Internet 3.0 DARKNET 1.0 di Alessandro Bottoni

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1 A P Mensile edito dall'associazione di promozione sociale senza scopo di lucro Partito Pirata Iscrizione Tribunale di Rovereto Tn n 275 direttore responsabile Mario Cossali p.iva/cf R I L E anno 1 numero 5 5 prezzo di vendita: OpenContent (alla soddisfazione del lettore) Internet 3.0 DARKNET 1.0 di Alessandro Bottoni La posizione dominante di Microsoft, un danno per l'economia e la collettività di Simone Piccardi Spreco vs risparmio di Federico Bruni Daniele Masini intervistato da SCARICHIAMOLI.ORG Rimborso sistema operativo Windows: facciamo chiarezza in ultima il modulo per il rimborso

2 A lungo termine (10 20 anni), è possibile che si assista ad una rifondazione di Internet su altre basi tecniche, in particolare all'abbandono dell'attuale stack TCP/IP (ed in particolare di IPv4) in favore di uno stack di protocolli in grado di garantire una maggiore sicurezza ed un maggiore controllo. Vedi, ad esempio: Si noti che esiste realmente un gravissimo problema di sicurezza e di affidabilità della rete. Ad esempio, è facilissimo produrre un messaggio di posta che sembra provenire da un certo utente, ad esempio da George W. Bush, e da una certa macchina (il suo PC sul tavolo della sala ovale) ma che è in realtà il frutto di una completa contraffazione. Dimostrare che si tratta di una contraffazione può essere molto dificile (perchè questo richiede l'accesso a tutti i server attraversati dal messaggio durante il suo viaggio). Si vedano, ad esempio: e Di conseguenza, la rifondazione di Internet sulla base di uno stack di protocolli nuovi e più sicuri sarebbe effettivamente una cosa desiderabile. Qualche tentativo è già in corso, ad esempio, sempre nel caso della posta elettronica, si stanno sviluppando ed implementando sistemi di posta tesi proprio ad eliminare il problema dello spoofing (vedi: e La logica con cui questa rifondazione di Internet potrebbe avvenire è sostanzialmente questa: 1)Devono essere resi identificabili con facilità e con sicurezza gli utenti e le macchine connessi ad Internet. Questo si può ottenere in vari modi, ad esempio usando delle Trusted Platform ed il protocollo TNC, ed è assolutamente necessario per rendere possibile il controllo della rete. 2)I protocolli di rete devono essere ridefiniti per tenere conto dei necessari controlli sulla identità dei soggetti, dei necessari controlli sulla integrità dei dati e dei necessari controlli sulla correttezza delle operazioni. Questo, in pratica, significa che si deve passare ad un uso ampio e profondo di tecniche crittografiche in rete. 3)Sulla rete, devono essere consentite solo le operazioni che rispettano realmente le specifiche dei protocolli (come fanno già ora gli "stateful firewall"). Tutto il traffico che non si attie ne a queste regole, deve essere rigettato. Il premio che si otterrebbe da questo ipotetico stack TCP/IP Versione 7 (la versione corrente è la 6) sarebbe una rete sicura ed affidabile, libera da problemi di phishing, spamming e via dicendo. Freenet 1.0 e Darknet 1.0: la libertà e l'anonimato Non è però detto che questa nuova Internet ultrasicura, ma anche ultra-controllata, sia la Internet che tutti vogliono. Esiste una vasta comunità di utenti, di cui fa parte anche l'autore di questo articolo, che sente il bisogno anche di un'altra Internet, cioè una Internet in grado di fornire queste funzionalità: 1)Accesso libero e gratuito. Questo può essere ottenuto per vie politiche e commerciali sulla Internet tradizionale ma, soprattutto, è una funzionalità che può essere ottenuta facilmente "dal basso" con reti P2P (reti "mesh") come FON, CuWin e Netsukuku. 2)Navigazione anonima o comunque non sorvegliata. L'utente non deve essere identificabile o comunque la sua navigazione non deve essere tracciabile da un punto di vista tecnico. 3)Net-neutrality: tutto il traffico di rete, simpatico od antipatico che sia, deve essere trattato allo stesso modo. 4)Attenzione ai diritti degli utenti/navigatori. Gli interessi economici (ed i privilegi) degli operatori devono essere attentamente bilanciati con quelli degli utenti. La rete è di tutti, non solo di chi detiene le chiavi dei router. Questo modo di intendere la rete ha portato a vari progetti, tra cui:http://www.autistici.org/it/-http://freenetproject.org// (vedi anche: (vedi anche: Si noti che non tutti ritengono necessario il requisito dell'anonimato dell'utente. Le reti che non lo ritengono strettamente necessario vengono spesso classificate come semplici "freenet" ("reti libere"). Le reti che invece pongono l'accento proprio sull'aspetto dell'anonimato e della non rintracciabilità, vengono spesso chiamate "darknet" ("reti oscure") o reti "P2P anonime". Di fatto, c'è bisogno di entrambi i tipi di rete, anche se per applicazioni diverse. Ad esempio, è piuttosto ovvio che siano necessari sistemi come invisiblog.com, MUTE, ANTs P2P e Publius per rendere inefficace la censura messa in atto dai sistemi dittatoriali che affliggono ancora mezzo pianeta. Sull'altro lato, è chiaro che molti nostri utenti si accontenterebbero di cose meno esoteriche, come le estensioni TOR "TorButton" o "eztor" di Mozilla Firefox.

3 & Co. tutto gratis... dall'istituto E. Majorana di Gela Ma com è possibile che la gente non si rende conto di avere tanto software libero a portata di mano e gratuitamente e paga profumatamente le licenze di tanto software commerciale, per avere le stesse prestazioni e spesso pure inferiori?" Questo è quello che si sono chiesti all'istituto E. Majorana di Gela in Sicilia. Su iniziativa del Prof. Ing. Antonio CANTARO l'istituto sta portando avanti un progetto dedicato al software libero (open source). Il progetto è ambizioso ma fattibile. Ecco cosa dice il docente fautore dell iniziativa:... Probabilmente siamo l unica scuola della Sicilia o almeno una delle pochissime, ad avere un aula computer, da 16 postazioni, funzionante completamente ed esclusivamente col software libero, ovvero Linux in versione Debian (Ubuntu 7.10), OpenOffice & Co. Quali sono i vantaggi? Vi narro, per iniziare, un piccolo aneddoto. Verso ottobre del 2007, sono venuto a conoscenza che la nostra scuola era in procinto di ricevere una fornitura di computer per la nuova aula d informatica. Il nuovo Dirigente scolastico, Prof. Vito PARISI, venuto a conoscenza delle mie competenze nel settore, mi chiese di dare un occhiata al contratto di fornitura. Erano previsti un totale di otto computer con relativo software a pagamento. Troppo pochi per avere un aula in grado di ospitare una classe. Sapete com è finita? Con gli stessi soldi, grazie anche al vincitore della gara, Sig. Barone di Gela, i computer sono diventati ben 16 (dico sedici), in grado di soddisfare appieno i bisogni di un intera classe. Vi chiederete come abbiamo fatto. Semplice, abbiamo sostituito tutto il software a pagamento previsto dalla fornitura (che poi non era neppure molto, sempre per questioni economiche) con software libero e gratuito. Quindi, prima ancora che il progetto software libero decollasse, abbiamo ottenuto, praticamente, il raddoppio delle postazioni computer. Ecco alcuni stralci del progetto:. Il progetto si prefigge lo scopo di rendere la scuola fruitrice e promotrice delle libere risorse software (open source) oggi copiosamente disponibili e di ottima qualità. Gli obiettivi principali: 1) - Abnorme risparmio economico, in termini di acquisto ed aggiornamento di software. Un computer per potere funzionare necessita almeno di un sistema operativo fino ad oggi praticamente Windows - ed un software tipo Office fino ad oggi con monopolio Microsoft Office. Per una utilizzazione del computer che vada appena oltre queste necessità primarie, bisognerà istallare un antivirus, un prodotto per la masterizzazione, uno per la grafica, uno per il disegno CAD e tanti altri alla bisogna, secondo le esigenze operative. Col software open source tutto è gratuito. Si otterrà un risparmio di primo impianto variabile da un minimo di 300,00, fino a svarite migliaia di euro per ogni computer. Successivamente si otterrà di un risparmio minimo di almeno 100,00 per computer e per anno che potrà arrivare a svariate centinaia di euro, secondo il software installato. 2) Possibilità di utilizzare hardware, anche datato, che risulta vetusto per la folle corsa alle prestazioni esasperate proposte dalle software-house e dai produttori di hardware. Oggi si tende a definire vetusto un computer dopo solo pochi mesi dall acquisto in quanto si è innescata una corsa al superfluo che viene presentato come necessità. Effetti grafici stupefacenti ma di nessun riscontro pratico, video giochi esasperati ma che nulla interessano nel campo del lavoro, della produzione e dell ufficio. Tale hardware, erroneamente considerato datato, si dimostra perfettamente utilizzabile col software open source. Quindi possibilità di riutilizzare quanto depositato in magazzino o quanto si può ottenere in donazione dalla imprese e dalle industrie presenti nel territorio. 3) Entrate economiche per le scarne casse scolastiche derivanti dall attività di formazione del personale degli Enti Locali. La scuola, infatti, potrà formare il personale, di altre pubbliche amministrazioni, all utilizzo dell open source. Si avrebbe il duplice effetto di ottenere risorse finanziarie e consentire un enorme risparmio alle medesime amministrazioni. Tanto, in un secondo momento, potrà estendersi all intero territorio (imprese, professionisti, ecc ).

4 in ambito regionale, considerando sia il pubblico quanto il privato, ammontano a non meno di (diconsi nove milioni di euro, sicuramente sottostimati). Pur tuttavia se le superiori cifre sono ambizione, anche il raggiungimento del solo 30% degli obiettivi ipotizzati, seppure nel corso di alcuni anni, significherebbe una notevole vittoria ed avrebbe dato origine ad un inversione di tendenza che vede il sud e la Sicilia in particolare, quale cenerentola delle regioni per sviluppo ed intraprendenza. Con la dovuta diffusione di questa iniziativa, anche con l ausilio dei media, si otterrebbe, oltre un consistente risparmio economico, anche una rivalutazione, estremamente positiva, dell immagine della scuola, della città e dell intera regione siciliana. L unica cosa che non deve mancare è il coraggio, anche se l obiettivo sembra difficile da raggiungere, l importante è iniziare e poi la metà s avvicinerà sempre più. Ciò che poteva sembrare un utopia si trasformerà in realtà e la meta sarà sempre più vicina e facile da raggiungere. La storia è piena di esempi così strutturati, come, ad esempio, quello di un ragazzo argentino assunto dalla provincia di Bolzano, da solo ha lottato, all inizio contro i mulini a vento. Poi, invece, in pochi anni, grazie a lui, l intera amministrazione provinciale ha adottato l open source. Oggi la provincia di Bolzano non spende un solo euro in software. Questa storia ha avuto inizio solo qualche anno addietro e questa non è una favola ma la sola verità. In ultimo e non per ultimo, si deve considerare il fatto che, docenti, alunni e personale in genere, potrebbero portare, liberamente, a casa qualsivoglia software col solo costo del supporto (CD o DVD che non supera i 50 centesimi di euro), senza incorrere in sanzioni legali. Anche i meno abbienti avrebbero la possibilità di utilizzare, in casa, ogni sussidio didattico, gratuitamente e senza onere o rischio di sorta. Non si deve dimenticare che molte distribuzioni (distro) di linux sono dedicate proprio alla didattica, partendo dall età prescolare fino ad arrivare all università e contengono tantissimo software per l insegnamento, l approfondimento e le esercitazioni inerenti le varie e molteplici discipline di studio, compresi corsi per l ECDL patente europea. Il testo è stato tratto liberamente dal sito per gentile concessione del prof. ing. Antonio Cantaro Spreco vs Risparmio di Federico Bruni Come è possibile che lo Stato butti via così tanti soldi per pagare licenze di software proprietari che potrebbero essere tranquillamente sostituiti dal software libero? Chi usa con soddisfazione da anni GNU/Linux, OpenOffice, Firefox e tutto il corredo di software multimediale che accompagna ogni distribuzione Linux non può che assistere esterrefatto al continuo spreco da parte di scuole e Pubblica Amministrazione. Sappiamo bene che buona parte del problema è di tipo politico: le aziende che producono software proprietario sono grandi multinazionali che hanno squadre di esperti lobbisti pagati profumatamente per influenzare le decisioni nei più importanti Parlamenti del mondo. Il software proprietario del resto ha bisogno anche dell'aiuto delle leggi e quindi dei governi per mantenere il proprio potere (si legga l'articolo di Simone Piccardi). Non si può tuttavia negare che esiste anche una resistenza psicologica all'adozione di nuove tecnologie. Molto spesso continuiamo a sprecare le nostre risorse semplicemente perché non conosciamo le alternative, e se anche le conosciamo qualcosa ci blocca dal dare inizio al cambiamento. Questo succede anche in ambiti diversi dall'informatica. Si pensi al problema dell'energia. Il costo delle fonti energetiche cresce continuamente, ma invece di adottare tecnologie e comportamenti capaci di ridurre drasticamente i consumi ci si appella a tecnologie rischiose come il nucleare. Forse converrebbe prima tappare i buchi e le perdite del sistema energetico. L'articolo dell'istituto Maiorana mi ha fatto venire in mente le Esco (Energy Service Company), società che si occupano di ridurre i consumi degli edifici attraverso interventi di efficienza energetica. Anche queste società cercano di sottolineare l'aspetto del risparmio, infatti i clienti non fanno altro che investire in un intervento che garantirà un risparmio costante dopo un certo tempo: in pratica, pagano alla Esco il denaro che - in seguito al suo intervento - risparmiano su ogni bolletta, fino a quando non si raggiunge la somma preventivata inizialmente. Da quel momento in poi iniziano a beneficiare del risparmio. Anche l'adozione del software libero può essere vista in questa prospettiva, e la scuola è sicuramente il luogo strategico da cui far partire una sua diffusione di massa. Quella dell'istituto di Gela non è l'unica iniziativa, la più famosa è probabilmente quella di Bolzano: Per le scuole che volessero intraprendere simili esperienze segnaliamo altri link utili:

5 La posizione dominante di Microsoft, un danno per l'economia e la collettività di Simone Piccardi Recentemente si sono accesi i riflettori della stampa su una situazione che da anni viene a costituire un problema serio per un equilibrato sviluppo della società dell'informazione. Sono passati infatti pochi mesi dalla condanna definitiva in sede europea della Microsoft per abuso di posizione dominante, condanna che è salita agli onori della cronaca per la pesantissima multa, quasi 900 milioni di euro, comminata alla stessa azienda per non aver desistito dalle pratiche stesse, ottemperando per tempo alle prescrizioni emanate a suo tempo dalla corte di giustizia europea. Le conseguenze pratiche per gli utenti di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti, ed in particolare la pratica commerciale di rendere praticamente inscindibile la vendita della licenza di Windows da quella del computer su cui lo si fa girare è già stata affrontata nello scorso numero. E benché la meritoria azione dell'aduc abbia permesso di ottenere un risultato significativo, il solo fatto che si sia costretti a ricorrere in giudizio per quello che dovrebbe essere garantito se non altro per un minimo rispetto delle regole di concorrenza e pari accesso al mercato, è un indice significativo della gravità della situazione. Ma al di là delle difficoltà che possono essere subite dalle singole persone, che vedono i loro diritti lesi in questo ed in molte altre forme, questa situazione comporta dei danni di natura più generale che è quanto vorrei tentare di affrontare in questo articolo. In questi giorni l'associazione per il Software Libero e il capitolo francese della Foundation for a Free Information Infrastructure, promuovono la diffusione di uno studio di Antonio J. Russo, dal titolo Il ruolo dello stato nella costituzione di posizioni dominanti nel settore dell'informatica. In questo articolo, liberamente disponibile in lingua francese sul sito dell'associazione(1), l'autore ci propone un'analisi dettagliata del problema dal punto di vista macroeconomico, appoggiandosi sui dati di bilancio della Microsoft stessa e sui documenti statistici ufficiali pubblicati dai diversi Stati europei. Il fondo della questione resta il fatto che tutto il software proprietario (di cui Windows è solo l'esempio più noto), software cioè di cui non si conosce il funzionamento, ed il cui uso viene governato in maniera esclusiva dai permessi (la licenza) che il fornitore vi concede, provoca irrimediabilmente una situazione di monopolio di fatto in cui si ha un rapporto squilibrato fra il fornitore ed il cliente. Nel caso di un libro, il diritto d'autore che regola i rapporti fra autori, editori e lettori, concede a questi ultimi alcune libertà ritenute da sempre legittime e ragionevoli. Una persona che acquista un libro può di fatto cederlo a titolo oneroso, regalarlo o prestarlo ad un altra persona senza chiedere un'autorizzazione all'autore o alla casa editrice. Contrariamente a quanto accade per le opere stampate, nel caso del software il detentore dei diritti d'autore ha un potere molto più grande in confronto agli altri soggetti, per cui azioni come quelle precedentemente descritte diventano illegali (esistono delle licenze di software piuttosto restrittive, che vietano, ad esempio, la cessione del programma a qualunque titolo, fosse anche per fare un regalo). Questa situazione di pesante squilibrio dei diritti provoca in maniera quasi automatica l'emergere di posizioni dominanti e monopoli di fatto. Per di più le caratteristiche peculiari del software favoriscono questo andamento, infatti siamo di fronte ad un bene immateriale di cui esistono due forme, quella binaria che può essere solo usata, e quella sorgente che permette di capirne il suo funzionamento ed eventualmente migliorarlo e adattarlo ai propri bisogni. E' sotto gli occhi di tutti come nell'ambito del software proprietario praticamente in tutti i campi esiste un prodotto che detiene la stragrande maggioranza del mercato,(2) con i concorrenti che ricevono solo le briciole. Per capire meglio questo aspetto cominciamo a vedere qualche dato, tratto dallo studio di Antonio J. Russo che, per nostra fortuna, ha deciso di pubblicare la sua opera con una licenza libera che ci consente di riprodurla per qualsiasi mezzo. Le 100 più importanti imprese europee produttrici di software proprietario fatturano globalmente Le 10 più importanti imprese europee produttrici di software proprietario fatturano cioè il 68,20% del totale. Le 3 più importanti imprese europee produttrici di software proprietario fatturano : il 54,10%. SAP, la principale impresa europea produttrice di software proprietario fattura pari al 42,58% del totale. Se guardiamo gli utili la situazione non cambia, le 100 più importanti imprese europee produttrici di software ottengono globalmente un utile netto

6 in Italia, che sono soggette ad un regime di tassazione molto più alto. Nonostante la condanna per abuso di posizione dominante però si sono avute ben poche azioni volte a bloccare il perpetrarsi della situazione e a tentare di porre argini al monopolio. Anzi spesso le amministrazioni e gli enti pubblici si danno da fare per incentivarlo e favorirlo, ad esempio: la gran parte delle gare pubbliche di appalto per acquisizione di software contravvengono le normative nazionali ed europee indicando esplicitamente l'acquisto di uno specifico prodotto di una determinata azienda. la gran parte delle amministrazioni pubbliche pubblicano dati e distribuiscono applicazioni che si possono leggere o usare solo con un certo programma o su un determinato sistema operativo. la gran parte delle scuole e degli enti formativi insegnano ad usare programmi e sistemi operativi di un certo fornitore, costringendo così gli studenti all'acquisto dello stesso programma per poterlo usare a casa ed in seguito nella loro professione. la quasi totalità dei computer nuovi continuano ad essere venduti imponendo agli utenti un determinato software ed occorre andare in tribunale per affermare il proprio diritto a non acquistare un software che non si desidera. In sostanza non solo lo Stato, nelle sue amministrazioni, resta inattivo per impedire il perpetrarsi di questa posizione dominante, ma spesso contribuisce a mantenerla o ancora peggio a rafforzarla, con un danno diretto nei confronti di tutte quelle realtà che stanno cercando di sviluppare un modello alternativo, quello del software libero, che presenterebbe anche un notevole ritorno sul piano economico per lo Stato stesso. Il software libero infatti è caratterizzato dal fatto che può essere usato, distribuito, studiato e modificato liberamente, e senza che nessuno possa ritirare questi diritti. Questo lo rende automaticamente immune da ogni possibilità di monopolio perché qualunque azienda lo voglia utilizzare o voglia svilupparlo potrà accedere a tutta la tecnologia disponibile, con il solo limite del tempo investito per lo studio e l'acquisizione delle relative competenze. Questo comporta che non si può avere una posizione dominante e che si crea una sana competizione fra attori economici che comunque sono vincolati a collaborare per lo sviluppo del patrimonio comune, generando innovazione. Il software infatti è essenzialmente un servizio (alla fine lo si usa per far funzionare un computer) e non un prodotto. Tutta l'economia del software libero riflette questo concetto, e si basa appunto sulla fornitura di servizi (di consulenza, sviluppo, assistenza, ecc.) Questo significa anche, dato che i servizi sono naturalmente legati al territorio, che l'economia del software libero è intrinsecamente locale, per questo lo Stato dovrebbe avere un interesse diretto nello sviluppo di imprese che lavorano con questo tipo di modello, perché quanto viene prodotto genera reddito (e tasse) sul proprio territorio. I dati che abbiamo appena visto ci dicono che spesi in licenze Microsoft (o altre aziende multinazionali di software proprietario) sono in negativo per la nostra bilancia commerciale con la conseguente perdita di tasse, lavoro e indotto. Mentre spesi in servizi sul software libero restano in Italia, generano reddito locale, lavoro per i nostri concittadini ed introiti per l'erario. Ci sono alcune cose che possono essere fatte con relativa semplicità, posto che ci sia la volontà politica di farlo e che gli interessi nazionali prevalgano su quelli dei lobbisti stranieri. Sarebbero semplici azioni che consentirebbero di mettere un argine al monopolio di fatto e dare un impulso alle aziende che lavorano con software libero: migrare le scuole a software libero, l'esperienza del progetto FUSS (www.fuss.bz.it) dimostra che è possibile farlo senza problemi da subito; rispettare la legge nei bandi pubblici e richiedere sempre la valutazione comparativa, dare inoltre la preferenza a soluzioni libere; rispettare la legge e richiedere la proprietà del codice sviluppato per le pubbliche amministrazioni con soldi pubblici, ma oltre a questo renderne per legge (salvo eccezioni da motivare esplicitamente) automatico il rilascio con licenza libera; regolamentare la vendita congiunta, prevedendo per legge l'indicazione esplicita del costo del sistema operativo e la possibilità automatica di non averlo; rispettare la legge sui formati e l'accessibilità, sanzionando le pubbliche amministrazioni e gli uffici che diffondono documenti in formati proprietari e promuovere l'uso dello standard internazionale ODF (Open Document Format) per i documenti. Speriamo che nella prossima stagione della politica italiana vi siano delle persone impegnate nello sviluppo economico e tecnologico del nostro paese, e che questo argomento di vitale importanza per il nostro futuro venga finalmente trattato con la serietà e la perizia che merita. Simone Piccardi

7 col quale l'utente si deve trovare in contatto, definisce il modo con cui l'utente deve usare il computer e determina il tipo di software applicativo che l'utente potrà installare per il proprio lavoro. Dal punto di vista economico invece il costo di un sistema operativo è del tutto trascurabile rispetto all'hardware laddove lo si può ottenere gratuitamente o comunque a costi contenuti, sempre che addirittura non lo si possegga già. Vista quindi l'importanza di un sistema operativo si capisce come sia fondamentale per l'acquirente poter scegliere il proprio PC per le sue caratteristiche tecniche hardware e che non sia invece costretto a farlo perché "contenitore" di un determinato sistema operativo preinstallato piuttosto che di un altro o nessuno. E vista la scarsa rilevanza economica del sistema operativo si capisce che per il produttore non c'è nessun vantaggio economico né ostacolo tecnico a fornire PC senza sistema operativo. Ma allora perché questo atteggiamento? Vediamo come stanno le cose. 2 Le terribili conseguenze dell'aggressione 2.1 La tassa Microsoft Sono veramente tante e molto pesanti le conseguenze di questa aggressione da parte di Microsoft al mercato, alla concorrenza ed ai consumatori. Andiamo ad elencare. Partiamo con il fatto che i dati del mercato vengono falsati poiché esistono migliaia di licenze vendute ma inutilizzate e buttate via, tant'è vero che molti paragonano questo costo ad una tassa. Una volta si combatteva la pirateria di chi usava il software senza licenza, adesso i pirati stanno dall'altra parte e ci sono più licenze vendute che utenti. Chi non vuole il sistema operativo che è stato preinstallato sul computer che ha acquistato è costretto a toglierlo e buttarlo via a proprie spese, dal momento che un requisito fondamentale della licenza OEM è l'inscindibilità dal PC col quale è stato acquistato. Secondo quanto scritto nella EULA non e' possibile installare il software su altro PC rispetto a quello con cui è stato comprato ne tantomeno venderlo separatamente. Proprio sul concetto di inscindibilità dobbiamo soffermarci: poiché nei fatti le licenze OEM (e citiamo il sito della Microsoft 5) "nascono e muoiono con il PC stesso", non sono trasferibili su altro PC - a differenza delle RETAIL - e se, ad es. dopo un anno dall acquisto si dovesse sostituire l'hardware si sarebbe costretti a ricomprare anche la licenza D'USO del software. Per contro, a dimostrazione della scindibilità e dell arbitrarietà della tesi contraria, se si cambiassero tutti, e si sottolinea TUTTI, i componenti interni dell hardware ma NON anche il case (ossia l involucro esterno del PC su cui è generalmente applicato il COA ovvero Certificato di Autenticità, paradossalmente un "componente" sul quale nessun tipo di software può verosimilmente "girare") nessun termine di contratto verrà estinto. In questo modo sembrerebbe potersi sostenere che l hardware a cui si fa riferimento nella licenza non è altro che il COA stesso. Questo meccanismo è assolutamente abusivo e vessatorio dal momento che anche nella cosiddetta vendita in bundle (ovvero due o più prodotti abbinati), una volta acquistati dall'utente i prodotti riprendono la loro identità ed indipendenza l'uno dagli altri. 2.2 Di chi è la licenza di Microsoft Windows? La risposta sembrerebbe scontata ma così non è. La prima frase in cui ci si imbatte leggendo la EULA OEM è questa: "Le presenti condizioni costituiscono il contratto tra il licenziatario e il produttore del dispositivo che distribuisce il software", quindi non tra Microsoft e l'utente finale ma tra il produttore del PC e l'utente finale. Questo "scambio di persona" serve per farci credere che il software in questione sia in qualche modo del produttore OEM che quindi è perfettamente libero di installarlo sui propri PC, come fa ad esempio la Apple sui suoi Mac (d'altronde la Apple è da sempre un sogno per il sig. Gates, quasi un incubo). E da questa stortura nascono molti altri problemi poiché per reggere la parte, oltre che sostituirsi nominalmente nel contratto, l'oem deve anche sobbarcarsi il carico del rimborso, dell'assistenza ed in generale di tutti quei rapporti con l'utente finale che altrimenti competerebbero al vero proprietario del software.

8 dunque legittimamente negarlo, o, come accaduto nel caso in questione, subordinarlo alla restituzione dell'hardware. Ovviamente le case produttrici, che per somme minime sono disposte a dispendiosi processi anche di appello, se ne guardano bene dal chiamare in causa Microsoft, che pur accusano, per difendersi dal rimborso. L'estrema difesa dei produttori, anche con argomentazioni così artate e strumentali, rende difficile, lungo, dispendioso, incerto e dunque inefficace, difendere il proprio diritto in tribunale(6). Occorre una soluzione a monte. 2.4 L'assistenza e lo scarica barile Un altro punto critico di queste licenze OEM è l'assistenza che deve ricevere l'utente nel caso in cui abbia problemi con Windows. Normalmente ci si aspetterebbe che questa venisse fornita del produttore del software invece la EULA OEM impone al produttore del PC di farsene carico; Microsoft si toglie così ancora una volta da ogni bega. Purtroppo non sono molti i produttori che la fanno, spesso invece dicono di non essere loro a doverla fare e di contattare Microsoft con un evidente rimpallo di responsabilità del quale l'unico a fare le spese è il solito consumatore. Anche perché si può ragionevolmente pensare che la competenza di chi ha creato il software e che quindi lo conosce nell'intimo, non possa essere quella di un produttore di computer, per quanto preparato. 2.5 Dov'è finito il CD di Windows? E' diventata prassi comune non fornire più il CD di Windows OEM, al più insieme al PC viene consegnato il cosiddetto "Disco di ripristino" ma ormai sta sparendo anche questo; normalmente il sistema di ripristino viene inserito in una partizione di circa 5-6 Gbyte dell'hard disk (che per un disco di Gbyte sono il 10 %!!). Questa prassi ha diversi svantaggi per l'utente come ad esempio la considerevole quantità di spazio perso sull'hard disk, o quello di non poter eseguire una re-installazione del sistema sul sistema già presente, pratica comunemente utilizzata per risolvere problemi di degrado del sistema operativo e molto utilizzata perché si degrada spesso e perché consente di mantenere tutti i dati sul sistema, compresi i programmi già installati. Viene anche precluso l'uso di una serie di strumenti di verifica e riparazione che è possibile usare solo dal CD "vero" del sistema operativo. E se poi si dovesse verificare un guasto all'hard disk (caso molto plausibile perché è la parte più sollecitata in un PC) non vi sarebbe più alcun modo di installare Windows su quella macchina. Il ripristino del sistema dal "Disco di ripristino" o dalla "Partizione di ripristino" cancella totalmente l'hard disk installando una immagine di Windows, la stessa che viene utilizzata per il burn-in della prima installazione in fabbrica. La conseguenza è la perdita di tutti i dati, compresi i programmi, e anche di tempo poiché va reinstallato tutto, compresi i successivi aggiornamenti. Il motivo che ha spinto Microsoft ad adottare questa strana modalità di distribuzione del proprio software ci viene spiegato da uno scambio di articoli, alcuni pubblicati da Interlex(7) a firma dell'avv. Carlo Piana della Free Software Foundation Europe, un altro dalla Microsoft(8) a firma dell'avv. Simona Lavagni della Business Software Alliance. In sostanza esiste una legge (il principio di esaurimento) secondo la quale i diritti di sfruttamento economico di una copia di un'opera cessano con la vendita di tale copia. Questo principio, dice l'avv. Piana "vuole che una volta che una copia di un opera coperta da diritto d'autore viene venduta all'utente finale, il titolare perde il diritto di controllare l'ulteriore circolazione di quella copia. Ciò significa che, se io compro un libro, la "licenza" che viene incorporata in quella copia deve poter circolare con la copia stessa, senza che il titolare del diritto possa mettere parola". L'avv. Lavagni sostiene che "il contratto di acquisto di un supporto contenente un opera dell ingegno presuppone sempre due diverse realtà giuridiche, quella della vendita del supporto da una parte (cui si applica l esaurimento) e quella della licenza d uso dell opera dell ingegno (cui non si applica l esaurimento). Il contratto di licenza d uso ha il contenuto tradizionalmente tipizzato dalla prassi del settore, e precisamente quello di consentire il godimento/fruizione dell opera tramite l uso del supporto (e inscindibilmente da questo)." La Microsoft quindi vorrebbe far passare questo concetto: "se per vendere il diritto sull'opera-libro devo vendere il libro, e il tutto viene presidiato dal diritto di controllare le copie ulteriori, per vendere il diritto sull'opera-software debbo vendere il supporto su cui la copia è originalmente fornita. Per cui se vendo una copia del software il cui supporto è il computer, solo vendendo il computer posso cedere il diritto sulla copia. Siccome quando ho comprato il software, questo era su un computer, il computer è il supporto. Il computer è il "licensed device" (ciò è detto a chiare lettere sulla licenza di Vista). Non sono io che compro il diritto di usare il software, io

9 dei pagamenti, ed un reddito non tassato. Microsoft persegue i suoi interessi e concentra il fatturato nel paese europeo con il più basso tasso di imposizione fiscale (per il quale fornisce il 5.63% del prodotto interno lordo), non produce ricchezza negli Stati in cui opera riducendone il PIL e non pagandone le relative tasse. Tutti gli Stati europei trarrebbero vantaggio dalla liberalizzazione del mercato del software ed in particolare nello sviluppo di imprese che lavorano con il software libero, perché quanto viene prodotto genera reddito nel territorio. Il software è un servizio non un prodotto, l'economia del software libero è intrinsecamente locale, dato che I servizi sono legati al territorio. Poiché nel modello economico-sociale del software libero, potenzialmente, tutte le imprese possono accedere a tutta la tecnologia disponibile, con il solo limite del tempo investito per lo studio e l'acquisizione delle relative competenze, non si può avere una posizione dominante e si crea una sana competizione fra attori economici che comunque sono vincolati a collaborare per lo sviluppo del patrimonio comune, generando innovazione. 3 L'abuso di posizione dominante Microsoft ha la tendenza a sostituirsi molto spesso ai poteri degli stati sovrani in cui opera, imponendo leggi che crea a proprio piacimento e vantaggio come l'inscindibilità o l'imposizione dell'adesivo COA -, imponendo tasse come l'acquisto indesiderato del suo software a chi non lo vuole, e persino sostituendosi alla polizia e alla guardia di finanza per verificare la posizione dei suoi "non" clienti, ovvero di coloro che non accettano di utilizzare il software da loro imposto, obbligandoli alla formattazione dell'hard disk per ottenere il rimborso. Attraverso un metodo induttivo che prende le mosse dai comportamenti e dai risultati evidenti nelle dinamiche di mercato sopra descritte, possiamo sostenere che Microsoft intrattenga con i propri partners (i produttori OEM) rapporti di forza che si concretizzano da oltre un decennio in un abuso di posizione dominante sul mercato del software per sistemi operativi.nessuno ha mai potuto rivelare la sostanza di questi accordi il cui risultato è tuttavia alla luce del sole: una forte aggressione alla concorrenza sul mercato mondiale del software, non esclusivamente dei sistemi operativi. Il lunghissimo perdurare di tale posizione sta portando ingenti danni anche allo sviluppo tecnologico non esistendo praticamente concorrenza. O meglio la concorrenza esisterebbe anche e molto avanzata ma totalmente oscurata dall'oppressione generata da Microsoft. Tipicamente in una situazione di monopolio e quindi di assenza di competizione non c'è sviluppo e non c'è vantaggio economico per il consumatore poiché il prezzo viene imposto dal monopolista e non dal mercato. Come abbiamo messo in evidenza nel paragrafo 2.6 il costo di una licenza di Windows Business per un OEM è paragonabile a zero mentre un System Builder (installatore) la vende a 144 euro e la versione RETAIL costa 421 euro. Questo accordo con gli OEM significa che il produttore del PC è costretto a vendere Windows perché senza l'accordo dovrebbe vendere i propri computers col ricarico del sistema operativo e quindi sarebbe fuori mercato (almeno qui la concorrenza esiste). E ancora, secondo voci insistentemente circolanti tra gli addetti ai lavori, il conteggio delle licenze che un OEM deve pagare a Microsoft non sarebbe fatto sulle effettive vendite ma sul numero di processori (CPU) venduti da questo produttore, e addirittura che gli OEM rischiano la rescissione o la revisione dell'accordo se non vendono TUTTI i loro PC con Windows preinstallato. Ma perché Microsoft farebbe tutto questo per così poco denaro? Prima di tutto perché anche un solo euro a licenza per milioni di licenze sono milioni di euro, ma soprattutto per il potere sui produttori di PC, per il potere sul mercato e ancora di più per il potere sulla tecnologia, ovvero la possibilità di imporre il proprio standard ed essere sempre al di fuori degli standard riconosciuti, il potere di impedire che altri accedano alle sue tecnologie che impone come standard de facto, anche se non propriamente di ottima qualità. Ne è un esempio l'ultima versione di Windows, Vista, che viene considerato un flop tecnologico da molti addetti ai lavori (dal momento che richiede computer con alte prestazione, processori molto potenti e grandi quantità di memoria, per far poco più di quello che fa Windows XP con hardware decisamente più limitati) e che addirittura potrebbe essere al centro di una class action in America per le scadenti prestazioni(13). Persino il commissario europeo Neelie Kroes ha osservato come "l'innovazione sul mercato della tecnologia si sia verificata recentemente solo negli ambiti non controllati da Microsoft"(14). Attualmente si sta presentando un nuovo gravissimo abuso. Il potere sui produttori di hardware è tale da imporre loro di non sviluppare più driver (programmi che servono per accedere l'hardware) per altri sistemi operativi diversi da Windows Vista con la conseguenza che solo Vista può usare il nuovo hardware prodotto.

10 RACCOMANDATA con ricevuta di ritorno NOME COGNOME DEL MITTENTE INDIRIZZO DEL MITTENTE CAP città provincia del mittente Spett. Ditta ditta produttrice del calcolatore indirizzo ditta produttrice del calcolatore CAP città provincia del produttore p.c. ADUC - Associazione Diritti Utenti e Consumatori via Cavour Firenze (*) Oggetto: Messa in mora e diffida ad adempiere per rimborso licenza d uso non richiesta e non utilizzata. Il giorno ho acquistato un PC marca modello con preinstallato il sistema operativo "Windows " e, non essendo interessato all'uso di tale software, ho esercitato il mio diritto a non accettarne le condizioni della licenza d'uso Microsoft (EULA). A seguito di cio' contatto la Vs azienda per ottenere il rimborso di tale prodotto, secondo quanto riportato nella EULA stessa: (ATTENZIONE!! Cancellare una delle due frasi sotto a seconda del sistema operativo, la prima e' per XP e la seconda e' per VISTA) "QUALORA L'UTENTE NON ACCETTI LE CONDIZIONI DEL PRESENTE CONTRATTO, NON POTRA' UTILIZZARE O DUPLICARE IL SOFTWARE E DOVRA' CONTATTARE PRONTAMENTE IL PRODUTTORE PER OTTENERE INFORMAZIONI SULLA RESTITUZIONE DEL PRODOTTO O DEI PRODOTTI E SULLE CONDIZIONI DI RIMBORSO IN CONFORMITA' ALLE DISPOSIZIONI STABILITE DAL PRODUTTORE STESSO" e sempre nella stessa EULA si specifica che il produttore e' "il produttore del computer presso il quale l'utente ha acquistato il prodotto o i prodotti software Microsoft". "Utilizzando il software, il licenziatario accetta le presenti condizioni. Qualora il licenziatario non le accetti, non potrà utilizzare il software e dovrà contattare il produttore o l installatore per conoscere le modalità di restituzione allo scopo di ottenere il rimborso del prezzo." e sempre nella stessa EULA si specifica che il produttore e' "il produttore del dispositivo che distribuisce il software con il dispositivo". Lo stesso discorso vale anche per il software WORKS che ho trovato sul PC. Pertanto intendo con la presente mettere in mora e diffidare ad adempiere ai sensi di legge per il rimborso di quanto ho dovuto pagare coattivamente pari alla somma di specificare il costo della versione acquistata euro per l'acquisto di "Windows " e di ulteriori euro per "Works 8".

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