LA BASILICA DI S. MARIA MAGGIORE A ROMA.

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1 LA BASILICA DI S. MARIA MAGGIORE A ROMA. (COl/liIlU"ziolle e fil/e 1!edi jascicolo ge'liiaio). Da tutti questi esami si può ricavare che i laterizi usati nell'antica fabbrica di S. Maria Magg'iore hanno diverse provenienze, ciò che può farci creclere che l'opera della costruzione della suddetta elehba attribuirsi ad. età tarda (basso impero), in confronto a quella classica, in cui il materiale laterizio usato era cii uguale composizione. L'uso poi fatto di cotto pill resistente nell'architrave (cii cui i mattoni hanno una superficie di m. 0,19 X 0,013 e m. 0,04 di spessore) e nel cornicione (m. 0,25 di altezza, m. o, I 2 di larghezza, m. 0,03 cii spessore) ci dimostra che i costruttori clella basilica seguivano ancora le buone regole di costruzione dell'età classica che consigliavano l'impiego di materiale scelto nei membri architettonici (l). La struttura a cortina clella navata centrale (fig. 7) continuava nella parete sinistra legata all'arco trionfale, come si può veclere nella fig. S che riproduce un residuo del muro originario là ancora esistente, e raccordato Fig. 7. (FOI. Gabillello,l:lil/. P. Islr. ). Particolare costruttivo dei muri della Ila \'ata centrale. con la muratura trecentesca all'epoca dei grandiosi lavori eli Nicolò IV. Anche sotto gl'intonachi della nave centrale e clelia parte posteriore cieli 'arco trionfale, da me in alcuni punti rimossi, twvai un'identico materiale e simile disposizione e collegamento di laterizi e malta (fig. 8). Traforando poi il muro nel suo spessore potei constatare che la riempi tura del medesimo è di rottami di mattoni e tegole vecchie con abbondantissima malta d'impasto grossolano ma assai tenace. (I) Si avverte qui bene che tutta la trabeazione col sovmpposto corniciolle che corre sui colonnati di S. Maria i\laggiore è di l1iattoni: qllesti fra una colonna e l'altm sono posti verticalmente. Quando feci rimuovere la decorazione del piano d'imposta dell'architrave, sotto la meclesima si trovò che la struttura li1uraria è sostenuta eia un fascione eli ferro largo III. 0,12 e dello spessore di ,07: dne staffoni a t, in grossen<l con grappa internata nell' arco in piano sostengono detto fascione che va ad il1lpostarsi sui capitelli (fig. 2).

2 Pure lo s tra to o letto di ma lta fra i p ezzi di ma tto ni cli,'posti a fil a ri n elle cortine d ell e mura t'.. mollo spesso e talvolta rrtggiung e l'altezz a. di 7 centime tri (I l, N ella mal ta suddetta s i trova no spa rse abbonda n teme n te piccole scori e rosse elette volgarme nte ere/olli con frammentini di la va le ucilica ed a nch e cristalli icositetraedri be n conservati di lellcite, L'impasto d ell a nostra malta fu t~ltt o certame nte con pozzolalle rosse lazi a li proveni e nti da lle cave s ulla via Prenestina in prossimità cii Ronn, L e medesime ma lte ha nno fatto ottima presa e riesce difficile distaccarn e campio ni. Oltre le esplorazioni sopra d escritte, e fa tte nelle mura a ntir:he di S. M a ri a M aggiore, ne feci altre in va ri e p a rti nelle fondazioni delle ste,-'se mura perimetrali e ne ll e soltofo nelazi oni dell e colonne d ella nave media na: trovai che le medesime sono in ope ra ceme ntizia (c alcestruzzo) co mposta di soli tufelli (2) co n a bhonda ntissima malta, Come osserva gius ta mente il chia rissimo a rchitetto G, B, G iovenale (cui sottoposi il quesito <l ei p erch è furono adop e ra ti ne ll.e soprafonda.zi oni solo fra m, menti di laterizi, mentre nell e fo ndamenta ve nne ro usati solo tufelli) è logico che nelle fondazi oni non si ri scontri tegolozza p erchò questa, onde essere adop e ra ta nell'ope ra ce me ntizia (calcestruzzo), a vrehbe richiesto un inutile la vo ro di trituramento che iuvece nella sopra,;truttura no n a b bisogna va. l tufehi poi provenendo cla ll e d em olizi oni aveva no la dime n,;i o ne n ecessaria p e r un calces truzzo O fa cilmente c i,;i p oteva 110 ridurre. Ahbenchè il tufo resista assai me no ciel late rizi o alla compressione purtuttavia e ra sufficie nte a sopporta re il carico assai limita to <li ulla basili ca al tipo romano (3), (I) Nei tempi Illig-li ori (I ~ ec, d, C. ) il letto cii malta è ~o llili ss in lo e poi, in epoche successive, cresce fin o a rag-g: uag-liare e supe ra re lo spessore d e i m attoni come ne l elso nostro, (2) A nche pe r l'esame di questi tufe lli ricorsi alla cortesia e compete nza dd s ullodato pro f. :\<1 eli, il quale osse r\'atine alcuni campio ni rile vò che a ppa rte nevanr; al tllfo \'llicanico, litoide, di colo r g-i alio r ossastro (g-ia llo-lio nato pe r il SIlO calure a n>ll og u a ljuellu d e lla pe lle cie l leone ), e che fu ado pe rato dagli a ntichi, che lo c hiamaro no lapis r ube?', Di questa roccia par \::n o S traoo ne, Vitruvio, Plinio, ecc, Inte ress;lnte è 1111 P ;ISSO di Straho ne (Geo,lp'aphill,lib, \ ), il quale dice cile «t', Jnio scorre (a valle di Ti\'o li ) in lilla pianura fertile presso le Ciwe della pietra liburtillll (il nostro trave rtino) e cabiua (il pe pe lino :;;,ijino, usato ne l /Ilurag lio ne d e ll'a rco d e i Pantani e nelle antiche 111 ma, sulle lju;lii è costruito il Palazzo Sellat() rio sul Campidoglio) r di quella delta r OSSII, talchi: t'estrarre e trllsportare da queste cave le pietre L' cosa facite e di esse sono costr uili JWJlti edi/ià di Noma», Anche Vitruvi() scrive che ne ll e fabbriche si u;;;lva il lapis ruber, le cui cave rilllangono vicine a ROllla (I ii ), I, Glp, 7), 11 tufo litoide, g iallo-lion;ltu, si trova in p <l recchie localitù dei dinto rni d i ROlila e ne ll 'iutemo anche cl elia stessa c itlil, co rn e alla Rupe T a rpe a, al P,tl atino, alla :VIoletta 5,)tto l'.'\\'cntino, ove ve nne cavato lino a pochi anni fa, Ne i dinto rni di Ro ma è cavato alla Sedia d el Diavolo pre sso la via Nome nta na; a po nte ì\'la lllmolo s ulla v ia Vale ria, oggi Tihurtin<t; a 'l'o r l'ig nattnra; a Monte VenJe s ulla vi<l l'ortn e ll~e ; a maggior dbtanza ~i trova a Lun:; hezza, a Zagaro lo, a Lal )ico, Valmo nto ne, c cc, Rig uardo alla localit;\ d a lla q uale potero no p ro babiltne nte prove nire i campio ni di tnfo tro vati ne lla fo nd azio ne ci i S, Mari;1 ì\i;l g'!-('ìore, che furun o pre se ntati all'esame, te nutuconto de ll 'asp etto j'acies, che p resenta no i franlme ntini, si può cred e re che potessero prove nire d a lle cave, aperte ne lla v; tll e d e ll 'Ani e ll e, cioè, o dalla Seclia del D iavolo presso S, Agnese sulla via N o me ntana, od anche meglio, dalle vecchie cave, acce nnate nel passo di S tl abone, sopra riport,lto, che so no lungo la a ntica via Vale ria, lie ll e vicillanze di ponte Manllllv lo, (3) Infatti le m ura pe rillletr ali antiche de lla bas ilica, \;'t d ove si co nse rvano intatte, hallllo lo spesso re d i circa 111, 0,80, Le nllira d e lla liavata ci i n1e7.zo sulle colo nne hallno pure esse un ugua l sp essore, 18 - Boli, d'arie,

3 Gia sopra accennai che l'architrave è tutto di laterizio e gli spazi da una colonna all'altra sono a piattabancla in mattoni (I). Questa maniera di costruzione ci dà la prova che l'edificio non può rimontare all'epoca classica, quando la traueazione sui colonnati si usava farla sempre di marmo con architrave monolitico. Non è argomento sufficiente per attribuire un'alta antichità a un edificio il trovarsi in esso le file di colonne coronate da epistilio come qualcuno afferma: uno dei caratteri più salienti delle costruzioni basilicali è la lunga prospettiva offerta dai colonnati delle navate, la quale Fig (Fot. Gabillello l1lill. P. 1str.) Particolare costruttivo del muro a sinislra clell'arco trionfale. richiedeva grande semplicità e nitidezza di linee, cui in pratica, nulla meglio corrisponde della trabeazione; e da ciò si può dedurre la persistenza di questa nelle costruzioni basilicali anche in epoche tarde. Sappiamo infatti dalla storia e ci risulta anche da antichi disegni che, nella basilica vaticana fatta costruire da Costantino nel sec. IV" sulle colonne correva un architrave continuo, ed altrettanto si osserva tuttora nella basilica costantiniana di Betlem; cosa che vediamo anche nel portico, ricostruito l'anno 367, degli Dei Consenti nel Foro Romano. Alcuni campioni della malta delle mura antiche e delle fondamenta di S. Maria Maggiore furono esaminati nel Laboratorio cii chimica applicata ai (I) Gl'intercolunni non sono tutti uguali, ma lo spazio fra le colonne varia cla 111. m. T,85. 2,26 a

4 materiali eia costruzione presso la R. Scuola degl'ingegneri eli Roma: in nota riporto il resoconto dei saggi eseguiti (I). Da questi risulta che furono adoperate le malte grasse per la soprastruttura e quelle magre per le fondazioni. Conforme alle prescrizioni delle buone regole dell'arte muraria, le quali seguitarono ad osservarsi in Roma, anche ad epoca tarda, selbene un po' imbastardite. La malta magra, ossia un pitl ricco impasto di pozzolana, si usava nelle strutture che non dovevano fare gran resistenza; così nelle fondazioni le quali generalmente scavate nel sottosuolo ed incassate avevano il solo officio di sostenere la sqpraelevazione; mentre si usava la malta grassa ottenuta dalla calce grassa (2) ch' è più scorrevole, come la colla, nella soprastruttura per l'efficace collegamento dei paramenti con l'empleeto1z (3). Dopo tutti questi esami fatti sulla fabbrica di S. Maria :Maggiore per il sistema della sua costruzione nonchè della sua forma costruttiva ritrovate uguali in tutte le principali parti del sacro tempio, credo di potere concludere che questo non fu edificio restaurato, ma ricostruito dalle fondamenta. (I) Campione L Campione II. Fondazioni. lvluri di elevazione. Perdita di peso { acqua al fuoco anidride cnrbonica Calce r3 00 Pozzolana - per differenza Totale rao.oo Per cui astraendo dall'acqua e dall'anidride carhonica, cloe riportandod alle malte al momento dell'impiego e secche si avranno per esse le composizioni seguenti: Calce Pozzolana. Totale Campione l. M,alta magra I. r8 roo.oo Campione Il. ~'Ialta grassa Ora si sa che le malte I: 3 di calce e pozzolana di Roma corrispondono in peso a r 1.02 di calce per di pozzolana, se la calce è grassa e di calce per cii pozzolana, se la calce è magra. 1.1 campione n. II adunque è stato co nfezionato co n quantità anche eccedenti il dosa mento.1 : 3 per quanto si riguarda alla calce; nel campione I invece il qu<lntitalivo di calce è inferiore al richiesto per detto d osa mento. Roma, 23 maggio 1914 D ott. GINO GAU.O Dott. GIACO)'IO CENNI Rendo, per questo es:lme chimico, vivissime grazie all' illustre Prof. G. Giorgis ed ai suoi dne egregi assislenti qui sottoscritti. (2) Calci grasse si dicono quelle che si ricavano medi;;nte cottura dei calcari che conteng'ono il 50 per cento all'incirca di ossido di calce e senza contenere ossido di magnesia (magnesia). La calce grassa impastata con la pozzolana nel rapporto dovuto dà ottima malta. (3) Le mura infalti degli edifici s opra terra,oltrechè doversi reggere su se stesse debbono anche sostenere il peso e la spinta delle opere interne che premono sulle medesime.

5 La nostra f:lbbrica poi non può rimontare affatto ai secoli II e III (I) come giustamente osserva Rivoira, opponendovisi la struttura ciel suo visibile paramento (già sopra descritta) avvegnacchè siffatta nuda cortina frammentizia è ben lungi dall'essere «il bell'apparecchio» ri chiamante la muratura dei tompi di Adriano (a. I ): e non è neppure quello seguito in Roma insino ai giorni di Costantino. Nessun conosci tore dell'arte d el murare di quei secoli potrà contraddire a simile affermazione che, d el resto, è di facile controllo, non difettando l'urbe di struttura laterizia dei m ede. imi secoli. Basta raffrontare il paramento esterno 'della nostra ba. ilica coi rivestimenti di uguale specie degli edifizi sorti in Roma in tali età: Pantheon (a. I20-I24)pergiungere alle costruzioni palatine e termali di Settimio Severo e Caracalla (193-2 '7) e terminare alla Curia ecl alle terme cii Diocleziano (a ) nonchè alla basilica nova di Massenzio e Costantino (a. 3/0-3 I 2). E traendo pure argomento dalle ghiere degli archi nelle finestre di S.. Maria Maggiore che sono (Fol. Sansail1ij. Fig La hasilica di S. Maria Maggiore ai tempi di Sisto V. per illtiero composte di cotto di spoglio talora martellato (per libe rarlo dal cemento che già altre volte aveva servito a legarlo) e disposto spesso in senso ve rticale (ciò che accusa una decadenza marca ta nell'arte c1ell'eçlificare) lo stesso Prof. Rivoira conclude con affermare che la detta basilica vuole essere assolutamente ascritta <Id un'epoca posteriore ai primi d el IV secolo e anteriore agli ultimi del V ( 2 ~. L'arg'omento però ch'è d ecisivo per assegnare alla prima metà del V secolo la nostra chiesa e che viene offerto dagli antichi mosaici che la decorano al- (I) G. T. Rrvo rra Li: origini dell'arc/liletlllra lombarda, Roma 1907, pp. 542, 543. La presenza sul tetto cl elia nostra chiesa di tegole con holli dei primi quattro secoli d ell'era cristiana, da cui l'vlo ns. Crostar osa vorrebbe trarre argomento per dimostr;lre l'a lta antichità d ella hasilica, indica semplicemente, secondo lo stesso Rivoira (I. C., p. 543) che l'edificio venne costrutto con mate riali frallllllèntizi. (2) In S. Sabina cominciata sotto Celestino (422-32) e consecrata da Sisto III il fo ndatore di S. Maria Mag-g-iore (chiese che perciò direi g-elllelle ed in cui si ritrova ugua le il largo ritmo e l'alta lnce piovente in esse dalle numerose e I;lrg he finestre d e ll e rispettive navate centrali) la mlllatma è quasi id e ntica a quella della hasilica mariancl esquilin<1. L'apparecchio dei paramenti e pressoché regolare anche in S. Sahina; solo il materiale late rizio adoperato in questa (e che proviene pure da demolizione) é più uniforme ed il letto di calce tra i filari di mattoui ragg iunge in essa uno spes;;ore massimo di cm. 4, me ntre in S. Maria l\lag-giore è perfino di cm. 7. In oltre anche in S. Sabina si riscontra l'osserv;lilza delle buone pratiche lilurarie, ma un po' imbastardite. In S. Maria ivlagg'iore però è più e \'idente il progressivo alterarsi delle forme antiche.

6 -CJ $1,..,,/(,,1' cii ~/'''~". ;Ptlr!;rl!,.,. --_f,h ,.. ~T---- t ç,u )%, C.l.pj",lù co/~i,.5:r,s.a.f'... ""'1 Sd.fr~slh ~ ~ 'o: t'. Fig'. 10. '-' Pianta dimostrativa ddlc costruzioni di S. Maria r:laggiore fatta da nn disegno del Fugoa. \

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8 l'interno, il Rivoira non lo prende in considerazione dichiarandosi incompetente a giudicare le pitture l11usive. Riferirò qui appresso brevemente gli esami che feci sulle medesime e le questioni che si agitano intorno alla loro età. De Rossi assegna al tempo di Sisto III (per un'iscrizione che glieli attribuisce) i musaici dell'arco trionfale di S. Maria :Maggiore e quelli della navata centrale ad epoca anteriore, e ciò lo deduce dagli intenti narrativi di questi mentre nei primi risultano intenti dottrinali. Però, con tutto il rispetto dovuto al grande maestro, debbo rendere noto che le constatazioni di fatto non convalidano l'opinione surriferita. Coadiuvato Fig ( Fo/. Gabinf'//o 111ill. P. 1s/,..). Parte superiore in prospettivn di S. Maria Mnggiore verso la pinzza dell'esquilino. da persona tecnica, lo volli fare alcuni tasti sui musaici dell'arco trionfale ed in quelli dei riquadri ( I) della navata. Le risultanze furono che le pitture musive sono aderellti alle murature di laterizio dell'arco trionfale e della navata centrale da cui le separa un leggiero strato d'intonaco (una specie di rinzaffo) che ordinariamente ha lo spessore di un centimetro (2 ). (I) [riquadri cii musaico hanno tutti la stessa altezza di , l1ientre la larghezzn non è mai uguale, ma varia da ,68 a m. 1,85; la spiegazioue cii questa differenza si ha nel vario spazio d ei S()ttoposti intercolunni. (2) Nei riquadri della parete sinistra c he gll3rc!;1 ("arco trio nlùle talvolta lo spessore dell'intonaco è maggiure. Ciò si deve alla poca regolarità d e lla costrnzione della parete. In S. Maria iv[aggiore le cortine delle mura originarie non sono perfettamente allineate j qua e là presentano rientramenti o sporg"enze, e quindi per pnreggiare la superficie dei riquadri a musaico l'intonaco dovette avere diverso spessore.

9 - J42 - Le tessere aderiscono a questo strato eli calcina fermate su cii esso c fra loro con mastice quasi sempre bianco ed in qualche parte rosso. L e medesime tessere differentissime per forma e spessore sono ug uali nel colorito e nella composizione chimica sia nell'arco trionfale sia nei riquadri della navata (I). Tale rassomig'li anza spicca in modo speciale nella tessere auree che la massa trasparente, jalina, i'icope rta di una sfoglia di o ro pallido Uii.EXfI!IJI')' Insomma la tecnica ricorre identica nei :udeletti musaici. Fig. 12, - (Fot. Gn/)fllello Mil1. P. ]'<"'.). Alzata cleltìanco ciel transetto di S. Maria Maggiore verso Est. Dal trovarsi le tessere aderenti al leggiero intonaco, che ricopre i paramenti sia dell'arco trionfale che della navata su cui trovansi i musaici, se ne deduce che, una volta accertata l'epoca clelia muratura sottoposta alla suddetta decorazione musiva se ne può a nche ricavare l'età di questa. (I) Tali cubi di ~malto (vetro colorito con ossidi metallici) sono per i vari colori az?urro, verde, l,ianco ecc. traslllcidi: solo le tessere rosse sono opache. Tra i cubi bianchi (vetro colorato con ossido di stagno) no n rinvenni mai tessere di marmo, ch'erano in uso per il colore bianco, ne i mllsaici più antichi e che si trovarono anche nel musaicll di S. l'ude nziana (ultimamente restaurato) ed anteriore a qllelli di S. :'Ilaria Ma~giore. Le tessere del fregio, che corre sull'architrave nella nave centrale della nostra chiesa, sono più grandi cii qllelle dell'arco e dei riquadri. I cllbi aurei sono di smalto rosso. Il mastice ;llltico che tiene terme le tessei e d ell 'arco e elei riqlla Iri è composto di calce e polvere cii marmo. (.)uello del fre;;io di calce e polve re di mattone. Nella basilica di S. Sabina quasi coeva della nostra, nel musaico che sta sulla parete interna in clli si apre la porta maggiore, dopo 1111 e~ame accurati) da me fatto del medesimo, ritrovai che la tecnica cii detto mllsaico è affatto ug uale a quella dei Illllsaici più antichi di S. Maria Maggiore. Le tesse re SO Il O ide ntiche per g randezza, composizione chimica, colore, ccc. I cllbi aurei hanno pure le sfoglie cii oro pallido (ricoperte da una specie di cristallino) su fondo ialino traspare nte. Diafane sono anche le tessere, dai colori leg-g'eri: azzurro, verdi no, carnicino, etc. I.'iscrizio ne antica ebbe pochi restauri; invece qllrtsi intieramente rifatte sono le due figure: Ilcclesia e,l' circumcisùme - l:-èclesia e,l: gentibus.

10 Credo di avere già sufficientemente provato che tali muri siano eia attribuire alla ricostruzione della 1Ji{silica fatta eia Sisto III: da ciò ne argomento che a questo Pontefice si clebbono assegnare gli antichi musaici, e non certo a tempi a lui anteriori..ma oltre a questa identità tecnica vi è anche quella iconografica; le foggie del vestiario, ad esempio, sono le medesime in tutti i musaici figurativi dell'arco e della navata, e se vi ('~ qualche divergenza negli angeli, che mentre nell'arco trionfale sono alati, nella nave sono invece apteri, ciò può facilmente spiegarsi con il modo cii comporre i musaici: questi invero essendo ingrandimenti cli bozzetti, poterono per le scene bibliche clelia navata, avere esemplari Fig (Fol. Gabillello Nill. P. 1slr.). Prospetto esterno del transetto di S. Maria Maggiore a norcl-est. in antichissimi codici miniati della Bibbia, nelle quali illustrazioni, secondo l'iconografia primitiva cristiana, gli angeli erano raffigurati senz'ali (I). Per l'arco trionfale in cui si dovettero rappresentare scene nuove, i decoratori furono costretti a fare opera originale e quindi poterono dipingere gli angeli con le ali che l'arte contemporanea aveva già cominciato a dare ai medesimi. Le differenze poi di elevatezza nella collcezione, di potere illusivo di rappresentazione e eli maniera ilei colorire impressionistico che si trova fra i musaici suddetti, è facilmente spiegabile con il mag'gior o minor valore e forse anche con le diversità cii tendenze degli artefici che collaborarono alla fattura cii quelli. Escludono invece una differenza cii età nei vari musaici clell'arco e della navata cii S,.Maria.Maggiore la tecnica, l'intento della decorazione che sono in essi sostanzialmente consimili. Tra Liberio, cui De Rossi ed altri vogliono attribuire i riquadri clelia navata, e Sisto III cui assegnano l'arco tronfale vi è una dit~ \I) Alcune cii queste osserv<lzioni le ho ricavate dalla pregevolissima Storia dell'arte italial/a dell'illustre Prof. PIETI,O TOEscA (Torino, 1914, voi. Ili, pp e note).

11 fe renn ci i circa ottant'mmi, sp azi o di tempo assai significativo p er l'arte di quei tempi che precipitava verso la decad enza. Fig Prospetto d ell'abside di S. Maria Maggio rel p rima de l resta uro cii Cle mente IX. Orbe ne se, p e r esempio, esamllllamo il quadro d ell'ospitalità cii Ahramo (ch e fu g iudicato eli età remoti ssima eia taluni che vorrebhe ro far risalire a cl epoca anch e anteriore a Liberi o i musaici d ei ri q uadri) v i troviamo eguale ri c ch ezza d i colorito nella s ua tecnica impressioni sti ca, un consimile gioco di espressione nelle figure, lo stesso delibera to studio di dare un'altezza ideale al rac-

12 - J45 - conto che nella decorazione dell'arco triont:tle. Altri consimili caratte ri stilistici si riconoscono in m olti riqllildri : in quello, -ad esempio, clove si rappresenta la adozione di,mos!\ fatta (]a lla fi g li a di F a raone; questa porta vesti ri cchis.: il1le ed è acconciata di gemme come la Ve;-gine sui musaici d ell'arco trionfale. Tali foggie fe mminili rappresentate in que ll a pittura musiva non hanno la semplicitù propria d ei primi secoli dell'impero e rassomigliano invece, nei drappi d'oro e negli orname nti di gemme a quella ciel principio del secolo V d. C. ([ l. L e presunte inte rpolazioni ch e vorrebbero ritrovare in questi musalcl r. P. Richter e A. C. Taylor ed altri non sono affatto evide nti. JJ1fine il realismo, ch e distinse lo stile classico, e, potente nel dare evide nza al racconto, è invece nei mllsaici di S. Maria }Iaggiore attenuato dall'intenzione cii re ndere pill maestosa la scena, d o ncl e que ll a si mmetria e quel disporsi di fronte delle fi g ure che poi prevalse sempre p ill nella pittura medioevale. Tuttociò ci d imostra che i nostri \1111 saici no n possono risalire ael alta antichità. La targa con la iscrizione dedicatoria di Sisto 111 ag'gillnta al centro dell'arco trionfale fu una doverosa me moria, ch e fo rse esclusa dall'umiltà di quel Pontefice, fu invece posta d all 'immedi a to o da a ltro s uccessore per ricordare l'opera mag nificentissi ma compiuta ad o no re della Madre di I>io, d a quel grande vescovo, mentre occupava il s ublime seggio apostolico. Da tutto quanto h o sopra rife rito e discusso si può conclude re che sono i nostri a ntichi musaici opera del V secolo; dimostrai pure ch e anche le pareti della Basilica sono di tale tempo, ossia del V secolo, il ch e confe rma pienam ente l'epigrafe dedicatoria surrife rita, che cioè Sisto 111 edificò un nuovo sa n tua rio (uova /cll/j>ia ) dedicandolo a Ila EhIlU;XIlr;, cosa che pure ci na rra clello stesso papa il Libcr j>oll/~/imlis (2). (I) La grande varietà dei vesti menti civili e milita ri indossati d alle nume rose tig-ure che sono ne ll e nostre scene Illusi ve costituisconu una pag-ina inte ressantissima della storia del costume nel V sec()lo; tali ripr()duzion i hanno anche il vantaggio di esse re eseguite in pittura. Su questo a rgollle niu spero di puter presto puhblicare uno stud io speciale. (2) Il cele bre padre Gi useppe Hian chini ( ) dell'oratorio che fn teste de l1isu dei grandiosi restauri fatti da Benedettu XIV nella Basilica di S. :\Iaria :\'Iaggiure, ci lasciò in una nota manoscritta che si cunserva alla Valli celli a na fra le s ue copiose schede (T 75, fol. 2S5 e ss.) queste prel.iose notil.ie degli SGlVi fatti a quell'epoca ne l sottosuolo della nostra chiesa : «Nello scavare sutto il pavimenw de lla Basilica, si è riconosci m o, che tutto il sito di le i in a ltri te mpi e ra occupato da faljl >r iche riguardevoli, e che in appresso e ra divenuto uno scaric:ltoio de' materiali inutili della citti!; esse n' losi trovato pieno di terra riportata mescolata d i pezzi di matto ne, volg'armente detti tavolozza, di calcinacci, di frammenti di ma rmo lavurato, d i cocci, e si & incontrato U11 intreccio continuo di muri, più o m<!llo profondi; altri de' q uali e rano lavorati a curtina, ed altri alla saracinesca. Si veduti di più due pozzi, uno de' quali stava nel portico, vicino <llla porta clelia nuova scala, dentro il q u,lie e ravi una piccola brocca cii rame; il secondo stava ne lla navata della Paulina, vicin o alla Cappella Sforza. Dove piil, e dove meno si sono anondati g li scavame nti nella Basilica, secondo il diverso bisognu della fabbrica. Pel fonda mento dell'altar Maggiure si è scavato a fo ndo palmi 58 pe r le sepolture gr,lihli palmi 20; per le piccole palmi 14 ; e fin almente palmi 8 in circa per le buche da pianta rvi gli stili e1e' po nti necessari pe r g li doratori, ed altri artisti. In tal congiuntura, o ltre le slldctette scoperte, sottu palmi 8 in circa, nella navata grande vicino alla porta ciel campanile, si è veduto un pavimento di musaico rappresentante un g rottesco d i ottimo gusto, la vor:lto con pietruccie hianche e nere. Francesco F icoroni, antiquario d i nota e rudizione, lo disse un vestigio del te mpio di Giunone Lncina. Sotto p,limi 9 1 / 2 nell a navata d ella Paulina, avanti alla Cappella Sforz<l, si trovò una strada selciata appuntu come le antiche strade cunsulari, che ancur oggi in molti luog hi si con- I ~ - B oli. ri' A "Ic.

13 Donde possano provenire le magnifiche colonne che adornano la nostra hasilica non sarà difficile argomentarlo, mentre sappiamo che fino dal basso Impero nella costruzione cii monumenti, edifici, ecc., non si ebbe scrupolo cii ricorrere per il materiale occorrente alla spogliazione ed anche demolizione di!<ervano; la medesima tagliava ohliquamente la navata gnlll cl e, verso la porta, che collduce alla sagrestia. Sotto palmi 13, nella navata della Sistina, vicino alla sud.detta porta della sagrestia, si vicle un piantato cii grossi travertini riqlladrati, sopra ciel quale si alzava un muro semicircolare, lavorato a cortina; e allo stesso livello della detta navata, fra la Cappella Sistina e quella del Confalone, che oggi si dice del S. Crocifisso, o delle Reliquie, fu scoperta una piccola chiavica che tagliava a traverso la medesima navata. Sotto palmi 193/4, nella navata di mezzo, fu veduto un altro edifizio alquanto simile al suddetto, ma di llli più grande, il quale divideva in mezzo la lunghezza della stessa navata. Lo dicevano i periti ancor esso lina chiavica. lo per altro lo credetti pinttosto qualche conclotto cii una delle acque antiche cli Roma, che, a parere del Fabretti ascendevano al numero di tredici acque differenti, delle quali oggi solo tre ne abhiamo. Fimlimente sotto palmi 58, nello scavare il fondamento dell'altar Maggiore fu trovato Ull massiccio di selcetti, e allo stesso livello eravi il piano di alcuni corridori, scavati nel vergine, che erano alti palmi 8, larghi palmi 3. AI presente la huca, fatta pel detto fondamento, resta vuota, e la sua altezza si divide a mezzo da una v6lta; sopra la qu,i1e rimane la Cappella sotterranea del nuovo Altar Magg-iore in cui sono state situate diverse memorie del vecchio altare demolito». Negli atti capitolari eli S. Maria Maggiore al 31 gennaio 1563 travasi questa notizia: «decre\'erunt (Canonici) super quadam certa CUhHlIlW absconelita qua (sic) fuerit repertn retro sacristiam dictile ecclesiae (S. Maria Majoris ele Urhe] fieri dehere sex pallas pro ornamento chori». Di queste sei palle che S0l10 di alalw;tro rosa, quattro si conservano intatte nella nuov,l sagrestia e due furono segate per la decorazione marmorea fatta cla Pio IX dell'attuale confessione sotto l'altare papale. Si av\'erte che l'anticil sagrestia stava ~ul fianco sinistro della Ilasilica entrando dal portico dinanzi la facciata. Nella fig. 9 che ci rappresenta la hasilica di S. Maria Maggiore veduta dalla parte posteriore, si possono benissimo riconoscere a destra le rovine degli antichi edifici che stavano a fianco della chiesa e vicino all'antico sacrario. Questa figura riproduce un affresco esistente nella D'ran sala della Biblioteca Vaticana e che rappresenta la piazza dell'esquilino prima dell'apertura della granele strada diretta che elal Laterano arrivava alla Trinità dei Monti. Mi pare che tlltto quanto ho qui riferito confermi maggiormente la mia tesi che la basilica di Sisto 11 [ fu ricostruita sopra edifici più antichi esistenti sul luogo dove ora essa s rge imponente e maestosa. Alla Vallicelliana fra le schede del p. Giuseppe Rianchini (T 86) vi è una lettera di Pier Filippo Strozzi canonico della basilica di S. Maria Maggiore, il quale fu testimonio oculare delle innovazioni eseguite in qnesta chiesa al tempo di Benedetto XIV, e di tutto quello che vide lasciò memorie accuratissime. Orbene, il sullodato canonico Strozzi ci riferisce nella sopra citata lettera, in c1ata 30 dicemhre 1747, indirizzata al P. Bianchini (1. c., fol. 12 e segg.) circa lo scavo fatto nell'antico presbiterio, quanto appresso: «Ecco come stavano ultimamente il presbiterio e la trihuna. Ascolti adesso quanto si è osservato nel loro scavamento. fn primo luogu si è incontrato il muro di una tribulill vece/zia, il quale rasentava il pavimento e di quà e di li\ andava a terminare appiè del famoso arco di Sisto 1fT... Dopo il muro della tribuna vecchia nello sca\'are s'incontrò il masso cii 1111 secondo pavimento distante c1aj, superiore palmi 6 1/2 e anelando più sotto palmi I 1/2 se ne trovò un altro che appunto restava a livellu del pavimento del rimanente della chiesa». Il pavimento quindi del presbiterio, prima dei lavori di Benedetto, sarebbe stato elevato m. I,78 sul piano generale della chiesa. [l canonico Strozzi non ci fa sapere quale fosse la struttura ciel l11uro della tribuna di cui si rinvennero le fondazioni, notizia che sarebbe stata per noi molto preziosa per metterla in confronto col resto della 1l1Uratura antica della fabbrica di Santa Maria Maggiore. Che poi la Basilica di Sisto JII finisse con cotesta ahside o piuttosto che l'abside stessa fosse traforata da arcate collie congetturò De Rossi (I) e vi girasse attorno una galleria in prosecuzione delle navi laterali, ciò è impossibile decidere allo stato attuale delle (\) iuusaici, S, illa,.,'a ilfaggiùre,

14 - 147 monumenti pill antichi, e questa usanza diffusasi sempre plu nel crescente dilettare di perizia tecnica e di ricchezza, portò quasi alla necessità di adornare le costruzioni nuove con le spoglie dell'antichità, e quindi l~ nobili colonne, gli artistici capitelli, le ricche marmoree trabeazioni, ecc., che aggiungono tanto cose. Oa un istrumento esistente nell'archivio Liberiano in data 3 gennaio 1573 risulta che il transetto cii S. :\'Iaria Maggiore era sopraelevato al livello del pavimento della basilica e che facendosi lo scavo «ad erectum adaequancli ipsam superiorum partem cum planitie partis inferiori" ipsius hasilicae~, venne in luce nel sottosuolo della nave traversa a sud-est, l'urna in cui era racchiuso il corpu di Nicolò I V «cum sui nomirois inscriptione et titulo». Il chiarissimu prof. Rodolfo Lanciani, possessore di una preziosa cartella contenente stampe e disegni relativi alla l';lsilica di S. Maria lvlaggiore, gentilmente mi favorì (permettendo di utilizzarla) una pianta parziale della t1\ollumentale chiesa mariana esquilina, disegno originale dell'architetto Ferdinando Fuga che ideò e diresse i grandiosi restauri fatti nella suddetta a spese di Benedetto XIV. Tale disegno, copiato dall'egregio amico architetto Camillo Ciavarri, viene qui riprudotto con l'aggiunta della misura iconografica e calcoli delle navate grandi e laterali (fig-. IO). Si avverta però hene che la pianta ciel Fuga non è completa ed ahbraccia solo il piano clelia basilica dalla linea dell'arco trionfale alla linea del muro del campanile cui è appoggiata la cappella ora Patrizio Nel rilevare detta pianta si vollero far cunoscere le varie strutture e sovrapposizioui come da nnnessa leggenda. Sopra le colonne della nave ccntrnle si elevano ancora intatti i muri orig-inali di Sisto I II, che pure si consen'ano quasi intieri nelle mura perimetrali della basilica sopra la rientranza fra un pila~tro e l altro. <Juando feci i saggi sulle varie strutture esistenti in S. Maria Maggiore dovetti constatare che sul destro e sul sinistro del transetto (ch'è lungo , lnrgo ,8r ed 11<1 In stessa altezza della nave centrale) la costruzione del nncleo interno ed il p;,rnmento esterno che lo riveste è di opera trecentesca (salvo alcune riprese di l1luratura fatte più tardi all'epoca di Uenedt:tto X Il I, r724-i730), ciò che confermn pienamente l'iscrizione commemorativa di Nicolò IV:... Quarttts papa fltit Nicola.us Vir.t;inis aedem IU/IIC lapsalll 1'efecit jitq/le velllsta nova... Che poi detto lavoro riprendesse le antiche fonda;doni, o fosse una nuova costruzione non posso dirlo perchè tale saggio di accertamento, dato lo stato attuale della hasilicn nelle parti inferiori del transetto e della tribuna, è inattuahile. Certo che una nave traversa così angusta e così elevata non è l1iolto in nccordo con le grandiose linee architettoniche del resto del l1l0numento. Nella parte snperiore di questo transettn fra le volte costruite nel sec. XV dal Cardinale d'estouteville ed il tetto, esiste parte dell'antica decorazione fatta dai pittori e l1l0saicisti toscani clelia fine del sec. XliI e principio del XIV. Si vedono pure lassì\ alcuni mollaci intagliati alla gotica, dal che si può ritenere che il tetto originale clelia nave tmnversa, cui quelli appartenevano, fosse coevo delle pitture. Aggiungo qni alcune vedute per maggiore chiarezzn. La figura I I riproduce la parte superiore della hasilica col tetto della navata grande ed in fondo il transetto con i snoi fianchi destro e sinistro e relativo coperti me ; in essa risalta anche il collegamento dei dne tetti. La figura 12 riprodnce il finnco esterno verso est del transetto. In essa si rileva chiaramente la costruzione trecentesca. AI vertice, sotto la gronda del tetto, si ammin.l una cornice superiore con lllensole di marmo e mattoni a segn che caratterizza lo stile di qnell'epoca. Il fronte esterno verso nord-est del transetto terminato n timpano è!iprodotto nella figura 13. Si vedono qui chiaramente dne avancorpi all'estrel1liti\ laterali che si estendono ancora sni fianchi. 'Snllo stesso frollte slnnno due finestre, nlln superiore rettangolare ed una inferiore rotonda. Nella figllfa 14 è riprodotto l'esterno dell'abside con le pareti adiacenti e gl'ingressi alla basilica aperti dal Card. d 'Estouteville e come si vec1e\"ano al r621. Le finestre ogivali (I) ed i (I) Le finestre della tribuna mi~urano m. 4,3S X 1,83 e li all'interno sono s[rombate. Nel disegno si vedono riempiti da colonnine ed,archelli acuti di marmo. Il muro aulico misura m. 0,95 di spessore. L'esterno dell'abside fu da Clemenle X nel 1673 racchiuso entro una fl1unllura cur\"a rì\'eslita di travenini e che ha uno spessore di m. 1,38,

15 - ]48-- splendore alle nostre basiliche, si può affermare con quasi sicurezza che sieno state ricavate da edifici più antichi (I). Tali certamente furono le colonne scanalate ecl i capitelli corinzi cii Santa Sabina, basilica coeva della nostra; così pure provennero eia un eclificio pagano i colonnati dorici con archi clelia basilica romana cii S. Pietro in Vincoli, costrutta anch'essa nella prima metà ciel secolo V. (;-lova:-jni B[A~TOTTI. vecchi muri sussistono per buona lùrtuna tuttora malgrado i tentativi fatti dagli 'Hchitetti che lavorarono a S. Maria Mag-giore in epoche posteriori, particolarmente Bernini, (che aveva un progetto d'ingrandimento dell'abside) per farli scomparire. La stampa del De Angelis (fig. I4) qui riprodott;l~ ha un particolare interesse; nelle medesime si discernono bene le colollne di angolo (Iesene) rilegate da un cornicione a modig-lioni di marmo, un fregio d'imposta, le ogive appoggiate sopra una fascia che risalta agli ang-oli infine diverse pitture. <Jueste sono cii pii! epoche; quelle del basso riproducono le armi deg-li ultimi Papi che fecero esegnire lavori nella basilica e specialmente di Sisto V. Quella al disotto clelle ogive nei timpani delle graudi arcale sembrano del sec. XII!. Il soggetto di mezzo rappresenta l'odig itria, detta Madonna di S. Luca, fra due angeli in adorazione. Gli altri timpani portano figure separate con palmizi nel mezzo. :'vlalgrac1o la rozzezza dell'incisione si riconoscono ancora sul freg-io d'imposta disegni caratteristici ciel sec. XIII e che corrispondono con gli avanzi di l11usaici ancora visihili snlla facciata dell'ara Coeli. (I) Un decreto degl'imperatori Teodosio II e Valentiniano IU del 435 d. C. riguardo alla demolizione dei templi pagani, ordinava: «CUl1ctaque eorum fana, tempia, delui>ra, si qua etiam 1I11l1C restant integra, praecepto Magistratnnm destrui praecipil1\ns», cfr. Codice Teodosiano (ediz. Goclifred., XVI, IO, 25). Se t<llvolta regnanti cristiani somministrarono nel sec. IV e V pietre nobilissime ed altri ornamenti fatti vellire da lontani paesi per il decoro delle chiese della nuova religione, ciò fu in via eccezionale e non cii regola generale. COlue pure sappiamo che il romano emporium rigurgitava di preziosi materiali cii marmo di ogni genere, che lavorati e trasportati per altri scopi 11nir(Jno però ad essere utilizzati nelle ~acre costrnzioni. Riguardo poi alle nostre colonne il sulloclato G. Flianchini (I. c., T 75, 44 I fol. e 55.) ci fa sapere che per uguagli<lre le difterenti loro altezze si fecero i zoccoli di bardiglio da Benedetto X IV: che alle medesime fll imposto un nuo,'o collarino a capitello per essere gli antichi molto corrosi dal tempo e che tutte furono fusate e ripulite, ma il diametro di palmi 3 1/2 che si diede alla maggior parte di esse, non si potè avere in tutte melltre alcnne mancavano clelia grossezza necessaria per ricavarvi detto diametro. DOTT. "RDVINO COL.'\SANTI, Hcd"t/ore respollsabile. I~oma, IYl;j - Tipografia Editrìcp. Homana, via della Frezza.57-b1.

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