Editoriale. La Rivista. di Giangi Cretti

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1 Editoriale di Giangi Cretti L obiettivo è ambizioso: fare in modo che in casa d altri si realizzi un processo di conversione. All auto di piccola cilindrata. Solamente così la sfida potrà essere raccolta e poi, eventualmente, vinta. Ridotta all essenziale è questa la sintesi di un processo complicato: culturale prima ancora che tecnico. Perché tecnicamente non ci sono particolari problemi: competenza, esperienza ed innovazione (tecnologia pulita), in questo segmento specifico, non fanno difetto. Culturalmente invece, qualche perplessità è lecita: il mercato americano è pronto a convertirsi? Gli americani, sin qui divisi fra scalcinati pick up e virili jeepponi, (negli States ogni 100 auto solamente 15 sono medio piccole, in Europa il rapporto è di 100/60) lasceranno sedurre dalla malia intrigante della minuta utilitaria? Dovranno. Perché non hanno alternative. Perché alternative non le ha l industria automobilistica a stelle e a strisce. Non tanto per reggere la concorrenza asiatica, ma per sopravvivere ed eventualmente attrezzarsi per reggere il confronto con le rivali giapponesi. Quello intrapreso da Fiat con Chrysler è un passaggio obbligato: per la mega azienda americana, ma anche per lo storico marchio italiano. In palio c è la sostenibilità economica dell industria automobilistica, che non può prescindere dalle alleanze di cui tanto si discute in questi tempi. D altronde, nessuno ne dubita più: sopravviveranno solamente quei gruppi in grado di produrre 5-6 milioni di veicoli l anno. Messa a segno positivamente la fase preliminare dell auspicata espansione in terra americana, in attesa di capire se quella sul fronte tedesco è una partita definitivamente accantonata, l Ad di Fiat Sergio Marchionne è chiamato ad una dura prova sul piano nazionale: da Melfi a Termini Imerese il confronto avviene tenendo conto dell indubbio calo delle vendite e non sottovalutando la protesta sindacale. Una situazione che presenta delle evidenti contraddizioni, che può essere governata solo in un clima di fiducia, per evitare il rischio che si allarghi il divario fra ciò che la Fiat è oggi, anche in termini di immagine, grazie ai risultati, conseguiti per merito del dinamismo e della visione progettuale dell uomo in pullover*, e la gestione di problemi quotidiani che si acuiscono sul territorio. C è molta attesa sulle ricadute che potrebbe avere anche sul mercato italiano il processo di integrazione avviato su quello americano. Si affacciano però i timori che, a fronte di una vitalità dimostrata sul piano internazionale, sia calata l attenzione sulla necessità di rafforzare l innovazione sulla produzione interna. Infatti, se è vero che negli ultimi anni - tutt altro che casualmente quelli della gestione Marchionne - Fiat ha immesso sul mercato modelli di straripante successo (lo stesso è lecito augurare alla 500C, l ultima bella (e) scoperta della Casa torinese) è altrettanto vero che buona parte di questi modelli viene prodotta in stabilimenti situati fuori dagli italici confini. * Sergio Marchionne è diventato un personaggio di culto. Marco Gregoretti ha dato alle stampe un instant book ai limiti dell enfasi (L Uomo dal maglione nero, biografia non autorizzata del più coraggioso manager del mondo, Class Editori). Il culto che circonda la sua personalità non è dovuto all iniziativa del venerato. Il top manager della Fiat non commenta la politica. Non racconta chi sia il suo barbiere, quale orologio porti o dove compri le scarpe. Non appare su barche lussuose al fianco di belle signore. Di Marchionne si dice e si scrive solo che lavora sodo. La sua immagine è il contrario di quella regale di Giovanni Agnelli e dei suoi imitatori. E tuttavia il suo maglione è diventato un mito pop delle cronache finanziarie perché, invece di fallire, la Fiat è arrivata a valere in Borsa più della General Motors e della Ford messe assieme. Ci piace pensare che a tutto ciò non risulti estraneo il fatto che Sergio Marchionne sia un italiano nato, cresciuto e formatosi fuori d Italia. 1

2 collezione hadis InterOffice, il numero uno per arredamenti d ufficio in Svizzera Esposizioni in: Basilea, Berna, Hünenberg (ZG), Lucerna, San Gallo, Zurigo, Losanna, Ginevra, Givisiez (FR), Martigny, Neuchâtel, Sierre, Sion, Camorino/Bellinzona.

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4 Sommario RUBRICHE In breve 8 Italiche 11 Europee 13 Internazionali 15 Oltrefrontiera 17 Benchmark 33 Burocratiche 35 Angolo Fiscale 39 Angolo Legale 41 Convenzioni Internazionali 42 L elefante invisibile 47 Sequenze 58 Scaffale 59 Diapason 65 Convivio 72 Motori 77 In copertina: La nuova fiat 500 C(abrio) a cielo aperto Editore: Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Direttore - Giangi CRETTI Comitato di Redazione L. ATTANASIO, G.M. BONADA, A.G. LOTTI, C. NICOLETTI, S. SGUAITAMATTI Collaboratori Ph. BERNASCONI, C. BIANCHI PORRO, M. CALDERAN, G. CANTONI, M. CARACCIOLO DI BRIENZA, V. CESARI LUSSO, P. COMUZZI, L. CORTESE, D. COSENTINO, A. CROSTI, L. D ALESSANDRO, M. DIORIO, T. GATANI, G. GUERRA, F. Macrì, G. MERZ, A. ORSI, G. SORGE, N. TANZI, I. WEDEL Seestrasse Cas. post Zurigo Tel. ++41(0) Fax ++41(0) Pubblicità Camera di Commercio Italiana per la Svizzera Seestrasse Casella postale Zurigo Tel. ++41(0) Fax ++41(0) Abbonamento annuo Fr Estero: 50 euro - Gratuito per i soci CCIS Le opinioni espresse negli articoli non impegnano la CCIS. La riproduzione degli articoli è consentita con la citazione della fonte. Periodico iscritto all USPI (Unione Stampa Periodica Italiana). Aderente alla FUSIE (Federazione Unitaria Stampa Italiana all Estero) Appare 11 volte l anno. Progetto grafico, stampa e confezione Nastro & Nastro srl Germignaga (Va) - Italy Tel Fax Editoriale PRIMO PIANO 18 Più forti e competitivi a livello mondiale Chrysler Group LLC e Fiat perfezionano la loro alleanza strategica globale Lingotto vende il 9,3% del totale 21 Lancia raddoppia le vendite in Svizzera 21 Celebrato il passato per costruire il futuro 100 Assemblea generale CCIS anni festeggiati a Zurigo, Berna e Lucerna 28 L'inflazione? Non è il male peggiore 29 4

5 Consumo combinato: 14,7 l/100 km (4.2), 15,7 l/100 km (4.7) I Emissioni di CO 2 : 345 g/km (4.2), 365 g/km (4.7) Categoria d efficienza energetica G I Emissioni di CO 2 di tutte le vetture in vendita in Svizzera: 204 g/km THE NEW MASERATI QUATTROPORTE OPERA D ARTE PER INTENDITORI. Maserati Quattroporte S 4,7 litri da 430 CV e Maserati Quattroporte 4,2 litri da 400 CV. Motore V8, design Pininfarina. La rete ufficiale dei concessionari Maserati in Svizzera Loris Kessel Auto SA, Garage Foitek AG, Niki Hasler AG, 4052 Basel, Krähenmann Autocenter AG, Sportgarage Leirer AG, Automobile Németh AG, Auto Pierre Sudan, Modena Cars SA, Garage Zénith SA, Garage Zénith SA, Maserati (Svizzera) SA, 8952 Schlieren,

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7 INCONTRI 30 Impronta giovanile nelle attività culturali Lo rileva un recente studio dell Ufficio federale di statistica 45 La fortuna di unire l utile al dilettevole Donne in carriera: Anna Maria Giusti 49 Gli Italiani nel Rifugio di Ginevra : cinquecentesimo anniversario della nascita di Calvino CULTURA 54 Fellini Estate 2009 Arte, Cultura e Intrattenimento di qualità a Rimini «Pier Paolo Pasolini Qui je suis» Al Centre Dürrenmatt di Neuchâtel fino al 6 settembre 55 Tre giorni di poesia in un atmosfera latina Festival Rilke 2009 a Sierre: dal 21 al 23 agosto Mostra «Rilke: les jours d Italie» aperta dal 19 giugno 56 I Musei del Merletto, della Grappa e dell Occhiale Gli scrigni delle curiosità 7 60 Cinema allo stato puro 62 ma edizione del Festival di Cannes 62 A suon di musica: Classica jazz o rock È iniziata la stagione degli Open Air 72 Il Pesto ligure: famoso e criticato 78 Alfa Romeo MiTo con motore MultiAir Le Poste svedesi scelgono il Fiorino 1.3 Multijet 79 Green Performance Cinturato P7 e Snowcontrol Serie II Pirelli Technology Days IL MONDO IN FIERA 84 Salone Internazionale della Casa Macef: Milano 4-7 settembre 85 Florovivaismo mediterraneo a confronto Flormart/Miflor: Padova, settembre 86 Total living, con un omaggio alle cucine DOMO 360: Pesaro, settembre 87 Mostra Internazionale di modernariato antichità e collezionismo Mercanteinfiera Autunno: Parma 3-11 ottobre IL MONDO IN CAMERA 90 Giovane laureato al reparto commerciale 91 Il gusto del Made in Italy a Ginevra La CCIS ospite del GEI di Losanna 92 Assemblea Generale CCIS: Il verbale Il Consiglio Camerale DOLCE VITA 64 «Gli italiani sono belli, affascinanti, e sanno vestirsi bene» Per la grande Jazzista brasiliana Tânia Maria 66 L'incontro di musicisti divergenti A colloquio con Gabriele Pezzoli: pianista 68 Aperte a Zurigo le iscrizioni al corso per Sommelier in lingua italiana 2009/ Contatti commerciali 96 Servizi camerali Tornano i voli diretti da Basilea a Bari Con Germania 7

8 In Breve Le Dolomiti, La Chaux-de-Fonds e Le Locle Patrimonio dell Umanità Il «World Heritage Committee» ha ufficialmente inserito le Dolomiti nella lista del Patrimonio Universale dell Umanità Unesco. La decisione sulla candidatura presentata dallo Stato italiano è stata presa all unanimità dai 21 membri della commissione Unesco, riunita a Siviglia.Con le Dolomiti, i siti italiani patrimonio dell Unesco diventano 44 e l Italia è il Paese che ha il maggior numero, davanti alla Spagna, che ne ha 40. Stesso riconoscimento è stato attribuito alle città degli orolog. Considerate un esempio di simbiosi tra l urbanesimo e l industria orologiera, le città di La Chaux-de-Fonds e Le Locle sono state iscritte nella lista del patrimonio mondiale, portando così a dieci il numero di siti svizzeri riconosciuti dall Unesco. Svizzera destinazione turistica molto ambita La Svizzera resta una destinazione turistica molto ambita: lo scorso anno gli ospiti provenienti dall estero hanno speso 15,6 miliardi di franchi, ossia quasi un miliardo in più rispetto al 2007 (+6,7%). I viaggiatori elvetici hanno invece ridotto di 283 milioni ( 2,3%) le loro spese all estero, a 11,8 miliardi di franchi. La bilancia turistica 2008 presenta così un saldo attivo di 3,8 miliardi di franchi (+1,3 miliardi rispetto all anno precedente). Nel 2008 oltre i due terzi degli introiti del settore turistico provenivano dai viaggi con pernottamenti. Mentre gli ospiti stranieri di alberghi, case di cura e stabilimenti paralberghieri (abitazioni di vacanza, campeggi, alloggi collettivi, ostelli per la gioventù e pernottamenti presso parenti e conoscenti) hanno speso, secondo le prime stime dell UST, 8,3 miliardi di franchi (+7,6%), i proventi dei soggiorni ospedalieri e di studio hanno fatto registrare un evoluzione ancora più dinamica, crescendo dell 8,5% e attestandosi a poco più di 2,3 miliardi di franchi. Gli introiti del turismo giornaliero e di transito sono dal canto loro aumentati del 4,3% a 3,2 miliardi di franchi, mentre le spese di consumo dei frontalieri stranieri e dei dimoranti temporanei sono cresciute del 4,9% a 1,7 miliardi. Per quanto riguarda invece gli svizzeri, nei loro soggiorni all estero hanno speso meno nonostante l andamento favorevole dei cambi. La flessione è interamente imputabile ai viaggi con pernottamenti, in calo del 3% a 9,4 miliardi di franchi. Il numero di pernottamenti nelle principali destinazioni turistiche è stagnato: gli aumenti in Germania, Spagna e Stati Uniti sono stati compensati dalle diminuzioni registrate in Austria, Francia, Italia e Regno Unito. Amianto, un accordo fra Svizzera e Italia La Suva vuole rintracciare i lavoratori italiani che in passato sono stati esposti all amianto in Svizzera e successivamente sono rientrati in patria, eventualmente allo scopo di indennizzarli. A tal fine ha concluso un accordo con l Istituto nazionale italiano di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail). Nei decenni scorsi numerosi italiani hanno lavorato in ditte elvetiche che trasformavano o utilizzavano materiali contenenti amianto, rammenta in una nota odierna la Suva (Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni). Si presume dunque che alcuni di loro abbiano contratto malattie dovute a questa sostanza ma che non sono ancora state segnalate come malattie professionali. È inoltre prevedibile che in futuro si manifesteranno altri casi di malattia da amianto. Poiché la Suva non può intervenire direttamente in Italia, ha ora concluso un accordo con il suo omologo italiano Inail, che si è impegnato a informare i medici, a registrare le loro segnalazioni e a trasmetterle. I lavoratori interessati potranno così beneficiare, se necessario, di visite mediche preventive e far eventualmente valere il loro diritto a prestazioni assicurative in contanti secondo la legge svizzera. 8

9 In Breve Svizzera quinto paese importatore al mondo di Made in Italy Secondo i dati Istat relativi al febbraio 2009 la Svizzera per la prima volta negli ultimi anni supera il Regno Unito e diventa quinto mercato di esportazione al mondo per i prodotti Made in Italy alle spalle di Germania, Francia, Stati Uniti e Spagna. Nel febbraio di quest anno l Italia ha esportato nel mondo 23.5 miliardi di Euro con una diminuzione sull anno precedente del 25.3%. Tutte di segno negativo le variazioni sui maggiori mercati (- 23.0% in Germania e Francia, negli Stati Uniti, in Spagna e 31.5 nel Regno Unito), molto più contenuta però la frenata sul mercato svizzero (- 5.7%) che anche in tempi di recessione si conferma mercato generoso con le nostre produzioni. Contribuiscono a questo risultato gli effetti più tenui della crisi di domanda globale sul mercato svizzero, dovuti alla presenza di importanti settori industriali anticiclici, come il farmaceutico e il medicale ed alla propensione di consumatori e committenza svizzera all acquisto di prodotti di qualità. DOCG per il Verdicchio di Matelica riserva, il Verdicchio dei Castelli di Jesi La denominazione di origine controllata e garantita è stata attribuita a tre vini marchigiani: il Verdicchio di Matelica riserva, il Verdicchio dei Castelli di Jesi riserva e il classico riserva. È il risultato del lavoro dei vitivinicoltori marchigiani a supporto delle produzioni di qualità nel rispetto delle migliori tradizioni locali. Una forte spinta ne deriverà anche sotto l aspetto promozionale per far conoscere i vini marchigiani in Italia e all estero. In Italia sono 45 le DOCG assegnate ai vini; le Marche ne possiedono ora 4: oltre alle due ultime se ne potevano già fregiare il Conero riserva e la Vernaccia di Serrapetrona. Prestigioso riconoscimento ad Adriano Aguzzi Adriano Aguzzi, professore di neuropatologia presso l Università di Zurigo, ha ricevuto a Roma il Premio Antonio Feltrinelli Il prestigioso riconoscimento, dotato di euro, viene assegnato dall Accademia nazionale dei Lincei. Aguzzi è noto nel mondo scientifico internazionale per gli studi condotti sulla malattia di Creutzfeldt-Jakob e il morbo della «mucca pazza». Il nuovo riconoscimento viene assegnato al professore di neuropatologia per le recenti ricerche sulle malattie degenerative del sistema nervoso e sull insorgere di tumori nel cervello. Nato a Pavia nel 1960, Adriano Aguzzi lavora all Università di Zurigo dal Le sue ricerche hanno fornito un contributo decisivo per chiarire i meccanismi all origine delle malattie del sistema nervoso dovute al raggruppamento di proteine anomale di tipo prionico. Lo studioso dell Università di Zurigo ha già al suo attivo numerosi prestigiosi riconoscimenti ottenuti in vari Paesi. Fra questi figurano ad esempio il Premio Marcel Beniost 2004 (riconoscimento attribuito ogni anno ad un ricercatore svizzero), il Premio Robert Koch 2003 (assegnato in Germania), il Biotec Award 2000 (attribuito in Italia), il Premio Ernst Jung 1999, il Premio Cloetta 1998 e il Premio Pfizer 1997 (ricerca per le malattie infettive). 9

10 WAIT. VINTAGE 1945 «CARRÉE» Cronografo Cronografo con ruota a colonne. Movimento meccanico a carica automatica Girard-Perregaux. Cassa in oro rosa. Fondo in vetro zaffiro.

11 Italiche di Corrado Bianchi Porro Noto preoccupazione in voi, ha detto Emma Marcegaglia, intervenuta all assemblea di Confindustria Como, ma vedo soprattutto la voglia di andare avanti: da galantuomini. Da imprenditori che antepongono l interesse dell azienda al proprio piacere. Gente dunque che ha passione e che è un esempio del nostro orgoglio industriale. Gente che magari è partita dal nulla e ha sofferto la fame. Ma ha fatto l industria italiana. Siamo all interno di una crisi grave: i dati di questi ultimi mesi confermano che la caduta è stata addirittura superiore a quella del È questa una crisi particolare, ha rilevato la presidente di Confindustria, perché colpisce i migliori, ad esempio coloro che si sono indebitati per effettuare investimenti e ora sono messi in crisi dal blocco della domanda internazionale e dalla stretta creditizia. Certo, qualche segnale positivo Lo Stato non è la soluzione segnale di crisi rispetto ad altri Paesi più vincolati al settore dei servizi, si sta oggi dimostrando una carta vincente. Siamo la seconda economia incentrata sull export dopo la Germania e quando il commercio mondiale riprenderà, sarà questa una carta vincente. Certo, abbiamo un debito pubblico enorme e questo implica margini di manovra ridotti. Di fronte alla crisi finanziaria, si rischia di morire per asfissia perché manca la domanda, non certo perché ci troviamo di fronte ad aziende decotte. Per questo si chiedono impegni al sistema bancario: se perdiamo queste opportunità, le nostre opportunità di crescita sono basse allorché arriverà la ripresa. Meglio approfittare della crisi per effettuare le riforme, togliere le incrostazioni, compiere investimenti e la riforma della giustizia semplificando la burocrazia inutile. Al limite, ha concluso Emma sui mercati, fa sperare che il peggio sia ormai alle spalle. Nonostante tutto questo, il cammino sarà ancora lungo, doloroso e pieno di discontinuità. C è una differenza rispetto al 1929: le autorità hanno reagito bene, anche se tutto questo non è sufficiente. Il presidente americano Obama ha parlato di speranza e di cooperazione economica in un mondo che risulti meno bloccato dalle ideologie, ora che si stabiliscono nuove regole per la finanza. Le banche devono tornare a fare il loro mestiere che è quello di finanziare l economia reale, senza cedere al protezionismo strisciante che finisce per creare problemi a chi esporta. Abbiamo tutti solo da perdere con il protezionismo, ha sottolineato ancora Emma Marcegaglia, anche se all inizio sembra una via più facile. Non può essere mai lo Stato a decidere chi sono i vincitori, ha ammonito la presidente di Confindustria. Lo Stato ha il compito di rimettere in carreggiata il sistema che ha deragliato, ma poi il cammino spetta ai privati. Da poco ci siamo liberati in Italia da una presenza eccessiva del settore pubblico e non bisogna tornare indietro. Naturalmente in questo percorso, non va dimenticata l Europa. Riflettere sul ruolo dell Europa è importante per non sovraccaricare di attese e vincoli eccessivi i nostri ruoli. L Europa è il luogo dove conviene stare, in cui non prevalgano le logiche di ogni singolo Stato. In questo senso, senza una concezione ordinata dell Europa non si va da nessuna parte. Quanto all Italia, essa non è messa peggio delle altre nazioni. Abbiamo un sistema bancario molto più solido di altri e che non è stato intaccato da un eccesso di ingordigia. Il tasso di risparmio del nostro sistema è molto alto e la quota dei debiti privati, assai bassa. C è la forza del sistema industriale e quello che sembrava in passato un Marcegaglia, la crisi servirà almeno a riavvicinare i giovani al mondo delle imprese. Infatti, se tempo addietro i migliori cervelli che uscivano dalla scuola, si indirizzavano alla finanza, ora c è l auspicio che essi tornino a considerare il mondo delle imprese, i valori dell etica, a scoprire quanto più importante sia il lavoro. Secondo Alberto Alesina, uno degli studiosi più acuti del sistema Italia, meglio puntare sulla riduzione degli oneri fiscali più che sull aumento della spesa pubblica per attivare la ripresa. Detto in altre parole: per rilanciare l economia funzionano molto meglio l espansione fiscale e la riduzione delle tasse. Ridurre le imposte, funziona di più che aumentare la spesa pubblica. I grandi progetti sono largamente inutili e comunque troppo lenti per farci uscire dalla crisi. Altra lezione utile: attenti all eccesso di ottimismo o di pessimismo. Non possiamo immaginare di uscire subito dalla crisi, perché, per un certo periodo, la disoccupazione continuerà a crescere. È un fenomeno che si attiva sempre con ritardo rispetto al ciclo. E dopo? Un minimo di inflazione sarà necessaria e utile per ridurre il peso del debito, ma attenzione che non sfugga di mano. È un po come camminare sulle uova. Ma se c è forte crescita, si riduce anche il peso del debito. Infine, per il rientro dal debito, meglio la riduzione della spesa pubblica più che l aumento delle imposte. In sostanza: non possiamo illuderci che non ci siano crisi ed è illusoria l ipotesi di eliminare i cicli. L economia fa il suo lavoro che è quello della distruzione creatrice. È in un momento di crisi che si sfrondano le cose inutili, le auto fuori dai modelli della storia e dei consumi. Ma guai a credere che l economia di mercato sia finita e che lo Stato sia la soluzione ideale ai problemi che oggi ci attanagliano. 11

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13 Europee di Philippe Bernasconi Ha vinto il centrodestra. E hanno perso i socialisti. Ma, soprattutto, hanno trionfato l astensionismo e il nazionalismo. Tanto che vien da chiedersi se le elezioni europee abbiano ancora un senso (sempre che lo abbiano avuto in passato). Non sarebbe forse meglio abolirle, semplicemente. I governi o i parlamenti nazionali potrebbero scegliere direttamente i propri rappresentanti da inviare a Strasburgo. Il risultato sarebbe lo stesso e si risparmierebbero un sacco di tempo e di denaro. Si tratta evidentemente di una provocazione. Dietro la quale, però, si nasconde la profonda crisi che stanno attraversando l Unione europea e le sue istituzioni. Elezioni senza passione 263 seggi al gruppo del Partito popolare, 161 ai socialisti, 80 ai liberali e 52 ai Verdi. Il parlamento europeo tende sempre di più a destra. Questo è il dato nudo e crudo delle elezioni europee nei 27 paesi membri dell Unione. Cifre che dicono però poco o nulla. Non dicono ad esempio che alle urne si sono recati solo 4 cittadini-elettori su 10. Un astensionismo da primato del 60 percento che la dice lunga sul sentimento della popolazione nei confronti di quanto si discute e si decide a Bruxelles e Strasburgo. E non dicono che, praticamente ovunque, all ordine del giorno della campagna elettorale vi sono stati temi di carattere prettamente nazionale. Delle tematiche europee non vi è stata traccia. Un altro indicatore significativo di quanto l Europa interessi ai cittadini europei. E, infine, non dicono che in molti Stati ad imporsi in termini perlomeno relativi sono state le formazioni di destra, nazionaliste, indipendentiste e antieuropeiste. Insomma, una contraddizione in termini. Al parlamento europeo siederanno parecchi deputati che di Europa non ne vogliono sapere. Un quadro quello emerso da queste ultime elezioni europee che appare quanto mai desolante. Se in Italia si è parlato soprattutto di festini e veline in abiti succinti, in Gran Bretagna del destino del governo Brown, in Germania del futuro della grosse Koalition guidata da Angela Merkel, in Spagna della tenuta dell esecutivo socialista di Zapatero e in Francia della consistenza dell opposizione di sinistra e della popolarità del presidente Sarkozy non è certo tutta colpa dell Unione europea. È probabilmente inevitabile che in qualsiasi tornata elettorale i problemi di carattere nazionale e locale prendano il sopravvento. È però altrettanto evidente l incapacità di Bruxelles di creare un empatia tra politica europea e cittadini europei, l incapacità di far (ri) vivere quello spirito europeo che in altre fasi della storia comunitaria aveva fatto credere nella concretizzazione del sogno di un Europa unita. Se l Europa non c è, è perché le classi politiche non hanno voluto che ci fosse. È perché i canali mediatici non si sono curati di evidenziarla. Ma è soprattutto perché il peggior nemico dell Europa, oggi, è l Europa stessa, scriveva Franco Venturini sul Corriere della Sera negli scorsi giorni. E come dargli torto. L Europa in quanto unione-federazione di Stati con una guida unica e condivisa continua ad essere un illusione. L attuale crisi economica e finanziaria ne è una prova lampante. Era questa l occasione per varare misure comuni, per mettere a punto un vero governo europeo dell economia, per dare un segnale forte al mondo che in fatto di leadership economica non ci sono solo gli Stati Uniti. E invece niente. Ognuno continua a fare per sé. Con misure anche in contrasto le une con le altre. Eppure gli ideali dei padri fondatori dell Unione europea erano di tutt altro tenore. Ma non tutto è perduto. Lo spiega bene ancora Venturini: Il già noto euro pessimismo sta forse diventando tacita euro rinuncia? Per fortuna si tratta di una tentazione impossibile. Molti lo ignorano, ma gran parte della nostra legislazione deve tener contro di regole europee che incidono, eccome, sulla nostra vita. Il mercato unico dell Unione europea tiene, malgrado i soprassalti protezionistici. L euro ci salva dal peggio, e oggi tutti ce lo invidiano. L Europa in trincea, insomma resiste. Ma resistere, evidentemente, non basta. Ecco allora che all orizzonte si profilano nuovi scenari. Ad esempio quello di creare un Unione europea ad hoc, con un nucleo ristretto di paesi (quelli maggiormente euro convinti) che la facciano andare avanti a passo spedito, senza doversi preoccupare dell arretratezza dei nuovi Stati membri, di compromessi e scelte. Per ridare slancio all Europa bisognerebbe inserire il turbo. Ce ne sarebbe bisogno. Oggi, come forse mai prima d ora. 13

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15 Internazionali di Michele Caracciolo di Brienza Iran 2009: un altra rivoluzione alle porte? A trent anni dalla rivoluzione islamista che trasformò l Iran dello Shah in una teocrazia non ci sono in realtà segnali di un crollo improvviso del regime. Non è una nuova rivoluzione che sta per cominciare ma l inizio di una frattura profonda all interno di un establishment politico che non brilla certo per fervore liberale. È da escludere un rifacimento delle elezioni e, secondo molti osservatori, il nuovo conteggio di alcune circoscrizioni è una mossa per prendere tempo. Tuttavia, non si modificherà il risultato deciso in partenza: Ahmadinejad presidente per il secondo e ultimo mandato di quattro anni. S è letto anche che era dai tempi dello Shah che non si vedeva una moltitudine così vasta di manifestanti per le strade di Teheran. La differenza con quegli anni è che oggi Ahmanidejad non è isolato come lo Shah nel 79. L ex-sindaco di Teheran ha l appoggio della Guida Suprema l Ayatollah Ali Khamenei e delle squadracce di Pasdaran, gruppi organizzati di paramilitari estremisti che non esitano ad usare violenza contro chiunque dia loro un minimo pretesto. La corsa al nucleare del Paese preoccupa ormai da qualche anno la comunità internazionale forse ancor di più di quella intrapresa dalla Corea del Nord. Il punto è che l Iran ha un bersaglio definito e gridato contro cui scagliarla ed è una minaccia seria alla pace nella regione e non solo. Il rischio di una terribile escalation con un Iran nucleare e governato da estremisti è troppo alto perché sia oggetto d indifferenza da parte dei paesi occidentali. Siamo sicuri poi che si sarebbero ridimensionate le ambizioni nucleari dell Iran se uno dei tre candidati riformisti fosse divenuto presidente? Si dubita che Mir-Hosein Mousavi o gli altri candidati avrebbero rinunciato al controllo dell energia atomica a fini militari. Al governo iraniano rimane la tentazione di ergersi a paladino del pur diviso mondo islamico e aggregare attorno a sé tutte le forze contrarie all esistenza d Israele. Già i legami fortissimi con Hezbollah in Libano e Hamas nella Striscia di Gaza spingono a questo ruolo di guida. Purtroppo non c è da parte di paesi come Russia e Cina un atteggiamento di durezza sulle pretese nucleari dell Iran: un po per evitare che gli Stati Uniti e le altre potenze occidentali possano vantare un successo diplomatico in una zona a loro vicina, un po per gli interessi in gioco nella fornitura di tecnologia nucleare russa all Iran. Mousavi non è né un liberale né un oppositore della rivoluzione, tuttavia egli è diventato in modo sottile un simbolo di resistenza alla repressione. Uomo colto come Khatami, è stato primo ministro con Khomeini ed è favorevole a lente aperture nel campo delle libertà civili. Le manifestazioni a cui Mousavi ha partecipato sono un colpo alla legittimità dell establishment clericale e segnano un forte décalage tra la società iraniana ed i governanti; e all interno della stessa società: da una parte, il ceto medio e l alta borghesia riformista e, dall altra, i ceti bassi e scarsamente istruiti, beneficiari della politica populista di Ahmadinejad. I brogli ormai assodati sono motivo di frustrazione per gli iraniani, un popolo con un forte senso della dignità. Molte persone votavano per la prima volta e la fierezza per l esercizio di un diritto politico è stata calpestata. Chi ha votato Mousavi si sente ormai ferito e umiliato per la pagliacciata a cui ha preso parte in quanto elettore beffato. Che senso ha avuto allora la campagna elettorale dove Mousavi ha più volte messo alle strette Ahmadinejad in quei dibattiti televisivi uno contro uno in puro stile americano? Vincere le elezione con il dibattito d idee e di politiche anziché vedere scrutini pilotati, questo è ciò che gli iraniani desiderano. Si parla di 19 milioni di voti per Mousavi contro gli appena 6 dichiarati e di 24 milioni per Ahmadinejad contro i 5 stimati. I voti restanti sono ripartiti tra gli altri due candidati riformisti Mehdi Karoubi e Mohsen Rezai. In totale i votanti sono stati 44 milioni. Nahal K., docente di letteratura francese a Teheran, si esprime per telefono con grande sconforto. C è chi come lei vede una guerra civile alle porte oppure una repressione durissima se le manifestazioni di piazza non dovessero fermarsi. ggiunge al telefono che nella sua generazione di trentenni rimane l amarezza per il fallimento di riformare il regime a piccoli passi e poter guardare avanti con ottimismo al futuro. Per la repubblica islamista queste elezionitruffa segnano un giro di boa di cui è difficile tracciare degli scenari. l regime ha oltrepassato quella soglia oltre la quale ogni dittatura scuote la popolazione verso la ribellione. L obiettivo di Ahmadinejad è di islamizzare lo stato e la società al 100% mentre con Mousavi si avrebbe un grado di controllo meno pressante sulla vita personale. Insomma, l Iran è un paese con il 65% della popolazione con meno di venticinque anni, sovente istruita e che viaggia e questo fermento intellettuale, che sarebbe stato incanalato da Moussavi all interno del regime, rischia invece alla lunga di far ammuffire le fondamenta di tutto lo stato. 15

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17 Oltrefrontiera di Fabrizio Macrì Arrivando in questa terra scorgi subito in lontananza la laguna, il campanile di San Marco e gli splendidi palazzi di Venezia, la luce del primo mediterraneo, quello che spezza il paesaggio plumbeo del centro Europa e ti apre lo sguardo alle bellezze architettoniche della Serenissima. Dietro la laguna si distende il Veneto, una delle regioni più produttive del Paese, che negli anni 90 ha trainato la claudicante economia italiana sempre più provata dalla stabilizzazione del tasso di cambio della lira e dal peso abnorme del debito pubblico, accompagnato da una delle burocrazie più inefficienti del mondo sviluppato. La responsabilità di dare risposte utili Treviso e Rovigo sono le due province dove la CCIS ha realizzato il 26 e 27 maggio una duegiorni dedicata alla subfornitura meccanica veneta e alle opportunità che ad essa si offrono sul pur provato mercato svizzero dell industria elettro-meccanica. Il timore di sbagliare c è: questa è una regione che ha dato tanto al paese in termini di risorse economiche e imprenditoriali ed è stata protagonista negli ultimi anni della ripresa dell export italiano sui mercati internazionali, dopo l inarrestabile erosione delle nostre quote di mercato dei primi anni La sfiducia verso le istituzioni pubbliche (e la CCIS anche se tecnicamente non lo è svolge un ruolo anche istituzionale e viene pertanto percepita come tale) è forte perchè esse non hanno accompagnato il sistema imprenditoriale nella sua forzata ristrutturazione nell ultimo decennio, anzi ne hanno spesso rallentato il corso, incapaci di incidere in modo decisivo sul miglioramento delle infrastrutture e sulla riduzione della tassazione. L immagine che i media trasmettono di questa regione, così come la classe politica che la rappresenta, è quella di un territorio arrabbiato quasi estraneo al Paese di cui fa parte, deluso da uno stato e una classe dirigente lontana dalle esigenze della parte più dinamica e produttiva d Italia. Con queste immagini in testa, quando inizi a parlare di congiuntura, crisi di domanda, tendenze della committenza svizzera, alzi lo sguardo e hai quasi paura che la gente si alzi delusa dal solito discorso di chi viene considerato lontano dalla realtà delle imprese e dalle loro difficoltà soprattutto in una fase congiunturale difficile: invece scorrono le slides e l attenzione rimane alta, gli sguardi attenti e la sala in silenzio, ti caricano della responsabilità di dare risposte utili a persone che da qui a settembre dovrà decidere se licenziare o meno 10 operai, perchè gli ordini non entrano, le grandi e medie industrie che danno da vivere con i loro ordini di pezzi meccanici a questa impressionante rete di micro-aziende meccaniche non telefonano più da gennaio Verso la fine della presentazione addirittura vedi delle teste annuire e allora capisci che forse, hai trovato la chiave giusta, che forse viene apprezzato il tentativo concreto di individuare quali sono gli spazi, le opportunità, le metodologie di approccio al mercato per le nostre piccole e medie imprese. Le domande dimostrano attenzione, interesse, voglia di capire, in quella curiosità, in quell approccio sincero, privo di supponenza e in quella concretezza e capacità di arrivare dritti al cuore del problema, comprendi anche la forza di una rete di aziende che ci ha trasformato da paese agricolo a paese industriale nel dopoguerra. Cogli preoccupazione, ma non paura, sicurezza nei propri mezzi, ma non arroganza, voglia di capire e di sopravvivere alla crisi che fa temere ad alcuni la chiusura degli stabilimenti entro l autunno, se non ripartiranno gli ordini nel mese di luglio. Tutto questo sembra lontano anni luce dalla rappresentazione che avevi in testa di un territorio in rivolta, sfiduciato, arrabbiato; l impressione generale è che queste persone che spesso da operai sono diventati imprenditori, abbiano un esperienza di vita, un coraggio ed una visione che troppo spesso è mancato alla classe dirigente e alla grande industria del paese anche negli anni del boom: durante i colloqui individuali che seguono la nostra presentazione, lo sguardo è diretto, il sorriso accennato, le parole semplici ma gentili, il rispetto quasi imbarazzante. L impressione è che queste persone abbiano creato le fondamenta del nostro benessere e che meritino risposte immediate, concrete ed oneste, non roboanti slogan elettorali. A loro modo sono dei patrioti, perchè hanno permesso all Italia di diventare un grande paese, hanno impiegato manodopera e competenze del Sud ed etica del lavoro del Nord, creando un unità nei fatti che ha trovato riscontro nel successo economico di questo modello nel mondo. Ce ne andiamo con un grosso carico di responsabilità sulle spalle: ora nel nostro piccolo abbiamo la possibilità di dare un piccolo contributo al motore economico d Italia, ora siamo noi a dover dare risposte immediate, ci proveremo anche perchè sentiamo la gratitudine nei confronti di questa terra, di questa gente che ha lavorato e lavora con passione ingegno e convinzione. Camminando tra i vicoli della pittoresca Rovigo e lungo gli splendidi canali di Treviso, speriamo di essere all altezza del compito e aspettiamo gli ordini di luglio con la stessa ansia che accompagna i nostri imprenditori. 17

18 P Chrysler Group LLC e Fiat perfezionano la loro alleanza strategica globale iù forti e competitivi a livello mondiale Robert Kidder è stato designato Presidente. Robert Kidder designato Presidente della casa automobilistica americana; Sergio Marchionne Amministratore Delegato Chrysler Group LLC e Fiat Group hanno comunicato lo scorso 10giugno il closing dell alleanza strategica globale già annunciata, con la piena operatività della nuova Chrysler, che da oggi dispone di risorse, tecnologie e rete di distribuzione necessarie per competere in modo efficace a livello mondiale. Come previsto dall accordo, Fiat fornirà a Chrysler la tecnologia tra le più innovative e avanzate al mondo, le piattaforme e i propulsori per vetture piccole e medie. Chrysler potrà così offrire una più ampia gamma di prodotti comprese anche vetture a basso impatto ambientale, sempre più richieste dal mercato. Chrysler potrà anche trarre beneficio dall esperienza della Fiat nelle ristrutturazioni aziendali e avrà accesso alla rete di distribuzione internazionale di Fiat, in particolare in America Latina e Russia. Questo è un giorno molto importante, non solo per Chrysler e per i suoi dipendenti, che hanno vissuto quest ultimo anno in un contesto pieno di incertezze, ma anche per l intera industria automobilistica, ha commentato Sergio Marchionne, da oggi Amministratore Delegato di Chrysler Group LLC. Sin dall inizio, eravamo decisi a fare di quest alleanza un passo fondamentale per risolvere i problemi che affliggono l industria dell auto. D ora in avanti, lavoreremo alla definizione di un nuovo modello di riferimento per le aziende automobilistiche che vogliano produrre utili. Marchionne ha poi aggiunto: Partendo dalla cultura di innovazione di Chrysler e dalla tecnologia e know-how di Fiat, intendiamo ampliare il portafoglio prodotti di Chrysler sia in Nord America sia negli altri mercati. Le attività della Chrysler rilevate dalla nuova società, ferme durante questo periodo, sono già o saranno presto nuovamente operative, ed è già iniziato il lavoro per sviluppare vetture ecologiche, a basso consumo e di alta qualità, che saranno le caratteristiche distintive dei nuovi prodotti del gruppo Chrysler. I punti di forza che in primo luogo ci hanno spinto verso questa alleanza, ancora oggi più veri e concreti, sono una casa automobilistica mondiale con tecnologie di primo livello, dipendenti motivati, una maggiore efficienza, una rete distributiva globale ed un fortissimo desiderio di costruire vetture che i consumatori vogliono. Questa alleanza, creata con il pieno sostegno dell Amministrazione del Presidente Obama, non risolve sicuramente tutti i problemi che attualmente affliggono l industria automobilistica ma rappresenta un passo fondamentale per posizionare Fiat e Chrysler tra i leader della futura generazione di produttori a livello globale. Sono consapevole del fatto - ha commentato Marchionne - che questo è stato un processo difficile per tutti i soggetti coinvolti, ma siamo pronti a dimostrare al consumatore americano che Chrysler può tornare ad essere una società forte e competitiva con una gamma di vetture affidabili che colpiscono l immaginazione e ispirano fedeltà. In base alle condizioni approvate dal Tribunale di New York e dalle diverse autorità regolamentari e antitrust, la società precedentemente conosciuta come Chrysler LLC ha oggi formalmente ceduto sostanzialmente tutti i propri beni (con l esclusione di determinati debiti e altre passività) ad una nuova società con la denominazione sociale di Chrysler Group LLC. Chrysler Group ha assegnato ad una 18

19 Sergio Marchionne Amministratore Delegato. controllata di Fiat una quota del 20% della partecipazione nella nuova società, al netto degli effetti diluitivi. Fiat ha anche stipulato una serie di accordi necessari per il trasferimento di determinate tecnologie, piattaforme e propulsori alla nuova Chrysler. La quota di Fiat aumenterà progressivamente fino ad un totale del 35% subordinatamente al raggiungimento di determinati obiettivi previsti dall accordo. Tuttavia Fiat non potrà ottenere la quota di maggioranza di Chrysler fino a quando i debiti derivanti dai finanziamenti pubblici non saranno stati interamente rimborsati. Contemporaneamente, l United Auto Workers Retiree Medical Benefits Trust, associazione volontaria di ex dipendenti (VEBA), ha ricevuto una partecipazione del 55% di Chrysler Group, al netto degli effetti diluitivi. Al Dipartimento del Tesoro statunitense e al Governo canadese sono state assegnate quote rispettivamente dell 8% e del 2% (al netto degli effetti diluitivi). Queste percentuali riflettono le quote di partecipazione che saranno detenute da ciascuno dei soci, se e quando Fiat maturerà il diritto ad aumentare la propria partecipazione avendo raggiunto gli obiettivi fissati. La nuova Chrysler sarà guidata da un Consiglio di Amministrazione composto da tre amministratori nominati da Fiat, tra i quali Sergio Marchionne (Amministratore Delegato di Fiat S.p.A.) in qualità di Amministratore Delegato, quattro nominati dal Dipartimento del Tesoro statunitense, uno dal Governo canadese e uno dall United Auto Workers Retiree Medical Benefits Trust. Il Consiglio dovrebbe nominare Presidente Robert Kidder. Il processo per la selezione degli altri amministratori è attualmente in corso e le nomine saranno comunicate al più presto. Come annunciato in precedenza, Chrysler ha stipulato un accordo con GMAC Financial Services per fornire prodotti e servizi di finanziamento ai propri concessionari e clienti in Nord America (NAFTA). GMAC Financial Services sarà il fornitore preferenziale in Nord America per le attività di concessionarie e clienti Chrysler, Jeep e Dodge, inclusi finanziamenti alla rete e alla clientela finale per vetture nuove e usate. Cresce in Europa la quota Fiat Lingotto vende il 9,3% del totale La Fiat raggiunge in Europa quota 9,3%. Cresce, cioé, nel mese di maggio, la percentuale di auto vendute dal gruppo sul totale di tutte le case nel vecchio continente. La casa torinese è ora al quarto posto. Nello stesso mese del 2008, la quota era pari all'8,8%. Nei primi 5 mesi la quota di mercato cresce e passa dall'8,4% al 9,3% mentre le immatricolazioni registrano una flessione del 3,8%. Un risultato conseguito nell'ambito di una situazione generale che resta fortemente negativa per il settore. A maggio le immatricolazioni di auto in Europa (UE 23 + Efta) sono scivolate del 4,9% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, raggiungendo un livello di unità (-4,4% in Europa Ovest; -26% nuovi Stati membri). Tra i cinque principali mercati, trend positivo per la Germania (+39,7%) e per la Francia (+11,8%), mentre calano le vendite in Spagna (-38,7%), Gran Bretagna (-24,8%) e Italia (-8,6%). Per quanto concerne i singoli marchi, la Volkswagen ha segnato un rialzo delle vendite del 5,3%, Daimler un calo dell'8,3% e BMW una flessione del 13,9%, mentre il Gruppo Peugeot (che include la Citroen) segna una contrazione del 4,1% e la Renault del 2,4%. In termini assoluti, a maggio Fiat Group Automobiles ha immatricolato in Europa occidentale (Ue a 15 più Efta) vetture nuove, segnando un aumento del 2,5% rispetto ad un anno fa. Calcolando l'unione europea a 27 (compresi i nuovi stati membri), Fiat Group Automobiles ha immatricolato a maggio vetture nuove, segnando un rialzo del 2% rispetto ad un anno fa. In Europa occidentale, il solo marchio Fiat ha immatricolato il mese scorso unità, in aumento del 3,5% rispetto a maggio Il marchio Lancia sale dell'1% (a unità), mentre Alfa Romeo scende del 3,5%, a unità. Lancia raddoppia le vendite in Svizzera Le immatricolazioni appena rese note dall'associazione Auto-Schweiz dimostrano che Lancia ha registrato nel mese di maggio una crescita del 103,9% (in un mercato totale più basso del 15%) che corrisponde all'incremento maggiore di tutti i brand. Rispetto all'anno precedente è stato possibile aumentare le vendite nei primi cinque mesi del 27,4%. Lancia fa quindi parte dei pochi marchi che possono dimostrare un risultato positivo ed è il brand con la crescita maggiore in Svizzera (tra tutti quelli con almeno 100 immatricolazioni). Al successo ha contribuito la nuova Lancia Delta, la cui gamma è stata ampliata continuamente nei mesi scorsi. Dall'inizio di giugno, l'offerta motoristica comprende il nuovissimo 1.8 Turbo-Jet 200 CV (320 Nm a 1400 giri/min) con iniezione diretta di benzina ed un cambio automatico a 6 marce che è stato appositamente adattato ai bisogni del mercato svizzero. Il lancio di questa versione ed il fatto che gli ordini dei clienti sono aumentati del 76% nei primi cinque mesi di quest anno, lasciano supporre anche per i prossimi mesi dei risultati positivi per il marchio Lancia. 19

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