co UNE DI ADRANO PIANO REGOLATORE GENERALE

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1 -I J,~ - lr".;. r co UNE DI ADRANO PIANO REGOLATORE GENERALE I ALLEGATO ALLA DElIBERA COMMISSARIALE N. O~ DEl~~l.../ '":""J.. 1: : '\ I i= I II I! J. cn ~ UJ Cl o o:: a.. Arch. Giuseppe Di Liberto (capogruppo) Via Lazio n Palermo - Tel./Fax Arch. Vittorio Giorgianni Via Leonardo Da Vinci n Palermo - Tel./Fax Arch. Giovanni Pemiciaro q{}~ju-~. ~::va- Via Poggio Ridente n Palermo - Tel./Fax ELABORATO: RELAZIONE E PREVISIONE DI MASSIMA DELLE SPESE NECESSARIE PER L'ATTUAZIONE DEL PIANO PARTICOLAREGGIATO DELLE PRESCRIZIONI ESECUTIVE COLLABORATORI: Arch. Roberto Cassarà Arch. Alessandra Minì IL DIRIGENTE DELL'UFFICIO Arch. Antonino Rosano TECNICO: DATA EMISS. APRILE SCALADIS. AGGIORNAM.

2 COMUNE DI ADRANO Piano Regolatore Generale RELAZIONE *********** 1

3 INDICE GENERALE DI RELAZIONE PARTE PRIMA DOCUMENTAZIONE SULLO STATO DI FATTO Capitolo Documentazione storica sul territorio 1.1. Premessa 1.2. Lo stato originario, 1.3. Gli stanziamenti del Neolitico, Eneolitico e dell'età del bronzo 1.4. I villaggi indigeni dell'età del ferro 1.5.La colonizzazione greca 1.6. La conquista romana 1.7.La città araba 1.8.La città normanna e sveva 1.9.La città trecentesca La città moncadiana ' La città moncadiana ' La città moncadiana ' La città moncadiana ' L'Ottocento pre-unitario Periodo 1860/ Periodo 1921/ La fase repubblicana 2

4 Capitolo Documentazione sui caratteri fisici del territorio 2.1. Struttura territoriale 2.2. Aspetti geologici Aspetti agricolo - forestali 2.4. Viabilità principale esistente Studio geologico generale Studio geologico particolareggiato Piano Straordinario per l'assetto idrogeologico Capitolo Documentazione sui dati statistici rilevati per il territorio 3.1. Demografia 3.2. Attività 3.3. Economia Analisi delle attrezzature commerciali 3.4. Struttura urbana. Patrimonio edilizio Capitolo Documentazione sui vincoli definiti sul territorio 4.1. Vincolo idrogeologico 4.2. Vincolo sismico 4.3. Vincolo di Riserva "Ingrottato lavico del Simeto" 4.4. Vincolo per pozzi d'acqua A) B) C) D) Regionale Vincoli archeologici Pozzo Floresta Pozzo Neri-Lo Cicero Pozzo Origlio Pozzo Sanfilippo Vincolo cimiteriale Vincolo per depuratore Vincolo paesistico Parco dell'etna Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Vincoli su edifici soggetti a tutela ai sensi della L. 1089/1939 abrogata e sostituita dal D.L. n0490 del 29/10/ A- ex art.4 Legge 1089/ B- ex Decreti Assessoriali 3

5 Elenco beni di interesse storico-architettonico catalogati dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA Elenco beni di interesse storico-architettonico desunti dalle "Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale" Capitolo Pianificazione generale pregressa 5.1. Piano Regolatore Generale e Piano Particolareggiato delle Prescrizioni Esecutive 5.2. Programma di attuazione della rete fognante. Revisione e aggiornamento Maggio 2000 Capitolo Pianificazione particolareggiata pregressa 6.l.Piano Particolareggiato delle zone "C" del Parco dell'etna 6.2.Piani di recupero degli agglomerati abusivi A) "Sud di via Catania" B) "Capici-Zia Nina-Fogliuta" C) "Minà-Cappellone" 6.3.Piani per l'edilizia Economica e Popolare A) Comparto 1 Zona Capici B) Comparto 2 Zona Minà 6.4.Programmi Costruttivi A) Programma Costruttivo per 50 alloggi B) Cooperative "C.E.L.A.D e La Villetta" 6.5.Progetto di completamento per n082alloggi in Contrada Patellaro 6.6.Piani di lottizzazione A) Zia Nina - Zona Cl B) Zia Nina - Edil Sud C) Zone C4 - Contrada Poggio Chiusa 6.7.Piani degli insediamenti produttivi A) Contrada Savuto B) Variante Contrada Contrasto C) Contrada Fontanazza D) Contrada Contrasto - Russo S.R.L. E) Contrada Schettino - S.S. 121 Capitolo 7 7.o. Varianti al P.R. G. per attrezzature e servizi 7.1. Variante per scuola I.T.C Variante per attrezzatura comprensoriale "F" 4

6 7.3. Variante per "Casa dei bambini Sangiorgio Gualtieri" 7.4. Variante per scuola dell' Agricoltura 7.5. Variante per ampliamento Caserma C.C. e Centro diurno anziani 7.6. Nuovo assetto urbanistico delle sedi viarie a Sud-Est il centro urbano 7.7. Variante per Centro Agroalimentare 7.8. Area per impianti sportivi polifunzionali 7.9. Piano Cimiteriale Area per il culto "Testimoni di Geova" Area per insediamenti d'emergenza VV. FF Aree per Chiese - Parrocchie Area per Canile municipale Ampliamento area per servizi religiosi Area per scuola industriale Richieste di variazione al P.R.G. A) Di Fazio Maria prot del 24/8/2001 B) VaIastro Maria prot del 2717/2001 C) Proprietari dello spazio interno all'isolato tra via SaIanitro e via Statuto dei Lavoratori prot del 7/11/2000 D) Sac. Scalisi Salvatore prot.6623 del 11/4/2000 E) Verzì Salvatore prot del 29/6/2000 F) Cottone Nicolò prot.8208 del 12/4/2001 G) Cittadini residenti lungo la via Noce prot.4960 del 2/3/2001 H) Liotta Alfio prot del 21/6/2001 I) Assessore allo Sport ed al Turismo prot.636 del 10/12/2001 J) Cono Genova Carmelo prot del 17/12/2001 L) Spitaleri Francesca prot.2960 del 12/12/2002 M) Di Bella Alessandro prot del 18/9/2002 N) Società Edil SAAP s.r.l, prot del 18/10/2002 O) Stancampiano Alfio prot.972 del 14/1/ Proposte attì deliberativi Delimitazione Punto Base n05 "Prato Fiorito" Localizzazione del "Centro Comunale di Raccolta" "Programmi integrati d'intervento" Regolamento per il controllo delle attività di inquinamento elettromagnetico. Capitolo Varianti al P.R.G. per viabilità Variante per Ferrovia Circumetnea Variante per svincolo alla S.S. 284 per campo sportivo 8.3. Milia Contea" Progetto di ammodernamento ex Trazzera "San Leo - 5

7 Variante per Tangenziale Nord - Est Variante per Tangenziale di Ponente Variante per S.S Bronte Capitolo Piano triennale delle opere pubbliche 9.1. Programma Triennale delle OO.PP. 2002/2004 6

8 PARTE SECONDA PIATTAFORMA PROGRAMMATICA PER LA FORMAZIONE DEL NUOVO P.R.G. Capitolo lo lo.o. Direttive generali del P.R.G. di Adrano Iter della formazione del P.R.G Cronistoria della documentazione trasmessa Concessioni Edilizie Schedatura della Soprintendenza Riepilogo sintetico delle "Direttive Generali" Pareri resi sullo "Schema di Massima del P.R.G." dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. e dal Parco dell'etna Capitolo Il Il.0. Determinazione delle proiezioni demografiche finalizzate al dimensionamento del P.R.G Verifica degli standards urbanistici Verifica dell'entità di popolazione effettivamente insediabile nelle zone territoriali omogenee Capitolo Le scelte progettuali Richieste di variazione al P.R.G Previsioni urbanistiche nell'ambito territoriale Parchi e Riserve Previsioni per la zona "D" del Parco dell'etna Previsioni urbanistiche nell'ambito urbano Viabilità esterna - Rete urbana dorsale e secondaria Capitolo 13 Previsione di massima delle spese necessarie per l'attuazione Particolareggiato delle Prescrizioni Esecutive del Piano Capitolo 14 Elenco degli elaborati Bibliografia e base cartografica 7

9 Capitolo DOCUMENTAZIONE STORICA SUL TERRITORIO Gli insediamenti Trasformazioni umani territoriali naturali e antropiche 1.1. Premessa Per procedere ad una efficace azione di programmazione e di progettazione urbano/territoriale è necessario comprendere le dinamiche morfologiche caratterizzanti lo spazio oggetto di indagine, individuando quei processi di trasformazione che, a partire dalla configurazione primi genia del territorio e dal nucleo generatore della città, si sono evoluti, dando luogo alla stratificazione di successive configurazioni prodottesi nel tempo, sia a causa degli eventi naturali, che delle azioni umane sempre più pervasi ve, fino a giungere alla configurazione attuale, che è la somma di tutte le precedenti. Sollevare il manto di tutte le configurazioni stratificate, tentare di individuarle e sfogliarle, procedere alla loro lettura in senso diacronico e sincronico, costituisce operazione necessaria ed ineludibile per pervenire alla conoscenza delle linee di forza secondo cui si sono sviluppate le tendenze e le vocazioni del complesso territoriale ed urbano sotto la spinta progressivamente pressante delle azioni delle comunità, che su esso si sono variamente applicate, imponendo esigenze, tradizioni e usi distinti in relazione a propri ordinamenti sociali politici ed economici. Una maggiore consapevolezza del passato ed una attenta e completa comprensione delle scelte fatte lungo il corso del tempo, e che ancora oggi condizionano il presente, sono fondamentali sia per spiegare il singolare sincretismo della civiltà siciliana, che nel territorio adornese è leggibile in tutto il suo percorso storico, sia per orientare quelle decisioni per la sua evoluzione che risultino naturalmente veicolate da tendenze, vocazioni e stimoli presenti nel processo urbano/territoriale Lo stato originario Il concetto di stato originario dei luoghi non ha ovviamente un valore assoluto, essendo legato all'attività conoscitiva umana. Esso si riferisce piuttosto alla realtà dei luoghi, corrispondente a quello stadio della evoluzione intellettiva dell'uomo, capace di raggiungerne una conoscenza tale da orientare coscientemente i suoi comportamenti spaziali. Lo stato originario si definisce e si colloca perciò temporalmente al momento in cui i segni giunti fino a noi della sua presenza ne indicano con certezza la capacità di percezione e di elaborazione culturale del suo ambiente di vita e cioè alla data dei più antichi ritrovamenti dell'attività umana nel comprensorio adranita che risalgono alla fine dell'età paleolitica. La lettura dello stato originario del comprensorio deve trascendere gli attuali limiti amministrativi del Comune di Adrano perché si riferisce allo spazio unitario e continuo del Simeto così come è limitato dagli Erei e dall 'Etna. La permanenza nel tempo degli elementi fisici costituenti la configurazione originaria dei luoghi, a fronte delle variazioni e modificazioni antropiche, trova in questo particolare comprensorio una singolare eccezione legata alla ininterrotta azione morfogenetica delle manifestazioni dell 'Etna, che ne continuano a mutare gli aspetti naturali e culturali. Alla componente fisica, che va modificandosi molto lentamente con il trascorrere del tempo, va attribuita comunque una importanza decisiva perché restituisce il quadro ambientale con cui l'uomo ha cominciato a misurare la sua dimensione e le sue attività e sul 8

10 quale dovrà continuare a rapportarle per non perdere, prima, le radici della sua più intima essenza, poi, la stessa vita della specie. L'Etna ed il Simeto rappresentano gli elementi naturali forti del sistema geomorfologico del comprensorio adornese; l'uno, edificio grandioso innalzatosi su eruzioni secolari, l'altro, con il Salso, impluvio spaziale componente del maggiore sistema fluviale siciliano. Ambedue questi elementi hanno continuamente richiamato in questa porzione di territorio isolano gruppi umani, sia perché fonti di risorse per la loro sopravvivenza, sia perché produttori di un habitat favorevole anche se spesso turbato dalla attività eruttiva del vulcano e dalle manifestazione tellurlche ad essa conseguenti. Altri elementi caratterizzanti questo spazio fisico sono la confluenza dei vasti spazi di vallata, variamente delimitati dai versanti degli Erei e dei Nebrodi e le copiose sorgenti che interessano le antiche banconate laviche dell'etna, formatesi sul versante occidentale del vulcano. I rinvenimenti archeologici nella valle del Simeto, sulle balze occidentali dell'etna e su quelle orientali degli Erei, costituiscono la testimonianza della particolare vocazione del comprensorio alle esigenze di stanziamento e di sviluppo dei gruppi umani, succedutisi nella preistoria e nella protostoria; esigenze che, pur nella variazioni locali, sono essenzialmente legate alla scelta ed alla localizzazione di un luogo con un intorno minimo adatto al raggiungimento di una economia di sussistenza, di uno spazio fisicamente dotato al fine di inverare le fantasie, le angosce ed i sogni delle comunità primitive, ed in una configurazione spaziale del territorio ricca di punti di intervisibilità; elementi tutti che hanno consentito e favorito l'apertura delle prime relazioni sociali e l'avvicinamento dei gruppi umani Gli stanziamenti del neolitico, dell'eneolitico e dell'età del bronzo Come è stato ampiamente dimostrato, i primi rapporti fra le civiltà del Medio Oriente e le coste italiche sono da assegnare agli inizi della età neolitica. L'assimilazione in ambito siciliano avviene nel comprensorio siracusano (nucleazioni di villaggi attorno al centro di Stentinello) e,risalendo il corso del Simeto, interessa i nuclei di Trefontane, di Poggio Rosso, in territorio di Paternò, di Fontana del Pepe, di Fontanazza e di Contrada La Mola in territorio di Adrano. Qui l'insediamento dei villaggi, composti da unità capannicole regolarizzate e protetti da trincee scavate, e le necropoli a fossa ovale indicano le propensioni indigene al raggruppamento nelle zone di pianura in vicinanza dei bordi dei corsi d'acqua ed alloro collegamento interno. (Cafici - Stazioni preistoriche di Trefontanee Poggiorosso in territorio di Paternò. Cafici - La stazione neolitica di Fontana del Pepe, in Atti della Accademia di Scienze e Lettere di Palermo in M. Coppa, Storia dell'urbanistica dalle origini all'ellenismo, 1968 Einaudi). La diffusione della metallotecnica,a metà del terzo millennio, determina nella Grecia continentale la nascita della cultura urbana, originando nei centri tradizionalmente agricoli tendenze varianti dall' assimilazione al rigetto della nuova organizzazione sociale determinata dal rinnovamento delle classi artigianali e commerciali, che sottende sopravvenute esigenze di vita alle quali l'impianto per gemmazione spontanea delle cellule neolitiche non può più fornire adeguate risposte. Le aree italiche registrano l'analoga esperienza di terra greca assimilando lentamente i termini delle nuove culture e differenziandosi in funzione geografica alla scala regionale o provinciale. 9

11 Nell'area del Simeto, sempre e direttamente interessata dagli apporti del comprensorio siracusano, si coglie un siffatto diverso grado di reattività, attraverso il contrasto tra la generale permanenza dei modi dell'insediamento cavernicolo e la nascita episodica del villaggio di Poggio dell' Aquila di Adrano, i cui resti, individuati in località Sciarotta ad est del centro abitato, rivestono una particolare testimonianza di questo singolare contrasto tipico dell'evoluzione degli stanziamenti dell'eneolitico isolano. (L. Bernabò Brea, Il neolitico e la prima civiltà dei metalli, in Greci e Italici in Magna Grecia, Atti dei Convegni di Studi sulla Magna Gracia - Taranto L. Bernabò Brea,Palikè giacimento paleolitico e abitato neolitico eneo, in BPI 1965). Nei primi secoli del II millennio con l'avvio dell'età dell'antico Bronzo, si registra nel centro del Mediterraneo la nascita e lo sviluppo della civiltà cretese,che porta a ulteriore definizione elementi e temi della cultura urbana. L'affermazione delle attività terziarie investe nuove classi civili e sociali. In terra siciliana la preesistente struttura comprensoriale che unisce ed integra le popolazioni favorisce lo sviluppo del villaggio. «Le premesse iblee dell'età ca1colitica permettono ora nella Sicilia orientale l'affermazione di un centro primario, Castelluccio, e la definitiva conferma di quelli minori che lungo i corsi d'acqua si erano venuti formando per l'estrazione, lavorazione e trasporto della selce; sotto questo aspetto si consolida non la tradizione rurale, bensì l'attività terziaria che investe le estremità orientali e meridionali dell'isola. Gli insediamenti di tipo castellucciano sono ubicati in luoghi facilmente difendibili, con opere predisposte per l'accesso, con un impianto già studiato su speroni e fortilizi, con la suddivisione della città dei vivi (villaggi) dei morti (necropoli) delle divinità (acropoli) come appare a Comiso. Il periodo castellucciano interessa anche le vicine regioni settentrionali etnee introducendo in questa prima età del bronzo il tema della funzionalità urbana che rimane tuttavia ben lontano dal fulgore delle civiltà minoico-micenee; le popolazioni isolane infatti s'attengono tradizionalmente al patrimonio calcolitico nella progressiva tendenza a definire rapporti interni e territoriali.» M. Coppa, testo citato. L'insediamento umano in territorio adranese è in questo periodo rappresentato dai resti di un villaggio castellucciano in contrada Fogliuta con le vicine grotte di scorrimento lavico usate come sepoltura. L'esistenza di altri villaggi disposti lungo la balconata lavica della sponda sinistra del Simeto è tuttavia testimoniata dai numerosi ingrottati di scorrimento lavico scoperti all'interno dell'odierno centro urbano di Adrano nelle contrade Minà, Cappellone e Capritti, dalla grotta di S.Nicolò Politi a Nord della città ed ancora dalle grotte denominate Leonardi, Piscione e Difesa Luna in Contrada La Mola, anch'esse adibite alla deposizione dei morti. L'età del bronzo recente raccoglie vicende dense di implicazioni per la storia isolana,nell'ambito dei rapporti col mondo continentale ed egeo. L'inserimento delle rotte mediterranee dei micenei verso i territori siriaci-ciprioti e verso la Sicilia con le importazioni delle produzioni ceramiche micenee, oltre a determinare il secondo periodo di prosperità dell' arcipelago eoliano, investe tutta la costiera orientale dell'isola, attraverso gli approdi intermedi nell'intorno di Siracusa, di Thapsos, di Matrensa e di Buscemi per lo smistamento verso i centri dell'interno. L'espansione micenea in terra sicula riveste un carattere eminentemente commerciale, rifuggendo da mire colonizzatrici e da stabili occupazioni, ma l'isola per buona parte del Bronzo Recente diventa mèta dell'arrivo di nuove popolazioni di provenienza continentale. Le migrazioni in Sicilia di popoli provenienti dall'italia continentale e portatori del cosiddetto stile appenninico avvengono a partire dal 1500 a.c. attraverso le isole Eolie e lo stretto di Messina. E' certo che il tratto distintivo delle popolazioni sicule, stanziate lo

12 prevalentemente nella parte orientale dell'isola, fosse la grande capacità di praticare l'agricoltura e una concezione sacro-religiosa della natura, che riverberava nei rituali religiosi e nelle pratiche divinatorie; i centri siculi generalmente fortificati si dispongono sulle colline lungo il Simeto ed il Salso e lungo le brevi aste fluviali provenienti dall'etna, dai Nebrodi, dagli Erei, a margine di territori facilmente coltivabili per la presenza di acque. Le vie di comunicazione sono le stesse vie fluviali ed i percorsi ripariali che risalendo il Simeto collegano i centri siculi di Centuripe, Simethia, Civita, e seguendo la vallata del Salso connettono Agira e Nicosia I villaggi indigeni nell'età del ferro Sulla scia della storia di Diodoro Siculo alcuni autori hanno creduto di poter identificare il sito di Adrano con quello della antica città di Inessa, ma non appare troppo sicura la identificazione dei due luoghi, dato che con il nome di Inessa sono stati indicate da varie fonti l diverse località del versante occidentale dell'etna. (Luciana Natoli "La citta-paese di Sicilia", quaderno n.7 della facoltà di Architettura dell 'università di Palermo). Un contributo assai incisivo alla ricostruzione degli insediamenti umani nel territorio di Adrano è derivato dalle campagne di scavo archeologico intraprese, sulla scia dell'instancabile attività dell'orsi, dalla Soprintendenza ai beni archeologici di Siracusa a partire dagli anni sessanta e recentemente condotte in maniera organica dalla Soprintendenza ai beni culturali della Provincia di Catania, i cui esiti, mentre da una parte stanno permettendo di disegnare l'assetto del nucleo urbano adranita di fondazione siracusana, dall'altro hanno messo in luce le tracce dei precedenti insediamenti umani, concorrendo in generale a incoraggiare gli studi e le ricerche sulla Sicilia preistorica, protostorica e preellenica. A rendere infatti possibile il tentativo di ricostruire la struttura e l'identità delle culture che si sono alternate nella valle del Simeto, in specie quelle precedenti la fase della colonizzazione greca, hanno contribuito in misura sempre maggiore le moderne tecniche di rilevazione dei siti e di analisi di reperti, che hanno finito con il compensare la scarsità di documentazione, spesso determinante lo sconfinamento nel mito e nella ricostruzione leggendaria delle vicende. Nella Sicilia orientale sono stati da tempo individuati come testimonianze urbane del periodo del ferro i centri di Pantalica sull'anapo e di Serra di Orlando a fianco del Gornalunga. Insieme a queste, altre località sicule della Sicilia orientale sono state sinora accertate come Scordia, Licodia Eubea e Granmichele, Serra Orlando, Alimena e per quanto riguarda il comprensorio oggetto di studio, i centri di Centuripe e del Mendolito. I centri siculi si dispongono sulle colline lungo il Simeto, il Salso, il Dittaino ed il Gornalunga nonchè lungo le brevi aste fluviali ad essi immissarie provenienti dall'etna, dagli Erei e dagli Iblei. Sono insediamenti disposti a margine di territori facilmente messi a cultura per la presenza di acque e resi intercomunicanti dalle stesse vie fluviali e dai percorsi ripariali. Alcuni di essi si fronteggiano sui lati opposti dei fiumi e sembrano ubicati al fine di esercitare il controllo all' accesso delle vallate. Anche se è difficile datare agli oscuri anni a cavallo del primo millennio avanti Cristo la nascita e lo sviluppo del centro indigeno del Mendolito ricadente nell'omonima Contrada a nord-ovest del territorio comunale di Adrano, molti sono tuttavia i segni ed i reperti finora lfazello ritiene identificare Etna-Inessa con Mascali, Cluverio con Nicolosi, Carrera con Civita, Amico con Ademò, vari altri con S.Maria di Licodia. 11

13 ritrovati che attestano la continuità di un insediamento umano situato sul bordo orientale del Simeto nei tempi antecedenti la colonizzazione ellenica e sollevano l'esigenza dell'aggiornamento dell'età della sua formazione. L'insediamento localizzato su di una terrazza lavica presso la riva sinistra del fiume Simeto a circa 8 chilometri da Adrano, era già noto agli storici del '700 come Vito Amico che, sulla scia del Fazello, ne aveva datata la formazione ai tempi delle guerre servili di età romano repubblicana e della vicenda di Euno, ricollegandolo ad un analogo centro nel territorio di Paternò. I dati raccolti da Paolo Orsi nei sopralluoghi effettuati sullo scorcio dell'ottocento nella località convinsero invece lo studioso a formulare la ipotesi dell'esistenza di un santuario di età arcaica ed i risultati dei saggi effettuati nelle campagne di scavo promossi dalla Soprintendenza Archeologica di Catania a partire degli anni sessanta hanno finito per confortare l'esattezza della previsione. Al ritrovamento del famoso ripostiglio di bronzi databile probabilmente tra la fine del VIII sec. e l'inizio del VII sono seguiti quelli della porta con torri circolari che si apriva nel settore meridionale della cinta muraria con epigrafe in lingua sicula, dei frammenti di decorazioni architettoniche di un probabile edificio templare e di tre tombe a tholos nella limitrofa contrada di Sciare Manganelli. La lettura dell'insediamento consentita dalle carte dell' I.G.M. a partire dalle levate del 1930 depone a favore di un disegno urbano con orditura ortogonale della strade e con giacitura in direzione N-O e la datazione dei resti delle abitazioni scavati all'interno del perimetro urbano al VI - V sec. potrebbero indicare l'aggiornamento del primitivo impianto indigeno alle regole urbanistiche importate dai coloni calcidesi di Lentini risalenti la vallata del Simeto. Il centro era originariamente lambito sul lato Ovest dal Simeto,il cui corso, secondo il Nicotra, ( Dizionario illustrato dei comuni siciliani VoI. L Palermo 1909) sembra essere stato allontanato verso occidente da una antica colata lavica, e non era lontano dalle due sorgenti a Nord dette dei Delli Palicini, la cui leggenda è riportata dall' Amico ( Lexicon Topographicum siculum 1757) e queste caratterizzazioni idrografiche e morfologiche sembrano dare supporto alla localizzazione della città di Palica, che Virgilio descrive nell' Eneide La colonizzazione greca Tucidide (Atene a.c), Diodoro Siculo (Sicilia a.c.), Strabone (Amasia 63 a.c.-24 d.c.), Livio (Padova 59 a.c.-17 d.c.), Dionigi di Alicarnasso (60 a.c.-7 d.c.), Plinio (Como d.c.), Plutarco (Cheronea d.c.), Tolomeo (Alessandria d'egitto II sec. d.c.), Eliano ( d.c.), nel raccontare le vicende siciliane a partire dalle origini lungo i periodi greco, cartaginese e romano, testimoniano della partecipazione della popolazione adranita agli avvenimenti salienti della storia ufficiale che, pur innervandosi sull'egemonia politica, economica e culturale di Siracusa, di Cartagine e di Roma, riconosce al centro etneo un ruolo non secondario, principalmente legato alla sua particolare posizione nella geografia di Sicilia. Se pertanto è possibile trarre da questi autori indicazioni sulla consistenza e sul peso del centro adranita nell' età classica, queste sono tuttavia di tipo indiretto e insufficienti a delinearne la situazione urbanistico territoriale, l'attrezzatura economica e l'organizzazione sociale,ambiti questi messi in luce solo a partire dal 1000 d.c., attraverso le fonti di età medioevale e principalmente arabe, che inaugurando la stagione dell'interesse e dell' attenzione verso la storia della città, ne descrivono ed indagano la concezione e 12

14 l' organizzazione, valutando il fenomeno urbano in senso comparativo e nel più vasto ambito territoriale.' L'interpretazione puntuale delle fonti storiche, come sopra accennato, è andata tuttavia acquisendo caratteri di maggiore fondatezza e scientificità man mano che è stata messa a confronto e confortata dalle/con le risultanze di studi appartenenti agli ambiti disciplinari dell'antropologia, della paleontologia, della sociologia e della archeologia, attraverso recenti metodologie di indagine come l'analisi aero-fotogrammetrica dei territori, l'analisi strati grafica degli scavi, la datazione dei reperti sui nuclei di carboni o, metodologie che, nel raggiungere notevoli risultati di definizione scientifica, hanno apportato decisivi contributi alla ricostruzione della storia dei siti, delle popolazioni, dell'assetto territoriale, della vita associata, delle attività produttive, della cultura spirituale e materiale. <Dal 757 in poco più di duecento anni una serie di colonie primarie greche, fondate dagli abitanti delle varie città elleniche costella i litorali dell'isola; in ordine di tempo: Nasso e Zancle, Megara, Siracusa, Callipolis ed Eubea, Catania, Leontini, Milae, Gela, Acre, Selinunte, Imera, Casmene e Camarina, Agrigento, Eraclea, Lipari. Alcune di queste sono colonie dedotte dal centro costiero principale, come nel caso di Siracusa quando si spinge verso l'entro terra con le fondazioni di successive di Akrai, Kasmenai, Kamarina per assicurarsi l'affaccio sul versante meridionale o come Zancle che estende la sua influenza sulla costiera settentrionale con la fondazione di Mylae ed Imera. In altri casi con la decisa affermazione del capoluogo originario si da inizio alla conquista, per lo più economica, dell'entroterra risalendo le vallate dei corsi d'acqua; a volte, è il caso di Megara, l'insediamento costituisce l'ultima tappa dei movimenti interni, (molto più tardi i Megaresi dovranno cercare nuove terre e troveranno definitiva sistemazione nel lontano lembo occidentale, a Selinon) Coppa testo citato. <Calcidesi e Megaresi sono i più attivi nella seconda metà del secolo VII; il nucleo originario di Naxos secondo Tucidide è costituito da Calcidesi dell'eubea guidati dall'ecista Tucle che eressero nel 757 fuori della città anche l'altare di Apollo Archegete; pure da Calcidesi staccati si da Nasso traggono origine le colonie argricole di Leontini e di Catania. Sappiamo che i rapporti iniziali fra i Calcidesi a le popolazioni sicule, almeno per l'area di Leontini, sono stati pacifici; alla determinante iniziale di sollecitazione economica essenzialmente primaria, ha fatto seguito, nel secolo seguente, dopo il consolidamento dei centri costieri che richiamano anche popolazioni indigene, la penetrazione della cultura calcidese in località sicule dell'interno pronte ad assimilame produzioni ed indirizzi, in alcuni casi adottanti il rinnovamento della struttura urbana.> I primi incontri della popolazione sicula con i gruppi di coloni calcidesi avvengono a partire dal vn secolo lungo la valle del Simeto, per stabilirsi con continuità soprattutto nel corso del VI secolo anche nella valle d'ossini, nell'intorno di Naxos e nella valle del Dittaino. L'incontro è pacifico e vantaggioso per entrambe le popolazioni, che per diverse ragioni non sono favorevoli alle mire di espansione di Gela e di Siracusa; su questa base di convivenza documentata in vari centri la penetrazione della cultura urbana si eserciterà solo a partire dal VI secolo, segno evidente di una annessione dei calcidesi nei centri indigeni, che si 21bn Hawkal, Edrisi, Ibn Jubayr raccontano le città ed i centri di Sicilia adoperando parametri di giudizio omogenei, istituendo minuziosi tennini di confronto e manifestando attenzione ai processi della formazione urbana e favorendo infine l'innesco di analogo interesse presso gli storici coevi di origine latino-siciliana e di estrazione bizantino-ebrea. 13

15 mantengono inalterati con le loro strutture ed impianti per più di un secolo pur avendo a disposizione, lungo il litorale ~illustri esempi urbani.> Coppa op. citopag.652 I reciproci i rapporti fra Calcidesi e Megaresi, riflettendosi nei rispettivi insediamenti di Leontini e Megara con l'adozione delle regole urbanistiche della cosidetta scuola calcidese-megarese, sono destinati a mantenersi nelle successive espansioni verso la vallata del Simeto. Questi gruppi di coloni, nell'entrare in contatto con i territori più interni della civiltà sicula, possono avere in alcuni casi determinato la penetrazione dell'idea urbana, producendone l'assimilazione delle regole negli aggiornamenti del villaggio. E~ ciò che può essere avvenuto nei centri indigeni della valle del Simeto e del Salso ed in particolare a Mendolito. A fronte delle mire espansionistiche verso I'interno esercitate dalla principali città siceliote di Siracusa e di Gela nel V sec. si registra segnatamente nell'area sicula l'estremo tentativo di resistenza delle popolazioni indigene riunite e trascinate dalla figura di Ducezio. Il siculo ellenizzato agisce facendo leva sulle popolazioni legate ancora alla tradizione indigena che si mantiene forte nell'interno dell'isola, tra i monti e le valli centro orientali. La sua azione inizia necessariamente dall'interno poichè Siracusani, Geloi, Agrigentini, Selinuntini bloccano il lato meridionale dell'isola sino all'estremità occidentale. Partendo da est, ove i Calcidesi avversano le mire espansionistiche degli altri greci, Ducezio inizia la sua azione militare. Due centri sono i suoi caposaldi : uno di circa 300 ettari ~coincidente con Inessa - Aitna occupata da elementi greci a Sud-est di Centuripe; l'altro è la roccaforte di Palike, nodo eccezionale a controllo di un'intera raggiera di strade verso Morgantina, Caltagirone, Mineo ed Inessa stessa, elevata nel 459 al rango di santuario siculo. Il tentativo si arena con la sconfitta militare inferta alle popolazioni sicule resistenti da parte dei Siracusani, che acquistano la completa egemonia della Sicilia centro orientale. Nel quadro della conquista si inserisce la fondazione di Adrano come colonia avvenuta per volontà di Dionisio nel 400 a.c., che tenta di delineare in Sicilia uno stato unitario, appoggiandosi con alterne alleanze a questa o a quella città, ma con l'unico scopo di espellere i Cartaginesi dall'isola. QuandoDionisio sembra tenere conto nelle sue imprese delle istanze sicule e aspira a porre sullo stesso piano idealmente Siculi ed Elleni, è in realtà mosso solamente da motivazioni di potenziamento economico e commerciale e di difesa dello Stato. Alla componente economico commerciale è di fatto legato il controllo dei territori conquistati al fine dell'organizzazione delle attività primarie relative alla produzione del grano, della vite e del legname. Oltre alla appena accennata componente economica altre ragioni presiedono però alla fondazione di Adrano. Esse devono intendersi nel controllo del corso del Simeto e nella volontà di egemonia sui centri siculi, che con la vicenda di Ducezio avevano attentato alla sicurezza della polis greca e che comunque erano un serio ostacolo alle mire espansionistiche verso la Sicilia settentrionale e l'italia. La nuova città ~ aldilà degli interessi strategici che sono alla base della sua fondazione, si organizza sul sito naturalmente fortificato della rocca di Giambruno, dove esisteva il santuario di Adranos una tra le più importanti divinità sicule e ad esso è intitolata nel tentativo di integrare l'insediamento siracusano con le popolazione indigene circostanti e in essa è tentata la concentrazione degli sparsi villaggi della valle del Simeto. Probabilmente viene popolata in parte o totalmente dagli abitanti del Mendolito. Solo scavi archeologici più approfonditi e sistematici potranno indicare se la colonia greca sovrappone la sua trama ortogonale sul precedente insediamento indigeno probabilmente organizzato secondo la tradizionale tendenza organica; oggi lo stato delle 14

16 .-: ricerche ha consentito di restituire un'ampia parte del circuito murario fortificato e dell'antico tessuto cittadino, nonché delle necropoli esterne al perimetro urbano. Sono attente e pazienti ricerche condotte dalla competente Sovrintendenza ai Monumenti di Catania, rese ulteriormente difficili dal fatto che l'adranon greca è stata occupata e ricoperta parzialmente dall' abitato medioevale e moderno, ricerche che vanno condotte a termine per il restituire una delle identità della città di valore inestimabile per la memoria collettiva e per la storia di Sicilia. I tentativi di unificazione delle città siceliote operati nel periodo dell'egemonia siracusana che,come abbiamo detto, sono determinati più dalla spinta verso una organizzazione economica, che da una effettiva coscienza comunitaria devono aver prodotto un minimo di attrezzatura di collegamento viario fra i vari centri, che inutilmente cercheremo di ricostruire con gli scarsi segni pervenuti fino a noi. I recenti studi dell' Adamesteanu sulle vie siceliote di penetrazione, che propongono di servirsi della fotointerpretazione dei rilevamenti aerei, rimandano alle fonti di età classica che riferiscono soprattutto degli itinerari seguiti dagli eserciti nei loro spostamenti. Tucidide,nella descrizione della spedizione di Dione contro Siracusa, fa menzione di un collegamento fra Agrigento, Gela e Camarina; in un altro passo è indicato l'itinerario che, seguendo l'alcantara, per l'antica città di Tissa (Randazzo) ed attraverso il passo obbligato fra Centuripe e Adrano, raggiungeva Catania. Diodoro Siculo ricorda nella descrizione della battaglia di Imera fra Siracusani e Cartaginesi un collegamento viario carrabile utilizzato dai vincitori per riportare in patria le ossa dei militi caduti. Tali itinerari, che non dovevano essere probabilmente niente più che mulattiere, indicano che a partire almeno dal V secolo erano già consolidati i collegamenti di circuito interno dell'etna e quelli fra la costiera occidentale e settentrionale dell' isola La conquista romana Nell'età romana l'isola, che aveva esercitato in tutto il bacino del mediterraneo capacità di potenza soprattutto attraverso la figura di Dionisio siracusano, diventando provincia senatoria va progressivamente perdendo quel complesso patrimonio culturale generato dall'incontro della popolazione indigena con le genti di provenienza greca, al quale appartengono certamente le elaborazioni dell'organizzazione della città e del territorio. Adrano, quale partecipante alla summakia aretusea voluta da Gerone Siracusano per prepararsi agli scontri contro Cartaginesi, mamertini e romani, sperimenta direttamente la potenza dell' organizzazione militare romana opponendosi all'avanzata delle legioni straniere nel 263 a. C. al tempo della prima guerra punica, subendone l'assedio e la totale distruzione. La stessa sorte sarebbe toccata alla vicina Centuripe se la confederazione delle città siceliote resistenti, impressionate dal durissimo trattamento inferto alla città conquistata, non avesse chiesto spontaneamente la resa. L'orgoglio e la sfortuna degli adraniti si trasformano in merito per i centuripini che vedono la loro città, al pari di Alesa, Alice, Segesta, Panormo, annoverata fra le città libere ed immuni. L'amministrazione pretoria e poi propretoria determina infatti un sistema assai complesso di rapporti tra le popolazioni dell'isola e lo stato romano. Agli inizi del primo secolo a.c. oltre alle sopra dette città troviamo Messana, Tauromenio, Noto nello stato di città confederate; gli altri centri urbani fra cui Adrano sono posti in posizione di città decumane, e sottoposte, per ciò alla decima. Lo stato attuale delle ricerche archeologiche non riesce a documentare i segni ed il grado di distruzione inferto alla città greca e non vale certo il caso di ascrivere al saccheggio romano la scomparsa della acropoli, del santuario, del tempio indigeno, tuttavia all'assenza di 15

17 segni di vita del periodo, all'interno della città murata, corrispondono ritrovamenti nelle località precedentemente abitate in età greca ed indigena. Sicuri rinvenimenti di età repubblicana sono localizzati nelle Contrade Giordano e Fumata, dove sono ancora leggibili i resti della "centuriatio romana", che sembrano estendersi fino al Mendolito; le Contrade di S.Domenica e di Polichello sul Simeto restituiscono reperti coevi; nelle Contrade ad est della città greca di Minà,Cappellone e Capritti esistono ancora resti, fra i quali le tracce inglobate nei muri di un piccolo casolare rurale di un impianto termale di età imperiale; in contrada Fogliuta infine esistono i resti di una necropoli. Sono i segni questi del generale processo di disgregazione della popolazione dai centri urbani alle villae e alle massae asservite al latifondo romano. Il sistema delle masserie è funzionale alla suddivisione dei lotti della centuriatio ed è ancorato alla sistemazione organica della embrionale rete viaria della precedente età con la costruzione delle strade consolari ad andamento prevalentemente costiero. La frammentarietà degli antichi tracciati di età siceliota che avevano un carattere infracomprensoriale legato alla presenza delle "polis", utilizzando per gli scambi a scala maggiore le grandi fiumare che si protendevano verso l'interno, viene ora unificata con un sistema che, disgregando le precedenti identità etniche culturali ed economiche, ne tenta una integrazione volta essenzialmente al controllo delle attività economiche ed alla movimentazione delle produzioni agricole agli imbarchi verso il continente. Le fonti fondamentali per la lettura del sistema di strade costruite in Sicilia sotto i Romani sono l'itinerarium Antonini e la Tabula Peutingeriana e ad esse si riferiscono tutte le interpretazioni riguardanti il suo significato strategico sia dal punto di vista militare che economico commerciale. Oltre alle strade del circuito costiero le fonti evidenziano la via a sviluppo interno da Catina a Thermis che interessa particolarmente il comprensorio adranita. < L'itinerarium individua le seguenti stazioni: Catina, Aetna, Centurippa, Agurio, Enna, Thermis ed era dotato di due ponti per il superamento del Salso e del Simeto, l'uno presso Centuripe, l'altro presso Paternò. Il ponte cosiddetto dei Saraceni, ma che comprende elementi di fattura romana può forse riconnettersi a un tentativo di completamento dell'itinerario romano La città araba I collegamenti dalla costiera meridionale a quella settentrionale e segnatamente a Palermo capitale rappresentano nella Sicilia araba la tendenza infrastrutturale regionale. I centri arabi si distribuiscono secondo direttrici che attraversano l'isola in senso Nord-Sud appoggiandosi ai corsi delle fiumare ed alla viabilità di impianto romano. Per questa ragione la posizione e la localizzazione di Adrano ritorna ad essere importante nei lunghi anni delle conquista della Sicilia nord-orientale per il controllo strategico degli accessi e degli itinerari svolgentisi lungo la via fluviale del Simeto. Nella distinzione amministrativa dei tre valli in cui i musulmani vollero divisa l'isola, Adrano,che occupa un posto di confine fra la Valdemone e la Val di Noto, vede pertanto esaltare ancora una volta la sua funzione militare, dal momento che tale confine in realtà individua quella parte dell'isola in cui la conquista araba tarda e stenta ad avvenire. Per i conquistatori arabi il comprensorio adranese esercita certamente un grande fascino per la ricchezza delle acque fluviali e sorgive e ciò fornisce particolare impulso alle tendenze applicate generalmente in tutta l'isola del frazionamento e del ripopolamento del latifondo. Sotto il profilo territoriale questi fenomeni danno nuovo vigore alla preesistente trama insediativa diffusa e si traducono nella occupazione delle esistenti "villae e massae" e nella fondazione di nuovi villaggi e casali. Delle prime rimangono i resti anonimi diffusi nelle 16

18 :. campagne, dei secondi, attraverso la successiva diplomatica nonnanna, ci è noto il casale Bulikiel sito nei pressi della chiesa di S.Domenica sul Simeto. L'apporto e l'assimilazione di nuovi tipi colture come il lino, il cotone gli ortaggi, gli agrumi, il gelso, la canna da zucchero ed il riso, e delle relative tecniche agricole legate al prelievo ed allo accumulo dell'acqua per l'irrigazione determinano, nel nome del comune interesse fra conquistatori e conquistati verso la terra, una fusione della popolazione, ad onta del breve tempo in cui rimangono a contatto dopo le lunghe ed aspre vicende della conquista araba. In questo senso molti autori della storia adranita considerano quello arabo come il periodo della rinascita o della rifondazione dell' Adrano sicula, greca e siceliota ed i segni delle trasformazioni territoriali operate sono ancora evidenti nella rete della viabilità delle campagne e delle sue attrezzature, come il rifacimento del ponte romano sul Simeto detto "dei saraceni"o come il toponimo Barcavecchia che individua il traghetto di zattere o giaretta costruito sotto l'attuale ponte di Mandarano. Lo stretto rapporto fra l'insediamento arabo e la realtà territoriale agricola, che è uno dei tratti salienti della speculazione teorica e pratica sulla città musulmana, si riflette sui modi d'uso dell'urbano esistente e del nuovo da costruire a seguito dell'aumento della popolazione (il centro adranita raggiunge la punta di mille abitanti). Il quartiere arabo occupa soltanto la parte nord-orientale della collina della Cuba, mentre l'espansione fisica della città deborda oltre la cinta muraria di nord est e forma un nuovo quartiere che si dispone lungo la via frumentaria romana proveniente dal Mendolito per una lunghezza che probabilmente va da via Catena a piazza Sant'Agostino La città normanna e sveva Le prime fasi della conquista nonnanna si svolgono in Valdemone, che è rimasta la regione meno impegnata dalla occupazione araba. Occupata Messina e le valli dell'alto Simeto e del Salso, consolidato dopo la battaglia di Cerami il controllo dei territori facenti capo a Troina, i normanni procedono verso Catania incontrando la resistenza dei presidi dei centri agricoli arabi distesi sui versanti del Simeto. Adernò si consegna ai normanni non appena cade il casale Bulichiel cennato nel precedente capitolo. Nella ripartizione della Sicilia in diocesi, voluta da Ruggero già nel periodo della Contea, Adrano rientra in quella catanese che viene infeudata al vescovo Angerio. In seguito è assegnata ai membri della famiglia reale, facendo capo ad un vasto territorio comprendente Centorbi e confinante a Sud-est con le terre di Paternò. Durante la minorità di Ruggero II il paese ed il suo territorio fanno parte di una vasta operazione di infeudamento delle terre più fertili della Sicilia orientale a gente strettamente imparentata con la reggente Adelasia. Al seguito delle famiglie feudatarle si determina un largo fenomeno di immigrazione di feudali e di coloni provenienti dall'italia settentrionale; i cosiddetti aleramici derivano dall' area ligure, ma sotto il nome di Lombardi, si riconoscono anche le genti Longobarde provenienti dal sud continentale. Al popolamento del territorio da parte feudale corrisponde il richiamo di coloni nelle fondazioni religiose sia latine che basiliane; l'insediamento delle genti lombarde lascia un segno così marcato della componente etnica da permanere ancora oggi nella fisionomia e nell' accento degli abitanti dei luoghi. La giurisdizione feudale è esercitata da famiglie direttamente legate alla dinastia e si estende per un vastissimo territorio comprendente oltre Adrano Centorbi e Paternò i centri di San Fratello, Capizzi, Nicosia, Maniaci, Aidone, Piazza Armerina, Mazzarino, Butera, Gela e Caltagirone. Queste terre con l'immigrazione latina diventano di popolazione trilingue, che 17

19 esige per gli atti ufficiali un corrispondente apparato rogatorio ma che finisce col fondere le sue diversità nelle quotidiane occupazioni e nella prassi della vita civile. Dovendo farei conti con una popolazione molto frazionata dal punto di vista politico, perché legata da rapporti di dipendenza personale ai vari potentati, e con i gruppi usciti vittoriosi dalla vicenda bellica che non aspettano altro che un'ampia e larga delega del potere reale, di fronte ad una situazione difficilmente controllabile, per le forze di cui dispone, la monarchia di Ruggero II si afferma,almeno nei territori siciliani, come stato antifeudale, diretta emanazione del sovrano, che assume una figura di garanzia "super partes" verso i suoi sudditi ed accentra su di sé ogni potere pubblico, costruendo si una gerarchia di funzionari laici ed ecclesiastici. Per la organizzazione del suo territorio ha bisogno di conoscere le diverse parti dell'isola e di censire titoli e modi d'uso delle proprietà terriere. Esigenze da cui nasce l'opera di geografia umana più completa del Medioevo, il Libro di Re Ruggero, della cui stesura è incaricato il funzionario di corte Edrisi. Dei ventisette centri costieri descritti da Edrisi venti due sono localizzati sulla costa e sono certamente gli insediamenti che avevano raggiunto lo status urbano già nel periodo arabo, gli altri all'interno si appoggiano alla principale via di comunicazione in senso estovest che collega Palermo attraverso Misilmeri, Castronovo, Petralia, Troina e Randazzo con la costiera ionica attraverso la valle dell' Alcantara. Adrano che secondo Edrisi rientra fra i casali pur se "direbbe si piccola città", s'innesta su tale arteria, ad ovest attraverso la strada del Mendolito, a nord con la strada per Bronte. Il simbolo del potere della monarchia normanna è rappresentato lungo la fascia pedemontana occidentale etnea dalle torri costruite ad Adrano, a Paternò ed a Motta. Esse propongono un modello funzionale continentale che si arricchisce dei linguaggi arabo e greco. Le fondazioni religiose, che pure esse si applicano sul territorio per diretta volontà della monarchia normanna, hanno caratteri costruttivi e stilistici propri, ma sotto l'influenza della cultura borgognona e cistercense affermano anche la matrice musulmana e comnema. Le scarse notizie documentate raccolte per questo periodo della storia urbanistica adranita, che deve tuttavia essere considerato fondante per l'insediamento del centro medioevale riguardano la diplomatica relativa agli atti di fondazione e di donazione degli istituti religiosi: Priorato di S. Elia profeta fondato da Adelicia nel 1140 con campanile adibito nel 1626 a torre di guardia. Chiesa di S. Giovanni Battista anticamente dei Cavalieri di Malta fondata nel 1170 dal conte Ruggero d' Avellino Chiesa e monastero di S. Lucia fondati dalla contessa Adelicia nel Chiesa e Monastero di S.Maria del Rovere grosso fondato per i benedettini dalla contessa Adelicia verso il 1134 in agro. Chiesa di S. Maria della Consolazione fondata da Adelicia nel Chiesa di S.Maria nel casale di Policello diploma di fondazione del monastero di S.Lucia in agro. Chiesa di S.Maria Annunciata vecchia in località Poggio dell' Aquila. Chiesa di S.Agata non distante dalla chiesa di S.Nicolò l'eremita La città trecentesca Nel periodo della cosiddetta anarchia feudale il basso ValDemone e il Val di Noto rimangono sotto la influenza della famiglia degli Aragona e forniscono nei centri come Randazzo e Taormina un sede alla corte errante della monarchia aragonese. 18

20 La cultura trecentesca di fatto determina in questa parte dell' isola la struttura urbanistica medioevale definitiva dei suoi centri e la configurazione edilizia prevalente. In Adrano si cristallizzano i quartieri di impianto normanno svevo della Matrice, di S.Pietro, di S.Salvatore e della Catena. Nati per gemmazione attorno ai nuclei generatori delle omonime chiese, vanno ampliando la loro dimensione spaziale riducendo progressivamente gli spazi seminaturali che li dividono. Essi sono caratterizzati da un tessuto che si adatta alla morfologia dei luoghi e si sviluppa nel continuum casa-strada, articolandosi in cortili e piazzette, secondo la trama viaria di matrice araba raccolta e sviluppata nel periodo normanno La città moncadiana '400 Lo spianamento dello spazio della piazza che raccoglie i simboli dei poteri dominanti dell' età feudale quali la Cattedrale ed il castello provoca probabilmente l'allargamento della base della torre con la costruzione di un basamento costituito da un bastione a cortina quadrata con quattro torri angolari a due piani. Questo intervento apre anche la via alla sistemazione delle città dalla parte del versante occidentale. Infatti dello stesso periodo sono la costruzione della Chiesa di San Sebastiano e della Chiesa e del Monastero dei minori osservanti di San Francesco. Risale al 1488 l'insediamento di un gruppo di profughi epiroti nel feudo di Poggio Rosso o Callicari, che rappresenta insieme a S. Giuseppe di Ganzaria l'unico esempio di stanziamento delle comunità albanesi, costrette a lasciare il loro paese sotto la spinta dell'invasione turca, nella Sicilia orientale. Le altre di Piana degli Albanesi, Mezzoiuso, Palazzo Adriano, Contessa Entellina riguardano la zona della Sicilia centro occidentale e sono probabilmente originate da istanze politiche diverse da quelle che spinsero Giovanni Moncada ad assegnare parte del territorio della Contea. Il matrimonio di questo conte con Raimondetta Ventimiglia determina lo spostamento dei parenti al suo seguito dalle terre madonite in Adrano. Essi chiedono il permesso di costruire i loro palazzi nel centro della città e nel quartiere di S.Pietro. Forse fra questi è il palazzo che nel 1500 diventerà la sede della congregazione dei Nobili Bianchi e del Monte di pietà La città moncadiana '500 L'inizio dell'evo moderno si apre per Adrano con un incremento della popolazione attiva della vasta Contea Moncadiana, derivante dalla "licentia populandi" di Centuripe, ottenuta da Guglielmo Raimondo Moncada nel 1501 sotto il regno di Ferdinando il Cattolico. E' un privilegio che consente di ricostruire e ripopolare la vicina città distrutta da Federico il duecentocinquanta anni prima. La contea successivamente si amplia ulteriormente per l'acquisto della dominazione feudale di Motta S.Anastasia. Le aumentate risorse economiche essenzialmente legate ai contratti enfiteutici si riflettono nelle nuove attività di industria e commercio inducendo il processo di sviluppo della città. A fronte dell' espansione che dilata lo spazio fisico urbano sul territorio, risalendo la collina, nel nucleo antico si registra un fenomeno di concentrazione inversa costituito dall'insediamento all'interno della città dei conventi e dei monasteri sparsi nell'agro. Le comunità religiose si raccolgono nella zona che va da est a ovest dall'attuale piazza S.Agostino, dove sull'allineamento di via S.Pietro viene costruita la Chiesa di S. Antonio Abate, alla via SS.Cristo e in direzione Nord sud dal Castello verso la chiesa di S. Leonardo. E' questa un'operazione che investe il centro nell'ultimo trentennio del secolo vedendo la realizzazione delle seguenti opere: 19

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