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1 MOSTRA Aula Leone XIII 25 aprile maggio 2004 percorsi della scrittura Il segno memoria dell uomo:

2 A cura della Biblioteca di Ateneo Università Cattolica del Sacro Cuore Milano aprile 2004 Errata corrige Presentazione p. 3, riga 9: Alessandro Pratesi per Alessando Pratesi Ringraziamenti p. 4, riga 13: Paolo Della Grazia per Paolo Della Pergola 4. La scrittura in Egitto p. 12, riga 6: γράμματα ίερογλυφικά per γrάμματα ίερογλυφικά 5. Le scritture consonantiche della regione siro-palestinese p. 15, righe dal basso, leggere: «rappresentare le vocali: ălef alfa; hē e-psilon (= e semplice ); hêt ēta; yôd iota;» 13. La scrittura nel mondo germanico p. 26, riga 8: aettir per settiz

3 Mostra Il segno memoria dell uomo: percorsi della scrittura La capacità di esprimere il pensiero in segni grafici, destinati a tramandarlo oltre il momento in cui viene formulato, al di là della memoria e della stessa vita fisica di chi l ha elaborato, è stata sempre accolta come espressione e misura di civiltà. Alessando Pratesi Questa mostra, organizzata dalla Biblioteca dell Università Cattolica, si propone di illustrare il percorso della scrittura dai primi graffiti fino alla scrittura digitale. Con questa iniziativa la Biblioteca vuole offrire al suo pubblico, oltre ai servizi istituzionali, un occasione culturale, e far conoscere alcuni dei suoi tesori. Rivolgendosi in modo particolare agli studenti delle scuole superiori, la Biblioteca desidera, con la collaborazione del corpo docente, promuovere un esperienza culturale che possa diventare punto di partenza per un ulteriore cammino di conoscenza. La storia della scrittura è antica perché antica è quella dell uomo, e continua perché continua l avventura umana. La Biblioteca di Ateneo

4 In questo opuscolo sono raccolti nella loro versione integrale i testi dei pannelli della mostra Il segno memoria dell uomo: percorsi della scrittura organizzata dalla Biblioteca dell Università Cattolica, Sede di Milano, con la collaborazione di alcuni Istituti e Dipartimenti dell Università. La Biblioteca intende così offrire al Visitatore un piccolo strumento per ulteriori riflessioni e indagini su un tema di grande interesse e in continua evoluzione come quello della scrittura. Si ringraziano in particolare, per la loro generosa e insostituibile collaborazione, Filippo Airoldi, Amedeo Alberti, Luigi Anolli, Mariavittoria Antico Gallina, Carla Balconi, Edoardo Barbieri, Luigi Bicchieri, Gian Antonio Borgonovo, Paolo Branca, Luciano Caramel, Giancarlo Caronni, Maria Grazia Celloni, Chiara Colombo, Paolo Della Pergola, Maria Luisa De Natale, Mirella Ferrari, Rosa Bianca Finazzi, Tino Foffano, Mario Iodice, Paolo Magnone, Celestina Milani, Orsolina Montevecchi, Anna Passoni Dell Acqua, Claudia Perassi, Giancarlo Petrella, Chiara Piccinini, Maria Pia Rossignani, Giovanna Salvioni, Anna Soldati, Paola Tornaghi, Alfredo Valvo Un sentito grazie va inoltre a tutti coloro, colleghi e non, che, a vario titolo, hanno sostenuto l iniziativa. Si ringrazia infine Ettore Antonini, grafico simpatico e geniale, per il logo creato appositamente per questa Mostra. Senza il gentile contributo del Museo e della Biblioteca del PIME, delle Cartiere di Fabriano, dell Istituto dei Ciechi di Milano, del Museo bodoniano di Parma che hanno prestato le loro collezioni di documenti, questa Mostra sarebbe stata meno ricca.

5 Quasi una premessa Lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton usa più volte nei suoi romanzi l immagine, paradossale, di un naufrago che approda sulle coste della Gran Bretagna. Una simile avventura unirebbe il fascino delle terre ignote alla sicurezza di essere a casa propria. Sfogliare un atlante per cercarvi paesi lontani, o navigare nel web credo che costituiscano un po esperienze simili. Questa è la prima impressione che si ha accedendo alla mostra Il segno memoria dell uomo: percorsi della scrittura. Un gruppo di sagaci bibliotecari dell Università Cattolica di Milano, non senza la collaborazione di alcuni docenti dell ateneo, ha realizzato un viaggio ideale. Il tutto pensando a un particolare pubblico, quello dei giovani, studenti universitari e, soprattutto, delle medie superiori. Un viaggio nel tempo, visto che si passa dalla preistoria ai giorni nostri. Ma anche un viaggio nello spazio, visto che si visitano i quattro angoli della terra. Soprattutto, però, un viaggio alla scoperta dell uomo, attraverso le tracce di sé che ha lasciato tramite la scrittura (le scritture). In un libro certo discutibile, ma affascinante, come Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni (Torino, Einaudi, 2001), il biologo Jared Diamond narra come l invenzione della scrittura sia avvenuta forse una o due volte in modo indipendente in tutta la storia dell umanità. Tutte le forme di scrittura a noi note deriverebbero da tale avvenimento, occorso appunto al massimo un paio di volte. Cosa vuol dire inventare la scrittura? Significa creare un sistema di segni che possano in qualche modo fissare nel tempo il linguaggio. Gli uomini hanno sempre parlato. Ma non hanno sempre scritto. Tanto è vero che ogni sistema di scrittura è sempre un po imperfetto rispetto alla lingua che documenta. La scrittura sorge nel momento in cui c è qualcosa da ricordare. Il gruppo di uomini non vive più solo del prodotto occasionale della caccia o della raccolta. La vita non è scandita più solo dal ciclo annuale delle stagioni. Inventare il tempo e inventare la scrittura sono un po la stessa cosa. Da qui l importanza di questa mostra, che si svolge assieme lungo le pareti e le vetrinette di una sala e tra le pagine di una pubblicazione. Nel primo caso comunica più sinteticamente, tramite brevi pannelli e oggetti esposti; nell altro attraverso un discorso articolato, che vorrebbe essere l occasione anche di possibili approfondimenti, o punto di partenza per altri percorsi. Dove sta l importanza di questa iniziativa? Nel proporre un occasione per riflettere su cosa significhi quello strumento che tutti usiamo, magari un po passivamente, e che chiamiamo scrittura. Basta pensarci un attimo ed ecco che si scopre che la scrittura ha tanti segreti, anche per noi. Pensavamo che i manoscritti fossero cose da Medioevo e invece tutti i giorni ne produciamo anche noi, su quaderni e fogli di appunti. Chiamiamo stampatello lo scrivere usando tutte lettere maiuscole e invece i libri stampati non sono mica scritti così. Pensiamo che i libri che leggiamo e usiamo siano stampati coi caratteri, e invece i caratteri da stampa non si usano comunemente più da un secolo e mezzo. Poi la scrittura cambia. Ci sono fenomeni della scrittura tipici ad esempio del mondo giovanile contemporaneo. C è la scrittura abbreviata nata per scrivere gli

6 sms ma usata anche in altri contesti ( nn, xké, cmq ). C è la scrittura che mescola segni alfabetici e icone atte a rappresentare le emozioni, dette emoticons :,. C è la scrittura dei graffiti murari, con le sue lettere deformate fino a raggiungere particolari effetti visivi. Ma non si scrive sul nulla. Ci sono anche i supporti (fossero pure digitali) che conservano la scrittura e la trasmettono. Se non ci pensiamo, i libri sono tutti uguali. Ma basta riflettere sulla nostra esperienza normale e saltano fuori tante differenze: ci sono libri piccoli e libri grandi, pesanti o leggeri, scritti con caratteri chiari o illeggibili, con le figure o senza, col commento o no, su carta bella o brutta, che si sfascicolano subito o resistono all usura, che costano poco o tanto. Queste differenze dettano, almeno in parte, i modi di utilizzo del libro. Se vogliamo comprare un Pinocchio da regalare a un nostro piccolo parente o per rileggerlo noi (è una lettura assai più interessante di quanto si possa credere ) acquistiamo delle edizioni molto diverse. Allora, l azione dello scrivere, che equivale a fissare nel tempo un idea, un pensiero, un racconto resta come essenziale nella nostra civiltà. Esserne coscienti, iniziare a capire il suo funzionamento, porsi delle domande sul come e perché a esempio un testo venga scritto (e quindi divenga memoria condivisibile con altri) o meno, è passo di una conoscenza critica della realtà che fa (o dovrebbe fare) degli uomini adulti. Così si comprende meglio cosa volesse dire un grande pensatore del Novecento, Romano Guardini, quando nell Elogio del libro scriveva : Avete mai pensato, amici miei, che meravigliosa opera della creatività umana è un libro? Con ciò non penso ancora affatto al suo contenuto spirituale: l opera del poeta, o la rappresentazione dello storico, o la ideologia del filosofo intendo bensì, come ho già detto, la cosa concreta, che si può tenere in mano e che appunto si chiama il libro. Chi ama il libro, prende in mano con il sentimento di una tranquilla familiarità, quell oggetto che così si chiama, stampato su carta o rilegato in tela o cuoio o pergamena. Lo sente come una creatura, che si tiene in onore o si cura, e della cui concretezza materiale si è lieti. Anche se viviamo in una realtà nella quale altri mezzi di comunicazione sembrano in concorrenza col tradizionale mondo del libro e della scrittura, il libro conserva intatta la sua importanza. Cinema, musica, Internet interagiscono con le nostre conoscenze, ma non ne sono la base primaria. Tanto è vero, che anche l evoluzione del computer, l e-book, tende ad assomigliare semplicemente al solito, vecchio e caro libro. Grazie, dunque, a chi ha pensato e realizzato questa mostra: ci aiuta a conoscere di più la storia dell uomo, e quindi anche a riflettere su noi stessi e il nostro futuro. Edoardo Barbieri Professore Ordinario di Bibliografia Università degli Studi di Sassari

7 Indice degli argomenti secondo l ordine espositivo dei pannelli della Mostra A) Percorso storico 1- L origine della scrittura 2- La scrittura in Mesopotamia: Sumer e Accad 3- Le scritture egee 4- La scrittura in Egitto 5- Le scritture consonantiche della regione siro-palestinese 6- Gli alfabeti greci 7- La risoluzione delle scritture misteriose : i decifratori 8- I supporti scrittori dell Antichità 9- Le scritture della Scrittura 10- La scrittura araba 11- Il mistero etrusco 12- Scritture e lingue dell Italia antica 13- La scrittura nel mondo germanico 14- La scrittura ogamica 15- La scrittura armena 16- La scrittura glagolitica e la scrittura cirillica 17- Le scritture dell India e dell Indocina 18- La scrittura in Cina 19- Le scritture del continente africano 20- Le scritture del continente americano 21- L alfabeto latino e la scrittura in epoca romana 22- La scuola e gli strumenti per la scrittura nell antica Roma 23- La rivoluzione : il passaggio da rotolo a codice 24- Le scritture medievali 25- La scrittura carolina 26- Il libro e la nascita delle università 27- Dalla scrittura gotica alla scrittura umanistica 28- L Umanesimo e la rivoluzione del canone grafico 29- L invenzione della stampa 30- La stampa in Italia : da Subiaco a Venezia 31- La stampa a mano in Europa fino al XIX secolo 32- I materiali della stampa : i caratteri mobili e il torchio 33- I materiali della stampa : l inchiostro e la carta 34- La calligrafia 35- La notazione numerale 36- La scrittura informatica applicata alle scienze umanistiche 37- La scrittura informatica e digitale B) Percorso complementare 38- Scrittura e arte 39- Scrivere la musica 40- La scrittura Braille Glossario Spunti di approfondimento

8 1. L origine della scrittura Le scritture più antiche risalgono al terzo millennio a.c. Ripercorrendo lo sviluppo delle conoscenze umane, gli studiosi sono concordi nel ritenere che molte società umane erano giunte assai vicino all invenzione della scrittura; ed è sorprendente constatare come si siano invece fermate ad uno stadio precedente l invenzione dell alfabeto. I dipinti e i graffiti delle società primitive contengono così tanti elementi di un sistema di scrittura che chiamarli arte anziché scrittura può sembrare una mera distinzione terminologica. Secondo Steven Mithen ed altri studiosi la presenza delle componenti cognitive (il bisogno di comunicare, la manipolazione della cultura materiale, una teoria della mente, l abilità manuale, il pensiero simbolico, ma soprattutto il linguaggio) sarebbe stata molto importante, ma soltanto il contemporaneo verificarsi di condizioni socio-economiche e politiche favorevoli, come avvenne in Mesopotamia nel a.c., portò all invenzione della scrittura. L invenzione della scrittura da parte delle più antiche civiltà ha trasformato il modo di immagazzinare, manipolare e trasmettere le conoscenze ed è pertanto alla base della lunga evoluzione che, partendo da quelle antiche civiltà, ha prodotto il mondo moderno; la straordinaria crescita della conoscenza a partire da quell evento può essere senz altro attribuita, in gran parte, al potere della scrittura. 2. La scrittura in Mesopotamia: Sumer e Accad Furono i Sumeri a dar vita, intorno al 3200 a.c., alla prima alta cultura urbana e a inventare la scrittura cuneiforme. Non ci è ancora dato sapere con esattezza, quando essi si stanziarono in Mesopotamia, tra l odierna zona di Baghdad e la foce del Tigri e dell Eufrate, e da dove provenissero. E improbabile, comunque, che fossero i primi colonizzatori della regione, poiché molti nomi di antichi insediamenti non sono di origine sumerica. Intorno al 2600 a.c., iniziò l immigrazione di popolazioni nomadi semitiche nella regione, gli Accadi, che, lentamente, spinsero i Sumeri sempre più verso sud. Due popoli assai differenti, che parlavano due lingue diversissime, di origine ignota e agglutinante, l una, semitica e flessiva, l altra, ma che seppero creare nella loro interazione e integrazione una grande e duratura civiltà. Gli Accadi non avevano una propria scrittura perciò adottarono il cuneiforme per esprimere la propria lingua, limitandosi a leggere in accadico il segno cuneiforme sumerico, così ad esempio il segno re re, in sumerico lugal, era in accadico pronunciato šarru. Solo con l avvento della dinastia fondata da Sargon ( a.c.) compaiono i primi documenti cuneiformi scritti in accadico. In questo periodo il processo di accadizzazione s intensificò e i Sumeri furono lentamente, ma inesorabilmente soppiantati (il processo terminò intorno al 1900 a.c. circa): l ultimo periodo di grande splendore fu quello detto Neosumerico (

9 a.c.) che ci ha lasciato un numero impressionante di tavolette cuneiformi in sumerico, raccolte in numerosi archivi di documenti economici, provenienti dalle grandi città del regno, come Ur, Umma, Lagaš, Puzrišdagan. Fu però un regno di breve durata, a causa di forti contrasti interni e dell arrivo degli Amorriti, popolazioni nomadi che fondarono vari regni in Sumer, tra cui quello di Babilonia. Anche sul medio-eufrate si era stanziata un altra popolazione che avrebbe presto scritto il suo nome nella storia: gli Assiri. I periodi successivi presero nome dalla supremazia politica e culturale di queste due culture: paleo-babilonese e paleo-assiro (sviluppatesi intorno al 1800 a.c.), medio-baliblonese e medio-assiro (sviluppatesi intorno al 1600 a.c.); neo-babilonese e neo-assiro (intorno all 800 a.c.). Nonostante tutti questi stravolgimenti, la lingua sumerica sopravvisse e divenne lingua di culto, rimanendo in vita fino a quando la scrittura cuneiforme cadde in disuso. Evoluzione del cuneiforme I più antichi documenti che contengono esempi di scrittura organizzata risalgono alla fine del IV millennio a.c. (c a.c.). Si tratta di tavolette di argilla rinvenute presso l antica città di Uruk (odierna Warka), situata nel sud della Mesopotamia (odierno Iraq), sulle quali sono incise sequenze di pittogrammi (rappresentazioni rudimentali, veri e propri disegni che riproducono un oggetto così com è in realtà) incolonnati e ripetuti. Si tratta di documenti economici che menzionano quantità di beni diversi (animali, derrate alimentari e merci varie), razioni e altro. I segni originali avevano già in questo periodo subìto un significativo cambiamento: erano stati ruotati verso sinistra di 90. La scrittura protocuneiforme delle tavolette di Uruk ebbe un ulteriore trasformazione nella prima metà del III millennio a.c., quando gli scribi, per evitare le sbavature provocate dallo stilo appuntito nel tracciare linee curve, ma soprattutto per rendere più veloce la realizzazione del segno, preferirono imprimere, con uno stilo a punta, a sezione triangolare, tratti rettilinei a forma di cuneo. E proprio dal latino cuneus (chiodo) deriva il suo nome la scrittura cuneiforme. Questo significativo cambiamento e l adozione sempre più frequente di una scrittura fonetica avviò un lento processo di semplificazione dei segni originari. Nel corso di tre millenni essa si diffuse in tutto il Vicino Oriente e fu veicolo della cultura mesopotamica. Oltre agli Accadi, altri popoli, come gli Ittiti o gli Elamiti, l adottarono per trascrivere la propria lingua, altri popoli se ne servirono per creare nuove scritture (come l ugaritico). La collezione di tavolette cuneiformi dell Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Giustino Boson, professore di filologia semitica e assiriologia (dal 1935) presso questo Ateneo, su segnalazione dell insigne studioso P. Scheil, reperì a Parigi un lotto di un migliaio di tavolette sumeriche di origine clandestina, appartenenti al periodo della Terza dinastia di Ur ( a.c.). Egli s interessò

10 immediatamente perché il governo italiano ne curasse l acquisto: purtroppo non fu possibile acquisire l intero lotto, fu allora che Boson decise di crearsi una piccola collezione privata, acquistando per sé 73 tavolette, che studiò e successivamente donò all Università Cattolica. I suoi studi furono pubblicati in diversi articoli e in una monografia, quasi ottant anni fa. Attualmente la collezione G. Boson è in corso di aggiornamento, rielaborazione e studio. Datazione Le tavolette, fatta eccezione per la n. 1, databile al periodo di Larsa, e quindi di una sessantina di anni più tarda, appartengono tutte alla Terza Dinastia di Ur di cui sono documentati tutti i re, tranne Ur-Nammu, fondatore della dinastia: Ur-Nammu ( a.c.) Šulgi ( a.c.) Amar-Suen ( a.c.) Šu-Sin ( a.c.) Ibbi-Sin ( a.c.) Provenienza Le tavolette appartengono agli archivi delle città di Umma (odierna Jokha) e Selluš- Dagan (odierna Drehem), importanti centri amministrativi situati nell Iraq meridionale, nei pressi della capitale Ur. Contenuti I testi sono tutti di natura economica e riguardano in generale: prestito di orzo distribuzione di orzo e altre derrate alimentari come salari liste di personale pagamento di imposte in natura consegne di diverse derrate alimentari a diverso titolo (farina, latticini, sostanze grasse, birra e simili) spedizione di oggetti d oro dal palazzo reale alla città santa di Nippur. provvigioni di viaggio per messaggeri comunicazioni di natura commerciale 3. Le scritture egee Le scritture egee, geograficamente localizzabili nei territori che si affacciano sul mare Egeo, si sviluppano in un arco di tempo che va dalla seconda metà del III millennio a.c. alla fine del II millennio a.c. Scopritore e indagatore della civiltà minoica (così come viene denominata la civiltà dell antica Creta) fu l archeologo Arthur Evans, che con gli scavi iniziati nel 1899 raggiunse, in breve, ottimi risultati. Nell isola di Creta, celebre per gli splendidi palazzi minoici e per i prosperi commerci con le civiltà della Mesopotamia, dell Egitto e della Penisola anatolica, sono attestati tre differenti sistemi di scrittura sillabica: il geroglifico cretese, la Lineare A, A e la Lineare B. B

11 Le iscrizioni si trovano su tavolette d argilla (documenti d archivio), sigilli, vasi, elementi architettonici e altri supporti, e la loro stesura nasce dalle necessità concrete legate all organizzazione del lavoro, alla registrazione di beni, alla contabilità. Il geroglifico cretese (o minoico), attestato a Creta nel Medio Minoico I e II ( /1600 circa), è una scrittura di tipo ideografico, allo stato attuale non ancora decifrata. Se ne contano circa 331 testi tra documenti d archivio e iscrizioni su sigilli. La Lineare A, A scrittura sillabica frammista di ideogrammi, così chiamata da Evans per il tracciato lineare e più semplice rispetto al geroglifico cretese e per la sua disposizione orizzontale, è documentata tra il 1700 e il 1450 a.c. a Creta. I testi sono 1472, e vi si contano circa un centinaio di segni, alcuni ideogrammi e un sistema numerico decimale. Essa nasce nel periodo dei primi palazzi ma si impone solamente nel periodo dei secondi palazzi quando sostituisce il geroglifico con cui era coesistita per secoli; a sua volta, verrà adottata dai micenei che successivamente creeranno la Lineare B. Sono venuti alla luce, su tavolette d argilla e altro materiale, più di mille testi di carattere amministrativo e religioso. Si tratta di una lingua non ancora decifrata: tra le ipotesi si ricordano quella degli studiosi Meriggi e Palmer che pensano al luvio e quella di Georgiev che pensa piuttosto al greco o all ittito. Più recente il tentativo di decifrazione avanzato da Consani e Negri. La Lineare B, B decifrata nel 1952 dall architetto inglese Michael Ventris che si avvalse, in un secondo momento, dell aiuto del glottologo John Chadwick, è una scrittura sillabica che semplifica la Lineare A e testimonia una lingua greca molto antica, precedente i tempi di Omero. Essa venne utilizzata tra il 1400 e il 1150 a.c., e si contano circa seimila tavolette scoperte sia nell isola di Creta sia nella Grecia continentale, oltre ad iscrizioni dipinte su vasi. I segni sillabici sono circa 90; ad essi si aggiungono numerosi ideogrammi e un sistema numerico di tipo decimale. Tra le città che hanno restituito materiale si ricordano Cnosso, Cidonia, Pilo, Micene, Tirinto, Eleusi, Tebe, Orcomeno. Le tavolette di argilla venivano iscritte con uno stilo e poi lasciate seccare, ed erano successivamente conservate dentro casse o ceste in stanze chiamate uffici d archivio. Gli incendi che distrussero gli antichi palazzi favorirono la cottura delle tavolette, che così si sono conservate fino ad oggi. Infatti la conservazione della scrittura dipende anche dal materiale scrittorio; l argilla, ad esempio, se non viene cotta o bruciata, rimane troppo friabile. La forma delle tavolette può variare: in genere presentano forma di pagina o di foglia e le dimensioni sono tendenzialmente piccole. All interno del miceneo sono individuabili i sillabogrammi o fonogrammi (cioè segni che rappresentano delle sillabe) e gli ideogrammi (cioè segni che esprimono dei concetti). Una attenzione particolare merita inoltre il disco di Festòs. E un disco di argilla di colore rossastro, con un diametro di circa 16 cm. per uno spessore che varia tra 1,5 e 2 cm. Esso fu scoperto nel 1908 dall archeologo italiano Luigi Pernier durante gli scavi all estremità nord-est del palazzo di Festòs. E scritto su entrambe le facce e per ottenere l iscrizione sono stati utilizzati 45 punzoni che corrispondono ai 45

12 segni differenti presenti sul disco. Per la prima volta nella storia sono stati utilizzati dei caratteri mobili (punzoni) per stendere un testo che si presenta così come un antichissimo esemplare di documento a stampa. L andamento della scrittura è spiraliforme (nella lettura si parte dalla periferia per raggiungere il centro). I segni sono 242; la scrittura sembra di tipo sillabico e la sua origine è presumibilmente egea. La natura del testo è incerta, e problematica è la sua decifrazione che, nonostante molteplici tentativi, spesso fantasiosi e ingenui, rimane per ora enigmatica. Tra le scritture dell area egea si ricorda anche il cipro-minoico utilizzato nell isola di Cipro tra la fine del XVI secolo e il 1050 a.c. circa. Questa scrittura sillabica, non ancora decifrata, è testimoniata ad Enkomi, sulla costa orientale di Cipro e sulla costa siriaca, a Ugarit. Dal cipro-minoico è derivato il sillabario cipriota classico adottato a Cipro tra l VIII e il VII secolo a.c. e rimasto in vigore fino al III secolo a.c. Tale sillabario conta 56 segni di cui 5 sono vocali; la sua decifrazione è avvenuta tra il 1872 e il 1875 per merito di George Smith che si servì di testi bilingui fenicio-ciprioti. 4. La scrittura in Egitto In Egitto la scrittura nacque in un epoca grosso modo contemporanea a quella in cui la scrittura cuneiforme si affermò in Mesopotamia (circa 3200 a.c.). Platone nel Fedro riferisce la credenza egiziana secondo cui il dio Thot aveva inventato la scrittura e ne aveva fatto poi dono agli uomini. La prima scrittura che troviamo in uso nell antico Egitto è quella geroglifica. La definizione geroglifici (dal greco γrάμματα iεroγλυφικά, cioè lettere sacre incise ) è da attribuire a Clemente di Alessandria (secolo II d.c.), il quale non comprendendoli, e avendoli visti incisi soprattutto su monumenti di carattere religioso, erroneamente enfatizzò questo aspetto. In realtà i geroglifici non avevano nulla di sacro e venivano impiegati per scritti di ogni tipo. Essi furono dapprima pittografici o ideografici (cioè rappresentavano simbolicamente un oggetto o un idea), successivamente anche fonetici (cioè rappresentavano un suono della lingua parlata). I geroglifici potevano essere letti da destra verso sinistra o dall alto verso il basso e viceversa, a seconda della collocazione del testo. Per scoprire in qual senso il testo debba essere letto basta osservare la direzione dello sguardo degli esseri viventi (uomini o animali) rappresentati. Tale scrittura però, pur avendo un elevato numero di simboli (se ne conoscono circa tremila), aveva una limitata capacità espressiva: non era per esempio possibile esprimere concetti astratti o verbi. Nel tempo la scrittura geroglifica subì delle modificazioni. Durante la III dinastia (inizio del III millennio a.c.) comparve la scrittura ieratica (secondo Clemente Alessandrino lingua sacerdotale ), uno sviluppo corsivo della precedente, ossia una

13 semplificazione dei segni originari con lo scopo di ottenere una maggiore velocità nello scrivere. Essa fu in uso fino alla fine del Nuovo Regno (fine del II millennio a.c.) e venne adoperata per redigere tutti i documenti che riguardavano la vita pubblica e religiosa. Agli inizi si sviluppava su colonne verticali, ma successivamente si passò a una stesura orizzontale, da destra verso sinistra. In epoca tarda lo ieratico fu usato solo per testi religiosi. La forma demotica ebbe origine da un ulteriore semplificazione della ieratica, con la differenza che, anziché semplificare singoli segni, ne venivano abbreviati gruppi interi che apparivano come un unico segno. Essa è quindi più difficile da leggere rispetto al geroglifico e allo ieratico. Il demotico, venne usato dall epoca della XXVI dinastia (VII secolo a.c.), quando fu introdotto fino alla fine del periodo romano (IV secolo d.c.). Esso riflettè sempre più la lingua popolare e fu la scrittura favorita dagli scribi ufficiali. Proprio per questo motivo la demotica (dal greco δήμος = popolo) venne identificata con la scrittura popolare. Infine, in età romana, si andò formando la scrittura copta che troviamo in uso dal III secolo Essa altro non era che la trascrizione della lingua egiziana in caratteri greci e fu elaborata dagli egiziani di religione cristiana (i copti, appunto). La scrittura copta era, come quella greca, una scrittura fonetica. Venivano utilizzate infatti le lettere dell alfabeto greco (comprese le vocali che nella lingua scritta egiziana non esistevano) con l aggiunta di pochi altri segni derivati dal demotico. L evoluzione della scrittura copta fu però indipendente da quella dell alfabeto greco. In particolare, nel IX secolo d.c., lingua e scrittura copta dovettero soccombere di fronte a lingua e scrittura araba, pur continuando ad essere ancora in uso (veramente assai ristretto, particolarmente a partire dal secolo XIII) fino a che dal secolo XVII, non scomparvero completamente come scrittura e lingua vive, rimanendo tuttavia fino ad oggi come espressione ufficiale della Chiesa copta. La lingua e la scrittura greca in Egitto Almeno dal VII secolo a.c. in Egitto furono note anche la lingua e la scrittura greca, ivi introdotte dai soldati mercenari e dai mercanti (proprio a questo periodo risale infatti la fondazione, nel delta del Nilo, di Naukratis, colonia greca di Mileto). Nel 332 a.c., Alessandro Magno conquistò l Egitto. Dopo la sua morte il paese divenne un regno indipendente sotto l autorità di Tolemeo I Sotere e il greco ne divenne la lingua ufficiale. Chi parlava greco restava pur sempre una minoranza, ma con un rilevante peso sociale e politico. Il greco usato era quello della κοινή διάλεκτος, e l alfabeto era lo ionico di Mileto che era stato adottato per decreto in Atene nel a.c. Dal sec. III a.c. in poi i papiri testimoniano in Egitto la presenza diffusa della lingua e della scrittura greca non solo in testi documentari, ma anche letterari. Le forme grafiche in cui il greco si esprime, cioè quelle che noi diciamo maiuscole, risultano estremamente variate: eleganti forme librarie coesistono con la scrittura svelta dei

14 testi documentari. Ma accanto al greco, il demotico, insieme allo ieratico, è presente ancora nella documentazione privata della popolazione indigena. Quando, a partire dal 30 a.c., l Egitto diviene provincia romana, il greco rimane la lingua ufficiale così come per tutte le provincie orientali dell Impero romano; nei libri, ancora in forma di rotolo, troviamo un greco chiaro ed elegante, leggibile ancora oggi da un profano che conosca un po l alfabeto greco nella sua forma maiuscola. Tra il III e il IV secolo d.c. il rotolo lascia il posto al codice per i testi letterari, mentre le scritture corsive subiscono l influsso delle coeve scritture latine e si evolvono rapidamente, ma si potrà parlare di scrittura minuscola solo alcuni secoli più tardi. Infine, nel VII secolo d.c., il paese viene conquistato dagli arabi e la grecità si estingue in Egitto sotto la pressione di un arabizzazione sempre più diffusa; ma solo nell VIII secolo l arabo sostituisce definitivamente il greco: esso scompare anche come lingua parlata né si trovano più codici scritti in greco. La collezione di papiri dell Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (identificati con la sigla P.Med. = Papyri Mediolanenses) si è costituita, nel Novecento, in periodi diversi: negli anni Venti, con le donazioni Jacovelli-Vita e Castelli, acquisite tramite Aristide Calderini, e successivamente, in acquisto, per opera di Orsolina Montevecchi. Si tratta in tutto di circa un migliaio di pezzi, tutti di provenienza egiziana, per la maggior parte scritti in greco, e in piccola parte in ieratico e copto. Tra i papiri greci se ne contano una quarantina fra biblici, liturgici, letterari e semiletterari, tutti gli altri sono documentari. In buona parte i papiri sono già stati editi su Aegyptus, rivista italiana di egittologia e di papirologia fondata nel 1920 da Aristide Calderini. I papiri documentari sono stati ripubblicati nei vari volumi del Sammelbuch griechischer Urkunden aus Aegypten. Alla collezione di papiri si aggiunge altro materiale antico, tutto in lingua greca proveniente dall'egitto, e precisamente: una piccola collezione di ostraca tre tabelle lignee scritte in greco, di cui una liturgica circa duecento bolli d'anfora sei iscrizioni greche (esposte nell atrio della Cripta dell Aula Magna). 5. Le scritture consonantiche della regione siro-palestinese Il problema dell origine dei sistemi di scrittura consonantica resta tuttora insoluto. Nel II millennio a.c. nella regione siro-palestinese ci furono diversi tentativi di creare sistemi di scrittura locali, come la scrittura pseudogeroglifica di Biblo (30 km. a nord di Beirut, sulla costa dell attuale Libano), la scrittura protosinaitica e

15 quella delle iscrizioni palestinesi protocananaiche. Tali sistemi erano indipendenti da quelli più antichi mesopotamico ed egiziano, benché questi, e specialmente il secondo, abbiano esercitato la loro influenza. L origine remota del principio consonantico va cercata in Egitto, ma quanto al luogo e al tempo in cui tale principio si affermò nella regione siro-palestinese le opinioni degli studiosi sono diverse. La scrittura ugaritica fu elaborata e usata nella città di Ugarit (attuale Ras Šamra, in Siria): comprende 28 segni (30 computando le tre ălef) ed è di influenza mesopotamica (ovvero segni cuneiformi incisi su tavolette con uno stilo). Essa è la più antica fra quelle del II millennio a.c. ad essere stata decifrata ed è prova che il principio consonantico esisteva già nel XIV secolo a.c. Tra le scritture consonantiche semitiche vanno distinte la nord-semitica (la scrittura ugaritica e la fenicia, attestata dal XIII secolo a.c., con quelle da essa derivate) e la sud-semitica (i sistemi grafici proto-arabo [testimoniato dal VIII-VI secolo a.c.], nord-arabico e sud-arabico [documentati dal IX secolo a.c.]), che presentano diversità non solo nei simboli grafici, ma anche nell ordine di successione dei segni dell alfabeto. L ordine sud-semitico, testimoniato anche dalla tradizione etiopica, è diverso da quello ugaritico e fenicio. L ordine dei segni nord-semitico, che non corrisponde a nessuna logica né fonetica né grafica, è stato posto in connessione con un origine astronomica: esso costituirebbe una specie di calendario che ricorda le fasi lunari e rappresenta la situazione degli astri attorno al 2000/1600 a. C. [i 30 segni dell alfabeto ugaritico rappresenterebbero l intero mese lunare (compresa la fase oscura), i 22 dell alfabeto fenicio solo le tre fasi luminose]. I nomi delle lettere alfabetiche ci sono conservati dalla tradizione greca, la quale ha reso propriamente alfabetico il sistema di scrittura fenicio. Le lingue semitiche hanno infatti un sistema fondamentalmente consonantico, mentre il greco e gli alfabeti da esso derivati esprimono anche le vocali. Alcune consonanti fenicie, che non avevano più corrispondenza di suono in greco, sono state utilizzate per rappresentare le vocali: lef alfa; hē e-psilon (= «e semplice»); ta y d iota; ayin o-micron («o piccolo»); waw ha dato origine col suono consonantico al digamma, con quello vocalico alla y-psilon («y semplice», rispetto al dittongo ou). Molte lettere greche hanno nomi semitici: oltre alle già citate, lettere greche che hanno nomi semitici sono beta, theta, kappa, lam(b)da, my, ny, pi, tau, koppa. Anche la direzione della scrittura era originariamente uguale: da destra a sinistra, come è rimasta per i semiti (tranne che nell etiopica, scrittura di origine sud-arabica) e come è attestata in Grecia in età arcaica. In Grecia poi dal V secolo a.c. divenne usuale la direzione da sinistra a destra, dopo un periodo di transizione in cui fu usata la scrittura «bustrofedica», così chiamata dall espressione greca che significa «che gira come il bue» quando ara un campo: da destra a sinistra, poi viceversa e così di seguito. Dalla scrittura fenicia sono derivate sia l ebraica antica, detta paleoebraica (documentata dall VIII secolo a. C.), sia l aramaica (attestata dal X secolo a.c.), che

16 dalla fine dell VIII secolo è documentata anche in una forma corsiva (diffusa specie in Assiria). Dalla scrittura aramaica delle cancellerie di età persiana tarda si sviluppano dal III secolo a.c. varie scritture nazionali tra cui ricordiamo: la scrittura giudaica, detta anche ebraica quadrata per la forma dei segni (dal III secolo a.c.) e la scrittura siriaca (la forma di nord-siriaca della zona di Edessa, dall inizio del I secolo d.c.). 6. Gli alfabeti greci Gli alfabeti greci nascono da un adattamento degli alfabeti fenici. Lo storico Erodoto (Historiae, V, 85) racconta che i Fenici, guidati da Cadmo, giunsero in Beozia e qui portarono le lettere (τά γράμματα prima ignote ai Greci. La parentela tra i due alfabeti risulta evidente dalla forma dei segni, dalla loro successione, dai nomi delle lettere (in fenicio aleph, beth, gimel, delth ; in greco alpha, beta, gamma, delta ), dalla direzione della scrittura che, nelle prime iscrizioni, scorreva da destra a sinistra. Merito dei Greci fu aver introdotto le vocali nell alfabeto fenicio che, invece, possedeva solamente le consonanti. Le 22 lettere dell alfabeto fenicio trovano riscontro negli alfabetari greci: delle 4 sibilanti i Greci ne utilizzarono solo due, lo zayin per la zeta, sade o sin, per il sigma; il segno fenicio het venne usato ora come aspirata ora come eta a seconda delle località. E difficile determinare con esattezza dove e quando sia avvenuta l invenzione dell alfabeto greco. Per la localizzazione, alcuni hanno proposto i nomi di Rodi, Tera, Creta, Cipro; bisogna comunque pensare ad un luogo di facile incontro tra Oriente e Occidente. Per la datazione è plausibile pensare agli inizi del IX secolo a.c. quando furono particolarmente intensi i rapporti commerciali e culturali tra i Greci e i popoli del Mediterraneo orientale. Le più antiche iscrizioni risalgono alla prima metà dell VIII secolo a.c. Si pensi alla famosa iscrizione graffita sulla coppa di Nestore proveniente dall antica Pithekussa; nella Grecia continentale la più antica iscrizione è databile al 730 a.c. circa: si tratta di un testo graffito su una piccola brocca rinvenuta nella necropoli ateniese del Dipylon. Gradualmente, con il passare del tempo, si produssero degli adattamenti che portarono alla creazione di diversi alfabeti locali in cui si verificò la tendenza a invertire, elaborare, modificare i segni originari. Prevalse poi l alfabeto usato a Mileto che prevedeva la distinzione tra suoni lunghi e brevi ( η/ω; ε/ο). Questo alfabeto, detto milesio, venne adottato ad Atene nel 403 a.c. sotto l arconte Euclide e, a partire dal IV secolo a.c., divenne l alfabeto d uso comune in tutta la Grecia. Con il periodo ellenistico-romano si affermò una koiné linguistica basata sullo ionico-attico a cui corrispose una koiné di scrittura epigrafica in cui le forme delle lettere tesero ad omogeneizzarsi sempre di più. A completamento dell alfabeto fenicio i Greci introdussero anche appositi segni per indicare tre consonanti aspirate (la dentale th, la gutturale kh, la labiale ph) e i nessi consonantici ks e ps. Sulla base del loro valore fonetico lo studioso Adolph Kirchhoff nel 1877, nell opera Studien zur Geschichte des griechischen Alphabets, distinse due gruppi alfabetici, quello occidentale e quello orientale. Su una cartina geografica segnò in azzurro gli alfabeti di tipo orientale, in rosso gli alfabeti di tipo occidentale.

17 Gli alfabeti in cui tali segni complementari non erano attestati sono evidenziati in verde. Alla luce delle acquisizioni più recenti la classificazione di Kirchhoff, pur rimanendo valida nella sua impostazione, necessita di qualche correttivo. Le lettere dell alfabeto erano impiegate anche per esprimere i numeri e, con modificazioni, anche per indicare le note musicali. La direzione della scrittura si presenta o come retrograda (da destra a sinistra) o come bustrofedica (da destra a sinistra, da sinistra a destra e viceversa) o come progressiva (da sinistra a destra). Con il tempo si adottarono anche differenti mode grafiche in relazione alla varietà dei supporti scrittori. Si passò da una scrittura di tipo monumentale su pietra a scritture di tipo onciale, corsivo, minuscolo. Le scritture geometriche, armoniose e regolari dell Atene del V sec. a.c, sul finire del IV sec. a.c., assunsero un aspetto caratterizzato dal rimpicciolimento delle lettere e dall incurvamento delle linee rette. Nel III sec. a.c. si svilupparono anche le apicature e comparvero le lettere lunate. In età romana, intorno al III sec. d.c., sono attestate le lettere quadrate; in età imperiale si nota anche un caratteristico allungamento verso l alto dei tratti obliqui delle lettere. I tratti linguistici ed epigrafici, un tempo molto più diversificati a seconda delle peculiarità locali, tesero ormai nel periodo ellenistico-romano a standardizzarsi secondo norme più generali e comuni. 7. La risoluzione delle scritture misteriose: i decifratori I geroglifici egiziani, la scrittura cuneiforme e la lineare cretese non avrebbero mai rivelato i loro segreti senza l accanita pazienza di alcuni appassionati ricercatori. Decifratori dell incomprensibile, cacciatori di tesori oscuri, essi sono riusciti a strappare alle tenebre importanti documenti della nostra memoria. Champollion e i geroglifici Jean-François Champollion ( ), studioso di lingue orientali e professore di storia, è il fondatore dell egittologia moderna. Egli aveva un grande desiderio nella sua vita: decifrare i geroglifici. Per riuscire nella sua impresa studiò l ebraico, il persiano, il siriaco, il cinese ed il copto. E i suoi sforzi non furono vani. A Parigi ebbe occasione di vedere una copia della Stele di Rosetta. Si tratta di una spessa pietra in basalto di colore nero sulla quale è riportato un decreto del sovrano Tolemeo V Epifane del 196 a.c. scritto in tre differenti lingue: geroglifico, demotico e greco. Rinvenuta a Rashid (Rosetta) durante la campagna napoleonica in Egitto del 1799, la stele è oggi conservata presso il British Museum di Londra. Champollion dunque, nel 1808, studiò a lungo la copia che era conservata a Parigi. Partì dall osservazione dei due cartigli (sorta di piccole cornici che contenevano normalmente i nomi dei sovrani) e vide che i due nomi che in essi comparivano, Tolomeo e Cleopatra, erano presenti anche nel testo greco. Fino ad allora però si credeva che i geroglifici fossero ideogrammi, cioè che esprimessero un concetto. Mettendo a confronto il testo greco con quello geroglifico Champollion contò il numero di parole contenute nel testo greco e il numero di geroglifici e notò che

18 questi ultimi quantitativamente superavano i termini greci. E proprio da questo egli intuì che ciascun geroglifico doveva avere in realtà un valore fonetico, alfabetico o sillabico (corrispondente cioè ad una singola lettera o ad una sillaba). E questo fu il punto di partenza. Con un paziente lavoro di osservazione e di confronto egli giunse ad abbinare ogni lettera o sillaba ad un geroglifico. La brillante intuizione di Champollion fu dunque che ogni geroglifico non fosse in realtà la rappresentazione di una immagine, ma quella di un suono. Si svelava così uno dei più grandi misteri della storia della scrittura. La decifrazione del cuneiforme Fin dal Medioevo, la Terra Santa fu meta di pellegrinaggi di coraggiosi viaggiatori cristiani che si avventuravano in quelle misteriose terre con il solo intento di visitare i luoghi sacri; ciò che si trovava al di là di essi e del deserto siro-palestinese, non suscitava ancora alcun interesse. Sarà Pietro della Valle, nel 1614, il primo a intraprendere un viaggio attraverso la Mesopotamia e la Persia e a rinvenire le vestigia di antichissime civiltà. Fu così che s imbatté in una misteriosa scrittura diffusa un po ovunque su monumenti, mattoni e mura; nei pressi di Persepoli, copiò tre serie di strani segni che, successivamente, inviò a un caro amico napoletano: era il 21 ottobre del 1621 e i primi caratteri cuneiformi avevano raggiunto l Europa. La decifrazione dell antico persiano Da quel momento in poi, copie e pubblicazioni di iscrizioni, molte trilingue, si susseguirono per circa un secolo e mezzo, senza che ci fossero, oltre alla ormai copiosa quantità di materiale epigrafico, significativi passi avanti nell attribuzione o nella comprensione delle epigrafi. Un primo prezioso contributo venne da C. Niebuhr: egli riconobbe, nelle iscrizioni da lui copiate in Persia, tre diversi tipi di scrittura cuneiforme che corrispondevano a tre diverse lingue: l antico persiano, nel quale individuò 42 caratteri alfabetici, quindi l elamita e, il più difficile, composto da un elevato numero di segni, quello che sarà definito in seguito il babilonese. Successivamente, F. Münter scoprì che il cuneo obliquo nelle iscrizioni persiane aveva la funzione di separare le parole e ipotizzò, inoltre, che le iscrizioni persiane appartenessero alla dinastia degli Achemenidi. Di qui, prese avvio la ricerca del tedesco G. F. Grotefend, a cui si deve la prima, seppur parziale, decifrazione del cuneiforme. Convinto della parentela tra l antico persiano e la lingua dell Avesta - la raccolta di testi sacri della religione zoroastrica persiana - ne confrontò i nomi propri, utilizzando anche le fonti greche, poiché esse riportavano l esatta successione dei re achemenidi. Riuscì così a isolare 15 caratteri alfabetici, di cui 11 si rivelarono in seguito esatti. Era il 1803, ma i tempi non erano ancora maturi: lo scetticismo e l indifferenza del mondo accademico resero vani tutti i suoi sforzi e la sua scoperta fu presto dimenticata. Il 1835 è un anno decisivo per la decifrazione dell antico persiano: H. C. Rawlinson, ufficiale dell Armata delle Indie, scopre a Behistun un iscrizione trilingue di ragguardevoli dimensioni: la prima scrittura conta più di quattrocento righe, le altre

19 due ne contengono un numero proporzionalmente più elevato. Si tratta di un testo commemorativo che annovera le vittorie del grande re persiano Dario I e, come tutte le iscrizioni di questa tipologia, essa contiene numerosi nomi di persona e un certo numero di toponimi, per buona parte allora già noti, che consentirono allo studioso di isolare tutti i 42 segni di cui si compone l antico persiano e di completare così la decifrazione della prima lingua. Soltanto allora, con la decifrazione della prima scrittura, gli studiosi furono in grado di affrontare le altre due iscrizioni. La decifrazione dell elamita Dalla comparazione col persiano antico, appare subito chiaro che la seconda scrittura ha una struttura sillabica, formata da sillabe semplici o complesse, da ideogrammi. Ma la difficoltà maggiore è dovuta al fatto che non esistono lingue a cui si possa comparare questa seconda scrittura, che verrà definita elamita dal nome della regione, Elam (regione a ovest del corso inferiore del Tigri, chiamata Susiana dai Romani), in cui era in uso. Grazie ai fortunati scavi a Susa, fu possibile avere a disposizione una copiosa documentazione in elamita che consentì l identificazione di 111 segni. Si deve all inglese E. Norris la redazione della seconda colonna e la decifrazione dell iscrizione di Behistun. La decifrazione del babilonese La terza colonna annovera un numero impressionante di caratteri, se ne contano circa cinquecento. Di una cosa, tuttavia, si era consapevoli: si trattava della scrittura dei Babilonesi e degli Assiri. La difficoltà che i decifratori incontrarono fu dovuta soprattutto alla complessità della lingua, che non aveva pari e non poteva essere confrontata con nessun altra lingua conosciuta. P. E. Botta e A. H. Layard, nel frattempo, avevano riportato alla luce le città di Ninive, Khorsabad e Nimrud e qui avevano rinvenuto un ingente quantità di materiale epigrafico con caratteristiche, se non uguali, molto simili alla terza scrittura, e questo suscitò un grande interesse nell ambiente scientifico. Spetta tuttavia a E. Hincks il merito di aver intuito la struttura complessa di questa scrittura. A causa dell alto numero di segni non poteva trattarsi di una scrittura alfabetica né tantomeno puramente sillabica, ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare che in essa potessero coesistere sistemi diversi, perfettamente integrati in una scrittura che mescola a sillabe semplici o complesse (sillabogrammi), logogrammi. Così, ad esempio, il segno UD può avere valore fonetico: ud, ut, tu2, tam, par, pir, lah, lih, hiš, o logografico ud = sole, giorno; babbar = bianco, brillante; zalag = puro. Se uno stesso segno (come nel primo caso) può avere valori fonetici diversi (polifonia) è anche possibile che segni diversi abbiano lo stesso suono (omofonia): così il suono GU può essere espresso da segni diversi. Inoltre, esiste un altra categoria di segni, detti determinativi, che, anteposti o posposti a una parola, ne indicano la categoria di appartenenza (sesso, divinità, toponimi, piante, materiale). Si può immaginare lo sconcerto nel mondo accademico e anche lo scetticismo nell accogliere queste ipotesi. Occorreva una dimostrazione inconfutabile e la

20 fortuna volle che, nel 1857, quattro valenti ricercatori si trovassero contemporaneamente a Londra: si trattava di H. C. Rawlinson, E. Hincks, J. Oppert e F. Talbot. Essi ricevettero l incarico da parte della Royal Asiatic Society di decifrare, lavorando separatamente, un iscrizione del re assiro Tiglatpileser I, rinvenuta nell antica città di Assur. Quando ciascuno dei quattro studiosi, alcuni mesi dopo, presentò alla Royal Asiatic Society la propria traduzione, fu subito evidente la convergenza delle interpretazioni: nessuno, ora, avrebbe più potuto confutare la scientificità del metodo d indagine adottato. Una nuova scienza era nata: l assiriologia assiriologia. Ventris e la sfida della Lineare B Anche a Creta le scritture lanciarono la loro sfida ai decifratori. In particolare la Lineare B, dopo molti anni di ricerca, venne definitivamente decifrata nel 1952 da Michael Ventris e John Chadwick come una forma arcaica di greco (decifrazione di grande valore scientifico perché ottenuta senza l'aiuto di testi paralleli, come per esempio, nel caso della stele di Rosetta). Ventris, aviatore nell ultima guerra mondiale, si era già occupato di criptoalfabeti. Ventris affrontò il lavoro seguendo questa tecnica: iniziò col calcolo statistico delle percentuali dei segni, giungendo alla conclusione che si trattava di una lingua flessiva. Dopo aver individuato il segno più ricorrente nelle tavolette, lo associò alla lettera più frequente in inglese (ma anche in italiano), la e; passò quindi al segno successivo, e così via. Il computo della frequenza di un simbolo grafico fu proprio il fondamento della decifrazione. A questo punto a Ventris non restava che provare a leggere nelle iscrizioni della Lineare B qualche vocabolo. Da dove cominciare se non dai toponimi? Decifrò allora, nelle tavolette di argilla, A-mi-ni-so, e di lì a poco anche Ko-no-so, ossia Cnosso, la residenza del mitico re Minosse. Ma ad un certo punto della sua avventura lo studioso ebbe necessità della collaborazione di uno specialista, e il caso volle che fosse un giovane studioso di dialetti greci, John Chadwick, il quale in seguito sarebbe diventato il principale esegeta della Lineare B. Ventris morì in un incidente stradale la notte del 6 settembre 1956, nei sobborghi di Londra, a soli trentaquattro anni. Il suo amico e compagno di lavoro, John Chadwick ha riassunto in poche parole il genio speciale di Ventris (che è poi quello di ogni decifratore): Michael era capace di intuire nella frastornante diversità dei segni di quella scrittura, gli schemi e le costanti che rivelavano la sua struttura nascosta. E questa qualità, il dono di cogliere l ordine sotto le apparenze della confusione, a rivelarsi il tratto distintivo dei grandi uomini in tutto quello che essi hanno prodotto. 8. I supporti scrittori dell Antichità Il papiro Molto usato in Egitto, esso veniva preparato tagliando sottili strisce dal midollo fibroso di una canna che cresceva spontaneamente nel delta del Nilo: due strati di

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