinto, la prima aperta nel costone garganico meridionale in direzione di Ruggiano, la seconda a qualche chilometro da Manfredonia presso la via per S. Giovanni Rotondo. Queste grotte cominciano ad essere frequentate al tempo in cui è associata al vasellame a fasce semplici (neolitico medio iniziale) la ceramica impressa evoluta: associazione che si riscontra in altre grotte pugliesi, materane e cosentine 16. E mentre sono risultate prive di attrezzatura agricola, hanno restituito utensileria silicea di tradizione romanelliana. L'osservazione formale ha un suo valore reale. La funzione della grotta nel Neolitico si identificherebbe con quella che ebbe nel Paleolitico quando accoglieva gruppi di cacciatori, di pescatori (come le numerose caverne costiere) che ormai vengono selezionati da un tessuto agricolo che va divenendo sempre piú omogeneo. D'altro canto, la pratica di domesticazione della specie animali che accompagna la formazione delle comunità rurali si è svolta in concomitanza dei mutamenti ecologici (clima-vegetazione) in seno alle stesse tribú di cacciatori paleolitici attraverso lunghi esperimenti di cattura. A tal riguardo è significativo un dipinto rupestre lucano che illustra scene di cattura animale 17. I continui spostamenti per la ricerca di selvaggina stagionale e il magismo per propiziare la buona caccia strutturarono il modo di pensare dei cacciatori secondo quanto si deduce dalla documentazione artistica paleolitica 18, in maniera differente da quello degli agricoltori, legati soprattutto alla terra che tutto riproduce, quindi sedentari, accomunati nel clan rurale che fonda la sua economia sullo sfruttamento del terreno comune. La relativa organizzazione sociale attraverso l'elaborazione di un rituale propiziatorio del buon raccolto riflette l'ideologia delle genti coltivatrici. Per conseguenza, per i cacciatori si erano venute a creare condizioni di vita nelle quali, per ragione della loro stessa economia, non riescono piú ad inserirsi. In breve, l'economia e l'ideologia contadine sedimentano forme di attività diverse o divergenti dai principi del clan rurale. Per cui i cacciatori nomadi, instabili e bellicosi, selezionati dal tessuto agricolo omogeneo del villaggio continuano a vivere la loro condizione umana ai margini dell'aggregato agricolo continuando nell'uso paleolitico di frequentare la grotta. Ciò spiega perché molte caverne dell'italia meridionale e anche della Daunia cominciano 16 Ved. per tutto il mio Puglia "preistorica" e Oriente premiceneo: relazioni tra i gruppi vascolari, «Archivio Storico Pugliese», IX, 1956 (Bari 1958) e ivi bibl. con revisione dei materiali materani (gli altri sono inediti nel Museo naz. di Matera). Analoga situazione nella grotta del Fico in Salento cfr. A. PALMA DI CESNOLA - F. MINELLOMO, Gli scavi nella grotta del Fico presso S. Maria al Bagno (Lecce), «Riv. Sc. Preist.», XVI, 1961 (estr.). Per il Cosentino cfr. S. TINE, Il neolitico in Calabria alla luce dei recenti scavi, «Atti dell'viii e IX riunione scientifica dell'ist. It. di Preistoria e Protostoria», Firenze 1964, p. 277 ss. 17 Ved. il mio Nuove pitture preistoriche in Lucania, «Rivista di Antropologia», LII, 1965, p. 103 ss. 18 C. TULLIO ALTAN, Lo spirito religioso cit. 28

7 ad essere frequentate, durante la formazione e la organizzazione della civiltà contadina (V millennio). L'insediamento si intensifica quando la civiltà di villaggio si afferma nel Tavoliere («civiltà di Matera», dal IV millennio circa). Possiamo seguire l'evoluzione di questi gruppi umani lungo il corso del III e II millennio specie se si fa attenzione alle facies rappresentate in grotte. Ma prima chiarisco brevemente come la civiltà contadina di villaggio si afferma nel Tavoliere. Alla «civiltà di Matera» appartengono i concetti planimetrici dei villaggi della Capitanata, che possiamo prendere in considerazione per i rilievi aereofotografici del Bradford. Sono formati di capanne a pianta circolare o ellittica comprese in un fossato interrotto nei punti di accesso all'interno del comprensorio. Occupano aree di circa 3 ettari in media. La planimetria chiusa ci riporta allo scopo difensivo del fossato, ma induce anche a pensare al principio che il villaggio è di proprietà comune del gruppo che lo abita. I materiali rinvenuti a Guadone si ricollegano a quelli materani. Questi ultimi ci permettono di considerare che la composizione socio-economica include cavatori e lavoratori di selce, contadini, allevatori, vasai. La capanna serve anche per sepolcro. I corredi vascolari comprendono ora ceramiche dipinte in «stile di Matera» distinguibile per la grazia delle forme fornite di anse modellate a protome animale e per la decorazione geometrica eseguita in bruno sulla superficie lisciata gialliccia. Questo vasellame è l'antenato della ceramica geometrica del VI secolo a. Cr.: i due tipi sono cotti a identica temperatura e, quindi, l'arte del vasaio in senso tecnico-artigianale in Puglia risale al IV millennio. La «civiltà di Matera» è quella che costituisce l'abito civile a partire dal IV millennio dell'italia sud-orientale, donde diffonde i prodotti in Calabria, Sicilia, isole Eolie, Campania e Toscana. Essa dura fino a tutto il III millennio, trasformandosi durante il II millennio. Sul promontorio non conosciamo elementi pertinenti, alla civiltà di villaggio. Non v'ha dubbio che il carattere geomorfologico ha favorito attività agricole nelle conche fertili, che dovettero essere prima disboscate. Una cultura agricola si propaga sulle coste settentrionali, ma con caratteri formali, che, pur differenziandola apparentemente da quella del Tavoliere, la ricollegano nel momento in cui nuovi fattori determineranno un'evoluzione della civiltà agricola nei seguenti termini storico-dialettici. I gruppi di cacciatori, dediti peraltro alla pesca costiera, assumeranno dimora stabile in grotta intorno al II millennio. In parecchie caverne pugliesi troviamo tracce di una dimora stabile soltanto in questo periodo. L'evoluzione dei cacciatori, compiutasi ai margini della civiltà agricola, si definisce lentamente quando divengono, specie quelli delle caverne costiere, pescatori, marinai-trafficanti. Sono questi gruppi che intesseranno relazioni con genti di altri Paesi 19. In sintesi, il quadro economico-culturale della Daunia all'avvento della civiltà dei metalli presenta clans agricoli organizzati in villaggi e 19 Ved. quelli della caverna dell'erba e grotta S. Martino presso Avetrana: S. M. PUGLISI, Nota preliminare sugli scavi nella caverna dell'era, «Riv. Sc. Preist.», VIII, 1953 (estr.) per contatti micenei. 29

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9 tenuto economico-culturale dei pastori appenninici contrastante con la ideologia e l'organizzazione economico-sociale agraria. La scarsezza in Daunia di documentazione relativa ai precedenti sto- zi della civiltà appenninica 22, a prescindere dall'attribuirsi a deficienza esplorazione, può essere spiegabile anche con quell'aspetto geomorfologico vario cui dianzi accennavo. Il quale, come ha favorito in età precedente una pluralità di ambiti culturali, cosí anche durante il III e II millennio a. Cr. ha impedito una diffusione uniforme della facies culturale appenninica. Una pastorizia nomade è fautrice di terreno incolto per il bisogno di pascoli per le greggi. Dal che il conflitto economico - che è anche ideologico - con una civiltà agricola che trae le sue principali risorse dall'attività coltivatrice. Considerando l'organizzazione socio-economica che i contadini dal IV millennio attuano nel Tavoliere, ne consegue che un'economia armentizia fu condizionata in Daunia dalle aree non interessate dall'attività rurale, ben poche, in verità, se si tiene conto dell'estensione dei villaggi agricoli del Tavoliere. Quindi, frequentazione delle falde garganiche per i pascoli sempreverdi e discesa a valle presso i corsi d'acqua per il bestiame nei periodi in cui i territori montani erano impraticabili. Secondo come ci è stato storicamente delineato, lo spirito della civiltà appenninica perchè appunto legata ad una condizione esistenziale di nomadismo, risulta unitario con manifestazioni culturali differenziate nel tempo da luogo a luogo: è questa la sua dinamica storica, ossia quella unità etnologica che lega le comunità pastorali sotto il profilo soprattutto economico ed ideologico, e che, appunto per essere cronologicamente differenziata da luogo a luogo, respinge qualunque tentativo di spiegarla in uno sviluppo unilineare e livellato, ossia antistorico. La dinamica dei gruppi pastorali determinata dalla loro condizione economica è alla base di quel processo di inurbamento che anche in Daunia si va compiendo nel corso di parecchi secoli. Rapporti saltuari si stabiliscono tra allevatori sedentari dell'orbita culturale agricola e pastori per la necessità di barattare bestiame con gli allevatori quando eventi di vario genere distruggono quello armentizio. Queste relazioni mercantili rappresentano lo sfondo concreto della trasformazione culturale della civiltà di vil- 22 Mi riferisco al Protoappenninico per cui ved. S. M. PUGLISI, La civiltà appenninica, p. 21 ss. e, per le Marche, dello stesso Sulla facies «Protoappenninica» in Italia, «Atti VI Congr. Int. delle Scienze preist. e prot.», II, Comunicazioni, Firenze 1965, p Il «protoappenninico» come fatto storico-culturale è documentato, oltrechè nell'italia meridionale e centrale tirrenica (Gaudo-Rinaldone), in particolare nella Puglia centro-meridionale, dove un suo aspetto si coglie nei corredi delle tombe collettive di Casal Sabini e Cellino S. Marco, la prima studiata bene, mentre la seconda scavata e studiata male: per dati di fatto e inquadramento della tomba di Casal Sabini ved. PONZETTI-BIANCOFIORE, Tomba di tipo siculo con nuovo osso a globuli nel territorio di Altamura (Bari), «Bull. Pal. Ital.», vol. LXVI, 1957 e ivi bibl. Per Cellino S. Marco la documentazione è conservata nel Museo di Taranto: bibliografia buona trovi in G. F. LOPORTO, La tomba di Cellino S. Marco e l'inizio delle civiltà del Bronzo in Puglia, «Bull. Pal. Ital.», 71-72, 1962-'63 (estr.). Per un «proto-appenninico B» ved. dello stesso La tomba di S. Vito dei Normanni e il «Proto-appenninico B» in Puglia, Ibid., 73, 1964, p. 109, ove l'a. riprende quanto scritto in La stazione preistorica di Porto Perone, «Not. Sc.», XVII, 1963, p. 280 ss. 31

10 laggio da un lato e del processo di inurbamento dei pastori. Dai livelli 1-6 di Coppa Nevigata 23 si sa l'abito culturale che si stabilisce a partire indicativamente dall'xi sec. a. Cr. Al vasellame appenninico subentra quello adorno di motivi geometrici e solcature o inadorno, con anse ad apici revoluti, ad ascia, con la caratteristica forma, tra le altre, degli attingitoi (capeduncole) con omphalos sul fondo. Ritroviamo le zappette di corno cervino, uno strumentario ricavato da ossi animali (punteruoli, spatole), mentre l'attrezzatura silicea si riduce a qualche lametta o a scheggie riutilizzate, che suggeriscono l'idea di un progressivo abbandono della litotecnica. I Subappenninici, ossia gruppi che da pastori per i lunghi, saltuari o occasionali contatti con gli agricoltori sono divenuti anche essi contadini, conservano ancora nel tessuto ideologico manifestazioni ancestrali. Il temperamento irrequieto e conservatore degli Appenninici riemerge nei Subappenninici specie nella esigenza difensiva dell'aggregato quale espressione della organizzazione territoriale e dell'acculturamento in terreno agricolo. Gli abitati sorgono o in luoghi naturalmente difesi o si recingono di bastioni in muratura secca. A Coppa Nevigata abbiamo l'esempio piú evidente di abitato subappenninico con cinta muraria, mentre sul promontorio garganico gli insediamenti si dispongono su pianori di piccoli promontori protesi in mare, difesi naturalmente da muratura a monte (Punta Manaccore) 24. I villaggi Subappenninici del Gargano li ritroviamo in tale stadio culturale ancora nel VI secolo a. Cr. Nè si può dire che la situazione sia diversa nel Tavoliere, dove proprio la vita dell'abitato subappenninico di Coppa Nevigata continuò durante i secoli X-VIII (protogeometrico) e VII-VI a. Cr. (età del geometrico daunio) 25. L'evidenza archeologica dimostra che a partire circa dall'xi sec. a. Cr. si estende nel Gargano e in Daunia la facies subappenninica, peraltro documentata in tutta l'italia meridionale, la quale con il suo contenuto economico-culturale sarà uno dei presupposti della civiltà daunia 26. Si 23 S. M. P U G L I S I, Industria microlitica cit. Id., La civiltà appenninica, loc. cit. 24 S. M. P U G L I S I, Le culture dei capannicoli sul promontorio Gargano, «Memorie morali dei Lincei», serie VIII, vol. II, Roma 1948, e ivi bibl. 25 V. il vaso egiziano studiato dal Pallottino (Vaso egiziano inscritto proveniente dal villaggio preistorico di Coppa Nevigata, «Rend. morali dei Lincei», vol. VI, 1951), che attesta una vita dell'insediamento nel secondo decennio del VI sec. a Cr. 26 Aggiungo anche della civiltà peucetica e messapica: v. il mio Osservazioni sulla storia economica e culturale dell'apulia preromana. «Atti del I Convegno di studi etrusco-italici», Bologna, La pluralità onomastica della tradizione storiografica antica, cui ha già accennato il Puglisi (La civiltà appenninica, p. 85), trova in Apulia la sua spiegazione nei differenti processi di acculturamento delle genti pastorali in territorio agricolo, che portarono alla formazione di aggregati gentilizi autonomi. I dati onomastici delle due fonti fondamentali, a prescindere dal fatto che ritengono ovviamente di origine «pelasgica» Dauni, Peucezi, Iapigi e Messapi (Daunio, Peucezio, Iapige, Enotrio figli dell'arcade Licaone autoctono apd. Dion. Hal. I 11 ss. Nicandro in Antonino Liberale, 31 e 37), riflettono una realtà di gruppi socio-economicamente eminenti, ai quali la tradizione storiografica antica attribuì eponimi «pelasgi», che nel pensiero di Dionisio di Alicarnasso erano arcadi autoctoni. La tradizione passata in Dionisio si riferisce al V secolo a. Cr. (come è noto) e, quindi, riporta fatti dei secoli immediatamente precedenti la cui situazione culturale è quella che si è qui delineata. Ved. infra nota

11 sa che il fondo subappenninico è agricolo; mutato rispetto alla «civiltà di Matera», si innesta nel Gargano alle culture campignane, delle quali ritroviamo l'accetta (Macchia a Mare e altre affini). Anche al ricordato Guadone si conosce una tomba con due coppe ioniche, vasi geometrici dauni e vasellame subappenninico databile al VI secolo a. Cr. A Teano Apulo si hanno tombe con vasellame geometrico daunio e subappenninico 27. La tomba di Guadone si inserisce negli strati del villaggio di agricoltori del IV millennio. Il dato prova che una soluzione di continuità esiste tra la civiltà agricola del Tavoliere e i Subappenninici, che fino al VI secolo si erano evoluti anche per via dei commerci transmarini. In breve, in Daunia a partire dal XIV sec. a. Cr. circa riscontriamo la presenza di gruppi agricoli nel Tavoliere, la cui cultura tipo Matera potrebbe essere in fase di avanzata trasformazione o declino; aggregati subappenninici, nella cui compagine socio-economica si individuano pastori, agricoltori, allevatori; tribù campignane particolarmente stanziate nel Gargano. A Coppa Nevigata gli insediamenti appenninico e subappenninico hanno restituito frammenti di vasellame colorato, tra cui è stato possibile distinguere tre frammenti di ceramica micenea i quali attestano che a partire dal XIV sec. a. Cr. Il sito di Coppa Nevigata era conosciuto ai naviganti micenei 28. I contatti col mondo transadriatico continuano successivamente. 27 Materiali al Museo di Foggia sale I e V. 28 V. il mio La civiltà micenea nell'italia meridionale 2, Roma Ricordo che c'è un momento nella storia della civiltà appenninica in cui l'economia pastorale è integrata da attività agricole complementari con insediamenti a Coppa Nevigata, Scoglio del Tonno, Porto Perone (vasellame con decorazione appenninica) di comunità semisedentarie (PUGLISI, La civiltà appenninica, pp. 60, 61, 74 ss.). E' in questo momento che - osserva il Puglisi (o. c. p. 92) - «le correnti quasi esclusivamente commerciali dirette nell'italia meridionale ricalcano gli stessi itinerari marittimi da noi indicati circa la provenienza dei primi gruppi indoeuropei (Rinaldone-Gaudo), quasi che la consapevolezza di una realtà ancestrale di affinità etnica avesse segnato la mèta dei navigatori egei». Nella leggenda dei Licaonidi non si può ravvisare un'estensione del regno di Pilo in Arcadia, che è del XIII sec. a. Cr. (L. A. S T E L L A, La civiltà micenea nei documenti contemporanei, Roma 1965, p. 40 ss.); la cronologia data da Dionisio alla migrazione di Enotrio, Daunio, Peucezio ci riporta al XVIII sec. a. Cr. circa, senza considerare che già nel XVIII sec. a. Cr. nel Peloponneso abbiamo una cultura ellenica e, quindi, i Pelasgi non sono gli autoctoni - come invece dice Dionisio - o sono autoctoni in corso di indoeuropeizzazione. L'arcadico, infatti, non è esente da contatti con la lingua delle tabelle di Pilo (V. GEORGIEV, Introduzione alla storia delle lingue indeuropee, Roma 1966, p. 64 ss.) e tali relitti risalgono ad età anteriore al XIII sec. a. Cr. poichè la lingua micenea presuppone un suo processo formativo. Ma - come ha già osservato il Puglisi - le fonti non spiegano la dinamica della civiltà appenninica. Ogni tentativo di accostarle ai fatti culturali fa parte di un metodo combinatorio discutibile. La realtà della pluralità onomastica dell'italia, e, in questo caso, della Apulia è che gli etnici rispecchiano formazioni di gentes, ossia di gruppi gentilizi culturalmente appenninici e, poi, subappenninici. Anche il tentativo (G. C A P O V I L L A, Il salento messapico e i testi in Lineare B. «Studi Salentini», XII, 1962) di ricollegare l'eponimo Daunio al da - u - no, antroponimo femminile a Cnosso (MORPURGO, Myceneae graecitatis lexicon, Roma 1963, p. 58) è inverosimile. Per la Daunia va sottolineato che se Daunio deriva dall'ide, dhaun (strangolatore, donde lupo) e, quindi, è un totemico, come gli etnici α-oι, Da-ci (ALESSSIO, Apulia et Calabria cit., p. 89), esso rispecchia bene quella situazione storica culturale di comunità intese a difendere il bestiame dai lupi delle 33

12 Il che significa che il processo di aggregazione in stanziamenti capannicoli degli Appenninici in Daunia può porsi intorno al XIV set. a. Cr. e si va definendo nei secoli successivi. Il polimorfismo dei Subappenninici ha come filone etnologico la tradizione ideologica pastorale e con essa la lingua e le strutture sociali. Per cui anche l'uso funerario della tomba collettiva, che risale ai gruppi protoappenninici dell'eneolitico documentati ampiamente in tutta l'italia meridionale (Salento, Laterza, Cellino S. Marco, Gioia del Colle, Altamura, Lucania e Gaudo nel Salernitano) costituisce la testimonianza piú evidente di un costume ancestrale che non viene neanche modificato dal contatto con i gruppi agricoli a sepoltura individuale. Le tombe collettive di Altamura (Murgia Catena), del VI secolo a. Cr. e di Arpi del VI-III sec. a. Cr. ne sono la documentazione piú chiara 29. I villaggi subappenninici si intensificano e prosperano per tutto il VI secolo a. Cr. Queste genti raggiungono manifestazioni d'arte ispirate dai contenuti religiosi funerari. Le coste del promontorio si popolano di insediamenti fortificati come è probabile a Monte Saraceno con relativa necropoli geometrica-subappenninica. La civiltà subappenninica raggiunge il suo sviluppo piú significativo nel VI sec. a. Cr. Questa civiltà noi possiamo chiamarla daunia, perchè ne sono possessori i Dauni di Daunio 30, che ora formano una unità etnica e culturale. Essa corrisponde a quella peucetica diffusa nel territorio corrispondente piú o meno alla provincia di Bari, alla messapica della Puglia peninsulare a sud di Ghathia, alla lucana della Basilicata, alla bruzia della Calabria, alla osta della Campania. Tale è la civiltà che trovarono i coloni greci i quali - come sappiamo - lottarono con le sue genti. Queste guerre tra Greci e indigeni, e tra indigeni stessi sono l'espressione di una incoesione etnica della gente daunia dipendente dal vario e difforme sviluppo che nel suo seno ebbero le comunità subappenniniche, tuttavia coerenti sul terreno politico e militare quando si trattava di difendere l'aggregato, il villaggio il clan gentilizio. Un riflesso è nella ricordata foreste garganiche e dei monti circostanti che a nord-ovest costellano la Daunia, richiamandoci con Lup-ercus, composto di lupus (di origine sabina) e hirquos, hircus, becco = hirpus, lupo. Nella formazione degli Osco-Umbri hanno avuto parte essenziale gli Appenninici, dei quali la funzione (e suoi limiti) nello sviluppo linguistico paleoitalico è stata posta in rilievo dal Puglisi (La civiltà appenninica, capp. IX e X). Altro non è consentito trarre dalle fonti e dalla Linguistica, la quale utilizzando le fonti ne ravvisa i limiti discutendoli col suo metodo: l'alessio (Apulia et cit.) avverte che si può stabilire la provenienza balcanica di etnici e di ethne, ma non la lingua di questi ultimi. E' inoltre arrischiato identificare nell'onomastica delle fonti facies culturali. Nel nostro caso l'unità daunia si realizza nel VI sec. a. Cr.: essa costituisce un punto di arrivo di un processo storico - culturale precedente. In tal senso metologicamene v. M. PALLOTTINO, Le origini storiche dei popoli italici, «Relazioni del X Congresso Internazionale di Scienze storiche, «vol. II, Firenze, 1955, pp. 60 (mia recensione in «Bull. Pal. Ital.», N. S. vol. 65, fasc. II, 1956, p. 572). 29 Vedi nota Di Dauno parlano Timeo e Lico (Fragm. Hist. Graec, I, ed Müller, fr. 13 Timeo) e anche Ferecide (Dion. Hal, I 13). 34

13 leggenda di Diomede coinvolto nelle vicende locali di Daunio 31. Gli interessi greci si intersecano con quelli locali variamente combinandosi o adeguandosi alle situazioni, come è proprio di un'attività colonizzatrice. Per conseguenza, fermo restando quanto c'è di ellenico nelle città magnogreche e nelle zone di loro influenza, la civiltà iapigia del VII-VI sec. a. Cr. e quella daunia in particolare ne acquisiscono elementi essenziali per l'economia: la moneta e la grafia. La monetazione indigena, che usa iscrizioni in lettere greche, si impone piú tardi forse di pari passo con la diffusione della lingua messapica, che in Daunia presenta influssi oschi. Grafia e moneta incidono notevolmente nella svolta della civiltà daunia. In sostanza le comunità capannicole daunie hanno organizzazione sociale gentilizia. Dalle iscrizioni messapiche, d'accordo con le menzioni negli scrittori classici, apprendiamo i nomi di alcuni gruppi familiari economicamente, socialmente e politicamente eminenti 32. I nomi dei centri ove vivono tra il VII e V sec. a. Cr. questi gruppi gentilizi, non possono chiamarsi città. Questa intesa come aggregato di strutture edilizie in tessuto urbanistico sorgerà soltanto a partire da circa il IV sec. a. Cr. cinta di murature come Siponto, Salapia, Arpi, Luceria, Herdonea, Ausculum. ecc. Il fondo culturale sul quale sorgono i centri urbani della Daunia - come del resto di quasi tutta l'italia meridionale - è, dunque, culturalmente ed essenzialmente subappenninico. L'arte delle stele funerarie del circondario di Coppa Nevigata è legata al mondo d'oltretomba in nesso dialettico con quello dei viventi. I pezzi risalgono al VII-VI sec. a. Cr. Usano dipingere i campi delle figure a contorni incisi oltrechè in nero, bianco, giallo anche nel rosso opaco che ritroviamo impiegato nella decorazione del vasellame daunio. Effettivamente i contenuti dell'arte daunia rispecchiano il quadro culturale che si è delineato per i secoli VII-VI a. Cr., che sono il periodo di acmè della civiltà daunia. Si tratta, in linea di massima, di scene orgiastiche, sessuali e culturali legate al rituale agrario tramandatosi nella gente daunia e faticosamente elaboratosi, come si è visto, attraverso millenni. Le stele antropomorfiche terminanti a testa con copricapo, sono istoriate sulle due facce. La maniera di disporre la composizione col riempire ogni spazio residuo delle superfici impegnate è proprio della tecnica deco- 31 Per la leggenda diomedea v. J. BERARD, Storia delle colonie greche dell'italia meridionale (trad. ital. dal fr. La colonisation grecque dans l'italie meridionale etc. Parigi 1957), Torino 1963, p. 355 e ivi fonti e bibl. Ricorda che Daunio, combattendo contro i Messapi, fu aiutato da Diomede, che fu poi ucciso; altro non si può vedere nel racconto che una eco delle lotte tra indigeni o, meglio, tra gruppi gentilizi locali assurti a entità etnica, e tra indigeni e colonizzatori greci (Daunio contro Diomede): lotte che non si limitarono al possesso di terre ma anche per ostacolare la penetrazione di culti estranei all'ambiente religioso autoctono, come quelli di Calcante e di Podalirio, che finirono segregati al Gargano, ved. J. BERARD, Storia, p. 361 ss. e ivi bibl. con richiami agli studi del Perret sulle localizzazioni di tali culti (Calcante grotta S. Michele a Monte S. Angelo e l'alteno di Podalirio sarebbe oggi prosciugato e sue tracce sarebbero rimaste nell'alveo di S. Egidio nella Valle Carbonara). Riflessi di un mondo pastorale trovi in Lycophr. (Ciaceri), vv F. RIBEZZO, La lingua degli antichi Messapi, Napoli 1907 e ivi bibl., articolo naturalmente valido per le indicazioni onomastiche, e non per le vedute «illirizzanti» dell'a. 35

14 rativa geometrica. Pur restando incognite nell'esegesi di questi monumenti, altrettanto numerose quanto quelle che ci pone ancora il mondo ideologico daunio, le stele aprono uno spiraglio su questo mondo che, chiaro negli aspetti ergologici di cultura, ci è oscuro nei suoi contenuti spirituali. E bisogna pur dire che per «leggere» nel mondo spirituale dei Dauni siamo affidati al valore del monumento, del dato archeologico che quindi è essenziale e, almeno finora, fonte esclusiva. Per quanto attiene l'uso di utilizzare monoliti, ricordo gli altri pezzi casualmente rinvenuti presso Castelluccio dei Sauri 34, indatabili e che finora appaiono isolati nel contesto civile daunio. Altri pezzi lapidei sono teste piú o meno plastificate o aniconiche quali simboli anonimi di una divinità universale (Dea Madre?) rinvenuti a monte Saraceno 35. Indicazioni, sia pure nella limitatezza che ci può dare la documentazione vascolare, ci vengono date dalla ceramica geometrica daunia, differente dalle consimili peucetica e messapica. Per la foggia delle anse, delle quali alcune modellate a figure femminili in atteggiamento ieratico e a mani apotropaiche, per le forme tipiche di vasi filtri, dei kantharoi ispirati alla capeduncola buccheroide subappenninica, di vasi a orlo sviluppato, il vasellame daunio riflette specie nella foggia delle anse i contenuti di culti e divinità agrarie. Accanto alla tomba collettiva, che si è ricondotta concettualmente a gruppi subappenninici o ancora culturalmente condizionati da un economia armentizia, si hanno le tombe individuali a fossa con suppellettile tra cui per lo piú compaiono prodotti ionico-corinzi associati al solito geometrico e subappenninico. Nessuno finora ha segnalato al mondo degli studiosi sarcofaghi monolitici, che in altre parti della Puglia sono le tombe ecistiche del VI sec. a. Cr. delle città entro e nei cui pressi sono state rinvenute (Monte Sannace, Azetium, ecc.) 36. Ma sappiamo - e purtroppo non può essere documentato per la distruzione dei depredatori di antichità - della vasta necropoli daunia di Herdonea con tombe a camera ridotte a cisterna o colmate dai contadini. La civiltà daunia è ancora sfingea per deficienza di esplorazioni, ma è tale anche per incuria. Non si sa nulla della fondazione delle principali città daunie, nè dei suoi fondatori. La tradizione storiografica antica suggerisce molte indicazioni; ma se l'archeologia non la sostiene, o meglio se non si parte dal dato archeologico per «leggerla», non se ne può comprendere appieno la processualità storica culturale. Dobbiamo, infatti, all'archeologia se oggi possiamo scorgere un fondo di verità nel racconto di Turno, figlio di Daunio e capo della Daunia gens, ossia una relazione tra i Dauni e i Latini 33 S. FERRI, Stele «daunie», I, «Boll. d'arte», 1962, p. 103 ss.; ibid. 1964, p. 1 ss. 34 M. O. ACANFORA, Le stele antropomorfe di Castelluccio dei Sauri, «Riv. Sc. Preist.», XV, 1960, p CORRAIN e altri, La necropoli dell'età del ferro di Monte Saraceno ecc. «Sibrium», IV, 1958-'59, p. 141 Cfr. anche «Riv. Sc. Preist», XV, 1960, p. 125 ss. V. FUSCO, Simulacri di divinità preistoriche. «Rend. dell'ist. lombardo di scienze e lettere» (cl. lettere), 97, Milano 1963, p. 21 ss. 36 V. il mio Osservazioni sulla storia economica cit. 36

15 culturalmente subappenninici 37. Questa affinità etnologica si scorge ancora meglio se seguiamo per l'italia centrale la saga di Diomede, elaborazione fatta su racconti locali riflettenti la penetrazione corinzia che fu accentuata nella Puglia adriatica, Daunia compresa. In altre parole anche all'ambiente culturalmente subappenninico osco-sabellico non fu ignota l'importanza dei traffici con la sfera commerciale corinzia. Del mondo osco si sa che si ramifica nell'italia meridionale a partire dal V secolo a. Cr. e, dalla metà dello stesso, abbiamo i Sanniti in Campania e in Puglia (Lucera, Venosa, Banzi fondazioni osche) con i prestiti oschi al messapico della Daunia. I Sanniti si insediano agli inizi del IV sec. a. Cr. a Silvium in Peucezia (presso Gravina) riconquistata dai Romani soltanto nel 306, mentre Luceria e Venosa divengono colonie romane rispettivamente nel 315 e nel 292 a. Cr. Disponiamo di testimonianze sulla penetrazione sannitica. Si tratta di sepolcri individuali con tumulo lapideo (specchie) che, come si sa, hanno restituito corredi tipologicamente arcaici ma associati a vasellame geometrico daunio e a vernice nera (V-IV sec. a. Cr.) 38. I tumuli si distribuiscono su tutta la zona murgica; anzi cominciano da Alfedena per scendere attraverso le montagne di Bovino, nel melfitano, sulle alture di Minervino, Spinazzola. Altamura e sino alle alture di Martina Franca. Sono corredi modestissimi, malridotti come del resto i cadaveri a causa della deposizione superficiale, denotante una sommarietà nel seppellimento propria di genti non stabilmente dimoranti nella regione. In realtà la penetrazione sabellica con i relitti di lingua nel messapico, lasciando come sua testimonianza questi sepolcri si profila sul terreno storico politico come una serie di incursioni volte ad ostacolare il pericolo greco in alleanza piú o meno pacifica con le genti daunie, peucetiche, ossia con quelle etnologicamente piú affini. Lo stanziamento sannitico a Silvium sarà effimero ed è da supporsi che scarse saranno le tracce del suo insediamento. D'altro canto le genti osco-sabelliche dovettero contribuire in misura piú accentuata al processo evolutivo della civiltà appenninica in area daunia con le transumanze attraverso il Subappennino ricordate dagli scrittori romani, medioevali e moderni. Dunque, la cresta dei monti dauni con i suoi valichi praticabili fu territorio atto agli spostamenti periodici delle comunità pastorali. In breve il fenomeno lascia evidenza linguistica ed archeologica nel V secolo ed echi negli scrittori classici che ci hanno tramandato come fondazione osca Lucera e Venosa. La civiltà daunia include ora anche questo altro elemento culturale che, come pure dalla sua diffusione nella regione pugliese e in tutta l'italia meridionale, ha assunto consistenza di apporti linguistici sia pure di modesta entità e, quindi, anche etnici. 37 E. PARATORE, La leggenda apula di Diomede e Virgilio, «Archivio Storico Pugliese», VI, 1953, p. 34 ss. 38 V. il mio Struttura e materiali dei sepolcri a tumulo dell'apulia preromana, «Altamura», n. 8, Bari 1966 (estr.), ristampa dei miei Struttura e materiali dei sepolcri a tumulo di Altamura, «Rend. Acc. Arch. Lettere e Belle arti di Napoli», vol. XXXVIII, 1963 e Contributo alla conoscenza dei sepolcri a tumulo dell'italia meridionale «Riv. di Antropologia», L. 1963, ivi bibl. 37

16 Si può ravvisare una barriera osca sull'arco dei monti Dauni. Il motivo di fondo dei contrasti militari e politici in seno alla compagine iapigia comprensiva di Dauni, Peucezi, Osco-sannitici sono determinati dai vari interessi reciproci che hanno per trarre vantaggio nelle guerre di difesa dal mondo ellenico costiero. Nulla, dunque, ci impedisce di ritenere che alla fondazione dei centri urbani dauni abbiano contribuito anche elementi etnici diversi da quelli che la tradizione storica antica ci ha tramandato per la regione apula. La presenza di un sepolcro a tumulo entro la cinta muraria di Arpi suggerisce che alla fondazione della città hanno anche collaborato gruppi sabellici nel periodo della loro permanenza in Apulia. Anche alle origini di Siponto e forse di Salapia hanno contribuito genti di varia etnogenesi. Ma questi centri divengono città dal IV secolo a. Cr. quando la civiltà daunia va perdendo il suo carattere di originalità per divenire apula in senso piú ampio ed evolversi alla luce delle correnti ellenistiche. FRANCO BIANCOFIORE 38

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