I GIOVANI E LE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO

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1 Sommario LA VIA DEL LAVORO Premessa... Pag. 2 Obiettivi...» 2 Spunti di riflessione: coordinate e presupposti del documento, dai temi delle politiche della crescita dello sviluppo locale alle nuove modalità di intervento nei contesti svantaggiati e nel mezzogiorno....» 3 Il documento congiunto CSSEL e Fondazione Consulenti di Basilicata: valutazioni e proposte suddivise per aree d intervento....» 6 I GIOVANI E LE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO 1. Verso un Servizio regionale del lavoro...» 7 2. Verso un sistema di apprendimento permanente....» 8 3. Verso l impiego ottimale dei nuovi strumenti di avviamento al lavoro...» 10 a) Il Tirocinio...» 10 Proposte e modifiche operative....» 10 b) L Apprendistato...» 11 Apprendistato professionalizzante o di mestiere....» 13 LA DIMENSIONE INCLUSIVA DEL LAVORO, L AREA SOCIALE DEL LAVORO: PROPOSTE E STRUMENTI A CONFRONTO. Premessa...» Reddito di inserimento...» Elementi innovati del Jobs Act...» Il Caso di attualità: le assunzioni in Fiat e il Jobs Act. Quale relazione?...» Il ruolo delle PMI e dell innovazione...» 22 IL LAVORO TRA L IMPRESA ED IL WELFARE AZIENDALE 1. Reti d impresa e welfare aziendale....» 24 Conclusioni...» Welfare aziendale...» I benefici per l azienda...» Le politiche attive di welfare in Italia...» Buone esperienze extraregionali...» Un esempio regionale...» 32 MANIFESTO DEL LAVORO PER LA BASILICATA 1. Proposte...» 33 1

2 LA VIA DEL LAVORO Premessa La Basilicata attraversa una fase storica di profonda difficoltà economica: più che una congiuntura è una crisi strutturale che si somma a quella del Paese. Come si evince chiaramente dai dati emersi negli ultimi anni, con tassi di crescita modesti, la contrazione dell export, l insufficiente creazione di posti di lavoro e un deflusso accentuato di capitale umano, soprattutto giovane. Per quanto concerne l andamento dell occupazione, nell arco pluriennale dal 2007 al 1 trimestre 2014 si è assistito ad una perdita complessiva di circa occupati con un accentuazione che parte dal dato annuale del In particolare sul mercato del lavoro, dunque, si è abbattuta una crisi che nell area meridionale non ha conosciuto nessuna tregua. Le già basse opportunità di accesso al mercato del lavoro si sono ridotte, la durata della disoccupazione è aumentata, il processo di transizione dalla scuola al lavoro si è ulteriormente allungato e si è ampliato (non solo per i giovani, anche per le donne) il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro (Rapporto Svimez 2014). Orbene, in riferimento alle nuove politiche pubbliche da attuare nel mezzogiorno ed in Basilicata, pare chiaro che lo spartiacque sia quello delle politiche del lavoro, intese quali terreno privilegiato dove si giocano le partite più importanti, capaci di modificare le condizioni strutturali che non generano occupazione, non favoriscono le dinamiche produttive e marginalizzano settori e territori. Obiettivi Il manifesto del lavoro nasce dalla collaborazione del Centro Studi Sociali e del lavoro di Basilicata e la Fondazione Consulenti del Lavoro di Potenza e Matera, a seguito di una molteplicità d incontri e di un confronto prolungato. È insieme un modo condiviso ed originale di leggere le criticità e le potenzialità dello sviluppo regionale dal versante del lavoro e di chi se ne occupa e preoccupa, ma è pure una comune valutazione, una ricetta che può arricchirsi di punti da toccare e da modificare nell agenda dei provvedimenti e delle cose da fare per rendere centrale il lavoro e le sue urgenze nell economia e nella dinamica socio-politica locale. È insomma una sorta di network del lavoro aperto ad ogni utile integrazione raccolto per sensibilità e per un comune esercizio di indagine e con l intendimento di segnalare limiti e proposte derivate dall esperienza professionale dei partner. L obiettivo è quello di sollecitare le Istituzioni e l opinione pubblica sui temi che ritenia- 2

3 mo possano contribuire seriamente ad un cambiamento delle dinamiche regionali economiche e del lavoro. La Basilicata è una regione con potenzialità eccellenti, per questo si ritiene che sia responsabilità di ciascuno contribuire a rimettere in moto la nostra regione rimuovendo i freni dello sviluppo, liberando le sue straordinarie risorse, incentivando politiche economiche e del lavoro che consentano un cambio di rotta vero. Perché questo si verifichi occorre in primo luogo innalzare l occupazione giovanile e femminile, aumentare la qualità del capitale umano e accrescere la produttività. Necessita, inoltre, promuovere ed incrementare azioni di politica attiva adeguate a sostenere i processi di reinserimento nel mercato del lavoro, dei lavoratori svantaggiati, espulsi o a rischio di espulsione dai processi produttivi. L azione politica regionale deve, dunque, puntare sulla formazione e lo sviluppo delle competenze per allinearle ai bisogni delle imprese, promuovere l impiego più efficiente del sistema degli ammortizzatori sociali, potenziare l incontro tra domanda e offerta di lavoro attraverso la definizione di standard di qualità dei servizi, utilizzare le forme contrattuali più idonee, (in primis l apprendistato e il tirocinio) e gli strumenti disponibili per la conciliazione fra tempi di vita e di lavoro. Spunti di riflessione: coordinate e presupposti del documento, dai temi delle politiche della crescita dello sviluppo locale alle nuove modalità di intervento nei contesti svantaggiati e nel mezzogiorno. La questione delle politiche attive è fondamentale per l occupabilità. È necessario passare da troppe politiche passive a più politiche attive. Nella riforma del Jobs act c è una nuova arcchitettura ma ci sono anche grandi punti interrogativi. Buona l idea dell Agenzia Nazionale per l Occupazione. Ma qual è il suo modello? Il rischio è che sia null altro che la somma degli uffici provinciali per il lavoro. Se resta tutto nelle mani del pubblico, si tratterà di un fallimento conclamato. Bisognerebbe fare qualcosa di analogo a ciò che si è fatto in Germania. L Agenzia Centrale dovrebbe limitarsi a gestire l accreditamento dei privati, soprattutto grandi soggetti e multinazionali, più bravi nell intermediare la domanda e l offerta di lavoro. Inoltre, servirebbe anche che il Jobs Act fosse accompagnato da una riforma della scuola, secondaria e terziaria, e con un accelerazione sull apprendistato. Il contratto di inserimento triennale funzionerà solo con un sistema scolastico più professionalizzante. Per ottenere una maggiore occupabilità in tempi brevi-medi le risorse andrebbero concentrate su un occupazione aggiuntiva. 3

4 Anche dal punto di vista fiscale, sarebbe più sostenibile concentrare le risorse sull occupazione aggiuntiva. Bisognerebbe differenziare, parificare, sperimentare cose diverse, proponendo per esempio incentivi diversificati per il Mezzogiorno. Equiparare poi lavoro privato e pubblico per aprirsi alla possibilità di estendere i diritti di una parte dei lavoratori autonomi verso cui regna una totale indifferenza. Sono gli iscritti alla gestione separata Inps, che versano contributi altissimi senza avere nessuna ombra di tutela. Scegliere il Mezzogiorno. Si tratta di spostare alcune risorse del Nord verso il Sud Italia, di modificare le politiche fiscali nel Sud, differenziando Sud e Nord. Ancora. Un grandioso impegno politico, regionale e nazionale, per l utilizzo pieno di tutte le risorse messe a disposizione dall Europa e finora in gran parte disperse dalle burocrazie e dalle incapacità politiche e amministrative delle nostre classi dirigenti. In questo modo si potrebbero mettere insieme i finanziamenti per un gigantesco piano di rilancio del Mezzogiorno, delle sue infrastrutture e delle sue principali attività economiche, a partire dal turismo e dall agricoltura. Se questo avvenisse, in tempi molto rapidi il Sud potrebbe recuperare anche tre-quattro punti del suo Pil, producendo un aumento rilevantissimo dell occupazione, un riequilibrio demografico, una ricomposizione dell unità-sistema nazionale. Il tasso di sviluppo economico di una regione è fondamentalmente governato dal tasso di crescita delle sue esportazioni. La crescita delle esportazioni, attraverso l acceleratore, regolerà il tasso della capacità industriale. L andamento delle esportazioni invece dipenderà sia da un fattore esogeno il tasso di crescita della domanda mondiale di prodotti della regione sia da un fattore endogeno o quasi-endogeno, l andamento dei salari di efficienza. I salari di efficienza tenderanno a cadere nelle regioni dove la produttività aumenta più velocemente rispetto alla media. È per questo motivo che le aree a crescita relativamente rapida tendono ad acquisire un vantaggio competitivo cumulativo su un area a crescita relativamente lenta. Ci si può allora spingere oltre e, attingendo alle lezioni del passato, affermare che per favorire la crescita (e non solo delle quote di mercato) è necessario puntare sull aumento della produttività e non sulla riduzione del costo del lavoro Crisi, crescita, occupazione. È il trinomio che va per la maggiore nell analisi della situazione reale oggigiorno. C è da chiedersi, però quale sia l effettiva relazione tra i tre termini. Viene prima la crescita e poi, di conseguenza, l occupazione oppure è la stessa occupa- 4

5 zione che può innescare processi di crescita? Ancora: c è sempre una correlazione funzionale tra crescita ed occupazione oppure si può avere crescita senza occupazione? Domande non retoriche, che rimandano alla speciale situazione che ha generato la grande crisi in cui ancora siamo immersi ed a questa nuova fase del capitalismo nei paesi cosiddetti avanzati. Ci sono fattori, come l innovazione tecnologica, l aumento della produttività del lavoro, le delocalizzazioni produttive, cambiamenti nella struttura produttiva di un paese indotti dalla stessa crisi, disallineamenti tra domanda ed offerta di lavoro, che, da questo punto di vista, potrebbero agire da freno ad una ripresa occupazionale anche in presenza di una crescita dell economia. Nel caso europeo è ormai conclamato, che a frustrare il mercato del lavoro, anche nei paesi dove ci sono stati segnali di ripresa dell economia, è stato soprattutto il crollo della domanda aggregata per effetto delle politiche di austerità. Non è difficile capire che il lavoro dipende dal fatturato delle imprese: se nessuno compra per chi si produce? Perché investire ed assumere? Due potrebbero essere le strade, dunque: aumento della spesa pubblica per investimenti o creazione diretta di lavoro da parte dello Stato. In entrambi i casi si agirebbe dal lato della domanda, con la differenza che nel secondo caso sarebbe proprio il reddito da lavoro a sostenerla, innescando, di conseguenza, un processo di crescita dell economia. Proprio la nuova programmazione dei fondi strutturali per il sessennio potrebbe costituire l occasione per canalizzare considerevoli risorse comunitarie verso l obiettivo della creazione diretta di nuovi posti di lavoro Un modello di intervento orizzontale: Il modello Utrecht. Tavoli informali di progettazione e gestione dello sviluppo locale. Il successo del «sistema Utrecht» che ha portato quel comprensorio tra i primi nelle graduatorie più significative dell Europa, si riferisce ad una realtà prima marginale nel sistema olandese. Esso si basa sul principio del coordinamento tra i diversi soggetti attivi sul territorio, coinvolti in uno sforzo comune per valorizzare al massimo prassi e conoscenze. Il modello Utrecht coglie alcuni assi fondamentali: pianificazione strategica coordinata, centralità del sistema universitario e della ricerca, valorizzazione dei servizi innovativi a sostegno dei principali operatori economici del Paese che transitano per il territorio (piattaforma logistica). Insomma serve l asse verticale degli interventi e le azioni nel macrosistema e serve una modalità più molecolare, più diffusa: quella orizzontale territoriale. 5

6 Il documento congiunto CSSEL e Fondazione Consulenti di Basilicata: valutazioni e proposte suddivise per aree d intervento. Dapprima il documento approfondisce l area delle politiche attive del lavoro e della formazione, incentrata sui temi del lavoro dei giovani, della formazione integrata, delle misure dell apprendistato e del tirocinio, dell aggiornamento permanente e del riordino dei Servizi. Segue l area sociale del lavoro comprensiva di una concezione del lavoro come dimensione d inclusione sociale e protezione sociale. Il terzo blocco di approfondimento ha ad oggetto il tema della innovazione e creatività nelle imprese, quale strumento attuale e necessario ai fini dell incremento dell occupazione e della produttività del territorio. Infine il documento, nel quarto blocco di studio dedicato alle innovazioni del secondo welfare aziendale, suggerisce strumenti quali: il contratto di rete tra aziende, capaci di garantire non soltanto risultati soddisfacenti in termini di crescita e di innovazione dei processi produttivi, ma anche di miglioramento delle condizioni di lavoro e del welfare nelle aziende. Nel mondo globale la connessione tra le imprese è una condizione imprescindibile senza la quale nessuna policy del lavoro, seppur astrattamente valida, potrà garantire risvolti concreti in termini di occupabilità. 6

7 I GIOVANI E LE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO 1. Verso un Servizio regionale del lavoro C e un presupposto da cui partire: qualsiasi misura e strumento di politica attiva del lavoro - foss anche la più avanzata- rischia di non produrre alcun effetto senza la realizzazione di un sistema regionale capace di collegare efficacemente i diversi attori, privati e pubblici, nonché i lavoratori coinvolti nei processi di politica del lavoro. In Basilicata è dunque necessario un profondo processo di riordino delle funzioni in materia del mercato del lavoro. Ecco l idea-guida. Serve la costituzione di un Servizio Regionale del Lavoro (SRL) basato sulla riforma dei servizi pubblici per l impiego (SPI) che assuma una visione di sistema per l erogazione di politiche attive del lavoro. Al centro di tale processo si pone la Regione con il compito di programmare le azioni e di dettare l indirizzo politico degli interventi. Nello schema di riforma si colloca anche la Provincia quale ente delegato a progettare ed attuare azioni in materia di politica attiva e passiva del lavoro. Organo operativo e di attuazione è l Agenzia per il Lavoro che assumerebbe funzione di coordinamento e monitoraggio e di sovrintendenza dell operato dei CPI. Una sorta di condensatore-attuatore delle politiche regionali e nazionali. L Agenzia studierebbe e definirebbe il carattere specifico dell intervento da effettuare, con una cornice normativa frutto della concertazione tra le parti sociali ed istituzionali e componenti attive della Commissione Tripartitica, attraverso i bisogni espressi dal territorio (unione dei Comuni), coinvolgendo rappresentanze locali attraverso i dati analitici e scientifici prodotti dall Osservatorio per il Lavoro. Il nostro riferimento internazionale è rintracciabile nelle Agenzie regionali tedesche che hanno il compito di fare assistenza tecnica alle politiche del lavoro regionali e locali ed operano coordinandosi con le politiche del lavoro dei singoli Laender, avendo il controllo e la direzione operativa dei singoli Centri per l Impiego. Ciò che qui si propone è qualcosa di molto simile. Un agenzia snella: che agisca in una logica di sussidiarietà, sovrintendendo e coordinando le attività specifiche meglio realizzabili su base locale, come la formazione dei bilanci di competenze dei lavoratori e dei disoccupati, nonché l attuazione delle politiche formative e per il lavoro definite in sede nazionale; che svolga valutazione e monitoraggio continui del grado di efficienza ed efficacia 7

8 dei Centri per l Impiego della Basilicata, fornendo, a livello nazionale (all Agenzia Federale) spunti e suggerimenti per il miglioramento del servizio; che offra supporto ed indirizzo alla progettualità per le politiche attive del lavoro e per le politiche sociali di contrasto all esclusione socio-lavorativa e socio-educativa, in cooperazione con la Regione, i Comuni, gli ambiti sociali di zona, il sistema scolastico, il Terzo Settore e gli operatori sociali; che rappresenti punto di connessione tra domanda ed offerta di lavoro locale, dirigendo i fabbisogni professionali e formativi espressi dalle imprese verso la formazione più idonea, cercando anche eccellenze formative extraregionali, qualora il sistema regionale della formazione professionale non sia in grado di fornire una risposta. È bene che la Regione Basilicata attrezzi una struttura di coordinamento per la pianificazione delle politiche del lavoro nel contesto regionale, allineandole alle politiche di istruzione e formazione e valorizzando gli investimenti in capitale umano. Senza una caratterizzazione territoriale delle politiche e dei servizi del lavoro l azione pubblica in un contesto sociale debole come quello della Basilicata, non sarà in grado di produrre effetti diretti sull occupazione. 2. Verso un sistema di apprendimento permanente. La sfida è contenuta nel disegno di Legge Regionale della GR intitolato SISTEMA INTE- GRATO PER L APPRENDIMENTO PERMANENTE ED IL SOSTEGNO ALLE TRANSIZIONI NELLA VITA ATTIVA, un nuovo sistema finalizzato a realizzare lo sviluppo della professionalità quale risorsa umana, la promozione dell occupabilità ed il sostegno all occupazione, l integrazione lavorativa e l inclusione sociale attiva. L apprendimento permanente oggi viene definito come qualsiasi attività intrapresa dalle persone in modo formale, non formale ed informale, nelle varie fasi della vita, al fine di migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva personale, civica, sociale e occupazionale. In definitiva la Regione dovrebbe costruire, in materia di apprendimento permanente, un quadro logico e normativo d indirizzo e governo nell esercizio della governance partenariale dei processi e delle singole risorse per il raggiungimento degli obiettivi sui temi del lavoro, dell inclusione sociale, e della formazione. Le azioni di governo verrebbero predisposte dalla Regione con un piano triennale di indirizzo, coordinato con le politiche di diritto allo studio, con gli strumenti di programmazione e sviluppo e con le politiche sociali e per il lavoro. La Regione nel piano, dovrebbe provvedere agli interventi di politica attiva a contenuto formativo e non formativo e all integrazione delle stesse con le politiche passive. La definizione del piano triennale deve necessariamente passare attraverso il dialogo 8

9 sociale in una logica di partenariato. Importante è la costituzione e la regolamentazione delle Reti Territoriali Formative, che potrebbero rispecchiare in modo chiaro e univoco quanto previsto dalla Legge 7/04/ 2014 n. 56 Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sull unione e fusione dei comuni. Si ipotizzano quali esperimenti innovativi nella prospettiva del nuovo sistema le seguenti azioni: Migliorare e agevolare la transizione scuola-lavoro, favorendo una visione più integrata della promozione delle competenze dei giovani ampliando le opportunità di acquisire esperienze di lavoro durante la fase formativa; Maggiori e migliori opportunità di alternanza fra formazione scolastica ed esperienze lavorative in azienda, potenziando le agevolazioni per tirocini e per contratti di apprendistato; Incentivi per le botteghe-scuola artigiane, in cui avviare giovani a tali professioni, con una esperienza di formazione on the job di competenze artigiane; bandi con premialità per scuole che organizzino progetti di stage e di lavoro presso aziende locali, con riconoscimento dei crediti formativi, o che realizzino esperienze lavorative, progettuali sotto forma laboratoriale; Impulso all Università della Basilicata per realizzare percorsi di esperienza in azienda dei propri studenti, anche legando a tali percorsi parte del finanziamento che la Regione Basilicata eroga all istituzione accademica; Ricentrare la formazione puntando ai profili ed ai percorsi professionali di reale interesse delle imprese e dei potenziali datori di lavoro, abbandonando programmi per cataloghi, ed adottando invece, dentro i costituendi poli formativi integrati, un approccio mirato esclusivamente alla formazione on demand delle imprese, utilizzando anche i dati previsionali Excelsior; Rilanciare l istruzione tecnico-professionale, anche superiore, per ridurre l attuale carenza nell offerta di lavoro giovanile, di profili tecnici e professionali intermedi e superiori; Formazione di servizi di counseling territoriale, che prendano in carico il NEET, o il giovane che ha abbandonato gli studi, e lo orientino verso la ripresa di un attività di studio o di ricerca attiva di lavoro, con una combinazione di interventi di motivazione, informazione e sostegno socio-psicologico, sulla base di progetti individualizzati. 9

10 3. Verso l impiego ottimale dei nuovi strumenti di avviamento al lavoro a) Il Tirocinio Tra gli obiettivi che ci si pone, v è dunque, come sopra accennato, la promozione dello strumento del tirocinio attraverso azioni divulgative che coinvolgano i vari settori produttivi e gli attori del processo produttivo regionale. Il sostegno allo strumento del tirocinio extra-curriculare, in particolare, nell ambito delle politiche attive del lavoro e dell inclusione sociale, deve essere sviluppato in un ottica personalizzata, capace soprattutto, attraverso la trasformazione dei tirocini in contratti di lavoro, di incentivare realmente l occupazione. Per incentivare la promozione dello strumento, il cosiddetto Pacchetto Lavoro (Legge 9 agosto 2013 n. 99) ha disposto una serie di interventi volti a favorire l occupazione giovanile. Si tratta di misure adottate, in via sperimentale, per gli anni 2013, 2014, 2015, istitutive di un fondo con dotazione di 2 milioni di euro annui, volto a consentire alle amministrazioni dello Stato, che non abbiano a tal fine risorse proprie, di corrispondere le indennità per la partecipazione ai tirocini formativi e di orientamento. Orbene, le risorse messe a disposizione, consentirebbero la realizzazione di un piano regionale funzionante che si auspica possa prevedere, tra l altro, l individuazione chiara dei soggetti titolati alla certificazione delle competenze acquisite, nonché di sistemi regionali di valorizzazione degli apprendimenti libretto del cittadino (da introdurre con provvedimenti di Giunta Regionale). In una regione svantaggiata come la Basilicata il tirocinio deve edunque oltrepassare l obiettivo di orientamento e formazione proprio della classica esperienza di stage, assumendo, invece, la valenza più allargata di progetto di sostegno e promozione d inclusione sociale, con finalità di migliorare l occupabilità dei soggetti socialmente più fragili formulando, in contrapposizione ad un modello di assistenza passiva, nuove modalità di prevenzione ed intervento sul disagio, all interno delle quali l avvicinamento al lavoro assume un ruolo centrale. Proposte e modifiche operative. Più in concreto è auspicabile l emanazione di veri e propri Avvisi Pubblici che consentano di attivare, da parte delle imprese del territorio, tirocini finalizzati all inserimento occupazionale della durata massima di 6 mesi con un indennità di frequenza. L attivazione potrebbe avvenire con il seguente meccanismo: il disoccupato potrebbe individuare l azienda in cui svolgere un tirocinio e concordare con essa un progetto formativo (o, viceversa, l azienda potrebbe individuare essa stessa un disoccupato cui proporre il tirocinio). 10

11 L operatore economico, in accordo con il tirocinante, predisporrebbe la documentazione per il tirocinio sottoscrivendo la convenzione con il Centro per l impiego. Quest ultimo dovrebbe raccogliere le domande e svolgere le istruttorie di ammissibilità per la concessione del rimborso, ponendo in essere una valutazione sul progetto formativo. L avviso dovrebbe prevedere incentivi per l assunzione rivolti alle imprese ospitanti che, al termine del periodo di tirocinio, dovrebbero assumere il tirocinante con contratto a tempo indeterminato o a tempo determinato per almeno 24 mesi e con orario non inferiore alle 24 ore settimanali. Per le assunzioni a tempo indeterminato l incentivo sarebbe di euro, salirebbe a euro nel caso in cui il tirocinante assunto fosse laureato. Per le assunzioni a tempo determinato con contratto di durata non inferiore e due anni sarebbero assegnati euro, nel caso di laureati b) L Apprendistato Il contratto di apprendistato rappresenta un canale privilegiato di accesso dei giovani al mondo del lavoro e può essere considerato come strumento di connessione tra occupazione giovanile e formazione. Il contratto di apprendistato ha la funzione di far conseguire al giovane lavoratore una qualifica professionale ovvero di far apprendere il mestiere mediante la formazione sul luogo di lavoro. Apprendistato per la qualifica ed il diploma professionale. L apprendistato di primo livello rappresenta un importante strumento per favorire l acquisizione di competenze formative attraverso la formazione on the job. Disciplinato dall art. 3 del d.lgs. 167/2011, esso prevede la possibilità in capo alle Regioni di: definire la qualifica o il diploma professionale; individuare un monte ore di formazione, interna o esterna all azienda, congruo; rinviare ai contratti collettivi per la definizione della modalità di erogazione della formazione aziendale. In Basilicata l attuazione di tale strumento è disciplinata dal Protocollo d Intesa del approvato con DGR n. 485; tale protocollo prevede una durata dei percorsi di formazione in apprendistato della durata di 990 ore, allineata all offerta formativa. Nella DGR. n del che approva le Linee Guida Operative, si stabilisce che la formazione è da dividersi in esterna all azienda (480 ore) ed interna all azienda (510 ore). Un monte ore formativo così alto rende davvero inefficace questo strumento di formazione duale, laddove si consideri che altre esperienze regionali di maggior successo si 11

12 attestano su un monte ore complessivo intorno alle 400 ore. Alla luce delle recenti novità legislative in materia di apprendistato di primo livello rispetto al compenso delle ore di formazione (nella misura del 35% del monte ore complessivo), si ritiene che con dei correttivi nella normativa regionale sia possibile potenziare l efficacia di tale strumento. In particolare l apprendistato di primo livello, corretto secondo le indicazioni richiamate dovrebbe essere raccordato con l offerta regionale d istruzione professionale, ed in particolare con politiche di contrasto alla dispersione scolastica ed ai fenomeni di drop out. Proposte e modifiche operative: Riformare la normativa regionale in materia di apprendistato di primo livello portando il monte ore complessivo a 400, da suddividere tra formazione interna ed esterna all azienda; disciplinare oltre alla qualifica anche il conseguimento del diploma professionale; assicurare a partire dall A.S un offerta di formazione in apprendistato di primo livello presso gli Istituti tecnici e professionali regionali, da raccordare con il sistema di IeFP e di istruzione in generale; prevedere un meccanismo di raccordo da Regione, Istituti Scolastici, Imprese, CPI e servizi sociali comunali per una strategia di contrasto ai fenomeni di dispersione scolastica che valorizzi lo strumento dell apprendistato; incentivare lo strumento dell apprendistato in settori ad alto potenziale di occupabilità. Apprendistato Alta Formazione e ricerca. Per favorire lo sviluppo e la diffusione dello strumento dell apprendistato di alta formazione e ricerca è necessario coordinare l azione dei diversi operatori che insistono sul contesto locale, nell ambito della filiera istruzione-formazione-lavoro. Allo stato attuale, nel rispetto della normativa statale, la Regione Basilicata ha approvato uno specifico accordo con l Unibas per avviare dei percorsi di apprendistato di alta formazione e ricerca per il conseguimento dei titoli di master universitari di I e II livello e di dottorato di ricerca. Appare necessario integrare la disciplina regionale relativa all istituto, attivando un tavolo operativo con le istituzioni scolastiche e formative, con le imprese e le rappresentanze datoriali, con le parti sociali e con l Università. Le attività di concertazione dovrebbero puntare da un lato alla definizione di alcuni servizi di sostegno trasversale alle parti, dall altro alla strutturazione di un vero e proprio catalogo regionale dell offerta formativa in apprendistato, da validare mediante 12

13 specifici atti regionali. Rispetto ai servizi trasversali, si ritiene importante informare il mondo produttivo regionale (imprese, cooperative, studi professionali, ecc.) circa le opportunità rappresentate dall apprendistato di alta formazione, sia in termini di investimento in capitale umano, sia dal punto di vista delle agevolazioni fiscali e contributive. Relativamente all offerta formativa, occorre una ridefinizione dell attuale programmazione regionale, convogliando gli interventi per ITS, IeFP, Diploma, Master e dottorati in un unico catalogo al quale attingere mediante un sistema integrato di voucher e servizi di formazione. L intero sistema regionale dell istruzione e della formazione deve essere considerato in maniera unitaria, favorendo meccanismi di alternanza scuola-lavoro e consentendo il conseguimento dei titoli di studio attraverso esperienze dirette nel mondo del lavoro da parte degli allievi. In tal senso diventa centrale l istituzione dei Poli formativi e Tecnico Professionali, con l attuazione del Piano territoriale per la riorganizzazione della filiera di istruzione e formazione per il periodo Tali dinamiche vanno intersecate con la sperimentazione avviata per il triennio in forza del decreto ministeriale del 05 giugno 2014, relativa all apprendistato in alternanza scuola-lavoro. Apprendistato professionalizzante o di mestiere. Rispetto a tale strumento, si ritiene centrale prevedere degli strumenti a sostegno della formazione tecnico professionale e trasversale di agevole attivazione per le imprese ed i datori di lavoro. Occorre infatti considerare che il decreto Poletti (d.l. n. 34/2014) di fatto svuota gli obblighi formativi posti a carico del datore di lavoro, facendo perdere il valore importante della formazione che è tipico di tale strumento contrattuale. In realtà la scelta del legislatore è essenzialmente dettata dalla complessità e farraginosità dell attivazione dei percorsi formativi posti in capo al datore di lavoro. Si propone di attivare un sistema agile per la formazione trasversale e tecnico professionale che preveda il coinvolgimento di Organismi di Formazione accreditati e di strutture tecnico-professionali in grado di assolvere ad una attività formativa modellata sulle esigenze dell azienda e dell apprendista. Necessita un Albo di soggetti accreditati per l erogazione dei moduli formativi in apprendistato professionalizzanti; inoltre la Regione predisporrà un sistema di voucher utilizzabile dalle imprese e spendibile direttamente dalle stesse per esigenze di formazione degli apprendisti, unicamente presso le strutture inserite nell Albo richiamato. 13

14 Le modalità di attivazione dell albo e del sistema dei voucher devono tendere ad assicurare flessibilità, tempestività e qualità della formazione rispetto alle esigenze dell impresa ed alle funzioni assegnate all apprendista all interno del ciclo produttivo aziendale. Per la complessità e la centralità dello strumento apprendistato in tutte e tre le sue espressioni, si propone di attivare uno specifico Ufficio Regionale in grado di assicurare aggiornamenti, informazioni, adeguamenti normativi rispetto alle novità emergenti in materia e di mantenere un filo costante con i principali operatori interessati a ciascuna tipologia. Serve anche un attività costante di monitoraggio sulla qualità ed efficienza di tirocini ed apprendistati, suscettibili di essere valutati, quali strumenti di politica attiva del lavoro, anche attraverso l analisi delle comunicazioni obbligatorie e degli esiti dei tirocini con particolare riferimento agli sbocchi occupazionali dei tirocinanti e alla trasformazione in contratti di lavoro. 14

15 LA DIMENSIONE INCLUSIVA DEL LAVORO, L AREA SOCIALE DEL LAVORO: PROPOSTE E STRUMENTI A CONFRONTO. Premessa Se da un lato è importante garantire un reddito a migliaia di lavoratori, è tuttavia cruciale che tale necessità sia legittimata all interno di una visione sistemica di più ampio respiro. In particolare, se è necessario disporre ancora di ammortizzatori sociali in grado di ridurre gli effetti sociali della disoccupazione, è indispensabile definire un ventaglio diversificato di servizi in grado di generare prospettive di reimpiego attivando misure specifiche per le fasce più difficili da reinserire. Strumenti virtuosi al fine di contrastare le tensioni sull occupazione e consentire, nel breve, una migliore e più sostenibile occupabilità. L obiettivo deve essere quello di collegare il sistema degli ammortizzatori sociali a misure di politica attiva, cioè a servizi di orientamento, formazione e collocamento, funzionali a ridurre al minimo il tempo di non lavoro (e quindi di percezione delle indennità) aumentando l occupabilità del lavoratore. Un sistema in grado di integrare la componente passiva con le politiche attive tendendo a vincolare l erogazione di sussidi alla partecipazione a programmi di reinserimento (patto di servizio). Appare dunque urgente un piano d intervento che preveda, da un lato, l attivazione di azioni specifiche volte a favorire l innovazione dei servizi pubblici, per migliorarne le attività in termini di varietà, qualità, tempestività, efficacia, selettività di segmenti e di categorie diverse dei precari e dei non occupati. Dall altro lato, sostenere l incontro tra domanda e offerta di lavoro, con la diffusione di partnership e reti a livello provinciale tra i Servizi per l impiego e i vari attori, pubblici e privati, operanti nel mercato del lavoro nell ottica del miglioramento del servizio erogato attraverso un ampliamento strutturato dei servizi. I lavoratori percettori di sostegno al reddito devono essere presi in carico e fruire di servizi specifici e mirati di accoglienza, di analisi delle competenze, di valutazione dei fabbisogni, nonché di percorsi formativi individuali e/o di gruppo. I servizi da erogare devono essere necessariamente ampliati e differenziati secondo l eterogeneità del bacino di lavoratori. La rete degli operatori abilitati ad erogare i servizi di politica attiva deve essere potenziata ed i servizi di formazione devono necessariamente essere in linea con le esigenze dei lavoratori, delle imprese, del sistema locale del lavoro. 15

16 In definitiva insieme all introduzione programmata e finalizzata del reddito d inserimento alla ricerca di forme occupazionali appare necessario dar vita ad un modello di sostegno che coniughi la richiesta di flessibilità (di imprese e lavoratori) con schemi di protezione sociale in grado di sostenere sia il reddito delle persone che la ricerca di un lavoro durante il processo di attivazione. Al fine di disincentivare comportamenti opportunistici ed evitare il verificarsi di trappole della disoccupazione, è stato molto accentuato il legame fra erogazione dei sussidi e partecipazione a politiche attive migliorando il monitoraggio della ricerca effettiva del lavoro. 1. Reddito di inserimento In Basilicata, il governo regionale, nel contesto delle politiche attive finalizzate all inserimento ed al reinserimento dei soggetti più deboli, ha deliberato l assegnazione di tre milioni di euro per mettere in campo misure di sostegno al reddito a favore dei soggetti svantaggiati o molto svantaggiati, compresi quelli che non percepiscono più gli ammortizzatori sociali in deroga. In particolare, tali risorse finanziarie sono destinate ad alimentare il fondo istituito con l assestamento di bilancio approvato ad agosto (art. 15 della Legge Regionale n. 26/ 2014), che inserisce il reddito minimo/reddito di inserimento tra le azioni urgenti da intraprendere per fronteggiare le crisi in atto mediante il rafforzamento delle tutele sociali. È bene sottolineare che le finalità di fondo e la taratura del reddito di inserimento come modalità di accompagnamento sono connesse alla ricerca di lavoro e di reale occupabilità e non come strumento concluso e limitato di assistenza sociale. In tal senso è bene affermare che il reddito debba essere utilizzato per interventi attivi, programmi personalizzati di inclusione sociale, servizi e progetti di pubblica utilità gestiti da vari attori istituzionali, privati e del privato sociale, con l obiettivo principale di favorire percorsi che possano migliorare le condizioni di inserimento socio-lavorativo dei beneficiari. È auspicabile che possa ipotizzarsi un reddito d inclusione o di inserimento con il quale la Regione offra un contributo minimo, da definire, a patto che il benificiario partecipi a programmi personalizzati di inclusione sociale gestiti dai vari attori istituzionali coinvolti ma anche da soggetti privati. L unica strada per combattere seriamente la povertà consiste nell introdurre un pacchetto di diritti e doveri, in una logica in cui gli uni non possano prescindere dagli altri. Le famiglie cadute in povertà assoluta ed il vasto mondo dei perdenti lavoro, sono titolari di nuovi diritti garantiti dalla definizione di un livello essenziale e di una 16

17 tutela pubblica ma, contemporaneamente, dovrebbero compiere ogni sforzo per perseguire il loro inserimento sociale. Può trattarsi, secondo i casi, e secondo una segmentazione delle platee a cura dei servizi pubblici dell impiego, di frequentare i corsi di formazione o di riqualificazione professionale, svolgere utili attività sociali a beneficio della collettività, svolgere un periodo di tirocinio/stage presso datori di lavoro disponibili ad ospitarli, assicurare la frequenza scolastica di chi è in età dell obbligo, portare i figli a compiere visite mediche periodiche, rispettare i piani di rientro da morosità nel pagamento dell affitto e così via; in caso contrario decade la possibilità di ricevere il reddito di inserimento. Un intervento di questo tipo consentirebbe di investire le risorse disponibili nell attivazione di competenze e capacità dei destinatari, oltre il semplice soddisfacimento (a costo) di necessità impellenti quali il pagamento di spese mediche e bollette o di spese alimentari o di sostegno di persone malate etc. Insomma misure di contrasto alle povertà regionali che siano «generative» e non «dissipative» di risorse. Ecco un idea sul reddito minimo. L importo del beneficio dovrebbe essere modulare: a mano a mano che cresce il reddito da lavoro, diminuisce il sussidio, con l aumento, quindi, del reddito disponibile. E la partecipazione al reddito di inserimento presuppone l accettazione di partecipare a tentativi di ricollocazione. Viceversa l entità del reddito si potrebbe modulare in entità crescenti al crescere dei bisogni o dell impiego. Le forme di impegno lavorativo e/o del tirocinio diviene l attività fondamentale per colui che beneficia del Reis, al fine di evitare che lo stesso diventi una forma di sostegno piuttosto che di inclusione sociale. Ripensare il sistema degli ammortizzatori sociali. Un nuovo approccio deve valere per il sistema degli ammortizzatori sociali. In qualche modo il Jobs act va in una nuova direzione: è il cosiddetto approccio degli obblighi reciproci. Al disoccupato si offrono il sussidio ed i servizi (di orientamento, di formazione, ecc.) che ne favoriscano il reimpiego. La condizione che si pone è che egli cerchi il lavoro attivamente, in alcuni casi partecipi a schemi di workfare, accetti un offerta di lavoro congrua. Gli ultimi dati -resi noti dal nono Rapporto Uil- raccontano di una Basilicata regione d Italia che registra il maggiore aumento di ore in cassa integrazione nel 2014 rispetto agli anni precedenti (+24, 2%). L azione di sistema dovrebbe suddividersi in differenti linee d intervento, strategica- 17

18 mente connesse, caratterizzate da modalità di intervento esplicitate e chiare, tempi misurati e limitati, precise indicazioni dei soggetti responsabili ed attuatori. Si tratta, nello specifico, di: Attivare un contratto di ricollocazione per soggetti fuoriusciti dal mercato del lavoroper la nuova occupazione, orientata alla fruizione di servizi al lavoro finalizzati al reinserimento lavorativo o all auto-imprenditorialità; Realizzare un Catalogo di servizi di politiche attive del lavoro che vedano il coinvolgimento diretto dei soggetti beneficiari di misure di sostegno al reddito impiegati in progetti di utilità sociale; Attuare interventi di rilancio aziendale per le imprese autorizzate alla cassa integrazione che intendono valorizzare il proprio patrimonio di competenze professionali con politiche attive per i propri lavoratori. È quindi necessaria una riorganizzazione del sistema degli strumenti di sostegno al reddito che abbiano come punto di partenza lo stato di disoccupazione involontaria del lavoratore indipendentemente dalla ragione di tale tipo di disoccupazione, nonché la formulazione di un articolata e differenziata offerta di servizi di politica attiva, in modo da creare le condizioni dell effettività del diritto a percepire l indennità di partecipazione solo a frante della partecipazione ai percorsi di politica attiva. Il primo giacimento di servizi e lavori di utilità pubblica cui riferirsi è costituito dagli skillshortages, cioè dai posti di lavoro che restano permanentemente scoperti per mancanza di manodopera dotata della qualificazione necessaria per occuparli, come ad esempio un impiego sociale e collettivo dei lavori pubblici e di riqualificazione del territorio. Per ogni disoccupato che cerca lavoro si stima che ci siano almeno tre lavoratori scoraggiati, potenzialmente interessati a trovare un lavoro, ma che non ci provano neppure; allo stesso modo ci sono gli imprenditori scoraggiati e cioè quelli che avrebbero bisogno di personale qualificato, ma considerano talmente improbabile trovarlo che non fanno neppure l inserzione sul giornale o la richiesta all agenzia di collocamento. Uno schema dei profili e dei servizi che si possono riorganizzare e finalizzare all impiego produttivo degli ammortizzatori sociale è il seguente: Messa in sicurezza del territorio: personale impegnato nell attività ordinaria e straordinaria di manutenzione agroforestale in aree individuate in dissesto sulla base di un progetto speciale concordato tra enti locali, Regione ed il primo nucleo sperimentale dell istituenda Agenzia Agro- Forestale; Manutenzione patrimonio pubblico e servizi civici: lavoratori impegnati nell attività di manutenzione dei beni pubblici (scuole, edifici pubblici, verde pubblico) o nei 18

19 collegamenti logistici di servizio tra sedi pubbliche diverse; Assistenza servizi turistici e/o assistenza di accompagnamento a flussi turistici ordinari e giovanili (es. gite turistiche, ausiliari del traffico, nucleo informativo comunale); Supporto attività istituti scolastici con lavori di collaborazione esecutiva e di assistenza alle sedi scolastiche; Servizi sociali sulla base di un programma di potenziamento dei servizi all infanzia ed alla famiglia assegnare un contingente qualificato di risorse umane in CIG per coadiuvare al potenziamento ed alla qualificazione dei servizi in ADI, dell assistenza aiuto all infanzia e di cura dei degenti e delle persone affette con cronicità oltre all ausilio a Punti di Salute istituiti per accogliere orientare i pazienti all interno dei percorsi di cura e di assistenza. Tra le misure prevedibili si può prevedere la costituzione di un fondo a disposizione delle aziende in crisi che intendono convertire ed investire nel processo produttivo aziendale favorendo la riqualificazione del personale interno e/o l assorbimento di personale ammesso agli ammortizzatori sociali, anche da platea esterna al sito produttivo. Per l intera gestione dell azione di sistema ed, in generale, per la gestione di misure rivolte all occupazione, si ritiene necessaria la costituzione di una task force regionale dedicata esclusivamente a tali processi, con componenti di elevata capacità professionale per la programmazione degli interventi e risorse amministrative in grado di favorire il massimo coinvolgimento delle istituzioni pubbliche e private presenti sul territorio con meccanismi di gestione dei processi molto semplificati. Allo stesso tempo è necessario un legame più efficace dei centri per l impiego con le misure di sostegno al reddito e l attivazione di reti di contatto con agenzie private per il collocamento di persone in cerca di occupazione. 2. Elementi innovati del Jobs Act Lo schema di decreto prevede l introduzione di: principi di politica attiva del lavoro che prevedano un collegamento tra misure di sostegno al reddito e misure di inserimento occupazionale anche attraverso la conclusione di accordi per la ricollocazione che vedano come parte le agenzie per il lavoro o altri operatori accreditati, con obbligo di presa in carico, e la previsione di adeguati strumenti e forme di remunerazione, proporzionate alla difficoltà di collocamento, a fronte delleffettivo inserimento almeno per un congruo periodo, a carico dei fondi regionali a ciò destinati; modelli sperimentali, che prevedano l utilizzo di strumenti per incentivare il colloca- 19

20 mento dei soggetti in cerca di lavoro e che tengano anche conto delle buone pratiche realizzate a livello regionale. A tal fine è istituito presso l INPS il Fondo per le politiche attive per la ricollocazione dei lavoratori in stato di disoccupazione involontaria, che incentiverà l attivazione di percorsi sperimentali tesi alla ricollocazione dei fuoriusciti dal mercato del lavoro. La sfida per la Basilicata è quella di costruire subito una governance efficace del sistema lavoro, che passi necessariamente per il coinvolgimento della filiera istruzione-formazione professionale. Il decisore pubblico deve subito stabilire quali sono gli asset strategici dello sviluppo locale per i prossimi anni e studiare le soluzioni tecnico-giuridico in grado di orientare la platea dei fuoriusciti dal lavoro verso settori ad elevata occupazione, trasformando la spesa assistenziale in spesa generativa. Occorre quindi inserire il contratto di ricollocazione in una sperimentazione concreta (azione di sistema) con la mobilitazione di nuovi soggetti che operano nel mercato del lavoro (insieme ed in parallelo ai centri per l impiego) per riqualificare e successivamente ricollocare i fuoriusciti in progetti di rilevante valenza strategica regionale. Ad esempio condensando in unico fondo risorse comunitarie, risorse del Fondo per le politiche attive e risorse per la prevenzione dei rischi, si potrebbe creare occupazione nel settore della vigilanza, tutela e valorizzazione del patrimonio agro forestale lucano. Si segnala l urgenza di costruire un reale sistema di ricollocazione, perché con l attivazione del contratto a tutele crescenti, senza una seria governance dei servizi per l impiego, si potrà assistere ad un amplia platea che non saprà come disporre della propria dote voucher finalizzata al reinserimento lavorativo. Il tema è quello di creare le condizioni per rafforzare le dinamiche della domanda di lavoro anche con l utilizzo dell incentivo all occupazione stabile per le assunzioni a tempo indeterminato: la Regione dovrebbe investire le risorse nella costruzione di un modello di servizi diffusi in grado di far convergere politiche attive del lavoro con le politiche di sviluppo locale, razionalizzando l uso delle risorse ed incentivando meccanismi di spesa generativa e partecipativa. Il cuore del Jobs Act sta nel passaggio, da tempo auspicato, dalle tutele nel contratto alle tutele nel mercato del lavoro. Nuovi ammortizzatori sociali universali e politiche di ricollocazione, in cambio di una maggiore flessibilità per le imprese nella disattivazione dei rapporti di lavoro e con una contestuale limitazione dei poteri di controllo giudiziale. 20

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